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sabato 12 dicembre 2015

NESSUN PASSO INDIETRO!

[ 12 dicembre ]

Questa mattina iniziano a Morlupo, nei pressi di Roma, i lavori del Seminario Programmatico promosso da Ora-Costituente e Coordinamento della sinistra contro l'euro.

Cinque gruppi di lavoro saranno chiamati a discutere ed approvare, nelle loro linee generali i cinque documenti di sintesi proposti dal Consiglio Nazionale:
(1) L'Italia che immaginiamo(2) Il programma del governo popolare d'emergenza(3) Come comunichiamo e parliamo alla nostra gente?(4) La struttura organizzativa- Statuto(5) Nove tesi sulla questione delle alleanze
Il Seminario, che dovrebbe concludersi con un Appello finale, aprirà la fase costituente della NUOVA FORMAZIONE POLITICA, il cui congresso costitutivo si terrà entro l'estate del prossimo anno.

La redazione di SOLLEVAZIONE rivolge a tutti i presenti un augurio di buon lavoro.

martedì 24 novembre 2015

COME COMUNICHIAMO? COME PARLIAMO ALLA NOSTRA GENTE? Verso il seminario nazionale per un nuovo movimento politico di unità popolare (3)

[24 novembre ]

Il Seminario per un nuovo movimento politico di unità popolare (Roma, 12-13 dicembre) è alle porte.
Il Consiglio nazionale di Ora-Costituente, riunitosi a Bologna l' 8 novembre scorso, ha licenziato i documenti per i cinque tavoli di lavoro previsti. Presentiamo il terzo, una riflessione e delle proposte su comunicazione e linguaggio.
QUI le informazioni per compagni ed i cittadini che vogliano darci una mano e partecipare al Seminario. Astenersi perditempo.

Introduzione

Il nostro nuovo movimento politico, se vuole avere realmente qualche speranza di successo, deve affrontare anche il nodo della Comunicazione. Chiariamoci e siamo onesti con noi stessi: la nostra area politica ha, da almeno 20 anni, il problema del linguaggio da adottare con il nostro blocco sociale di riferimento.

Prima di andare avanti domandiamoci: cos’è la Comunicazione? È niente di più che utilizzare il linguaggio, ed entrare in contatto con la nostra gente, con coloro con cui vorremmo parlare. E, invece, qual è stato il tipo di comunicazione adottato e, soprattutto, la sua percezione?

Un linguaggio elitario, che comprende solo chi fa parte di ristretti gruppi di sinistra radicale (sempre più ristretti a dire la verità) senza la capacità e la volontà di parlare il linguaggio di tutti.

Il problema, dunque, è ben più grave di una sterile contrapposizione tra linguaggio vecchio/giovane. Non si tratta soltanto di abbandonare, o mantenere, termini come: “militanza”, “partito”, “lotta di classe”, ma si tratta, da un lato, di dare reale sostanza e contenuto a quei termini, che non siano narcisistiche dichiarazioni di principio e di autoaffermazione di sé stessi (e quindi: partito di che tipo? Lotta di classe tra chi? Militanza con chi?) e, dall’altro, ritornare in contatto con il nostro popolo e utilizzare un linguaggio che sia reale condivisione di valori comuni.

Dispiace costatare che, a volte, la questione della Comunicazione sia semplificata, non solo a contrapposizione vecchi/giovani, ma anche a mera questione di forma. Va ricordato che, invece, la comunicazione sancisce la nascita, non solo di ogni forma di comunità nazionale, ma anche di qualsiasi forma di organizzazione politica e umana.

Non è questo il luogo per approfondimenti di tipo storico o teorico. Ancora prima, però, di riflettere su come (e quale) tipo di linguaggio e di forme organizzative realizzare, è necessaria la condivisione di questo assunto e l’accettazione del primo e reale problema. In quale tempo storico viviamo? Qual è il linguaggio che utilizzano gli elementi con cui vorremmo parlare? Quale tipo di comunicazione vogliamo adottare?

Il tema del linguaggio non può, però, essere affrontato soltanto intellettualmente. Il linguaggio è SEMPRE espressione di un momento storico e di determinati interessi, desideri, bisogni. Il che vuol dire anche scegliere a “chi” parlare e “come”. Il tipo di linguaggio che adotteremo sarà, infatti, legato indissolubilmente al tipo di forma che il nostro nuovo movimento politico sceglierà di adottare. Un linguaggio verticale e leaderistico o, in alternativa, comunitario e partecipativo (il che non esclude, ovviamente, la presenza di dirigenti e di portavoce).

L’altro elemento da prendere in considerazione, se si parla di comunicazione, è quello della presenza mediatica. Una premessa: un movimento realmente antagonista non avrà una visibilità né televisiva né della carta stampata. La cosa da fare dovrebbe essere quella di prendere in considerazione e utilizzare gli strumenti che il Web ci mette a disposizione, senza “luddismi” fuori tempo massimo.

Anche da questo punto di vista, se si sceglierà di utilizzare il Web rispetto a strumenti più tradizionali, vorrà dire adottare il linguaggio ai nuovi media. Non dobbiamo sottovalutare questi strumenti, o pensare che ci daranno meno visibilità rispetto a quelli tradizionali.
Internet se utilizzato in maniera ottimale può darci una visibilità importante (solo per fare un esempio: un annuncio su Facebook può, mediamente, con un minimo impegno economico, raggiungere anche 50.000 utenti con persone interessate a ciò che proponiamo, al contrario della Televisione che invece si rivolgerebbe comunque a un pubblico indifferenziato e generalista).

Tavolo di Lavoro. Alcune proposte operative.

In accordo con l’introduzione, si individuano alcune linee guida che dovranno essere sviluppate all'interno del tavolo di lavoro:


1. Analisi dell’attuale comunicazione politica

2. Analisi della comunicazione adottata dai movimenti politici di opposizione

3. Il Rapporto Linguaggio/Forma e Linguaggio/Gruppo Sociale

4. Quale Linguaggio e quali Canali utilizzare

5. Varie

In aggiunta alle linee guida, si individuano alcuni strumenti da adottare che saranno vagliati dal tavolo di lavoro:

1. Utilizzo dello strumento video (Il commento dei fatti della settimana)

2. Trasmissione Poadcast quindicinale (simile a una trasmissione radio con interviste a economisti e politici; commenti sui fatti nazionali e internazionali, eccetera)

3. Ricostruzione della mailing list e invio di una newsletter settimanale

4. Varie

lunedì 23 novembre 2015

ASSEMBLEA DI ROMA: SE SON ROSE FIORIRANNO...

Roma, 21 novembre 2015
[ 23 NOVEMBRE ]


...ma noi ci crediamo poco

A proposito dell'assemblea di "Eurostop" di ieri a Roma

Ieri eravamo all'assemblea nazionale della campagna "Eurostop" a Roma. Un'assemblea con luci ed ombre. Per la verità più ombre che luci.
Il Coordinamento della sinistra contro l'euro ha aderito all'appello di convocazione di questo incontro, valutando positivamente il recente spostamento su posizioni no-euro di uno spezzone della sinistra precedentemente indifferente al tema della sovranità monetaria e nazionale, e addirittura ostile a chi da tempo, da sinistra, ne sosteneva le ragioni. Per chi, come noi, ritiene ormai da molti anni questa questione assolutamente centrale, si tratta senz'altro di un passo avanti da salutare positivamente.

Al tempo stesso non ci sfuggiva, già nella fase preparatoria, l'assoluta contraddittorietà tra l'adozione di una parola d'ordine (no-euro, no-UE) ed un'elaborazione del tutto inadeguata - per alcuni aspetti assente - sulle implicazioni della lotta contro la gabbia europea. Speravamo sinceramente che l'assemblea di ieri iniziasse a colmare queste lacune. Purtroppo non è andata così.

Dipenderà forse dal fatto che il Coordinamento della sinistra contro l'euro, e le forze che vi aderiscono, hanno sviluppato da anni un'elaborazione assai precisa, che c'è stato un confronto costante con i migliori economisti euro-critici, ma francamente il livello espresso nell'assemblea di ieri non ci ha convinto.

Non ci riferiamo tanto al primitivismo politico di alcuni interventi, che pure c'è stato, ci riferiamo soprattutto al mancato approfondimento degli stessi temi proposti. Temi pesanti, che avrebbero richiesto ben altre riflessioni, ben altro livello di elaborazione. In breve: si è voluto mantenere il dibattito su un piano di estrema genericità, come se un'iniziativa anti-euro, anti-Ue ed anti-Nato, equivalesse ad una delle tante assemblee di movimento degli ultimi cinquant'anni. Non si fa così. E se lo si fa non si va da nessuna parte.

L'intervento del Coordinamento della sinistra contro l'euro ha posto tre questioni: 1) La necessità di costruire una soggettività politica che, partendo dall'assunzione della questione europea come decisiva, si doti di una piattaforma programmatica adeguata - in sostanza, la lotta contro l'euro/Ue non può esaurirsi in una campagna. 2) La possibilità di colpire il fronte eurista italiano, cogliendo in particolare l'occasione del referendum costituzionale (che dovrebbe tenersi nell'autunno 2016) per mandare a casa Renzi. 3) L'urgenza di porsi l'obiettivo della costruzione di un fronte ampio, basato sui valori della Costituzione del 1948, per arrivare ad un governo popolare d'emergenza in grado di rompere davvero con l'Unione Europea e di riconquistare la sovranità nazionale, democratica e popolare.

Su questo tema del fronte, e delle sue caratteristiche ampie, ha insistito con forza anche Ugo Boghetta, della minoranza no-euro di Rifondazione Comunista.

Non serve oggi un fronte residuale, un aggregato purchessia d'estrema sinistra. Serve invece un fronte ampio, popolare, democratico, in grado di raccogliere le forze migliori per salvare il Paese dal disastro economico, dalla disoccupazione di massa, dall'impoverimento crescente. E' dentro questo fronte, in parallelo con la sua costruzione, dentro la concreta battaglia per rompere con l'UE, che le forze che puntano alla fuoriuscita dal capitalismo-casinò potranno sviluppare appieno la propria iniziativa nella direzione del socialismo.

Fin qui i problemi di contenuto, di impostazione politica. Ma c’è stata anche una gestione dell’assemblea a dir poco burocratica, con una presidenza che ha incomprensibilmente escluso dal tavolo gli stessi esponenti della sinistra no-euro arrivati appositamente dalla Grecia (Dimitris Mitropoulos di Unità Popolare) e dalla Spagna (Pedro Montes e Diosdado Toledano, della Piattaforma uscire dall'euro). Meglio sorvolare su quello che è stato il curioso ordine degli interventi.

Si fa così se davvero si vuol costruire uno schieramento che pretende di essere popolare ed inclusivo quindi non autoreferenziale? Certamente non è solo una questione di stile, è anche l'assenza di un vero spirito unitario, probabilmente l'assenza di una vera convinzione su quel che si sta facendo.

Il nostro è un giudizio politico franco. E, sinceramente, preferiremmo avere torto. Ma non si costruiscono percorsi unitari in questo modo, né si potrà svilupparli fingendo di non vedere la realtà delle cose.

Con la stessa franchezza con la quale scriviamo questo commento, dobbiamo dire che l'assemblea di ieri ci conferma al 100% la giustezza della strada che il Coordinamento della sinistra contro l'euro ha intrapreso: quella di lavorare alla costruzione di un nuovo soggetto politico. Un'esigenza condivisa da molti dei presenti, ma sentita pure da un mondo ben più vasto di quello presente nell'assemblea romana.

Il primo passo di questo percorso è rappresentato dal Seminario nazionale che si terrà a Morlupo (Roma) il 12 e 13 dicembre.


Naturalmente, e ieri lo abbiamo ribadito, fermo rimane il nostro spirito unitario, la nostra disponibilità a partecipare ad iniziative comuni. Vedremo quali saranno i prossimi passi.

A coloro che hanno gestito la presidenza ieri ci sono voluti 7 anni di crisi per arrivare ad una posizione no-euro. Ma noi non facciamo come fanno altri: gli diciamo benvenuti! Ci auguriamo però che non ce ne vogliano altrettanti per trarne le relative conseguenze in termini di analisi, elaborazione, programma ed alleanze.

In conclusione: se son rose fioriranno... ma la partenza di ieri proprio non è stata convincente.

sabato 21 novembre 2015

COSÌ SI SALVA L'ITALIA. Verso il seminario nazionale per un nuovo movimento politico di unità popolare (2)

[ 22 novembre ]

Il Seminario per un nuovo movimento politico di unità popolare (Roma, 12-13 dicembre) è alle porte.
Il Consiglio nazionale di Ora-Costituente, riunitosi a Bologna l' 8 novembre scorso, ha licenziato i documenti per i cinque tavoli di lavoro previsti. Presentiamo il secondo, che descrive i passi fondamentali che farà il governo popolare per mettere in sicurezza il Paese.
QUI le informazioni per compagni ed i cittadini che vogliano darci una mano e partecipare al Seminario. Astenersi perditempo.

* * * 

USCIRE DALLA CRISI

INIZIARE A COSTRUIRE L'ALTERNATIVA

PIATTAFORMA PER UN GOVERNO POPOLARE


Siamo ancora dentro la grande crisi iniziata nel 2007-2008. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Ci sono, anzi, tutte le premesse per un lungo periodo di recessione, disoccupazione di massa, impoverimento crescente. Anche se la propaganda dice il contrario, coloro che detengono le leve del potere ben lo sanno. Per loro l'importante è scaricare la crisi sul resto della popolazione, la grande maggioranza di chi vive col proprio lavoro, dipendente o formalmente autonomo che sia.

Un programma di misure immediate per l'uscita dalla crisi è quindi necessario. Per essere davvero efficace questo programma deve essere concreto ma non minimalista. Concreto, perché siamo tutti stanchi di proclami generici che a nulla servono, perché siamo convinti dell'urgenza dell'azione, perché crediamo sia doveroso indicare una strada davvero percorribile. Non minimalista, perché per uscire dai meccanismi che la crisi l'hanno generata, bisogna avviare un processo di sganciamento da questo modello economico disastroso, iniziando un percorso di grandi trasformazioni politiche, economiche e sociali.

Il nostro non vuole essere un programma come un altro. Quella che proponiamo vuole invece essere una piattaforma nella quale possa riconoscersi la maggioranza degli italiani. I principi che la ispirano derivano direttamente dalla Costituzione del 1948, quella Costituzione che non a caso il governo Renzi - e con esso le élite economico-finanziarie - stanno stravolgendo in profondità, quella Costituzione che andrà difesa con un no alla controriforma nel referendum previsto per l'autunno 2016.

Sovranità popolare, democrazia, lavoro e diritti sociali

Sovranità popolare, democrazia, lavoro e diritti sociali: sono questi i principi non negoziabili che stanno alla base del programma che proponiamo.

Dobbiamo uscire dalla crisi con un piano di ricostruzione dell'economia centrato sull'obiettivo della piena occupazione. Tutti devono avere un lavoro adeguatamente retribuito. La povertà deve essere estirpata.

Affermiamo i diritti sociali. La sanità, l'istruzione e la previdenza devono essere pubbliche e garantite a tutti i cittadini. Ai giovani dev'essere assicurato un accesso al lavoro che cancelli la precarietà, agli anziani una pensione dignitosa ed il diritto all'assistenza pubblica.

Difendiamo la democrazia, quella che stanno cancellando ogni giorno di più. Siamo per l'applicazione effettiva dei principi sanciti nella Costituzione repubblicana quasi 70 anni fa. Siamo per un parlamento basato sul principio della rappresentanza, composto di eletti e non di nominati, di delegati del popolo e non di meri esecutori dei programmi dei centri del potere finanziario.

Uscire dal neoliberismo e quindi dall'Unione Europea

In una società giusta la qualità della vita dei cittadini dovrebbe essere al centro dell’azione politica dei governi e degli stati. Nel sistema della globalizzazione neoliberista prevalgono invece gli interessi di una esigua minoranza di ultraricchi, i cui profitti stellari si basano sullo sfruttamento dissennato della maggioranza della popolazione e della natura. Questo sistema è irrazionale e insostenibile. Non mancano i mezzi e le risorse per assicurare una vita dignitosa per tutti, ma non l’avremo mai fino a quando essi saranno monopolio di una minoranza che li usa per i propri fini egoistici. Solo se toglieremo questi mezzi dalle loro mani ed estirperemo il cancro neoliberista, l’umanità uscirà dal marasma, evitando di sfracellarsi in un nuovo conflitto mondiale.

L’Unione europea, costruita attorno all'idolo della moneta unica, è diventata anche per questo l’epicentro della crisi economica internazionale. Le crudeli terapie adottate in Europa non hanno solo aumentato le ingiustizie sociali nei singoli paesi ma pure i fattori di crisi e gli squilibri tra le nazioni. Il nostro Paese, già privato della sovranità monetaria, ha infine ceduto dopo quella militare, anche quella politica ai poteri sovranazionali. Tutte le decisioni più importanti vengono oggi prese non dal Parlamento italiano ma da poteri oligarchici esterni, a cui spetta l’ultima parola anche per quanto riguarda la scelta di chi ci deve governare. Tale progetto neoliberista, dopo aver sospeso la Costituzione ha quindi seppellito la democrazia repubblicana. I politicanti italiani, da destra a sinistra, complici ed esecutori di questo crimine e responsabili del disastro nazionale, godono del consenso solo di una minoranza dei cittadini e non sono quindi legittimati a governare il Paese.

La maggioranza è invece consapevole che per evitare al Paese un penoso declino ed al popolo un futuro di stenti crescenti, occorrono una profonda svolta politica e grandi trasformazioni sociali. È a questa maggioranza che spetta il compito di cambiare.

Occorre fermare il colpo di stato in corso mandando a casa l’attuale parlamento di nominati, eleggendone quindi uno nuovo con l’unico metodo davvero democratico, quello proporzionale, così come deciso dalla Consulta.

Sconfitti i partiti asserviti alle oligarchie, i movimenti politici democratici oggi all’opposizione e quelli nuovi che gli italiani avranno sostenuto, dovranno allearsi formando un governo popolare che, forte della mobilitazione e della partecipazione dei cittadini, dovrà adottare poche ed efficaci misure urgenti allo scopo di mettere in sicurezza il Paese, rilanciare l’economia e gettare le fondamenta per un nuovo modello sociale.

Programma per un governo popolare d'emergenza

1. Elezione di un’Assemblea Costituente per riallineare l’ordinamento democratico ai principi fondamentali della nostra Carta del 1948. Abrogare tutte le leggi neoliberiste e anticostituzionali, siano esse di carattere politico che economico.

2. Disdetta dei Trattati internazionali lesivi della sovranità nazionale, uscire quindi dall’eurozona ripristinando la sovranità monetaria. Infatti, come insegna anche la vicenda della Grecia, l'Unione Europea non è riformabile, mentre l'euro è di fatto una moneta "straniera" in mano a banchieri che nessuno ha eletto. Da questa gabbia si deve uscire al più presto.

3. Ripristino del controllo pubblico sulla Banca d’Italia la quale, messa in circolazione la nuova lira, sarà tenuta a sostenere la politica economica del governo, anche acquistando titoli pubblici ad un tasso d’interesse sostenibile.

4. Lo Stato, perseguendo il bene comune e l'obiettivo della piena occupazione, assume nuovamente un ruolo propulsivo dell'economia nazionale.  Esso prende quindi in mano i settori economici strategici, sottraendoli alle multinazionali. Viene nazionalizzato il sistema finanziario delle banche e delle assicurazioni - che oggi si giocano i risparmi degli italiani nelle bische del capitalismo finanziario. Viene costituito un fondo nazionale sovrano, in cui i risparmi verranno difesi utilizzandoli per realizzare un piano di investimenti di medio-lungo periodo.

5. Piano per il lavoro e la ricostruzione economica del Paese che debelli la disoccupazione, ciò con una strategia basata sulla tutela dei beni comuni e del patrimonio nazionale: a) deciso sostegno al sistema scolastico pubblico e alla ricerca scientifica, b) sviluppo delle energie alternative ed impulso al risparmio energetico, c) interventi per la riduzione del rischio idrogeologico, d) riorganizzazione complessiva del sistema dei trasporti, e) recupero del patrimonio edilizio esistente, f) sostegno al turismo non speculativo, g) tutela del patrimonio artistico e culturale, h) piano per un'assistenza dignitosa a tutti gli anziani i) riforma del sistema agrario tutelando le piccole e medie imprese agricole, e favorendo forme non intensive e sostenibili nonché i meccanismi di distribuzione a filiera corta, l) creazione di servizi e network pubblici a sostegno dell'artigianato e delle piccole imprese.
Lo Stato, nel mentre persegue l'obiettivo della piena occupazione, garantisce intanto a tutti i disoccupati un adeguato reddito di cittadinanza.

6. Moratoria unilaterale sul debito pubblico. Le ingenti risorse che oggi alimentano il sistema della finanza globale, verranno utilizzate per sostenere il Piano per il lavoro e la ricostruzione economica del Paese. Costituzione di una commissione d'inchiesta per accertare la natura odiosa ed illegittima di gran parte dell'attuale debito.

7. Nuova politica fiscale tesa alla redistribuzione della ricchezza. In concreto: a) drastica riduzione dell'IVA e delle altre imposte sui consumi, b) inclusione nell'Irpef delle rendite finanziarie; c) alzare la no-tax area a 15mila euro; d) aumentare la progressività degli attuali scaglioni dell'Irpef, e) sgravi fiscali per le imprese private che creano nuovi posti di lavoro, f) lotta al lavoro nero ed all'evasione contributiva con il potenziamento degli organismi ispettivi e di vigilanza.

8. Difesa dei redditi dei lavoratori attraverso cinque misure: a) applicazione universale dei contratti collettivi di lavoro, b) reintroduzione di un sistema di indicizzazione di salari e pensioni, c) ritorno ad un sistema previdenziale pubblico basato sul metodo di calcolo retributivo, d) sostegno ed incoraggiamento all’autogestione dei lavoratori delle imprese che il settore privato abbandona o che si costituiscono con reali forme cooperativistiche, e) eguaglianza dei diritti pensionistici e fiscali tra lavoratori dipendenti e autonomi.

9. Difesa dei diritti sindacali dei lavoratori dipendenti, oggi tutti sotto attacco: a) piena agibilità e fruibilità del diritto di sciopero, b) diritto di rappresentanza ed organizzazione sindacale nei luoghi di lavoro, c) diritto di assemblea per tutti i lavoratori, d) ripristino dei diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori ed abrogazione del jobs act, e) tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

10. Difesa delle condizioni di vita dei lavoratori autonomi colpiti dalla crisi: a) affermazione del diritto all'assistenza ed alla protezione nei casi di malattia, gravidanza e maternità, b) istituzione di un sistema di ammortizzatori sociali in caso di prolungata assenza di commesse e di disoccupazione, c)  totale deducibilità fiscale dei costi sostenuti per la formazione, d) facilitazioni fiscali ai piccoli lavoratori autonomi in difficoltà, quali ad esempio la possibilità di rinviare pagamenti Inps con contributi figurativi e la detraibilità immediata degli investimenti.

Queste misure, necessarie per la più rapida uscita dalla crisi, costituiranno il ponte verso una società nuova, in cui non prevalgano le leggi della giungla mercantile, in cui il lavoro sia dignitoso e non una condanna ai lavori forzati, dove la precarietà venga messa al bando, dove l'economia sia al servizio dei cittadini e non viceversa.

Una società in cui siano rispettati i principi per i quali intere generazioni, contro ogni forma di tirannia, hanno lottato nel corso dei secoli: la tutela della libertà e della democrazia, l’eguaglianza sociale, la pace e la fratellanza tra i popoli.


venerdì 20 novembre 2015

E DOMANI TUTTI A ROMA: PER DIRE NO ALL'EURO! ALLA UE! ALLA NATO E ALLA GUERRA!

[ 20 novembre ]

LA SINISTRA CONTRO L'EURO C'È

Roma, 21 novembre, dalle 10.00 alle 17.00
ASSEMBLEA NAZIONALE
presso il Centro Sociale Intifada 
Via Casalbruciato 15
Piattaforma Sociale Eurostop
Per adesioni e informazioni eurostop.it@gmail.com

Leggi il manifesto che convoca l'Assemblea.


*Per arrivare all’Intifada: prendere la metro B direzione Rebibbia e scendere dopo quattro fermate alla stazione Tiburtina. Dalla stazione Tiburtina prendere il bus 309 in direzione Santa Maria del Soccorso per cinque fermate, una volta scesi dal bus bisogna fare 100 metri a piedi fino a via di Casalbruciato 15.



Promuovono e aderiscono:

Campagna Eurostop, Giorgio Cremaschi – Forum Diritti Lavoro, Nicoletta Dosio – No Tav Valle Susa, Ernesto Screpanti - Università di Siena, Franco Russo Ross@, Luciano Vasapollo – Università La Sapienza, Ugo Boghetta direzione nazionale PRC, Simone Gimona - segretario PRC Bologna e coord. naz G. C., Dafne Anastasi - Direttivo Regionale FP Lombardia, Emiddia Papi esecutivo USB, Manuela Palermi Presidente del CC PCdI, Giuseppe Aragno – Storico, Emilia Piccolo - Comitato 3 Ottobre Milano, Fabrizio Tomaselli esecutivo USB, Valerio Tradardi – SPI, Direttivo Camera del Lavoro Milano, Maria Pia Zanni – Direttivo nazionale CGIL, Antonella Stirati Università Roma 3, Nico Vox - Direttivo Nazionale FP, Guido Lutrario USB Roma, Angelo Baracca - Fisico, Mauro Casadio Rete dei Comunisti, Dario Filippini - direttivo nazionale SPI Cgil, Pierpaolo Leonardi esecutivo USB, Mauro Gemma direttore Marx XXI, Francesco Piobbichi - direzione nazionale PRC, Bruno Steri – Direzione Nazionale PRC, Luca Cangemi – Direzione Nazionale PRC, Nicola Vetrano – Giuristi Democratici, Andrea Genovese Università di Sheffield (GB), Francesco Caruso Università di Catanzaro, Pietro Rinaldi Consigliere Comunale Napoli, Valerio Evangelisti scrittore, Sergio Cararo Contropiano, Roberto Sassi saggista, Ezio Gallori lotta dei pensionati, Pasquale Vecchiarelli CPF Roma PRC, Gianni Vattimo filosofo, Carlo Formenti giornalista, Dino Greco già direttore di Liberazione, Nella Ginatempo Rete No War, Giorgio Gattei Università Bologna, Fabio Frati CUB Trasporti, Rosario Marra, segreteria provinciale PRC di Napoli, Niccolo Martinelli, coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti, Sandro Targetti direzione nazionale PRC, Loretta Napoleoni Economista, Alessandro Bondi cpr lazio Rifondazione, Nadia Palozza cpf tivoli Rifondazione, Renato Caputo, Autoconvocati scuola, Cpf Prc Roma, Giovanni Ammendola segr. circ. PRC Bianca Bracci Torsi, Luca Massimo Climati PRC, Roberto Villani - segretario circ. PRC "B. Pagnozzi" - Lavoratori autoconvocati scuola, Claudio Ortale CPR del PRC Roma, Giovanni Bruno segretario sez. A.Gramsci PRC Pisa, Laura Scappaticci CPR Lazio, PRC, Monica Natali segreteria Roma –cpf Rifondazione, Maurizio Musolino, giornalista segreteria nazionale Pcdi, Unione Sindacale di Base, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, CSO Ricomincio dal Faro Roma, CSOA Spartaco Roma, CSOA Corto Circuito Roma, Campagna Noi Restiamo, Rete No War, Ross@, Comitato Difesa Sociale – Cesena, Coordinamento Sinistra contro l’ Euro, Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista, Collettivo Putilov Firenze, Noi Saremo Tutto, Fronte Popolare, Movimento popolare di liberazione, Contropiano, Partito Comunista d’Italia – Federazioni di Roma, Frosinone, Veneto, Rete dei Comunisti, Giordano Sivini, Moreno Pasquinelli segreteria Mpl, Leonardo Mazzei Coord. sinistra contro l’euro, Giuseppe De Santis Noi Mediterranei, Michele Berti Coord. sinistra contro l’euro, Daniela Di Marco Marcia della dignità Umbria, Enea Boria Coord. sinistra contro l’euro, Simone Grecu CPR PRC Toscana, Coord. Naz. Giovani Comunisti, Alessandra Perrotta Ross@ Genova, Alfredo Ciano Insegnante Napoli, Per il Movimento Essere Sinistra Franz Altomare, Ivana Fabris, Massimo Ribaudo, Simona Ghinassi Strocchi.

venerdì 30 ottobre 2015

È GIUNTO IL MOMENTO DI DARSI DA FARE di Simone Boemio

[ 30 ottobre ]

SENZA EURO(PA) 12/13 dicembre - Roma
Seminario nazionale per un nuovo movimento di unità popolare

E' GIUNTO IL MOMENTO DI DARSI DA FARE, NON E' MAI TROPPO TARDI

appello per chi crede nella capacità dei popoli di autodeterminarsi

Nonostante la forza per ora incontrastata delle oligarchie europee che detengono potere economico, legislativo ed esecutivo, che possono controllare o rendere inefficace quello giudiziario e che detengono quello dell'informazione, 

Nonostante gli egoismi personali di chi "ha ancora (ma non per molto) qualcosa da perdere" e per questo non vuol cambiare nulla ma sa solo protestare

Nonostante l'azione della politica impotente (nei migliori dei casi) o collusa con il sistema liberista che sta demolendo lo Stato italiano e con esso tutti i nostri diritti

Noi andiamo avanti!


Col processo costituente avviato nell'Aprile 2015, dopo un'estate di incontri tra persone in grado di capire che la fine di ogni diritto e tutela è vicina in questa gabbia europea e che l'unica soluzione per il popolo italiano è tornare alla nostra Carta Costituzionale nella sua versione originale (va sempre ricordato il fatto inconfutabile che la Nostra Costituzione del '48 ci ha portato dalla drammatica situazione post-bellica fino alle vette dell'economia mondiale), si avvicina finalmente il momento del seminario che darà forma e contenuto al primo movimento per una reale sovranità popolare, per una democrazia compiuta e per l'uguaglianza e la giustizia diffuse.

- Nascerà partendo dal basso, senza guru e senza padri e padroni per iniziativa di chiunque (ANCHE TE) abbia a cuore il benessere delle generazioni attuali e future

- Avrà come faro la modernità dei principi contenuti nella Costituzione Repubblicana del '48 e, in funzione di questi, volgerà lo sguardo al futuro consapevole dei cambiamenti sociali e tecnologici, non ambirà quindi ad un "piccolo mondo antico", ma ad un'Italia moderna efficiente e giusta

- Farà del dialogo interno e verso altre realtà politiche affini uno dei caposaldi principali, mai si chiuderà in se stessa in maniera settaria concentrata solo in una azione di proselitismo come se si trattasse di marketing e mai ammiccherà verso organizzazioni segrete e non democratiche

- Scenderà in piazza tra la gente, smarcandosi dagli algoritmi truffaldini dei social (tuttalpiù sfruttandoli per quanto possibile a proprio vantaggio), per diffondere il messaggio di cui i nostri concittadini ora hanno più bisogno:

Se cercate, o quando cercherete, una casa politica in cui sentirvi a vostro agio, che sentirete vostra, ove vige un solo padrone "la democrazia", noi l'abbiamo edificata

Con questo spirito Vi invito a partecipare al Seminario

SENZA EURO(PA)

Sovranità, Democrazia, Uguaglianza
Seminario nazionale per un nuovo movimento di unità popolare

che si terrà a Roma il 12 e 13 dicembre 2015. Questo Seminario vuole essere un momento di elaborazione collettiva strutturata con tavoli di lavoro dedicati ai seguenti ambiti tematici individuati come fondamentali:

1. Finalità strategiche del movimento: l’Italia che immaginiamo

L’egemonia culturale neoliberista è l’incontrastata e dominante ideologia del nostro tempo. Mai come oggi si sente l’esigenza di elaborare un nuovo paradigma che faccia da faro per la transizione della nostra società dal disastro capitalista ad un modello alternativo. Si porranno le basi per descrivere una visione del mondo e della società a cui tendere nel futuro, indicando dunque quale sia l’alternativa che sola può dare respiro e senso alle battaglie contro le ingiustizie strutturali del mondo contemporaneo.

2. Programma di fase e alleanze possibili

Nel breve periodo sarà necessario stabilire quali priorità programmatiche perseguire per avviare la fuoriuscita dal sistema neoliberista quindi aprire una fase di transizione per attuare le indispensabili grandi trasformazioni di cui c’è bisogno — trasformazioni che implicano vincere la resistenza (che sarà durissima e riguarderà tutti gli ambiti della società) delle classi dominanti interne che godranno dell’apppoggio dell’eurocrazia eurista e delle oligarchie globali. Particolare attenzione sarà rivoltà all’individuazione di quelle forze politiche e sociali che convergendo su punti chiari del programma di fase sono oggettivamente potenziali alleati nella lotta politica che ci aspetta. Gli obiettivi di questo tavolo saranno la produzione di un documento programmatico e l’individuazione di una mappa di alleanze possibili, nonché delle auspicabili forme di questa alleanza.

3. Forma organizzativa

Lo studio della forma organizzativa del nuovo movimento sarà importante per permettere di trovare la modalità per garantire la massima democrazia interna affinché le decisioni siano condivise e partecipate, per assicurare che la convivenza interna di diverse sensibilità che non pregiudichi un’efficace azione esterna, infine per garantire l’autonomia dei livelli territoriali.
Gli obiettivi di questo tavolo di lavoro sarà quello di produrre le linee guida necessarie per poi procedere all’elaborazione di uno statuto.


4. Blocco sociale e comunicazione

Un movimento politico deve riuscire nel tempo a cementare un blocco sociale di riferimento che possa identificarsi col progetto politico e perciò ne condivida la necessità e i fini. I cambiamenti della società avvenuti negli ultimi decenni impongono riflessioni e considerazioni che sono indispensabili per comprendere chi sono i destinatari del nostro messaggio politico e quali potrebbero essere le forze motrici sociali della sollevazione popolare.
Una questione importante e conseguente all’analisi di fase ben fatta riguarda gli strumenti comunicativi da utilizzare oggi per riuscire ad avere la massima diffusione, quindi con quali linguaggi si può essere maggiormente efficaci nel sovrabbondante e saturo mondo della comunicazione dominante. Gli obiettivi di questo tavolo sono quindi la produzione di un’analisi della attuale composizione delle classi e l’individuazione di alcune principali linee guida su cui poi sviluppare una strategia di comunicazione efficace e vincente a partire da logo e nome.


 

Il seminario si concluderà con la pubblicazione dei documenti elaborati dai tavoli di lavoro e con la produzione di un appello all’adesione e alla partecipazione ai prossimi passi del processo costituente del nuovo soggetto politico da lanciare nei giorni seguenti al seminario.

A breve la pubblicazione on line del programma dettagliato del seminario.

Per informazioni e prenotazioni (da comunicare entro il 22.11.2015)

ora@oracostituente.it

N.B.: In fase di adesione, sarà necessario specificare la scelta del tavolo di lavoro desiderato.

mercoledì 1 luglio 2015

GRECIA: UNITI PER LA VITTORIA DEL NO (SYRIZA COSÌ NON VA...)

[ 1 luglio ]

Qui sotto il comunicato diffuso da "ora-costituente" e dal "Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro".

Bisogna dire le cose come stanno.
La prima cosa che insegna la vicenda greca è che Diavolo e Acqua Santa non possono stare assieme:non si può porre fine all’austericidio neoliberista restando nella gabbia dell’euro e dell’Unione Europea.
Tutte le proposte del governo Tsipras, nonostante fossero ispirate al principio monetarista del pareggio di bilancio e del rigore fiscale, sono state sistematicamente respinte dalla Troika (Commissione europea, Bce e Fmi). Rotta l’estenuante trattativa, davanti al Niet della Troika di fornire liquidità, il governo di Syriza avrebbe potuto dire arrivederci, riprendersi la propria sovranità stampando la propria moneta per dare ossigeno all’economia e venire incontro alle esigenze dei cittadini. Pur di tenere fede al suo sogno “europeista” e tenere aperta la strada di un compromesso, Syriza ha scelto invece la via rischiosa del referendum.
Formalmente il quesito chiede ai greci se accettano o meno l’ultimo diktat della Troika. In verità la posta in palio è molto più alta. Se vincono i SÌ i falchi tedeschi ed i loro fantocci (tra cui il governo Renzi) saranno ancora più forti, quindi legittimati a procedere nello smantellamento di quanto resta delle conquiste sociali e democratiche dei popoli, il tutto per sorreggere lo strapotere della grande finanza predatoria.
Non promette purtroppo nulla di buono il basso profilo scelto da Tsipras. A pochi giorni dalla sfida decisiva — mentre il nemico terrorizza i greci con la minaccia di cacciarli dall’eurozona: qualcosa che rassomiglia alla tattica dell’assedio per fame —, il governo greco invece di mostrare la massima determinazione, non esitando ad affermare di essere pronto ad uscire dall’euro (la sola cosa che spaventi davvero Merkel e compagnia), si è dato la zappa sui piedi, dichiarando di essere pronto a riaprire il negoziato pur di restare nell’eurozona.
Con questo Stato maggiore alla testa si rischia di perdere una battaglia che invece dev’essere vinta ad ogni costo. Adesso una sola è infatti la parola d’ordine in Grecia: punire, con la vittoria del NO, l’eurocrazia neoliberista guidata dal governo tedesco. Per vincere occorre la massima unità del popolo greco, e questa unità la si può ottenere solo se si mette avanti a tutte le altre considerazioni l’istanza della sovranità nazionale e popolare. Occorre che il governo greco, nei pochi giorni che restano alla sfida, si faccia campione dell’orgoglio patriottico e democratico del proprio popolo.
Questa è infatti la posta in palio del referendum: riguadagnare la sovranità nazionale o perseverare nella sudditanza, difendere l’indipendenza o diventare protettorato coloniale.
Solidarietà col popolo greco!
Liberiamoci dal giogo dell’eurocrazia e dei suoi carcerieri!

venerdì 6 febbraio 2015

GRECIA: «SYRIZA VUOLE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA» di M.AR.S*

[ 6 febbraio ]

Il 19 gennaio scorso informavamo i nostri lettori che alcune delle organizzazioni della sinistra greca no-euro avevano deciso di presentare una lista elettorale comune. La lista ha ottenuto 39.455 voti, lo 0,64%. Un risultato deludente, ben al di sotto dello sbarramento del 3%..
Qui sotto la dichiarazione e il bilancio di M.AR.S (acronimo di METOPIKI ARISTERI SYMPOREUSI, che possiamo tradurre come Marcia Comune per un Fronte di Sinistra), compagni che hanno sottoscritto la Dichiarazione  di Assisi dell'agosto scorso.

«1. Nelle elezioni del 25 gennaio 2015 il popolo greco ha bocciato i partiti che hanno sostenuto il Memorandum e che hanno portato la grande maggioranza del popolo nella completa devastazione. Il governo di coalizione di Nuova Democrazia e Pasok, quello che ha recepito pienamente il programma dell’UE e dell’oligarchia, è stato sconfitto e punito dal popolo greco. Esso ha invece votato per SYRIZA affinché formi il nuovo governo, sperando che potrà respirare dopo gli attacchi degli ultimi anni.
La ghigliottina della UE e dei suoi programmi (siano essi chiamati protocolli o altro) è tuttavia ancora lì, visto che SYRIZA, da una posizione di governo, sostiene che applicherà una politica a favore del popolo, ma nel quadro dell’Eurozona e della UE, mentre è più che evidente che ciò non è realistico. Allo stesso tempo, il continuo slittamento di SYRIZA verso destra, soprattutto durante il periodo elettorale, e le assicurazioni che non adotterà mosse unilaterali di nessun tipo contro i creditori, non garantiscono una politica che guiderà fuori dalla crisi ed a favore del popolo. Solo con rotture sostanziali le condizioni di vita del popolo miglioreranno. Allo stesso tempo, il movimento popolare stare all’erta, dal momento che, in base ai risultati elettorali, Alba Dorata detiene ancora una potenza eccezionale alla vita politica e sociale ed è usato come una minaccia contro gli operai e le loro richieste.
2. La cooperazione politica delle forze e dei militanti di ANTARSYA e M.A.R.S (Marcia Comune per un Fronte di Sinistra) è riuscita a organizzare e compattare le forze di resistenza ed a offrire una prospettiva, ciò in una circostanza di grande polarizzazione degli elettori di sinistra che hanno fatto pieno affidamento in un governo di un solo partito. Salutiamo i nostri militanti che hanno condotto una battaglia appassionata, ciò nel quadro di una campagna elettorale brevissima e stressante.
La coalizione ANT.AR.SI.A e M.AR.S
In condizioni molto più difficili rispetto alle elezioni del giugno 2012, ANTARSYA-M.AR.S sono riusciti ad ottenere un risultato migliore e che può essere considerato positivo. Il passo avanti compiuto grazie alla cooperazione politica di ANTARSYA e M.A.R.S è stato riconosciuto da una parte importante dei militanti di sinistra e dei lavoratori. Inoltre, la presenza continua e stabile dei militanti di ANTARSYA- M.AR.S dentro le lotte popolari è stata riconosciuta, così come il loro ruolo in queste battaglie, ciò che viene distorto dalla legge elettorale truffaldina. Con questa forza, già da domani, andremo avanti, continuando nella lotta per costruire il necessario fronte sociale e politico che promuoverà una soluzione alla crisi veramente a favore del popolo, in contrasto con l’UE e il sistema.
Saremo l’opposizione di sinistra in termini di programma e di movimento, sostenendo ogni misura che sarà a favore dei diritti popolari, opponendoci a compromessi e passi indietro ma, soprattutto, avanzeremo la nostra propria proposta per il Paese, per l’uscita dal carcere della UE, dando una risposta ai problemi dei lavoratori e aprendo la strada a una società senza sfruttamento e repressione,per il socialismo. Non importa quanto implacabili saranno le prossime sfide. Le nostre risposte saranno chiare, coraggiose e unificanti, questo il ruolo cruciale della sinistra anti-sistemica».

martedì 3 febbraio 2015

NON BASTA USCIRE DALL'EURO di Sandro Targetti

3 febbraio

Pubblichiamo l'intervento di Sandro Targetti (Direzione nazionale PRC, esponente del documento 3 “per la rifondazione di un partito comunista - nella foto) all'incontro internazionale OLTRE L'EURO. CONTRO LE POLITICHE NEOLIBERISTE, svoltosi a Roma il 24 ed il 25 gennaio scorsi.

«Il risultato delle elezioni europee, la politica di Renzi in perfetta continuità con quella dei suoi predecessori e (al netto delle chiacchiere) del tutto prona all’oligarchia finanziaria europea; il peggioramento di tutti i dati macroeconomici che segnano un peggioramento della crisi e della sofferenza sociale; le guerre nel Mediterraneo (dall'Ucraina alla Siria alla Libia) impongono a tutta la sinistra ed in particolare ai comunisti una messa a punto della nostra strategia, per evitare di rimanere schiacciati tra il populismo reazionario di una Lega sempre più lepenista e l’illusionismo renziano che vende sul mercato politico un’inesistente conflitto del proprio governo con le politiche di austerità che invece promuove con piena convinzione.

Le politiche liberiste che l’Ue continua a portare avanti, si avvitano su se stesse producendo pesanti conseguenze sull'occupazione, sui diritti sociali e sindacali, sulle condizioni di vita di milioni di persone, alimentando al tempo stesso i vari populismi reazionari ed una pericolosa guerra tra poveri, all'interno della quale si muovono in tutta Europa con rinnovata aggressività forze fasciste e razziste .
Il risultato è che abbiamo una moneta senza stato e Stati senza moneta: la soluzione migliore per la Finanza, per la Germania, per gli Usa che, in un quadro così democraticamente devastato, si apprestano a liquidare, con il Trattato di libero scambio transatlantico (TTIP), ciò che resta delle Costituzioni nazionali europee.

L’euro è così divenuto il simbolo e lo strumento di un’architettura economico-finanziaria che stabilizza il potere dell’oligarchia liberista che governa l’Europa e cementa la costruzione di un blocco storico (nell’accezione gramsciana) reazionario, che coinvolge, ad un tempo, la struttura economica, cioè i rapporti di proprietà, la sovrastruttura giuridica, i modelli istituzionali, l’ideologia.
Ma opporsi ai trattati (da quello di Maastricht al Fiscal compact, passando per il pareggio di bilancio), criticare l’euro non significa dunque essere antieuropei; né la rivendicazione della sovranità popolare (che sta per altro scritta nell’articolo 1 della Costituzione) significa “necessariamente” portare acqua ai nazionalismi xenofobi e fascistoidi.

La possibilità di costruire un'altra Europa ed uscire dalla crisi “da sinistra” sta proprio nella rottura di questa Europa e della sua architettura monetarista.
Il sistema va verso l’esplosione, perché disoccupazione e deflazione non potranno che accentuarsi e tenere in vita un meccanismo così perverso risulterà impossibile anche per un paese come l’Italia, i cui “fondamentali” si stanno seriamente infragilendo.

In sostanza, la moneta europea senza Europa politica e Costituzione democratica cova nel proprio seno il fallimento, rispetto al quale occorre dotarsi, occorre esplicitare una proposta ed un orizzonte alternativo, necessariamente e radicalmente diverso  da quello delle destre di ogni risma, pur essendo consapevole che l'uscita dall'euro, di per sé, non risolva i nostri problemi. 

Infatti ritengo/riteniamo che all’uscita dall’euro debbano corrispondere altre, decisive misure: la difesa dei salari attraverso la reintroduzione di un sistema di indicizzazione delle retribuzioni che neutralizzi gli effetti della svalutazione; la nazionalizzazione delle banche e dei principali asset industriali; la riduzione generalizzata degli orari di lavoro senza la quale è velleitario pensare che si possa venire a capo della disoccupazione; l’introduzione di una tassa strutturale sui grandi patrimoni dentro un sistema fiscale che restituisca progressività all’imposizione tributaria; l’assunzione di misure cogenti contro le delocalizzazioni di impresa e la reintegrazione dei diritti del lavoro espropriati dalla crociata antioperaia oggi in corso; la ridefinizione  delle regole della finanza e degli scambi commerciali a protezione del lavoro.

Tutte queste misure implicano certo rapporti di forza che oggi sono molto lontani dalla realtà. Ma questa è una proposta che parla chiaro all’esercito dei proletari e alle forze intellettuali sane di questo paese e indica una strada che nessuna destra e nessun riformismo possono fare propria o soltanto immaginare. E’ una proposta che può avere in sé la forza di rilanciare le lotte e dare il senso di una mobilitazione nazionale, ma non nazionalista, solidale, ma non corporativa, europeista, ma non prigioniera dei dogmi del monetarismo liberista».
-        

Sandro Targetti
Roma 25 gennaio 2015

Convegno promosso dalla “sinistra NoEuro”

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