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martedì 27 marzo 2018

SE QUESTA È LA M.M.T.

[ 27 marzo 2018 ]

«La MMT non è progressista – affatto. La MMT non è neanche conservatrice. Un economista MMT potrebbe essere progressista, ma la MMT in sé non lo è. Non confondete mai le inclinazioni politiche di qualcuno con la MMT. (..) La MMT è solo una descrizione del sistema monetario così com’è, non un nuovo sistema monetario da installare. Non deve cambiare niente se non il modo in cui utilizziamo il sistema monetario».

Sono passati sei anni da quando, nel febbraio 2012, Paolo Barnard organizzò il summit per presentare la Teoria Monetaria Moderna. Disquisimmo sulla specifica concezione della M.M.T. del denaro-moneta —in estrema sintesi: essendo moneta fiat emessa dallo Stato non sarebbe né merce né capitale e quindi non ubbidirebbe alle determinate leggi dell'economia capitalistica—, ma non negammo che quel convegno ebbe un merito grandissimo: contribuì sul piano scientifico a smontare i feticci monetaristi e soprattutto diede una spinta all'idea che l'euro fosse un... "grande crimine". Un summit partigiano il cui spirito era simbolicamente espresso nel fatto che fosse dedicato all'infermiera napoletana Mariarca Terracciano, morta dopo essersi fatta togliere il sangue ogni giorno per gli stipendi mancati. Nacquero sull'onda di quel summit, in diverse regioni, numerosi gruppi M.M.T. Molteplici importanti iniziative. Negli anni, poi, c'è stata una dolorosa e triste diaspora frazionista. Tanti generosi attivisti si sono dileguati, altri finiti a militare nelle più diverse formazioni politiche, di destra o di sinistra. Che ci fosse un difetto nel manico lo dimostra il breve saggio che pubblichiamo. Malgrado l'autore affermi che "La politica economica è politica", sottolinea che la M.M.T. "... sia solo una teoria descrittiva e non prescrittiva, che non implichi quindi né una determinata visione della società, né alcun radicale mutamento del vigente sistema economico e monetario. Insomma: secondo lui con la M.M.T. il capitalismo, anche nella sua versione liberista, funzionerebbero nel migliore dei modi, "efficiente e tranquillo".


*  *  *

La MMT è solo una descrizione del sistema monetario così com’è
di Ellis Winningham


Permettetemi di essere chiaro per coloro che iniziano e sono confusi perché hanno ricevuto un’istruzione inadeguata. Scriverò di più sull’argomento in un secondo momento, ma per ora, brevemente:

In primo luogo,

La MMT non è progressista – affatto.

La MMT non è neanche conservatrice.

Un economista MMT potrebbe essere progressista, ma la MMT in sé non lo è. Non confondete mai le inclinazioni politiche di qualcuno con la MMT.

La politica economica è politica.

In secondo luogo,

Dichiarazioni del tipo “Se applicassimo la MMT…”, “Ci sono Paesi che applicano la MMT?”, “Dobbiamo passare alla MMT”, non hanno alcun senso. Ecco perché.

C’è qualcosa di importante che dovete sapere e che, a quanto pare, alcuni attivisti non sanno o non dicono forse per motivi politici:

Quando il Congresso / il Parlamento taglia le tasse ai ricchi, la MMT è lì.

Quando il Congresso / il Parlamento aumenta le spese militari e taglia le spese per il welfare, la MMT è lì.

Quando il Congresso / il Parlamento salva le banche, la MMT è lì.

E…

Quando il Congresso / il Parlamento spende per l’assistenza sanitaria universale, la MMT è lì.

Quando il Congresso / il Parlamento taglia le tasse al 99% della popolazione, la MMT è lì.

Quando il Congresso / il Parlamento spende per la piena occupazione, la MMT è lì.

Quando usi la tua carta di credito, la MMT è lì.

Quando chiedi un mutuo, la MMT è lì.

Quando paghi con la tua carta di credito o estingui il mutuo, la MMT è lì.

La MMT descrive semplicemente il sistema monetario che esiste attualmente.

La MMT non è qualcosa che decidi e arriva. Non è possibile passare alla MMT. Non è possibile implementare la MMT. Ce l’hai già.

Usiamo un’analogia a Star Wars per aiutarvi a capire.

Il sistema monetario è come la forza. C’è il lato buono della forza e c’è anche un lato oscuro della forza. La MMT descrive solo la forza. Usate la forza, non la MMT. Allo stesso modo, potete usare il sistema monetario sia per ciò che è bene, sia per ciò che è male; per costruire o per demolire; per avanzare o per regredire; per eliminare la povertà o per aumentarla; per dare solo ai ricchi o per dare a tutti; per costruire un’economia e una società moderne e vivaci o per costruirne una che soddisfi solo i bisogni dei ricchi. Quindi, il problema che vedete oggi nell’economia e nella società è che i politici stanno usando il sistema monetario esclusivamente a beneficio dei ricchi, delle multinazionali e del settore finanziario. Queste sono scelte politiche fatte dai politici che votiamo.

In parole povere, abbiamo scelto di eleggere un gruppo di Dart Fener
 [Dart Fener è il noto personaggio malefico di Star Wars] al Congresso e in Parlamento.

Potete scegliere di utilizzare proprio lo stesso sistema monetario che i politici stanno usando in questo momento per il beneficio esclusivo dell’1% della popolazione in maniera esattamente opposta, tranquilla ed efficiente e senza timore di inflazione, per creare e mantenere la piena occupazione in ogni momento, per avere un’assistenza sanitaria universale, per modernizzare le infrastrutture con ferrovie ad alta velocità, banda larga gratuita per tutti e energia sostenibile.

Ancora una volta, la MMT descrive semplicemente il sistema monetario e, attraverso questa descrizione, ci dà spunti importanti che ci permettono di vedere chiaramente cosa sta realmente accadendo. L’intuizione principale della MMT è che gli Stati nazionali che emettono una moneta fiat, che fluttua e non è convertibile, hanno possibilità di scelta politica flessibili perché la loro spesa è limitata solo dalle risorse reali disponibili nel paese e dalla capacità produttiva dell’economia nazionale. Ciò significa, quindi, che la persona che vede il mondo attraverso la lente della MMT può comprendere qualsiasi politico. Quando un politico afferma che non possiamo permetterci la piena occupazione, le infrastrutture, l’energia sostenibile, la banda larga gratuita per tutti e l’assistenza sanitaria universale, sapete immediatamente che quel politico sta mentendo e che, quindi, ci deve essere qualcosa dietro le quinte che non vuole che tu sappia.

Dunque, se la maggioranza delle persone capissero effettivamente come funziona il sistema monetario nel modo in cui la MMT lo descrive, un politico non sarebbe più in grado di cavarsela usando scuse come “Il governo è al verde” per battersi contro l’assistenza sanitaria universale. Sarebbe finalmente costretto ad ammettere che semplicemente non vogliono che voi abbiate assistenza sanitaria gratuita.

Così il gioco è fatto. La MMT è solo una descrizione del sistema monetario così com’è, non un nuovo sistema monetario da installare. Non deve cambiare niente se non il modo in cui utilizziamo il sistema monetario.

Usate il sistema monetario. Non usate la MMT.

* Fonte: rete MMT

domenica 11 febbraio 2018

DIVORZIO BANCA D'ITALIA/TESORO: UN FALSO MITO

[ 11 febbraio 2018 ]

L'altri ieri pubblicavamo un intervento dell'amico Eros Cococcetta sul divorzio Banca d'Italia/Tesoro del 1981. Cococcetta, con diversi altri economisti, ritiene che quel divorzio sia stata la causa fondamentale dell'aumento del debito pubblico. Non è vero secondo gli amici della MMT, che invece spiegano l'enorme crescita del debito pubblico italiano con gli obblighi derivati dall'ingresso nello SME. Qui sotto un articolo comparso sul sito della della MMT-Italia un po' di tempo fa.


*  *  *

Ancora sui falsi miti del Divorzio tra Banca Italia/Ministero del Tesoro del Luglio 1981
edizione Filippo Abbate, revisione Marco Cavedon

Come già abbiamo ribadito varie volte nel corso dei nostri articoli, nel luglio del 1981 si verificò un evento molto importante nella storia dell’economia del nostro paese, ossia, il cosiddetto “Divorzio” tra la nostra Banca Centrale (Banca Italia) e il Ministero del Tesoro.
Fu di fatto una delle prime di tutta una serie di politiche successive di adesione ad accordi sovranazionali che culminarono con l’entrata in vigore nel 2002 della moneta unica Euro, che sancì la morte definitiva della nostra autonomia di spesa come stato sovrano.
Va tuttavia sottolineato che ogni Banca Centrale è “autonoma” solo nella misura in cui lo permette il governo di quel determinato paese, che in ogni momento può regolare la sua attività a seconda dei fini che esso si propone. Il nostro referente economico nazionaleDaniele della Bona in questo articolo (http://mmtitalia.info/la-banca-centrale-e-indipendente-se-anche-fosse-ma-da-chi/) ha ben descritto questo concetto, che vedremo in questa sede di sviluppare ulteriormente.
Con la riforma del mercato dei BOT (titoli di durata fino ad un anno emessi dal governo italiano) del 1975, Banca Italia era costretta ad acquistare in asta primaria (cioè in prima emissione) tutti i titoli che il Tesoro non era riuscito a collocare sul mercato, finanziando quindi lo stesso con nuova moneta emessa dal nulla. Ciò consentì al Tesoro di mantenere in quel periodo contenuti tassi di interesse con i quali “finanziarsi”; ricordiamo tuttavia che operativamente un governo sovrano non sarebbe affatto obbligato ad emettere titoli per finanziarsi, dal momento in cui prima di ritirare la moneta dal settore privato deve emetterla, mentre la prassi di vendere titoli alla sua Banca Centrale è una mera costrizione autoimposta.
Tuttavia l’economia mainstream, preoccupata dagli alti tassi di inflazione di quel periodo, erroneamente li attribuì alle politiche di spesa pubblica facilitate dallo stretto controllo del Tesoro sulle operazioni della Banca Centrale e quindi all’inizio degli anni ’80 si giunse al cosiddetto “Divorzio” (per le reali cause dell’inflazione in quel periodo vedere anche qui: http://mmtitalia.info/i-salari-reali-italiani-e-la-piu-iniqua-delle-imposte-linflazione-parte-2/).

sabato 25 luglio 2015

USCIRE DALL'EURO COME? (1) Note sul seminario teorico di Castiglione del Lago: le tesi della me-mmt

[ 25 luglio]

Introducendo il Seminario “Uscendo dall’euro” svoltosi a Castiglione del Lago il 18 luglio scorso, [QUI il filmato] ho esordito che il dibattito sull’uscita dalla gabbia euro(pea), malgrado l’ostracismo degli economisti del mainstream, è in Italia più “avanzato” che negli altri paesi.

Ciò non vuol dire affatto che tra gli economisti, ed in genere tra coloro che ritengono necessario il ritorno alla sovranità monetaria, ci sia accordo sulla via da seguire, sulle misure economiche immediate 
da adottare nel momento della rottura —valutarie, bancarie, fiscali, di bilancio e commerciali. Né c’è sintonia, quindi, su due questioni di fondo e che a noi paiono invece ineludibili: (1) quale debba essere, passata la tempesta iniziale, l’architettura sistemica nuova che dovrà necessariamente rimpiazzare quella liberista e bancocratica oggi vigente e, (2) quale dovrà essere —una volta disconnessosi dall’euro, e dall’Unione aggiungiamo noi— l'eventuale collocazione economica e geopolitica che il Paese nel “sistema mondo”.

E’ un fatto che questa pluralità di voci e di proposte produce tra gli attivisti del campo sovranista (per molti dei quali l’economia con le sue tecnicalità resta una disciplina di difficile accesso), un doppio effetto, di spiazzamento e quindi si scoraggiamento: “come potremo vincere la battaglia se tra noi abbiamo idee tanto diverse”?

Questo sentimento è comprensibile, le diversità andrebbero superate. Occorre però capire che mentre certe differenze sono superabili (appunto confrontandosi con spirito aperto alle critiche) altre invece non lo sono, e non lo sono perché —al netto della situazione inedita in cui ci troviamo con la moneta unica e date le peculiarità del sistema di capitalismo-casinò— dietro ad esse vi sono diverse e consolidate teorie economiche (non solo monetarie), in certi casi diverse idee di società.

La dico come la penso: il nostro Paese si troverà ad uscire dall’euro prima che gli economisti abbiano siglato un accordo in punto di dottrina. Aprire la via della rottura è infatti una questione squisitamente politica, sarà il gruppo dirigente che si troverà a guidare il processo di liberazione a sciogliere gordianamente i nodi di politica economica e geopolitici su cui oggi ci si accapiglia senza apparentemente venirne a capo.

Ciò non significa che chi guiderà il Paese nel momento del passaggio si muoverà tentoni, o solo empiricamente; significa piuttosto che chi governerà la transizione adotterà certi provvedimenti piuttosto che altri in base: (1) alle urgenza dettate dalla situazione oggettiva, (2) alla difesa degli interessi sociali che riterrà siano da tutelare in prima battuta e (3) all'idea di società di cui vuole gettare le fondamenta.

Ma torniamo al Seminario.

Assieme agli amici della Me-Mmt umbro-toscani l’abbiamo concepito come un contraddittorio. Abbiamo così impostato il seminario: voi della Me-Mmt presentate e spiegate le vostre tesi sull’uscita dall’eurozona, mentre Cesaratto, Screpanti e Mazzei svolgeranno le loro contro-argomentazioni.

Dico subito che secondo me il seminario è stato di grande interesse poiché ha consentito di capire le differenze tra la visione Me-Mmt e gli altri oratori presenti e, grazie a ciò, di sviscerare alcuni decisivi aspetti di politica monetaria, bancarie, commerciale e di bilancio che il ritorno alla sovranità chiama in causa —così come aspetti geopolitici della questione. Nonostante l’insopportabile calure estiva e la complessità dei temi, non solo i presenti hanno seguito con attenzione il confronto, hanno anche rivolto numerose e spesso congrue domande che hanno consentito ai relatori di esporre con maggiore chiarezza i loro punti di vista.

Come sappiamo la chiave di volta della Modern Money Theory è che con la moneta Fiat, per uno Stato sovrano che controlli della banca centrale, non ci sono limiti invalicabili nell’emissione monetaria; in quanto decisivo fattore di stimolo al ciclo economico essa dovrà essere immessa nel mercato fino all’ottenimento della piena occupazione —piena occupazione che, assieme ad un reddito dignitoso per tutti i cittadini, costituiscono appunto, per la MMT, gli scopi supremi della politica economica — ciò che, lato sensu, qualifica la MMT come una versione radicale del keynesismo.

Mario Volpi e Filippo Abbate della MMT hanno scelto tuttavia di non sviluppare questo aspetto basilare della loro teoria monetaria, e bene han fatto, poiché sia per Mazzei, che per Screpanti e Cesaratto —al netto di criticità di teoria monetaria che restano— è vero che uno Stato a moneta sovrana può e deve subordinare le sue politiche economiche e di bilancio all’obbiettivo della piena occupazione, quindi con politiche espansive di spesa in deficit.

Gli amici della MMT hanno preferito concentrarsi su alcuni aspetti, per loro dirimenti, riguardanti la gestione del PROCESSO DI TRANSIZIONE dall’euro alla nuova lira. Tra questi aspetti quello, oltre ai “piani di lavoro garantito” che lo Stato deve attivare con politiche di spesa pubblica in deficit, quello che Volpi e Abbate considerano molto importante è che i depositi bancari (non solo quindi i modesti risparmi dei cittadini) non debbano essere convertiti in nuove lire, ma lasciati in euro.

Questa tesi è stata contestata sia da Cesaratto, che da Screpanti che dal Mazzei. Non si tratta di una questione secondaria, poiché essa tira in ballo appunto le modalità dell’uscita dall’euro. Vedremo quali saranno le obiezioni fondamentali alla tesi degli amici della MMT. Proprio per facilitare la comprensione della disputa anche ad un pubblico non avvezzo a certe tecnicalità, abbiamo chiesto agli amici della MMT di ricapitolare con la massima precisione questa loro proposta.

D’appresso l’esposizione scritta che gli amici Volpi e Abbate, su nostra richiesta, ci hanno gentilmente inviato. Seguirà la seconda parte con le obiezioni di Cesarato, Screpanti e quelle nostre, non solo alla proposta della MMT ma pure ai due amici economisti.

(Moreno Pasquinelli)

Proposta di gestione 
del processo di transizione da euro a nuova lira

«Ipotizziamo che nel giorno X il governo italiano darà vita al processo di uscita dall'euro ed
ipotizziamo che l’euro continuerà ad esistere come valuta di altri Stati europei (tale ipotesi è necessaria poiché, secondo molti analisti, se l’Italia uscisse dall’euro ci sarebbe la deflagrazione dell’intera Eurozona e quindi della moneta unica: se ciò si verificasse verrebbero meno tutte le riflessioni che seguiranno).

L’unico momento in cui il tasso di cambio della Nuova Lira (in seguito NL) sarà fisso è all’inizio del processo; tale cambio sarà di 1 ad 1, quindi 1 euro varrà come 1 NL. Da quel momento in poi il tasso di cambio sarà flessibile e quindi libero di fluttuare. Ciò significa che la BCI potrà comunque intervenire con operazioni di politica monetaria per difendere il valore della NL da eventuali apprezzamenti o deprezzamenti nell’interesse pubblico ma non vincolerà il suo valore a quello di altre valute internazionali attraverso accordi di cambio fisso o semifisso.

Arriva il giorno X:

Lo Stato pagherà stipendi pubblici, commesse pubbliche, pensioni e trasferimenti in NL. Gli stipendi verranno convertiti alla pari e quindi uno stipendio pubblico annuo di 30.000 euro diverrebbe di 30.000 NL.

Lo Stato allo stesso tempo accetterà come valuta per l’estinzione degli obblighi fiscali soltanto le NL (soltanto le NL verranno accettate come mezzo di pagamento per le tasse). Ciò determinerà una crescente domanda di NL anche nel settore privato - dipendenti privati ed imprese chiederanno di essere pagati in NL perché soltanto con queste potranno pagare le tasse. La crescente domanda di NL in una fase in cui questa sarà ancora scarsa nel sistema difenderà il valore della valuta.

Se ricordate, quando abbiamo cambiato valuta ed abbiamo adottato l’euro, cosa è successo al settore privato? non eravamo obbligati a pagare stipendi in euro, avremmo potuto pagarli in altra valuta (dollari, yen); ma avendo ridenominato tutte le tasse in euro, siamo stati di fatto costretti a spendere e riscuotere in euro. Tutta la monetizzazione del paese in NL potrebbe avvenire nella stessa maniera.

Veniamo ai depositi ed ai prestiti. La nostra proposta prevede di:

- Lasciare i depositi bancari esistenti in euro che saranno convertiti soltanto su richiesta del cittadino. Quindi se avete soldi in banca nessuno li denominerà in NL; se avete dei soldi in banca non sarete costretti a convertirli in NL; ma se volete potrete andare presso la banca o altri operatori e farvi cambiare gli euro in NL a prezzi di mercato

- Lasciare i prestiti bancari esistenti in euro che saranno denominati in NL soltanto su richiesta del cittadino – vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per i depositi. Ovviamente da oggi i nuovi prestiti erogati dal settore bancario saranno in NL

Nel caso in cui i cittadini richiedano la conversione in NL dei depositi e dei prestiti bancari, il governo obbligherà le banche a soddisfare le richieste dei clienti in tempi brevi, al tasso di cambio vigente, attraverso leggi, regolamenti e controlli.

Quanto maggiori saranno le conversioni spontanee da euro a NL tanto più l'operazione avrà successo ed è importante tener presente quali siano gli incentivi a convertire i depositi esistenti:

- Il fatto che tasse, multe, imposte si possono pagare soltanto in NL renderà necessaria la conversione di almeno parte dei risparmi

- Il fatto che lo Stato spenderà in NL determinerà l’apertura di depositi in NL e ciò incentiverà anche la conversione di parte dei depositi in euro

- il fatto che soltanto i depositi in NL saranno garantiti illimitatamente dalla BCI mentre quelli in euro saranno garantiti nei limiti delle norme di legge vigenti

- il fatto che i depositi in NL saranno più economici di quelli in euro (poichè questi ultimi saranno equiparati a depositi in valuta estera e quindi saranno più costosi) sarà un ulteriore incentivo alla conversione

A nostro parere denominare immediatamente depositi e prestiti in NL non è prudente per almeno 8 motivi che elenchiamo di seguito:

1) La ridenominazione immediata dei depositi in NL incentiverebbe la corsa agli sportelli e le fughe di capitali; i cittadini consapevoli che il governo denominerà i depositi bancari in NL, nel timore che la NL si svaluterà rispetto all’euro, potrebbero ritirare contanti o potrebbero spostare presso banche estere i loro risparmi in euro. Questo comportamento, se effettuato in massa, genererebbe problemi al settore bancario (vedere caso greco). Lasciando la scelta di convertire i propri risparmi al cittadino, si ridurrebbero quantomeno tali comportamenti.

2) La ridenominazione immediata dei depositi in NL incentiverebbe il deprezzamento della NL. Cerchiamo di comprendere un meccanismo importante: se noi in massa vendiamo NL per comprare euro, la NL di deprezzerà e l'euro si apprezzerà. Viceversa, se vendiamo euro per comprare NL quest'ultima si apprezzerà e l'euro si deprezzerà. Supponiamo che il 30% degli italiani preferiscano detenere i propri risparmi in NL e l’altro 70% invece in euro (è solo un' ipotesi ma il ragionamento vale anche cambiando le percentuali). In seguito alla ridenominazione immediata, il 70% che preferisce detenere risparmi in euro potrebbe riconvertire i propri risparmi di nuovo in euro – vendendo NL - generando così il deprezzamento della NL. Se i depositi invece fossero lasciati in euro potrebbe accadere che il 70% (che preferisce detenere i depositi in euro) non porrà in essere alcuna azione mentre il 30% di italiani che vogliono NL - perché devono pagarci le tasse o perché preferiscono detenere depositi nella nuova valuta perché garantita dallo Stato - potrebbero convertire euro in NL sostenendo così il valore della nuova valuta. Tenete inoltre presente che se la NL si apprezza la BCI sarà sempre in grado di contenerne l’ apprezzamento; mentre se la NL si deprezza repentinamente, la BCI potrebbe non essere in grado di contenerne il deprezzamento. Lasciare i depositi in euro sarebbe quindi utile per sostenere il valore della nuova valuta evitando una svalutazione repentina all’inizio del processo e favorendo un deprezzamento graduale e gestibile.

3) Con la ridenominazione immediata dei depositi la NL sarà subito abbondante nel sistema e ciò potrebbe provocare ulteriori pressioni svalutative. Nel caso contrario invece la nuova valuta sarà scarsa e la BCI sarebbe l’unico soggetto ad avere NL da vendere (quantomeno nella fase iniziale); ciò darà alla BCI un certo grado di potere nell’influenzare il tasso di cambio. Sarà soltanto la BCI a disporre di NL e sarà presumibilmente lei a decidere quanti euro ci vogliono per ottenere una unità della nuova valuta, quanto meno inizialmente. Tenete inoltre presente che, oltre alla domanda interna di NL, ci sarà un’ immediata e crescente domanda anche da parte degli operatori finanziari (dealers) che necessitano della nuova valuta per soddisfare le richieste internazionali della stessa (cittadini esteri che vorranno venire in vacanza in Italia, cittadini ed imprese estere che vorranno acquistare merci italiane o che vorranno investire nel nostro paese). La domanda estera si aggiungerà a quella interna e ne sosterrà il valore. In seguito, man mano che l'afflusso derivante dalla domanda di NL diminuisce e le NL aumentano nel sistema in seguito alle conversioni spontanee dei soggetti economici, si potrà verificare un morbido e graduale deprezzamento della NL.

4) Lasciare i depositi in euro permetterebbe alla BCI di accumulare euro man mano che soggetti economici, interni ed esteri, venderanno euro per ottenere NL. La BCI infatti, sarebbe l'unico soggetto economico a poter soddisfare la domanda iniziale di NL potendo così accumulare euro. Gli euro così accumulati potrebbero essere utilizzati dallo Stato per far fronte alle sue passività denominate in euro. Proprio in conseguenza a ciò proponiamo di non ridenominare, quantomeno inizialmente, i TDS esistenti ed attualmente in circolazione. Come detto in precedenza, la forte domanda di NL da parte di soggetti interni ed esteri, non solo ci difenderebbe da una violenta svalutazione iniziale, ma consentirebbe allo Stato di accumulare gli euro necessari a quantomeno ridurre il debito pubblico in euro. Le prime scadenze dei titoli potrebbero essere onorate in tal modo ed in un secondo momento, quando l'afflusso di euro calerà d'intensità, si prenderanno le giuste decisioni nell’interesse pubblico. La denominazione dei depositi in NL al momento dell'uscita dall'euro, non consentirebbe alla BCI di accumulare euro e si perderebbe tale opportunità.

5) Lasciare i depositi in euro permetterebbe una transizione graduale che fornirebbe il tempo necessario per le modifiche degli sportelli automatici e darebbe modo alle NL di entrare nel circuito economico evitando il rischio di penuria di liquidità che invece si potrebbe verificare nel caso in cui, dalla notte al giorno successivo, tutto venisse immediatamente denominato in NL.

6) Con la ridenominazione iniziale dei depositi si presterebbe il fianco ai media che bombarderanno con l'assioma " se usciamo dall’euro la Nuova Lira si svaluterà enormemente"; in effetti le conseguenze di tale scelta daranno ragione ai media nel senso che la denominazione immediata in NL ne provocherà una svalutazione repentina per i motivi argomentati precedentemente.

7) I cittadini, già vessati dalla crisi e dalle politiche di austerità dei precedenti governi, vedrebbero la ridenominazione iniziale dei depositi in NL come l’ennesima coercizione del governo a loro spese; ciò farebbe perdere consenso politico al governo che si appresterà a compiere questo importante processo. Preferiamo non entrare in riflessioni di natura politica ma crediamo che questo aspetto sia di enorme importanza e non debba essere assolutamente sottovalutato.

8) La ridenominazione immediata dei depositi è una scelta NON REVERSIBILE. Una volta fatta non si torna più indietro. Lasciare i depositi in euro, non solo presenta i vantaggi precedentemente esposti, ma mantiene la possibilità per il governo di poterli convertire in un secondo momento.

Secondo la maggior parte degli economisti, lasciare i depositi in euro sarebbe sconveniente o addirittura impossibile. Ci teniamo a precisare che entrambe le opzioni consentirebbero allo Stato di perseguire politiche anticicliche e quindi di espandere i deficit pubblici nell’interesse dei cittadini. Riconosciamo inoltre che la ridenominazione immediata è per alcuni aspetti più semplice mentre lasciare i depositi in euro richiede un costante monitoraggio delle situazioni che si verranno a creare per poter elaborare di volta in volta la scelta migliore. Infine siamo profondamente consapevoli delle criticità che si potrebbero generare perseguendo la soluzione da noi proposta. Tuttavia siamo altrettanto convinti che lasciare depositi in euro sia più pratico, più vantaggioso e meno traumatico per il sistema economico che comunque si troverebbe a vivere un processo decisamente delicato come quello della sostituzione della valuta di Stato ed, in ogni caso, rimarrebbe sempre l’opportunità di ridenominarli in NL se ciò diventasse vantaggioso o necessario.

NB

· Prima dell’inizio del processo di transizione sopra descritto, cioè nel momento in cui il governo neoeletto che è intenzionato ad uscire dall'euro salirà al potere, potrebbe essere necessario introdurre dei limiti ai quantitativi di prelievi mensili in euro onde evitare la situazione che si è venuta a creare in Grecia. Il limite può essere individuato intorno ai 2.000,00 euro al mese per singolo c/c. Sempre nel periodo precedente al processo di transizione, potrebbe essere vantaggioso accompagnare questa limitazione con l'impossibilità da parte dei correntisti di spostare i propri risparmi su c/c esteri.

· Durante la fase di transizione potrebbe essere vantaggioso impedire il prelievo in contanti di euro: il cittadino potrebbe in ogni caso effettuare pagamenti elettronici in euro ma se necessita di contante potrà prelevare soltanto il controvalore (tasso di cambio vigente) in NL.

· Man mano che l'afflusso di euro alla BCI (in seguito alla domanda di NL parte dei soggetti economici interni ed esteri) diminuisce determinando un aumento di NL nel sistema, la nuova valuta inizierebbe a deprezzarsi. Tale deprezzamento consentirebbe ai cittadini di ottenere più NL per lo stesso controvalore in euro. Ciò costituirebbe un ulteriore incentivo per la conversione dei depositi ancora rimasti in euro».

(continua)

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