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domenica 2 febbraio 2020

DIEGO FUSARO E LO SPECISMO di Mauro Pasquinelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Diego Fusaro, oramai "simpaticamente" votato a Dio, Patriarcato, Patria e Famiglia, ieri ha emesso di nuovo la sua Fatwa contro l'antispecismo, di cui mi ritengo ardente sostenitore.
Dopo aver tessuto le lodi della figura del padre oggi de-identificato, passa ad accusare gli antispecisti, che a suo dire fanno il gioco del globalismo, annullando l'identità superiore dell'uomo e riducendolo al livello animale.

venerdì 22 novembre 2019

SARDINE AL SERVIZIO DEI POTERI FORTI di Diego Fusaro

[ venerdì 22 novembre 2019 ]

Ci siamo già occupati delle "sardine" QUI e QUI. Ci torniamo segnalando quel che pensa Diego Fusaro.
Prima però pubblichiamo quello che è già noto come "manifesto delle sardine".
Abbiate la pazienza di leggerlo per scoprire quanto sia un concentrato di fuffa. Niente idee, tantomeno forti, zero proposte, zero spessore politico. Apoteosi del politicamente correttoSolo collante di facciata l'antisalvinismo a prescindere, la sostanza nascosta è ben gradita all'élite neoliberista: l'antisovranismo e l'antipopulismo. Che così si fermi l'avanzata di Salvini è improbabile.
La sinistra sistemica, col suo esercito mediatico, sta pompando a dismisura il fenomeno "sardine" affinché porti acqua al suo mulino. Certamente questo accadrà. Ma quest'acqua viene da una sorgente destinata ad essiccarsi molto presto. 


Benvenuti in mare aperto



Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare. Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara. Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Bologna
Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo sardine libere, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto. 

“E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

Firmato "6000 sardine"

*  *  *

Sardine: la contestazione alleata del potere 
che ignora i veri nemici del popolo

di Diego Fusaro


I moti di contestazione si moltiplicano sotto il cielo. E, così, dopo i “venerdì per l’ambiente”, spuntano ora le “sardine” di Bologna. Occorre procedere seguendo la via regia del pensiero critico: con le parole del “Trattato politico” di Spinoza, “nec ridere, nec lugere, neque detestari, sed intelligere”. La domanda da porre, decisiva per inquadrare la questione, è una soltanto: come reagisce il potere rispetto al moto contestativo in questione? Con manganelli e diffamazione mediatica permanente, se il moto mette davvero in discussione la tenuta sistemica del potere, i diagrammi di forza asimmetrici: così è stato con le giubbe gialle galliche, massacrate a colpi di manganello e diffamate come antisemite e sovversive.


Celebrati dai media come Greta


Se, invece, il moto contestativo in questione è portatore di un dissenso conservativo, che non mette in discussione i rapporti di forza e magari distrae rispetto ad essi, allora la reazione del potere si risolve nella celebrazione mediatica permanente e nella beatificazione giornalistica immediata. Così è stato, appunto, con i “venerdì per l’ambiente” indetti da Greta Thunberg: la classica protesta conservativa, che mai menziona il conflitto di classe e l’emancipazione del basso. Ebbene, come si collocano le sardine di Bologna? È evidente. Rientrano nella seconda tipologia. È l’apoteosi del dissenso conservativo, della contestazione alleata del potere. La loro lotta, salvo errore, non menziona nemmeno la violenza dei mercati, il manganello invisibile dello spread e della Ue, i soprusi della global class dominante. No. Il loro problema è, sic et simpliciter,Salvini.


Modena
Premesso che Salvini, con il suo liberismo thatcheriano, non è la soluzione, e sarebbe anzi un avversario nel quadro di un conflitto nazionale tra liberisti e socialisti: premesso tutto questo, è evidente che il nemico principale oggi non si chiama Salvini. Si chiama invece globalismo capitalistico, cosmopolitismo dei mercati apolidi, openness mercatistica. Rispetto a tutto questo, le sardine non hanno nulla da dire, ovviamente. Chi tace acconsente, usa dire.

L’antifascismo liturgico ignora il manganello dei mercati


Insomma, siamo al solito antifascismo liturgico delle sinistre fucsia e arcobaleniche da Ztl, sideralmente lontane dalla classe lavoratrice, che usano la lotta contro il fascismo per nascondere la loro adesione integrale al capitalismo, il proprio vile tradimento di Marx, di Gramsci e dei lavoratori. Combattono contro un manganello che non c’è più, per accettare in religioso silenzio il manganello arcobaleno dei mercati e dello spread, del fiscal compact e del precariato. Per questo, le sardine sono celebrate in modo ubiquitario dal circo mediatico e dal clero giornalistico. Sono perfette per dirottare l’attenzione dalla contraddizione reale a quella fittizia, per evitare che si crei una vera contestazione – modalità giubbe gialle – contro il fanatismo economico del mercato globale.

Ormai il nostro timore sembra guadagnare lo statuto di solida certezza: le rivolte fucsia al servizio – consapevole o inconsapevole – del padronato cosmopolitico rendono indisponibili gli offesi del pianeta, li rendono schiavi in lotta per le loro catene. Pronti a battersi unicamente contro eventuali liberatori. Rimodellando le parole di una nota canzone: avanti élite, alla riscossa, bandiera fucsia trionferà…


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domenica 17 novembre 2019

CHE CI FA DIEGO FUSARO CON L'ASPIRANTE RE? di Sandokan

[ domenica 17 novembre 2019 ]


Nel casino italiano ci mancava solo questa.
«Sta arrivando il momento. È per me un dovere, ma anche un grande onore, annunciarvi l’imminente ritorno della Famiglia Reale».
Il nipote dell'ultimo Re d'Italia, Emanuele Filiberto di Savoia deve aver buttato un sacco di quattrini per il suo grande annuncio: "i reali stanno tornando".
Ascoltate lo spot che rimbalza da giorni in rete:



In cosa consista questo ritorno? Si tratta forse di una cosa semi-seria, come venne fuori nell'agosto dell'anno duemila "Se il popolo italiano mi vuole come re, io sono pronto", oppure di un'astuta mossa pubblicitaria per lanciare, che so, un nuovo prodotto commerciale? Forse la seconda vista la penosa caratura del personaggio...

In contemporanea a questo "solenne" annuncio, me ne segnalano un secondo, francamente più sconcertante: si è svolto un «Pranzo di discussione filosofico-politica» tra l'aspirante Re e Diego Fusaro.

Lì per lì, quando me l'han detto non ci ho creduto e ho chiesto la prova. E la prova l'ha fornita proprio Fusaro [vedi tweet accanto]. Mi sono cascate le braccia.

Non sono titolato per dare un giudizio di Fusaro come filosofo. Un giudizio di lui come politico tuttavia mi sento di darlo: è una frana! 

Fusaro è infatti non solo l'ideologo del neonato partito VOX, a torto o a ragione egli è considerato, anche grazie alla sue ininterrotte presenze in TV, uno dei più importanti esponenti del cosiddetto "sovranismo". 

Un cittadino comune che dovrebbe pensare di un "sovranista" che si vanta di andare a pranzo con l'aspirante sovrano? Anche ammesso che non si tratti di simpatie per la monarchia, come minimo penserà che siamo proprio messi male. 
Atro che "pensare e agire altrimenti".







martedì 1 ottobre 2019

VOX: L'ERRORE DI DIEGO FUSARO di Mauro Pasquinelli

[ martedì 1 ottobre 2019 ]

Io sono per l'unità di tutti i sovranisti (compresi quelli settari e celoduristi cresciuti alla scuola del Marchese del Grillo) ma mi riservo sempre il diritto di critica. 

Ed oggi questa la rivolgo all'amico Fusaro che ha fondato il nuovo partito Vox Italia. Sorvoliamo sul nome, tristemente uguale a quello dell'estrema destra spagnola (un mix di franchismo e ordoliberismo in salsa iberica) che ha sfondato alle ultime elezioni. 

Con tanti bei nomi che ci regala la nostra lingua proprio quello si va a pescare?

Sorvoliamo anche sul fatto che Fusaro fonda un partito, ne viene incoronato come l'effettivo ideologo e tuttavia non si tessera ad esso per mantenere la propria indipendenza di pensiero, come se temesse la sua involuzione prima di fondarlo.

Soffermiamoci per ora sullo slogan che è stato innalzato a vessillo del nuovo partito: "valori di destra, idee di sinistra". Siamo — e Fusaro stesso lo ha ammesso apertis verbis in occasione della fondazione di Vox — allo sdoganamento ufficiale e non richiesto del rossobrunismo. Si può perdonare un comitato di liberazione nazionale (CLN) che tenga dentro rossi, bruni, bianchi e grigi in nome dell'autoderminazione, ma farlo in un partito è follia pura, perché lo condanna inevitabilmente all'inconsistenza e alla indeterminatezza ideologica.

Inoltre "valori di destra e idee di sinistra" è un puro ossimoro, una contraddizione in termini. Le idee non sono anche valori e i valori non sono anche idee? Famiglia, Nazione, Stato e Religione, che Fusaro fa passare per valori di destra, consegnandogli un aura di eternità, non sono idee e concezioni che implicano una visione del mondo in un periodo storico determinato?

Mi chiedo inoltre per quale santa ragione le idee di patria religione e nazione devono essere derubricate come valori di destra.

Che forse l'idea di nazione, libera, unificata ed indipendente non era lo slogan dei giacobini, dei patrioti rivoluzionari, marxisti compresi, nei due secoli passati? Patria o Muerte non è forse il motto scritto a caratteri cubitali sulla bandiera della rivoluzione cubana? E non è forse condiviso, lo slogan Patria o Muerte, da tutti i movimenti antimperialisti di liberazione? 

E dove sta scritto che la religione sarebbe un valore di destra? Non è stato lo stesso Marx ad avvertirci che la religione è sia oppio dei popoli che forma di protesta degli ultimi contro le loro condizioni di oppressione? Il cristianesimo, come anche il buddismo e l'Islam, non nacquero forse come protesta messianica ed escatologica mirante alla giustizia e all'uguaglianza tra gli uomini?

Riconosco a Fusaro una grande energia, forza di volontà e chiarezza espositiva, ma proprio da lui, che da anni professa la fine della dicotomia destra-sinistra, non mi aspettavo l'incartamento in un dilemma privo di ogni sostanza politica e filosofica.



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domenica 22 settembre 2019

MANOLO MONEREO INCONTRA DIEGO FUSARO

[ domenica 22 settembre 2019 ]


Diego Fusaro e Manolo Monereo discutono di globalizzazione, di geopolitica, di cosmpolitismo, della crisi della sinistra e della necessità di ricostruire un audace pensiero per l'avvenire.











martedì 6 agosto 2019

12 OTTOBRE: DALLA SPAGNA CON AMORE di Manolo Monereo

[ martedì 6 agosto 2019 ]

La notizia della manifestazione del 12 ottobre, grazie a Manolo Monereo, è giunta fino in Spagna. 
Come un sasso nello stagno. 
E' subito scattato il tentativo di satanizzazione: "C'è anche Fusaro? Allora è una manifestazione fascista". 
I teorici del politicamente corretto, agiscono come gli inquisitori della Santa Inquisizione (e la Spagna ne sa qualcosa) i quali, in base a istruttorie truccate, condannavano al rogo, non solo presunte streghe, ma liberi cittadini ed avversari politici. E' molto probabile che anche in Italia tenteranno di sabotare la manifestazione del 12 ottobre lanciando una campagna di intossicazione dell'opinione pubblica. Non debbono riuscirci. Non ci riusciranno se ogni patriota farà la sua parte, intanto firmando l'Appello e facendolo firmare.


*  *  *

La dittatura del politicamente corretto e i suoi scagnozzi

di Manolo Monereo

»Liberiamo l'Italia è un manifesto che difende la sovranità popolare, 
la Costituzione italiana del 1948 e si oppone all'UE e alle sue politiche"
"Diffamano come fascisti coloro che criticano l'UE, 
l'oligarchia finanziaria e industriale che la dirige e l'egemonia tedesca"
"Il vero obiettivo non è altro che prevenire l'emergere di una 
sinistra patriottica, sovranista e socialista in Spagna»

Tutto è iniziato ieri mattina [ 5 agosto, Ndr]. Ero a conoscenza di un tweet del mio amico
Il tweet di Manolo Monereo del 5 agosto
Victor Lenore che diceva che Fusaro stava organizzando una manifestazione a Roma il 12 ottobre con il motto "Liberiamo Italia" e che io ci sarai andato.

Ho subito pensato che mi avrebbero sputato addosso. Infatti non c'è voluto molto affinché agissero comesempre, direttamente alla gola e all'onore personale. Sono gli stessi che hanno massacrato Hector Illueca, Julio Anguita e il sottoscritto. È un discorso disciplinare basato sulla manipolazione, in un inganno che nasconde le loro vere intenzioni. Alcuni di noi si sentono sotto sorveglianza. Il vero obiettivo non è altro che prevenire l'emergere di una sinistra patriottica, sovranista e socialista in Spagna.


Ho immediatamente ritwittato la pagina web in cui è stata convocata la manifestazione del 12 ottobre. Riproduco la traduzione del manifesto e l'Appello:

«LIBERIAMO L’ITALIA 

Usciamo dalla gabbia della UE! Riprendiamoci la sovranità monetaria! Riconquistiamo la democrazia! Applichiamo la Costituzione del 1948! 

Lavoro e dignità per tutti! 

L’Italia è a una svolta. O le pretese europee verranno respinte una volta per tutte, o il declino del Paese sarà inarrestabile.
Povertà, disoccupazione e precariato possono e devono finire, ma le regole europee ci impediscono di farlo. Esse, mentre garantiscono ogni diritto alla finanza privata e speculativa, impediscono agli Stati la possibilità di perseguire il bene comune.
Al popolo italiano si vuol negare ogni diritto, perfino quello di uscire dalla crisi. Per la UE l’unica politica consentita resta quella dei sacrifici, mentre la stessa Costituzione del 1948 viene calpestata dai moderni carri armati giuridici e finanziari euro-tedeschi.
E’ ora di uscire da questa gabbia. L’Italia ha le risorse ed i mezzi per venire fuori dalla situazione in cui è stata cacciata, quasi trent’anni fa, da una classe politica irresponsabile e corrotta.

L’Italia può e deve farcela. Le idee e le proposte per venire fuori dalla crisi ci sono. E’ ora di unire tutte le forze disponibili per un grande disegno di rinascita. E’ ora di battere la paura diffusa dalle èlite dominanti (ad esempio quella dello spread) affinché nulla cambi.
La liberazione è possibile, ma bisogna crederci.
Essa diventerà realtà solo con la mobilitazione popolare.
Invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei valori del patriottismo democratico e costituzionale a partecipare alla manifestazione del 12 ottobre. Una manifestazione aperta ed inclusiva, per dire intanto due cose: lottare è necessario, vincere è possibile! 

Liberiamo l’Italia! 

Alla manifestazione non saranno ammessi simboli di partito ma solo il tricolore della Repubblica»

Come si può vedere, è un Appello che difende la sovranità popolare, a partire dalla  Costituzione italiana del 1948 e si oppone all'Unione europea e alle sue politiche, il tutto basandosi su un patriottismo democratico. Si può essere d'accordo o meno, si può qualificare l'Appello in modi diversi, ma esso difende lo stato nazionale, la democrazia repubblicana e si oppone risolutamente all'euro. 

Cosa fa Fusaro? Si unisce a questo Appello, sottoscrive un manifesto proposto da persone appartenenti al sovranismo di sinistra contro il populismo di destra rappresentato da Salvini.


La manipolazione è spudorata ma efficace. Innanzitutto, una persona viene demonizzata: Fusaro è fascista. In secondo luogo, ciò che Fusaro sostiene è il fascismo; siccome Monereo lo sostiene anch'egli è un fascista. 

È chiaro che lorsignori non conoscevano l'Appello il contenuto del manifesto; ma gli insulti erano stati lanciati ed è stato difficile rettificarli. 

Sono stato squalificato, insultato e minacciato. Mi fa arrabbiare doverlo dire: sono un antifascista cosciente, almeno da quando avevo 18 anni. Milito nel movimento comunista da 46 anni e il mio patrimonio morale e intellettuale si basa su Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

La dittatura del politicamente corretto esiste e ha i suoi scagnozzi. Stabiliscono ciò che è corretto e ciò che è incorretto, e schiacciano letteralmente coloro che si oppongono a queato discorso dominante. Non sopportano una sinistra scorretta e rivoluzionaria. Diffamano coloro che criticano l'UE, l'oligarchia finanziaria e industriale che la dirige e l'egemonia tedesca con l'etichetta di fascismo. Confondono e manipolano perché non accettano che, ancora una volta, la storia non vada dove essi desiderano. 

È la stessa sinistra che ha distrutto il Partito Comunista Italiano, che ha reso possibile Salvini e favorito il Movimento a 5 stelle.

* Traduzione a cura della Redazione
** Fonte: Cuarto Poder

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giovedì 11 luglio 2019

MARXISMO E SOVRANISMO di Diego Fusaro

[ giovedì 11 luglio 2019 ]


Non è possibile risocializzare l’economia, in assenza di un preventivo recupero della sovranità nazionale. Lo Stato nazionale può essere democratico: l’economia globalizzata e senza politica non lo sarà mai. La liberazione dal giogo globalista e dai suoi “vincoli esterni” (modalità Unione Europea), che sovranazionalizzando le decisioni annichiliscono ogni spazio democratico, figura come conditio sine qua non per la ripoliticizzazione dell’economico e per la ridemocratizzazione della realtà socio-politica (con politiche welfaristiche e manovre nazionali orientate alla piena occupazione).
Senza sovranismo politico, non possono esservi democrazia e diritti sociali. Senza populismo, ossia senza movimento dal basso del Servo glebalizzato e uscito dalla passività, non può esservi un sovranismo democratico e socialista.
Contro le anime belle del globalismo dei diritti e della global democracy, occorre ribadire, con il realismo di Antonio Gramsci, che “ogni conquista della civiltà diventa permanente, è storia reale e non episodio superficiale e caduco, in quanto si incarna in una istituzione e trova una forma nello Stato” (Lo Stato e il socialismo, 1919).
Finché ci si limita a immaginare o – à la Toni Negri di Impero – un taumaturgico rovesciamento del globalismo nel comunismo, o una lineare evoluzione della mondializzazione verso la democrazia e l’uguaglianza, l’idea socialista – ancora con le parole del Gramsci di Lo Stato e il socialismo – resta “un mito, una evanescente chimera, un mero arbitrio della fantasia individuale”.
Per attuarsi, il socialismo democratico necessita di una soggettività organizzata in movimento rivoluzionario, coincidente oggi con il Servo nazionale-popolare (momento populista). E, insieme, abbisogna della forma Stato (momento sovranista), come forma in grado di istituzionalizzare le conquiste del movimento e di renderle governo centrato sulla sovranità popolare.
Non si registrano, del resto, forme di socialismo più o meno perfettamente realizzato se non nel quadro di Stati nazionali concreti: dal patria o muerte di Che Guevara al “socialismo in un solo Paese” di area sovietica, passando per le socialdemocrazie scandinave e per i socialismi patriottici “bolivariani” dell’America Latina (Bolivia, Venezuela, ecc.)
Così inteso, il populismo sovranista – variante del marxismo nel nuovo millennio – è il movimento mediante il quale il popolo, abbandonando la condizione di passività subalterna, torna a essere protagonista della propria vicenda storica. Recupera la propria sovranità e il proprio protagonismo conflittuale e rivendicativo, partecipativo e deliberativo: e prende a muoversi, con la propria “volontà collettiva”, direbbe Gramsci, secondo linee concettuali opposte rispetto a quelle del blocco dominante e tutte orbitanti intorno al fuoco prospettico del recupero della sovranità come base della riapertura del conflitto biunivoco tra Servo e Signore e del possibile ritorno alla democrazia e ai diritti sociali.
Per questo, il populismo sovrano, come bene ha mostrato Carlo Formenti in La variante populista, è oggi la sola possibilità di restituire potenza all’elemento democratico.
Senza sovranità “dello” Stato, non può esservi quella sovranità popolare “nello” Stato che coincide, in ultimo, con la democrazia come autodeterminazione del demos: nell’ordine della lotta di classe condotta dall’alto dall’élite globalista liquido-finanziaria, la rimozione delle sovranità “degli” Stati è sempre funzionale alla rimozione delle sovranità popolari “negli” Stati, di modo che le decisioni si spostino dai parlamenti nazionali ai consigli di amministrazione post-nazionali.
Anche da ciò si evince l’inevitabile nesso tra democrazia e spazio nazionale, da una parte, e tra dittatura dell’economico e spazio cosmopolitizzato, dall’altra. La lotta di classe è, oggi, tra l’illimitata apertura finanziaria e l’autonomia nazionale come base della possibile decisione del demos.

Il Signore, che un tempo fu nazionalista, ora è cosmopolita. Il Servo, per parte sua, deve essere sovranista e internazionalista, mai nazionalista in senso regressivo o, alternativamente, cosmopolitico in chiave liberista. Il nazionalismo, in quanto individualismo capitalistico riferito alla nazione, applica il competitivismo del bellum omnium contra omnes al nesso con le altre nazioni: se potesse, le neutralizzerebbe per tutelare il proprio egoismo acquisitivo. Il cosmopolitismo, per parte sua, battaglia contro la dimensione nazionale in nome della openness e della libera circolazione deregolamentata.
L’internazionalismo socialista, infine, valorizza la dimensione nazionale, ma non nazionalista: sa bene che non si può essere internazionali senza essere nazionali, e che non si può essere democratici e socialisti senza rovesciare il nazionalismo imperialista e la sua evoluzione globalizzata, il cosmopolitismo liberista come dominio planetario di un’unica nazione (la monarchia del dollaro) e di una sola maniera di pensare, esistere, parlare e relazionarsi.
Per questo l’internazionalismo socialista, coniugando il populismo sovranista con l’internazionalismo e con la democrazia socialista, si oppone fermamente tanto al nazionalismo imperialista, quanto al cosmopolitismo mercatista. Fa valere l’idea-guida di una costellazione nazionale (e non post-nazionale, à la Habermas) di patrie solidali e comunitarie, socialiste e democratiche, rispettose della propria irriducibile alterità e, insieme, concepite come sorelle e non come competitors nell’arena della guerra di tutti contro tutti.
* Fonte: Il Fatto Quotidiano 11 luglio 2019

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lunedì 3 giugno 2019

MACHIAVELLI, CROCE, GRAMSCI

[ lunedì 3 giugno 2019 ]

Il 3 maggio scorso si è svolto a Perugia, promosso dall'Associazione culturale ALETHEIA, il seminario sui Fondamnti filosofici della politica, con Diego Fusaro e Moreno Pasquinelli. 
D'appresso le video registrazioni.



PRIMA PARTE



SECONDA PARTE





mercoledì 22 maggio 2019

LA SINISTRA FA IL GIOCO DEI SOVRANISMI AUTORITARI di Diego Fusaro

[ mercoledì 22 maggio 2019 ]



«Per poter spezzare il giogo del globalismo liberista, bisogna anzitutto decostruire l’egemonia del pensiero unico santificante il nesso di forza realmente dato. In particolare, occorre destrutturare l’architettura ideologica della Sinistra fucsia del Costume, che legittima superstrutturalmente la struttura del dominio della Destra finanziaria del Danaro. L’inganno ideologico delle destre nazionaliste — se ancora si vuole impiegare, a fini euristici, l’obsoleta dicotomia di destra e sinistra — sta nel presentare il sovranismo autoritario e non democratico come se fosse la reale opposizione al cosmopolitismo capitalistico, del quale invece è l’altra faccia (rectius, il compimento).
L’impostura delle sinistre fucsia e arcobaleno sta, invece, nel contrabbandare per internazionalismo socialista quello che, a rigore, è il cosmopolitismo liberista, ossia il campo del conflitto favorevole al Signore competitivista. Con un atteggiamento che sempre oscilla tra l’incomprensione del rapporto di forza e la sua attiva legittimazione, le sinistre fucsia surrettiziamente credono — e in ciò sta il cuore del loro errare — che “il contrasto del cosmopolitismo implichi un ripudio dell’internazionalismo” (Alessandro SommaSovranismi): là dove è l’internazionalismo socialista a implicare un fermo rigetto tanto del nazionalismo imperialista, quanto del cosmopolitismo liberista.
Fu, peraltro, il Trattato di Maastricht del 1992 a certificare l’ormai avvenuta conversione dei comunisti italiani al neoliberalismo cosmopolita. In quell’occasione, venne scolpendosi la definitiva forma mentis integralmente cosmopolitica delle sinistre market-friendly, ora convinte che ogni opposizione al mondialismo no border fosse non già la possibile difesa delle classi dominate contro l’offensiva del mercato unificato senza frontiere, ma la via della chiusura identitaria e regressiva, necessariamente da abbinarsi al quadrante destro della politica. Per poter mantenere in vita questa narrazione ad alto tasso ideologico, le sinistre passate alla piena difesa del loro nemico storico debbono mantenere in vita l’antifascismo liturgico in assenza di fascismo.
Impiegato a mo’ di alibi permanente per evitare la via dell’anticapitalismo in presenza di capitalismo, l’antifascismo “archeologico” — come lo qualificava Pier Paolo Pasolini — permette alle sinistre di presentare all’opinione pubblica il cosmopolitismo liberista come percorso emancipativo rispetto all’eterno fascismo. Prova ne è, oltretutto, che a differenza dell’eroico antifascismo di Antonio Gramsci, che era patriottico, comunista e in presenza reale di fascismo, l’antifascismo fumettistico delle odierne sinistre è cosmopolita, liberista e in completa assenza di fascismo.
Quest’ultimo è, di fatto, illusoriamente identificato dall’ordine del discorso con ogni progetto di risovranizzazione dell’economia e, dunque, con ogni possibile contestazione del turbocapitalismo vincente, perfino con quell’internazionalismo socialista che — apice del “totalitarismo”, secondo la neolingua dei mercati — ha per propria condizione necessaria il rapporto inter nationes e, dunque, la sussistenza degli Stati sovrani nazionali.
Il paradosso è lampante: per combattere le derive nazionaliste a tinte nere, le sinistre odierne appoggiano appieno l’autoritarismo verticistico del cosmopolitismo liberista, che del nazionalismo capitalistico è semplicemente l’evoluzione. L’“incapacità della sinistra di combinare le sue istanze con il moto verso la riscoperta del contesto nazionale” (ibidem) è un ulteriore argomento circa la necessità di abbandonare la sinistra per tornare a Gramsci e, con lui, a tutto ciò che essa ha irresponsabilmente tradito nel proprio transito al ruolo di baluardo ideologico del polo dominante e del globalismo come teatro del massacro di classe».

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lunedì 20 maggio 2019

FOLIGNO: PER CHI VOTARE ALLE COMUNALI? di Futuro Collettivo

Foligno 3 maggio, l'assemblea cittadina coi i candidati sindaci.
Al centro, Daniela Di Marco e Armando Mattioli di Futuro Collettivo
[ lunedì 20 maggio 2019 ]

Domenica prossima milioni di italiani voteranno per il rinnovo dei Consigli comunali ed i rispettivi sindaci.
Pubblichiamo la nota politica con cui Futuro Collettivo, comitato cittadino di Foligno e nel quale militano anche compagni di P101, spiega perché collabora con il M5s e invita i cittadini a votare la lista Cinque stelle e il suo candidato sindaco David Fantauzzi.




* *  *


Perché votiamo il Movimento 5 Stelle 



Futuro Collettivo è nato nell’autunno scorso perché era assente a Foligno la voce di una sinistra autentica. Una necessità visto che la ex-sinistra, dopo aver cessato di difendere gli interessi del popolo lavoratore, si è messa al servizio delle classi dominanti e del disegno europeista, tradendo così principi della Costituzione del 1948, primi fra tutti quelli della sovranità popolare e nazionale.

Da allora Futuro Collettivo ha svolto numerose iniziative allo scopo di spiegare alla cittadinanza come stanno effettivamente le cose e le cause vere della crisi economica, sociale e morale del nostro Paese, tra queste la tragica scelta di consegnare la sovranità politica, economica e monetaria all’Unione europea. 

L’ultima di queste iniziative è stata la affollata tavola rotonda con i candidati sindaci, svoltasi a palazzo Trinci il 3 maggio 2019. 


Foligno, 3 maggio: l'affollata assemblea cittadina con i candidati sindaci
Alle porte delle elezioni amministrative Futuro Collettivo, dopo un’ampia discussione, ha deciso non solo di votare il Movimento 5 Stelle e il suo candidato sindaco David Fantauzzi, ma di contribuire fattivamente al suo successo.

Le ragioni di questa scelta sono presto dette. Il voto ai Cinque Stelle è il solo modo per liberarci della cappa asfissiante del regime targato PD e, dall’altra, impedire che il Comune vada in mano alla coalizione di centro-destra. I due schieramenti, al di là delle differenze di facciata, non sono alternativi ma complementari. Si distinguono sulle piccole cose ma su quelle davvero importanti propongono politiche del tutto simili. Entrambi incarnano visioni liberiste e rappresentano gli interessi di ceti notabilari interessati solo a preservare potere, vantaggi e prestigio.

I cittadini di Foligno, anzitutto quelli che chiedono più giustizia sociale, che sono stati abbandonati e vogliono una svolta, non hanno nulla da guadagnare, né da una riconferma della coalizione di centro-sinistra, né dalla vittoria di quella del centro-destra. Condividiamo con tanti cittadini folignati la volontà di cambiamento, la stessa volontà che si è manifestata nelle urne nelle elezioni politiche nazionali dell’anno scorso e che hanno permesso la nascita del governo M5s-Lega — che è bene resti dov’è, visto che chi trama per farlo cadere ci porterebbe dritti all’austerità forse più crudele di quella di Monti. 

Come dimostrano i casi di altre città dell’Umbria cadute in mano al centro-destra, Perugia anzitutto, la coalizione di centro-destra, ove vincesse, non cambierà niente, se non distribuire diversamente poltrone, prebende e vantaggi clientelari, rispettando infine regole di bilancio liberiste e antipopolari.

Non cambierà niente se non si rompe il gioco truccato del bipolarismo destra-sinistra.

Nulla cambierebbe infatti, neppure con il centro-sinistra. E’ sotto gli occhi di tutti, con maggior evidenza nella nostra regione, dopo lo scandalo concorsopoli, la distanza siderale del Pd (e dei suoi ammennicoli travestiti da liste civiche), dagli interessi popolari dei cittadini e quanto esso sia attaccato tanto alle sue poltrone quanto ai suoi feudi 
clientelari.

In queste settimane abbiamo avuto modo di conoscere meglio gli attivisti ed i candidati del Movimento 5 Stelle, anzitutto David Fantauzzi. Ne è nato un rapporto di collaborazione, amicizia e stima reciproca. Voteremo la lista del M5S perché è senza alcun dubbio, per le proposte contenute nel programma politico, per la qualità specchiata dei suoi candidati, quella migliore, perché Fantauzzi, se guardiamo agli altri candidati sindaci, è per capacità, coerenza e visione il più adatto a guidare la Giunta e amministrare la nostra città. Della giunta in pectore fanno parte: i nostri amici Diego Fusaro (assessore alla cultura), Marco Novelli (ambiente e centro storico), Valentina Ferrari (vice-sindaco con delega al sociale), Fausto Savini (urbanistica e edilizia), Stefano Trabalza (scuole e lavori pubblici), Myriam Osticcioli (organizzazione del personale).

Foligno, 4 maggio: la giunta designata del M5s con Diego Fusaro
Per di più sentiamo con gli amici Cinque stelle, pur nelle differenze, importanti affinità ideali, una condivisa attenzione ai giovani che non hanno lavoro, a chi ce l’ha ma deve sgobbare per salari da fame, alle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Ed è innegabile che il reddito di cittadinanza introdotto dal M5S a queste famiglie anche a Foligno abbia cominciato a portare sollievo.

Il 26 maggio, alle elezioni comunali, invitiamo dunque i folignati a votare per la lista del Movimento 5 Stelle che ha come candidato sindaco David Fantauzzi.

Futuro Collettivo
futurocollettivo@gmail.com

Foligno, 20 maggio 2019 

La prossima iniziativa cittadina di Futuro Collettivo





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