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mercoledì 27 giugno 2018

ODIO MARCO REVELLI di Fiorenzo Fraioli

[ 27 giugno 2018]


Imperdibile il pezzo di Ego della Rete
Si tratta di una chiosa al pensiero di Marco Revelli. I più vecchi tra noi se lo ricordano come esponente di spicco di LOTTA CONTINUA. Ne è passata di acqua sotto i ponti...


*  *  *

Ho letto quest'intervista a Marco Revelli, che ha prodotto in me un'ondata di odio puro. Scrivo nel tentativo di sfogarmi, per evitare che questa scarica emotiva possa danneggiare il mio organismo, ma vi garantisco che mi si torcono le viscere e, se adesso lo avessi tra le mani, non potrei garantirvi che a prevalere sarebbe il mio IO civilizzato. Credo che un paio di zampate ai coglioni gliele darei, e non credo che mi pentirei nel vederlo rantolare. Odio puro, è odio puro e basta. Domani mi passerà, forse, ma soprattutto è una fortuna che non ce l'abbia tra le mani.

Già il modo in cui è presentata l'intervista mi ha provocato un sussulto. Giudicate voi.

«Il nostro paese è investito dall’onda nera del sovranismo. Un’onda che destabilizza i valori politici di fondo della nostra Repubblica. Quali sono le cause?
E’ possibile una “contronarrazione “civile alle urla sovraniste? Ne parliamo con Marco Revelli, professore di Scienza Politica all’Università del Piemonte Orientale.»

Dunque io, che sono un sovranista, secondo il ceffo che ha fatto l'intervista sarei parte di un'onda nera! Ma come si permette questo vile ceffo? Cosa c'è di "nero" nella semplice, normale pretesa che un popolo, in particolare quello italiano, si governi da sé, senza devolvere questo diritto a enti sovranazionali espressione di concentrazioni di ricchezza e potere privati? E soprattutto, mi spiegate per quale ragione non dovrei desiderare, con tutto il mio cuore, con tutta la mia passionalità, di prendere anche questo ceffo tra le mani e sbattergli la zucca contro un muro? Non che il ceffo non abbia diritto a tifare per i poteri privatistici globali, sono letteralmente cazzi suoi, ma come si permette di dire di me che faccio parte di un'onda nera? Ma chi cazzo è? Ma chi crede di essere, l'arcangelo Gabriele mentre io sarei il diavolo?

La prima domanda è questa:

«Professor Revelli, tira una gran brutta aria nell’Occidente. Il “sovranismo”, termine aggiornato di nazionalismo spinto, e il populismo stanno dilagando. Un’onda lunga che parte da Trump e arriva fino a Salvini. Un’onda destabilizzante che travolge i valori universali di “liberté egalité fraternité”. Un mostruoso inganno. Le domando: perché la “ricetta” sovranista, con le sue varianti, seduce l’Occidente?»

Dunque, secondo il ceffo, il "sovranismo" sarebbe l'equivalente di nazionalismo spinto, per di più lo confonde col populismo, e lo ascrive a Salvini (un liberista) e a Trump (il capo del più grande impero mondiale). Posso dire che il ceffo è un perfetto ignorante? Si, posso dirlo. Oppure, più sicuramente, è un mestatore prezzolato. Perché definire il sovranismo "nazionalismo spinto" è una scemenza che si può dire solo se si è ignoranti o pagati per mentire. O entrambe le cose.

Marco Revelli risponde(rebbe) così:

«Effettivamente è avvenuto un cedimento strutturale dei valori dell’Occidente o quantomeno dei valori che si erano affermati immediatamente dopo la fine della Guerra mondiale. L’effetto morale dell’orrore, che il mondo aveva dovuto vedere e testimoniare in quel periodo, aveva prodotto un contraccolpo: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; la nascita del concetto di crimini contro l’umanità. Tutto questo è durato una settantina d’anni e oggi stiamo assistendo ad un’inversione di quei valori, che dilaga come una sorta di “onda nera” sulle due sponde dell’Atlantico che ha un suo baricentro negli Stati Uniti, che nel conflitto mondiale avevano rappresentato la bandiera della libertà ma anche dell’umanità, e che ritorna in quell’Europa orientale testimone di molti orrori, dove c’era Auschwitz. Anche paesi come la Germania vacillano con un populismo di estrema destra aggressivo. L’Italia anche è caduta in questo vortice, gli italiani “brava gente”, denominazione di cui ci gloriavamo, non è più così.»

Revelli, che non è ignorante come il ceffo, risponde in modo più sottile, ragione per cui mi fa incazzare ancora di più. Parla della nascita della dichiarazione dei diritti dell'uomo, un prodotto della cultura occidentale, meglio dire il "chiacchiere e distintivo" della cultura occidentale, cosa che Revelli sa benissimo ma fa finta di non sapere. Se c'è un testo che non ha avuto alcun effetto, ebbene questo è la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Chiedete ai vietnamiti, ai cambogiani, iracheni, afghani, palestinesi, africani, tedeschi dell'est, ai greci. Tutte tragedie causate dalla proiezione imperiale e globalista dell'occidente. Ebbene, secondo il Revelli, «oggi stiamo assistendo ad un’inversione di quei valori, che dilaga come una sorta di “onda nera” sulle due sponde dell’Atlantico che ha un suo baricentro negli Stati Uniti, che nel conflitto mondiale avevano rappresentato la bandiera della libertà ma anche dell’umanità, e che ritorna in quell’Europa orientale testimone di molti orrori, dove c’era Auschwitz».

Voi dite che non dovrei menarlo se l'avessi tra le mani? Io vi rispondo che non credo ci riuscirei.

Andiamo avanti. Alla domanda «Dove sta l’inganno “sovranista”?» Revelli risponde:

«Molti di questi sentimenti si alimentano nella sensazione che le diverse società siano esposte a venti cattivi che provengono dall’esterno, che cancellano vecchie identità e anche sistemi di protezione sociale. Si diffonde l’idea falsa che il cedimento dei diritti sociali, del lavoro, l’idea che tutto ciò che è accaduto in questi due decenni sia colpa di chi è venuto dall’esterno. È una rappresentazione totalmente infondata: la sconfitta del lavoro, che è stata durissima e che ha determinato un forte arretramento in termini di diritti del lavoro, si è consumata ben prima che si consumassero i flussi migratori. Si è consumata alla fine degli anni ’70 e inizio degli anni ’80. Ha come causa la crescente importanza che il capitale finanziario e la finanza hanno acquisito, il salto tecnologico, l’informatica, l’elettronica, le telecomunicazioni veloci che permettono la delocalizzazione . Non sono i poveri di fuori che ci tolgono i diritti, sono i nostri ricchi che ci tolgono i diritti, ma con quelli il populismo non se la vede molto, li contesta di essere più tolleranti con i poveri. Questa è una narrazione micidiale perché ci rende impotenti di fronte ai veri meccanismi che stanno distruggendo le nostre società.»

Dunque, secondo il Revelli, «Molti di questi sentimenti si alimentano nella sensazione che le diverse società siano esposte a venti cattivi che provengono dall’esterno» e «Si diffonde l’idea falsa che il cedimento dei diritti sociali, del lavoro, l’idea che tutto ciò che è accaduto in questi due decenni sia colpa di chi è venuto dall’esterno».

Ma, secondo il Revelli, questa è «una rappresentazione totalmente infondata: la sconfitta del lavoro, che è stata durissima e che ha determinato un forte arretramento in termini di diritti del lavoro, si è consumata ben prima che si consumassero i flussi migratori».

Bravo Marco Revelli! Ma scusami, prima che ti sbatta la capoccia contro uno spigolo, mi sai dire se, secondo te, tra la sconfitta durissima del lavoro e l'insorgere dei flussi migratori c'è un qualche nesso? Sai, a sentirti sembra che sì, sembra che tu dica: è vero che il mondo del lavoro è stato sconfitto, ma le migrazioni sono come la meteorologia, la pioggia arriva quando capita. Sicuro bel vecchietto che non ci sia alcun nesso? Sicuro che questi migranti arrivano in milioni alle nostre porte perché hanno visto la televisione? E meno male che insegni "Scienza politica" (sic) all'orientale del Piemonte! Posso dirti una cosa? Ho l'assoluta certezza che, se fossi stato coerente con quello che sai ma hai scelto di non dire, oggi al massimo insegneresti alle medie.

Continui affermando che «Non sono i poveri di fuori che ci tolgono i diritti, sono i nostri ricchi che ci tolgono i diritti, ma con quelli il populismo non se la vede molto, li contesta di essere più tolleranti con i poveri. Questa è una narrazione micidiale perché ci rende impotenti di fronte ai veri meccanismi che stanno distruggendo le nostre società». Qui dimostri di essere falso ma anche furbo, perché improvvisamente ti metti a parlare di "populismi". Scusami, ma non stavamo parlando di "sovranismo"? Perché tiri fuori la categoria dei "populismi", i quali sono l'inevitabile e disordinata reazione di chi patisce i danni del globalismo ma non sono una categoria politica? Cioè scusami bel vecchietto, cominci con una polemica contro una controparte politica e argomenti tirando in ballo fenomeni sociali? E sei pure professore di "Scienza Politica" all'orientale del Piemonte? Annamo bene!

L'intervistatore, alias il ceffo, domanda: «Professore, siamo nell’età della rabbia, come la definisce Pankaj Mishra (editorialista del “Guardian”), in cui “i ritardatari della modernità”, gli esclusi dai benefici del “progresso”, si rivoltano contro la globalizzazione. Ma è davvero tutta colpa della globalizzazione? Eppure, con i suoi grossi limiti, la globalizzazione ha portato alla “società aperta”. La sfida vera è tra “globalisti” e “sovranisti”? Oppure è una sfida finta?»

Sorvoliamo sulla capziosità del chiedere «Ma è davvero tutta colpa della globalizzazione?» che nel contesto potrebbe alludere alla tesi secondo cui gli sconfitti sono tali per colpa loro, perché sono «ritardatari della modernità». Sorvoliamo perché si dovrebbe aprire un bel discorsetto sul retroterra di sostanziale razzismo di questi fighetti di blogger della Rai, cosa che non mi va e perché questa gente non merita troppa attenzione. Meglio parlare del Revelli, che così risponde:

«...Dentro questo grande sconvolgimento la tentazione è quella di ritornare a chiudersi dentro i confini perché quando si è chiusi dentro i confini si sta meglio, ma non è così, perché chiudendosi si starà peggio. Gli imprenditori della paura sono i veri nemici di tutti. La sfida oggi è tra umano e disumano, stiamo perdendo qualcosa di noi stessi che è quella risorsa salvifica che ha permesso alla specie umana di sopravvivere e la capacità di com-patire, cioè di soffrire insieme. La capacità di vedere sé negli altri. Se perdiamo questo la società si decomporrà.»

Che è davvero un capolavoro di ipocrisia e/o inconsistenza logica. Il Revelli ammette che:

1) c'è stato un grande sconvolgimento, la globalizzazione, che ha causato...
2) ma chiudendosi alla globalizzazione si starà peggio

poi, con un triplo salto carpiato conclude:

3) «La sfida oggi è tra umano e disumano, stiamo perdendo qualcosa di noi stessi che è quella risorsa salvifica che ha permesso alla specie umana di sopravvivere e la capacità di com-patire, cioè di soffrire insieme. La capacità di vedere sé negli altri»

Ma che c'azzecca? Io capisco che con l'età le connessioni neuronali preposte al pensiero logico si danneggino, ma questo mi sembra davvero troppo. Ora, se la demenza senile del bel vecchietto è arrivata a questo punto, allora ritiro quanto ho detto poc'anzi e chiedo scusa, ma se devo ancora considerarlo un essere pensante, anzi un grande intellettuale visto che insegna "Scienza Politica" (sic) all'orientale del Piemonte, allora ho il totale e assoluto diritto di chiedergli: ma dove cazzo sta il nesso tra i primi due punti e il terzo? Dove cazzo sta?

Sorvolo sul paragrafo successivo in cui il ceffo gli chiede di Salvini e dei 5 stelle, domanda fuori tema visto che l'intervista era centrata sul sovranismo e tali Salvini e i 5 stelle non sono, ma evidentemente tutto fa brodo. Passo quindi all'ultima domanda: «E’ possibile creare una “contronarrazione” solidale efficace a quella sovranista? Su quali basi?»

Godetevi la risposta in perfetto stile "pensiero illusorio":

«Io credo che sarebbe suicida tenere separata la questione enorme dei diritti umani dalla questione dei diritti sociali. Queste forme virulente di populismo si alimentano della rabbia per il tradimento nei confronti dei diritti sociali e quindi dei bisogni economici e sociali della gente e risarcisce questa perdita creando capri espiatori nei confronti dei quali ci si può risarcire del proprio declassamento. Ci vuole una intransigente difesa dei diritti sociali di tutti, italiani e non, e dei diritti umani universali. Se noi non difendiamo gli abitanti delle nostre periferie dal degrado economico e sociale non possiamo nemmeno chiedergli di essere accoglienti e generosi nei confronti dei migranti.»

Dunque «sarebbe suicida tenere separata la questione enorme dei diritti umani dalla questione dei diritti sociali». Qualcuno può informare il docente di "Scienza Politica" (sic) all'orientale del Piemonte che questo è proprio l'obiettivo principe di noi sovranisti? Una cosa, tra l'altro, che sta scritta in Costituzione, che per noi sovranisti è la carta di riferimento? Ma già, il bel vecchietto, complice la degenerazione neuronale, confonde noi sovranisti con Salvini e i 5 stelle.

Ma anche basta no!

mercoledì 28 febbraio 2018

ECLISSI DEL SOVRANISMO di Fiorenzo Fraioli

[ 28 febbraio 2018 ]

Premetto che questo è un post scritto da un sovranista, ed è rivolto ad altri sovranisti. Ricordo che su questo blog dire "sovranismo" implica sottintendere "costituzionale", altrimenti userei il termine "nazionalismo". Fuori di qui è necessario specificare "costituzionale", ma questo è un blog semantically correct. Infine ricordo che, poiché nessuna lista sovranista è presente alle elezioni politiche del (febbraio) 2018 (ma ce n'è una alle regionali del Lazio che, ovviamente, voterò) non considero più sovranista nessuno dei tanti interlocutori di questi anni i quali, con l'occasione delle elezioni politiche, hanno scelto di candidarsi in liste che sono tutte non sovraniste, quali che siano le motivazioni da essi addotte.

Sarebbe stato difficile immaginare, poco più di un anno fa dopo la vittoria referendaria, un esito così disastroso. Invece le centinaia di persone con cui ci eravamo confrontati direttamente, e le migliaia mobilitatesi in occasione del referendum, hanno scelto in grandissima parte la linea dell'opportunismo di piccolo cabotaggio, talora piccolissimo e in qualche caso miserrimo. Dopo essersi riempiti la bocca con la parola "Costituzione" declamandola dai palchi e in mille interviste, costoro non sono stati capaci né di farsi promotori di una lista saldamente ancorata ai valori sostanziali e letterali della nostra Costituzione del 1948, né hanno risposto all'appello lanciato, in extremis, da un piccolo gruppo che non intendeva rassegnarsi a un esito così deludente. Anzi! perfino tra quelli (pochi in verità) che in un primo momento avevano aderito, con l'avvicinarsi della scadenza ultima si sono fatte strada altre considerazioni, che non intendo in questa sede discutere, sicché molti di essi sono ora presenti in liste non sovraniste.

A tutti loro auguro ogni bene in famiglia e nella vita privata, ma anche il fallimento delle loro scelte. Quello che è emerso con prepotenza è stato il fenomeno dell'opportunismo, lo stesso che ha reso fragili e permeabili, alle infiltrazioni del nemico liberista, le organizzazioni di partito e sindacali quando è stato sferrato l'attacco che ha segnato la fine dei gloriosi trenta. Una cosa che il popolo lavoratore sa bene, che si è tramutata nel diffuso disprezzo nei confronti di quella "sinistra" traditrice ma anche, purtroppo, nell'adesione inconsapevole agli interessi del capitalismo, camuffati dietro rivendicazioni secondarie il cui vero scopo è stato, ed è, quello di distogliere l'attenzione dalla questione politica principale: il conflitto irriducibile tra gli interessi del mondo del lavoro, nelle sue varie articolazioni, e il grande capitale nazionale e cosmopolita.

Bene fa, dunque, il Partito Comunista Italiano (l'unico che c'è, diffidate delle imitazioni) a denunciare con forza i comportamenti opportunistici, posizione alla quale ha dato sostanza anche recentemente con l'espulsione di un iscritto per indegnità politica.

Foss'anche solo per questo, il PCI merita il mio voto e lo avrà!

Anche noi sovranisti siamo chiamati ad adottare una linea di uguale rigore, perché l'eclissi che stiamo vivendo non è causata dalla debolezza delle nostre analisi ma da quella dei nostri quadri, entro i quali sono stati accolti personaggi che, al primo stormir di foglie, si sono levati in volo per farcela in testa.

* Fonte: Ego della Rete

venerdì 2 febbraio 2018

I BARCONI DI MATTEO SALVINI di Fiorenzo Fraioli

[ 2 gennaio 208 ]

Io sono un sovranista della prima ora, e lo ero quando Matteo Salvini ancora sproloquiava di padania nell'euro e sud alla malora. Io sono un uomo di sinistra che non ha mai accettato l'immigrazionismo senza limiti. Io sono uno che, se fossi stato un paraculo, avrei potuto intrupparmi nel 5S ed essere in parlamento. Io sono uno che preferisce lavare i vetri ai semafori pur di potersi fare la barba guardando una faccia che gli piace. Io sono un italiano.

Oggi leggo che Salvini dice "Riempirò barconi, navi e aerei e li riporterò in Africa". Caro Matteo, e cari sovranari - cioè falsi sovranisti - che gli date retta, stai confermando di essere un mentecatto. Riportare in Africa 500mila immigrati, 100mila all'anno? A che gioco stai giocando? Vuoi combinare un casino?

Tutti gli immigrati che sono già arrivati in Italia, se vogliono, dovranno poter restare! Sono i nuovi immigrati che vanno fermati. E vanno fermati con tutta la determinazione possibile, ma ciò che è già accaduto va accettato, fa parte dei danni che ci ha inflitto il liberismo - ideologia che tu non rinneghi - e che dobbiamo sforzarci di trasformare in un nuovo punto di partenza. Gli immigrati che sono già arrivati diventeranno italiani, lavoreranno con noi e combatteranno al nostro fianco la battaglia contro chi vuole negare al popolo lavoratore il diritto di essere proprietario di ciò che crea e produce. Tu, Matteo Salvini, con la tua idea di una contro migrazione forzata dimostri di essere perfettamente coerente con la logica del capitale, per cui gli esseri umani sono solo fattori di produzione che possono essere spostati (voi dite allocati) con atti di forza. Il vero sovranismo, se non lo hai ancora capito, gioca in difesa e in anticipo, vuole impedire che accadano cose che non possono essere sostenibili, ma non ha la pretesa di spostare popolazioni. Il vero sovranismo ha il senso del limite, non è schiavo della hybris liberista.

Matteo Salvini, tu e tutti quelli che ti appoggiano nella speranza di salvare i loro risparmiucci dalla mannaia dell'Unione Europea, vi siete fermati all'idea che l'euro non è solo una moneta ma è un'istituzione. Purtroppo non riuscite a fare l'ultimo passo, e cioè capire che ogni istituzione è fondata sulla morale. Altrimenti a che servirebbero le istituzioni? Sarebbero solo contratti da onorare e, quando ciò non avvenga, da imporre con la forza delle armi.

Matteo Salvini, sei anche tu un italiano, ma stai disonorando la nostra antica civiltà. Ti regalo un minibot personalizzato.

* Fonte: ego della rete

lunedì 22 gennaio 2018

CASA POUND È SOVRANISTA? di Fiorenzo Fraioli

[ 22 gennaio 2018 ]

Riteniamo importante far circolare quanto scritto dall'amico e compagno Fiorenzo Fraioli sul suo blog EGO DELLA RETE. A proposito si sovranità (quella vera), di Casa Pound e del posizionamento politico di Marco Mori.....



Memento, (Marco) Mori!


Io non ho pregiudizi verso nessuno, mi limito ai fatti. Ed è un fatto che, parole di Simone Di Stefano: 
«l'Europa è sicuramente una grandissima opportunità, che noi sentiamo veramente come la nostra Patria e sentiamo i ragazzi europei come nostri fratelli... per noi l'Europa, la costruzione europea, è una costruzione vera e fattiva, una grandissima opportunità, però assolutamente non possiamo lasciare che il liberismo uccida l'idea di Europa, che può però realizzarsi soltanto all'interno di regole certe e di confini ben precisi».


Massimo rispetto per le posizioni di Casa Pound, come per tutte, però una cosa deve essere assolutamente chiara: Casa Pound non è sovranista! E men che mai è sovranista costituzionale. Su questo punto è necessario fare la massima chiarezza, anche approfittando del fatto che, in questo momento, il punto di vista sovranista, ovvero l'idea che la comunità nazionale è il solo luogo possibile dell'agire politico di un popolo, è al minimo del suo consenso. Come è certificato dal fatto che, nonostante gli sforzi profusi, non siamo riusciti a presentare una lista alle elezioni politiche. Serve anche questo, serve anche essere ridotti ai minimi termini per separare il grano dall'oglio, giacché ora che siamo ridotti al lumicino nessuno pensa più ad appropriarsi della nostra linea con tecniche metamorfiche. Sono tutti, nessuno escluso e Casa Pound inclusa, o pro Europa o per un'altra Europa. D'altra parte i media:

Tg1: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg2: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg3: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg4: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg5: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Studio Aperto: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tg La7: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Piazza Pulita: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Otto e Mezzo: pro Euro, pro UE, pro Nato.
DiMartedì: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Omnibus: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Gazebo: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Coffee Break: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Faccia a faccia: pro Euro, pro UE, pro Nato.
L'Aria che tira: pro Euro, pro UE, pro Nato.
In Onda: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Tagadà: pro Euro, pro UE, pro Nato.
L'Arena: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Che tempo che fa: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Uno Mattina: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Agorà: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Matrix: pro Euro, pro UE, pro Nato.
In Mezz'Ora: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Corriere della Sera: pro Euro, pro UE, pro Nato.
La Repubblica: pro Euro, pro UE, pro Nato.
La Stampa: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Il Fatto Quotidiano: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Il Messaggero: pro Euro, pro UE, pro Nato.
Il Sole 24 Ore: pro Euro, pro UE, pro Nato.


Tornando a Casa Pound, occorre anche valutare il livello delle argomentazioni del Di Stefano, che segnalo all'amico sovranista Marco Mori il quale, sicuramente in buona fede, dovrebbe ripensare quanto ha scritto in questo post su FB (grassetto aggiunto):



Marco Mori ha aggiunto 3 nuove foto.
5 h
Ecco un esempio classico dell'oscena campagna mediatica ai danni di Casa Pound, che vi ricordo essere l'unica forza politica che a marzo si presenterà con un programma chiaro di uscita da euro ed UE e di lotta al liberismo, con relativa attuazione del modello economico costituzionale.

Quasi tutti i giornali titolano contro CPI, spacciando per violenze del movimento quelle che esso invece subisce. Non ci credete? Leggete qui.

Ieri si è parlato ad esempio di tafferugli a Monza tra militanti di CasaPound ed i soliti antagonisti facinorosi (in foto il titolo).
C'è però chi non si ferma al titolo e legge l'articolo. Ebbene i militanti di Casa Pound non solo non hanno reagito all'ennesima vile aggressione ma addirittura, benché autorizzati alla raccolta firme in loco, si sono allontanati.
Poco dopo sono intervenuti sedicenti attivisti di un'altra associazione, Lealtà e Azione, che stupidamente sono andati allo scontro con gli antagonisti.
Lealtà e Azione non ha nulla a che vedere con Casa Pound ed anzi, come si può vedere dal loro sito, ha fatto ad esempio l'ultimo intervento pubblico il 18 gennaio con Fratelli d'Italia.
Il 4 marzo io voterò con decisione chi vuole portarci fuori dalla dittatura finanziaria UE.

Cari amici sovranisti, cari pochi veri patrioti, questo non è il momento di cercare improbabili endorsement con forze pseudonazionali che, non appena scorgono la possibilità di infilarsi in parlamento annacquano, forse dovrei dire rivelano, le loro posizioni. Per quelli che, come me, hanno qualche annetto sulle spalle, giova ricordare certe scritte fasciste  inneggianti all'Europa che, negli anni settanta, imbrattavano i muri delle nostre città. Scrive Zeev Sternhell (La Destra alla conquista delle coscienze?) in “Diorama Letterario” Aprile 1989:
«Il Fascismo duro è sempre stato paneuropeo. Il tema dell’unità dell’Europa è già molto importante negli anni 30. A condizione che sia una 'buona Europa', non l’Europa dei mercanti, non l’Europa dei finanzieri o dell’internazionale comunista… un’Europa virile, eroica, bianca…»
A Casa Pound poco importa della Costituzione del 1948: per loro quello che conta
veramente è l'idea di Europa come grande nazione bianca, sul cui altare possono ben essere sacrificati i diritti e i redditi dei lavoratori dei quali, invece, la Costituzione è baluardo. Ed è esattamente questa la differenza sostanziale tra noi sovranisti costituzionali e CasaPound, perché per noi la Patria non è un'idea astratta, un concetto spirituale, ma, più prosaicamente il solo e possibile terreno dell'agire politico di un popolo. Unità di spazio, culturale, geografica, storicamente determinatasi, che esiste qui ed ora in virtù degli accadimenti precedenti, e non destino necessario scritto nelle stelle. Detto in termini più semplici, per noi sovranisti costituzionali il "popolo italiano" non è la manifestazione di un'idea, ma la personificazione collettiva e attuale di un processo storico in virtù del quale esso è nato, vive, e un domani scomparirà per lasciar posto ad altri popoli, che anch'essi si determineranno nella storia. Ma, finché un popolo esiste, è suo interesse, suo dovere e suo diritto difendersi lottando contro le forze disgregatrici che operano sia internamente che dall'esterno, esattamente come agisce qualsiasi organismo biologico che, nascendo dal concepimento (un fatto "storico"), si sviluppa e lotta per conservarsi in vita meglio che può e il più a lungo possibile. 

Dunque Casa Pound non è un movimento sovranista, men che mai costituzionale, ma è un movimento nazionalista europeo. Un movimento, cioè, che lotta (legittimamente) per la genesi di un nuovo popolo europeo, la cui nascita implica, necessariamente, la scomparsa del popolo italiano. Del nostro popolo, quello di cui sento di far parte. Sapevatelo, più altro non so che dirvi.

Memento, (Marco) Mori!

giovedì 16 novembre 2017

LA DISSONANZA COGNITIVA DEI SINISTRATI di Fiorenzo Fraioli

[ 16 novembre 2017 ]









Credo si faccia qualche confusione tra i concetti di sovranità interna e sovranità esterna, quest'ultima altrimenti detta indipendenza. La sovranità interna ha a che fare con la libertà di una nazione di determinare la distribuzione del reddito senza subire condizionamenti esterni, dunque solo in base agli equilibri politici interni, siano essi stabiliti democraticamente o meno. Nel secondo caso, ovviamente, non si può parlare di "sovranità popolare", ma solo di "sovranità nazionale", ovvero vi è una classe di cittadini che possiede il diritto incontrastato, o almeno predominante, di orientare la distribuzione del reddito, e quindi l'accumulo di ricchezza.

La sovranità esterna, ovvero l'indipendenza nazionale, è un concetto che si applica ai rapporti internazionali, e consiste nella libertà di una nazione di condurre una propria politica estera al riparo da condizionamenti e/o ricatti basati sulla forza da parte di altre nazioni. Non v'è dubbio alcuno, io credo, che l'Italia abbia perso la sua indipendenza nazionale con la seconda guerra mondiale, o quanto meno ha perso quel poco che aveva.

Dopo la seconda guerra mondiale per un trentennio l'Italia, seppur priva di indipendenza nazionale, ha tuttavia goduto appieno di una forma di sovranità interna che, per un periodo, era sembrata sul punto di trasformarsi in una vera sovranità popolare. In quel periodo vennero recuperati, sia pure con incidenti di percorso - ad esempio l'assassinio di Mattei - anche spazi di indipendenza nazionale. La svolta ci fu nel 1975 in occasione del vertice di Rambouillet in cui il nostro paese, per la prima volta, venne invitato a un G5 (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Italia). La linea di Stati Uniti e Regno Unito, che promuovevano una strategia trilaterale mirante a coordinare le politiche delle aree industrializzate (USA, Europa e Giappone) fu solo in parte accolta, per la nascita di una nuova ambizione politica consistente nell'unificazione politica europea, sostenuta principalmente da Francia e Germania. Da lì a breve, dopo l'assassinio di Aldo Moro, venne posta la prima pietra del processo che avrebbe privato il nostro paese anche della sovranità interna, consegnandola all'asse franco-tedesco: l'adesione allo SME nel 1979.

Seguirono, in rapida successione, il divorzio Tesoro Banca d'Italia, la marcia dei quarantamila preludio alla sottomissione dei sindacati, lo smantellamento della scala mobile, l'abbandono della legge bancaria in vigore dal 1936, il trattato di Maastricht, Tangentopoli, la seconda repubblica, l'aggancio della parità col paniere europeo delle monete nel 1996, la fondazione della BCE il 1 gennaio 1998, l'adozione dell'euro come moneta scritturale nel 1999 e la sua definitiva circolazione a partire dal 1 gennaio 2002.

La situazione è oggi la seguente: la nostra agenda di politica estera è dettata dall'ambasciata USA, la distribuzione del reddito interno obbedisce alle direttive di Bruxelles.

Questo stato delle cose è ignoto alla gran massa della popolazione; al bar di Castro dei Volsci, per fare un esempio, i più "rivoltosi" sperano nel m5s. Ed io, ormai abbastanza scoraggiato, mi astraggo dalle deliranti discussioni cui mi tocca di assistere.

La domanda che dobbiamo porci è se sia possibile recuperare entrambe le sovranità, quella interna e quella esterna, e in quale ordine. Alla prima parte della domanda risponderò fra trent'anni, alla seconda ora. Ma credo che la risposta sia già dentro di voi, e sia quella giusta: prima occorre recuperare la sovranità interna, poi quella esterna. Si esclude, naturalmente, lo scenario nel quale una potenza straniera, sconfiggendo l'ennesimo tentativo delle élites europee di recuperare la potenza perduta, ci restituisca graziosamente almeno la sovranità interna. Nel 1945 furono gli Stati Uniti, oggi il ventaglio delle possibilità comprende anche la Russia e la Cina.

Tuttavia, se il percorso che si immagina è di natura endogena, cioè patriottico, allora credo non possano esservi dubbi sul fatto che il recupero della sovranità interna è propedeutico, in modo vincolante, alla successiva eventuale riconquista dell'indipendenza nazionale. In sintesi, prima si esce dall'euro, poi dall'UE, infine dalla NATO. Chi sostiene l'idea che il problema principale sia la NATO, in subordine l'UE, e addirittura nega la rilevanza dell'euro compie, a mio avviso, un grave errore di analisi. Oppure è al servizio del Re di Prussia. L'indipendenza nazionale, infatti, è un obiettivo che può essere perseguito solo da un paese ricco e prospero che non deve subire il saccheggio permanente da parte di altri Stati, il che ci permette di enunciare il seguente principio: condizione necessaria, ma non sufficiente, per il recupero della sovranità esterna è la riconquista della sovranità interna.

Eppure ci sono forze politiche, ahimè sedicenti di sinistra che io preferisco chiamare "i sinistrati", le quali negano la rilevanza della moneta unica, mentre continuano ad atteggiarsi come forze anti sistema dietro la cortina di fumo di slogan contro la NATO e l'UE. I quali, alludendo ad obiettivi rispettivamente militari e politici, non possono che restare lettera morta, stante la condizione di debolezza economica e di privazione di ogni strumento di politica monetaria e fiscale dello Stato italiano. Come è possibile farsi una ragione di tali posizioni, chiaramente contrarie al minimo buon senso? Ebbene io credo che, fatto salvo il dubbio che queste forze siano in parte infiltrate e condizionate da agenti esterni, sia USA che Leuropei, nei casi di buona fede - sicuramente la maggioranza - entrino in gioco considerazioni di mera sopravvivenza e di viltà politica. Quando il prezzo da pagare per proporre un percorso razionale, e funzionale agli obiettivi dichiarati di difesa del mondo del lavoro, consiste nella perdita di ogni spazio di agibilità politica, cosa che accade da anni ai veri sovranisti, allora la tentazione di preservarli aguzza la mente spingendola verso forme di dissonanza cognitiva. Insomma, chi si scaglia contro la NATO e l'UE, ma dimentica l'euro, non c'è ma ci fa!

* Fonte: Ego della rete

sabato 11 novembre 2017

IL "PARTITO TEDESCO", QUELLO "AMERICANO" E NOI di Fiorenzo Fraioli

[ 11 novembre 2017 ]

Le classi dirigenti euriste italiane, che non sono i politici che vediamo in televisione, sanno che la posta in gioco, per esse, è entrare a far parte della zoccola dura della Leuropa. Fallire in tal senso equivale, per loro, a fare la stessa fine dei lavoratori italiani, siano essi i salariati, le partite iva, i ceti professionali o le PMI. Il problema che il grande capitale italiano eurista deve affrontare e cercare di risolvere è contraddittorio, e consiste nel salvare i suoi assets finanziari spingendo, al contempo, il paese ad una situazione di surplus strutturale della bilancia commerciale. Per fare questo, con una moneta che non controlla e sopravvalutata del 20%, sta usando, con ferocia, due armi: la leva fiscale e l'immigrazione, entrambe con il fine di abbattere il costo del lavoro, che è l'unica variabile sulla quale si può agire in assenza di sovranità monetaria e in regime di libera circolazione.

L'immigrazione è uno strumento di medio-lungo periodo, il cui compito è quello di stabilizzare i risultati conseguiti agendo sulla leva fiscale. Quest'ultima ha il vantaggio di essere uno strumento di rapida attuazione ed efficacia, come ha ampiamente dimostrato il governo Monti.  Per "leva fiscale" si intendono non solo gli inasprimenti delle imposte, che sono pesanti ancorché non del tutto percepiti (illusione finanziaria) ma soprattutto i tagli al welfare e alle pensioni. Il problema è che, così agendo, si distrugge la domanda interna, il che manda in sofferenza le banche e mette a rischio gli assets finanziari. Avendo il grande capitale italiano accettato, molto probabilmente subìto, le regole del bail-in, ovvero il meccanismo che scarica sugli obbligazionisti e sui depositanti il rischio di insolvenza delle banche, pur comprensivo della norma che limita all'8% la perdita per gli azionisti delle stesse, il sentiero che può percorrere è quanto mai stretto e difficoltoso.

Da una parte si intensificano le richieste di flessibilità nei confronti dell'asse franco-tedesco, che tuttavia si scontrano con la tetragona resistenza di questi ultimi ad ogni ipotesi di allentamento dei vincoli dei trattati leuropei, dall'altra ci si deve preparare a gestire politicamente i problemi di uno o più fallimenti bancari, conseguenza dell'esplosione dei NPL (Non Performing Loans - crediti in sofferenza). Seppur protetti dalla clausola dell'8%, che salvaguarderebbe in parte la ricchezza finanziaria, ad ogni fallimento seguirebbe l'acquisizione di fette del mercato del credito italiano da parte delle banche del centro, con il risultato, per il grande capitale italiano, di trovarsi sì ancora ricco, ma privato delle industrie finanziarie necessarie alla riproduzione di tale ricchezza. Ovviamente anche gli assets industriali, che €sso controlla tramite le banche, finirebbero in breve nelle mani dei più agguerriti concorrenti tedeschi e francesi. Che è quello che abbiamo già visto accadere negli anni passati, ma rischia di ripetersi su scala maggiore.

In sintesi, il problema è quello di guadagnare tempo per condurre a termine la deflazione salariale senza perdere il controllo politico del paese. Ma, nel fare ciò, il grande capitale italiano si trova nell'infelice posizione di dover chiedere aiuto a chi ha tutto l'interesse affinché questo tempo non sia concesso.

Mentre infuria la guerra civile leuropea, altri attori agiscono sulla scena. Gli inglesi, e ancor più gli americani, hanno sull'italia un interesse che è prioritariamente di natura geopolitica. Se alla Germania interessa la stabilità monetaria, essendo troppo debole militarmente per agire come protagonista in politica estera, l'ossessione degli USA è la stabilità politica del nostro paese, che deve essere conservata ad ogni costo. Ci sono in gioco le 85 basi militari sul nostro territorio che non si toccano. Che dico, non si toccano!Si rifletta su un fatto: la brexit non ha avuto effetti sull'economia inglese, che manteneva il controllo sulla sua moneta, ma ha letteralmente fatto saltare ogni vincolo di coordinamento in politica estera tra l'Inghilterra e la Leuropa. «Fuck The EU» si asciò scappare la vicesegretaria di Stato americano, Victoria Nuland, a colloquio con l’ambasciatore Usa in Ucraina, Geoffrey Pyatt. Vi pare che un'esponente dell'amministrazione americana possa dire, sia pure per interposta Leuropa, Fuck the England?

I contrastanti interessi testé descritti, quello dell'asse franco-tedesco a cannibalizzare gli assets finanziari e industriali italiani, e quello (anglo) americano teso ad assicurare la stabilità politica del nostro paese in funzione geopolitica, quale che sia il prezzo da pagare per l'Italia sull'altare del folle progetto unionista - si pensi alla Grecia - trovano rappresentanza negli schieramenti politici nostrani delimitando due campi che chiameremo "il partito tedesco" e "il partito americano". Tutta la classe politica italiana, comprese alcune piccole organizzazioni dell'estrema destra e dell'estrema sinistra prive di rappresentanti eletti, è schierata con l'uno o con l'altro partito estero. Non c'è, né può esserci rebus sic stantibus, alcun "partito italiano", come dimostra il fatto che, a dispetto di un agitarsi dal basso come non si era mai visto dal Risorgimento, ogni tentativo di aggregazione è fallito, infrangendosi contro gli ostacoli di mille e speciose divisioni ideologiche e/o su temi secondari seppure importanti.

Guai ad arrendersi, però. Questa sarebbe la scelta peggiore perché un popolo, quando si arrende, muore e scompare dalla Storia, riproducendo su scala collettiva la morte individuale. Ebbene, se davanti alla minaccia di essere uccisi la scelta peggiore è quella di offrire il collo per il timore di soffrire, allo stesso modo non dobbiamo abbandonare la lotta e, per viltà, accettare l'annientamento. Bisogna invece resistere, accettare di essere messi da parte, perfino derisi, ma continuare a dire la verità. Se milioni di italiani capiranno questo allora ne usciremo, in un modo o nell'altro. Con le ossa rotte, ma ne usciremo. E, spero, ce ne ricorderemo nei secoli a venire.


* Fonte: Ego della Rete

venerdì 6 ottobre 2017

LA SFIDA DEI SOVRANISTI E LA SERIE DI FIBONACCI di Fiorenzo Fraioli

[ 6 ottobre 2017 ]


Il cuore (ce lo dice il...)


Noi, che per primi dopo la crisi del 2008 abbiamo parlato di uscita dall'euro e dall'Unione Europea. Noi, che abbiamo scelto e introdotto nel dibattito politico, insieme con pochi altri, il termine "sovranismo", ad indicare l'istanza di riconquista della sovranità nazionale. Noi, che abbiamo tenuta ben ferma la barra nel mare tempestoso che la grande crisi ha suscitato, senza mai deflettere dall'idea centrale che la nazione italiana è una realtà spirituale e storica e non un'espressione geografica. Noi, che abbiamo nel cuore il sentimento della pace e la consapevolezza della forza temibile del nostro popolo. Noi lanciamo la sfida! 

Italia Ribelle e Sovrana - IReS - è la lista elettorale che si presenterà alle elezioni politiche del 2018 per rappresentare tutte le classi lavoratrici della Nazione: braccianti, sviluppatori di app java, operai, insegnanti, ricercatori universitari, artisti, impiegati di banca, artigiani, piccoli imprenditori, imprenditori un po' più grandi, imprenditori ancora più grandi, insomma chiunque lavora e sente di appartenere a quella comunità nazionale, solidale, democratica e combattiva che noi chiamiamo il popolo italiano. Forse vi sembreremo folli, e certamente lo siamo, ma ancor più lo sarete voi se non capirete presto che la campana sta già suonando per tutti.

Dall'appello per un'Italia Ribelle e Sovrana:
 
«ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.»

La mente (ce lo dice la...)


Una coppia di coniglietti sovranisti si incontra. 1 coppia di sovranisti.

Ovviamente fanno zump zump e dopo un po' nascono due cuccioli. 2 coppie di sovranisti.

Siccome i sovranisti non sono pedofili, solo i grandi fanno zump zump e scodellano un'altra coppia di cuccioli. 3 coppie di sovranisti.

Nel frattempo i cuccioli nati per primi sono cresciuti e anche loro fanno zump zump. Le due coppie di conigli grandi scodellano due cuccioli di coniglio ognuna, mentre la coppia di conigli piccoli cresce. 5 coppie di sovranisti.

Ci sono tre coppie di sovranisti grandi che fanno zump zump, e due di sovranisti cuccioli che stanno crescendo. Non serve che ve lo dica: Dopo un po' ci sono 8 coppie di sovranisti....
.........

Continuando: 1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144...

La riconoscete? E' la successione di Fibonacci. E' una successione interessante perché descrive molti fenomeni di crescita in natura. Confrontiamola con una successione esponenziale:

FibonacciEsponenziale
11
12
24
38
516
832
1364
21128
34256
55512
891024
1442048
2334096
3778192
61016384
98732768
159765536
2584131072
4181262144
6765524288
109461048576
177112097152
286574194304
463688388608
7502516777216
12139333554432
19641867108864
317811134217728
514229268435456
832040536870912
13462691073741824
21783092147483648
35245784294967296
57028878589934592
922746517179869184
1493035234359738368
2415781768719476736
39088169137438953472
63245986274877906944
102334155549755813888
1655801411099511627776
2679142962199023255552
4334944374398046511104

Salta subito all'occhio che la successione esponenziale è esagerata. Certo, quella che ho scelto ha un rateo del 100% (raddoppio ad ogni termine) ma vi assicuro che, anche se si scegliesse un rateo molto minore, a un certo punto la successione esponenziale straccerebbe la successione di Fibonacci.

Ma allora perché la natura non ha scelto la successione esponenziale?

Perché la natura non è scema!

E' il capitalismo che ha scelto la successione esponenziale, e infatti il capitalismo è scemo! La natura, invece, per crescere ha scelto un'altra strada, questa:




Il limite del rapporto tra due termini della successione di Fibonacci converge a un numero - la sezione aurea - irrazionale come ben si conviene alla natura che non è condannata a un'omeostasi perenne, come pensano i decrescisti malthusiani. La natura sa che la crescita è il suo destino, ma non ha scelto la strada esponenziale bensì la magica serie di Fibonacci. Ebbene noi sovranisti, che amiamo la natura ma non vogliamo mortificarla stringendola nella gabbia di uno stato omeostatico che non è nei disegni di Dio, stiamo già crescendo magicamente seguendo la legge di Fibonacci. Siamo anticapitalisti, il che vuol dire dire che siamo antiesponenzialisti!

Unitevi a noi, aderite al progetto per la costruzione di una lista sovranista alle elezioni politiche del 2018!

Non sentite i rintocchi della campana?


giovedì 21 settembre 2017

SOVRANISTI E INDIPENDENTISTI (SICILIANI) di Fiorenzo Fraioli

[ 21 settembre 2017]

Sono stato a Chianciano per il forum internazionale della CLN. In questa occasione ho aderito e sono stato accolto nel Coordinamento Nazionale. Questa circostanza avrà qualche conseguenza sul blog, nel senso che non potrò riferire tutto ciò di cui verrò a conoscenza partecipando alle riunioni, in quanto appunto sono adesso un membro del CN della CLN. Questo perché l'accesso a tali notizie mi è concesso proprio perché sono diventato un membro del CN della CLN. Potrà quindi accadere che io venga a conoscenza di qualche ghiotta anteprima, ma non ve la comunicherò. Sapevatelo. A parte questo limite, mi considero sempre e comunque libero di esprimere la mia opinione sull'universo mondo, CLN compresa, sempre che ciò vi interessi. A dimostrazione di ciò, ecco a voi un post sulle elezioni siciliane, senza peli sulla lingua.

La Sicilia colonia d'Italia, l'Italia colonia dell'UE: l'alleanza è necessaria.


Come sapete il prossimo 5 novembre 2017 si terranno le elezioni regionali in Sicilia e, in questa occasione, la CLN ha scelto di sostenere la candidatura di Franco Busalacchi. Negli ambienti sovranisti veri - non quelli farlocchi alla Grillo&Salvini&Meloni&Alemanno&etcetera - questa scelta sta provocando non poche perplessità. Né vi nascondo che, anch'io, ne nutro. Tra le critiche pervenute, la più pesante è quella del FIS che, in questo articolo dal titolo eloquente "La Sollevazione della grande accozzaglia", richiama alcune esternazioni di Busalacchi risalenti al 2015.
«Chi è Franco Busalacchi? E’ colui che 18 mesi fa scriveva queste righe: “Vi rendete conto di quanto sono bestie i leghisti e chi ci va appresso, che attaccano la Germania e l’Europa? Che vogliono tornare alla Lira? Si dimostra che, purtroppo, non è necessario essere intelligenti per essere ricchi. Basta trovarcisi in mezzo e anche l’ultimo dei cretini fa “i sghei”. Quando dicono che vogliono uscire dall’Europa, ah! Dio, come sarebbe bello farglielo provare! Alle prese con dogane e dazi. Bestie!….  La strada maestra per la nostra Sicilia è l’Europa, senza l’Italia. Noi dobbiamo lottare per lasciare l’Italia e per restare in Europa, Stato tra gli Stati, nazione non più periferica di quanto non lo sia l’Irlanda .” (grassetto nel testo originale)».
E' roba pesante, lo so. Peraltro veicolata attraverso un articolo dai toni particolarmente volgari, come è nel costume del Presidente a vita del FIS Stefano D'Andrea; il quale potrà essere perdonato solo se avrà ragione, dilemma di cui si occuperanno i fatti dandogli torto. Nel frattempo, e almeno fino al 2023, il D'Andrea avrà gioco facile nel dire di avere ragione, visto che sbaglia solo chi si mette in gioco, cosa che lui rifiuta di fare, e passa la mano. In ciò essendo in buona compagnia, visto che l'esimio prof. Bagnai proprio oggi ha scritto nel suo blog "Io continuo a pensare che la cosa migliore da fare ora sia stare calmi, e magari anche fermi". Una posizione, quella di Bagnai e SdA che io, nella mia stronzaggine esegetica, traduco così: siccome non so che cazzo fare, non faccio niente, e guai a chi osa fare qualcosa

Invece la CLN ha scelto di agire perché è l'azione che spariglia le carte, e non l'attesa della mano buona, che potrebbe non arrivare mai; oppure, quando mai arrivasse, trovarci tutti morti. Torniamo a noi, cioè alla scelta dei sovranisti della CLN di allearsi in Sicilia con gli indipendentisti di Busalacchi, che si presentano in coalizione con la lista Sicilia Libera e Sovrana e Noi Mediterranei di Beppe De Santis, Noi Siciliani di Erasmo Vecchio, e altre realtà regionali. La domanda è: come è possibile conciliare l'istanza di riconquista della sovranità nazionale, invocando la Costituzione del 1948, e contemporaneamente allearsi con gli indipendentisti?

Sull'argomento sono intervenuto al forum ricordando che la Sicilia è stata la prima provincia romana, cioè il primo territorio che la repubblica di Roma non ritenne di associare come fece con tutti gli altri popoli italici, istituendo invece una nuova entità amministrativa, la provincia per l'appunto, che fu poi replicata in occasione delle successive conquiste. In altre parole, già i romani ritennero che la Sicilia non fosse Italia! Questa circostanza, confermata dalla storia successiva, ci suggerisce che la Sicilia è una realtà storicamente, politicamente, antropologicamente diversa da tutte le altre regioni italiane, ancor più di altre (Trentino, Val d'Aosta...) cui pure la Costituzione riconosce uno statuto speciale. Possono i sovranisti trascurare questa peculiarità? La mia opinione è che ciò non sia possibile. Il punto è che, sebbene la Sicilia sia altro dall'Italia, e l'Italia altro dalla Sicilia, è un dato di fatto che le due storie sono profondamente intrecciate, in modo indissolubile. Ovvero che le istanze indipendentiste siciliane esprimono, prima ancora che una reale volontà di indipendenza, la richiesta passionale di un rapporto rigorosamente alla pari. Alla base c'è una realtà di fatto che proverò a spiegare.

Gli amici siciliani sostengono che la Sicilia sia, potenzialmente, una terra ricchissima, e che solo una condizione di secolare subalternità la rende, oggi, povera e depressa. In ciò credo abbiano ragione, ma chiedo loro: supponiamo che la Sicilia conquisti la sua indipendenza, e in virtù di ciò diventi ricca e prospera; ebbene, non diverrebbe anche una preda ambita? Sarebbero, i siciliani, in grado di difendere la loro ricchezza e prosperità, senza appoggiarsi a uno Stato più forte? La vedo dura.

E qual è lo Stato che, per mille motivi a cominciare da una storia millenaria, è il candidato naturale per svolgere la funzione di associarsi nel compito di difendere la Sicilia, anzi lo Stato siciliano, da mire di conquista esterne? Non è forse lo Stato italiano? Ne sono convinto, così come sono convinto che le dichiarazioni di Busalacchi, riportate da Stefano D'Andrea, siano assolutamente sbagliate e improvvide, dettate da una insufficiente analisi del problema nonché motivate da un sentimento di delusione e abbandono da parte di uno Stato, quello italiano, il quale, a sua volta, è vittima di un'operazione di colonizzazione ad opera delle potenze dominanti del nord Europa. Se la Sicilia lamenta il fatto di essere una colonia d'Italia, è vero tuttavia che l'Italia è oggi una colonia dell'UE: l'alleanza è dunque necessaria!

Qualche tempo fa ho scritto un articolo (La Patria del Popolo è la Repubblica - 13 luglio 2017) nel quale sostengo che la Patria è un concetto politico, nasce cioè da un patto tra pari che, protraendosi nel tempo, costruisce un'identità de facto e, infine, statuale. Sono gli interessi reali e concreti che tengono insieme i popoli, non le astratte idealità, sempre costruite ex-post come giustificazione ideologica. L'Italia e la Sicilia hanno un interesse reciproco, esorbitante rispetto a qualsiasi altra considerazione, nello stare insieme, ma affinché ciò sia possibile occorrono due condizioni. La prima è che l'Italia si liberi del giogo dell'Unione Europea, il secondo è che venga riconosciuto e rispettato il diritto dei siciliani ad essere un popolo che liberamente scelga, facendosi bene i propri conti di convenienza, se essere una regione periferica dell'UE oppure associarsi con un'Italia sovrana. Abbiamo paura di ciò? Pensiamo veramente che i siciliani possano preferire essere assoggettati all'Unione Europea, un non Stato governato da interessi privatistici sovranazionali, piuttosto che essere sé stessi dentro lo Stato italiano governato secondo i principi della Costituzione del 1948?

Poiché sono certo che, a prescindere dalle idee personali di Busalacchi e a dispetto delle recriminazioni dei meridionalisti rispetto alle modalità di conquista con cui i popoli del sud d'Italia si sono ritrovati dentro uno Stato unitario, l'interesse reale e concreto degli italiani e dei siciliani sia quello di stare insieme, non solo non ho paura degli indipendentisti siciliani, ma anzi ritengo che il più grave degli errori che i sovranisti possano fare sia quello di sbattergli la porta in faccia. Guai a lasciare soli gli indipendentisti siciliani, essi sarebbero facile preda degli pseudo-sovranisti della Lega, promotori, lo ricordo en passant, di un referendum che si terrà il prossimo 22 ottobre avente ad oggetto ulteriori richieste di autonomia per la Padania. Un'entità che non esiste di per sé (trovatemi un solo documento più vecchio di vent'anni in cui se ne parli) artificialmente inventata per sbriciolare la nazione italiana, per meglio centrifugarla in questa demenziale Unione Europea.
Beppe De Santis


E' interesse degli ordoliberisti frantumare gli Stati nazionali facendo leva sulle pulsioni indipendentiste, un'operazione cui la Lega si presta fin dalle sue origini. Anzi, consentitemi di dirlo: la Lega esiste solo in funzione di questo obiettivo! I fatti sono evidenti, e si svolgono giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, ma non vengono percepiti perché sono affogati in un flusso caotico di eventi abilmente orchestrati dal sistema dei media.

Una cosa che mi dispiace e affligge è constatare come tanti sovranisti stiano cadendo in questa trappola, riducendosi a discutere di scemenze tecnico-giuridiche come le monete complementari, i certificati di credito fiscali, i mini bot; guarda caso tutte proposte che hanno un denominatore comune: la Lega e quella volpe di Borghi, che si ammanta di competenze macroeconomiche dopo una vita passata a lavorare per Deutsche Bank, avendo cominciato come fattorino. Delle due l'una: o l'uomo è un genio, oppure un paraculo. Facite vuie.

* Fonte: Ego della rete

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