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lunedì 27 gennaio 2020
venerdì 24 gennaio 2020
CHI È IL TRADITORE? di Gianluigi Paragone
Il Movimento che nacque nelle piazze animato da parole nette,
radicali e antisistema, parla di futuro in una sala confortevole,
chiusa, arredata per un colpo di scena straspoilerato, con parole
acrobatiche come “facilitatori”. Il futuro è un’ipotesi, è un salto nel
buio perché erode ciò che il Movimento era stato.
sabato 4 gennaio 2020
IL DILEMMA DI PARAGONE E DI BATTISTA di Moreno Pasquinelli
Il sottoscritto non ha mai condiviso l'idea che Movimento 5 Stelle sia stato fin dall'inizio concepito da qualche diabolica testa d'uovo in seno alle élite dominanti come specchietto per le allodole per deviare e sterilizzare il diffuso disprezzo delle classi subalterne verso centro-sinistra e centro-destra. Quel che si dice, con odioso anglicismo, movimento gatekeeper.
giovedì 2 gennaio 2020
NON C'È PARAGONE !
L'altro ieri, mentre circolavano voci dell'espulsione in arrivo, scrivevamo PARAGONE HA RAGIONE.
Tanto tuonò che piovve...
Per non aver votato la "fiducia" al governo Conte bis sulla Legge di bilancio, i probiviri (si fa per dire) del M5s "hanno espulso senza appello" Gianluigi Paragone.
Misura estrema, di alto valore simbolico e deterrente.
Si devono impaurire non solo i parlamentari stellati ma ogni singolo attivista: non c'è spazio nel Movimento per chi dissente restando fedele non solo allo spirito ma pure alla lettera del programma politico con cui il M5s, il 4 marzo del 2018, diventò primo partito, tra cui "col Partito democratico mai".
Tanto tuonò che piovve...
Per non aver votato la "fiducia" al governo Conte bis sulla Legge di bilancio, i probiviri (si fa per dire) del M5s "hanno espulso senza appello" Gianluigi Paragone.
Misura estrema, di alto valore simbolico e deterrente.
Si devono impaurire non solo i parlamentari stellati ma ogni singolo attivista: non c'è spazio nel Movimento per chi dissente restando fedele non solo allo spirito ma pure alla lettera del programma politico con cui il M5s, il 4 marzo del 2018, diventò primo partito, tra cui "col Partito democratico mai".
sabato 28 dicembre 2019
sabato 30 novembre 2019
5 STELLE: INELUDIBILI CONCLUSIONI di Cesarina Branzi
[ sabato 30 novembre 2019 ]
I 5S coerenti dovrebbero trarre le ineludibili conclusioni. Nel testo Hic rhodus, hic salta a proposito dei 5S è già stato detto tutto quel che c’era da dire. Mi limiterò pertanto ad aggiungere qualche considerazione spicciola. Prescindendo da Di Maio - che mi pare vada sempre piú assumendo i connotati di un ectoplasma -, che hanno da dire i 5S che godono ancora della fama di persone oneste, coerenti, provviste di una certa capacità di analisi, etc., quali, per esempio, Di Battista, Morra, Taverna … tanto per fare qualche nome?
E non mi riferisco a quanto già è stato scritto a proposito del Mes - sul quale pure non sarebbe una pretesa eccessiva aspettarsi una presa di posizione netta e senza equivoci. Mi riferisco, piú modestamente, alle recenti esternazioni del “grillo-parlante”-a-sproposito, che, non pago d’aver programmato (da quel dí …) l’abbraccio mortale del MoVimento con il Pd - deludendo a un tempo le speranze e le aspettative di milioni di cittadini che avevano intravisto il profilarsi di una possibile riscossa contro il grigiore mefitico dell’esistente -, ha mandato a quel paese i dissidenti, imponendo un allineamento alle sue indicazioni: “non rompetemi i coglioni”, non c'è alternativa, T.I.N.A. Chiaro? Chi sgarra, sgamba, e chi non è d’accordo, si può accomodare!
È lecito chiedersi se è questa la sua idea di democrazia diretta. Ed è altrettanto lecito chiedersi che cosa ci voglia ancora perché sulla realtà del cosiddetto MoVimento coloro che sostengono di non condividerne tutte le scelte, coloro che sono in dissenso e vivono - presumibilmente - un disagio, facciano una scelta chiara e mandino a loro volta a “Vaffa!” Grillo e Casaleggio & Associati (a proposito dei quali ultimi sarebbe utile e interessante sapere di che panni si vestono).
Sono consapevole che in tali situazioni una rottura non è mai facile e forse neppure indolore. E non parlo di poltrone - che pure in taluni casi hanno indubbiamente un peso non indifferente -, ma di rapporti che si spezzano, di prospettive che scompaiono, insomma di una svolta che segna l’esistenza di chi su quell’impegno ha scommesso onestamente: parlo di chi ha aderito con onestà intellettuale e senza finalità lucrative, augurandomi che esemplari di questo tipo ancora esistano. Ebbene, anche a costoro ormai dovrebbe essere incontestabilmente chiaro che una loro permanenza al fianco di una masnada di maneggioni e avventurieri di quella fatta non può non fornir loro una copertura, che diventa complicità e concorso attivo alla deriva del nostro disgraziato paese. E, dunque, uno scatto di responsabilità e di dignità imporrebbe l’interruzione di un rapporto di asservimento a interessi piú o meno opachi, dando contemporaneamente un esempio di coerenza e uno stimolo di possibile riscossa.
I 5S coerenti dovrebbero trarre le ineludibili conclusioni. Nel testo Hic rhodus, hic salta a proposito dei 5S è già stato detto tutto quel che c’era da dire. Mi limiterò pertanto ad aggiungere qualche considerazione spicciola. Prescindendo da Di Maio - che mi pare vada sempre piú assumendo i connotati di un ectoplasma -, che hanno da dire i 5S che godono ancora della fama di persone oneste, coerenti, provviste di una certa capacità di analisi, etc., quali, per esempio, Di Battista, Morra, Taverna … tanto per fare qualche nome?
E non mi riferisco a quanto già è stato scritto a proposito del Mes - sul quale pure non sarebbe una pretesa eccessiva aspettarsi una presa di posizione netta e senza equivoci. Mi riferisco, piú modestamente, alle recenti esternazioni del “grillo-parlante”-a-sproposito, che, non pago d’aver programmato (da quel dí …) l’abbraccio mortale del MoVimento con il Pd - deludendo a un tempo le speranze e le aspettative di milioni di cittadini che avevano intravisto il profilarsi di una possibile riscossa contro il grigiore mefitico dell’esistente -, ha mandato a quel paese i dissidenti, imponendo un allineamento alle sue indicazioni: “non rompetemi i coglioni”, non c'è alternativa, T.I.N.A. Chiaro? Chi sgarra, sgamba, e chi non è d’accordo, si può accomodare!
È lecito chiedersi se è questa la sua idea di democrazia diretta. Ed è altrettanto lecito chiedersi che cosa ci voglia ancora perché sulla realtà del cosiddetto MoVimento coloro che sostengono di non condividerne tutte le scelte, coloro che sono in dissenso e vivono - presumibilmente - un disagio, facciano una scelta chiara e mandino a loro volta a “Vaffa!” Grillo e Casaleggio & Associati (a proposito dei quali ultimi sarebbe utile e interessante sapere di che panni si vestono).
Sono consapevole che in tali situazioni una rottura non è mai facile e forse neppure indolore. E non parlo di poltrone - che pure in taluni casi hanno indubbiamente un peso non indifferente -, ma di rapporti che si spezzano, di prospettive che scompaiono, insomma di una svolta che segna l’esistenza di chi su quell’impegno ha scommesso onestamente: parlo di chi ha aderito con onestà intellettuale e senza finalità lucrative, augurandomi che esemplari di questo tipo ancora esistano. Ebbene, anche a costoro ormai dovrebbe essere incontestabilmente chiaro che una loro permanenza al fianco di una masnada di maneggioni e avventurieri di quella fatta non può non fornir loro una copertura, che diventa complicità e concorso attivo alla deriva del nostro disgraziato paese. E, dunque, uno scatto di responsabilità e di dignità imporrebbe l’interruzione di un rapporto di asservimento a interessi piú o meno opachi, dando contemporaneamente un esempio di coerenza e uno stimolo di possibile riscossa.
domenica 6 ottobre 2019
PORCATE A 5 STELLE di Mauro Pasquinelli
[ domenica 6 ottobre 2019 ]
RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI E ABOLIZIONE DEL CONTANTE: LE NUOVE PORCATE DEI 5S
I 5s, oramai afferrati nella loro iperbole pro-sistemica, stanno facendo della riduzione dei parlamentari la madre di tutte le prossime battaglie.
La motivazione è pretestuosa e stucchevole visto che si vengono a risparmiare 100 milioni di euro su un bilancio dello Stato di 900 miliardi annui. Non si faceva prima a ridurre gli stipendi di tutti i parlamentari con legge dello Stato?
In verità alla base di questa proposta, sostenuta da tutta l'oligarchia finanziaria europea e prima ancora dalla stessa P2 di Licio Gelli, c'è uno ed un solo motivo: ridurre gli spazi di agibilità democratica, trasferire più poteri dal legislativo all'esecutivo, spegnere il dissenso e cosi blindare la governance e il potere dei dominanti.
Si vogliono introdurre nuove quote di sbarramento e dimezzare i parlamentari. Allora io chiedo a Di Maio perché non ridurli di 3, 4 o 20 volte? Perché non portare i parlamentari a 10 magari a 7 e poi ad uno?
Sarebbe la fine dell'ipocrisia di un teatrino che non legifera più ma si limita solo a ratificare decisioni prese alla commissione europea, al Bieldelberg e alla Trilaterale.
Sarebbe il suggello definitivo, senza più fronzoli, della dittatura bancocratica che si sta dispiegando ogni giorno di più sotto i nostri occhi!
Vi siete mai chiesti perché Licio Gelli e poi Berlusconi il piduista e poi lo stesso Renzi figlio di entrambi, hanno sempre spinto per la riduzione dei parlamentari, presentata oggi con vanto dai Grullini? Il motivo è sempre lo stesso: disancorare la Governance dalle "chiacchiere" e dagli "ostruzionismi" parlamentari. Gli oppressi hanno bisogno di più voci che li rappresentano. Gli oppressori invece ne vogliono di meno e allineate, perché sono una minoranza sociale!
Dopo la vergognosa proposta di riduzione dei parlamentari, i 5s si apprestano ad appoggiarne un'altra ancora più oscena ed indecorosa: l'abolizione del contante che il governo Conte bis vorrebbe introdurre nella (recessiva) Legge di bilancio 2020.
Essa viene giustificata con la scusa della lotta all'evasione. Ma non c'è più nulla da evadere perché il popolo non ha più soldi in tasca. Chi evade sono i grandi paperoni, i turbo-capitalisti che lo fanno senza usare il contante, spostando con un clic enormi somme di denaro nei paradisi fiscali, protetti dal regime bancocratico europeo.
Abolendo il contante, il cartello finanziario e bancocratico lucrerà commissioni su ogni transazione. Dovremo pagargli il pizzo su ogni acquisto. Assisteremo quindi ad uno spostamento gigantesco di ricchezza dall'economia reale a quella finanziaria. Risultato: una crescita esponenziale del furto finanziario con il pretesto della lotta all'evasione.
Non basta. Saremmo tutti orwellianamente controllati nei nostri acquisti e spostamenti. Anche questo a vantaggio delle grandi corporation che lucrano, a loro volta, sul censimento e la vendita delle nostre preferenze.
RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI E ABOLIZIONE DEL CONTANTE: LE NUOVE PORCATE DEI 5S
I 5s, oramai afferrati nella loro iperbole pro-sistemica, stanno facendo della riduzione dei parlamentari la madre di tutte le prossime battaglie.
Oggi Di Maio la presenta come mossa indispensabile per la riduzione della spesa pubblica.
La motivazione è pretestuosa e stucchevole visto che si vengono a risparmiare 100 milioni di euro su un bilancio dello Stato di 900 miliardi annui. Non si faceva prima a ridurre gli stipendi di tutti i parlamentari con legge dello Stato?
In verità alla base di questa proposta, sostenuta da tutta l'oligarchia finanziaria europea e prima ancora dalla stessa P2 di Licio Gelli, c'è uno ed un solo motivo: ridurre gli spazi di agibilità democratica, trasferire più poteri dal legislativo all'esecutivo, spegnere il dissenso e cosi blindare la governance e il potere dei dominanti.
Si vogliono introdurre nuove quote di sbarramento e dimezzare i parlamentari. Allora io chiedo a Di Maio perché non ridurli di 3, 4 o 20 volte? Perché non portare i parlamentari a 10 magari a 7 e poi ad uno?
Sarebbe la fine dell'ipocrisia di un teatrino che non legifera più ma si limita solo a ratificare decisioni prese alla commissione europea, al Bieldelberg e alla Trilaterale.
Sarebbe il suggello definitivo, senza più fronzoli, della dittatura bancocratica che si sta dispiegando ogni giorno di più sotto i nostri occhi!
Vi siete mai chiesti perché Licio Gelli e poi Berlusconi il piduista e poi lo stesso Renzi figlio di entrambi, hanno sempre spinto per la riduzione dei parlamentari, presentata oggi con vanto dai Grullini? Il motivo è sempre lo stesso: disancorare la Governance dalle "chiacchiere" e dagli "ostruzionismi" parlamentari. Gli oppressi hanno bisogno di più voci che li rappresentano. Gli oppressori invece ne vogliono di meno e allineate, perché sono una minoranza sociale!
Dopo la vergognosa proposta di riduzione dei parlamentari, i 5s si apprestano ad appoggiarne un'altra ancora più oscena ed indecorosa: l'abolizione del contante che il governo Conte bis vorrebbe introdurre nella (recessiva) Legge di bilancio 2020.
Essa viene giustificata con la scusa della lotta all'evasione. Ma non c'è più nulla da evadere perché il popolo non ha più soldi in tasca. Chi evade sono i grandi paperoni, i turbo-capitalisti che lo fanno senza usare il contante, spostando con un clic enormi somme di denaro nei paradisi fiscali, protetti dal regime bancocratico europeo.
Abolendo il contante, il cartello finanziario e bancocratico lucrerà commissioni su ogni transazione. Dovremo pagargli il pizzo su ogni acquisto. Assisteremo quindi ad uno spostamento gigantesco di ricchezza dall'economia reale a quella finanziaria. Risultato: una crescita esponenziale del furto finanziario con il pretesto della lotta all'evasione.
Non basta. Saremmo tutti orwellianamente controllati nei nostri acquisti e spostamenti. Anche questo a vantaggio delle grandi corporation che lucrano, a loro volta, sul censimento e la vendita delle nostre preferenze.
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venerdì 4 ottobre 2019
CARTA DI FIRENZE 2019: C'È VITA NEL 5 STELLE
[ venerdì 4 ottobre 2019 ]
INIZIATIVA BENEMERITA
«Il 4 ottobre 2009 nasceva il MoVimento 5 Stelle. 10 anni dopo, il 4 ottobre 2019, vogliamo che quel nostro sogno diventi esempio concreto.
Siamo attivisti e portavoce che credono nei valori fondativi del MoVimento 5 Stelle e li proteggono con passione. Siamo in tanti a volere un M5S unito e coerente, senza scissioni o correnti : “cittadini attivi” che guardano al futuro del MoVimento 5 Stelle, che hanno contribuito a creare e far crescere».
Così scrivono alcuni attivisti ed esponenti 5 Stelle riuniti oggi a Firenze, affermano nella Carta di Firenze 2019 e chiedono di sottoscrivere l’appello tramite l'apposito modulo.
Un'iniziativa benemerita che pur non essendo del 5 Stelle ci sentiamo in dovere di sostenere. La Carta si concentra su aspetti riguardanti il regime interno del Movimento, la sua verticalizzazione burocratica, ma questo passaggio anzitutto ci spinge ad esprimere la nostra solidarietà:
«Da tempo però assistiamo al dissolversi di questo progetto politico. In nome di una fraintesa responsabilità di governo, il MoVimento ha rinunciato ai propri principi identitari: dalla lotta per la ricostruzione di uno stato sociale massacrato da trent’anni di neoliberismo fino alla battaglia per la conquista della piena sovranità nazionale».
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sabato 7 settembre 2019
IL PRIMO E FONDAMENTALE NODO di Mario Monforte
[ sabato 7 settembre 2019 ]
Tale primario “nodo” da porre è la presa di posizione su che cos’è il governo «pentapiddino» (detto «giallo-rosso» da chi attribuisce sempre il rosso al Pd, «giallo-rosa» da chi è più realista rispetto al Pd, «giallo-fucsia» dai critici di Pd e LeU e della decisione dei 5S — ma attribuire a esso colori diversi dal tetro grigio-spazzino pare già troppo).
Si tratta della restaurazione (in senso storico e attuale) rispetto non solo alle modeste aperture del governo «giallo-verde», ma anche e soprattutto rispetto alle istanze e alle potenzialità riposte (malriposte, come si è esperito) nel governo M5S-Lega dall’oggettivo fronte sociale popolare emerso con le elezioni politiche del 4 marzo 2018. E rispetto a tali istanze, esigenze, potenzialità, rispetto alle volontà degli elettori, della maggioranza dei cittadini, è stato messo a segno un vero e proprio “golpe bianco” (senza carri armati per le strade, ma sempre colpo di Stato — il quarto, dopo i tre di Napolitano, con Monti, Letta, Renzi).
Golpe per la restaurazione
Restaurazione dell’abietta sottomissione all’Ue-€ (quindi in primo luogo a Germania e Francia), alla (fase del capitalismo detta) «globalizzazione», alle centrali politico-finanziarie che la “performano”, ai suoi imperativi economici (di sfruttamento dei popoli e paesi), al suo liberalismo scatenato su tutti i piani (non solo economico, ma anche politico per cui decidono le élite “illuminate”, sociale per cui conta l’individuo atomizzato, culturale per cui conta “ciò che c’è” da considerare “senza ideologie” rimettendosi alla tecnologia, comportamentale per cui “ognun per sé e dio per tutti”, alla deportazione da Africa e Vicino-Medio Oriente (con business della tratta e rivalutazione del ruolo delle Ong) con massiccia sostituzione (posta come «accoglienza» e «integrazione»), della composizione sociale presente — nonché restaurazione della servile subordinazione agli Usa-Nato.
La reazione interna — “incarnata” in prima fila dal Pd, nonché dal Deep State di istituzioni, apparati, personale dello Stato, fino alla presidenza della Repubblica —, ben “integrata” con quella estera (Ue), che spingeva per tale restaurazione, si è dunque affermata a livello di gestione (governo) dello Stato italiano, segnando la (ri-)sottomissione del nostro popolo e Paese.
Di fronte a questa realtà non sono accettabili possibilismi e diplomatismi, condiscendenze verso “buona fede” e aperture verso “ma è colpa di Salvini”, “che altro si poteva fare”, “forse ne verrà qualcosa di buono”, stiamo a vedere”, etc. E nemmeno verso distinguo — “quell’esponente non avrebbe voluto”, “quell’altro ancora non si è espresso”, etc. —, perché inutili, fuorvianti e occultanti.
Va messa in evidenza come tutto questo sia collaborazionismo e complicità. Infatti, se del Pd è inutile dire, dei “capi” e “maggiorenti”, Grillo in testa, dei membri del precedente governo, del grosso dei parlamentari del M5S, invece c’è molto da dire: Grillo e Co. e M5S si sono assunti la responsabilità di aderire alla reazione per imporre la restaurazione, attuando il “golpe bianco”. Lo stesso governo attuale, con figure scialbe e secondarie, con il dc (finora mascherato) Conte (a braccetto di Mattarella), con Gualtieri uomo-Ue all’Economia, con Gentiloni alla Commissione Ue, dimostra che cosa sia (tanto che la prima “questione” posta subito “sul tappeto” è l’apertura all’immigrazione, ossia alla tratta-sostituzione).
Tale primario “nodo” da porre è la presa di posizione su che cos’è il governo «pentapiddino» (detto «giallo-rosso» da chi attribuisce sempre il rosso al Pd, «giallo-rosa» da chi è più realista rispetto al Pd, «giallo-fucsia» dai critici di Pd e LeU e della decisione dei 5S — ma attribuire a esso colori diversi dal tetro grigio-spazzino pare già troppo).
Si tratta della restaurazione (in senso storico e attuale) rispetto non solo alle modeste aperture del governo «giallo-verde», ma anche e soprattutto rispetto alle istanze e alle potenzialità riposte (malriposte, come si è esperito) nel governo M5S-Lega dall’oggettivo fronte sociale popolare emerso con le elezioni politiche del 4 marzo 2018. E rispetto a tali istanze, esigenze, potenzialità, rispetto alle volontà degli elettori, della maggioranza dei cittadini, è stato messo a segno un vero e proprio “golpe bianco” (senza carri armati per le strade, ma sempre colpo di Stato — il quarto, dopo i tre di Napolitano, con Monti, Letta, Renzi).
Golpe per la restaurazione
Restaurazione dell’abietta sottomissione all’Ue-€ (quindi in primo luogo a Germania e Francia), alla (fase del capitalismo detta) «globalizzazione», alle centrali politico-finanziarie che la “performano”, ai suoi imperativi economici (di sfruttamento dei popoli e paesi), al suo liberalismo scatenato su tutti i piani (non solo economico, ma anche politico per cui decidono le élite “illuminate”, sociale per cui conta l’individuo atomizzato, culturale per cui conta “ciò che c’è” da considerare “senza ideologie” rimettendosi alla tecnologia, comportamentale per cui “ognun per sé e dio per tutti”, alla deportazione da Africa e Vicino-Medio Oriente (con business della tratta e rivalutazione del ruolo delle Ong) con massiccia sostituzione (posta come «accoglienza» e «integrazione»), della composizione sociale presente — nonché restaurazione della servile subordinazione agli Usa-Nato.La reazione interna — “incarnata” in prima fila dal Pd, nonché dal Deep State di istituzioni, apparati, personale dello Stato, fino alla presidenza della Repubblica —, ben “integrata” con quella estera (Ue), che spingeva per tale restaurazione, si è dunque affermata a livello di gestione (governo) dello Stato italiano, segnando la (ri-)sottomissione del nostro popolo e Paese.
Di fronte a questa realtà non sono accettabili possibilismi e diplomatismi, condiscendenze verso “buona fede” e aperture verso “ma è colpa di Salvini”, “che altro si poteva fare”, “forse ne verrà qualcosa di buono”, stiamo a vedere”, etc. E nemmeno verso distinguo — “quell’esponente non avrebbe voluto”, “quell’altro ancora non si è espresso”, etc. —, perché inutili, fuorvianti e occultanti.
I voltagabbana
Va messa in evidenza come tutto questo sia collaborazionismo e complicità. Infatti, se del Pd è inutile dire, dei “capi” e “maggiorenti”, Grillo in testa, dei membri del precedente governo, del grosso dei parlamentari del M5S, invece c’è molto da dire: Grillo e Co. e M5S si sono assunti la responsabilità di aderire alla reazione per imporre la restaurazione, attuando il “golpe bianco”. Lo stesso governo attuale, con figure scialbe e secondarie, con il dc (finora mascherato) Conte (a braccetto di Mattarella), con Gualtieri uomo-Ue all’Economia, con Gentiloni alla Commissione Ue, dimostra che cosa sia (tanto che la prima “questione” posta subito “sul tappeto” è l’apertura all’immigrazione, ossia alla tratta-sostituzione).
E ciò dà conto del lungo seguito di voltagabbana rispetto a impegni e di tradimenti rispetto a promesse, attuato in questo anno e due mesi di governo «giallo-verde», come fa capire che non era una mera posizione di “smussamento” (rispetto a Mattarella) il “si sta nell’Ue/euro/Nato” del «contratto» di governo — e il “mi fo tatuare sto nell’euro” di Di Maio —, giungendo al voto (decisivo) per l’elezione della von del Leyen a capo della Commissione Ue (in “coppiola” con la Lagarde alla Bce). E dà conto del fatto che non si è contrastato Salvini sul suo terreno (per esempio, assumendo in proprio la proposta dei minibot), arrivando a condurre una campagna elettorale (alle elezioni europee e amministrative) fiancheggiatrice del Pd. E dà conto del perché, a suo tempo, la prima trattativa per formare il governo fosse stata, avanti di quella con la Lega, con il Pd. Il disegno — di Grillo e Co. — era in corso da tempo, ed è strisciato avanti, mascherandosi sotto gli attacchi anche feroci a corruzione, malversazione, sconci del Pd, ma senza mai toccare, né tantomeno facendo comprendere ad attivisti e seguaci 5S, le radici di fondo delle contraddizioni (Ue-€, globalismo, sottomissione, e cosí via) da affrontare.
Nello sconquasso, inevitabile e necessario dei 5S, ora che è venuto in luce accecante a quali fini è stato promosso, costruito e indirizzato il movimento (recupero e ingabbiamento delle istanze e volontà popolari a fini del “sistema”, e della sua conservazione e restaurazione), si deve porre questo fondamentale “nodo”, e pretendere risposte e prese di posizioni nette e precise in merito, è essenziale per vedere di salvare almeno il salvabile, e di non chiudere le prospettive di “altro” e “oltre”.
Nello sconquasso, inevitabile e necessario dei 5S, ora che è venuto in luce accecante a quali fini è stato promosso, costruito e indirizzato il movimento (recupero e ingabbiamento delle istanze e volontà popolari a fini del “sistema”, e della sua conservazione e restaurazione), si deve porre questo fondamentale “nodo”, e pretendere risposte e prese di posizioni nette e precise in merito, è essenziale per vedere di salvare almeno il salvabile, e di non chiudere le prospettive di “altro” e “oltre”.
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giovedì 5 settembre 2019
ADDIO M5S, TORNO AD ESSERE LIBERA di Debora Billi
[ giovedì 5 settembre 2019 ]
«E' ora. Per quei 4 gatti che forse hanno voglia di leggere, racconto la mia storia. Serve più che altro a me, confesso.
Questo scrive Debora Billi, che ha fatto parte del gruppo Comunicazione del M5s
«E' ora. Per quei 4 gatti che forse hanno voglia di leggere, racconto la mia storia. Serve più che altro a me, confesso.
Oggi mi allineo a tanti altri amici e dico addio al MoVimento 5 Stelle. Devo spiegare perché? Direi che è talmente scontato ed evidente da non doverci sprecare parole: l’obbrobrio che si è consumato nel Palazzo ha superato in nefandezza il golpe del 2011, e la mano che ha riconsegnato il mio Paese ai carnefici della Grecia stavolta porta il nome di MoVimento 5 Stelle. Ho dato il mio ultimo Oxi a Rousseau.
Ma nel giorno in cui il mio Paese è vinto, io sono finalmente libera. Una magra consolazione.
Come molti amici sanno, ho lavorato per 5 anni nell’ormai mitico “gruppo comunicazione” m5s alla Camera, che la stampa considerava onnipotente (ci ridevamo molto). Ho partecipato a cerchi magici, a vertici, ho vissuto momenti storici per il MoVimento. Ho scritto decine di post per il blog di Beppe, nessuno dei quali a mio nome, e alcuni dei quali finiti sulle prime pagine. Ho fatto campagne web e social, nel periodo dell’assai discusso divieto TV, che hanno coinvolto e trascinato l’intero MoVimento. Esisteva ancora a quell’epoca il MoVimento, sapete? Mi piaceva lavorare nell’ombra, e ho avuto i miei 15 minuti di celebrità solo per un tweet del venerdì notte che mi ha fatto finire nei titoli di apertura del TG1, tra Obama e il Papa. Per i media, d’altronde, ogni scusa era buona per attaccare il m5s. Gianroberto mi disse “Chiudi tutto per 48 ore, e passerà”. Un ottimo consiglio.
E’ passato, come è passato Gianroberto: era malato, aveva i giorni contati, e fu così che nel m5s partì la prima Foresta dei Pugnali Volanti. In quella guerra sanguinosa e tutta interna, tanti furono i morti lasciati a terra. In primis i meetup, quelli litigiosi ma anche quelli “scomodi”; poi singoli attivisti, scomunicati di botto; e poi la gente nel Palazzo, dai parlamentari agli umili lavoratori della vigna m5s come ero io o come era Messora. La strage dei casaleggini, di cui quello che avete visto nei giorni scorsi è stato solo l’atto finale.
Chi è il colpevole? Non lo so. Nel mio caso, a rendermi la vita impossibile e poi a buttarmi fuori nel 2018 furono alcune mezze figure di capacità nulle, e qualche arrampicatore che ha poi fatto carriera spinto da chissachi. Ci sono sempre, in politica. I parlamentari? Mi piacevano tutti, erano bravi, lavoravano tanto, si impuntavano per sciocchezze e a volte ci facevano ammattire. Ora ho visto moltissimi di loro fare appelli per il governo con il PD: sì, sei su scherzi a parte.
Ho sempre combattuto, malgrado tutto. Sono riuscita a togliermi soddisfazioni a dispetto di molti: la campagna di Luigi sui “taxi del mare” è stata un’idea mia, e ha aperto gli occhi al Paese sui trafficanti di uomini. E’ questo ciò che fa un giornalista, specialmente se “al servizio” di un partito che è (era) nato per aprire gli occhi ai cittadini.
Gianroberto, dicevamo. Eravamo amici, gli volevo bene e so che anche lui me ne ha voluto: “Ti ha difeso tanto”, mi hanno detto due big del m5s il giorno della sua morte. Chissà da chi, chissà da che, anche se posso immaginarlo. Non dirò nulla di ciò che pensava davvero, non andrò in giro a vendermi la sua fiducia: posso solo garantire che le scempiaggini sul “governo globale massonico” che girano sul suo conto sono tutte fesserie.
Questa, molto in breve (come merita) è la mia storia nel m5s. Che è durata fino a pochi giorni fa, quando ancora ricevevo chiamate e chat dal Palazzo, o scrivevo sui social sotto falso nome sempre per non creare problemi al m5s. Mi sono annullata per anni, ho cancellato la mia stessa esistenza, non ho mai fiatato e ho servito il m5s (e il Paese) fino all’ultimo. Non facile, per una giornalista.
L’”ultimo” però è arrivato. Il m5s oggi governa col PD, facendo credere che lo cambierà “dall’interno”. Ma il PD è come l’Europa: per cambiarlo dall’interno prima devi starci dentro, e quando vuoi uscire è peggio dell’Hotel California. Nella scatoletta di tonno ci abbiamo trovato la piovra, ed è stato più facile lasciarci abbracciare che combatterla.
Addio m5s, torno ad essere libera. Non devo più fedeltà a nessuno: Gianroberto è morto, ma mi piace pensare che avrebbe approvato.
E al mio disgraziato Paese, buonanotte e buona fortuna».
* Fonte: pagina Fb di Debora Billi
mercoledì 4 settembre 2019
DIMMI CHI ESULTA E TI DIRÒ CHI SEI di Piemme
[ mercoledì 4 settembre 2019 ]
Chi ci segue sa che non abbiamo mai avuto dubbi sul successo dell'inciucio tra Pd e M5s.
Ne eravamo sicuri per due fondamentali ragioni. La prima è che l'attore più forte, ovvero il partito eurista, era deciso a sventare le elezioni anticipate e tornare a rioccupare la postazione di palazzo Chigi. La seconda è che l'M5s, vista la dolorosa erosione a vantaggio dell'alleato Salvini, doveva per forza riposizionarsi. Di Maio e company avevano solo due alternative: o sfidare Salvini contendendogli l'egemonia del campo sovranista-populista o fare la mossa opposta, raggiungendo il campo opposto, quello europeista —ciò che è avvenuto col gesto altamente simbolico del voto alla Von Der Leyen.
Non solo. Durante le altalenanti e incerte fasi del negoziato tra Pd e M5s segnalavamo che l'inciucio non era una mera operazione posticcia e tatticistica di galleggiamento, bensì strategica: l'ambizioso tentativo di ricostruire uno stabile blocco politico di centro-sinistra che sia al contempo braccio politico del grande capitalismo e mezzo in vista del ripristino dell'assetto bipolare fatto a pezzi il 4 marzo 2018. Per questo abbiamo definito l'operazione come RESTAURAZIONE.
Siccome il negoziato si va concludendo con l'accordo tra Pd e M5s (già oggi Conte e il suo governo potrebbero giurare al Quirinale) in borsa si esulta e lo spread non è mai stato così basso. Il segnale che spazza via ogni dubbio sulla natura dell'operazione Conte-bis.
Ovviamente il lupo si traveste da agnello. La restaurazione non può presentarsi ai cittadini per quello che effettivamente è, essa è obbligata a camuffare la sostanza neoliberista dietro la maschera del progressismo, nonché nascondere l'eurismo dietro l'inganno di un'altreuropeismo di maniera. L'Unione matrigna saprà concedere ai suoi lacchè un po' d'ossigeno, ovvero quei margini di "flessibilità" per evitare che la prossima Legge di bilancio appaia come austeritaria. L'imbroglio durerà poco, tanto più se l'attuale recessione economica globale si approfondirà, essa colpirà al cuore anzitutto proprio l'Unione europea, ponendola davanti al bivio di reinventarsi su più solide basi o andare verso una definitiva disgregazione.
Le potenti forze oligarchiche europee, raccolte attorno all'asse franco-tedesco non solo si opporranno al disfacimento della Ue, vorranno compiere il decisivo passo per il suo consolidamento come super-stato, ciò che implica da parte degli stati membri ulteriori e finali cessioni di sovranità.
L'Italia, già anello debole della catena Ue, diventerà a maggior ragione il principale campo di battaglia tra i due opposti campi di forze: quello che vorrà fare del Paese la terza gamba del super-stato unionista e quello che punterà a staccarsene. La posta in palio è se l'Italia sopravviverà come nazione o se diverrà provincia di un nuovo incipiente impero.
Ne vedremo necessariamente delle belle.
Se non ci sono dubbi su quale sarà la scelta di campo del governo Conte-bis, incerto è invece il posizionamento che sceglierà della Lega di Salvini (ammesso che ci sia ancora lui alla testa). Di Lega non ce n'è una, ne abbiamo piuttosto due. Quando il gioco si farà duro l'uno si potrebbe dividere in due, con l'ala nordista-europeista che non esiterà a mollare l'ala sovranara.
Entriamo dunque in una nuova fase della crisi sistemica, destinata a scomporre e ricomporre ogni campo politico (anche quello che oggi viene chiamato sovranista) e all'interno dei diversi campi la lotta si svolgerà in ogni singola sua parte. Dallo sfaldamento di quello che avevamo chiamato dopo il 4 marzo "campo populista" qualcosa di buono deve nascere e nascerà.
Nel Paese, tanto più dopo il riposizionamento europeista del M5s, c'è già adesso uno spazio politico e sociale vuoto. E' lo spazio di quello che potremmo chiamare del "terzo polo", no-euro e antiliberista. La Sinistra Patriottica può e deve svolgere un ruolo importante nella costruzione di questo "terzo polo".
Di proposte che vadano in questa direzione noi non ne vediamo —non lo sono quelle che ci prospettano nuovi partitini. Una proposta l'abbiamo fatta, quella del PARTITO ITALEXIT.
Chi ci segue sa che non abbiamo mai avuto dubbi sul successo dell'inciucio tra Pd e M5s.
Ne eravamo sicuri per due fondamentali ragioni. La prima è che l'attore più forte, ovvero il partito eurista, era deciso a sventare le elezioni anticipate e tornare a rioccupare la postazione di palazzo Chigi. La seconda è che l'M5s, vista la dolorosa erosione a vantaggio dell'alleato Salvini, doveva per forza riposizionarsi. Di Maio e company avevano solo due alternative: o sfidare Salvini contendendogli l'egemonia del campo sovranista-populista o fare la mossa opposta, raggiungendo il campo opposto, quello europeista —ciò che è avvenuto col gesto altamente simbolico del voto alla Von Der Leyen.
Non solo. Durante le altalenanti e incerte fasi del negoziato tra Pd e M5s segnalavamo che l'inciucio non era una mera operazione posticcia e tatticistica di galleggiamento, bensì strategica: l'ambizioso tentativo di ricostruire uno stabile blocco politico di centro-sinistra che sia al contempo braccio politico del grande capitalismo e mezzo in vista del ripristino dell'assetto bipolare fatto a pezzi il 4 marzo 2018. Per questo abbiamo definito l'operazione come RESTAURAZIONE.
Siccome il negoziato si va concludendo con l'accordo tra Pd e M5s (già oggi Conte e il suo governo potrebbero giurare al Quirinale) in borsa si esulta e lo spread non è mai stato così basso. Il segnale che spazza via ogni dubbio sulla natura dell'operazione Conte-bis.
Ovviamente il lupo si traveste da agnello. La restaurazione non può presentarsi ai cittadini per quello che effettivamente è, essa è obbligata a camuffare la sostanza neoliberista dietro la maschera del progressismo, nonché nascondere l'eurismo dietro l'inganno di un'altreuropeismo di maniera. L'Unione matrigna saprà concedere ai suoi lacchè un po' d'ossigeno, ovvero quei margini di "flessibilità" per evitare che la prossima Legge di bilancio appaia come austeritaria. L'imbroglio durerà poco, tanto più se l'attuale recessione economica globale si approfondirà, essa colpirà al cuore anzitutto proprio l'Unione europea, ponendola davanti al bivio di reinventarsi su più solide basi o andare verso una definitiva disgregazione.
Le potenti forze oligarchiche europee, raccolte attorno all'asse franco-tedesco non solo si opporranno al disfacimento della Ue, vorranno compiere il decisivo passo per il suo consolidamento come super-stato, ciò che implica da parte degli stati membri ulteriori e finali cessioni di sovranità.
L'Italia, già anello debole della catena Ue, diventerà a maggior ragione il principale campo di battaglia tra i due opposti campi di forze: quello che vorrà fare del Paese la terza gamba del super-stato unionista e quello che punterà a staccarsene. La posta in palio è se l'Italia sopravviverà come nazione o se diverrà provincia di un nuovo incipiente impero.
Ne vedremo necessariamente delle belle.
Se non ci sono dubbi su quale sarà la scelta di campo del governo Conte-bis, incerto è invece il posizionamento che sceglierà della Lega di Salvini (ammesso che ci sia ancora lui alla testa). Di Lega non ce n'è una, ne abbiamo piuttosto due. Quando il gioco si farà duro l'uno si potrebbe dividere in due, con l'ala nordista-europeista che non esiterà a mollare l'ala sovranara.
Entriamo dunque in una nuova fase della crisi sistemica, destinata a scomporre e ricomporre ogni campo politico (anche quello che oggi viene chiamato sovranista) e all'interno dei diversi campi la lotta si svolgerà in ogni singola sua parte. Dallo sfaldamento di quello che avevamo chiamato dopo il 4 marzo "campo populista" qualcosa di buono deve nascere e nascerà.
Nel Paese, tanto più dopo il riposizionamento europeista del M5s, c'è già adesso uno spazio politico e sociale vuoto. E' lo spazio di quello che potremmo chiamare del "terzo polo", no-euro e antiliberista. La Sinistra Patriottica può e deve svolgere un ruolo importante nella costruzione di questo "terzo polo".
Di proposte che vadano in questa direzione noi non ne vediamo —non lo sono quelle che ci prospettano nuovi partitini. Una proposta l'abbiamo fatta, quella del PARTITO ITALEXIT.
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martedì 3 settembre 2019
M5S ED IL MITO DELLA SINISTRA CHE NON C’E’ di Inessa Armand
[ martedì 3 settembre 2019 ]
Volentieri pubblichiamo questo duro intervento che ci ripropone la tesi della scomparsa della dicotomia destra-sinistra. Tesi che viene da lontano e che abbiamo avuto modo di contestare. Ci permettiamo di segnalare:
- DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: TRAMONTO O ECLISSI? sulle tesi di Preve e Fusaro?
- DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: critica a Giulietto Chiesa,
- SOVRANISMI (DI SINISTRA, DI DESTRA... E DI CENTRO)
RIFLESSIONI SUI PERICOLI DELLA NOSTALGIA E
Volentieri pubblichiamo questo duro intervento che ci ripropone la tesi della scomparsa della dicotomia destra-sinistra. Tesi che viene da lontano e che abbiamo avuto modo di contestare. Ci permettiamo di segnalare:
- DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: TRAMONTO O ECLISSI? sulle tesi di Preve e Fusaro?
- DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: critica a Giulietto Chiesa,
- SOVRANISMI (DI SINISTRA, DI DESTRA... E DI CENTRO)
* * *
RIFLESSIONI SUI PERICOLI DELLA NOSTALGIA E
SULLA POTENZA DELLE ALLUCINAZIONI
Esaminando l’attuale situazione politica è necessario, quanto inevitabile, che il termine “sinistra”, parafrasando Trotsky, venga definitivamente gettato nella raccolta differenziata, tra i rifiuti altamente tossici, più esattamente tra quelli radioattivi.
Che ci si riferisca alle mutazioni genetiche del PCI o alle diverse scorie prodotte dalla deflagrazione di organizzazioni post sessantottine, il risultato non cambia, si tratta ormai, mutatis mutandis, esattamente della stessa melma.
Per anni, la sinistra “radicale” e quella “canonica” si sono scontrate, caratterizzate da una diversa prassi politica che rendeva possibile fare dei distinguo; ora tutto è cambiato e, in questa fase di importanti trasformazioni sociali, si ritrovano accomunate da inqualificabili prese di posizione: dalla difesa della teoria gender, alla ”illusione del multiculturalismo” ( la cui massima espressione è il Global Compact che giustifica e garantisce un’immigrazione totalmente incontrollata), dalla scienza teorizzata come nuova teologia (per far passare l’obbligatorietà di 12 vaccini ed una mostruosità come la Triptorelina) fino alla difesa della legge sulle impronte digitali o quella sulle fake news (ovvero l’ultima frontiera, almeno per ora, del controllo sociale).
Conseguentemente, ora più che mai, proprio alla luce di quanto accade, appare chiaro che il vocabolo “Sinistra” è un significante vuoto ovvero privo di significato.
Ne consegue che quel che le élites neoliberali hanno sbandierato come la sparizione della dicotomia destra/sinistra è, pertanto, semplicemente, un’ipocrisia, un’invenzione ideologica prima che politica.
E’ necessaria la mera presa di coscienza di questo inganno per iniziare a ragionare sul presente; affermare quanto sopra non vuol dire negare le differenze di analisi e, di conseguenza, ideologiche tra le diverse teorie sulla prassi politica, vuol dire, anzi, liberarle dalle grottesche generalizzazioni a cui si è arrivati a causa di un ristagno teoretico, di un lunghissimo riflusso e di un’immobilità concettuale senza precedenti. In tale situazione, avvalersi ancora del lemma “Sinistra” è qualcosa che, politicamente, non ha più senso.
Nei secoli precedenti, il contesto storico politico ha originato fondamentali dottrine economico-filosofiche: si parlava di marxismo, leninismo, trotskismo, lambertismo, bordighismo... Pur esistendo il termine Sinistra, questo designava un concetto talmente vago da essere solo parzialmente utilizzabile, un’idea geografica prestata alla politica; la Sinistra, come blocco ideologico, non esisteva e, forse, non è mai esistita.
Tra la metà dell’800 e gli inizi del ‘900, sono state elaborate teorie, creati strumenti di interpretazione di quella realtà e rivoluzionato il corso degli eventi. Parliamo di una fase storica precisa.
Ora però siamo nel 2019 e la fase storica è cambiata radicalmente, la situazione politica, economica e sociale non è più, neanche lontanamente, paragonabile a quella dei secoli scorsi, per dirla tecnicamente, siamo in un altro ciclo di accumulazione capitalistico.
Una diversa realtà ha, conseguentemente, bisogno di essere interpretata con nuovi strumenti e necessita di una nuova teoria politica. Continuare a decodificare il momento attuale servendosi della concezione, degli strumenti interpretativi e delle categorie socio-economiche create tra il 1848 ed il 1940 sarebbe come combattere i missili, di cui dispongono oggi le forze neoliberali, con i cannoni ed i fucili a scoppio. Sarebbe assurdo, oltreché assolutamente stupido. Sarebbe un inutile massacro, la cronaca di una morte annunciata e, peggio ancora, una follia anacronistica.
Ancora fino agli anni ’70 la realtà era diversa: analizzando la situazione sociale è possibile affermare che ci fossero un grande partito di massa, il PCI, e grandi sindacati di massa, un blocco sociale enorme incanalato e tenuto insieme affinché le istanze e le semplici rivendicazioni non potessero, in alcun modo, sfociare in un movimento che avrebbe rischiato di diventare ingestibile.
Che cos’era la sinistra in Italia e che cosa è diventata? Ci sono state moltissime organizzazioni partitiche, dal PCI al PSI o DP (solo per citarne alcune) fino ad arrivare al PRC e tutto quel che dalla scomparsa del PCI è fuoriuscito, PD compreso, ma c’era anche una così detta sinistra rivoluzionaria, una miriade di organizzazioni molto prolifiche intellettualmente ma solo parzialmente radicate sul territorio, spesso poco più che dei circoli culturali, dei centri studi.
Molte di quelle organizzazioni esistono ancora ma sono rimaste intrappolate nel loro pensiero pensante, come in una bolla dalla quale vedono lo scorrere del tempo ma non i cambiamenti sociali. Peggio ancora esse hanno completamente aderito alla propaganda neoliberale della globalizzazione e, paradossalmente, gli stessi che avevano partecipato al movimento No global, ora si trovano impastoiati, impantanati nella grande narrazione.
La sinistra canonica (PD, PRC ecc) non è stata da meno: ha aderito a Maastricht ed agli altri trattati, con le disastrose conseguenze che ben conosciamo, ha abbattuto la produzione manufatturiera avallando la delocalizzazione, ha distrutto il lavoro salariato grazie al mortale colpo del Job Act, ha tagliato drasticamente le pensioni mediante la legge Fornero, ha dato il colpo di grazia alla sanità pubblica ed ha portato avanti la demolizione della scuola e delle università e l’hanno chiamata “Buona scuola”.
Ha portato a termine o ha dato il colpo di grazia perché il percorso era iniziato prima: senza fare archeologia politica, è possibile affermare che l’era della distruzione è iniziata dopo mani pulite con i diversi governi tecnici e con Berlusconi (la complicità delle sinistre è stata comunque determinante), poi, come è noto, le élites hanno visto in Renzi un candidato promettente. Ha fatto un gran bel lavoro di smantellamento mentre un’altra parte della sinistra si impegnava alacremente, e si impegna tutt’ora, in arcobaleni ed in una acritica “accoglienza” senza minimamente rendersi conto che la maggioranza della popolazione si sta ribellando a questa visione perversa, sta vivendo una situazione sociale di estrema difficoltà: periferie sempre più impraticabili, salari abbassati, lavoro nero in aumento, disoccupazione ai massimi storici, impoverimento, degrado sociale, aumento della violenza… Chi prende posizione contro questa visione delirante è considerato un fascista, un razzista.
La sinistra è ormai inappellabilmente condannata ad allontanarsi dalle masse, non ne difende più gli interessi perché non è più in grado di comprenderne né le priorità, né le problematiche. E’ quella che ha tradito i lavoratori, è quella che difende l’immigrazione di massa, è quella che non difende la parità di diritti ma propaga la teoria gender, è quella che insulta ed accusa, è quella della giustizia rossa che non protegge, è quella della corruzione, della malasanità, degli appalti truccati, delle cooperative rosse… E’ Tutto questo.
Leggendo, senza pregiudizi e, soprattutto senza vuoti sentimentalismi, ciò che è accaduto in questi anni, la situazione italiana, appare assolutamente chiara, se poi estendessimo questa analisi a quanto è successo negli ultimi mesi, considerando non solo l’esito delle elezioni politiche, ma quello delle elezioni europee e locali, regionali e comunali, la veridicità di quanto affermato, diventa inoppugnabile.
I blocchi sociali, così come li conoscevamo ed erano rappresentati, almeno fino agli anni ’60, non esistono più; sono radicalmente mutati, scompaginati.
In Italia, un coacervo di istanze sociali, “sezionali e prepolitiche” ha cercato la sua espressione politica nelle urne ed ha affidato le sue richieste al governo che è seguito alle votazioni del 4 marzo: La Lega ed il Movimento 5 Stelle.
Fin dall’inizio, sia i mass media (ed in genere, il pensiero dominante) che le oligarchie eurocentriche, hanno aspramente avversato questo governo, ma, paradossalmente, proprio queste critiche hanno contribuito a tenerlo in vita ed a far sì che venisse percepito come qualcosa di diverso, un elemento di rottura con i precedenti.
Sappiamo come è andata a finire: i “deplorevoli” sono stati delusi anche perché, ciò che per troppi non è ancora evidente, è la reale natura dei “Criceti di Satana”, quel buco nero che è il Movimento 5 Stelle, l’apoteosi della normalizzazione neoliberale.
Una disamina, di questo fenomeno politico da baraccone, appare necessaria ed urgente.
Il problema vero è costituito da coloro che, pur conoscendone la genealogia ed il successivo sviluppo, perseverano nel considerare il M5S qualcosa di diverso da quel che è.
Il M5S è un movimento creato a tavolino in guisa di contenitore, nel senso più stretto del termine: contenere! Convogliare e contenere il malessere sociale, canalizzandolo in un ambito istituzionale. La fede in una fantasiosa distopia tecno-scientifica è il pilastro che soggiace a sgangherate posizioni politiche di circostanza. Per provarlo, oltre ogni ragionevole dubbio, è sufficiente analizzare il modo in cui hanno normalizzato certe espressioni chiare di istanze sociali, di malcontento. Due esempi fattuali: il reddito di cittadinanza, il cui progetto originale avrebbe potuto segnare un passo avanti nell’ambito delle conquiste sociali, svilito e deturpato in modo da farlo diventare una sorta di Hartz 4 tedesco e la legge Lorenzin peggiorata nel DDL 770. Questi erano due dei loro cavalli di battaglia pre-elettorali, hanno preso voti per questo; poi la montagna ha partorito il miserabile topolino. L’inganno è stato svelato dai fatti.
Altra prova a suffragare tale valenza normalizzatrice: all’indomani del colpo di mano di Mattarella ne avevano chiesto l’impeachment, idea difendibile, l’intromissione era insopportabile, chiunque se ne è reso conto; Di Maio annuncia una grande manifestazione di protesta, tempo ventiquattr’ore e tutto è finito con funambolico passo indietro: una possibile manifestazione di massa, trasformata in una pacifica ed innocua, quanto inutile, scampagnata post elettorale al circo Massimo.
Il M5S non ha nessuna intenzione, prima ancora che la capacità, di “tenere una piazza”, non gli interessa: è stato creato con l’intento opposto. Se non basta ciò che è accaduto in Italia, analizziamo quel che è successo in Francia, altrettanto emblematico: Di Battista e Di Maio incontrano una delegazione di GJ a Nizza e ciò che ne segue è una listaccia per le elezioni europee che ha solo emarginato i quattro gatti che vi hanno aderito.
Spazzatura neoliberale ma ammantata dell’uso di un altro termine (per altro altrettanto svuotato di significato) “onestà” che loro hanno trasformato in parola d’ordine, mantra scriteriato che ripetono mentre vorrebbero ridurre lo spazio democratico ratificando la diminuzione del numero dei parlamentari (che ricorda il referendum renziano), il taglio degli stipendi dei parlamentari, l’abolizione delle provincie, l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti.
Analizzando, non è difficile vedere quel che si cela dietro queste richieste: sono tutte applicazioni di direttive europee, sebbene abbiano cercato di travestirle da innovativi punti programmatici (presenti nel loro Programma Elettorale insieme ad altre preoccupanti quanto aberranti derive tecnocratiche), cascami europeisti dissimulati come scelta politica contro gli sprechi.
Il loro europeismo è, de facto, inequivocabile, tanto che certe dichiarazioni di Di Maio, come quella “noi non siamo contro i vicoli europei” (FQ 07/05/2019) suonano quasi ridondanti, al pari della rivendicazione del Salario minimo orario europeo (dovremmo parlare di circa 9,00 Euro lordi), ancora una volta di renziana memoria!
Ogni possibile dubbio è stato infine dissipato dal voto alla Von der Leyen, perfettamente in asse con le altre forze europeiste, tra le quali spicca il PD.
A voler pensar male, si potrebbe evincere che le oligarchie finanziarie europeiste avevano deciso di affidare a questo magma, che è il M5S, il ruolo che, precedentemente, avevano conferito a Renzi che era riuscito, solo in parte, a portare avanti il progetto. Il suo delirio di onnipotenza lo aveva convinto ad usare il Referendum come mezzo, gli italiani hanno reagito compattamente mandando un chiaro segnale. Il M5S sta cercando di perseguire lo stesso fine, con altri mezzi, molto più pericolosi perché surrettizi.
Questi “Criceti di Satana”, con una fede cieca nella tecnologia e nella scienza, pronti ad asserire e poi negare qualsiasi assunto, non si sono dimostrati altro se non utili idioti al servizio di poteri più grandi di loro.
La base elettorale se ne sta rendendo conto, l’illusione è ormai stata ampiamente svelata ed è per questa ragione che hanno iniziato a perdere consensi ovunque, un’emorragia che parrebbe confermata dalle ultime consultazioni elettorali. Avevano promesso, hanno tradito, hanno perso voti.
Pochi non ne hanno ancora preso atto, evidentemente, vittime di un abbaglio politico-sociale o di un errore di valutazione: ignorano le origini di questo movimento e ne ignorano la natura, ovvero si barricano dietro ad una perversa, quanto fallace, giustificazione, ciò è dire e sostenere che il M5S sia meno liberista della Lega: questo è l’assunto politico più inquietante! Eppure era Von Hayek che teorizzava che “uno vale uno” ma forse gli è sfuggito… E, se gli è sfuggito questo, gli sono sfuggite molte altre posizioni indifendibili: gli è sfuggito che Il reddito di cittadinanza è uno Hartz4, che la Ministra Grillo ha fatto passare la Triptorelina, che il personale scolastico e medico potrebbe essere sottoposto ad un numero indefinito di vaccini, che l’ecotassa colpisce gli strati più deboli della popolazione, che la digitalizzazione è controllo sociale, che la tutela del Made in Italy è la svendita all’imperialismo sub-umano cinese, che il 5G è un potenziale pericolo per la salute, che ridurre il numero dei parlamentari riduce i margini della democrazia…
Tutto inutile. Vedere questo significa analizzare e condannare, senza appello, le scelte politico-sociali di un’organizzazione che millanta novità, non vederlo vuol dire appellarsi ad una sorta di surrealismo magico.
Le ombre delle ombre della caverna di Platone.
Non si intravede, neppure analizzandolo al microscopio elettronico, nel M5S, alcun blocco sociale di riferimento a cui ci si possa appellare, a meno che non sia per smascherare il loro opportunismo elettorale ed il loro totale asservimento all’Unione Europea. Il fatto è che costoro non hanno accumulato nulla di tangibile: ciò che fanno balenare, come blocco sociale, è volatile, evanescente ed accessibile senza essere costretti a stipulare alcun contratto o legame.
Ciò che si evince, guardando la realtà e quindi anche il substrato elettorale di questo governo (cioè di entrambe le forze che lo compongono), è una congerie di istanze sociali diverse, espressioni eterogenee di una diffusa insoddisfazione sociale, che ha consegnato le proprie aspettative a coloro che hanno dato ad intendere di rappresentare, e poter attuare, il cambiamento. Legarsi politicamente, a chi ha fatto dell’infingimento la sola pratica politica, è suicidio inutile ed una lettura diversa può essere solo frutto di un fallace pregiudizio ideologico.
Questa ostinata miopia, al pari del vagheggiamento di un’altra “sinistra” come qualcosa di diverso dall’accozzaglia realmente esistente, appare come un inganno della ragione, un’ineffabile quanto patetica nostalgia che ha a che fare più con la psicoanalisi che con la politica.
Continuando ad essere prigionieri di questo incantesimo, il rischio è quello di ritrovarsi o fermi ad aspettare invano Godot o, peggio ancora, a non avere il coraggio politico di fare il passo necessario verso una consapevole emancipazione da ogni forma di nostalgia e dal pregiudizio.
Quel che occorre è, innanzi tutto, intercettare le variegate sollecitazioni sociali e dargli una risposta politica precisa e non dissimulata, semplice e non fuorviata da anacronismi ideologici inadeguati, una risposta in grado di coalizzarle intorno ad una visione chiara del momento attuale e delle strategie per uscire da questo impasse politico, economico e sociale.
Dissolvere il fumo propagato da questi mendaci venditori, servitori sciocchi dell’Unione Europea, e ripulire l’aria mostrando la gabbia in cui siamo finiti, “la tela di ragno” in cui siamo intrappolati da vent’anni. Il resto appare come un’assoluta perdita di tempo che mostra un totale disprezzo per l’urgenza di assunzione di responsabilità che la rapida mutevolezza degli eventi richiede.
Non è possibile continuare a correre dietro a tutto ciò che accade, prestando attenzione ad ogni abbaiar di cane, occorre aver chiara la meta, sapere dove andare, avere delle priorità ed affinare una strategia per raggiungere lo scopo.
Non servono mirabolanti previsioni astrologiche sul futuro, peraltro puntualmente ribaltate dai fatti perché, qualsiasi cosa accada, chi fa politica fuori dalle organizzazioni partitiche esistenti, deve essere attento, deve sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità e deve essere assolutamente credibile; appellarsi ad una fantomatica “sinistra”, di qualsivoglia tipo, è un errore tattico, terminologico politicamente indifendibile, occorre prenderne atto. Non è una strada percorribile e la nostalgia non aiuta, il cordone ombelicale va troncato di netto, nessun sentimentalismo è possibile, ancor peggio ogni sentimentalismo è destinato al naufragio.
E’ necessario, al contrario, leggere, senza preconcetti, la realtà, fornirne adeguati strumenti interpretativi ed elaborare, sulla base dei risultati di questa lettura, una teoria che soggiaccia ad una strategia che diventi pratica politica.
* Fonte: FRONTIERE
M5S: VA VOTATO NO di Mario Monforte
[ martedì 3 settembre 2019 ]
Va votato «no» all’accordo di governo M5S-Pd
I 5S che conosco, con cui ho collaborato e intendo continuare a farlo, adesso, oltre a essere — giustamente — contrari all’accordo di governo M5S-Pd, sono impegnati — ancora giustamente — a sostenere il voto-«no» sulla «Piattaforma Rousseau».
Certo, si rendono ben conto che la “cosa” è problematica. Infatti, aggiungo io, se c’è un notaio “registratore” degli esiti, però chi controlla l’immissione dei dati? Inoltre, il “grosso” dei parlamentari 5S è pro-accordo (anche, e questo non è qualunquismo, per mantenere il “posto”, inteso come prebenda), e i parlamentari hanno pur i loro seguiti nelle aree di origine, che saranno orientati al «sí», il che vale a maggior ragione per i 5S al governo. In piú, l’“autorità” di Grillo (ispiratore e fondatore del movimento) ha un peso ragguardevole sui 5S, e Grillo ha preso posizione con forte decisione perché il governo M5S-Pd si faccia, e dire «no» significherebbe anche andare contro Grillo. Infine, sentendo “in giro” (in via diretta e indiretta) dei “grillini” pare non siano pochi quelli che, o entusiasti, o convinti, od obtorto collo, siano disposti ad accettare l’accordo in quanto “fattivo”, oppure “può anche essere valido”, o comunque “è necessario”, quindi sono orientati a votare «sí».
È chiaro che sfuggono (vengono occultati) il senso e l’enormità dell’abominio di un accordo del M5S con il Pd cosí sostenuto dall’Ue e dalle centrali del grande capitale transnazionale, un accordo che rimette al governo la peggiore formazione prona alla «globalizzazione» e ai suoi «organi» come l’Ue, con il Pd che ha rovinato il nostro paese e la grande maggioranza della sua popolazione, con il Pd negato e battuto dalla grossa maggioranza degli italiani con il voto del 4 marzo 2018. Un accordo di governo che segnerà la fine del senso e valenza del M5S. Tanto da far ipotizzare - fondatamente - che il lungo seguito di voltafaccia su impegni presi e di tradimenti su promesse dei 5S al governo, culminati con il voto (decisivo) alla Von der Leyen - peggiore esponente dell’Ue e del globalismo -, con la pantomima della mozione “no-Tav” dei 5S in parlamento - dopo che il loro governo aveva detto “sí-Tav” -, con l’esaltazione della figura di Conte (“nostra stella polare”) - che è inutile descrivere con aggettivi (insufficienti a mostrare il giusto disprezzo) -, siano soltanto i passi di un percorso previsto e di una funzione stabilita da tempo dagli esponenti e dirigenti (nei fatti) del M5S, Grillo compreso (anzi, al primo posto).
Di che si tratta? Di questo: suscitare e promuovere il dissenso, l’opposizione, la reattività di massa alle ricadute di Ue-globalismo, però sviandole su questioni senz’altro importanti ma derivate e secondarie (la corruzione, la giustizia, i conflitti d’interesse, la mafia, i provvedimenti ingiusti o sbagliati, e cosí via), con il contorno di “ciliegine” succose ma prive di alcuna conseguenza (no allo ius soli ma non proprio chiusura al flusso migratorio; critica all’Ue ma poi si sta nell’Ue e la Nato non si tocca; no all’euro ma poi Di Maio “si fa tatuare sto nell’euro”; si fa reddito e pensione di cittadinanza ma con vincoli limitanti e restrittivi e senza piano di investimenti adeguato perché non si sforano i parametri Ue - e l’elenco può ben continuare). Il fine? Incanalare le reattività, raccoglierle e bloccarle, senza chiarirle “dalle radici”, riportandole in funzione del “sistema” dato e vigente, quello dell’Italia svanente come entità storica, sociale, culturale, nel contesto dell’Ue e del globalismo; donde l’accordo con la formazione politica, battuta sí, ma piú abiettamente sottomessa agli imperativi del globalismo e ai diktat dell’Ue, il Pd (con un codazzo di gente ancora piú bieca) E le ultime farneticazioni esaltate di quel guitto gesticolante come un ciarlatano da fiera che è Grillo, che con la sua vocetta chioccia chiama i «giovani del Pd» a «sognare il futuro», dato dai «flussi» di…tutto, in primis di tecnologia (il decerebrato “pallino” di sempre di Grillo, che occulta il fatto che la tecnologia non è “neutra” ma dipende dal “sistema” vigente, e mistifica tale fatto), ebbene, paiono proprio avvalorare l’ipotesi: un’operazione preparata e “montata” da tempo.
I seri e validi militanti 5S (che non mancano), i volenterosi simpatizzanti, i tanti votanti che richiedevano ben “altro”, dovrebbero assumerlo, staccarsi dalle illusioni: siete stati ingannati, bassamente truffati, turlupinati e svenduti. Potete ancora rovesciare le sorti, però: cominciando con il «no» all’infamia dell’accordo di governo M5S-Pd - o almeno potete cosí in qualche misura contarvi: quanti siete? Il che serve comunque per non cedere, per puntare ad andare “oltre”.
È chiaro che sfuggono (vengono occultati) il senso e l’enormità dell’abominio di un accordo del M5S con il Pd cosí sostenuto dall’Ue e dalle centrali del grande capitale transnazionale, un accordo che rimette al governo la peggiore formazione prona alla «globalizzazione» e ai suoi «organi» come l’Ue, con il Pd che ha rovinato il nostro paese e la grande maggioranza della sua popolazione, con il Pd negato e battuto dalla grossa maggioranza degli italiani con il voto del 4 marzo 2018. Un accordo di governo che segnerà la fine del senso e valenza del M5S. Tanto da far ipotizzare - fondatamente - che il lungo seguito di voltafaccia su impegni presi e di tradimenti su promesse dei 5S al governo, culminati con il voto (decisivo) alla Von der Leyen - peggiore esponente dell’Ue e del globalismo -, con la pantomima della mozione “no-Tav” dei 5S in parlamento - dopo che il loro governo aveva detto “sí-Tav” -, con l’esaltazione della figura di Conte (“nostra stella polare”) - che è inutile descrivere con aggettivi (insufficienti a mostrare il giusto disprezzo) -, siano soltanto i passi di un percorso previsto e di una funzione stabilita da tempo dagli esponenti e dirigenti (nei fatti) del M5S, Grillo compreso (anzi, al primo posto).
Di che si tratta? Di questo: suscitare e promuovere il dissenso, l’opposizione, la reattività di massa alle ricadute di Ue-globalismo, però sviandole su questioni senz’altro importanti ma derivate e secondarie (la corruzione, la giustizia, i conflitti d’interesse, la mafia, i provvedimenti ingiusti o sbagliati, e cosí via), con il contorno di “ciliegine” succose ma prive di alcuna conseguenza (no allo ius soli ma non proprio chiusura al flusso migratorio; critica all’Ue ma poi si sta nell’Ue e la Nato non si tocca; no all’euro ma poi Di Maio “si fa tatuare sto nell’euro”; si fa reddito e pensione di cittadinanza ma con vincoli limitanti e restrittivi e senza piano di investimenti adeguato perché non si sforano i parametri Ue - e l’elenco può ben continuare). Il fine? Incanalare le reattività, raccoglierle e bloccarle, senza chiarirle “dalle radici”, riportandole in funzione del “sistema” dato e vigente, quello dell’Italia svanente come entità storica, sociale, culturale, nel contesto dell’Ue e del globalismo; donde l’accordo con la formazione politica, battuta sí, ma piú abiettamente sottomessa agli imperativi del globalismo e ai diktat dell’Ue, il Pd (con un codazzo di gente ancora piú bieca) E le ultime farneticazioni esaltate di quel guitto gesticolante come un ciarlatano da fiera che è Grillo, che con la sua vocetta chioccia chiama i «giovani del Pd» a «sognare il futuro», dato dai «flussi» di…tutto, in primis di tecnologia (il decerebrato “pallino” di sempre di Grillo, che occulta il fatto che la tecnologia non è “neutra” ma dipende dal “sistema” vigente, e mistifica tale fatto), ebbene, paiono proprio avvalorare l’ipotesi: un’operazione preparata e “montata” da tempo.
I seri e validi militanti 5S (che non mancano), i volenterosi simpatizzanti, i tanti votanti che richiedevano ben “altro”, dovrebbero assumerlo, staccarsi dalle illusioni: siete stati ingannati, bassamente truffati, turlupinati e svenduti. Potete ancora rovesciare le sorti, però: cominciando con il «no» all’infamia dell’accordo di governo M5S-Pd - o almeno potete cosí in qualche misura contarvi: quanti siete? Il che serve comunque per non cedere, per puntare ad andare “oltre”.
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domenica 1 settembre 2019
BEPPE, SIAMO NOI ESAUSTI di Lidia R.
[ lunedì 2 settembre 2019 ]
Riceviamo e volentieri pubblichiamo...
No Beppe, questa non te la faccio passare. Ho ascoltato almeno dieci volte il tuo ultimo messaggio video.
Inaccettabile, quel che affermi, e per diverse ragioni. Ne voglio citare due.
La prima, quella di fondo, è che non mi convince (non mi ha mai convinto a dire il vero) la tua oramai stucchevole apologia per le nuove tecnologie, miracolosi strumenti che, come sostieni, ci consentirebbero di "riprogettare tutto", e non solo la società, ma la nostra vita. Tant'è che parli di "cambiamento epocale antropologico".
Che sciocchezza! Di questo passo fra poco ci farai l'esaltazione non solo della CASTA della Silicon Valley ma pure quella dei cyborg, e della ibridazione uomo macchina. Certo che di acqua Beppe ne è passata sotto i ponti, dai tempi in cui non nascondevi il tuo luddismo, la tua sfiducia esistenziale verso la società iper-tecnoligizzata. Forse è vero che stiamo assistendo ad un "cambiamento epocale antropologico", ma sei davvero sicuro che sia tutto rosa e fiori? Io non le penso affatto, penso anzi che ci siano rischi tremendi nella tecnicizzazione della vita sociale, che sotto sotto ci porti ad un nuovo e più duro totalitarismo antidemocratico.
Quella tua per la tecnica dev'essere proprio un'infatuazione irrazionale, al punto che sulla scia dell'élite, giorni addietro, sei intervenuto sulle trattative per il governo sostenendo che i ministri dovrebbero "scelti in un pool di personalità del mondo della competenza al di fuori della politica”. Tecnici quindi, come ai tempi di Monti. Sono rimasta di stucco.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo...
No Beppe, questa non te la faccio passare. Ho ascoltato almeno dieci volte il tuo ultimo messaggio video.
Inaccettabile, quel che affermi, e per diverse ragioni. Ne voglio citare due.
La prima, quella di fondo, è che non mi convince (non mi ha mai convinto a dire il vero) la tua oramai stucchevole apologia per le nuove tecnologie, miracolosi strumenti che, come sostieni, ci consentirebbero di "riprogettare tutto", e non solo la società, ma la nostra vita. Tant'è che parli di "cambiamento epocale antropologico".
Che sciocchezza! Di questo passo fra poco ci farai l'esaltazione non solo della CASTA della Silicon Valley ma pure quella dei cyborg, e della ibridazione uomo macchina. Certo che di acqua Beppe ne è passata sotto i ponti, dai tempi in cui non nascondevi il tuo luddismo, la tua sfiducia esistenziale verso la società iper-tecnoligizzata. Forse è vero che stiamo assistendo ad un "cambiamento epocale antropologico", ma sei davvero sicuro che sia tutto rosa e fiori? Io non le penso affatto, penso anzi che ci siano rischi tremendi nella tecnicizzazione della vita sociale, che sotto sotto ci porti ad un nuovo e più duro totalitarismo antidemocratico.
Quella tua per la tecnica dev'essere proprio un'infatuazione irrazionale, al punto che sulla scia dell'élite, giorni addietro, sei intervenuto sulle trattative per il governo sostenendo che i ministri dovrebbero "scelti in un pool di personalità del mondo della competenza al di fuori della politica”. Tecnici quindi, come ai tempi di Monti. Sono rimasta di stucco.
La seconda cosa inaccettabile del tuo inquietante panegirico tecno-metafisico è che pur di perorare l'accordo col Partito Democratico hai parlato di "momento storico straordinario", ed hai detto che noi dovremmo essere "euforici" per quello che anch'io, a costo di essere confusa col truce Salvini, chiamo "grande inciucio". Poi però hai detto che ti "fa pena" lo spettacolo di questo negoziato tra caste.
Una contraddizione lampante, una richiesta assurda. Come puoi chiederci di essere "euforici" se anche tu ritieni che tutto questo negoziato faccia "pena".
Martedì si voterà sulla Piattaforma Rousseau. Voglio proprio vedere come sarà formulato il quesito. Scommetto che esso sarà biforcuto e ingannevole pur di ottenere una maggioranza di sì a questa operazione trasformistica. Io di sicuro voterò no e mi auguro di essere in maggioranza. Voterò no perché penso che l'alleanza col PD ha lo sgradevole
sapore della restaurazione, che annuncia la definitiva trasformazione del Movimento in un partito di regime. Di sicuro questa ennesima svolta sta producendo sconforto e disincanto. In tanti abbandoneranno il Movimento e se ne torneranno a casa frustrati e sconfortati.
sapore della restaurazione, che annuncia la definitiva trasformazione del Movimento in un partito di regime. Di sicuro questa ennesima svolta sta producendo sconforto e disincanto. In tanti abbandoneranno il Movimento e se ne torneranno a casa frustrati e sconfortati.
Spero che, maggioranza o minoranza, saremo in tanti, e spero che dai tanti no possa risorgere una speranza, una speranza che non riguarda solo chi ha dato anima e corpo al Movimento, che riguarda milioni di italiani, che meritano una politica diversa, un futuro migliore.
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