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lunedì 23 settembre 2019

LE URGENZE di Nuova Direzione

[ lunedì 23 settembre 2019 ]


Volentieri pubblichiamo questo comunicato dei compagni di Nuova Direzione.

Mentre condividiamo la necessità di dare vita ad «un fronte di alternativa, antagonista sia al governo che alla destra leghista», ci rallegriamo per la loro adesione, speriamo fattiva, alla manifestazione del 12 ottobre.



*  *  *

LE URGENZE

Comunicato di Nuova Direzione 


La costruzione di una posizione che sia effettivamente terza e popolare, che prenda cioè effettivamente la parte dei ceti marginali e periferici, o di chi teme di scivolarvi, è in Italia necessaria e urgente.

È la parte dei più contro i meno, della giustizia sociale contro il privilegio, dei diritti della società contro l'arbitrio del potere individuale.

La formazione della Commissione von der Leyen e del governo Conte II, rappresentano il progetto di normalizzazione in linea con l'asse conservatore da sempre alla guida dell'Unione Europea e non potranno che perseguire le solite politiche di svalutazione del lavoro e compressione dei diritti sociali. 

Nuova Direzione vuole lavorare alla formazione di un fronte di alternativa, antagonista sia al governo che alla destra leghista, collaborando con chiunque condivida un punto di vista di classe, consapevole della natura dei vincoli e delle condizioni presenti.

Nuova Direzione appoggerà, quindi, a partire dalle manifestazioni programmate per il mese di ottobre, chiunque si muova con reale spirito di indipendenza, ponendo la questione della rappresentanza delle forze e del punto di vista del lavoro e della rottura dei vincoli costruiti alla sua espressione a partire dal Trattato di Maastricht.

18 settembre

giovedì 19 settembre 2019

SOVRANISMO: DRAMMA O TRAGEDIA? di Piemme

[ giovedì 19 settembre 2019 ]

Ieri si è svolto a Roma un presidio di protesta contro la visita di Macron e in solidarietà col movimento popolare dei Gilet Gialli. E' stato promosso dalla sezione romana del comitato LIBERIAMO L'ITALIA, il comitato unitario che promuove la manifestazione nazionale del 12 ottobre.
Un presidio che fa onore ai promotori ed a chi ha partecipato. Non si poteva restare indifferenti rispetto alla visita di un Macron che si pone come leader dell'eurocrazia liberista, colui che si è vantato per la durissima repressione della protesta dei Gilet Gialli.

Non c'era tanta gente, ce n'era anzi poca rispetto a quella che ci sarebbe dovuta essere. Va bene, è stato organizzato in un paio di giorni. Va bene che c'era un dispositivo di deterrenza poliziesca esagerato. Roma è una metropoli difficile... Concorrono sempre diverse cause a spiegare un fenomeno, grande o piccolo che sia. Ma sempre va ricercata quella fondamentale. E quella fondamentale è la divisione nel campo del cosiddetto "sovranismo".

Malgrado il Comitato Liberiamo l'Italia che ha promosso il presidio contro Macron sia un organismo plurale, che non fa capo a questo o quel gruppo, non si è vista ieri alcuna delegazione di altri gruppi o associazioni "sovraniste".

Sì, certo, c'è settarismo. Sì, certo, "primadonnismo" di alcuni esponenti. Sì certo, c'è ruggine accumulatasi negli anni tra le diverse micro-correnti. Tutto vero quel che 
giustamente denuncia Francesco Amodeo.


I polli di Renzo...


Sophie Baconnet dei Gilet Gialli ieri a Roma

Il patriottismo da piccolo gruppo è comprensibile, diventa deleterio se va a discapito della comune causa patriottica, quella di liberare il Paese dalla catene che lo soggiogano, quella della sovranità popolare.

Il settarismo è sempre segno di autoreferenzialità, ovvero del proprio isolamento. E' la corazza dietro la quale ci si illude di proteggersi dalle intemperie. In verità non solo quell'autodifesa è aleatoria, entro quella corazza si finisce per marcire. Per dirla tutta: il settarismo riconcilia sé stessi con la propria impotenza.

Ma il settarismo non lo si sconfigge solo con gli appelli ecumenici, va contrastato sia sul piano teorico che con l'azione (unitaria).

C'è un primo fatto che spiega perché i piccoli gruppi sovranisti vanno accentuando la chiusura autodifensiva in sé stessi. E' lo sfondamento tra le masse della lega di Salvini. Nell'acqua sovranista il pesce grosso va fagocitando tutti quelli piccoli, che invece di fare blocco contro lo squalo bisticciano fra loro.

Ce n'è poi un secondo. Pesano, e come!, le divisioni ideologiche e politiche. In barba alla leggenda metropolitana del "rossobrunismo", non c'è alcuna vera convergenza tra sovranisti di destra e di sinistra. Lo si vede dal mal di pancia di tanti sovranisti che vengono da destra rispetto all'Appello per la manifestazione del 12 ottobre. Essi non digeriscono che tra i cinque punti dell'Appello vi sia la difesa e l'applicazione della Costituzione democratica del 1948. E perché non la digeriscono? Per il fatto che essa è stata scritta dalle forze antifasciste uscite vincenti dalla guerra civile del 1943-45. 

E a poco vale che i promotori della manifestazione del 12 ottobre non abbiano niente a che spartire con l'antifascismo di regime.  A poco vale ricordare ai sovranisti di destra ricordare che la nostra Costituzione da decenni è sotto attacco da parte dei poteri forti. Non serve nemmeno rammentare il famigerato documento del 2013 della banca d'affari globale J.P. Morgan, che non a caso si scagliò con inusitata durezza anzitutto contro le costituzioni "troppo democratiche e di sinistra" dei paesi del sud Europa, anzitutto quella italiana.

La storia, si sa, scava solchi e ferite profondi. Non si cancellano con un tratto di penna. Ne hanno contezza i promotori della manifestazione del 12 ottobre, che bene fanno a tenere fermo il punto della difesa e dell'applicazione della Costituzione del 1948 ma che allo stesso tempo han ribadito, a conferma dello spirito unitario che li anima, che non saranno ammessi simboli di partito ma solo la bandiera tricolore.

E contro questa modalità si accanisce non solo certa sinistra no-euro — che compie l'equazione errata "bandiera nazionale = nazionalismo" —, ma pare pure questo o quel gruppo sovranista che se gli proponi per una volta di mettere da parte la propria bandiera ti risponde picche. Perché? si vede che per essi prima dell'identità patriottica viene prima quella di gruppo.

Così stanno, purtroppo le cose. A maggior ragione vale la pena impegnarsi al successo della manifestazione del 12 ottobre, che se avrà successo ne guadagnerà la causa patriottica, e si potrà quindi aprire una nuova pagina per tutto il movimento sovranista.



* Si legge nel documento della banca d'affari globale J.P. Morgan:



«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».


domenica 15 settembre 2019

ROMA: PRESIDIO CONTRO LA VISITA DI MACRON

[ lunedì 16 settembre 2019 ]






Il Comitato romano 12 ottobre Liberiamo l’Italia promuove un presidio di protesta per dare il “benvenuto” a Macron e per solidarizzare con i Gilet Gialli e il popolo francese.

Sarà presente una delegazione di Gilet Gialli direttamente dalla Francia.

Il presidio si svolge alle ore 17:00 in Piazza Vidoni (che si affaccia su Corso Vittorio Emanuele, in linea d’aria si trova fra Campo dei Fiori e Largo Argentina. 
(Si veda la mappa, cliccando sul link qui sotto)




domenica 1 settembre 2019

IL 12 NON IL 19 di Giovine Italia

[ domenica 1 settembre 2019]

Tre buone ragioni per essere a Roma il 12 ottobre



Il prossimo governo ultra-eurista giallo-rosa: sempre più chiara in questi giorni appare la notizia che il tanto esorcizzato “inciucio” è fatto quasi compiuto. 


I vertici del Movimento 5 Stelle, in sfregio alla base militante sincera che credeva veramente in una possibile rivoluzione politica, stanno decidendo per un governo assieme al Partito Democratico, lo stesso partito del Jobs Act, della Fornero e della Buona Scuola, partito di riferimento, seppur oramai morente, del padronato franco-tedesco. 

La manifestazione del 12 ottobre deve quindi essere intesa anche come violentissimo attacco a questo governo, nato per tutelare il dominio indiscusso delle oligarchie ordoliberiste della Mitteleuropa. 

Molto probabilmente il nuovo governo godrà di un “trattamento di favore”, la mano con loro sarà piuma, come suggerito da Oettinger. Questo perché i gruppi di potere ora egemoni in Europa temono un cambio della guardia a favore di altri concorrenti, come la borghesia esportatrice del nord-est appoggiata dalla Lega. Conte, marionetta nelle mani dei poteri euristi, è da osteggiare e da boicottare. Il suo tono istituzionale e la sua cultura nascondo la sua natura collaborazionista. Il discorso da lui pronunciato il 20 agosto, per quanto pregno di colte citazioni e formalmente bello, è stato un discorso puramente europeista, in perfetta sintonia con le direttive europee per quanto riguarda istruzione, economia e subordinazione dello stato nazionale.

La manifestazione leghista del 19 ottobre: il “governo del cambiamento” è stato fatto cadere da Salvini, che ora tenta di farsi passare da oppositore dell’Unione Europea risfoderando le antiche felpe “basta euro” che gli permisero una miracolosa crescita nei sondaggi. 

Salvini è un bluff: ne ha dato la prova al governo, dove distraendo gli italiani con il fantasma dell’immigrazione e ponendosi come guardiano dell’identità italiana, per lui fatta di presepi e padri pii, ha proposto provvedimenti del tutto in linea con le direttive europee, accontentandosi delle briciole, come quel ridicolo 2,04 di deficit. 

L’Italia ha bisogno di chiarezza, di radicalità, di coerenza, tutte cose che non troverà mai nei discorsi del pifferaio magico ultra-liberista e secessionista Matteo Salvini. Moltissimi cittadini in buonafede sperano in lui e lo votano. Questa volontà di cambiamento è legittima e più che giustificata, ma loro sono stati ingannati e sono ingannati tutt’ora dal Renzi padano. I suoi obbiettivi sono i medesimi delle forze europeiste, cambia solamente il nome di chi si vorrebbe a capo del mostro totalitario di Bruxelles. 

La necessità di dar vita ad un movimento popolare di Liberazione

All’interno del panorama parlamentare, da destra a sinistra, non vi è una sola persona che persegua gli interessi del popolo lavoratore. Le nostre camere sono state infiltrate in maniera certosina da una malvagia compagine di araldi del libero mercato, del liberismo sfrenato, della tecnocrazia totalitaria. In questi gruppi non si deve riporre fiducia, sarebbe illogico e assolutamente contrario alla ragione. 

Occorre guardare al popolo e al popolo solo, che vuole tornare a sentirsi tale, che chiede di avere sovranità su se stesso, di aver riconosciuto il proprio diritto ad esistere e ad autodeterminarsi. L’unica strada è la mobilitazione popolare attraverso, per e grazie al popolo stesso. Da esso deve sorgere un movimento di liberazione che sappia con un colpo di scopa spazzar via ogni collaborazionista, ogni potere corporativo e camoristico, ogni interesse di parte e in contrasto con quello generale. 

Il 12 ottobre, lungi da rappresentare il punto d’arrivo, deve invece essere l’inizio di tale movimento, il primo atto di una liberazione nazionale che sarà ad un tempo politica, economica e morale.

* Fonte: Giovine Italia

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domenica 25 agosto 2019

12 OTTOBRE: MEGLIO SATANA CHE QUESTA UE di Francesca Mingrone

[ lunedì 26 agosto 2019]

Fra i tanti messaggi di adesione che ogni giorno arrivano al Comitato 12 Ottobre-LIBERIAMO L'ITALIA, tutti ben motivati, alcuni meritano di essere letti con attenzione. E’ questo il caso del messaggio di Francesca Mingrone.

*  *  *

«Io sono anni che combatto e spero che il mio paese torni alla sovranità monetaria.
Ho conosciuto un paese diverso, una vita diversa. Mai ricca per carità. Ma non andavo a fare la spesa con la calcolatrice e soprattutto lavoravo nel mio paesello. Sono stata costretta ad andare via. In ambienti dove io, adesso, non sono né carne né pesce. Vivo con l’ansia del fine mese e di non riuscire a far studiare i miei figli. Ho eliminato tutto ciò che potevo eliminare. Sto male e non riesco a curarmi come dovrei. Vado avanti con palliativi e anche la bolletta per me diventa un macigno, un ostacolo insormontabile. Al lavoro devo andare ogni mese con il cappello in mano a chiedere di essere pagata, di avere i miei soldi. Mi pagano a pezzi. Per avere lo stipendio di un mese ci metto un mese. E poi devo ricominciare. Sono anni che vivo così. Anzi che non vivo. Speravo nel movimento, che fosse davvero il governo del cambiamento. Non è cambiato nulla. O meglio, quello che deve cambiare per rendere il popolo sovrano in tutto e per tutto, non è stato minimamente considerato. Sia Reddito di cittadinanza che decreto dignità, tutte misure che nel contesto in cui siamo, lasciano il tempo che trovano. Al primo cambio di guardia possono essere modificati perché lo chiede l’europa. Dare da mangiare a un prigioniero, se gli dai solo la minestra o gli dai un pranzo da mille e una notte, è sempre un pranzo consumato in prigione. Io, mo, voglio mangiare pane raffermo, ma voglio mangiarmelo da persona libera. Voglio uscire da questo sistema che in venti e passa anni ha creato solo più poveri e disuguaglianza sociale. Il mio paese d’origine è praticamente morto. Non ha strade non ha scuole, ospedali. Se vai al pronto soccorso non ti possono medicare perché non hanno garze, cerotti alcol. Nessuno ci crede e io invito tutti a venire a vedere. Se viene Satana e mi dice “vendimi l’anima che ti porto fuori dall’euro”, io gliela vendo».

sabato 24 agosto 2019

FABIO FRATI: TUTTI A ROMA IL 12 OTTOBRE

[ domenica 25 agosto 2019 ]


Dal sito LIBERIAMO L'ITALIA Fabio Frati rivolge un appello a tutti i patrioti: 


«Liberiamo l'Italia. Da cosa? Perché siamo forse occupati? Oh, sì, che lo siamo! Anche se non vedete carri armati, soldati e eserciti stranieri che girano per le nostre strade, di fatto il nostro Paese è a sovranità molto limitata, ridotto quasi al rango di una colonia... Mi rivolgo a chi non ha un lavoro, a chi lo ha precario, a chi lo ha sottopagato, sfruttato e ai genitori di questi ragazzi, ai parenti ...»


mercoledì 21 agosto 2019

MANIFESTO DEL COMITATO 12 OTTOBRE

[ mercoledì 21 agosto 2019 ]

Manifestazione del 12 ottobre, Roma, ore 14:00, Piazza della Repubblica



Diseguaglianza, liberalismo e ingiustizia sociale


Stiamo vivendo in un mondo strutturalmente ingiusto e in fase terminale. “Nel 2010, 388 miliardari controllavano un patrimonio pari a quello della metà più povera dell’umanità. Nel 2011 questo numero era sceso a 177. Nel 2012 a 159. Nel 2013 a 92. Nel 2014 a 80. Nel 2016 a 62. Nel 2017 a 8. Nel 2020, di questo passo, un solo individuo possiederà quanto la metà più povera dell’umanità”.

“La macchina del denaro, come le cellule tumorali, è programmata per crescere all’infinito. E come le cellule tumorale finiscono per distruggere l’organismo ospite, anche la macchina del denaro distruggerà il pianeta e l’umanità dei lavoratori da cui trae il suo sostentamento”.

La macchina del denaro è il liberismo finanziario, ovvero il sistema bancario della moneta a debito, progettato e realizzato in due secoli dalle grandi famiglie storiche della finanza internazionale: Rothschild, Rockefeller, Warburg.

I valori del neoliberismo sono molto semplici e definiti: drenare ricchezza dal basso verso l’alto, dal popolo dei lavoratori alle élite dei rentier, cioè di coloro che vivono di rendita.

Costituzione, eguaglianza e giustizia sociale


I nostri padri costituenti avevano ben chiaro che il liberismo economico, colonialista e imperialista, era la vera causa delle due guerre mondiali e dei totalitarismo del novecento. Il ripudio della guerra, previsto all’art. 11, comporta il ripudio del tipo di economia che alla guerra inevitabilmente conduce.

La nostra Costituzione delinea pertanto un modello di società fondata su valori e principi opposti a quelli dell’economicismo neoliberista scolpiti invece nei trattati europei, valori umanistici definiti nei principi fondamentali (artt. 1 – 12): diritti inviolabili dell’uomo; pari dignità; eguaglianza sostanziale; diritto al lavoro; diritti sociali; doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale; pace e giustizia tra le nazioni, ecc.

La Costituzione economica (artt. 35 – 47), aderendo al modello keynesiano, prevede un forte intervento dello Stato democratico nella direzione dell’economia, per garantire la piena occupazione, l’eguaglianza e la redistribuzione della ricchezza tra i lavoratori. In altri termini, per rendere difendere la democrazia sostanziale, sempre minacciata dalle concentrazioni di potere economico nelle mani dei privati, che in tal modo sono in grado di controllare il potere politico.


La sovranità monetaria


Rothschild e Rockefeller sapevano bene che chi possiede la sovranità monetaria, automaticamente acquisisce la sovranità economia e politica. Per questo motivo hanno creato il sistema bancario della moneta a debito: facendo indebitare gli Stati, – e potendo definire il tasso di interesse –, hanno indirizzato negli ultimi due secoli le politiche dei governi. Per loro le guerre non sono immani tragedie, ma solo occasioni di arricchimento.

Per questo sin dal primo articolo della Costituzione, viene stabilito il rivoluzionario principio che la sovranità appartiene al popolo, inteso come comunità residente su un territorio, e al popolo non può mai essere sottratta. La sovranità significa autodeterminazione del popolo, riconosciuto come fonte suprema del potere, non soggetto ad alcuna autorità esterna.

Ma la Costituzione, a partire dalla morte di Aldo Moro, è stata calpestata e tradita da una classe dirigente corrotta. Oggi la sovranità non appartiene più al popolo, ma ai mercati. Sono i mercati, e non i governi, a decidere la politica nazionale. I mercati che, avendo la proprietà dei mezzi di informazione, sono in grado di manipolare l’opinione pubblica a loro piacimento.

Manifestazione popolare 

in piazza della Repubblica il 12 ottobre


I risultati della svolta liberista anticostituzionale sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione, negozi vuoti, imprese che chiudono, economia che ristagna. Il futuro non è più una promessa, ma una minaccia. Il nichilismo e la depressione imperano, non solo tra i giovani.

Ecco perché il popolo ha il compito di risvegliarsi dal sonno mediatico e scendere in piazza il 12 ottobre.

La resistenza popolare è già in atto


In realtà il popolo italiano, a dispetto delle apparenze, non si è arreso. In ogni parte del territorio sono sorte associazioni e iniziative di resistenza culturale di base, germogli di consapevolezza e creatività, che nei modi e nei settori più diversi, cercano di ripristinare i valori costituzionali della solidarietà e della cooperazione, rimettendo in moto l’economia reale, promuovendo la piccola e media impresa e creando nuovi posti di lavoro.

Necessità di una riforma 

dell’Università pubblica e della RAI


Per diffondere queste idee ed iniziative, per risvegliare le coscienze sopite, per allineare tutte le forze positive – spesso sconosciute o in competizione tra loro – , abbiamo bisogno di una nuova Università pubblica e di una nuova TV pubblica, che diffondano retta informazione, che favoriscano il sorgere di comunità sul territorio, che formino cittadini, insegnanti, dirigenti ai nuovi valori costituzionali.

I poteri di uno stato costituzionale democratico moderno


A questo punto sorge spontanea una domanda: indebitati come siamo, dove troveremo i soldi per sottrarre al neoliberismo imperante queste fondamentali istituzioni?

La risposta è molto semplice: l’Italia, come Stato Costituzionale democratico moderno, può creare tutta la moneta di cui ha bisogno con un click su un computer, come oggi fanno le banche private. In questo modo può creare la scuola, l’università, la TV che vuole. Può creare tutti i posti di lavoro che vuole e far ripartire l’economia salvando le imprese strangolate dalla mancanza di liquidità.

Purtroppo tutto ciò è impossibile da realizzarsi restando nella gabbia dell’euro, che toglie agli stati le loro prerogative sovrane, tra cui quella di mettere al centro la piena occupazione ed i diritti dei lavoratori.

Queste semplicissime informazioni sono pressoché sconosciute al popolo, che subisce passivamente gli sporchi giochi di una classe dirigente priva di scrupoli, collusa e corrotta con il sistema della finanza internazionale.

Oggi l’1% della popolazione mondiale governa il restante 99%, e si arricchisce con i beni prodotti da questa parte, che si impoverisce sempre di più. Un vero incubo personale e collettivo.

La buona notizia che ci viene sempre taciuta


Un popolo unito sotto la bandiera della sua Costituzione, non ha più nulla da temere. In massima sintesi, il governo sostenuto dal popolo può ristrutturare il debito; può con un decreto dichiarare incostituzionali, e quindi invalide ed inesistenti, tutte le leggi che consentono la speculazione; può emettere moneta non a debito; può assumere nella
pubblica amministrazione le persone senza lavoro; può creare scuole e ospedali; può finanziare le aziende in difficoltà; può recuperare tutte le fonti di produzione di ricchezza privatizzate, vendute, cedute agli stranieri; può risanare il territorio ecc.

Ecco la buona notizia, ecco perché riunirsi il 12 ottobre!



Chi scenderà in piazza insieme a noi


Insieme a noi ci saranno tutte le associazioni, i movimenti, i gruppi che da tempo queste cose le hanno capite, e che hanno solo bisogno di un luogo d’incontro per coordinare le loro iniziative.

Ci saranno gli intellettuali critici più noti, che in questi anni si sono battuti per diffondere consapevolezza.

Ci saranno gli italiani delle diverse categorie sociali a cui si vuole togliere dignità e speranza nel futuro: lavoratori, piccoli e medi imprenditori, studenti, precari, disoccupati, artigiani, dirigenti pubblici, pensionati, insegnanti, casalinghe, medici che hanno seguito la loro coscienza e hanno continuato a fare bene il loro lavoro, senza mai piegarsi ai dettami del neoliberismo.

Ci saranno altre persone in cerca di una soluzione, ma con idee ancora confuse, che hanno solo bisogno di chiarirsele.

Ci saranno persone, risonanti ed empatiche, che hanno intuito l’essenza della manifestazione. Hanno compreso che il 12 ottobre segnerà una svolta decisiva per il nostro paese e per i popoli del mondo, l’inizio di un nuovo rinascimento, e vogliono assolutamente partecipare.

Di sicuro con noi non ci saranno i banchieri, gli uomini dell’alta finanza, i rentier, i capitalisti, i grandi industriali, i membri della busyness class. Nè ci saranno gli indifferenti, i pigri, gli ignavi, i nichilisti, coloro che, privi di speranza e di generosità, criticano ogni iniziativa per principio. Nè ci saranno, ovviamente, coloro che, devoti al neoliberismo, lo difendono a spada tratta, senza sapere che si stanno scavando la fossa con le loro mani.

Ma siamo sicuri che, quando potranno comprendere il condizionamento che danneggia per primi loro stessi, si uniranno a noi nella costruzione di un mondo certamente migliore di questo.

Con l’augurio di ogni bene

13 Agosto 2019

Comitato Promotore della Manifestazione del 12 ottobre LIBERIAMO L'ITALIA

lunedì 19 agosto 2019

GENOVA: INSULTATI E AGGREDITI ATTIVISTI DEL 12 OTTOBRE

[ mercoledì 20 agosto 2019]

Nella foto Leonardo Sinigaglia, uno degli attivisti aggrediti ieri a Genova e tra i promotori della  MANIFESTAZIONE DEL 12 OTTOBRE.


COMUNICATO STAMPA

«Denunciamo l’ignobile aggressione avvenuta oggi al Mercato Rionale di Bolzaneto da parte di vili che ci hanno insultato, diffamandoci come fascisti, e hanno sputato contro i nostri ragazzi intenti a volantinare a favore della liberazione dell’Italia e della manifestazione che si terrà il 12 Ottobre 2019 a Roma.
Uno di questi, sfruttando le spalle rivoltegli, ha sferrato un pugno al capo di uno dei nostri, azione barbara ed immotivata, prima di scappare fra la folla.
Questo atto è particolarmente grave perché avviene in una città medaglia d’oro al Valor Militare alla Resistenza e perché si inserisce in un clima generale di polarizzazione violenta delle masse sfruttate.
La guerra fra poveri la vincono i ricchi, ed è bene che si inizi a capirlo.
Provvederemo a presentare un denuncia a carico di ignoti per diffamazione, in quanto nessuno può permettersi di apostrofarci con tali termini».
GENOVA, 19 Agosto 2019

sabato 10 agosto 2019

IL 12 OTTOBRE E LA CRISI DI GOVERNO

[ sabato 10 agosto 2019]



Comunicato stampa del Comitato organizzatore della manifestazione nazionale del 12 ottobre

In molti ci chiedono, viste la caduta del governo e la possibilità di elezioni anticipate, che fine farà la manifestazione del 12 ottobre.

Essa si svolgerà a maggior ragione, poiché non solo restano sul tappeto tutti i drammatici problemi sociali che ci hanno spinto ad organizzarla, ma c’è anche il rischio che i poteri forti approfittino della funesta mossa di Salvini per mettere in piedi un nuovo governo “tecnico” o dei “responsabili”, così da far passare una ennesima legge di bilancio austeritaria e liberista (“ce lo chiede l’Europa”).

Confermiamo dunque la manifestazione LIBERIAMO L’ITALIA del 12 ottobre (ore 14:00, Roma, Piazza della Repubblica) per riscattare la dignità del popolo italiano e per affermare cinque grandi Sì: applicare la Costituzione del 1948, uscire dalla gabbia della UE, riprendere la sovranità monetaria, riconquistare la democrazia, lavoro e la dignità per tutti!

Il Comitato Promotore

Roma, 9 agosto 2018

* Fonte: LIBERIAMO L'ITALIA

venerdì 9 agosto 2019

TANTO TUONÒ CHE PIOVVE

[ venerdì 9 agosto 2019 ]

In altri tempi si sarebbe chiamata "crisi balneare". Invece la cosa è molto più seria.
Siamo ad una nuova puntata di una crisi che è sistemica ("organica" avrebbe detto Gramsci): economica, sociale, politica e istituzionale. Che il governo fosse "in coma", per la precisione un governo-zombi, lo avevamo scritto un mese fa, come avevamo detto che approfittando del marasma tra i due litiganti il terzo (leggi: la Quinta colonna mattarelliana Conte-Tria) fosse quello che godeva. Prima il Def, poi l'accordo con Bruxelles per evitare la cosiddetta "procedura d'infrazione", quindi il passaggio dei 5 stelle nel campo eurista col voto alla Von Der Leyen. Morale: il governo giallo-verde era stato addomesticato dai poteri forti.

Tuttavia questi stessi poteri oggi tirano un sospiro di sollievo. Per quanto siano riusciti a tagliare le unghie ai "populisti", per quante siano le incognite future e deboli le loro protesi politiche (Pd anzitutto), la morte del governo è per essi una sostanziale vittoria; fa premio alla loro campagna di opposizione e denigrazione sistematica dei "populisti" come inaffidabili, incapaci a governare il Paese. Tanto più essi gongolano per il modo farsesco con cui questo governo "del cambiamento" si è autoaffondato. Faranno quindi salti di gioia anche a Bruxelles, Berlino e Parigi: muore il primo governo che nell'Unione europea non era sorto sotto i loro auspici.

Il "capitano" Matteo Salvini chiede che la parola passi ai cittadini, convinto che presto ci saranno elezioni anticipate che lo incoroneranno nuovo Duce.* Non sappiamo se egli c'è o ci fa. Con il suo atto di forza, infatti, egli passa la palla al Quirinale, a Mattarella, che esperirà ogni possibile tentativo per evitare che si torni alle urne in autunno. Egli tenterà di far nascere un governo "di transizione" o "ponte" che approvi la legge di bilancio — "ce lo chiede l'Europa" — per promettere di votare in primavera. Ma la primavera è lontana e il governo "ponte", fatta la legge di bilancio, potrebbe dare il tempo che serve ai poteri forti per compattarsi e calare il loro asso nella manica. Un asso che potrebbe avere un nome e un cognome: Mario Draghi — se non lui qualcuno di pari spessore. Solo dopo semmai si andrebbe alle urne. Come andrà a finire lo scontro tra l'esercito eurista con capo Draghi e la paccottiglia guidata da Salvini? Sono aperte le scommesse. La crisi sistemica è come un Moloch implacabile che divora chi sale alla ribalta. E' toccato a Grillo, a Renzi, a Di Maio. Salvini ha appeso il suo destino al filo di elezioni immediate. Ha in mano un assegno che potrebbe andare protestato ove non gli fosse permesso di portarlo subito all'incasso.

Il nostro, nel suo delirio di onnipotenza, immagina di essere Napoleone, ma non ne ha né la stoffa né la visione strategica. Ha scelto di staccare la spina ad agosto, scoprirà che ha fatto un clamoroso errore politico. Lo abbiamo detto: per votare a settembre avrebbe dovuto staccare la spina a giugno, massimo a luglio. Quello era il momento giusto anche perché avrebbe potuto giustificare la rottura con motivazioni potenti: il rifiuto di sottostare ai diktat eurocratici, facendo dunque appello al sempre più diffuso sentimento patriottico che monta nel Paese. Non lo ha fatto, anche perché, ammesso che la mossa gli sia balenata in testa, non glielo avrebbe permesso la Lega nordista ed eurista che, per nome e per conto della borghesia padana, se non lo tiene in pugno, condiziona ogni suo passo.


In questo contesto che fine fa la manifestazione del 12 ottobre?

Essa diventa ancora più necessaria. Comunque vada a finire non c'è nulla di buono all'orizzonte per i cittadini. I poteri forti, l'Unione europea, approfitteranno del disastro del governo giallo-verde per imporci nuovamente il cammino dell'austerità, tanto più mentre è in arrivo una recessione internazionale con il rischio fortissimo di una devastante bolla finanziaria. Non ci sono alternative alla mobilitazione dal basso, alla protesta popolare ferma e consapevole, per aiutare il nostro Paese a riconquistare la sua sovranità nazionale.



* Nel discorso di Pescara che ha aperto de facto la crisi di governo, Salvini le ha sparate grosse mostrando a quale livello sia giunto il suo delirio di onnipotenza. Ha chiesto di vincere per "avere pieni poteri". Ha detto che "l'Italia ha bisogno di regole, ordine e disciplina". Quindi ha ringraziato "Dio per non essere nato comunista. O magari di esserlo nato e di aver avuto modo di cambiare"; Quindi giù con l'invocazione della vergine Madonna...



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mercoledì 7 agosto 2019

12 OTTOBRE: L'ADESIONE DI PIETRO RATTO


[ lunedì 5 agosto 2019 ]

In vista della manifestazione popolare del prossimo 12 ottobre, aumentano le adesioni dei cittadini. 

Aderisci e partecipa anche tu! 

Firma l'appello per liberare l'Italia dalle catene del neoliberismo.

Qui sotto il video di PIETRO RATTO, scrittore e filosofo, tra i primi promotori della manifestazione.





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martedì 6 agosto 2019

12 OTTOBRE: DALLA SPAGNA CON AMORE di Manolo Monereo

[ martedì 6 agosto 2019 ]

La notizia della manifestazione del 12 ottobre, grazie a Manolo Monereo, è giunta fino in Spagna. 
Come un sasso nello stagno. 
E' subito scattato il tentativo di satanizzazione: "C'è anche Fusaro? Allora è una manifestazione fascista". 
I teorici del politicamente corretto, agiscono come gli inquisitori della Santa Inquisizione (e la Spagna ne sa qualcosa) i quali, in base a istruttorie truccate, condannavano al rogo, non solo presunte streghe, ma liberi cittadini ed avversari politici. E' molto probabile che anche in Italia tenteranno di sabotare la manifestazione del 12 ottobre lanciando una campagna di intossicazione dell'opinione pubblica. Non debbono riuscirci. Non ci riusciranno se ogni patriota farà la sua parte, intanto firmando l'Appello e facendolo firmare.


*  *  *

La dittatura del politicamente corretto e i suoi scagnozzi

di Manolo Monereo

»Liberiamo l'Italia è un manifesto che difende la sovranità popolare, 
la Costituzione italiana del 1948 e si oppone all'UE e alle sue politiche"
"Diffamano come fascisti coloro che criticano l'UE, 
l'oligarchia finanziaria e industriale che la dirige e l'egemonia tedesca"
"Il vero obiettivo non è altro che prevenire l'emergere di una 
sinistra patriottica, sovranista e socialista in Spagna»

Tutto è iniziato ieri mattina [ 5 agosto, Ndr]. Ero a conoscenza di un tweet del mio amico
Il tweet di Manolo Monereo del 5 agosto
Victor Lenore che diceva che Fusaro stava organizzando una manifestazione a Roma il 12 ottobre con il motto "Liberiamo Italia" e che io ci sarai andato.

Ho subito pensato che mi avrebbero sputato addosso. Infatti non c'è voluto molto affinché agissero comesempre, direttamente alla gola e all'onore personale. Sono gli stessi che hanno massacrato Hector Illueca, Julio Anguita e il sottoscritto. È un discorso disciplinare basato sulla manipolazione, in un inganno che nasconde le loro vere intenzioni. Alcuni di noi si sentono sotto sorveglianza. Il vero obiettivo non è altro che prevenire l'emergere di una sinistra patriottica, sovranista e socialista in Spagna.


Ho immediatamente ritwittato la pagina web in cui è stata convocata la manifestazione del 12 ottobre. Riproduco la traduzione del manifesto e l'Appello:

«LIBERIAMO L’ITALIA 

Usciamo dalla gabbia della UE! Riprendiamoci la sovranità monetaria! Riconquistiamo la democrazia! Applichiamo la Costituzione del 1948! 

Lavoro e dignità per tutti! 

L’Italia è a una svolta. O le pretese europee verranno respinte una volta per tutte, o il declino del Paese sarà inarrestabile.
Povertà, disoccupazione e precariato possono e devono finire, ma le regole europee ci impediscono di farlo. Esse, mentre garantiscono ogni diritto alla finanza privata e speculativa, impediscono agli Stati la possibilità di perseguire il bene comune.
Al popolo italiano si vuol negare ogni diritto, perfino quello di uscire dalla crisi. Per la UE l’unica politica consentita resta quella dei sacrifici, mentre la stessa Costituzione del 1948 viene calpestata dai moderni carri armati giuridici e finanziari euro-tedeschi.
E’ ora di uscire da questa gabbia. L’Italia ha le risorse ed i mezzi per venire fuori dalla situazione in cui è stata cacciata, quasi trent’anni fa, da una classe politica irresponsabile e corrotta.

L’Italia può e deve farcela. Le idee e le proposte per venire fuori dalla crisi ci sono. E’ ora di unire tutte le forze disponibili per un grande disegno di rinascita. E’ ora di battere la paura diffusa dalle èlite dominanti (ad esempio quella dello spread) affinché nulla cambi.
La liberazione è possibile, ma bisogna crederci.
Essa diventerà realtà solo con la mobilitazione popolare.
Invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei valori del patriottismo democratico e costituzionale a partecipare alla manifestazione del 12 ottobre. Una manifestazione aperta ed inclusiva, per dire intanto due cose: lottare è necessario, vincere è possibile! 

Liberiamo l’Italia! 

Alla manifestazione non saranno ammessi simboli di partito ma solo il tricolore della Repubblica»

Come si può vedere, è un Appello che difende la sovranità popolare, a partire dalla  Costituzione italiana del 1948 e si oppone all'Unione europea e alle sue politiche, il tutto basandosi su un patriottismo democratico. Si può essere d'accordo o meno, si può qualificare l'Appello in modi diversi, ma esso difende lo stato nazionale, la democrazia repubblicana e si oppone risolutamente all'euro. 

Cosa fa Fusaro? Si unisce a questo Appello, sottoscrive un manifesto proposto da persone appartenenti al sovranismo di sinistra contro il populismo di destra rappresentato da Salvini.


La manipolazione è spudorata ma efficace. Innanzitutto, una persona viene demonizzata: Fusaro è fascista. In secondo luogo, ciò che Fusaro sostiene è il fascismo; siccome Monereo lo sostiene anch'egli è un fascista. 

È chiaro che lorsignori non conoscevano l'Appello il contenuto del manifesto; ma gli insulti erano stati lanciati ed è stato difficile rettificarli. 

Sono stato squalificato, insultato e minacciato. Mi fa arrabbiare doverlo dire: sono un antifascista cosciente, almeno da quando avevo 18 anni. Milito nel movimento comunista da 46 anni e il mio patrimonio morale e intellettuale si basa su Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

La dittatura del politicamente corretto esiste e ha i suoi scagnozzi. Stabiliscono ciò che è corretto e ciò che è incorretto, e schiacciano letteralmente coloro che si oppongono a queato discorso dominante. Non sopportano una sinistra scorretta e rivoluzionaria. Diffamano coloro che criticano l'UE, l'oligarchia finanziaria e industriale che la dirige e l'egemonia tedesca con l'etichetta di fascismo. Confondono e manipolano perché non accettano che, ancora una volta, la storia non vada dove essi desiderano. 

È la stessa sinistra che ha distrutto il Partito Comunista Italiano, che ha reso possibile Salvini e favorito il Movimento a 5 stelle.

* Traduzione a cura della Redazione
** Fonte: Cuarto Poder

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lunedì 5 agosto 2019

12 OTTOBRE: L'ADESIONE DI DIEGO FUSARO

[ lunedì 5 agosto 2019 ]

In vista della manifestazione popolare del prossimo 12 ottobre, aumentano le adesioni dei cittadini. 
Aderisci e partecipa anche tu! 
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Qui sotto il video di Diego Fusaro, tra i primi promotori della manifestazione.







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