Visualizzazione post con etichetta Stato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stato. Mostra tutti i post

giovedì 2 maggio 2019

PROVINCE: QUESTA VOLTA HA RAGIONE LA LEGA di Leonardo Mazzei

[ 3 maggio 2019 ]

La questione delle province è tornata di attualità. Abortito il progetto della loro eliminazione le province sono rimaste enti con tante competenze (in primo luogo le strade e gli edifici scolastici delle superiori), pochissimi soldi, e nessuna democrazia, dato che i consigli provinciali non vengono più eletti dai cittadini.

E’ evidente che, così come sono, le province non possono funzionare. Su come venirne fuori nel governo ci sono due posizioni. Ma stavolta ha ragione la Lega, che chiede di tornare alla situazione precedente alla controriforma Delrio.

Hanno torto invece i Cinque Stelle, che vorrebbero cancellare del tutto le province, senza rendersi conto della negatività di una simile politica dei tagli.


Avremo modo di tornare su questo tema. Intanto ripubblichiamo un articolo di Leonardo Mazzei dell’agosto 2018 che, benché legato alle vicende successive al crollo autostradale di Genova, rimane pienamente attuale nelle sue conclusioni di fondo.

*  *  *
Prima o poi i nodi vengono sempre al pettine. E' questo il caso delle province. Prima "abolite" dalla foga tagliatrice ed austeritaria di Monti, poi parzialmente resuscitate dalla Corte Costituzionale, infine stravolte e sdemocratizzate dalla "Legge Delrio" del 2014 che "salvò" le province cancellando però l'elettività dei consigli provinciali: un fulgido esempio di cosa sia stato il "riformismo" piddino.
Ma perché ne parliamo proprio adesso? Per il banale motivo che i danni fatti in questi anni stanno venendo sempre più a galla, specie dopo la sciagura di Genova. E che c'entra Genova con le province? Direttamente non c'entra nulla, ma in generale c'entra eccome, se è vero come è vero che lo stato dell'insieme delle infrastrutture stradali italiane è semplicemente penoso, ha bisogno di un controllo straordinario e dei relativi interventi che dovranno discenderne.

Il 17 agosto, il Ministero delle Infrastrutture ha inviato una lettera, ai vari enti gestori, nella quale si chiede l'effettuazione di un rapido monitoraggio (da concludersi entro la fine del mese) «dello stato di conservazione e manutenzione delle opere viarie e dighe». Agli enti viene richiesto di segnalare «gli interventi necessari a rimuovere le condizioni di rischio da essi riscontrate», indicando le relative priorità.

L'accorpamento delle province (abortito)
nella proposta Del Rio-Renzi (2012-2013)
L'iniziativa è ottima, anche se è grave che ci si muova sempre solo dopo la tragedia. Che sia, come auspicabile, il segno del cambio di passo di una nuova stagione politica solo il tempo potrà dircelo. Di certo questo è un modo per mettere alle strette i gestori autostradali, come pure l'Enel e le altre società presenti nell'idroelettrico per quel che concerne le dighe.

Fin qui, dunque, tutto bene. Dov'è allora il problema? Il fatto è che a fronte di poco più di 6mila chilometri di autostrade e di 26.817 Km gestiti dall'Anas, ve ne sono ben 155.247 appartenenti alle Province (circa 130mila) ed alle Regioni (circa 25mila). In realtà, siccome nella grande maggioranza dei casi le Regioni hanno passato la gestione delle loro strade alle Province, sono queste ultime a dover far fronte alle esigenze della parte più consistente della rete stradale italiana. 

Ovviamente le strade provinciali non hanno la stessa importanza di quelle statali, tanto meno delle autostrade, ma 150mila Km sono davvero tanti. Ed in questi chilometri sono presenti ben 35mila tra ponti e viadotti. Certo, molti di questi sono di dimensioni modeste, ma altri assolutamente no.

Chi frequenta le strade provinciali sa perfettamente come il loro stato di manutenzione sia drammaticamente peggiorato nell'ultimo decennio, quello dell'austerità targata euro. Spesso le strade provinciali di montagna sono in uno stato di penoso abbandono. Si interviene con ritardo sui movimenti franosi, non si bonificano più i versanti come prima, nuove reti di protezione non se ne mettono più, in estate la vegetazione invade la carreggiata ed in inverno il sale antigelo scarseggia. Figuriamoci quale possa essere il livello attuale del monitoraggio dei punti critici per la sicurezza!

Ma perché tutto ciò? Perché i tagli hanno colpito e alla grande. Nel 2010 le province avevano 43mila dipendenti, oggi 20mila, con un taglio del 53%. Sempre nel 2010 le risorse per le strade provinciali ammontavano a 1,2 miliardi annui, contro i 700 milioni attuali (-42%). In 8 anni di tagli sono così venuti a mancare circa 4 miliardi alla manutenzione ed agli investimenti sulle strade provinciali. 

Perfino il governo Gentiloni aveva dovuto prendere atto di questa assurda situazione, tornando ad aumentare i fondi dopo anni di tagli crescenti, ma ci vorrà ben altro per recuperare il tempo perso e per tornare a livelli di manutenzione e di sicurezza adeguati. E, attenzione!, quel che vale per le strade vale anche per le scuole, dato che la manutenzione degli edifici scolastici che ospitano le scuole medie superiori sono di competenza delle province.

Gli insegnamenti che ci vengono dalla tragicommedia cui sono stati sottoposti gli enti provinciali negli ultimi anni ci portano a tre conclusioni. 

La prima è che occorre ripristinare livelli di finanziamento adeguati ai compiti cui sono chiamate tuttora le province. Anzi, per recuperare ciò che non è stato fatto negli ultimi 8 anni, occorrerà quantomeno triplicare i fondi attualmente a disposizione. E ciò andrà fatto infischiandosene delle barbare regole di bilancio pretese da Bruxelles.

La seconda è che bisogna riconquistare la democrazia. Quella abolita dalla "Legge Delrio". Con quella legge i consigli provinciali vengono ora eletti a suffragio ristretto, solo dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia, il cui voto è ponderato in base alle diverse fasce di popolazione. Tutto ciò è assurdo, oltre che palesemente antidemocratico. Ha ragione dunque la Lega a chiedere il ritorno all'elettività dei consigli provinciali. Un passaggio ancora più doveroso nel momento in cui le province dovranno avere finanziamenti ben superiori a quelli di oggi.

La terza è che l'obbrobrio della legge del 2014 andrà cancellato del tutto. L'esito delle esercitazioni di questi "riformisti" della vecchia corte renziana è stato semplicemente il caos. Laddove prima vi erano 104 province uguali fra loro (tralasciando qui per la loro peculiarità il Trentino Alto Adige e la Val d'Aosta), abbiamo oggi solo 80 province attive e 14 "Città metropolitane", mentre le 4 vecchie province del Friuli sono state sostituite da 18 Unioni intercomunali, a differenza della Sicilia dove 6 province sono diventate "Liberi consorzi comunali". E qualcuno ebbe il coraggio di chiamare questo casino "razionalizzazione"...

Quella delle province può apparire come una vicenda tutto sommato minore, ma essa ci dà la misura dei danni fatti dall'ideologia e dalla pratica del (contro)riformismo neoliberista, unito nella lotta all'austerità ordoliberista targata euro(pa). Il primo ha portato l'idea dello "stato minimo" e della "governance", il secondo la bontà della politica dei tagli a prescindere. L'esito è sotto gli occhi di tutti. E, prima o poi, sarà bene mettere in agenda l'abrogazione integrale della controriforma Delrio.  

sabato 6 aprile 2019

PERCHÉ HANNO SOPPRESSO IL CORPO FORESTALE DELLO STATO di Marco Bulletta

[ 6 aprile 2019 ]

Il 20 febbraio scorso, di Marco Bulletta, avevamo pubblicato l'articolo RIPRISTINARE IL CORPO FORESTALE DELLO STATO. Bulletta torna sull'argomento spiegando, oltre alle ragioni della "assurda" soppressione del Corpo forestale e la sua incorporazione nell'Arma dei carabinieri, l'ideologia neoliberista che l'ha sorretta, quindi conclude con una precisa proposta.




*  *  *

Perché in Italia si è arrivati all’assurda soppressione del Corpo Forestale dello Stato? Per rispondere a questa domanda occorre, paradossalmente, rispondere prima ad altre quattro domande: 1) Cos’era in origine il Corpo Forestale dello Stato? 2) Cos’era alla vigilia della sua soppressione? 3) Cosa rappresentava, per la cultura e la storia della Nazione, in termini di valori di cui era custode e portatore? 4) Come si può risolvere l’attuale stato di cose?

E occorre, poi, sempre per rispondere alla domanda iniziale, riflettere sul livello di consapevolezza della società civile italiana (per un terzo radicata nei grandi centri urbani e solo per un quarto in aree a minor densità abitativa — con il resto in una situazione intermedia —, rispetto al concetto di “civiltà” di un popolo, nonché rispetto agli elementi fondamentali su cui poggiano il progresso civile e sociale, lo sviluppo armonico, la crescita economica, il benessere e la qualità della vita di una Nazione: col passare del tempo, infatti, quel livello di consapevolezza scende sempre di più, soprattutto nelle generazioni più recenti, anche a causa della colonizzazione dell’immaginario collettivo praticata dai potentati globali. 

Che cos'era il CFS


In ogni caso, la risposta alla prima domanda è: in origine il Corpo Forestale dello Stato era un “Corpo Tecnico con funzioni di polizia”. Definizione che racchiude in sé molti più significati di quello che le attuali generazioni, tanto “cittadine” quanto distratte, possono comprendere senza conoscere la storia nazionale. Nel dopoguerra il CFS
(precedentemente “Milizia Forestale”) venne riorganizzato dal D.Lgs. 12 marzo 1948 n. 804, col quale gli vennero attribuiti, fra gli altri, compiti di rimboschimento, sistemazioni idraulico-forestali, tutela tecnica ed economica dei boschi e dei beni silvo-pastorali pubblici, polizia forestale, addestramento del personale forestale, ricerche e applicazioni sperimentali forestali, statistica e catasto forestale, sorveglianza sulla pesca nelle acque interne, sulla caccia, sui tratturi e sentieri, gestione tecnica ed amministrativa delle foreste demaniali ed ampliamento del demanio forestale dello Stato. Non veniva menzionato il concetto di “ambiente” in senso ampio, che arrivò diversi decenni più tardi a seguito della maturazione della coscienza ambientalista conseguente alle relative emergenze, e che oggi costituisce la cornice di riferimento. 

Il famigerato "Titolo V"


Per dare la risposta alla seconda domanda è necessario non solo ripercorrere le fasi che ha attraversato il CFS nella storia dal dopoguerra in poi, ma anche fare alcune riflessioni e porsi ulteriori quesiti. Fino agli inizi degli anni settanta l’assetto del CFS restò tale e quale. Poi nel ’72 vennero introdotte le Regioni e trasferite molte competenze precedentemente statali, e nel ’77 venne data attuazione alla devoluzione, secondo i dettami del famigerato “Titolo V” della Costituzione. 

E’ opinione di chi scrive che la Costituzione Italiana, al di là dei retorici luoghi comuni, in alcune parti non sia quell’esempio di perfezione talora ostentato. Ci si riferisce, in particolare, alla scelta di dare alla Nazione una struttura decentrata. Scelta che ha mostrato tutti i propri limiti in molti aspetti sotto gli occhi di tutti: dal persistente divario fra nord e sud, al radicamento a livello locale (soprattutto regionale) di caste di potere, di corruzione, di clientele, di malversazioni, di sprechi, di crimine organizzato. La banale risposta dei “sacerdoti del pensiero unico” a queste “blasfeme” osservazioni, è che “anche a livello statale le cose vanno allo stesso modo”; il che, secondo questa ingannevole logica da luogo comune, equivale a dire che la “metastatizzazione” e la conseguente amplificazione dei problemi è meglio dei problemi stessi tal quali. Il principio su cui poggia la “vulgata” del pensiero unico in materia di decentramento è quello della “rana bollita”: se una rana viene gettata all’improvviso in una pentola piena d’acqua bollente schizzerà fuori e si salverà. Ma se la rana viene messa nella pentola con acqua a temperatura ambiente, ponendo poi la pentola sul fuoco, la rana “si abituerà” pian piano alla crescente temperatura, fino a morire bollita. E’ secondo questo principio che le coscienze vengono lentamente e progressivamente “anestetizzate” rispetto a ciò che si vuol far passare come necessario, ma che in realtà è dannoso; il “pensiero unico” agisce secondo questo principio, instillando pian piano nelle menti convinzioni erronee e consolidandole fino a farle divenire “patrimonio cognitivo” chi le ha subìte, complice anche la naturale inclinazione umana al conformismo mentale.

Nel merito, l’attuazione del famigerato “Titolo V”, in particolar modo dopo la riforma di inizio millennio, non ha fatto altro che consolidare e diffondere i mali endemici dell’Italia. Ben lungi, infatti, dal migliorare gli aspetti amministrativi, il decentramento ha contribuito non poco a impedire alla Nazione uno sviluppo organico, un affrancamento dagli endemici problemi di corruzione che affliggono localmente la nostra società, un definitivo superamento dei tradizionali problemi legati alla storia pregressa. Nello spirito, quindi, del superamento delle retoriche dei luoghi comuni, riteniamo che, laddove il decentramento ha rallentato il progresso civile, sociale, economico, politico, culturale della Nazione, uno Stato centralizzato e forte, sul modello francese, avrebbe contribuito a oltrepassare gli “endemici” mali italiani, con buona pace dei propagandati dogmi di quel pensiero unico che affligge l’Italia da decenni e che è oggi la roccaforte mediatica dietro la quale le élites si trincerano per difendere i loro privilegi. La conferma pratica di queste osservazioni è nella storia recente e negli eventi che l’hanno scandita e continuano a farlo. 

Svuotamento 


In questo panorama di progressivo indebolimento dello Stato proprio sui temi che in origine furono posti a fondamento della rinascita post-bellica, anche il CFS venne svuotato di molte competenze, trasferite alle neonate Regioni, inevitabilmente prive di quella cultura tecnico-amministrativa che costituiva il patrimonio di quel glorioso Corpo Tecnico, il quale continuò, peraltro, per molto tempo ancora a fornire un fondamentale punto di riferimento, grazie alle numerose convenzioni stipulate con le amministrazioni regionali per garantire la continuità nella gestione tecnico-amministrativa nelle specifiche tematiche oggetto di decentramento. Ma non tardarono a sopraggiungere ulteriori passaggi volutamente programmati per la definitiva eliminazione di un’istituzione che i fondatori della nuova Italia repubblicana avevano pensato come uno dei tanti tasselli di un modello statale rivolto al progresso civile e sociale della Nazione. Con i governi di centrosinistra di fine millennio si sfiorò la regionalizzazione del CFS, poi evitata con l’avvento dei governi di centrodestra, sotto i quali venne emanata la legge 36/04 che inquadrò il CFS fra i Corpi di Polizia dello Stato. Quella legge fu solo l’ennesimo di quegli errori che costellarono il percorso verso la situazione attuale. Si è già detto, in un articolo pubblicato il 20 febbraio 2019, del nefasto ruolo giocato dalle componenti sindacali, prima fra tutte l’ex-SAPAF, ma anche l’ex-UGL/CFS, con la complicità delle componenti politiche e istituzionali avverse al CFS, nel progressivo svuotamento delle competenze di quest’ultimo. 

Come è potuto avvenire questo progressivo svuotamento? Risposta: sempre secondo il principio della “rana bollita”, stavolta messo in pratica dalle componenti sindacali citate, grazie ad una costante e martellante propaganda, interna ed esterna, volta alla dismissione di ogni attività e competenza del CFS che non fosse esclusivamente quella di polizia; “polizia, polizia, nient’altro che polizia”, era il mantra sindacale, in odio alla classe dirigente interna, portatrice della tradizione storica del CFS. Ecco, quindi individuata un elemento fondamentale nella responsabilità verso la soppressione del CFS. E non può, in tale frangente, non venire in mente l’immagine del marito che pratica l’auto-evirazione per far dispetto alla moglie.

Corpo di polizia tout court


Ed ecco dunque anche la risposta alla seconda domanda iniziale, cioè “cos’era il CFS alla vigilia della sua soppressione?” Risposta: era lo “scheletro” di quello che era inizialmente, ossia un Corpo tecnico dello Stato con funzioni di polizia (come da intenti del D.Lgs. 804/48), che ormai aveva perso gran parte degli originali contenuti e funzioni. Un’Amministrazione originariamente modellata sulla necessità di tutela, salvaguardia, gestione, cura e valorizzazione del patrimonio forestale e ambientale italiano, trasformata nel tempo in un Corpo di Polizia “tout-court”, inquadrato come tale dalla non meno assurda legge 36/04. Forestali a fare ordine pubblico in piazza, invece che forestali nei boschi. Non ci si può dunque meravigliare per la successiva soppressione del “quinto corpo di Polizia” ad opera del governo Renzi prono ai dogmi neoliberisti propugnatori di austerity a tutto campo a mo’ di improbabile cura dei problemi economici nazionali, creati, questi ultimi, dall’adesione, “imposta dall’alto”, ad un modello europeo pensato per “arricchire i ricchi a danno dei poveri”, come ampiamente dimostrato dai fatti degli ultimi due decenni, a dispetto degli appelli dei tanti “aedi mercenari” assoldati dai poteri forti per puntellare se stessi rispetto alla progressiva acquisizione di consapevolezza da parte del popolo espropriato della propria sovranità.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il CFS non esiste più, con buona pace di chi vorrebbe intravederne la continuità nell’Arma dei Carabinieri in cui è stato fatto confluire secondo il folle intento di quel governo di praticare i tal modo un improbabile risparmio, al posto del quale si sono invece avuti costi ulteriori, di cui si è già detto nell’articolo pubblicato il 20 febbraio scorso. 

Custodi di valori


E’ qui che occorre rispondere alla terza domanda: “Cosa rappresentava il CFS per la cultura e la storia della Nazione, in termini di valori di cui era custode e portatore?”
In considerazione dell’importanza del patrimonio naturale, ambientale, forestale italiani, in considerazione dell’importanza culturale del patrimonio di tradizioni legate alle realtà sociali e insediative minori, alla loro storia, alla loro economia, a tutti gli aspetti cui si è precedentemente accennato, la risposta è che il disciolto CFS era una istituzione portatrice-custode proprio di quella cultura delle piccole realtà sociali legate al territorio, di quella saggezza delle popolazioni rurali legate tradizionalmente alla saggezza dell’economia del buon senso, sostituita nel tempo dall’economia del consumo sfrenato radicatasi nell’immaginario collettivo, prima ancora che nella realtà. Non un corpo di polizia, quindi, ma un corpo tecnico con funzioni di polizia, e dotato di spiccata caratterizzazione e specificità, difficilmente riproducibili in forme diverse da quella originaria.

Qui entra però in gioco la manipolazione mentale operata dai media al soldo dei potentati che hanno interesse a mistificare la realtà per ben determinati scopi. Per tale motivo il pubblico non riesce a focalizzare l’attenzione sulla differenza fra la situazione pregressa e quella attuale; l’opinione pubblica è portata a credere (per superficialità, ma anche a causa della manipolazione mediatica) che in fondo ciò che gli ex-forestali facevano prima, possono farlo anche ora che il Corpo Forestale dello Stato non esiste più, con i compiti, le competenze e le funzioni, trasferite all’Arma. Visione superficiale, volutamente instillata nelle menti dall’assordante silenzio dei media all’indomani della soppressione del CFS, per far assimilare l’idea che è stato meglio “ridurre i corpi di polizia da 5 a 4”, in linea con lo spot pubblicitario renziano. Tale visione, tanto miope quanto ignorante, non solo svilisce il ruolo del forestale, ma sottace l’importanza sociale di tale ruolo, omettendo la considerazione del lavoro pazientemente svolto, da sempre, dal personale del CFS sul territorio, a contatto con le persone, con quelle realtà sociali e aggregative minori facilmente dimenticate dalla “distratta” popolazione dei grandi e medi centri urbani, ormai preda del “mantra” neoliberista-consumista. Il CFS e il suo personale erano, dunque, a stretto contatto con quelle realtà sociali minori dimenticate, ma spesso custodi della preziosa eredità del passato, della saggezza, del buon senso, dell’accortezza, della conoscenza del territorio, del saper fare, della parsimonia, dell’inventiva, della responsabilità che costituivano il bagaglio culturale che ha consentito alle precedenti generazioni di portarci fino all’epoca attuale, malgrado le avversità da fronteggiare. Un bagaglio culturale che le generazioni successive, proprio come un “figliol prodigo”, hanno progressivamente perso, quando non addirittura rinnegato, in favore del “Moloch” consumista omologante che ha azzerato le coscienze e distrutto la memoria del passato anche recente, sostituendone i valori fondanti con i totem venerati sull’altare dei bisogni artificialmente indotti dal sistema.

Ben lungi, quindi, dall’essere “uno-dei-cinque-corpi-di-polizia-da ridurre-a-quattro”, come il patetico mantra renziano recitava, il disciolto CFS aveva nel proprio DNA — e qui sta la risposta alla terza delle quattro domande — la cultura del territorio, delle piccole realtà sociali, del valore dell’economia di sussistenza, della saggezza delle popolazioni rurali, dell’innato rispetto del patrimonio forestale, ambientale, faunistico, che financo negli ambienti venatori era ben chiaro, nella consapevolezza di dover lasciare alla Natura tempi e modi per rigenerare i propri equilibri. Ecco la differenza: un’antica cultura della fruizione saggia dei beni naturali, contrapposta all’attuale (in)cultura del prelievo rapace, indotto dalla manipolazione mentale finalizzata al consumo. Ecco la differenza fra il mondo dei forestali, umili e silenziosi servitori della Natura, dell’ambiente, del territorio, delle tradizioni culturali, delle realtà minori, e quello degli arroganti e ignoranti servitori del capitale finanziario globale, fautore del modello neoliberista speculativo e demolitore della storia e della cultura dei popoli, prima ancora che delle loro economie, e, oseremmo anzi affermare, propedeuticamente a tale scopo.

Il disastro ed i suoi complici

Il Corpo Forestale dello Stato ha subito una marcata trasformazione nel tempo, sotto le spinte di cui si è detto a proposito dell’opera nefasta di alcune componenti sindacali, nonché dei loro silenziosi complici del “sottobosco politico”. Basti pensare alla trasformazione subìta dai programmi dei corsi delle materie oggetto di insegnamento presso le sedi della prestigiosa Scuola del CFS: un tempo quelle materie erano orientate alla conoscenza della natura, del territorio nelle sue multiformi componenti, delle leggi che ne regolavano l’amministrazione, la gestione e la fruizione, alla conoscenza dei fenomeni naturali e dei rischi ad essi collegati. Con il passare del tempo e con la sconsiderata azione di smantellamento di questo patrimonio culturale storicamente consolidato e saggiamente utilizzato, nelle sedi della Scuola del CFS si è privilegiato l’insegnamento delle materie di polizia, incluse quelle relative all’ordine pubblico, nel folle delirio protratto da quelle componenti sindacali con l’appoggio esterno del “sottobosco politico-istituzionale”, che ha condotto i forestali a fronteggiare le manifestazioni di piazza o a effettuare i controlli all’ingresso degli stadi. I forestali, capite bene! 

Sfortunatamente il popolo italiano, a dispetto della propria ricchezza di tradizioni e di cultura ereditate dalla propria storia plurimillenaria, o forse proprio a causa di tale retaggio, si contraddistingue per una spiccata emotività che lo rende piuttosto vulnerabile ai condizionamenti mentali. E’ anche per tale ragione, dunque, che il “mantra renziano” ha potuto attecchire grazie al vecchio luogo comune sui “forestali-della-Calabria”, costruito ad arte sull’equivoco del personale regionale a tempo determinato, emblema degli italici sprechi, che però nulla ha mai avuto a che fare con il CFS. Ebbene, la dimostrazione dell’asservimento dei media agli interessi delle élites è proprio in questo equivoco, tanto platealmente ridicolo quanto efficace nel manipolare le coscienze confondendole in assurdi e menzogneri luoghi comuni, abilmente sfruttati dagli arroganti e ignoranti imbonitori delle masse per far loro assimilare le idee fuorvianti. Ecco spiegato lo “spot elettorale del “risparmio con la riduzione dei Corpi di Polizia da 5 a 4.


Il “mantra sindacale” (“polizia, polizia, nient’altro che polizia..”), invece, si è sempre avvalso del fuorviante luogo comune dell’inconciliabilità delle attività tecnico-amministrative con quelle di sorveglianza e polizia, secondo il vecchio e puerile slogan: “controllori o controllati”. Che questo luogo comune (stupidamente caldeggiato, promosso e propagandato da parte delle peggiori frange sindacali nel corso degli anni) fosse totalmente falso e fuorviante sarebbe già facilmente dimostrabile con la considerazione che il CFS, così come era stato riordinato dai fondatori della Repubblica nel citato D.Lgs. 804/48, racchiudeva in sé in origine tutte queste attribuzioni, le quali, fintanto che non è stato attuato il decentramento amministrativo alle Regioni, hanno consentito una saggia gestione tecnico-amministrativa perfettamente armonizzata con la sorveglianza, la vigilanza, la prevenzione prima ancora che la repressione dei reati in ambito forestale. Vale la pena di soffermarsi sul concetto di prevenzione, preferito dal CFS rispetto a quello di repressione; la struttura e l’organizzazione del disciolto CFS consentivano, infatti, grazie alla “territorialità” di quell’Amministrazione e alla sua vicinanza alle realtà insediative minori, una notevole capacità di prevenzione dei reati e quindi dei conseguenti possibili danni ambientali, con l’ulteriore ricaduta positiva in termini di “educazione della popolazione”, che nel tempo aveva prodotto effetti benèfici a livello locale. 

Surrealismo amministrativo


Al contrario, l’aspetto marcatamente repressivo che, dati alla mano, connota attualmente l’azione dei “Carabinieri Forestali” sul territorio, non previene i danni conseguenti ai reati, ma produce solo sanzioni, a danni ormai verificati.

La struttura del CFS nell’Italia degli anni cinquanta e sessanta era in tal senso, a memoria delle generazioni che ne ricordano le peculiarità, un sistema che funzionava. Gli aspetti tecnico-amministrativi e quelli di polizia a vocazione preventiva erano in tal senso non soltanto compatibili, ma molto efficaci. Ma i due “mantra”, quello Politico del decentramento, e quello sindacale della dismissione delle attività non strettamente di polizia montarono di pari passo con il livore dei loro propugnatori più ottusi e ignoranti, entrando poi in risonanza, e in tal modo amplificandosi a dismisura, con le spinte disgregatrici di quella parte della politica che mirava alla dismissione del CFS già molto prima della nefasta legge Madia. 

Sempre secondo il citato principio della “rana bollita”, il ”mantra sindacale” si insinuò, all’interno del CFS, non solo nell’immaginario degli aderenti al sindacato, ma persino in quello di alcuni direttivi e dirigenti, i quali, abbagliati dal miraggio del potere, si allinearono servilmente ai loro stessi detrattori, in auge all’epoca, grazie al supporto politico dei nemici del CFS. Il condizionamento che ne derivò alla stessa organizzazione del CFS all’indomani del varo della legge 36/04 (che ne decretava l’inquadramento come Corpo di Polizia), fu talmente pesante da produrre autentiche “farse amministrative”: emblematico, a tale riguardo, il mancato riconoscimento della qualifica dirigenziale alle figure dei capi degli UTB - Uffici Territoriali per la Biodiversità (un tempo Uffici Amministrazione dell’Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali - soppressa col DPR 616/77 - che gestivano le Riserve Naturali Statali), inquadrati come vicequestori e non come dirigenti, e purtuttavia gravati da ingenti responsabilità amministrative e contabili derivanti dall’autonomia gestionale di cui godevano; in tale assurdità c’era lo zampino del sindacato, che aveva imposto alla debole dirigenza del CFS il proprio dogma secondo il quale ogni attività che non fosse esclusivamente di polizia doveva essere scoraggiata, come nel caso della tutela della biodiversità, in una sorta di terrorismo psicologico, arrivando persino a impedire il riconoscimento della qualifica dirigenziale a figure professionali che ne meritavano l’attribuzione, non foss’altro per le notevoli responsabilità su di esse gravanti. Responsabilità, invece, non altrettanto pesanti per i loro colleghi Capi dei Comandi Provinciali, che invece erano inquadrati come dirigenti, in ossequio all’esaltazione delle funzioni di polizia svolte da quelle unità periferiche, secondo il citato “mantra sindacale”. 

Superfluo aggiungere che l’assurdo ha riguardato anche la figura istituzionale preposta agli UTB, cioè il Capo dell’Ufficio (centrale) per la Biodiversità, che avrebbe necessitato dell’attribuzione della qualifica di Dirigente Superiore, mai attribuita. Proprio così: la follia di pochi esaltati sedicenti sindacalisti, unita al basso profilo di talune figure dirigenziali, produsse anche questo assurdo, tanto più grave se si considera che gli UTB - Uffici Territoriali per la Biodiversità svolgevano quella che era la funzione cardine del vecchio CFS: la gestione e la tutela delle Riserve Naturali Statali, aree protette da non confondere con i Parchi Nazionali o con quelli Regionali. 

Sopraggiunta la soppressione del CFS si è assistito ad un ulteriore capolavoro del “surrealismo amministrativo”: gli uffici periferici cui era affidata l’importante funzione della gestione delle Riserve Naturali Statali sono stati ridenominati “Reparti Carabinieri Biodiversità” e la gestione delle Riserve Naturali Statali è stata affidata ad un corpo di Polizia Militare.

Ci permettiamo di dubitare che nell’Arma dei Carabinieri, pur depositaria di riconosciute eccellenze, potesse esistere la benché minima capacità, competenza o professionalità nella gestione di quelle 130 Riserve Naturali Statali distribuite sul territorio nazionale, delle quali vien da dubitare, addirittura, che si conoscesse l’esistenza stessa.

A nulla, peraltro, serve obiettare che “gli ex-forestali continuano la loro opera all’interno dell’Arma”, perché, al di là dei “rimpasti” interni effettuati all’indomani dell’accorpamento, quei “Reparti Carabinieri Biodiversità” hanno perso la loro autonomia gestionale, che risulta invece essenziale per un lavoro efficiente di tutela e promozione del patrimonio ambientale ad essi affidato. Le normative amministrative e contabili dei Carabinieri sono, infatti, propriamente adatte a un’amministrazione militare, che non gestisce territori, patrimoni floro-faunistici, strutture dedicate, colture agricole eccetera, e risultano del tutto inadeguate se applicate a un’amministrazione che deve risolvere quotidianamente, con rapidità ed efficienza, problemi di tipo aziendale, la cui gestione è quindi paralizzata dalla struttura gerarchica rigida ed esasperatamente burocratica dell’Arma, il cui complesso apparato di comando e controllo, che anche per decidere in merito a banalità deve passare per il Comando Generale, e che pertanto non può adattarsi alle esigenze tipiche della gestione delle Riserve Naturali così come veniva condotta prima della riforma, quando i responsabili degli UTB erano funzionari delegati e disponevano di fondi loro affidati per la gestione, e che ovviamente poi erano tenuti a un accurato rendiconto del loro utilizzo, da cui le particolari responsabilità che avrebbero implicato l’attribuzione della qualifica dirigenziale, osteggiata dal potere (nemmeno troppo) occulto del sindacato.

E si badi bene che la Gestione delle Riserve non è “ordinaria amministrazione”; è una gestione che necessita di estrema flessibilità, snellezza burocratico-procedurale, sensibilità ambientale, conoscenza profonda degli aspetti che ne regolamentano il funzionamento, tali da avere implicazioni rilevanti a livello internazionale e ricadute potenzialmente rischiose per lo Stato, laddove non gestite con le caratteristiche operative dianzi elencate: infatti all’interno delle Riserve Naturali dello Stato son ricompresi ambienti e specie animali e vegetali di primario e fondamentale valore naturalistico e scientifico, tutelati specificamente a livello europeo, e inseriti nella “Rete Natura 2000” comprendente le aree di maggior valore naturalistico internazionale, tutelate da quelle normative europee il cui rispetto è atto dovuto per gli Stati membri, e la cui inosservanza comporta il rischio di subire una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per mancato utilizzo dei fondi europei stanziati e per inadempimento degli obblighi previsti.

Errori o orrori?


Tornando alla presunta (e sbandierata) incompatibilità fra le funzioni tecnico-amministrativo-gestionali e quelle di sorveglianza, vigilanza, prevenzione e repressione dei reati, essa è poi ulteriormente smentita in modo clamoroso non soltanto da quegli esempi esteri dove la compatibilità fra queste due sfere di competenza è un dato di fatto, ma anche dalle realtà “nostrane” delle quattro Regioni e due Province a Statuto Speciale. In esse, infatti, i locali Corpi Forestali sono titolari, guarda caso, proprio di quei compiti e funzioni di cui era titolare anche il CFS fino alla nascita delle Regioni (quelle ordinarie) e del conseguente decentramento delle funzioni di cui si è detto. Nelle Regioni Autonome e nelle Province Autonome i Corpi Forestali fanno gestione e sorveglianza, amministrazione tecnica e attività preventivo-repressiva, con buona pace delle fandonie propagandate dal SAPAF nel corso di molti anni, con l’obiettivo di trasformare il CFS in un corpo di polizia “tout-court”, fino a riuscirvi, esponendolo così all’inevitabile soppressione attuata dagli incompetenti renziani.

Al di là degli errori (o forse “orrori”?) concettuali a nostro avviso compiuti, come accennato, già a livello Costituzionale, i problemi derivano dall’aver compiuto progressivamente scelte di indirizzo politico che di fatto anteponevano gli interessi dei potentati politico-economico-finanziari (annidati soprattutto a livello locale come mostrano le cronache) alle reali esigenze nazionali, demolendo quei principi, stabiliti nell’atto di nascita dello Stato repubblicano dai Padri Costituenti e scaturiti dalla maturazione delle coscienze nelle drammatiche fasi storiche del XX secolo, associati ai valori di fondo che ne erano l’elemento fondante. 

Quei principi fondamentali si sono scoloriti nei decenni attraverso la colonizzazione dell’immaginario collettivo operata dai potentati economico-finanziari globali, che hanno influenzato le generazioni successive inducendole a dimenticarli a vantaggio del vuoto concettuale odierno.

Secondo quei principi il bene comune di una nazione passa, tra l’altro, anche attraverso la conoscenza e la tutela dell’ambiente inteso nella generalità delle sue componenti; concetto che all’epoca del varo della Costituzione non poteva, per evidente necessità della Storia di disporre dei suoi tempi per avanzare, ancora essere correttamente individuato nella completezza dell’accezione attuale, e che avrebbe necessitato di essere ampliato e posto in essere avendo presente la necessità di salvaguardare in primis l’interesse comune e il bene collettivo. 

La proposta


Ripartire dagli obiettivi basati su quei principi, secondo l’evoluzione della coscienza, e nel recupero dei valori fondanti. Ecco la chiave per rispondere alla quarta domanda: “come si può risolvere l’attuale stato di cose?” 

Occorre proprio ripartire dagli obiettivi basati su quei principi fondamentali, i quali risultano non soltanto tutt’ora validi, ma a maggior ragione sono da prendere come riferimento in un periodo di “fluidità” politica conseguente al cambio di paradigma economico che ha trascinato gli Stati in quella che non è una crisi ma un attacco pianificato ai diritti sociali, ai principi costituzionali, alla effettiva rappresentanza politica dei popoli, al loro diritto di autodeterminazione, e, di conseguenza, agli equilibri sociali, alla qualità della vita, alla salute, all’ambiente, al benessere della persona. Tutti valori sacrosanti e sistematicamente calpestati dai poteri finanziari, dai mercati, dagli interessi delle lobby a livello globale. 

All’individuazione degli obiettivi da cui ripartire consegue allora l’imprescindibile necessità di dedicare alla tutela e alla gestione della Natura e dell’Ambiente uno specifico Corpo Tecnico dello Stato con funzioni di polizia (molto diverso da un corpo di polizia tout-court, come venne erroneamente inquadrato il CFS dalla legge 36 del 2004), il quale, a rigor di logica, dovrebbe avere giurisdizione anche sul territorio delle Regioni a Statuto speciale, perché le funzioni di cui appare naturale che tale istituzione sia depositaria non possono prescindere dalla continuità territoriale e dalla validità generale dei principi cui queste funzioni sono sottese. La naturale e logica collocazione di siffatta istituzione dovrebbe evidentemente essere il Ministero dell’Ambiente.

Ecco dunque che, completato il quadro, e data altresì risposta alle quattro domande “propedeutiche”, è possibile dare finalmente la risposta anche alla domanda iniziale: “perché si è arrivati alla soppressione del CFS?”

Risposta: perché anche la soppressione del CFS fa parte di un insieme di azioni poste in essere da quelle frange della politica asservite ai dogmi neoliberisti propugnatori di austerity invece che economia espansiva. Quei dogmi hanno distrutto l’economia reale degli Stati, li hanno privati dei tradizionali strumenti di manovra per poter intervenire sull’economia reale regolamentandone in modo saggio l’andamento, sì da poter attuare investimenti anche in quei settori in cui si articola la civiltà e la vera ricchezza dei popoli secondo quanto già espresso in questa sede, e che pertanto non staremo a ripetere.
Quei dogmi neoliberisti portano all’inevitabile assoggettamento dei popoli attraverso il sistematico impoverimento dei sempre più numerosi poveri, a vantaggio dell’arricchimento dei sempre meno numerosi ricchi (pochissime persone nel mondo possiedono più ricchezza che miliardi di individui) e impedendo così agli Stati di favorire il proprio sviluppo e la propria crescita di una sana economia reale, rispettosa degli equilibri, dei diritti sociali, dei principi stabiliti in secoli di progresso culturale, sociale, civile, umano. Quei dogmi neoliberisti sono stati il punto di riferimento per lo smantellamento dello Stato Sociale, per la deflazione salariale, per la compressione dei diritti sociali, per i tagli alla sanità, alla scuola, alla previdenza, ai servizi, alla sicurezza, al decoro, per la drastica riduzione del vero benessere della popolazione, che non è dato dal numero di centri commerciali sul territorio o da quello dei SUV circolanti (vere icone del plagio mentale e della colonizzazione dell’immaginario collettivo operata dal modello neoliberista consumista), ma bensì dal livello dei servizi, dall’armonia sociale, dalla qualità dell’istruzione, dal reale pluralismo dell’informazione, dall’equa distribuzione della ricchezza, dalla sicurezza, dalla qualità della vita, dalle aspettative future, dalla tutela dell’ambiente, della salute, del benessere psicofisico della persona, dal suo rapporto armonioso di fruizione consapevole e sostenibile del territorio. 

E’ questo lo scenario in cui sono stati effettuati i sistematici “tagli” alle spese degli Stati, ovviamente a tutto vantaggio della finanza speculativa globale. E dunque, sempre in questo quadro rientra anche il presunto e tanto propagandato quanto menzognero “taglio” alle spese che l’insipienza degli autori della soppressione del CFS hanno messo in atto con la legge Madia. 

Qui è importante focalizzare l’attenzione su un passaggio fondamentale: la folle soppressione del CFS implica non un solo errore, ma due. Un doppio errore, a ben vedere: innanzitutto perché non si tratta di un falso risparmio, che in realtà ha comportato maggiori spese; in secondo luogo perché è proprio sbagliato il concetto di “taglio”, propugnato dal dogma neoliberista secondo lo schema poc’anzi descritto, perché è dimostrabile che l’economia espansiva è l’unica possibilità che ha uno Stato di rivitalizzare la propria crescita e la propria produttività a vantaggio dell’economia reale e di tutto ciò che da ciò consegue in termini di servizi sociali e ricadute positive sulla collettività, sempre secondo quanto dianzi esposto.

E’ da osservare, a questo punto, che la (parziale) acquisizione di consapevolezza rispetto alla fallacia dei dogmi neoliberisti colonizzatori dell’immaginario collettivo lascia intravedere alcuni spiragli di cambiamento e di possibile inversione di rotta, ma occorre avere ben presente il quadro globale in cui ci si trova a lottare per i valori e per i principi di cui si è detto.

Tale quadro globale vede attualmente stravolto l’ordine gerarchico delle discipline che dovrebbero definire e regolamentare le azioni umane; il mondo attuale vede infatti la finanza speculativa dominare sull’economia; l’economia dettare le regole alla politica; la politica prevalere sulla cultura. Tale situazione ha prodotto i disastri a livello globale cui assistiamo da molto tempo.

Per poter consentire ai popoli di uscire da quest’assurdo stato di cose, l’ordine dovrebbe quindi essere ribaltato: la cultura dovrebbe essere il “faro” della politica; la politica dovrebbe dare gli indirizzi all’economia; l’economia dovrebbe avvalersi della finanza in modo funzionale ai propri scopi (e non il contrario, come avviene da troppo tempo). Quest’ultima osservazione introduce i concetti e i principi contenuti nel “Manifesto per un’economia umanistica” recentemente promosso dal Prof. Valerio Malvezzi, economista dell’Università di Pavia, sotto forma di una lettera ai Potenti della Terra. L’economia umanistica pone le proprie basi nella considerazione che gli obiettivi primari dell’essere umano antepongono a tutto proprio quegli aspetti di cui si è detto: la salute, l’ambiente, la cultura, la socialità, l’informazione libera, i diritti sociali, e via dicendo, in tutte le loro articolazioni che rendono un popolo civile, progredito, consapevole, libero, sovrano.
La chiave di lettura, quindi, della vicenda del Corpo Forestale dello Stato, può trovarsi nella consapevolezza di questo panorama globale e di queste istanze apparentemente nuove, ma in realtà portatrici di valori che affondano le radici nella storia e nella tradizione culturale dei popoli. Pertanto la soluzione al problema può e deve essere adottata nella piena consapevolezza di questo panorama globale, coerentemente con le necessità di ribaltare gli attuali dogmi e restituire agli Stati e ai popoli la loro dignità, la loro libertà, la loro sovranità.

La ricostituzione del Corpo Forestale dello Stato, nelle modalità definite dai ragionamenti condotti, dovrebbe essere solo uno dei tanti atti di buon senso animati dalla consapevolezza di tutto quanto sinora esposto.


Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101

mercoledì 20 febbraio 2019

RIPRISTINARE IL CORPO FORESTALE di Marco Bulletta

 [ 20 febbraio 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa importante denuncia, e proposta.


*  *  *

La spinosa questione 

del CFS 




E’ ormai di dominio pubblico che la frettolosa e pasticciata riforma voluta dalla maldestra Marianna Madia, (“pupilletta del nefasto Renzie” dimostratasi subito incompetente e incapace con l’epica “gaffe” dello “sbaglio di Ministero” e derisa da tutta la stampa) sia stata un colossale fiasco provocato dall’ansia dimostrativa di quel governo sciagurato e attuatore delle politiche di “austerity” lesive degli interessi della Nazione. Quel Governo che, servo degli eurocrati in perfetta continuità con i due governi precedenti, si produsse solo in una serie di “spot pubblicitari” autoreferenziali e venne mandato a casa dal popolo dopo un percorso iniziato con la clamorosa sconfitta nel Referendum sulle riforme. Buona parte di quella pseudo-riforma-spot è stata poi oggetto di sentenze di incostituzionalità, a dimostrazione della reale inconsistenza delle capacità di chi l’ha messa in pratica.

Fra le varie parti di quella scellerata riforma ancora in attesa del giudizio da parte della Consulta c’è quella relativa alla maldestra soppressione del Corpo Forestale dello Stato e del suo accorpamento all’Arma dei Carabinieri. Un atto che, ben lungi dall’ottenimento di quel “risparmio” velleitariamente sbandierato dall’allora Governo renziano asservito alle lobby eurocratiche, ha prodotto solo un clamoroso disastro su tutti i fronti.

Per capire come stanno le cose in pratica, c’è una prima cosa da fare: sgombrare il campo dai più classici luoghi comuni, strumentalmente creati e utilizzati per decenni per fare una premeditata disinformazione, che ancora aleggia soprattutto negli oziosi salotti dei radicalchic attempati, tanto distratti quanto presuntuosi. Si sente infatti ancora parlare dei famigerati “forestali-della-Calabria” o dei “forestali-della-Sicilia”, evocatori di clientelismi e sprechi tipicamente italici che indurrebbero a individuare nel Corpo Forestale dello Stato quell’entità di cui sarebbe stata giustificata la soppressione. In realtà le persone intelligenti e informate sanno ormai da tempo che quelli, i famigerati “forestali-della-Calabria”, altro non sono che operai forestali regionali, spesso con contratto a tempo determinato, che nulla hanno a che fare con il Corpo Forestale. Ma sfortunatamente la disinformazione orchestrata dai potentati che purtroppo ancora dominano questo Paese di ignari e distratti, ha da sempre buon gioco nel confondere il cittadino. Basta guardare sul web i video di talune trasmissioni, come più volte denunciato sui blog seri e onesti.

Va inoltre ricordato, sempre a beneficio di quei “distratti”, che le quattro Regioni Autonome e le due Province Autonome dispongono da sempre, ciascuna, di un proprio Corpo Forestale che nulla ha a che fare col soppresso Corpo Forestale dello Stato. E si badi bene che le suddette realtà territoriali, anacronisticamente e ingiustamente privilegiate rispetto al resto del territorio della Repubblica (chissà perché i costituzionalisti non insorgono….) possono contare su disponibilità finanziarie notevolmente superiori rispetto ai “comuni mortali” del resto d’Italia, e pertanto il rapporto numerico del personale dei corpi forestali regionali rispetto al numero di abitanti è sempre stato maggiore nelle regioni autonome. Dunque, in quelle privilegiate realtà territoriali i Corpi Forestali regionali sussistono ancora, mentre nel resto d’Italia il Corpo Forestale non esiste più. Il che è come dire che al danno si aggiunge la beffa, perché ragionando in termini relativi si è aggiunto un ulteriore privilegio per i cittadini “di serie A”, a danno dei cittadini “di serie B” per i quali, sempre in linea con l’austerity che da decenni sta facendo scempio di tutto ciò che contribuiva al progresso civile e morale della società, non è più possibile nemmeno disporre del CFS che aveva le specificità e le caratteristiche idonee a svolgere compiti di tutela ambientale.

L’ipocrita debolezza della politica italica, da sempre condizionata dalla corruzione degli squallidi personaggi che tradizionalmente vi pascolano ingrassandosi, non ha mai mosso la benché minima obiezione a queste palesi disparità di trattamento dei cittadini “di serie A” rispetto a quelli “di serie B” e naturalmente non ha nemmeno mosso un dito quando lo scellerato Governo renziano, per il tramite dell’incapace Madia, ha pensato bene di incrementare queste già insostenibili disparità. La motivazione del “risparmio” da praticare in ossequio alle nefaste politiche inaugurate con la “spending review” dell’euro-tecnocrate Monti avrebbe potuto essere addotta dai cialtroni del PD anche per cancellare gli anacronistici privilegi delle Regioni Autonome, ma si sa, quelli sono voti che pesano, e nessuno dei “paladini dell’austerity” ha il coraggio né la forza di affrontare politiche
impopolari. Dunque possiamo polemicamente sostenere che veri “populisti” sono proprio i cialtroni del PD e non quelli cui loro indirizzano questo abusato appellativo in tono spregiativo. Eh si, perché sono loro che per mantenere voti (si pensi al Trentino e all’Alto Adige, in controtendenza sul dato nazionale del crollo del PD) “si tengono buoni” i cittadini delle Regioni Autonome mantenendo ad essi tutti gli anacronistici privilegi, e, anzi, incrementandoli, con la complicità di una pletora di prezzolati servi sciocchi addetti al circuito della disinformazione di regime.

Questa è un’anomalia tutta italica, a dimostrazione della cronica debolezza della politica nostrana, in questo caso mostrata verso l’interno, anziché verso l’estero, come avviene da decenni. Regioni e Province Autonome godono di privilegi economici di cui si è scritto in altro articolo su questo blog e che consentono loro di disporre di maggior numero di risorse umane e finanziarie, in merito alle quali, però, i canali di disinformazione appositamente attivati da decenni, fanno volutamente confusione addossando presunte responsabilità di sprechi e privilegi a chi in realtà con questi sprechi e privilegi nulla ha mai avuto a che fare, cioè all’ormai soppresso CFS.

Questa osservazione offre inoltre lo spunto per ulteriori considerazioni. Immaginiamoci per un attimo di essere nei panni di uno straniero che chiede a un Italiano come funziona la tutela dei Boschi, della Natura e dell’Ambiente nel Bel Paese. Ci verrà risposto che sul territorio di 15 Regioni ordinarie la tutela è affidata all’Arma dei Carabinieri, che sul territorio di 4 Regioni Autonome e di 2 Province Autonome è affidata ai Corpi Forestali di ciascuna realtà territoriale, che nei centri urbani ci sono le polizie locali, che l’attività antincendio è divisa fra Regioni, Vigili del Fuoco, Carabinieri, e le varie articolazioni territoriali della Protezione Civile. Si resterebbe quindi sbigottiti, commentando che l’Italia è un’anomalia nel panorama internazionale. Ogni Nazione ha un’istituzione preposta alla tutela ambientale e il fatto che in Italia le cose siano così frammentate non ha una logica. Ma stranamente il nefasto Governo renziano no ha pensato a indirizzare le proprie politiche di austerity verso questa galassia frammentata di competenze.

Parimenti non ha avuto alcuna logica abolire il Corpo Forestale dello Stato seguendo i fallaci e odiosi dogmi neoliberisti imposti a partire dalla sciagurata “spending review”. “Risparmiare” cosa? Ragioniamoci. Gli stipendi dei lavoratori del CFS continuano ad essere pagati; anzi, nel caso di quelli forzatamente (e forse incostituzionalmente – attendiamo la Consulta) militarizzati, si aggiungono le ulteriori spese per i benefici aggiuntivi che essi vengono a percepire all’interno dell’Arma. Le spese per il cambio delle divise e quelle per il cambio delle livree dei mezzi terrestri e aerei costituiscono un ulteriore aggravio. E che dire dell’immane costo dei tragici roghi dell’estate 2017, frutto del fallimentare accorpamento del CFS ai CC e della conseguente impossibilità di organizzare e gestire efficacemente il complicato meccanismo di comando e controllo che avrebbe dovuto, nelle menti perverse di chi ha partorito un simile guazzabuglio, contrastare il fenomeno degli incendi boschivi in quella rovente stagione?

Che dire, ancora, del fatto che, al netto degli stipendi del personale, il Corpo forestale aveva un costo di circa 30 milioni l’anno in gran parte compensato dai 28 milioni di sanzioni elevate mediamente in un anno (costo dunque irrisorio rispetto ai “deliri da risparmio”dei cialtroni capaci solo di far danno), laddove i costi dell’integrazione del personale transitato nell’Arma si sono rivelati maggiori del previsto?

Il Ministero della Difesa ha chiaramente indicato nella Relazione sulle leggi di spesa pluriennali, (pubblicata a fine settembre 2018 sul sito del Ministero dell’Economia con la “Nota di aggiornamento” al Def), che il trasferimento ai Carabinieri delle molteplici competenze in materia ambientale necessiterebbe di ulteriori investimenti infrastrutturali in tecnologie per allineare i sistemi dei due corpi; si aggiunge a tutto ciò la necessità di un riallineamento delle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili, automezzi e macchinari. Un esempio calzante, a tale proposito, è quello relativo alla differente tipologia di automezzi mediamente in uso all’Arma rispetto a quelli che erano in uso al CFS, che impiegava molti veicoli fuoristrada, con maggiori esigenze manutentive.


Altri “costi occulti” sono dovuti al periodo di “messa a punto” che è seguito all’accorpamento, e che ha comportato inevitabili inefficienze, a dispetto dell’impegno profuso dall’Arma, ne va dato atto, per gestire la transizione. Si è infatti verificato un rallentamento operativo, un allungamento dei tempi per la definizione degli abituali iter amministrativi (vogliamo quantificarli in termini economici?) e un appesantimento dell’operatività che caratterizzava il CFS, struttura “corta”, flessibile, dotata di quel decentramento decisionale scaturito nel tempo e consolidato dall’esperienza operativa sul territorio. Tutto ciò ha comportato non solo costi diretti, valutabili in maggior impegno di risorse umane, strumenti, mezzi, tempi, ma anche in costi indiretti causati dalla perdita di efficienza del sistema, di cui le cronache sui drammatici incendi dell’estate del ’17 sono solo l’aspetto più tristemente evidente. Dunque a ben vedere, nessun risparmio, ma piuttosto, molti costi aggiuntivi, con buona pace delle fanfaronate renziane.

Il CFS era un’Istituzione quasi bicentenaria, specializzata e collaudata, che nel tempo aveva maturato la mentalità e la sensibilità per fronteggiare le emergenze ambientali, consolidando la propria professionalità nel settore, la conoscenza del territorio, l’esperienza di una meccanismo “rodato”, l’agilità di una struttura “corta” e flessibile con autonomia operativa a livello periferico, che l’Arma non ha, per sua stessa natura e tipologia. Questo fornisce ulteriore spunto di riflessione a proposito dello sbandierato “risparmio” che, secondo le menti perverse degli esponenti del PD, si sarebbe dovuto ottenere dall’accorpamento. Cancellare il CFS ha significato perdere quella specificità di conoscenza, esperienza, operatività, che il CFS stesso possedeva per istituzione, per vocazione e per esperienza consolidata. La sciocca e miope azione messa in pratica da quegli incompetenti del PD renziano (loro, si, veri incompetenti, non gli altri cui gli pseudo-intellettuali o gli avvizziti mestieranti della politica delle caste lanciano quest’accusa) è stata come liquidare un’azienda di nicchia a vantaggio di una multinazionale, o, se si preferisce, come sostituire una buona produzione artigianale con una produzione in serie.

Per usare un’immagine significativa dell’appannamento delle peculiarità e delle professionalità del Corpo Forestale dopo l’accorpamento all’Arma (ricordato però che in realtà una quota parte del personale è confluito in Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco amministrazioni pubbliche) si pensi a un ottimo vino e a un ottimo olio d’oliva; ebbene, emulsionandoli, le loro qualità vengono perdute e non già esaltate, come lo scellerato accorpamento in nome dell’austerity avrebbe voluto far credere.

E a proposito di “risparmi” e di “spending review”, ci si chiede per quale motivo i cialtroni del PD renziano non si siano domandati, nel loro delirio neoliberista travestito da austerity, se non fosse il caso di tagliare gli ingenti costi della gestione privatistica del concorso aereo alla lotta agli incendi boschivi. Si sarebbe potuto infatti risparmiare, tanto per essere diretti ed espliciti, togliendo alle ditte private la gestione della flotta di aeromobili che, a norma della Legge 353/2000, viene utilizzata per il concorso aereo alla lotta attiva agli incendi boschivi e di interfaccia per il tramite del Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento della Protezione Civile. Si, perché se qualcuno ancora non ne fosse al corrente, i “Canadair” e gli “Erickson S-64” con cui lo Stato concorre alla lotta attiva agli incendi boschivi nelle roventi estati italiane, sono gestiti da una società privata, con piloti pagati in base alle ore di volo effettuate e in base ai lanci di materiale ritardante o estinguente effettuati, con carburante, sostanze estinguenti e ritardanti,
pezzi di ricambio, manutenzioni, ecc. tutti a concorrere nell’insieme delle voci di quello che da decenni è un vero e proprio indotto di un settore che assume ormai tutti i connotati di un grosso “business” (non usiamo volentieri i forestierismi ma in questo caso ci pare adeguato). Ci si chiede per quale ragione i ridicoli ometti e donnette del PD renziano, infervorati dal delirio dell’austerity di montiana (e quindi infausta) memoria, non si siano a suo tempo premurati di porre fine a questo insopportabile scempio del pubblico denaro restituendo allo Stato la gestione della flotta aerea antincendio visto che la tutela ambientale dovrebbe essere un interesse dei cittadini e non un business delle ditte private. Ci si chiede come mai il PD abbia anche in questo caso operato il consueto tradimento del popolo nel nome del proprio asservimento all’interesse delle èlites.

Un articolo della scorsa estate riportava l’opinione di un “addetto ai lavori”, un elicotterista esperto, che evidenziava come l’anomalo incremento delle richieste di intervento aereo nella lotta agli incendi boschivi fosse ascrivibile alla soppressione del CFS. La lotta attiva agli incendi boschivi è infatti una faccenda che si affronta via terra e non dal cielo, e la mancanza del CFS e della sua gestione flessibile del personale e dei mezzi negli eventi di incendi boschivi si è tradotta in difficoltà operative di tutte le istituzioni che all’attualità si trovano a gestire il problema degli incendi boschivi. Questi ultimi devono infatti essere affrontati prevalentemente da squadre a terra ben coordinate e organizzate, con personale esperto e adeguatamente gestito. Le fiamme vanno aggredite alla loro base, e ciò è possibile solo con un paziente e caparbio intervento terrestre; l’intervento aereo non può domare, da solo, un incendio, e risulta necessario solo allorquando le condizioni meteo sono particolari, o quando per varie ragioni l’incendio ha raggiunto dimensioni tali da non consentire una sicura ed efficace gestione “terrestre” dell’evento, che in ogni caso può essere controllato se l’intervento da terra è tempestivo e quindi attuato da una istituzione come il soppresso CFS che aveva la conoscenza del territorio e delle specifiche modalità e tecniche operative, nonché dell’esperienza per il coordinamento delle eventuali squadre delle associazioni di volontari disponibili. La citata Legge 353/200 non a caso assegnava alla flotta aerea antincendi unicamente il concorso nello spegnimento degli incendi boschivi. Dopo la soppressione del CFS l'inesperienza e la scarsa capacità ad operare in ambiente boschivo da parte della maggioranza degli enti coinvolti ha causato un incremento delle richieste di intervento aereo. In buona sostanza un incendio va affrontato con intervento tempestivo, con personale di terra esperto e capace, con direzione efficace delle operazioni di spegnimento; non serve pagare ditte provate e personale privato per intervenire indiscriminatamente dal cielo; basterebbe lo Stato con una struttura com'era il Centro operativo Aereo del Corpo Forestale dello Stato: una struttura flessibile, con una catena di comando e controllo “corta”, efficiente ed efficace.

Un’altra questione è, a nostro avviso, importante affrontare. Pochi conoscono i retroscena della scellerata cancellazione del CFS.

Originariamente, il Corpo Forestale dello Stato, con il Decreto Legislativo 804/1948 veniva così ridenominato (era Milizia Nazionale Forestale in epoca fascista) e inquadrato come “corpo tecnico con funzioni di polizia”. Fino alla creazione delle Regioni nel 1972 e al successivo trasferimento ad esse di molte competenze con il D.P.R. 616/1977, il CFS gestiva le aree forestali demaniali e i beni ad esse strumentali e funzionali. All’indomani dell’istituzione delle Regioni e del conferimento ad esse di molte competenze nel settore forestale, il CFS attraversò una fase di riorganizzazione che condusse, fra l’altro, a mantenere anche parte delle attività tradizionalmente svolte prima della creazione delle Regioni e della devoluzione ad esse di molti compiti e funzioni prima esclusive del CFS stesso. Sorsero convenzioni tra CFS e Regioni e vennero instaurati fruttiferi rapporti di collaborazione anche con gli altri Enti Locali, nel segno della condivisione di quelle conoscenze e di quelle competenze che storicamente il CFS possedeva, per consentire una migliore gestione del territorio e dell’ambiente, nell’interesse pubblico. Ma taluni interessi contrari a questo stato di cose spinsero in direzione opposta e negli anni il Corpo Forestale si trovò più volte nel mirino di chi aveva interesse alla sua eliminazione. Basti ricordare il periodo 1999-2001, agli sgoccioli della stagione dei governi di centrosinistra (Prodi, D’Alema, e via dicendo) in cui l’allora Ministro della Funzione Pubblica Bassanini tentò in extremis la regionalizzazione del CFS. Ma in realtà chi i retroscena li conosce sa che le origini di certi problemi son più profonde. Risiedono in quello che gli americani chiamano il “Deep State”, lo “Stato profondo”. All’indomani della smilitarizzazione delle Forze di Polizia con la Legge 121/1981 si aprì la stagione della sindacalizzazione delle suddette. Nel CFS l’”ansegufor” (associazione nazionale sottufficiali e guardie forestali) era un sindacato aperto ai soli “sottufficiali e guardie forestali” e non ai funzionari (cioè agli ufficiali) per ragioni di vero e proprio astio nei confronti della categoria, in quanto l’”ansegufor” era sorto sulle spinte emotive di pochi elementi animati dal livore verso i superiori e pertanto il loro sindacato era una sorta di “corporazione”. Negli anni novanta il sindacato cambiò politica e nome: divenne “sapaf” (sindacato autonomo di polizia ambientale e forestale) e aprì all’iscrizione anche dei funzionari (gli “ufficiali”), nell’intento, in parte realizzato, di crescere numericamente e “aprire” a giovani ufficiali tanto più facilmente manipolabili quanto più inconsapevoli del modo di operare del sindacato, che difatti, potentemente appoggiato sin dalle origini da quelli che erano i referenti della DC della Prima Repubblica, e indirettamente sostenuto da interessi istituzionali contrapposti alla politica dell’Amministrazione, ha sempre travalicato i limiti dei propri compiti istituzionali, cioè la tutela dei lavoratori, anteponendo ad essi
un’attività volta a condizionare le scelte e le linee di indirizzo dell’Amministrazione approfittando della debolezza strutturale di quest’ultima, i cui dirigenti, spesso ricattabili per i soliti “scheletri nell’armadio”, e quindi facilmente condizionabili, non avevano la forza di contrastare apertamente queste attività che, quindi, finivano per influire pesantemente sulle scelte e sulle politiche dell’Amministrazione stessa. Quest’azione “extrasindacale” del sindacato ha progressivamente destabilizzato i delicati equilibri costruiti in anni e anni di rapporti istituzionali con le altre pubbliche amministrazioni con cui il CFS interagiva, a cominciare dalle Regioni, con cui erano attive convenzioni che, valorizzando alcune competenze “storiche” del CFS, facilitavano diversi compiti relativi alla gestione del territorio e dell’ambiente che spesso le altre istituzioni non erano in grado di svolgere efficacemente. Il CFS era infatti un’istituzione molto più antica delle Regioni e dotata di quell’approccio mentale e culturale, inizialmente in campo forestale, e successivamente, in senso più ampio, in campo ambientale, che in molti casi non era ancora patrimonio delle amministrazioni degli Enti Locali. Tutto questo costituiva una sorta di punto di debolezza per un sindacato chiuso nei confronti di quei livelli gerarchicamente elevati dell’Amministrazione tali da poter esprimere competenze professionali tali da consentire un confronto paritario con le omologhe figure delle altre amministrazioni.

Ecco dunque che nella strategia corporativistica del sindacato si rendeva necessario operare una “conversione” delle nuove generazioni alla propria causa, messa in pratica attraverso un pervicace martellamento (dis)informativo, nonché un’intensificazione del condizionamento delle scelte verticistiche, nelle linee di indirizzo di ogni attività, da quelle istituzionali a quelle di supporto, da quelle logistiche a quelle di formazione professionale, da quelle contabili a quelle divulgative e promozionali, perseguendo “a tappeto” e capillarmente una strategia volta alla dismissione di qualsiasi attività che non fosse quella di polizia nelle sue articolazioni, e all’ostacolo di qualsiasi attività che deviasse dagli intenti dei suoi esponenti più potenti. Una vera “amministrazione ombra”, insomma, che manipolava l’Amministrazione.

La metafora da utilizzare per sintetizzare l’operato del sindacato nei confronti delle linee di indirizzo del CFS potrebbe essere quella della fiaba della “rana e del bue”: la rana che, presa dallo stolto quanto rischioso delirio di imitazione ed emulazione, si gonfia a dismisura per cercare inutilmente di divenire grande come il bue, e alla fine esplode. Qualcosa del genere è accaduto col CFS, a causa dell’insipienza di taluni personaggi che ne hanno minato dall’interno l’equilibrio costruito, negli anni, seppur all’interno di paradigmi legislativi discutibili e problematici anche in senso molto più ampio, cioè per l’intero Paese.

Fu così che si videro situazioni grottesche, come i forestali a fare attività di ordine pubblico allo stadio, o a fare da picchetto davanti alle ambasciate, in totale stravolgimento delle originarie funzioni e degli originari compiti istituzionali. Tale scellerata e incauta strategia condusse inevitabilmente il CFS, da un lato, al progressivo svuotamento di contenuti e impoverimento di tradizionali competenze e conoscenze, dall’altro allo sconfinamento in attività e ruoli non consoni all’originaria funzione istituzionale dell’Amministrazione, in un crescente delirio di emulazione degli altri corpi di Polizia, condizionando le scelte non solo interne all’Amministrazione, ma anche quelle esterne, politiche, che condussero all’emanazione della Legge 36/2004 di inquadramento del CFS tra i Corpi di Polizia dello Stato Italiano.

Un grosso errore venne fatto ad inquadrare il CFS come uno dei cinque corpi di polizia nel 2004, perché il CFS doveva restare un “corpo tecnico con funzioni di polizia “e andava potenziato nelle sue funzioni, anche in considerazione che in molti casi la gestione regionale dell’ambiente è risultata fallimentare. La stessa chiave di lettura della riduzione da 5 a 4 dei corpi di polizia è sbagliata, alla luce del fatto che con la legge 36 sono state fatte carie forzature che hanno generato equivoci.

Se invece di spingere il CFS a svolgere solo compiti di polizia e nient’altro, divenendo così il “quinto dei cinque corpi di polizia” e trovandosi poi ad essere soppresso a causa degli ottusi deliri renziani sulla “spending review”, si fosse riflettuto sugli errori e sui malfunzionamenti dell’assetto varato negli anni settanta con la devoluzione alle Regioni di molte competenze originariamente statali, valorizzando, invece di eliminare, lo storico patrimonio di conoscenze ed esperienze che quell’Amministrazione recava con sé, si sarebbe potuto non solo salvare il CFS, ma forse anche porre rimedio,almeno in parte, a molti guasti, a molti sprechi, a molte “abbuffate” della politica degli Enti Locali, al livello dei quali, ricordiamo, si concentra la maggior parte della pressione del crimine organizzato.

Lo scenario tratteggiato si incardina perfettamente nelle vicende che l’Italia ha visto alternarsi dopo il cambiamento degli assetti geopolitici internazionali degli ultimi decenni. Le privatizzazioni anche dei settori strategici, la dismissione dell’industria di Stato, la rovina delle eccellenze produttive nelle piccole realtà industriali, l’ingresso nella trappola europea della moneta unica con le sue nefaste conseguenze, l’asservimento al giogo dei dogmi neoliberisti della finanza globale, deleteria per l’economia reale. In questo contesto le Istituzioni hanno subìto forti contraccolpi. Il CFS non ha fatto eccezione e reggendosi su delicati equilibri è rimasto vittima del terremoto. La tutela ambientale, del resto, ha segnato forti battute d’arresto e gli interessi contrapposti hanno prevalso. La scarsa caratura della classe politica degli ultimi decenni ha grosse responsabilità in tutto questo scenario, in cui la soppressione dell’unica storica istituzione preposta alla tutela ambientale è stata, in fondo, la “ punta dell’iceberg”.

Quale può essere l’evoluzione di questo stato di cose? Non ce la sentiamo di essere ottimisti, alla luce delle vicende politiche del passato recente. Anche volendo (ottimisticamente) pronosticare un esito favorevole dal pronunciamento della Consulta sull’ipotesi di incostituzionalità sollevata dai TAR di Veneto Abruzzo e Molise, è da osservare che il Governo Lega-Cinquestelle non sembra avere sufficiente determinazione e coesione per un gesto autorevole volto alla ricostituzione del CFS. Del resto, in un frangente politico in cui la Lega deve pagare il dazio alle frange peggiori del suo elettorato che non distolgono l’attenzione dall’ottusa miopia che ha spinto ai referendum sull’autonomia di Lombardia Veneto ed Emilia Romagna, viene automatico pensare che queste tre Regioni provvederanno per proprio conto alla costituzione di altrettanti Corpi Forestali regionali, sul modello di ciò che sussiste da decenni per le attuali Regioni Autonome e con buona pace delle considerazioni esposte a proposito degli anacronistici privilegi territoriali e delle discriminazioni che ne conseguono.

Né gioca certo a favore, in questo frangente, il fatto che l’arma dei Carabinieri a seguito dell’accorpamento ha preso possesso di 130 Riserve Naturali dello Stato, per circa 130 mila ettari di territori pregevoli dal punto di vista ambientale (che costituiscono quell’uno per cento delle ex-foreste demaniali scampate alla “regionalizzazione” del ’77) e di tutti i beni immobili funzionali alla loro gestione. Un patrimonio ambientale e un patrimonio immobiliare demaniale concesso gratuitamente in “uso governativo” dal Demanio, che l’Arma non sarà facilmente disposta a “restituire al mittente”. A ciò occorre aggiungere che pochi politici possono avere sufficiente “fegato” e soprattutto essere privi di “scheletri nell’armadio” in modo da poter andare a cuor leggero contro gli interessi dell’Arma.

Non mancano i paradossi in questa vicenda tutta italica: questo Paese è notoriamente afflitto da una moltitudine di “rischi ambientali”: il rischio meteo-idrogeologico, il rischio sismico, il rischio incendi boschivi, il rischio inquinamento (anche se su questo rischio ormai “i buoi sono fuggiti dalla stalla” che si vuol chiudere), il rischio desertificazione (al sud), cui si aggiungono altri rischi di varia natura, a cominciare da quello dell’esplosione del fenomeno delle ecomafie. Eppure, anziché consolidare il CFS e potenziarlo ne è stata disposta la soppressione. Si rifletta, inoltre, sul fatto che i due terzi dei boschi Italiani sono di proprietà di privati. Ha senso questo stato di cose, oggi, in un’epoca in cui dovrebbe essere coordinata una politica planetaria per i beni comuni, per la tutela dell’ambiente innanzitutto come punto fermo per lasciare una speranza al genere umano di non soccombere sotto i colpi che esso stesso si è dato in modo sconsiderato?



Sostieni SOLLEVAZIONE e P101

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)