[17 luglio 2017 ]
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Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale. E oggi il sottosuolo essenziale della filosofia vuole che la Tecnica ci divori totalmente, totalitariamente, mediante un nuovo Assolutismo; il più pericoloso e abissale mai comparso sulla faccia della terra»
Con questo intervento Eos inizia la sua collaborazione con SOLLEVAZIONE. Speriamo anzi di poter avere d'ora innanzi una vera e propria rubrica filosofica. Il soggetto della sua riflessione è la minaccia rappresentata dallo strapotere della tecnica.
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«Solo il discorso di Cristo si può opporre al nichilismo
biologico dello scientismo, che cerca di cancellare ogni specificità della
condizione umana».
Carl Schmitt ed Emanuele Severino
Con queste parole Pietro Barcellona concludeva un lungo dialogo
filosofico con Emanuele Severino; dialogo nel quale le rotture, i contrari
prevalevano sull’armonia concettuale, anche in virtù di una svolta
paradigmatica, tale è da considerare anche se potrebbe essere negato, compiuta
dal Severino. Il nichilismo, nella forma del determinismo post-umano delle
neuroscienze, diventava per il Barcellona l’orizzonte epistemico o più
precisamente cripto-epistemico entro il quale si situava il Severino con il suo
concetto del “sottosuolo esistenziale” e filosofico del nostro tempo.
Per
quanto il Severino si fosse confrontato per decenni con il filosofo tedesco
Heidegger, giungendo a ipotesi gnoseologiche contrapposte a quelle a cui è
pervenuto recentemente, pareva essere approdato a questa svolta più mediante un
continuo approfondimento della “metafisica” tutta politica e “immanentistica” –
per quanto assolutamente fondata sul diritto all’intervento Trascendente
“catecontico”- di Carl Schmitt; e non a caso il testo fondamentale, il più
interessante ed esplicito, della “svolta” si chiama o intende definirsi come un
saggio su Il tramonto della Politica. Considerazioni sul futuro del
mondo. In realtà un saggio sulla
“grande politica”.
Sebbene Severino precisi che la concezione di Heidegger
sullo sradicamento dell’Essere da parte degli enti sia filosoficamente più
profonda, il dialogo principale è con Schmitt. Forse lo considera più attuale?
Forse ha preso attualisticamente, definitiva coscienza che non può esistere
vera Filosofia se non si fa “grande politica”? Ricorrono ovunque, in queste
pagine di rarissima profondità, meditazioni intense di tematiche schmittiane e
motivazioni schmittiane che però assumono un significato altro, assolutamente
altro, da quello originario dello Schmitt. La tesi fondamentale di Schmitt sul
problema decisivo, il problema della tecnica, si sviluppa dalla metà degli Anni
Trenta del ‘900 in avanti. Per
Schmitt il problema della tecnica rimanda ad una visione del mondo, ad una
sorta di “archetipo spirituale”: è il grande spazio marittimo britannico
politicamente ed ontologicamente strettamente connesso allo “sradicamento”
dell’uomo, dunque al monocraticismo globale tecnocratico. C’è un filo diretto
tra questo e la conquista degli oceani da parte

dell’Inghilterra, la
rivoluzione industriale, lo sviluppo capitalistico, il progresso tecnico e la
sua legittimazione filosofica da parte dell’illuminismo e infine, poi, il
controllo anglosassone del pianeta. Essenza unificante di questi fattori è ciò
che oggi si definisce “mondialismo”: la pianificazione totalitaria che mira
all’unità tecno-capitalista del mondo lasciandosi alle spalle non solo lo
Stato, le Nazioni, ma anche ogni autenticità originaria politica, ogni
centralità politica, ogni aspirazione ai “grandi spazi”.
Da ciò discendeva per Schmitt la sostanziale identità tra
Occidente capitalista ed Oriente comunista, uniti dal tratto essenziale
incentrato sul processo di pianificazione meccanicistico e materialistico
(fordismo, sfruttamento del lavoro, annientamento delle culture “interne” non
progressiste ecc).
Questo è per Schmitt il nichilismo: il mondialismo dispiegato
che si fa astrattamente, propagandisticamente difensore dei diritti umani,
dell’ “umanità”. In questo caso l’umanità non combatte più un nemico umano
(dato che soltanto esso, il tecnomondialismo, è l’umano) ma qualcosa di “non
umano”, di “barbarico”, “reazionario” che va annientato con operazioni “morali”
di polizia internazionale, tramite “guerre giuste”: nella Rivoluzione legale mondiale (1978) Egli specifica che l’uomo
autentico si trasforma in non uomo e la sua vita è un non valore. E’ la guerra
planetaria per l’umanità, la democrazia, la libertà.
Ed è qui che Severino avanza tramite Schmitt demolendo in
realtà la visione schmittiana. Laddove Schmitt vede la tecnoscienza proprietà
di oligarchie plutocratiche anglosassoni, laddove quest’ultimo vede l’astratta
livellatrice, sub-naturale, unità mondialista come impulso “politico” dispiegato,
tecno marittimo, dell’Impero Britannico (Egli ci porta l’esempio della
Rivoluzione francese, quando nella notte del 4 Agosto 1789 “i privilegiati
rinunciarono solennemente ai loro privilegi feudali”), Severino vi vede di
contro “azioni di grande complessità”: a dominare non saranno le elite
britanniche o anglosassoni schmittiane ma la tecnica. La tecnica è destinata al
dominio terraneo delle forze nazionali, religiose, ideologiche che si
fronteggiano e si combattono: la conflittualità ideologica, economica, tra tali
forze diventa anzi una guerra di retroguardia rispetto al conflitto primario esistente tra esse e la tecnica. Lo scopo
dell’Apparato tecno-scientifico planetario non è il bene cristiano, non è lo
Stato etico corporativo fascista, non è l’uguaglianza comunista, non è la
rappresentatività democratica dell’umanità: è l’aumento indefinito e vorticoso della Potenza.
L’Apparato si potenzia, secondo il filosofo italiano,
riducendo tale conflittualità, eliminandola quindi del tutto, almeno nelle
forme a noi storicamente conosciute. La pax
technica andrà riconfigurando anche questo ambito. La “destinazione”
dell’Apparato implica dunque che tali conflittualità abbiano a diventare guerre
di retroguardia rispetto al conflitto primario, quello cioè esistente tra le forze
che si servono della tecnica e la tecnica stessa, il conflitto dove
quest’ultima prevarrà inevitabilmente. L’uomo, come nel capitalismo, ma ancor
più radicalmente che nel capitalismo, non è assunto dall’Apparato come un fine.
“Alla base dell’
“universalismo”tecnico, Schmitt vede la filosofia dell’Illuminismo, che per lui
non è “verità”. Ma la tecnica è destinata al dominio perché il sottosuolo
essenziale della filosofia degli ultimi due secoli mostra, al di là di ogni
scetticismo ingenuo, che l’unica verità possibile è il divenire del tutto, in
cui viene travolta ogni altra verità e anzitutto la verità della tradizione
dell’Occidente…che pone limiti all’agire tecnico. L’unica verità possibile
mostra cioè l’impossibilità di ogni limite; mostra quindi che la tecnica è
legittimata a incrementare all’infinito la propria potenza, senza doversi
arrestare di fronte ad alcun ostacolo “inviolabile””. (E. Severino, Il Tramonto della Politica, p. 239)
Questo in sostanza l’oltrepassamento
intuito dal Severino negli ultimi anni (il saggio Oltrepassare è del 2007); questa la “grande politica” schmittiana
declinata e potenziata quale potenza ultra-nichilista. Potenza, potenziata potenziante
da fuori (da un sottosuolo
essenziale archetipico….) un soggetto macchinico, matematizzato, de-umanizzato.
Questa “grande politica” teorizza di lasciarci “conquistare” dalla tecnica
totalitaria avanzante,

scuotendo dalle sue fondamenta quella Barriera tra
demoniaco e divino, quella Barriera che fu il Nemico originario dell’uomo, quella
Barriera che iniziò a farsi conoscere uccidendo la vita che tenta continuamente
di aprirsi. Giustamente Severino interpreta il più originario processo storico
su cui Schmitt a lungo si soffermò, il Nòmos,
non tanto come “legge” ma come
“Conquista”. Chi non conquista è
conquistato: è una massima storica e spirituale. E oggi il sottosuolo
essenziale della filosofia vuole che la Tecnica ci divori totalmente,
totalitariamente, mediante un nuovo Assolutismo; il più pericoloso e abissale
mai comparso sulla faccia della terra.
Kathècon
Qui Severino sembra applicare la visione
heideggeriana de L’abbandono rispetto
al logòs pensante puro; spostando però la tecnica noetica dell’abbandono verso
un sottosuolo che schmittianamente è un puro caòs subnaturale, un cosmo di antiessenze,
una pura volontà di potenza quale anti-Pensare. E’ così l’abbandono verso
l’Apparato tecno-scientifico quello stesso che, nella concezione del mondo di
Carl Schmitt ha marciato di pari passo nella storia spirituale e politica
dell’umanità mediante la proiezione spaziale dell’Imperialismo talassocratico
anglosassone. Una marcia vorticosa e senza sosta, una frenetica gioiosa,
edonistica, danza dei demoni che avrebbe chiamato all’azione il Kathècon,
l’Autorità spirituale —un Reggente del Cristo del Barcellona? Una Giovanna
d’Arco, un Costantino?... Il Kathècon, questa forza frenante la marcia supermaterialista
e nichilista il cui fine è stato quello di spazzare via, frantumare ogni
Barriera tra il mondo divino e quello demoniaco con il piano di mezzo, quello
umano, campo di battaglia passivo senza conoscere la posta in gioco. Forse la
sua stessa anima? Significativo che la “grande politica” severiniana,
risorgente dal “tramonto della politica”, si annuncia con l’avanzata del
“sottosuolo” essenziale; il sottosuolo potrà agire soltanto mediante una
radicalizzazione della “volontà isolante”. La macchina è la più sublime
incorporazione di questa “volontà isolante” : volontà isolante il sogno della
terra isolata dal destino e da ogni destinazione “metafisica”. Sarà dunque la
volontà isolante, tecnico-macchinica, a spazzare via quello stesso sapere
ipotetico-deduttivo scientifico, che proclama dall’illuminismo a oggi tramite
la mediazione neo-scientista nicciana il principio della “morte di Dio” ma non
lo ha ancora realizzato mediante la Potenza della “volontà isolante”, perché è ancora
troppo diretto il rapporto con la forza
metafisica Originaria della Tradizione d’Occidente. Il nemico della “grande
politica” del Severino è dunque senza posa individuato nell’auctoritas delle sapienze tradizionali
d’Occidente, pagano-cristiane.
Abbattute definitivamente queste, abbattuto del
tutto il loro potere frenante,
soprattutto sul piano politico-sociale, il dado sarà tratto. Il “sottosuolo”
eromperà: l’uomo pagano-cristiano occidentale sarà un pallido ricordo.
Trionferà la Filosofia del Severino, la “grande politica. D’altronde, la
tradizione spirituale platonica occidentale, che è in fondo il Nemico assoluto,
l’hostis non l’inimicus, del “sottosuolo”, per quanto non esplicitamente citato
come Nemico assoluto, ha comunque già perso: l’Eterno ha già perduto poiché
Eterno platonicamente e cristicamente significherebbe Verità assoluta che non
consente l’esistenza della disponibilità della Cosa e conseguentemente della “volontà
isolante” di disporne. La cosa rimanda platonicamente all’origine, ovvero all’
Idea, dunque non può realizzarsi compiutamente come pura cosa. Ma il limite, il
limite platonico, è stato rivoluzionariamente infranto. La vita è ormai la Cosa:
essa può essere infranta e a sua volta ricreata dal neo-illuminismo
tecno-scientifico, che ancora non sarebbe conscio del suo infinito potere,
della sua infinita volontà di potenza.

Il punto radicale per cercare di dipanare la matassa
concettuale cui si verte ruota ora tutto intorno alla possibilità politica e sociale del Kathecon. Il presidente iraniano
Ahmadinejad enunciava il concetto di Mahdi, ma la sostanza non diverge molto. Come
noto, dopo le bombe atomiche basate sulla fissione del nucleo atomico
dell’uranio, ossia sulla sua scissione, tragicamente inaugurata nell’Agosto del
’45, son state costruite le bombe H —H è il simbolo chimico dell’idrogeno— basate di contro sulla “fusione” dei nuclei atomici leggeri, che son addirittura
più potenti delle precedenti. Le bombe atomiche annientano la vita da fuori,
dopo la sua costituzione; l’ingegneria genetica ha iniziato invece a minacciare
la vita dal di dentro, nel suo
costituirsi stesso. L’ingegneria genetica mediante la pratica della manipolazione
del codice genetico è forse più pericolosa per l’ “umanità”, per la vita, di
quanto lo siano state due guerre mondiali (atomica inclusa). Essa avanza, manipola la vita dal di
dentro con mezzi apparentemente indolori, mascherati da “conquista pacifica”. Sul
piano della manipolazione dei “geni” e degli embrioni, in concorrenza con la
Gran Bretagna solo una Cina ormai totalmente occidentalizzata, formalmente
neo-confuciana, rigidamente oligarchica come lo è più o meno la tradizionale
costituzione sociale e politica Anglosassone, è all’avanguardia tecnoscientifica
nell’attuazione della tecnica Crisp-Cas9. La Gran Bretagna d’altra parte è
stata l’unica, almeno per ora, Nazione al mondo ad autorizzare, tramite una
sentenza definita choc, l’ibernazione post-mortem per una ragazza di 14 anni
(17.11.2016). Sul piano della “geopolitica delle armi autonome”, le più
avanzate competenze tecnologiche nella sfera delle armi cibernetiche e autonome
vanno ancora a Stati Uniti e Gran Bretagna, sebbene in questa sfera – per
quanto filtri all’esterno – soprattutto la Russia, subito dopo Israele e Cina
ma anche Francia, Iran, India, Germania paiono se non reggere bene il confronto almeno correre
subito dietro….. (G. Giacomello, “Geopolitica
delle armi autonome”, Limes 2/2017 Chi comanda il mondo?).
Non tutto è morto con Dio
Tutte analisi
che sembrano confermare le previsioni schmittiane, ossia che la pianificazione
tecnologica planetaria, arma da combattimento di oligarchie “mercantili” britannico-occidentali,
lungi dal neutralizzare il conflitto, lo amplierà, rendendolo anche forse più
crudele. Per Severino, viceversa, quelle che tutti chiamano guerre sono le
forme visibili di una guerra più profonda e distruttiva che per lo più passa
inosservata: è appunto la guerra tra la tecnica e la Tradizione d’Occidente.
Con la Tradizione d’Occidente saranno sconfitte le forze che vogliono
utilizzare la tecnica per i propri scopi politici e economici. Ciò avverrà
poiché il “sottosuolo filosofico” postilluminista possiede l’ “autorità” che
consentirà di affermare la destinazione inevitabile della tecnica al dominio.
Scrive Severino (pag. 260) che
“la voce
del sottosuolo non è ancora udita dalla tecnica e quindi nel tempo presente la
tecnica è ancora debole e maggiore è il pericolo che la Terza guerra mondiale
non si trovi ancora spinta e rinchiusa nella zona della guerre di retroguardia,
un pericolo, comunque….che viene fronteggiato….dalla coscienza che nessuna
guerra potrà condurre allo scontro tra i propri arsenali nucleari, sì che
nessuna guerra potrà avere il carattere dell’autentica Terza guerra mondiale”.
Che cosa significa
Pensare?; si chiedeva Heidegger. Quali forze scatena il mondo della
tecnica? Si tratta forse di pensare un mistero, un oltremondo o un non mondo che
si manifesta mediante la tecnica? Quale la dimensione che questo non mondo
evoca? E’ una lotta tra Apparati o uomini in carne ed ossa che possono
contemplare o realizzare le
Platoniche Idee, tra robot o visioni del mondo? E’ forse l’estrema
definitiva rivincita del razionalismo fanatico, laicista, scientista, estremista
e nichilista che vuole definitivamente cancellare l’Uomo platonico, l’Uomo “originario”
della Tradizione Occidentale? La saggezza spirituale del Logòs deve dunque
essere scientificamente annientata poiché così vuole il sottosuolo? Cerchiamo
di tirare le conclusioni da tutto questo.
a) La pianificazione tecnocratica mondialista non è
neutra; è il veicolo di espansione ideologica dell’Anglo-Saxon Way of Life. La
storia spirituale degli ultimi secoli lo ha mostrato. La tecnica ha prodotto
un’unità di orizzonte categoriale ma non l’unità, “internazionalista”, politica
del mondo, che si rivela sempre più un’utopia irrealistica e astratta. In
realtà, all’interno dell’unità categoriale tecnocratica – checché ne dica il
Severino – i conflitti si accendono ancor più acutamente. La tecnica rimane
quindi prigioniera dello scontro politico o geopolitico. Il pericolo della
indefinita e incontrollata “presa industriale” sul mondo è anzi l’apocalisse
della “guerra civile mondiale”, è una sorta di tragico preludio di una guerra
di tutti contro tutti. L’unica soluzione è dunque un nomòs “stato- centrico” o comunque un nomòs fondato su una concreta realtà spirituale, al tempo stesso
metafisica e politica, frenante. Alla forza conflittuale del Politico deve
essere associata una forza ordinatrice che valorizzi gli elementi di
differenziazione politica legati alla terra ed ai Grandi spazi concreti, quale
contrappeso alla dimensione astrattamente uniformante, vorticosamente
livellatrice dell’ideologia tecno-mondialista, per la quale la spinta isolante
dell’uomo desiderante (sessualmente, gastronomicamente, materialisticamente)
significherebbe il trionfo planetario dell’homo oeconomicus di radice borghese, anche e soprattutto se socialmente
ridotto alla condizione di nuovo schiavo.
b) La
forma politica mediante cui la tecnocrazia ha marciato è quella della
democrazia parlamentare bipolare anglosassone, ossia quella che meglio potesse
assicurare la dissoluzione della Forma Stato custode della Costituzione e dell’Auctoritas e dare dunque il totale
semaforo verde al supercapitalismo finanziario delle Multinazionali e delle
Oligarchie. Vediamo oggi che
laddove si affermano modelli politici antagonisti alla democrazia
rappresentativa parlamentare (Russia e Turchia ad esempio) l’espansione sociale
tecnocratica, la fisima ossessiva e postumana dei “diritti senza confine” sono
ideologie bollate come pure sovversioni “terroriste ed antiumane” messe ai
margini senza troppi complimenti. La
strategia della “guerra civile mondiale”, la strategia dell’abisso diviene
dunque, sul piano storico-spirituale, una lotta tra Oligarchie (nichiliste) ed
Elite (tradizionaliste e platoniche). Le Oligarchie plutocratiche e nichiliste
conoscono concretamente il “sottosuolo filosofico” di cui parla Severino; il
“progresso tecnologico”, questa illusione pericolosa e perniciosa come la
chiamava G. Sorel, è la legittimità metafisica per operare una “rivoluzione
mondiale continua” (Schmitt). Il progresso oligarchico non è realtà il
progresso umano; non corrisponde al progresso sociale, tantomeno a quello
morale. E’ anzi il regresso dell’umano e l’avvento del post-umano, di una nuova
dimensione “antropologica” contraddistinta da tratti chimici biologici
super-umani che avanzano secondo un istinto di potenza verso un presunto
“illimitato”. E’ l’uomo macchina che cerca una sua immortalità, fuori e contro
ogni platonismo e ogni cristianesimo platonico. Il modello delle elite
nichiliste è dunque questa nuova immortalità, metamorfosata sul piano della
volontà di potenza tecno-scientifica.
c) La lotta dunque tra Élite tradizonaliste-platoniche
ed Oligarchie sarà una lotta assolutamente politica. Le Élite, “sacre” custodi
della Tradizione Platonica occidentale, il principale bersaglio dell’ideologia tecno-mondialista,
dovranno salvaguardare l’umano. Uomo significa Parola. Nel pensiero greco, logòs indica la parola che si articola
nel discorso. Il filosofo Eraclito usa l’immagine del logòs identificandolo con il principio ideale metafisico del
divenire. Le Oligarchie, viceversa, Avversarie radicali della Tradizione
Platonica e cristiana, son già tutte proiettate in un atmosfera “ideologica”
nella quale l’uomo è neo-darwinisticamente un animale, per quanto “superumano”,
non pascalianamente una
condizione
spirituale e morale.
La lotta sarà
politica, non potrà che essere politica, poiché solo la politica conosce così
intimamente la fase “shivaita” della Distruzione e della Costruzione. Non la
conosce la Scienza, né la conosce l’Economia. Entità così intimamente
platoniche come Alessandro il Grande, Giovanna d’Arco, Napoleone Bonaparte –
autentiche forze “catecontiche”-
erano entità spirituali radicalmente Politiche. E’ necessario quindi agire
nel senso della Ricostruzione di Grandi spazi nei quali il pensiero politico,
la parola politica sappiano socializzare e nazionalizzare concretamente il
progresso tecnico, laddove questo sia volto alla ricostruzione della condizione
spirituale e morale dell’uomo. Ciò esige l’hegeliano Spirito del tempo. Occorre
dunque ripensare un Pensiero politico universale, forte di una visione del
mondo metafisica, che non arretri e non si culli in sogni reazionari di fronte
alle sfide post-umane. Un Pensiero che sappia essere sintesi della Tradizione
Platonica occidentale e al tempo stesso incorpori la forza sociale “catecontica”, correttrice dello squilibrio difforme
e caotico. Altrimenti sarà l’abisso di cui vediamo già ben chiari, minacciosi i
segnali. Non è la Quarta teoria politica di Dughin, sostanzialmente già
postmoderna e profondamente altra dallo spirito del grande popolo russo per
quanto voglia ricalcare l’Ontologia antiplatonica heideggeriana; non è la
“grande politica” antiumana del Severino; è il Mito “sociale” di George Sorèl,
ossia il platonismo dei “nuovi tempi”, quale forza di rigenerazione morale e
risveglio spirituale.
d) Il
“sottosuolo” del Severino corre il rischio di essere la classica “montagna che
produce il topolino”. Esaminando la presunta “rivoluzione antropologica”, o
forse “sub-antropologica”?, dell’industrializzazione di quarta generazione, di
cui una serie di intellettuali van facendo da tempo una apologia ossessiva e decontestualizzata —notevoli e
significativi a tal riguardo i contributi marxisti, con T. Negri che riesce a
torcere in senso neo-averroista non solo Spinoza ma addirittura il Machiavelli
e taluni elementi schmittiani….!—, molto saggiamente il Butera precisa che
“le tecnologie possono in linea teorica
assorbire quasi tutti i compiti umani operativi ma non quelli che richiedono
manipolazioni dei fini, ossia l’intelligenza nelle mani; non possono svolgere i
compiti di creazione, innovazione, relazione, servizio; non possono andare out of
the box” (De Masi, Lavoro 2025,
Marsilio 2017, p. 129).
Ancora; la ricerca compiuta da Magone e Mazali, la più
ampia e seria di cui disponiamo riguardo l’ “Industria 4.0”, chiarisce in modo
definitivo che non è in ballo l’ipotesi di sostituzione di macchine all’uomo, ma
una nuova forma realistica di collaborazione tra uomo e macchina.
e) “Dio è morto”: certamente. Nelle ideologie —che vediamo però sempre più delegittimate dalla realtà e dal divenire— che puntano nichilisticamente ad annientare le Idee platoniche. Nonostante una guerra psicologica terroristica da Terza guerra mondiale (se vi è una Terza Guerra Mondiale, è questa….), le identità nazionali e popolari non son morte. Sono più vive che mai. Nonostante una decennale discriminazione sottile e pervicace dei costumi eterosessuali —discriminazione di radice
anglosassone, alla quale la cultura germanica-europeista si è subito uniformata per un atavico complesso d’inferiorità verso Oltremanica, mentre quella russa, anche in tal caso, ha ben mostrato la sua profonda vitalità tradizionale e “rivoluzionaria”— il modello di famiglia tradizionale è vivo e vegeto.