Visualizzazione post con etichetta pace. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pace. Mostra tutti i post

martedì 17 aprile 2018

FERMARE LA GUERRA: MOBILITAZIONI IN CORSO

[ 17 aprile 2018 ]


Informiamo i nostri lettori della capitale, invitandoli a partecipare, che oggi, a partire dalle ore 15.00, si svolgerà in Piazza Vidoni a Roma un presidio contro la guerra. Il presidio è promosso da varie forze tra cui Potere al Popolo.

Dopodomani, Giovedì 19 aprile, se ne svolgerà un altro promosso dal sindacalismo di base. Concentramento alle 16,30  in Piazza Barberini, sempre a Roma.

Qui sotto il testo di convocazione.


*  *  *  


La Guerra è contro i lavoratori e i ceti popolari

“Alla fine della guerra tra i vinti faceva la fame la povera gente, tra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente”(B.Brecht). I lavoratori, contro i quali si combatte una guerra interna che toglie loro il reddito, diritti e welfare, devono sapere che il rischio di una guerra devastante non è mai stato così alto e che serve una mobilitazione per opporsi alla guerra “esterna” e a quella “interna”.

NON ESISTONO BOMBE INTELLIGENTI e GUERRE UMANITARIE, la guerra è sempre promossa per disegni imperialistici e di sopraffazione. E in Medio Oriente, per le sue ricchezze e la posizione strategica, il conflitto è stato intensificato negli ultimi venti anni con un copione che si ripete: un pretesto per muovere guerra, il mostro di turno da presentare all’opinione pubblica e si avvia la guerra con migliaia di morti civili come tragico risultato. Solo dopo aver fatto la guerra in Iraq, Blair riconobbe che erano inesistenti le tanto decantate armi di distruzione di massa, con buona pace delle centinaia di migliaia di civili uccisi.

Oggi tocca alla SIRIA; a Douma, sarebbero state usate armi chimiche provocando morti e civili e, senza accertare se ciò sia accaduto realmente, senza alcuna delibera delle istituzioni nazionali e internazionali, Trump con un messaggino ci avvisa che darà una lezione ad Assad, quasi come se giocasse alla play station. Questa volta Macron fa il Blair e assicura che le armi chimiche sono state davvero usate ed è pronto per la guerra! Gli stessi difensori dell’umanità, non dimostrano la stessa sensibilità nei confronti delle azioni perpetrate contro la popolazione civile dello Yemen, ad Afrin contro i Curdi, in Palestina, dove ISRAELE ha fatto di Gaza un enorme campo di concentramento e si allena con il tirassegno sui palestinesi.

I TRE PAESI (USA-FRANCIA e GRAN BRETAGNA), che bombardano ora in SIRIA, sono i principali trafficanti di armi nello scenario di guerra. Nel 2018, in Italia, si spenderanno 23 miliardi di euro (64 milioni di euro al giorno), di cui 15,5 per il rinnovo degli armamenti, ossia per avere armamenti idonei a uccidere meglio.

La guerra va respinta e impedita! 
SCENDIAMO IN PIAZZA 

Il sindacalismo di base organizza iniziative anche a Milano, Firenze, Genova, Torino, Napoli e Palermo per dire NO alla GUERRA e alle SPESE MILITARI.

Firmatari: C.U.B., SI-Cobas, S.G.B.



giovedì 14 settembre 2017

NO ALL'AGGRESSIONE CONTRO LA REPUBBLICA POPOLARE DEMOCRATICA DI COREA di P101

[ 14 settembre 2017 ]


No all’ aggressione contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea

I venti di guerra sollevati dalla Casa Bianca vanno per adesso scemando. Trump si è dovuto accontentare di nuove sanzioni ONU contro la Corea del Nord —sanzioni severe chieste a gran voce anche dal governo italiano a guida PD, che anche questa volta non ha perso occasione per dimostrare la sua obbedienza alla super-potenza americana.

E’ un segreto di Pulcinella che il recondito obbiettivo di Washington è il famigerato “regime change”, l’abbattimento, con le buone o con le cattive, del regime nord-coreano, ciò allo scopo di allargare e rafforzare la supremazia americana in Estremo oriente nella prospettiva di contenere i suoi due potenziali avversari strategici: Cina e Russia.

Che l’obbiettivo della Casa Bianca sia il “regime change”, lo ammettono anche organi di stampa di regime:


«Missili e ordigni nucleari sono l’assicurazione sulla vita per Kim Jong-un e sil suo sistema di potere». [Guido Olimpio e Guido Santevecchi. Corriere della Sera]  
«Pyongyang non può rinunciare all’atomica e ai missili, sarebbe una mossa suicida: non soltanto non potrebbe più giustificare le sofferenze imposte alla popolazione per privilegiare la difesa del Paese ma la Corea del Nord diventerebbe ancora più vulnerabile a un attacco com’è accaduto all’Iraq». [Alberto Negri. Il Sole 24 Ore]

Non bastano agli americani i disastri che hanno causato negli ultimi decenni in Somalia, Afganistan, Iraq, Libia e Siria. La protervia con cui essi vogliono “esportare la democrazia” (ovvero mettere al potere dei fantocci) è la causa principale dell’instabilità globale, di guerre sanguinose e senza fine, del terrorismo.


A quei popoli ed a quelle nazioni che non vogliono finire in schiavitù non resta infatti che un’opzione: resistere. Questo è il caso della Corea del Nord, al cui popolo, non certo al regime, noi esprimiamo la nostra solidarietà.

Non ci sarà pace nel mondo fino a quando non sarà debellata ogni forma di imperialismo, fino a quando ci saranno nazioni che vogliono opprimere, dominare per depredare quelle più deboli.

Chi chiede a Pyongyan di smantellare il suo arsenale nucleare dia l’esempio. Lo diano anzitutto gli Stati Uniti (che sono stati i soli ad avere usato la bomba atomica), quindi i paesi NATO, lo dia Israele (che si è costruito un suo arsenale violando tutte le convenzioni internazionali).

Consiglio nazionale di Programma 101
12 settembre 2017


* Fonte: Programma 101

domenica 29 maggio 2016

ITALIA FUORI DALLA NATO (perché nessuno ne parla?) di Gianluca Ferrara

L'allargamento ad Est della NATO
[ 29 maggio ]

Nel 1949 a Washington fu firmato il Patto Atlantico cioè il trattato istitutivo della Nato. Oggi fanno parte della Nato 28 Stati. Come è noto il patto fu stipulato dai Paesi che con tale alleanza volevano creare un fronte anti Urss. Le guerre della Nato, dal giorno della sua costituzione, sono state diverse anche se sovente definite con un imbroglio semantico, “missioni di pace”. Come se la pace si costruisse con i carri armati invece che con il dialogo e la non violenza.

Gli attacchi della Nato, negli ultimi 20 anni, sono stati 7. In ordine cronologico si è cominciato nel 1991 con la prima guerra del Golfo, l’anno successivo in Somalia, nel 1995 in Bosnia, nel 1999 in Serbia, nel 2001 in Afghanistan, due anni dopo una nuova guerra all’Iraq e poi nel 2011 l’aggressione alla Libia di Gheddafi. Uno dei più noti conflitti è quello contro la Serbia di Milosevic, un uomo prima considerato “il collante” in grado di poter tenere unita la Jugoslavia, poi quando non più funzionale, declassato a “macellaio”. Un cambio d’opinione simile a quello poi toccato a Saddam Hussein, a Bin Laden e a Gheddafi.


I bombardamenti umanitari della Nato nella Jugoslavia durarono 78 giorni consecutivi e causarono la distruzione di 82 ponti, 13 aeroporti, 20 stazioni ferroviarie e 121 fabbriche. Complessivamente, alla Serbia furono causate danni per 100 miliardi di dollari, oltre all’uccisione di almeno 500 civili e a migliaia di feriti. A 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e a quasi 30 dalla caduta del muro di Berlino, ha ancora senso la Nato? Un’associazione di Paesi eterodiretti dagli Usa. Perché l’Italia deve ancora essere un deposito di armi straniere? Cosa giustifica la colonizzazione militare del nostro Paese con la presenza delle 115 basi Usa sul nostro territorio.



Per quanto ancora dobbiamo essere una polveriera di un paese, gli Usa, distante migliaia di chilometri? La riconoscenza per averci aiutato a liberare dai nazi fascisti presuppone una perdita di sovranità a tempo indeterminato? Non è un paradossale passaggio di consegne da un secondino ad un altro? Ciò che davvero fa riflettere è che, tranne marginali istanze, nessuno pone in discussione questo status quo, lo si dà scontato e sembra persino vietato metterlo in discussione.

Non si conosce il numero preciso degli ordigni atomici presenti inItalia, forse 40 a Ghedi e 50 ad Aviano di sicuro è un quantitativo sufficiente a far saltare in aria lo stivale decine di volte. Ma chi ha i codici di questi ordigni atomici? Sono sicuri? Ammesso che delle bombe con una tale carica distruttiva possano ritenersi sicure.
Pubblicità

E’ inquietante che l’insostenibile stile di vita statunitense voglia essere imposto a tutti fino a voler uniformare l’intero pianeta. Il Ttip è solo l’ultimo tassello del puzzle ideologico neoliberista, frutto di un disegno di colonizzazione economico culturale azionato dalle corporation e veicolato dai mass media a partire dagli anni ’80. Una colonizzazione che ai Paesi più recalcitranti è stata imposta con una politica estera basata su aggressioni armate che secondo Andre Vltchek, dopo il secondo conflitto mondiale, hanno causato tra i 50 e i 55 milioni di vittime.

L’Italia spende per la sola guerra in Afghanistan, circa 25 milioni di euro al mese. Secondo l’Istituto Internazionale di Stoccolma la nostra adesione alla Nato è quantificabile in 72 milioni di euro al giorno. Con questa somma quanti malati potrebbero essere curati, strade riparate, scolari istruiti, persone in difficoltà aiutate e pannelli solari montati? Invece sono gettati via per guerre imperialiste che seminano morte e sofferenza e di conseguenza ci pongono a rischio attentati.

I soldi spesi per aderire a questa mega industria bellica che è la Nato (si pensi agli F-35) potrebbero far risorgere tanti settori della nostra defunta economia. 

Inoltre si rispetterebbe l’art. 11 della Costituzione e si acquisirebbe indipendenza in politica estera dando un segnale di pace ai tanti popoli che hanno subito le aggressioni della Nato. 
Siamo un Paese senza alcun tipo di sovranità. Una colonia dell’impero statunitense un po’ come lo era la Palestina ai tempi dell’antica Roma. Anche noi dobbiamo attendere che crolli l’impero di cui siamo asserviti o troveremo la forza per liberarci?

mercoledì 9 marzo 2016

12 MARZO: MANIFESTIAMO CONTRO LA GUERRA

[ 9 marzo ]

IL 12 MARZO DAL PIEMONTE ALLA SICILIA SI MANIFESTA

CONTRO LA GUERRA E CONTRO LA NATO

Saranno almeno 14 le manifestazioni che si svolgeranno sabato 12 marzo contro la guerra . Le ha promosse un coordinamento di organizzazioni sindacali, pacifiste e ambientaliste, organizzazioni politiche, militanti dei movimenti sociali. Anche se il presidente del consiglio ha frenato sull'invio di truppe in Libia, il nostro paese è sempre più coinvolto nelle avventure militari, nel commercio e nella installazione degli strumenti di morte. E i rischi per il nostro paese sono sempre più gravi, come dimostra la recente vicenda degli ostaggi. Dopo 25 anni bisogna semplicemente dire basta alla guerra e alla NATO che la diffonde, l'Italia deve ripristinare l'articolo 11 della Costituzione, sempre più impunemente e ripetutamente violato dai governi. E bisogna dire no alle politiche che in nome della guerra distruggono i diritti democratici e perseguitano profughi e migranti, che la stessa guerra ha fatto fuggire dai loro paesi.
clicca per ingrandire


Per queste ragioni si svolgeranno manifestazioni dalla Valle Susa, ove da anni si sperimenta la militarizzazione del territorio per devastarlo, alla Sicilia da dove partono i droni che vanno a bombardare in Libia ed in Siria. Da Ghedi, vicino a Brescia, dove si installano ordigni nucleari in spregio al trattato di non proliferazione, alla base dei costosissimi F35 a Novara, alla famigerata base di Camp Derby a Pisa. 

Si manifesterà a Roma davanti al comando operativo di guerra e a Vicenza, Napoli, Ancona, Bologna, Bari, Faenza, Avellino, Perugia. 

Questi gli obiettivi della giornata di mobilitazione:

− La fine immediata di ogni partecipazione italiana alle guerre in corso, con il ritiro delle truppe e il ripristino dell'articolo 11 della Costituzione.

− Lo smantellamento delle basi e delle servitù militari, il rispetto del trattato di non proliferazione nucleare, la fine del commercio delle armi.

− L'uscita dell'Italia dalla Nato e da ogni alleanza di guerra. L'Italia deve diventare un paese neutrale per contribuire alla pace.

− La fine delle politiche persecutorie e xenofobe contro i migranti.

− La fine delle politiche di austerità e del sistema di potere UE che le impone.

− La cancellazione delle leggi securitarie che in tutta Europa nel nome della guerra al terrorismo stanno costruendo uno stato di polizia.

COORDINAMENTO CONTRO LA GUERRA, LE LEGGI DI GUERRA, LA NATO
PRIMI PROMOTORI:

Aldo Silvano Giai, Nicoletta Dosio, Fulvio Perini, Alberto Perino, Bianca Riva, Cellerina Cometto, Mira Mondo, Eugenio Cantore, Eleonora Cane, Claudio Cancelli, Valentina Cancelli, Domenico Bruno, Franco Olivero Fugera, Italo Di Sabato, Valentina Colletta, Emanuele D'Amico, Danilo Ruggieri, Manuela Palermi, Ernesto Screpanti, Nella Ginatempo, Fabio Frati, Fabrizio Tomaselli, Stefano Zai, Giorgio Cremaschi, Gianpietro Simonetto, Emiddia Papi, Mauro Casadio, Aldo Romaro, Paola Palmieri, Francesco Olivo, Michele Franco, Sergio Cararo, Luigi Marinelli, Franco Russo, Ugo Boghetta, Sandro Targetti, Leonardo Mazzei, Francesco Piccioni, Marco Santopadre, Selena Difrancescoantonio, Marco Tangocci, Giovanni Bacciardi, Vasapollo Luciano, Valter Lorenzi, Antonio Allegra, Dino Greco, Beppe Corioni, Moreno Pasquinelli, Guido Lutrario, Loretta Napoleoni, Gualtiero Alunni, Anastasi Dafne, Nico Vox, Carlo Formenti, Dario Filippini, Antonella Stirati, Maria Pia Zanni, Lorenzo Giustolisi, Sabino Derazza, Enzo Miccoli, Loredana Signorile, Mara Manzari, Roberto Vallocchia, Monica Natali, Luca Massimo Climati, Laura Scappaticci, Patrick Boylan, Sergio Bellavita, Ezio Gallori,

Movimento NO TAV, Piattaforma Sociale Eurostop, Unione sindacale di Base, Area Opposizione Cgil, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Ross@, Campagna Noi Restiamo, Fronte Popolare, Noi Saremo Tutto, City Strike Genova NST, Collettivo Putilov Firenze, Rete NoWar, Economia per i Cittadini, Contropiano, Partito Comunista d’Italia, Rifondazione comunista Molfetta, Programma 101, Rete dei Comunisti, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, NO MUOS Milano, Comitato Difesa Sociale Cesena, Circolo agorà di Pisa, Comitato No Guerra No NATO Brescia, Carc.

8 Marzo 2016

martedì 12 gennaio 2016

SE 25 ANNI DI GUERRA VI SEMBRAN POCHI di Campo Antimperialista

[ 12 gennaio ]

In piazza sabato 16 gennaio 

Sabato prossimo saremo in piazza - a Roma e a Milano - per manifestare contro la guerra, contro gli interventi imperialisti in Medio Oriente, contro il coinvolgimento dell'Italia in nuove avventure militari, contro l'islamofobia alimentata dal sistema mediatico.

La data non è casuale. Il 16 gennaio 1991 iniziarono i bombardamenti della coalizione a guida americana sull'Iraq. Alla massiccia campagna di bombardamenti, che provocò un elevatissimo numero di vittime ed ingenti danni materiali, seguirono 12 anni di terribili sanzioni, che portarono l'Iraq alla fame. Alcune stime calcolano in due milioni le vittime di quel genocidio prolungato, i cui responsabili —le grandi potenze che controllano l'ONU, in particolare gli USA— non pagheranno mai abbastanza.



Dopo 12 anni di questo martirio, si arrivò al nuovo attacco all'Iraq del marzo 2003, ed all'occupazione angloamericana del paese, alla quale partecipò (sia pure con un ruolo di secondo piano), come già avvenuto nella guerra del 1991, anche l'Italia, stracciando così nei fatti lo spirito e la lettera dell'articolo 11 della Costituzione.

Ma l'occupazione trovò una forte Resistenza. Tanto forte da mettere per lunghi anni (2003-2007) in difficoltà gli occupanti. Fummo in pochi a sostenere apertamente le ragioni di chi resisteva. Ma lo facemmo con la forza e la determinazione che quella causa richiedeva.

Altri —il grosso di quello che era stato il movimento contro la guerra— preferirono rifugiarsi nell'opportunista formula del «contro la guerra, contro il terrorismo», una frase forse utile a mettersi la coscienza in pace, ma del tutto fuorviante rispetto alla realtà delle cose. Una formula che serviva comunque a criminalizzare la Resistenza all'imperialismo.

E' per questo che troviamo pericoloso l'attuale revival di questa impostazione. Certo, oggi la situazione è più complessa, sono in gioco le principali potenze regionali (Arabia Saudita, Iran, Turchia) ed è in corso una tremenda guerra di religione tra sciiti e sunniti. Ma proprio per questa complessità bisognerebbe andare cauti con certe semplificazioni, come quelle contenute nell'appello che indice le manifestazioni di sabato.

In particolare, bisogna aver chiaro che non può esserci opposizione alla guerra senza dire un cubitale NO alla "Guerra di civiltà", oggi rilanciata da molte forze in occidente. Una "guerra di civiltà", una sorta di nuova Crociata, che viene preparata attraverso una violentissima campagna contro l'Islam in quanto tale.

Per questi motivi, una mobilitazione contro la guerra, se non vuol essere una semplice riproposizione di obiettivi generali, ma anche generici, deve mettere al centro il NO all'islamofobia, un germe coltivato a destra, ma vezzeggiato anche a sinistra.

Sabato manifesteremo unitariamente a Roma e a Milano, perché è comunque importante che l'opposizione alla guerra torni in piazza. Ma non possiamo non segnalare l'assenza di questo tema centrale nel testo di convocazione di queste manifestazioni. Un'omissione grave.

NO ALLA GUERRA
NO ALL'IMPERIALISMO
NO ALL'ISLAMOFOBIA


martedì 29 dicembre 2015

25 anni di guerra bastano. Appello per la manifestazione del 16 gennaio

[ 29 dicembre ]
«A tutte e tutti coloro che rifiutano la guerra, gli interventi militari e il commercio delle armi
Il 16 gennaio 2016 saranno esattamente 25 anni dai primi bombardamenti USA nella prima guerra d'Iraq, con i quali si è dato avvio a quella terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato Papa Francesco. Questa guerra giustificata per esportare la democrazia e combattere il terrorismo è invece cresciuta su se stessa trascinando tutto il mondo in un piano inclinato che non pare avere fine.
La guerra non è la risposta al terrorismo, che invece alimenta, ma viene generata da sporchi interessi per sporchi affari, dallo scontro sulle fonti energetiche, dai conflitti di potenza, dalla vendita delle armi.
Tutto questo mentre dilagano e si accrescono ingiustizia sociale, miseria, fame, emarginazione e oppressione, neocolonialismo, che fanatismo e terrorismo usano per i loro progetti reazionari. 
L'Isis è una creatura dell'Occidente e degli attuali regimi turco e saudita forse sfuggita di mano ai creatori, e dietro la guerra al Califfato  dilaga lo scontro tra sunniti e sciiti in tutto il Medio Oriente, scontro che se non fermato può davvero portare ad un conflitto di proporzioni devastanti.
Intanto restano irrisolte, anzi si aggravano le due principali ingiustizie del Medio Oriente, la negazione del diritto al popolo palestinese di avere un suo libero stato e l'oppressione e divisione analoga verso il popolo curdo. 
Roma, 13 dicembre 2003: manifestazione antimperialista
Dopo 25 anni di disastri della guerra sarebbe ragionevole dire basta, invece dopo le stragi terroriste di Parigi si vuole portare l'Europa ad una furia bellicista che porterà solo nuovi danni e nuovi lutti.
C'è un legame oramai evidente  tra la grande crisi economica e la guerra. Per questo la guerra ha molte facce e molti fronti, inclusi quelli che stanno portando allo stato d'emergenza e alla restrizione della democrazia in molti paesi.
Spesso la risposta bellica agli attentati ha fini elettorali interni ai paesi. Così si adottano misure autoritarie e liberticide che colpiscono al cuore le democrazie europee, già piegate da anni di politiche di austerità e di controriforme autoritarie. Lo stato di emergenza in Francia non colpisce il terrorismo ma i diritti civili e sociali, e prefigura gli orrori di una Guantanamo europea .
L'Unione Europea che impone politiche di massacro sociale nel nome della riduzione del debito, ora autorizza a superare i vincoli del rigore per le spese di guerra. Un ospedale non si può costruire in deficit, ma un carro armato sì. E, mentre i migranti sono vittime delle “nostre guerre”,  la politica di guerra li usa per alimentare lo spirito securitario e xenofobo che colpisce migranti quanto ogni forma di dissenso. 
In Italia da tempo i governi violano l'articolo 11 della Costituzione e il nostro paese è  sempre più coinvolto nella guerra, con la vendita di armi alle monarchie reazionarie del Golfo, con le truppe in Afghanistan, con l’invio di 450 militari italiani in Iraq a difesa di interessi privati, con l'annuncio dell'invio di migliaia di soldati in Libia. 
Bisogna dire basta alla guerra e alle politiche di guerra, che stanno trascinando il mondo sul piano inclinato che porta al disastro finale. 
BISOGNA FINALMENTE RISPETTARE L'ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE,  L'ITALIA  RIPUDI LA GUERRA E LE POLITICHE NEOCOLONIALI.
ESSERE NEUTRALI NELLA GUERRA E CONTRO LA GUERRA È IL SOLO MODO DI AGIRE PER FAR FINIRE LA GUERRA 
VOGLIAMO:
-Il ritiro immediato delle truppe e l'annullamento di tutte le missioni militari italiane in scenari di guerra. La cancellazione dell'acquisto degli F35 il taglio delle spese militari la fine dello sporco commercio delle armi.
-La fine degli interventi militari,  dei bombardamenti, dell'ingerenza esterna e dell'ipocrita esportazione della democrazia. Invece della concorrenza tra i bombardieri è necessario un confronto politico che porti ad un accordo  tra tutti gli stati coinvolti nella guerra in Medio Oriente, Solo così si isola è sconfigge il terrorismo Isis.
-La fine della NATO che non ha più alcuna giustificazione se non in una logica perversa di guerra mondiale e in ogni caso l'uscita da essa dell'Italia.
-La fine della politica coloniale d'Israele , la restituzione dei territori occupati a un stato libero di Palestina. L'autodeterminazione per il popolo curdo.
-Accoglienza e dignità per i rifugiati e i migranti.
IL 16 GENNAIO 2016 MANIFESTIAMO CONTRO LA GUERRA E LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GUERRA PER I DIRITTI DEI POPOLI E PER LA DEMOCRAZIA
25 ANNI DI GUERRA SONO DAVVERO TROPPI ORA BASTA!»
PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP
Per adesioni individuali scrivere a

domenica 1 novembre 2015

NON ERO UN PACIFISTA di Marco V. Passarella

[ 1 novembre ]

No, per una volta non parlo di economia, almeno non in senso stretto. Ecco qui, invece, la versione integrale di alcune mie note (scritte per un quotidiano locale) sulle dichiarazioni recenti di Tony Blair in merito alla Seconda Guerra del Golfo e sul movimento di protesta contro quella guerra. Correva l’anno 2003, raggranellavo qualche euro con lavori saltuari (volantinaggio, ripetizioni, montaggio strutture per i concerti) e mai avrei pensato di diventare un economista. Rincasavo tardi la notte, mi alzavo a stento la mattina, e nella mia testa, oltre a Lei, c’era solo la voglia di spaccare tutto. In breve, ero una persona migliore.
Leeds, 27 ottobre 2015

Non ero un pacifista. Non lo sono mai stato. Ai tempi della Prima Guerra del Golfo, poco più che adolescente, avevo vissuto con distacco l’evento che avrebbe inaugurato l’era dei conflitti mediali. Certo, ben altro era stato il mio coinvolgimento emotivo nella Guerra del Kosovo e nei bombardamento di Belgrado, nella primavera del 1999. Iniziavo allora a comprendere che, dietro le ragioni ufficiali, i conflitti armati combattuti dalle grandi potenze occidentali celano sempre mire espansionistiche o necessità di contenimento di vecchie e nuove potenze regionali. 

Ecco perché, allo scoppio della Seconda Guerra del Golfo, nel marzo 2003, non ho avuto alcuna esitazione. Il grande movimento pacifista, che partito dalle capitali d’occidente si diffondeva rapidamente anche nelle sue periferie, aveva ragioni da vendere: si trattava di una guerra pretestuosa e pericolosa. Pretestuosa, perché nessuna delle ragioni addotte dall’amministrazione Bush e dai suoi alleati a giustificazione dell’intervento militare teneva alla prova dei fatti. Che l’Iraq non disponesse di armi distruzione di massa avrebbe dovuto essere chiaro anche a chi non avesse letto le relazioni degli ispettori ONU o i resoconti dei veterani del primo conflitto. 

Le bugie confezionate dai servizi segreti di Sua Maestà per conto del governo di Tony Blair suonavano già allora risibili e beffarde. Anche la difesa delle popolazioni curde, in virtù di genocidi avvenuti ad anni di distanza, e favoriti dal voltafaccia del “primo” Bush, appariva del tutto pretestuosa. D’altra parte, a nessuno poteva sfuggire che quel conflitto fosse combattuto anzitutto per il controllo delle risorse energetiche dell’area. Era inoltre una guerra pericolosa, perché il dittatore Saddam Hussein, ex alleato occidentale nella guerra contro l’Iran di Khomeini, garantiva la stabilità dell’area e fungeva da argine contro la diffusione dell’integralismo islamista. Venuto meno il regime laico di Saddam, l’Iraq si sarebbe trovato in preda ad uno scontro fratricida tra la maggioranza della popolazione, sciita e sostenuta da Iran ed Hezbollah, e la minoranza sunnita fino ad allora al potere. Con un rischio di saldatura tra quest’ultima e le cellule del radicalismo wahabita finanziato ed armato da Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar (sovente per conto delle potenze occidentali). Era questo ciò che tentavamo di argomentare con conoscenti e passanti in quei giorni concitati di marzo in cui anche Adria veniva attraversata da cortei studenteschi e manifestazioni di protesta delle principali forze democratiche della città. 

Ricordo con un misto di nostalgia e di rabbia quel periodo. Di nostalgia, per l’aria di speranza che allora si respirava. Non a caso quel movimento era stato definito la “seconda potenza mondiale”. Di rabbia, per l’enorme occasione perduta e per il senso di impotenza che l’esaurimento di quell’esperienza avrebbe lasciato nel decennio successivo. Né la recente ammissione di responsabilità di Tony Blair vale oggi a sopire quella rabbia. Non solo perché tale ammissione è tardiva, ipocrita e soltanto parziale, ma perché il tentativo recente di destabilizzazione del regime siriano risponde esattamente alle stesse logiche che ispirarono le due guerre in Iraq. Oggi, come allora, la vita di centinaia di migliaia di uomini e donne è segnata dalla volontà di potenza delle classi dominanti occidentali e dalle mire egemoniche delle monarchie del petrolio. Oggi, a differenza di allora, un grande movimento di massa contro la guerra e per un’alternativa di società stenta a manifestarsi. Blair e i suoi epigoni possono, dunque, continuare a dormire sonni tranquilli. 

Almeno fino a che la Storia non tornerà ad irrompere nelle vite di milioni di studenti e lavoratori occidentali. Nonostante tutto, non ho ancora perso ogni speranza. I mutamenti sociali si manifestano talvolta in modo repentino ed inatteso. Bisogna saperli attendere e farsi trovare pronti. Anche questo ho imparato in quei giorni di marzo.

* Fonte: MARXIANOMICS

martedì 9 settembre 2014

MOLDAVIA: NO ALL'INGRESSO NELLA UE E NELLA NATO

9 settembre. 
Una delegazione del Coordinamento della sinistra contro l'euro si è recata a Chișinău, capitale della Moldavia, su invito del locale Social Forum della Moldavia. 

Lì si è svolta, lunedì 8 settembre, una importante conferenza per denunciare la politica del governo neoliberista, di adesione alla Unione europea e alla NATO. Erano presenti delegati dei diversi movimenti anti-Ue e anti-Nato, come compagni provenienti dall'Ucraina, dalla Russia e dalla Crimea.

Il conflitto in Ucraina si sta riverberando in modo diretto e preoccupante sulla Moldavia. Gli agricoltori, penalizzati dalle contro-sanzioni russe (il governo di Chișinău ha sostenuto il golpe di Maidan in Ucraina ed ha aderito alle sanzioni anti-russe decise dalla Unione europea, mentre la Russia è il principale paese importatore dei prodotti agroalimentari moldavi) hanno dato vita a dure contestazioni della politica filo-occidentale del governo, sostenute da buona parte dell'opinione pubblica che ha sentimenti filo-russi, anti-Ue e anti-Nato. E' tuttavia forte lo schieramento opposto, quello nazionalista che punta ad unirsi alla Romania, e che vede l'adesione alla Ue come passo verso la dissoluzione delle Moldavia. I moldavi si chiedono: potremo evitare una guerra civile in caso di escalation del conflitto tra Ucraina e Russia (anche tenendo conto che una fetta del Paese, la Transdniestria si è separata da tempo dalla Moldavia ed è filo-russa)? La protervia con cui Ue e Nato vogliono inglobare questo Paese è come benzina sul fuoco. [Nella foto la manifestazione del 1 maggio a Chișinău]


Qui sotto la Risoluzione del Forum Sociale della Moldavia
Adottata dalla conferenza del Social Forum della Moldavia con la partecipazione di attivisti ed esperti di movimenti civici svoltasi il giorno 8 settembre 2014

«Il sequestro delle istituzioni statali, la sottomissione della forze dell'ordine e delle agenzie della sicurezza, le misure antisociali dirette alla distruzione di ciò che resta dell’economia Moldava, la cancellazione del dissesno e dell’opposizione nei mass media, la profonda corruzione dei politici, le misure deliberate che hanno determinato la chiusura del mercato russo per i produttori della Moldavia; tutte queste misure (e molte altre) intraprese dal regime oligarchico-nazionalista [sostenitore della Grande Romania, Ndr] spingono la Moldavia e la sua società multi-etnica e multi-linquistica verso il collasso sociale e il rafforzamento delle tendenze nazionaliste.

Le autorità moldave hanno usurpato il diritto del popolo di scegliere la via per l’integrazione del paese. Esse hanno imposto in termini brutali l’accordo con l'Unione europea, cedendo la sovranità nazionale ai burocrati di Bruxelles. Così, la Costituzione della Moldavia che include punti circa lo status neutrale della Repubblica è stata calpestata dagli stivali della NATO, ciò mentre gli stati imperialisti, senza il consenso dei cittadini, dichiarano apertamente che vogliono includere la Moldavia nel loro sistema politico-militare.


Stiamo categoricamente contrari all’inclusione della Moldavia nel sistema neoliberale di Moldavia, nel quale i cittadini non possono in alcun modo influenzare la vita politica del paese. Noi denunciamo le azioni delle nostre autorità che usano la censura e sopprimono ogni dissenso.

Il futuro del popolo già adesso non viene deciso dai ladri e dei funzionari corrotti di Kishinev, ma da quelli di Strasburgo e Washington. Noi riteniamo invece spetti al popolo multietnico della Moldavia decidere sullo futuro del Paese.

Tuttavia, l'atteggiamento acritico verso le decisioni europee adottato dalle autorità ed imposto all'intera società può contribuire ad una svolta positiva. Pensiamo che i cittadini della Moldavia possono e debbono esercitare il diritto di esprimere la loro opinione sulla politica estera del Paese. Questo corso non può essere deciso da servi che hanno afferrato il potere per i loro interessi lucrativi personali.

Siamo convinti che la soluzione dei problemi della società moldava può essere perseguita solo pacificamente e senza l'intrusione dei militaristi occidentali che spingono i leader del Paese ad avallare le provocazioni e gli atti di forza.

La democrazia, la solidarietà, la libertà e il diritto di vivere una vita dignitosa sono i valori integranti dell’internazionalismo, come la pace tra le comunità etniche, il bilinguismo, e il rafforzamento della sovranità della Moldavia».

giovedì 28 agosto 2014

SE ASSAD SI ALLINEA CON OBAMA... di Leonardo Mazzei

28 agosto.
Dunque, forse ci siamo. Assad ha chiesto l'aiuto americano, ed Obama non glielo ha negato. Per ora siamo ai preliminari. Damasco vuol "coordinarsi" con Washington, che normalmente usa "coordinarsi" solo con se stessa. In altre parole, il punto è quello di decidere dove, come e quando colpire dal cielo le forze dell'ISIS in Siria. Intanto —fonte al-Jazeera— gli USA hanno iniziato i voli di ricognizione propedeutici ai bombardamenti.
Se il "coordinamento" formale probabilmente non ci sarà mai, quello di fatto sembra già in funzione. Siria come Iraq dunque, con i rispettivi governi ad implorare un aiuto americano. Anzi anglo-americano, perché Damasco ha invitato a combattere sul proprio territorio anche gli inglesi. 

Al di là degli sviluppi futuri, soggetti a diverse variabili, quel che appare certa è la irrimediabile crisi degli schemi interpretativi su quanto sta avvenendo non solo in Siria, ma in tutto il Medio Oriente a partire dal 2011.

Non regge, ovviamente, il solito schema occidentale: democrazia contro dittatura, civiltà contro barbarie, bombardamenti "etici" contro terrorismo. Ma salta anche lo schema di certuni, che pur dichiarandosi "antimperialisti" sono soltanto dei "geopoliticisti", vittime spesso ignare di concezioni astratte e di schemi statici incapaci di comprendere la fulminante dinamicità degli eventi in corso.

Ai primi basta ricordare le loro contraddizioni. All'occidente i dittatori vanno benissimo finché stanno dalla sua parte, e dei colpi di stato della Cia si è perso il conto. La civiltà dell'occidente è quella dei bombardamenti aerei, di Hiroshima, di Gaza. E' la civiltà di Guantanamo e del dominio incontrastato del suo diritto imperiale. All'occidente, ed in primo luogo agli Usa, quel che interessa è solo la strenua difesa dei propri interessi. In questo quadro il dittatore nemico di ieri può benissimo diventare l'alleato di oggi, magari con il pretesto della comune lotta al terrorismo.

E' sui secondi, invece, che qui dobbiamo spendere qualche parola in più. Secondo costoro la rivolta scoppiata in Siria nel marzo 2011 è stata solo una manovra pilotata dagli americani. Ed una creatura americana sarebbe l'ISIS, mentre il governo Assad sarebbe stato in questi anni il faro della resistenza antimperialista in Medio Oriente. Uno schema messo a dura prova dai recenti avvenimenti. Di più: semplicemente ridicolizzato dai fatti.

Seguendo lo schema dei nostri complottisti avremmo che i creatori dell'ISIS bombardano oggi la loro creatura e che i nemici giurati di Assad vanno di fatto ad appoggiarlo. Misteri che si dovrà pur spiegare... 

Ma non c'è solo la Siria. Diamo, ad esempio, un rapido sguardo alla Libia. Qui l'occidente, mettendosi a ruota del buffo marito di Carla Bruni, dichiarò guerra a Gheddafi, il dittatore di turno colpevole di tutti i mali del mondo. Si disse allora che dietro alle forze islamiste della Cirenaica operavano i servizi delle potenze della Nato. E si disse anche che l'astuto Napoleone parigino avrebbe scalzato l'Eni dagli affari petroliferi con la sua Total.

Oggi, a soli tre anni di distanza, mentre solo le forze islamiste sembrano in grado di ridare un qualche ordine ad un paese dilaniato dalle lotte tribali, l'occidente non riesce a fare di meglio che dare via libera ai bombardamenti contro le milizie islamiche, effettuati a quanto pare con aerei degli amici degli Emirati, partiti da basi dell'amico Egitto. Se alleanza con le forze islamiche c'è mai stata, di certo oggi non c'è più. Intanto la Total è in fuga dalla Libia, mentre l'Eni ha mantenuto le sue storiche posizioni...

Che dire? Ammettessero almeno che non tutte le ciambelle riescono col buco! Invece no. Ci è capitato di leggere nei giorni scorsi che la Libia sarebbe addirittura un luogo dove si combatte la guerra tra gli Stati Uniti (e i loro alleati) ed una non meglio imprecisata Eurasia. Concetto senz'altro raffinato, ma ben poco argomentato.

Quel che sfugge a costoro è la complessità dello scenario mediorientale. Uno scenario profondamente cambiato negli ultimi anni. In questo sito ci siamo sforzati di affermare un concetto, quello secondo cui per cercare di capire quanto sta avvenendo bisogna considerare tre fattori: quello geopolitico, quello regionale, quello nazionale dei singoli paesi entrati in vario modo in questa furibonda battaglia.

La geopolitica è solo uno di questi fattori. Limitarsi ad essa porta necessariamente fuori strada. Oggi più di ieri, perché se dieci anni fa seguendo le mosse della superpotenza americana si poteva spiegare l'80% di quel che accadeva, oggi essa può spiegare soltanto un 30% degli sconvolgimenti in corso.

Che cosa è avvenuto nel frattempo, a determinare questo cambiamento? Sono avvenute tre cose: 1) un indebolimento relativo degli Stati Uniti, dovuto anche ai risultati delle Resistenze in Iraq ed Afghanistan; 2) la discesa in campo di almeno tre potenze regionali - Turchia, Iran, Arabia Saudita, con sullo sfondo l'Egitto - che giocano una loro specifica partita; 3) l'irruzione sulla scena dei popoli arabi, oggi costretti ad indietreggiare (basti pensare al caso egiziano), ma non più semplici pedine di un potere affidato alle èlite.

Come scriveva Moreno Pasquinelli, in un suo articolo sull'Iraq di due settimane fa:

«Meglio usare la ragione per spiegare i complessi fenomeni storico-sociali che attraversano l’islam, meglio capire da dove venga e dove possa portare il potente moto di rinascimento islamico, di cui il takfirismo è manifestazione.

La fitna, la scontro settario, non avrebbe assunto le dimensioni colossali che ha, se non si comprendesse qual è la vera posta in palio. Il Medio oriente resta, non solo per il petrolio, una zona decisiva per chiunque voglia assicurarsi l’egemonia mondiale, o anche solo per avere un posto nella tavola dei dominanti.

Quello in atto in Medio oriente è solo l’inizio di un sconquasso geopolitico di portata storica e globale, l’equivalente della “nostra”  Guerra dei trent’anni. Stanno definitivamente saltando in aria gli assetti dell’intera regione, figli della spartizione delle spoglie dell’Impero ottomano compiuta dalle potenze coloniali inglese e francese (Accordi Sykes-Picot del maggio 1916). 

Usando questa chiave di lettura possono essere decodificate e comprese le mosse dei diversi attori che calcano la scena mediorientale: le potenze internazionali, gli USA in primis (di cui Israele è in ultima istanza una protesi), Russia e Cina; e quelle regionali: Iran, Arabia Saudita, Egitto,Turchia.

Queste potenze, le cui alleanze in questo lungo conflitto muteranno anche in forme inattese, vorrebbero fare i conti senza l’oste, ovvero escludere dal gioco il potente movimento di massa di rinascita sunnita di cui l’ISIS è la punta dell'iceberg. Per questo tentano di coalizzarsi allo scopo di abbattere prima possibile il califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. Tuttavia esso, per quanto i suoi confini siano aleatori, è oramai una potente realtà. Non sarà facile ai diversi predoni, debellarlo».   


Conclusioni

Sottolineiamo questo passaggio: «Queste potenze, le cui alleanze in questo lungo conflitto muteranno anche in forme inattese». Tre anni fa Assad era il mostro, due anni fa gli Usa finanziavano le milizie islamiste, un anno fa Obama fermò i propri bombardieri solo un attimo prima del loro decollo (un dietro-front sul quale si è riflettuto ben poco), mentre oggi il Nobel per la pace - l'appassionato guidatore a distanza dei droni assassini che spargono morte in tanti paesi - sembra pronto all'alleanza con il regime siriano.

Un'alleanza solo di fatto, ci mancherebbe, che le apparenze vanno salvate! Un'alleanza non poi così strana, cari "geopoliticisti", "antimperialisti" con 10 virgolette, dato che il clan Assad già collaborò nel 1991 all'aggressione all'Iraq, con l'invio di ben 15mila soldati mandati a combattere Saddam Hussein. 

Concludendo. L'imperialismo americano rimane il nostro principale nemico. Guai a dimenticarlo anche per un solo attimo. Ma guai anche a farne un avversario invincibile ed onnipotente. Non lo è, e lo scenario mediorientale ce lo dimostra. Ed i primi a capirlo dovrebbero proprio coloro che teorizzano il passaggio ad un'epoca multipolare.

Questo passaggio non è ancora avvenuto, e si può tranquillamente escludere che possa avvenire in forma pacifica. Tuttavia, grazie anche alla resistenza ed alle sollevazioni dei popoli, l'imperialismo americano è meno forte di dieci anni fa. Esso è sempre molto attivo in Medio Oriente, militarmente e politicamente. Bombarda l'Iraq non certo a difesa di cristiani e yazidi, quanto piuttosto per sostenere il governo filo-israeliano del Kurdistan iracheno, e probabilmente bombarderà le postazioni dell'ISIS anche in Siria.

Politicamente l'imperialismo ha però bisogno di alleanze. Così è sempre stato. Ne trovò di larghissime nella Guerra del Golfo del 1991, ne trovò assai meno nel 2003. Oggi, però, il quadro è più complesso. La Turchia è un paese Nato, ma che persegue un proprio - per quanto indebolito - disegno regionale. L'Arabia Saudita è un alleato di sempre, ma che certo non disdegna il sostegno alle formazioni sunnite takfiriste in funzione sia anti-iraniana che anti-turca. L'Iran di Rohani non è quello di Ahmadinejad, e tuttavia rimane agli occhi di Washington una potenza pericolosa anche per i propri rapporti con Mosca.

Dunque, la politica americana è più pragmatica che mai. E non potrebbe essere diversamente. Impossibile perciò stupirsi se in qualche momento vi è stata una convergenza tattica con le formazioni islamiste. Convergenza accettata spregiudicatamente anche da queste ultime, ma solo transitoriamente e non in quanto creature della Cia. Già in Iraq forze che oggi stanno in qualche modo a fianco dell'ISIS combatterono in passato contro l'organizzazione fondata da al-Zarqawi, dalla quale la stessa ISIS discende.

Nessuno stupore dunque - ed al tempo stesso nessuna certezza - sulla possibile alleanza Obama-Assad. Un'alleanza per altro ben vista da Israele. Se alleanza sarà, noi non ci stupiremo. Ma che diranno i sostenitori della visione "geopoliticista", quella che ritiene che la rivolta siriana sia solo un complotto americano contro Assad? Per ora di costoro non abbiamo notizie. Ma c'è tempo e noi aspettiamo, anche se non troppo fiduciosi.

giovedì 19 settembre 2013

SIRIA: COSA È DIVENTATA QUESTA GUERRA E COME FERMARLA di Wilhelm Langthaler*

19 settembre

«Tiriamo un sospiro di sollievo per il fatto che la minaccia di un'imminente aggressione degli Stati Uniti alla Siria sia stata sospesa e un canale diplomatico aperto. Ma lo spettro della potenza militare degli Stati Uniti rimane al suo posto e la sanguinosa guerra civile continua. Dobbiamo quindi intensificare la campagna contro l'intervento straniero,  soprattutto quello occidentale. Ma allo stesso tempo dobbiamo aiutare ad aprire la strada ad un governo di transizione che soddisfi le richieste del movimento popolare democratico.

Fin dall'inizio del conflitto ci siamo opposti fermamente a qualsiasi ingerenza straniera e a maggior ragione  all'intervento militare. Come opposizione anti-sistemica in Occidente consideriamo come nostro compito principale combattere l'imperialismo e il neocolonialismo sotto le mentite spoglie di umanitarismo, di esportazione della democrazia, di protezione dei civili o camuffamenti simili. Questa è una questione di principio che si è dimostrata valida in Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq e in molti altri luoghi.

In Siria l’ingerenza straniera è stata fondamentale nel trasformare il movimento sociale, democratico e civile delle masse popolari in una guerra civile settaria distruggendo la speranza di vittoria delle classi sociali subalterne opposte alle elite dominanti.

All'origine di questa tragica metamorfosi c’è stato sicuramente il rifiuto della leadership di Assad di concedere sostanziali diritti democratici. Il movimento popolare è stato semplicemente schiacciato con la forza bruta — la famigerata "soluzione sicurezza". Così, fino ad oggi, non solo le frange armate della ribellione sono state colpite dalle truppe governative, anche gli organismi popolari in rivolta hanno subito una spietata guerra asimmetrica — che oltretutto ha ricalcato i sistemi strategici anti-insurrezionali americani di prosciugamento dell’acqua per asfissiare i pesci. La leadership di Assad ha copiato e incollato la narrazione ideologica statunitense della guerra al terrore negando totalmente le ragioni sociali soggiacenti alla rivolta. Fino ad oggi il regime siriano si è rifiutano di fare qualsiasi concessione, qualsiasi compromesso, qualsiasi gesto simbolico significativo che andasse incontro alle richieste popolari, fornendo così all'imperialismo il pretesto per intervenire.

A sua volta la quasi fulminea ingerenza straniera, prima di tutto da parte della Turchia e delle monarchie del Golfo ha fortemente guidato e accelerato la spirale di militarizzazione e confessionalizzazione. Mentre il regime nasconde il suo comunitarismo de-facto dietro una laicità di facciata, i jihadisti e altri islamisti si vendicano in modo apertamente settario. Essi stanno diffondendo il terrore tra le minoranze e contribuiscono a loro modo a distruggere il movimento popolare democratico.

Un attacco militare degli Stati Uniti, tuttavia, non porrebbe in alcun modo fine a questa guerra civile ma, al contrario, darebbe la stura ad una più grande carneficina confessionale.

L'unico modo per uscire da questo disastro, ponendo fine della guerra civile, è una soluzione politica basata su un compromesso geopolitico tra Stati Uniti e Russia — nonostante il fatto innegabile che ad entrambi non interessi nulla dei diritti democratici del popolo, visto che tutti e due sono alla ricerca della loro parte di bottino. Questo ri-bilanciamento globale di interessi rappresenterebbe solo la cornice di una soluzione politica, sarebbe una condizione necessaria ma non sufficiente. Il conflitto interno mantiene uno suo slancio autoctono e richiede il proprio riequilibrio.

Senza un massiccio intervento degli Stati Uniti (che noi rifiutiamo e combattiamo ) non c’è tuttavia nessun modo per entrambi i fronti di vincere militarmente la guerra. L’escalation militare e il settarismo camminano mano nella mano ed entrambi i lati stanno radunando le loro forze. Poi vi è il supporto straniero per entrambe le parti che possono così disporre di ingenti risorse. Tutto ciò porta ad uno scenario di anni di guerra civile di lunga durata.

Un assalto aereo americano a favore della rivolta, nell'attuale situazione di stallo strategico, farebbe fare progressi significativi al jihadismo, che è la più forte forza armata sul terreno. Washington non vuole andare troppo lontano su questa strada.

Dal punto di vista popolare  e democratico un cessate il fuoco è necessario al più presto possibile. (In ultima istanza anche per gli Stati Uniti e la Russia non c’è altra via d'uscita). Ma internamente sarà possibile solo in un processo dialettico che porti anche ad un governo di transizione. Esso dovrebbe avere lo scopo di definire la struttura di un processo costituzionale e, infine, anche stabilire delle elezioni. Ciò significa che il gruppo dirigente di Assad deve lasciare la sua pretesa esclusiva sul potere. A sua volta l'altro lato deve riconoscere che la leadership di Assad rappresenta alcuni settori popolari (prima di tutto gli alawiti e, in parte, anche altre minoranze, volenti o nolenti).

La costituzione di gruppi settari confessionali a causa della guerra civile e dell'ingerenza straniera è un fatto innegabile. Così anche a questo livello deve essere raggiunto un compromesso per garantire la sicurezza delle minoranze. Mantenere il repubblicanesimo francese formale (che in Siria è in realtà un comunitarismo camuffato) significa versare benzina sul fuoco del settarismo. Quindi, l'accettazione di un riequilibrio tra le diverse comunità confessionali è un elemento necessario per porre fine alla guerra civile settaria e quindi anche una pre-condizione per affrontare il settarismo del tutto.

In questa fase non è né chiaro né stabilito chi sarà in grado di rappresentare il lato opposto al regime e con quale legittimità. In realtà una enorme lotta per la leadership ha imperversato tra gli oppositori del regime, e ciò con una  massiccia ingerenza straniera. Questo processo di formazione della rappresentanza politica potrà maturare non appena il regime si mostrerà pronto e serio nel fare un passo indietro, accettando di condividere il potere. Finché il gruppo di Assad insisterà sulla capitolazione dei suoi nemici, dall’altra parte il jihadismo continuerà a crescere.

Le interveniste potenze regionali come la Turchia e i paesi del Golfo cercheranno di mettere in sella gli islamisti che gli ubbidiscono di più. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non hanno agenti affidabili di una qualche consistenza e cercheranno di sostenere coloro che sono pronti a schierarsi contro il jihadismo — sbarazzarsi del jihadismo, per il blocco occidentale e le sue ramificazioni regionali, sarà un'operazione molto difficile e conflittuale. Ma ci sono anche le forze democratiche e non settarie che potrebbero esercitare una certa influenza, nonostante il fatto che esse non detengano né armi né territorio. Data la loro debolezza queste forze potrebbero non essere immuni dall’adottare posizioni opportuniste verso le potenze straniere. Soprattutto l’Occidente cercherà di usarle per i propri  scopi.

In questa lotta abbiamo bisogno di sostenere quelle forze democratiche e sociali disposte e in grado di preservare la loro indipendenza dall'imperialismo. Esse sono le uniche che possono difendere e tenere vive le rivendicazioni democratiche in seno al processo negoziale, e che sono potenzialmente in grado di attutire le avanzate tensioni settarie, ed anche di lavorare contro la spartizione de-facto del paese in base a linee confessionali».

Non vi è alcuna garanzia che un tale progetto possa avere successo tra gli ingranaggi della schiacciante macchina geopolitica. Ma si deve tentare, dato che non c'è altra via d'uscita da questo conflitto armato entro il quale il movimento popolare democratico è destinato a soccombere».


* Wilhelm Langthaler  è il portavoce internazionale del Campo Antimperialista
** Traduzione a cura della redazione della sezione italiana del Campo

*** Fonte: Campo Antimperialista

martedì 10 settembre 2013

DOMENICO QUIRICO E IL PAESE DOVE IL MALE TRIONFA


10 settembre. L'ultima volta che ci capitò di esultare con personaggi come la Emma Bonino era nel 1974, quando si vinse il referendum per il divorzio. Ci imbarazza ora gioire con lei per la liberazione di Domenico Quirico (nella foto ad Aleppo nella primavera del 2012). Ma è un giornalista verso il quale nutriamo stima, per il suo giornalismo coraggioso, onesto ed elegante. Quirico ha subito, in Siria, 152 giorni di durissima prigionia, in mano a quei gruppi di "ribelli", non qaedisti ma dell'Esercito Siriano Libero (Esl), quello foraggiato dall'Occidente e dai suoi alleati regionali.

Il racconto che Quirico ha appena fatto della sua tragica disavventura (pubblicato su LA STAMPA di oggi), non è solo toccante, è programmatico. Con alcune efficaci pennellate descrive cosa sia diventata oggi la guerra civile siriana. Lui aveva sostenuto (come noi) la rivolta spontanea del marzo 2011, ed aveva denunciato la brutale repressione del regime di Assad. Oggi seppellisce le sue speranze e narra della degenerazione della rivolta, finita in mano, o a jihadisti "ascetici" (che comunque restano umani e non si comportano da delinquenti) o a bande di combattenti sanguinari e privi di scrupoli che vogliono rovesciare Assad perché assetati di potere.
Dara'a: marzo 2011: dove tutto pacificamente è iniziato

Una guerra fratricida, aggiungiamo noi, con i "cattivi" che spadroneggiano da entrambi i lati. Occorre fermarla, spezzare la spirale delle vendette comunitarie, sostenere le forze che in Siria chiedono una soluzione politica. 
A maggior ragione occorre dire NO all'aggressione americana.

[SIRIA: FERMARE LA GUERRA - Appello internazionale]


DAL RACCONTO DI DOMENICO QUIRICO 
pubblicato su LA STAMPA di oggi

«La notte era dolce come il vino: l’8 aprile ad al Qusayr, Siria, per raccontare un altro capitolo della guerra siriana, dove la Primavera della rivoluzione sembrava poter durare per sempre e capovolgere il mondo. E invece sono stati 152 giorni di prigionia, piccole camere buie dove combattere contro il tempo e la paura e le umiliazioni, la fame, la mancanza di pietà, due false esecuzioni, due evasioni fallite, il silenzio; di Dio, della famiglia, degli altri, della vita. Ostaggio in Siria, tradito dalla rivoluzione che non è più ed è diventata fanatismo e lavoro di briganti. L’ostaggio piange e qui tutti ridono del suo dolore, considerato come prova di debolezza. 

Una strada di Aleppo devastata dai bombardamenti dell'esercito siriano

«La Siria è il Paese del Male; dove il Male trionfa, lavora, inturgidisce come gli acini dell’uva sotto il sole d’Oriente. E dispiega tutti i suoi stati; l’avidità, l’odio, il fanatismo, l’assenza di ogni misericordia, dove persino i bambini e i vecchi gioiscono ad essere cattivi. I miei sequestratori pregavano il loro Dio stando accanto a me, il loro prigioniero dolente, soddisfatti, senza rimorsi e attenti al rito: cosa dicevano al loro Dio? Siamo entrati in Siria il 6 aprile con il consenso e sotto la protezione dell'Armata siriana libera. (...)

«L'ideatore e capo del gruppo che ci teneva prigionieri era un sedicente emiro che si chiama, anzi, si fa chiamare Abu Omar; un soprannome. Ha formato la sua brigata reclutando gente della zona, più banditi che islamisti o rivoluzionari. Questo Abu Omar copre con una vernice islamista i suoi traffici, le sue attività illecite, e collabora con il gruppo che successivamente ci ha preso in carico, al-Faruk. Al-Faruk è una brigata molto nota della rivoluzione siriana, fa parte del Consiglio nazionale siriano, e i suoi rappresentanti incontrano i governi europei. E' stata creata da un generale ribelle che ha arruolato combattenti fra la ente più povera di Homs, fra i più dimenticati della mafia di regime. 

Ciò che resta di un quartiere di Hama
«L'Occidente si fida di loro ma ho imparato a mie spese che si tratta anche di un gruppo che rappresenta un fenomeno nuovo e allarmante della rivoluzione: l'emergere di gruppi banditeschi di tipo somalo, che approfittano della vernice islamista e del contesto della rivoluzione per controllare parte del territorio, per taglieggiare la popolazione, fare sequestri e riempirsi le saccocce di denaro. (...)

«... per una settimana siamo stati affidati ad una brigata di Jabat Al Nusra, l'Al Qaeda siriana. E' stato l'unico momento in cui siamo stati trattati come esseri umani, per certi aspetti persino con simpatia: ad esempio i hanno dato da mangiare le stesse cose che mangiavano loro. I qaedisti in guerra fanno una vita molto ascetica e sono dei guerriglieri radicali, islamisti fanatici che si propongono di costruire uno stato islamico in Siria e poi in tutto il Medio Oriente, ma nei confronti dei loro nemici - perchè noi, cristiani, occidentali, siamo loro nemici - hanno un senso di onore e di rispetto. Al Nusra è nell'elenco delle organizzazioni terroristiche degli americani ma sono gli unici che ci hanno rispettato. (...)

«Nessuno ha avuto verso di me una manifestazione di quella che noi chiamiamo pietà, misericordia, compassione. Persino i vecchi e i bambini hanno cercato di farci del male. Lo dico in termini forse un po' troppo etici, ma veramente in Siria io ho incontrato il paese del Male. (...)

« Erano di un gruppo che si professa islamista ma in realtà è formato da giovani sbandati che sono entrati nella rivoluzione perchè la rivoluzione oramai è di questi gruppi che sono a metà tra il banditismo e il fanatismo. 

Primavera 2013: una zona di Homs dopo il contrattacco del regime
«Seguono chi gli promette un futuro, gli dà le armi, la forza, gli versa il denaro per comprarsi i telefonini, computer, vestiti. Le Adidas sono estremamente diffuse in Siria, tutti hanno magliette Adidas, scarpe Adidas, sembra una specie di sponsorizzazione. Questi ragazzi vivono una vita di maschi, senza femmine, comunitaria, in cui non fanno nulla e passano la giornata sdraiati sui materassi a bere mate. Credevo fosse una cosa sudamericana invece è estremamente diffuso in alcune zone della Siria. E fumano Marlboro originali americane che fanno arrivare dalla Turchia. Io sembravo più islamista di loro perchè non fumo e non bevo. E guardavano la televisione ma l'informazione era l'ultima cosa che gli interessava. Solo filmetti vagamente osé della televisione del Qatar o vecchi film egiziani sentimentali degli anni 50 in bianco e nero o gare di lotta, il wrestling americano oppure una terribile forma di lotta praticata nei paesi arabi in cui tutto è permesso». 

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)