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mercoledì 1 aprile 2015

«COALIZIONE SOCIALE» VA BENE. MA PER FARE COSA? di Contropiano

[ 1 aprile ] 
Continua a far discutere le proposta di Maurizio Landini di "Coalizione sociale". Il 16 marzo scorso avevamo pubblicato l'intervento di Moreno Pasquinelli. poi quello, decisamente più severo, di Giorgio Cremaschi. Oggi è la volta di Contropiano. Ricordiamo che in quanto parte del Coordinamento della sinistra contro l'euro abbiamo aderito alla manifestazione della FIOm del 28 marzo scorso, diffondendo questo volantino.
«Che ne pensate della coalizione sociale di Landini? Perchè non parlate con Landini? L'unica possibilità è diventato Landini... Da qualche settimana è difficile non sentirsi porre tutte o alcune di queste domande, andando in giro. A porle spesso sono compagne e compagni almeno cinquantenni, con molte battaglie e troppe sconfitte sulle spalle, che come un mantra ti pongono le stesse domande da vent'anni, con personaggi sempre nuovi e diversi: ieri Bertinotti o Cofferati, poi Vendola e in finale Tispras, che però ha già parecchio da fare di suo, al di là del mar Ionio.
La necessità pressante di un “uomo della provvidenza”, alla fine, si rivela come una consolazione per respingere risposte dovute a domande rimosse, e affidare a “qualcuno” la soluzione della crisi di rappresentanza politica degli interessi di classe, accontentandosi spesso della rappresentazione che viene offerta.
Ci sembra doveroso prendere parola sulla proposta di coalizione sociale abbozzata dal segretario della Fiom per mettere sul campo, con lealtà e realismo, quello che pensiamo e come intendiamo operare nel nostro paese e in Europa nei prossimi anni.
Una prima riflessione riguarda lo “spazio politico”. Secondo molti la sinistra ha un grande spazio politico da riempire, che la dissoluzione dei partiti della sinistra radicale (frutto di innumerevoli scissioni del Prc) non consente più di realizzare. Non solo. La crisi economica e sociale dilaterebbe questo spazio, rendendo quasi naturale che la sinistra lo debba e possa occupare. Quanto è ancora vero questo ragionamento? Gli spazi vuoti in natura non esistono, ma gli spazi politici sono altra cosa. A fronte della gerarchizzazione imposta dall'Unione Europea, con la conseguente governance bonapartista incarnata dal Pd e Renzi, l'unico spazio politico che sembra potersi aprire alla sinistra è quello riformista, anche nella sua accezione migliore.
La proposta di Landini, e le interlocuzioni che ha scelto per attuarla, si muovono in questo spazio ed è questo che puntano a riempire. Ma lo spazio riformista, per essere efficace, ha bisogno di presentare una politica possibile con cui realizzare un minimo o un massimo di risorse da redistribuire a livello sociale.
Queste risorse oggi sono scarse e fortemente centralizzate su interessi prioritari – di imprese multinazionali, banche, spese militari – che escludono intenti redistributivi di tipo neo-keynesiano. Questa è la gabbia imposta dall'Unione Europea e questa gabbia va rotta per ridare speranze di sopravvivenza e sviluppo ai settori popolari. Un capitalismo “mitigato” dagli ammortizzatori sociali e dalla concertazione, come avvenuto fin qui, non è più negli orizzonti del nostro avversario di classe; comunque non è lo è nel breve-medio periodo.
Dunque, unirsi per praticare azioni comuni nello spazio riformista rischia di diventare velleitario ed anche incomprensibile agli occhi del nostro stesso blocco sociale di riferimento: lavoratori, disoccupati, forme di “moderno” precariato, popolo delle periferie. Si tratta di settori sociali che hanno bisogno di soluzioni concrete e urgenti, e di un sistema di idee – in senso lato, di un'ideologia e un'identità – che tengano alla larga le tentazioni reazionarie animate dalla destra. Ma né l'una né l'altra appaiono definite nella proposta della coalizione sociale di Landini; e probabilmente non lo possono essere.

La seconda riflessione attiene all'interlocuzione della proposta di Landini. Il primo passo è stato quello del confronto con le associazioni da “terzo settore” (Libera, Arci, Emergency). Esclusa Emergency, le altre due sono nate, vissute e cresciute dentro un rapporto di collateralità rispetto ai partiti della cosiddetta “sinistra di governo”. Per quanto frequentate anche da tanta brava gente, hanno contribuito e contribuiscono ad alimentare l'ideologia del no profit e del mercato sociale, che sono stati una clava per l'attacco ai sistemi di welfare state locali e statali. Non sono insomma organismi indipendenti da chi ha in mano le redini del governo o delle amministrazioni locali, perchè dipendono strettamente dai finanziamenti pubblici e da chi li eroga discrezionalmente; quindi dipendono giocoforza dal Pd o comunque da scelte governative. Un punto di debolezza e vulnerabilità, dunque, non di forza, per una coalizione sociale che intende mettersi di traverso rispetto all'esecutivo di Renzi.
In secondo luogo la proposta di Landini ha rafforzato il legame con la Cgil guidata da Susanna Camusso (sorvoliamo sul bacio sul palco di piazza del Popolo). E' un tentativo di lanciare un'opa sulla prossima segreteria della Cgil o, al contrario, il tentativo di spostare la Cgil sul piano politico e dentro la coalizione sociale? Entrambi gli obiettivi appaiono velleitari e con scarse possibilità di successo.
La terza riflessione discende dalla seconda. Il tentativo di Landini di costruire una coalizione sociale anche esterna al sindacato è giusto, perchè coglie l'enorme difficoltà per il sindacato di fare oggi contrattazione come avveniva ieri. Questa difficoltà c'è e agisce concretamente e non solo per la Fiom. Il padronato, e il sistema legislativo imposto con il Jobs Act, lasciano spazio solo ad un sindacato aziendale, neocorporativo e complice, mentre attaccano frontalmente le forme di sindacato più o meno conflittuale. Una coalizione sociale attiva e conflittuale, anche fuori e a ridosso dei luoghi di lavoro, potrebbe sopperire efficacemente alla debolezza del sindacato dentro i posti di lavoro e includere larghi settori di “nuovi lavoratori” disgregati, divisi, dispersi e senza rappresentanza, né sindacale né politica.
Ma questo presuppone che la scelta sia quello del sindacalismo conflittuale, non di quello ex-concertativo, ora soltanto”complice”. Farsi illusioni oggi sull'apparato della Cgil diventa qualcosa di peggio di una illusione: è un consapevole inganno. Al che sorge spontanea la domanda: perchè Landini ancora una volta non ha sentito l'esigenza di confrontarsi sulla sua proposta anche con i sindacati di base e conflittuali? Perchè ha escluso questa opzione dal ragionamento e dalle interlocuzioni della coalizione sociale? L'ha esclusa proprio perchè esclude ciò che non gli appare compatibile col suo progetto sia sindacale che politico. E la cosa non è affatto un dettaglio, ma un elemento dirimente.

Infine, ma non per importanza, c'è il rapporto tra la proposta di coalizione sociale con i movimenti e i partiti della sinistra radicale. Questi ultimi si assottigliano continuamente e soffrono endemicamente della malattia da quorum (come faccio a superarlo?). Ne soffrono talmente che, anche quando lo superano, continuano a fare le stesse di prima ad ogni tornata elettorale, senza mai avvertire l'esigenza di rompere le regole del gioco, sia a livello locale che nazionale.
I movimenti sociali, almeno quelli attivi sul piano territoriale, o mostrano indifferenza alla proposta, preferendo concentrarsi sul proprio pezzo di intervento, oppure operano una scissione delegando al futuro soggetto politico di Landini la rappresentazione della “politica”, mentre quotidianamente agiscono “nel sociale” respingendo la “politica” come rappresentanza di interessi sociali organizzati. E' curioso come questo approccio abbia portato alla dispersione del risultato politico (così definito, in quanto temuto, dagli stessi apparati dello Stato) delle giornate di lotta del 18 e 19 ottobre 2013, quando una vera coalizione politica, sindacale e sociale “conflittuale” si è manifestata concretamente e si è espressa politicamente in modo avanzato. Tanto da impensierire seriamente – anche se solo temporaneamente - l'avversario di classe. Guardarsi indietro non sempre indica il domani, ma almeno dovrebbe far riflettere sugli errori commessi. Innanzitutto puntando più ad un intellettuale collettivo che agli uomini della provvidenza e poi, volendo guardare avanti, possiamo affermare che nessuna coalizione potrà fare a meno di misurarsi con l'obiettivo della rottura con l'Unione Europea e l'Eurozona per ridare speranza, rappresentanza e prospettiva al nostro blocco sociale di riferimento.
Dunque, l'ipotesi di una coalizione sociale ci convince, eccome. Semplicemente non ci convincono i presupposti – politici e programmatici - sui quali hanno mostrato di volerla realizzare Landini e la “sinistra” del quotidiano La Repubblica».
* Fonte: Contropiano

giovedì 26 marzo 2015

FIOM 28 MARZO: MANIFESTIAMO PER COSA? di Coordinamento sinistra contro l'euro

[ 26 marzo ]

Il Coordinamento della sinistra contro l'euro aderisce alla manifestazione della FIOM che si svolgerà sabato prossimo a Roma. 
In questa occasione il Coordinamento distribuirà un volantino che segue la falsa riga di quello della FIOM. 
Scoprite le differenze...



Qui sotto il volantino della FIOM...




mercoledì 18 marzo 2015

LANDINI DOVE VAI? di Giorgio Cremaschi

[ 18 marzo ] 
Consegnamo ai lettori questo (severo) giudizio di Cremaschi sulla proposta di "coalizione sociale" della FIOM e di Maurizio Landini.

Stando alle loro ultime note ufficiali, tra le due segreterie Cgil e FIOM, non ci dovrebbero essere disaccordi di fondo. Entrambe sostengono la linea uscita dall'ultimo direttivo nazionale della confederazione, la ricerca dell'unità con Cisl e Uil e una politica di alleanze sociali e politiche per contrastare il Jobact. La segreteria della FIOM rivendica con toni persino polemici il suo accordo con tutte le scelte della confederazione. E in effetti dalla conclusione del congresso nazionale del maggio scorso non c'è un solo atto importante della Cgil che non sia stato votato assieme da Camusso e Landini. Che per altro avevano iniziato il congresso con un documento comune pomposamente dichiarato come unitario, in quanto la nostra piccola opposizione non veniva neppure presa in considerazione. Poi con l'accordo del 10 gennaio 2014 tra Cgil Cisl Uil e Confindustria si determinava un'aspra rottura.

Il segretario della Fiom accusava, a ragione, la Cgil di aver sottoscritto il sistema di relazioni sindacali voluto da Marchionne. Un sistema di diritti e rappresentanza concesso solo ai firmatari dell'accordo , dunque in pieno contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale che aveva riammesso la FIOM in Fiat nonostante non fosse firmataria degli ultimi accordi. Un sistema fondato sul principio della cosiddetta esigibilità, cioè sul vincolo per i sindacati firmatari e per i loro delegati, di non organizzare contrasto di alcun tipo verso gli accordi non condivisi, pena sanzioni. Landini contestò duramente quell'intesa e ruppe l'unità congressuale con Camusso. Che a sua volta accusò il segretario della FIOM di incoerenza per aver condiviso gran parte del percorso che aveva portato all'accordo. Dopo il congresso però i due si riappacificarono e condussero assieme la campagna contro il jobact di Renzi. Ora il nuovo contrasto, ma su cosa?

La coalizione sociale è una nuova formazione politica ? Landini smentisce risentito, anzi scrive addirittura che essa non è contro nessun partito politico. Al sindacato serve una coalizione sociale? Camusso dice sì, ma poi nega che sia quella proposta da Landini, che viene accusato di ambiguità sulla politica. Onestamente non si capisce molto e se non ci fosse una colossale sovraesposizione mediatica di tutta questa vicenda, la sole cose evidenti sarebbero la crisi e la confusione del gruppo dirigente del maggiore sindacato italiano.
È la terza volta negli ultimi venti anni che la FIOM tenta una coalizione sociale. La prima fu con i movimenti noglobal all'epoca del G8 di Genova. Il segretario della Fiom Claudio Sabattini, con il gruppo dirigente di allora, decise di rompere con Fim e Uilm sul contratto nazionale e di partecipare alle manifestazioni nel capoluogo ligure nonostante che il segretario della Cgil Sergio Cofferati avesse pubblicamente chiesto di non farlo. Nel 2006 la Fiom guidata da Rinaldini manifestò contro il governo Prodi assieme a sindacati di base e centri sociali, anche allora nonostante il pubblico veto della Cgil. Ma quel percorso si
esaurì proprio sul nodo e sui vincoli dei rapporti tra FIOM e Cgil. Quel nodo si ripropose nel 2010, quando l'appena eletto Landini disse di no su Pomigliano a Marchionne , a Cisl Uil, al PD e anche alla Cgil. Per alcuni mesi attorno a quel no si costruì un vasta mobilitazione sociale , ché sfociò nella manifestazione del 16 ottobre 2010 a Roma e ancor di più nello sciopero generale dei metalmeccanici del gennaio 2011, che per la prima volta vide accanto alla FIOM le sigle dei principali sindacati di base e gran parte dei movimenti sociali più radicali. Fatto senza precedenti per un segretario della Cgil in quella città, nella piazza Maggiore di Bologna Susanna Camusso fu pesantemente contestata da gran parte dei manifestanti che chiedevano lo sciopero generale.

In una riunione in quei giorni sostenni che se la FIOM avesse davvero voluto davvero consolidare il movimento e la coalizione sociale che si era costruita con gli operai della Fiat, avrebbe dovuto mettere in conto la rottura con la Cgil. Ma il segretario della FIOM respinse nettamente questa mia proposta. Si tentò allora di costruire un sostituto di un progetto più radicale, con la coalizione "Uniti Contro la Crisi", che alla FIOM univa una parte dei centri sociali e organizzazioni giovanili e studentesche, riconducibili all'area politica di Sel. Quel tentativo fu travolto dagli scontri della manifestazione del 15 ottobre 2011.

Ora il gruppo dirigente della FIOM ripropone ancora la formula della coalizione sociale. Ma gli interlocutori attuali non sono gli stessi delle passate esperienze. Mancano totalmente il sindacalismo di base e il dissenso Cgil, anche perché la FIOM ha deciso una svolta rispetto alle sue pratiche degli ultimi 20 anni, affidandosi all'accordo con Fim e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale. Mancano l'arcipelago dei centri sociali e i movimenti radicali come i Notav e i Noexpo. Mancano molte forze con cui la FIOM ha dialogato e manifestato assieme nel passato, mentre gli inviti selezionati son stati inviati ad associazioni che, pur di grande prestigio, non siano in totale rottura con il PD ed il suo sistema di alleanze e potere. E infatti Libera ed ARCI han subìto tenuto a precisare che possono sostenere singole campagne, ma non potranno mai far parte di una coalizione formalmente organizzata.
La nuova coalizione lanciata dalla Fiom parte dunque su basi più incerte e sicuramente meno radicate che nel passato, eppure rispetto ad altre iniziative dell'organizzazione ha avuto una risonanza assai maggiore, perché?
La prima ragione sta nella portata stessa della sconfitta della Fiom, della Cgil, della sinistra e del mondo del lavoro di fronte alle politiche liberiste e di austerità. La distruzione dell'articolo 18, che nel passato la Cgil riuscì ad impedire, è lo sfondamento formale e simbolico del fronte del lavoro dopo trenta anni di ritirata più o meno organizzata e contrattata. Il lavoro è sottoposto al massacro sociale ed il sindacato ex più forte d'Europa mostra tutta la sua mastodontica fragilità.

Il fatto che questa resa dei conti finali col lavoro sia guidata dal leader del partito democratico ribalta poi tutti i punti cardinali del tradizionale modo d'agire della Cgil. Che reagisce a questo disastro oscillando tra l'identificazione con il dissenso politico verso Renzi e la ricerca dell'autonomia corporativa con Cisl Uil e Confindustria, di cui l'accordo del 10 gennaio è la formalizzazione. Nella linea e nei comportamenti concreti della Cgil non c'è alcun progetto di riconquista, ma una sorta di gestione della sconfitta che non può che provocare altre cadute. Su questa debolezza prende vigore il ruolo di Landini, che in concreto non propone nulla di diverso dalla CGIL, come egli stesso puntualmente precisa, ma che raccoglie invece le speranze di chi, critico verso Cgil e PD, si augura che le cose cambino. Landini incrocia le speranze di cambiamento giusto che periodicamente si manifestano e per questo la domanda nei suoi confronti è prima di tutto politica.

D'altra parte è qui c'è la seconda ragione del suo successo, Landini emerge come leader nell'attuale politica ultra personalizzata e governata dai talk show. La coalizione sociale oggi proposta dalla FIOM è la più verticistica e rarefatta tra quelle sperimentate in questi anni, in realtà non ruota neppure attorno al sindacato, ma alla figura del suo leader.
La ragione del successo di Landini, il suo muoversi con grande amplificazione mediatica nel vuoto segnato dalla sconfitta della sinistra e del sindacato, è però anche causa del limite di fondo della sua iniziativa. La proposta attuale di coalizione sociale allude ad una forza politica, ma poi nega di volerla costruire. Si proclama la necessità di cambiare il sindacato, ma poi si afferma di volerlo fare con chi il sindacato ha condotto al punto attuale. Sul piano dei contenuti programmatici, Europa, Euro e politiche di concertazione e compatibilità sono sostanzialmente ignorate, mentre PD, Confindustria e sistema di potere vengono sì criticati, ma non definiti come avversari.
Ci vorrebbe insomma una vera rottura per evitare strade già percorse senza risultati. Invece, pur polemizzando duramente tra loro, Camusso e Landini coabitano nella stessa crisi sindacale e alla fine offrono ad essa risposte concorrenziali, ma simili.

lunedì 16 marzo 2015

LA FIOM, LANDINI E NOI (LA SINISTRA SOVRANISTA) di Moreno Pasquinelli

[ 16 marzo ]

In molti ci chiedono un giudizio sull'ultima mossa di Maurizio Landini, ovvero la sua proposta di dare vita ad un "coalizione sociale". Prendiamo intanto atto che non si tratta di un'alzata d'ingegno personale, visto che nelle conferenza stampa tenuta ieri [vedi sotto la registrazione della sua conferenza stampa] Landini ha sottolineato che la proposta, con buona pace della Camusso, è di tutta la FIOM .

Per esprimere un giudizio, va da sé, occorre tenere conto di numerosi fattori. 

Il nostro sarebbe severo, anzi negativo se, ad esempio, dovessimo cominciare ricordando, le vere e proprie malefatte compiute sul piano sindacale anche dalla FIOM. Idem con patate se partissimo considerando il luogo politico di provenienza del gruppo di Landini, ovvero quella sinistra psuedo-radicale che tanti guasti ha fatto per avere affiancato (via PDS-PD), col pretesto dell'anti-berlusconismo, l'operazione strategica neoliberista ed eurista. 

Non meno critico sarebbe, il nostro giudizio, tenendo conto che Landini, e con lui il grosso della sinistra pseudo-radicale, non accenna ad alcuna sincera autocritica.

Tombale infine sarebbe, il nostro giudizio, ove considerassimo la sconcia reticenza con cui Landini e il suo gruppo tacciono, nonostante ogni evidenza e il massacro sociale in atto, sul carattere oligarchico, antipopolare, reazionario dell'Unione europea e della moneta unica e dunque la necessità, anzitutto per il pezzo di società che rappresenta e quelli che pretende di organizzare, di uscire dalla gabbia euro-liberista.

Ma, appunto, nel valutare una proposta politica, non solo dei fattori soggettivi si deve tenere conto, ma di quelli oggettivi, che non sono meno importanti.

Landini ha chiarito che non propone un "partito". La sua proposta di "coalizione sociale" vuole essere invece quello che una volta chiamavamo "fronte". Un fronte ampio che raggruppi come egli stesso ha detto: (1) "tutto ciò che il governo sta dividendo"; (2) "tutto ciò che deve vivere per lavorare"; (3) che quindi "riunifichi il lavoro per difendere i diritti di tutti".

E' una proposta giusta, sacrosanta, ma che arriva in ritardo. Perché la FIOM non l'ha fatta quando il Paese è precipitato nell'abisso della crisi sistemica? nel triennio cruciale 2009-2011? Per due ragioni, una ideologica e una politica. Da una parte si era prigionieri di una visione sindacalista-operaista; dall'altra si stava ancora attaccati alla larva del Pd, proprio mentre dischiudeva quel mostro che è il "renzismo".

Ce ne è voluto di tempo! per capire che il sindacalismo in fasi di crisi sistemiche è un'arma spuntata, e che il mondo del lavoro non avrebbe più potuto fare alcun affidamento sulla vecchia rappresentanza politico-istituzionale pidiessina-piddina. Meglio tardi che mai!

Landini e la FIOM propongono dunque un contenitore unitario, non partitico e pluralista, del poliverso maciullato dal combinato disposto della crisi sistemica e delle politiche austeritarie neoliberiste. La sinistra sovranista organizzata non dovrebbe starsene alla finestra ma partecipare in maniera costruttiva e trasparente a questo processo. 

Un processo il cui esito, visti i tempi, è non solo  incerto ma potrebbe essere già pregiudicato, tanto più se non si darà presto: 
(1) un orizzonte strategico adeguato e, affinché lo sia, esso deve sciogliere il nodo dei nodi, quello del giudizio sull'Unione europea e sull'euro, cioè sulla necessità improcastinabile della rottura e della riconquista della sovranità nazionale e democratica; 
(2) una forma che sappia mettere in movimento, entro questa cornice programmatica, non solo il mondo del tradizionale lavoro salariato, ma tutto l'universo sociale degli esclusi e del lavoro marginale e precario, inclusi quei pezzi di piccola e media borghesia fatti a pezzi dalla crisi e dalle politiche neoliberiste;
(3) una messaggio che rinunci al mero sindacalismo sociale (il piagnisteo sui diritti) ma che, indicato il nemico, abbia il coraggio di indicare la prospettiva del suo rovesciamento, quindi una piattaforma in pochi punti di quello che dovrà essere un governo popolare d'emergenza.

La situazione è difficile, il nuovo regime non si è ancora consolidato, vincere è ancora possibile.


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