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martedì 20 agosto 2019

DAL MINISTERO DELL'AMORE È TUTTO... di M. Micaela Bartolucci

[ Martedì 20 agosto 2019 ]


“Per secoli abbiamo provato ad eliminare il dissenso, con la religione, con la politica ed ora con il consumismo. Non sarebbe arrivato il momento di dare una possibilità alla scienza?”
cit. da Assassins Creed






«La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali»



Peggio di 1984 di Orwell, più allucinante de Il mondo nuovo di A. Huxley, perché va al di là di ogni possibile previsione, ben oltre il punto di non ritorno a cui l’immaginazione umana possa, sanamente, portarci.

Mi riferisco ad un articolo dell’Huffigtonpost del 16 agosto — La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali —, un tripudio di idiozia pseudo scientifica che, calpestando ogni criterio socio-culturale, sdogana il delirio di onnipotenza di una “geniale” ricercatrice (Maddalena Marini) che, probabilmente al soldo dei soliti noti, cerca, da almeno un anno, di far passare l’aberrante risultato di un suo studio per l’Istituto Italiano di Tecnologia.
Intendiamoci non sono assolutamente in grado, né ho l’intenzione, di criticare il risultato dei suoi studi da un punto di vista scientifico, ma sono perfettamente capace di demolire la povertà della teoria che soggiace al suo studio e, soprattutto, mostrarne la pericolosità.
Questa ricercatrice da Nobel per il servilismo alle élite neoliberali inizia così il suo brillante scritto:
“…la nostra mente riflette ancora le tracce di un’eredità evoluzionistica… portandoci tuttora a preferire le persone che sono socialmente e culturalmente simili a noi rispetto a quelle che differiscono da noi.”
Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione… Ecco l’intuizione geniale a cui si può solo rispondere: “Ma va?” Eh si, noi preferiamo relazionarci con individui con cui abbiamo qualcosa in comune! Quale meravigliosa folgorazione! Eppure per questo talento illuminato dall’astro sfavillante della globalizzazione, questa eredità ha un accezione negativa, anzi è qualcosa da eliminare addirittura attraverso Stimolazione cerebrale!
Ma prosegue e ci dice che 
A conferma di ciò, la ricerca scientifica ha mostrato che la nostra mente contiene stereotipi e pregiudizi che sono legati alle diverse caratteristiche sociali degli individui, quali ad esempio l’etnia, il colore della pelle, il peso, il genere, l’età, l’orientamento sessuale, politico, o religioso, la disabilità e la malattia fisica o mentale” 
Ovvero Lesperta non solo mette insieme caratteristiche biologiche, alcune delle quali irreversibili, e caratteristiche culturali come fossero equivalenti ma neppure si avvede che nessuna di quelle elencate è, in realtà, una caratteristica sociale, ciò che potremmo, al limite, affermare è che l’orientamento, di qualsiasi tipo, possa essere  dettato da stereotipi culturali o sociali il resto è non senso. Chiaramente questa ignobile e patetica apposizione non è casuale, secondo un preciso schema mentale, infatti, si parla prima di etnia e colore della pelle, poi di orientamento religioso quindi di disabilità e malattia.

Manipolazione per principianti…

La prova della malafede, diciamo così, intellettuale, si trova confermata subito dopo allorché crede di potersi inoltrare nell’esemplificazione di quelli che lei vorrebbe far passare come conclamati pregiudizi razziali ed allora, madama ipocrisia, si interessa e mette in luce, quando si dice il caso!, solo quelli delle “persone bianche nei confronti di quelle di colore”; evidentemente la signora ha un pregiudizio inveterato, che non è riuscita a superare nonostante la favolosa tecnica che lei stessa ha messo a punto per farlo, e che non può non inficiare tutto il resto della “magnifica” opera di ricerca svolta rendendola “ontologicamente” fallace.

La parte finale dell’articolo mostra quel che c’è dietro tante banalizzazioni socio-culturali: la scienza al servizio dell’ideologia dominante, corollario infame della “mondializzazione ipercapitalistica”; perché, di certo, questa scienza teorizzata dalla signora in questione, non è democratica, sarebbe stata, anzi, perfettamente degna di una delle peggiori dittature del XX secolo. Leggete e tremate:
 “L’idea che sto portando avanti con la mia ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia è che questi stereotipi siano così instillati nella nostra mente che l’unico modo per cambiarli sia modificare i meccanismi biologici del cervello responsabili della generazione e controllo di tali stereotipi.
In particolare, i miei studi sono volti all’utilizzo di una procedura, chiamata stimolazione cerebrale non invasiva: tecnica appartenente al campo scientifico delle neuroscienze.
Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva sono delle procedure considerate sicure che permettono, inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento.
Studi che hanno iniziato a utilizzare queste tecniche nel campo degli stereotipi hanno permesso di definire una rete di regioni cerebrali causalmente coinvolte in questi processi e di dimostrare che aumentando o diminuendo l’attività di alcune di queste aree è possibile ridurre la forza degli stereotipi inconsci, come quello di genere in ambito scientifico e del pregiudizio che porta ad associare atti di terrorismo all’essere di origine araba rispetto al non esserlo.L’uguaglianza è un diritto fondamentale di ogni cittadino e un dovere della nostra società. Le pari opportunità non rappresentano solamente una caratteristica indispensabile per una società democratica, ma anche un fondamento cruciale per l’innovazione, l’economia e il benessere generale di una nazione.”
Dal Ministero dell’Amore è tutto.

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lunedì 29 luglio 2019

VACCINI: CE LO CHIEDE L'EUROPA di M. Micaela Bartolucci

[ lunedì 29 luglio 2019 ]

CE LO CHIEDE L’EUROPA L’OBBLIGO VACCINALE COME SINEDDOCHE DEL VINCOLO ESTERNO



Venerdì 26 e sabato 27 luglio si sono svolte a Roma due importanti incontri organizzati dalla sezione del Lazio di COMILVA (Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà delle Vaccinazioni, per sapere chi sono e per cosa si mobilitano, vi invito a visitarne il sito https://www.comilva.org), la prima, presso la Regione Lazio, aveva come titolo Tutela della salute: scelte consapevoli e informate, nella seconda presso l’Olyhotel, il cui titolo era La nuova obiezione di coscienza, è stata anche presentata la seconda edizione del libro Immunità di legge, Il Pedante e P.P. Dal Monte, Arianna editrice.

Era importante esserci per molte ragioni, per informarsi, per conoscere, certo, ma anche, e soprattutto, per dissipare l’ignoranza, la superficialità ed il pregiudizio che, nonostante la possibilità di accedere ad un’informazione seria, ammantano ancora queste tematiche;

una ignoranza propagata dal pensiero dominante che ha lavorato alacremente per svilire, ridurre e ridicolizzare chiunque esprimesse un dubbio in merito, chiunque sollevasse perplessità o, semplicemente, chiedesse un’adeguata informazione. E’ utile ricordare che alcuni medici, che si sono macchiati della terribile colpa di aver sollevato dubbi in merito all’obbligo, sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari dall’Ordine e ci sono stati licenziamenti, a vario titolo, tra il personale ospedaliero, fatti di cronaca facilmente rintracciabili.

Streghe, maghi, ciarlatani, ignoranti, somari, imbonitori… questi sono gli epiteti usati dai servitori sciocchi di sistema per rivolgersi a chi, come me, ed altri 2 milioni di italiani si pone domande e chiede un’informazione più chiara. Costoro, dall’alto della loro supponente arroganza, stanno, con ogni mezzo, cercando di affossare la conoscenza, la consapevolezza ed il senso critico: la scienza che diventa dogma non è scienza, è fede, strumento di propaganda politica privato di ogni valore, usato in modo totalmente coercitivo per controllare, alienare e sottomettere.

Ecco perché è di fondamentale importanza capire ed analizzare cosa c’è dietro questo obbligo irresponsabile e lesivo della libertà, non solo di scegliere, ma di sapere, cosa si nasconde dietro la proposta, per esempio della Regione Lazio, di estendere l’esclusione dei bambini non vaccinati dalla scuola per l’infanzia alla scuole dell’obbligo, 6-14 anni, senza omettere che, nella sua forma iniziale, il DDl della Lorenzin (PD!) prefigurava la revoca della potestà genitoriale per i genitori non adempienti!

I vaccini, in questo senso, per usare un’efficacie espressione di Pier Paolo Dal Monte, diventano una sineddoche di una trama più complessa che concerne il nostro diritto alla salute, ma anche, aggiungo io, un mezzo per far luce su qualcosa di ancora più profondo e coperto da assordante silenzio.

“Se una cosa non serve a niente, allora serve a qualcos’altro” (cit. da Il Pedante) questa, apparentemente, semplice affermazione deve spingere ad una riflessine più ampia, ad unire i puntini per vedere il disegno che viene fuori.

Il disegno è una tela di ragno, complessa ed invisibile agli occhi, come spesso lo è l’essenziale, che va mostrata perché ne venga compresa appieno la pericolosità e pervicacia: l’obbligo vaccinale espresso dalla legge 119 (Legge Lorenzin) non è una semplice scelta di un governo, irresponsabile ed asservito totalmente all’Unione Europea qual è stato quello Renzi, è molto di più, è parte di una serie di direttive europee che minano le fondamenta dello stato italiano, che erodono la politica come scelta. Che cosa dice, nello specifico dell’argomento, una di queste direttive? Leggendo un testo della Commissione europea, esattamente la RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO del 7 dicembre 2018 relativa al rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino (2018/C 466/01), è possibile prevedere quello che accadrà, ciò che si chiede e si raccomanda agli sati non più sovrani, per comodità, quello che segue è un elenco di alcune delle “raccomandazioni” in essa contenute:

Da sinistra: Massimiliano Paolini (Presidente di COMILVA Lazio),
Il Pedante e Pier Paolo Dal MOnte
1) L’azione dell’Unione, destinata a completare le politiche nazionali, deve indirizzarsi al miglioramento della sanità pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e all’eliminazione delle fonti di pericolo per la salute fisica e mentale.

2) La rapida diffusione di informazioni inesatte attraverso i social media e da parte di ferventi antivaccinisti ha alimentato convinzioni errate che stanno allontanando l’attenzione del pubblico dai benefici individuali e collettivi della vaccinazione e dai rischi posti dalle malattie trasmissibili e stanno accrescendo la diffidenza e i timori nei confronti di eventi avversi non dimostrati.

3) I cambiamenti demografici, la mobilità delle persone, i cambiamenti climatici e il calo dell’immunità individuale contribuiscono ai mutamenti epidemiologici (?) nell’impatto delle malattie prevenibili da vaccino, il che richiede programmi di vaccinazione che prevedano un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita, al di là degli anni dell’infanzia. Questo approccio mira a garantire una protezione adeguata per tutta la vita e contribuisce a una vita e a un invecchiamento in buona salute, nonché alla sostenibilità dei sistemi sanitari.

4) La direttiva 2000/54/CE (6) relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti biologici durante il lavoro stabilisce le prescrizioni minime per assicurare la protezione dei lavoratori, compresa la necessità di offrire la vaccinazione ai soggetti non precedentemente immunizzati, e la direttiva 2010/32/UE del Consiglio (7) che attua l’accordo quadro, concluso da Hospeem e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario prevede che, qualora la valutazione dei rischi riveli la presenza di un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa della loro esposizione ad agenti biologici contro i quali esistono vaccini efficaci, a tali lavoratori sia proposta la vaccinazione.

5) In occasione dell’Assemblea mondiale della sanità del 2012, i ministri della sanità hanno approvato il piano d’azione mondiale sui vaccini per garantire che entro il 2020 nessuno resti escluso dalle vaccinazioni essenziali.

RACCOMANDA AGLI STATI MEMBRI:

1) di elaborare e attuare piani di vaccinazione a livello nazionale e/o regionale, laddove opportuno, volti ad aumentare la copertura vaccinale al fine di raggiungere gli obiettivi e i traguardi del piano d’azione europeo per i vaccini dell’OMS entro il 2020. Tali piani potrebbero comprendere, ad esempio, disposizioni per un finanziamento e una fornitura sostenibili dei vaccini, un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita, la capacità di rispondere a situazioni di emergenza e attività di comunicazione e di sensibilizzazione;

2) di introdurre controlli di routine dello stato vaccinale e opportunità regolari di vaccinazione nelle diverse fasi della vita, mediante visite di routine presso il sistema di assistenza sanitaria di base e misure supplementari adottate, ad esempio, all’inizio del percorso scolastico (o prescolastico), sul luogo di lavoro o nelle strutture di assistenza, a seconda delle capacità nazionali;

3) contrastare la diffusione online di informazioni inesatte sui vaccini e sviluppare strumenti di informazione e orientamenti basati su dati concreti, per aiutare gli Stati membri ad affrontare l’esitazione vaccinale, in accordo con la comunicazione della Commissione relativa al contrasto della disinformazione online;

4) di convocare una coalizione per la vaccinazione al fine di riunire le associazioni europee di operatori sanitari, oltre alle pertinenti associazioni di studenti nel settore, affinché si impegnino a fornire al pubblico informazioni accurate, a sfatare i miti e a scambiare le migliori pratiche;

5) di elaborare orientamenti per superare le barriere giuridiche e tecniche che impediscono l’interoperabilità dei sistemi informativi nazionali sulla vaccinazione, tenendo debitamente conto delle norme sulla protezione dei dati personali, come indicato nella comunicazione della Commissione relativa alla trasformazione digitale della sanità e dell’assistenza sanitaria nel mercato unico digitale, alla responsabilizzazione dei cittadini e alla creazione di una società più sana;

Il vincolo esterno dell’Unione Europea interviene nell’intera gestione della nostra vita, non è composto solo da stringenti trattati economici, un nodo scorsoio, che ci costringono ad una forsennata politica di austerità in base ad assurdi parametri, sono molto di più e riguardano moltissimi aspetti della nostra esistenza: dall’inserimento della Triptorelina (farmaco che blocca la pubertà) tra i medicinali presi in carico dal Sistema Sanitario nazionale, all’ecotassa sulle automobili, dalla Fatturazione elettronica all’Unione Bancaria, dal Macroregionalismo alla riforma del sistema pensionistico. Di queste cose non sentirete parlare, non fa comodo divulgarle ed anche cercarle in rete è piuttosto difficile: è un lavoro minuzioso, spesso insoddisfacente e scoraggiante, però portarle alla luce è il dovere di chiunque faccia attività, politica o sociale, per passione e non per gloria né per denaro.

Informarsi ed informare, far circolare la conoscenza perché la politica non abdichi più le proprie scelte ad una “scienza”, di qualsiasi tipo, che venga definita “non democratica”, perché si torni ad occuparsi dei nostri diritti, fondamentali ed inalienabili, non di cosmesi, in prima persona.



Ogni iniziativa volta ad aprire gli occhi sulla realtà è utile a svegliare le coscienze dal sonno in cui vorrebbero farci cadere gli strenui difensori delle élite europeiste del villaggio globale. Il vincolo esterno dell’Unione Europea si scontra spesso con la nostra Costituzione, ecco perché si è tentato e si tenterà ancora di cambiarla, a questo dobbiamo coscientemente opporci, contro questo nemico principale dobbiamo lottare, senza distinzioni politiche o di altro tipo, perché uniti, superando divisioni ideologiche, partitiche o di qualsiasi altro tipo, si può far leva sulle scelte programmatiche, si può far crollare il dividi et impera.

Il 12 ottobre, a Roma, si terrà la prima manifestazione trans-ideologica e trans-partitica contro ogni vincolo esterno dettato da questa non-Unione Europea, credo che sia importante esserci ed essere promotori di questa fondamentale iniziativa.

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sabato 6 luglio 2019

NULLA NOVA, MALA NOVA di M. Micaela Bartolucci

[ sabato 6 luglio 2019 ]




Sull’Huffingtonpost del 3 luglio 2019 una certa F. Bustreo scrive un articolo dall’immaginifico titolo Uomini che odiano le donne e donne che vincono l’odio; tralasciando il riferimento ad uno scadente romanzetto svedese, (che però può illuminarci sul retroterra culturale dell’autrice) secondo la blogger ci sarebbero state, in questa settimana, due buone notizie a cui dedicare una riflessione: la prima è che due donne siano state elette ai vertici di due istituzioni europee, U. Van Der Leyen alla guida della Commissione europea e C. Lagarde a capo della BCE, la seconda è la liberazione della Rakete.

Io non riesco, con tutta la buona volontà e questo potrebbe essere un mio limite intellettuale, davvero a capire due cose: primo perché, a parere di tale eminente giornalista, queste dovrebbero essere due buone notizie, secondo perché, od in quale modo, le donne sopra citate vincerebbero l’odio degli uomini.

Sospetto che ci sia un errore di fondo, una fallacia nel suo ragionamento, molto diffusa in certi ambiti culturali di un femminismo post-sessantottino, da evidenziare: le donne, come gli uomini, non sono tutte uguali!


Il mondo non si divide tra uomini e donne in due blocchi monolitici e contrastanti, come vorrebbe la narrazione insensata di un quel femminismo uscito dalla sub-cultura americana degli anni settanta e dilagato, grazie al processo di mondializzazione, anche in Europa.

Se vogliamo dividere la società in due gruppi antagonisti, la dicotomia è la passione dei semplici, allora diciamo che c’è chi spende le proprie energie per difendere il potere, economico, politico e sociale, delle élites e chi ha deciso di opporsi a queste ultime e si adopera, con ogni mezzo, a combattere contro questo nemico, qualsiasi sesso abbia e qualsiasi forma prenda.

Vedendo la questione in questi termini, coloro che appartengono al secondo gruppo non hanno nulla da festeggiare, nessuna buona notizia per gli uomini e le donne che avversano questo sistema di dominio globalizzato dell’ipercapitalismo.

Queste tre “signore” appartengono e difendono, seppure in modo diverso, gli interessi di quelle élites, questo le pone dall’altra parte della barricata e ne fa un avversario politico. Il fatto che siano donne è totalmente irrilevante, quanto l’essere bionde o brune, magre o grasse, giovani o anziane, belle o brutte. Criteri di giudizio assolutamente insignificanti ed irrisori.

Sulla capitana della Seawatch è stato già scritto abbastanza, non vale la pena rispiegare perché, da donna ed antimondialista, reputo questo mediocre personaggio mediatico, una pedina al servizio del sistema.

Le altre due sono, invece, scientemente membri, a tutti gli effetti, di quello stesso sistema: non sono cioè semplici pedine, ne sono parte integrante.

Andando rigorosamente in ordine alfabetico, Madame Lagarde, politicamente, viene dalla UMP, Union pour un Mouvement Populaire, lo stesso partito che portò Sarkozy al potere e del cui governo fu Ministro dell’economia, in seguito è stata alla direzione della FMI ed ora approda alla BCE. Occorre altro per identificarla come nemico?

Quanto alla Van Der Leyen, è nella CDU, Unione Cristiano Democratica, il partito della Merkel per il cui governo è stata, di seguito, Ministro della famiglia, Ministro del lavoro e, in ultimo, Ministro della difesa. Anche per lei, il cursus honorum non necessita ulteriori chiarificazioni.

Dunque, ritornando alla questione iniziale, perché queste tre donne dovrebbero rappresentare una rivincita nei confronti degli uomini che odiano le donne? La risposta è evidente: non c’è nessun motivo. E’ puro e semplice Sonno della ragione che genera mostri. E’ il voler far credere alle donne di aver raggiunto un importante traguardo, come se entrare nel Gota del neoliberalismo fosse una gran conquista, qualcosa di cui andare fiere.

E’ chiaro che costoro sono assolutamente funzionali al sistema neoliberale, è chiaro, conseguentemente, che non costituiscano per esso un problema, ergo non vincono alcun odio. Direi che se sono arrivate là dove sono, vuol dire che a qualcuno o a qualcosa devono servire perché, citando Il Pedante, “Se una cosa non serve a niente, allora, serve a qualcos’altro”. A cosa servono è lampante.

Esse sono solo un altro mattoncino sul muro, dell’orizzontalizzazione dei conflitti, che la mondializzazione ipercapitalistica sta, metodicamente ed infaticabilmente, erigendo da più di trent’anni.



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domenica 30 giugno 2019

IL REGIME DEI PADRONI di M. Micaela Bartolucci

[ domenica 30 giugno 2019]

«No, Carola non è un'impulsiva, sa sempre quello che fa, ed è una donna forte: la situazione le era chiara già prima che arrivasse a Lampedusa, due settimane fa. quello che è successo non è stata una sorpresa, sono sicuro che fosse consapevole delle conseguenze a cui andava incontro. Alla fine Carola è un ufficiale, è stata educata ad assumersi le sue responsabilità...»

[ Il padre di Carola Rackete sul Corriere della Sera di oggi, 30 giugno ].


*  *  *

L’atto di forza della borghese Carola Rackete, figlia di un discusso consulente tedesco di una fabbrica d’armi, che gioca a fare lo Jack Sparrow Uber Alles, è un precedente pericolosissimo: speronare una motovedetta della Guardia di Finanza per forzare l’entrata in un porto di uno Stato, almeno sulla carta, sovrano, non è ammissibile. Il minimo che le potesse succedere è che venisse arrestata. 

Fin qui solo la logica, ma ormai la logica ed il buon senso sono ottenebrati dallo spettro del Governo Fascioleghista ed ecco che i servi dei servi del pensiero unico mondialista e neoliberale si indignano e piangono, scrivono parole di fuoco o registrano video piagnucolanti contro il cattivo Salvini: loro stanno con Carola, io no! 

Se non mi stupisco degli sproloqui della Annunziata nel suo articolaccio rancoroso apparso ieri sull'Huffington Post, mi fa invece ribrezzo lo spasmodico appello dell’ex sindacalista G.Cremaschi che alla questione dedica addirittura un video in cui, tra le altre farneticazioni lacrimevoli, dice: “se mi trovassi nelle condizioni di difendere i diritti dei poveri, degli oppressi, degli sfruttati, lo farò con grande gioia…”


Eppure quando nel 2004 firmò l’accordo per chiudere il Magnetico a Terni non piangeva! Allora 360 operai italiani vennero messi sul lastrico grazie proprio al “compagno” Cremaschi, all’epoca dirigente FIOM, che definì l’infame capitolazione “…un modello da cui partire” (Il Manifesto 28/02/2005); in quell’occasione — come in diverse altre vertenze aziendali in cui la sua FIOM firmò accordi bidone — non ha difeso proprio nessuno, né con gioia né con dolore. Come mai non aveva nessun cartello? Come mai non ha registrato nessun video? Come mai non si è opposto, non ha alzato la voce, non si è infuriato, non ha pianto, non si è stracciato le vesti? Ma soprattutto, come mai coloro che lo attaccarono allora, come nemico dei lavoratori e come traditore, lo difendono adesso pubblicando il suo video? 

Caro Cremaschi, la verità è che sei stato per quarant'anni in un sindacato che è stato dalla parte dei padroni ed ha difeso i grandi interessi. Non ti basterà qualificarti come no-euro, sei dall'altra parte della barricata, nella tua torrette d'avorio, lontano dai problemi concreti del Paese, nell'assoluta disperazione di chi capisce che ormai ha perso ogni contatto con il mondo reale.

A questo punto è chiaro a tutti gli esseri provvisti di capacità intellettive che ci sono due parti: una scelta da tempo immemore, da sinistrati arcobalenanti che, tra una incursione ai comizi di Salvini e l’altra, si mobilitano alacremente solo per il Gay Pride e per difendere un’immigrazione senza regole, funzionale e foraggiata dal neoliberismo, che troverà la sua attuazione più feroce nel Global Compact e l’altra occupata da chi, non ottenebrato da questa grottesca e feroce globalizzazione, vede tutto ciò come pericolosa farsa.

Cari compagnucci della parrocchietta ormai vi siete persi nei meandri del vuoto pneumatico della vostra assenza di analisi, della vostra incapacità di capire, non sapete più da che parte occorre stare, o per meglio dire, avete scientemente deciso di stare, con sicumera, dalla parte del... Regime dei padroni


Potete continuare ad offendere, insultare e sputare sul Popolo dei "deplorevoli" [ Hilary Clinton docet ] che ha scelto diversamente, ma la risposta di quel popolo c’è stata e vi ha travolto cancellandovi dalla storia.

martedì 11 giugno 2019

GAY PRIDE E POPOLO DELLA FAMIGLIA ... di M. Micaela Bartolucci

[ martedì 11 giugno 2019 ]




... SCARTI DI LAVORAZIONE DEL NEOLIBERALISMO


Questo non è riflusso teoretico né mera scomparsa di valori, questa è pericolosa incoscienza politica, perdita totale della capacità di capire le priorità, affogare acriticamente nel pensiero dominante propagandato e voluto dalle élites neoliberali.

700.000 persone al Gay Pride di Roma, a parte l’attendibilità dei numeri, vengono osannate come una vittoria, come una conquista! Il tragico di questa assurda considerazione sta nel fatto che a farlo non siano solo gli organizzatori, scellerate maschere di ostentato vuoto che cela il più bieco qualunquismo borghese, ma tutto un “popolo di Sinistra”: una farneticante massa di incoscienti, ormai totalmente slegati dalla società, che va dal PD alle frange così dette della “sinistra radicale”.

Non una voce di dissenso si è levata, non una critica.

Dove sono i compagni che si richiamano alla illusoria esistenza di un’altra sinistra? Dov’è lo sdegno del PCI di Rizzo? Tutto tace. Nessuno ha proferito parola, si continua a far finta che questo non sia un problema oppure, c’è la paura di esporsi per non essere tacciati di omofobia, di fascismo e questo sarebbe ancora più grave.

Comunque sia e qualsiasi sia la ragione del silenzio, sappiate che “Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti” e colpevoli.

Colpevoli di aver taciuto, colpevoli di non aver reagito, colpevoli di non aver preso una posizione, colpevoli di aver avallato, col vostro silenzio, questa deriva, colpevoli di aver paura.


Zingaretti che fa appello alla partecipazione, lascia ben capire da che parte sta, e se quello è il suo lato della barricata, chi si preoccupa della situazione politico-sociale di questo paese, deve, necessariamente, stare dall’altra parte. Questo significa non riconoscere i diritti civili o la pari dignità? Certamente no! Questo è quello che vorrebbero farci credere le varie sinistre arcobaleno.

La realtà è ben diversa. Significa semplicemente assumere un atteggiamento critico nei confronti di chi, coscientemente e con un fine preciso, continua a voler far passare false problematiche come priorità, chi cerca di coprire la sua opera di distruzione del paese con artificiose questioni. Ma se Zingaretti fa appello alla partecipazione a questa farsa, la sinistra non ha neanche bisogno di fare appelli, è già tutta lì e da un pezzo. Da anni è ormai totalmente slegata e distante dai bisogni reali della società. Da anni è ormai in opposizione con le masse che vengono insultate, tacciate di essere ignoranti, fasciste, razziste, omofobe… e ci si stupisce che perdano voti, che scompaiano? Carissimi siete voi a non aver capito da che parte stare, siete voi, falsi ed ipocriti propagatori di neoliberalismo, i venduti ed i traditori. Non basteranno le vostre insulse offese, né il vostro scellerato antifascismo in assenza di fascismo a salvarvi. Siete destinati a scomparire, dissolti nel liquame neoliberale che avete abbracciato, o forse pensavate davvero di combatterlo coi vostri unicorni arcobaleno?

Nessuno sforzo per capire le reali condizioni di vita del “popolo” che, ormai, è da voi così distante da essere irraggiungibile, giustificate il degrado delle periferie facendo appello all’accoglienza ed al multiculturalismo, vi mettereste finanche lo Shador pur di dimostrare quanto siete avanti, la svendita del paese all’Unione Europea non vi preoccupa perché la considerate roba da incolti nazionalisti, però vi mobilitate, con una virulenza e con una partecipazione senza precedenti, per il Gay Pride… I conti non tornano più, da un bel pezzo.

Il gioco che soggiace a questa pagliacciata è molto chiaro: se si fanno passare come necessità ineluttabili la diffusione e la difesa della teoria gender e del il trans-femminismo, se si sostiene che la Triptorelina debba essere tra i farmaci a spese del servizio sanitario, grazie alla decisione presa dalla Commissione Europea per i Diritti Umani, vuol dire che c’è un problema, grave, e che occorre una seria mobilitazione.

E’ necessario smarcarsi da questa deriva neoliberale, occorre, imperativamente, prendere una posizione chiara, smascherare la becera illusione che copre questo pericoloso sdoganamento di nulla ideologico.

Primo bisogna affermare chiaramente che la richiesta di pari opportunità non ha nulla a che vedere con questa buffonata, secondo è imperativo sostenere che la Commissione Europea non può imporre le sue finte priorità sanitarie a qualsivoglia stato e quindi che il Ministro Grillo, che ha adottato questo provvedimento, deve dimettersi, terzo che chiunque voglia essere preso sul serio politicamente, prenda le distanze ed abbia il coraggio di rompere, senza appello, con questa Sinistra ed il circo che sostiene. Solo così si può essere credibili, solo avendo il coraggio di prese di posizione coerenti si possono snidare i nemici veri; bisogna fare pulizia e smarcarsi totalmente da questa feccia, dalle loro inqualificabili scelte di campo.


Chi vuole far passare questa scelta necessaria ed improcrastinabile come appiattimento ad altre sciocchezze politiche, come il Popolo della famiglia, è in cattiva fede, è già un idiota senza argomenti.

Due facce della stessa medaglia, da una parte i difensori delle famiglie arcobaleno e, dall’altra i difensori delle famiglie tradizionali.

Non c’è nulla che accomuni una critica articolata al fenomeno Gay Pride all’infingimento ed all’incoerenza, de facto, di chi parla tanto superficialmente di difesa della famiglia mentre, negli anni ha fatto di tutto per distruggerla.

Questi signori, tanto a destra che a sinistra, hanno tolto dignità alle donne, attraverso il mito del carrierismo a tutti i costi, che le ha spinte a cercare di avere figli dopo i quarant’anni, abbassando così la natalità, hanno diminuito le spese per nidi ed asili, nessun aiuto concreto per chi decideva, nonostante tutto, di investire sul futuro facendo dei bambini. Questa distruzione va avanti da trent’anni anche ad opera di questi crociati che ora, per bieco opportunismo politico, vorrebbero difendere la famiglia. Voi volete difendere la famiglia? Voi, che siete “pluriseparati” ed avete una serie infinita di amanti, siete, come difensori della famiglia, meno credibili di un vegano che azzanna una cotoletta di maiale!


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martedì 5 marzo 2019

LA GRANDE TRAPPOLA di M. Micaela Bartolucci



[ 5 marzo 2019 ]


Mala tempora currunt...

Parafrasando Marx ed Engels direi che il ruolo del femminismo post sessantottino, dinanzi all’incantesimo che ha esso stesso prodotto, è pari a quello dell’apprendista stregone che si trovi, impotente, a dominare le forze sotterranee che lui stesso abbia evocato. Ha distrutto senza ricostruire, lasciando in campo solo macerie e la reazione non si è fatta attendere.

Ovvero la famiglia è morta, viva la famiglia.
Non si esce da questo dualismo, artificialmente creato e, come in uno stadio, assiepati in una curva ci sono i sostenitori della famiglia tradizionalmente, considerata fonte di ogni bene, nell’altra siedono, confusamente riuniti, tutti coloro che, in un modo o nell’altro, rifiutano codesta fonte di piacere. Qui è l’errore, qui è l’incantesimo; questi potenti spacciatori di liquame culturale che formano l’immenso Moloch del pensiero dominante ci mostrano che esistono solo due fazioni: da una parte un post femminismo, confuso ed orbo, che ha abdicato tutte le sue rivendicazioni per la sacrosanta parità di genere al globalismo LGBTQIA+, dall’altra i difensori pleistocenici della famiglia patriarcale. 


Questi spettri si aggirano indisturbati ovunque. Sui mezzi sociali, come nelle piazze, si affrontano, tali novelli gladiatori, in virtuali patetici combattimenti. Gli uni a colpi di improbabili manifestazioni circensi della peggior risma, che dovrebbero far sembrare sensato il disarmante spettacolo di uomini vestiti di piume e paillettes, sghignazzanti ed euforici, o in tenuta sado-maso che vorrebbero far credere di lottare per il riconoscimento dei diritti omosessuali e quello di donne che facendo bella mostra di tette e culi, variamente esibiti, vorrebbero essere prese sul serio nell’infuriarsi per lo sfruttamento del corpo della donna (mi riferisco al fenomeno da baraccone di Femen ed altri paradossali scempiaggini). 


Si risponde, a questa deriva circense, con melliflue immagini di famiglie uscite dalla retorica del ventennio, mirabolanti video che ci parlano delle meraviglie del nucleo familiare, improbabili fotografie del “si stava meglio quando si stava peggio”. Intanto, nella realtà parallela al loro ambivalente surreale, esiste ancora l’omicidio come risposta alla separazione, la violenza carnale come risposta ad una supposta provocazione o ad un rifiuto, lo sfruttamento della prole come rivendicazione di diritti economici o domiciliari nelle cause di divorzio, donne costrette a vendere il proprio utero a ricchi omosessuali che comprano neonati, madri ultracinquantenni che, sfidando ogni legge naturale, dopo una “brillante carriera” lavorativa, vogliono assolutamente soddisfare il proprio egoismo cercando di procreare con tutti i mezzi possibili, non si fa più educazione sessuale nelle scuole superiori ma pedagoghi quotatissimi, come Vladimir Luxuria, danno lezioni, su come si diventa transessuali, ai bambini delle elementari, ci si batte sul doppio cognome ma si cancella madre e padre per sostituirli con genitore 1 e genitore 2. Siamo all’apoteosi della cazzata assurta a diritto civile, si va contro la più banale e basilare delle norme democratiche, ben oltre le donne in vetrina in Olanda: assistiamo alla totale denigrazione del ruolo naturale, di donna e madre, che, invece di essere protetto e rispettato, è vilipeso ed oltraggiato da un’ideologia scellerata che permette e ritiene etico, tra le altre nefandezze, la fabbrica e l’acquisto di bambini a coppie che non possono averne, non per problemi legati alla fertilità ma perché, semplicemente, l’omosessualità non contempla la procreazione. Tutto questo è assolutamente assurdo ed aberrante. 

Apriamo una parentesi e chiariamo subito, per i tuttologi marxisti della domenica, che la famiglia è stata assolutamente funzionale al modo di produzione capitalista-manufatturiero che l’ha propugnata e difesa fino agli anni sessanta, poi il modo di produzione ed i desiderata delle élite sono cambiati e, la famiglia, non era più necessaria, almeno in occidente. Nel terzo mondo serviva e serve ancora, chiaramente, per la delocalizzazione a basso costo che sfrutta, come nell’ottocento, non solo le braccia dei genitori ma anche quelle dei bambini nella produzione di merci per un occidente asservito al consumismo trionfante. Nell’attuale società liquida occidentale, al momento, serve il singolo; esso è perfettamente funzionale al consumo: la casa, gli acquisti, le spese che, prima, venivano divisi all’interno di un nucleo familiare o di coppia, sono a carico di singoli individui, tutto è moltiplicato all’infinito. “Single è bello” ecco i magnifici anni ottanta! Da lì tutto è cominciato, il sistema economico stava cambiando e doveva mutare la struttura sociale. 

Si è iniziato con la falsa emancipazione della donna e ci hanno convinto che la parità di genere dovesse necessariamente passare in forma di omologazione. Il maschio era il modello di riferimento e, le “donne in carriera”, anche esteticamente, si rifacevano allo stereotipo wallstreattiano dell’uomo d’affari. La donna doveva equipararsi all’uomo in una finta parità di genere, solo estetica, perché in realtà la disparità, economico-sociale, era fortissima. Le donne che non lavoravano fuori casa erano spregiate, delle nullità, chi decideva di lavorare part-time e crescere i figli era considerata, da una certa ottica femminista, sottomessa ad una mentalità maschilista, — sì, sì, proprio così — c’erano dei diktat estetici e, direi, etici incontestati. Chi non si adeguava era fuori. Le critiche più feroci venivano proprio dalle donne, molto spesso da quelle stesse che uscivano dalla temperie femminista degli anni settanta e la cui evoluzione ha portato alle disastrose, parere strettamente personale, conseguenze che oggi si manifestano nel confusionario amalgama informe dello pseudo-femminismo odierno. Contemporaneamente si radicalizzano, proprio a partire da quegli anni, alcuni miti, che partono dalla “buona borghesia” come, per esempio, quello della colf straniera o della baby-sitter, altrettanto straniera: questo merita una piccola riflessione, infatti, all’epoca si cercava personale che parlasse inglese o francese, faceva molto chic e si pagava bene per questo privilegio, oggi, anche a causa della recessione ideologica, bambini ed anziani sono assistiti da persone, sottopagate, che a mala pena parlano italiano, per giungere fino al paradosso del dog-sitter, cioè ti compri un cane ma non hai neanche il tempo di portarlo a spasso! Ah le magnifiche sorti e progressive…


Tornando alle meravigliose propaggini del nuovo femminismo di casta, ritengo che l’otto marzo sia una metafora abbastanza chiara di questo processo. Dalle lotte nelle piazze per rivendicare la parità di diritti, il divorzio, l’aborto o la soppressione del delitto d’onore, si è passati, in un crescendo triste, alla cena con le amiche, con spogliarello maschile annesso ed il trionfo della mimosa, fino ad arrivare ai cortei di Non una di meno il cui aberrante programma politico-sociale è uscito, magicamente, e con esso si fonde totalmente, dal variopinto mondo no-global, no-border, ma fatto di unicorni e arcobaleni di un esoterico melting-pot sociale e sub-culturale. Le élite applaudono felici e brindano al loro successo mentre smantellano, in un assordante silenzio, i consultori, mettono a rischio la 194, distruggono l’istruzione — compresi asili, scuole ed università —, aboliscono l’articolo 18, riformano le pensioni, importano mano d’opera a bassissimo costo, chiudono i punti nascita degli ospedali di prossimità, fanno passare 10 vaccini… La sola risposta, visibile, a questo delirante universo distopico, sembra essere la restaurazione del duetto dio-famiglia di stampo ultra conservatore. Al Gay Pride si risponde col Family Day. Quale entusiasmante livello culturale si esprime in queste due contrapposizioni ideologiche!

Occorrerebbe uscire da tale dicotomia dogmatica in cui ci hanno costretto, questo non può voler dire, chiaramente, andare indietro di un secolo, ma guardare la situazione senza cadere nella trappolona del finto progresso teorizzato da questo pseudo femminismo che trova la propria somma espressione nello sdoganamento acritico dalla teoria gender. Basterebbe iniziare usando un po’ di buon senso e considerare tutto questo nulla, abbagliante e sfavillante, come funzionale al pensiero dominante e la falsa morale, che gli si contrappone, come residuato post nucleare, pericolosissimo e da maneggiare con cura. Non dobbiamo tornare indietro né, tantomeno, andare avanti, dovremmo semplicemente fermarci. Occorre prendere il tempo per elaborare un pensiero critico, non siamo di fronte ad una aporia, siamo dinanzi a due falsi ideologici, uno elaborato per distruggere, l’altro un fossile giurassico che dovrebbe attenere solo all’archeologia.

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mercoledì 23 gennaio 2019

ETEROGENESI DEI FINI O CONTROGENESI DEI FINI? di M. Micaela Bartolucci

[ 23 gennaio 2019 ]

E’ vero che l’Italia ha sempre avuto a che fare con qualche forma di vincolo esterno ma è anche vero che mai è stato così forte, così evidente, così esteso e così totalizzante come in questo momento. Questa sembra essere l’era del vincolo esterno, una sorta di “sineddoche inversa” perché investe ogni segmento della nostra esistenza.

Ce lo chiede l’Europa, la scienza non è democratica, scegli la scienza vota PD, governo tecnico, fattura elettronica, blockchain, legge Lorenzin, patto per la scienza… tutte queste cose hanno un fattore comune, sono tutte forme di controllo che soggiacciono alla potente logica del vincolo esterno, sono limitazioni, paletti di contenimento, barriere invalicabili da accettare per forza che limitano la nostra libertà di scelta, che impongono una visione paternalistica grottesca, che eliminano ogni possibile forma di sovranità. «L’Europa ci chiede di rinunciare a diritti fondamentali per non far saltare un numero» [cit. Il Pedante] e così ci ritroviamo con 5 milioni di persone sotto la soglia di povertà, 6 milioni di disoccupati, infrastrutture fatiscenti, ponti che crollano, strade allagate, si riducono i servizi, si abbassano le pensioni, si diminuiscono gli interventi pubblici, si degrada la scuola al rango di allevamento intensivo, si riducono i trasporti, si chiudono i reparti di maternità, si sopportano liste d’attesa inverosimili, si depotenziano i consultori, si tollerano un impoverimento costante, l’aumento dei suicidi e dei morti sul lavoro, le delocalizzazioni, un peggioramento generalizzato delle condizioni di vita che va di pari passo con gli aumenti delle utenze, la kafkiana situazione delle imposte ed altre simpatiche disfunzioni. Noi dobbiamo ingoiare tutto questo per stare nel famigerato 3%, per non far salire lo spread! Non ci sono alternative!

La democrazia è svuotata di ogni valore residuo ed il suo stato di salute è, ormai, fortemente a serio rischio. Macron voleva riformare la Costituzione (la protesta dei gilet gialli ne ha impedito l’immediata attuazione) per ridurre il numero dei parlamentari, il pretesto è fare economia, la vera ragione è limitare la democrazia, in Italia ci aveva già provato Renzi, sebbene in forma un po’ diversa, ed oggi altri vorrebbero tentare, con lo stesso pretesto, qualcosa di simile. L’operazione è, chiaramente, estremamente pericolosa perché con la scusa di economizzare, come se davvero fosse un risparmio rilevante, si riducono i margini di rappresentatività e quindi della democrazia.

Questa decostruzione soggiace ad una logica aberrante «si sta coltivando l’idea che la democrazia possa essere superata da principi ad essa superiori» [cit: Il Pedante], quindi il legislatore, il politico devono farsi da parte e lasciare il posto ai tecnici, alla scienza che, non essendo democratica, secondo certi signori, non può essere messa in discussione. La democrazia è già morta, deve essere messa da parte.


I vincoli conosciuti fino ad ora, questo controllo economico, politico e sociale non è più sufficiente, bisogna andare oltre, distruggere ogni barlume di scelta, di sovranità ed allora si arriva a paventare la paura più forte, si rende necessario lo spauracchio dell’epidemia così da giungere al controllo sui corpi, quelli più fragili e che andrebbero protetti, salvaguardati, quelli dei nostri figli. La vicenda dei vaccini diviene paradigmatica, la professione medica viene esautorata, il medico non può più informare, consigliare, esprimersi… chi ha dei dubbi è tagliato fuori.

Lo stato, servendosi di una casta che Costanzo Preve chiamava, in guisa di insulto, «intellettuali manipolatori i cui servizi sono acquistati dall’apparato economico-politico come portatori di consigli per l’addomesticamento della gente», diventa terapeutico e la scienza, la medicina e la tecnologia sono le nuove entità a cui dobbiamo affidarci. La scienza non è democratica, ovvero poiché la democrazia non si applica alla scienza, la democrazia deve mettersi da parte. Il cerchio si chiude.

“Se una cosa non serve a niente, allora serve a qualcos’altro”. 
[cit. Il Pedante

La fatturazione elettronica serve ad eliminare l’evasione fiscale? No

I 10 vaccini imposti servono a fronteggiare epidemie in atto? No (la fantomatica epidemia da tetano?)

Allora servono ad altro, allora sono utili come forma estrema di controllo, totalizzante e totalitario, molto più raffinato di quanto prefigurato da Orwell in 1984. Il vincolo esterno si allarga a dismisura sino a toccare ambiti finora ritenuti intoccabili, bloccando ogni possibile libertà di scelta e rendendo impossibile ogni azione politica.


mercoledì 12 dicembre 2018

IL PANE E LE BRIOCHE di M. Micaela Bartolucci

[ 12 dicembre 2018 ]

Reddito di cittadinanza e giornalismo cialtronesco

Quando gli pseudo intellettuali ed i parolai progressisti, non progrediti, si esprimono sul Reddito di cittadinanza, il risultato è sconcertante, ovvero: ho letto cose che voi, che siete ancora umani, non potete neanche immaginare, altro che navi da combattimento in fiamme a largo dei bastioni di Orione.

Per caso mi sono imbattuta in un tweet che condivideva, certamente per distrazione, un bizzarro articolo pubblicato due mesi fa da un noto quotidiano; non citerò né l’autore dell’articolo, né il nome del giornale, per non dare visibilità a pleonastici commentatori che pensano che digitare scempiaggini significhi essere giornalisti, che fanno errori d’ortografia da prima elementare, che non si informano prima di scrivere e che, sostanzialmente, traggono dignità non dall’immondizia che scrivono ma dal fatto che, incautamente o superficialmente, qualcuno di autorevole li citi, fornendo loro, quasi di riflesso, una dignità intellettuale. 

Così, motivata dall’indegna lettura ed al contempo nauseata dal ghigno spocchioso e dall’incredibile sciatteria concettuale di codesto scribacchino, ho deciso di riempire un virtuale foglio A4 di considerazioni in libertà su faciloneria pseudo-intellettuale e quel che si sa del Reddito di cittadinanza

Nell’articolo menzionato, questo cialtronesco pennivendolo blatera, tra le altre pregevoli dissertazioni, sull’impossibilità di usare il Reddito di cittadinanza — udite, udite! — 
“per fare un viaggio e migliorare una lingua straniera, o andare a curarsi in un altro paese della Comunità Europea”. 
E’ evidente che le priorità di certi finti intellettuali borghesucci siano diverse da quelle di chi non arriva a fine mese e, quindi, faticano a comprendere le esigenze “populiste” del “riprovevole” elettorato di questo governo. Come se ciò non fosse sufficiente, non essendosi preso la briga — è faticoso, lo ammetto — di informarsi sul DDL in questione, prima di vomitare stolte osservazioni finto colte, si chiedeva se sarà permesso utilizzarlo per pagare le bollette — sic!. Leggere il testo del DDL prende un po’ di tempo, lo confermo, quindi meglio usare il pregiudizio ideologico e sparare inesattezze, non sia mai che informandosi vengano messe in discussione le nostre pre-verità apodittiche: evidentemente anche per questi “Lesperti”, “Linformazione” come Lascienza” non è democratica ed è utile strumento di propaganda ideologica.

Vi risparmio altre amene facezie, scritte ad mentulam canis, perché sono solo l’epifenomeno di un vuoto pneumatico di pensiero, espresso da chi deve accattonare visibilità raffazzonando qualcosa da scrivere per tirare avanti: forse, se chi ha scritto, avesse il Reddito di cittadinanza, userebbe il suo tempo diversamente e ci solleverebbe dal dover leggere le sue patetiche elucubrazioni critiche.

Chiarisco subito: il Reddito di cittadinanza, così come concepito nel DEF, certamente non è perfetto, sicuramente è migliorabile ma, incontestabilmente, è un passo avanti rispetto, non solo al niente, ma anche al Reddito di inclusione progettato dal governo Gentiloni. 

Il dato di fatto incontrovertibile è semplice: 5 milioni di persone vivono oggi, in Italia, sotto la soglia di povertà, ciò vuol dire che non possono vivere normalmente, non possono mantenere la propria famiglia, non possono pagare un affitto, hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, non riescono a pagare le bollette… Per dirlo ancora più chiaramente, fanno fatica a sopravvivere! Permettere loro di pagare un affitto, di pagare le bollette, di vestirsi e di mangiare non vuol dire “allevare una classe (…) di polli da batteria” come superficialmente scrive il nostro “espertone”, significa invece, banalmente, dare loro ossigeno per andare avanti, non costringere ad elemosinare aiuti ad amici e parenti, non far cadere in uno stato di prostrante depressione — quella sì estremamente rischiosa — chi non ce la fa. Non rispolveriamo i “bamboccioni fannulloni” di piddina memoria, non semplifichiamo realtà che non conosciamo perché viviamo lontani da certe marginalità emarginanti; prima di puntare il nostro ditino fresco di manicure contro questa misura, prima di spalancare le nostre boccucce imbellettate per sputare sentenze semplicistiche, usiamo almeno uno dei neuroni a disposizione, sebbene sappiamo che certi slogan ad effetto siano molto di moda tra chi non è abituato a pensare... 

Mi si obbietterà, come da sinistrato copione, che non di solo pane vive l’uomo: sono d’accordo, il problema è che se non garantiamo la sussistenza, cioè il pane, il resto diventa automaticamente inutile. Occorre prendere atto che ci sono esseri umani che non riescono a tirare avanti! Non si tratta, semplicisticamente e stupidamente, di “oliare la macchina del mercato”, come dice il genio della lampada che ha firmato l’articolo, qui è in gioco il benessere psicofisico di milioni di cittadini e chi è contro per “principio” mi ricorda tanto il “se non hanno più pane, che mangino brioche” di Rousseauniana memoria. 

Citando un noto politico, mai mi sarei immaginata di farlo, direi che “ci sono due modi di non capire: non capire aspettando di capire e non capire rompendo i coglioni”. Trovo quest’ultimo modo perfettamente inutile e finanche dannoso. Aspettiamo che questo fantomatico provvedimento diventi legge, aspettiamo un lasso di tempo sufficiente a vederne gli effetti, non solo i potenziali benefici economici ma, soprattutto, i benefici psicofisici di poter respirare senza elemosinare, poi potremmo giudicare e criticare. Farlo aprioristicamente, per punto preso, è partecipare al divide et impera tanto caro al non pensiero dominante, equivale a tagliare la testa, solo per mero pregiudizio ideologico, a qualsiasi iniziativa presa da questo governo.

Sono d’accordo con il bellissimo slogan sessantottino “siamo realisti, chiediamo l’impossibile”, sono d’accordo sull’irriformabilità del capitalismo, sono d’accordo sul non accontentarsi delle briciole perché non siamo criceti, sono d’accordo su tutte queste accezioni ma, più impellente mi sembra, al di là della magnifica teoria, dare la possibilità di ricostruirsi o semplicemente di vivere a chi non ce la fa, per diverse ragioni, a chi è preda di sconforto, a chi deve scegliere se mangiare a pranzo o a cena, a chi non può crescere i propri figli. Il resto sono inutili chiacchiere a vuoto, masturbazioni celebrali. Gli sprechi? I furbi? Certo non mancheranno ma togliere il diritto a chi ne ha bisogno, per paura degli abusi, è utile come andare a tartufi con un gatto. La propaganda ideologica di questi signori del nulla, capaci solo di criticare utilizzando pregiudizi ideologici deboli, rozzi ed asfittici come le loro insipide argomentazioni, dovrebbe far riflettere sulla distanza siderale che intercorre tra loro ed il “deplorevole” popolo a cui certe misure servono davvero.

Il Reddito di cittadinanza e le misure in discussione si articolano in modo piuttosto complesso, per affrontare seriamente un dibattito costruttivo occorre studiare attentamente il testo, lo propongo, in allegato, così come è stato originariamente concepito; è chiaro che sarà discusso, quindi, certamente, emendato e modificato, ma questa è la base da cui partire per discuterne o, semplicemente, parlarne. Astenersi perditempo.

Legislatura 17ª - Disegno di legge n. 1148: Istituzione del reddito di cittadinanza nonché delega al Governo per l’introduzione del salario minimo orario

mercoledì 5 dicembre 2018

VACCINI DI REGIME di Il Pedante e Pier Paolo Dal Monte

 [ 5 dicembre 2018 ]

Giorni addietro abbiamo recensito «IMMUNITÀ DI LEGGE. I vaccini obbligatori tra scienza al governo e governo della scienza».
Questo è il titolo del libro uscito il 25 settembre 2018, edito da Imprimatur, scritto da Il Pedante e Pier Paolo Dal Monte, con la prefazione di Giancarlo Pizza, presidente dell’Ordine dei medici di Bologna. Nell'intervista che segue di Maria Micaela Bartolucci i due autori spiegano le ragioni che li hanno spinti a scrivere questo libro e i luoghi comuni da sfatare nel trattare un argomento che è stato, ed è tuttora, dibattuto sui mezzi di comunicazione di massa e al centro di numerose polemiche che stanno coinvolgendo l’Istituto Superiore di Sanità e gli ordini dei medici, in particolar
modo quello di Bologna, il cui presidente è al centro di recenti fatti di cronaca (la radiazione dell’assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna). L’intervista è divisa in due parti: la prima consta di due domande poste a entrambi gli autori, mentre nella seconda parte si entra più nel merito delle specifiche competenze. 

*  *  *
D. Quali sono i luoghi comuni più importanti da sfatare e quindi i motivi per i quali avete deciso di scrivere questo libro?

R. Il Pedante 

Mentre cercavo di orientarmi, come altri cittadini e genitori, nella querelle sulle vaccinazioni per l’infanzia, sono stato travolto dall’improvvisa campagna politica e mediatica per istituire un obbligo vaccinale più ampio e intransigente. Di quella campagna, poi sfociata nel decreto Lorenzin, mi colpirono non solo i contenuti ma anche i modi e la violenza. Ad esempio il fatto che di punto in bianco si sia parlato, nel momento di minore allarme epidemiologico della nostra storia, di epidemie ed emergenze sanitarie non confermate dai numeri, o che dei numeri e della letteratura si sia fatto un uso spesso distorto, selettivo o addirittura menzognero, anche ai livelli istituzionali più alti, per sostenere la necessità di un intervento così draconiano, o ancora le iperboli con cui si sono negati i possibili rischi delle vaccinazioni e ingigantiti quelli della loro omissione. Mi colpì che nella prima bozza del decreto si prevedeva l’obbligo di denunciare i genitori renitenti all’autorità giudiziaria per – parole di Beatrice Lorenzin – valutare l’avvio di un «provvedimento incidente sulla potestà genitoriale, fino addirittura ad annullarla». Una cosa inaudita e ingiustificata, gratuitamente persecutoria e destinata a distruggere migliaia di vite innocenti. Mi colpì infine che, negli stessi mesi, alcuni medici che avevano espresso critiche sulla pratica vaccinale erano stati puniti con la radiazione, provvedimento disciplinare estremo a cui spesso non si ricorre nemmeno in caso di condanne penali. Così facendo si metteva il bavaglio a un’intera categoria, la si terrorizzava e le si precludeva il diritto-dovere di dibattere in scienza e coscienza le possibili criticità di un atto sanitario, mettendo così in pericolo l’esercizio e l’avanzamento del sapere e, di conseguenza, la salute dei pazienti. 

La cosa che mi parve più sorprendente fu che l’opinione pubblica sembrava non cogliere la gravità di questi eventi. Addestrati per anni a sognare le virtù del «governo tecnico», molti ritennero normale che spettasse a «la scienza» il compito di dettare le politiche sanitarie e le relative sanzioni. Questo luogo comune è il più lampante e puerile, quello di definire la scienza come un catalogo di nozioni normative e non come un metodo di lavoro per produrre ipotesi descrittive, e i medici come una monolitica casta che giunge sempre alle stesse conclusioni, quasi fossero un algoritmo e non una comunità di persone che esprimono visioni, competenze e sensibilità diverse. Da qui discende una lunga serie di altri luoghi comuni, primo tra tutti quello de «i vaccini» la cui enorme diversità di applicazioni, indicazioni e formulazioni si riduce a un unico totem da adorare, perché «salvano vite». 

Queste semplificazioni e questi errori – e ripeto, la violenza con cui li si è imposti nel dibattito pubblico – mi indussero a leggere nella vicenda dell’obbligo vaccinale una strategia non tanto sanitaria ma politica in cui la scienza, come recita il sottotitolo del libro, diventa uno strumento di governo per reprimere il dissenso e perseguitarlo fin dentro le vene con il plauso dei conformi, e, così facendo, si lascia governare dalla politica rinunciando alla sua libertà e utilità. Questo esperimento sociale, qualora riuscisse, è destinato a creare un modello repressivo estendibile a qualsiasi altro aspetto della salute e della vita sociale.

R. Pier Paolo Dal Monte 

Allora, diciamo che sono due i luoghi comuni più importanti da sfatare. Uno è stato l’emergenza del provvedimento, ovvero il perché del provvedimento: è stato spacciato come un aumento dei casi di morbillo tale da assumere le caratteristiche di un’epidemia, non voglio discutere il merito di questa cosa, ma, qualora vi fosse stata un’emergenza si sarebbe dovuto imporre l’obbligo di un vaccino contro il morbillo non quello di altri cinque vaccini; all’inizio il numero totale di vaccini era di 12, poi ridotti a 10, se noi togliamo i quattro vaccini già obbligatori, arriviamo a sei nuovi vaccini di cui è stata imposta l’obbligatorietà, il morbillo è uno, allora perché vi è stata l’emergenza di imporre alti cinque vaccini?

In secondo luogo, ma questo fa parte del primo luogo comune, è stata considerata come soglia di immunità di gregge quella che, qualora fosse un dato scientifico incontrovertibile cosa che è abbastanza discussa, il 95% che è valido solo per il morbillo, non per gli altri vaccini imposti.

Il secondo luogo comune è stato quello della scienza ovvero quella parodia concettuale e dogmatica di scienza che è stata propinata dai mezzi di comunicazione di massa e dai così detti “esperti”. Non so se vi ricordate i cartelloni affissi durante la campagna elettorale che dicevano “vota la scienza, scegli il PD” che è una barzelletta, si può dire, vota la

scienza è qualcosa che fa ridere, sembra scritta da Totò, ma questo tipo di scienza è assolutamente diverso, ridicolmente diverso da quello che è la scienza vera, è la scienza come è raccontata da alcuni “esperti” e propugnata secondo un principium auctoritatis, ovvero se lo dicono loro quella è scienza. Non vi è assolutamente spazio per il dubbio, non vi è assolutamente spazio per il metodo scientifico, propriamente detto, vi è solo spazio per questo principio propugnato da questi “esperti” che Costanzo Preve chiamava il Clero regolare del potere, ovvero coloro che sono preposti a gestire la narrazione intellettuale dominante.
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D. Cosa pensate dell’eccessiva semplificazione fatta dal pensiero dominante che ha portato alla dicotomia pro-vax /no-vax?
R. Il Pedante

Non è certo nuova l’idea di dividere la popolazione in tribù per spezzare il fronte della critica quando il potere politico si trova in crisi di consensi. Né è nuovo il fenomeno di incanalare lo scontento popolare contro una minoranza senza difese a cui si attribuiscono i misfatti più orrendi. Poco importa dimostrare, come ho fatto in un recente articolo, che la presunta «epidemia» di morbillo del 2017 non può essere addebitata ai pochi che non hanno vaccinato i propri figli (la copertura complessiva della popolazione è rimasta comunque in costante aumento, e la regione più vaccinata… è stata anche la più colpita). Né importa osservare che le associazioni per la libera scelta non lottano contro «i vaccini» ma contro l’arbitrio di violare i corpi dei cittadini ricattandoli con pretesti opachi. I «no vax» – qualsiasi cosa siano – incarnano il nemico ideale perché sarebbero egoisti,

irrazionali e odiatori del prossimo. Contro di loro si è alimentata una caccia alle streghe in senso anche letterale perché li si accusa, appunto, di preferire la stregoneria e la superstizione al rigore scientifico. In loro si è riscoperta la paura antica dell’untore e la persecuzione ingiusta, cieca e feroce descritta più di un secolo e mezzo fa dal Manzoni della Colonna infame. Oggi, troppo occupati a bearci del nostro essere «moderni» e «razionali», ce ne siamo dimenticati.

R. Pier Paolo Dal Monte

L’eccesiva semplificazione non riguarda solo il concetto di scienza; per quello e per altre cose, possiamo dire che non hanno usato il rasoio, ma la motosega di Occam, dal punto di vista della caratterizzazione sociale, hanno creato la categoria Pro-vax/ No-vax. Diciamo che un provvedimento così maldestro, difeso e portato avanti in maniera così maldestra, non poteva non creare delle opposizioni, specie perché, da questo punto di vista, l’informazione è stata molto carente. Sono stati ingaggiati degli “esperti” che hanno bulleggiato sui social media ed, eventualmente in televisione, ma non è stata fatta un’adeguata informazione. Questa dicotomia ha riguardato anche la scienza: c’è stata la promozione di una sorta di scienza binaria, ovvero secondo codice 01, tutto o nulla, sì/no, vero/falso. Quel che propugnavano gli “esperti” era vero dogmaticamente e quello che si opponeva a questo, anche con pensiero critico, era comunque ritenuto falso, tant’è che vi sono state anche delle radiazioni dall’Ordine dei Medici, perché alcuni hanno osato mettere in dubbio la bontà del provvedimento. Questa dicotomia sociale tra No-vax e Pro-vax, è un messaggio semplificato che, i mezzi di informazione, specialmente quelli che sono attigui al potere, tra virgolette, usano astrattamente per creare delle divisioni.

D. Parlate spesso, ed è stato scritto anche nel libro, della questione del vincolo esterno come un vincolo all’azione politica, facendo un parallelo tra economia e scienza medica…
R. Pier Paolo Dal Monte 

Il vincolo esterno si può dire che risalga alla cacciata dal paradiso terrestre, quando Adamo ha dovuto procurarsi il pane col sudore della fronte, quello era già un vincolo esterno, chiamiamolo così, di ordine termodinamico. L’idea della scienza come vincolo esterno mi è venuta guardando sui social media nei quali è avvenuta una sorta di coalescenza di parrocchiette: quella degli economisti che sostenevano il vincolo esterno europeo, cioè l’Euro ed i trattati di Maastricht, si è, in qualche modo, unita alla parrocchietta dei medici che sostenevano il vincolo esterno della scienza e, pertanto, evidentemente, il vincolo esterno dell’economia è un’arma piuttosto spuntata. Non so se vi ricordate nel 2011 quando han fatto cadere il governo Berlusconi: non che io sia un particolare tifoso del Berlusca ma era un governo, comunque, legittimamente eletto, fatto cadere con la scusa dello spread, spread che era chiaramente artificialmente ed artificiosamente manovrato da alcune entità finanziarie, non ultima la Deutsche Bank che ci sta dando tante soddisfazioni ultimamente perché è al centro di indagini penali. Hanno visto che il vincolo esterno dell’economia non era più sufficiente. Il popolo deplorevole che ha votato Trump ha anche votato No al referendum, ha anche votato per partiti

“deplorevoli” come la Lega ed i 5 Stelle che, in qualche modo, non sono così proni ai diktat europei come i partiti collaborazionisti quali il PD, e quindi s’è visto che per governare non era più sufficiente un tipo di vincolo esterno del genere e adesso si stanno rivolgendo alla scienza per avere delle aree nelle quali la politica non possa dire la propria. E’ tutto lasciato nelle mani degli “scienziati” che hanno la verità assoluta e quindi vi è un’altra area tolta al processo elettorale così come auspicava Monti.

D. Non trovate che il clima che si è instaurato, fin da subito, costituisca un pericolo per l’indipendenza e l’autonomia di giudizio del medico così come indicato nel Codice Deontologico? 
R. Pier Paolo Dal Monte --> --> -->

Il Codice deontologico della professione medica, art.4 dice testualmente «L’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Il medico ispira la propria attività professionali ai principi ed alle regole della deontologia professionale, senza sottostare ad interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura». Vediamo che, in questa occasione, vi è stato un pensiero unico che è stato imposto ai medici, vi sono state delle radiazioni per chi ha osato esprimere dei dubbi sulla bontà di questa legge. Questa è una cosa molto pericolosa, ricordiamo che vi è stato un uso politico della medicina in alcune occasioni nella storia, ad esempio durante il regime nazista o, anche, durante il regime staliniano. Questo minare la libertà e l’indipendenza di giudizio del medico inficia gravemente quella che è la credibilità della professione medica ed inficia gravemente la fiducia del cittadino nei confronti del medico perché non dimentichiamo che, se il medico è obbligato ad avere un solo parere, pena la radiazione, non è praticamente possibile che il cittadino possa fidarsi del singolo medico o che abbia senso chiedere il parere del medico, perché tanto il parere del medico è un parere unico. Questo è un gravissimo vulnus per la professione medica, così come è stato un gravissimo vulnus per la credibilità della così detta scienza economica avere un pensiero unico che fosse appiattito sull’epistemologia neo-liberale che è favore, senza contraddittori, a parte alcuni illustri esempi, della moneta unica europea, dei trattati di Maastricht e di tutte queste belle cosette.
D. Qualora si mantengono o, addirittura, si inaspriscano le misure contro i bambini non vaccinati, intravedi la possibilità di una radicalizzazione della protesta?
R. Il Pedante

È purtroppo inevitabile. Perché le sanzioni previste colpiscono diritti oggi considerati fondamentali, mentre il battage mediatico alimenta una stigmatizzazione che divide le comunità e le famiglie creando nelle persone la paura della persecuzione e l’incubo, mai sopito, di perdere i propri figli. Incoraggiati dai messaggi istituzionali e della grande stampa, alcune amministrazioni hanno già inasprito la norma nazionale introducendo ad esempio sanzioni anche per chi rifiuta i vaccini non obbligatori, come in Toscana,

o estendendo l’obbligo al personale sanitario come nelle Marche, dove è stata licenziata un’ostetrica che chiedeva semplicemente di non essere rivaccinata contro le malattie che aveva già contratto. Altrove, come in Emilia Romagna, si cercano e si denunciano gli «asili abusivi» (sic) cioè le abitazioni private in cui i bimbi rifiutati dalle scuole si incontrano per giocare e coltivare una vita sociale. Questo accanimento, tanto più perché immotivato, sta producendo nella salute pubblica un danno psichico e sociale incomparabilmente più grave di quello che dice di volere arginare.
In tutto ciò il governo in carica, nonostante i buoni propositi preelettorali di alcuni suoi esponenti, non muove dito per disinnescare questa «bomba» sociale. Anzi, con un disegno di legge oggi in discussione propone di estendere le esclusioni anche alle scuole dell’obbligo e, potenzialmente, di alzare il numero delle vaccinazioni obbligatorie. Il consulente del ministro Grillo in tema di vaccini, Vittorio Demicheli, ha recentemente suggerito di escludere i genitori dal diritto di decidere se vaccinare i propri figli, e di commissariare le regioni che non raggiungono le soglie di copertura stabilite dai tecnici. In una trasmissione televisiva il capogruppo M5S al Senato ha definito una «idiozia» il fatto di emarginare solo i bambini e non anche ragazzi, educatori e operatori sanitari. Il rischio di radicalizzazione non riguarda quindi chi protesta ma chi governa la sanità, la cui incapacità di prevedere l’impatto sociale di un ulteriore irrigidimento, o anche solo dell’inerzia dimostrata finora, è inquietante.

D. Credi che sia possibile che le attuali mobilitazioni, contro questo decreto, si possano ampliare e si leghino ad altre istanze dando vita ad un movimento più vasto?
R. Il Pedante

Non so se questo accadrà, ma è ciò che mi auguro. La nota positiva è che sempre più persone, anche quelle non direttamente toccate dalla vicenda, stanno riconoscendo nella gestione dell’obbligo vaccinale gli stessi metodi e pretesti già sperimentati con risultati tangibilmente pessimi nel governo dell’economia: il vincolo esterno («ce lo chiede l’OMS», che poi non è vero), il culto delle «coperture», la dura legge dello spread rispetto a soglie spesso arbitrarie a cui sacrificare le libertà e i diritti più elementari, il «fate presto» per giustificare decisioni straordinarie prese senza discutere, il culto della tecnica e di «esperti» mediaticamente sovraesposti, la superficialità con cui si trattano e si selezionano i dati, la derisione di chi non aderisce all’interpretazione dominante.
È ancora più positivo il fatto che alle stesse conclusioni stiano giungendo anche molti esponenti della complicata galassia «free vax». Se si riuscisse ad astrarre il problema e a collocarlo nel quadro di una crisi del capitalismo – non di un suo incomprensibile incidente di percorso – che in questa fase infiltra il governo pubblico e gli impone la sua legge senza più infingimenti sovrastrutturali, i fautori della libera scelta porterebbero intelligenze e numeri a un movimento politico effettivamente in grado di denunciare anche gli altri frutti tossici dello stesso albero. L’«emergenza» vaccinale è stata proclamata a Washington, non a Roma, come altri imperativi calati dall’alto di un governo globale che nessuno di noi ha voluto o votato; la massima diffusione de «i vaccini» come strumento principe di sanità pubblica è stata promossa da uno degli uomini più ricchi del pianeta, mentre il nostro governo deve piatire prestiti ed elemosine per far fronte a emergenze sanitarie molto più gravi e pressanti; la stessa ricerca scientifica non può danneggiare con i suoi risultati gli interessi dei capitali privati che la finanziano. L’indignazione suscitata dall’imposizione vaccinale, per quanto sotterranea, minimizzata e censurata, può dunque tradursi in una critica generale a una politica che costringe e perseguita perché non sa più servire e rappresentare. L’obiettivo del libro è proprio questo, di unire le forze dispiegate su settori diversi dello stesso fronte per abbattere un nemico comune.


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