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lunedì 5 dicembre 2016

UN TRIONFO DELLA PROTESTA E DELL'INTELLIGENZA DEL POPOLO ITALIANO

[ 5 dicembre ]

«M5S si adopri affinché prenda vita, in vista delle prossime elezioni, un blocco politico costituzionale pronto a prendere in mano le redini del Paese».

Noi l'avevamo detto.
Non solo contri i "gufi", anche contro coloro che negli ultimi giorni si stavano facendo prendere dal panico: (1) avremo una vittoria ampia e rotonda del NO, (2) Renzi si dimetterà e, (3) la legislatura non arriverà alla sua naturale conclusione, si voterà nel 2017.

Così è stato, così è, così sarà.

Da dove veniva tanta nostra sicumera? Da un'analisi lucida della situazione drammatica del Paese, dal fatto che la maggioranza del cittadini avrebbe usato le urne per lanciare un potente grido di protesta sociale. Contro chi? Non solo contro l'indisponente Matteo Renzi (ed il suo governo), ma contro il Palazzo, contro l'establishment, contro le élite che stanno nella stanza dei bottoni, contro le oligarchie europee e sovranazionali. Questo è infatti anche un implicito NO all'Unione euro-tedesca, che infatti ora è più traballante.

Il referendum lascia sul terreno anche altri cadaveri. La lista sarebbe lunga, ma due li vogliamo indicare: (1) la leggenda auto-razzista dei piagnoni per cui il popolo italiano sarebbe un popolo bue, assuefatto, docile, succube di chi comanda, incapace di alzare la testa; (2) la tesi che l'indignazione di massa sarebbe una paccottiglia..."antipolitica". Mai voto popolare è stato più politico di questo.

Le urne ci hanno consegnato, assieme alla fotografia di un Paese in cui chi sta sotto non segue più chi sta sopra, un segnale di speranza, di ottimismo. Ce n'era bisogno dopo tanta auto-flagellazione. Una vittoria che ha del formidabile visti la potenza dello schieramento nemico ed il bombardamento martellante e senza precedenti dei media per il Sì.

La frattura è profonda, è sociale prima ancora che politica, è tra due blocchi sociali: quello di chi ancora se la passa bene, e preferisce la conservazione, e quello, maggioritario, di chi se la passa male e preme per un cambiamento radicale, anzi, una inversione ad U. 

Adesso, come avevamo pronosticato, si entra in una nuova fase politica.

I poteri forti, italiani europei e sovranazionali, tenteranno di prendere tempo, di sostituire Renzi con un altro loro fantoccio. Cercheranno di evitare come la peste elezioni anticipate che ci darebbero un Parlamento conforme al risultato del referendum, che potrebbe dare vita ad un governo per la prima volta disobbediente ai grandi poteri oligarchici.

I teorici della "accozzaglia", i pennivendoli di regime, ci dicono che dal NO non verrà fuori niente di buono per il Paese.

E' invece possibile, certamente auspicabile, dopo un trionfo di tali proporzioni, che in vista delle prossime elezioni anticipate prenda forma un blocco costituzionale, un'alleanza politica che lanci la sfida e sia pronto a dare vita ad un governo popolare d'emergenza. E' il Movimento 5 Stelle che deve fare la prima mossa. I pentastellati sanno che mentre la maggioranza degli italiani chiede un governo di alternativa, che essi da soli mai potranno governare il Paese. Ci auguriamo che ne prendano atto e la facciano finita con la politica,a questo punto pericolosissima, dell'autosufficienza.

M5S si adopri affinché prenda vita, in vista delle prossime elezioni, un blocco politico costituzionale pronto a prendere in mano le redini del Paese.

giovedì 6 agosto 2015

CI SCRIVE UN LETTORE.... "è la stessa idea di popolo che occorre ripensare"

[ 6 agosto ]

«Vi volevo segnalare questo articolo di Le Monde.
Si dice che la Spagna, nonostante vari problemi, sta crescendo ed è entrata in un circolo virtuoso.
Uno dei motivi è il calo del costo del lavoro e quindi, immagino, la creazione di posti da precario sottopagati. La gente non ne dovrebbe essere contentissima. E invece Rajoy sale nei sondaggi...
Però sia Le Monde che altri come Evans Pritchard sottolineano come non solo la Spagna ma tutta la zona euro sia in progresso con delle ottime prospettive per il periodo 2015-16. Su un altro blog di finanza si riportava che vari analisti prevedono nuovi massimi per il FTSE MIB il prossimo anno.

Quindi crescita sui fondamentali ma NESSUN miglioramento per i lavoratori e costante aumento delle disuguaglianze con i ricchi sempre più ricchi e la classe media sempre più povera. Ma le borse salgono e il QE durerà "finché necessario" quindi se fare piccola media impresa è meno facile di prima, guadagnare bene è "più" facile di prima. Ma solo per i benestanti.

Io vorrei sapere che spiegazione razionale esiste al fatto che le fasce più deboli della popolazione peggio stanno e meno reagiscono.
Ossia: al governo ci va il partito che rappresenta gli interessi del "padronato" e questo forse è anche comprensibile, ma la cosa che mi sfugge è perché le fasce più deboli finiscano regolarmente per:

a) votare 

come le classi sociali medie benestanti, quelle ad esempio che hanno proprietà immobiliari e/o dei buoni risparmi e che quindi con il QE ci guadagnano piuttosto bene, probabilmente più che se rischiassero in un'attività imprenditoriale. Cioè il popolo vota secondo gli interessi di "un'altra" classe sociale.
b) astenersi
Non riesco a capirlo e vorrei far presente che se non comprendiamo il meccanismo di questo comportamento continueremo a dibatterci in questa situazione di stallo domandandoci il perché, come nel recente post di Pasquinelli che si chiedeva il motivo di questo mortorio politico. Diceva: intanto prepariamo il partito...ma per fare che, se la gente sembra accettare qualsiasi cosa passivamente, addirittura l'umiliazione nazionale in seguito al plateale tradimento di un referendum vinto con ben il 60% dei voti?
Forse ci focalizziamo troppo sulle analisi politiche ed economiche.
Credo che dovremmo prima di tutto rielaborare l'idea stessa di "popolo" cercando di individuare gli schemi di comportamento di una massa senza più alcun punto di riferimento né politico, né ideale, né culturale, né tradizionale».


In sede di risposta

Anzitutto, sulla "crescita dei fondamentali".
Non c'è alcuna crescita dei cosiddetti "fondamentali", nemmeno in Spagna. Nello stesso articolo di Le Monde citato dal nostro lettore si legge:
«Dopo aver recuperato, la crescita ritornerà al suo dinamismo pre-crisi? Niente è meno certo, perché gli handicap sono molti. A partire dal persistente alto tasso di disoccupazione strutturale. Molti ex lavoratori edili, probabilmente non riusciranno a trovare lavoro. E la forza lavoro è in media meno qualificata che nei paesi vicini. Secondo Eurostat, solo il 55% degli spagnoli in età lavorativa ha completato il secondo ciclo di scuola secondaria, contro il 70% nella zona euro».
L'economia spagnola conosce un aumento del Pil (che comunque resta del 4% sotto ai livelli del 2008) solo grazie alle esportazioni, le quali sono state aiutate non solo dall'abbassamento dei salari ma dalla svalutazione dell'euro. Il mercato interno è invece al collasso ed il tasso di disoccupazione è al 22,4%!

E in Italia? Malgrado la "debolezza" dell'euro e la crescita delle esportazioni l'Istat ci dice che a giugno c'è stata una nuova battuta d'arresto della produzione industriale. Mercato e domanda interni sono ai minimi storici: 
«Questi dati altalenanti dimostrano che siamo ben lontani da un trend positivo e che non siamo ancora usciti dal tunnel della crisi. Fino a che i consumi non ripartono e le famiglie continuano ad arrancare e a far fatica ad arrivare alla fine del mese, difficilmente la produzione industriale potrà decollare, dato che se le famiglie non acquistano, i negozi non ordinano e le imprese, di conseguenza, non producono. Non per niente il dato sui beni di consumo è uno di quelli che registra la peggior performance su base annua».
Come chi ci segue da tempo sa bene, noi pensiamo che il nostro Paese, nel contesto generale dell'Occidente capitalistico, è entrato in una fase di stagnazione economica e di decadenza sociale di lungo periodo.

E' quindi sul lungo periodo che ci si deve misurare per comprendere le dinamiche del risveglio popolare e dei conflitti sociali.

Il lettore conclude: «Credo che dovremmo prima di tutto rielaborare l'idea stessa di "popolo" cercando di individuare gli schemi di comportamento di una massa senza più alcun punto di riferimento né politico, né ideale, né culturale, né tradizionale».

Sollecitazione giusta, a patto di comprendere che i "comportamenti" delle masse, al netto di fattori imponderabili, dipendono anzitutto sia da condizioni oggettive che dal grado di autonomia delle masse stesse, dalla presa ideologica delle classi dominanti. Piccole minoranze non possono incidere sulle condizioni oggettive —tranne nei casi in cui si trovino alla testa di potenti movimenti sociali—, possono e debbono invece contribuire alla cosiddetta "presa di coscienza", facendo sì che si faccia largo una diversa visione della società e del mondo. Ciò tuttavia sempre a partire dalle contraddizioni e dai problemi reali. Di qui l'importanza dell'analisi concreta della situazione concreta.

Ci sembra utile, al riguardo,  consigliare la lettura di questo articolo del marzo 2014.


Il trentennio andato sotto il nome di “globalizzazione” ha riplasmato le società tardo-capitalistiche. Il tessuto sociale emerso nel secondo dopoguerra, segnato dalla centralità delle fabbriche e dalla forte polarizzazione tra lavoro salariato e capitale, venne rimpiazzato da quello della cosiddetta“cetomedizzazione di massa” — una volta si diceva imborghesimento. Quale è stato il pervasivo messaggio ideologico del neoliberismo? Questo: “Proletari di tutti i paesi arricchitevi! Indebitatevi ma consumate e fatevi i cazzi vostri!”. 

La grande crisi sistemica del 2008-09 (propagatasi del centro verso le periferie), ha colto di sorpresa queste masse inebetite di parvenus, prigioniere della mentalità ideologica liberista. Questa mentalità non solo non muta alla stessa velocità dei processi sociali, ma anzi oppone resistenza, nell’illusione che tutto possa tornare come prima.

Che sia in corso una vera e propria guerra sociale oramai è sotto gli occhi dei più. Si potrebbe addirittura sostenere che si tratta di una vera e propria pulizia etnico-sociale. Interi gruppi sociali sono vittime di un vero e proprio sterminio di classe. La grande crisi sta producendo, come precipitato, una massa crescente di nuovi poveri, di proletari loro malgrado, di nuovi schiavi della globalizzazione. Provenendo dalle più disparate categorie sociali, compresi i cascami della borghesia, queste vittime della guerra sociale di sterminio sono il serbatoio dov’è ammucchiato il carburante esplosivo della rivoluzione democratica popolare in fieri. 


Questo sistema non vuole cambiare, ubbidisce alla più tetragona volontà di sopravvivenza. Questa cieca volontà di conservazione dell'ordine esistente da parte delle classi dominanti, mentre aumenta le probabilità di un nuovo generale collasso sistemico, alimenta la tendenza allo scontro sociale, di cui la sollevazione è il tornante più decisivo.

Ci sono quattro fasi che scandiscono la condotta sociale di questi nuovi poveri. 
(1) La prima segna il passaggio dal sonno ipnotico al risveglio(2) La seconda attiene al passaggio dal risveglio all’indignazione(3) La terza fase è quella in cui l’indignazione si trasforma in sollevazione. (4) La quarta vede la sollevazione trasformarsi in rivoluzione democratica.
Noi siamo appena entrati nella terza fase, quella del passaggio dall’indignazione alla rivolta. Il compito dei sovranisti rivoluzionari è quello di aiutare l’indignazione a diventare rivolta dispiegata. Lo si può e deve fare lavorando su due piani strettamente intrecciati: quello dell’organizzazione e quello della proposta politica.

Sul piano organizzativo si deve costruire in fretta, ovunque sia possibile, una lega dei rivoluzionari forte di nuclei militanti che debbono agire come il lievito della rivolta sociale diffusa. Per assolvere questa funzione devono essere esempio di devozione e di determinazione, punti di gravitazione e di mobilitazione dei decine di migliaia di cittadini già oggi disposti alla lotta.

Sul piano politico essi debbono agire per dare alla rivolta incipiente il respiro strategico, quindi una rappresentanza politica senza la quale essa non avrebbe speranza. In questo contesto si inserisce la proposta di un nuovo Comitato di Liberazione nazionale (CLN), che non sarà una mera addizione di soggettività politiche, bensì un ampio blocco sociale che dovrà condurre ala vittoria la lotta di liberazione. Una vittoria che non ha per posta un cambio di governo, bensì di regime e di modello sociale. I rivoluzionari debbono quindi, da una parte presentare la loro alternativa di società, l’idea di Paese che vogliono realizzare. Dall’altra indicare il programma di fase unitario del CLN, in altre parole le misure che un governo popolare d’emergenza, una volta riconsegnata al Paese la sua sovranità, dovrà applicare per rendere possibile la sua rinascita.

Per sua natura questa lotta di liberazione sarà prolungata, conoscerà fasi di avanzata e di ritirata. Una guerra che combinerà le due modalità di trincea e di movimento, e che tuttavia si vincerà in un solo giorno. I rivoluzionari sono il cervello e la spada della lotta di liberazione. L’assalto finale alla roccaforte centrale e allo Stato maggior nemico sarà possibile solo dopo che esso sarà stato accerchiato, ovvero dopo che saranno stati espugnati le sue postazioni e i suoi fortilizi, a cominciare da quelli più deboli, e quindi saranno state paralizzate, dal basso verso l’alto, le sue diverse articolazioni di comando.

Le circostanze storiche fanno sì che la lotta di liberazione sociale sia strettamente intrecciata a quella nazionale. La grande crisi non ha solo scompaginato gli assetti sociali, determinando una nuova gerarchia delle classi sociali nei singoli paesi; essa ha scombussolato la gerarchia tra le diverse nazioni. L’Italia, anche attraverso il ricatto del debito, da paese di punta dello schieramento imperialistico è diventata una potenza sub-imperialista periferica, sottoposta al saccheggio esterno. La sollevazione popolare prenderà la forma di una rivoluzione democratica. Questa a sua volta conoscerà alcune tappe. Inizierà con la cacciata del governo della fame e della servitù. Procederà fino al rovesciamento del regime oligarchico. Proseguirà verso losganciamento dal sistema di capitalismo-casinò.

Sono diverse le catene con cui è stata scippata al nostro Paese la sua sovranità. Se dobbiamo colpire quella rappresentata dall’euro non è perché abbiamo una qualche fissazione metafisica sulla moneta, quanto perché, delle diverse catene, è quella destinata a spezzarsi per prima. Occorre sempre sferrare i colpi sul punto intrinsecamente più debole del dispositivo sistemico avversario.

L’albero si riconosce dai suoi frutti. La moneta unica è stato uno dei principali strumenti con cui la cupola politica neoliberista, per nome e per conto della potente aristocrazia finanziaria internazionale, ha spazzato via le barriere difensive degli stati-nazione. Il processo di annientamento di ogni forma temibile di resistenza antagonistica non sarebbe stato possibile senza l’abbattimento, in nome dell’internazionalismo imperialista, le paratie dello Stato-nazione. Con ciò la stessa democrazia rappresentativa è stata ferita a morte. 

Dalla vittoria o dalla sconfitta della lotta di liberazione nazionale e sociale, dipendono la morte o il risorgimento della democrazia e dello Stato-nazione, che della democrazia rappresentativa è stata la culla storica. Ogni impero deve sbarazzarsi della democrazia, nessun impero può infatti vivere senza un regime di dispotismo politico —oggi nella forma di un sistema bipolare coercitivo.
L’impero euro-atlantico in cui il Paese viene trovarsi come provincia ha oramai due capitali, Washington e Berlino. Esso non si regge grazie ad una aperta occupazione militare, quanto invece —con l’ausilio della frazione della grande borghesia italiana pienamente incorporata nel sistema di saccheggio globalista ed di una schiera di proconsoli politici locali— ad una “occupazione economica e finanziaria”. Il nemico il popolo italiano ce l’ha quindi anzitutto dentro casa. Di contro alla credenza che esso sia lontano e imbattibile occorre quindi opporre l’idea che il nemico è invece vicino e battibile. 
Più questi proconsoli eseguono gli ordini imperiali, più affamano il popolo, più essi si indeboliscono e imprimono potenza alla molla della sollevazione che verrà.

Non c’è alcuna antitesi, anzi, tra lotta istituzionale ed extra-istituzionale. La prima forma anticipa e annuncia la seconda. I sussulti sociali saranno preceduti da nuove scosse politiche ed elettorali. L’opposizione tra via democratica e via rivoluzionaria è solo nella testa di coloro che sono affetti da “cretinismo parlamentare”. La via rivoluzionaria non è solo l’unica efficace, è la sola autenticamente democratica, dal momento che solo grazie ad essa il popolo lavoratore potrà liberarsi dallo stato di servitù.

giovedì 13 novembre 2014

«SEMO 'NA PONTA!»

13 novembre. "Semo 'na ponta", siamo in tantissimi!  Quest'affermazione dialettale, rimbalzava ieri tra le centinaia operai dell'Ast che occupavano, sotto la pioggia, l'autostrada del sole all'altezza del casello di Orte. 

Non era infatti per niente scontato, dopo 22 giorni di sciopero prolungato, che le maestranze delle acciaierie di Terni, rispondessero con una simile, compatta combattività. Un segnale preciso, non solo alla multinazionale ThyssenKrupp, ma anzitutto al governo Renzi ed al suo atteggiamento ponziopilatesco.

Tutto era cominciato alla partecipatissima assemblea davanti alle portinerie [foto sotto], convocata per le 10:30. I segretari nazionali dei metalmeccanici, contrariamente a quanto annunciato, non si sono presentati. Un'assenza che contribuisce a scaldare gli animi in una mattinata fredda e piovosa. Parlano alcuni membri della Rsu, che non dicono nulla oltre quel che si sa già: malgrado la mediazione (ponziopilatesca) del governo e le parole rassicuranti di Delrio, l'azienda persiste nel suo atteggiamento di sfida. 22 giorni di lotta che sembrano essere serviti a niente...

Non è tuttavia la rassegnazione che prende il sopravvento. Il pendolo oscilla dall'altra parte, da quella della rabbia, della volontà e dell'azione. Lo zoccolo duro del fronte operaio, la numerosa e incazzata minoranza di giovani operai, rumoreggia, protesta, chiede di passare al contrattacco. 
Alcuni delegati della Rsu raccolgono questa spinta —non possono fare altrimenti. parte un grido: "Tutti
all'autostrada!". L'obbiettivo da colpire più vicino, a portata di mano, per far sentire che non si molla. Uno scatto spontaneo che non esprime, come dicono certi giornali, "disperazione", invece la consapevolezza che solo passando a metodi di lotta più duri ed eclatanti si può piegare l'avversario.

Così l'assemblea si scioglie e un flusso enorme di lavoratori si muove per andare tutti, ognuno coi suoi propri mezzi, ad occupare l'A1. Appuntamento "davanti al porchettaro".

Dopo un'ora al casello si era già in tantissimi. Non era per nulla scontato. Ci si sente forti. Così si supera di slancio il casello per invadere l'autostrada (poliziotti già presenti, ma ben attenti a non assumere alcun atteggiamento provocatorio).

Altri operai arrivano, anche dopo, a gruppetti, a rendere ancor più massiccio il blocco. Nessuna intenzione di mollare, di limitarsi ad un blocco simbolico, come accadde il 31 luglio scorso. Da qui non ci muoviamo fino a quando non non sbloccano loro!". Ed infatti dopo quattro ore, alle 17:00, arriva la notizia che il governo riconvoca per il giorno dopo (oggi) il tavolo negoziale.

Così si decide di tornare ai presidi, o a casa, per quelli che ai presidi non sono di turno. Domani è un altro giorno.

La multinazionale non ha intenzione di retrocedere, approfittando della posizione "arbitrale" del governo Renzi. I sindacati non solo non hanno una proposta chiara per chiudere eventualmente la partita —e la sola che abbia un senso è quella della nazionalizzazione dello stabilimento—, non hanno la volontà di generalizzare il fronte di lotta. La busta paga di novembre sarà falcidiata. E' arrivato l'inverno. Tenere i presidi e i blocchi alle portinerie ed all'uscita delle merci 24 h è un impegno gravoso, tanto più in un contesto generale sia segnato dalla pace sociale e da un diffuso pessimismo riguardo al futuro.


Malgrado tutto ciò, malgrado almeno un migliaio tra operai e impiegati (su circa 3mila) si tenga alla larga dalla lotta e non aspetti altro che la fine dello sciopero, dopo tre mesi e mezzo di lotta e 22 giorni di sciopero prolungato, il sentimento prevalente è quello di RESISTERE, di non mollare. 

Cè insomma qualcosa di grande, e di commovente in questa vicenda.
Ci si chiede ai presidi: andrà a finire come nel 2004? Quando venne persa la battaglia sul "magnetico"? Avremo un nuova sconfitta? La forza dispiegata verrà gettata al vento?
Non è detta. Forse avremo delle sorprese.

L'esito non è affatto già scritto. Molto dipende se quello che abbiamo chiamato lo "zoccolo duro", invece di spingere da dietro sindacati e sindacalisti, saprà prendere presto la testa (politica) della battaglia. La questione del "Comitato di lotta". Sappiamo che un simile salto non si fa tutto d'un botto, che spesso occorrono anni affinché i lavoratori di una grande fabbrica producano e si riconoscano in nuovi capi e portavoce.
Lo sappiamo, ma sappiamo anche che qui sta la chiave di tutto.

martedì 11 settembre 2012

CON GLI OPERAI ALCOA MA...

Se ci fosse un governo popolare

di S.dA.

Tafferugli a Roma, cariche della polizia, Fassina contestato. Occorre sempre fare  casino affinché i media addomesticati si occupino del dramma del lavoro e della nostra Sardegna alla deriva.

mercoledì 11 luglio 2012

DAL PRESIDIO DEI FORCONI (3)

Mariano Ferro mentre controbatte ad agenti Digos
Quarto giorno
«Qui se non blocchiamo tutto non ci sente nessuno»



Ieri sera ci sono stati momenti di parapiglia e di tensione. Mentre era in corso lo stop alla circolazione dei mezzi e i Forconi distribuivano volantini e spiegavano le ragioni della loro protesta, un paio di camionisti hanno tentato di forzare il blocco. Ne è nato un acceso diverbio. Dallo scontro verbale si è passati alle mani. Un paio di Forconi si sono dovuti medicare al pronto soccorso.

venerdì 6 luglio 2012

MPL (33)


La nostra proposta

«Nessuno deve dimenticare i duri sacrifici imposti al popolo lavoratore per far entrare l’Italia nell’euro, con la promessa che tutti saremmo stati meglio e avremmo avuto un paese migliore. Poi l’euro è entrato in vigore e ogni lavoratore ha toccato con mano quanto grande sia stato l'inganno.

giovedì 5 luglio 2012

«Se questo paese deve saltare, che salti!»



L'8 luglio il Movimento dei Forconi siciliano attraverserà lo stretto di Messina. Si bloccherà la Salerno-Reggio Calabria? Sarà bloccato lo stretto? Dipenderà da diversi fattori, due su tutti: dalla forza d'urto che i Forconi sapranno mettere in campo e dalla reazione del governo Napolitano-Monti.

domenica 1 luglio 2012

I FORCONI TRA SCILLA E CARIDDI

In vista dell’8 Luglio

di Daniela Di Marco

Fa tanto caldo in Sicilia, 35° all’ombra, le cicale cantano allegramente sotto il sole che picchia e  riarde l’asfalto.
Invece di sonnecchiare pigramente gustandosi una granita, un gruppo di uomini, con magliette e cappellini blu e una gialla Sicilia stampata, stanno percorrendo 2000 km, in lungo e in largo, su e giù, da una punta all’altra dell’isola. L’unico obiettivo è ‘svegliare i siciliani’.
Sono i Forconi. 

giovedì 24 maggio 2012

MPL (26): IL SIGNIFICATO DELLE ELEZIONI

Il risveglio popolare è iniziato
Rinasce la speranza

Della Segreteria nazionale del Mpl

«I cittadini, dopo anni di apatia, stanchi dei colpi incessanti del potere oligarchico, si vanno liberando dalla prigionia e sono incoraggiati a prendere l’iniziativa, non solo a ridiscutere ma a fare politica. I destini del paese non verranno lasciati in mano ad una cricca di servi corrotti e incapaci. Rinasce la speranza, dalla difesa si può passare all’attacco, tutto diventa possibile. Si chiudono gli spazi per i ruffiani del sistema, si aprono prospettive per le forze che hanno ideee chiare sull’alternativa».

venerdì 4 maggio 2012

L'IMU, LE SINISTRE, L'EVASIONE FISCALE

Come (non) spingere a destra l'indignazione popolare

di Piemme

«Una sinistra degna di questo nome dovrebbe non solo spiegare queste cose, dovrebbe essere fieramente disfattista, dovrebbe chiamare al boicottaggio di questa nuova tassa sul grano. Come sempre nella storia: quando la sinistra non fa il suo dovere, essa spiana la strada alla destra, consegna le masse al populismo, peggio, alimenta la mobilitazione reazionaria della masse».

giovedì 19 aprile 2012

MPL (17): INCONTRO PUBBLICO A MESSINA

Clicca per ingrandire
Organizzata dai compagni messinesi si svolgerà il 27 aprile un'assemblea pubblica nella quale il Movimento Popolare di Liberazione, presenterà le sue idee e le sue proposte politiche. 
L'iniziativa cade in un momento delicatissimo: mentre avanza la crisi economica e sociale, aggravata dalla cura da cavallo del governo Monti-ABC, e prosegue a passi da gigante l'edificazione di un regime post-democratico che fa strame della sovranità popolare. 
E' inderogabile indicare quale possa e debba essere l'alternativa, che passa per il risveglio dei cittadini e la sollevazione popolare.
Tanto più importante, tutto ciò, in Sicilia, dove è nato il Movimento dei Forconi, che per tutti noi rappresenta, fuori e contro la gabbia partitocratica, un bell'esempio di democrazia popolare e partecipativa.

domenica 1 aprile 2012

LICENZIAMO MONTI E NAPOLITANO!

Milano 31 marzo: la testa del corteo
Un successo che la dice lunga

La manifestazione di ieri in Piazza Affari


La prima manifestazione nazionale contro il governo Monti ha avuto successo. Alcune decine di migliaia di persone hanno sfilato per le vie del centro di Milano scandendo slogan contro il governo, l'Unione europea ed il presidente della repubblica.

domenica 25 marzo 2012

ARTICOLO DICIOTTO

La posta in gioco, la pretesa di Monti e l'errore di Guido Viale

di Moreno Pasquinelli

«C’è un errore serio nell'analisi di Guido Viale... E’ il consunto piagnisteo di sinistra per cui la borghesia italiana non saprebbe fare il suo mestiere, di qui la presunzione di insegnarglielo suo malgrado. Le cose non stanno così. L’ostinazione del governo Monti discende da una precisa visione globale, diremo strategica, della classe dominante di questo paese, cioè del rango che l'Italia occupa nella divisione mondiale del lavoro».

giovedì 22 marzo 2012

PROTESTE OPERAIE PER L'ART. 18

Clicca per ingrandire
La fiammata


L'ultima trincea del vecchio movimento operaio?


di Piemme

Questa mattina (giovedì 22 marzo) gli operai di storiche fabbriche di Genova, La Spezia, Torino e Pisa, senza attendere le direttive sindacali dall'alto, hanno incrociato le braccia, fermato la produzione, occupato strade. Gli operai dei cantieri del Muggiano a La Spezia  hanno occupato il loro cantiere. Non è solo un sussulto operaio in difesa di un diritto sacrosanto, è un gesto di sfiducia e di sfida verso il governo Monti e chi lo sostiene.

mercoledì 7 marzo 2012

FORCONI: IL MANIFESTO QUOTIDIANO TACE...

Palermo, 6 marzo 2012
... Ma non acconsente


Corrispondenza da Palermo

«E questo sarebbe un giornale antagonista e comunista? Vergogna! Con quale faccia tosta ci chiedete soldi per sopravvivere. Noi siciliani non cacceremo una lira,  la nostra vita è più importante».

martedì 6 marzo 2012

FORCONI: RESOCONTO DA PALERMO

Questa mattina a Palermo
Dalla Sicilia alla Val Susa
s'avanza la sollevazione popolare

Tutti i giornali parlano oggi della legnata presa da Bersani alle primarie del Partito Democratico, e quindi delle "grandi manovre" di riposizionamento interne alla casta politica. Contro tutta questa paccottiglia, oggi, a Palermo, hanno manifestato i Forconi, con un combattivo corteo finito sotto il Palazzo regionale. Proprio mentre i manifestanti cercavano di entrare c'è stata la carica della Polizia. Volentieri pubblichiamo questo breve resoconto giuntoci dalla Sicilia.

mercoledì 29 febbraio 2012

NOI E NO TAV

Luca Abbà
Noi e la No Tav

Esprimiamo, assieme alla nostra più decisa solidarietà al popolo di Val Susa, l’augurio più vivo di pronta guarigione a Luca Abbà, affinché familiari ed amici possano riabbracciarlo.
Mentre scriviamo la militarizzazione della valle continua e violente cariche della polizia sono in corso contro i manifestanti che bloccano l’A32. 

mercoledì 22 febbraio 2012

I FORCONI BUSSANO ALLE NOSTRE PORTE

Mariano Ferro
«PERCHÉ SAREMO A CHIANCIANO TERME»

di Movimento dei forconi Ferro-Scarlata GRUPPO UFFICIALE



«MARIANO FERRO E IL MOVIMENTO DEI FORCONI SARANNO A CHIANCIANO IL 10-11 MARZO INVITATI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE, CONVINTI CHE OCCORRA FAR CONOSCERE LA RIVOLTA SICILIANA ANCHE A TUTTI GLI ALTRI MOVIMENTI DI LOTTA CHE OPERANO INCESSANTEMENTE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE, IL RISPETTO DELL'AMBIENTE E LA DIGNITA' DEL LAVORO.

lunedì 20 febbraio 2012

I FORCONI, LA REPUBBLICA E ANTONIO GRAMSCI

Roma: 15 ottobre 2011
Vecchi arnesi

di Maurizio Fratta


Come si sa il quotidiano la repubblica è una fabbrica dove si produce in serie quello che si chiama il senso comune di sinistra. Ci vorrà tempo per bonificare ciò che questo quotidiano ha devastato. Intanto il quotidiano ha lanciato una vera e propria offensiva di intossicazione delle coscienze, bersaglio, il Movimento dei Forconi. E' scesa in campo una firma prestigiosa, quella di Francesco Merlo

domenica 12 febbraio 2012

GRECIA: VIVERE O MORIRE? VIVERE!

Nella catastrofe un buona notizia. Non solo scontri 
con la polizia, ma contropotere popolare reale
Il caso esemplare dei lavoratori dell'ospedale di Kilkis

E' in corso (sono le ore 22:52 del 12 febbraio) la cruciale riunione del Parlamento greco che deve approvare, per potere usufruire del prestito europeo di circa 130Mld di euro, misure di massacro sociale ben peggiori di quelle recenti. Vedremo, se saranno in tanti, i deputati del Pasok e di Nuova democrazia ad ammutinarsi, e a raggiungere le fila dell'opposizione. In questo caso gli oligarchi europei potrebbero non concedere il prestito, che usano come una pistola alla tempia della Grecia. Potrebbero cioè, altro che balle!, determinare il default e l'uscita del paese dall'euro (non necessariamente dall'Unione). In questo contesto ci pare importante segnalare ai lettori quanto accaduto nella cittadina di Kilkis. L'ospedale è stato occupato da infermieri e dottori che hanno diffuso un appello. C'è maturità tra i lavoratori greci, ma di questo non si parla, si parla solo dei black bloc.

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