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lunedì 21 febbraio 2011

Prima inchiesta economico-sociale sul Nord Africa



Uno sguardo su Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto
Reddito nazionale, reddito procapite e distribuzione del reddito

di Ennio Bilancini

Con questo articolo iniziamo una serie di inchieste sull'evoluzione nel tempo delle caratteristiche sociali ed economiche dei paesi del nord Africa, sperando con ciò di aiutare a comprendere la natura e la tempistica degli attuali sollevamenti popolari che stanno rapidamente modificando la situazione nella regione. Per prima cosa guarderò agli indicatori economici più usati: il reddito nazionale, il reddito nazionale procapite e la distribuzione del reddito.
Prima di iniziare è necessario ricordare che i dati sulla Libia sono incomparabilmente più scarsi rispetto agli altri paesi e, per questo motivo, a volte i confronti non potranno che essere sommari. A dispetto di ciò, e nonostante le piccole dimensioni in termini di popolazione, si è deciso di non escludere la Libia da questa indagine, sia a causa della rivolta in corso, sia perchè è un paese di cruciale importanza per l'area, infine perchè i pochi dati a disposizione indicano un paese dalle caretteristiche decisamente peculiari.

Il reddito nazionale del nord Africa nel suo complesso è cresciuto molto negli ultimi venti anni, dopo un lungo periodo di stagnazione. Questa tendenza può essere riscontrata, sebbene con delle differenze, in tutti i paesi a nord del Sahara. Come mostrato dalla figura 1, Egitto ed Algeria sono stati i paesi dove le fluttuazioni del reddito nazionale sono state più marcate, mentre la Tunisia è stato il paese dalla crescita più stabile. Tutti tranne la Tunisia, ed in modo particolarmente marcato la Libia, hanno visto crescere il proprio reddito nazionale nel corso della prima decade del 2000. Vedi Figura 1.



Figura 1. Evoluzione del reddito nazionale dal 1976 al 2009 (dati espressi in termini reali a parità di potere d'acquisto, fonte: World Bank)

Questi dati descrivono un situazione di generale sviluppo economico dell'area, caratterizzata da una forte accelerazione nell'ultimo decennio. Tuttavia, gli stessi dati non ci dicono molto sulle condizioni di vita della popolazione. Ciò è particolarmente vero perchè la dimensione della popolazione varia anche drasticamente da un paese all'altro ed è variata in modi molto differenti nel tempo (per l'approfondimento di questi aspetti rimandiamo ad un articolo successivo). Per capire come siano evolute nel tempo le condizioni di vita medie è necessario guardare al reddito nazionale pro-capite (figura 2).


Figura 2. Evoluzione del reddito nazionale procapite dal 1976 al 2009 (dati espressi in termini reali a parità di potere d'acquisto, fonte: World Bank)

La prima cosa da evidenziare è che il reddito procapite del nord Africa è stato decisamente basso fino alla fine degli anni '90, per poi crescere in modo netto, anche del 200%. La seconda cosa da evidenziare sono le differenze tra un paese e l'altro. Contro quello che si può comunemente pensare, il paese in cui il reddito medio è più basso è l'Egitto. Un po' più in alto troviamo il Marocco, mentre ancora più in alto troviamo Tunisia e Algeria. La Libia è poi decisamente più ricca degli altri paesi nordafricani, dell'ordine di 4-6 volte. Se poi osserviamo come il reddito procapite sia cambiato nel tempo, ci rendiamo conto che per la gran parte degli anni dal 1976 al 2000, ben poco è cambiato (a volte addirittura, e nettamente, in peggio come nel caso dell'Algeria). Vediamo anche che, se è verò che a partire dagli anni 2000, le condizioni medie di vita sono migliorate notevolemnte, è anche vero che mentre in alcuni posti la crescita è stata a dir poco sensazionale (Libia), in altri la crescita è stata sostenuta (Algeria) o mediamente sostenuta (Tunisia, Marocco), ed in altri ancora non troppo marcata (Egitto).

I livelli e l'evoluzione del reddito procapite descrivono un Nord Africa sostanzialmente povero fino alla fine del secolo XX, con la sola eccezione della Libia che vantava già livelli simili a quelli dell'Europa dell'Est o del Sud America. Tuttavia, a partire dall'inzio del secolo XXI, la crescita del reddito procapite è stata netta, con la caratteristica di essere tanto maggiore quanto maggiore era il livello di reddito di partenza. In altre parole la crescita dell'ultimo decennio ha acuito, e non ridotto, le differenze in termini di reddito procapite tra i paesi nordafricani. Infine, qualche comparazione con paesi non dell'area è utile per comprendere appieno il senso della situazione al 2009: la Libia vanta un reddito procapite superiore a molti paesi emergenti e addirittura superiore ad alcuni paesi europei come l'Ungheria o la Polonia, Algeria e Tunisia vantano un reddito procapite ai livelli del Perù, dell'Albania o della Giordania, mentre Marocco ed Egitto hanno un reddito procapite inferiore a quello dell'Angola.

Il reddito procapite è molto utile per capire, in prima approssimazione, il potenziale standard di vita della popolazione di un paese. Tuttavia, il reale standard di vita dipende crucialmente da come il reddito è effettivamente distribuito. Tipicamente, la maggior parte del reddito finisce nelle mani di una frazione ristretta della popolazione, per cui il reddito pro-capite medio è spesso molto al di sotto del reddito percepito dai più ricchi (che di norma non sono molti) ed è abbstanza al di sopra del reddito percepito dai più poveri (che spesso invece sono una frazione importante della popolazione). Sebbene la distribuzione del reddito mostri una soprendente regolarità tra paesi (tipicamente con un grossa concentrazione poco al di sotto del reddito medio e poi una lunga coda di redditi elevati che tende ad assottigliarsi via via che si va verso il reddito massimo), permangono differenze anche importanti. Sfortunatamente i dati per il Nord Africa non sono molto ricchi (ad esempio, non abbiamo dati sulla Libia), ma permettono ciononostante di farsi un'idea del grado di iniquità nella distribuzione del reddito.




Figura 3. Evoluzione della quota di reddito nazionale percepita dal 20% più ricco della popolazione (a sinistra) e dal 20% della popolazione più povera (destra) (dati espressi in termini reali a parità di potere d'acquisto, fonte: World Bank)
Le figure sopra riportate mostrano una notevole somiglianza nella distribuzione del reddito tra Marocco, Tunisia ed Algeria, mentre l'Egitto pare essere un caso sostanzialmente diverso. In particolare, in Egitto il 20% più ricco della popolazione percepisce circa il 5% in meno del reddito nazionale rispetto alle controparti Algerine, Marocchine e Tunisine, mentre il 20% più povero della popolazione Egiziana percepisce circa il 3% in più del reddito nazionale rispetto alle controparti  Algerine, Marocchine e Tunisine. Detta in termini più semplici, l'Egitto è stato ed era fino almeno al  2005 un paese meno iniquo rispetto a Marocco, Tunisia ed Algeria. Comparando le distribuzioni del reddito di questi paesi con quelle, ad esempio, di Italia e Regno unito si può notare che il 20% di individui più poveri di questi due paesi possiede la stessa percentuale di reddito nazionale osservata per le loro controparti in Tunisia, Marocco ed Algeria (quindi minore di quella dell'Egitto) mentre il 20% più ricco possiede una percentuale di reddito nazionale che si pone tra quella di Tunisia, Marocco, ed Algeria e quella dell'Egitto (la sostanza di questi fatti non cambia se si restringe l'attenzione al 10% più ricco). In altre parole l'Egitto ha una distribuzione leggermente più equa di quella di Italia a Regno Unito, mentre Marocco, Tunisia ed Algeria ce l'hanno leggermente più iniqua.

In conclusione, il Nord Africa pare essersi evoluto, almeno dal punto di vista del reddito, in modo moderatamente omogeneo, stagnando fino agli anni '90 e poi sperimentando una crescita sostenuta. Le differenze tra i paesi non possono certo essere negate, ed in alcuni casi queste differenze sono anche piuttosto nette (vedi Libia per il reddito procapite ed Egitto per la distribuzione del reddito). Tuttavia, tali differenze non paiono sufficienti a giustificare da sole previsioni di diverse traiettorie di sviluppo nè sembrano abbstanza per suggerire spiegazioni dei diversi stati di agitazione delle popolazioni. Se c'è da trarre un'indicazione da questi dati, mi pare che questa sia l'idea che, come è sistematicamente avvenuto in passato, le rivolte e le rivoluzioni sono fortemente sollecitate dall'esplosione di una crisi dopo un periodo di crescita sostenuta.
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1 commenti:

  • Anonimo scrive:
    21 febbraio 2011 18:27

    Bravissimo. Eccellente ricostruzione.
    Vladimiro Giacché

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