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giovedì 26 settembre 2019

QUI STA LA SINISTRA PATRIOTTICA

[ giovedì 26 settembre 2019 ]

Queste tesi sono state approvate dalla II. Assemblea del Movimento Popolare di Liberazione-Programma 101 svoltasi il 10 e l'11 marzo 2018.







*  *  *

(1) GLOBALIZZAZIONE AL TRAMONTO


Il lungo ciclo che va sotto il nome di “globalizzazione”, toccato il suo punto più alto con la dissoluzione dell’URSS e la trasformazione della Cina in grande potenza capitalistica, si avvia al suo tramonto. Se il processo di globalizzazione dispiegata è riuscito a dilagare anche nel nostro Paese, è perché le élite sono riuscite a nascondere la sua natura liberista e classista dietro alla maschera del progressismo cosmopolitico. Una delle chiavi di volta di questa narrazione ideologica è infatti la distopia di una irenica repubblica capitalistica mondiale. Il superamento degli stati nazionali era ed è non solo auspicato, ma considerato inevitabile. La stessa Unione europea veniva e viene ancora presentata ai cittadini come una tappa in questa direzione.

(2) LA CONTRADDIZIONE PRINCIPALE DI QUESTA FASE


Cosa effettivamente è accaduto con la globalizzazione? Attraverso un processo ineguale ma combinato, abbiamo un ordine imperialistico policentrico per cui un pugno di potenze hanno non solo preservato, ma rafforzato le loro prerogative sovrane, mentre la grande maggioranza degli stati nazionali ha progressivamente perduto sovranità, cedendola ai primi e/o, come nel caso dell’Unione europea, ad organismi oligarchici sovranazionali. Di qui la contraddizione principale di questa fase: quella tra il pugno di paesi dominanti e le nazioni dipendenti e semi-dipendenti le cui forze produttive sociali non possono più crescere a causa dei ceppi che le incatenano —dinamica che all’interno della Ue vede contrasti tra i paesi “core” e quelli bollati già “periferici” e, dalla Bce, denominati “vulnerabili”. Questa contraddizione principale si porta appresso un secondo aspetto: l’opposizione, all’interno degli stessi paesi soggiogati, tra la grande maggioranza dei cittadini e le frazioni più potenti e globaliste delle borghesie autoctone le quali, come nuove borghesie compradores, fungono da intermediari della rapina ai danni delle nazioni.

(2) UNIONE EUROPEA E GRANDE GERMANIA


L’Unione europea, edificata con l’ambizione di dare vita al principale polo imperialistico mondiale (nell’illusione che gli USA avrebbero accettato di spartire il mondo in more uxorio) traballa per diverse ragioni, una delle quali è che essa ha accresciuto gli squilibri tra gli stati, tra il centro tedesco e le diverse sue “periferie” le quali, private delle loro sovranità, possono sviluppare solo quelle forze produttive sociali funzionali alla macchina mercantilistica tedesca ed ai conglomerati finanziari carolingi. Il predominio della Grande Germania riunificata, stato-potenza egemone della Ue, siccome tende per sua natura a germanizzare, a soggiogare le altre nazioni, è concausa del tramonto della Ue ed accentua il contrasto tra le spinte centrifughe e quella centripeta. Ultimo ma non meno importante: il predominio tedesco ha il fiato corto perché la Germania, oggi come ieri, è incapace di trasformare il suo predominio in vera egemonia continentale.

(4) IL DESTINO DELL’ITALIA


Anche l’Italia ha subito questo processo di desovranizzazione e spoliazione, reso possibile dall’abdicazione delle élite intellettuali nostrane e dall’accettazione del comando esterno da parte della grande borghesia italiana. Esse hanno consegnato alla Germania ed alle sue agenzie eurocratiche le decisive  leve di comando. Il parlamento è diventato un simulacro, i politici di regime dei Gauleiter, mentre lo Stato, già sovrintendente territoriale dello spazio giuridico imperiale a guida geopolitica americana, è diventato locale custode del protettorato tedesco. In queste condizioni, se non spezza la catena euro-liberista, l’Italia corre addirittura il rischio di spezzarsi come nazione unitaria, con un Nord agganciato alla locomotiva tedesca e il Mezzogiorno lasciato alla deriva, in mano al capitalismo mafioso.

(5) IL RITORNO DEGLI STATI NAZIONE


Il tramonto della globalizzazione non solo frena le ambizioni imperialistiche tedesche, alimenta la spinta opposta, quella che vede gli stati nazionali recuperare le loro sovranità, erigere proprie barriere difensive contro il libero scambismo selvaggio ed il mercantilismo che sono i vettori del dominio dei grandi conglomerati finanziari. Quando un edificio crolla restano le sue fondamenta. La dissoluzione della Ue dimostrerà che gli stati nazionali su cui si sorregge restano per i popoli la sola base per ricostruire le loro società. Il ritorno degli stati nazione sulla scena ha molteplici ragioni, guai a non comprenderle. Esse sono molteplici: economiche, geopolitiche, storico-culturali, religiose e psicologiche. Due spiccano su tutte: da una parte le forze produttive dei paesi dipendenti (eccetto quelle che avanzano e fanno profitti grazie alla globalizzazione) tendono ad autodifendersi invocando la protezione statuale; dall’altra le masse popolari (tranne i settori che traggono a loro volta vantaggi perché al servizio delle frazioni globaliste della borghesia) invocano sicurezza, lavoro, dignità, stato sociale.

(6) IL RISVEGLIO DEI NAZIONALISMI


Questo conflitto, manifestazione della contraddizione di fase principale, spiega il risveglio dei nazionalismi, sia in versione fascistoide che liberista, tutti accomunati da comuni denominatori revanchisti, autoritari e xenofobi. Il nazionalismo avanza perché fa incontrare e offre un orizzonte di senso a queste due spinte. Ne ricava maggiore forza grazie ad una narrazione opposta a quella cosmopolitica: contro l’umiliazione esibisce la volontà di riscatto, all’atomizzazione sociale oppone l’identità collettiva, contro lo spaesamento globalista insiste sul senso di appartenenza alla patria, alla società multietnica oppone il mito della nazione come comunità, al disordine oppone l’ordine. L’ostinazione delle élite eurocratiche a proseguire sulla strada della centralizzazione e della demolizione degli stati nazionali, lungi dall’indebolire i nazionalismi, li alimenta. Come in ogni grande crisi, in ogni fase di passaggio da un regime ad un altro, vale il principio per cui le energie scatenate dagli interessi sociali e di classe sono condannate a volatilizzarsi se non vengono incanalate, indirizzate strategicamente. E’ qui che entrano in gioco le ideologie, le visioni del mondo, le idee forti, religiose o secolarizzate che siano. Il nazionalismo, in società dominate dal nichilismo valoriale, è un’idea forte destinata ad accrescere la sua presa sulle larghe masse, anzitutto sui settori sociali più deboli, proprio quelli che dovrebbero fungere da forza motrice della trasformazione socialista della società. Contrastare dunque i nazionalismi avanzanti ma come?

(7) SEPARARE QUINDI UNIRE


Le sinistre occidentali, sistemiche e radicali, avendo avallato o addirittura sostenuto la globalizzazione e il disegno euro-liberista, hanno contribuito a spianare la strada a questi nazionalismi e saranno messe all’angolo. Con il suo internazionalismo dottrinario, col suo lottaclassismo prepolitico anche l’estrema sinistra si è resa corresponsabile. Non si contrastano i nazionalismi facendo esorcismi, demonizzandoli, facendo dell’internazionalismo un totem e della nazione un tabù. Una via sicura per lasciare campo libero alle destre nazionaliste è consegnare loro il monopolio della battaglia patriottica, facendo spallucce davanti al ritorno sulla scena degli stati nazione, peggio ancora, apparendo subalterni alle élite neoliberiste, che restano il nemico principale dei popoli. Errore madornale, dunque, condannare come univocamente reazionarie le pulsioni sociali e ideali che alimentano i nazionalismi. Occorre invece distinguere e separare il carburante, le spinte sociali e ideali che alimentano i nazionalismi — la difesa delle forze produttive nazionali dalla predazione imperialistica esterna ed il desiderio di sentirsi parte di una comunità solidale — dalle formazioni nazionaliste che puntano a diventare il comburente. Bisogna quindi tenere assieme questione nazionale, questione di classe e questione democratica, insistendo sul principio che non ci sarà emancipazione sociale senza liberazione nazionale.

(8) PATRIOTTISMO REPUBBLICANO


Per contrastare i nazionalismi si deve sfidarli sul terreno dell’egemonia: mito buono contro mito cattivo, radici rivoluzionarie contro quelle reazionarie, narrazione sana contro narrazione tossica, identità etnica contro identità politica, comunità forte contro comunità debole. Al mito cattivo dell’Italia guerriera, annessionista, fascista e imperiale, noi opponiamo quello buono dell’Italia come faro di civilizzazione universale, ruolo che la nostra Patria ha saputo esibire nei momenti più alti della storia mondiale. Alle radici reazionarie del nazionalismo, proprie delle destre che ebbero la meglio dopo il Risorgimento e che le classi dominanti utilizzarono per giustificare, oltre agli innumerevoli crimini contro il popolo, i propri appetiti imperialistici, noi opponiamo quelle rivoluzionarie e democratiche dei padri nobili ed ai martiri della Patria. Alla narrazione nazionalista che esalta le gesta dell’Italia monarchica e fascista, con tutto il loro corollario di nefandezze, noi opponiamo il patriottismo popolare che dalle correnti democratiche del Risorgimento passa al movimento operaio, e di lì alla Resistenza antifascista che riscatterà l’onore del Paese e che s’incarnerà nella Costituzione repubblicana. All’identità etnica fondata sul sangue, sul suolo e sul destino, noi opponiamo quello della Patria come associazione politica di liberi e uguali, quale che sia la loro “razza”, provenienza, confessione ideologica o religiosa. Debole e fallace è la comunità dilaniata dai contrasti sociali, di casta, di classe, etnici, e dove ristrette élite hanno il monopolio delle leve di comando. Forte è invece quella patria dove sovrano è il popolo, dove i più forti non opprimono i deboli, dove non ci sono privilegi e conflitti sociali, dove lo Stato garantisce la sicurezza generale e difende come inviolabili i diritti di libertà della persona e delle minoranze.

(9) RIVOLUZIONE DEMOCRATICA



Non passerà molto tempo che il futuro del paese sarà deciso dallo scontro tra i due fronti opposti: quello del nazionalismo reazionario e imperialista (sia esso dominato da neoliberisti o neofascisti) e quello del patriottismo repubblicano e internazionalista. Occorre dunque costruire un grande partito (con i suoi diversi strumenti) che intercetti i sentimenti nazionali risorgenti tra il popolo e riesca ad indirizzarli verso il solo esito che potrà determinare la grande svolta, la sollevazione popolare. Abbiamo segnalato i due aspetti della contraddizione: le destre vorranno tenerli separati in modo oppositivo, facendo leva sul primo a spese del secondo. Noi dobbiamo invece tenerli concatenati: sollevazione per liberare il Paese dal dominio esterno e lotta per strappare il potere alle élite dominanti senza la cui collaborazione fattiva questo dominio non ci sarebbe. Sarà quindi, quella italiana, una rivoluzione democratica e patriottica. 
Sorgerà per tempo, prima di un altro 8 settembre, un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale? Riusciremo ad evitare di cadere, come successo in Grecia, in un regime di protettorato? Forse no, forse, come altre volte capitato al nostro Paese,  la sollevazione seguirà la catastrofe nazionale e il popolo dovrà ricostruire il Paese sulle sue macerie. Sia come sia noi dobbiamo fare la mossa strategica da cui tutto il resto dipende, diventare i campioni della battaglia patriottica contro l’aristocrazia finanziaria predatoria esterna e le élite economiche e politiche italiane ad esse asservite. Solo a questa condizione potremo far sì che la rivoluzione democratica e costituzionale possa costituire il punto d’appoggio per quella socialista, visto che solo un Paese socialista potrà essere davvero sovrano.

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mercoledì 14 marzo 2018

P.101 DOCUMENTI PROGRAMMATICI

[ 14 marzo 2018 ]

Sette anni fa nasceva il Movimento Popolare di Liberazione- Programma 101.

Abbiamo raccolto in un opuscolo i documenti politici più significativi della nostra organizzazione: TESI E DOCUMENTI PROGRAMMATICI 2011-2018 

Sono in molti a darci atto di essere stati, in quanto a visione, analisi e posizioni programmatiche, un passo avanti rispetto ad altre associazioni politiche.

Vedere più nitidamente le tendenze in atto, avanzare idee e proposte che negli anni si sono rivelate giuste, non fa tuttavia sempre premio.

Per dirla in altro modo: la costruzione di organizzazione politica non dipende solo da ciò che si dice, e nemmeno solo da ciò che si fa. Il successo o l'insuccesso di un'impresa politica dipende anche da potenti fattori oggettivi. Il soggetto politico è infatti, allo stesso tempo, oggetto; non vive un una
campana di vetro, risente delle pressioni esterne, spesso ostili. L'onda lunga della indignazione popolare prodotta dalla crisi sistemica, non ha premiato né noi né altri movimenti rivoluzionari, bensì, ad esempio, il M5S ed oggi possiamo dire la Lega salviniana.

Mentre molte delle nostre forze dovevano essere spese nella resistenza alle tendenze dissolutrici non abbiamo perso la bussola, la lucidità. Ne sono prova i documenti e le tesi che negli anni siamo andati producendo. Chi è interessato può scaricarli  QUI in formato Pdf.


INDICE DELL'OPUSCOLO


SALVIAMO L’ITALIA! FERMARE IL GOVERNO MONTI!
Per il Movimento Popolare di Liberazione  - 20 novembre 2011 .........................  p   3

NON C’E’ TEMPO DA PERDERE
Prima Assemblea del MPL - marzo 2012 .................................................................  p   5

EVITARE LA CATASTROFE. LA VIA MAESTRA È IL SOCIALISMO
Manifesto approvato dalla prima Assemblea del MPL - marzo 2012 ...................... p   9

IL FRONTE POPOLARE SECONDO NOI
Segreteria nazionale del MPL - 12 settembre 2012  ......................................... p 17

IL NOSTRO PROGETTO E IL PERIODO ATTUALE
Tesi dalla II. Assemblea nazionale del M.P.L. -  gennaio 2013 ............................. p 21

LA SPALLATA. IN VISTA DELLE ELEZIONI 
II. Assemblea nazionale del M.P.L. -  gennaio 2013 .......................................... p 35

I DIECI COMANDAMENTI. Il socialismo che vogliamo
II. Assemblea nazionale del M.P.L. -  gennaio 2013 .......................................... p 38

I NOSTRI COMPITI IN QUESTA FASE
Coordinamento nazionale del MPL - luglio 2013  ............................................. p 43

NOVE TESI SULLE ALLEANZE
Prima assemblea di Programma 101 ............................................................ p 49

PIATTAFORMA PER UN GOVERNO POPOLARE
Prima assemblea di Programma 101 - dicembre 2015 ....................................... p 51

IL SOCIALISMO A MISURA D’UOMO, UN SOCIALISMO PER L’ITALIA 
Prima assemblea di Programma 101 - dicembre 2015 ....................................... p 55

IL TERREMOTO ELETTORALE DEL 4 MARZO
Consiglio nazionale di Programma 101- 5 marzo 2018 ....................................... p 60

SOVRANITÀ E SOVRANISMI DOPO IL 4 MARZO 
II. assemblea di Programma 101 (marzo 2018) ................................................ p 62

TESI PER UNA SINISTRA PATRIOTTICA
II. assemblea di Programma 101 (marzo 2018) ................................................ p 64

martedì 6 febbraio 2018

ELEZIONI: LA POSIZIONE DI PROGRAMMA 101

[ 6 febbraio 2018 ]


Comunicato politico n1-2018
Movimento Popolare di Liberazione (Programma 101)

Grazie ad una legge elettorale truffaldina quelli che comandano davvero (l’esigua minoranza di miliardari e speculatori dell’alta finanza) spera di rimettere al governo i propri fantocci politici liberisti, di centro-destra e centro-sinistra. Ove questi fantocci non ottengano i numeri per governare chiederanno aiuto al Movimento 5 Stelle. Di Maio, tradite le proprie radici e approdato nel campo liberista, sembra pronto a fare da ruota di scorta del sistema (speriamo che il popolo cinque stelle impedisca questa eventualità).

Si vada o no ad elezioni anticipate, chi sta sopra vorrà imporre nuovamente un governo gradito all’Euro-Germania e alla speculazione finanziaria, poco importa, a lor signori, se sarà privo di legittimità democratica. Peggio: la minaccia che incombe sul Paese è che esso venga commissariato dalla Trojka (Commissione europea, Bce e Fmi) per imporre al popolo una cura da cavallo peggio di quella che venne attuata dal governo Monti.

Ma questo nessuno (nessuno) ve lo dice. Tutti (tutti) mentono promettendo mari e monti mentre non c’è futuro per il nostro Paese nella gabbia euro-tedesca. Non c’è infatti chi dica la verità.

Se l’Italia non uscirà dalla gabbia dell’Unione e dell’euro; se non si difenderà dalla globalizzazione selvaggia; se non riprenderà il controllo delle leve di politica economica; se non conquisterà la sovranità nazionale e l’indipendenza; non solo per il popolo lavoratore saranno lacrime e sangue, democrazia e libertà saranno seppellite, e forte sarà il rischio che la nazione si spacchi in due, col Nord che diventerà un protettorato tedesco ed il Mezzogiorno in mano al capitalismo mafioso.

Abbiamo tentato di costruire una lista elettorale dell’Italia Ribelle e Sovrana, una lista che dicesse queste cose, che suonasse l’allarme. Non ce l’abbiamo fatta.

Coscienti che dal prossimo Parlamento non verrà nulla di buono, che la sola speranza è nel risveglio e nella sollevazione popolare, continueremo la battaglia per costruire un fronte ampio, patriottico e costituzionale, che raggruppi le forze sane e non corrotte di questo Paese. Ma affinché questo fronte prenda forma dobbiamo rafforzare la nostra Organizzazione. Senza il lievito non si fa il pane, senza fondamenta non si costruisce un edificio solido.

Riguardo alle elezioni del 4 marzo, non essendoci una lista dell’Italia Ribelle e Sovrana, diciamo anzitutto per chi non voteremo.

Non voteremo per le due coalizioni sistemiche di centro-destra e centro-sinistra, per nessuno dei loro partiti tutti di fede liberista. Non voteremo per D’Alema, Bersani e compagnia, che quand’erano al governo han fatto al Paese ed al popolo più danni di Berlusconi e Renzi. Questa volta non voteremo nemmeno per il Movimento 5 Stelle, diventato un salvagente dei poteri forti. Non voteremo per nessuno dei candidati di queste liste, nemmeno per quelli più “rispettabili”, messi lì apposta come specchietti per le allodole. Non voteremo per Casa Pound e le liste di estrema destra, perché sono agli antipodi dei nostri ideali di eguaglianza, di fratellanza, di libertà.



Sappiamo che non sarà con queste elezioni truccate che verrà la svolta che serve al Paese, tuttavia l’auspicio, come accadde col referendum del dicembre 2016, è che il 4 marzo sia un giorno infausto per tutti i nemici del popolo.

Roma, 5 febbraio 2018



sabato 14 ottobre 2017

SOVRANITÀ NAZIONALE E SOCIALISMO di Mpl

[ 14 ottobre 2017 ]

Ci prendevano per matti...


... quando, nel marzo del 2012, come Movimento Popolare di Liberazione (ora Programma 101) sollevammo la tesi che nel nostro Paese si poneva nuovamente la "questione nazionale", che senza la liberazione dalla gabbia dell'Unione europea non avremmo avuto né sovranità popolare né democrazia.

Dicevamo allora: la disgregazione della Ue è ineluttabile, e sotto le sue macerie resteranno le fondamenta degli stati nazionali. E solo su quelle fondamenta si poteva e doveva basare un nuovo progetto di Paese.
Qui sotto un capitolo Manifesto del M.P.L., adottato dalla prima Assemblea nazionale (marzo 2012). 

Sovranità nazionale e socialismo

«Non vediamo oggi, in seno alle classi dominanti italiane componenti disposte a battersi sul serio per uscire dall’Unione europea, sganciare l’Italia dalla morsa della globalizzazione liberista per ricollocarla dentro nuovi scenari geopolitici. Ove domani si manifestassero il popolo lavoratore non dovrebbe esitare a costituire un’alleanza comune.
Compito pressante dell’oggi è costruire un fronte ampio del popolo lavoratore, un'alleanza solida tra il proletariato e parti consistenti delle classi medie. Dentro questa alleanza il proletariato non dovrà stare a rimorchio ma agire da forza motrice. E per questo serve un soggetto politico rivoluzionario, che aiuti la classe degli sfruttati a diventare classe dirigente nazionale. Solo un fronte popolare con al centro i lavoratori può avere la forza e la determinazione per un cambio di sistema capace di portare l’Italia fuori dal marasma. E' da questo contesto che discendono i compiti, le funzioni e il profilo del Movimento Popolare di Liberazione.
Ma essi dipendono anche dalla nostre finalità, dai nostri scopi ultimi.


Vi è ancora chi considera l’uscita dall’Unione europea e l’abbandono dell’euro come idee velleitarie ed estremistiche. E’ vero esattamente il contrario. Il disfacimento dell’Unione europea e la fine dell’euro sono processi oggettivi, oramai irreversibili. Velleitari sono coloro che si illudono di fermare queste tendenze facendo gli esorcismi, mettendo toppe che sono peggiori del buco. Estremisti psicotici sono gli oligarchi di Francoforte e Bruxelles, disposti a dissanguare intere nazioni pur di tenere in vita una moneta moribonda e ingrassare la rendita parassitaria. Il problema non è se abbandonare l’euro o meno, il problema è chi guiderà questo processo. Se al potere resteranno i servi politici del capitalismo finanziario ne faranno pagare le salate conseguenze alle masse lavoratrici. Se sarà un governo popolare a pilotare l’uscita, i sacrifici, certo inevitabili, saranno anzitutto addossati ai parassiti, e i frutti di questi sacrifici saranno utilizzati per il bene comune della maggioranza e la rinascita del paese. 


E’ in questo quadro che il MPL considera la riconquista della sovranità nazionale una stella polare. Senza sovranità nazionale non c’è quella popolare, non c’è democrazia. Solo riconquistando questa sovranità politica, economica e monetaria il paese può risorgere su nuove basi, sganciandosi dalla soffocante morsa dei mercati finanziari internazionali per proiettarsi verso altri orizzonti regionali e mondiali. Se Un’ Europa dei popoli vedrà un giorno luce essa nascerà sulle macerie di quella di Maastricht.
Siccome è sotto gli occhi di tutti che non siamo alle prese con una recessione ciclica ma con una crisi storico-sistemica di un modello di produzione e di vita, dovere di chi guarda al futuro è immaginare un’alternativa di società e agire per realizzarla. Sarebbe assurdo fare grandi sacrifici per poi ritrovarci alle prese con una società esposta a crisi cicliche devastanti, incapace di assicurare un reale benessere collettivo, generatrice di diseguaglianze e squilibri, lacerata dai conflitti sociali.

Il MPL scende in campo per contrastare questa crisi e soprattutto per uscire dal sistema neoliberista globalizzato che ha fatto del capitalismo un dogma. Per liberare il paese dalla corruzione, dalle ingiustizie, dalla dittatura delle banche e della finanza internazionale. Per liberarci dalla dittatura del mercato. 
Scende in campo per non accettare supinamente la distruzione sistematica della natura, della nostra vita e del futuro delle nuove generazioni; per affermare che l'alternativa è una società socialista che metta l'economia al servizio della collettività e della difesa di tutti i beni comuni.
Sappiamo che questo approdo è ancora lontano, che occorrono tempi lunghi affinché lavoratori e cittadini possano riuscire a prendere in mano i loro destini. Solo allora la società sarà matura per fare a meno del mercato, per togliere ai mezzi di produzione e di scambio la loro forma capitalistica e ai beni la loro forma di merce.
Fino ad allora coesisteranno forme diverse di proprietà, quelle capitalistiche e quelle statali, quelle pubbliche e quelle autogestite. Fermo restando che il governo popolare dovrà aiutare il nuovo a crescere e il vecchio a perire.
L’alternativa di oggi è lottare o soccombere. Quella di domani sarà la liberazione o il ritorno a forme più brutali di oppressione».

domenica 1 ottobre 2017

LA SINISTRA SOVRANISTA di Moreno Pasquinelli

[ 1 ottobre 2017 ]

Provo a smentire un luogo comune secondo il quale il sovranismo nel nostro Paese sarebbe nato a destra, quindi destinato ad approdare sugli angusti lidi di un nazionalismo regressivo. Indico quindi le tappe faticose con cui ha preso forma, nel nostro Paese, quella corrente politica e di pensiero che rappresenta a tutti gli effetti la parte più avanzata del sovranismo democratico e costituzionale. Un percorso, come vedremo, faticoso che chiamo “traversata nel deserto”. Una traversata, come scrivo, che si è finalmente conclusa con la nascita della Confederazione per la Liberazione Nazionale e che trova, nel sodalizio con Sicilia Libera e Sovrana (sancito dal Patto politico, siglato nel luglio 2017), il suo primo e significativo punto di approdo.

Era il dicembre del 2008. In un’Italia distratta dalla contesa tra berlusconismo e anti-berlusconismo che non si avvedeva che una catastrofe economica e sociale si stava abbattendo sul Paese, un manipolo di intellettuali e militanti lanciava un appello dal titolo “Fuori dal recinto, rompiamo gli indugi”.
Esso si apriva in modo perentorio:
«SIAMO AD UN TORNANTE DELLA STORIA.
La crisi economica in corso porta con se una tremenda crisi sociale, culturale, ambientale. Essa travolge le vecchie certezze: dal mito della globalizzazione a quello del mercato. Poche decine di iper-miliardari possiedono più beni di intere nazioni e di miliardi di persone. La natura tutta – aria, acqua, suoli – è vicina al collasso. L’economia e la politica sono fuori controllo e sempre più in mano a comitati d’affari mafiosi che stanno usando ogni mezzo per scaricare la crisi sui popoli, sui lavoratori e sugli emarginati di ogni angolo del pianeta».

Da quell’appello sorse un mese dopo, nel gennaio 2009 (Chianciano Terme), Rivoluzione Democratica. Un’associazione che prima in Italia rivendicò l’uscita dall’Unione europea ed il recupero della sovranità nazionale come assi strategici di azione politica. Il Manifesto di Rivoluzione Democratica recitava:

«In questo quadro è necessario riaffermare il principio della sovranità nazionale, premessa indispensabile per uscire dall’odierna subalternità alle esigenze statunitensi, ma anche – in prospettiva - per perseguire un progetto di sganciamento dagli imperativi delle oligarchie finanziarie e dai loro organismi sovranazionali.
Lotta dunque per la chiusura delle basi militari Usa e Nato, uscita dall’Europa antidemocratica delle élite dominanti (UE), impegno per l’alternativa di una Europa dei popoli, rottura con le politiche classiste degli organismi economici internazionali».

Oggi possiamo affermare che quello era l’atto di nascita della sinistra patriottica, della corrente politica del sovranismo democratico.
Sapevamo di avere davanti a noi una strada irta di ostacoli, di tabu da violare. Non immaginavamo che davanti a noi si apriva il deserto, una marcia che avrebbe lasciato a terra molti di noi. La sinistra ufficiale, nelle sue varie sfumature considerò la nascente sinistra no-euro e sovranista come un’eresia e ci condannò all’ostracismo.
Ci volle tutta la nostra tenacia per resistere all’accerchiamento e promuovere l’incontro dell’ottobre 2011 (Chianciano Terme) “Fuori dall’euro! Fuori dal debito!”.
Fu un successo che permise il passaggio dall’Associazione Rivoluzione Democratica ad un vero e proprio soggetto politico: il Movimento Popolare di Liberazione che aveva nel blog SOLLEVAZIONE la sua punta di diamante.
Erano i mesi del marasma in Grecia, della lettera della Bce e della crisi dello spread in Italia. Il golpe bianco, regista Giorgio Napolitano, con cui fu defenestrato Berlusconi e messo al suo posto il Quisling euro-tedesco Mario Monti che poi attuerà la sua cura da cavallo.
Ci sembrava, in quei mesi concitati, che la traversata nel deserto stesse per finire. Non era così. Un nuovo protagonista irromperà sulla scena, il Movimento 5 Stelle, il quale riuscì a raccogliere la protesta latente del popolo indignato, costringendoci ad una difficile lotta di resistenza.

Attorno a noi si erano andati nel frattempo raccogliendo altri coraggiosi, che rifiutarono l’alternativa tra la resa e il salire sul carro pentastellato. Mentre anche altri gruppi no-euro prendevano forma, si svolse nel gennaio 2014 (Chianciano Terme) il grande convegno “Oltre l’euro”, sulla cui scia sorse il Coordinamento della Sinistra contro l’Euro, il quale avrà un ruolo importante per aprire una breccia nel campo delle sinistre e mettere definitivamente a tema l’uscita dall’Unione europea e la necessità per il Paese di conquistare la sua piena sovranità, politica, economica e monetaria.

Oltre a produrre il “Vademecum: perché il nostro Paese deve uscire dall’euro e come può riprendersi la sua sovranità” —un opuscolo a carattere scientifico unico nel suo genere— il Coordinamento della sinistra contro l’euro svolse numerose iniziative tra cui, nell’agosto 2014 (Assisi), il primo Forum internazionale no-euro, che sarà seguito l’anno successivo dal Forum di Atene, e poi di nuovo in Italia nel 2016 (Chianciano Terme).

Nel frattempo, a partire dal maggio 2015 si avviava nel Coordinamento un processo di unificazione dei diversi gruppi, politici e civici, che ne facevano parte. A questo scopo si svolse a Morlupo, nei pressi di Roma, il seminario che darà vita al Movimento di Liberazione Popolare – Programma 101.

E qui siamo all’oggi, alla fine della traversata nel deserto, alla nascita della Confederazione per la Liberazione nazionale (CLN), sancita con l’assemblea del 25 aprile 2017 a Roma.

Parlo a ragion veduta di fine della traversata nel deserto. La forza della CLN non è costituita solo dalla sua chiarezza programmatica, dalla sua linea strategica —fattori decisivi e unici nel panorama politico italiano. Ci sono altri due punti di forza: la sua base militante, quindi il suo nuovo gruppo dirigente.


E’ finita la fase della divulgazione, dei convegni, ora si deve passare alla seconda fase, a quella che potremmo chiamare “andata al popolo”. Di qui la decisione della CLN di sostenere la battaglia di Noi siciliani con Busalacchi – Sicilia Libera e Sovrana, e quindi la chiamata alle armi di attivisti sociali e cittadini di tutt’Italia in vista della sfida elettorale della primavera del 2018, dando vita ad  una lista unitaria dell’Italia Ribelle e Sovrana.

mercoledì 19 aprile 2017

DIAMO FORMA POLITICA ALLA "PAZZIA" di P101

[19 aprile ]

Rompendo gli Indugi
Anche gli amici ci presero per “pazzi” quando, nel dicembre 2015, svolgemmo il seminario programmatico con cui demmo avvio al processo costituente del Movimento di liberazione popolare - Programma 101


Quel seminario, oltre all’Appello, approvò nelle linee generali i documenti licenziati dai cinque tavoli di lavoro — documenti che si possono leggere sul nostro sito.
Il risultato del referendum del 4 dicembre ha mostrato che eravamo in buona compagnia: una maggioranza “pazzesca” degli italiani che stanno in basso ha detto NO al tentativo di quelli che stanno in alto di mettere in Costituzione il passaggio ad un regime pienamente oligarchico.

Diamo forma politica alla "Pazzia"
Vogliamo essere giudicati per la nostra coerenza, per l’esempio che diamo, per le idee che professiamo e di cui sono testimonianza i documenti fondativi di P101.

Vogliamo fondare il partito che non c’è, una forza patriottica a vocazione socialista, che contribuisca a dare vita a un ampio blocco costituzionale, a un’alleanza nazionale e popolare affinché l’Italia, cacciata dal potere la casta oligarchica, diventi un paese pienamente sovrano.
Abbiamo un programma e una strategia, ma sappiamo che non bastano. C’è bisogno di un discorso profetico, di simboli forti, di una rinnovata identità della comunità nazionale. Servono linguaggi e pratiche che sappiano stabilire connessioni emotive profonde col popolo, allo scopo di farne il protagonista della trasformazione.

Perché il nome "Programma 101"?
I giovani, quelli che saranno chiamati a ricostruire il nostro Paese su nuove fondamenta, non sanno, e non è un caso, cosa sia Programma 101 (P101).

È stato il primo avveniristico calcolatore digitale programmabile, piccolo ed economico, sviluppato dalla ditta italiana Olivetti negli anni sessanta del secolo scorso. Dietro al primo e rivoluzionario personal computer, non c’erano solo l’ingegno e la creatività italiani, ma un’azienda, la Olivetti, in cui le officine erano a misura d’uomo e dove i lavoratori non erano protesi delle macchine o limoni da spremere per altrui profitti, ma protagonisti consapevoli di tutto il ciclo produttivo.

P101 dunque, indica simbolicamente le nostre radici ideali e culturali, il modello sociale che perseguiamo, l’idea di Paese per cui combattiamo.

A chi ci rivolgiamo?

A tutti coloro che vogliono porre fine al regime di protettorato eurocratico e sganciare il Paese dalla globalizzazione; ai patrioti antifascisti che non scambiano la sovranità nazionale col nazionalismo; ai democratici sinceri che respingono ogni Stato autoritario e oligarchico e immaginano possibile un potere popolare paladino dei diritti e delle libertà civili e individuali; ai cittadini che non hanno smarrito l’ideale dell’eguaglianza sociale e che sanno che i discorsi neoliberisti sull’equità e le pari opportunità, sono solo dei paraventi per giustificare disparità sociali indegne e disumane; ai giovani ribelli che hanno compreso che chi comanda, usando ogni diavoleria tecnologica e immaginifica, li vuole ridurre in uno stato catatonico di docilità e impotenza; ai credenti che non si limitano a pregare, ma prendono sul serio la loro fede come messaggio di fratellanza, pace e di liberazione per i poveri.

Restare alla finestra oggi sarà considerato una colpa domani. C’è bisogno di ognuno di voi affinché l’Italia non naufraghi e il popolo non sia ridotto in schiavitù!

Siete in tantissimi a pensarla come noi, aiutateci a costruire Programma 101, chiedeteci la tessera 2017. 

Scrivete a: p101@programma101.org

venerdì 27 gennaio 2017

EUROSTOP: ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 28 GENNAIO

[ 27 gennaio ]

La Piattaforma sociale Eurostop da alcuni mesi, ha avviato un confronto, non solo rivolto al proprio interno per trasformarsi, da coordinamento, in soggetto politico, per quanto nella forma di un fronte plurale. Domani, sabato 28 gennaio, con inizio alle ore 10:00, si svolgerà a Roma, presso il Centro sociale Intifada (Via Casabruciato 13) l'assemblea nazionale —vedi grafica più sotto. Ne avevamo dato conto il 15 gennaio, successivamente ospitando le 16 tesi di Giorgio Cremaschi.
Domani daremo la parola a Programma 101 che, pur facendo parte di Eurostop e riconoscendone la funzione positiva, vede diverse criticità in questo passaggio a soggetto politico.
Qui sotto la bozza di documento su Europa e Ital/Exit che il Coordinamento nazionale Eurostop sottopone all'attenzione dell'assemblea di domani.


«La Piattaforma Sociale Eurostop è nata a novembre del 2015 indicando chiaramente in tre No – all’Unione Europea, all’Euro e alla Nato – i punti discriminanti sui quali costruire, nel nostro e in altri paesi, un movimento politico popolare e con chiaro orientamento di classe, e una prospettiva di rottura con gli interessi e gli apparati istituzionali edificati dalle classi dominanti in Italia e in Europa.

La Piattaforma Sociale Eurostop intende rivolgersi alle masse popolari, ai lavoratori, ai ceti sociali impoveriti e proletarizzati dalla crisi e dalle politiche d’austerità, per proporre una alternativa di sistema all’Unione Europea che di quelle politiche e di quella crisi è responsabile, un’alternativa che passi per la rottura dei vari meccanismi di “vincolo esterno” (economici, politici, militari) e la fuoriuscita dalle organizzazioni sovranazionali che lo rappresentano.

Unione Europea, Banca Centrale Europea e Nato sono organizzazioni fondate su trattati internazionali che non sono mai stati sottoposti a referendum popolare. Dopo i primi quaranta anni di atlantismo ed europeismo verticistico, le conseguenze concrete della subalternità a quei trattati si sono manifestate chiaramente: in una feroce polarizzazione sociale che ha visto precipitare le condizioni di vita dei ceti popolari; in una crescente concentrazione industriale, finanziaria e tecnologica sotto il controllo di pochi grandi gruppi multinazionali europei; in un coinvolgimento ripetuto in guerre e operazioni militari; in una gerarchizzazione dei poteri decisionali tramite una governance autoritaria che si articola dai centri di Bruxelles/Francoforte fino alle amministrazioni locali.

Il percorso e il progetto della Piattaforma Sociale intendono praticare la rottura con gli apparati costruiti dalle classi dominanti in Europa e la ricomposizione dei settori sociali interessati ad una trasformazione democratica e socialista dell’ordine economico e politico esistente. È in quest’ottica che proponiamo un percorso per “l’Italexit”.

Riteniamo che questa proposta possa raccogliere un vasto e maggioritario consenso popolare. In tal senso consideriamo incoraggiante il successo del referendum sulla Brexit in Gran Bretagna e prima ancora dall’Oxi del popolo greco contro il memorandum imposto dall’Unione Europea. Tale incoraggiamento è rafforzato dalla vittoria del No nel referendum costituzionale di dicembre in Italia.

Il referendum britannico ha confermato che ogni volta che i Trattati europei o i loro effetti vengono sottoposti al voto popolare, le scelte delle oligarchie europee escono sconfitte. È accaduto in Grecia nel 2015, in Francia e Olanda nel 2005, era accaduto ancora prima in Irlanda e Danimarca. Questi risultati spiegano l’isteria alla quale abbiamo assistito in seguito al risultato del referendum sulla Brexit, un’isteria che ha rotto molti freni inibitori delle classi dominanti anche sul terreno della democrazia rappresentativa.

Con i Trattati costitutivi della UE l’intero impianto democratico, che i movimenti popolari e dei lavoratori europei hanno sempre rivendicato come proprio patrimonio, è stato bruscamente rimesso in discussione in nome della supremazia della governabilità. Abbiamo sentito appelli al divieto di sottoporre al giudizio popolare questioni strategiche (come avviene in Italia con l’articolo 75 della Costituzione, che vieta il referendum sui trattati internazionali); abbiamo sentito perfino appelli a diffidare del suffragio universale e a reintrodurre il voto per censo (i poveri non devono votare, perché non capiscono i meccanismi dell’economia globalizzata).

A volte esponenti delle élite dirigenti hanno cercato di farsi paladini del disegno sovranazionale dell’UE contro il risorgere dei nazionalismi, facendo finta d’ignorare la questione dell’assoluta assenza di democrazia nel sistema politico UE. In realtà questo disegno sovranazionale è volto a consolidare un potere centralizzato a Bruxelles e Francoforte che ha ucciso le democrazie parlamentari, ostracizzato sindacati e movimenti sociali alternativi, e consegnato il potere a un’oligarchia politica e tecnocratica che insieme a banche, centri finanziari, imprese capitalistiche hanno il solo scopo di estendere e gestire il mercato unico europeo

D’altronde è ormai dimostrato che il risorgere di sentimenti e risentimenti nazionalisti in tutti i paesi europei è proprio la conseguenza delle politiche neoliberiste, recessive, antioperaie e antidemocratiche messe in atto dalle istituzioni dell’Unione Europea. Queste politiche infatti hanno determinato un rallentamento dello stesso sviluppo capitalistico, un aumento della disoccupazione e della povertà e un crescente divario di ricchezza e di reddito tra le classi di ogni singolo paese, ma anche tra i redditi medi dei paesi cosiddetti “core” e quelli “periferici”.

Sappiamo benissimo che forze reazionarie e conservatrici stanno cavalcando la diffusa ostilità dei ceti popolari contro le istituzioni tecno-burocratiche e le politiche di austerità dell’UE, e che questo fenomeno si è riproposto anche in Gran Bretagna. Ma d’altra parte è un dato di fatto che disoccupati, lavoratori e pensionati hanno in maggioranza votato per la Brexit in Gran Bretagna, mentre il grande centro finanziario di Londra aveva scelto l’UE. Altrettanto noto è il fatto che la maggioranza dei ceti popolari e delle classi subalterne ha votato NO nel referendum costituzionale in Italia, mentre la Confindustria e l’establishment aveva scelto il SI.

Ormai è evidente che il progetto dell’UE è una permanente rivoluzione dall’alto volta a consolidare il potere delle classi dominanti sia economiche che politiche. La retorica “europeista” non riesce più a nascondere il fatto che l’UE è un sistema di potere delle borghesie transnazionali europee. Né riesce a nascondere la dimensione di classe delle politiche economiche di austerità e di “riforma”. È visibile a tutti che quelle politiche hanno mirato a usare la diminuzione dell’occupazione come strumento per mettere in ginocchio i movimenti operai europei in modo da far accettare ai lavoratori le riforme neoliberiste del mercato del lavoro, dello stato sociale e del sistema fiscale, le deregolamentazioni dei mercati, le privatizzazioni delle imprese pubbliche e soprattutto la svalutazione salariale e fiscale; in sostanza: una riduzione del salario diretto, indiretto e differito e un impoverimento dei diritti sociali.

L’Unione europea cerca di gestire la sua crisi politica attraverso una centralizzazione dei poteri politici facendo perno sui paesi della zona euro. Mentre si persegue una linea di austerità con i tagli alle spese sociali si assiste ad un’accelerazione delle spese militari ”comuni” e con un accentramento a livello di UE delle politiche militari.

Le classi dominanti europee affrontano la crisi economica e la competizione globale attraverso le politiche antioperaie e la costruzione di istituzioni antidemocratiche dominate da un’oligarchia garante degli interessi della borghesia transnazionale. Per questo riteniamo che questa Unione Europea non sia riformabile.

L’obiettivo immediato che la Piattaforma Sociale Eurostop si è dato è l’abbattimento dell’Unione Europea. Le classi dirigenti europee si sforzano di garantire la sopravvivenza dell’UE, ma la crisi e le contraddizioni sono tali che la sua rottura potrebbe anche verificarsi a causa di eventi diversi, come la scissione dell’Eurozona in due Eurozone, Sud e Nord; il ritorno concordato in alcuni paesi alle monete nazionali; l’uscita unilaterale di qualche paese “core” (come la Gran Bretagna) oppure di qualche paese “periferico dell’area dei Pigs o dell’Europa dell’est. Ognuna di queste modalità può essere l’innesco di un processo di disgregazione dell’Unione, e dobbiamo essere pronti ad adattarci alle circostanze per trasformare l’innesco in un’esplosione. ????

Come movimento politico radicato in Italia, assumiamo la parola d’ordine dell’ ITALEXIT. Ci sembra evidente che in questa fase la base materiale per la mobilitazione e l’organizzazione delle forze sociali necessarie alla rottura dell’Unione Europea non può darsi che a livello nazionale. Noi ci impegniamo affinché si creino le condizioni per la rottura dell’UE attraverso l’Italexit, facendo leva in Italia sulla crisi politica delle classi dirigenti e del persistere di una grave crisi sociale. Una delle campagne per determinare l’Italexit è la promozione di un referendum perché siano i/le cittadini/ italiani/e a decidere sull’UE, perché la questione dell’UE tocca la vita di tutti/e e da tutti/e deve essere deciso. E’ evidente che, pur se la rottura si darà a livello nazionale, la visione che la ispira e che la deve guidare non può che essere internazionale e internazionalista. La rottura e la fuoriuscita di un paese dall’Unione Europea e dalla Nato deve essere un esempio da seguire e un percorso da coordinare e discutere a livello europeo e mediterraneo. In questo senso, il pieno recupero della sovranità popolare è un obiettivo che dobbiamo perseguire con forza, sul piano nazionale e con una visione internazionalista conseguente».

Gennaio 2017

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