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martedì 1 ottobre 2019

MASCALZONI SI NASCE? di Piemme

[ martedì 1 ottobre 2019 ]

E' di ieri la notizia che in Grecia gli ospedali hanno cessato di curare i malati di tumore perché non dispongono più, a causa dei tagli alla sanità imposti dalla Ue (e applicati dal governo di Tsipras), dei farmaci chemioterapici.

Non finisce dunque, contrariamente a quanto certi media affermano, la tragedia che subisce da 9 anni il popolo greco, essa anzi continua crudele.

Ce ne darà testimonianza la delegazione greca che sarà presente a Roma alla manifestazione del 12 ottobre, manifestazione che dunque esprimerà la sua incondizionata solidarietà al popolo greco.


Alla luce di questa ultima sconvolgente notizia risalta l' intervista di Draghi al Financial Times l'altro ieri. 

Importante intervista per diverse ragioni ma noi ne segnaliamo cinque.

(1) Egli ribadisce (l'aveva infatti detto in diverse occasioni) che l'eurozona era davvero sull'orlo del collasso nel biennio 2010-11, (cosiddetta "crisi dei debiti sovrani") culminato con il cataclisma della Grecia, che avrebbe trascinato nel vortice Italia, Spagna e Portogallo. Qui ovviamente si mette la medaglia per aver evitato questo collasso con la politica monetaria "accomodante". 

(2) A conferma della frattura nei piani alti dell'Unione del panico che serpeggiava, Draghi ricorda poi che c'era chi era determinato a buttar fuori la Grecia dalla zona euro. Capifila della fronda i falchi ordoliberisti tedeschi, in testa il presidente della BundesBank Weidmann e l'ex-ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ("let Greece to go"), seguiti a ruota da olandesi, finlandesi ed altri coriacei satelliti di Berlino. Draghi confessa di aver detto ai falchi: «I said, ‘look, if you want to push Greece out of the euro, then you do it, don’t use the ECB to do it’». L'ha avuta vinta per un soffio...

(3) Draghi si mette quindi una seconda medaglia, affermando che malgrado il "prezzo terribile" pagato dalla Grecia, il Paese è uscito dal tunnel grazie alla riforme strutturali adottate, ciò che è stato indispensabile per salvare l'eurozona. Uscito dal tunnel? Sarà vero per gli squali della finanza speculativa e i nuovi feudatari del regime bancocratico che ci han guadagnato, non certo per i cittadini.


(4) Ecco dunque che Draghi canta vittoria, sostenendo che "i sovranisti, e i nemici dell'euro sono stati sconfitti. Hanno perso la battaglia per l'euro in Grecia e hanno perso le recenti elezioni per il parlamento europeo". 

(5) Questa esultanza collide tuttavia con l'ultimo ammonimento di Draghi, quello per cui se i paesi dell'eurozona non di decidono al grande passo dell'Unione fiscale e di politiche di bilancio comuni, il destino della moneta unica resta appeso ad un filo. Draghi parla apertamente di "persistente fragilità dell'eurozona", una fragilità che viene messa a dura prova dalla crisi dei dazi animata da Trump, e che potrebbe rivelarsi fatale in caso di nuova recessione globale.

Draghi se ne va (dalla Bce) ma i problemi genetici della moneta unica restano...



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domenica 8 settembre 2019

GRECIA: 700 ROSE BIANCHE

[ domenica 8 settembre 2019 ]

Si è svolto oggi, come annunciato, il presidio popolare davanti all'ambasciata greca a Roma. Centinaia di cittadini [vedi foto accanto] hanno risposto all'appello lanciato da Francesco Amodeo in solidarietà col popolo greco e contro i criminali sovranazionali, Ue in prima fila, che hanno pressoché distrutto questa nostra nazione sorella.
"Non permetteremo ai poteri forti che accada anche in Italia! Riconquisteremo la nostra sovranità!", così Amodeo ha concluso il suo intervento.

Sono state quindi deposte, davanti all'ingresso dell'ambasciata, 700 rose bianche, in ricordo degli altrettanti bambini greci deceduti a causa dell'austerità.


Daniela Di Marco, a nome del Comitato 12 Ottobre, ha poi invitato i presenti a partecipare alla grande manifestazione nazionale LIBERIAMO L'ITALIA che si svolgerà il prossimo 12 ottobre.

Presidi simili si sono svolti questa  mattina in altre città davanti ai consolati di Grecia. Segnaliamo quella svoltasi a Genova [ vedi foto sotto] promossa dal locale Comitato 12 Ottobre e da Giovine Italia.




lunedì 8 luglio 2019

LA COMMEDIA GRECA

[ lunedì 8 luglio 2019 ]

In attesa che i nostri compagni greci ci inviino un giudizio ragionato sull'esito delle elezioni, poche e brevi note.

(1) La storia si ripete, lo ripetiamo. Quando la sinistra al governo applica politiche antipopolari lascia spazio al ritorno al potere della destra.
In questo caso la stessa Nuova Democrazia che è stata la prima ad accettare, prima di Tsipras, le politiche austeritarie ed i diktat dell'Unione europea. Non sembri un paradosso che l'attuale leader di Nuova democrazia abbia promesso aumento di salari e pensioni, la diminuzione delle tasse, investimenti... In poche parole: la fine dell'austerità di Tsipras. Ovviamente non accadrà, ma i cittadini, tanto più se spinti alla disperazione, si aggrappano a qualsiasi (minimamente realistica) speranza.

(2) Tuttavia Tsipras non è schiantato e tiene botta, avendo preso il posto del vecchio PASOK. Dopo tanto casino sembra risorgere in Grecia il tradizionale bipolarismo, con una fetta importante di borghesia che non ha voltato le spalle a Tsipras ed anzi l'ha apertamente sostenuto. Ciò che spiega in gran parte la sua tenuta elettorale.

(3) All'estrema sinistra, tre sono i fatti salienti: (a) il partito comunista greco (KKE) conserva il suo (inutile) 5,5%; (b)  il movimento di Varoufakis (Mera 25), col suo 4% supera in slancio  lo sbarramento ed entra in Parlamento — si tenga conto che al di là del suo altreuropeismo Varoufakis è percepito pubblicamente come un acerrimo nemico di Tsipras; (c) la conferma dell'insignificanza delle liste di sinistra rivoluzionaria (Antarsya 0,7%) e il vero e proprio schianto di Unità Popolare (Lae) di Lafazanis (0,4%). Dopo questo ennesimo tonfo riusciranno i gruppi dell'estrema sinistra ad evitare il suicidio collettivo? A capire che occorre un cambiamento politico profondo?

(4) Sul fianco destro è addirittura sorprendente la catastrofe capitata ai neo-nazisti di Alba Dorata, che  sono piombati dal 7% al 2,93% non riuscendo quindi a superare lo sbarramento. Uno schianto che smentisce tutti gli allarmismi sulla "minaccia fascista" nel paese ellenico e che in parte ha premiato il raggruppamento nazionalista Soluzione Greca, impostasi al pubblico mesi addietro per la sua opposizione patriottica all'accordo imposto da Ue e NATO sulla cosiddetta "Macedonia del Nord". 

Per concludere: con la rinascita del tradizionale bipolarismo tra due partiti borghesi ed entrambi europeisti, quella che era stata chiamata "tragedia greca" è diventata una commedia, per quanto triste essa sia.

A maggior ragione diventa decisivo quanto accadrà qui da noi, nel  "laboratorio Italia".



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lunedì 3 giugno 2019

SE LA GRECIA VA A DESTRA di sandokan

[lunedì 3 giugno 2019 ]

Pochi ne parlano, tantomeno a sinistra.
Ieri in Grecia si è svolto il secondo turno delle elezioni amministrative, regionali e municipali.
Dopo quella alle europee, nuova cocente disfatta per SYRIZA e una generalizzata vittoria (tranne a Salonicco, dove il sindaco è un "progressista" e a Patrasso, dove ha vinto il candidato comunista) del tradizionale partito oligarchico di Grecia, Nuova Democrazia.
«Delle 13 regioni della Grecia, al primo turno 5 erano andate a Nea Dimokratia ed una a Syriza, il partito del premier Alexis Tsipras, grande sconfitto alle Europee. Questo ballottaggio (sette regioni e 229 amministrazioni comunali) era particolarmente atteso in vista delle elezioni politiche anticipate che dovrebbero tenersi con ogni probabilità il 7 luglio. Le proiezioni mostrano che Nea Dimokratia dovrebbe alla fine vincere in 11 delle 13 regioni in cui è divisa la Grecia. Il `bottino´ più ricco è sicuramente quello dell’Attica, dove vive oltre la metà della popolazione ellenica».
Quale lezione trarre? La principale a me sembra che sia sempre la stessa. Quando la sinistra giunge al potere sull'onda di una generale e popolare volontà di cambiamento ma poi, invece di cambiare e realizzare profonde trasformazioni sociali, s'inginocchia davanti  ai dominanti applicando politiche liberiste, allora la vendetta popolare non si fa attendere, e le destre tornano al potere, più forti di prima.

Si potrebbe dire che è una legge della storia...


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domenica 12 maggio 2019

LA GRECIA: IL PIÙ GRANDE SUCCESSO DELL'EURO di Armando Mattioli

[ 12 maggio 2019 ]

Grecia, un paese in cui affondano le radici della civiltà europea; un popolo gentile, piegato da spietate politiche economiche austeritarie imposte dall’Unione Europea.

E tra i fenomeni di disgregazione sociale che hanno colpito quel popolo nostro fratello, ce n’è uno che rende bene l’idea del degrado in cui è stata gettata la Grecia: quello della prostituzione, aumentata grandemente dopo la crisi del 2009. 


Si riporta l’estratto di un articolo del New York Times, per poi fornire dei numeri che in termini asettici illustrano come il bene primario della salute sia stato penalizzato fortemente. 

«L'austerità greca colpisce anche commercio del sesso, “Loro non hanno soldi”: le prostitute greche colpite duramente dalla crisi finanziaria». [New York Times, 28 ottobre 2018, pagina A6 dell'edizione di New York]

«Un potenziale cliente entrò nella stanza stretta e scarsamente illuminata nel seminterrato di un edificio in rovina nel centro di Atene. Elena, 22 anni, si tolse la veste e si alzò in piedi. Evaggelia, la tenutaria del bordello di 59 anni, irascibile, entrò immediatamente in campo. "La mia ragazza è impeccabile", disse Evaggelia in greco. "La consiglio senza prenotazione." Recitò il "menu" e aggiunse che con una sola eccezione "la mia ragazza fa tutto a letto". Senza togliersi gli occhiali da sole, il cliente di mezza età si strofinò il mento e guardò Elena, una prostituta russo-polacca, mentre si lisciava i capelli biondi e si rigirava sui tacchi neri. "O.K." disse infine. Il prezzo? Venti euro, circa $ 23. Ero seduto a un metro di distanza su un piccolo divano dotato di una fodera di plastica all'interno di un bordello, testimone di questa transazione secolare. Eravamo in via Filis  — un labirinto di vicoli e case sporche di due piani — che è stato sede di bordelli ateniesi per gran parte del secolo scorso. Il commercio è più disperato ora a causa del decennio passato in Grecia dalla crisi finanziaria del 2008, che non ha lasciato alcuna tutela alla professione. L'economia collassata e l'arrivo di decine di migliaia di migranti hanno spinto ancora più donne a prostituirsi — anche se i prezzi sono crollati. E con tutti i discorsi di una nuova era nelle relazioni di genere, con le donne di tutto il mondo che parlano e costringono a fare i conti con la violenza sessuale, #MeToo qui non esiste (e non esiste nemmeno per le prostitute schiave nigeriane in Italia, n.d.a.), in questa stanza immersa nelle luci rosse e viola, dove le donne sono in silenzio e i loro corpi sono in vendita ed il tavolo per il caffè è pieno di preservativi.
"Ho avuto un negozio di fiori per 18 anni, e ora sono qui per necessità  — ha detto Dimitra, una donna di mezza età che ha perso il suo negozio nella crisi e ora lavora come “signorina” in via —"Mi chiamavano Mrs. Dimitra, ma ora sono diventata una puttana".

In Grecia, la prostituzione è legale nei bordelli registrati, sebbene la maggior parte dei bordelli di Atene non sia registrata. La prostituzione di strada è illegale, eppure le donne vendono abitualmente il sesso ad alcuni angoli delle strade. Mentre molte donne entrano nella professione per necessità economiche, altre sono vendute o costrette a fare sesso contro.

Il commercio ora è più disperato a causa della crisi finanziaria della Grecia che non ha lasciato indenne nessuna professione.

"La prostituzione è aumentata e cambiata, fondamentalmente nel contesto del nuovo ambiente politico, economico e culturale", ha affermato Grigoris Lazos, professore di criminologia presso l'Università Panteion di Atene, riferendosi alla dolorosa austerità economica della Grecia.

Il signor Lazos ha trascorso sei anni a studiare come due crisi congiunte del paese – l’immigrazione e l'austerità economica - avevano cambiato la prostituzione ad Atene. Ha scoperto che il numero di prostitute in città è aumentato del 7% dal 2012, ma i prezzi sono diminuiti drasticamente, sia per le donne che lavorano nelle strade che nei bordelli.

"Nel 2012, si chiedeva una media di 39 euro per una prostituta in un bordello,” ha detto Lazos, "mentre nel 2017 bastano soli € 17 - un calo del 56%."

Secondo la legge greca, un bordello deve trovarsi a circa 200 metri di distanza da scuole, ospedali, chiese, asili nido e piazze pubbliche, tra gli altri luoghi. Ma data la densità del centro di Atene, è praticamente impossibile ospitare le prostitute lì legalmente. Il signor Lazos ha scoperto che solo 8 dei 798 bordelli che operavano in città in agosto erano legali. Il numero era molto diverso dalle statistiche della polizia, che non contano più di 300 bordelli nella città. Tutte le donne hanno insistito sull'uso di un solo nome a causa dello stigma sociale e per motivi di sicurezza. Nessuna ha detto di essere stata costretta, tranne che per necessità, ad esserci. Ma nessuna voleva essere li. "Odio il sesso", dice Elena. "Mi piacciono i soldi, non il lavoro." Anastasia, conosciuta come "Amazon" per i clienti, lavora come prostituta da quando aveva 14 anni. Ora ha 33 anni e dice che il lavoro è più difficile che mai. "Le persone non hanno più soldi"; Anastasia dice che i clienti promettono: "Verrò quando riceverò lo stipendio". Gli uomini chiedono spesso rapporti sessuali non protetti, ha detto, e molte prostitute che sono tossicodipendenti assumono questi clienti per meno di 10 euro.

"Quelle che lo fanno hanno l'AIDS, quindi a loro non importa, lo stanno persino facendo per vendetta", secondo Anastasia, che è in riabilitazione per tossicodipendenza. "Ma hanno distrutto il mercato."

Con la crisi greca, anche la clientela è cambiata, hanno notato le donne. Ora sono in gran parte migranti, molti di quelli che vivono negli appartamenti sopra i bordelli, nelle zone con affitto basso. Molti uomini greci sono semplicemente troppo poveri per pagare di più. "Il loro stipendio era di 800 o 900 euro", ha detto Monica. "Ora non ricevono niente."

Adesso lasciamo parlare i numeri 


Dal “Profilo di salute e benessere in Grecia”, Organizzazione Mondiale della sanità, Ufficio Regionale per l’Europa, 2016, si riporta testualmente quanto segue:
«Le conseguenze socioeconomiche della crisi economica del 2009 sono state particolarmente devastanti in Grecia. La crisi economica ha provocato una destrutturazione del sistema sanitario, con implicazioni dirette e indirette per la salute della popolazione, che è peggiorata; c'è stato un aumento della mortalità infantile e materna, dei suicidi e delle infezioni da HIV e dell’AIDS (n.d.a.: come conseguenza del degrado sociale e dell’aumento della tossicodipendenza e della prostituzione connessa)». 

Clicca sulle tabelle per ingrandirle
L’aumento dell’infezione da HIV (AIDS) 
Dal 2012 al 2017 circa 450 morti in più Dal 2012 al 2017 circa 390 morti in più 


Il recente aumento della disoccupazione ha comportato che un quinto della popolazione Greca non è più coperta dall'assicurazione per la malattia. L'indice di Gini è aumentato, indicando una divaricazione crescente nella distribuzione del reddito.

Come risultato della crisi economica in corso, del divario crescente nello stato di salute rispetto all'UE15 e dell'assenza di politiche nazionali per la salute in linea con l’obiettivo (europeo) Salute 2020, è probabile che le disuguaglianze aumentino rispetto all'UE15 e il raggiungimento degli obiettivi di Salute 2020 potrebbero essere messi a rischio, a meno che non vengano adottate presto misure efficaci.”

A fronte di questo quadro tragico, l’UE ha preteso l’introduzione in Grecia di una modifica normativa che rende pignorabile la prima casa: in nome della stabilità monetaria, pilastro delle politiche liberiste antipopolari.

Cos’altro aspettano di vedere i sostenitori della riformabilità dell’UE in senso favorevole ai popoli per convincersi che è semplicemente impossibile? 


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giovedì 7 marzo 2019

TSIPRAS E VAROUFAKIS, ECCO LA VERITÀ

[ 7 marzo 2019 ]

Eric Toussaint, dottore in scienze politiche dell’università di Liegi e di Paris VIII e coordinatore dei lavori della “Commissione per la verità sul debito pubblico greco” creata il 4 aprile 2015 su iniziativa del Presidente del Parlamento greco e poi ben presto disciolta, ha ricostruito in una serie di articoli le vicende dei febbrili negoziati tra Bruxelles e il governo greco durante i giorni più caldi della crisi, basandosi sul libro pubblicato dall’ex ministro Varoufakis e sui suoi stessi ricordi. Qui si ricostruiscono gli accordi sulle privatizzazioni con i Cinesi e le interferenze della Germania, le speranze disilluse sull’aiuto dei russi e degli americani, e la fugace esaltazione per la coraggiosa decisione, presto rientrata, di non pagare il debito al Fmi. In particolare Toussaint sottolinea la rinuncia del governo greco a comunicare col popolo degli elettori per cercar di spiegare la situazione e ottenere il sostegno ad azioni coraggiose

*  *  *
La testimonianza di Yanis Varoufakis (che lo condanna)
I negoziati segreti e le speranze deluse
di Eric Toussaint


Nell’undicesimo capitolo del suo libro, Yanis Varoufakis spiega di essere intervenuto per portare a termine la vendita del terzo terminal del Porto del Pireo alla compagnia cinese Cosco, che già gestiva dal 2008 i terminal 1 e 2. Come Varoufakis stesso riconosce, Syriza prima delle elezioni aveva promesso che non avrebbe consentito la privatizzazione della parte restante del porto del Pireo. 
Varofakis continua: “Syriza durante la campagna dal 2008 prometteva non soltanto che avrebbe impedito il nuovo accordo, ma che avrebbe totalmente estromesso Cosco“. E aggiunge: “Avevo due colleghi ministri che dovevano la loro elezione a questa promessa“. Tuttavia Varoufakis si affretta a cercar di concludere l’accordo di vendita a Cosco. Se ne occupa con l’assistenza di uno dei consulenti senior di Alexis Tsipras, Spyros Sagias, che fino all’anno precedente era stato consulente legale della Cosco. Nella scelta di Sagias c’era quindi un chiaro conflitto di interessi, cosa che Varoufakis riconosce (pag. 313). Era stato lo stesso Sagias, peraltro, a redigere il primo accordo con Cosco nel 2008. Sagias negli anni ’90 era stato consigliere anche del primo ministro del PASOK Konstantinos Simitis, che aveva organizzato la prima grande ondata di privatizzazioni.
Nel 2016, dopo avere lasciato il suo ruolo di segretario del governo Tsipras, Sagias riprende ancora più attivamente la sua attività professionale, in particolare come consulente di Cosco [1]. Varoufakis non prova imbarazzo nel dichiarare di avere rivisto i termini della gara d’appalto all’inizio di marzo 2015 per adeguarla alle richieste di Cosco:
Sagias ed io abbiamo informato Alexis (Tsipras), prima di passare ai preparativi (della finalizzazione dell’accordo con Cosco sul Pireo). L’obiettivo era riformulare la gara d’appalto per il Pireo in base alle condizioni accettate dai cinesi ” (pag. 316).
Varoufakis riassume così la sua proposta a Pechino attraverso l’ambasciatore cinese di stanza ad Atene:
La Grecia ha una forza lavoro altamente qualificata, i cui stipendi sono diminuiti del 40%. Perché non chiedere ad aziende come Foxconn di costruire o riunire le loro strutture in un polo tecnologico, beneficiando di un regime fiscale specifico, non lontano dal Pireo?” (pag. 312).
In questa proposta troviamo tutto il piccolo armamentario di argomenti dei governi neoliberisti che vogliono attirare gli investitori: una forza lavoro qualificata i cui salari sono diminuiti e sgravi fiscali per i datori di lavoro.
Varoufakis spiega anche che aveva proposto alle autorità cinesi di acquistare le ferrovie greche, in modo che la Cina avesse un accesso più facile al resto del mercato europeo su binario e ne facesse un ulteriore segmento della “New Silk Road“. Questo ultimo progetto non è stato realizzato. [2]
Varoufakis nel marzo 2015 sperò invano che Pechino avrebbe acquistato buoni del tesoro greci per diversi miliardi di euro (contava su un totale di 10 miliardi, pag. 315), che il governo avrebbe usato per ripagare il suo debito con il Fmi. Con grande disperazione di Varoufakis, i leader cinesi non mantennero la loro promessa e si accontentarono di due acquisti da 100 milioni di euro.
Le proposte di Varoufakis alle autorità cinesi sono inaccettabili: prendere prestiti dalla Cina per rimborsare il Fondo monetario internazionale; abbandonare il controllo della Grecia sulle sue ferrovie; procedere ad altre privatizzazioni!
Il suo progetto è fallito perché le autorità cinesi e tedesche hanno concordato che la Cina non avrebbe offerto una bombola di ossigeno al governo di Tsipras. Scrive Varoufakis: “Berlino aveva chiamato Pechino, con un messaggio chiaro: evitate di trattare con i greci prima che noi abbiamo concluso con loro” (pag. 317).
Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi effettuano acquisizioni a prezzo stracciato.
Alla fine, la realizzazione dell’accordo con Cosco non ebbe luogo quando Varoufakis era ministro. Fu concluso all’inizio del 2016 e a condizioni che, a suo parere, erano più favorevoli per l’azienda cinese rispetto all’accordo preliminare che lui aveva cercato di ottenere (capitolo 11, nota 8, pag. 516). Questo dimostra che le autorità cinesi si sono messe d’accordo con le autorità di Berlino: hanno lasciato asfissiare lentamente la Grecia e poi ne hanno aprofittato, condividendo la torta con gli altri predatori dei beni pubblici greci. Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi hanno effettuato acquisizioni a prezzo di svendita. Ma anche se nel 2015 le autorità cinesi avessero concretizzato le speranze di Varoufakis, questo non sarebbe comunque andato a beneficio della Grecia e del suo popolo.
Nel frattempo, anche le autorità russe, che erano state contattate da Tsipras e Panagiotis Lafazanis poco dopo i contatti di Varoufakis con Pechino, rifiutarono di aiutare il governo greco [3]. Putin invece trattò con la Merkel per ottenere un ammorbidimento delle sanzioni dell’Ue contro la Russia in seguito al conflitto con l’Ucraina, in cambio del rifiuto di Mosca di andare in aiuto del governo di Syriza.
Per quanto riguarda le speranze di Varoufakis e Tsipras di ottenere aiuto da Barack Obama, anche questa è stata una delusione. Secondo Varoufakis, l’amministrazione di Barack Obama affermò che la Grecia faceva parte della sfera di influenza di Berlino e lo stesso Obama raccomandò a Varoufakis di fare delle concessioni alla Troika. [4]
Diplomazia segreta e false comunicazioni di cui Tsipras e Varoufakis sono stati complici
Varoufakis dà conto della riunione dell’Eurogruppo che seguì la resa del 20 febbraio, falsamente presentata all’opinione pubblica greca come un successo: fine della Troika e della prigione del debito per la Grecia. All’Eurogruppo del 9 marzo a Bruxelles Varoufakis non riuscì a ottenere alcun gesto o concessione da parte dei leader europei, della Bce o del Fmi. Nonostante ciò, Varoufakis e Tsipras continuarono ad affermare che l’incontro era stato un successo. Varoufakis riporta che Tsipras gli avrebbe detto: “Lo presenteremo come un successo: secondo l’accordo del 20 febbraio inizieranno presto dei negoziati per sbloccare la situazione ” (pag. 330).
Ciò che colpisce è il tempo speso da Varoufakis e Tsipras in interminabili riunioni all’estero, in colloqui nei quali loro fanno concessioni, mentre la Troika persegue metodicamente la sua opera di demolizione delle speranze del popolo greco. A Tsipras e Varoufakis non viene mai in mente di chiedere del tempo per incontrare il popolo greco, per organizzare incontri pubblici a cui la popolazione greca potesse partecipare. Non si muovono per il Paese a incontrare gli elettori, ad ascoltarli e spiegare loro quello che stava accadendo nei negoziati, per spiegare le misure che il governo avrebbe preso per combattere la crisi umanitaria e rilanciare l’economia del Paese.
Varoufakis e Tsipras non hanno cercato modi di comunicare con l’opinione pubblica internazionale né di mobilitare la solidarietà internazionale a sostegno del popolo greco. Non hanno mai approfittato delle loro visite a Bruxelles o in altre capitali per parlare direttamente con i molti attivisti che volevano capire che cosa stava realmente accadendo ed esprimere la loro solidarietà con il popolo greco.
Varoufakis e Tsipras hanno una pesante responsabilità nel mancato sviluppo di una solidarietà attiva e massiccia nei confronti della Grecia. Perché molti cittadini si mobilitassero sarebbe stato necessario rivolgersi a loro, informarli, per contrastare la massiccia campagna di denigrazione e stigmatizzazione di cui non solo il governo, ma l’intera popolazione greca era fatta oggetto.
Varoufakis e il Fmi
Si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento del debito
Il 12 febbraio 2015 la Grecia ha rimborsato 747,7 milioni di euro per uno dei crediti concessi dal Fondo monetario internazionale nel quadro del primo memorandum. È stato un grave errore, si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento di questo debito, con due argomenti: 1. lo stato di necessità [5] in cui si trovava il governo greco, nell’urgenza di dare precedenza alla lotta contro la crisi umanitaria; 2. l’avvio di un processo di revisione del debito pubblico greco, con la partecipazione dei cittadini, durante il quale il pagamento doveva essere sospeso [6]. Si sarebbe potuta giustificare questa revisione con l’applicazione del regolamento 472 dell’Unione europea. Questo articolo afferma:
Uno Stato membro soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico effettua un audit completo delle sue finanze pubbliche al fine, tra l’altro, di valutare i motivi che hanno portato all’accumulo di livelli eccessivi di debito e di individuare eventuali irregolarità[7].
Né Varoufakis né Tsipras presero seriamente in considerazione la sospensione del pagamento combinata con un’inchiesta per determinare se il debito da pagare fosse legittimo o no, odioso o no.
Sarebbe stato possibile avviare una campagna di informazione da parte del governo, per mettere in discussione la legittimità dei crediti del Fmi elargiti alla Grecia dal 2010. Tsipras e Varoufakis avevano a disposizione i documenti segreti del Fmi, attestanti il carattere profondamente illegittimo e odioso della pretesa. Il problema è che Varoufakis era convinto che non avesse alcun senso parlare dell’illegittimità e dell’odiosità dei debiti addossati alla Grecia.
Il Wall Street Journal aveva reso pubblici i documenti segreti del Fmi fin da ottobre 2012, come già menzionato in un articolo. Alcuni giorni dopo la loro pubblicazione, incontrai Tsipras per parlare di una possibile collaborazione con il CADTM per condurre la procedura di revisione del debito. Dissi a Tsipras e al suo consigliere economico dell’epoca, John Milios: “Ora avete un argomento concreto contro il Fmi, perché se avete le prove che il Fmi sapeva che il suo programma non poteva funzionare e sapeva che il debito era insostenibile, abbiamo il materiale per affondare il colpo sull’illegittimità e illegalità del debito.[8] Tsipras rispose: “Ascolta… il Fmi sta prendendo le distanze dalla Commissione europea.” Capii che aveva in mente che il Fmi avrebbe potuto essere un alleato di Syriza nel caso in cui Syriza fosse salito al governo. Un’idea del tutto priva di fondamenti ragionevoli.
A febbraio 2015 Tsipras e Varoufakis erano ancora fermi su quella posizione. Erano convinti che sarebbero stati in grado di ammorbidire il Fmi grazie al sostegno di Barack Obama e all’influenza dei consiglieri statunitensi scelti da Varoufakis, Jeffrey Sachs e Larry Summers. Erano totalmente sulla falsa strada. Varoufakis lo capì di persona una prima volta per ovvi motivi il 20 febbraio, e nei giorni seguenti, quando Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, dichiarò all’Eurogruppo che non era assolutamente il caso di derogare dal memorandum stabilito.
Nonostante questa dimostrazione dell’atteggiamento ostile del Fmi, Varoufakis e Tsipras continuarono a rimborsare il Fondo monetario internazionale per tutto il mese di marzo 2015. Varoufakis ha dichiarato che il suo ministero ha pagato al Fmi 301,8 milioni di euro il 6 marzo, 339,6 milioni il 13 marzo, 565,9 milioni il 16 marzo e 339,6 milioni il 20 marzo. Complessivamente, nel mese di marzo 2015 sono stati pagati oltre 1.500 milioni di euro, utilizzando tutta la liquidità disponibile, benché le speranze di Varoufakis di ricevere denaro dalla Cina fossero svanite, e la Bce avesse confermato che non avrebbe pagato gli interessi dovuti alla Grecia sui buoni acquistati tra il 2010 e il 2012 e che non avrebbe ripristinato l’accesso alla liquidità ordinaria delle banche greche. Eppure il governo greco aveva sicuramente bisogno, per combattere la crisi umanitaria e promuovere l’occupazione, del denaro che finiva nelle casse del Fmi. Secondo Varoufakis, “che il mio ministero sia riuscito a trovare 1,5 miliardi di dollari per pagare l’Fmi ha del miracoloso, soprattutto tenendo conto del fatto che dovevamo continuare a pagare pensioni e dipendenti pubblici ” (Capitolo 13, pag. 348).
La decisione di sospendere il pagamento del debito al FMI
Varoufakis riferisce di un incontro surreale tra Tsipras e i suoi ministri più importanti, tenutosi venerdì 3 aprile 2015. Spiega che prima della riunione aveva cercato di convincere Tsipras a non effettuare il pagamento successivo al Fondo monetario internazionale, previsto per il 9 aprile 2015 per un importo di 462,5 milioni di euro. La sua tesi: bisognava fare pressione sui leader europei e la Bce per ottenere qualcosa (ad esempio, un passo indietro sulla restituzione alla Grecia di due miliardi di euro incassati dalla Bce sui titoli greci 2010-2012), perché durante il mese di marzo non avevano ottenuto nulla. Varoufakis dice che sentiva di non essere riuscito a convincere Tsipras. Racconta in questo modo le intenzioni e il comportamento di Tsipras durante il “Consiglio dei ministri informale” (sic! pag. 348), che seguì:
Totale silenzio di Varoufakis sulla Commissione per la verità sul debito
Varoufakis ignora totalmente l’esistenza della commissione a cui aveva promesso la sua assistenza
Il resto di questa storia è allo stesso tempo scandalo e farsa. Varoufakis parte il giorno successivo per Washington via Monaco per incontrare con urgenza Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale. Mentre racconta nei dettagli la riunione del 3 aprile e l’incontro con il direttore del Fmi a Washington il 5 aprile, ignora totalmente un incontro a cui ha partecipato il 4 aprile. Un’omissione non banale, perché proprio quel giorno si è tenuto presso il Parlmento greco l’incontro pubblico di apertura dei lavori della Commissione per la verità sul debito pubblico, in presenza di Alexis Tsipras, del Presidente del Parlamento Zoe Konstantopoulou, del Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos e di dieci ministri, tra cui Yanis Varoufakis, che è intervenuto. Sono stato il coordinatore scientifico di questo comitato, quindi ho preso la parola subito dopo gli interventi del Presidente della Repubblica e della Presidente del Parlamento greco e prima degli interventi di tre miei colleghi della Commissione e di Varoufakis.
In realtà nel suo voluminoso libro Varoufakis ignora totalmente l’esistenza della commissione a cui aveva promesso il suo aiuto. Ha un bel sostenere sul suo blog e nelle interviste successive alla pubblicazione del suo libro di avere sostenuto la Commissione: questo è del tutto falso.
A mio parere è significativo anche che il 3 aprile, mentre si teneva l’importante incontro in cui venne deciso di sospendere il pagamento del debito al Fmi, George Katrougalos, che era un membro del governo, non ne era nemmeno al corrente. Ero con lui al suo ministero durante questo incontro. Allo stesso modo, la sera del 3 aprile ho incontrato anche la Presidente del Parlamento, a lungo, per preparare i dettagli della prima riunione della Commissione e nemmeno lei era a conoscenza né di questo incontro né della decisione di bloccare la restituzione del debito. Nemmeno Panagiotis Lafazanis, uno dei sei “super” ministri (questa è l’espressione usata da Tsipras), era stato invitato all’incontro. Questo testimonia il modo di muoversi di Tsipras e della sua cerchia: decisioni cruciali prese da un gruppo ristrettissimo, in segreto, senza consultare una grande parte dei membri del governo, né la Presidente del Parlamento né la direzione di Syriza.
Va anche sottolineato che il lavoro della Commissione per la verità sul debito ha avuto un enorme impatto sulla popolazione greca, e ne sono stato testimone personalmente. Molto spesso la gente mi ha manifestato simpatia o rivolto ringraziamenti per strada, sui mezzi pubblici o ancora al mercato settimanale del quartiere popolare di Atene dove ho vissuto tra aprile e luglio 2015. Questo significa che molte persone hanno seguito il lavoro della Commissione e ne conoscevano i membri principali, che tra l’altro sono stati oggetto di una sistematica campagna diffamatoria da parte dei media di destra.
Dalla tragedia alla farsa: non è che un volo aereo
Non avevo mai sentito niente di così assurdo.
Ma riprendiamo il racconto di Varoufakis. Al suo arrivo a Washington, domenica 5 aprile, Tsipras gli trasmette un contrordine.
Ecco il dialogo tra Tsipras e Varoufakis, così come è riportato nel libro di quest’ultimo:
Ascolta, Yanis, è stato deciso di non andare al default adesso, è troppo presto.”
– “Come sarebbe ‘è stato deciso’ “? – Ho risposto, stordito. – “Chi è che ha deciso che non faremo default?”
– “Io, Sagias, Dragasakis… ci siamo detti che sarebbe stata una decisione prematura, appena prima di Pasqua“.
Grazie di avermi avvertito” gli ho risposto, fuori di me. Poi, prendendo il tono più neutro e distaccato possibile, gli ho chiesto: e adesso che cosa faccio? Prendo l’aereo e torno? Non vedo qual è il punto a incontrare la Lagarde.
– “Assolutamente no, non annullare l’appuntamento. Tu vai avanti come concordato. Tu incontri la signora e le dici che facciamo default.”
Non avevo mai sentito niente di più assurdo.
– “Che cosa intendi, esattamente? Le dico che faremo default dicendole allo stesso tempo che abbiamo deciso il contrario”?
– “Esatto. Tu la minacci, in modo che in preda all’ansia chiami Draghi e gli chieda di porre fine alla restrizione della liquidità. A quel punto la ringraziamo e annunciamo che paghiamo il Fmi. “
Così Varoufakis accetta di andare a recitare una commedia grottesca alle sede del Fmi e dichiara a Christine Lagarde:
Sono autorizzato a informarvi che tra quattro giorni faremo default in relazione al nostro programma di rimborso al Fondo monetario internazionale, e questo finché i nostri creditori continueranno a trascinare i negoziati e la Bce limiterà la nostra liquidità.
Ora, la partenza di Varoufakis per Washington era stata resa pubblica. Ciò che Varoufakis non dice nel suo libro è che Dimitris Mardas, vice ministro delle Finanze scelto da Varoufakis [9], aveva dichiarato alla stampa internazionale che la Grecia il 9 aprile 2015 avrebbe pagato quanto dovuto al Fmi. L’agenzia di stampa ufficiale tedesca, Deutsche Welle, scriveva:
Il vice ministro delle Finanze Dimitris Mardas ha dichiarato sabato che la Grecia ha denaro a sufficienza. ‘Il pagamento dovuto all’Fmi sarà effettuato il 9 aprile. C’è il denaro sufficiente per pagare gli stipendi, le pensioni e tutte le altre spese che dovranno essere erogate la prossima settimana’, ha affermato Mardas“.

* Fonte Voce dall'estero
**Traduzione di Rododak


Note
[1] Sagias è tornato a essere il consigliere designato dei grandi interessi stranieri per promuovere nuove privatizzazioni. Nel 2016 ha servito gli interessi dell’emiro del Qatar, che voleva acquistare un’isola greca, l’isola di Oxyas a Zacinto, appartenente a un parco naturale. Sagias è stato anche consulente di Cosco nel 2016-2017 in una controversia con i lavoratori del porto del Pireo, quando si è trattato di trovare una formula di pensionamento anticipato (o licenziamento dissimulato) per oltre un centinaio di lavoratori vicini all’età della pensione. Fonte: http://www.cadtm.org/Varoufakis-s-is-holding-of-the-dominant-order-as-advisers
[2] La società privata italiana Ferovialia ha acquistato le ferrovie pubbliche greche OSE per 45 milioni di euro nel giugno 2016 sotto la conduzione del ministro Stathakis, amico intimo di Tsipras (https://tvxs.gr/news/ ellada / giati-i-trainose-polithike-monon-enanti-45-ekatommyrion-eyro ), con la prospettiva di un sussidio operativo di 250 milioni di euro da parte dello stato greco per i prossimi 5 anni (50 milioni all’anno). Vedi anche: http://net.xekinima.org/trainose-to-xroniko-mias-idiotikopoi/
[3] Vedi p. 342 e nota 5, cap. 12, p. 518.
[4] Vedi la dichiarazione di Obama secondo Varoufakis, cap. 14, pp. 368-369.
[5] Lo stato di necessità è riconosciuto dal diritto internazionale come una situazione che permette di sospendere il pagamento del debito.
[6] Ricordiamo che nel programma di Syriza per le elezioni del giugno 2012, tra le cinque priorità si poteva leggere: “Istituzione di una commissione internazionale di revisione del debito, insieme alla sospensione del pagamento del debito fino alla fine dei lavori di questa commissione”.
[7] “Regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013”, art. 7https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0472&from=IT
[8] Nel 2017, il CADTM ha pubblicato e commentato questi documenti segreti, conosciuti grazie alle rivelazioni del Wall Street Journal nel 2012: http://www.cadtm.org/Documents-secrets-du-FMI-sur-la
[9] Per quanto riguarda D. Mardas, bisogna sapere che il 17 gennaio 2015, otto giorni prima della vittoria di Syriza, Mardas ha pubblicato un articolo particolarmente aggressivo contro la deputata di Syriza Rachel Makri, intitolato “Rachel Makri vs Kim Jong Un e Amin Dada “. L’articolo si conclude con la domanda molto eloquente (sottolineata da lui stesso) “Sono questi quelli che ci governeranno?”. Dieci giorni dopo, grazie a Varoufakis, lo stesso Mardas è diventato viceministro delle Finanze. Varoufakis spiega nel suo libro che dopo un mese dalla nomina a ministro si è reso conto di avere fatto una scelta sbagliata. Va notato che Mardas, che ha sostenuto la capitolazione nel luglio 2015, è stato eletto deputato di Syriza nelle elezioni di settembre 2015.

giovedì 18 ottobre 2018

TSIPRAS: DOPO LA CAPITOLAZIONE LA REPRESSIONE di Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas

[ 19 ottobre 2018 ]

Grecia. Il 2 ottobre scorso davamo notizia della gravi accuse mosse dal governo Tsipras contro il compagno Lafazanis (segretario di Unità Popolare, il movimento sorto dalla separazione da SYRIZA dopo la capitolazione alla troika del luglio 2015) Lafazanis rischia di andare in galera per aver partecipato al blocco dei pignoramenti delle case. Con Lafazanis rischiano di finire in prigione molti cittadini che si oppongono alla vendita all'asta delle loro abitazione e decine di altri militanti della sinistra popolare.
Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas denunciano la repressione e spiegano quanto drammatica sia la situazione in Grecia

*  *  *

Alcuni nella sinistra europea continuano a ritenere che la situazione greca sia in via di miglioramento e che il governo Syriza resti una forza di governo che protegge i diritti dei lavoratori e degli strati più deboli, in condizioni molto difficili. Tra loro, Inigo Errejon, uno dei principali dirigenti di Podemos, che ha dichiarato in una recente intervista che “tenuto conto dei vincoli, il bilancio [di Tsipras] è piuttosto soddisfacente”. Per coloro che condividono questo punto di vista, lo sbocco che prenderanno gli eventi, sarà una brutta sorpresa.

La realtà è che, dopo la loro capitolazione alla troika, a luglio del 2015, dei creditori della Grecia (UE, BCE, FMI), Tsipras ed il suo governo, hanno applicato in modo inflessibile le stesse politiche neoliberali di tutti i governi greci che si sono susseguiti dal 2010, data del primo memorandum firmato dalla Grecia. Il governo Tsipras ha anche provveduto a tagliare drasticamente la spesa pubblica, ha portato avanti la deregolamentazione ed ha provveduto a incrementare, come mai in precedenza, l’ondata di privatizzazioni. I salari stagnano al livello raggiunto dopo anni di caduta brutale (-30% in media), le pensioni e gli aiuti sociali sono stati ulteriormente tagliati. Gli investimenti pubblici e privati sono crollati, mentre le imposte dirette ed indirette hanno raggiunto livelli senza precedenti che colpiscono soprattutto i redditi medio-bassi.

La sola differenza con i predecessori è che Tsipras ed il suo partito sono stati eletti a gennaio del 2015 precisamente allo scopo di fermare queste politiche. La loro virata, nell’estate del 2015, solo poco tempo dopo che il 61% degli elettori avevano rigettato il piano di austerità, è stata uno shock per la Grecia. Nel corso dei successivi tre anni, il cinismo di Syriza ha condotto ad una profonda demoralizzazione che ha impregnato tutti i campi della vita pubblica. La passività e lo sconforto sono i due fattori principali che hanno permesso l’applicazione di nuove misure d’austerità senza incontrare forti resistenze.
Stathis Kouvélakis


Tsipras ha così reso un buon servizio alla Troika che gli è valso i complimenti di Moscovici, Junker e compagnia. Ma l’attuazione di tali politiche, che schiacciano la maggioranza della popolazione, è impossibile senza far ricorso alla repressione. I tagli ai servizi pubblici, l’abbassamento delle pensioni e della spesa sociale, l’aumento delle tasse non possono essere portate avanti senza minacciare le opposizioni e chiunque rifiuti di sottomettersi allo stato di cose. L’esperienza dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e di altri paesi, nel corso degli ultimi quattro decenni, lo conferma ampliamente.

Dal 2010 al 2015, quando i governi del PASOK e della destra hanno messo in atto i piani d’austerità, la Grecia ha conosciuto una serie di misure repressive. Lentamente e, certamente, in modo inesorabile, il governo Tsipras si è incamminato sulla stessa strada. Ciò che ha accelerato questa evoluzione rimanda alle difficoltà che hanno incontrato le banche greche.

Mentre qualche tempo fa lo slogan scandito da Syriza era “nessuna casa alle banche”, ora è proprio Syriza che reprime chi cerca di impedire che la propria casa sia messa all’asta.

STRINGENDO I BULLONI

Per comprendere l’importanza della crescente lotta politica contro questo fenomeno, bisogna considerare la situazione critica delle banche e le ripercussioni sul governo e sulla società greca. Perché è proprio per evitare un nuovo ciclo di destabilizzazione delle banche che il governo ha fatto ricorso a metodi sempre più repressivi.

In seguito alla crisi del 2010, il settore bancario è passato nelle mani di quattro banche che controllano più del 90% dei depositi e dei patrimoni. Per evitare il fallimento e premunirsi contro un’eventuale nazionalizzazione, sono diventate le più strenue sostenitrici delle politiche d’austerità. Hanno utilizzato il proprio enorme potere economico e sociale per far leva sui governi, compreso quello di Syriza, per conformarsi alle esigenze della Troika.

Dopo il 2010, sono state avviate importati ricapitalizzazioni, l’ultima delle quali sotto il governo Syriza. Il costo totale ha superato i 45 miliardi di euro. E’ stato interamente finanziato da prestiti pubblici rimborsati dai contribuenti greci.

Malgrado questo mostruoso fardello imposto alla popolazione, le banche greche detengono il record di crediti inesigibili ed hanno, di fatto, smesso di sostenere la crescita economica. Questi così detti debiti comprendono i prestiti non performanti (Non Performing Loan - NPL) che registrano un ritardo di rimborso di più di 90 giorni ma anche dei fondi non performanti (NPE) una categoria più ampia che include quei prestiti che si stimano non interamente rimborsabili, anche quando non sia stato registrato alcun ritardo formale. La riduzione dell’esposizione delle banche greche agli NPE ed agli NPL è, da anni, la priorità assoluta per la BCE.

Dal 2016, il governo Tsipras ha obbedito docilmente a queste ingiunzioni tramite un’ondata di pignoramenti di proprietà, comprese le prime case, ed ad una vendita a dei fondi avvoltoio di pacchetti di debiti inesigibili a prezzi stracciati. La vendita all’asta degli immobili è a questo riguardo strategica. L’incapacità delle banche di risolvere questo problema, non ha nulla di sorprendente, viene direttamente dal dispositivo messo in atto da Tsipras. Riassumendo, le banche greche devono progressivamente risanare i loro bilanci dal peso dei crediti inesigibili tramite le vendite all’asta e di pratiche più rigorose di recupero crediti. Questo processo durerà molti anni. Allo stesso tempo, le banche dovrebbero sostenere l’economia ed erogare nuovi prestiti. Questa limitazione drastica del credito ha, di fatto, compromesso la ripresa. Si tratta di un esempio perfetto del piano di salvataggio attuato da Syriza.
Costas Lapavitsas


L’incapacità delle banche greche di ridurre il peso dei debiti inesigibili ha portato al crollo delle loro azioni alla borsa di Atene agli inizi dell’estate del 2018 e che si è accelerato negli ultimi mesi. In realtà, la totalità del settore bancario è stato totalmente svalutato dopo la firma del piano di salvataggio di Tsipras. Circolano voci su un’altra ricapitalizzazione o di forme di copertura dei crediti da parte dello stato. Se una tale prospettiva si concretizzasse, sarebbe un disastro completo per il governo che dovrà affrontare diverse scadenze elettorali nel 2019. L’accelerazione del programma di liquidazione dei debiti inesigibili è così diventata una delle priorità della Troika e dei suoi fedeli servitori all’interno di questo governo. Poiché il problema sembra essere più acuto per i crediti immobiliari ed il credito al consumo, sono stati fissati degli obiettivi molto ambiziosi e certamente irrealizzabili, in materia di pignoramenti e vendite all’asta: dagli 8mila ai 10mila alloggi nel 2018 che diventeranno 50mila nel 2019.

INDIRIZZANDO LE AZIONI DI PROTESTA 
Dalla capitolazione dell'estate 2015, la questione dei sequestri e delle aste è diventata una delle questioni più difficili per Tsipras e il suo partito. L'accelerazione del processo sotto la pressione delle banche e della Troika ha portato a un grande scontro tra il governo e un dinamico movimento che si oppone ai pignoramenti e alle vendite all'asta. Questo movimento ha guadagnato slancio dopo il rilancio delle aste nell'autunno del 2016. La continua mobilitazione di determinati gruppi militanti nelle aule giudiziarie è riuscita ad annullare centinaia di vendite e che in modo significativo ha rallentato tutte le procedure. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le banche non hanno raggiunto i loro obiettivi.

La reazione del governo, obbedendo alle istruzioni della Troika, è stata quella di trasferire dall'estate del 2017 la procedura d'asta su una piattaforma elettronica, attivata dai notai all'interno dei propri uffici, piuttosto che svolgere le vendite nei tribunali. Ciò ha certamente reso le azioni di protesta più difficili da organizzare. Inoltre, la nuova legislazione, approvata a dicembre 2017, ha creato un reato specifico che prevede la reclusione da tre a sei mesi per coloro che tentano di ostacolare il processo di asta. Tuttavia, le azioni continuarono, sebbene la loro dimensione sia stata frenata, impedendo molte aste e rendendo i notai meno inclini a svolgere il loro servizio.

Durante questo periodo si sono moltiplicati gli scontri con la polizia di fronte agli uffici dei notai. Gli attivisti filmati e identificati durante le azioni sono stati sistematicamente incriminati. Dall'inizio dell'anno, decine di attivisti in tutto il paese affrontano azioni legali. Tra questi ci sono Elias Milios, consigliere di Ambelokipi-Menemeni, nella regione di Salonicco, e attivista di Antarsya, coalizione di organizzazioni di estrema sinistra. Nella piccola città di Volos, non meno di 20 militanti sono sotto aaccusa, come lo sono altri 15 a Argos e Nafplion. Un processo a tre attivisti anti-sequestro è iniziato ad Atene il 21 settembre.

Il persecuzione degli attivisti anti-sequestro è solo l'esempio più evidente delle pratiche autoritarie del governo di Tsipras. La repressione ha colpito anche gli attivisti mobilitati contro il progetto di miniera a cielo aperto del gigante canadese Eldorado Gold a Skouries, nel nord della Grecia. Più in generale, il governo ha usato la forza per reprimere le dimostrazioni contro le sue politiche, specialmente quando sembra probabile che si espandano. L'uso della polizia antisommossa contro i pensionati è solo l'esempio più eclatante. Una tendenza fondamentale ha iniziato ad emergere: per far fronte alle reazioni alle sue politiche, il governo fa affidamento sui meccanismi repressivi dello "stato profondo".

IL PROCESSO CONTRO LAFAZANIS
Panagiotis lafazanis

Un limite simbolico in questa escalation repressiva è stato raggiunto il 26 settembre, quando Panagiotis Lafazanis, una figura rispettata della sinistra radicale, ha ricevuto un mandato di comparizione per affrontare le spese per la sua partecipazione alle proteste settimanali contro i pignoramenti e le vendite asta. Lafazanis era il ministro dell'energia nel primo governo di Syriza (da gennaio a luglio 2015) e il prestanome della "Piattaforma di sinistra", che all'epoca includeva la maggior parte dell'ala sinistra di Syriza. Ora è Segretario Nazionale di Unità Popolare, un fronte politico creato nell'estate 2015, principalmente dalle forze della Piattaforma Sinistra, che hanno lasciato Syriza e sono state raggiunte da altre organizzazioni della sinistra radicale.

Questa è la prima volta dalla caduta della dittatura (1974) — durante la quale Lafazanis è stato perseguitato per le sue attività clandestine all'interno del movimento studentesco e dell'organizzazione giovanile del Partito comunista — che un leader di un partito di sinistra è punito per la sua attività politica. Le accuse a suo carico riguardano presunte infrazioni a non meno 15 articoli del codice penale, punibili con pene detentive fino a due anni. Se condannato per tutte le accuse, la condanna potrebbe essere fino a nove anni.

Ciò che è anche notevole è che la procedura non proviene dal pubblico ministero, ma dal "Dipartimento per la protezione dello stato e del regime democratico", una branca speciale dei servizi di sicurezza che dovrebbe indagare sulle attività connesse al terrorismo e minacciare la democrazia. Questo dipartimento è stato creato nel 2000 dai governi "modernisti" del PASOK, mentre la Grecia si stava preparando ad aderire all'Unione Monetaria. È stato riorganizzato nel 2011, in seguito all'attuazione dei piani di austerità, e trasformato in un servizio di monitoraggio delle azioni di protesta. La legislazione approvata a febbraio sotto la guida del governo Syriza ha ulteriormente ampliato la sua gamma di attività. Va notato che dalla sua creazione, il dipartimento non ha sviluppato alcuna attività contro i neo-nazisti di Golden Dawn, né alcuna altra organizzazione di estrema destra o terrorista.

Lafazanis non è l'unico attivista ad essere preso di mira dai servizi di sicurezza. Altri quattro attivisti, tra cui un membro di Unità Popolare e due personaggi noti nella rete "I do not pay", Leonidas ed Elias Papadopoulos, sono stati convocati per rispondere a una lunga lista di accuse. La natura dei documenti inclusi nel suo dossier ha permesso di evidenziare il fatto che Lafazanis era stato tenuto sotto sorveglianza per mesi da una squadra di poliziotti travestiti da giornalisti che riprendevano le azioni davanti agli uffici dei notai. Questo materiale è stato integrato da foto e video che i servizi di sicurezza hanno chiesto ai canali televisivi. I post di Facebook sono stati quindi utilizzati anche per identificare questi attivisti durante varie azioni di protesta.

QUALI CONSEGUENZE?

L'ondata di cause legali, in particolare quella contro Lafazanis, ha costretto i media greci a parlare di repressione. Ha anche provocato alcune reazioni nei circoli politici, compresa una domanda in parlamento indirizzata al Ministro della giustizia da 43 deputati di Syriza. Tuttavia, la posizione ufficiale del governo è che questo problema è interamente di competenza della magistratura e della polizia e non di sua competenza.

Tuttavia, l'iniziativa per l'azione penale non è stata presa dai tribunali, ma da un servizio appartenente allo "Stato profondo", vale a dire il "Dipartimento per la protezione e il regime dello Stato democratico". Questo dipartimento è sotto l'autorità del Ministro dell'ordine pubblico. C'è quindi coinvolgimento e complicità da parte del governo, che fa riferimento alle misure previste nel Terzo Memorandum firmato a luglio 2015 e all'attuale crisi delle banche greche.

L'attuazione di piani di austerità e delle politiche neoliberali richiede repressione e il governo di Syriza non fa eccezione a questa regola. La democrazia in Grecia è già a pezzi e la situazione probabilmente peggiorerà nei prossimi mesi. Nella corsa alle elezioni, i problemi delle banche occuperanno senza dubbio un posto centrale. Il disastro economico e sociale causato dalla capitolazione di Tsipras è diventato evidente in ampi segmenti dell'elettorato e il disgusto si sta diffondendo tra la popolazione. Un governo che ha già venduto la sua anima per essere l'esecutore della Troika non esiterà ad inasprire la repressione contro tutti coloro che si oppongono alla sua politica. La solidarietà internazionale è essenziale per porre fine a questo preoccupante sviluppo della situazione in Grecia. È una questione di difesa della democrazia.

* Traduzione a cura della redazione
** Fonte: Jacobin



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