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mercoledì 4 dicembre 2019

DOVE VA CASA POUND? di Nazareno Filippi

[ mercoledì 4 dicembre 2019 ]
Ci siamo occupati a più riprese di Casa Pound Italia (CP). Ci torniamo su vista la svolta tattica da questa organizzazione compiuta dopo la batosta elettorale del 4 marzo dell'anno scorso.




*  *  *

Per chi sia interessato all’argomento, esiste una ampia letteratura su Casa Pound, sia autoprodotta sia di parte avversaria. Il saggio di Elia Rosati, storico del neofascismo e già coautore con Giannuli di un libro su Ordine Nuovo, rimane un buon viatico per comprendere le dinamiche originarie e posteriori di CP. 

A nostro avviso però il tentativo del marzo 2018 di entrare in Parlamento è stata una sorta di linea spartiacque per il movimento guidato da Simone Di Stefano e dunque ci concentreremo sul significato politico dell’evento cercando indi di tirare le somme. 

Dall’autunno 2017 CP fu catapultata, grazie al piglio decisionistico e carismatico di Di Stefano, al centro dell’informazione politica italiana: i risultati elettorali di Ostia, Bolzano, Lucca, Lamezia Terme sembravano dare speranze in vista di una prova nazionale governista. 

Vero è che Di Stefano presentò CP come l’erede ideologica di una tradizione che partendo dalle fasi finali del fascismo ribellista movimentista sarebbe stata raccolta dal Movimento Sociale Italiano. In realtà, studiando la storia del Movimento neofascista, quella continuità fu
deficitaria e non poteva essere così rivendicata a cuor leggero dal Di Stefano, in quanto la frazione che avrebbe voluto continuare il messaggio “repubblicano sociale” o di “sinistra nazionale” neo-saloina fu politicamente sconfitta al V Congresso di Milano (1956) del partito, uscendo inizialmente in blocco e poi nei casi di reingresso sviluppando un rapporto assai conflittuale con l’almirantismo di vertice, nonostante il fugace sovversivismo mostrato dal capo storico durante la Rivolta dei “moti di Reggio” (Luglio 1970-Febbraio 1971). 

Inoltre, CP dichiarò la sua difesa della Costituzione del 1948, viceversa tutte le varie componenti del MSI quale punto basilare considerarono la Costituzione del 1948 la bandiera dell’Italia sconfitta e umiliata dagli alleati occidentali “invasori” e “bombardatori”, infine spogliata dagli imperialisti di Yalta e continuarono la formula dello "Stato nazionale del Lavoro" come democrazia sociale organica in netta antitesi alla “partitocrazia sistemica” ed alla democrazia parlamentare o tecnocratica, per essi  legittimata dalla Carta del ’48. 

Altresì, se il movimento di Di Stefano si era in precedenza distinto per un forte contenuto di “destra movimentista” o per larghe rivendicazioni sociali che colpirono positivamente anche coloro che non avevano niente a che vedere con il neofascismo o con CP, avvicinandosi alle elezioni del marzo 2018 gli organi mediatici del movimento, come Il Primato Nazionale, o le stesse dichiarazioni di Di Stefano e dei principali esponenti risultarono volutamente concorrenziali a quelle del “sovranismo” securitario e liberista di Salvini. Il tentativo tattico sembrò proprio quello di scavalcare Salvini a destra e da destra, nazionalismo integrale e totale, fraternizzazione con la formazione greca Alba Dorata, militanza “sovranista” decisa a re-italianizzare quartieri o zone dove la “grande sostituzione”, leit motiv di Francesca Totolo ricercatrice specializzata sulla questione, sarebbe stata in pieno atto operativo. 

L’elemento principale che avrebbe ispirato CP nell’azione di scardinamento superamento del “sovranismo” liberista salviniano non sarebbe stato lo statalismo populista neofascista o un nuovo umanesimo del lavoro (come era, si ricorderà, nella retorica del Movimento sociale Italiano), né tantomeno un patriottismo sovrano europeo, o eurasiatico, o eurafricano, ma un puro ed assolutistico Identitarismo oggettivistico ed empirico nel dominio della logica della difesa assoluta di spazi e territori che vengono considerati
oggetto della furia rapace mondialista e multiculturalista sorosiana. 

Importante a tal riguardo la monografia cartacea de Il Primato Nazionale sull’Islam, nella quale motivazioni che solitamente comparivano in studi simili di teorici o intellettuali della destra antagonista erano in questo caso del tutto assenti. Ad un ondivago e poco convinto differenzialismo antropologico-culturale si alternava nelle analisi dei teorici di CP la principale esigenza sociale e politica, rappresentata dal proposito di risolvere il sovranismo in culto dell’identità primordiale e ancestrale. 

A ciò si accompagnerà, con l’ingresso del sovranista Marco Mori nel movimento — e suppongo a causa dell'influenza di Luciano Barra Caracciolo, di certo uno dei più preparati costituzionalisti in circolazione — addirittura il recupero del pensiero di un antifascista di formazione marxista-luxemburghiana come Lelio Basso, cosa che probabilmente avrà disorientato ancor più le migliaia e migliaia di simpatizzanti in “sonno” di CP presenti nella penisola. 

Di conseguenza l’abilità mediatica e propagandistica di CP è finita, contro ogni aspettativa dei promotori stessi, al servizio dell’abilità manovreria salviniana. Il carisma politico di Di Stefano, orientato verso un sovranismo identitario ed impolitico, ha fruttato consensi alla Lega Salvini, annientando ogni ipotesi di affermazione parlamentare e istituzionale di CP. Sta di fatto che il movimento entra sostanzialmente e definitivamente nei ranghi dell’opposizione di centrodestra al Governo Conte II, come specifica Di Stefano su Twitter giustificando la sua partecipazione alle manifestazioni indette dalla Lega e la sua attiva propaganda nelle competizioni Umbria, Emilia-Romagna. 

La fondazione di Vox Italia — il cui leader Diego Fusaro, com'è noto, da tempo collabora con Il Primato nazionale — e l'adesione a Vox di Marco Mori pare aver suscitato una parallela trasmigrazione, se non proprio di militanti, di diversi simpatizzanti di CP.

Il significato politico che una teoria di sinistra patriottica deve trarre dalla vicenda è che nell’epoca del populismo sociale avanzante, presentarsi sulla scena è un dovere solo ed esclusivamente se vi è a monte una avanguardia politica con una strategia di rottura antisistemica o di insorgenza infrasistemica. Le condizioni oggettive hanno disvelato, in Italia ma soprattutto in Francia, la mediocrità politica della strategia alternativa e di una concreta élite antagonistica. 

In conclusione, pur non essendo questo il contesto, avendo scelto l’analisi della politica interna e prospettando quindi la totale integrazione di CP con il centrodestra a guida leghista, va segnalato il legame ambiguo di CP con il movimento atlantista e sionista ucraino Azov (il quale è strettamente correlato al radicalismo islamico jihadista russofobo e ceceno) e che sarebbe attivamente presente, contro la democrazia popolare cinese, nelle piazze di Hong Kong.

giovedì 3 maggio 2018

LA CAZZATA DI DIEGO FUSARO di Sandokan

[ 3 maggio 2018 ]

Qual è la notizia (infausta) del giorno? 
Che Diego Fusaro ha pisciato fuori dal vaso.

Egli ha inaugurato, sul sito di riferimento di Casa Pound IL PRIMATO NAZIONALE, una propria rubrica dal titolo "la ragion populista". In parole povere ha avviato un rapporto di collaborazione politica con la formazione neofascista.
Fusaro c'è ricascato, ma stavolta con tutti e due i piedi.

Ricordo la vicenda, del febbraio 2014, quando il Nostro accettò e poi rifiutò di presenziare un incontro pubblico promosso da Casa Pound nella sua sede centrale romana. Dovendo spiegare la sua decisione di accettare l'invito dei neofascisti, Fusaro si difese sostenendo che egli considerava "patetico lo scontro tra fascisti e antifascisti", visto che "..il fascismo è morto nel 1945 e il comunismo nel 1989", che "la contraddizione principale è quella col capitalismo finanziario". 

Questo blog, occupandosi di quella triste vicenda metteva in guardia il Nostro: 
«Pur respingendo ogni paranoia antifascista ricordiamo a Diego che l'esistenza di una contraddizione fondamentale non cancella quelle secondarie, che infine esistono circostanze in cui, certi nemici secondari, vanno evitati più ancora che quelli principali».
Fusaro si difenderà, anche questa volta, ripetendo ciò che disse in quel frangente: 
«Essendo io un allievo di Socrate, non posso che dialogare con tutti, e che... posso parlare con un fascista rimanendo fermo sulle mie posizioni". 
C'è dialogo e dialogo. C'è quello coi compagni e gli alleati. C'è, sicuro, anche quello, ove le circostanze lo obblighino, con questo o quel nemico. Ognuno capisce che si tratta di due cose molto, molto differenti. Ma qui, caro Fusaro, sei andato ben oltre il "dialogo", hai aperto una rubrica sul sito di Casa Pound, il che implica aver avviato formalmente una collaborazione politica. La qual cosa ci dice quali siano le tue posizioni politiche e la tua visione del mondo molto meglio e più precisamente di quanto dica la tua televisiva teoresi filosofica. 

Ne prendiamo atto, non senza segnalare che proprio questo tuo fare comunella con i neofascisti sortirà (e non puoi non saperlo) un duplice effetto: ti chiuderà le porte al "dialogo" con i tanti antifascisti sani di mente e darà ora la stura alla mandria di sinistrati che grideranno alla incombente minaccia del... rossobrunismo. 

Parafrasando Cartesio, Ille collaborat, ergo est, che in gergo potremmo tradurre Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.



lunedì 26 febbraio 2018

I PARACULI DEL TERZO MILLENNIO di Moreno Pasquinelli


[ 26 febbraio 2018 ]

In questo blog abbiamo pubblicato una serie di schede sulle diverse liste elettorali, in particolare su quanto i loro programmi dicano (o non dicano affatto) dell’Unione europea e dell’euro.
Siccome CasaPound Italia (CPI) chiede il ritorno ad una moneta sovrana e l'uscita unilaterale dalla Ue, abbiamo chiesto a Moreno Pasquinelli di darci un giudizio complessivo su CPI a partire dal suo programma elettorale — "UNA NAZIONE, il programma politico 2018".

*  *  *

Con quali criteri si può comprendere la natura di una determinata forza politica? Ne indico i principali: i fini che essa si propone, i mezzi che utilizza, le sue radici ideologiche, la storia del suo gruppo dirigente, gli interessi sociali che difende.
L'articolato programma elettorale di CPI ci offre tutte le risposte che cerchiamo? No, non tutte, poiché oltre al detto c'è il non detto, oltre all'esplicito c'è l'implicito. Occorre quindi la "fatica della ragione". Troppo comodo, oltre che inefficace, fare gli esorcismi, peggio ancora è partecipare alla strumentale campagna "antifascista" di demonizzazione promossa delle élite neoliberiste, distinguendosene magari col più uno della richiesta di messa fuori legge. Non parliamo infine, per carità di patria, di certo antifascismo che si rifiuta di interloquire nelle tribune politiche con esponenti di CasaPound et similia, lasciandogli campo libero, o che rifiuta di allestire banchetti nei pressi di quelli di CPI. Si chiama contaminazione per prossimità, pratica di evidente origine ebraica — nell'antica Giudea farisei ed esseni erano tenuti a purificarsi ove fossero stati contagiati dalla vicinanza con gentili ed infedeli.

Vi dico subito qual è la mia tesi: CasaPound Italia è senza alcun dubbio un'organizzazione neo-fascista, ove tuttavia il prefisso "neo" non è un mero orpello. 
Pericoloso e patetico è dunque il disperato tentativo cosmetico di Marco Mori, per il quale, udite udite, solo CPI avrebbe capito cosa dica la Costituzione. 
A Mori fanno tuttavia ahinoi eco certi nostri  amici per i quali oggigiorno i fascisti non esisterebbero, che fascista semmai è il regime neoliberalista, e condannano dunque l'antifascismo, compreso quello nostro, come un'arma tossica del pensiero unico liberale.

Necessario è dunque, in tempi di regnante confusione, ribadire che da queste parti eravamo e restiamo antifascisti. Un antifascismo il nostro, che non ha nulla a che fare con quello isterico di certa sinistra antifa, figurarsi con quello peloso delle élite liberali, che consideriamo il vero nemico principale —abbiamo spiegato QUI  quale sia questo tipo di antifascismo e che un nemico secondario non per questo diventa un alleato amico.

Che CPI sia un movimento di tipo fascista Simone di Stefano non perde occasione per ribadirlo:
«Certo, siamo orgogliosi di rappresentare il fascismo sociale. Il fascismo ha unito l'Italia, ha costruito una patria, ha dato assistenza sociale e diritti ai lavoratori, ha realizzato grandi opere. Nello spirito continuiamo ad essere fascisti anche se siamo nel terzo millennio e il potere lo dobbiamo ottenere solo grazie al consenso popolare».
Fascisti dentro e "democratici" fuori. Un ossimoro, tuttavia cavallo di battaglia di Simone di Stefano che giorni addietro, in quel di Milano ha dichiarato:
«Certo. Siamo gli eredi della tradizione che dopo Rsi e Msi è stata interrotta da An. (...) Casa Pound è un movimento democratico che si candida democraticamente alle elezioni che crede nella democrazia e difende la Costituzione a spada tratta, non vuole nessuno stato totalitario, vogliamo governare questo Paese con gli strumenti che ci concede questa democrazia e questa Costituzione. Punto e basta!»
A tutta prima, mi si perdoni l'analogia teologica, sembrerebbe dover dar ragione ai duofisiti, quelli che ritenevano il Cristo avesse due nature, la divina e l'umana.
Ammesso che il divino e l'umano possano essersi incarnati in Gesù, di certo non possono stare assieme il Diavolo e l'Acqua santa. Scendendo dai cieli della teologia al prosaico terreno politico, ritengo che questa professione di fede democratica non sia sincera.


Penso, al contrario, che Di Stefano stia astutamente dissimulando i suoi veri intendimenti strategici —che come vedremo sono nascosti tra le pieghe del programma 2018. Intendimenti che non vuole e non può confessare se vuole, rebus sic stantibus, ottenere l'obbiettivo (che considero realistico) di superare la soglia di sbarramento del 3%.
La rivendicazione piena della tradizione fascista (con addirittura il considerarsi eredi della Repubblica Sociale Italiana) e la difesa "a spada tratta" della Costituzione non possono evidentemente stare assieme. Nessuno dimentichi che anche Mussolini e Hitler salirono al potere "democraticamente", ovvero per via elettorale e grazie all'appoggio delle classi dominanti. Nessuno infine dimentichi che il fascismo italiano si fece strada grazie ad una insidiosa opera di camuffamento politico. Il programma originario di Mussolini, per quanto innervato di nazionalismo revanchista, contemplava infatti radicali riforme sociali di sapore non solo democratico ma anticapitalista. Pochi seppero presagire ciò che il movimento fascista sarebbe diventato, ciò che nelle determinate circostanze degli anni '20 del secolo scorso era destinato a diventare.

Qui sta il punto: le concrete circostanze agiscono su una forza politica spingendola a diventare, in base al suo Dna, ciò che essa è destinata ad essere.

Io non ho dubbi — ove la società italiana continuasse a sprofondare nel marasma economico, ove conoscesse un inasprimento delle contraddizioni sociali, ove la classe proletaria rialzasse la testa ed il regime neoliberista traballasse— che la grande borghesia capitalistica chiederà il soccorso dei neofascisti e che questi ultimi accetteranno di mettersi al suo servizio, diventando, ove ne avessero la forza, artefici di un regime di dittatura capitalistica. Sbaglia dunque, e di grosso, chi immagina che CasaPound abbia celebrato, in sordina, la sua "Bolognina".


Non voglio entrare nel merito di disquisizioni di carattere teoretico sul peculiare fascismo di CasaPound. Ne hanno scritto su questo blog Ferretti e Fraioli. Di passata mi limito a dire che l'affollato Olimpo simbolico dove CPI fa abitare i suoi idoli [vedi grafica a destra] esprime come meglio non si potrebbe la più pittoresca delle carnevalate ideologiche: Platone e D'Annunzio, Codreanu e Marinetti, Evola e Sorel, Dante e Capitan Harlock. 

Ma questo Olimpo, al netto della sua stravaganza terzomillenarista ha un senso squisitamente politico prima ancora che mitologico: svela il tentativo di raggruppare i neofascisti, dopo decenni di divisioni in gruppi ostili, in un unico contenitore. Tentativo riuscito a quanto pare: CPI si è imposta d'imperio come la principale ed egemone organizzazione nel campo del neofascismo. 

Forte di questa egemonia ora CPI tenta di fare il salto a partito neofascista di massa —di cui il superamento del 3% è precondizione. Per farlo deve portare a compimento l'opera di mimetizzazione politica e di camuffamento dei fini. Obbiettivo secondo me raggiunto col Programma 2018. E siccome stiamo parlando di dissimulazione dei fini, è d'obbligo analizzare non soltanto ciò che questo programma afferma, ma pure quello che invece non dice.

Un'attenta analisi testuale e concettuale di questo Programma ci fa scoprire quello che non viene detto, che disvela — nel senso greco di aletheia— al pari di quel che viene scritto, la vera natura di CasaPound

E' sintomatico che in questo Programma di 20 pagine e articolato in ben 16 capitoli manchino del tutto alcuni concetti simbolici che hanno caratterizzato la moderna storia sociale successiva alla Rivoluzione francese. Questi concetti possono essere tradotti in alcune parole chiave. Quali sono queste parole chiave del tutto assenti dal Programma di CPI? 

Ne ho contate ben dieci:  sovranità popolare, uguaglianza, emancipazione, fratellanza, pace, diritti civili, cittadinanza, classe sociale, capitalismo, socialismo.


Si tratta di una svista? Ma ovviamente no. E' che a specifiche identità e radici ideologiche corrispondono necessariamente un lessico ed un linguaggio determinati. E' che identità e radici finiscono sempre per avere la meglio sui tentativi cosmetici di imbellettamento.  Insomma, ad un'attenta analisi testuale fallisce lo scaltro tentativo di nascondere con una maschera il proprio volto.  

CPI non usa mai i concetti di uguaglianza, fratellanza, emancipazione, sovranità popolare, cittadinanza (figurarsi quello di socialismo). Perché non li usa? Perché, per quanto sia audace il tentativo cosmetico, essi confliggono con la sua concezione antropologica, sociale e politica. E qual è questa concezione? Essa è di evidenti scaturigini liberali, per cui non solo le diseguaglianze di classe sarebbero ineliminabili, la sovranità politica spetterebbe a minoranze aristocratiche e guerriere, ma sarebbe nell'ordine naturale delle cose che i forti comandino sui deboli, e quindi privato di fondamento il principio che sta alla base della nostra Costituzione, quello della cittadinanza, ovvero dell'eguaglianza non solo formale ma sostanziale. Di qui la proposta di CasaPound di manomettere la Costituzione introducendo lo jus sanguinis. Di qui l'idea del "rimpatrio forzato" di centinaia di migliaia di immigrati irregolari, ovvero, ammessa e non concessa la sua fattibilità, una vera e propria deportazione in massa che ha puzza lontano un chilometro di gigantesca pulizia etnica.


Per le dieci parole chiave del tutto assenti ce ne sono tre citate ma soltanto una volta ciascuno: Democrazia, libertà e Repubblica. Vediamo a significare cosa.

Democrazia. Il programma parla di "democrazia organica e qualititativa". Un modo furbetto per nascondere due concetti tipicamente fascisti: quello del corporativismo come metodo per appianare e sedare i contrasti di classe tipici del sistema capitalistico, quindi il mito della nazione non come demos storico inclusivo ma come "comunità di sangue e destino". 
Libertà è citata un volta sola, ma declinata al plurale, per intendere le libertà della "nazione potenza",  giammai nel senso dei diritti di libertà della persona e delle minoranze.

Repubblica è citata una volta soltanto, quando si afferma:
«La nostra lontananza dall'epoca, dagli uomini e dai partiti che partorirono la Costituzione della Repubblica italiana non deve indurci a sottovalutare quanto, in essa, esprima visioni sociali avanzate e influenzate dall'esperienza storica precedente».
Quindi per sottolineare, non la rottura tra Costituzione repubblicana e fascismo ma, al contrario, una presunta continuità.
 En passant e parlando di assenze... Ad un certo punto il Programma 2018, parla della difesa del "patrimonio culturale ancestrale dei popoli europei". Ammesso che non sia un tic europeista, di che bestia si tratta? Non delle "radici cristiane", mai tirate in ballo.

Alle parole chiave mancanti fanno da contraltare quelle esorbitanti. Due su tutte: Stato e Nazione. Esse sono declinate in ogni loro possibile variante: autoritaria, nazionalistica, sciovinista, imperialistica, dunque fascistoide: "Stato potenza", "Stato integrale", "Stato organico", "grandezza nazionale", "nazione potenza" di contro alle "nazioni ostili". Mazzini avrebbe qualificato il tutto come "insulsa vanagloria nazionale". Un revanchismo nazionalistico conclamato che sta agli antipodi del patriottismo democratico. Non a caso si perora, testuale, il "r
ipristino della geopolitica degli anni trenta verso il Mediterraneo e l'Oceano Indiano", a cominciare dall'invasione militare della Libia. Non a caso si propone che l'Italia aumenti le risorse destinate agli armamenti, incluse le bombe atomiche. 

Al fondo c'è l'idea che sovrano non sia il popolo ma uno Stato padrone, totalitario, modernista, élitista, a cui tutto dev'essere sottomesso — sintomatico che CPI non chieda l'abolizione della famigerata Legge 119 (Lorenzin) per la vaccinazione obbligatoria, votata in aperta violazione della Carta Costituzionale che all'Art. 32 tra l'altro recita che «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Nazionalismo imperialistico + statolatria + corporativismo, qui sta il tronco da cui si diramano i numerosi rami, la catena di proposte sociali e politiche contenute nel Programma. Che molte di esse siano giuste di sicuro trarrà in inganno diversi cittadini. Peggio, ci sono alcuni intellettuali i quali, ammorbati dall'economicismo, sostengono che quello di CPI sia un "programma Keynesiano".

Non c'è dubbio che chi ha elaborato il Programma di CasaPound, parliamo dei capitoli che trattano la questione economico-sociale, abbia attinto a piene mani nel patrimonio del campo del sovranismo costituzionale. Si deve anzi dire che CPI sia riuscita, assieme alla Lega salviniana, a parassitare questo campo.


Detto questo, se per keynesismo s'intende il ruolo dello Stato come agente che entra in scena per lenire i danni del liberoscambismo capitalistico, allora sì, il Programma di CPI è, lato sensu, keynesiano. ma c'è keynesismo e keynesismo: ci fu quello del New Deal, quello nazista, quello inglese del Piano Beveridge, infine quello contemplato dalla nostra Costituzione, che non solo pone lo Stato al centro, che al centro pone la democrazia sostanziale, ovvero la tensione verso l'eguaglianza sociale. Che dunque connette strettamente la sfera economica con quella politica.

Non essendo questa la sede per svolgere una critica al pensiero di Keynes (ne abbiamo già  scritto) sottolineiamo che quella di CPI non è solo una variante antidemocratica e nazional-imperialistica del keynesismo, dal punto di vista delle misure sociali è un keynesismo con evidenti concessioni al liberismo.

Il Programma 2018 parla infatti: di "dimezzare il carico fiscale" (che è un diverso modo di chiamare la flat tax); non si parla mai né di riduzione dell'orario di lavoro né di salario minimo garantito e si perora invece la contrattazione decentrata; non si chiede il ripristino dell'Art.18; non si contempla la nazionalizzazione del sistema bancario; non si chiede un controllo sui movimenti dei capitalinon parla mai di un piano pubblico per la piena occupazione ma si insiste sul completamento delle grandi opere ed il ritorno al nucleare. 
Sorvoliamo sulla stucchevole favoletta delle piccole  e medie aziende (CPI le considera, a torto, "il punto di forza dell'economia italiana") 

Mettiamola così:
«Un albero buono non dà frutti cattivi e un albero cattivo non dà frutti buoni. La qualità di un albero la si conosce dai suoi frutti: difatti non si raccolgono fichi dalle spine e non si vendemmia uva da un cespuglio selvatico».
[Vangelo secondo Luca]










giovedì 8 febbraio 2018

PORCHERIE di Sandokan

[ 8 febbraio 2018 ]

Come i nostri lettori sanno abbiamo espresso una ferma critica alla decisione dell'avvocato Marco Mori di candidarsi con Casa Pound. Il nostro ha risposto sulla sua pagina Facebook.
Ecco cosa ha scritto:
«Seguite il ragionamento di certi amici "sinistrati"... abbiamo lo stesso programma di Mori, che infatti invitavamo ad ogni evento.
Mori però ora è con CasaPound, dunque ora è brutto e cattivo, anche se parla esattamente come prima. Noi "sinistrati" la pensiamo come CPI, ma siamo superiori intellettualmente, siamo di sinistra... volete mettere? Mori non è più degno. Dunque alla larga da certi soggetti... Che il Paese affondi piuttosto...
Poi chiedetevi perché alle loro conferenze sono sempre i soliti 4 gatti settari...
Divide et impera... se non l'avete ancora capito siete parte del problema.
La mia porta resta sempre aperta, ma datevi una svegliata... destra e sinistra non esistono più, ora c'è solo il bene del nostro Paese e la lotta da ingaggiare è contro la finanza apolide che sta schiavizzando il mondo intero.
Resto comunque convinto che molti veri uomini di sinistra il 4 marzo voteranno CasaPound».

Premetto che non conosco l'avvocato Mori, non mi azzardo quindi ad esprimere giudizi personali. 
Qui la questione è tutta politica, per essere più precisi, di visione politica. 
Tuttavia lasciatemi dire che la mia sensazione è di trovarci di fronte ad un opportunista ambizioso. Due domande vengono spontanee. La prima: avrebbe accettato Mori di prestarsi a fare lo specchietto per le allodole dei "fascisti del terzo millennio" se non fosse convinto che Casa Pound potrà  superare lo sbarramento del 3%? La seconda: l'avrebbe accettata se non lo avessero candidato in posizioni di lista apicali, quindi con un'alta probabilità di ottenere lo scranno?
Nessuno mi toglie dalla testa che questo salto della quaglia, oltre ad essere determinato da una effettiva convergenza politica, è stato dettato dalla vanagloria, di qui la smania di saltare all'ultimo momento (sottolineo all'ultimo momento, cioè due mesi prima delle elezioni) sul carro che presumibilmente lo porterà in Parlamento.

Ma veniamo agli argomenti politici di Mori.

La prima mossa è un classico del politicantismo da strapazzo, quella di delegittimare l'avversario con la storiella dei "quattro gatti". L'alibi perfetto di ogni opportunista politico. E' come se Mori volesse dirci: se non Casa Pound ma voi della sinistra patriottica aveste il vento in poppa è con voi che sarei venuto. Quattro gatti con le idee chiare, comunque, è sempre meglio di uno con le idee confuse: non dimentichiamo che il Nostro, candidatosi sindaco alle elezioni comunali di Genova del giugno scorso, con una sua lista personale, finì per sfracellarsi contro una percentuale da prefisso telefonico. Schianto che ha accellerato il suo attuale approdo.

Seconda  mossa: non ci sono più né destra né sinistra, e noi avremmo lo stesso programma di Mori, quindi, per la proprietà transitiva, lo stesso dei "fascisti del terzo millennio". Temo che il Nostro creda davvero a quel che scrive, ciò che dimostra il suo infantilismo politico. No caro Mori, qui non abbiamo il tuo stesso programma, tanto meno quello di Casa Pound. 

Tanto per cominciare, da questa parti condanniamo senza appello il fascismo, in ogni sua forma. Il sangue che scorre nelle nostre vene è lo stesso di chi il fascismo lo combatté, quello degli Arditi del Popolo prima, quello di chi ha imbracciato il fucile nella Resistenza contro il nazifascismo poi.

Ci consideriamo eredi, non dei repubblichini, che agirono come protesi degli invasori nazisti, ma della migliore sinistra che fu, quella che diede un contributo decisivo alla scrittura della Costituzione di cui andiamo fieri, malgrado sia stata tradita e mai davvero applicata.

Siamo dei combattenti, a tutto decisi pur di difendere i nostri ideali, ma non ci appartiene il mito dell'élite eroica e guerriera che disprezza le masse e teorizza il dominio tirannico dei pochi sui molti, dei forti sui deboli.

Siamo socialisti libertari che anelano ad una comunità fondata sull'eguaglianza sociale che estenda e non calpesti i diritti politici di libertà delle persone e delle minoranze, che quindi difenderanno senza esitazione le conquiste democratiche strappate con secoli di rivoluzioni lotte popolari.

Siamo patrioti perché sappiamo che l'emancipazione di chi sta in basso è impossibile senza liberare il nostro Paese dal predominio dei poteri oligarchici mondialisti, tuttavia il nostro patriottismo è opposto al nazionalismo xenofobo, sciovinista e guarrafondaio, poiché esso è costituzionale,  repubblicano, per la fratellanza tra i popoli.

Vi sembra poco? Visto quel che scrive e data la sua scelta di campo si deve concludere che al Mori questi principi sembrino delle quisquilie ideologiche, visto che per lui "... destra e sinistra non esistono più, ora c'è solo il bene del nostro Paese". C'è un piccolo problema caro il Nostro: di quale "bene"stiamo parlando? E di quale idea di "Paese"? Di quale "sovranità"?

Inezie le considera il Mori, come se la lotta contro l'euro abbia la miracolosa facoltà di tenere assieme il diavolo e l'acqua santa. Ma davvero Mori crede ai miracoli? Voglio dire quel che penso, e penso che Marco Mori non sia meno fascista di Casa Pound. Si presta scientemente a riproporre, mutatis mutandis, la medesima operazione cosmetica grazie alla quale Mussolini ottenne il consenso dei creduloni per salire al potere (portando l'Italia nel baratro della dittatura e nella catastrofe della guerra): camuffare il nero con una verniciata di rosso. 
Altro che no-euro signori miei! Questo mimetismo dalle "porte aperte" va combattuto senza pietà alcuna.

Ps

Minima morale della favola? La battaglia per il ripristino della sovranità costituzionale è una cosa troppo seria per lasciarla in mano agli avvocaticchi di provincia

martedì 30 gennaio 2018

CASA POUND: MARCO MORI DOCET

[ 30 gennaio]

VERO MARCO: "LA STORIA NON È COME UN FUMETTO"

«Preferirei votare un partito che non abbia nulla a che fare col fascismo ma non si presentano altri partiti sovranisti votabili che non siano Casa Pound per cui, seppur senza eccessivo entusiasmo, voterò CPI».


Per quanto sia sconfortante, per quanta amarezza ciò produca, occorre guardare in faccia la realtà: i "fascisti del terzo millennio" pescheranno voti anche nel campo del sovranismo costituzionale

Se lo meritano? No, se il merito va attribuito a coloro che per anni, con tanta fatica, senza mezzi e contro il fronte eurista, hanno girato il Paese in lungo ed in largo per controinformare, spiegare e divulgare perché e per come l'eurozona fosse un gabbia per il popolo lavoratore e la riconquista della sovranità nazionale fosse necessaria al Paese.

Casa Pound è, da questo punto di vista (non meno della Lega salviniana), un movimento di scrocconi, di gente che va a sbafo, di parassiti politici. Sono come il cuculo, che depone le sue uova in nidi altrui. 

Se questo è potuto accadere, oltre ad una società "liquida" in cui gli ideali non contano più un cazzo per nessuno, è certo a causa di nostri limiti ed errori; ma è anche responsabilità di tutti quelli che ce l'hanno messa tutta per isolare la sinistra patriottica. A chi ci riferiamo?  Sia a certa sinistra radicale che considera la sovranità nazionale come fumo negli occhi, sia a quelli che, nel campo sovranista ci hanno ostracizzato con la solfa che non ci sarebbero più né destra né sinistra.

Il prodotto, tra gli altri, sono mosse come quelle di Bagnai e Marco Mori, che si sono prestati all'operazione cosmetica di forze di destra che debbono cosmeticamente camuffare a sinistra il loro operato per raccattare più voti possibili.

Ci siamo già occupati dell'amico Marco Mori e della sua scelta di candidarsi con Casa Pound. Ci ritorniamo consigliandovi di ascoltare una sua intervista programmatica dove egli spiega la sua scelta di candidarsi con Casa Pound (vedi più sotto)

Che dimostra questa intervista? Anzitutto: che né la cifra del talento né quella dell'erudizione giuridica danno come prodotto un grande dirigente politico. In secondo luogo: che un'ambizione smisurata porta a imboccare scorciatoie che si rivelano quasi sempre fatali.

Lasciandovi all'ascolto di Mori, segnaliamo le perle più significative del suo discorso:

(1) MARCO MORI: "Le categorie ideologiche sono morte, servono solo al regime per dominarci. Se fossero ancora valide mi definirei socialista".
(2) Marco Mori: "Fascismo del terzo millennio? Casa Pound si riferisce con questo termine al modello sociale del fascismo, che era antiliberista. Un modello che si è trasferito nella Carta Costituzionale"
(3) MARCO MORI: "Guardiamo alla storia: che cos'era Mussolini se non un socialista? A volte si dipinge la storia come un fumetto".
(4) MARCO MORI: "La seconda guerra mondiale ha avuto una caratteristica molto chiara, la lotta tra liberismo e antiliberismo".
(5) MARCO MORI: Collusioni a Ostia tra Casa Pound e clan Spada? Solo un episodio di cronaca"
(6) MARCO MORI: "Con il Partito comunista di Marco Rizzo potrebbe esserci un 90% di comunanza....ma Casa Pound non ha quelle barriere ideologiche che si vedono a sinistra. Casa Pound invece è aperta a tutti, anche al Partito comunista".
(7) E QUINDI CONFESSA: " Sì, essere eletto al Parlamento europeo è una delle cose che mi piacerebbe".....









lunedì 22 gennaio 2018

CASA POUND È SOVRANISTA? di Fiorenzo Fraioli

[ 22 gennaio 2018 ]

Riteniamo importante far circolare quanto scritto dall'amico e compagno Fiorenzo Fraioli sul suo blog EGO DELLA RETE. A proposito si sovranità (quella vera), di Casa Pound e del posizionamento politico di Marco Mori.....



Memento, (Marco) Mori!


Io non ho pregiudizi verso nessuno, mi limito ai fatti. Ed è un fatto che, parole di Simone Di Stefano: 
«l'Europa è sicuramente una grandissima opportunità, che noi sentiamo veramente come la nostra Patria e sentiamo i ragazzi europei come nostri fratelli... per noi l'Europa, la costruzione europea, è una costruzione vera e fattiva, una grandissima opportunità, però assolutamente non possiamo lasciare che il liberismo uccida l'idea di Europa, che può però realizzarsi soltanto all'interno di regole certe e di confini ben precisi».


Massimo rispetto per le posizioni di Casa Pound, come per tutte, però una cosa deve essere assolutamente chiara: Casa Pound non è sovranista! E men che mai è sovranista costituzionale. Su questo punto è necessario fare la massima chiarezza, anche approfittando del fatto che, in questo momento, il punto di vista sovranista, ovvero l'idea che la comunità nazionale è il solo luogo possibile dell'agire politico di un popolo, è al minimo del suo consenso. Come è certificato dal fatto che, nonostante gli sforzi profusi, non siamo riusciti a presentare una lista alle elezioni politiche. Serve anche questo, serve anche essere ridotti ai minimi termini per separare il grano dall'oglio, giacché ora che siamo ridotti al lumicino nessuno pensa più ad appropriarsi della nostra linea con tecniche metamorfiche. Sono tutti, nessuno escluso e Casa Pound inclusa, o pro Europa o per un'altra Europa. D'altra parte i media:

Tg1: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg2: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg3: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg4: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg5: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Studio Aperto: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg La7: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Piazza Pulita: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Otto e Mezzo: pro Euro, pro UE, pro Nato.
DiMartedì: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Omnibus: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Gazebo: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Coffee Break: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Faccia a faccia: pro Euro, pro UE, pro Nato.
L'Aria che tira: pro Euro, pro UE, pro Nato.
In Onda: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tagadà: pro Euro, pro UE, pro Nato.
L'Arena: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Che tempo che fa: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Uno Mattina: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Agorà: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Matrix: pro Euro, pro UE, pro Nato.
In Mezz'Ora: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Corriere della Sera: pro Euro, pro UE, pro Nato.
La Repubblica: pro Euro, pro UE, pro Nato.
La Stampa: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Il Fatto Quotidiano: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Il Messaggero: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Il Sole 24 Ore: pro Euro, pro UE, pro Nato.


Tornando a Casa Pound, occorre anche valutare il livello delle argomentazioni del Di Stefano, che segnalo all'amico sovranista Marco Mori il quale, sicuramente in buona fede, dovrebbe ripensare quanto ha scritto in questo post su FB (grassetto aggiunto):



Marco Mori ha aggiunto 3 nuove foto.
5 h
Ecco un esempio classico dell'oscena campagna mediatica ai danni di Casa Pound, che vi ricordo essere l'unica forza politica che a marzo si presenterà con un programma chiaro di uscita da euro ed UE e di lotta al liberismo, con relativa attuazione del modello economico costituzionale.

Quasi tutti i giornali titolano contro CPI, spacciando per violenze del movimento quelle che esso invece subisce. Non ci credete? Leggete qui.

Ieri si è parlato ad esempio di tafferugli a Monza tra militanti di CasaPound ed i soliti antagonisti facinorosi (in foto il titolo).
C'è però chi non si ferma al titolo e legge l'articolo. Ebbene i militanti di Casa Pound non solo non hanno reagito all'ennesima vile aggressione ma addirittura, benché autorizzati alla raccolta firme in loco, si sono allontanati.
Poco dopo sono intervenuti sedicenti attivisti di un'altra associazione, Lealtà e Azione, che stupidamente sono andati allo scontro con gli antagonisti.
Lealtà e Azione non ha nulla a che vedere con Casa Pound ed anzi, come si può vedere dal loro sito, ha fatto ad esempio l'ultimo intervento pubblico il 18 gennaio con Fratelli d'Italia.
Il 4 marzo io voterò con decisione chi vuole portarci fuori dalla dittatura finanziaria UE.

Cari amici sovranisti, cari pochi veri patrioti, questo non è il momento di cercare improbabili endorsement con forze pseudonazionali che, non appena scorgono la possibilità di infilarsi in parlamento annacquano, forse dovrei dire rivelano, le loro posizioni. Per quelli che, come me, hanno qualche annetto sulle spalle, giova ricordare certe scritte fasciste  inneggianti all'Europa che, negli anni settanta, imbrattavano i muri delle nostre città. Scrive Zeev Sternhell (La Destra alla conquista delle coscienze?) in “Diorama Letterario” Aprile 1989:
«Il Fascismo duro è sempre stato paneuropeo. Il tema dell’unità dell’Europa è già molto importante negli anni 30. A condizione che sia una 'buona Europa', non l’Europa dei mercanti, non l’Europa dei finanzieri o dell’internazionale comunista… un’Europa virile, eroica, bianca…»
A Casa Pound poco importa della Costituzione del 1948: per loro quello che conta
veramente è l'idea di Europa come grande nazione bianca, sul cui altare possono ben essere sacrificati i diritti e i redditi dei lavoratori dei quali, invece, la Costituzione è baluardo. Ed è esattamente questa la differenza sostanziale tra noi sovranisti costituzionali e CasaPound, perché per noi la Patria non è un'idea astratta, un concetto spirituale, ma, più prosaicamente il solo e possibile terreno dell'agire politico di un popolo. Unità di spazio, culturale, geografica, storicamente determinatasi, che esiste qui ed ora in virtù degli accadimenti precedenti, e non destino necessario scritto nelle stelle. Detto in termini più semplici, per noi sovranisti costituzionali il "popolo italiano" non è la manifestazione di un'idea, ma la personificazione collettiva e attuale di un processo storico in virtù del quale esso è nato, vive, e un domani scomparirà per lasciar posto ad altri popoli, che anch'essi si determineranno nella storia. Ma, finché un popolo esiste, è suo interesse, suo dovere e suo diritto difendersi lottando contro le forze disgregatrici che operano sia internamente che dall'esterno, esattamente come agisce qualsiasi organismo biologico che, nascendo dal concepimento (un fatto "storico"), si sviluppa e lotta per conservarsi in vita meglio che può e il più a lungo possibile. 

Dunque Casa Pound non è un movimento sovranista, men che mai costituzionale, ma è un movimento nazionalista europeo. Un movimento, cioè, che lotta (legittimamente) per la genesi di un nuovo popolo europeo, la cui nascita implica, necessariamente, la scomparsa del popolo italiano. Del nostro popolo, quello di cui sento di far parte. Sapevatelo, più altro non so che dirvi.

Memento, (Marco) Mori!

sabato 13 gennaio 2018

LO STRANO FASCISMO DI CASA POUND di Roberto Ferretti

[ 13 gennaio 2018]«CASA POUND IN MARCIA VERSO LE URNE. Il corteo da record per i 40 anni di Acca Larentia inaugura la campagna elettorale dell’ultradestra».


Così titolava un articolo di Repubblica il 9 gennaio a firma Paolo Berizzi.
Il successo della manifestazione di Casa Pound ha ri-acceso, la sensazione che possa entrare in Parlamento con le elezioni del 4 marzo, ha ri-acceso i riflettori della comunicazione mainstream verso questo movimento, che com'è noto si auto-qualifica come forza politica fascista del terzo millennio. Davvero Casa Pound è fascista? Quali sono la visione del mondo e la dottrina di questo movimento? 
L'articolo che segue prova, evitando facili e banali luoghi comuni, a dare alcune risposte. Tanto più necessarie per chi, come noi, considera Casa Pound un nemico secondario oggi ma potenzialmente principale domani, quando si dovrà decidere il futuro del Paese una volta collassato l'attuale sistema ordoliberista.

*  *  *
Casa Pound: movimento e partito

Casa Pound (d’ora innanzi CPI) nasce sulla spinta delle cosiddette "occupazioni non conformi". Prendeva così piede, nel 2003, il fenomeno dei cosiddetti “centri sociali di destra”. Ma già qui una precisazione sarebbe necessaria. E’ realmente CPI una forza politica di destra radicale, come viene classificata? 

È molto difficile inquadrare in senso dottrinario stretto una forza politica e sociale che, sin dalle origini, ha deciso di ispirarsi sia al fiumanesimo dannunziano sia al futurismo politico e artistico; di conseguenza, solo con difficoltà, si può rispondere ad un simile quesito, considerando peraltro che un’ascesa elettorale di CPI —come è probabile, secondo molti analisti— ridisegnerebbe ulteriormente la natura sostanziale del movimento originario in forma partito. 

Il miglior criterio ermeneutico per comprendere le radici e l’orizzonte di CPI è dunque l’analisi del pensiero di Adriano Scianca, l’ “ideologo” e il responsabile culturale del movimento, autore di saggi ed articoli (è redattore, ad esempio, del quotidiano “La Verità”), per certi versi inquietanti, per altri stimolanti e interessanti. 
Scianca rifiuta l’appartenenza di CPI al filone della Destra storica o tradizionale, come rifiuta quello della Sinistra, sebbene quella di radice nazional-risorgimentale potrebbe annoversari tra le fonti di una certa idea di Nazione di CPI e potrebbe rappresentare la dialettica discriminante tra movimentismo e forma partito di CPI. Ma il fatto che CPI si rappresenti, comunque, come né Destra né Sinistra invita a spostare altrove l’obiettivo. 

Scianca ha, invece, per l’appunto, propagato l’immagine di “Estremo Centro Alto” come fortezza ideale del movimento. “Estremo Centro Alto” è il manifesto di CPI, elaborato proprio da Scianca; certamente, analizzando il manifesto, se la Destra radicale si riconosce nella dottrina politica di Julius Evola o in certe correnti cattoliche tradizionaliste o strapaesane, intransigenti, del fascismo regime basate sulla centralità del sacro o della trascendenza, il manifesto di CPI non va verso l’organicismo o verso una visione ecumenico universale, ma pare innestare la originaria visione basata sul concetto del mondo di Wille Zur Macht che, heideggerianamente, per CPI, si potrebbe definire essa stessa una entità mondo, su una modernità immaginativa, lirica ed “edonistica” quale unica possibile terapia al nichilismo multiforme che ha una sola origine: “la Reazione”. 

La “reazione” sarebbe il più grande nemico della Verticalità dell’ “Estremo Centro Alto” casapoundiano. Il concetto di Verticalità, in CPI, non corrisponde affatto a quello di Essere o Logòs delle classiche dottrine tradizionali o cattolico-tradizionaliste della Destra, ma corrisponde,  nietzschianamente, allo sforzo agonico dell’individuo contemporaneo, vittima di un attacco secolare del cosiddetto “pensiero debole”, sforzo di un individuo assoluto autocentrato che sappia finalmente essere, appunto, un “centro” a se medesimo: che sappia conciliare “un massimo di libertà ad un massimo di responsabilità”. 
In Italia si tende sempre a spararla grossa...
non più di tremila manifestanti.....

L’Estremo Centro Alto vuole aggredire la modernità, non da posizioni anti-moderniste o neo-tradizionaliste, ma se possibile risolutamente moderne, più moderne del moderno; nel senso di una propiziazione sociale di un mondo immaginale tramite una idea politica del mondo fondata sul progetto specifico di una Artecrazia neo-futurista e neodannunziana, sintesi di modernità creatrice e sovversivistica. 

Dunque, CPI non si pone il problema del laicismo e della secolarizzazione nichilista. Anzi, se adeguatamente cavalcati tali momenti di rottura potrebbero portare a più intense, significative aperture individuali verso la comunità d’appartenenza. In tal senso, giustificate molte aperture di CPI verso l’omosessualità, l’aborto, l’eutanasia, l’automazione ed il lavoro modernistico. CPI rappresenta così, da una lato la Rivoluzione come una festa sociale e comunitaria, dall’altro come trionfo del nichilismo attivo nella raggelante dimensione del mondo meccanico e quantitativo. Questa la lezione originaria di CPI. Tale dimensione rimane tuttora, probabilmente, la sua anima più profonda. 

A questa visione, CPI ha integrato, da qualche anno, la lezione sociale greca: mentre il frontismo francese di Marine Le Pen, nonostante i successi elettorali della destra nazionale greca, ha ripudiato i “camerati” greci di Alba Dorata, i “fascisti del terzo millennio” hanno trovato nella pratica sociale di Alba Dorata l’esempio da imitare. Il consenso raggiunto da CPI in molte città e periferie italiane è frutto di un metodico lavoro molto simile a quello svolto da Alba Dorata da anni nella Grecia periferica, la più devastata dalla crisi economica. Volendo definire la modalità di azione di Alba Dorata potremmo dire che è consistita in un mix di mutualismo sociale e altruismo filantropico che aveva per oggetto i settori più penalizzati dallo sfacelo economico per niente dissimile da quello che ha praticato SYRIZA portandola al "successo"— innestato su una base ideologica di volontarismo nazionalista. 

Siamo alle prese con un “nichilismo attivo” neo-futuristico, che CPI ha piegato, nell’esigenza di strutturarsi in forma-partito, sull’esempio metodologico di Alba Dorata

Qui subentra quello che può probabilmente essere il limite politico e storico, in un orizzonte più ampio. Il movimento ellenico è comunque figlio di un occidentalismo “cristiano” e neo-bizantino che ha saputo storicamente concepirsi, realizzarsi come “antemurale christianitatis” di fronte alla perenne avanzata turca; il movimento ellenico, per quanto possa a tratti ispirarsi alla Grecia classica pagana o alla politica marziale spartana, si pone in evidente continuità storica con una tradizione ortodossa e religiosa tuttora viva nella coscienza nazionale greca, senza dimenticare il suo strettissimo legame con “Mosca Terza Roma”, con la Russia ortodossa e con lo zar Putin, definito da Michaloliakos, leader di Alba Dorata, “il più grande statista del mondo” e “carissimo amico dei patrioti ellenici”. È ad esempio fuori discussione il sostegno di Alba Dorata nel 2014, alla Novorossiya “ortodossa”, dopo la cosiddetta “rivoluzione ucraina” del 2014, mentre, d'altra parte, costante è stato l’orientamento di CPI in sostegno della destra radicale ucraina antirussa. E’ bene, quindi, occuparsi del concetto di “identità sacra” di Scianca, che pare corrispondere, più o meno, sia concettualmente, sia cronologicamente, alla fase attuale di forma-partito di CPI.

L’identità sacra e il cul de sac del programma sovranista di CPI
Il testo —L’identità sacra, Edizioni Testa di Ferro, Milano 2016  [1]—, è una analisi di taglio filosofico-politico della Grande Sostituzione e di quello che sarebbe, per lo Scianca, “l’assassinio” dell’Europa etnica e dei popoli europei. 

Il nocciolo forte filosofico della “identità sacra”, sebbene vengano utilizzati allo scopo anche pensieri di Heidegger o Severino, è di radice neo-platonica, in particolare vengono ripresi topos e motivazioni politiche, “ideologiche” tipiche dell’universo pagano moribondo di fronte all’avanzata costantiniana cristiana.
La sacralità dello Scianca è assolutamente immanentistica ed a tratti naturalistica, sebbene compaiano riferimenti a Dei etnici come sì alla vita dei popoli — in antitesi ad ogni modello politico o religioso universalistico — e Dei luoghi, assaliti da allogeni. È una sacralità, inoltre, originariamente differenzialista che rifiuta ogni “monoteismo”, padre spirituale, per lo Scianca, addirittura dell’odierno mondialismo. 
Il “Nesso di Civiltà” dovrebbe rappresentare l’idea forza, portante, dei movimenti identitari i quali, fedeli alla tradizionalità ancestrale indoariana, si sappiano porre come un insieme di avanguardie nazionali in opposizione ai disegni delle caste finanziarie mondialiste, che starebbero, secondo il responsabile culturale di CPI, portando a termine la Grande Sostituzione, antieuropea e antisacrale per eccellenza. 

Scianca approfondisce certamente in senso filosofico la questione, ma politicamente il suo messaggio pratico è in netto ritardo storico sia rispetto al primo National Front anglosassone, sia rispetto al Front National di Jean Marie Le Pen (che era peraltro molto orientato sul piano religioso verso il cattolicesimo reazionario di Lefebvre), sia rispetto al Vlaams blok fiammingo. Inoltre, il messaggio geopolitico della “identità sacra” è quantomeno problematico. 

CPI acquisì una grande notorietà, anche internazionale, tra i vari movimenti antagonisti, con l’assalto al palazzo romano dell’UE (dicembre 2013). Con tale messaggio, CPI seppe imporre, in un contesto di turbolenze piuttosto spontaneiste e confuse, un chiaro simbolismo politico rispetto alla situazione generale e al sentimento comune di milioni di italiani indigenti. Lì vi fu certamente una buona traduzione politica dell’identità sacra italiana, per usare il concetto di Scianca. Prevaleva un orientamento difficilmente conciliabile con quello sovra-nazionale europeo.

Attuare politicamente l’ “identità sacra” proposta dal saggio del 2016, significa, di contro, chiaramente optare per un orizzonte geopolitico europeo ed europeistico a scapito della vocazione e del respiro sui famosi “mari italiani”: siano questi il Mediterraneo, l’Adriatico, il Tirreno, lo Ionio. 

A questo punto, il tradizionale sovranismo di CPI non ha molto significato politico, ancor meno geopolitico. L’unica concreta possibilità, consequenziale al pensiero del saggio, dovrebbe essere una “fratellanza identitaria europeistica” che punti ad un blocco europeo nella ipotetica guerra continentale antiafricana. 

A tal punto, del resto nulla conta: cattolico, ateo, protestante, eterosessuale o omosessuale, il dato fondamentale è il naturalismo etnicista europeo, la sostanziale natura europea, simbolo di differenzialismo. Non si vede altra possibilità politica, concreta, che possa scaturire da una simile prospettiva. Inoltre, a tal riguardo, il Front National francese marinista che potrebbe essere centrale in una tale possibilità politica, non coltiva rapporti ufficiali con CPI ma, in Italia, sembra privilegiare l’asse preferenziale con la nuova Lega di Matteo Salvini. Di conseguenza, già da questo semplice elemento, si può osservare come il cosmo ideologico della forma partito casapoundiana sia probabilmente senza una concreta via d’uscita politica e come la cosiddetta “identità sacra” comune dei popoli europei, ammesso e non concesso fosse reale secoli prima di Cristo, sia oggi una illusoria fantasia. 

È CPI una minaccia per la Sinistra sovranista?


No, CPI, almeno per l'oggi, non è una minaccia per la Sinistra patriottica e sovranista, almeno non quanto lo siano le fazioni dominanti della Tecnocrazia capitalista europeistica (in particolare l’oligarchia massonica parigina di Attali ed il revanscismo teutonico ed anti-italiano della Bundesbank). 

Il sovranismo farlocco di cui CPI è portatrice rimane, per ora, un problema interno all’organizzazione di cui Scianca è responsabile culturale; non nostro. Certamente, se CPI avanzerà, come sembra credere la stampa internazionale, e diventerà la punta di lancia del partito capitalistico europeistico, il che, come sopra ventilato, è possibilissimo, il quadro cambierebbe. 

Ma senza dubbio, se i soliti antifa, molti dei quali discepoli del mondialista Toni Negri, volessero farci credere che il nemico immediato e prioritario oggi è CPI, questo sarebbe una ulteriore dimostrazione dell’oceano che ci divide dal teorico “progressista” de L’Impero e di Assembly o dell’alter-mondialismo neocapitalistico oligarchico e anti-nazionalpopolare, il quale peraltro, con le medesime fissazioni assembleariste e utopistiche, ha ben più in comune con l’originario movimentismo di Casa Pound di quanto si possa credere.
NOTE

[1] Significativo che CPI pubblichi le proprie opere con il riferimento alla “Testa di ferro”, il giornale del secolo scorso, voce della Fiume dannunziana nel mondo del reducismo combattentistico e arditista.

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