[ 19 luglio 2018 ]
«Non sono potuto intervenire a causa di un impegno direttamente attinente alle mie nuove funzioni di sottosegretario. Un impegno coincidente, per giornata ed orario, con questo evento a cui, come sempre quando vengo chiamato da P101, avevo aderito con entusiasmo. E quindi sono veramente dispiaciuto di non poterci essere.
In ogni occasione sappiate che mi considero, oltre che portatore di un contributo costruttivo per quanto mi consente il mio ruolo "minore" nel governo, un testimone della coscienza democratica costituzionale che si rapporta, diciamo da "insider", a un momento storico, politico ed economico, eccezionale per il nostro Paese.
In tale ruolo di testimone diretto (non direi "privilegiato"), nel percepire, prendere atto, e registrare, eventi e indizi che indicano l'incerta direzione che sta prendendo il nostro Paese, - consentitemi di chiamarlo Patria, come indica la nostra Costituzione - la mia sfida rimane quella di sempre: comprendere e compartecipare con tutti, nei modi di volta in volta consentitimi, il senso di quella "verità democratica" che i fatti drammatici della vita sociale ed economica italiana offuscano davanti ai nostri stessi occhi.
La democrazia costituzionale vive nel senso della partecipazione di tutto il popolo sovrano ai processi decisionali che lo riguardano.
E' l'eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini, garantita dall'obbligo di intervento attivo dello Stato, prevista dall'art.3, comma 2, della Costituzione a rivestire il ruolo di cardine, reale e tangibile, delle regole della nostra democrazia. Il processo elettorale, in questa visione, non si riduce alla "numerazione", alla "conta" dei voti, di cui Gramsci stigmatizza la strumentalità rispetto all'incessante operazione di controllo culturale e mediatico a cui le elites dedicano le loro "sterminate risorse" (come sempre Gramsci precisava).
La sovranità in senso liberale delle elites si riduce al controllo della "numerazione dei voti"; la sovranità democratica del lavoro sancita dalla nostra Costituzione è esattamente l'opposto: vive come "pressione ininterrotta" dell'azione cosciente di un popolo di lavoratori, secondo la felice immagine dataci da rosa Luxemburg.
Ora, in questo momento storico, dobbiamo alle nostre coscienze un appello non più procastinabile.
Ogni legittima azione utile a ripristinare questa pressione ininterrotta ed a strappare a un'elite spietata, e insofferente di qualsiasi sostanza democrativa, deve essere intrapresa. Ogni azione volta al ripristino della legalità costituzionale rende, OGGI più che mai la vita degna di essere vissuta.
Questo richiamo assume l'urgenza di un momento finale. Se soccombiamo, se ci arrendiamo oggi, non avremo un futuro libero nella nostra terra; non avrà neppure più senso ripetere il rito elettorale, perché la bruta forza dei fatti avrà dimostrato la sua inutilità.
Se arretriamo ancora, anche solo ricercando un compromesso, - magari consigliato dal retaggio di ideologie e sovrastrutture ormai posticce e alimentate appositamente per dividerci- non avremo più alcuno spazio di libertà e democrazia. In quanto cittadini liberi in un paese libero.
Quante volte dovranno, i nemici della democrazia, essere sconfitti nelle urne e rimanere beffardi ai loro posti?
E' chiaro che soccombere ora, cancellerà ogni traccia vitale residua della stessa democrazia costituzionale.
L'appello e il saluto che mi sento di mandare è quello alla unità dei patrioti, alla unità delle forze del lavoro, alla unità dei poveri e degli impoveriti - impoveriti da parte di un regime ferito ma, appunto, perciò pericoloso e ancor più ferino nel suo odio verso il popolo; verso di noi, cittadini colpevolizzati di ogni male che ESSI stessi hanno deliberatamente provocato.
Abbattiamo gli steccati delle ideologie posticce nonché delle guerre fra poveri in nome dei diritti cosmetici: ritroviamo insieme l'unità del popolo che ha prodotto l'assemblea Costituente.
Non è una rivoluzione: è por fine all'abusiva occupazione delle istituzioni da parte di forze ostili alla sovranità popolare. Un abuso durato troppo a lungo e una minaccia alle nostre vite e a quelle dei nostri figli, nati e (specialmente) non nati, contro il quale occorrerà che un intero popolo si erga a difesa di se stesso; e delle sue istituzioni democratiche.
Viva l'Italia, viva la Repubblica fondata sul lavoro!»
Sabato 14 luglio si è svolta a Foligno, promossa da P101, l'assemblea CE LA FARÀ L'ITALIA? Lavoro, reddito, fisco, diritti sociali. Cosa cambia coi "populisti" al governo. Sala gremita, alta l'attenzione, molti gli interventi dal pubblico.
Dopo l'introduzione di Moreno Pasquinelli sono intervenuti gli ospiti Antonio Maria Rinaldi e Fabio Dragoni.
Più sotto i link degli interventi.
Causa impegni istituzionali indifferibili (è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) non era presente l'amico Luciano Barra Caracciolo che ha inviato tuttavia i suoi appassionati saluti che pubblichiamo.
- L'Introduzione di Moreno Pasquinelli
Causa impegni istituzionali indifferibili (è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) non era presente l'amico Luciano Barra Caracciolo che ha inviato tuttavia i suoi appassionati saluti che pubblichiamo.
- L'Introduzione di Moreno Pasquinelli
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NON SOCCOMBERE ORA
di Luciano B. Caracciolo
«Non sono potuto intervenire a causa di un impegno direttamente attinente alle mie nuove funzioni di sottosegretario. Un impegno coincidente, per giornata ed orario, con questo evento a cui, come sempre quando vengo chiamato da P101, avevo aderito con entusiasmo. E quindi sono veramente dispiaciuto di non poterci essere.
In ogni occasione sappiate che mi considero, oltre che portatore di un contributo costruttivo per quanto mi consente il mio ruolo "minore" nel governo, un testimone della coscienza democratica costituzionale che si rapporta, diciamo da "insider", a un momento storico, politico ed economico, eccezionale per il nostro Paese.
In tale ruolo di testimone diretto (non direi "privilegiato"), nel percepire, prendere atto, e registrare, eventi e indizi che indicano l'incerta direzione che sta prendendo il nostro Paese, - consentitemi di chiamarlo Patria, come indica la nostra Costituzione - la mia sfida rimane quella di sempre: comprendere e compartecipare con tutti, nei modi di volta in volta consentitimi, il senso di quella "verità democratica" che i fatti drammatici della vita sociale ed economica italiana offuscano davanti ai nostri stessi occhi.
La democrazia costituzionale vive nel senso della partecipazione di tutto il popolo sovrano ai processi decisionali che lo riguardano.
E' l'eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini, garantita dall'obbligo di intervento attivo dello Stato, prevista dall'art.3, comma 2, della Costituzione a rivestire il ruolo di cardine, reale e tangibile, delle regole della nostra democrazia. Il processo elettorale, in questa visione, non si riduce alla "numerazione", alla "conta" dei voti, di cui Gramsci stigmatizza la strumentalità rispetto all'incessante operazione di controllo culturale e mediatico a cui le elites dedicano le loro "sterminate risorse" (come sempre Gramsci precisava).
La sovranità in senso liberale delle elites si riduce al controllo della "numerazione dei voti"; la sovranità democratica del lavoro sancita dalla nostra Costituzione è esattamente l'opposto: vive come "pressione ininterrotta" dell'azione cosciente di un popolo di lavoratori, secondo la felice immagine dataci da rosa Luxemburg.
Ora, in questo momento storico, dobbiamo alle nostre coscienze un appello non più procastinabile.
Ogni legittima azione utile a ripristinare questa pressione ininterrotta ed a strappare a un'elite spietata, e insofferente di qualsiasi sostanza democrativa, deve essere intrapresa. Ogni azione volta al ripristino della legalità costituzionale rende, OGGI più che mai la vita degna di essere vissuta.
Questo richiamo assume l'urgenza di un momento finale. Se soccombiamo, se ci arrendiamo oggi, non avremo un futuro libero nella nostra terra; non avrà neppure più senso ripetere il rito elettorale, perché la bruta forza dei fatti avrà dimostrato la sua inutilità.
Se arretriamo ancora, anche solo ricercando un compromesso, - magari consigliato dal retaggio di ideologie e sovrastrutture ormai posticce e alimentate appositamente per dividerci- non avremo più alcuno spazio di libertà e democrazia. In quanto cittadini liberi in un paese libero.
Quante volte dovranno, i nemici della democrazia, essere sconfitti nelle urne e rimanere beffardi ai loro posti?
E' chiaro che soccombere ora, cancellerà ogni traccia vitale residua della stessa democrazia costituzionale.
L'appello e il saluto che mi sento di mandare è quello alla unità dei patrioti, alla unità delle forze del lavoro, alla unità dei poveri e degli impoveriti - impoveriti da parte di un regime ferito ma, appunto, perciò pericoloso e ancor più ferino nel suo odio verso il popolo; verso di noi, cittadini colpevolizzati di ogni male che ESSI stessi hanno deliberatamente provocato.
Abbattiamo gli steccati delle ideologie posticce nonché delle guerre fra poveri in nome dei diritti cosmetici: ritroviamo insieme l'unità del popolo che ha prodotto l'assemblea Costituente.
Non è una rivoluzione: è por fine all'abusiva occupazione delle istituzioni da parte di forze ostili alla sovranità popolare. Un abuso durato troppo a lungo e una minaccia alle nostre vite e a quelle dei nostri figli, nati e (specialmente) non nati, contro il quale occorrerà che un intero popolo si erga a difesa di se stesso; e delle sue istituzioni democratiche.
Viva l'Italia, viva la Repubblica fondata sul lavoro!»

