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venerdì 17 marzo 2017

TUTTI A ROMA IL 25 MARZO

[ 17 marzo ]

Qui il comunicato stampa di EUROSTOP. 

Non è stato facile strappare al Ministero degli Interni un percorso dignitoso del corteo del 25 marzo.  
Partiremo da Piazzale Ostiense (non da P.zza della Repubblica) alle ore 14:00 per arrivare nelle vicinanze del Campidoglio dove gerarchi e oligarchi europei si riuniranno per tenere in piedi la traballante colonia penale dei popoli chiamata Unione europea e dalla quale l'evasione, oltre che legittima è indispensabile.

La giornata della manifestazione sarà preceduta da due convegni, il primo il 23 marzo, il secondo il 24 —vedi grafica più sotto. Il giorno successivo alla manifestazione ci sarà invece l'assemblea nazionale di Eurostop.

COMUNICATO STAMPA EUROSTOP
Autorizzato il corteo “Contro la Ue, l’euro e la Nato” convocato dalla Piattaforma Sociale Eurostop, dai Movimenti e Territori per il No Sociale e dagli Studenti in Lotta per sabato 25 marzo.
Una modifica radicale rispetto alla prima richiesta e all’inaccettabile comportamento della questura di Roma, che pretendeva di indirizzare una protesta popolare… tra gli alberi di Villa Borghese.
L’appuntamento è dunque spostato in Piazzale Ostiense, alle ore 14, luogo storico della Resistenza antifascista italiana. Di lì il corteo muoverà attraverso il quartiere di popolare Testaccio per poi concludersi in Piazza Bocca della Verità, nei pressi del Campidoglio.

Questo il percorso completo:
Piazzale Ostiense, via Marmorata, via Galvani, via Luca Della Robbia, via Giovanni Branca, via Marmorata, Lungotevere Aventino, Piazza Bocca della verità.
E' stata così respinta la discriminazione nei confronti di questo arco di forze politiche, sociali e sindacali, grazie alla denuncia politica fatta ieri a Montecitorio e alla compattezza degli organizzatori. Come per tutte le altre manifestazioni, il corteo potrà arrivare nei pressi di uno dei luoghi del vertice a 27. Riteniamo questo un dato politico importante e un primo successo, per cui invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione, smentendo così quanti vorrebbero depotenziarla con oscuri messaggi già consegnati alla stampa.
Clicca per ingrandire

La piattaforma politica della manifestazione, con la lista delle organizzazioni e delle persone aderenti, è consultabile ai seguenti indirizzi:
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lunedì 5 dicembre 2016

ECCO LA PRIMA DURA RISPOSTA DELL'UNIONE EUROPEA ALLA VITTORIA DEL NO di Marco Zanni

L'europarlamentare M5S Marco Zanni
[ 5 dicembre]

Come avevo avuto modo di anticipare qua e ribadire anche nel mio post di stamattina, finita la farsa del supporto a Renzi e alle sue riforme arriva la prima mazzata dalla UE per l'Italia, in particolare sulla legge di bilancio per il 2017.

Le istituzioni avevano dato una tregua al governo italiano fino al 5 dicembre ma poi avrebbero picchiato duro senza pietà: e la prima mazzata arriva dall'Eurogruppo, che si è riunito stamattina per, tra le altre cose, valutare i draft budget degli stati membri per il 2017. 

Ecco quali sono le conclusioni per il bilancio italiano, che già vi avevo anticipato mentre tutti i giornalai stavano a contare lo 0,1% di flessibilità in più o in meno.

Il giudizio dei ministri delle finanze dell'Eurozona non lascia spazio a fraintendimenti: come potete leggere il bilancio 2017 del nostro Paese è a rischio di non conformità con le regole prescritte dal Patto di Stabilità e Crescita e dalla sua revisione. 
Il pomo della discordia è il deficit strutturale e l'Obiettivo di Medio-Termine (MTO) del bilancio in equilibrio: Renzi si era impegnato con la UE, in cambio della flessibilità concessa lo scorso anno, a migliorare il saldo di bilancio strutturale (cioè al netto delle componenti straordinarie) dello 0,6% del PIL, mentre la proposta presentata da Padoan prevede un peggioramento dello 0,5%. 

Altro che qualche punticino di PIL, parliamo di circa €15 miliardi di differenza! E ora l'Eurogruppo, pur riconoscendo gli sforzi eccezionali per terremoti e migranti, chiede una pesante correzione e demanda alla Commissione Europea di indicare al governo italiano i passi necessari per ridurre il debito secondo le nuove e stringenti regole di bilancio varate in risposta alla crisi post-Lehman. 

I suggerimenti dell'Eurogruppo? Privatizzazioni selvagge e di utilizzare tutte le entrate straordinarie per ridurre il debito.

Ieri il No ha salvato formalmente la Costituzione Italiana del 1948, che però, indipendentemente da tutto rimane disapplicata nei suoi principi fondamentali; per tornare a farla vivere e ridare prosperità e speranza, è necessario rigettare gli assurdi vincoli europei che ci stanno asfissiando e che non ci permettono di mettere in atto le politiche di cui il Paese e i cittadini italiani avrebbero bisogno.

QUI trovate tutte le decisioni dell'Eurogruppo odierno e la foto sotto si riferisce al paragrafo sull'Italia =>

giovedì 20 agosto 2015

TSIPRAS SI DIMETTE.... «CHI VOLEVA FAR DERAGLIARE IL NEGOZIATO» di Yanis Varoufakis

[ 20 agosto ]

Mentre giunge ora la notizia che Tsipras annuncerà le dimissioni questa sera (20 agosto), ciò per andare verso elezioni anticipate prima che il consenso dei greci crolli del tutto e per non dare tempo all'ala sinistra di SYRIZA di organizzarsi, presentiamo ai lettori la traduzione del post che Varoufakys ha pubblicato proprio oggi sul suo blog.

«Il piano greco per la crescita e il risanamento": due documenti che il mio Ministero delle Finanze ha presentato nel mese di maggio e giugno 2015.

Ora che la Grecia, dopo la resa  del governo diSYRIZA del 12 luglio 2015, ha approvato il Memorandum of Understanding [Terzo protocollo d'intesa, Ndr] (vedi qui per la mia versione chiosata), è forse interessante confrontare la “Agenda per le riforme” contemplata da tale accordo con l'ordine del giorno che il Ministero delle Finanze aveva presentato alle istituzioni in due occasioni, a maggio ed a giugno 2015.

Durante i cinque mesi di negoziati in cui sono stato coinvolto e prima che il nostro governo capitolasse dopo il 5 referendum di luglio, la stampa accusava il nostro governo in generale e me in particolare che non avevamo "nessun piano per riformare la Grecia". Quando parlavano con la stampa, i colleghi dell'Eurogruppo ed i rappresentanti della troika ripetevano, fino alla nausea, che essi "non sapevano che cosa i Greci stessero proponendo".

La verità è che loro sapevano perfettamente quello che stavamo proponendo. E che non hanno mai prestato alcuna attenzione alle nostre proposte.

Accadeva forse perché le nostre proposte erano inutili, come stava scritto nelle veline che passavano alla stampa?

O era perché la sostanza le nostre proposte rendeva loro difficile ammettere la ragionevolezza delle proposte, e perché essi volevano solo umiliare il nostro governo e far deragliare i negoziati?

Ho lasciato che fossero i lettori a decidere quale delle due spiegazione fosse la più credibile.

Il primo documento è stato depositata il 11 maggio 2015. Era intitolato: "un quadro politico per il consolidamento fiscale della Grecia, il risanamento e la crescita". Il lavoro su di esso ha avuto inizio nel mio ministero dopo l'accordo dell'Eurogruppo del 20 febbraio. Le squadre di esperti provenienti da vari ministeri, così come gli attivisti SYRIZA, hanno presentato le loro opinioni su una vasta gamma di campi politici. La mia squadra, presso il Ministero delle Finanze, mise assieme un documento succinto, di non più di 60 pagine, che dovrebbe consentire al lettore di afferrare il senso della riforma dell'Agenda avanzata dal governo greco. Poi, dopo il mio ritorno dagli incontri del FMI in primavera, a Washington DC, ho lavorato sul documento stesso e, con un grande aiuto da parte del Professore Jeffrey Sachs, della Columbia University, il documento finale è stato compilato e presentato a molti dei miei colleghi dell'Eurogruppo. Venne accolto da un silenzio assordante.

Durante il mese che seguì, il nostro governo fece alla troika concessioni importanti in materia fiscale; concessioni che non condivisi, ma che, in quanto giocatore di squadra, accettai. L’11 giugno successivo, nel tentativo di integrare queste proposte entro un piano di riforma riveduto per la Grecia, elaborai un secondo programma completo, dal titolo "Fine della crisi greca: Riforme strutturali, crescita trainata dagli investimenti e gestione del debito". Anch'esso venne inviato ai membri chiave dell'Eurogruppo. Anch'esso venne ignorato.


Qui di seguito il lettore può scaricare i due documenti:

* Fonte: Yanis Varoufakis
** Traduzione a cura della redazione

martedì 4 agosto 2015

VAROUFAKIS SI CONFESSA E ...

[ 4 agosto ]

Pubblichiamo alcuni stralci, quelli che ci paiono più significativi, di un'intervista che Varoufakis ha rilasciato giorni or sono alla rivista australiana MONTHLY. Svela non solo alcuni retroscena interessanti del "negoziato" in sede di Eurogruppo ma anche la situazione all'interno del governo greco, soprattutto dopo la vittoria del NO al referendum. Non meno importante quanto Varoufakis dice di sé, di un pensiero che oscilla tra un deciso "europeismo" ideologico e la lucida comprensione della "follia" della moneta unica.


«Lasciatemi descrivere il momento successivo all'annuncio del risultato della vittoria del NO. Ho fatto una dichiarazione dal Ministero delle Finanze e poi sono andato negli uffici del primo ministro, al Maximos [che è anche la residenza ufficiale del primo ministro greco], per incontrarmi con Aleksis Tsipras e il resto dei ministri. 
Io ero euforico. Quel clamoroso OXI, inaspettato, è stato come un raggio di luce che ha trafitto fitte e profonde tenebre. Stavo camminando per gli uffici, sostenuto e spensierato, portando con me quella incredibile energia della gente. Avevano superato la paura, e con il loro superamento della paura mi faceva sentire come se stessi fluttuando nell'aria. Ma nel momento in cui sono entrato al Maximos quella sensazione semplicemente svanì. Anche lì c'era un'atmosfera elettrica, ma la carica era negativa. Era come se la dirigenza si fosse staccata dal popolo. E la sensazione che avevo era di terrore: e ora che facciamo?

E la reazione Tsipras? Le parole di Varoufakis si fanno misurate. Insiste che il suo affetto e il rispetto per l'assediato primo ministro greco sono immutati. Ma nella sua risposta la tristezza e la delusione sono evidenti.

«Potrei dire che era scoraggiato. Sentiva che era una vittoria importante ma che in fondo in fondo il governo non poteva gestire. Era chiaro che c'erano elementi nel governo che gli facevano pressione. Nel giro di poche ore riceveva, da importanti personaggi del governo, pressioni tali per trasformare che il NO si trasformava in un SI, nella capitolazione»

Per lealtà verso Tsipras, e per onorare una promessa fatta, Varoufakis non fa nomi. Ma lui mi dice che ci sono stati pezzi da novanta all'interno della fragile coalizione di governo "che stavano considerando il referendum come una strategia d'uscita, non come una strategia di lotta".

«Quando ho capito come si stavano mettendo le cose, ho detto a Tsipras che aveva una scelta molto chiara: o utilizzare il 61,5% di NO come una forza energizzante, o capitolare. E gli ho detto, prima che mi rispondesse: "Se fai la seconda scelta, io mi tolgo di mezzo. Mi dimetterò se sceglierete la strategia del cedimento».

Anche se Varoufakis è circospetto,  chiarisce che l'uscita della zona euro era qualcosa che lui, Tsipras e i loro colleghi della coalizione non avrebbero tollerato.

«Abbiamo sempre pensato che il progetto europeo, nonostante tutti i suoi difetti ... era l'occasione per gli europei di stare insieme, che forse ci sarebbe stata la possibilità di sovvertire le intenzioni originali trasformando l'Unione europea in una sorta di Stati Uniti d'Europa. E, in questa prospettiva, mobilitarsi per politiche progressiste di sinistra. Questo è stato il nostro modo di pensare, quello che ci ha nutrito sin da giovani».

Questa mentalità da il senso della decisione di SYRIZA di giungere al compromesso dopo il referendum. Non era c'è malafede in questo impegno per l'Europa, a dispetto dell'allarmismo dei media europei mainstream. Ma per Varoufakis, onorare questo impegno [europeista, Ndr] non poteva essere la scusa per accettare i soffocanti termini proposti per la riduzione del debito, la devastazione sociale in nome dell'austerità.

«Tsipras mi guardò e disse: "Ti rendi conto che non faranno mai un accordo con me e te?. Vogliono liberarsi di noi".
E poi mi ha detto chiaramente la verità, che c'erano altri membri del governo che lo spingevano nella direzione della capitolazione. 
Gli ho risposto: "Fai il meglio che puoi con la scelta che hai fatto, con tutto il cuore, io non sono d'accordo, ma non mi metterò contro di te.
Quindi sono andato a casa. Era le 4,30 del mattino. Ero sconvolto. Non personalmente, non me ne frega niente di lasciare il ministero; in realtà è stato un grande sollievo. Ho dovuto sedermi tra le 4,30 e le 9 di mattina per scrivere con parole le più precise le ragioni delle mie dimissioni, perché  da una parte sostenevo Aleksis e non volevo attaccarlo. ma d'altra parte volevo fosse chiaro il motivo per cui me ne stavo andando , che non stavo abbandonando la nave. Era la nave che stava abbandonando la sua rotta».

Chiedo a Varoufakis se ci fossero tra 19 ministri delle Finanze dell'Eurogruppo, che spingevano per un uscita della Grecia. La sua risposta è rapida e schietta:

«Non l'Eurogruppo. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble».

Chiedo: c'era malafede nell'atteggiamento di Schäuble? Ancora una volta, la risposta Varoufakis è immediata.

«Non era cattiva fede, era un piano molto preciso. L'ho chiamato il "Piano di Schäuble". Egli ha pianificato un uscita della Grecia come parte del suo piano per la ricostruzione della zona euro. Questa non è una teoria. Il motivo per cui lo dico è perché me l'ha detto lui stesso».

Per Varoufakis la spietatezza delle misure di austerità è parte di un gioco politico che la Commissione europea sta svolgendo per spaventare gli altri Stati membri.

«Questo era il modo di Schäuble di strappare concessioni a Francia e Italia, questo è stato sempre il vero gioco. La partita è stata tra la Germania, la Francia e l'Italia, e la Grecia era solo un capro espiatorio. Si tratta di una chiara strategia per influenzare da Parigi e da Roma, in particolare per disciplinare Parigi, in vista di un modello teutonico della zona euro».

Chiedo: ma davvero essi credono che l'austerità è la sola maniera per tenere la Grecia nella zona euro?

«E' una cinica visione utilitaristica quella che per forgiare il futuro si deve sacrificare popoli improduttivi buoni a nulla. Ora, quelli più intelligenti —e tra loro ce ne sono molto pochi— comprendono che questa è tutta spazzatura. Capivano che il programma che stavano attuando era catastrofico. Ma erano cinici. Hanno pensato, so dove sta la mia convenienza.
È interessante notare che, il ministro delle finanze della Germania è un uomo che capisce meglio di chiunque altro. In una pausa durante una riunione, gli ho chiesto, 'Vuoi davvero firmare questo, questo accordo?'  E lui ha detto, 'No, non lo farei. Questo non è un bene per il vostro popolo. 
Questa è la parte più frustrante della storia, che a livello personale si può avere questa conversazione umana, ma nelle riunioni è impossibile farlo, è impossibile avere l'umanità sul piano politico. Il dibattito politico è strutturato in modo tale che l'umanità deve essere lasciata fuori dalla stanza». 

Varoufakis spiega che l'interesse e l'arrivismo giocano un ruolo all'interno di questi negoziati. Ma se gli uomini di Stato prendono decisioni in base a criteri a cui non credono, non c'è anche la viltà in gioco?

«Vorrei cercare di rispondere nel modo più accurato. Dei miei colleghi dell'Eurogruppo ... "—si corregge, "ex colleghi dell'Eurogruppo, io non sono più nell' Eurogruppo grazie a Dio— è stato spesso detto che che ero solo, 18 contro 1. Non è vero, non è vero. Una piccola minoranza, guidata dal ministro delle finanze tedesco, ha fatto finta di credere che l'austerità fosse per  i Greci l'unica via d'uscita, la cosa migliore per loro, ma erano una minoranza. C'erano altri due gruppi significativi.
Uno composto dai ministri delle finanze che non credono in queste politiche austeritarie, ma che sono stati costretti in passato a imporle ai loro stessi popoli con grandi conseguenze pregiudizievoli. Questo gruppo era terrorizzato alla prospettiva che avremmo potuto vincere perché avrebbero dovuto rispondere ai loro popoli "Perché siete stati così codardi? "
C'era poi un terzo gruppo, la Francia e l'Italia. Si tratta di importanti paesi, stati di prima linea in Europa, i cui ministri delle finanze non hanno creduto all'austerità né l'avevano praticata seriamente. Ma quello che temevano era che se si schieravano con noi, se fossero stati solidali con i greci, avrebbero incontrato l'ira del gruppo teutonico e magari si sarebbero visti imporre l'austerità. Non volevano passare per nostri sostenitori poiché sarebbero potuti essere costretti a subire le stesse umiliazioni». 

Varoufakis offre quindi un resoconto preciso e convincente dei passi falsi della zona euro, la follia di "creare un'unica moneta comune gestita da una banca centrale che non avrebbe avuto alle sue spalle uno Stato, e stati con nessuna banca centrale alle loro spalle".

*Fonte: Yanis Varoufakis del 3 agosto
* Traduzione a cura della redazione














martedì 14 luglio 2015

LO SCONTRO CON TSIPRAS: VAROUFAKIS DICE LA VERITÀ

[ 14 luglio ]

Un'importante intervista dell'ex ministro delle Finanze:
- I Motivi dello scontro con Tsipras
- I finti negoziati di Bruxelles
- La necessità di resistere alla Troika
- La Grexit

Finalmente la verità inizia ad emergere. La posizione di Varoufakis era quella di fare tutto il possibile per restare nell'euro. Il possibile, appunto, non l'impossibile, o meglio l'inimmaginabile, come ha invece fatto Tsipras.

Dunque, a fronte dell'evidente volontà della Bce di strangolare la Grecia, azzerandogli progressivamente la liquidità, l'ex ministro delle Finanze aveva proposto di rispondere con tre misure: 1. l'emissione di IOU (I owe you), buoni denominati in euro e garantiti dallo stato greco; 2. taglio del debito a partire dai titoli detenuti dalla Bce; 3. nazionalizzazione della Banca Centrale.

Queste sue proposte furono però bocciate (non è chiaro in quale data) dalla maggioranza del Consiglio dei ministri di Atene. Prevalse la scelta di "morire per l'euro", con i catastrofici risultati che ormai tutti conoscono.

Qui sotto le parti salienti dell'intervista di Varoufakis a Harry Lambert del New Statesman. si tratta di un’intervista di grandissimo interesse ed importanza, da leggere almeno nelle sue parti principali, che vi proponiamo tradotte in italiano.


Harry Lambert (HL): Come si sente ora?

Yanis Varoufakis (YV): Mi sento in cima al mondo, non devo più vivere secondo un programma febbrile, assolutamente disumano semplicemente incredibile. Ho dormito solo per 2 ore a notte per 5 mesi. Sono anche sollevato dal fatto di dover più sostenere una pressione incredibile per negoziare da una posizione che era difficile da difendere, anche quando  riuscivo ad avere il consenso dell’altra parte, non so se mi spiego.

HL: Come è stato? Avete gradito  ogni momento della situazione?
YV: Oh si l’ho apprezzato. Si possono ottenere delle informazioni dall’interno.. ed avere tutte le tue peggiori paure confermate. Puoi avere “I poteri” che ti parlano direttamente, e, come temevi, la situazione è peggio di quanto immaginassi. Quindi è stato divertente sedere sui sedili anteriori.

HL: A cosa vi riferite?
YV: Alla completa assenza di scrupoli democratici,  da parte dei supposti difensori della democrazia europea. D’altro canto anche la chiara comprensione dall’altra parte che siamo nella stessa barca, anche se non verrà mai ammessa. E quindi avere alcuni importanti personaggi che ti guardano negli occhi e ti dicono: “Stai dicendo il giusto, ma noi comunque  ti schiacceremo”.

HL: Avete detto che i creditori vi contestavano perchè “Ho provato a parlare di economia all’Eurogruppo, cosa che non fa nessuno”. Cosa è successo quando lo avete fatto?
YV: Non è che non sia andata bene, è che proprio vi è stato un netto rifiuto di entrare negli argomenti economici. Di netto. Poni in luce un argomento su cui hai veramente studiato, per far si che sia logicamente coerente, e ti guardano con degli sguardi vuoti. E’ come se  tu non abbia parlato, quello che rispondono è indipendente da quello che tu hai detto. Potresti anche aver cantato l’inno svedese, ed avresti la stessa risposta. E questo è incredibile per chi è abituato ad un dibattito accademico. La controparte non risponde mai. Non c’è mai stata una discussione. Non è stato neppure un problema, semplicemente era come se una parte non avesse mai risposto.

HL: Quando siete arrivato, all’inizio di febbraio, c’era già una posizione univoca?
YV: Beh c’erano persone con cui vi era una simpatia personale, così dietro le quinte su base informale, soprattutto nel FMI (HL: ai livelli più alti? YV: Si, ai livelli più alti, a quelli più alti), ma poi nell’Eurogruppo solo qualche parola gentile e nulla più, tutti a ripararsi dietro la barriera della versione ufficiale. Schaeuble è stato coerente comunque. La sua visione era: “Io non sto discutendo un programma, questo è stato già accettato dal precedente governo e non possiamo permettere che un’elezione cambi tutto. Perchè abbiamo sempre elezioni, siamo in 19, e se cambiamo qualcosa tutte le volte che c’è un’elezione gli accordi fra noi non significano nulla.” A questo punto ho dovuto prendere la parola e dire:” Beh allora dovremmo semplicemente dire di non fare più elezioni nelle nazioni indebitate” e non c’è stata risposta. La sola interpretazione che posso dare è che, per loro, “Si, questa sarebbe una buona idea, ma difficile da realizzare. Quindi o firma sulla linea tratteggiata o sei fuori”.

HL: e la Merkel?
YV: Dovete capire che io non ho mai avuto nulla a che fare con la Merkel: i ministri delle finanze parlano con i ministri delle finanze, i primi ministri con i cancellieri. Da quello che ho capito lei era molto diversa. Lei cercava di tranquillizzare il primo ministro (Tsipras) – diceva: “Troveremo una soluzione, non ti preoccupare, non lascerò che succeda nulla di terribile, fai semplicemente i tuoi compiti e lavora con le istituzioni, con la troika, . Non ci sarà nessuna chiusura”. Questo non è stato quello che ho sentito dalla mia controparte, sia dal presidente dell’eurogruppo sia dal dr Schaeuble, Ad un certo punto mi han detto chiaramente : “O mangia questa minestra, o salta dalla finestra”.

HL: Fu così dall’inizio?
YV Dall’inizio, proprio dall’inizio.

HL: Come siamo arrivati all’estate?
YV (riassumiamo una lunga risposta). Non avevamo alternative. il governo era stato eletto con il mandato a negoziare. Loro volevano un accordo globale, e quando cercavamo di discutere su di un tema, come l’IVA, loro passavano ad un altro argomento, e così via, senza fine. Noi proponevamo qualcosa e loro lo rifiutavano o passavano ad altro. Abbiamo cercato di interrompere questo processo. la mia visione era questa: siamo una nazione incagliata, ed incagliata da molto tempo, certo, abbiamo bisogno di riforme su questo siamo tutti d’accordo. Dato che il tempo era necessario e dato che durante le trattative la BCE stava schiacciando la nostro liquidità per esercitare pressione su di noi per farci soccombere, la mia proposta alla troika era molto semplice: mettiamoci d’accordo su tre o quattro riforme importanti come l’IVA, ed applichiamole subito. Voi in cambio rilassate le restrizioni della BCE. Volete un accordo complessivo, andiamo avanti con le trattative, e nel frattempo lasciateci introdurre nuove riforme in parlamento con accordi fra noi e voi. La loro risposta è stata: “No no no, questo deve essere un accordo. Non faremo nulla se voi introdurrete alcuna legge. Sarà considerato un atto unilaterale ed ostile al processo di contrattazione.” Quindi qualche mese dopo trapelerà ai media che non abbiamo fatto riforme e che stavamo perdendo tempo! E così eravamo fregati, in ogni senso. Quindi quando la liquidità è quasi completamente finita ed eravamo in default, o quasi default con lo FMI, loro hanno presentato le loro proposte , che erano quasi impossibili, non accettabili e dannose. Così hanno preso tempo e poi sono usciti con delle proposte che tu fai quando non vuoi un accordo.

HL: Avete provato a lavorare con i governi delle altre nazioni indebitate?
YV: La risposta è no, e la ragione è molto semplice : subito dall’inizio queste nazioni hanno fatto chiaramente capire che sarebbero stati i nemici più forti del nostro governo, subito all’inizio. E la ragione era che il loro più grande incubo era il nostro successo: se avessimo ottenuto un accordo migliore per la Grecia li avrebbe cancellati politicamente: avrebbero dovuto rispondere ai loro elettori perchè non fossero stati in grado di contrattare come noi.

HL: Qual è il grande problema con le funzioni generali dell’Eurogruppo?
YV Per esemplificare: C’è stato un momento in cui il presidente dell’Eurogruppo ha deciso di mettersi contro di noi e ci ha oggettivamente  cacciato fuori, facendoci capire che la Grecia era in uscita dall’Eurozona. C’era una convenzione per cui i comunicati dovevano essere all’unanimità, e che il Presidente non potesse semplicemente riunire l’Eurozona ed escludere uno stato membro. E lui ha detto “Oh sono sicuro di poterlo fare”. Allora ho chiesto un’opinione legale. . questo ha causato un po’ di baruffa. Per 5-10 minuti il meeting si è fermato, e funzionari e dirigenti parlavano l’uno con l’altro ed al telefono, e infine un funzionario, un esperto legale, si è rivolto a me dicendo “Beh l’eurogruppo non esiste per la legge, non c’è nessun trattato che riguarda questo gruppo”. Quindi abbiamo un gruppo che non esiste e che ha il maggior potere di determinare le vite degli europei. Non risponde a nessuno, dato che non esiste legalmente: non si tengono minute, ed è  riservato. I cittadini non sapranno mai cosa vi si dice.  Sono quasi decisioni di vita e di morte, ed i membri non rispondono a nessuno.

HL: E questo gruppo è controllato dagli atteggiamenti tedeschi?
YV: Si completamente e profondamente. Non dagli atteggiamenti: proprio dal ministro delle finanze Tedesco. Ed è come una orchestra ben affiatata di cui lui è il direttore. Tutto avviene in modo accordato. Se ci sono casi in cui non si lavora in accordo, allora lui interviene e rimette tutti in linea.

HL: Avrete pensato ad un Grexit ad un certo punto ….
YV: Certo, assolutamente.

HL .. Sono stati fatti dei preparativi?
YV: La risposta è si e no. Avevamo un piccolo gruppo, un “Gabinetto di guerra” nel ministero , di circa cinque persone che stava preparandosi: così abbiamo lavorato sulla teoria, sulla carta, predisponendo tutto quello che si sarebbe dovuto fare (per  Grexit) , ma è stata una cosa fatta a livello di 4-5 persone. Una cosa diversa è preparare una nazione per quel fatto. Preparare una nazione (all’uscita) è una decisione esecutiva che deve essere presa, e non è mai stata presa.

HL: Ma nelle scorse settimane, c’è stato un momento in cui sentivate che vi ci avvicinavate?
YV: La mia idea era che dovevamo essere ben attenti a non iniziarla. Non volevo che fosse una profezia autorealizzata. Non volevo che fosse come la famosa frase di Nietzche, per cui se tu guardi nell’abisso abbastanza a lungo, l’abisso comincerà a guardare in te. Ma credevo anche che se l’Eurogruppo avesse chiuso le nostre banche, avremmo dovuto dare esecuzione a questo processo.

HL: Bene, quindi c’erano due opzioni, per quel che vedo: una Grexit immediata, o la stampa di IOU (buoni emessi dal governo per risolvere il problema della mancanza di liquidità, ndr) e la ripresa  il controllo sulla banca di Grecia, quindi potenzialmente o necessariamente precipitando verso grexit.
YV: Certo certo, Non ho mai creduto dovessimo andare diretti verso una nuova valuta. Nella mia idea c’era il fatto che, e l’ho detto al governo, questa era la risposta se avessero osato chiudere le nostre banche, cosa che ritenevo   di incredibile potenza  aggressiva, ma non di non ritorno. Noi avremmo dovuto emettere i nostri IOU, o per lo meno che avremmo emesso la nostra liquidità denominata in euro; avremmo dovuto fare un haircut sui titoli del 2012 detenuti dalla BCE o annunciare che lo avremmo fatto; avremmo dovuto riprendere il controllo della banca di Grecia. Questa era il trittico, le tre cose con cui avrei risposto alla chiusura delle nostre banche da parte della BCE. Io ho avvertito il governo di quello che stava per accadere (che la BCE avrebbe chiuso le nostre banche) per un mese, per portarci ad un accordo umiliante. Quando questo è successo, e molti miei colleghi non pensavano sarebbe successo, la mia raccomandazione,  di rispondere “Energicamente”,  è stata respinta ai voti.

HL: Sarebbe scioccato se Tsipras si dimettesse?
YV Nulla mi può scioccare in questi giorni, la nostra Eurozona è un posto molto inospitale per la gente decente. Non mi scioccherebbe neanche se restasse ed accettasse anche un pessimo accordo. Perchè  posso capire che si senta obbligato verso le persone che lo hanno supportato, che ci hanno supportato, per non far si che il nostro diventi uno stato fallito. Ma io non tradirò il mio punto di vista, che supporto dal 2010, che questo nazione deve smetterla di fingere e dilazionare, che dobbiamo smettere di chiedere nuovi prestiti fingendo che abbiamo risolto i problemi, quando non lo abbiamo fatto, quando abbiamo reso i nostri debiti meno sostenibili a causa di una ulteriore austerità che distrugge la nostra economia e sposta il peso sui poveri, creando una crisi umanitaria. E’ qualcosa che non accetterò e di cui non sarò parte.


* Fonte della traduzione: scenarieconomici

NESSUNO POTRÀ SALVARE ALEXIS TSIPRAS...

[ 14 luglio ]

IMPORTANTE DICHIARAZIONE DI STEFANO FASSINA: "IL PARLAMENTO GRECO VOTI NO AL NUOVO MEMORANDUM"

Ieri in Piazza Syntagma nuova manifestazione contro il nuovo memorandum scritto dagli eurocrati e sottoscritto da Tsipras. La manifestazione era promossa da diversi esponenti della sinistra di SYRIZA assieme ai nostri compagni di MARS/ANTARSYA. Si succedono ad Atene riunioni frenetiche della sinistra no-euro per trovare un accordo.
Tsipras è più debole che mai. 
Il parlamento deve approvare una serie di misure draconiane che meriterebbero, di norma, settimane di discussione.
E' uno dei diktat dell'euro-Germania. 

Nel pomeriggio di ieri Alexis Tsipras ha riunito i ministri economici e e i dirigenti a lui fedeli di Syriza, per mettere a punto l’atto legislativo che in tarda serata è poi approdato in Parlamento. Lì dentro il c'è un primo intervento per accrescere il gettito Iva, un altro per aumentare i contributi sanitari su tutte le pensioni, una ghigliottina «semi-automatica» sulla spesa pubblica quando gli obiettivi di bilancio verranno mancati, più altre misure di chiaro stampo neoliberista.
Gli mancheranno non solo una trentina di voti della sua ala sinistra, ma pure quelli dei deputati di ANEL. E Tsipras deve fare i conti anche con l'opposizione del da lui defenestrato Varoufakis.
«La maggioranza andrà in disfacimento già oggi nei comitati parlamentari. Le misure passeranno domani in plenaria con il contributo delle opposizioni espressione dell’europeismo tradizionale: i conservatori di Nea Demokratia, i socialisti del Pasok, i liberal-democratici di Potami («Il Fiume»). Tsipras era asceso al potere per mandarli in pensione, e da ora in poi è di fatto nelle loro mani. Molti dei suoi compagni di partito ormai lo disprezzano, molti di coloro che lui stesso disprezzava lo tengono politicamente in ostaggio». [Federico Fubini, Corriere della Sera, 14 luglio]

Il terremoto greco sta producendo i suoi inevitabili effetti anche nella sinistra italiana. Una specie di dissociazione elettrolitica Stendiamo un velo pietoso sui cretini (Vendola è giunto a chiedere... "più poteri alla Bce"!) che farfugliano parole sconnesse per difendere l'indifendibile —quelli che si ostinano a non vedere che l'euro non è solo neoliberismo e austerità permanente, ma anche dittatura dei creditori e fine della democrazia. 
Di notevole importanza la coraggiosa dichiarazione rilasciata da Stefano Fassina:
«La totale solidarietà umana e politica a Alexis Tsipras non può portare a disconoscere che l’accordo sottoscritto stamattina a Bruxelles nell’Eurosummit determina il soffocamento economico e democratico della Grecia e avvicina il naufragio del Titanic Europa.
Le misure previste su finanza pubblica e mercato del lavoro continuano a essere brutalmente regressive e recessive e, dopo la ristrutturazione promessa, richiederanno ulteriori ristrutturazioni.
Più che irrealistico è ridicolo il fondo di 50 miliardi da alimentare con asset pubblici che, in rapporto al Pil italiano, equivarrebbe a 500 miliardi di euro da rendere disponibili per privatizzazioni. Non viene neanche nominato il problema di fondo: l’insostenibilità della rotta mercantilista dell’euro fondata sulla svalutazione del lavoro.
Purtroppo l’uscita cooperativa della Grecia dall’eurozona e conseguentemente il superamento cooperativo dell’euro è il minore dei mali possibili, l’unica strada da percorrere per evitare crescenti conflitti tra i popoli europei.
Speriamo che il voto del Parlamento greco sull’accordo sia coerente con la scelta chiaramente espressa dal popolo greco».*
* Fonte: Stefano Fassina

lunedì 13 luglio 2015

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL TERZO MEMORANDUM. È peggio di quanto si pensava

[ 13 luglio ]

ULTIM'ORA:  La federazione sindacale del pubblico impiego ADEDY, ha indetto uno sciopero generale per Mercoledì 15 luglio. Lo sciopero è per respingere  il Terzo memorandum. Pare che molti attivisti sindacali del settore pubblico hanno compiuto le prime fermate spontanee del lavoro già oggi pomeriggio. Ricordiamo che il Parlamento dovrà votare il nuovo memorandum entro la mezzanotte il Mercoledì.

Il giornale greco TOVIMA ha pubblicato il testo integrale del cosiddetto "accordo" siglato da Tsipras. 

Qui di seguito un elenco le misure più significative del nuovo accordo firmato tra il governo greco e l'Eurogruppo. 
E 'di gran lunga peggiore, come previsto, del "pacchetto Juncker che è stato respinto dal 62% del popolo greco e sorpassa in crudeltà sociale ciò che è stato applicato finora al paese. Si noti che questo è un solo un programma di transizione, vincolato a "ripristinare la fiducia", ovvero diventa operativo in modo preventivo, prima del nuovo "Memorandum of Understanding" vero e proprio che accompagnerà il nuovo prestito da 80-86 miliardi.


—Il FMI resta "per sempre" (testuale: "La Grecia chiederà la prosecuzione del sostegno del FMI (monitoraggio e finanziamento) a partire dal marzo 2016")
— Aumento dell'IVA, aliquota al 23% (un +10% di media)
—Il Consiglio Fiscale ad hoc sarà operativo prima di finalizzare il memorandum il quale implica l'adozione di tagli di spesa automatici in caso di deviazioni dall'obbiettivo di surplus primario
—Drastici tagli alle pensioni in applicazione della clausola deficit zero (questo termine "tecnico" significa semplicemente che non sarà consentito usare il bilancio dello Stato per coprire qualsivoglia deficit di qualsiasi fondo pensione, come è ora il caso per quasi tutti);
—La privatizzazione dell'azienda nazionale di energia elettrica (ADMIE)
—Sul diritto del lavoro: "modernizzazione della contrattazione collettiva; azione sindacale e, in linea con la direttiva UE". In altre parole viene cancellato assieme al salario minimo, il ripristino della legislazione sul lavoro e della contrattazione collettiva reintrodotti dal governo SYRIZA.
—"Procedere con un programma di privatizzazioni più incisivo con una migliore governance; i beni greci di valore saranno trasferiti a un fondo indipendente che monetizzare il patrimonio attraverso privatizzazioni e altri mezzi". Benvenuti alle pratiche neocoloniali basate sul modello Treuhand precedentemente applicato alla Germania dell'Est.
—Taglio lineare delle spese dell'amministrazione pubblica.
—La ciliegia (ma molto grande e altamente simbolica) sulla torta è la seguente: "Con l'eccezione del disegno di legge sulla crisi umanitaria, il governo greco riesaminerà, per modificarla, la legislazione sui diritti acquisiti, recentemente introdotta dal governo greco e che era in contrasto con l'accordo del 20 febbraio scorso.

Visto tutto questo, ora provate a leggere il discorso con cui Tsipras si è rivolto ai greci.

TSIPRAS: RESA SENZA CONDIZIONI (era meglio dar retta a Scheuble) di Piemme

[ 13 luglio ]

Come temevamo: accordo raggiunto, nessuna ristrutturazione del debito, scandalosa cessione di sovranià, capitolazione greca totale. 

Eloquenti le parole pronunciate dalla Merkel questa notte a Bruxelles: «Non c’è bisogno di un piano B perché è stata trovata l'intesa sul piano A», dove il piano B era appunto l'espulsione della Grecia dall'eurozona nel caso Tsipras si fosse rifiutato di calare le mutande.

Ma in cosa consiste il "piano A"? 
E' presto detto: in cambio di un sostegno finanziario di circa 80 miliardi —per salvare le banche greche beninteso—, Atene dovrà varare un pacchetto di misure draconiane ispirate al più severo monetarismo liberista; nuovi tagli alle pensioni, aumento delle tasse —tra cui la più ingiusta: l'Iva— liberalizzazione ulteriore del mercato del lavoro, riforma del sistema giudiziario per procedere speditamente ai pignoramenti (anche della prima casa). Il tutto per ottenere a breve non solo il pareggio di bilancio, ma un avanzo primario di 2/3 punti di Pil —il che, nelle condizioni dell'economia greca, equivale ad una deflazione suicidiaria.

In breve: un terapia shock ancora più crudele ed antipopolare di quelle contemplate nei  precedenti memoranda targati troika.

Come se non bastasse, i creditori, a garanzia degli "aiuti" hanno chiesto l'istituzione di un "fondo" da 50 miliardi in cui confluiranno gli asset ed i beni pubblici che saranno privatizzati. Grecia in svendita, ed a prezzi di saldo.

Ciliegina sulla torta, l'ultimatum in stile hitleriano: il parlamento greco ha tempo tre giorni per approvare queste misure, altrimenti niente "salvataggio".
Paul Krugman


Infine la clausola più ignobile: il Parlamento greco non potrà approvare nessun provvedimento rilevante senza prima l'assenso della troika. Col che si dissolve, stracciando quanto detto dai greci col referendum, l'ultimo brandello di sovranità nazionale. La Grecia è ufficialmente una colonia.

«L'accordo è il migliore possibile» ha detto Tsipras. Ci vuole proprio una faccia tosta fuori dal comune!

Tsipras torna in Grecia avendo firmato una resa senza condizioni. Venendo meno alle promesse elettorali, tradendo il mandato ricevuto nel referendum, dovrà ora recarsi in Parlamento a difendere un accordo mostruoso.

I tedeschi, avendo l'altro ieri proposto la cacciata della Grecia dall'eurozona, avevano invece offerto a Tsipras un assist formidabile. Poteva scaricare sui falchi la responsabilità della rottura e decidere di tornare alla dracma. Privo di spina dorsale, colpevolmente privo (al contrario dei suoi nemici) di un proprio "piano B", ha scelto di restare nella gabbia dell'euro piuttosto che imboccare il sentiero, certo rischioso, dell'indipendenza e della libertà. Per quanto sia triste dirlo, Tsipras, da presunto patriota e liberatore ha accettato di diventare il "terzo Quisling".

Se egli vuole restare Primo ministro dovrà ora accettare la spaccatura con la sua stessa sinistra interna (forse anche degli alleati di Anel) e prendere i voti di quei partiti che egli aveva condannato come servi della troika, Pasok, Nuova democrazia, Potami. Non è detto che ciò sia sufficiente ad evitare le elezioni anticipate.

Se conservasse un minimo di onestà dovrebbe andare in Parlamento e rassegnare le dimissioni dicendo: "Signori ho fallito. Non sono riuscito a portare a casa nemmeno delle briciole. Perdonatemi, ma non me la sono sentita di rompere con l'Unione europea!"

Staremo a vedere.

Una cosa è certa. Il ciclo di SYRIZA è già al tramonto. La Grecia non esce né dal marasma economico né dall'instabilità sociale e politica. Eventi drammatici sono alle porte.


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