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domenica 20 aprile 2014

NON LASCIAMO SOLA PATRIZIA BADII! di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*

20 aprile. Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Marcia della Dignità.
«Patrizia Badii [nella foto] è in carcere da 18 giorni. E' l'unica ad essere ancora in isolamento. Neanche durante l'ora d'aria può parlare con qualcuno. Patrizia sta male, da sempre soffre di vertigini, e per avere le sue medicine ha dovuto aspettare 48 ore. Volevano negarle anche una semplice pillola per il mal di testa.  A Patrizia è stato negato un cambio per togliersi i panni che portava addosso da 8 giorni. Nessuno può farle visita».

«Lo scorso due aprile un blitz dei Ros, su ordine della Procura della Repubblica di Brescia, ha colpito un presunto gruppo separatista  - denominato L'Alleanza - accusato di aver messo in atto "varie iniziative, anche violente", per ottenere l'indipendenza del Veneto.

Nelle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Brescia, erano contestati gli inauditi reati di associazione con finalità di terrorismo (270 bis c.p.), eversione dell'ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra. 
22 persone erano finite in carcere, 2 ai domiciliari. Nel totale gli indagati erano stati 51 e 33 le perquisizioni che avevano interessato il Veneto.


Denunciammo subito quella che difinimmo una montatura giudiziaria, chi infatti, abbia avuto modo di ascoltare gli inquisitori, di leggere gli stralci delle intercettazioni, sarà rimasto stupito, come noi, dalla sproporzione tra l’azione simbolica che gli arrestati stavano effettivamente progettando e le gravissime accuse.


Quasi 20 giorni dopo gli arresti, tutto il corollario accusatorio si sta sciogliendo come neve al sole: niente terrorismo, niente associazione sovversiva! L’inchiesta di Brescia è andata in pezzi:il tribunale del Riesame ha accolto tutte le richieste di scarcerazione nei confronti degli arrestati perchè non sussistono i gravi indizi per tenerli in prigione! 

Sono stati liberati, non tutti assieme, non si poteva rischiare una mastodontica ammissione di colpa con altrettante scuse da parte di uno Stato, tanto "rispettoso" delle procedure dello stato di diritto.
Ad oggi però, ancora 11 persone si trovano dietro le sbarre, fra queste c'è l'amica Patrizia Badii, che sebbene avesse militato fra le fila degli indipendentisti veneti,  in realtà è venuta alla ribalta come leader nazionale del Movimento 9 Dicembre, assieme a Lucio Chiavegato, dal quale, però, aveva preso le distanze, non apprezzandone più il modo di condurre il Movimento.
Chiavegato d'altronde, dopo i giorni di fuoco, si era ritirato facendo vita a sè, con i suoi sodali più stretti, e lasciando il Movimento ad altri.  

Con le sue interviste ad Agorà e Quinta Colonna, e tanti altri media, la sua instancabile attività al presidio di  Soave, dove praticamente viveva, Patrizia  ha tenuto alti i toni della rivolta non solo contro l'imposizione fiscale dello Stato, ma soprattutto contro la sudditanza italiana nei confronti dell'Europa e dell'euro e del far-west della globalizzazione.
L'abbiamo conosciuta all'Assemblea dei Presidi del Movimento 9 Dicembre, di cui noi di Perugia fummo i promotori. 


Questa donna forte e combattiva stava facendo di tutto per evitare che il Movimento refluisse. Parlava con orgoglio del presidio di Soave, che stava raccogliendo attorno a sè tante persone, stanche, deluse, che volevano alzare la testa. 
Già, perchè in Veneto, come in tutto il resto del Paese, c'è malessere vero. 


Abbiamo scritto altrove che il Movimento 9 Dicembre è stato un movimento spontaneo, composito, disorganizzato, espressione di un vero e proprio poliverso sociale: non solo piccoli e medi imprenditori, ridotti sul lastrico, ma anche partite IVA, artigiani, commercianti, camionisti, disoccupati e giovani precari. Insomma tutte quelle fasce non garantite del popolo lavoratore, che non usufruirà nemmeno della manciata di euro  furbescamente promessa da Renzi.
Si sa, la repressione dello Stato è forte e colpisce a tradimento: colpirne uno, per educarne cento! 
Nessuno ci toglie dalla testa che la questione del "terrorismo indipendentista" fosse un classico specchietto per le allodole. 
Noi, infatti, scrivemmo subito che non credevamo agli inquirenti, che avevano affermato che l'attacco non riguardava il Movimento 9 Dicembre.

Perchè dunque, ci si sta accanendo in modo spietato e senza scrupoli contro Patrizia?

Patrizia Badii è in carcere da 18 giorni.
E' l'unica ad essere ancora in isolamento. Neanche durante l'ora d'aria può parlare con qualcuno. 
Patrizia sta male, da sempre soffre di vertigini, e per avere le sue medicine ha dovuto aspettare 48 ore. Volevano negarle anche una semplice pillola per il mal di testa. 
A Patrizia è stato negato un cambio per togliersi i panni che portava addosso da 8 giorni.
Nessuno può farle visita.
Anche suo marito, Luca Vangelista, è stato incarcerato dalla stessa operazione repressiva, mentre la figlia maggiore cui i telefoni sono stati sequestrati, non può parlare con nessuno, e deve badare alla sorellina minore e alla figlia. 
Mangiano grazie all'aiuto dei militanti del presidio di Soave, che si sono sobbarcati le spese delle bollette, per garantire un minimo di decenza a questa famiglia.
Patrizia è dimagrita, è sofferente e noi condanniamo senza appello un'inchiesta indecente e una detenzione basate sul nulla, in flagrante violazione delle più elementari norme dello stato di diritto.


Se Patrizia non verà liberata martedì, quando ci sarà il riesame, saremo pronti a manifestare sotto il tribunale, sotto il carcere, dovunque.

 
Non la lasceremo sola, come non lasceremo sole tutte le vittime del tallone di ferro di uno Stato vendicativo governato da politicanti  venduti al sistema plutocratico.
Vi lasciamo con questo video, girato alla vigilia del 9 Dicembre, in cui, guarda caso, Patrizia non cita i Veneti, ma il popolo italiano tutto. 

Patrizia libera! Liberi tutti!»




Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri, esponenti della Marcia della Dignità, sono stati i portavoce del Cordinamento 9 dicembre di Perugia
** Fonte: Marcia della Dignità

giovedì 3 aprile 2014

L'ULTIMO "TANKO" A VENEZIA (la contro-pagliacciata di Stato) di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*

3 aprile.  

24 arresti, 33 perquisizioni in diverse regioni, tra cui Veneto e Lombardia. Questo il bottino dell’operazione repressiva orchestrata dai Ros e dalla Procura di Brescia.

Gli arrrestati sono stati colpiti in base al famigerato Art. 270 bis, ovvero:

«Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni. Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione e un organismo internazionale. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego».

Chi abbia avuto modo di entrare nella notizia, di ascoltare gli inquisitori, di leggere gli stralci delle intercettazioni, di osservare la “pistola fumante”, la ruspa camuffata da “tanko”, sarà rimasto stupito dalla sproporzione tra l’azione simbolica che gli arrestati stavano effettivamente progettando e le gravissime accuse.

Siamo in presenza dell’ennesima vergognosa montatura giudiziaria, patetica però, non meno dei progetti degli arrestati, che non ci sentiamo tuttavia di coprire di ridicolo, come stanno facendo certi giornalisti prezzolati. 

Siamo sideralmente distanti dall’idea di fare del nostro Paese uno spezzatino di piccole patrie, ma stesse sono le ferite che noi portiamo sul nostro corpo, quelle causate da un regime ingiusto e predatorio. Diverso è il nostro sogno da quello loro, stesso è però l’incubo che ci opprime.

Tra gli arrestati diversi attivisti di quello che fu il Movimento 9 dicembre, tra cui Lucio
Tanto coraggio per una causa sbagliata
Chiavegato e Patrizia Badii. Alla combattiva Patrizia hanno distrutto la famiglia, arrestato anche il marito e denunciato la figlia maggiore, con le due minori che rischiano ora di essere affidate ai servizi sociali.

Gli inquirenti hanno sottolineato, furbescamente, che il loro attacco non riguarda il Movimento 9 dicembre.
Dobbiamo credergli? Più no che sì.

Diciamo che si è voluto prendere due piccioni con una fava. 
Sì, certo, lo Stato non tollera certe velleità indipendentiste: chi si fa certe idee se ne stia calmo e non provi ad alzare la testa. Intanto però, seppure a scoppio ritardato, è stato portato un colpo a chi ha organizzato la protesta iniziata il 9 dicembre, e che in Veneto ebbe uno dei suoi punti di forza. Il criterio di chi è preposto a difendere l’ordine costituito è noto: colpiscine uno per educarne cento. Lo Stato parla a nuora perché suocera intenda, spaventa i cittadini, li minaccia, li terrorizza affinché restino sudditi e accettino lo stato di cose senza ribellarsi.

Una strategia che in effetti sin qui ha sempre portato frutti ai dominanti. Ma ha funzionato per l’efficacia del mix repressione, corruzione economica, e narcotico mediatico. Ora che il sistema è al collasso, che la miseria cresce, mentre non ha più risorse a cui attingere per corrompere, sempre meno potrà contare sull’efficacia dei suoi sonniferi.

Il 9 dicembre è stata solo una spallata al regime. La prossima sarà più potente, e non potrà essere fermata da magistrati e sbirri zelanti in cerca di notorietà. Avrà per questo bisogno di un'organizzazione più capillare e meno improvvisata, di una direzione adeguata, di una visione politica chiara, di un piano d'azione non velleitario.

Basta con le montature giudiziarie!
Liberate i detenuti!

* Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri sono stati i due portavoce del Comitato 9 Dicembre di Perugia

martedì 28 gennaio 2014

QUO VADIS 9 DICEMBRE? di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*

28 gennaio. Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

IN VISTA DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRESIDI E DEI COMITATI DEL MOVIMENTO 9 DICEMBRE. CHE SI SVOLGERA' A FIRENZE IL 16 FEBBRAIO.
  

«Non era necessario essere delle aquile per capire che, come ogni movimento, anche quello partito nelle strade il 9 dicembre scorso, avrebbe avuto, dopo il picco di mobilitazione, una discesa.
Già dopo due settimane di presidi esso ha iniziato a scemare. Ciò ha prodotto e non poteva non produrre, tra i tanti cittadini mobilitatisi e gli stessi attivisti di prima linea, una certa disillusione. Ma chi si illude è inevitabile che si disilluda.

Era impensabile, per chi appunto aveva senso della realtà e piedi per terra, che il movimento sarebbe stato talmente forte da tenere in piedi i presidi fino alla caduta del governo e addirittura a "mandare tutti a casa", ovvero sciogliere il Parlamento.

Noi riconsciamo al Coordinamento nazionale che ha promosso la mobilitazione del 9 dicembre la "lucida follia" di aver proclamato la "rivoluzione italiana". Decine di migliaia di cittadini sono usciti dal letargo e si sono gettati generosamente nella mischia anche grazie a questo "pazzesco" proclama.

Dietro a questa adesione spontanea, quasi istintiva, c'è tutta la rabbia diffusa contro le politiche di austerità, ma anche la disperazione di quegli strati sociali che quelle politiche hanno gettato sul lastrico.
Daniela Di Marco

Dato a Cesare quel che è di Cesare, riconosciuti i meriti di portavoce come Ferro, Calvani e Chiavegato, è venuto il momento di ragionare e di tirare un bilancio e di verificare se, al di là dei fattori oggettivi che spiegano il rinculo delle mobilitazioni, non ci siano anche responsabilità de leader nazionali.

Queste responsabilità ci sono, e come!

Il riflusso, abbiamo detto, ci sarebbe stato comunque, ma lo sfascio del Movimento si poteva e doveva evitare. Se l'offensiva va a sbattere contro le preponderanti forze del nemico, occorre evitare la ritirata, quindi impedire una rotta disordinata. Il Coordinamento nazionale è stato del tutto inadatto ad organizzare questa ritirata ordinata ed ha anzi favorito lo sfascio. I leader nazionali si sono rivelati del tutto incapaci di svolgere un adeguato ruolo di direzione. Avevano solo il "piano A" ("tutti a casa!") non un "piano B".

Dopo una settimana di proteste il Cordinamento nazionale si è così diviso in due tronconi.

Danilo Calvani, che ha continuato a urlare che occorreva insistere nell'assalto, sostenendo che la vittoria era vicina, di qui la manifestazione di Roma del 18 dicembre, strombazzata come se fosse una specie di Giudizio universale.

Dall'altra i Ferro, i Chiavegato e gli Zanon i quali, consapevoli del carattere velleitario dei proclami di Calvani, si sono dissociati dall'iniziativa, ma non hanno saputo proporre altro, né hanno avuto il coraggio di dire che una ritirata era necessaria, e quindi organizzarla per non disperdere le fila.

Tutti quanti, forse esaltatisi dalla morbosa attenzione mediatica, si sono montati la testa. Hanno rilasciato una messe di interviste, non concordandosi tra loro, dicendo le cose più diverse e strampalate, spesso dimenticando la stessa piattaforma in sette punti dalle quale la mobilitazione ha preso le mosse.
Vincenzo Baldassarri

Il Movimento è rimasto senza testa e senza direzione, ciò che ha favorito la dispersione e il disincanto.

In questo contesto il Comitato di cui facciamo parte, quello di Perugia (uno dei più attivi e l'unico che non ha subito spaccature), già il 16 dicembre, in seduta plenaria, approvò una mozione, che tra l'altro affermava:

«... (3) La divisione avvenuta in seno al Coordinamento nazionale ha messo in luce quanto questo Coordinamento sia disorganizzato, inadeguato, e incapace di indicare la strada che il Movimento dovrà seguire. Giusto stigmatizzare i proclami roboanti e velleitari di Danilo Calvani, ma altrettanto necessario
criticare i tentennamenti e le ambiguità degli altri coordinatori.
(4) Gli attivisti, i comitati locali che sono stati la spina dorsale della mobilitazione, non possono essere considerati un gregge, vanno invece chiamati a discutere e decidere come proseguire la lotta.
(5) Chiediamo quindi ai coordinatori nazionali di convocare immediatamente un’assemblea nazionale di tutti gli attivisti da svolgersi entro la fine dell’anno.
(6) Ove i coordinatori non accettassero questo nostro invito, non resta che
la via dell’autoconvocazione dal basso. Facciamo appello ai Comitati locali a
sostenere la nostra proposta».

L’Assemblea plenaria del Comitato 9 dicembre di Perugia - 16 dicembre 2013»

Questa richiesta venne inoltrata non solo a Ferro ma anche agli altri leader nazionali. Non venimmo ascoltati. Sordità pressoché totale. Ci scontrammo con una concezione notabilare e verticistica del movimento. Questa sordità, assieme ad altri indizi, fece sorgere in alcuni il sospetto che non è tutt'oro quello che riluce, che dietro ad alcuni dei leader nazionali ci fossero dei pupari che li muovevano come pedine (promettendo loro qualche poltrona?), che fosse cioè in atto un tentativo di eterodirezione del Movimento 9 dicembre, che pezzi del sistema stavano tentando di manipolare il Movimento per i loro loschi fini.

In questa circostanze l'8 gennaio, decisi a difendere l'autonomia del Movimento e a dargli continuità, rompemmo ogni indugio. A Perugia approvamo e quindi diffondemmo un comunicato dal titolo IL MOVIMENTO DEVE VIVERE, E VIVE SE RAGIONA E LOTTA che così si concludeva:

«Sarebbe un crimine, mentre abbiamo verificato la simpatia popolare verso la nostra battaglia e quanta rabbia covi tra i cittadini, vanificare quanto abbiamo fatto e disperdere le nostre energie.
Davanti alla sordità colpevole dei portavoce nazionali non c’è altra via che AUTOCONVOCARE questa ASSEMBLEA NAZIONALE.
Non possiamo stare collegati solo attraverso internet.
Dobbiamo conoscerci, guardarci negli occhi, quindi tirare un bilancio, indicare la prospettive e rilanciare la lotta, ed eleggere democraticamente un rappresentativo e unitario COORDINAMENTO NAZIONALE.
Proponiamo la data di domenica 9 febbraio. Come luogo Firenze.
Chi condivide quest’appello ce lo segnali e lo faccia circolare.
Il Comitato 9 dicembre di Perugia - 8 gennaio 2014»

Questo appello è stato presentato all'assemblea di Padova, il 19 gennaio, in cui si sono ritrovati i rappresentanti di 16 presidi del centro-nord, che lo hanno sottoscritto in pieno.
In pochi giorni abbiamo ricevuto altre adesioni inattese, contando almeno una trentina di presidi e comitati. Tenendo conto delle esigenze generali, si è deciso di posticipare l'assemblea nazionale a domenica 16 febbraio a Firenze con inizio alle ore 10:00 (presso ex Scuola E. Morante, Via G. Orsini 44. Zona Firenze Sud).

Un'assemblea molto importante, che dovrà riordinare le fila del Movimento, indicare le prossime iniziative di lotta e, soprattutto, come assicurare la sua indipendenza. A questo scopo dovrà essere ribadita e precisata la piattaforma iniziale, si dovrà decidere come costruire una più larga alleanza, se, come anche io penso, occorre dare vita ad un vasto, plurale ma unitario Comitato di Liberazione Nazionale che raccolga tutte le forze sociali e politiche che vogliono cacciare la casta di ladri, riconsegnare al popolo piena sovranità, uscire dalla gabbia dell'Euro(pa), difendere e applicare la Costituzione.

Non ci facciamo facili illusioni. Sappiamo che sarà un'assemblea difficile, tante saranno le voci, le idee, le critiche, le istanze. Tutti saremo chiamati ad una grande prova di maturità, ad ascoltare e ad essere ascoltati».


* Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri sono i coordinatori del Comitato 9 Dicembre di Perugia
** Fonte: Marcia della Dignità



 

domenica 15 dicembre 2013

DANILO CALVANI E IL MOVIMENTO 9/12 di Segreteria nazionale del Mpl

15/12 ore 17:30
Avevamo da poco diffuso il comunicato della Segreteria nazionale del Mpl quando alcuni dei coordinatori nazionali, tra cui Ferro e Chiavegato, si sono pubblicamente dissociati da Calvani e dalla "marcia su Roma". Meglio così!


«Il Movimento 9/12, giunto al sesto giorno di mobilitazione autorganizzata, si trova davanti ad un bivio. Nei presidi ci si chiede che fare ora? Continuare ad oltranza i presidi e i blocchi non è possibile. Molti attivisti pensano che a questo punto occorra una grande manifestazione nazionale a Roma per "mandarli tutti a casa". Questa proposta è strombazzata da Danilo Calvani e dai suoi accoliti, non è condivisa nemmeno dal resto dei coordinatori nazionali, a partire da Mariano Ferro e da Lucio Chiavegato. E' dunque una proposta divisionista che rischia di spaccare definitivamente il Movimento.

Quella della "marcia su Roma" è una scorciatoia ambigua, pericolosa e suicida.

Pericolosa perché rischia di diventare il palcoscenico dei gruppi fascisti, principalmente romani, che si sono infiltrati nella mobilitazione, proprio grazie a Danilo Calvani che i fascisti stessi considerano il loro referente.

Danilo Calvani è un mitomane che sta utilizzando il Movimento 9/12 per i suoi loschi disegni. Il sospetto è che occulti burattinai, via Calvani, tentino di utilizzare il Movimento 9/12 per loro torbidi disegni politici. Quali sono? Egli lo ha confessato in una dichiarazione, che non ha mai davvero smentito, nella quale sosteneva che dopo la caduta del governo Letta «...vi sarà un periodo transitorio in cui lo Stato sarà guidato da una commissione retta dalle forze dell’ordine, trascorso il quale si procederà a nuove votazioni». Dichiarazioni come queste sono un'offesa alla gran parte degli attivisti del Movimento, sono in palese opposizione alla piattaforma sovranista e democratica con cui è stata indetta la mobilitazione. 


La proposta di scendere a Roma il 18 dicembre non è solo pericolosa ma suicida. Lo è per la semplice ragione che sarà una manifestazione con numeri scarsi, che quindi potrebbe essere il funerale del Movimento. La simpatia popolare che abbiamo registrato nei presidi e nei blocchi non si è trasformata in adesione attiva e massiccia. I presidi si sono ingrossati in alcuni luoghi, in altri meno. Insomma: dopo il primo slancio il Movimento accusa una comprensibile stanchezza. Come ogni movimento non può procedere sempre in avanti, in linea retta, sempre all'attacco. Ha bisogno di rifiatare per riprendere  slancio. 

Il Movimento, a partire dalle singole zone e città, deve ora consolidarsi, mettere più solide radici sociali,  evitando che gli attivisti se ne tornino a casa o tornare nel mondo virtuale di facebook. Come si fa? Si fa anzitutto decidendo collettivamente che non si torna a casa. I vari presidi debbono strutturarsi come collettivi permanenti di lotta, trovare luoghi stabili di discussione e di organizzazione, eleggere democraticamente dei comitati direttivi rappresentativi, quindi coordinarsi ai livelli provinciali e regionali, fino al livello nazionale. 

Una volta costruita una rete stabile e un comitato nazionale dirigente davvero rappresentativo, si potrà pensare di ripassare all'offensiva, con azioni concertate e contundenti. Non ne mancheranno le occasioni nei prossimi mesi. Non fermarsi quindi, ma procedere meglio organizzati ed inventarsi iniziative cittadine e locali che poi dovranno confluire in nuove giornate di lotta generali.

E' fisiologico che alcuni di coloro che si sono mobilitati sull'onda dell'entusiasmo, molleranno. Saranno quelli che non andranno a casa che si prenderanno sulle spalle la responsabilità di dare continuità al Movimento. Ed è anche prevedibile che in diverse zone coloro che si sono improvvisati come coordinatori si demoralizzeranno e si faranno da parte, che nuovi lottatori si faranno avanti. 

Quando la lotta si fa più dura i migliori occuperanno la prima linea».

La Segreteria nazionale del Mpl
15 dicembre 2013





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