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giovedì 3 ottobre 2019

CALPESTATO FASSINA (E NON SOLO)

[ giovedì 3 ottobre 2019]

Condividiamo e pubblichiamo il comunicato stampa emesso dal Comitato promotore della manifestazione del 12 ottobre.

*  *  *

«Quanto successo a Roma Metropolitane è una vergogna, in uno stato (sedicente) democratico. 

Vergognoso sotto due profili.

Primo profilo: la vita di nessuno può essere alla mercé dei capricci del capitalista di turno.

Il lavoro dignitoso, equamente retribuito e soprattutto stabile, è un diritto, non un favore.

Le lettere di licenziamento non sono pezzi di carta, non sono semplici documenti perché hanno il potere di distruggere la vita di singoli e famiglie.

Secondo profilo: le forze dell’ordine dovrebbero essere un’istituzione posta a difesa della legge e ancora prima della Costituzione.

Come mai allora calpestano, e non solo in senso figurato, coloro che nei fatti difendono la Costituzione e che essi stessi dovrebbero tutelare?

Nell’esprimere la più sentita solidarietà verso i lavoratori di Roma Metropolitane e verso l’onorevole Stefano Fassina, sottolineiamo che essendo quest’ultimo un parlamentare della Repubblica, il gesto delle forze dell’ordine è stato un’offesa a tutto il Popolo Italiano e alle istituzioni.

Aggressione tanto più vergognosa perché avvenuta sotto un governo definito di centro sinistra, per di più votato dall’onorevole Fassina e il suo Leu.

Anche alla luce dell’accaduto vi invitiamo a partecipare il 12 ottobre alla manifestazione Liberiamo l’Italia, perché ciò che è successo a Roma è conseguenza diretta di tutto ciò che i manifesti del 12 ottobre condannano!»

venerdì 22 marzo 2019

FRANCIA: L'ESERCITO CONTRO I GILET GIALLI di Joël Perichaud

[ 22 marzo 2019 ]

Disorientato, sopraffatto, alle prese con le legittime richieste dei francesi che non ne possono più, Macron è andato nel panico. 

Dato che con le sue manovre diversive (Grande dibattito, "emergenza" clima climatica, ecc.) non ha ottenuto risultati,  l'odiato Macron passa alla fase successiva. Le sue limitazioni della democrazia (legge sulle "fake news", legge anti-casseur, il divieto di manifestare), la sua repressione con l'uso di veicoli e armi da guerra (VBR, LBD 40, granate GLI-F4, droni, ecc. .) non impressiona i Gilet gialli che lottano per vivere degnamente del loro lavoro e per la democrazia.


Macron è spaventato. Ha paura del popolo francese e quindi si costruisce una muraglia per proteggersi: l'operazione Sentinel, fino ad oggi dedicata esclusivamente alla lotta contro il terrorismo, sarà deviata dalla sua missione per sostituire il CRS per sorvegliare, ogni sabato, i palazzi del potere e gli edifici pubblici.

Lo schieramento di soldati sul territorio nazionale per garantire operazioni interne di mantenimento dell'ordine pubblico è un fatto inedito. Questo impegno delle forze armate all'interno dei nostri confini solleva la questione della legalità di tale decisione e dimostra, ove fosse necessario, che Macron e le forze neoliberali che rappresenta sono pronte a tutto per mantenere il loro potere e i loro privilegi.


Quelli che non capivano perché il potere ed i partiti, di destra e sinistra, hanno voluto un esercito professionale mercenario per sostituire l'esercito del popolo dovrebbero svegliarsi ... la dittatura di Macron sta facendo passi da gigante!

* Fonte: PARDEM

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martedì 20 novembre 2018

FACCIAMO FINTA CHE SALVINI... di Sandokan

[ 20 novembre 2018 ]

Il 5 ottobre scorso, il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, è entrato in vigore il Decreto legge 113/2018, il cosiddetto decreto Salvini sulla sicurezza. [QUI il giudizio generale negativo di P101, Ndr].

Tra le altre porcherie viene reintrodotto il reato di blocco stradale (che era stato depenalizzato nel 1999), sanzionato, se il fatto è commesso da più persone, con la pena della reclusione da 2 a 12 anni (fino a 12 anni di galera!!). Una pena ben più alta di quelle previste per reati che sono considerati dal senso comune sicuramente più gravi.

"Basti pensare che per i partecipanti ad un’associazione per delinquere il nostro codice penale prevede sanzioni da 1 a 5 anni di reclusione, per i capi e promotori da 3 a 7, per un attentato ad impianti di pubblica utilità da 1 a 4, per l’adulterazione di cose in danno della pubblica salute da 1 a 5. Il massimo edittale di 12 anni, indicato nel nuovo reato di blocco stradale è uguale a quello di chi recluta o induce alla prostituzione dei minorenni o di chi commette violenza sessuale contro un minore di 14 anni o di chi compie violenza sessuale di gruppo. E’ più alto di quello del reato di sequestro di persona, della rapina semplice, della violenza sessuale su un adulto." 

Una misura, insomma, assurda e irragionevole, prima ancora che fortemente repressiva del conflitto sociale. Fatto sta che essa simboleggia la ratio sicuritaria del decreto e la mentalità sbirresca di chi lo ha proposto.Per questo insigni giuristi ritengono che il Decreto, violando l'Art. 27 — «L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» — sia del tutto incostituzionale.
Mi auguro, Salvini se ne faccia una ragione, che prima ancora della Corte costituzionale esso venga bocciato dal parlamento, o quanto meno fortemente emendato. 

Per capire quanto suddetto Decreto sia antidemocratico, antipopolare e assurdo basta spostarci in Francia. 

Da giorni il paese è paralizzato dal movimento spontaneo dei Gilet gialli. Non si tratta di quattro scalmanati ma di un'autentica rivolta di popolo contro Macron e le sue politiche austeritarie — il che è una bella pezza d'appoggio al governo italiano che sta, giustamente, resistendo alla Commissione europea che ci chiede di continuare sulla strada fallimentare dell'austerità. Parlano i numeri forniti dalle autorità d'Oltralpe: centinaia di blocchi stradali, quasi trecentomila cittadini coinvolti.

Facciamo finta che Salvini sia il Ministro dell'interno francese: farebbe arrestare trecentomila cittadini giustamente incazzati? Per farlo non basterebbero, com'è evidente, le forze di polizia, e forse nemmeno se fosse mobilitato, come in una guerra civile, tutto l'esercito francese. E dove poi li metterebbe trecentomila carcerati? In nazisti campi di concentramento?





martedì 10 ottobre 2017

SICILIA: UN ATTO GRAVISSIMO E INACCETTABILE

[ 10 ottobre 2017 ]

NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!

Ultim'ora

L'Ufficio Centrale regionale presso la Corte d'Appello di Palermo ha comunicato ieri sera di aver ricusato la lista "NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA".

Secondo Lorsignori, la sola vera novità del panorama politico siciliano, l'alleanza tra sovranisti costituzionali e autonomisti storici non deve avere accesso alle prossime elezioni regionali.

La notizia ha fatto immediatamente il giro, non solo dell'isola, è stata rilanciata da tutte le agenzie, media e Tv nazionali. 

Perché questa bocciatura? le agenzie non lo dicono, così il cittadino potrebbe pensare che i nostri amici e compagni non ce l'avrebbero fatta a raccogliere le firme necessarie.

  NIENTE DI TUTTO QUESTO!
  LE MIGLIAIA DI FIRME NECESSARIE CI SONO E SONO   TUTTE VALIDE!  


E allora, a quale CAVILLO formale si sono aggrappati Lorsignori?

Leggiamo dal ricorso presentato quest'oggi:
«2. In data 08.10.2017, codesto Ufficio ha deciso l’esclusione della lista regionale “Noi Siciliani con Busalacchi – Vox Populi – Sicilia Libera e Sovrana”. Parte delle sottoscrizioni risulterebbe priva di timbro di congiunzione dell’amministrazione comunale, così determinandosi un difetto nel numero minimo necessario di sottoscrizioni valide.
La ragione di esclusione della lista, pertanto, è essenzialmente ricondotta ad un eccepito difetto di sottoscrizione della lista regionale.Il provvedimento impugnato è illegittimo e di esso se ne chiede l’annullamento..»
In pratica: le firme per la lista regionale (a cui sono collegate le nove provinciali) erano sufficienti ed erano tutte validate in moduli corretti e adeguatamente vidimati. L'errore consisterebbe nella mancanza di timbro nella copertina dei fascicoli dei moduli.

   Quindi? RESPINGIAMO QUESTO SOPRUSO!
Quale che sia l'esito del ricorso in Corte d'Appello, si ricorrerà al TAR e se  necessario al Consiglio di Stato.

E VINCEREMO!

E' intollerabile una legge elettorale regionale che obbliga a raccogliere migliaia di firme, in un isola enorme e con nove province in soli dieci giorni (dieci giorni!), o che sia sufficiente avere un deputato nell'ARS (assemblea regionale) per evitare di raccogliere le firme necessarie.

E' INTOLLERABILE CHE SIANO STATE AMMESSE LISTE NOTABILARI E ANTIPOPOLARI, ALCUNE CON CANDIDATI IN ODORE DI MAFIA, E SI CANCELLI LA SOLA VOCE DAVVERO ALTERNATIVA.

NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!


martedì 31 gennaio 2017

SOLIDARIETÀ CON IL "SI COBAS" E ALDO MILANI

[ 31 gennaio ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dai compagni del SI COBAS questo Comunicato stampa. Questa redazione esprime la sua solidarietà al compagno Aldo Milani [nella foto].
«Il SI Cobas nazionale esprime profondo sconcerto riguardo alle modalità con cui i principali organi di stampa e radiotelevisivi hanno affrontato e diffuso la vicenda dell'arresto del nostro coordinatore nazionale Aldo Milani.

Fin dalle prime ore successive ai provvedimenti cautelari abbiamo assistito a una gogna mediatica a senso unico, frutto di congetture, false interpretazioni dei fatti ed erronee attribuzioni di responsabilità, nel quadro di un utilizzo smodato, improprio e a nostro avviso strumentale del video prodotto dalla Questura di Modena in cui viene immortalata la consegna della busta contenente soldi dalle mani dell'imprenditore Levoni a quelle del consulente-faccendiere Piccinini (scopriamo come quest'ultimo era stato pagato con 10 mila euro dagli stessi Levoni dopo il primo incontro a meta' dicembre del 2016 con il SI Cobas ).

Cosa ben più grave, la quasi totalità degli organi di comunicazione hanno presentato il signor Piccinini come "sindacalista del SI Cobas", non si capisce sulla base di quale fonte informativa. Tale informazione, che abbiamo dimostrato anche nelle sedi competenti essere palesemente falsa, costituisce una grave lesione all'immagine e all'onorabilità della nostra organizzazione sindacale: un onorabilità che il SI Cobas si è saputo conquistare con anni di dure lotte e vertenze in primo luogo nei magazzini della logistica, veri e propri laboratori di supersfruttamento della forza lavoro (in prevalenza immigrata e dunque fortemente ricattabile) ad opera di finte cooperative senza scrupoli e nel processo contro Fca, vinto da cinque lavoratori licenziati iscritti all'organizzazione.

In casi analoghi, di fronte ad errori così palesi e clamorosi nella narrazione degli avvenimenti di cronaca, è prevista l'obbligatorietà della smentita e/o della rettifica con la stessa enfasi data alla prima (erronea) versione dei fatti.

Relativamente al merito della vicenda, ci preme altresì precisare che per quanto il tribunale di Modena abbia confermato le misure cautelari per entrambi gli indagati, la decisione di prescrivere per Milani un provvedimento più lieve (obbligo di dimora in luogo degli arresti domiciliari) costituisce già un indizio importante della totale estraneità del coordinatore nazionale SI Cobas alle accuse di estorsione nei confronti del gruppo Levoni.

Riguardo a quest'ultimo, presentato dalla stampa unicamente nelle vesti di vittima, ci sorprende come sia possibile che i principali organi di informazione non tengano in alcun conto del fatto che Modena e' al primo posto nell'evasione fiscale (86%), i motivi degli innumerevoli scioperi ed agitazioni sindacali portate avanti dai lavoratori delle ditte in appalto Alcar Uno e Global Carni, prima sfruttati in barba alla benchè minima tutela prevista dal CCNL vigente, con turni bestiali e salari da fame, poi licenziati illegittimamente e in base a condotte antisindacali e discriminatorie, infine defraudati finanche degli ammortizzatori sociali previsti in quanto i loro datori di lavoro, già da noi denunciati per frode fiscale, per anni non hanno versato i contributi INPS...

Al riguardo disponiamo una mole sterminata di materiale e di atti che comprovano quanto affermiamo.

Rivendichiamo dunque con forza il nostro diritto a chiedere la rettifica e la smentita delle "narrazioni tossiche" fatte circolare con insistenza sul conto del SI Cobas nelle scorse ore, nonchè di poter esercitare il diritto di replica nel merito dell'intera vicenda riguardante le lotte sindacali in corso nel comparto macellazione carni di Modena».

SI Cobas nazionale

venerdì 25 dicembre 2015

IL REGALO DI BABBO NATALE di Campo Antimperialista

[ 25 dicembre ]

Rapimento di Abu Omar: Mattarella grazia il capocentro CIA di Milano

A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. Proprio tutti? Questo è più difficile a dirsi. Al Quirinale, però, non vengono mai meno ai loro doveri. Ed alla loro bontà, specie quando c'è in ballo un farabutto a stelle e strisce. Ecco allora la grazia concessa al sig. Bob Seldon Lady, ex capocentro della CIA a Milano.

Grazia richiesta dal diretto interessato, ci informa entusiasta la stampa. Ma da quale carcere il sequestratore ha scritto la sua commovente lettera, tesa a porre fine alla sua dura e prolungata prigionia? Domanda ingenua: il sig. Lady ha scritto le sue implorazioni rivolte alle severe orecchie presidenziali niente meno che da casa sua, negli States.  

Dunque, il sig. Lady - condannato da un tribunale italiano a 9 anni di carcere per il sequestro dell'imam Abu Omar - non ha scontato neppure un giorno in prigione? No, no, ci mancherebbe, non si pensi mai ad una simile bestialità. Egli ha pagato, eccome! Arrestato a Panama il 18 luglio 2013 è stato rilasciato soltanto il giorno dopo, per venire gentilmente imbarcato su un aereo diretto... a casa sua.

Ventiquattrore di carcere per un agente della CIA! Ovvio che di fronte a tanta ingiustizia Mattarella si sia subito attivato. Ma siccome egli è un uomo misurato e giudizioso non gli ha concesso la grazia completa. No, no, non penserete mica a tanto servilismo quirinalizio? Il Mattarella ha infatti concesso al sig. Lady una "grazia parziale" di soli 2 anni. C'è solo un dettaglio: togliendo due anni dalla pena di nove si arriva a sette, meno tre già ridotti con l'indulto e si giunge a quattro, soglia raggiunta la quale è certo che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando (altra sicura sentinella del diritto), revocherà la richiesta di estradizione.
Abu Omar

Ora non penserete mica che la Presidenza della Repubblica si sia abbassata a simili calcoli! Ma ce lo vedete il presidente con la calcolatrice in mano? Non scherziamo, che al Quirinale l'imparzialità è di casa. Volete la dimostrazione? Per far contenti tutti il Mattarella ha graziato anche un'altra agente CIA, la signora Betnie Medero, anch'essa condannata a tre anni per il sequestro Omar.

E poi perché prendersela con il solo Mattarella, quando il suo predecessore - l'indimenticabile golpista Napolitano - graziò nell'aprile 2013 il colonnello Joseph Romano, comandante della base NATO di Aviano, dove i rapiti delle extraordinary rendition americane transitavano prima di essere destinati alle torture nelle carceri di qualche paese compiacente.

Per Abu Omar quel paese si chiamava Egitto, dove l'imam subì le peggiori torture che si possano immaginare. Ma questo al Quirinale interessa assai poco. Di certo molto meno della libertà - peraltro mai venuta a mancare - di coloro che agendo indisturbati sul territorio italiano, con l'evidente complicità dei
servizi segreti nostrani, sequestravano ed inviavano agli aguzzini le vittime da loro prescelte.

Ci viene in mente chi pensava che con il nuovo presidente le cose sarebbero cambiate. Certo, rispetto al suo predecessore Mattarella parla meno. E quando parla non si capisce bene cosa abbia da dire. Ma quando arrivano gli ordini da Washington si obbedisce e basta. Come con Napolitano. Come innumerevoli volte nella storia italiana dal 1945 in poi.

Il servizietto natalizio del Mattarella non deve dunque stupire. Ma che almeno se ne parli e ci si rifletta un po'. 

martedì 22 dicembre 2015

NOTAV: NON FU TERRORISMO. Teorema Caselli ko anche in appello... di Frank Cimini

[ 22 dicembre ]

Finisce al tappeto anche in appello il teorema Caselli che aveva addebitato a 4 militanti NoTav di aver agito con finalità di terrorismo nell’azione contro il cantiere di Chiomonte la notte tra il 13 e il 14 maggio del 2013. La corte d’assise d’appello ha confermato la sentenza che in primo grado aveva assolto gli imputati dall’accusa più grave, condannandoli per i reati fine, tra cui il lancio di molotov contro mezzi militari, a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Già la Cassazione in due occasioni aveva escluso la finalità di terrorismo, adesso è arrivato pure il verdetto d’appello. Il procuratore generale di Torino Marcello Maddalena stamattina aveva replicato alle arringhe dei difensori sollecitando i giudici a condannare gli imputati a 9 anni e mezzo. “Spetta a voi l’ultimo giudizio di merito” erano le parole del pg alle quali rispondeva l’avvocato Giuseppe Pelazza: “E’ come se avesse detto dopo di voi il diluvio, ma non c’è il diluvio, c’è il sole”.

Maddalena sempre al fine di convincere la corte d’assise d’appello, soprattutto i giudici popolari, citava la storia dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, morto dilaniato da un ordigno che stava collocnado su un traliccio di Segrate il 15 marzo del 1972. “Il Pg sembra avere un legame quasi coatto con gli anni ’70″ controreplicava sul punto Pelazza.

Insomma l’accusa non è riuscita a sfondare dopo aver giocato tutte le carte possibili e immaginabili. Ha ottenuto, va ricordato, che la finalità di terrorismo è servita a far trascorrere a questi e altri imputati più di un anno di detenzione in regime di alta sorveglianza, una sorta di 41bis di fatto, l’articolo del regolamento carcerario erede dell’articolo 90 dei cosiddetti “anni di piombo”.

La posta in gioco andava al di là del singolo processo. Caselli, ex pg dopo essere stato già una volta a capo della procura con scambio di ruoli con Maddalena in una sorta di facciamo quello che ci pare senza che il Csm dicesse nulla, intendeva bollare come “terrorismo” qualsiasi azione di resistenza non passiva. Anche a costo di trattare il danneggiamento di un compressore bruciacchiato come il rapimento Moro. Caselli, ora in pensiome, non c e l’ha fatta, nonostante l’aiuto del pg tra pochi giorni pure lui in quiescenza arrivato personalmente in aula a perorare la causa dell’emergenza infinita diventata prassi normale di governo.

Insieme a Maddalena escono sonoramente sconfitti i Caselli boys, i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino, coordinatori dell’inchiesta e rappresentanti dell’accusa in corte d’assise. Il primo, destrorso vicino ai Fratelli d’Italia, il secondo ex militante della federazione giovanile comunista, insieme appassionatamente in una sorta di arco costituzionale della repressione.

Sicuramente l’accusa ricorrerà ancora in Cassazione. Lor signori non demordono. E invece tanto furore investigativo potrebbero dedicarlo agli appalti dell’alta velocità che sembrano gli unici onesti e trasparenti in un’Italia ad alto tasso di corruzione. Purtroppo il Tav, come del resto Expo, fa parte del “sistema paese”. E allora non si indaga, con calorosi saluti all’obbligatorietà dell’azione penale e all’indipendenza della magistratura, principi da strombazzare nei convegni e nei comunicati stampa. Insomma, il vero terribile problema era il compressore.




* Fonte: Giustiziami

domenica 18 gennaio 2015

ERRARE È UMANO, CHARLIE È DIABOLICO (e se mi è concesso: viva il Papa!) di Piemme

18 gennaio

Lo confesso, ho un'opinione positiva di Papa Francesco, anzitutto per le sue critiche frontali al neoliberismo, che spesso, per profondità e radicalità, fanno vergognare gran parte della sinistra. Dirò di più, mi convince l'opinione del filosofo Emanuele Severino, che ha dichiarato che questo Papa va al di là di un generico antiliberismo, che ha una visione anticapitalista.


Mentre era in viaggio per le Filippine un giornalista chiede a Papa Bergoglio:
«Santità, ieri mattina durante la messa ha parlato della libertà religiosa come diritto umano fondamentale. Ma, nel rispetto delle diverse religioni, fino a che punto si può andare nella libertà di espressione, che è anche quella un diritto umano fondamentale?»
Bergoglio ha fornito un'articolata risposta [1]:
Ma è stata l'affermazione finale quella che ha fatto scalpore, che ha infastidito il coro politicamente corretto "Siamo tutti Charlie":

«E vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede». [QUI la registrazione]
Questa "sorprendente" presa di posizione ha fatto infuriare non solo gli islamofobi conclamati ma pure l'armata bipartisan destra-sinistra dei custodi dell'Occidente, anzitutto la fanteria tardo-illuminista. Ed ha fatto persistere nell'errore anche diversi nostri amici.


Avevo ad esempio segnalato (di striscio) il 12 gennaio scorso la sbandata del blog MAINSTREAM. Ieri il blog torna sull'argomento con un intervento di Fabrizio Tringali il cui titolo è tutto un programma: Il papa hooligan. Ecco quanto ad esempio scrive Tringali riferendosi all'affermazione di Bergoglio di cui sopra:
«Questa affermazione, che contiene un'incredibile contraddizione (non si può reagire violentemente, ma è normale dare un pugno a chi provoca), giustifica ogni tipo di violenza contro chiunque si consideri reo di "provocazione". (...) Qualcuno spieghi a Papa Hooligan che in un paese civile si possono compiere atti che qualcuno può considerare provocatori, come prendere in giro le religioni. Ma non si può mai reagire violentemente alle provocazioni. Semmai, se lo si ritiene opportuno, ci si può rivolgere alle istituzioni di giustizia, perché in un paese civile le controversie, anche quelle relative alle presunte offese, non si risolvono con la violenza, ma nei luoghi preposti, come le aule dei tribunali».
Qui Tringali vorrebbe farci ingoiare due rospi in un boccone solo. Passi la perorazione di un pacifismo fondamentalista quanto imbelle e metafisico —il Nostro fa la parte di quello che è più cristiano del Papa: non si dovrebbero mai sferrare cazzotti ma porgere sempre l'altra guancia. 
Non possiamo invece ingoiare il secondo rospo: "In un paese civile le controversie si risolvono nelle istituzioni di giustizia". Siamo basiti. Ma in quale lontana galassia vive Tringali? Di quale "giustizia" parla? Di quale paese civile parla? Di quale civiltà ciancia? Che dobbiamo ricordargli su quanti fiumi di sangue galleggia la sua amata "civiltà occidentale"? Ci limitiamo a fargli presente che nei tribunali (e lo sanno anche i giudici) non si applica la "giustizia", bensì le leggi promulgate dagli Stati. Non sono forse questi Stati al servizio anzitutto delle classi dominanti? Non sono forse le leggi pensate e promulgate a favore dei potenti?

Scivolato sul piano inclinato del moralistico imperativo categorico kantiano al Nostro gli scappa un'affermazione gravissima:
«Per sua Fortuna Papa Hooligan non è francese. Di fronte ad una tale difesa della violenza contro le provocazioni, chissà cosa gli avrebbero fatto, nel paese dove si arresta un comico (provocatore) per apologia di terrorismo».
Se è di una gravità estrema sorvolare bellamente sull'arresto in stile fascista del comico francese Dieudonné —è questa Tringali la "giustizia" a cui ti riferisci? E' forse "civile" un paese in cui si arresta un comico per avere espresso un'opinione? Forse che ammanettare ingiustamente un uomo è più civile di dargli un cazzotto?—, è come minimo inquietante alludere pelosamente al fatto che in Francia il Papa potrebbe finire anche lui in galera come Dieudonné. 

Se prima eravamo basiti ora siamo sconcertati!

NOTE

[1] «Grazie della domanda, intelligente. Credo che tutti e due siano diritti umani fondamentali, la libertà religiosa e la libertà di espressione. Non si può nascondere una verità: ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente, e così dobbiamo fare tutti. Non si può offendere o fare la guerra o uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio.A noi quello che succede adesso ci stupisce, no?, ma pensiamo alla nostra storia: quante guerre di religione abbiamo avuto! Lei pensi alla notte di San Bartolomeo. Anche noi siamo stati peccatori su questo. Ma non si può uccidere in nome di Dio. È una aberrazione. Con libertà, senza offendere, ma senza imporre, senza uccidere…Parlava della libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà, ha il diritto e anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo! Se un deputato, un senatore non dice quella che pensa sia la vera strada, non collabora al bene comune. Abbiamo l’obbligo di parlare apertamente. Avere questa libertà, ma senza offendere».
Tutta l'intervista sul Corriere della Sera del 15 gennaio]

mercoledì 14 gennaio 2015

FRANCIA: IL COMICO DIEUDONNÉ ARRESTATO (a proposito della libertà di pensiero)

14 gennaio - ULTIM'ORA

Apprendiamo che il noto comico e attore francese Dieudonné M'bala M'bala (nella foto) è stato arrestato questa mattina con l'accusa di "apologia di terrorismo". 


Dieudonné a causa delle sue battaglie in difesa del popolo palestinese e della Resistenza dei popoli oppressi contro le aggressioni imperialiste, da anni subiva l'accusa dei media di regime di essere "antisemita" (accusa sempre respinta dall'attore).


Dieudonné aveva partecipato alla marcia dell'11 gennaio, definendola tuttavia, nel suo proverbiale stile beffardo, come un "evento magico paragonabile al big bang o alla incoronazione di Vercingetorige".

Di cosa sarebbe colpevole Dieudonné? Di aver scritto nella sua pagina facebook: «Je me sens Charlie Coulibaly», "Mi sento Charlie Colulibaly". (Amedy Coulibaly è l'autore della strage nel supermercato ebraico).

Diuedonné messo in prigione quindi per aver manifestato la sua opinione. 

Come volevasi dimostrare: in nome della "libertà di pensiero" il regime francese tenta in realtà di sopprimerla.

Commentando l'altro ieri la risposta dei potenti ai tragici fatti di Parigi scrivevamo:
«La commemorazione delle vittime degli attacchi jihadististi sta trasformando il macabro psicodramma che ha scosso la Francia nella più ripugnante ostentazione d'ipocrisia che si sia mai vista. In nome della "libertà d'espressione" il potere globale vuole mettere definitivamente al bando proprio il pensiero critico, dialettico, antagonista». [Libertà di pensiero... Quale pensiero?]

Non immaginavamo tuttavia che il più fosco dei presagi si sarebbe materializzato tanto presto. Si tratta di un segnale inquietante delle pulsioni autoritarie che covano in Europa, la spia che in nome della democrazia il sistema procede verso uno stato di polizia.

L'arresto in stile fascista di Dieudonné è un atto politico e giudiziario gravissimo. 

Vedremo se lo sciame di politici, giornalisti, intellettuali che hanno gridato di essere tutti Charlie in nome delle libertà d'espressione, avranno il coraggio della coerenza denunciando l'arresto del comico francese. C'è di che dubitarne.

Che siano riconsegnate a Dieudonné la sua libertà personale, e la sua libertà d'espressione!

domenica 13 luglio 2014

LIBERTÀ PER MICHELE FABIANI

13 luglio. Si è svolta ieri a Spoleto una partecipata e commovente manifestazione (nella foto) per chiedere la scarcerazione dell'anarchiico Michele Fabiani.
Michele venne arrestato il 23 ottobre 2007, insieme ad altri 4 amici di Spoleto giovanissimi come lui, Andrea Di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini). Vennero incarcerati nella cosiddetta "Operazione Brushwood" (operazione boscaglia) con l'accusa di far parte di una cellula anarco-insurrezionalista denominata COOP-FAI (Contro ogni ordine politico – Federazione Anarchica Informale). Le accuse? Aver compiuto piccoli sabotaggi ai danni di imprese che stavano lavorando per opere deturpatrici della città e contro le quali era in corso una mobilitazione popolare che aveva le simpatie di gran parte della città.Il 18 luglio 2008, a Michele Fabiani vennero concessi i domiciliari. Nel frattempo il processo andava avanti. Quello d'Appello, da poco conclusosi, ha inflitto a Michele una condanna definitiva a 2 anni e tre mesi. Venerdì scorso scorso le forze di polizia sono andate a prelevarlo per fargli scontare la pena di 11 mesi e cinque giorni. Si sperava che la pena gliel'avrebbero fatta scontare nel carcere di Spoleto e, invece, l'hanno subito trasferito in quello di Ferrara, dove lo stato tiene reclusi quelli che considera gli anarchici impenitenti e più pericolosi.
L'impegno preso dalla manifestazione di ieri è di non demordere e di continuare la mobilitazione.
Il Padre di Michele, Aurelio, e la sua compagna Sara


Per scrivere a Michele: Michele Fabiani. Casa circondariale di Ferrara. Via Arginone, 327. CAP 44100 – FERRARA
Movimento Popolare di Liberazione
(Umbria)

(Per contatti coi compagni spoletini e firmare l'appello: casarossaspoleto@gmail.com)

Hanno sottoscritto l'appello per la liberazione di Michele:




Alessandra Paciotto segretaria regionale Legambiente
Maura Coltorti segretaria PRC Spoleto
Slow gas Gruppo d’acquisto Spoleto
Edizioni Era Nuova
Stefano Galiotto Medico Gualdo Tadino ex Assessore Spoleto
Michael Jacob scrittore
Daniela De Gregorio scrittrice
Stefania Catoni (madre di Michele)
Orfeo Goracci Consigliere Regionale dell’Umbria del gruppo Comunista
Luigia De Biasi Disoccupata
Valerio Bruschini COBAS Scuola Perugia
Salvatore Ferraro Storico Napoli
Federico Giusti Operaio COBAS Pisa
Scarficcia Anna Maria Insegnante Narni
Francesco Raspa RSU SMMT
Comitato Occupazione L’Evasione Spoleto
Vimille Fallavollita Cobas Perugia
Yuri Di Benedetto Consigliere Comunale Campello
Diletta Giannoni Giornalista
Marco Fabiani (fratello di Michele) Studente Universitario Politecnico Torino
Francesca Fabiani (sorella di Michele) Studentessa universitaria Perugia
Gioia Maria Mazzitelli Insegnante
Marco Marcucci operatore teatrale
Francesco Fogliani
Katia Bellillo ex ministro PdCI della Repubblica italiana
Enrico Santopaolo Assisi
Massimo Panella COBAS Perugia
Francesca Terreni Insegnante Perugia
Oranelli Ottaviano PRC Spoleto
Fabiani Settimio Insegnante
Pelliccia Patrizia Insegnante
Iolida Tizi Restauratrice
Comitato No debito Terni
Fabio Faina ex assessore PdCI Comune di Perugia
Luciana Raspa Operatrice sociale
Alessandro Asinari di San Marzano, Monza
Felice La Rocca, Perugia
Aldo Tosi, Perugia
Giacomina Maltempi, Sellano
Monica Mattioli, Spoleto
Lorella Natalizi, Spoleto
Stefania Gubbiotti, Spoleto
Massimo Montinaro, Umbertide
Cristina Biscarini, Spoleto
Vanessa Rotheia Frade, Campello sul Clitunno
Davide Romano
Tiziano Antonelli
Roberto Gargamelli
Filippo Lilli
Maurizio Fratta giornalista
Paola Raponi
Rsvp
Agostini Pierbruno RSU IMS (ex Pozzi) Spoleto
Vanessa Pallucchi Legambiente Resp. Naz. Scuola
Vincenzo Di Benedetto Rete dei Comunisti Terni
Femi Albi CSA Germinal Cimarelli Terni
Ettore Magrini RSU SMMT segretario territoriale USB Spoleto
Circolo culturale “1° Maggio” Assisi/Bastia
Luigino Ciotti Circolo culturale 1° Maggio
Michele Vecchietti Terni
Moreno Pasquinelli Movimento Popolare di Liberazione
Asi Cuba Umbria
Serena Bartolucci Asicuba Umbria
Elisabetta De Persio
Ilia Montani
Lucilla De Angelis Palermo
Michele Ramadori segretario PRC Corciano
Antonio Briguori medico ex Cons. Comunale Spoleto
Giuliana Rosamilia Perugia
Fucchi Luigi Assisi
Sana Utopia Perugia
Antonio Pedone Sana Utopia Perugia
Enrico Cardinali Operatore Sociale Terni
James Metelli
Sandro Di Marco Operatore sociale
Miriam Montani Cascia
Mirko Pacioni Cobas Orvieto
Christine Schilling Rete dei Comunisti Terni
Tiziana Santoni insegnante
Maria Rita Panetti operaia SMMT
Fabio Pinchi ex consigliere comunale Spoleto
Michele Ramaz Corciano
Andrea Venturi Spoleto
Legambiente Spoleto
Francesco Simone Forlani Legambiente Spoleto
Alberto Bocchini Spoleto
Luca Baldelli PRC Gubbio
Giorgio Mariottini Spoleto
Cinzia Stella Spoleto
Marco Tosti, Perugia
Irene Maturi, Spoleto
Rita Narcisi, Teramo
Francesca Pacifici, Campello sul Clitunno
Alberto Arseni, Foligno
Tonino Meloni, Gubbio
Luigina Renzi insegnante Spoleto
Antonio Romano Terni
Paola Santilli Spoleto
Stefano Petruccioli Impiegato pubblico
Simonetta Bandini Educatrice ambientale
Katia Castignani Foligno
Tenzi Emiliano Spoleto
Manuela Troiani
Micaela Marignoli Spoleto
Vittoria Mazzoni Cobas Perugia
Samuele Strati Spoleto
Marinella Marinelli
Confederazione Cobas Terni
Cobas della scuola Terni
Franco Coppoli, insegnante IIS Industriale e per Geometri-Terni
Sabina Paladini, insegnante CPT-Nardò (LE)
Catia Coppo, insegnante Liceo Scientifico "Donatelli" Terni
Carlo Romagnoli Perugia
Alessandra Massari Coordinamento SEL Perugia
Fabio Binaglia Operaio SMMT
Adelinda Vergili Operaia SMMT
Maurizio Laudenzi RSU SMMT
Claudio Valeri Operaio SMMT
Donatella Filippucci Operaia SMMT
Paola Gobbini Impiegata
Enrico Peroni Operaio SMMT
Sandro Scalseggi Operaio SMMT
Fiorella Giontella Operaia SMMT
Emma Gravagna Operaia SMMT
Emanuele Agostinelli Operaio Precario
Maria Piera Salviani Operaia SMMT
Vania Pinchi Operaia SMMT
Loriana Chiocci Operaia SMMT
Agostino Bolletta Musicista
Partito Comunista dei Lavoratori dell’Umbria
Fabio Vergari PCL Gubbio
Marco Bistacchia - Castiglione del Lago
Monica Lobato - Castiglione del Lago
Mario Poli Sandri Spoleto
Vasco Bistacchia - Castiglione del Lago
Laura Traica- Castiglione del Lago
Osvaldo Fressoia Micropolis Perugia
Casaglia Luana Restauratrice Spoleto
Michela Pazzaglia, Perugia
Giuseppe Ciuffreda, Perugia
Bianca Alessi Foligno
Fabrizio Giorgi Insegnante
Stefano Decenzo Insegnante Direttore Responsabile di Micropolis
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Marco Celentano Ricercatore universitario
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Julio Avila Viel Studente Universitario
Valerio Lanieri Studente Universitario
Renato Cipolla Cobas scuola Perugia
Claudio Coltorti PRC Spoleto
Giulia Marconi Perugia
Luigi Marocco operaio SMMT (USB)
Donatella Rossi
Patrizia Puri Cobas Scuola Perugia
Fabrizio Colasurdo Bettona
Danilo Rapastella
Giuseppe Ardizzone Perugia
Daniela Di Marco portavoce Marcia della Dignità 
don Gianfranco Formenton, parroco di S.Martino in Trignano e S.Angelo in Mercole
Giancarlo Donati Consigliere ANPI Spoleto
Maurizio Getti operaio Spoleto
Andrea Armati, Perugia, Eleusi Edizioni
Davide Aghayan Ferrara
Nicola Monterisi
Olo Laura Spoleto
Antimiani Simon Luca Insegnante Spoleto Presidente ass. cult. CASA ROSSA
Dario Papale Ricercatore Universitario
Giuseppe Zambon Editore
Federico Santi Consigliere Comunale Marsciano
Vincenzo Brandi No War Roma
Miriam Meldolesi Gallarate
Sinistra Anticapitalista Umbra
Alberto Perino - Condove (To)
Meri Lucii ( cittadina italiana)
Mauro Rubella - comitato No Tav - Villar Focchiardo - Valle Susa (TO)
Polly Brooks
Roberto Ricci Impiegato pubblico
Roberta Pompili Perugia
Fabrizio Favaroni operaio edile
Ivano Scarponi operaio SMMT
Leonardo Caponi ex Parlamentare Comunista Perugia
Moreno Petrini operaio SMMT
Paolo Mazzucchelli operaio SMM
Pasquale Di Carlo Casa Rossa Roma
Domenica De Lorenzi Spoleto
Rossana Piccione
Aldo Zanchetta
Federico Lanzi Insegnate
Davide Milani Insegnante
Paola Balucani
Piergiulio Hanke
Michele Panico Magione
Santoni Laura Spoleto
Valerio Rosati Spoleto
Massimiliano Caporaletti Operatore sociale Spoleto
Paolo Pannaccio Spoleto
Associazione - Centro di Documentazione Popolare Orvieto
Paolo Bernardini Infermiere Perugia
Piera Pareti –  Coazze (TO)
Santino Spinali – Coazze (TO)
Emanuele Magliano – Coazze (TO)
Maja Perak – Coazze (TO)
Ivan Magliano – La Loggia (TO)
Stefania D’Uva  - La Loggia (TO)
Marco Belloni Milano
Bernardino Ragni Professore Universitario Spoleto
Valentina Rapetti Verona
Marco Belloni Milano
Bernardino Ragni Professore Universitario Spoleto
Antonella Sabatini impiegata comunale
Michela coltorti studentessa universitaria
Alessandro Pallucco autotrasportatore
Sauro Pannaccio lavoratore agricolo  
Lorena Coltorti disoccupata
Giuseppe Ruggieri pensionato
Antonio Stacchiotti
Lotta di Unità Proletaria di Osimo
Daniele Ubaldi Giornalista Spoleto
Taurino Costantini PCL Terni
Rita Correnti Spoleto
Augusto Martani Trevi
Rossella Lacchini Insegnante Spoleto
Guerrini Giovanna
Federica Nardi
Ferraro Gianfranco
Simonetta Campanelli
Finali Federico Studente Universitario
Campana Fanny
Laura Nardi
Bianca Cardarelli
Monica Fazi
Pierluigi Ciucarilli
Dari Daniele PRC Spoleto
Patrizia Cirino
Federica De Santis
Marta De Angelis
Patrizia Laurenti
Alberto Patriarca
Federico Lampronti Castiglion Del Lago
Lanieri Giovanni Spoleto
Carla Cesarini
Lucio Polinori
Fabio Musci
Valentina Valentini Acquasparta
Fornetti Claudio Acquasparta
Monica Peppucci Todi
Carla Cirronis Spoleto
Paolo Pacifici Sindaco di Campello dal 2004 al 2014

giovedì 15 maggio 2014

TORINO: ANCORA ARRESTI PER IL 9 DICEMBRE

15 maggio. Il 13 Maggio, a Torino, sono scattati quattro arresti domiciliari e un obbligo di firma. Si tratta di misure cautelari eseguite dalla polizia di Torino nei confronti di cinque giovani ritenute responsabili degli incidenti avvenuti lo scorso 9 dicembre, in occasione della protesta, dilagata in tutto il paese e definita dai media dei Forconi.

Le accuse sono di resistenza e lesioni aggravate. Le misure, eseguite dalla DIGOS,  hanno colpito due compagni del Centro sociale Askatasuna, mentre gli altri sono ultrà della Juventus (tifoseria notoriamente di estrema destra). Si tratta di  Tommaso Rebora, 23 anni, Simone Crapa, 22 anni, Giuseppe Fico, 23 anni e Simone Graziani di 20 anni. Una quinta persona, di 38 anni, accusata di violenza privata in concorso, è stato sottoposto all'obbligo di presentazione bisettimanale alla polizia giudiziaria.

Contrariamente a quanto affermato da alcuni babbei —gli stessi che liquidarono la protesta del 9 dicembre come "fascista" e "reazionaria"—, queste non sono né le prime né le uniche misure vendicative e repressive messe in atto per colpire quello che è stato il 9 dicembre.
9 dicembre: il blocco a Soave

A parte i recenti, scandalosi arresti di Patrizia Badii e Lucio Chiavegato, esponenti di spicco del Movimento 9 dicembre, secondo un'accusa giudiziaria interamente montata e costruita ad arte, ricordiamo anche le 20 misure cautelari avvenute tra Barletta e Andria nel gennaio scorso  —per non parlare delle diverse denunce in diverse città e di inchieste tutt'ora aperte.


Noi riteniamo che il 9 dicembre sia stata una prima avvisaglia, una prima, timida spallata al regime, e che la prossima sarà più potente, meglio organizzata, e sbirri e magistrati non potranno fermarla.

Volentieri pubblichiamo il comunicato del Collettivo Universitario Autonomo di Torino, il collettivo di cui fa parte Tommaso Rebora. Lo leggano, e imparino la lezione, i babbei. Che considerino "fascisti" pure i compagni di Askatasuna? Esageriamo a qualificare certi sinistrati dei babbei? Leggere per credere 
a quali contorsioni possono ricorrere i dogmatici pur di non ammettere di non aver capito un'acca, non solo del 9 dicembre, ma della realtà sociale del nostro Paese.
...............................................................................
Il comunicato stampa dei compagni torinesi

Tommi libero subito! Liberi tutti!
«A cinque mesi dal 9 dicembre polizia e magistratura hanno confezionato una risposta repressiva a quei giorni di rabbia e ribellione che hanno bloccato la città e fatto tremare diverse poltrone del potere torinese. Dopo la notizia di un paio di giorni fa della condanna a sei mesi ad un manifestante che aveva partecipato ai blocchi stradali di quei giorni di dicembre, questa mattina sono scattate le denunce per altre sei persone, quattro delle quali con misura cautelare degli arresti domiciliari e una con obbligo di firma. Tra di loro in particolare c’è Tommaso, militante del Collettivo Universitario Autonomo, che da anni si spende generosamente nelle lotte degli studenti ed ora è sottoposto agli arresti domiciliari con il divieto di comunicazione con l’esterno.
Il 9 dicembre e le giornate successive migliaia di torinesi (da diversi quartieri, lavoratori, disoccupati e studenti) hanno partecipato ai blocchi, hanno assediato il palazzo della Regione contro i politici che pensano solo alla loro poltrona e a fare favori ai loro amici potenti. Le strade di Torino sono state invase da una composizione eterogenea che ha gridato la rabbia di chi vive in una città che si impoverisce, di chi perde il lavoro o è strozzato dalle tasse, dei giovani che vedono nel futuro solo disoccupazione e miseria. Nella
Torino 9 dicembre: gioventù proletaria protagonista
difficoltà di affrontare una situazione tanto estesa e variegata, la questura ha colpito solo un numero relativamente piccolo di persone riconducibili a collettivi, all’area antagonista o al mondo dello stadio, con l’intento di rappresentare quelle giornate come frutto di forze organizzate o della prevedibile natura criminogena di minoranze devianti e pericolose. D’altra parte proprio leggendo l’ordinanza di custodia cautelare si vede che cinque indagati su sei sono giovanissimi nati tra il 1990 ed il 1994, provenienti da diversi quartieri di Torino o dalla sua cintura, a testimoniare il ruolo di protagonisti avuto da tanti giovani che vivono un presente di merda e non vedono un futuro migliore. Non saranno queste misure cautelari che potranno fermare la voglia di lottare e lo dimostreremo l’11 Luglio in occasione del vertice europeo per la disoccupazione giovanile.
Non possiamo che esprimere solidarietà a chi è stato colpito da questi provvedimenti per aver espresso la propria rabbia ed aver lottato per cambiare le cose in un paese che sembra immobile di fronte allo schifo che politici, banche e potenti stanno facendo sulla nostra pelle!».
Tommi libero subito!
Liberi tutti!
Collettivo Universitario Autonomo – Torino

giovedì 24 aprile 2014

«PATRIZIA BADII È LIBERA!» di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri


24 aprile. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

«Come avevamo detto, denunciandolo pubblicamente, tutto l'impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Brescia, che lo scorso 2 Aprile ha portato dietro le sbarre 26 persone, sta miseramente crollando, rovinando miseramente sulle proprie assurdità.

Patrizia Badii (nella foto), dopo 22 giorni di galera, chiusa in una cella di 3 metri per 4, con sbarre e blindo rigorosamente chiusi, in isolamento totale, è libera.
Alle 14:00 di oggi pomeriggio è stata finalmente rilasciata. Si sono aperte le porte del carcere di Montorio per lei e il marito Luca Vangelisti, che però andrà ai domiciliari.

Questa montatura giudiziaria repressiva ha tentato di spaventare semplici cittadini, di minacciarli e terrorizzarli, è stato lanciato un messaggio affinché il popolo resti suddito e non osi ribellarsi.
Ma Patrizia Badii non è stata piegata.
Soave, 9/12/13: il Presidio 

All'uscita dal carcere ha detto: «Sono una libera cittadina che è stata imprigionata 22 giorni e ha dovuto subire tutto il peggio possibile. I miei ideali? Continuerò a portarli avanti pacificamente, come ho sempre fatto».
Noi siamo riusciti a parlarci questa sera. Era finalmente rientrata a casa.
Ci ha descritto i momenti allucinanti vissuti, ha raccontato di essere caduta dalle nuvole quando le hanno parlato di questo gruppo separatista denominato "Alleanza".
«Ma chi l'aveva mai sentito nominare? Per non parlare delle persone che hanno arrestato assieme a me. Mai viste. I loro nomi li ho appresi in carcere. Mi diaspiace che ancora 4 persone sono dentro, trattenute ingiustamente».
23 aprile: Patrizia Badii all'uscita dal carcere

Ci ha fatto rabbrividire ascoltare le condizioni in cui questa donna coraggiosa si è trovata.
Lo stato italiano è proprio fallito, dal suo sistema carcerario disumano lo si nota.
Patrizia ha raccontato di sporcizia, incrostazioni e infiltrazioni in ogni dove. Cella minuscola, per lavarsi un lavapiedi basso con acqua ghiacciata, per asciugarsi un pò di carta igienica.

Ha penato per un dentifricio e un telo per le mani, ha atteso 10 giorni prima di ricevere da una suora lo shampoo.
Ma la cosa più incredibile è stata l'impossibilità ad avere le medicine che prende sempre contro le vertigini, di cui soffre in seguito ad un incidente. Ha dovuto attendere, attendere e ancora attendere, per poi avere un farmaco generico. 

Per fortuna Patrizia è una tosta. Aveva già la testa al presidio di Soave. Era arrivato lo sgombero, ma non è stato chiuso, lo hanno riaperto più avanti, punto di riferimento per tutto il territorio.

Da lì Patrizia continuerà le sue battaglie».

domenica 20 aprile 2014

NON LASCIAMO SOLA PATRIZIA BADII! di Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri*

20 aprile. Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Marcia della Dignità.
«Patrizia Badii [nella foto] è in carcere da 18 giorni. E' l'unica ad essere ancora in isolamento. Neanche durante l'ora d'aria può parlare con qualcuno. Patrizia sta male, da sempre soffre di vertigini, e per avere le sue medicine ha dovuto aspettare 48 ore. Volevano negarle anche una semplice pillola per il mal di testa.  A Patrizia è stato negato un cambio per togliersi i panni che portava addosso da 8 giorni. Nessuno può farle visita».

«Lo scorso due aprile un blitz dei Ros, su ordine della Procura della Repubblica di Brescia, ha colpito un presunto gruppo separatista  - denominato L'Alleanza - accusato di aver messo in atto "varie iniziative, anche violente", per ottenere l'indipendenza del Veneto.

Nelle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Brescia, erano contestati gli inauditi reati di associazione con finalità di terrorismo (270 bis c.p.), eversione dell'ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra. 
22 persone erano finite in carcere, 2 ai domiciliari. Nel totale gli indagati erano stati 51 e 33 le perquisizioni che avevano interessato il Veneto.


Denunciammo subito quella che difinimmo una montatura giudiziaria, chi infatti, abbia avuto modo di ascoltare gli inquisitori, di leggere gli stralci delle intercettazioni, sarà rimasto stupito, come noi, dalla sproporzione tra l’azione simbolica che gli arrestati stavano effettivamente progettando e le gravissime accuse.


Quasi 20 giorni dopo gli arresti, tutto il corollario accusatorio si sta sciogliendo come neve al sole: niente terrorismo, niente associazione sovversiva! L’inchiesta di Brescia è andata in pezzi:il tribunale del Riesame ha accolto tutte le richieste di scarcerazione nei confronti degli arrestati perchè non sussistono i gravi indizi per tenerli in prigione! 

Sono stati liberati, non tutti assieme, non si poteva rischiare una mastodontica ammissione di colpa con altrettante scuse da parte di uno Stato, tanto "rispettoso" delle procedure dello stato di diritto.
Ad oggi però, ancora 11 persone si trovano dietro le sbarre, fra queste c'è l'amica Patrizia Badii, che sebbene avesse militato fra le fila degli indipendentisti veneti,  in realtà è venuta alla ribalta come leader nazionale del Movimento 9 Dicembre, assieme a Lucio Chiavegato, dal quale, però, aveva preso le distanze, non apprezzandone più il modo di condurre il Movimento.
Chiavegato d'altronde, dopo i giorni di fuoco, si era ritirato facendo vita a sè, con i suoi sodali più stretti, e lasciando il Movimento ad altri.  

Con le sue interviste ad Agorà e Quinta Colonna, e tanti altri media, la sua instancabile attività al presidio di  Soave, dove praticamente viveva, Patrizia  ha tenuto alti i toni della rivolta non solo contro l'imposizione fiscale dello Stato, ma soprattutto contro la sudditanza italiana nei confronti dell'Europa e dell'euro e del far-west della globalizzazione.
L'abbiamo conosciuta all'Assemblea dei Presidi del Movimento 9 Dicembre, di cui noi di Perugia fummo i promotori. 


Questa donna forte e combattiva stava facendo di tutto per evitare che il Movimento refluisse. Parlava con orgoglio del presidio di Soave, che stava raccogliendo attorno a sè tante persone, stanche, deluse, che volevano alzare la testa. 
Già, perchè in Veneto, come in tutto il resto del Paese, c'è malessere vero. 


Abbiamo scritto altrove che il Movimento 9 Dicembre è stato un movimento spontaneo, composito, disorganizzato, espressione di un vero e proprio poliverso sociale: non solo piccoli e medi imprenditori, ridotti sul lastrico, ma anche partite IVA, artigiani, commercianti, camionisti, disoccupati e giovani precari. Insomma tutte quelle fasce non garantite del popolo lavoratore, che non usufruirà nemmeno della manciata di euro  furbescamente promessa da Renzi.
Si sa, la repressione dello Stato è forte e colpisce a tradimento: colpirne uno, per educarne cento! 
Nessuno ci toglie dalla testa che la questione del "terrorismo indipendentista" fosse un classico specchietto per le allodole. 
Noi, infatti, scrivemmo subito che non credevamo agli inquirenti, che avevano affermato che l'attacco non riguardava il Movimento 9 Dicembre.

Perchè dunque, ci si sta accanendo in modo spietato e senza scrupoli contro Patrizia?

Patrizia Badii è in carcere da 18 giorni.
E' l'unica ad essere ancora in isolamento. Neanche durante l'ora d'aria può parlare con qualcuno. 
Patrizia sta male, da sempre soffre di vertigini, e per avere le sue medicine ha dovuto aspettare 48 ore. Volevano negarle anche una semplice pillola per il mal di testa. 
A Patrizia è stato negato un cambio per togliersi i panni che portava addosso da 8 giorni.
Nessuno può farle visita.
Anche suo marito, Luca Vangelista, è stato incarcerato dalla stessa operazione repressiva, mentre la figlia maggiore cui i telefoni sono stati sequestrati, non può parlare con nessuno, e deve badare alla sorellina minore e alla figlia. 
Mangiano grazie all'aiuto dei militanti del presidio di Soave, che si sono sobbarcati le spese delle bollette, per garantire un minimo di decenza a questa famiglia.
Patrizia è dimagrita, è sofferente e noi condanniamo senza appello un'inchiesta indecente e una detenzione basate sul nulla, in flagrante violazione delle più elementari norme dello stato di diritto.


Se Patrizia non verà liberata martedì, quando ci sarà il riesame, saremo pronti a manifestare sotto il tribunale, sotto il carcere, dovunque.

 
Non la lasceremo sola, come non lasceremo sole tutte le vittime del tallone di ferro di uno Stato vendicativo governato da politicanti  venduti al sistema plutocratico.
Vi lasciamo con questo video, girato alla vigilia del 9 Dicembre, in cui, guarda caso, Patrizia non cita i Veneti, ma il popolo italiano tutto. 

Patrizia libera! Liberi tutti!»




Daniela Di Marco e Vincenzo Baldassarri, esponenti della Marcia della Dignità, sono stati i portavoce del Cordinamento 9 dicembre di Perugia
** Fonte: Marcia della Dignità

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