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lunedì 3 giugno 2019

SE LA GRECIA VA A DESTRA di sandokan

[lunedì 3 giugno 2019 ]

Pochi ne parlano, tantomeno a sinistra.
Ieri in Grecia si è svolto il secondo turno delle elezioni amministrative, regionali e municipali.
Dopo quella alle europee, nuova cocente disfatta per SYRIZA e una generalizzata vittoria (tranne a Salonicco, dove il sindaco è un "progressista" e a Patrasso, dove ha vinto il candidato comunista) del tradizionale partito oligarchico di Grecia, Nuova Democrazia.
«Delle 13 regioni della Grecia, al primo turno 5 erano andate a Nea Dimokratia ed una a Syriza, il partito del premier Alexis Tsipras, grande sconfitto alle Europee. Questo ballottaggio (sette regioni e 229 amministrazioni comunali) era particolarmente atteso in vista delle elezioni politiche anticipate che dovrebbero tenersi con ogni probabilità il 7 luglio. Le proiezioni mostrano che Nea Dimokratia dovrebbe alla fine vincere in 11 delle 13 regioni in cui è divisa la Grecia. Il `bottino´ più ricco è sicuramente quello dell’Attica, dove vive oltre la metà della popolazione ellenica».
Quale lezione trarre? La principale a me sembra che sia sempre la stessa. Quando la sinistra giunge al potere sull'onda di una generale e popolare volontà di cambiamento ma poi, invece di cambiare e realizzare profonde trasformazioni sociali, s'inginocchia davanti  ai dominanti applicando politiche liberiste, allora la vendetta popolare non si fa attendere, e le destre tornano al potere, più forti di prima.

Si potrebbe dire che è una legge della storia...


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martedì 30 aprile 2019

GRECIA: IL DISASTRO E IL RUOLO DI SYRIZA di Pantelis Koutsianas

[ 1 maggio 2019 ]

Proseguiamo presentando ai lettori le relazioni svolte al convegno internazionale EUREXIT, svoltosi a Roma il 13 aprile scorso. Qui sotto quella del compagno greco Koutsianas Pantelis, dirigente di PAREMVASI e attivista di Unità Popolare

Abbiamo già pubblicato la relazione di Costas Lapavitsas sulla Brexit e quella di Diosdado Toledano e Ramon Franquesa sulla situazione in Spagna.


Presto pubblicheremo la relazione dei Gilet Gialli sulla natura e le prospettive del movimento popolare francese.
Dalla sinistra: Pantelis Koutsianas e  Moreno Pasquinelli


Ringraziamo BYOBLU, la sua troupe e quindi Claudio Messora per la registrazione e la pubblicazione, che infatti prendiamo dal canale medesimo.












giovedì 18 ottobre 2018

TSIPRAS: DOPO LA CAPITOLAZIONE LA REPRESSIONE di Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas

[ 19 ottobre 2018 ]

Grecia. Il 2 ottobre scorso davamo notizia della gravi accuse mosse dal governo Tsipras contro il compagno Lafazanis (segretario di Unità Popolare, il movimento sorto dalla separazione da SYRIZA dopo la capitolazione alla troika del luglio 2015) Lafazanis rischia di andare in galera per aver partecipato al blocco dei pignoramenti delle case. Con Lafazanis rischiano di finire in prigione molti cittadini che si oppongono alla vendita all'asta delle loro abitazione e decine di altri militanti della sinistra popolare.
Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas denunciano la repressione e spiegano quanto drammatica sia la situazione in Grecia

*  *  *

Alcuni nella sinistra europea continuano a ritenere che la situazione greca sia in via di miglioramento e che il governo Syriza resti una forza di governo che protegge i diritti dei lavoratori e degli strati più deboli, in condizioni molto difficili. Tra loro, Inigo Errejon, uno dei principali dirigenti di Podemos, che ha dichiarato in una recente intervista che “tenuto conto dei vincoli, il bilancio [di Tsipras] è piuttosto soddisfacente”. Per coloro che condividono questo punto di vista, lo sbocco che prenderanno gli eventi, sarà una brutta sorpresa.

La realtà è che, dopo la loro capitolazione alla troika, a luglio del 2015, dei creditori della Grecia (UE, BCE, FMI), Tsipras ed il suo governo, hanno applicato in modo inflessibile le stesse politiche neoliberali di tutti i governi greci che si sono susseguiti dal 2010, data del primo memorandum firmato dalla Grecia. Il governo Tsipras ha anche provveduto a tagliare drasticamente la spesa pubblica, ha portato avanti la deregolamentazione ed ha provveduto a incrementare, come mai in precedenza, l’ondata di privatizzazioni. I salari stagnano al livello raggiunto dopo anni di caduta brutale (-30% in media), le pensioni e gli aiuti sociali sono stati ulteriormente tagliati. Gli investimenti pubblici e privati sono crollati, mentre le imposte dirette ed indirette hanno raggiunto livelli senza precedenti che colpiscono soprattutto i redditi medio-bassi.

La sola differenza con i predecessori è che Tsipras ed il suo partito sono stati eletti a gennaio del 2015 precisamente allo scopo di fermare queste politiche. La loro virata, nell’estate del 2015, solo poco tempo dopo che il 61% degli elettori avevano rigettato il piano di austerità, è stata uno shock per la Grecia. Nel corso dei successivi tre anni, il cinismo di Syriza ha condotto ad una profonda demoralizzazione che ha impregnato tutti i campi della vita pubblica. La passività e lo sconforto sono i due fattori principali che hanno permesso l’applicazione di nuove misure d’austerità senza incontrare forti resistenze.
Stathis Kouvélakis


Tsipras ha così reso un buon servizio alla Troika che gli è valso i complimenti di Moscovici, Junker e compagnia. Ma l’attuazione di tali politiche, che schiacciano la maggioranza della popolazione, è impossibile senza far ricorso alla repressione. I tagli ai servizi pubblici, l’abbassamento delle pensioni e della spesa sociale, l’aumento delle tasse non possono essere portate avanti senza minacciare le opposizioni e chiunque rifiuti di sottomettersi allo stato di cose. L’esperienza dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e di altri paesi, nel corso degli ultimi quattro decenni, lo conferma ampliamente.

Dal 2010 al 2015, quando i governi del PASOK e della destra hanno messo in atto i piani d’austerità, la Grecia ha conosciuto una serie di misure repressive. Lentamente e, certamente, in modo inesorabile, il governo Tsipras si è incamminato sulla stessa strada. Ciò che ha accelerato questa evoluzione rimanda alle difficoltà che hanno incontrato le banche greche.

Mentre qualche tempo fa lo slogan scandito da Syriza era “nessuna casa alle banche”, ora è proprio Syriza che reprime chi cerca di impedire che la propria casa sia messa all’asta.

STRINGENDO I BULLONI

Per comprendere l’importanza della crescente lotta politica contro questo fenomeno, bisogna considerare la situazione critica delle banche e le ripercussioni sul governo e sulla società greca. Perché è proprio per evitare un nuovo ciclo di destabilizzazione delle banche che il governo ha fatto ricorso a metodi sempre più repressivi.

In seguito alla crisi del 2010, il settore bancario è passato nelle mani di quattro banche che controllano più del 90% dei depositi e dei patrimoni. Per evitare il fallimento e premunirsi contro un’eventuale nazionalizzazione, sono diventate le più strenue sostenitrici delle politiche d’austerità. Hanno utilizzato il proprio enorme potere economico e sociale per far leva sui governi, compreso quello di Syriza, per conformarsi alle esigenze della Troika.

Dopo il 2010, sono state avviate importati ricapitalizzazioni, l’ultima delle quali sotto il governo Syriza. Il costo totale ha superato i 45 miliardi di euro. E’ stato interamente finanziato da prestiti pubblici rimborsati dai contribuenti greci.

Malgrado questo mostruoso fardello imposto alla popolazione, le banche greche detengono il record di crediti inesigibili ed hanno, di fatto, smesso di sostenere la crescita economica. Questi così detti debiti comprendono i prestiti non performanti (Non Performing Loan - NPL) che registrano un ritardo di rimborso di più di 90 giorni ma anche dei fondi non performanti (NPE) una categoria più ampia che include quei prestiti che si stimano non interamente rimborsabili, anche quando non sia stato registrato alcun ritardo formale. La riduzione dell’esposizione delle banche greche agli NPE ed agli NPL è, da anni, la priorità assoluta per la BCE.

Dal 2016, il governo Tsipras ha obbedito docilmente a queste ingiunzioni tramite un’ondata di pignoramenti di proprietà, comprese le prime case, ed ad una vendita a dei fondi avvoltoio di pacchetti di debiti inesigibili a prezzi stracciati. La vendita all’asta degli immobili è a questo riguardo strategica. L’incapacità delle banche di risolvere questo problema, non ha nulla di sorprendente, viene direttamente dal dispositivo messo in atto da Tsipras. Riassumendo, le banche greche devono progressivamente risanare i loro bilanci dal peso dei crediti inesigibili tramite le vendite all’asta e di pratiche più rigorose di recupero crediti. Questo processo durerà molti anni. Allo stesso tempo, le banche dovrebbero sostenere l’economia ed erogare nuovi prestiti. Questa limitazione drastica del credito ha, di fatto, compromesso la ripresa. Si tratta di un esempio perfetto del piano di salvataggio attuato da Syriza.
Costas Lapavitsas


L’incapacità delle banche greche di ridurre il peso dei debiti inesigibili ha portato al crollo delle loro azioni alla borsa di Atene agli inizi dell’estate del 2018 e che si è accelerato negli ultimi mesi. In realtà, la totalità del settore bancario è stato totalmente svalutato dopo la firma del piano di salvataggio di Tsipras. Circolano voci su un’altra ricapitalizzazione o di forme di copertura dei crediti da parte dello stato. Se una tale prospettiva si concretizzasse, sarebbe un disastro completo per il governo che dovrà affrontare diverse scadenze elettorali nel 2019. L’accelerazione del programma di liquidazione dei debiti inesigibili è così diventata una delle priorità della Troika e dei suoi fedeli servitori all’interno di questo governo. Poiché il problema sembra essere più acuto per i crediti immobiliari ed il credito al consumo, sono stati fissati degli obiettivi molto ambiziosi e certamente irrealizzabili, in materia di pignoramenti e vendite all’asta: dagli 8mila ai 10mila alloggi nel 2018 che diventeranno 50mila nel 2019.

INDIRIZZANDO LE AZIONI DI PROTESTA 
Dalla capitolazione dell'estate 2015, la questione dei sequestri e delle aste è diventata una delle questioni più difficili per Tsipras e il suo partito. L'accelerazione del processo sotto la pressione delle banche e della Troika ha portato a un grande scontro tra il governo e un dinamico movimento che si oppone ai pignoramenti e alle vendite all'asta. Questo movimento ha guadagnato slancio dopo il rilancio delle aste nell'autunno del 2016. La continua mobilitazione di determinati gruppi militanti nelle aule giudiziarie è riuscita ad annullare centinaia di vendite e che in modo significativo ha rallentato tutte le procedure. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le banche non hanno raggiunto i loro obiettivi.

La reazione del governo, obbedendo alle istruzioni della Troika, è stata quella di trasferire dall'estate del 2017 la procedura d'asta su una piattaforma elettronica, attivata dai notai all'interno dei propri uffici, piuttosto che svolgere le vendite nei tribunali. Ciò ha certamente reso le azioni di protesta più difficili da organizzare. Inoltre, la nuova legislazione, approvata a dicembre 2017, ha creato un reato specifico che prevede la reclusione da tre a sei mesi per coloro che tentano di ostacolare il processo di asta. Tuttavia, le azioni continuarono, sebbene la loro dimensione sia stata frenata, impedendo molte aste e rendendo i notai meno inclini a svolgere il loro servizio.

Durante questo periodo si sono moltiplicati gli scontri con la polizia di fronte agli uffici dei notai. Gli attivisti filmati e identificati durante le azioni sono stati sistematicamente incriminati. Dall'inizio dell'anno, decine di attivisti in tutto il paese affrontano azioni legali. Tra questi ci sono Elias Milios, consigliere di Ambelokipi-Menemeni, nella regione di Salonicco, e attivista di Antarsya, coalizione di organizzazioni di estrema sinistra. Nella piccola città di Volos, non meno di 20 militanti sono sotto aaccusa, come lo sono altri 15 a Argos e Nafplion. Un processo a tre attivisti anti-sequestro è iniziato ad Atene il 21 settembre.

Il persecuzione degli attivisti anti-sequestro è solo l'esempio più evidente delle pratiche autoritarie del governo di Tsipras. La repressione ha colpito anche gli attivisti mobilitati contro il progetto di miniera a cielo aperto del gigante canadese Eldorado Gold a Skouries, nel nord della Grecia. Più in generale, il governo ha usato la forza per reprimere le dimostrazioni contro le sue politiche, specialmente quando sembra probabile che si espandano. L'uso della polizia antisommossa contro i pensionati è solo l'esempio più eclatante. Una tendenza fondamentale ha iniziato ad emergere: per far fronte alle reazioni alle sue politiche, il governo fa affidamento sui meccanismi repressivi dello "stato profondo".

IL PROCESSO CONTRO LAFAZANIS
Panagiotis lafazanis

Un limite simbolico in questa escalation repressiva è stato raggiunto il 26 settembre, quando Panagiotis Lafazanis, una figura rispettata della sinistra radicale, ha ricevuto un mandato di comparizione per affrontare le spese per la sua partecipazione alle proteste settimanali contro i pignoramenti e le vendite asta. Lafazanis era il ministro dell'energia nel primo governo di Syriza (da gennaio a luglio 2015) e il prestanome della "Piattaforma di sinistra", che all'epoca includeva la maggior parte dell'ala sinistra di Syriza. Ora è Segretario Nazionale di Unità Popolare, un fronte politico creato nell'estate 2015, principalmente dalle forze della Piattaforma Sinistra, che hanno lasciato Syriza e sono state raggiunte da altre organizzazioni della sinistra radicale.

Questa è la prima volta dalla caduta della dittatura (1974) — durante la quale Lafazanis è stato perseguitato per le sue attività clandestine all'interno del movimento studentesco e dell'organizzazione giovanile del Partito comunista — che un leader di un partito di sinistra è punito per la sua attività politica. Le accuse a suo carico riguardano presunte infrazioni a non meno 15 articoli del codice penale, punibili con pene detentive fino a due anni. Se condannato per tutte le accuse, la condanna potrebbe essere fino a nove anni.

Ciò che è anche notevole è che la procedura non proviene dal pubblico ministero, ma dal "Dipartimento per la protezione dello stato e del regime democratico", una branca speciale dei servizi di sicurezza che dovrebbe indagare sulle attività connesse al terrorismo e minacciare la democrazia. Questo dipartimento è stato creato nel 2000 dai governi "modernisti" del PASOK, mentre la Grecia si stava preparando ad aderire all'Unione Monetaria. È stato riorganizzato nel 2011, in seguito all'attuazione dei piani di austerità, e trasformato in un servizio di monitoraggio delle azioni di protesta. La legislazione approvata a febbraio sotto la guida del governo Syriza ha ulteriormente ampliato la sua gamma di attività. Va notato che dalla sua creazione, il dipartimento non ha sviluppato alcuna attività contro i neo-nazisti di Golden Dawn, né alcuna altra organizzazione di estrema destra o terrorista.

Lafazanis non è l'unico attivista ad essere preso di mira dai servizi di sicurezza. Altri quattro attivisti, tra cui un membro di Unità Popolare e due personaggi noti nella rete "I do not pay", Leonidas ed Elias Papadopoulos, sono stati convocati per rispondere a una lunga lista di accuse. La natura dei documenti inclusi nel suo dossier ha permesso di evidenziare il fatto che Lafazanis era stato tenuto sotto sorveglianza per mesi da una squadra di poliziotti travestiti da giornalisti che riprendevano le azioni davanti agli uffici dei notai. Questo materiale è stato integrato da foto e video che i servizi di sicurezza hanno chiesto ai canali televisivi. I post di Facebook sono stati quindi utilizzati anche per identificare questi attivisti durante varie azioni di protesta.

QUALI CONSEGUENZE?

L'ondata di cause legali, in particolare quella contro Lafazanis, ha costretto i media greci a parlare di repressione. Ha anche provocato alcune reazioni nei circoli politici, compresa una domanda in parlamento indirizzata al Ministro della giustizia da 43 deputati di Syriza. Tuttavia, la posizione ufficiale del governo è che questo problema è interamente di competenza della magistratura e della polizia e non di sua competenza.

Tuttavia, l'iniziativa per l'azione penale non è stata presa dai tribunali, ma da un servizio appartenente allo "Stato profondo", vale a dire il "Dipartimento per la protezione e il regime dello Stato democratico". Questo dipartimento è sotto l'autorità del Ministro dell'ordine pubblico. C'è quindi coinvolgimento e complicità da parte del governo, che fa riferimento alle misure previste nel Terzo Memorandum firmato a luglio 2015 e all'attuale crisi delle banche greche.

L'attuazione di piani di austerità e delle politiche neoliberali richiede repressione e il governo di Syriza non fa eccezione a questa regola. La democrazia in Grecia è già a pezzi e la situazione probabilmente peggiorerà nei prossimi mesi. Nella corsa alle elezioni, i problemi delle banche occuperanno senza dubbio un posto centrale. Il disastro economico e sociale causato dalla capitolazione di Tsipras è diventato evidente in ampi segmenti dell'elettorato e il disgusto si sta diffondendo tra la popolazione. Un governo che ha già venduto la sua anima per essere l'esecutore della Troika non esiterà ad inasprire la repressione contro tutti coloro che si oppongono alla sua politica. La solidarietà internazionale è essenziale per porre fine a questo preoccupante sviluppo della situazione in Grecia. È una questione di difesa della democrazia.

* Traduzione a cura della redazione
** Fonte: Jacobin



martedì 2 ottobre 2018

GRECIA: GIÙ LE MANI DA LAFAZANIS!

[ 2 ottobre 2018 ]


Su istigazione del governo di Quisling-Tsipras, Panagiotis Lafazanis[nella foto] segretario di Laikí Enótita (Unità Popolare-LAE) è inquisito e verrà portato a processo per violazione dell'articolo 16 del codice penale, riguardante chi minaccia "la sicurezza dello Stato".

Concretamente: Lafazanis ha fatto pubblico appello ai greci a ribellarsi e a resistere colpo su colpo ad uno dei provvedimenti più infami previsti dal terzo memorandum quindi dalla troika, quello che rende esecutivo il pignoramento delle case e la vendita all'asta dei beni pubblici.

Lafazanis è un simbolo, colpendo lui si vuole sopprimere il movimento popolare di resistenza ai pignoramenti e alle vendite all'asta, che in Grecia va consolidandosi.

Esprimiamo la nostra piena solidarietà a Lafazanis ed ai compagni di Laikí Enótita!

mercoledì 31 gennaio 2018

VIENI AVANTI CRETINO

[ 31 gennaio 2018 ]

«La Grecia volta pagina, si lascia alle spalle la paura, l'oppressione e l'umiliazione e va avanti con speranza e dignità: oggi abbiamo fatto la storia, l'ora della troika è finita, facciamo sorgere il sole sulla Grecia».

Queste le parole che Alexis Tsipras pronunciò la sera del 25 gennaio 2015 alla folla in festa per la vittoria elettorale di SYRIZA.
I greci sanno com'è andata a finire: dalla commedia alla tragedia...
 Tsipras ha ceduto su tutta la linea, continuando con la terapie austeritarie e accettando un terzo accordo con i creditori ancor più duro dei precedenti e, soprattutto, ha confermato il commissariamento della troika, accentuando la sudditanza coloniale del Paese. Il tutto, non dimentichiamolo mai, per salvare le banche tedesche e francesi che erano esposte sul debito pubblico greco. Diciamola tutta: la troika esulta perché Tsipras coi suoi tagli, le sue privatizzazioni selvagge, le sue stangate fiscali, ha eseguito gli ordini in maniera impeccabile e zelante.

Così è accaduto che i tanti estimatori che Tsipras aveva a sinistra, anzitutto in Italia, si sono dileguati. Tsipras, a sinistra, è orami un tabù. A nulla servirono le ammonizioni che tra gli altri anche noi facemmo. Ci sono voluti, ahinoi, le lacrime ed il sangue dei greci affinché certa sinistra-san-tommaso abbandonasse, con Tsipras, l'europeismo più becero e ingenuo.

Ma se a sinistra Tsipras è passato di moda, nel campo della borghesia liberale egli è portato in palmo di mano.

Uno di questi estimatori è il giornalista Ettore Livini.
A novembre, su Repubblica, egli gridava che "Tsipras pone fine all'austerità". Motivo di quel titolo erano alcuni bonus-elomosina elargiti alla famiglie più povere inseriti nella legge di bilancio. Titolo ingannevole e falso visto che, al netto delle briciole, il governo SYRIZA sta rispettando scrupolosamente le terapie da cavallo chieste dalla troika. Le verirtà su quella finanziaria la disse chiara Panagiotis Lafazanis, portavoce di Unità Popolare (Laiki Enmotità):
«L'ennesima controriforma conservatrice che continua a scaricare sul popolo tutti i sacrifici mentre non solo non tocca i ricchi ma limita il diritto di sciopero, cosa questache nemmeno le destre ebbero il coraggio di fare»
Ma il Livini, che è un tipo caparbio e più di ogni altra cosa deve raccontare le storie che gli suggerisce chi lo ha sul libro paga, non cessa di stupirci.

Ne il venerdì (supplemento di Repubblica) in edicola ha firmato un articolo esilarante. Il Livini testualmente scrive: 
«Ad agosto sarà ufficiale: la Grecia è fuori dalla crisi. Il premier ce l'ha fatta, uscire dall'austerity da sinistra si può. Eppure le gente sta peggio. E la destra vola».
Sorvoliamo sulla notizia che la troika starebbe per dichiarare "guarita la Grecia" e quindi sarebbe pronta a porre fine al commissariamento —finirà forse il commissariamento formale, non quello sostanziale, che durerà per decenni. 

Avete capito? Con Tsipras la Grecia sarebbe uscita da sinistra dall'austerità però... però la  gente sta peggio di prima.

Ma questo c'è, cretino, o ci fà?

martedì 12 settembre 2017

ECCO COM'È LA GRECIA SOTTO TSIPRAS di Dimitris Mitropoulos

Dimitris Mitropoulos (a sinistra) 
[ 12 settembre 2017 ]

Il primo settembre si è svolto a Chianciano Terme il Forum Internazionale organizzato dalla CLN, per ascoltare vari esponenti di punta di movimenti che nei loro paesi si oppongono alle politiche neoliberiste delle élite dominanti.
Qui sotto la relazione di Dimitris Mitropoulos, della direzione di Unità Popolare (Laiki Enotità).





DOPO SYRIZA COSA?


«La prima questione che dobbiamo affrontare è quali sono gli elementi sono quelli che descrivono gli sviluppi in Grecia.

Primo

Per molti decenni a venire la Grecia sarà nella condizione di colonia da debito dell'Unione Europea.

il recente accordo tra Governo greco e Troika non ha prodotto alcuna decisione sul debito greco, mentre ha stabilito l'obiettivo di un avanzo primario tra 2,5% e 3,5% fino al 2060, allo scopo di risparmiare le necessarie risorse per ripagare il debito, creato principalmente dalle banche e ingrandito per la loro stessa sopravvivenza.

Questo comporta un'austerità senza fine, anche se meno severa di quella che abbiamo subito durante gli ultimi sette anni. In ogni caso è un'austerità costruita sulle rovine di un'economia che ha perso il 25% del proprio PIL.

La principale vittima dell'austerità è lo Stato sociale: scuole, ospedali, sicurezza. Una riprova l'abbiamo avuta durante quest'estate caratterizzata da incendi boschivi. Tre aerei per un'ottantina di incendi in tutto il territorio. Il resto della flotta antincendio non ha potuto volare per mancanza di manutenzione.

È chiaro che come risultato dell'austerità la Grecia tende a diventare gradualmente uno Stato fallito. Allo stesso tempo, l'attuale colonizzazione da debito significa la riduzione della sovranità nazionale e popolare.

La Grecia resterà sotto supervisione per almeno quarant'anni, una supervisione che sarà più dura di quella prevista dal patto di stabilità per gli altri Stati membri dell'eurozona, in quanto le condizioni fiscali saranno più vincolanti per garantire gli avanzi primari e il debito è insostenibile.
I mercati saranno pronti a punire le più lievi deroghe al piano di rimborso del debito con l'aumento dei tassi di interesse. La minaccia di un nuovo blocco da parte dei mercati e nuovi memoranda fungerà da meccanismo automatico permanente di supervisione e disciplina.
Tuttavia Tsipras avrà l'opportunità di raccontare una nuova storia di successo, uguale a quella che Samaras aveva presentato nel 2015: una leggera crescita economica per la prima volta dopo 8 anni di recessione, e un accordo per la ridefinizione del rimborso del debito - da stabilirsi dopo le elezioni tedesche - specie per gli anni 2021/2024, quando i titoli in scadenza saranno superiori alla capacità finanziaria di rimborsarli anche se realizzassimo un surplus annuale del 5 o 6%.

In questo modo Tsipras cercherà di preservare la propria figura in vista delle le prossime elezioni, tra un anno o un anno e mezzo.
Ma il punto chiave resta che il governo ha di fatto accettato di prolungare l'imposizione di questo regime neo-coloniale fino al 2060.

Secondo

Attualmente, la caratteristica di base della realtà greca è una peculiare depressione socio-nazionale, che è il risultato della disfatta del movimento anti-memorandum 2015.

La povertà in espansione, il vicolo cieco in cui si trovano molte famiglie come risultato degli alti livelli di disoccupazione e degli aumenti di tassazione, comportano una generale mancanza di aspettative positive per il futuro.

Il popolo greco si sente frustrato dall'Unione Europea ma non crede che ci siano soluzioni. Molti sondaggi hanno evidenziato un atteggiamento positivo verso proposte politiche che portino il paese fuori dall'Eurozona, ma allo stesso tempo mostrano un atteggiamento di sfiducia nella possibilità che esista una forza politica capace di farlo senza gettare il paese nel caos.
L'annessione di Tsipras del 2015 non ha portato solo un nuovo memorandum di austerity. La sua principale conseguenza è stata la sconfitta dello spirito di un piccolo popolo che aveva avuto il coraggio di dire no ai mercati e al mostro antidemocratico dell'Unione europea.
Essa ha fatto credere al popolo che non ci sono soluzioni fuori dall'eurozona, né che esista altra via se non quella dell'austerità e dell'umiliante supervisione della troika.
In questa contesto ognuno cerca di adattarsi individualmente alla situazione come meglio può.

Inoltre essa ha causato l'umiliazione della sinistra. Venticinque anni dopo la caduta dell'unione sovietica, negli anni fra il 2010-2015, la vicenda greca poteva rappresentare l'opportunità per la sinistra europea di recuperare la perduta credibilità per combattere l'imperialismo e riacquistare la dignità nazionale e la sovranità popolare contro i progetti di integrazione imperialistica che l'Unione europea persegue.

Questo è il crimine più grande di Tsipras, non le politiche neoliberiste che ha implementato.
Nel 2015 il popolo greco era in rivolta, pronto al conflitto e allo scontro. Oggi quello stesso popolo è umiliato e deluso.

Terzo

Il terzo elemento è un sistema politico ormai assurdo e decadente. Syriza e Neo Demokratia si confrontano come se fossero sul ring, solo per creare una falsa polarizzazione su argomenti trascurabili: dove ciascun leader ha passato le vacanze, se gli
studenti delle scuole superiori dovrebbero pregare prima dell'inizio delle lezioni oppure no.

Ma allo stesso tempo i due partiti sono largamente d'accordo su privatizzazioni, demolizione dei diritti del lavoro, tagli al sistema pensionistico, politica estera pro-NATO e pro-Israele. La destra, approffitando della sostanziale disponibilità di Syriza, non ha mai abbandonato l'opportunità di accelerare la contro-rivoluzione neo-liberista fino a limiti radicali. Essa si avvale di una retorica anticomunista e adotta posizioni estremiste, come la privatizzazione delle foreste e l'abolizione di tutte le restrizioni anti- neoliberiste per le imprese che vogliono investire in Grecia.

Il risultato è un sistema politico che aliena dalla politica la gente, in particolare i giovani. Questa è la ragione per cui tutte queste lotte nel parlamento e nei media non hanno nulla a che fare con la soluzione ai diversi gravi problemi, come la disoccupazione, insopportabile tassazione, i bassi salari, la distruzione del sistema sanitario. Il parlamento semplicemente vota ciò che i creditori esigono.

Date queste premesse, quali sono i compiti della sinistra e delle forze resistenti?

Siamo in un'epoca diversa, stiamo affrontando la fine di un'era. Durante gli anni dal 2010 al 2015 la lotta contro i memoranda ha unito il popolo ed amplificato il conflitto con l'Eurozona e le oligarchie.
Oggi non è più così, la realtà è quella abbiamo descritto. C'è urgenza di nuove iniziative e di un grande sforzo di ricostruzione del movimento popolare greco.
Prima di tutto abbiamo bisogno di un nuovo processo di unità all'interno dello spazio anti-neoliberista, fra la sinistra e un più largo campo democratico, dove si riconosca che l'anti-liberismo - senza un progetto di uscita dall'Unione europea e dall'Eurozona, senza la rivendicazione della sovranità nazionale e popolare - non può esistere. Noi di LAE (Unità Popolare) intendiamo perseguire tale progetto insieme ad altre forze politiche.
In secondo luogo, occorre un piano di mobilitazione sociale. Nessuno sviluppo politico è possibile senza movimenti di resistenza. Nel 2017 il governo ha già proceduto a vendere il porto di Tessalonicco. Altre privatizzazioni sono in corso. Sono in corso aste di case popolari allestite dalle banche. Imprese e fabbriche vengono cedute a multinazionali. Il Fondo delle privatizzazioni detenuto dalla Troika avrà la supervisione dei beni pubblici greci per 99 anni! L'intero paese è in vendita.
È questa la situazione su cui deve fare perno il movimento di resistenza.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di un programma popolare di rivendicazione e cambiamento.
I tre elementi base del nostro programma (cessazione del pagamento del debito, uscita dall'Eurozona, nazionalizzazione delle banche) rimangono il nostro obiettivo, ma il popolo non pone oggi la questione dell'uscita, quindi non sono sufficienti.
Abbiamo bisogno di un immediato programma di rivendicazioni popolari per quanto riguarda i salari, le pensioni, i diritti del lavoro; un programma di rinvigorimento dello Stato sociale, un programma per il recupero della nostra sovranità da Bruxelles e Berlino.

In quarto luogo, tutto quanto precede sarà vanificato se dimentichiamo che il problema di fondo della sinistra dopo 2015 e la mancanza di credibilità. Il popolo Greco oggi non si fida di nessuno: la gente - dopo il tradimento di Syriza - è sospettosa nei confronti di tutte le forze politiche. La gente è persuasa che la sinistra, al di là della retorica, in pratica agisce esattamente come i neoliberisti.
Di conseguenza, l'unità intorno ad uno specifico programma non è sufficiente. Senza un programma scadiamo nell'opportunismo e senza unità non possiamo essere efficaci: dobbiamo sempre avere presente questi due elementi. Allo stesso tempo dobbiamo capire che il problema principale per la sinistra greca è la mancanza di credibilità e che questa non può essere facilmente recuperata da un popolo deluso.

Il partito comunista non si preoccupa di questi problemi: si sente soddisfatto di avere una percentuale di consensi che la sua base storicamente gli garantisce, intorno al 5-6%. In realtà si astiene dalla lotta politica. Rifiuta ogni cooperazione, pone il socialismo come precondizione e sottovaluta l'importanza della lotta per l'indipendenza nazionale.
La maggioranza di Antarsya ha già chiarito che non c'è spazio politico di cooperazione. Anni fa la scusa era che noi come LAE non eravamo schierati contro l'Unione europea in maniera sufficientemente chiara. Dopo la nostra assemblea nazionale, quando chiarimmo la nostra posizione in favore dell'uscita dall'Unione europea, la scusa è stata che noi non combattiamo il capitalismo e siamo riformisti.

La realtà della sinistra greca rende il nostro lavoro più difficile e peggiora l'immagine non affidabile della sinistra.
Ma il problema non è solo l'unità. In realtà questo è solo un aspetto del problema. L'altro aspetto è il modo con cui facciamo politica. Vediamo bene come Podemos o France Insoumise, al di là delle differenze, hanno coperto lo spazio politico e creato una dinamica politica. Esisteva un potenziale, ma non è stato sfruttato dalle forze della sinistra rivoluzionaria. Perché?

Permettetemi di fare tre osservazioni che consideriamo cruciali per la Grecia, nel nostro tentativo di rispondere alla domanda " cosa viene dopo Syriza?".
Primo, nessuna forza politica può pensare di intervenire politicamente, da una prospettiva di sinistra e progressiva, senza porre la questione centrale dell'Unione europea. Ciò significa affrontare la questione del deterioramento della sovranità nazionale popolare. La sinistra europea finge di essere sorda su questo punto.
Oggi abbiamo bisogno disperatamente di un'alleanza contro l'Unione europea accompagnata da un piano per la rivendicazione della nostra sovranità monetaria.

Secondo, non sono solo i lavoratori a essere penalizzati dal processo della globalizzazione neoliberista e dalla Unione europea. Con la crisi, anche la classe media è stata colpita, e allo stesso tempo interi Stati membri sono stati degradati dal capitale tedesco e dai mercati.
Esiste uno spazio per costruire una larga alleanza fra "i perdenti della globalizzazione".
Non stiamo parlando di un'alleanza di sinistra o anti-capitalista con l'obiettivo di stabilire direttamente il socialismo, ma di un'alleanza di forze democratiche finalizzata alla lotta contro l'imperialismo odierno, che abbia come nocciolo della rivendicazione la sovranità all'interno dello Stato nazione, perduta dentro centri di potere e organizzazioni internazionali incontrollabili.
Ciò è tanto più importante per gli Stati del sud.
La relazione tra recupero della sovranità e lotta contro il capitalismo è ovvia. Sono evidenti i casi della Grecia e del Venezuela: il capitalismo combatte la sovranità.

Terzo, i vecchi discorsi e modalità politiche oggi non sono più funzionali. Abbiamo bisogno di nuovi volti, leadership affidabili, nuove figure, un linguaggio più accessibile per entrare in contatto con i cosiddetti perdenti della globalizzazione.
Se la sinistra continua a comportarsi come sempre, ci saranno altre forze che copriranno gli spazi politici.

Questa è la discussione che andrebbe aperta in Grecia oggi per cominciare a creare un nuovo soggetto politico di liberazione, che non sia il mero riciclaggio delle consunte leadership e personalità del vecchio Syriza.

Le analogie storiche non sempre sono corrette.
Ma poiché quest'anno celebriamo i 100 anni della rivoluzione di ottobre, ricordiamoci che la disfatta del 1905 fu seguita da un lungo periodo di delusione e il ritiro del movimento popolare.
Possiamo aspettare 12 anni, ma sarà molto meglio se cominciamo a lavorare da adesso per organizzare il soggetto politico di cui abbiamo bisogno per liberare il nostro paese dalla condizione di colonia da debito. Come Unità Popolare lavoreremo per questo obiettivo».

** Traduzione: Mauro Poggi

venerdì 14 luglio 2017

GRECIA: LA GERMANIA SPIA E TSIPRAS CHINA IL CAPO

[ 14 luglio 2017 ]

Dal Corriere della Sera del 12 luglio apprendiamo che i servizi segreti tedeschi spiavano illegalmente le autorità greche (come anche l'ambasciata italiana) sin dal 2001. L'euro era appena entrato in circolazione e guarda caso la Germania ficcava il naso in Grecia, perseguendo il disegno strategico di farne un protettorato. E Tsipras, a rivelazioni rese pubbliche e non smentite, non abbaia, china anzi il capo. Come del resto le autorità italiote...


Qui sopra la sede berlinese del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il principale servizio segreto tedesco. Non so voi, ma a noi colpisce l'inquietante pianta che rassomiglia alla svastica.


LA RICOSTRUZIONE DI «VICE»

Berlino, inchiesta sull’intelligence 
«I tedeschi spiavano la Grecia»
Dal 2001 furono seguiti centinaia di obiettivi, tra cui ministeri e società 
Monitorale anche diverse ambasciate, inclusa quella italiana


di Federico Fubini


Quando nel 2013 emerse che la National Security Agency americana aveva spiato le comunicazioni di Angel Merkel, la cancelliera tedesca osservò: «Gli amici non possono spiarsi fra loro». A quanto pare, tuttavia, lo fanno. Il Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio federale di intelligence della Germania, dall’inizio degli anni Duemila avrebbe spiato centinaia di obiettivi in Grecia. Fra di essi, l’agenzia del debito del ministero delle Finanze, il ministero della Difesa, alcune grandi aziende e oltre dieci ambasciate inclusa quella dell’Italia ad Atene. La ricostruzione emerge da un’inchiesta molto dettagliata, e basata su vari riscontri concordanti, del servizio ellenico di Vice International. Il Bnd, interpellato in proposito, non ha confermato né smentito.


Fuga di notizie

In realtà già in aprile scorso una fuga di notizie sul settimanale tedesco Spiegel, con ogni probabilità dall’interno stesso del Bnd, ha mostrato come l’intelligence tedesca svolga ampie attività di ascolto anche in Grecia. Non si tratta certo di un’esclusiva dei servizi tedeschi: come ha dimostrato lo scandalo della Nsa americana durante la presidenza di Barack Obama, anche fra alleati l’intercettazione delle comunicazioni è una pratica corrente. Ciò che colpisce nel caso della Grecia è soprattutto la scala, vastissima, delle operazioni di monitoraggio coperto da parte della Germania. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta di Harry Karanikas e Nikolas Leontopoulos di Vice,erano migliaia le linee telefoniche e gli indirizzi di posta elettronica soggetti a controllo, per centinaia di target.

Prima della crisi del debito

Il monitoraggio peraltro sarebbe cominciato in tempi non sospetti, molto prima dell’inizio della crisi del debito che ha fatto montare le tensioni politiche fra Atene e Berlino. Le intercettazioni sull’agenzia del debito sarebbero partite nel 2001, quando la Grecia entra nell’euro sulla base di conti pubblici che si sarebbero poi rivelati falsi. Quelle sul Parlamento di Atene risalirebbero al 2002, anche se in tutti questi casi si conosce la data d’avvio degli ascolti ma non quella in cui si sarebbero conclusi. Gli ultimi obiettivi sarebbero stati presi di mira nel 2008.

La legge e gli obiettivi

Non è illegale per il diritto tedesco che il servizio di intelligence civile si muova aggressivamente all’estero. Come spiega Konstantin von Notz, un giurista e parlamentare tedesco dei Verdi che segue le questioni di intelligence, all’estero i servizi di Berlino non sono vincolati dai limiti della Legge fondamentale del Paese. Nel caso della Grecia, questa libertà sembra essere stata sfruttata fino in fondo per finalità che vanno ben oltre la lotta al terrorismo o al traffico di droga. Fra i numeri di telefono per i quali sarebbe stato attivato l’ascolto, compaiono quelli dell’intera infrastruttura amministrativa ed economica del Paese. C’è Ote, la società telefonica che all’inizio del secolo era di proprietà pubblica ed oggi è controllata da Deutsche Telekom. C’è poi anche Deh, la società di rete dell’energia elettrica. E figurano anche le utenze domestiche di due scienziati dell’industria aerospaziale e aeronautica militare. Gran parte degli obiettivi che sembrano essere stati presi di mira in Grecia riguardano però le istituzioni politico-amministrative: oltre al ministero delle Finanze, anche quelli dell’Interno, della Difesa e degli Esteri, la Protezione civile, la Commissione per l’energia atomica e il quartier generale dell’Aviazione civile. Fra le utenze segnalate riguardo all’attività di ascolto del Bnd compaiono anche più di dieci ambasciate di Paesi terzi ad Atene.

Le ambasciate (inclusa quella italiana)

Oltre a quella dell’Italia, Vice International parla delle rappresentanze degli Stati Uniti, di Israele e della Gran Bretagna. Secondo la ricostruzione di Spiegel sarebbero state spiate anche le ambasciate della Finlandia e dell’Australia. Gli ingredienti di un caso politico ci sono tutti. Ma la reazione del governo greco di Alexis Tsipras è stata emblematicamente tenue: sono passati i tempi della rivolta anti-tedesca, oggi Atene vuole evitare qualunque polemica che rischi di incrinare la speranza che un giorno Berlino alleggerisca il debito greco.

giovedì 16 marzo 2017

LA GRECIA SPROFONDA... GRAZIE TSIPRAS!

[ 16 marzo ]

Nella Grecia della crisi economica aumentano i genitori costretti a lasciare i propri figli all'interno di una casa famiglia perché non sono in grado di provvedere a loro esigenze.

Grecia, nelle case famiglia dove vivono i figli della crisi

di ALESSANDRA DEL ZOTTO

La casa famiglia di Kallithea, comune di 100mila anime alle porte di Atene, è stata fondata circa un secolo fa per accogliere gli orfani di guerra. Oggi la struttura è diventata, suo malgrado, un simbolo dello sgretolamento del tessuto sociale provocato dalla crisi economica in Grecia. "Sono sempre di più i genitori che ci chiedono di occuparci dei loro figli durante la settimana, perché non sono in grado di provvedere ai loro bisogni primari", afferma Iro Zervaki, direttore della casa famiglia.

Stando ai dati diffusi dall'Onu, ad oggi in Grecia un quarto della forza lavoro è disoccupata ed è cresciuto il numero dei bambini che versano i condizioni di povertà. Molti genitori sono costretti a fare affidamento sulle pensioni dei nonni per poter arrivare a fine mese ma oramai anche queste hanno subito numerosi tagli, condizionando fortemente il ménage familiare.

È dunque aumentato il numero di chi, incapace di assicurare cibo e un tetto sopra la testa ai propri figli, è stato costretto ad affidare i bambini alla casa famiglia durante la settimana. I piccoli alloggiano nella struttura dal lunedì al venerdì e tornano con i genitori il week-end. "Ci sono però dei casi più gravi - spiega l'assistente sociale Anthoula Zarmakoupi - Alcuni hanno perso la casa e non possono riprendersi i figli nemmeno il fine settimana".

Al momento sono circa 40 i bambini in lista d'attesa per entrare nella casa famiglia - che dispone di soli 25 posti letto - un numero quattro volte superiore rispetto agli anni precedenti. E, assicura Zervaki, se le cose nel Paese non migliorano velocemente potrebbe venire a mancare anche questo servizio. La struttura si trova sotto organico e il taglio dei finanziamenti da parte dello Stato mette in dubbio la sua sopravvivenza per il prossimo anno. "Ora riesco a pagare solo la metà dello stipendio ai dipendenti", afferma il direttore.

All'interno della casa famiglia le coperte blu coprono i pochi letti addossati ai muri delle camere spoglie. Fuori, nel cortile chiassoso, una bambina tira la manica dell'assistente sociale. "Quando viene a prendermi la mamma?", chiede. "Abbiamo avuto qualche problema - spiega Zervaki - Alcuni bambini hanno cercato di fuggire per raggiungere i propri genitori, correndogli dietro. La situazione non si risolverà certo dall'oggi al domani, ma speriamo non ci voglia ancora molto".


martedì 8 novembre 2016

LA SAPETE L'ULTIMA SCHIFEZZA DI TSIPRAS? di Checchino Antonini

[ 8 novembre ]

Grecia. Migliaia di studenti delle superiori in piazza contro una riforma classista della scuola con tanto di alternanza scuola-lavoro. Ennesimo colpo di Tsipras alle speranze popolari. 
[Nella foto la manifestazione dell'altro ieri ad Atene]
Le agenzie di stampa italiane parlano solo di scontri ad Atene ma in realtà, ieri, in Grecia, gli studenti sono scesi in piazza in 27 città contro la “buona scuola” in salsa greca. Nella capitale alcune migliaia di studenti hanno partecipato alla protesta. Il corteo è stato caricato quand’è giunto di fronte al Parlamento. Non ci sarebbero stati arresti o feriti ma si è resa necessaria, per ore, la chiusura di una strada centrale della capitale greca.

Gli studenti delle scuole superiori protestano contro la riforma della scuola proposta dal governo Tsipras. Una riforma che introdurrebbe esami intermedi da sostenere nel corso delle scuole superiori, vincolerebbe l’accesso all’università a determinati esami affrontabili solo nei licei (precludendone quindi l’accesso agli studenti dei tecnici e professionali), introdurrebbe un numero minimo di ore che lo studente dovrà dedicare ad “attività sociali” per accedere al diploma, nonché la possibilità di non finire gli studi e ricevere comunque una “certificazione” del livello di istruzione raggiunto.
Misure criticate dagli studenti greci, secondo cui la riforma aumenterebbe il classismo all’interno del sistema scolastico. L’espressione “attività sociali”, secondo gli studenti, celerebbe la volontà del Governo Syriza-Anel di introdurre un modello simile a quello dell’alternanza scuola-lavoro introdotto in Italia dalla “buona scuola”, mentre la possibilità di ottenere certificazioni intermedie se si abbandonano gli studi favorirebbe l’abbandono scolastico.

Dall’Italia s’è levato un appello alla solidarietà con gli studenti sull’altra riva dello Ionio promosso dall’Uds: «In questi giorni in Grecia sta avvenendo qualcosa di molto simile a ciò che è successo in Italia» – si legge nell’appello degli studenti Italiani – «Come rappresentanti degli studenti e collettivi delle scuole italiane esprimiamo il nostro pieno sostegno alla lotta degli studenti greci contro la riforma della scuola che il governo Syriza-Anel promuove su pressione dell’Unione Europea. Quello che avviene in Grecia, in linea con quanto avvenuto in Italia, dimostra che oggi esiste un attacco condotto dai padroni in tutta Europa, che mira a dequalificare l’istruzione per abbassare il costo del lavoro e condannarci alla precarietà. Contro questo attacco noi studenti rispondiamo uniti, lottando per un’istruzione gratuita e accessibile a tutti, per una scuola che sia fatta per gli studenti e non per i padroni».

Non c’è da stupirsi se i sondaggi registrano la precipitazione del gradimento di Tsipras, quello che avrebbe dovuto inceppare il meccanismo dell’austerità, contagiando mezza Europa e, invece, sta interpretando le lugubri canzoni della Troika dopo aver mutato geneticamente il suo partito, Syriza. La “buona scuola” è l’ennesimo segnale di “pasokizzazione” di Syriza, con buona pace di tutti gli ultras di Tsipras lì e qui.

Ha giurato sabato mattina il nuovo governo greco, frutto del rimpasto voluto dal premier Tsipras che ha sostituito diversi ministri (leggi QUI) che si erano opposti apertamente alle misure richieste dai creditori internazionali di Atene. Tra i ministri costretti a lasciare il proprio incarico figurano i nomi dell’ex titolare dell’Energia Panos Skourletis e quello della Marina mercantile, Thodoris Dritsa, entrambi contrari alle privatizzazioni delle aziende di stato. Secondo gli ultimi sondaggi, Syriza si attesta tra i 6 e i 12 punti percentuali dietro ai conservatori attualmente all’opposizione.


da Popoff quotidiano

sabato 5 novembre 2016

TSIPRAS: AL PEGGIO NON C'È LIMITE... di Piemme

[ 5 novembre ]

Quando si Parla di Alexis Tsipras, primo ministro greco, vale l'adagio che al peggio non c'è limite.
Tanto abbiamo scritto dalla primavera scorsa sulla sua insipienza e, alla fine la sua capitolazione davanti alla troika con la firma di un terzo Memorandum (luglio 2015) che era peggiore in tutto e per tutto dei due precedenti (sottoscritti dal governo di destra di Nuova Democrazia).

Supino ai dettami della troika, Tsipras sta sottoponendo la Grecia ad una terapia austeritaria con dosi da cavallo, ciò nella speranza che il Paese possa tornare sul mercato spacciando propri titoli di stato (ultima emissione nel 2014) e ususfruire dei palliativi del Quantitative easing di Draghi. Ovvero: nuovo debito per rimborsare debito pregresso.

Quel che non si fa pur di restare nella gabbia dell'euro! 

La richiesta di Atene di voler rientrare sul mercato dei capitali è la conseguenza micidiale del sistema debitocratico e bancocratico vigente nell'Unione europea, in cui gli stati, non avendo moneta sovrana, sono costretti, per finanziarsi,  e dato che a Francoforte (Trattato di Maastricht e Statuto della Bce) è impedito di acquistare titoli di stato, tantomeno quelli greci, ad andare, col cappello in mano, dagli strozzini della finanza  speculativa globale.

Ma affinché Tsipras possa avere questa elemosina, egli deve fornire ulteriore prove di zelante rispetto delle regole del gioco neoliberiste. Gli squali della finanza non ti danno un soldo se non dimostri coi fatti di essere un loro servile cameriere.

Ma che deve fare Tsipras, oltre a tutto quello che ha già fatto, per dimostrare la sua obbedienza? Gli squali chiedono un gesti simbolico: emarginare il ministro dell'Energia, Panos Skourletis, che si oppone ad alcune privatizzazioni chiave richieste dai creditori, tra cui la vendita di una partecipazione nella società elettrica greca Dei.

La voce di una punizione per Skourletis era nell'aria a fine ottobre.

Detto fatto.

E' di ieri la notizia  che Tsipras ha deciso di fare un rimpasto di governo: 
«... per dare nuovo slancio a riforme e privatizzazioni e rilanciare la popolarità dell’esecutivo in pesante calo negli ultimi sondaggi, che vedono in forte vantaggio il partito conservatore Nea Dimokratia sulla formazione di governo di Syriza. Così venerdì sera il premier ha mandato un chiaro segnale ai mercati e ai creditori internazionali sulla volontà del suo governo di rispettare l’agenda concordata con la troika (l'Unione europea, Bce e il Fondo monetario internazionale)».
Mentre il Ministro Finanze, Euclide Tsakalotos, ben visto dai mercati finanziari e dalla Bce resta al suo posto Tsipras ha spostato il ministro dell'Energia, Panos Skourletis agli Interni, sostituendolo con George Stathakis, l’attuale ministro dell'economia.
Scrive Il Sole 24 ORE di ieri, senza peli sulla lingua, che Tsiprsa ha fatto questa mossa "Per placare i creditori internazionali che recentemente hanno accusato Atene di non fare abbastanza sul fronte delle privatizzazioni dei beni dello Stato".

Appunto!

NB

Ovviamente Panos Kammenos, capo del partito di destra dei Greci indipendenti, rimarrà a capo della Difesa.

venerdì 30 settembre 2016

GRECIA: I CREDITORI PIGNORANO I BENI PUBBLICI (dove sono finiti i fans di Tsipras?)

[ 30 settembre ]

IL PARLAMENTO GRECO APPROVA PIANO PER TRASFERIRE BENI E SERVIZI PUBBLICI IN UN FONDO CREATO DAI CREDITORI

Qualche giorno fa ricordavamo quanto accadde alla Repubblica di Genova nel XIV e XV secolo quando, causa indebitamento, la Repubblica venne di fatto pignorata dai suoi creditori, nel caso specifico da un pugno di famiglie oligarchiche genovesi. Alla Grecia di Tsipras sta avvenendo di peggio, essendo i suoi creditori consorzi finanziari esteri.
La "riforma" prevede il trasferimento di servizi pubblici fondamentali, tra cui acqua, elettricità, aeroporti e autostrade, in un fondo creato dai creditori internazionali.

DW, 27 settembre 2016

I beni dello Stato greco, tra cui l’acqua e l’azienda elettrica, verranno trasferiti a un nuovo fondo creato dai creditori internazionali. Il piano ha provocato dimostrazioni di protesta e scioperi del settore pubblico in tutto il paese.

Questo martedì sera il parlamento greco ha approvato una riforma per tagliare la spesa pensionistica e trasferire il controllo dei servizi pubblici a un nuovo fondo patrimoniale.

Queste riforme hanno lo scopo di cercare di sbloccare aiuti finanziari per un totale di 2,8 miliardi di euro, come parte del più recente programma di bailout del paese.

Le riforme sono state approvate con una maggioranza ristretta di 152 contro 141 voti nel parlamento greco (che ha un totale di 300 seggi), dove la maggioranza è detenuta dalla coalizione di governo Syriza-Greci indipendenti. Un solo membro della coalizione di maggioranza ha votato contro il progetto di riforma, così come tutti i membri dei partiti di opposizione.

Il contenuto delle riforme prevede che i beni pubblici siano trasferiti a un nuovo fondo creato dai creditori della Grecia. I beni ceduti includono gli aeroporti e le autostrade, così come l’acqua e le infrastrutture elettriche. Il nuovo fondo raggrupperà assieme queste entità pubbliche con l’agenzia nazionale per la privatizzazione, il fondo di stabilità bancario e i beni immobili dello Stato. Sarà guidato da un funzionario scelto dai creditori della Grecia, sebbene il Ministero delle Finanze greco manterrà il controllo generale.

La reazione pubblica

La riforma ha scatenato una forte reazione tra i dimostranti in piazza e tra i lavoratori del settore pubblico.

Prima dell’approvazione, i dimostranti che protestavano fuori dal Parlamento di Atene gridavano: “Al prossimo giro vi venderete l’Acropoli!“.

Il sindacato del settore pubblico greco ha criticato le riforme, dicendo che il trasferimento dei beni pubblici apre la strada alla svendita agli investitori privati. “La sanità, l’istruzione, l’elettricità e l’acqua non sono beni di commercio, appartengono alle persone” ha detto il sindacato in una dichiarazione.

I lavoratori dell’azienda pubblica greca dell’acqua, ad Atene e a Tessalonica, martedì sono usciti in piazza per protestare contro la riforma. “Stanno cedendo la ricchezza e la sovranità della nazione“, ha detto George Sinioris, capo dell’associazione dei lavoratori dell’azienda pubblica dell’acqua.

“Riteniamo sia un crimine, perché questa riforma riguarda i servizi pubblici fondamentali. Reagiremo con cause in tribunale, scioperi, occupazioni e altre forme di protesta“.

Il governo ha detto che il trasferimento di questi beni rappresenta un modo di gestione più efficace rispetto a un piano per la svendita. “Trasferire i beni a questo fondo non significa che lo Stato rinuncia alla proprietà“, ha detto Panos Skourletis, il ministro per l’energia, durante un dibattito parlamentare. “Inoltre, non significa privatizzazione, e in terzo luogo questi beni non sono collaterali ai prestiti fatti al paese“.

“Lo Stato greco rimane il solo soggetto detentore di questi beni“, ha detto. “A parte la privatizzazione, ci sono altri modi di valorizzare i beni, e ci stiamo concentrando su di essi“.

I termini di salvataggio

La Grecia ha sottoscritto l’ultimo pacchetto di aiuti finanziari, per una somma totale di 86 miliardi di euro, a metà del 2015. Si trattava del terzo pacchetto dal 2010. Il governo del Primo Ministro Alexis Tsipras da allora ha approvato una quantità di riforme economiche richieste dai creditori del paese, incluse riforme delle pensioni e di tasse sul reddito.

A metà ottobre, i rappresentanti dei creditori della Grecia – vale a dire la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea (BCE), il Meccanismo Europeo di Stabilità, e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) – si riuniranno ad Atene per condurre la seconda revisione sul processo di bailout. La revisione prevederà probabilmente la richiesta di una impopolare riforma del lavoro.

La Grecia spera che questa riforma del lavoro le permetta di partecipare al programma di quantitative easing della BCE nel corso del prossimo anno.

Tsipras è attualmente sotto pressione per avere annullato una quantità di promesse che aveva fatto ai suoi elettori, già stremati dalla recessione, durante la campagna elettorale del 2015. I funzionari del governo greco hanno si sono già espressi contro la prospettiva di altre riforme che porteranno alla perdita di altri posti di lavoro e ad altri tagli nei salari.

Tuttavia il debito pubblico greco raggiungerà probabilmente un nuovo picco quest’anno, toccando il 180 percento del PIL; un livello che il FMI ritiene insostenibile.

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