[ 8 settembre 2017 ]
Non c'è dubbio che il fenomeno dell'emigrazione (vogliamo chiamarla col suo vero nome?), è letteralmente esploso con l'avanzare della globalizzazione. Un aspetto di questo fenomeno è l'emigrazione Sud-Nord del mondo. La globalizzazione, per sua natura predatoria, ha travolto intere nazioni "arretrate", spappolando i loro tessuti sociali, producendo nuove diseguaglianze e miseria generale, quindi spingendo centinaia di milioni di nuovi paria ad abbandonare i loro paesi d'origine.
Abbiamo più volte tentato di spiegare che il fenomeno va affrontato da due angolature: quello della pietas o della solidarietà umana, e quello squisitamente politico. E' vero che ogni politica ha un fondamento etico, tuttavia l'etico, lo si voglia o meno, è sussunto nella sfera del Politico. Ove per Politico noi intendiamo la prassi e/o l'arte di una data forza politica o blocco sociale di conservare il potere (nel caso che lo abbia) o, per forze antagoniste, di conquistarlo accumulando potenza politica ed egemonia.
Non c'è dubbio che il fenomeno dell'emigrazione (vogliamo chiamarla col suo vero nome?), è letteralmente esploso con l'avanzare della globalizzazione. Un aspetto di questo fenomeno è l'emigrazione Sud-Nord del mondo. La globalizzazione, per sua natura predatoria, ha travolto intere nazioni "arretrate", spappolando i loro tessuti sociali, producendo nuove diseguaglianze e miseria generale, quindi spingendo centinaia di milioni di nuovi paria ad abbandonare i loro paesi d'origine.
Abbiamo più volte tentato di spiegare che il fenomeno va affrontato da due angolature: quello della pietas o della solidarietà umana, e quello squisitamente politico. E' vero che ogni politica ha un fondamento etico, tuttavia l'etico, lo si voglia o meno, è sussunto nella sfera del Politico. Ove per Politico noi intendiamo la prassi e/o l'arte di una data forza politica o blocco sociale di conservare il potere (nel caso che lo abbia) o, per forze antagoniste, di conquistarlo accumulando potenza politica ed egemonia.
Evidenti sono i due poli ideologici entro i quali oscilla nel nostro Paese il dibattito sulle migrazioni: quello razzista ("a mare tutti i morti di fame!") e quello dell'accoglientismo a prescindere (" nessuno è illegale! fuck borders!"). Entrambi queste posizioni, se si va alla sostanza, sono meta-politiche, leggi moralistiche. La prima è figlia di un'etica egoistica, incarognita, malvagia. La seconda di un'etica irenica, caritatevole e buonista.
Tra chi inverte il rango dei due fattori e subordina il Politico all'etica e alla morale c'è la Chiesa cattolica la quale, in base al suo universalismo teologico —siamo tutti figli di Dio, quindi tutti sudditi nella cristiana civitas maxima— vorrebbe imporre agli Stati come imperativo morale categorico, quello dell'accoglienza a prescindere.
La seconda variante è quella che abbiamo chiamato quella del globalismo cosmopolitico di matrice kantiana. L'etica della tolleranza, l'idolatria dei diritti umani, l'idea che gli stati nazionali sarebbero organismi morenti, quindi della cosmopoli o società multietnica considerata non un lontano punto d'arrivo dell'umanità, ma un'entità che si va già conformando proprio grazie alla globalizzazione —libera circolazione di capitali, merci e persone.
La terza variante è quella anarchica. Gli anarchici sono coerenti, non riconoscendo alcuna legittimità ai demos nazionali, negando in linea di principio le nazioni, condannando in quanto tale la forma Stato, è per essi logico che non si debba porre alcun limite alla libera circolazione degli individui —sorvoliamo sul fatto che emigrare non sia una "libera scelta" e non invece una coercizione.
E i gruppi e partiti comunisti? Le sinistre radicali? Che posizione hanno?
Com'è noto sono per la cosiddetta "accoglienza" a prescindere. Sono contrari ad ogni controllo dei flussi migratori. Anche per loro vale il principio per cui "nessun essere umano è illegale", anch'essi dunque non riconoscono Stati e frontiere. In buona sostanza, in nome di una malinteso internazionalismo, oscillano tra l'anarchismo estremo e il globalismo cosmopolitico delle élite dominanti.
Ai comunisti "duri e puri", che pare abbiano abdicato all'anarchismo e al mito borghese del cosmpolitismo: ai comunisti che hanno dimenticato le lezioni della storia del movimento comunista del '900, ci permettiamo rinfrescare la memoria, riportando quanto scriveva uno che la sapeva lunga:
«Il metodo della rivoluzione socialista con la parola d'ordine: "Abbasso le frontiere", è un grande pasticcio. Non siamo riusciti a pubblicare l'articolo in cui io definivo questa posizione come "economismo imperialistico". Che cosa significa "metodo" della rivoluzione socialista con la parola d'ordine: "Abbasso le frontiere"? Noi sosteniamo la necessità dello Stato, ma lo Stato presuppone le frontiere. Naturalmente, lo Stato può essere diretto da un governo borghese, mentre noi abbiamo bisogno dei Soviet. Ma la questione delle Frontiere si pone anche per i Soviet. Che vuol dire "Abbasso le frontiere"? Qui comincia l'anarchia... Il "metodo" della rivoluzione socialista con la parola d'ordine: "Abbasso le frontiere" è un puto se semplice pasticcio».
V. I. Lenin; Discorso sulla questione nazionale (12 maggio 1917) Opere Complete; Volume 24. p.305






