lunedì 21 settembre 2015

ELEZIONI IN GRECIA: T.I.N.A. HA VINTO UN'ALTRA VOLTA

[ 21 settembre ]

[ Nella foto: Tsipras e Kammenos festeggiano, per il rotto della cuffia la loro coalizione ce l'ha fatta]

Più sotto la tagliente dichiarazione di Varoufakis all'uscita dal seggio.

La vera vincitrice, in Grecia, è stata la rassegnazione. E la rassegnazione, di norma, premia  l'astensione ed il "male minore". Tsipras ha ottenuto il  35% dei voti, ma con una percentuale dei votanti scesa dal 64% di gennaio al 51 di oggi. Tsipras festeggia ma la fiducia di cui gode ancora (e siamo sicuri per poco, poiché ora dovrà tenere fede ai patti siglati con la troika) è quella di una minoranza ben più esigua
essendo, il 35% del 51, meno del 20% dell'intero corpo elettorale.
E siccome rassegnazione e astensione si sono rivelati i tratti salienti di questa tornata elettorale, di converso, sono restate al palo le forze che hanno condannato come una "capitolazione umiliante" la firma del "terzo memorandum", chiamando dunque a punire le forze che lo hanno sottoscritto, SYRIZA in testa.

Unità Popolare (siamo, mentre scriviamo, ore 00:30 del 21 settembre, all'86% delle schede scrutinate) sembra, seppure per un soffio, non riuscire nemmeno a superare lo sbarramento del 3%. Una sconfitta, se si considera che la speranza dei compagni era quella di oltrepassare di slancio questa soglia.

Ci sarà tempo per analisi più approfondite, per seguire cosa per vedere come questa sconfitta (salvo sorprese che vengano dai seggi ancora non scrutinati) si riverbererà in Unità Popolare, per capire quali siano le ragioni, anche soggettive, della batosta. Stupisce, al netto della crescita dell'astensione (+12%), che i risultati siano una fotocopia di quelle di gennaio, malgrado tutto il trambusto dei mesi scorsi.

I beccamorti ora esulteranno. Con Tsipras tirano un bel sospiro di sollievo l'eurocrazia e gli euristi di varia razza: "Tutto va bene Madama la marchesa, gli anti-euro hanno fatto fiasco". T.I.N.A. (there is not alternative) vince un'altra volta.

Tuttavia, e non sembri consolatorio, ride bene chi ride ultimo. Nessuno desidererebbe stare nei panni di Tsipras, nelle condizioni di un governatore dalle mani legate di un paese sotto libertà vigilata, dovendo applicare politiche non solo antipopolari ma destinate, come lucidamente sostiene Varoufakis, al totale fallimento.

Un fatto è certo, il popolo greco, che con il suo referendum si era posto al centro dell'attenzione generale e che con la vittoria del "NO" aveva suscitato tante speranze, scomparirà per un po' di tempo dal centro della scena. Centro che ora si sposta necessariamente più ad Occidente.
Dalle nostre parti.


10 commenti:

Anonimo ha detto...

1. Con le sue dimissioni a fine agosto Tsipras perseguiva due scopi: tornare al voto prima che gli effetti drammatici del nuovo memorandum fossero evidenti alla maggioranza dei greci e mettere fuori causa la sinistra di Syriza lasciandole pochissimo tempo per organizzarsi. Ha raggiunto entrambi gli obbiettivi. 2. Avendo avuto meno di quattro settimane di tempo dalla sua nascita alla prima prova elettorale, Unità Popolare non è riuscita a trasformare la delusione per la capitolazione di Tsipras in consenso per costruire un'alternativa politica. Le sono mancati 7000 (settemila) voti per superare la soglia del 3%. Un vero peccato che Antarsya (coalizione della sinistra anticapitalista che ha preso lo 0,85) non abbia accettato di unire le proprie forze a Unità Popolare preferendo la corsa solitaria. 3. La delusione di una parte significativa dell'elettorato ellenico si è tramutata in rassegnazione e conseguente crescita dell'astensione. 4. Pur avendo mantenute quasi inalterate le percentuali, tanto Syriza quanto Nea Demokratia, così come Alba Dorata e KKE, hanno perso voti rispetto alle politiche di gennaio.

Anonimo ha detto...

Un mese per organizzare partito e campagna elettorale sono stati troppo pochi, comunque Tsipras ha perso più di 300.000 voti assoluti rispetto alle precedenti elezioni.

Anche neo demokratia ha perso poco meno di 200.000 anel più di 100.000, Potami perde altri 150.000 quindi 750.000 in quattro.

Mi pare più un risultato da fuoco che cova sotto le ceneri. Anche perchè Alba dorata perde un po' meno di 10.000 voti.

La questione è, a questo punto, semplice, Syriza si trasformerà in un nuovo pasok?

Un giornalista della nostra pravda in un tweet sembrava rallegrarsi del fatto che Tsipras non avrebbe più dovuto piegarsi alla sinistra interna, ma ho il dubbio che da adesso in poi Tsipras dovrà scontrarsi nella realtà quotidiana con la gente comune e i suoi problemi, quella sarà la nuova sinistra con cui dovrà scontrarsi e soprattutto se la ritroverà in piazza.

Il kke e la sua supponenza sono serviti, perdono anche loro 30.000 voti, la loro visione ideologica da sola non è servita a convincere la massa.

Questo è assolutamente un punto da tenere in considerazione per UP, bisogna unire e cercare di mediare, forse un programma troppo spinto a sinistra non ha troppo aiutato.

Credo che rassegnazione, incredulità, straniamento, disorientamento e paura l'abbiano fatta da padrona.

Adesso però arriva il lavoro vero, costruire una opposizione seria credibile e lavorare sodo, non credo che a UP mancheranno le occasioni per rafforzarsi.

Il fatto è che noi sappiamo di essere nel giusto.

Ma essere nel giusto da solo non basta, bisogna fare tesoro di questa pesante sconfitta e non credere che per il solo fatto di avere ragione i voti arriveranno di conseguenza.

Tsipras ha fatto bene i conti questa volta, per le elezioni di oggi, ma per il futuro di domani?

Chi gli verrà in soccorso?

Podemos? Mi pare che sarà difficile, anche perchè di certo non prenderà la stessa percentuale di voti di Syriza e se invece ci sarà una grande coalizione in Spagna col cavolo che Tsipras troverà sponda da quelle parti.

Il nuovo memorandum che verrà implementato tra un anno avrà cominciato a dare i suoi nefasti risultati.

E ho come l'impressione che quel 45% che non è andato a votare più il quasi 3% di UP e il quasi 7% di alba dorata, non staranno a guardare.

Sta tutta qui la forte debolezza di Tsipras e i partiti pro euro, per adesso limitano la sconfitta, ma i problemi restano, eccome se restano.

Una piccola breve analisi economica:

La Spagna pur potendo agire sul defict col cavolo che è riuscita a risolvere i sui problemi di disoccupazione e la crescita che ha è appunto solo dovuta a maggior deficit (cosa ovvia ed auspicabile), ma chi ne trae vantaggi come al solito è la Germania visto che i saldi target stanno di nuovo crescendo e fino a quando le lo lasceranno fare visto che tra poco il periodo delle elezioni finirà e con esso il periodo di grazia?

Così la Francia, con le dovute proporzioni si trova impantanata, la persistenza della Le Pen vorrà pure dire qualcosa.

Sappiamo bene come ha detto Cesaratto che politiche keynesiane in uno o due paesi in una unione monetaria non hanno partita.

I trasferimenti di cui l'eurozona avrebbe bisogno la Germania non li farà mai perchè servono 240 miliardi annui che i tedeschi dubito scuciranno.

...continua...

Riccardo

Anonimo ha detto...

.... segue....
Poi sull'orizzonte c'è il fallimento dell'unione con la germania est, se non ha funzinato lì che le leggi sono state armonizzate e la lingua è la stessa, dubito che le cose funzioneranno alla lunga con Spagna Grecia ecc.

Tornando agli "aiuti" politici degli altri paesi, la Grecia può scordarseli, allora vedremo a chi andrà a mendicare Tsipras, visto che ha detto che porterà avanti il programma della troika.

Bisogna veramente fare tesoro di questa sconfitta e trattarla ed analizzarla come tale, senza remore, che non aiutano.

Però credo anche come dicevo sopra che stante la grossa perdita di voti assoluti dei partiti noeuro e la tenuta sostanziale degli altri che perdono, ma molto meno, ci dice che l'offerta politica verso un'uscita deve ancora trovare adeguata proposta politica per essere accettata dalla gente comune.

In ogni caso, purtroppo, penso che l'attuazione del memorandum farà, UNA PARTE, del lavoro, quello più sporco, ma rimane sempre l'altra parte che la politica deve assolutamente riempire.

Oggi chi esulta si ricordi che sta banchettando con la mensa dei poveri, ma non con loro.

I fatti hanno la testa dura e la verità sarà prossima all'incasso, anche perchè fosche sono le previsioni per il futuro.

Riccardo.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

A caldo, direi che gli scissionisti hanno pagato per la loro storia pregressa, per essere stati solidali con Tsipras, per avere creduto che fosse possibile praticare una politica filoeuropea e nello stesso tempo antiliberista, cosa che sappiamo bene essere del tutto impossibile.
Non sono stati votati insomma non per ciò che dicono oggi, ma per ciò che hanno fatto in passato. Non si può in effetti chiedere alla gente di entrare nelle dinamiche degli schieramenti politici.
Purtroppo, la botta per il fronte antieuro c'è e sarebbe infantile negarlo, e ciò comporta che nel processo di progressiva dissoluzione dell'unione europea (qualcuno ha scritto che l'euro è l'unica cosa che oggi resiste in un'unione per altro già dissolta), invece di prevalere una politica differente ben delineata e programmata, prevarrà un clima di caos, e come si sa dal caos non è possibile prevedere cosa verrà fuori.
Non è insomma che la UE si salverà con questo voto, crollerà egualmente, ma senza che si sia costituita una classe dirigente alternativa che goda di un livelo di consenso accettabile, e quindi in grado di dettare una politica con principii ed obiettivi ben delineati.

yuri ha detto...

n Grecia si conferma la dinamica complessiva dei paesi occidentali:
1. Una tendenza all'allontanamento dal voto (grecia 55%)
2. La tendenza dell'elettorato a raggrupparsi intorno a due opzioni governiste di centro-destra e centro-sinistra (syiriza+pasok 40%, nuova democrazie e altri di centro 35%)
3. l'estrema destra e la sinistra radicale anche in un paese collassato non vanno oltre il 7 o 8% (alba dorata 7%, kke+up 8%) l'estrema sinistra di antarsya galleggia nella tendenza storica dell'estrema sinistra del secondo dopoguerra intorno al 1%.
La Grecia quindi malgrado la crisi conferma la tendenza dei popoli occidentali alla moderazione e al rifuggire i cambiamenti radicali. Poca politica e quella poca, moderata. E' un dato antropologico, non di questa o di un altra fase politica.

Anonimo ha detto...

Non appena Tsipras rivince le elezioni rassicurando l'atlanto-eurocrazia e confidando nel taglio del debito, punto focale del suo scontro con la Germania, parte uno scandalo che colpisce pesantemente Volkswagen.

Giusto ora se ne sono accorti, una (non)strana coincidenza?

Brezzarossa ha detto...

Gli elettori greci (ed europei?) per ora non sono interessai al socialismo (purtroppo) e preferiscono baciare il bastone che li batte.

Anonimo ha detto...

Perchè non si comincia col dire che quei sondaggi fatti a più riprese sul gradimento dell'euro e dell'Ue,sondaggi che hanno dimostrato inequivocabilmente che la maggioranza dei greci vuole restare in entrambi, erano e sono verosimili?La maggioranza che è andata a votare,perchè di maggioranza si tratta,ha chiarito(purtroppo)in maniera da non destare più dubbi,che solo una minoranza ha capito davvero fino in fondo il ruolo e la funzione della moneta unica e dell'Ue.E poi,si poteva davvero pensare ad un rivolgimento vero promosso da un elettorato che fino a pochi mesi fa inneggiava all'unione monetaria descrivendola e considerandola come una cosa buona e giusta?Quindi perchè stupirsi,Syriza altro non è che la riedizione mascherata del Pasok a cui ha fornito i propri elettori convinti sostenitori della bontà dell'euro.Non va dimenticato che i greci(e gli italiani)sono ancora, in maggioranza,legati al "sogno europeo".Aspettiamoci altre sgradite sorprese da parte di altri popoli europei sottoposti allo stesso "gentile trattamento" a cui risponderanno con il solito vecchio refrain del"viviamo nel migliore dei mondi possibili, perchè abbandonarlo"? Contenti loro......Luciano

Lorenzo ha detto...

Alcuni commenti sono interessanti ma è sbagliato il postulato di fondo. Partite sempre dall'idea che la gente "voglia" qualcosa, mentre il gregge concentra la totalità delle proprie energie nell'organizzare la propria vita quotidiana e le problematiche di un mondo sempre più complesso gli passano sopra la testa sfiorandolo in modo leggerissimo. Il suo voto va a un faccione, a un simbolo, a uno slogan, a una battuta orecchiata in televisione.

E' sempre stato così, ma prima c'erano partiti e ideologie che monopolizzavano l'immaginario di strati diversi della popolazione e che si contrapponevano a vicenda (contrapposizioni che la gente viveva comunque in modo non troppo diverso da quelle calcistiche). Con il grande tradimento delle classi dirigenti delle estreme (non della sola sinistra) la narrazione faccion-simbolico-sloganistica è diventata a trazione unica e il gregge ha cominciato a ripetere quella. L'anonimo del carisma ha ragione e sbaglia solo nel pensare che quella di oggi sia una situazione eccezionale.

Vedete che quando vien fuori un prestigiatore mediatico tipo Grillo, Tsipras o la stessa Le Pen, abbastanza spregiudicato da balbettare quel che il popolo arriva e ha voglia di capire, la gente reagisce. Il problema è che individui di questo tipo tendono a essere molto scafati ed intramati e quindi di scarsi principi - scendono facilmente a compromessi o addirittura fanno il salto della quaglia come Tsipras.

NB: il motivo per cui il "carismatico" Varoufakis non ha fatto la differenza nelle elezioni di domenica è, primo, che il suo carisma è riservato a un pubblico di buona caratura intellettuale, ma soprattutto che essendo uscito dai giochi non ha avuto le migliaia di ore di propaganda che gli avrebbero permesso di veicolare slogans e faccioni all'elettorato. Vince chi costruisce il caleidoscopio mediatico più capillare e mirabolante.

Lorenzo ha detto...

(continuazione) Quanto esposto sopra spiega anche perché il "popolo" greco abbia prima votato no al referendum sul memorandum e poi rieletto Tsipras che porta avanti un programma di totale accettazione dello stesso memorandum (aggravato): in entrambi i casi ha semplicemente fatto quel che gli suggeriva il faccione vincente. Senza nessuna (o con una vaghissima) idea delle implicazioni reali.

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