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sabato 9 novembre 2019

IL RISORGIMENTO? UN GOLPE DI BANCHIERI di Francesco Amodeo

[ sabato 9 novembre 2019 ]


L'articolo di Piemme L'ULTIMA FESSERIA DI FRANCESCO AMODEO ha suscitato diverse polemiche, nonché l'irritazione di Amodeo medesimo, che ha replicato nella sua pagina facebook.
Più sotto, com'è nello stile di questa redazione, pubblichiamo la sua risposta.
Amodeo dice di essere stato "diffamato". A noi non pare che considerarlo un "principiante che ha scritto una fesseria sul piano storiografico" sia una diffamazione.  Ci saremmo aspettati una risposta seria, di contenuto, invece Amodeo la butta in caciara e, ciò che non gli si addice, facendo leva sul vittimismo morale.
Posto che non curiamo questo blog — che per la cronaca è il più letto nella cosiddetta "area sovranista" e non ha certo bisogno di criticare Amodeo per avere "un po' di traffico" — in ossequio al buonismo di veltroniana memoria ed al  politicamente corretto, veniamo al punto: è accettabile ridurre quel complesso e controverso processo storico che condusse all'Unità d'Italia a "colpo di stato finanziario al pari dell'Unione europea"?
No, non è accettabile. Non lo è per almeno quattro ragioni fondamentali: 
- la prima perché si tratta di grossolano falso storico; 
- la seconda perché nasconde un'implicita nostalgia per il Regno borbonico quindi la considerazione che l'Unità nazionale fu una sciagura; 
- la terza perché il disprezzo conclamato per il Risorgimento è funzionale al tentativo dell'élite cosmopolitica di sradicare in seno al popolo radici storiche, coscienza di sé e identità nazionale rimpiazzandole con la transgenica europeistica;
- ne consegue che viene minata alle fondamenta la legittimità politica della liberazione e della sovranità nazionale.
Ci auguriamo che questo dibattito prosegua, speriamo stando ai contenuti.



*  *  *

IL RISORGIMENTO? UN GOLPE DI BANCHIERI 

di Franceco Amodeo


Solitamente non rispondo mai agli attacchi pretestuosi che ricevo sul web: Mi rendo conto che una qualsiasi risposta farebbe il gioco di chi mi attacca: cercare visibilità a qualsiasi costo. Questa volta però, gli autori dell’attacco nella fretta di vomitare odio, si sono dimenticati di mettere sul viso la maschera che sono soliti indossare in pubblico quando celano i propri attacchi e le proprie finalità, dietro post intrisi di moralismo, ipocrisia e finto buonismo.

Chiedo a chi mi segue la cortesia di leggere l’articolo in allegato, senza entrare nel merito delle due visioni storiche non concilianti. La “mia”, che riconosce le responsabilità di oligarchie finanziarie come i Rothschild anche dietro il processo di Unità d’Italia, da me considerato un golpe finanziario al pari dell’Unione Europea, con i medesimi finanziatori e per i medesimi scopi: trasferire ricchezza dal Sud al Nord, drenare soldi dai cittadini per riempire i caveau dei banchieri centrali. Una invasione spacciata per Unione. Ieri Sud Italia. Oggi Sud Europa.

Visione che a quanto pare non concilia con la versione degli autori di questo articolo, che invece tentano l’impresa di deresponsabilizzare i Rothschild, facendoli passare come semplici banchieri dediti al proprio lavoro ma senza secondi fini e quindi totalmente estranei alle logiche speculative celate dietro l’Unità d’Italia, che a loro avviso è stata favorita dall’encomiabile sforzo di quelli che considerano grandi uomini: garibaldi e mazzini (volutamente in minuscolo).


Due versioni agli antipodi. A dire il vero entrambe con solide basi e quindi di difficile valutazione oggettiva. Visioni non concordanti, come è giusto che accada nella logica democratica del pluralismo di idee e della legittima libertà di esprimerle.

Per questo non proverò ad imporre la mia visione come verità assoluta. Non l’ho mai fatto. E non proverò neanche a smentire l’altra. Ma chiedo a voi una valutazione di questo articolo scevra da quelle che sono le vostre idee ed il vostro giudizio sui fatti narrati. Leggetelo da esseri umani. E ditemi se nel leggerlo avete l’impressione che qualcuno vi stia presentando la propria versione dei fatti (giusta o sbagliata che sia) o se cogliete tra le righe parole di odio, voglia di diffamare l’altro, voglia di far prevalere le proprie idee come verità assolute anche al costo di denigrare l’altro. Ditemi se non avete avvertito mancanza di rispetto, competizione, ossia quelli che sono i tratti che contraddistinguono il modus operandi dei neoliberisti. Proprio quella mentalità e quel modo di fare predatori da sempre usati da quelli che gli autori di questo articolo fingono pubblicamente di voler contrastare.

Ma allora Liberiamo l’Italia da chi? da chi semina odio per la volontà di imporre la propria idea, da chi diffama l’altro secondo la logica della competizione ad ogni costo, per finire poi nelle mani di qualcuno capace di esprimere in un articolo tale disprezzo per le idee altrui e la volontà di imporre la propria secondo la logica neoliberista della diffamazione e del tentativo di annichilire la dignità dell’altro non allineato. NO GRAZIE.

È proprio questo il motivo per cui decisi di non presentarmi alla manifestazione di Roma del 12 Ottobre. Lo stimato Fabiuccio Maggiore mi aveva messo in guardia sul fatto che proprio i toni ribaditi in questo articolo, fossero quelli usati dagli organizzatori nelle proprie chat private. Con tale odio facevano riferimento alla mia persona definendomi  “da sfruttare solo ai fini della manifestazione per poi attaccarmi”. Rimasi basito nel leggere quelle frasi. Senza parole. Anche perché gli stessi che le scrivevano in privato, pubblicamente mi sorridevano, mi stringevano la mano e mi pubblicizzavano come promotore del loro evento.


Proprio come fanno i peggiori ordoliberisti. Stesse tecniche: sfruttare, attaccare, fingere. Hanno anche provato ad attribuirmi parole che non ho mai detto: mai parlato in vita mia di “finanza ebraica” come scrivono ingannevolmente in questo articolo. Io non ne ho mai fatto una questione di razza. Mai. Anche perché si tratta di dinastie che considero di  apolidi. Ma mi rendo conto che anche questa è una tecnica per delegittimare l’avversario. Diciamo che in questo articolo non si sono atti mancare nulla. Dai neoliberisti hanno attinto persino per le strategie più subdole.

Fino ad oggi queste cose non le ho mai volute raccontare, a differenza di quanto fatto dall'amico Fabiuccio Maggiore che le ha denunciate con alcuni post pubblici. Io ho preferito semplicemente annunciare la mia estraneità alla manifestazione, senza spiegarne la motivazione, anche al costo di deludere le persone che non riuscivano a trovare una spiegazione plausibile alla mia scelta di non presenziare più ad un evento che pubblicamente veniva proposto con i più nobili intenti. Conoscerete tutti la frase: “Potete ingannare tutti per qualche tempo. Potete ingannare qualcuno per sempre. Ma non potete ingannare tutti per sempre.”

Sapevo quindi che presto o tardi le maschere sarebbero cadute. E mi sono seduto sul fiume fino ad oggi, che questo articolo ha svelato a tutti la vera natura dei liberatori della patria, quelli a cui non sia mai racconti che “ i Rothschild furono i burattinai del Risorgimento” ti si scagliano contro come iene.

Mi dispiace tanto per lo stimatissimo prof Mauro Scardovelli, che insieme a queste persone si è mostrato pubblicamente. So bene che le parole e i toni usati in questo articolo non rientrano neanche lontanamente nella sua concezione di rispetto dell’essere umano, di  libertà di pensiero e sono lontane anni luce dalla sua concezione di rapporto tra individui.

Questo articolo, infatti, non può essere opera di qualcuno che ha a cuore altri esseri umani e che può infondere speranza, voglia di rivalsa, resistenza ai soprusi e al pensiero neoliberista. Quando dentro porti questo rancore, questo disprezzo, non puoi che proiettarlo nel mondo esterno che altro non è che la materializzazione dei nostri stati  interiori. Come l’acqua che prende la forma del proprio contenitore.


Voglio concludere rispondendo alla domanda dell’autore su come si comporterà VOX nei miei confronti per le tesi da me esposte. Non lo so come si comporterà VOX nei miei confronti però so per certo come si comporterà Vox nei vostri confronti finché ci sarò io nel Direttivo: a personaggi del genere non sarà mai permesso di avvicinarsi al partito. I dirigenti di Vox potranno smentirmi domani mattina e mettermi alla porta, lasciandovi salire nuovamente sui loro palchi, ma finché ci sarò io dentro, i neoliberisti travesti da liberatori della patria rimarranno sempre alla porta.

Spero intanto di aver portato un po' di traffico sul vostro blog. Questa volta l’avete meritato. Ma non vi abituate a questi numeri, la vostra replica non riceverà ulteriore attenzione.


Con affetto,
Francesco Amodeo
6 novembre 2019

venerdì 8 novembre 2019

LOTTA DI CLASSE E "RIVOLUZIONI COLORATE" di Moreno Pasquinelli

[ martedì 5 novembre 2019 ]


I fatti....



Iraq: il 1 ottobre scoppia a Bagdad, una rivolta popolare, coi giovani in prima fila, contro il carovita, la disoccupazione, l’endemica corruzione. Dopo pochi giorni i rivoltosi, sempre più numerosi malgrado il coprifuoco e le prime vittime, chiedono che il governo se ne vada a casa. Nei giorni successivi la sollevazione si estende al sud, travolgendo proprio le città a maggioranza shiita: Basra, Nassiyia, Najaf, Kerbala. Decine i morti ammazzati dalle forze di sicurezza e da milizie filo-governative, più di mille i feriti.

Ecuador: il 3 ottobre il popolo si solleva contro il paquetazo, il pacchetto di misure anti-sociali sollecitato dal Fondo monetario internazionale che prevede, tra l’altro, l’eliminazione dei sussidi statali ai combustibili e la liberalizzazione del prezzo della benzina e del diesel.

Libano: 13 ottobre, si svolgono enormi manifestazioni inter-confessionali e spontanee contro le misure liberiste di austerità (più tasse e aumento dei prezzi tra cui i combustibili) chieste da FMI e Banca Mondiale quindi adottate dal governo di coalizione presieduto da Hariri e sostenuto anche da Hezbollah. Diventano ben presto proteste politiche contro il regime, la corruzione. Malgrado le dimissioni di Hariri il 29 ottobre, le proteste continuano

Cile: 18 ottobre: la scintilla che ha scatenato la più grande rivolta popolare (anche qui giovani protagonisti) dalla fine degli anni ’60 è scattata subito dopo la legge che aumentava il prezzo del biglietto della metropolitana della capitale, Santiago. Dopo due settimane è diventata una mobilitazione politica per cacciare il il regime neoliberista di Piñera e una nuova costituzione

Egitto: 26 ottobre, al Sisi, dopo la repressione violenta delle proteste di strada, proroga per la decima volta consecutiva lo Stato d’emergenza.


Il giudizio



Domanda: al di là di affinità evidenti, c'è qualcosa di fondo, di universale, che accomuna la grande sollevazione popolare cilena, il successo elettorale dei peronisti in Argentina, le violente rivolte che scuotono il mondo islamico dall’Egitto all’Iraq, passando per il Libano? 

I tratti comuni di queste rivolte, a dispetto dei differenti contesti nazionali, saltano tuttavia agli occhi: la scintilla che da fuoco alle polveri sono le misure austeritarie di impronta neoliberista. I settori popolari che ne vengono colpiti si ribellano, contestano la corruzione delle classi dominanti e dei loro servi politici, velocemente diventano
Bagdad, ottobre 2019
mobilitazioni politiche che chiedono non solo le dimissioni dei governi ma un vero e proprio cambio di regime.

E da che dipende questa affinità? Viene dal fatto che la globalizzazione neoliberista ha ornai afferrato ogni Paese nella sua spirale distruttiva, che essa, come uno rullo compressore, ovunque schiaccia chi sta in basso fino al punto limite oltre il quale non può esserci che la sollevazione generale.

C'è di più, quindi, c'è proprio la dinamica simile. Piccoli fuochi di rivolta urbana, coi giovani come punta di lancia, tendono ad estendersi velocemente a macchia d'olio trascinando nelle strade i ceti sociali oppressi fino alla rivolta popolare generale che ben presto, da difensiva, diventa politica e offensiva.

V'è infine un'altra caratteristica comune ed un segno che contraddistingue il tempo che viviamo: il simbolo che dappertutto queste masse utilizzano ed in cui si riconoscono è la rispettiva bandiera nazionale.

Impossibile non vedere l'elemento di fondo, universale, che accomuna tutti quanti questi tumulti: la lotta di classe, quella, per quel cane-mai-morto di Carlo Marx rappresentava, in ultima istanza, la forza motrice della storia. E la storia in effetti si va rimettendo in moto, con la differenza che il ritmo della sua danza ricomincia ad essere dettato non da chi sta in alto bensì da chi sta in basso.

Giusto discutere di cosa sia ancora vivo e cosa sia morto della teoria marxista. Di sicuro è morta la tesi operaista che per lotta di classe intendeva solo quella tra operai salariati (metafisicamente portatori di progresso) e capitale (ontolgicamente parassita). La lotta di classe, invece, è un fenomeno per sua natura polimorfa, che quindi può assumere, a seconda del momento storico, della struttura sociale e delle tradizioni spirituali di un dato Paese, aspetti, dinamiche e modi di essere anche molto diversi, ma sempre essa ha la medesima sostanza: i dominati si ribellano ai dominanti e premono per la loro emancipazione. 

Malgrado questa verità sia evidente v'è chi si ostina a negarla.
Beirut, ottobre 2019

Non parliamo qui dei liberali o dei fascisti, per i quali il rifiuto della lotta di classe è punto dogmatico di dottrina. Entrambi sono infatti, non solo geneticamente anti-egualitari. Entrambi sono accomunati dalla medesima idea per cui la storia non la fai mai la "plebaglia", bensì i grandi condottieri, le élite aristocratiche degli ottimati, o le grandi potenze.

Parliamo di diversi amici i quali inneggiano a queste rivolte fino a quando puntano contro quelli che considerano "governi nemici", e le condannano come "rivoluzioni colorate" quando esse contestano "governi amici". Viva la sollevazione cilena o ecuadoregna dunque, ma abbasso quella irachena o libanese. Essi equiparano infatti le rivolte in Iraq e Libano a quelle di Hong Kong o alle mobilitazioni contro Maduro in Venezuela o contro Evo Morales in Bolivia, addirittura ad EuroMaidan in Ucraina.

Entra quindi in ballo la geopolitica, con tutti i suoi accecanti automatismi. 

Facciamo degli esempi. Dal fatto che si debba difendere la Russia putiniana dalle evidenti provocazioni USA-NATO se ne deduce che ogni protesta sociale che avvenga in Russia non solo sia per sua natura disdicevole, è pressoché scontato che dietro vi siano gli americani, e che i sobillatori siano al soldo della CIA. Non conta, agli occhi dei geopoliticisti, che chi protesta rivendichi legittimi diritti, non conta che la situazione per le classi subalterne sia intollerabile, non conta che il governo putiniano segua una politica sociale sostanzialmente liberista. Essi vedono solo un aspetto della politica putiniana, dimenticando tutti gli altri. Con queste lenti distorte non vogliono vedere le intollerabili ingiustizie sociali, rifiutano di considerare l'esistenza di un'oligarchia capitalista che fa il bello e il cattivo tempo. 

Dicendo questo noi vogliamo forse negare che nell'opposizione al putinismo vi siano forze al soldo dei nemici imperialisti occidentali della Russia? Ovviamente no, diciamo che va fatta un'analisi concreta della situazione concreta, che è doveroso distinguere il grano dal loglio, ovvero stabilire quale sia la "natura di classe", sociale e politica, di una data protesta, di una data opposizione. La geopolitica, le dinamiche ed i conflitti internazionali, non possono cancellare quelli interni ad ogni singolo paese. Non geopolitica o lotta di classe, bensì geopolitica e lotta di classe. L'uno aspetto non sopprime l'altro.

Così ad esempio non ci sfugge affatto che le violente rivolte a Hong Kong, iniziate a maggio contro il governo locale sostenuto da Pechino, per quanto massicce, siano di
Santiago, ottobre 2019
natura reazionaria e filo-imperialista. E poco importa stabilire se i suoi leader siano o meno su libro paga della CIA; parlano le loro rivendicazioni separatiste, parlano i simboli, parla il fatto che esse siano 
animate non dai subalterni ma dai pupilli della borghesia della ex-colonia inglese.

Di converso sono chiare le cause sociali delle rivolte di massa in Iraq e in Libano. Negare la loro genuinità e la loro legittimità, giungendo addirittura a giustificare la repressione (sanguinosa nel caso iracheno), fallita in quello libanese, è cosa inaccettabile. Anche in questo caso l'argomento di chi condanna le rivolte popolari in Iraq e Libano usa un solo argomento: siccome l'Iran svolge una funzione positiva di contrasto all'imperialismo nordamericano, e dal momento che l'indegno e corrotto governo di Bagdad è sostenuto da Tehran e che il governo Hariri c'è Hezbollah, ogni sollevazione sociale delle classi subalterne è illegittima, peggio, ogni sollevazione sarebbe una "rivoluzione colorata al servizio dei nemici dell'Iran".

Ci viene alla mente quanto Mao Zedong disse, se non erro nel 1955, a proposito della frazione filo-sovietica avversaria nel suo partito: "Per questi compagni le scoregge dei russi profumano". Per i filo-iraniani il fatto che Teheran sotto la minaccia di aggressione, giustifica ogni porcheria politica del regime.

Chi afferma oggi queste posizioni sono gli stessi che al tempo (2011-12) liquidò le "primavere arabe" come "rivoluzioni colorate". Tra questi si annoverava il compianto Costanzo Preve, che in quel frangente abbracciò in toto i paradigmi del geopoliticismo.

Ne nacque una polemica  teorica — GEOPOLITICA E ANTIMPERIALISMO: LA POLEMICA TRA COSTANZO PREVE E MORENO PASQUINELLI — che alla luce degli odierni accadimenti riteniamo valga la pena di essere segnalata.


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mercoledì 6 novembre 2019

LA FESSERIA DI FRANCESCO AMODEO di Piemme

[ mercoledì 6 novembre 2019]

Nel campo "sovranista" c'è tanta roba. Spesso anche la spazzatura. Non saprei come altro definire l'ultima cazzata di Francesco Amodeo.

C'è un limite all'infantile concezione complottista della storia. Questo limite Amodeo lo ha superato. 

Il Risorgimento? La nascita dell'Italia come stato-nazione? Per Amodeo colo un complotto massonico. Anzi, per la precisione della finanza ebraica.

Quel complesso, controverso e per certi versi disgraziato processo di liberazione e unificazione nazionale ridotto ad una cospirazione, per la precisione ad "un golpe" degli onnipotenti e onnipresenti banchieri Rothschild.

Anche volendo sorvolare sulle implicite nostalgie borboniche, resta che come storico e storiografo Amodeo è proprio una schiappa.

Su cosa infatti si basa Amodeo per sostenere la sua fregnaccia? 

Ha pescato negli archivi della Camera dei Deputati [vedi foto a destra] un atto del del 4 agosto 1861 dal quale si evince che il governo incaricò i banchieri Rothschild di sovraintendere il concambio dei debiti degli stati preunitari — lo neonato stato unitario infatti se li accollò.
Per questo servizio lo Stato italiano si impegno coi Rothschild per la cifra di 30mila lire.

Amodeo spaccia questa cretinata per una grande, impressionante e geniale scoperta — dove il genio sarebbe lui medesimo. Egli invece si dimostra un grossolano principiante. 

Se si fosse applicato un po' più seriamente avrebbe verificato non solo che i Rothschild gestivano simili transazione finanziarie per nome e per conto di diversi altri stati europei. Avrebbe quantomeno, per poter supportare la tesi che i Rothschild furono i burattinai del Risorgimento, dovuto verificare a quanto ammontasse il debito pubblico totale del neonato Stato unitario, quindi commisurare la consistenza della quota per la commissione dovuta ai Rothschild al totale. Lo avesse fatto avrebbe evitato di cadere nel suo errore madornale e di spacciarlo per una "geniale scoperta".

Vediamoli questi dati.

Nel 1861 — il regno d'Italia fu proclamato il 17 marzo — il rapporto debito pubblico/Pil era al 45%. Passò al 96% nel 1870. Per la precisione nel primo completo esercizio finanziario del 1862 le entrate correnti coprirono solo il 57,8% delle spese correnti e fino al 1864 si verificarono disavanzi di parte corrente superiori a 300 milioni di lire. Il deficit di parte corrente arrivò al culmine nel 1866 con un valore pari a 543 milioni.[1] 
Viene fuori che la cifra dovuta ai Rothschild (30mila lire) sul totale del debito contratti ala data del 1861 (300milioni) corrispondeva allo 0,01%. Uno spicchio insignificante, davvero pochino per asseverare l'idea che l'Italia si unificò sotto l'egida di banchieri stranieri, che quindi essi ipotecarono lo Stato unitario.

Il nostro quindi conclude:
«Ci sono sovranisti che inneggiano a Mazzini e Garibaldi.Ci sono meridionalisti che si definiscono pro Europa.Sono le due categorie più dannose alla causa di liberazione del Paese».
Va bene stendere un velo pietoso sui "meridionalisti" europeisti, ma questo non può giustificare in alcun modo sbeffeggiare il movimento patriottico e democratico, rispolverando simpatie borboniche. La domanda vera è: ma che tipo di sovranista è Amodeo? Quali le sue radici storico-ideali?

Infine: è inammissibile liquidare Mazzini e Garibaldi come pupazzi dei Rothschild. Tantomeno lo è stabilire l'equipollenza tra le forze conservatrici-monarchiche con quelle rivoluzionarie e repubblicane, sorvolando bellamente sul fatto che queste ultime furono sconfitte e ne pagarono a caro prezzo le conseguente (Mazzini con una condanna a morte pendente sul suo capo), Garibaldi, tratto in arresto dai piemontesi, poi da francesi, e quindi esiliato a Caprera. Si tratta di un'operazione ideologica meschina e indecente, frutto di dilettantismo o di malafede.

Ps

Si dirà che Francesco Amodeo è un libero pensatore, probabilmente affetto da narcisismo, che quindi può affermare "liberamente" quel che gli passa per la testa. Ci risulta tuttavia che Vox Italia lo abbia arruolato, addirittura nella direzione nazionale. sarebbe interessante sapere quale sia la posizione

NOTE

[1] Degno di nota non solo il fatto che l'assunzione dei debiti degli stati pre-unitari fu la causa di questo dissesto delle finanze pubbliche del neonato Stato unitario, ma che i debiti degli Stati preunitari che vennero iscritti nel Gran Libro del debito pubblico provenivano dal Regno di Sardegna per una quota pari al 57,22%, ma il 29,40% dal Regno di Napoli e Sicilia.




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venerdì 18 ottobre 2019

COMPLOTTISMO, COMPLOTTI E VERITÀ di Mario Monforte

[ venerdì 18 ottobre 2019]

«
Si badi bene: non è, certo, che tali “centri” non esistano e non svolgano le loro “iniziative”. Ma l’errore (fuorviante) è credere, e far credere, che qui stia la causa — ultima e prima — di “ciò che non va”».

*  *  *

Per un primo, necessario, chiarimento. Nel magma di confusione, fuorviamento, mistificazione (magma interessato e indotto, ma in cui gli stessi mistificatori sono a loro volta mistificati) che compone la “maniera di pensare” (pensare per modo di dire: pensare è qualcosa di arduo e raro), estensiva e intensiva, che permea tutti i “gradi” e livelli della popolazione, c’è un primo “elemento” che si può individuare (perché è importante confutarlo: certo ve ne sono anche altri, ma cominciamo con questo) e che si trova fra i “critici” del nostro presente.


Ecco, è la ricerca di “centri”, piú o meno segreti o piú o meno mascherati, ma iper-potenti, i cui piani, operazioni, complotti, etc., sono “a monte e a valle” di “ciò che non va”: per esempio, le centrali del grande capitale transnazionale e della grande finanza, intrecciati fra loro (tipo Bilderberg, Trilateral, Gruppo dei Trenta, ma anche la Goldman Sachs, i Rothschild, i Rockefeller, etc.) e pervadenti «organismi» internazionali, Ue, Stati, servizi segreti, etc., nonché altrettanto pervasive “sétte” oscure (centrali massoniche, “illuminati”, etc.) dagli ancora piú oscuri, ma tremendi ed efficaci disegni.

Si badi bene: non è, certo, che tali “centri” non esistano e non svolgano le loro “iniziative”. Ma l’errore (fuorviante) è credere, e far credere, che qui stia la causa — ultima e prima — di “ciò che non va”. 

E cosí si elimina e/o si “mette da parte” la sostanza: tali centri elitari: i loro disegni esistono e tali “centri” operano perché possono esistere e possono operare, e lo possono perché il modo di produzione dell’economia politica (il capitalismo) si basa sull’accentramento della proprietà-possesso-controllo dei mezzi di produzione (dalla produzione alla circolazione, fino alla forma di realizzazione-accumulazione del valore nel denaro) in mano di “pochi”, “pochissimi” (con espropriazione degli altri, i moltissimi, tutti i restanti) e sull’accentramento (interconnesso) della gestione del potere statale, con interrelata posizione dominante nella società (e con dominio dei media). Vale a dire che l’oligarchia (il potere dei pochi) è organica al modo di produzione (inteso in senso specifico e complessivo, su tutti i piani) vigente e globalizzato, e che tende alla totalità. 
E il suo dispiegamento porta all’ancora maggiore concentrazione dell’oligarchia nelle sue frazioni e fazioni, e ancora sopra in questi “centri”, e pone la possibilità, che si traduce in realtà, delle loro operazioni — volte a imporre i loro piani e disegni, che servono a mantenere le condizioni esistenti e a dispiegarle ulteriormente, secondo, appunto, la loro tendenza alla totalità.

Dunque, la causa risiede nello «stato di cose presente» e nel suo dispiegamento, e i vari “centri” sono componenti del suo dispiegamento e comando. “I conti” vanno perciò “fatti” con la realtà esistente - che, perciò, va compresa nella sua sostanza ed essenza - e quindi anche con tali “centri” operativi - che, però, vanno situati nelle loro funzioni nella realtà esistente. Invece, vedere “centri” e “sétte” come la causa, non solo esime da tale comprensione, ma di piú: l’occulta — di conseguenza limita le capacità cognitive e, in fondo e infine, rende inefficaci (o, a loro volta, strumentalizzabili e integrabili) le stesse “critiche” e possibili iniziative contrarie.

lunedì 6 agosto 2018

IPOTESI EVERSIVA di Sandokan

[ 6 agosto 2018 ]

Il trauma subito dell'élite con il terremoto elettorale del 4 marzo continua ad espletare i suoi effetti.

In psicologia chi subisce un forte trauma può cadere vittima della "dissociazione", ovvero:
«accentuazione dell'insicurezza ontologica per cui un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, così la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può sentire il suo io parzialmente disgiunto dal suo corpo».


Sembra questo il caso, osservando il polverone che la stampa di regime ha sollevato sul caso "DELL'ATTACCO AL COLLE VIA TWITTER" che sarebbe avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi subito dopo che Mattarella rifiutò di accettare Paolo Savona come ministro dell'Economia e diede incarico a formare il governo a Carlo Cottarelli. Erano le ore convulse in cui anche questo blog parlò di "colpo di stato", quando lo stesso Di Maio (salvo poi fare marcia in dietro) chiese di porre in Stato d'accusa (ex Art. 90) il Presidente Mattarella.

Per "svelare il complotto" oggi, su richiesta del Pd,  è stato addirittura convocato il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza), visto che sembrerebbero coinvolti addirittura i servizi segreti russi.

Siamo quindi andati a vedere le carte, e che abbiamo scoperto? che si tratta di un patetica buffonata. 

La cronaca più esilarante (Così hanno attaccato Mattarella sui social: indaga l’Antiterrorismo) l'ha scritta ieri Fiorenza Sarzanini sul CORRIERE DELLA SERA. E che viene fuori? Che in quelle ore di golpe (ore in cui saliva nel Paese una generale ondata di indignazione) da 400 profili Twitter sarebbero partiti "migliaia di messaggi" con con l’hashtag #Mattarelladimettiti.

Tutto qui? Sì, tutto qui!


Tuttavia per lorsignori si sarebbe trattato di un "tentativo eversivo":
«Alla polizia postale si chiede dunque di ricostruire quanto accaduto, rintracciare gli account, individuare i server. E così dare un’identità a chi ha compiuto un atto ritenuto eversivo proprio perché prende di mira la più alta carica dello Stato».
Se qui c'è un "atto eversivo" è proprio questa campagna! Non siamo in un regime di assolutismo monarchico, e il Presidente non è legibus solutus. Questo in primo luogo. In secondo la campagna è eversiva perché svela l'unico grande complotto in atto, quello dell'élite che usa ogni mezzo per rovesciare il governo giallo-verde. In terzo luogo questa campagna è eversiva poiché punta a limitare la libertà di pensiero e di parola, quindi a mettere un bavaglio alla rete.

Altro che "governo fascio-leghista"! La vera minaccia a ciò che rimane della democrazia viene dai poteri forti feriti. Lo stato di amnesia psicogena in cui si dibattono potrebbe precedere un autoritario atto di forza per riconquistare Palazzo Chigi.

Nessun dorma...







sabato 24 dicembre 2016

TERRORISMO E SENSO DEL RIDICOLO di S.G.Crisostomo

[ 24 dicembre ]

Babbo Natale ha consegnato ai cittadini europei il regalo più atteso. Chi se lo può permettere può trascorrere vacanze felici.
Non si tratta della fine della più grave crisi economica, della cessazione delle politiche austeritarie che affamano gli esclusi, del rovesciamento del criminale potere oligarchico, né di una ritrovata speranza nel futuro.  
Cristo non risorge una seconda volta.

Di che tratta allora? Ma dell'uccisione del tunisino Anis Amri.
LA STAMPA di oggi rasentando il ridicolo, esulta: «Ucciso dalla nostra Polizia un pericolosissimo terrorista jihadista».
"Pericolosissimo terrorista jihadista" uno che per compiere un attentato non riesce a fare altro che mettersi alla guida di un Tir per schiantarsi sulla folla innocente? 
Ma andiamo! 
E se fosse stato a capo di un gruppo ben organizzato e dotato di potenti esplosivi ed armi automatiche cosa avrebbero detto i nostri pennivendoli? Che Bin Laden era resuscitato?
"Era come un fantasma", ha affermato il questore di Milano Antonio De Iesu. Leggi: solo, sbandato, braccato, disperato.
Uno che vaga alle tre di notte, si finge calabrese e viene trovato «Senza documenti, senza libri o testi scritti, senza telefono, con pochi soldi e pochissimi effetti personali. Ma con una pistola in tasca». [ANSA] Una pistola, per la precisione, calibro 22, leggi scacciacani.
"Pericolosissimo terrorista jihadista"? ma andiamo!

I più si bevono la narrazione della stampa imperialista. Quelli che non ci credono preferiscono abbeverarsi alla fonte inesauribile made in USA della conspiracy. Sono già in azione da giorni, ed ovviamente impazzano nel web.  
Non potendo sostenere che la strage di Berlino —le nostre condoglianze ai familiari di Fabrizia De Lorenzo— se la sia fatta la Merkel, quale servizio segreto l'avrà commissionata? Magari la Cia? O l'Arabia saudita? L'Emiro del Qatar? C'è sempre, dentro un evento tragico, qualche dettaglio oscuro con cui i complottisti giustificano la loro contro-versione. 

In comune con la retorica narrazione mainstream la conspiracy ha questo: che pone l'inessenziale come essenziale, che rifiuta di comprendere la complessità, quali siano le forze telluriche che muovono la storia, perché mai alcune di queste, all'apice della modernità, rivestano nuovamente panni religiosi. Accomuna infine dominanti e
complottisti la loro ostinata indisponibilità a capire, non solo il caos, ma l'altro da sé: ciò che per i primi è "irrazionale follia " per i secondi è solo il travestimento della diabolica ragione dominante. In tutti e due i casi cambia l'ordine dei fattori, il risultato è lo stesso.

Che lo Stato islamico abbia rivendicato la strage di Berlino e reso onore al suo "soldato" la dice lunga sul cieco takfirismo apocalittico di questa organizzazione. 

Takfirismo? "E che cazzo significa?"

Desolati. La storia recente —e non intendiamo dieci anni ma cento oramai— mostra con sufficiente chiarezza che è del tutto inutile spiegare i colori ai ciechi, la musica ai sordi, e l'Islam agli islamofobi. Tempo perso spiegare il nocciolo tenebroso che cova nell'Islam storico, le cause sociali e culturali della radicalizzazione di decine di miglia di giovani.
arabi e non solo, le ragioni profonde del fanatismo religioso anticristiano, dell'odio irriducibile verso tutta la civiltà occidentale, compresa la sua propaggine russa. Vano segnalare quanto profondo sia lo sdegno per l'ecatombe di Aleppo —che non porrà fine alla mattanza confessionale siriana.

E dato che il tempo è prezioso inizio finalmente la lettura, inshallah, de "Il mistero dei custodi del mondo", del grande mistico islamico Ibn ʿArabī.


martedì 30 agosto 2016

UN DOCUMENTO SEGRETO DI SOROS...di Javier Couso Permuy

[ 30 agosto ]
Conoscemmo Javier Couso, eurpoparlamentare di Izquierda Unida spagnola, al I Forum internazionale No Euro che si svolse ad Assisi nell'agosto 2014. Noto per il suo impegno contro la NATO. Javier denuncia che la setta di Soros ha stilato una lista di "nemici della democrazia e a agenti della Russia" in cui egli stesso è citato come tra i più pericolosi...


Recenti fughe di notizie ci mostrano i meccanismi occulti del potere reale, quelli che rimangono nascosti alla cittadinanza ma che determinano le azioni che conducono a non pochi cambiamenti nella vita dei paesi. Abbiamo saputo di corruzione, di evasione fiscale, di esecuzioni extragiudiziali, di crimini di guerra e perfino di torture “democratiche” nell’Iraq “liberato”. Tuttavia le ultime rivelazioni sullaFondazione Soros hanno un certo numero di peculiarità su cui è opportuno soffermarsi.

Forse la prima cosa da dire è che non sorprende solo il silenzio dell’immensa maggioranza dei grandi media, ma anche quello di alcuni mezzi di informazione piccoli che si presentano come indipendenti, ma che sono risultati implicati in questi documenti.

Ci troviamo di fronte a rivelazioni che dovrebbero produrre un autentico terremoto, in quanto riguardano direttamente il nostro paese e comportano la prova evidente dell’ingerenza di un’organizzazione che non è sottoposta ad alcun controllo, che non è stata eletta da nessuno e che risponde fedelmente ai piani di un multimilionario speculatore che crede di avere un ruolo, diremmo quasi religioso, per modellare la realtà europea secondo i suoi interessi ideologici e finanziari… cose che d’altra parte sono intimamente legate.

Il signor Soros è un uomo molto ricco che si occupa di finanza che ha ottenuto la sua fortuna realizzando speculazioni sul mercato globale, senza riguardo per paesi e popolazioni, senza perdere un secondo a considerare le conseguenze delle sue azioni su questa società civile aperta che dice di perseguire.

Per un magnate di questa fatta l’eufemismo “società civile” significa una societàtelediretta dalle sue posizioni in un mondo nel quale gli stati nazione siano dominati dalle logiche del capitalismo globale, il quale è disturbato sia dalle leggi emanate dalla volontà popolare che dalla sovranità nel decidere sulle questioni interne.Tutto nella logica per la quale l’unica società possibile è quella che segue gli standard della democrazia statunitense e tutti i paesi occidentali debbono piegarsi alla guida globale esercitata dalla superpotenza; e nel quadro della ridefinizione di quello spazio post-sovietico europeo che ricerca il contenimento della Russia e il suo allontanamento dall’Europa la quale, dai rapporti di buon vicinato, ne guadagnerebbe in indipendenza rispetto al progetto di una UE irrilevante in politica estera o militare per la sua sottomissione alle prerogative della strategia statunitense.

Le idee promosse generosamente da Soros non sono nuove. Da tanto ci risuonano nella voce di altri attori, dal governo mondiale di alcuni dei più importanti banchieri fino quello che si presenta come umanitarismo cosmopolita. Tutti cercano di rompere la sovranità nazionale come diritto espresso in tutta chiarezza nella Carta della Nazioni Unite. Nel loro obbiettivo, un mondo in cui la sovranità sia condizionale e venga superata da un nuovo quadro di relazioni internazionali in cui primeggino gli interessi di una minoranza coincidente con un potere finanziario a guida angloamericana.

I documenti di cui abbiamo avuto notizia rivestono una pericolosità evidente. In essi si parla con chiarezza della finalità di manipolare l’opinione pubblica europea per accompagnare lo spostamento di potere illegale, il golpe morbido, che si è verificato in Ucraina in quello che è stato chiamato Euromaidan. Dopo questa sovversione nella quale sono stati impiegati come ariete elementi paramilitari neonazisti e cecchini, si affacciano le figure che hanno promosso e finanziato la destabilizzazione di questo perno strategico che assicura la separazione dal vicino russo.


Sono gli stessi nomi che si nascondono dietro le cosiddette “rivoluzioni colorate” che hanno definito una frontiera in espansione, che cercano di ottenere il contenimento sopra indicato e che non rispettano gli accordi verbali presi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica usando l’espansione della NATO e quella di una Unione Europea orientata verso una visione atlantica di taglio neoliberale. Quello di Soros è uno tra questi nomi eminenti che non nasconde il proprio coinvolgimento e che si gloria delle proprie attività di intromissione facendosi scudo di un alibi cosmopolita e liberatore amplificato dalle grandi multinazionali dell’informazione.

La cosa grave emersa da queste notizie è la costatazione dell’esistenza di un ingranaggio che funziona alla maniera di un quartier generale, disegnando piani strategici implementati da una specie di servizio di intelligence perfettamente oliato grazie ai milioni di dollari forniti dall’impero Soros. Confesso che aver letto il mio nome nelle sue liste non mi fa ridere affatto, in una mi segnalano come creatore di un movimento di opinione “filorussa” e in altre come elemento da approcciare in quanto probabilmente affidabile, per quella che sembra essere una manovra per confondere o creare torbidità. Le linee del mio operato al Parlamento Europeo, sia nella Commissione Affari Esteri che nella Sottocommissione per la Sicurezza e la Difesa, sono state chiare e coerenti con la Carta delle Nazioni Unite, con la difesa del buon vicinato e con l’impegno per un mondo multipolare retto dal Diritto Internazionale.

La mia opposizione, conseguente ai programmi di Izquierda Unida, all’espansione della NATO e alla rimilitarizzazione dell’Europa, il mio impegno per politiche di pace contro la distruzione degli stati secolari del Medio Oriente, e la fede nella sovranità dei popoli di fronte ai mercati, avranno chiarito ai dipendenti di Soros che noi deputati e deputate di IU sosteniamo il contrario dell’azione destabilizzante del loro padrone. C’è di più: siamo stati tra i pochi gruppi a mantenere la nostra opposizione al colpo di stato perpetrato in Ucraina che ha condotto a una nuova guerra in Europa e a terremoti che ci portano a una rinnovata tensione bellica con il nostro vicinato a Est, cui si unisce il disastro introdotto dagli stessi attori nel bacino del Mediterraneo.

Essere incluso in una lista nera ideologica elaborata da due impiegati del magnate mi preoccupa e mi indigna. Preoccupazione per essere segnalato da un potente speculatore con velleità di governante globale non eletto, e indignazione per vedere che vengono indicate voci critiche che, nell’uso della loro legittima libertà di espressione, prendono posizione rispetto a problemi che ci riguardano tutti. Vedere che vengono controllati personaggi pubblici eletti con mandato democratico per interferire nella loro attività di rappresentanti della cittadinanza, o che si propone di influenzare il lavoro giornalistico secondo interessi altrui, ci deve mettere in guardia circa il pericolo rappresentato da queste opache fondazioni che dovrebbero essere oggetto di azioni contundenti di denuncia e indagine.

Mi domando se nell’ordinamento giuridico spagnolo e/o nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea siano permesse le liste ideologiche o le indagini su deputati eletti allo scopo di influire nel loro lavoro e, se è così, mi domando cosa dovremmo fare per evitarlo, per avere notizia di ciò ed agire di conseguenza, con tutta la forza della legge. La libertà di opinione e l’indipendenza dei rappresentanti pubblici è la base fondamentale per lo sviluppo della normalità democratica, evidentemente minacciata dall’esercizio di azioni oscure, e sinceramente spero illegali, della Fondazione Soros.

Si dovrebbero esplorare gli aspetti legali e istituzionali che permettano di esigere le necessarie spiegazioni per questo intollerabile esercizio di minaccia alla libertà di espressione e all’azione politica democratica. A noi compete difendere i nostri valori fondamentali contro la perversa intenzione di multimilionari che credono che il denaro dia loro il diritto di manipolare e condizionare le opinioni pubbliche in base ai loro interessi politici che, alla fine, sono gli stessi interessi di una élite globale che si colloca ed agisce al di sopra del potere politico, finora impunemente.


* Fonte: Rifondazione Comunista
articolo originale: Lista Soros: la élite financiera en el tablero europeo
traduzione di Barbara Fiorellino

venerdì 12 febbraio 2016

GIULIO REGENI E GLI INFAMI.... di Piemme

[ 12 febbraio ]

Oggi pomeriggio si svolgeranno a San Lorenzo a Fiumicello, in provincia di Udine, i funerali di Giulio Regeni. Questa redazione esprime le condoglianze ai familiari, ai compagni ed agli amici di Giulio.

Che le indagini ufficiali porteranno alla punizione dei colpevoli di questo atroce assassinio noi ne dubitiamo. E ne dubitiamo perché queste indagini sono condotte sotto la direzione degli apparati di sicurezza del regime fascistoide del golpista al-Sisi, ovvero gli stessi che hanno eseguito l'esecuzione di Giulio.

Il governo Renzi ha inviato i suoi investigatori per appurare la verità. Che riescano a tirar fuori un ragno del buco, anche di questo dubitiamo. Gli affari che l'Italia ha con l'Egitto sono ingenti e, alla fine la verità verrà sacrificata sull'altare dei profitti nonché quello delle alleanze geopolitiche. Passato il clamore, tutto verrà insabbiato.

Che Giulio sia stato eliminato per il suo lavoro di contro-informazione e denuncia delle politiche liberticide del regime del generale al-Sisi, della sua feroce repressione verso ogni opposizione organizzata, in particolare quella rappresentata dai sindacati indipendenti dei lavoratori, non vi possono essere dubbi. Lo confermano gli sfrontati e pacchiani tentativi di depistaggio messi in atto dai servizi di sicurezza e dalla magistratura egiziana. Poi smascherati.

Gli sciacalli all'opera...

Passavano pochi giorni dalla scoperta del cadavere di Giulio che tal Marco Gregoretti, dal suo blog, insinuava che l'attività di contro-informazione di Giulio fosse solo una copertura, poiché egli era in verità un agente dei servizi segreti italiani:
«A quanto risulta a questo blog, Regeni era stato arruolato qualche anno fa quando i servizi segreti italiani cominciarono a fare campagna pubblica per arruolare nuovi operatori chiedendo il curriculum. Quello di Regeni, a quanto pare, sarebbe stato in linea con le aspettative: buone conoscenze informatiche e dimestichezza con le lingue straniere, master vari. Era stato inviato in Usa prima e a Londra dopo. Poi, con la scusa della tesi di laurea, da sei mesi si trovava in Egitto. E la sua collaborazione giornalistica con il Manifesto, come successe anche per altri nel recente passato, funzionava da perfetta copertura». [Giulio Regeni era un agente dell’Aise?]
Insinuazione subito raccolta da quella fogna di quotidiano de IL GIORNALE, che non ha mai perso occasione per gettare fango su chiunque abbia una coscienza antimperialista e antagonista.

Tal Gregoretti avanza così la sua tesi sulle ragioni dell'atroce esecuzione:
«Secondo le informazioni che ho raccolto i motivi della sua morte, oramai è appurato che sia stato ucciso, sarebbero da ricercare proprio nella sua azione in Egitto. Al suo arrivo al Cairo si sarebbe subito messo in contatto con organizzazioni anti Abdel Fattah al Sisi, il Presidente egiziano. I servizi segreti egiziani lo tenevano d’occhio da tempo in quanto “fomentava l’opposizione”. Il 25 gennaio sarebbe stato “catturato” dall’antiterrorismo egiziano che lo avrebbe torturato, menomato, tagliandogli le orecchie e il naso, violentato e ucciso. Secondo alcune fonti la morte di Regeni sarebbe da interpretare come una sorta di avvertimento ai servizi italiani: “Non ingerite maldestramente”».
Quindi un avvertimento dei servizi segreti egiziani a quelli italiani... Tesi come minimo eccentrica, visto che la cooperazione, non solo tra i governi ma tra gli apparati di sicurezza e spionaggio italiani e quelli (filo-sionisti) egiziani viene da molto lontano. Come è un segreto di Pulcinella che questa cooperazione si è rafforzata negli ultimi anni per far fronte al comune nemico del "fondamentalismo islamico". Valga per tutti il caso del rapimento a Milano, nel febbraio 2003, dell'imam Abu Omar, poi consegnato alle autorità egiziane per essere sottoposto a torture —e su questo c'è stata una inequivocabile sentenza della Corte di Cassazione.

... e le perversioni complottiste

E' bastata la scoreggia di tal Gregoretti per dar fiato alle trombette dei dietrologi di sinistra, primo fra tutti tal Fulvio Grimaldi, al quale non è parso vero, col pretesto di diffidare di ogni cosa che venga propalata dai media, di smentire che il vero colpevole sia il regime filo-sionista egiziano di al-Sisi — prova lampante di questo filo-sionismo è che da quando il generale è salito al potere, il confine con la Striscia di Gaza, proprio come chiesto da Netanyahu, è ermeticamente sigillato

Chi abbia tempo da perdere si legga cosa dice il Grimaldi nel suo pezzo GIULIO REGENI, DOVE VOLANO GLI AVVOLTOI. Un eroe? calma e gesso!

Rispetto alle insinuazioni del Gregoretti qui c'è una aggravante: il tentativo maldestro quanto vergognoso non solo di assolvere  il regime fascistoide di al-Sisi, ma di difenderlo, giungendo a sostenere la legittimità del suo colpo di Stato — sponsorizzato dai sauditi con tanto di encomio israeliano. Leggere per credere.

Non si è di fronte solo ad un complottismo patologico ed ottenebrante — tutte le primavere arabe del 2011 sarebbero state null'altro che un complotto della Cia. 

Si è di fronte ad un'islamofobia conclamata quanto cieca. Leggiamo dove va a parare il Grimaldi:
«Dipaniamo i fatti. Mohamed Al Sisi liquida la Fratellanza che è, con tutti i suoi derivati tossici, Isis, Al Nusra e altri, lo strumento principe dietro al quale mascherare la guerra agli Stati arabi liberi, laici e non proni. Sostiene in Libia, anche militarmente, il governo laico e parzialmente gheddafiano di Tobruk e il suo comandante militare Khalifa Haftar (bau bau di Acconcia), l’unico che contro l’Isis, rintanato a Derna e Sirte (ora anche con i suoi capi fuggiti da Siria e Iraq), prova a fare qualcosa di concreto. Rappresenta, per la soluzione del groviglio libico una soluzione alternativa a quella colonialista bramata dalla Nato, parzialmente già in atto con forze speciali-squadroni della morte».
Non solo banali castronerie, non solo cazzate sesquipedali sul poliverso islamico. La difesa del dittatore al-Sisi si spinge fino alla perorazione, in Libia, del governo fantoccio di Tobruk, che è non solo un manutengolo del regime egiziano e delle sue mire sulla Cirenaica, ma lo sgherro che americani, europei e sauditi considerano insostituibile per avallare la loro spedizione neocoloniale.

Più in basso di così il complottismo paranoide non era mai sceso.

martedì 13 gennaio 2015

BEPPE GRILLO E I COMPLOTTISTI di Vincenzo Baldassarri


13 gennaio

Baldassarri risponde alle polemiche suscitate dal su precedente articolo L'anti-grillimo dei complottisti

Caro/a complottista,

Vorrei con questo scritto cercare di disinnescare la reazione a catena di buffonate prodotte dalla rete e da chi poco importa fare informazione, iniziando anzitutto da un concetto che divide un due parti nette la questione, che crea una dicotomia tra informazione reale e informazione dogmatica. L'informazione, quella vera (anche se praticamente estinta in questo Paese), prevede di riportare fatti realmente accaduti e riscontrabili con prove. L'altra informazione, quella che definisco dogmatica, non prevede nessuna prova di partenza ma si basa su un dogma, cioè sul credere che qualcosa esista a prescindere da che che se ne dica, insomma un'informazione che prevede una fede che è necessaria specialmente quando si fanno voli pindarici che portano ad un processo astratto e condito di illazioni e preconcetti, come spesso le teorie cosiddette complottistiche fanno. 

Infatti il complottista medio inizia una sua avventura da una mezza verità farcita di bufale alle cui abbocca, subito dopo incontra qualcuno che non del tutto convinto della teoria esprime un opinione contraria, da lì in poi il complottista tenterà in ogni modo di dimostrare che non è stato preso per i fondelli e inizia a ricercare prove che avvallino la teoria di cui è già stato vittima inconsapevole, da qui inizia un annodamento carpiato della ragione, in cui ogni indizio è gia prova, in cui ogni ombra diventa solida e soprattutto in cui ogni altro pensiero, prova o risultato che non riporti alla veridicità del complotto diventa una macchinazione per nascondere il complotto di cui sopra creando nuove e immaginifiche realtà fatte anch'esse di nuovi e variodipinti complotti.

Tutto questo è amplificato dalla rete che svolge la funzione del famoso telefono senza fili in cui le informazioni passano da una bocca all'altra con sempre più modifiche e alterazioni fino a montare casi incredibili. Ora senza andare a complotti d'oltreoceano come quelli dell' 11 settembre (e ne esistono vari anche in contrasto l'uno con l'altro, compresi quelli della stampa "ufficiale") e senza scomodare avvenimenti delle scorso secolo, vedi Ustica, parliamo di misteri del giorno d'oggi, misteri agghiaccianti pieni di suspance e colpi di scena, e in particolar modo del complotto del 5 stelle di Grillo e di Casaleggio (che ammetto essere quest'ultimo personaggio inquietante se non per altro per l'aspetto). Vediamo quindi da dove è iniziata questa storia di Grillo che è sfociata nel 5 stelle e nel connubio con Casaleggio.

Si dice e sembra che ne esistano le prove, che Grillo sia nato a Savignone, in provincia di Genova, il 21 luglio 1948, ebbene si! Solo due anni, 2 mesi e 13 giorni dopo la fine della seconda guerra mondiale (scommetto che questo non è un caso) e che il suo vero nome sia Giuseppe Piero Grillo, e all'inizio era solo un bambino, ma ben presto si trasformò in un comico, infatti nel 1977 iniziò la sua carriera che subito decollò e lo portò in tv. Nel 1986 durante una puntata di Fantastico, per precisione il 15 novembre dello stesso anno, Giuseppe oramai già noto come Beppe, fece una battuta sulla politica, per l'esattezza questa: «La cena in Cina... c'erano tutti i socialisti, con la delegazione, mangiavano... A un certo momento Martelli ha fatto una delle figure più terribili... Ha chiamato Craxi e ha detto: «Ma senti un po', qua ce n'è un miliardo e son tutti socialisti?». E Craxi ha detto: «Sì, perché?» «Ma allora - ribatte Martelli - se son tutti socialisti, a chi rubano?», dopodiché lo buttarono fuori dalla RAI. 

Nel 1988 e l'anno successivo partecipa a Sanremo, rientrando così per un breve periodo nella tv di Stato. Nel 1993 torna in Rai con uno spettacolo di due serate che sarà un vero e proprio terremoto seguito da oltre 15 milioni di spettatori, Grillo ne ha per tutti, multinazionali, servizi telefonici e chi più ne ha più ne metta, un vero cataclisma mediatico che mette a nudo altarini della politica nostrana e dell'informazione che nessuno aveva preso in considerazione fino a quel momento, lo spettacolo suscita scalpore e varie indignazioni, tanto che il comico viene di nuovo cacciato dalla Rai e questa volta non ne farà ritorno fino al 2014 (ospitato da Vespa per la campagna elettorale). C'è da sottolineare che in questo caso la Rai non avrebbe potuto negargli la presenza televisiva per via della par condicio

Ma torniamo al 1993, anno che coincide con la cacciata dalla Rai di Grillo, ma anche con una nuvola vera e propria di avvisi di garanzia per i politici nostrani (vedi: Mani Pulite), da lì in poi il "comico" Grillo ha iniziato una serie di stagioni di spettacoli che arrivano fino ad oggi, ma cosa diceva Grillo nei suoi spettacoli? Hanno quest'ultimi un qualche legame con la creazione di un movimento politico? La risposta è sì e non vi sono dubbi al riguardo, prova ne è il contenuto stesso degli spettacoli che più che spettacoli di un comico somigliano con il passare degli anni (anche prima della creazione del movimento), a conferenze fatte da un giornalista investigativo con la lingua tagliente e la battuta pronta. Quello che distingue questi spettacoli dai monologhi di un comico sono l'accuratezza nella ricerca delle informazioni e il chiaro schierarsi contro multinazionali e poteri forti di ogni tipo, insomma non si tratta di semplice sfottò ai danni di qualche politicante nostrano ma delle vere e proprie arringhe che vanno dal danno delle multinazionali della farmaceutica allo smascheramento vere e proprio delle truffe ai danni della collettività. Anche se non più ospite in televisione le battute graffianti del comico vengono spesso riportate da questo o quel personaggio che cerca di tirare per la manica il "comico" Genovese cercando di dimostrare già da allora come Grillo sia di sinistra o di destra, un po' come era stato fatto per il compianto e grandissimo artista Giorgio Gaber. Ed ecco alcuni esempi che fanno capire lo spessore degli interventi di Grillo e quanto quest'ultimi fossero scomodi a molti.

Beppe Grillo sulle case farmaceutiche.
(Ricordiamo chi è legato a queste case farmaceutiche più grandi del pianeta: Gruppo Rockfeller che controlla più di 200 case farmaceutiche nel mondo tra cui ricordiamo la Bayer)

Questi interventi sono forse a favore dei "poteri forti"? non sfugge alla mente sottile del complottista da bar il come questo sia una palese presa di posizione a favore delle grandi lobby del pianeta, ma non importa, tanto il complottista inventerà una qualche teoria con dietrologia annessa per spiegare che il bianco non è bianco e che il nero non è nero, tanto nel mondo di fantasie in cui vive tutto può essere e significare il suo contrario, e poi lui ha le prove nascoste in qualche posto, prove che solo lui ha e che sono sempre nebulose e poco chiare. 

Veniamo ora alla questione dell'euro.
Grillo Contro l'Euro e per la sovranità monetaria

Complottista: "Grillo non è chiaro sull'Euro"
Persona male informata: "Ma veramente io l'ho sentito urlare su un palco che è contro l'euro e che è per la sovranità monetaria"
Complottista: "E' tutta fuffa, in realtà Casaleggio è a sfavore dell'uscita"
Persona male informata: "Ma scusa che c'entra, mi sembra che il movimento si sia schierato contro l'euro"
Complottista: "E' tutta una manovra, in realtà sanno che non riusciranno e così si prendono i voti per quello ma poi non faranno nulla"
Persona male informata: "Ma stanno raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare"
Complottista: (con aria saccente) "Non si può fare un referendum sull'euro"
Persona male informata: (stupita) "Ma scusa, almeno serve ad informare le persone sulla questione euro"
Complottista: "Tu non sai molte cose, dovresti sapere che Casaleggio in realtà, ecc. ecc."

Tornando alla nascità del 5 stelle posso solo dire, essendo stato personalmente a degli spettacoli di Grillo pre-5 stelle, che era proprio il suo pubblico a chiedere a Grillo di entrare in politica, di far sfociare questo servizio che lui stava facendo in qualcosa di più grande, quindi, Casaleggio o no, il movimento sarebbe nato, ed è nato sulla scia di quegli spettacoli tenuti da Grillo nell'arco di quasi 20 anni, il movimento è nato sul carisma del personaggio Grillo e morirebbe nella sua assenza. 
Conosciamo le dinamiche dei meet-up e come questi si sgozzino tra loro per una poltrona o per un po' di celebrità, solo e solamente le prese di posizione di Grillo dall'alto hanno portato ad una qualche scelta unitaria nel movimento, se il movimento è anti euro lo dobbiamo a Grillo, se è per la sovranità monetaria idem, quindi le teorie su Casaleggio demiurgo vanno a  farsi friggere. La verità è che nel movimento è passata la linea di Grillo e non quella di Casaleggio.

Tutto questo lo scrivo non per difesa a qualcuno, Grillo ha detto molte cose e si è anche contraddetto a volte, spesso ha fatto delle cappelle che addirittura il complottista ora dice essere volontarie come se nessuno possa sbagliare, sì perchè questa è un'altra caratteristica di quello che io chiamo complottista medio, e cioè "chi fa i complotti è infallibile", insomma come Dei dell'Olimpo greco, anzi anche di più perché quelli avevano vizi e virtù umane questi no, sarebbero programmati per distruggere e non sbagliare mai nulla. 

La realtà è che tutti i media di regime stanno attaccando il movimento quindi, se esiste un "complotto", è proprio quello di chi comanda ai danni del Movimento 5 stelle. 

C'è troppa poca modestia, troppa poca logica, troppe auto-certezze, senso di realtà prossimo allo zero.

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