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venerdì 4 settembre 2015

IMMIGRAZIONE: UN "NO" E QUATTRO "SÌ" di Moreno Pasquinelli

[ 4 settembre ]

L'articolo dell'altro ieri IMMIGRAZIONE DI MASSA E SUICIDIO A SINISTRA ha suscitato diversi commenti, quello qui sotto, velenoso assai, merita una risposta:

«Perché non dite chiaramente che volete che l'esercito italiano respinga questa massa di uomini, donne e bambini che tentano di sottrarsi alla guerra e alla miseria programmati per loro dall'Occidente? Abbiate il coraggio di dirlo e di reclamare l'intervento armato, così anche Sollevazione e l'MPL si copriranno di merda, andando, sia pure da tutt'altra direzione, a fare compagnia alla sinistra fallita che non ha il coraggio di avversare l'euro, l'unione europea e la nato. Non sono cristiana, non sono mondialista, auspico la distruzione dell'unione europea, amo il popolo al quale appartengo, ma non accetto l'idea che la salvezza degli italiani dipenda dal sacrificio di altri esseri umani. Quest'idea è criminale e avalla il genocidio. Non servirà a farvi acquisire consensi tra gli italiani frustrati e impoveriti (altri sono arrivati prima di voi) e contribuisce all'occultamento delle vere cause dell'oppressione e della violenza. 
Maria Catena Saccoccio, quelque part en Europe».

A premessa quattro domande e quattro categoriche risposte:
(1) Lo Stato italiano deve respingere manu militari i migranti che cercano di entrare nel nostro Paese?
Risposta: NO

(2) Lo Stato italiano ha il dovere categorico di soccorrere in mare i migranti che, tentando la traversata su imbarcazioni di fortuna, rischiano la vita loro?
Risposta:
(3) Lo Stato italiano deve consegnare —come in effetti recita il III Comma dell'Art. 10 della Costituzione— l'asilo politico a tutti quei cittadini stranieri perseguitati per essere oppositori di regimi di tirannia o per appartenere a minoranze etniche e religiose osteggiate?
Risposta: 
(4) Occorre combattere le forze politiche xenofobe e razziste che istigano all'odio per l'immigrato?
Risposta:
Da dove, questa nostra lettrice, ricava che saremmo invece per un sì e tre no? 
Perché la sua lettura, non solo di quanto diciamo, ma della situazione reale, è condizionata dalla sua visione del mondo, di cui parleremo più avanti.

Ora vorremmo tuttavia porre altre cinque domande, alle quali facciamo seguire le nostre risposte, affinché sia chiaro ai lettori il nostro pensiero e dove effettivamente risiedano le differenze con i nostri critici.
(1) Uno Stato sovrano deve accettare l'ingresso e la permanenza indiscriminati di cittadini stranieri?
Risposta: NO
(2) Uno Stato sovrano ha la facoltà di consegnare o non consegnare il diritto di soggiorno ad un cittadino straniero?
Risposta:
(3) Uno Stato sovrano ha la facoltà —fatta salva la tutela di asilanti e rifugiati e la stipula di accordi bilaterali specifici con questo o quell'altro Stato— di respingere i migranti che non abbiamo titolo al permesso di soggiorno?
Risposta:
(4) Uno Stato sovrano può —fermo il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, quindi dei diritti sociali e civili di tutti coloro che abitino nel suo territorio— stabilire il primato giuridico dei diritti di cittadinanza sui quelli genericamente umani?
Risposta:
Va da sé che questi principi POLITICI generali possono essere concretamente applicati con modalità anche molto differenti. 
Resta che coloro che sostengono il dovere di "accogliere tutti" risponderebbero, di contro, con un SÌ e tre NO. Un SÌ e tre NO che partono da una negazione tutta politica, quella del principio della sovranità degli stati-nazione. 

Nobile ideale quello di sopprimere stati e nazioni, ma rivendicarlo qui e ora significa NON aprire la strada ad una beata e fraterna comunità umana universale, bensì dare manforte alle diaboliche potenze della finanza globale, che per liberamente scorrazzare hanno bisogno di scardinare gli stati e ogni loro difesa, facendone dei meri "guardiani notturni" del sistema di rapina mondialista. Lungi da noi ogni mito degli stati-nazione: sono tuttavia oggigiorno elementi della resistenza contro la globalizzazione imperialistica, sono trincee che dobbiamo difendere.

Vogliamo essere chiari: occorre spezzare il triplice connubio tra cosmopolitismo imperialista/dogmatico internazionalismo proletario/spiritualistico universalismo cattolico.

Veniamo adesso alla "visione del mondo" della nostra lettrice, il cui centro geometrico ci sembra questo: «non accetto l'idea che la salvezza degli italiani dipenda dal sacrificio di altri esseri umani. Quest'idea è criminale e avalla il genocidio». 

Siamo davanti, com'è evidente (sorvolando sui paroloni), ad un dogma, anzi davanti ad un vero e proprio cattolico articolo di fede, che Papa Bergoglio infatti, non perde mai occasione di ribadire nelle sue omelie. Questo dogma poggia sull'assioma che tutti gli esseri umani, in quanto figli di Dio e fatti a sua immagine e
somiglianza, sarebbero fratelli, tenuti per ciò, non solo a non farsi del male, ma ad amarsi l'un l'altro. 

Rispettiamo questa categorica posizione morale? Oh sì che la rispettiamo! La rispettiamo ma non la possiamo condividere! E non la possiamo condividere per due ragioni essenziali —oltre a quelle già da noi esposte e che i nostri critici si guardano bene dal prendere in considerazione.

La prima: Essere e dover essere non coincidono. Di contro al dover essere, all'imperativo categorico della bontà morale, si staglia, tetragono, l'essere. Alla realtà come la vorremmo, si oppone la realtà così come essa è —abominevole— che va cambiata.
In quanto esseri comunitari e dotati di ragione, noi umani dovremmo ispirare la nostra condotta ai principi sacri di solidarietà e fratellanza. Dovremmo quindi già avere da molto tempo edificato una società universale fondata sulla giustizia e l'eguaglianza sociali. Invece viviamo in un mondo segnato dall'abiezione, dall'ingiustizia e dalla violenza.
Forse, perché gli umani non sono stati affatto costruiti a immagine di Dio o Sommo bene, e sono quindi "legni storti" con le stigmate del male. 
Di sicuro, perché le comunità umane sono segnate non solo da conflitti tra di loro, ma da antagonismi in seno a loro stesse. E da cosa dipendono questi contrasti se non dalla ineguale distribuzione della ricchezza? Dal fatto che esistono classi e popoli dominati e dominanti?
In questo mondo c'è lotta, e da questa lotta non si può prescindere. Occorre schierarsi, combattere per dare un indirizzo al corso storico, e combattere chiede il ricorrere, se non si vuole fare la fine di Abele, anche all'uso della forza contro chi si erge a guardia dell'ingiustizia — che non può dunque essere considerato "fratello".

La seconda: eh certo che ci sentiamo fratelli dei diseredati che fuggono dall'inferno della miseria e del dolore! Ma non siamo cattolici, che gli oppressi li amano in quanto sopportano con santa pazienza l'afflizione a cui sono sottoposti, e li condannano come peccatori quando si ribellano e impugnano le armi contro i loro aguzzini. La solidarietà di cui parlano i cattolici non è la nostra. Per i cattolici, almeno a parole, c'è santità nella povertà e negli stenti, per noi, al contrario, c'è umanità nella lotta per debellare stenti e povertà. [1]

Noi la solidarietà l'abbiamo espressa e la esprimiamo proprio ed anzitutto a coloro che hanno il coraggio di insorgere contro gli oppressori che li tengono in catene. Se valore morale c'è, consiste in questo loro slancio ribelle, non in quanto accettano supini lo stato di schiavitù o fuggono dal dovere di lottare —non è così cari moralisti kantiani? Per questo ci sentiamo vicini, anzi, ci mettiamo nei panni di coloro i quali, in Iraq, in Siria o in ogni altro luogo del mondo, combattono contro l'oppressione.
Ora ci permettiamo di chiedere ai nostri critici: chi, oltre a soffrire le pene dell'inferno, resta a combattere laggiù per il proprio popolo, dovrebbe forse "amare" quelli che fuggono dal combattimento per cercare rifugio nel "tranquillo" Occidente? Non hanno forse titolo a considerarli "ignavi" e "disertori"?

Moreno Pasquinelli
NOTE

[1] Bergoglio ha quindi precisato che quest'amore per l'altro è anzitutto "attenzione e amore per i poveri". “Avere cura di chi è povero non è comunismo, è Vangelo”. 

Sulla questione dei migranti la posizione della Chiesa di Papa Bergoglio è irrevocabile: 
«Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro. Vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via. Questo è un conflitto non risolto, questa è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere». [Omelia del Pontefice del 6 agosto]



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9 commenti:

  • Anonimo scrive:
    5 settembre 2015 08:48

    Premetto che, pur non esssendo kantiano in filosofia, non trovo affatto degno di disprezzo l' epiteto di "moralista kantiano" (forse non rivolto a me): troverei piuttosto infamante quello di "nichilsta nicciano".


    "(1) Uno Stato sovrano deve accettare l'ingresso e la permanenza indiscriminati di cittadini stranieri?
    Risposta: NO
    (2) Uno Stato sovrano ha la facoltà di consegnare o non consegnare il diritto di soggiorno ad un cittadino straniero?
    Risposta: SÌ
    (3) Uno Stato sovrano ha la facoltà —fatta salva la tutela di asilanti e rifugiati e la stipula di accordi bilaterali specifici con questo o quell'altro Stato— di respingere i migranti che non abbiamo titolo al permesso di soggiorno?
    Risposta: SÌ
    (4) Uno Stato sovrano può —fermo il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, quindi dei diritti sociali e civili di tutti coloro che abitino nel suo territorio— stabilire il primato giuridico dei diritti di cittadinanza sui quelli genericamente umani?
    Risposta: SÌ

    Va da sé che questi principi POLITICI generali possono essere concretamente applicati con modalità anche molto differenti.
    Resta che coloro che sostengono il dovere di "accogliere tutti" risponderebbero, di contro, con un SÌ e tre NO. Un SÌ e tre NO che partono da una negazione tutta politica, quella del principio della sovranità degli stati-nazione".

    No. Non é così (non necessariamente, non per tutti).
    Io sono fra quelli che sostengono la necessità di fatto per (uscire dalla barbarie presente) di non reprimere l' immigrazione clandestina (anzi, di "declandestinizzarla", llegalizzarla), ma rispondo a queste domande esattamente come voi.
    Solo rilevo che le vostre domande si collocano sul piano del diritto formale (borghese; allmeno storicamente, anche se in buona parte e cum granu salis accettabile e ulteriormente sviluppabile da parte di uno stato socialista di diritto).
    Non mi sembra però che la questione che oggi dobbiamo affrontare sia questa (quella del diritto formale borghese o anche socialista astrattamente inteso), bensì una ben diversa questione politica: che fare di fronte alle devastazioni della "globalizzazione imperialistica (e in particolare alle migrazioni di massa che provoca per avvicinarne (e non allontanarne) il superamento e in subordine per alleviarne (e non peggiorarne) intanto
    le conseguenze drammatiche per grandi masse di popolo.
    Non basta elencare i diritti formali di uno stato sovrano, bisogna anche stabilire (politicamente) se lotttare perché siano esercitati di fatto oppure no (un diritto non é un dovere!), in quale misura, secondo quali modalità, entro quali limiti.

    (continua)

    G.B.

  • Anonimo scrive:
    5 settembre 2015 08:49

    (continuazione)

    E a questo proposito constato che ancora una volta stigmatizzate alcune tesi umanistiche - cristiane, per così dire, ma non ma non prendete in considerazione le mie obiezioni che cercano di collocarsi nella tradizione marxista- leninista (con tanto di trattino, alla faccia di Berlinguer), che accenno di nuovo brevissimamente:
    a) fare concessioni alla canea reazopnaria e razzista non la smorza ma anzi la irrobustisce.
    b) Se la coscienza sopontanea degli sfruttati é tendenzialmente una cosicenza tradeunionista, cioé corporativistica (Lenin, Che fare? E non: Vangelo di San Luca o di Giovanni!) e i rivoluzionari devono coltivarne la maturazione di un adeguata coscienza di classe (il delicato e diffcilissimo passaggio da classe in sé a classe per sé), poi rivoluzionaria, poi (con Gramsci; e non con Bergoglio!) egemonica, allora anteporre i ristretti interessi immediati del proletariato occidentale oggettivamente danneggiato dall' immigrazione a costo di ulteriori danni per le masse africane e asiatiche ben più sfruttate, depredate e violentate dall' imeprialsimo occidentale significa per me favorire una regressione e non un progresso di questo necessario processo di maturazione culturale e ideale.


    "Noi la solidarietà l'abbiamo espressa e la esprimiamo proprio ed anzitutto a coloro che hanno il coraggio di insorgere contro gli oppressori che li tengono in catene. Se valore morale c'è, consiste in questo loro slancio ribelle, non in quanto accettano supini lo stato di schiavitù o fuggono dal dovere di lottare —non è così cari moralisti kantiani? Per questo ci sentiamo vicini, anzi, ci mettiamo nei panni di coloro i quali, in Iraq, in Siria o in ogni altro luogo del mondo, combattono contro l'oppressione.
    Ora ci permettiamo di chiedere ai nostri critici: chi, oltre a soffrire le pene dell'inferno, resta a combattere laggiù per il proprio popolo, dovrebbe forse "amare" quelli che fuggono dal combattimento per cercare rifugio nel "tranquillo" Occidente? Non hanno forse titolo a considerarli "ignavi" e "disertori"?
    D' accordo, ma non é possibile che tutti gli sfruttati siano eroi (e nemmeno necessario che tutti siano rivoluzionari altamente preparati, tutti rivoluzionari professionali).
    E, a parte il fatto che per lottare bisogna innanzituitto sopravvivere (e infatti ci sono e ci sono sempre stati fior di rivoluzionari costretti all' emigrazione: E non sono per questo "ignavi" e disertori"), i rivoluzionari e gli eroi non disprezzano di certo chi fra gli sfruttati non ha la preparazione, le capacità persoonali e il coraggio per affrontare la morte e cerca scampo nell' emigrazione!

    Grazie per l' atttenzione.

    Giulio Bonali

  • Anonimo scrive:
    5 settembre 2015 11:56

    Al sig. Giulio Bonali

    sono giovane, non ho certo la sua cultura, vado a scuola e ho in classe diversi "immigrati".
    Io non sono razzista e con i miei compagni che vengono da fuori, c'è una bella amicizia, esattamente come con tutti gli altri.
    Ma non è così per tutti.
    Fra le tragedie del mare, il problema del lavoro che non c'è, e gli "immigrati" che si lasciano sfruttare per 4 soldi e mio cugino che sempre per 4 soldi se ne è andato in inghilterra, una soluzione bisognerà avercela, concreta?
    Noto e rifletto su tante cose, se continuiamo così, fra qualche hanno noi italiani saremo una minoranza nelle nostre classi. Ad imparare l'italiano saranno persone che provengono da dovunque, mentre noi ci arabbatteremo con inglese e tedesco. E' normale?
    Mi chiedo: non sarebbe più opportuno salvare prima l'Italia, per poi essere in grado di aiutare tutti gli altri?
    Se, per ipotesi chiudessimo le frontiere, accogliendo solo i casi di comprovata necessità di asilo politico, se richiamassimo le nostre intelligenze espatriate all'estero (mio cugino è laureato con lode), se ritirassimo le nostre industrie dall'estero e tornassimo a farle produrre qui in Italia, ma non sarebbe meglio per tutti?
    Poi le dirò una cosa, non so se lei è un misantropo e sta in casa a leggere volumi su volumi, ma se solo parlasse con la gente, anche con noi studenti, con i nostri genitori, con i professori, che altro non sono che persone normali, capirebbe qual'è il sentire comune: non possiamo farli entrare tutti. Il mio compagno di banco, che viene dalla Tunisia, ed è qui da 5 anni con la sua famiglia, mi aveva detto che loro sono venuti in Italia perchè volevano essere più ricchi. Le chiedo: sono tutti vittime di guerra quelli che arrivano? Vorrei capire perchè è in atto questa ondata migratoria di massa, secondo lei.
    Grazie
    Carmela

  • Andrea Boari scrive:
    5 settembre 2015 13:04

    Io concordo con l'articolo. La narrazione globalista è intenta alla legittimazione della fuga.
    Al migrante siriano in marcia nei Balcani, diventato una icona, occorre contrapporre il siriano che combatte in patria contro i fighters stranieri.
    saluti Andrea

  • roberto scrive:
    5 settembre 2015 14:44

    non sono un filosofo, ma un semplice militante comunista ormai anziano; e da comunista devo francamente dissentire da ciò che scrive pasquinelli; domando e il "su lottiamo! l'ideale nostro al fine sarà, l'internazionale futura umanità" che si fa lo si cestina? mi spiace ma pasquinelli prefigura a mio parere uno stato sovrano che difficilmente potrà vedere realizzato il socialismo che abbatta qualsiasi frontiera geografica; prima dei conti economici vengono i valori di solidarietà che caratterizzano la storia del movimento operaio internazionale; state affrontando una questione epocale in modo semplicistico, quando invece occorrerebbe una ponderatissima riflessione sul perché una simile tragedia è diventata l'epopea dell'esodo dei popoli sfruttati e rapinati da secoli ed ancora oggi dal mondo opulento ed imperialista; ed allora chiedo a pasquinelli deve uno stato sovrano ed indipendente essere costretto a ridare indietro tutto il maltolto ai popoli, che a causa della rapina imperialista sono costretti ad emigrare?;la mia risposta è si; e a proposito dei permessi di soggiorno, gli stati sovrani ed opulenti hanno invaso e depredato il terzo mondo senza che avessero alcun permesso di soggiorno; dovreste affrontare la questione epocale che viviamo in modo umanitario e non da ragioniere di una impresa che fa i calcoli matematici sui costi benefici; p.s. non sono credente ma agnostico; moreno mi considererà forse elemento che non fa testo, ma senza la componente che non farà testo si potrà forse edificare il socialismo degli eletti che nulla hanno di differente dalle oligarchie che opprimono i lavoratori in qualsiasi angolo del pianeta; su contropiano l'editoriale dell'unione sindacale di base "la folle miopia dell'unione europea" costituisce un documento di solidarietà ed umanità.

  • Anonimo scrive:
    5 settembre 2015 16:41

    Gentile signora Carmela, non son un misantropo e non ho una fantozziana “cultura mostruosa”.
    Sono comunista e amo moltissimo il mio paese (mi vanto di non aver mai fatto tre cose in vita mia: Letto il “Sole 24 ore”, visto “Via col vento” o “Pretty woman”, e detto “OK”; mi piacciono i vini, soprattutto italiani, e mi fa schifo la Coca cola; non ho mai detto “volley” o “basket” ma “pallavolo” e “pallacanestro”, ecc.).
    Concordo con lei che se continuiamo così, fra qualche hanno noi italiani saremo una minoranza nelle nostre classi. Ad imparare l'italiano saranno persone che provengono da dovunque, mentre noi ci arabbatteremo con inglese e tedesco. E credo che sia ingiusto.
    Ma credo che per ovviare a queste ingiustizie non ci si debba ritagliare qualche relativo vantaggio sulla pelle di altri che stanno peggio di noi, credo che invece si debba cambiare il mondo (nientemenno: un’ impresa quasi disperata!) insieme a loro.
    I proletari nostrani sono quel che resta dell’ “aristocrazia operaia” anche se alquanto “stracciona” (sia detto senza alcun disprezzo, solo per realismo), e non è perseguendo il fine di conservare quanto più possibile di questa loro condizione in via di fortissima erosione in una situazione mondiale sempre più drammatica e miserabile (e secondo me a questo proposito non rimpiange l’ URSS e il “socialismo reale” non ha capito proprio nulla di come va il mondo) che potranno andare avanti verso una soluzione dei problemi loro e degli altri proletari più sfortunati di loro; potranno solo finire in una condizione miserabilissima simile a quelle attuale di tanti lavoratori Ungheresi, Polacchi, dei paesi baltici o dell’ “Ucraina russofoba”, quella di servi idioti e dominati di movimenti sostanzialmente nazisti.
    Per decenni, anche grazie all’ esistenza del “socialismo reale”, abbiamo potuto godere di un relativo benessere, sia noi, sia i popoli del cosiddetto terzo mondo (benessere che non era il risultato dello spontaneo sviluppo capitalistico ma che al capitalismo era imposto obtorto collo dai rapporti di forza allora vigenti nei rapporti di forza nella lotta di classe a livello nazionale e internazionale: ciò ha mascherato alquanto il vero volto del capitalismo, che oggi può di nuovo mostrarsi a noi in tutta la sua crudeltà e barbarie); ora il capitalismo e l’ imperialismo ci possono massacrare (in diversa misura, sia noi che grandi masse popolari asiatiche e africane. Sono convinto che per potere sperare di sconfiggerlo non si può considerare queste ultime nostri nemici e aggrapparci disperatamente a loro discapito a quel poco di benessere che ancora ci rimane dai tempi migliori del passato, rinforzando così il vero nemico comune, il capitale monopolistico finanziario internazionale, ma si deve combattere con gli altri proletari del mondo contro di esso.

    (continua)

    G.B.

  • Anonimo scrive:
    5 settembre 2015 16:43

    Ecco perché non credo né opportuno né possibile salvare prima la mia amatissima Italia, per poi essere in grado di aiutare tutti gli altri: contro questo nemico mortale dell’ umanità o ci salveremo tutti insieme o tutti insieme periremo!
    Conosco pochissimi comunisti ma molti che non hanno un’ idea politica, cristiani e no (e devo ammettere che di solito i cristiani tendono ad essere migliori degli altri), il cui sentire comune comprende una qualche consapevolezza, in qualche caso un po’ vaga, che l’ “occidente” (genericamente: i “ricchi e potenti”, non il capitale finanziario) con le sue rapine e guerre terroristiche è la causa del dramma dei migranti e dunque loro ne sono vittime anche più di quanto non lo siamo noi.
    E comunque in ogni caso negli anni trenta c’ era un diffuso anche se non affatto unanime, “sentire comune” in Germania secondo il quale gli Ebrei e i comunisti erano la causa dei mali del popolo tedesco e andavano annientati: ha portato quella Germania (per fortuna!) alla rovina ed è stato sconfitto: meditiamo!
    Non credo che siano tutti vittime di guerra quelli che arrivano ma che “solo” la loro stragrande maggioranza è fatta di vittime delle guerre terroristiche imperialistiche occidentali e/o della miseria più nera imposta loro dall’ imperialismo (o crede forse che rischino seriamente di morire annegati o asfissiati per il gusto di procurarsi un telefonino ultimo grido o un vestito di moda?).
    Grazie per l’ attenzione.

    Giulio Bonali

  • Luca Tonelli scrive:
    5 settembre 2015 19:58

    Ci facciamo fregare dal mainstream e finiamo con l assecondare il piano di creazione della società del terzo millennio: un mondo neo schiavista di senza terra.
    Come dice Fraioli: qui o la classe media (cioè chi può pensare a questi temi) si decide a opporsi a tutto ciò oppure saranno decenni bui e saremo spazzati via

  • vespone11 scrive:
    9 settembre 2015 14:13

    Nel caso attuale di una migrazione di massa mi domando come coniugare la risposta 1/1 con la 1/2. Ossia, se non vogliamo respingerla "manu militari", e al contempo non vogliamo accettarla, che f'amo? Ce la giochiamo a scacchi?

    (1)/1 Lo Stato italiano deve respingere manu militari i migranti che cercano di entrare nel nostro Paese?
    Risposta: NO
    (1)/2 Uno Stato sovrano deve accettare l'ingresso e la permanenza indiscriminati di cittadini stranieri?
    Risposta: NO

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