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lunedì 8 luglio 2019

LA COMMEDIA GRECA

[ lunedì 8 luglio 2019 ]

In attesa che i nostri compagni greci ci inviino un giudizio ragionato sull'esito delle elezioni, poche e brevi note.

(1) La storia si ripete, lo ripetiamo. Quando la sinistra al governo applica politiche antipopolari lascia spazio al ritorno al potere della destra.
In questo caso la stessa Nuova Democrazia che è stata la prima ad accettare, prima di Tsipras, le politiche austeritarie ed i diktat dell'Unione europea. Non sembri un paradosso che l'attuale leader di Nuova democrazia abbia promesso aumento di salari e pensioni, la diminuzione delle tasse, investimenti... In poche parole: la fine dell'austerità di Tsipras. Ovviamente non accadrà, ma i cittadini, tanto più se spinti alla disperazione, si aggrappano a qualsiasi (minimamente realistica) speranza.

(2) Tuttavia Tsipras non è schiantato e tiene botta, avendo preso il posto del vecchio PASOK. Dopo tanto casino sembra risorgere in Grecia il tradizionale bipolarismo, con una fetta importante di borghesia che non ha voltato le spalle a Tsipras ed anzi l'ha apertamente sostenuto. Ciò che spiega in gran parte la sua tenuta elettorale.

(3) All'estrema sinistra, tre sono i fatti salienti: (a) il partito comunista greco (KKE) conserva il suo (inutile) 5,5%; (b)  il movimento di Varoufakis (Mera 25), col suo 4% supera in slancio  lo sbarramento ed entra in Parlamento — si tenga conto che al di là del suo altreuropeismo Varoufakis è percepito pubblicamente come un acerrimo nemico di Tsipras; (c) la conferma dell'insignificanza delle liste di sinistra rivoluzionaria (Antarsya 0,7%) e il vero e proprio schianto di Unità Popolare (Lae) di Lafazanis (0,4%). Dopo questo ennesimo tonfo riusciranno i gruppi dell'estrema sinistra ad evitare il suicidio collettivo? A capire che occorre un cambiamento politico profondo?

(4) Sul fianco destro è addirittura sorprendente la catastrofe capitata ai neo-nazisti di Alba Dorata, che  sono piombati dal 7% al 2,93% non riuscendo quindi a superare lo sbarramento. Uno schianto che smentisce tutti gli allarmismi sulla "minaccia fascista" nel paese ellenico e che in parte ha premiato il raggruppamento nazionalista Soluzione Greca, impostasi al pubblico mesi addietro per la sua opposizione patriottica all'accordo imposto da Ue e NATO sulla cosiddetta "Macedonia del Nord". 

Per concludere: con la rinascita del tradizionale bipolarismo tra due partiti borghesi ed entrambi europeisti, quella che era stata chiamata "tragedia greca" è diventata una commedia, per quanto triste essa sia.

A maggior ragione diventa decisivo quanto accadrà qui da noi, nel  "laboratorio Italia".



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lunedì 3 giugno 2019

SE LA GRECIA VA A DESTRA di sandokan

[lunedì 3 giugno 2019 ]

Pochi ne parlano, tantomeno a sinistra.
Ieri in Grecia si è svolto il secondo turno delle elezioni amministrative, regionali e municipali.
Dopo quella alle europee, nuova cocente disfatta per SYRIZA e una generalizzata vittoria (tranne a Salonicco, dove il sindaco è un "progressista" e a Patrasso, dove ha vinto il candidato comunista) del tradizionale partito oligarchico di Grecia, Nuova Democrazia.
«Delle 13 regioni della Grecia, al primo turno 5 erano andate a Nea Dimokratia ed una a Syriza, il partito del premier Alexis Tsipras, grande sconfitto alle Europee. Questo ballottaggio (sette regioni e 229 amministrazioni comunali) era particolarmente atteso in vista delle elezioni politiche anticipate che dovrebbero tenersi con ogni probabilità il 7 luglio. Le proiezioni mostrano che Nea Dimokratia dovrebbe alla fine vincere in 11 delle 13 regioni in cui è divisa la Grecia. Il `bottino´ più ricco è sicuramente quello dell’Attica, dove vive oltre la metà della popolazione ellenica».
Quale lezione trarre? La principale a me sembra che sia sempre la stessa. Quando la sinistra giunge al potere sull'onda di una generale e popolare volontà di cambiamento ma poi, invece di cambiare e realizzare profonde trasformazioni sociali, s'inginocchia davanti  ai dominanti applicando politiche liberiste, allora la vendetta popolare non si fa attendere, e le destre tornano al potere, più forti di prima.

Si potrebbe dire che è una legge della storia...


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giovedì 7 marzo 2019

TSIPRAS E VAROUFAKIS, ECCO LA VERITÀ

[ 7 marzo 2019 ]

Eric Toussaint, dottore in scienze politiche dell’università di Liegi e di Paris VIII e coordinatore dei lavori della “Commissione per la verità sul debito pubblico greco” creata il 4 aprile 2015 su iniziativa del Presidente del Parlamento greco e poi ben presto disciolta, ha ricostruito in una serie di articoli le vicende dei febbrili negoziati tra Bruxelles e il governo greco durante i giorni più caldi della crisi, basandosi sul libro pubblicato dall’ex ministro Varoufakis e sui suoi stessi ricordi. Qui si ricostruiscono gli accordi sulle privatizzazioni con i Cinesi e le interferenze della Germania, le speranze disilluse sull’aiuto dei russi e degli americani, e la fugace esaltazione per la coraggiosa decisione, presto rientrata, di non pagare il debito al Fmi. In particolare Toussaint sottolinea la rinuncia del governo greco a comunicare col popolo degli elettori per cercar di spiegare la situazione e ottenere il sostegno ad azioni coraggiose

*  *  *
La testimonianza di Yanis Varoufakis (che lo condanna)
I negoziati segreti e le speranze deluse
di Eric Toussaint


Nell’undicesimo capitolo del suo libro, Yanis Varoufakis spiega di essere intervenuto per portare a termine la vendita del terzo terminal del Porto del Pireo alla compagnia cinese Cosco, che già gestiva dal 2008 i terminal 1 e 2. Come Varoufakis stesso riconosce, Syriza prima delle elezioni aveva promesso che non avrebbe consentito la privatizzazione della parte restante del porto del Pireo. 
Varofakis continua: “Syriza durante la campagna dal 2008 prometteva non soltanto che avrebbe impedito il nuovo accordo, ma che avrebbe totalmente estromesso Cosco“. E aggiunge: “Avevo due colleghi ministri che dovevano la loro elezione a questa promessa“. Tuttavia Varoufakis si affretta a cercar di concludere l’accordo di vendita a Cosco. Se ne occupa con l’assistenza di uno dei consulenti senior di Alexis Tsipras, Spyros Sagias, che fino all’anno precedente era stato consulente legale della Cosco. Nella scelta di Sagias c’era quindi un chiaro conflitto di interessi, cosa che Varoufakis riconosce (pag. 313). Era stato lo stesso Sagias, peraltro, a redigere il primo accordo con Cosco nel 2008. Sagias negli anni ’90 era stato consigliere anche del primo ministro del PASOK Konstantinos Simitis, che aveva organizzato la prima grande ondata di privatizzazioni.
Nel 2016, dopo avere lasciato il suo ruolo di segretario del governo Tsipras, Sagias riprende ancora più attivamente la sua attività professionale, in particolare come consulente di Cosco [1]. Varoufakis non prova imbarazzo nel dichiarare di avere rivisto i termini della gara d’appalto all’inizio di marzo 2015 per adeguarla alle richieste di Cosco:
Sagias ed io abbiamo informato Alexis (Tsipras), prima di passare ai preparativi (della finalizzazione dell’accordo con Cosco sul Pireo). L’obiettivo era riformulare la gara d’appalto per il Pireo in base alle condizioni accettate dai cinesi ” (pag. 316).
Varoufakis riassume così la sua proposta a Pechino attraverso l’ambasciatore cinese di stanza ad Atene:
La Grecia ha una forza lavoro altamente qualificata, i cui stipendi sono diminuiti del 40%. Perché non chiedere ad aziende come Foxconn di costruire o riunire le loro strutture in un polo tecnologico, beneficiando di un regime fiscale specifico, non lontano dal Pireo?” (pag. 312).
In questa proposta troviamo tutto il piccolo armamentario di argomenti dei governi neoliberisti che vogliono attirare gli investitori: una forza lavoro qualificata i cui salari sono diminuiti e sgravi fiscali per i datori di lavoro.
Varoufakis spiega anche che aveva proposto alle autorità cinesi di acquistare le ferrovie greche, in modo che la Cina avesse un accesso più facile al resto del mercato europeo su binario e ne facesse un ulteriore segmento della “New Silk Road“. Questo ultimo progetto non è stato realizzato. [2]
Varoufakis nel marzo 2015 sperò invano che Pechino avrebbe acquistato buoni del tesoro greci per diversi miliardi di euro (contava su un totale di 10 miliardi, pag. 315), che il governo avrebbe usato per ripagare il suo debito con il Fmi. Con grande disperazione di Varoufakis, i leader cinesi non mantennero la loro promessa e si accontentarono di due acquisti da 100 milioni di euro.
Le proposte di Varoufakis alle autorità cinesi sono inaccettabili: prendere prestiti dalla Cina per rimborsare il Fondo monetario internazionale; abbandonare il controllo della Grecia sulle sue ferrovie; procedere ad altre privatizzazioni!
Il suo progetto è fallito perché le autorità cinesi e tedesche hanno concordato che la Cina non avrebbe offerto una bombola di ossigeno al governo di Tsipras. Scrive Varoufakis: “Berlino aveva chiamato Pechino, con un messaggio chiaro: evitate di trattare con i greci prima che noi abbiamo concluso con loro” (pag. 317).
Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi effettuano acquisizioni a prezzo stracciato.
Alla fine, la realizzazione dell’accordo con Cosco non ebbe luogo quando Varoufakis era ministro. Fu concluso all’inizio del 2016 e a condizioni che, a suo parere, erano più favorevoli per l’azienda cinese rispetto all’accordo preliminare che lui aveva cercato di ottenere (capitolo 11, nota 8, pag. 516). Questo dimostra che le autorità cinesi si sono messe d’accordo con le autorità di Berlino: hanno lasciato asfissiare lentamente la Grecia e poi ne hanno aprofittato, condividendo la torta con gli altri predatori dei beni pubblici greci. Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi hanno effettuato acquisizioni a prezzo di svendita. Ma anche se nel 2015 le autorità cinesi avessero concretizzato le speranze di Varoufakis, questo non sarebbe comunque andato a beneficio della Grecia e del suo popolo.
Nel frattempo, anche le autorità russe, che erano state contattate da Tsipras e Panagiotis Lafazanis poco dopo i contatti di Varoufakis con Pechino, rifiutarono di aiutare il governo greco [3]. Putin invece trattò con la Merkel per ottenere un ammorbidimento delle sanzioni dell’Ue contro la Russia in seguito al conflitto con l’Ucraina, in cambio del rifiuto di Mosca di andare in aiuto del governo di Syriza.
Per quanto riguarda le speranze di Varoufakis e Tsipras di ottenere aiuto da Barack Obama, anche questa è stata una delusione. Secondo Varoufakis, l’amministrazione di Barack Obama affermò che la Grecia faceva parte della sfera di influenza di Berlino e lo stesso Obama raccomandò a Varoufakis di fare delle concessioni alla Troika. [4]
Diplomazia segreta e false comunicazioni di cui Tsipras e Varoufakis sono stati complici
Varoufakis dà conto della riunione dell’Eurogruppo che seguì la resa del 20 febbraio, falsamente presentata all’opinione pubblica greca come un successo: fine della Troika e della prigione del debito per la Grecia. All’Eurogruppo del 9 marzo a Bruxelles Varoufakis non riuscì a ottenere alcun gesto o concessione da parte dei leader europei, della Bce o del Fmi. Nonostante ciò, Varoufakis e Tsipras continuarono ad affermare che l’incontro era stato un successo. Varoufakis riporta che Tsipras gli avrebbe detto: “Lo presenteremo come un successo: secondo l’accordo del 20 febbraio inizieranno presto dei negoziati per sbloccare la situazione ” (pag. 330).
Ciò che colpisce è il tempo speso da Varoufakis e Tsipras in interminabili riunioni all’estero, in colloqui nei quali loro fanno concessioni, mentre la Troika persegue metodicamente la sua opera di demolizione delle speranze del popolo greco. A Tsipras e Varoufakis non viene mai in mente di chiedere del tempo per incontrare il popolo greco, per organizzare incontri pubblici a cui la popolazione greca potesse partecipare. Non si muovono per il Paese a incontrare gli elettori, ad ascoltarli e spiegare loro quello che stava accadendo nei negoziati, per spiegare le misure che il governo avrebbe preso per combattere la crisi umanitaria e rilanciare l’economia del Paese.
Varoufakis e Tsipras non hanno cercato modi di comunicare con l’opinione pubblica internazionale né di mobilitare la solidarietà internazionale a sostegno del popolo greco. Non hanno mai approfittato delle loro visite a Bruxelles o in altre capitali per parlare direttamente con i molti attivisti che volevano capire che cosa stava realmente accadendo ed esprimere la loro solidarietà con il popolo greco.
Varoufakis e Tsipras hanno una pesante responsabilità nel mancato sviluppo di una solidarietà attiva e massiccia nei confronti della Grecia. Perché molti cittadini si mobilitassero sarebbe stato necessario rivolgersi a loro, informarli, per contrastare la massiccia campagna di denigrazione e stigmatizzazione di cui non solo il governo, ma l’intera popolazione greca era fatta oggetto.
Varoufakis e il Fmi
Si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento del debito
Il 12 febbraio 2015 la Grecia ha rimborsato 747,7 milioni di euro per uno dei crediti concessi dal Fondo monetario internazionale nel quadro del primo memorandum. È stato un grave errore, si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento di questo debito, con due argomenti: 1. lo stato di necessità [5] in cui si trovava il governo greco, nell’urgenza di dare precedenza alla lotta contro la crisi umanitaria; 2. l’avvio di un processo di revisione del debito pubblico greco, con la partecipazione dei cittadini, durante il quale il pagamento doveva essere sospeso [6]. Si sarebbe potuta giustificare questa revisione con l’applicazione del regolamento 472 dell’Unione europea. Questo articolo afferma:
Uno Stato membro soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico effettua un audit completo delle sue finanze pubbliche al fine, tra l’altro, di valutare i motivi che hanno portato all’accumulo di livelli eccessivi di debito e di individuare eventuali irregolarità[7].
Né Varoufakis né Tsipras presero seriamente in considerazione la sospensione del pagamento combinata con un’inchiesta per determinare se il debito da pagare fosse legittimo o no, odioso o no.
Sarebbe stato possibile avviare una campagna di informazione da parte del governo, per mettere in discussione la legittimità dei crediti del Fmi elargiti alla Grecia dal 2010. Tsipras e Varoufakis avevano a disposizione i documenti segreti del Fmi, attestanti il carattere profondamente illegittimo e odioso della pretesa. Il problema è che Varoufakis era convinto che non avesse alcun senso parlare dell’illegittimità e dell’odiosità dei debiti addossati alla Grecia.
Il Wall Street Journal aveva reso pubblici i documenti segreti del Fmi fin da ottobre 2012, come già menzionato in un articolo. Alcuni giorni dopo la loro pubblicazione, incontrai Tsipras per parlare di una possibile collaborazione con il CADTM per condurre la procedura di revisione del debito. Dissi a Tsipras e al suo consigliere economico dell’epoca, John Milios: “Ora avete un argomento concreto contro il Fmi, perché se avete le prove che il Fmi sapeva che il suo programma non poteva funzionare e sapeva che il debito era insostenibile, abbiamo il materiale per affondare il colpo sull’illegittimità e illegalità del debito.[8] Tsipras rispose: “Ascolta… il Fmi sta prendendo le distanze dalla Commissione europea.” Capii che aveva in mente che il Fmi avrebbe potuto essere un alleato di Syriza nel caso in cui Syriza fosse salito al governo. Un’idea del tutto priva di fondamenti ragionevoli.
A febbraio 2015 Tsipras e Varoufakis erano ancora fermi su quella posizione. Erano convinti che sarebbero stati in grado di ammorbidire il Fmi grazie al sostegno di Barack Obama e all’influenza dei consiglieri statunitensi scelti da Varoufakis, Jeffrey Sachs e Larry Summers. Erano totalmente sulla falsa strada. Varoufakis lo capì di persona una prima volta per ovvi motivi il 20 febbraio, e nei giorni seguenti, quando Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, dichiarò all’Eurogruppo che non era assolutamente il caso di derogare dal memorandum stabilito.
Nonostante questa dimostrazione dell’atteggiamento ostile del Fmi, Varoufakis e Tsipras continuarono a rimborsare il Fondo monetario internazionale per tutto il mese di marzo 2015. Varoufakis ha dichiarato che il suo ministero ha pagato al Fmi 301,8 milioni di euro il 6 marzo, 339,6 milioni il 13 marzo, 565,9 milioni il 16 marzo e 339,6 milioni il 20 marzo. Complessivamente, nel mese di marzo 2015 sono stati pagati oltre 1.500 milioni di euro, utilizzando tutta la liquidità disponibile, benché le speranze di Varoufakis di ricevere denaro dalla Cina fossero svanite, e la Bce avesse confermato che non avrebbe pagato gli interessi dovuti alla Grecia sui buoni acquistati tra il 2010 e il 2012 e che non avrebbe ripristinato l’accesso alla liquidità ordinaria delle banche greche. Eppure il governo greco aveva sicuramente bisogno, per combattere la crisi umanitaria e promuovere l’occupazione, del denaro che finiva nelle casse del Fmi. Secondo Varoufakis, “che il mio ministero sia riuscito a trovare 1,5 miliardi di dollari per pagare l’Fmi ha del miracoloso, soprattutto tenendo conto del fatto che dovevamo continuare a pagare pensioni e dipendenti pubblici ” (Capitolo 13, pag. 348).
La decisione di sospendere il pagamento del debito al FMI
Varoufakis riferisce di un incontro surreale tra Tsipras e i suoi ministri più importanti, tenutosi venerdì 3 aprile 2015. Spiega che prima della riunione aveva cercato di convincere Tsipras a non effettuare il pagamento successivo al Fondo monetario internazionale, previsto per il 9 aprile 2015 per un importo di 462,5 milioni di euro. La sua tesi: bisognava fare pressione sui leader europei e la Bce per ottenere qualcosa (ad esempio, un passo indietro sulla restituzione alla Grecia di due miliardi di euro incassati dalla Bce sui titoli greci 2010-2012), perché durante il mese di marzo non avevano ottenuto nulla. Varoufakis dice che sentiva di non essere riuscito a convincere Tsipras. Racconta in questo modo le intenzioni e il comportamento di Tsipras durante il “Consiglio dei ministri informale” (sic! pag. 348), che seguì:
Totale silenzio di Varoufakis sulla Commissione per la verità sul debito
Varoufakis ignora totalmente l’esistenza della commissione a cui aveva promesso la sua assistenza
Il resto di questa storia è allo stesso tempo scandalo e farsa. Varoufakis parte il giorno successivo per Washington via Monaco per incontrare con urgenza Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale. Mentre racconta nei dettagli la riunione del 3 aprile e l’incontro con il direttore del Fmi a Washington il 5 aprile, ignora totalmente un incontro a cui ha partecipato il 4 aprile. Un’omissione non banale, perché proprio quel giorno si è tenuto presso il Parlmento greco l’incontro pubblico di apertura dei lavori della Commissione per la verità sul debito pubblico, in presenza di Alexis Tsipras, del Presidente del Parlamento Zoe Konstantopoulou, del Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos e di dieci ministri, tra cui Yanis Varoufakis, che è intervenuto. Sono stato il coordinatore scientifico di questo comitato, quindi ho preso la parola subito dopo gli interventi del Presidente della Repubblica e della Presidente del Parlamento greco e prima degli interventi di tre miei colleghi della Commissione e di Varoufakis.
In realtà nel suo voluminoso libro Varoufakis ignora totalmente l’esistenza della commissione a cui aveva promesso il suo aiuto. Ha un bel sostenere sul suo blog e nelle interviste successive alla pubblicazione del suo libro di avere sostenuto la Commissione: questo è del tutto falso.
A mio parere è significativo anche che il 3 aprile, mentre si teneva l’importante incontro in cui venne deciso di sospendere il pagamento del debito al Fmi, George Katrougalos, che era un membro del governo, non ne era nemmeno al corrente. Ero con lui al suo ministero durante questo incontro. Allo stesso modo, la sera del 3 aprile ho incontrato anche la Presidente del Parlamento, a lungo, per preparare i dettagli della prima riunione della Commissione e nemmeno lei era a conoscenza né di questo incontro né della decisione di bloccare la restituzione del debito. Nemmeno Panagiotis Lafazanis, uno dei sei “super” ministri (questa è l’espressione usata da Tsipras), era stato invitato all’incontro. Questo testimonia il modo di muoversi di Tsipras e della sua cerchia: decisioni cruciali prese da un gruppo ristrettissimo, in segreto, senza consultare una grande parte dei membri del governo, né la Presidente del Parlamento né la direzione di Syriza.
Va anche sottolineato che il lavoro della Commissione per la verità sul debito ha avuto un enorme impatto sulla popolazione greca, e ne sono stato testimone personalmente. Molto spesso la gente mi ha manifestato simpatia o rivolto ringraziamenti per strada, sui mezzi pubblici o ancora al mercato settimanale del quartiere popolare di Atene dove ho vissuto tra aprile e luglio 2015. Questo significa che molte persone hanno seguito il lavoro della Commissione e ne conoscevano i membri principali, che tra l’altro sono stati oggetto di una sistematica campagna diffamatoria da parte dei media di destra.
Dalla tragedia alla farsa: non è che un volo aereo
Non avevo mai sentito niente di così assurdo.
Ma riprendiamo il racconto di Varoufakis. Al suo arrivo a Washington, domenica 5 aprile, Tsipras gli trasmette un contrordine.
Ecco il dialogo tra Tsipras e Varoufakis, così come è riportato nel libro di quest’ultimo:
Ascolta, Yanis, è stato deciso di non andare al default adesso, è troppo presto.”
– “Come sarebbe ‘è stato deciso’ “? – Ho risposto, stordito. – “Chi è che ha deciso che non faremo default?”
– “Io, Sagias, Dragasakis… ci siamo detti che sarebbe stata una decisione prematura, appena prima di Pasqua“.
Grazie di avermi avvertito” gli ho risposto, fuori di me. Poi, prendendo il tono più neutro e distaccato possibile, gli ho chiesto: e adesso che cosa faccio? Prendo l’aereo e torno? Non vedo qual è il punto a incontrare la Lagarde.
– “Assolutamente no, non annullare l’appuntamento. Tu vai avanti come concordato. Tu incontri la signora e le dici che facciamo default.”
Non avevo mai sentito niente di più assurdo.
– “Che cosa intendi, esattamente? Le dico che faremo default dicendole allo stesso tempo che abbiamo deciso il contrario”?
– “Esatto. Tu la minacci, in modo che in preda all’ansia chiami Draghi e gli chieda di porre fine alla restrizione della liquidità. A quel punto la ringraziamo e annunciamo che paghiamo il Fmi. “
Così Varoufakis accetta di andare a recitare una commedia grottesca alle sede del Fmi e dichiara a Christine Lagarde:
Sono autorizzato a informarvi che tra quattro giorni faremo default in relazione al nostro programma di rimborso al Fondo monetario internazionale, e questo finché i nostri creditori continueranno a trascinare i negoziati e la Bce limiterà la nostra liquidità.
Ora, la partenza di Varoufakis per Washington era stata resa pubblica. Ciò che Varoufakis non dice nel suo libro è che Dimitris Mardas, vice ministro delle Finanze scelto da Varoufakis [9], aveva dichiarato alla stampa internazionale che la Grecia il 9 aprile 2015 avrebbe pagato quanto dovuto al Fmi. L’agenzia di stampa ufficiale tedesca, Deutsche Welle, scriveva:
Il vice ministro delle Finanze Dimitris Mardas ha dichiarato sabato che la Grecia ha denaro a sufficienza. ‘Il pagamento dovuto all’Fmi sarà effettuato il 9 aprile. C’è il denaro sufficiente per pagare gli stipendi, le pensioni e tutte le altre spese che dovranno essere erogate la prossima settimana’, ha affermato Mardas“.

* Fonte Voce dall'estero
**Traduzione di Rododak


Note
[1] Sagias è tornato a essere il consigliere designato dei grandi interessi stranieri per promuovere nuove privatizzazioni. Nel 2016 ha servito gli interessi dell’emiro del Qatar, che voleva acquistare un’isola greca, l’isola di Oxyas a Zacinto, appartenente a un parco naturale. Sagias è stato anche consulente di Cosco nel 2016-2017 in una controversia con i lavoratori del porto del Pireo, quando si è trattato di trovare una formula di pensionamento anticipato (o licenziamento dissimulato) per oltre un centinaio di lavoratori vicini all’età della pensione. Fonte: http://www.cadtm.org/Varoufakis-s-is-holding-of-the-dominant-order-as-advisers
[2] La società privata italiana Ferovialia ha acquistato le ferrovie pubbliche greche OSE per 45 milioni di euro nel giugno 2016 sotto la conduzione del ministro Stathakis, amico intimo di Tsipras (https://tvxs.gr/news/ ellada / giati-i-trainose-polithike-monon-enanti-45-ekatommyrion-eyro ), con la prospettiva di un sussidio operativo di 250 milioni di euro da parte dello stato greco per i prossimi 5 anni (50 milioni all’anno). Vedi anche: http://net.xekinima.org/trainose-to-xroniko-mias-idiotikopoi/
[3] Vedi p. 342 e nota 5, cap. 12, p. 518.
[4] Vedi la dichiarazione di Obama secondo Varoufakis, cap. 14, pp. 368-369.
[5] Lo stato di necessità è riconosciuto dal diritto internazionale come una situazione che permette di sospendere il pagamento del debito.
[6] Ricordiamo che nel programma di Syriza per le elezioni del giugno 2012, tra le cinque priorità si poteva leggere: “Istituzione di una commissione internazionale di revisione del debito, insieme alla sospensione del pagamento del debito fino alla fine dei lavori di questa commissione”.
[7] “Regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013”, art. 7https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0472&from=IT
[8] Nel 2017, il CADTM ha pubblicato e commentato questi documenti segreti, conosciuti grazie alle rivelazioni del Wall Street Journal nel 2012: http://www.cadtm.org/Documents-secrets-du-FMI-sur-la
[9] Per quanto riguarda D. Mardas, bisogna sapere che il 17 gennaio 2015, otto giorni prima della vittoria di Syriza, Mardas ha pubblicato un articolo particolarmente aggressivo contro la deputata di Syriza Rachel Makri, intitolato “Rachel Makri vs Kim Jong Un e Amin Dada “. L’articolo si conclude con la domanda molto eloquente (sottolineata da lui stesso) “Sono questi quelli che ci governeranno?”. Dieci giorni dopo, grazie a Varoufakis, lo stesso Mardas è diventato viceministro delle Finanze. Varoufakis spiega nel suo libro che dopo un mese dalla nomina a ministro si è reso conto di avere fatto una scelta sbagliata. Va notato che Mardas, che ha sostenuto la capitolazione nel luglio 2015, è stato eletto deputato di Syriza nelle elezioni di settembre 2015.

martedì 26 giugno 2018

TSIPRAS SI È TOLTO LA CRAVATTA

[ 26 giugno 2018 ]

«Nel Paese più di una persona su tre è a rischio povertà, mentre pesanti sacrifici sono programmati almeno fino al 2060... Ma Tsipras fa festa e si mette la cravatta...»

* * * 
Non ci sono parole per commentare la pagliacciata concordata tra gli strozzini europei e l'esecutore materiale dei loro diktat, Alexis Tsipras. Di costui è difficile dire se la storia lo ricorderà più come traditore che come buffone. 


*  *  *


In Grecia più di una persona su tre è a rischio povertà


Se gli storici del futuro dovessero indicare un esempio della propaganda europeista negli anni terminali della moneta unica, potrebbero scegliere i toni usati per l’accordo firmato venerdì scorso dall’Eurogruppo per suggellare il ritorno della Grecia al finanziamento del debito attraverso il mercato. Non solo la Grecia sarà costretta a politiche di austerità per decenni (dovrà garantire un surplus primario del 3,5% del PIL fino al 2022 e del 2,2% fino al 2060!) – fonte KeepTalkingGreece – , ma più di un terzo della popolazione rimane a rischio povertà – fonte Ekathimerini -, percentuale che salirebbe ad oltre il 50% senza i sussidi sociali. E i tagli a pensioni e indennizzi continueranno anche nei prossimi anni. Insomma, la cura ha avuto successo, ma il paziente è morto – l’importante è che i creditori della Grecia abbiano avuto indietro il proprio denaro e che la Grecia continui a garantire la loro rendita, sotto la disciplina dei mercati e con la benedizione del governo Tsipras.

Più di un terzo della popolazione del paese – il 34,8% o 3,7 milioni di persone – è considerata a rischio povertà o di esclusione sociale secondo il sondaggio 2017 dell’ELSTAT (l’ente nazionale delle statistiche) sui redditi delle famiglie e le condizioni di vita.

La cifra è scesa lievemente se confrontata con l’anno precedente, perché nel 2016 era considerato a rischio povertà o esclusione sociale il 35,6% della popolazione, o 3,79 milioni di persone.

I dati mostrano che il rischio è maggiore tra le persone in età lavorativa (da 18 a 64 anni) – il 38,6%. In particolare, nel medesimo gruppo di età il rischio in Grecia è di gran lunga maggiore tra gli stranieri – ne è toccato il 62,9% – contro il 36,5% dei greci tra i 18 e i 64 anni.

La soglia di povertà è stata fissata sul reddito annuale di 4.560 euro per persona e di 9.576 euro per famiglia formata da due adulti e due bambini di età inferiore a 14 anni. Le famiglie a rischio povertà o esclusione sociale sono 789.585 su un totale di 4.162.442 famiglie in Grecia.

Senza i sussidi sociali, il 50,8% della popolazione del paese sarebbe considerato a rischio povertà, la qual cosa indica l’impatto che pensioni e sussidi sociali – come l’indennità per i percettori di piccole pensioni (EKAS) e il sussidio alla disoccupazione – hanno sulla vita delle persone.

* *  *

L'Eurogruppo concede alla Grecia una piccola estensione del rimborso, 
nessuna riduzione del debito reale
(Keep Talking Greece)

L’atmosfera del venerdì mattina è buona. I creditori della Grecia esultano, i media internazionali e persino quelli tedeschi salutano l’accordo dell’Eurogruppo come “la fine della crisi greca”, “la Grecia esce dal salvataggio” e “il debito greco è sostenibile”. Ma l’Eurogruppo dei 19 ministri delle finanze non ha concesso alla Grecia nessuna riduzione del debito. Nemmeno tassi di interesse più bassi o clausole di crescita. Quello che hanno fatto è estendere:

– il rimborso degli interessi sul debito EFSF e la maturazione dei titoli greci di 10 anni;
– una rigorosa austerità;
– una stretta supervisione;
– e più “riforme”.

L’accordo, raggiunto nelle prime ore del mattino di venerdì a causa delle obiezioni tedesche sul tempo di estensione del debito, apre la strada anche all’uscita della Grecia dal suo programma di salvataggio di 8 anni.

Inoltre, la Grecia ottiene una tranche di 15 miliardi di euro, un cosiddetto “buffer” che è un ulteriore prestito. Di questi 15 miliardi, 3,3 possono essere usati per ripagare i prestiti del FMI. […]

Nella dichiarazione ufficiale, l’Eurogruppo dà il benvenuto all’impegno della Grecia a mantenere:
– un surplus primario del 3,5% del PIL fino al 2022
– un surplus primario del 2,2% del PIL in media nel periodo dal 2023 al 2060.
[…]

Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, a valle dell’incontro ha detto: “Possiamo affermare con sicurezza che il debito greco è sostenibile in futuro, facciamo le congratulazioni alla Grecia”.

Tra le altre cose ha aggiunto che la Grecia ha emanato 450 interventi legislativi soltanto nel contesto del 3° programma di salvataggio. Non ha osato menzionare quelli connessi al salvataggio nei primi due programmi di aggiustamento fiscale.

Con misure di lungo termine fino al 2060, i guai della Grecia non sono davvero finiti il 22 giugno né finiranno il 18 agosto, quando uscirà ufficialmente dal 3° programma di salvataggio. […]

Ma più essenziale è vedere come questo “grande accordo”, come “la più grande solidarietà che il mondo abbia mai mostrato” (così ha detto il direttore del ESM Regling) influenzerà la vita e le tasche dei greci. Di sicuro le pensioni saranno ulteriormente tagliate nel 2019 e i poveri saranno tassati col restringimento dell’area tax-free (i redditi non tassati) nel 2020.

Alla fine dei giochi, ci ritroviamo al punto di partenza, con un debito ben più altro rispetto al 2010: nel 2010 il debito greco ammontava a 262 miliardi, nel 2018 a 323 miliardi di euro.


mercoledì 31 gennaio 2018

VIENI AVANTI CRETINO

[ 31 gennaio 2018 ]

«La Grecia volta pagina, si lascia alle spalle la paura, l'oppressione e l'umiliazione e va avanti con speranza e dignità: oggi abbiamo fatto la storia, l'ora della troika è finita, facciamo sorgere il sole sulla Grecia».

Queste le parole che Alexis Tsipras pronunciò la sera del 25 gennaio 2015 alla folla in festa per la vittoria elettorale di SYRIZA.
I greci sanno com'è andata a finire: dalla commedia alla tragedia...
 Tsipras ha ceduto su tutta la linea, continuando con la terapie austeritarie e accettando un terzo accordo con i creditori ancor più duro dei precedenti e, soprattutto, ha confermato il commissariamento della troika, accentuando la sudditanza coloniale del Paese. Il tutto, non dimentichiamolo mai, per salvare le banche tedesche e francesi che erano esposte sul debito pubblico greco. Diciamola tutta: la troika esulta perché Tsipras coi suoi tagli, le sue privatizzazioni selvagge, le sue stangate fiscali, ha eseguito gli ordini in maniera impeccabile e zelante.

Così è accaduto che i tanti estimatori che Tsipras aveva a sinistra, anzitutto in Italia, si sono dileguati. Tsipras, a sinistra, è orami un tabù. A nulla servirono le ammonizioni che tra gli altri anche noi facemmo. Ci sono voluti, ahinoi, le lacrime ed il sangue dei greci affinché certa sinistra-san-tommaso abbandonasse, con Tsipras, l'europeismo più becero e ingenuo.

Ma se a sinistra Tsipras è passato di moda, nel campo della borghesia liberale egli è portato in palmo di mano.

Uno di questi estimatori è il giornalista Ettore Livini.
A novembre, su Repubblica, egli gridava che "Tsipras pone fine all'austerità". Motivo di quel titolo erano alcuni bonus-elomosina elargiti alla famiglie più povere inseriti nella legge di bilancio. Titolo ingannevole e falso visto che, al netto delle briciole, il governo SYRIZA sta rispettando scrupolosamente le terapie da cavallo chieste dalla troika. Le verirtà su quella finanziaria la disse chiara Panagiotis Lafazanis, portavoce di Unità Popolare (Laiki Enmotità):
«L'ennesima controriforma conservatrice che continua a scaricare sul popolo tutti i sacrifici mentre non solo non tocca i ricchi ma limita il diritto di sciopero, cosa questache nemmeno le destre ebbero il coraggio di fare»
Ma il Livini, che è un tipo caparbio e più di ogni altra cosa deve raccontare le storie che gli suggerisce chi lo ha sul libro paga, non cessa di stupirci.

Ne il venerdì (supplemento di Repubblica) in edicola ha firmato un articolo esilarante. Il Livini testualmente scrive: 
«Ad agosto sarà ufficiale: la Grecia è fuori dalla crisi. Il premier ce l'ha fatta, uscire dall'austerity da sinistra si può. Eppure le gente sta peggio. E la destra vola».
Sorvoliamo sulla notizia che la troika starebbe per dichiarare "guarita la Grecia" e quindi sarebbe pronta a porre fine al commissariamento —finirà forse il commissariamento formale, non quello sostanziale, che durerà per decenni. 

Avete capito? Con Tsipras la Grecia sarebbe uscita da sinistra dall'austerità però... però la  gente sta peggio di prima.

Ma questo c'è, cretino, o ci fà?

venerdì 5 gennaio 2018

TSIPRAS IL BASTARDO di Joël Perichaud

[ 5 gennaio 2018 ]

«È in questo contesto che sopraggiunge il messaggio di Tsipras al suo amico, il socialdemocratico Martin Schulz, per implorarlo che ... "in questa fase decisiva per l'UE dovrebbe accettare di rientrare in un grande coalizione guidata da Angela Merkel"».


Per coloro che lo hanno sostenuto per molto tempo (molto e troppo), Alexis Tsipras è una palla al piede.

Si pensava che avesse oramai toccato il fondo, invece il ragazzo non finisce di stupire. Questa volta, il primo ministro greco (che i media definiscono "sinistra radicale") ha appena inviato uno straordinario messaggio di appoggio al capo dell'SPD tedesco, Martin Schulz.

Ma prima di apprezzarne contenuto e sapore, dobbiamo ricordare che Syriza è salita al potere (vincendo le elezioni di gennaio 2015) promettendo al popolo greco che avrebbe posto fine all'austerità facendo restare la Grecia nell'Unione europea e l'euro con tutti i mezzi. Una contraddizione assoluta.

Dopo sei mesi di pseudo-negoziati con la Troika (UE, BCE, FMI), Tsipras accettò ufficialmente di passare sotto le forche caudine di Bruxelles. Le misure per far sanguinare i greci furono prese molto presto. Tuttavia organizzò (all'inizio di luglio 2015) un referendum sul rafforzamento dei crudeli tagli sociali ed economici che la Troika voleva imporre. Il popolo greco votò in modo schiacciante NO (OXI) che Tsipras, imitando i suoi maestri francesi, olandesi o irlandesi, trasformò in SÌ ...

Poche settimane dopo, Tsipras firmò con la Troika e l'UE un nuovo memorandum che impose un'austerità senza precedenti: i tagli ai salari, alle pensioni, ai servizi sanitari e sociali, furono di una ampiezza mai vista in Europa in tempi di la pace. Furono accettate le privatizzazioni, le deregolamentazioni, la cancellazione dei diritti dei lavoratori.

Lo scorso dicembre, i "partner" europei che spogliarono la Grecia hanno ottenuto la privatizzazione (dopo quella del porto del Pireo e degli aeroporti) di quattro centrali elettriche pubbliche.

È in questo contesto che sopraggiunge il messaggio di Tsipras al suo amico, il socialdemocratico Martin Schulz, per implorarlo che ... "in questa fase decisiva per l'UE dovrebbe accettare di rientrare in un grande coalizione guidata da Angela Merkel".

La SPD aveva escluso questa ipotesi il 24 settembre, ciò malgrado lo schiaffo che i socialdemocratici subivano dagli elettori fu clamoroso. Non c'è alcun dubbio che per i socialdemocratici tedeschi prolungare l'esperienza della "grosse coalition" potrebbe diventare suicida. Ma il fallimento dei negoziati tra il partito della Merkel, i Verdi ed i Liberali ha paralizza la politica tedesca e immerge i leader europei in uno stato di preoccupazione e inquietudine. Così, all'improvviso, Schulz ammette di aver ricevuto molti messaggi chiedendo alla SPD di ritornare con i conservatori. Tra cui, ovviamente, Emmanuel Macron.

Ma il più sottomesso e il più patetico è stato Alexis Tsipras. È vero che oramai ci siamo abituati. Per Tsipras il ripristino della grande coalizione tedesca è "una condizione indispensabile per le necessarie riforme progressive e la democratizzazione dell'Europa". Perché, continua, c'è la possibilità di "mettere sul tavolo dell'Europa un programma progressista" per salvarla.

Si ha la sensazione di sognare ... il salvataggio "progressista" dell'Europa ha la priorità su tutto e passa attraverso il rinnovo di una coalizione capeggiata da Angela Merkel simile a quella che ha fatto così tanti danni dal 2013 ... Tsipras afferma quindi che "una vera posizione di sinistra è impegnarsi a cambiamenti e riforme reali, non a tenere pulita la propria identità". Il che farà molto piacere ai suoi amici europei di "Sinistra Sinistra" che ancora hanno il coraggio di considerarlo un loro "eroe".

Tsipras, il miglior studente dell'UE e la Troika, indossava già il berretto da somaro ... Ora può ficcarsi in testa quello a punta più adatto ai bastardi come lui.

* Fonte: PARDEM, Parti de la démondialisation
Pardem è l'organizzazione francese che fa parte del Coordinamento europeo contro l'euro

** Traduzione a cura di SOLLEVAZIONE

venerdì 14 luglio 2017

GRECIA: LA GERMANIA SPIA E TSIPRAS CHINA IL CAPO

[ 14 luglio 2017 ]

Dal Corriere della Sera del 12 luglio apprendiamo che i servizi segreti tedeschi spiavano illegalmente le autorità greche (come anche l'ambasciata italiana) sin dal 2001. L'euro era appena entrato in circolazione e guarda caso la Germania ficcava il naso in Grecia, perseguendo il disegno strategico di farne un protettorato. E Tsipras, a rivelazioni rese pubbliche e non smentite, non abbaia, china anzi il capo. Come del resto le autorità italiote...


Qui sopra la sede berlinese del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il principale servizio segreto tedesco. Non so voi, ma a noi colpisce l'inquietante pianta che rassomiglia alla svastica.


LA RICOSTRUZIONE DI «VICE»

Berlino, inchiesta sull’intelligence 
«I tedeschi spiavano la Grecia»
Dal 2001 furono seguiti centinaia di obiettivi, tra cui ministeri e società 
Monitorale anche diverse ambasciate, inclusa quella italiana


di Federico Fubini


Quando nel 2013 emerse che la National Security Agency americana aveva spiato le comunicazioni di Angel Merkel, la cancelliera tedesca osservò: «Gli amici non possono spiarsi fra loro». A quanto pare, tuttavia, lo fanno. Il Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio federale di intelligence della Germania, dall’inizio degli anni Duemila avrebbe spiato centinaia di obiettivi in Grecia. Fra di essi, l’agenzia del debito del ministero delle Finanze, il ministero della Difesa, alcune grandi aziende e oltre dieci ambasciate inclusa quella dell’Italia ad Atene. La ricostruzione emerge da un’inchiesta molto dettagliata, e basata su vari riscontri concordanti, del servizio ellenico di Vice International. Il Bnd, interpellato in proposito, non ha confermato né smentito.


Fuga di notizie

In realtà già in aprile scorso una fuga di notizie sul settimanale tedesco Spiegel, con ogni probabilità dall’interno stesso del Bnd, ha mostrato come l’intelligence tedesca svolga ampie attività di ascolto anche in Grecia. Non si tratta certo di un’esclusiva dei servizi tedeschi: come ha dimostrato lo scandalo della Nsa americana durante la presidenza di Barack Obama, anche fra alleati l’intercettazione delle comunicazioni è una pratica corrente. Ciò che colpisce nel caso della Grecia è soprattutto la scala, vastissima, delle operazioni di monitoraggio coperto da parte della Germania. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta di Harry Karanikas e Nikolas Leontopoulos di Vice,erano migliaia le linee telefoniche e gli indirizzi di posta elettronica soggetti a controllo, per centinaia di target.

Prima della crisi del debito

Il monitoraggio peraltro sarebbe cominciato in tempi non sospetti, molto prima dell’inizio della crisi del debito che ha fatto montare le tensioni politiche fra Atene e Berlino. Le intercettazioni sull’agenzia del debito sarebbero partite nel 2001, quando la Grecia entra nell’euro sulla base di conti pubblici che si sarebbero poi rivelati falsi. Quelle sul Parlamento di Atene risalirebbero al 2002, anche se in tutti questi casi si conosce la data d’avvio degli ascolti ma non quella in cui si sarebbero conclusi. Gli ultimi obiettivi sarebbero stati presi di mira nel 2008.

La legge e gli obiettivi

Non è illegale per il diritto tedesco che il servizio di intelligence civile si muova aggressivamente all’estero. Come spiega Konstantin von Notz, un giurista e parlamentare tedesco dei Verdi che segue le questioni di intelligence, all’estero i servizi di Berlino non sono vincolati dai limiti della Legge fondamentale del Paese. Nel caso della Grecia, questa libertà sembra essere stata sfruttata fino in fondo per finalità che vanno ben oltre la lotta al terrorismo o al traffico di droga. Fra i numeri di telefono per i quali sarebbe stato attivato l’ascolto, compaiono quelli dell’intera infrastruttura amministrativa ed economica del Paese. C’è Ote, la società telefonica che all’inizio del secolo era di proprietà pubblica ed oggi è controllata da Deutsche Telekom. C’è poi anche Deh, la società di rete dell’energia elettrica. E figurano anche le utenze domestiche di due scienziati dell’industria aerospaziale e aeronautica militare. Gran parte degli obiettivi che sembrano essere stati presi di mira in Grecia riguardano però le istituzioni politico-amministrative: oltre al ministero delle Finanze, anche quelli dell’Interno, della Difesa e degli Esteri, la Protezione civile, la Commissione per l’energia atomica e il quartier generale dell’Aviazione civile. Fra le utenze segnalate riguardo all’attività di ascolto del Bnd compaiono anche più di dieci ambasciate di Paesi terzi ad Atene.

Le ambasciate (inclusa quella italiana)

Oltre a quella dell’Italia, Vice International parla delle rappresentanze degli Stati Uniti, di Israele e della Gran Bretagna. Secondo la ricostruzione di Spiegel sarebbero state spiate anche le ambasciate della Finlandia e dell’Australia. Gli ingredienti di un caso politico ci sono tutti. Ma la reazione del governo greco di Alexis Tsipras è stata emblematicamente tenue: sono passati i tempi della rivolta anti-tedesca, oggi Atene vuole evitare qualunque polemica che rischi di incrinare la speranza che un giorno Berlino alleggerisca il debito greco.

giovedì 16 marzo 2017

LA GRECIA SPROFONDA... GRAZIE TSIPRAS!

[ 16 marzo ]

Nella Grecia della crisi economica aumentano i genitori costretti a lasciare i propri figli all'interno di una casa famiglia perché non sono in grado di provvedere a loro esigenze.

Grecia, nelle case famiglia dove vivono i figli della crisi

di ALESSANDRA DEL ZOTTO

La casa famiglia di Kallithea, comune di 100mila anime alle porte di Atene, è stata fondata circa un secolo fa per accogliere gli orfani di guerra. Oggi la struttura è diventata, suo malgrado, un simbolo dello sgretolamento del tessuto sociale provocato dalla crisi economica in Grecia. "Sono sempre di più i genitori che ci chiedono di occuparci dei loro figli durante la settimana, perché non sono in grado di provvedere ai loro bisogni primari", afferma Iro Zervaki, direttore della casa famiglia.

Stando ai dati diffusi dall'Onu, ad oggi in Grecia un quarto della forza lavoro è disoccupata ed è cresciuto il numero dei bambini che versano i condizioni di povertà. Molti genitori sono costretti a fare affidamento sulle pensioni dei nonni per poter arrivare a fine mese ma oramai anche queste hanno subito numerosi tagli, condizionando fortemente il ménage familiare.

È dunque aumentato il numero di chi, incapace di assicurare cibo e un tetto sopra la testa ai propri figli, è stato costretto ad affidare i bambini alla casa famiglia durante la settimana. I piccoli alloggiano nella struttura dal lunedì al venerdì e tornano con i genitori il week-end. "Ci sono però dei casi più gravi - spiega l'assistente sociale Anthoula Zarmakoupi - Alcuni hanno perso la casa e non possono riprendersi i figli nemmeno il fine settimana".

Al momento sono circa 40 i bambini in lista d'attesa per entrare nella casa famiglia - che dispone di soli 25 posti letto - un numero quattro volte superiore rispetto agli anni precedenti. E, assicura Zervaki, se le cose nel Paese non migliorano velocemente potrebbe venire a mancare anche questo servizio. La struttura si trova sotto organico e il taglio dei finanziamenti da parte dello Stato mette in dubbio la sua sopravvivenza per il prossimo anno. "Ora riesco a pagare solo la metà dello stipendio ai dipendenti", afferma il direttore.

All'interno della casa famiglia le coperte blu coprono i pochi letti addossati ai muri delle camere spoglie. Fuori, nel cortile chiassoso, una bambina tira la manica dell'assistente sociale. "Quando viene a prendermi la mamma?", chiede. "Abbiamo avuto qualche problema - spiega Zervaki - Alcuni bambini hanno cercato di fuggire per raggiungere i propri genitori, correndogli dietro. La situazione non si risolverà certo dall'oggi al domani, ma speriamo non ci voglia ancora molto".


martedì 8 novembre 2016

LA SAPETE L'ULTIMA SCHIFEZZA DI TSIPRAS? di Checchino Antonini

[ 8 novembre ]

Grecia. Migliaia di studenti delle superiori in piazza contro una riforma classista della scuola con tanto di alternanza scuola-lavoro. Ennesimo colpo di Tsipras alle speranze popolari. 
[Nella foto la manifestazione dell'altro ieri ad Atene]
Le agenzie di stampa italiane parlano solo di scontri ad Atene ma in realtà, ieri, in Grecia, gli studenti sono scesi in piazza in 27 città contro la “buona scuola” in salsa greca. Nella capitale alcune migliaia di studenti hanno partecipato alla protesta. Il corteo è stato caricato quand’è giunto di fronte al Parlamento. Non ci sarebbero stati arresti o feriti ma si è resa necessaria, per ore, la chiusura di una strada centrale della capitale greca.

Gli studenti delle scuole superiori protestano contro la riforma della scuola proposta dal governo Tsipras. Una riforma che introdurrebbe esami intermedi da sostenere nel corso delle scuole superiori, vincolerebbe l’accesso all’università a determinati esami affrontabili solo nei licei (precludendone quindi l’accesso agli studenti dei tecnici e professionali), introdurrebbe un numero minimo di ore che lo studente dovrà dedicare ad “attività sociali” per accedere al diploma, nonché la possibilità di non finire gli studi e ricevere comunque una “certificazione” del livello di istruzione raggiunto.
Misure criticate dagli studenti greci, secondo cui la riforma aumenterebbe il classismo all’interno del sistema scolastico. L’espressione “attività sociali”, secondo gli studenti, celerebbe la volontà del Governo Syriza-Anel di introdurre un modello simile a quello dell’alternanza scuola-lavoro introdotto in Italia dalla “buona scuola”, mentre la possibilità di ottenere certificazioni intermedie se si abbandonano gli studi favorirebbe l’abbandono scolastico.

Dall’Italia s’è levato un appello alla solidarietà con gli studenti sull’altra riva dello Ionio promosso dall’Uds: «In questi giorni in Grecia sta avvenendo qualcosa di molto simile a ciò che è successo in Italia» – si legge nell’appello degli studenti Italiani – «Come rappresentanti degli studenti e collettivi delle scuole italiane esprimiamo il nostro pieno sostegno alla lotta degli studenti greci contro la riforma della scuola che il governo Syriza-Anel promuove su pressione dell’Unione Europea. Quello che avviene in Grecia, in linea con quanto avvenuto in Italia, dimostra che oggi esiste un attacco condotto dai padroni in tutta Europa, che mira a dequalificare l’istruzione per abbassare il costo del lavoro e condannarci alla precarietà. Contro questo attacco noi studenti rispondiamo uniti, lottando per un’istruzione gratuita e accessibile a tutti, per una scuola che sia fatta per gli studenti e non per i padroni».

Non c’è da stupirsi se i sondaggi registrano la precipitazione del gradimento di Tsipras, quello che avrebbe dovuto inceppare il meccanismo dell’austerità, contagiando mezza Europa e, invece, sta interpretando le lugubri canzoni della Troika dopo aver mutato geneticamente il suo partito, Syriza. La “buona scuola” è l’ennesimo segnale di “pasokizzazione” di Syriza, con buona pace di tutti gli ultras di Tsipras lì e qui.

Ha giurato sabato mattina il nuovo governo greco, frutto del rimpasto voluto dal premier Tsipras che ha sostituito diversi ministri (leggi QUI) che si erano opposti apertamente alle misure richieste dai creditori internazionali di Atene. Tra i ministri costretti a lasciare il proprio incarico figurano i nomi dell’ex titolare dell’Energia Panos Skourletis e quello della Marina mercantile, Thodoris Dritsa, entrambi contrari alle privatizzazioni delle aziende di stato. Secondo gli ultimi sondaggi, Syriza si attesta tra i 6 e i 12 punti percentuali dietro ai conservatori attualmente all’opposizione.


da Popoff quotidiano

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