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martedì 11 dicembre 2018

GIACOMO BELLINI

[ 11 dicembre 2018 ]

Domenica 9 dicembre, al termine di una faticosa degenza, Giacomo Bellini, nato a Spoleto il 28.10 1972, è infine deceduto.

Giacomo fu dirigente di Fronte Rosso e militante antimperialista.
Egli fu un importante elemento organizzativo della fase di punta del “Campo Antimperialista”; proprio nel momento in cui il Campo, di fronte al riflusso generazionale e alla concertazione neocapitalistica occidentalistica, si distinse, di fronte alle fake news planetarie con gli aerei da bombardamento anglosassoni al seguito, come la voce politica italiana dei Ribelli e degli Oppressi della Terra: dai patrioti serbi a quelli iracheni.
Ricordiamo Giacomo disciplinato e serio Militante curare nei dettagli l’organizzazione dei vari Campi, che svolgemmo ad Assisi. Sangue freddo, cuore caldo.
La sua sostanza politica fu quella tipica di un “artista sociale”, non dogmatico ma realista e aperto ad ogni confronto dialettico e culturale. Portava nello sguardo il segno della lealtà e un percepibile sottofondo di malinconia: le prove che nella vita dovette affrontare furono molte non perdendo però, mai, il sorriso, l’autoironia, la fedeltà all’amico anche quando ciò era evidentemente sconveniente.
Per questo lo porteremo sino alla fine nel cuore.
Non abbiamo lutto da elaborare o un particolare evento da rimembrare rispetto a Giacomo: quando un guerriero se ne va la sua stella brilla luminosa ed invitta nella notte oscura.

Gli amici e i compagni umbri

mercoledì 25 luglio 2018

NON CHIEDETEMI DI PORTARE IL LUTTO di Sandokan

[ 26 luglio 2018 ]



Severo è il percorso con cui la Chiesa cattolica sancisce la beatificazione di una persona defunta. L'élite massonico-liberista per far santo Marchionne non ha atteso nemmeno la sua ufficiale dipartita per allestire la sua liturgia profana.
Ecco dunque il coro salmodiante in memoria del celebre super-manager.
Il carattere classista di simili peana è pari alla sfrontata piaggeria dell'armata di pennivendoli, tutti o quasi, infatti, a libro paga di questa o quella cordata finanziaria-industriale-bancaria.
Quanto vale la vita di un uomo? E qual è la linea che divide i benefattori dai malfattori?
Per chi sta in alto tutto dipende dallo spessore del portafogli, la qual cosa simboleggia la dedizione alla causa del capitalismo tornato selvaggio, come ai tempi della sua adolescenza. 
Così, per chi sta in alto e per i suoi politicanti, non ha invece valore alcuno la vita degli umili che stanno in basso.
Ci dice l'INAIL che solo nei primi mesi del 2018 sono morti sul lavoro 469 lavoratori. Sono migliaia negli ultimi anni, tutti sacrificati al Moloch del Capitale.
Camera e Senato hanno osservato in memoria di Marchionne un minuto di silenzio.
Nemmeno un secondo per commemorare, non uno, ma centinaia di operai.
Una vergogna che la dice lunga non solo sul carattere oligarchico del sistema sociale e politico, una vergogna che è segno di questo tempo luciferino del male.
No, non porterò il lutto per Marchionne.
Non fosse che ne osservo già un altro: per la morte simultanea della democrazia, della dignità, della coscienza rivoluzionaria.









lunedì 23 gennaio 2017

IL LASCITO PREZIOSO DI UN AMICO di Aldo Zanchetta

[ 23 gennaio]

In un’età della vita in cui le file degli amici si vanno inesorabilmente assottigliando, il ricordo di momenti amichevoli vissuti assieme è una ricchezza da “centellinare” per prolungarne la gioia, assieme al lascito intellettuale di cui si è beneficiato, certo abbondante nel caso di Bruno Amoroso. Bruno è stato un amico sempre sorridente e sempre misurato, col quale bastavano poche parole per tornare in sintonia dopo periodi di lontananza. A volte mi sembrava timido e introverso ma, conscio di questo aspetto del suo comportamento, ne ha svelato il motivo con pudore nel suo Memorie di un intruso, legandolo a un problema infantile di salute. 

Il suo Della Globallizzazione, del 1996, costituì la ragione del primo invito a Lucca, cui ne seguirono mano mano altri in occasione dell’uscita di suoi libri. Così, poco per volta il nostro rapporto si “deprofessionalizzò” per acquistare una dimensione più conviviale. Tre anni or sono, nel corso di una frugale cena a conclusione di un incontro all’Università estiva di Attac, dove lo avevo accompagnato, ad un certo punto mi disse quasi con imbarazzo: “Aldo, siamo coetanei. E siamo ormai in pochi. Cerchiamo di far durare questa amicizia”.

La sua salute però nel corso del 2016 andò peggiorando, tanto da farmi pensare in un certo momento al peggio. Fu una lieta sorpresa perciò quando, superata evidentemente la crisi, nel dicembre ricevetti una sua breve mail di ringraziamento per avere organizzato a Lucca la presentazione del suo ultimo libro, Memorie di un intruso. Terminava dicendo: “Ci incontreremo a primavera. In Italia o dove sarà possibile. Bruno”.

Bruno Amoroso è stato un notevole intellettuale i cui interessi oltrepassavano quella che per molti economisti è una gabbia culturale. Il libro Della Globalizzazione, sono parole sue, fu 
«Una riflessione ad alta voce ( … ) su alcuni fenomeni importanti della nostra vita e della vita delle comunità, delle nazioni e degli stati … nata e cresciuta nel corso delle mie attività di insegnamento e dei numerosi incontri con amici, e non, in Europa, in Africa, in America e in Asia. Ho riflettuto sul nostro modo di essere, di sentire e di esprimersi, di procurarsi i mezzi di sostentamento, di organizzare la nostra esistenza, e sui processi di formazione dell’autorità, dei valori e delle leggi nella comunità».[1] <#m_-7841456434922477352__ftn1> 
Questi interessi trovarono espressione in varie altre forme di impegno quali la condirezione, assieme ad Arrigo Chieregatti, della rivista Interculture o nella creazione, con Riccardo Petrella, dell’Università del Bene Comune.
In Della Globalizzazione, espose la sua idea di una Europa “policentrica” e allargata, riassunta così nelle pagine conclusive:
«Oggi esiste un’ampia concordanza di opinioni, autorevoli ma non influenti, sulla valutazione dell’integrazione economica europea come un tavolo poggiato su quattro gambe corrispondenti alle quattro meso-regioni della Grande Europa: L’Unione Europea, l’Europa Baltica, l’Europa Danubiana e l’Europa Mediterranea. Il contributo della Scandinavia alla ricostruzione dell’Europa Baltica e quello dell’Europa del Sud alla ricostruzione dell’Europa Mediterranea rivestono importanza cruciale per questo processo di integrazione. Il Mar Mediterraneo è già divenuto, sotto molti aspetti il Rio Grande [2] <#m_-7841456434922477352__ftn2> dell’Europa, sul quale si concentrano i problemi sociali, politici e demografici che alimentano una pressione enorme sui paesi dell’Europa del Sud e, attraverso questi, sull’Unione Europea nel suo complesso. Il Mar Baltico e l’intera area europea tra esso, il Mar Nero e il Mediterraneo, subiranno pressioni del tutto simili nel caso dell’aggravarsi della crisi in Russia e nei paesi dell’ex-Unione Sovietica. L’unica alternativa alla costruzione di un “muro” lungo il Baltico, l’Europa Centrale ed il Mediterraneo è l’istituzione di una cooperazione regionale tra le “due rive” che risulti capace di dare un’efficace risposta ai bisogni della gente per prevenire la caotica e illegale immigrazione verso l’occidente».
Queste parole furono scritte 20 anni or sono. L’idea di Europa, in cui Amoroso avevo creduto, aveva ormai imboccato un’altra strada, contro la quale però mai cessò di combattere, lasciandoci questo impegno in eredità. 

Persone e comunità. Gli attori del cambiamento. scritto a quattro mani con Sergio Gomez y Paloma, e il cui titolo ha più sapore filosofico e antropologico che non economico, inizia con un invito significativo, rivolto innanzi tutto ai colleghi economisti ma non solo ad essi, ad uscire dalla gabbia 
«... del non saper rinunciare ad approcci consolidati e a punti di vista cristallizzati in teoremi e discipline, che pur si rivelano sempre più inadeguati a interpretare l’articolarsi della realtà. In altri casi sono i risultati del comodo rifugiarsi nell’accettazione di sedicenti nuove forme di “pensiero convenzionale”, che rendono tabù numerosi altri campi di esplorazione e ostacolano quindi una ricerca che osi guardare oltre l’utile immediato, cercando verso orizzonti lontani e sfuocati quanto manca oggi nel panorama dell’agire e del pensiero soprattutto dell’Occidente, e cioè quella necessaria “illusione” che renda accettabile il peso di un nuovo progetto sociale. Infine, anche se il nostro bisogno di risposta riguarda il presente, il richiamo al passato, alla storia, sembra inevitabile, se è vero che, come scrive Norberto Bobbio: “senza la memoria del passato non si capisce e si stravolge la storia del presente».
Amoroso si era forgiato nella lotta politica di prima linea già negli anni giovanili e per conoscere dal di dentro il suo itinerario politico, che io stesso conoscevo solo in parte, è necessario leggere il suo ultimo lascito librario, Memorie di un intruso, con il drammatico interrogativo: “dove abbiamo sbagliato?”. Data questa sua pratica militante non rifuggiva dalla chiamata in causa, precisa e documentata, di personaggi della nostra storia politica recente e presente. Così indicava volta a volta alcune de “le volpi a guardia del pollaio”: <> (Euro in bilico, Castelvecchi, 2011 pag.75) e ancora «Carlo Azelio Ciampi, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Oscar Luigi Scalfaro, Giuliano Amato» (idem, pag 68).

In numerose occasioni mi aveva messo in guardia da una lettura di superficie, in chiave solo cronachistico-scandalistica di eventi politici, funzionale a celarne altri più profondi e gravi. Così “mani pulite” in Italia o l’indecifrato delitto Palme, il primo ministro svedese che aveva cercato di stabilire rapporti meno conflittuali fra l’Occidente e l’allora Unione Sovietica.[3] <#m_-7841456434922477352__ftn3>

 E non mancò di analizzare, assieme a Nico Perrone, le morti di Enrico Mattei e di Adriano Olivetti, utili a ridimensionare un disturbante percorso “italiano” del capitalismo occidentale (Capitalismo predatore. Come gli USA fermarono i progetti di Mattei e Olivetti e normalizzarono l'Italia, Castelvecchi, 2014). 

Nell’ultima conversazione personale avuta con lui, al termine di una riunione di redazione di Interculture, mentre ci dirigevamo lentamente verso il ristorante assaporando un pallido sole, mi parlò apertamente del suo interesse per il Movimento Cinque Stelle, di cui certo non ignorava contraddizioni e debolezze. Fu esplicito nel qualificarlo, al momento, come unica forza popolare in grado di mettere in discussione egemonie e complicità consolidate. Le ultime pagine delle Memorie sembrano però profuse di un pessimismo profondo. Aveva smesso di credere alla possibilità di una storia diversa? O ha voluto lasciarci un’ultima provocazione per scuoterci da una inerzia mortifera? 

Non mi mancherà la tua amicizia, Bruno, se saprò rileggere con attenzione certe tue pagine per la cui scrittura ti dico un ultimo grazie. E spero di farlo anche assieme a qualche amico lucchese che ha imparato a volerti bene per come eri e per cosa ci dicevi.

venerdì 20 gennaio 2017

BRUNO AMOROSO CI HA LASCIATI

[ 20 gennaio ]

Apprendiamo con enorme tristezza la scomparsa, avvenuta questa mattina, dopo lunga malattia, di Bruno Amoroso, eminente economista e compagno di tante battaglie contro quest'Europa oligarchica e per la riconquista della sovranità popolare. Invitiamo tutti i compagni, anzitutto i romani, a partecipare alla cerimonia di commemorazione che si svolgerà lunedì prossimo presso il campidoglio alle ore 16:00.

«Bruno Amoroso, presidente del Centro Studi Federico Caffè, è morto nelle prime ore di venerdì 20 gennaio 2017, in Danimarca, dove ha insegnato e vissuto per molti anni. È stato uno degli allievi e collaboratori del noto economista Federico Caffè (nel libro La stanza rossa, per Città aperta, traccia il significato dell’avventura intellettuale e umana dell’amico e maestro). Docente presso l’università di Roskilde (Danimarca) e quella di Hanoi (Vietnam), Amoroso è stato tra i promotori dell’Università del Bene Comune e autore di numerosi articoli e libri (tra cui Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro per Dedalo edizioni e L’Europa oltre l’Euro, edita da Castelvecchi) e tra i primi collaboratori di Comune. Abbiamo perso un grande amico, un intellettuale fuori dal coro come pochi. Ci resta la disobbedienza civile è uno dei suoi ultimi articoli, altri sono leggibili qui. L’articolo La storia vista con gli occhi di un intruso, di Enzo Scandurra, è invece dedicato all’ultimo libro di Amoroso, L’intruso (Castelvecchi), in cui l’autore si chiede: dove abbiamo sbagliato? 
Ciao Bruno.
Due cerimonie laiche sono in programma per commemorare Bruno Amoroso, lunedì 23 gennaio ore 9.30, a Copenaghen (presso Kapel – Rigshospitalet, Blegdamsvej) e a Roma. L’assessore Paolo Berdini ha infatti prenotato un’aula in Campidoglio (ore 16)».*



sabato 19 novembre 2016

IN MEMORIA DI VALERIO BRUSCHINI di Moreno Pasquinelli

[ 19 novembre ]

Un anno fa, il 4 novembre, veniva a mancare, dopo atroce malattia, Valerio Bruschini.

E’ stato un compagno con cui abbiamo condiviso, gomito a gomito, dagli anni ’80 in qua, tante battaglie, sociali, politiche, culturali. Decenni.

Valerio era un comunista, nel senso pieno della parola. Era un militante generoso, instancabile. Lo trovavi sempre sulla prima linea ovunque ci fosse una lotta da condurre — a partire dalla scuola di Todi in cui insegnava come attivista dei COBAS —, una riunione in cui stabilire il da farsi, un evento in cui fossero al centro la teoria ed il pensiero. Era quello che Gramsci avrebbe detto un “intellettuale organico”, organico ai “semplici”, agli umili, a chiunque subisse un’ingiustizia.

La sua ostinazione rivoluzionaria era pari al suo senso di realtà: aveva chiaro, e non mancava di ripeterlo, che con il 1989 si chiudeva una fase storica, che eravamo entrati in un periodo lungo di ritirata strategica, che avrebbe definitivamente fatto a pezzi il vecchio movimento operaio, travolgendo le sue organizzazioni e rappresentanze politiche. Un senso di realtà, il tenere assieme radicalità ideale e linea di massa, che gli veniva anche dalla sua militanza giovanile nel PCI. Di qui il suo impegno recente, assieme alla sua compagna Nicoletta, a fianco del Movimento 5 Stelle, i cui limiti aveva chiarissimi ma considerava il suo campo, il campo di chi sta sotto e cerca una via per il riscatto sociale e morale.

Valerio, l’amico e compagno Valerio, con la sua insaziabile curiosità intellettuale, che lo portò a scoprire, con noi, pensatori controcorrente come Costanzo Preve e Bontempelli, di cui aveva letto e divorato migliaia di pagine. Non ostentava tuttavia, mai, la sua profonda cultura. La modestia, ecco un altro tratto che lo distingueva.

Con in mano un libro di Hermann Hesse
Ateo e anticlericale irriducibile e caparbio. Ma un ateo umbro, con un animo inquieto quanto profondamente cristiano. L’Umbria, si sa, è terra di santi e di mistici, ma anche di temibili soldati di ventura. Valerio era le due cose in una: soldato e guerriero, ma col dono, non stupitevi, della santità. Un’aura di cristiana santità che egli aveva addirittura appiccicata addosso, non come vestito, era la sua stessa pelle, nel suo sguardo mite.

Figlio della sua terra, e forse proprio per questo, Valerio aveva animo da viandante e spirito universalistico. Di qui le battaglie di prima linea con il Campo Antimperialista, dalla difesa della Iugoslavia al sostegno alla Resistenza irachena. Era della stessa pasta di conterranei come Capitini, Paolo Vinti, dei Dino Frisullo, e di quest’ultimo Valerio ha seguito le orme, dedicandosi anima e corpo, negli ultimi tempi della sua vita, alla causa del popolo curdo. Era già malato nell’estate dell’anno scorso ma, invece di mettere avanti la cura del suo corpo, volle intraprendere ugualmente un faticoso e rischioso viaggio in Kurdistan.

Un santo, un apostolo, un testimone, Valerio, che non aveva tuttavia nelle sue corde la trascendenza. Non accettava l’idea che sopra avessimo un demiurgo. La sua fede era nell’uomo, il suo Dio era il popolo, e per questi disposto ad ogni sacrificio. Non credeva, Valerio, in alcun al di là, che potesse dare un senso alle pene della vita terrena. La morte se l’è portato via. Il senso della sua vita siamo noi, tenuti con l’esempio a tener fede ai suoi ideali, obbligati a continuare la sua battaglia.

giovedì 5 novembre 2015

VALERIO BRUSCHINI: 19 febbraio 1956 - 4 novembre 2015

[ 5 novembre ]

UN GRAVE LUTTO HA COLPITO I RIVOLUZIONARI UMBRI

Ieri, poco prima di mezzanotte, a causa di una gravissima malattia, tra le braccia della sua compagna Nicoletta e delle sorelle, nell'affetto dei tanti compagni ed amici, si è spento Valerio Bruschini. 

Comunista, antimperialista, anticlericale irriducibile, insegnante e storico esponente dei Cobas scuola, Valerio è stato un protagonista di tutte le battaglie sociali e politiche della nostra regione. 

L'essere stato recentemente eletto consigliere nel suo comune di residenza (Gualdo Cattaneo) con il Movimento 5 Stelle non gli ha impedito di tenere fede ai suoi ideali egualitari e alle sue pratiche sociali. L'ultima battaglia la stava conducendo a favore del popolo curdo, terra in cui si è recato nella scorsa primavera.
Valerio Bruschini


Noi lo ricordiamo al nostro fianco, con il suo coraggio e la sua umiltà, in tutti i momenti più importanti, anche quelli più duri e difficili.

E' una grave perdita, non solo per i suoi familiari, che lo hanno amato, ma per tutto il movimento rivoluzionario e operaio umbro.

Gli renderemo omaggio domani, 6 novembre, alle ore 15:00, presso la sala comunale di San Terenziano.

La sezione umbra del
Movimento Popolare di Liberazione

domenica 2 agosto 2015

UN RICORDO DELLA COMPAGNA ORIETTA LUNGHI di Campo Antimperialista

[ 2 agosto ]

Dopo una lunghissima malattia, Orietta Lunghi (nella foto) è morta questa mattina nella sua casa di Firenze. Con lei se ne va una persona straordinariamente sensibile, intelligente ed appassionata. Se ne va una militante comunista e antimperialista.


Da sempre attiva nelle lotte sociali e sindacali, Orietta arriva all’impegno politico prima in Democrazia Proletaria, poi in Rifondazione Comunista ed infine nel Movimento per la Confederazione dei Comunisti.


Negli anni ’80 viene eletta consigliera provinciale nelle liste di Dp. Nel 1990 è consigliera regionale dello stesso partito, che ben presto (1991) confluisce nel nascente Partito della Rifondazione Comunista. Rieletta nel 1995 (nelle liste del Prc), nel 1997 Orietta uscirà, insieme a molti di noi, da Rifondazione. Una scelta motivata dal netto dissenso con la linea della segreteria Bertinotti di sostenere il governo Prodi. Quel governo non avrà vita lunghissima, ma porterà in porto le decisive finanziarie per l’Europa – quelle che ci hanno condotto nel “paradiso” dell’euro – nonché la madre di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro (il famigerato “pacchetto Treu”).


Scelte, quelle di quasi 20 anni fa, che segnano profondamente, ed in negativo, il nostro presente. Orietta non ebbe dubbi su quale parte stare. Nel 1997 costituisce il gruppo della Confederazione dei Comunisti, di cui sarà la voce nel Consiglio Regionale fino al 2000. In quegli anni condurrà le sue battaglie anche nella Commissione Sanità e poi nella Commissione Disagio Sociale della quale sarà presidente. In questa veste, particolarmente importante sarà la sua attività sulla condizione carceraria.



Ma se ricordare il suo impegno istituzionale è doveroso, vista la dedizione che vi metteva, ben più importante è il ricordo della sua militanza politica. Anzi, per Orietta l’attività istituzionale aveva senso solo come aspetto particolare della militanza comunista.



Ci viene in mente un episodio. Nel maggio 1999, durante una manifestazione contro l’aggressione alla Jugoslavia, Orietta viene manganellata dalla polizia davanti al consolato americano di Firenze. Un fatto che all’epoca fece un certo scalpore – quando mai la polizia manganellava i consiglieri regionali? – ma evidentemente anche per i manganellatori Orietta non era semplicemente una rappresentante istituzionale…



Seguono gli anni delle grandi manifestazioni contro la guerra e dell’adesione del Movimento per la Confederazione dei Comunisti al Campo Antimperialista (2002). Poi la malattia, fino alla triste notizia di questa mattina.



Quando se ne va una compagna come Orietta è doloroso dover sintetizzare in poche righe le tante cose che ci sarebbe da dire. Certo la sua è stata una militanza vissuta con tenacia e fierezza. Quella tenacia che negli anni novanta la portò a battersi con tutte le forze contro la svolta governista che stava spingendo Rifondazione Comunista verso una deriva dalla quale il partito non potrà più riprendersi.



Orietta è stata e sarà sempre nel cuore di chi l’ha conosciuta. Il suo modo di essere comunista trasmetteva la passione che è necessaria, non solo per sostenere la costanza dell’impegno, ma anche per immaginare la costruzione della futura società socialista. Gliene saremo per sempre grati.




Il funerale di Orietta Lunghi si terrà lunedì 3 agosto (ore 10,30) presso le Cappelle del Commiato, sopra l’ospedale di Careggi a Firenze.

giovedì 24 aprile 2014

IN RICORDO DEL COMPAGNO FRANCESCO*

24 aprile. Francesco Giuntoli ( nella foto) è morto la notte scorsa. Colpito da un nuovo infarto, dopo quello che aveva subito circa tre mesi fa e che sembrava avesse superato. Francesco aveva 63 anni ed era il segretario della federazione di Lucca del Prc dal 2010, ma la sua è una storia politica molto lunga, che tanti di noi hanno intrecciato e condiviso per lunghi periodi.

Già attivissimo agli inizi degli anni '70, come a Lucca tutti quelli della sua generazione ben ricordano, Francesco ha militato dagli anni '80 in Democrazia Proletaria, confluendo al suo scioglimento in Rifondazione Comunista nel 1991. Nei primi anni '90 è il responsabile del settore "Lavoro" della federazione di Lucca, di cui diviene segretario una prima volta nel 1994.

Per tre anni si getterà a capofitto nell'attività di partito, che vedrà in quegli anni una crescita fortissima, sia come radicamento che come consensi elettorali. La crescita, organizzativa ma non solo, avviene soprattutto tra gli operai e i lavoratori in genere. Ma una cosa che ci sembra giusto ricordare è il suo sforzo costante per il radicamento tra i giovani, uno sforzo che contribuirà non poco alla costruzione di un forte e combattivo gruppo di giovani comunisti, in buona parte studenti ma non solo.

Nell'ottobre 1997, insieme a molti di noi, Francesco uscirà dal Prc. Sono gli anni in cui il partito sostiene il governo Prodi e le sue finanziarie per l'Europa. Usciamo per cercare di ricostruire una forza autonoma dei comunisti in alternativa al centrosinistra. Quel tentativo fallirà. Nel 2002 il Movimento per la Confederazione dei Comunisti, di cui Francesco era uno dei principali esponenti, confluirà nel Campo Antimperialista.

E' questo il periodo dell'impegno contro l'aggressione americana all'Iraq e del sostegno alla resistenza di quel popolo. Francesco, che ha sempre sentito l'antimperialismo come una componente essenziale dell'essere comunisti, sarà particolarmente attivo nelle mobilitazioni di quegli anni.

Poi, dal 2005 al 2008, la sua attività politica conoscerà una pausa, che avrà termine con il rientro in Rifondazione Comunista dopo la fallimentare esperienza del secondo governo Prodi (2006-2008). In quel momento le nostre scelte politiche si sono separate, ma non sono certo mancati i momenti in cui abbiamo lavorato insieme, ad esempio sulla questione dell'assedio di Gaza. Ed altre iniziative in comune erano già in progetto per il prossimo futuro.

E' doloroso dover tracciare le tappe di una militanza così intensamente vissuta con queste poche righe. Forse, in futuro, non mancheranno le occasioni per ricordare Francesco in maniera più degna.

Tre cose vogliamo però rammentare prima di concludere. La prima riguarda la sua concezione libertaria del comunismo, che lo rendeva del tutto estraneo ai dogmatismi delle varie ortodossie. La seconda la sua passione per la storia, che lo portava a dare un significato più generale anche ad episodi minori della vita e della militanza quotidiana. La terza la sua sensibilità sociale, della quale vogliamo ricordare un episodio. Eravamo alla fine degli anni '80, ancora in Dp, quando Francesco fu uno dei promotori di un'iniziativa di legge per il riconoscimento dei diritti pensionistici ai cavatori del marmo delle Apuane, nelle province di Lucca e Massa Carrara. Francesco amava quel mondo fatto di sudore e fatica. Ed era molto contento quando lo poteva frequentare, raccogliendo le firme, tenendo incontri e comizi.

Per uno di quei casi strani della vita il suo funerale si terrà proprio il 25 aprile. Il giorno della liberazione e della vittoria antifascista. Sicuramente la ricorrenza che più lo toccava nel profondo.

Il funerale di Francesco Giuntoli si terrà, in forma civile, presso la Croce Verde di Lucca (via Castracani 468/d) venerdì prossimo alle ore 15,30.

lunedì 1 agosto 2011

MASSIMO BONTEMPELLI. UNO DEI NOSTRI


Una grave perdita per per l'Italia che non si è mai arresa alla "grande narrazione postmoderna"

di Roberto Massari


Riceviamo e pubblichiamo

Domenica 31 luglio, in un ospedale di Pisa, è morto Massimo Bontempelli. È uno dei più gravi lutti della cultura italiana, non solo di quella di "sinistra" - concetto al quale Massimo non riconosceva più da tempo alcun valore storico e oggettivo - ma della cultura storico-politico-filosofica in generale.

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