Visualizzazione post con etichetta Hollande. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hollande. Mostra tutti i post

giovedì 17 dicembre 2015

CON SARKOLLANDE VINCE SOLO LA UE di Norberto Fragiacomo

[ 17 dicembre ]

Dopo aver incendiato la Francia con profezie sottratte al sulfureo Houllebecq, il premier unionista Manuel Valls si ripresenta ai media in uniforme austera da pompiere, dicendo pressappoco così: “non abbiamo ceduto niente, ma il pericolo non è eliminato.” Se “non canta vittoria” (così i giornali nostrani) è per salvare le apparenze: sulla carta, i vincitori delle elezioni amministrative 2015 sono i Républicains di Sarkozy, cioè un partito “rivale”. La realtà è ovviamente diversa: a trionfare è stato il blocco di potere europeista, che per esigenze di marketing si propone ogni volta agli elettori indossando una collezione di maschere.

Tredici a zero: non finivano così neanche le partite del ruspante Lussemburgo anni ’80. Il risicato successo di Marine Le Pen alla tornata del 6 dicembre si è rivelato una vittoria di Pirro – anzi, qualcosa di meno, paragonabile a quelle sparate che ti intasano il profilo Facebook per un giorno, e l’indomani finiscono dritte nel dimenticatoio. I giornalisti – disinformatori spesso disinformati – volevano farci credere che 5-6 regioni fossero già in saccoccia al Front National, ma era una balla: il meccanismo elettorale francese ricorda un po’ quello delle coppe europee, con partite di andata e ritorno e la particolarità che, nel retour match, una delle squadre può scendere in campo a ranghi rinforzati. E il ballottaggio di cui si favoleggiava? E’ una figura mitologica: non esiste proprio.


Non simpatizzo per il FN, e in una classica elezione proporzionale mi guarderei bene dal votarlo. Fossi stato francese, ieri la mia scelta sarebbe stata tuttavia “eretica”.

Provo a spiegarmi. A parte il loro elettorato, Marine e Marion avevano contro tutti – ma proprio tutti – quelli che contano: dalla chiesa agli industriali, dai partiti classici (aggiungo “di sistema”) alla UE, senza contare i mercati. Alla vigilia della tornata la confindustria francese aveva lanciato l’allarme: questi vogliono aumentare il salario minimo e abbassare l’età pensionabile a 60 anni… fanno promesse irresponsabili, da comunisti! Per non parlare poi dell’avversione a Bruxelles e al sacro dogma degli Stati Uniti d’Europa, tanto cari a madame Boldrini… Insomma: la xenofobia - un po’ reale e un po’ ingigantita - era il classico specchietto per le allodole, a preoccupare sul serio l’establishment erano i programmi economico-sociali “fuori moda” del FN. L’esperienza Tsipras ci insegna che i programmi elettorali sono fogli di carta di cui ci si disfa con disinvoltura, ma visto che il tempo è denaro sempre meglio non rischiare: l’usato sicuro si fa preferire, visto che la sua ubbidienza è a tutta prova. Per i potentati economici che a rappresentarli siano socialisti o repubblicani, socialdemocratici o conservatori, piddini vecchia maniera o nouvelle vague renziana fa lo stesso: l’importante è che i politici prestino orecchio ai suggerimenti delle lobby più influenti.

In breve: l’esito di domenica 13 era scontato, a patto che si riuscisse a mobilitare gli elettori azzeccando le parole d’ordine. Così è stato (l’affluenza è cresciuta addirittura di 15 punti percentuali), ed è andata come doveva andare. I ritratti fotografici di una Marine Le Pen stordita, quasi affranta, ci dicono che la donna è intelligente, ha già compreso: a meno di sconvolgimenti imprevedibili le presidenziali del 2017 saranno una replica dell’ultima puntata, e lei passerà alla Storia (se ci sarà ancora, una Storia) come una marescialla perennemente sconfitta. Secondo l’autore di Sottomissione, il destino ha in serbo per la figlia di Jean Marie due consecutive batoste presidenziali: chissà, forse la seconda toccherà alla bella, giovane e bigotta Marion Maréchal (nomen omen?). La prima dovrebbe esserle inflitta da Hollande: non è da escludersi, anche se il federatore potrebbe essere il rampante Valls o qualsiasi altro portaordini social-repubblicano.

Allo stato attuale dalla prigione UE non si esce né da sinistra né da destra, e le prossime elezioni spagnole confermeranno il dato di esperienza. In questo quadro il ruolo interpretato dalla c.d. “sinistra estrema” è senz’altro marginale. Lo sarebbe a prescindere, perché le regole del gioco prevedono trucchi, e vantaggi d’ogni genere per uno dei giocatori: sarebbe pertanto ingeneroso colpevolizzare il Front de Gauche perché non ha vinto. Il miserrimo 4% ottenuto in un Paese in via di impoverimento e la perdita del voto operaio (e giovanile) a beneficio del FN non sono tuttavia accidenti addebitabili alla ria sorte: la sinistra francese si rimpicciolisce perché, anziché affrontare i nemici veri, continua a duellare con i fantasmi. Incapace di aggiornamento, seguita a confondere copertine e contenuti: le proposte gauchiste della Le Pen sono comunque rifiutate per la loro provenienza, i sedicenti socialisti, malgrado le politiche schiettamente di destra, sono “compagni” con cui, di fronte all’emergenza “fascista”, è necessario trovare un accordo purchessia. E l’Unione Europea? Critichiamola con juicio! sembra essere il motto (anche dell’evanescente Podemos, fumo senza arrosto né piatto). Sarà pure iperliberista, d’accordo; guerrafondaia e al servizio della NATO e degli USA, senza dubbio; morbosamente attaccata al principio di concorrenza e a quello di libertà di stabilimento, impossibile negarlo… sarà anche la portatrice malsana del virus dell’austerità di massa, ma almeno i suoi funzionari non hanno le teste rasate e poi, in fondo in fondo, chi dice che non sia riformabile? Lo dicono i fatti, che hanno la testa dura, ma i nostri bravi marxisti ce l’hanno più dura ancora, e continuano a vagolare, scagliare anatemi e concionare aspettando una Rivoluzione che di cognome fa Godot.

La Gauche aveva due opzioni, domenica scorsa. La prima – rispettabilissima e “moderata” – era dire ai propri elettori: tra la destra xenofoba e quella economica il meno peggio non esiste, statevene a casa! La seconda – più coraggiosa, ma certo scioccante per un elettorato in crisi di identità – era mettere in evidenza come, al giorno d’oggi, il pericolo maggiore venga dal capitalismo senza freni né pietà impersonato dalla UE, che va fermata a qualsiasi costo (sempre che sia possibile, ed io dubito che sia possibile, perlomeno con l’arma spuntata del voto… ma tentar non nuoce). Non un’indicazione esplicita, sarebbe stato troppo: bastava un ragionamento. E di ragioni per votare controcorrente ce n’erano almeno due: una piattaforma programmatica da sottoporre alla prova dei fatti (il duo Holland-Valls non riserverà sorprese: è neoliberista fino al midollo) e l’opportunità di destabilizzare la UE, di cui la Francia è una trave portante. Un marxista francese avveduto avrebbe colto l’occasione al volo, senza per questo riappacificarsi col vecchio nemico.

La terza opzione non c’era, a meno di non voler battezzare “opzione” un riflesso pavloviano. Non c’era, ma il Front de Gauche se l’è inventata: accordarsi con la destra di Hollande, strisciare dalla porta di servizio nel salone delle ammucchiate, “guadagnarsi” il pane nero della sopravvenienza politica. A posteriori le scuse si trovano sempre: abbiamo sostenuto Tizio e Caio perché integerrimi ecc. Scuse, per l’appunto: votare PSF significa oggi avallare le politiche neoliberiste di Presidente e premier. Quattro per cento, ma il residuo di credibilità sta ben al di sotto di quest’infima percentuale, destinata a ridursi anno dopo anno, fino al raggiungimento dello zero assoluto.

Il marxismo non è roba da travet, non ha per stella polare affinità sorpassate e poltrone di terza fila. Si accettano scommesse su un altro “vaticinio” di Houllebecq: tra dieci anni i francesi sentiranno in un talk show televisivo Mélenchon criticare pacatamente un regime oppressivo ma astutamente “liberale”. Forse non si realizzerà, ma non mi pare affatto sballato.

Per quanto concerne l’Italia, già si odono voci favorevoli ad importare il modello fronte repubblicano per far fuori il M5S in ipotetici ballottaggi (autentici). Prevedo difficoltà: il movimento di Grillo e Di Maio non ha scheletri fascisti nell’armadio; inoltre, la destra ufficiale italiana è meno spendibile, per gli eurocrati, di quella d’Oltralpe.

Andrà a finire che ringrazieremo Berlusconi per la sua inaffidabilità…

martedì 15 dicembre 2015

FRANCIA: LE PEN+SARKOZY+HOLLANDE. Le destre ottengono il 100x100 di Emmezeta

[ 15 dicembre ]

Sarkozy: 40,24%
Hollande: 32,12%
Le Pen: 27,10%

La dicotomia destra-sinistra non è morta affatto. Defunte sono le sinistre così che le destre non sono mai state così forti.
E' andata come previsto. Il voto "contro", esaltato dal sistema elettorale a doppio turno, ha assicurato una grigia vittoria ai "repubblicani" ed ai loro alleati. E' un voto che mette in luce i limiti dell'avanzata del Front National, che conferma un notevole spostamento a destra dell'elettorato francese, che mostra un Paese assai confuso circa le prospettive future.
Quello di domenica scorsa è un voto che viene analizzato soprattutto in vista delle presidenziali del 2017. Le uniche che contano davvero. E questo già la dice lunga sullo stato della democrazia in Francia. Roberto D'Alimonte si compiace stamattina, sulle pagine del Sole 24 Ore, di un risultato che ha mostrato un'affluenza ai seggi più alta al secondo turno rispetto al primo, di un meccanismo (il ballottaggio) che favorisce comunque i partiti "sistemici", nonché della maggiore democraticità del "suo" Italicum rispetto al sistema francese. E da nemici acerrimi della nuova legge elettorale italiana, dobbiamo senz'altro riconoscere che il sistema transalpino è per certi aspetti ancora più antidemocratico di quello con il quale Renzi punta a costruire il suo personalissimo regime qui da noi.


Detto questo, torniamo alla Francia. Il risultato del ballottaggio mostra i limiti del Front National, che resta però il primo partito, confermando un trend di crescita da non
sottovalutare. 



Il partito, fondato da Jean-Marie Le Pen nel 1972, sfonda elettoralmente solo alle europee del 1984, quando raggiunge un inusitato (all'epoca) 11%. Risultato confermato alle europee del 1989 (11,7%), alle legislative del 1993 (12,7%) ed a quelle del 1997 (14,9%). Si arriva dunque alle presidenziali del 2002, quando Le Pen arriva clamorosamente al ballottaggio con Chirac, fermandosi però al 16% dei voti. Seguono anni di declino, fino al passaggio delle consegne alla figlia del fondatore, Marine Le Pen, che avviene nel 2011. Inizia da quel momento una crescita elettorale che non si è ancora fermata: 17,9% alle presidenziali 2012, 24,9% alle europee 2014 (diventando così il primo partito francese), 25,2% alle elezioni dipartimentali del marzo 2015, ed infine 27,3% al primo turno delle elezioni regionali di cui ci stiamo occupando.



Questa lunga serie di dati ci è utile per inquadrare correttamente il fenomeno Front National. Un fenomeno non nuovo, presente sulla scena francese da oltre trent'anni, che ha avuto i suoi notevoli alti e bassi (un po' come la Lega da noi), ma che appare comunque in fortissima crescita da quando è scoppiata la crisi economica in cui siamo immersi. E siccome la crisi è tutt'altro che finita, e la Francia non sembra messa per niente bene, aspettiamoci pure una prosecuzione del trend favorevole al partito guidato da Marine Le Pen. 



Giustamente, commentando i risultati del primo turno, Piemme ha scritto di una «conferma per l'ennesima volta di una delle lezioni della storia europea: quando la cosiddetta sinistra scimmiotta la destra e la insegue sul terreno liberticida della "sicurezza" e dello sciovinismo nazional-imperialista, è sempre quest'ultima ad essere premiata nelle urne». Un'affermazione per nulla smentita dai risultati del ballottaggio, dato che  mentre il Front National ha comunque incrementato i propri consensi di 800mila voti, è stata la destra "repubblicana" di Sarkozy - anch'essa fortemente "securitaria" e sciovinista - a conquistare il 40% e ben 7 regioni sulle 12 in cui è stato recentemente diviso l'Esagono. Un risultato ottenuto anche grazie alla "desistenza" decisa dal Partito Socialista nelle due decisive regioni del Nord Pas de Calais - Piccardia e della Provenza - Alpi - Costa Azzurra.



Il forte spostamento a destra del primo turno è stato dunque del tutto confermato al secondo. I socialisti hanno perso ben 7 regioni, mentre la sinistra del Front de Gauche è letteralmente scomparsa, restandogli al più il ruolo di ruota di scorta del partito di Hollande. Il voto a favore dello Stato d'emergenza, dato dai parlamentari della sinistra a novembre, è stato il sigillo di un suicidio politico annunciato.



Sta anche in ciò - nell'assenza di una sinistra capace di mettere al centro una chiara posizione sulla crisi, sull'euro e sull'Europa - una delle ragioni dello sfondamento del Front National. Uno sfondamento oggi fermato grazie al voto "contro" di tutti gli altri, ma domani chissà. Dal punto di vista del calendario il 2017 è vicino, ma sarà un anno e mezzo tutt'altro che ordinario. Chi pensa (Sarkozy, ma non solo) che il risultato di domenica sia di per sé una garanzia per conquistare la presidenza sbaglia.



Dal punto di vista politico il 2017 è lontano. Dalle urne (e ancor prima dalla campagna elettorale) è emerso un paese stanco, grigio, senza idee sul futuro, se non quella di provare a ritrovare un'identità nella sua dimensione neo-coloniale ed imperialista. Incapace di uscire dal pantano europeo, da una crisi che è politica ancor più che economica, il governo francese ha scelto la linea della guerra all'esterno, dello stato d'emergenza permanente e dell'islamofobia all'interno. Difficile che da una simile scelta - tanto più se non contrastata a sinistra - non si avvantaggi alla lunga la forza che meglio rappresenta una spinta reazionaria così forte.



Possiamo dunque prevedere l'ingresso di Marine Le Pen all'Eliseo? Non necessariamente. Anzi, questa possibilità appare al momento assai scarsa pur se non nulla. Ma una cosa è essere sconfitti col 16% come accadde al padre, altra esserlo con il 30 o magari con il 40%. Il punto debole del Front National risiede nella scarsa attrattività verso l'elettorato degli altri partiti, ma quanto mai sono invece attrattivi questi ultimi per l'insieme della popolazione? Quanto sapranno esserlo nei prossimi anni? La verità è che la crisi politica in Francia appare assai grave, e nulla fa pensare ad una sua soluzione a breve. 

martedì 1 dicembre 2015

IL CLIMA (FUNESTO) DI PARIGI (La Francia che amiamo e quella sciovinista che detestiamo)

[ 1 dicembre ]


Giorni addietro denunciavamo lo Stato d'emergenza votato all'unanimità dal Parlamento francese [Il socialfascismo avanza]. Hollande, cogliendo al volo il pretesto fornitogli dai vili attacchi armati compiuti a Parigi il 13 novembre, ha di fatto sospeso lo Stato di diritto a favore di uno Stato di polizia, attuando de facto il programma liberticida del Front National di Marine Le Pen il quale è adesso primo partito in tutti i sondaggi. 

La narrazione del potere è che non bisogna farsi spaventare dai terroristi, che i cittadini debbono invece continuare a vivere tranquilli (chi se lo poteva permettere) come prima. Ma è proprio il potere, avendo decretato lo Stato d'eccezione  il primo a violare la sua propria narrazione. Nulla in Francia sarà più come prima.

Amici francesi ci informano che nelle periferie metropolitane, come pure nelle città più piccole, è in atto una vera e propria caccia alla streghe. La paura regna tra le comunità di immigrati, anzitutto di fede islamica. Nelle banlieu regna infatti lo Stato d'assedio. 

Di questo, ovviamente, nessuno parla. Non ne parlano gli organi di stampa liberali, tace l'armata degli intellettuali e dei pennivendoli "democratici", silente la stessa sinistra "radicale" —quella francese, tranne lodevoli eccezioni, si è arruolata nella crociata bellicista e sicuritaria.

Qui da noi, mentre leghisti, neofascisti e berlusconiani inneggiano apertamente allo Stato di polizia eretto da Hollande —con il provocatore Salvini che invoca l'ingresso del Paese in guerra a fianco della Santa alleanza cristiana— i "democratici" sono scomparsi. Nemmeno i cinque stelle hanno avuto il coraggio di condannare lo Stato d'emergenza deciso da Hollande, hanno preferito cincischiare d'altro.

Dove vada effettivamente a parare la decretazione dello Stato d'emergenza, lo ha dimostrato il divieto di manifestare opposto dal governo di Hollande al movimento ambientalista in occasione del summit sui cambiamenti climatici riunitosi proprio a Parigi. Migliaia di francesi hanno tuttavia avuto il coraggio di violare questo divieto [vedi filmato più sotto]. Le forze di polizia sono intervenute pesantemente, senza però riuscire a fermare il corteo il quale è stato attaccato proprio in Piazza della Repubblica, ovvero il luogo dove erano stati deposti fiori per commemorare i morti dell'attentato del 13 novembre. Qui nuovi scontri. I manifestanti, per difendersi, han dovuto usare i lumini in ricordo dei morti e, nella fuga, costretti a calpestare i fiori deposti. Apriti cielo! Massima esecrazione! Addirittura patetica l' ipocrisia a cui è giunto il Presidente dai poteri speciali!

Siamo solidali con le centinaia di malmenati, con le centinaia di fermati che subiranno dei processi. Siamo solidali con questa minoranza di francesi coraggiosi.

giovedì 19 novembre 2015

FRANCIA: IL "SOCIALFASCISMO" AVANZA (e Jacques Sapir è impazzito) di Piemme

[ 19 novembre ]

In seduta solenne, questa mattina, il Parlamento francese ha votato all'unanimità (lepenisti e "comunisti" compresi!) la legge che allunga a tre mesi lo Stato d'emergenza —che aggrava le misure repressive previste dalla vecchia legge colonialista del 1955. E' l'anticamera dei cambiamenti liberticidi della Costituzione già annunciati dal "socialista" Presidente Hollande, che così facendo spera di cavalcare l'ondata xenofoba e islamofoba e di fermare l'ascesa del lepenismo.

Si tratta (vedi grafica sotto) di provvedimenti che trasformano lo Stato di diritto in un vero e proprio Stato Penale —così molti teorici del Diritto, tra cui Danilo Zolo, hanno definito l'ordinamento giuridico nordamericano, soprattutto dopo il Patriot Act.

Più che socialdemocratico il governo di Hollande potremmo definirlo social-fascista, ovvero di un regime che sotto la maschera socialdemocratica applica misure di tipo fascista, proprio dello stesso tipo delle leggi eccezionali o "fascistissime", volute da Mussolini nel 1925-26 e che consentirono il passaggio dalla democrazia liberale alla dittatura.
La legge del 1955: quella attuale è peggiorativa: arresti senza mandato del giudice, divieto di manifestare, ec.

Si dirà: ma nel caso italiano degli anni venti vennero del tutto menomate le prerogative del parlamento a favore dell'esecutivo e il Partito fascista divenne il solo ammesso. Per quanto riguarda la sottomissione del parlamento all'esecutivo, questo c'è già nella Francia a regime presidenzialista. Per quanto concerne il pluralismo partitico, Hollande non ha necessità di abolirlo, dato che, a differenza dell'Italia del 1925-26, profondamente divisa tra blocco fascista e antifascista, in Francia tutti i partiti si sono allineati (nuova Unione sacrée) sulle misure liberticide. Il social-fascista Hollande, col pretesto di schiacciare in modo impitoyable il terrorismo islamista, ha ottenuto senza colpo ferire ciò che il Front National di Marine le Pen chiede da tempo.

Se la maggior parte dei francesi (borghesi e plebei, sinistre e destre uniti), accettato lo scambio tra "sicurezza" e diritti di libertà, saluta le nuove leggi social-fasciste, i milioni di immigrati ammassati nelle degradate periferie metropolitane e nei ghetti in cui marciscono, spesso di seconda o terza generazione, tremano e sono nel panico. Essi, molto probabilmente, temono molto di più le incursioni delle forze di polizia francesi che i terroristi. Saranno tutti sottoposti ad un regime asfissiante di libertà vigilata, così come verranno imbavagliate tutte le forze politiche e sociali di vera opposizione.

Il quadro è a dir poco desolante.

E' diventato addirittura lugubre dopo aver letto quanto affermato dall'intellettuale ed economista Jacques Sapir. Un uomo che abbiamo apprezzato per le sue analisi critiche e penetranti sul regime dell'euro e sull'Unione europa. Più volte abbiamo apprezzato i suoi interventi, pubblicandoli spesso su questo blog.

Siamo rimasti basiti nel leggere l'ultima sua uscita, di totale assenso ai provvedimenti liberticidi proposti da Hollande. Tirando in ballo (non a caso!) Jean Bodin e Carl Schmitt, il Nostro sostiene che i provvedimenti del governo francese sono, sacrosanti poiché, udite udite, sarebbero il segno della riconquistata sovranità nazionale francese, quindi un atto che manderebbe in soffitta l'ordinamento eurista che tutti gli stati sovraordina.
Jacques Sapir
Così Sapir esordisce:
«Dobbiamo allora sottolineare il fatto che nel decidere di decretare lo stato di emergenza, il Presidente della Repubblica ha compiuto un atto sovrano. Lo ha fatto in nome di tutti noi, in nome del popolo francese. Ma, così facendo, nel decidere lo stato di eccezione e che cosa deve essere fatto all’interno dello stato di eccezione, ha riportato sulla ribalta politica la questione della sovranità, contraddicendo quanto sostengono i leader dell’Unione Europea e i loro teorici».
Un atto sovrano? Certo, ma di una sovranità del Re repubblicano, del Presidente. Lo ha fatto come tutti i monarchi in nome del popolo ma, a ben vedere, in quanto misura antidemocratica, contro il popolo e che i cittadini non possono che avallare data la tremenda campagna d'intossicazione mediatica —i media sono tutti in mano all'oligarchia. 
Che poi l'atto d'imperio del sovrano (cioè non il popolo bensì il presidente) sia al contempo un atto demolitorio dell'ordine eurista questo è solo un suo auspicio immaginario. Nel presentare le sue misure liberticide Hollande ha fatto appello agli stati dell'Unione ad entrare in guerra ricorrendo alla clausola di solidarietà contenuta nell'Art. 42.7 del Trattato di Lisbona, che prevede il sostegno per uno Stato membro vittima di un'aggressione.
Sapir si dimentica poi di dire (ma ciò poco ci stupisce dato che spesso in Francia il nazionalismo sfuma nello sciovinismo) che le misure liberticide fanno da pendant alle smanie imperialiste di grandeur del regime  francese il quale, non solo partì lancia in resta nel 2011 a bombardare la Libia (abbiamo visto i disastrosi risultati), ma tra i paesi europei il primo, nell'estate scorsa, ad inviare i suoi bombardieri contro lo Stato Islamico. Chi la fa l'aspetti, verrebbe da dire....

Ma Sapir non vede tutto questo. Anzi! Il Nostro conclude con un vero e proprio encomio del gesto d'imperio imperialista, sciovinista e liberticida di Hollande. Leggiamo:

«Ed è in questo senso che François Hollande si è appena schierato a favore dei sovranisti, prendendo debitamente atto del significato della sovranità.(...) Quel che è fatto è fatto e non può essere facilmente annullato. François Hollande, suo malgrado, ha appena dato nuova vita e il posto che merita alla sovranità e al sovranismo».
Se questo è uno dei migliori intellettuali francesi... in Francia stan proprio messi male.


NOTE

[1] «L’esercito francese è impegnato in operazioni militari offensive non solo in Afganistan contro i talibani, ed in Iraq contro i takfiri dell’ISIS. In Africa, in difesa della sua tradizionale geopolitica coloniale, Parigi è impegnata in Mali (Opération Serval, 2800 soldati), in Ciad (Opération Epervier, 950 soldati), in Centroafrica (Opération Sangaris, 1200 soldati + Opération Boali, 410 soldati), nel Golfo di Aden (Opération Atalante 200 soldati), in Costa d’Avorio (Opération Licorne, 450 soldati). Dispone poi di basi permanenti in Gabon (922 soldati), in Senegal (343 soldati), in Gibuti (1975 soldati) , nelle isole dell’Oceano Indiano Mayotte e La Réunion (1277 soldati). Anche non tenendo conto delle centinaia di agenti militari e civili “coperti”, siamo ad un totale di più di diecimila mercenari armati fino ai denti».

martedì 17 novembre 2015

DOPO PARIGI: DI QUALI FASCISMI STIAMO PARLANDO? IL NEMICO CE L'ABBIAMO DENTRO CASA di Piemme

[ 17 novembre ]

«La corsa verso la guerra si ferma se ci decideremo a rovesciare la cricca di criminali di casa nostra.
Solo dopo, semmai ne avessimo il diritto, potremo occuparci di quelli in casa altrui»

Non basta aver resuscitato lo Stato d'emergenza —di colonialistica memoria.
Nel suo discorso di ieri davanti alle Camere riunite a Versailles, Hollande (il pesce lesso) non ha solo detto che vuole prolungare lo Stato d'emergenza a tre mesi. Ha annunciato passi gravissimi e liberticidi, a cominciare dalla modifica delle norme costituzionali sullo stato d’emergenza. “Ritengo, in coscienza, che dobbiamo far evolvere la nostra Costituzione per agire contro il terrorismo di guerra”, ha spiegato Hollande davanti al congresso, evocando anche riforme dell’articolo 16 (sui poteri straordinari del presidente in caso di minaccia allo Stato) e del 36 (sullo stato di guerra e interventi armati all’estero). Il tutto, superando ogni limite del cinismo, in nome degli ideali di "Libertà, eguaglianza e fratellanza".

Una storia già tragicamente vista in Europa. Nel tentativo di non essere travolta dalla marea fascista e xenofoba, l'oligarchia al potere, adotta misure di tipo inequivocabilmente fascista.

E questa è la vera minaccia che incombe sui popoli europei e su ciò che resta dello Stato di diritto: una svolta autoritaria che i nome della lotta al cosiddetto "fascismo islamico" ed a quello che cova nelle viscere di quest'Europa allo sbando, ci abitua, a dosi omeopatiche al fascismo stesso.

Sarebbe un suicidio, per tutte le forze democratiche e popolari, aderire alla isterica campagna sicuritaria in corso. Col pretesto di condannare le stragi di Parigi, vogliono farci mettere l'elmetto, arruolarci e intrupparci in una nuova crociata imperialista. Come dopo l'11 settembre i mezzi di informazione, tutti controllati da Lorsignori, stanno tentando con ogni mezzo, facendo leva sulla paura, di manipolare le menti per far diventare senso comune che l'Islam è il nemico della "nostra" civiltà, che dobbiamo condurre e vincere una guerra senza esclusione di colpi.

Con una fava vogliono prendere più piccioni.
Il terrorismo "islamico" per gli oligarchi di casa nostra è  un pretesto per farci dimenticare i loro crimini sociali, lo spauracchio per chiedere ancora più poteri, ed infine, per tenere soggiogati i popoli mediorientali.

I nemici principali ce l'abbiamo invece dentro casa, sono l'aristocrazia finanziaria e bancaria globale e la setta degli oligarchi politici che governano l'Europa. Sono essi veri responsabili di quella che lo stesso Papa ha chiamato "terza guerra mondiale". Sono essi, eredi del colonialismo, che ogni volta che un popolo tenta di resistere e ribellarsi, reagiscono con guerre di sterminio che accrescono la spirale dell'odio e della violenza, che forgiano generazioni di uomini decisi a tutto pur di vendicarsi.
Abu Ghraib, Iraq, 2004: simbolo dlla criminale occupazione americana

Questa spirale sanguinosa non si ferma con una crociata per annichilire il Califfato. Come non si è fermata, anzi si è incancrenita, invadendo l'Afghanistan e l'Iraq, sostenendo Israele contro i palestinesi. Fatto fuori Bin Laden venne al-Zarkawi. Ammazzato quest'ultimo è venuto al-Baghdadi. Dopo al-Baghdadi ne verrà un altro ancor più determinato ad ottenere vendetta.

La corsa verso la guerra si ferma se ci decideremo a rovesciare la cricca di criminali guerrafondai di casa nostra.

Solo dopo, semmai ne avessimo il diritto, potremo occuparci di quelli in casa altrui.


lunedì 23 marzo 2015

SEGNALI DI FUMO (EUROPEI)

[ 23 marzo ]

Nella foto accanto il fotomontaggio che campeggia nella copertina del settimanale tedesco Der Spiegel: "L'Europa ci vede così".

Le elezioni cantonali svoltesi in Francia, per importanza politica, sono poco più che un sondaggio, ma un sondaggio attendibile. E cosa ci dice? Secondo i dati quasi definitivi del voto di ieri, al netto dell'astensione al 50%, l'Ump di Sarkozy ha ottenuto il 29% dei voti, il Fn di Marine Le Pen il 25% (in crescita), seguito dai socialisti con il 21,1%. Non c'è stato quindi l'atteso sfondamento di Marine Le Pen, c'è stato invece il tracollo dei "socialisti" di Hollande, ovvero del partito di governo. Il Front de Gauche (l'equivalentte della "Lista Tsipras" in Italia) praticamente sparito. Se avessimo questi dati in caso di elezioni presidenziali, avremmo il ballottaggio tra Marine Le Pen e Sarkozy. In Francia tutti sono sicuri che, in questo caso, il risultato sarebbe simile a quello delle presidenziali del maggio 2002, quando lo scontro fu tra Le Pen padre e Chirac, che vinse con un plebiscitario 81,96% dei voti e l'appoggio "repubblicano" di tutte le sinistre. Staremo a vedere...


In Spagna si sono svolte le elezioni regionali in Andalusia, una delle regioni decisive e storica roccaforte delle sinistre e vero e proprio test in vista delle politiche nazionali di novembre. Il PSOE, che governa da ben 33 anni, ha mantenuto il suo primato. Letteralmente crollato invece il partito Popolare che governa a Madrid, segno evidente del rifiuto dei cittadini delle politiche austeritarie ed euriste. E PODEMOS? Ottiene il 15% dei voti, un risultato ottimo, considerando tutti i diversi fattori, tra cui una campagna mediatica ostile. Punita Izquierda Unida, che in Andalusia ha sempre governato col PSOE e dall'11,3% dei suffragi è scesa al 6,9% (da 12 a 6 seggi).

Nel frattempo gli occhi sono sempre puntati sulla Grecia. Oggi l'atteso incontro tra Tsipras e la Merkel e Berlino. Si viene a sapere di una lettera inviata il 15 marzo dal leader di SYRIZA proprio alla cancelliera. Cosa dice in buona sostanza Tsipras? Che siccome la Grecia non ha accesso ai mercati finanziari, entro l'estate Atene, priva di liquidità, sarà costretta a scegliere: o pagare i creditori o i salari dei dipendenti pubblici e le pensioni. Quindi Tsipras chiedeva (e chiede) l'erogazioni degli aiuti europei. Ma gli erurocrati vincolano l'erogazione di questi aiuti all'applicazione da parte del governo di SYRIZA di un piano preciso di tagli e "riforme", ovvero la pura e semplice continuazione del famigerato Memorandum e delle politiche dei precedenti governi.


A nome dei "falchi" ha parlato questa volta il ministro dell'Economia spagnolo, Luis De Guindos: "Vedremo se la lista delle riforme presentata è abbastanza completa o no. Ma non ci sarà alcun esborso prima che il governo greco non avrà provato di aver realmente varato e attuato queste riforme". De Guindos insiste in particolare sulla necessità che il governo greco metta in campo un reale programma di privatizzazioni. E mette in guardia Atene dal prendere "misure unilaterali", come la legge anti-povertà della scorsa settimana.

Di qui il dilemma di Tsipras: se accetterà le condizioni degli eurocrati per lui, il governo e SYRIZA sarebbe un suicidio politico; se le respinge la Grecia andrà in default e l'uscita dall'euro sarebbe ineluttabile.

I primi segnali non sono confortanti. Proprio Der Spiegel di oggi insinua che Il governo greco accetterebbe alcune delle "riforme" perorate dalla troika: privatizzazioni, nuove tasse e innalzamento dell'età pensionabile...

Le prossime settimane ci diranno come andrà a finire.

lunedì 9 febbraio 2015

«I CONFINI EUROPEI SONO INVIOLABILI» (quando lo decidono loro) di Emmezeta

[ 9 febbraio ]

L'ipocrisia senza confini della signora Merkel

«In pochi anni, dalla dissoluzione di tre paesi (URSS, Jugoslavia e Cecoslovacchia) sono nati 24 nuovi stati. Hai voglia se i confini si sono mossi! E, mentre si muovevano, la Nato si spingeva sempre più ad est». 

Quella di oggi viene annunciata come una giornata assai importante per il conflitto in Ucraina. Al momento i colloqui di Mosca (Merkel ed Hollande da una parte, Putin dall'altra) non sembrano aver prodotto risultati. Vedremo se l'odierna telefonata a 4 (ai 3 di Mosca si aggiungerà Poroshenko) dirà qualcosa di nuovo. (A sinistra la cartina dell'Europa nel 1989)
Nel frattempo il presidente francese ha deciso di enfatizzare questo passaggio: «Se la nostra proposta di pace fallirà, l'unico scenario è la guerra». Ma chi è il sig. Hollande per decidere della pace e della guerra? Chiaro, che insieme alla principale tedesca, egli rappresenta in questa trattativa l'Unione Europea, o meglio i paesi dell'UE che contano. Della Mogherini non si hanno infatti notizie...

Ma, più in generale, che razza di trattativa è? Nessuno si è accorto che al tavolo mancano i rappresentanti del Donbass? Certo, nella visione occidentale Putin li rappresenta, ma ovviamente le cose non sono così semplici.

Il fatto è che i colloqui in corso hanno una natura un po' particolare. Giocando con il fuoco, appoggiando fino in fondo i golpisti nazistoidi di Kiev, schiacciandosi del tutto sulla logica espansionista e guerrafondaia della Nato (e di Washington) l'UE si è infilata in una situazione assai complicata, rendendo così probabile lo sbocco evocato proprio da Hollande.

Sembra quasi che gli europei scoprano solo oggi che il loro giocare alla guerra possa davvero portare ad una guerra con la Russia. Ma come evitarlo questo conflitto se ci si rifiuta di guardare in faccia la realtà? Non si riesce proprio a capire come la crisi possa essere risolta senza partire dal riconoscimento di 3 fatti: 1) che l'Ucraina così come uscita dalla dissoluzione dell'Urss nel 1991 è solo un'improbabile costruzione geografica; 2) che l'espansione della Nato verso est non può essere accettata dalla Russia; 3) che il principio dell'autodeterminazione dei popoli deve valere anche per le popolazioni dell'Ucraina sud-orientale.

Sul primo punto c'è poco da aggiungere a quel che tutti sanno. Le frontiere dell'Ucraina potevano avere un senso finché si trattava di una repubblica interna all'URSS, mentre esse non potevano reggere alla lunga in uno Stato indipendente, tanto più nel momento in cui il governo centrale è stato conquistato da forze revansciste e russofobe che hanno subito chiarito di non voler rispettare i diritti delle minoranze etniche e linguistiche.

Sul secondo - l'espansione della Nato - basta provare ad immaginarsi cosa direbbero gli Usa se, per ipotesi, il Messico decidesse di ospitare basi e truppe russe. Forse Washington non reagirebbe? Ora, la Nato - che qualcuno descriveva come "alleanza difensiva" - è già ai confini della Russia. Ben lungi dallo sciogliersi, così come avvenuto un quarto di secolo fa per il Patto di Varsavia, essa non ha fatto altro che espandersi. Hanno torto i russi a sentirsi minacciati?

E sul terzo punto, cosa dice l'Europa? In nome del diritto all'autodeterminazione si è voluta imporre la dissoluzione della Jugoslavia, ottenuta col sangue ed in ultimo con i bombardieri della Nato. Che forse la popolazione del Donbass non deve avere gli stessi diritti di quelli riconosciuti dall'occidente ai narcotrafficanti del Kosovo?

Finché gli europei non vorranno riconoscere questi 3 dati di fatto, ogni loro iniziativa risulterà disonesta e velleitaria.

E non a caso, infatti, ad oggi la cifra della politica europea è l'ipocrisia. Ieri tutte le agenzie hanno battuto questa frase della Merkel: «I confini europei sono e devono restare inviolabili». Già, quali confini? Quelli del 2015? E perché non quelli del 1989? O del 1991? O anche solo del 1999?

Nella storia ognuno ha i suoi "sacri confini", quelli che più gli convengono. Che spesso non coincidono con quelli di altri, che magari hanno più ragioni e diritti da far valere. Anche negli anni '80 del secolo scorso i confini europei erano un tabù, ma se così fossero rimasti la signora Merkel sarebbe oggi una cittadina della Ddr. Dunque, almeno in questo caso, dovrebbe essere la prima a tacere.

In pochi anni, dalla dissoluzione di tre paesi (URSS, Jugoslavia e Cecoslovacchia) sono nati 24 nuovi stati. Hai voglia se i confini si sono mossi! E, mentre si muovevano, la Nato si spingeva sempre più ad est.

Oggi gli squartatori della Jugoslavia, coloro che non hanno esitato un attimo a soffiare sul fuoco di ogni secessionismo, coloro che pur di fare a pezzi quel paese hanno scatenato la prima vera guerra europea dopo il 1945, scoprono l'«inviolabilità dei confini».

Si dirà che è solo questione di punti di vista. Può essere, ma allora perché non rivalutare Andreotti, che amava dire: «amo tanto la Germania, che ne preferisco due»?

venerdì 3 ottobre 2014

ARRIVA IL FISCAL COMPACT. La prova del fuoco dell'Unione europea di Leonardo Mazzei

3 ottobre. Cosa è successo in questi giorni tra Parigi, Roma e Berlino? Cosa è successo ieri a Napoli da mandare in tilt il listino di Milano, e non solo? E' successa una cosa semplice, semplice. Da noi da tempo prevista e del resto facilmente immaginabile. In breve: la crisi del mostro eurista sta giungendo ad un punto di svolta, rimettendo giocoforza al centro i diversi interessi nazionali.
Partiamo innanzitutto dai fatti.

Martedì scorso il governo italiano ha varato la nota di aggiustamento del DEF (Documento di Economia e Finanza), con la quale Renzi ha annunciato di voler riprendere nel 2015 una politica di deficit spending (spesa a debito), rinviando di due anni (al 2017) il pareggio di bilancio strutturale, e sospendendo almeno per il 2015 il percorso previsto dal fiscal compact.  


Il giorno dopo è toccato al governo francese, che per bocca del ministro delle Finanze Michel Sapin ha spostato di 3 anni (dal 2014 al 2017) l'obiettivo del 3% nel rapporto deficit/Pil. Una decisione, che insieme a quella italiana, ha suscitato l'immediata reazione della Merkel che ha ribadito la necessità di «rispettare le regole» e gli impegni presi.



La netta posizione tedesca non poteva che riverberarsi sulla riunione che la Bce ha tenuto ieri a Napoli. «L'Europa cade, Borse deluse dalla Bce», questo il titolo del Sole 24 Ore di stamattina. I mercati finanziari si attendevano se non l'annuncio, quantomeno un'apertura all'ipotesi di un vero e proprio quantitative easing. L'aspettativa sembrava ragionevole, anche in virtù delle sollecitazioni giunte in tal senso da oltreoceano. E invece no: è evidente che la Germania, già contraria alla stessa operazione di acquisto di Abs covered bond, ieri confermata da Draghi sia pure con qualche rinvio, ha posto il veto su un quantitative easing all'americana, includente cioè l'acquisto di titoli di stato.



L'operazione della Bce su Abs covered bond viene presentata come un tentativo di immissione di liquidità e di rilancio dell'inflazione, ma si tratta nella sostanza dell'ennesimo aiutino al sistema bancario. I covered bond di cui si parla altro non sono che obbligazioni bancarie, mentre i titoli Abs (asset backed securities) sono titoli frutto di cartolarizzazioni operate dalle banche, per loro natura potenzialmente assai tossici. Draghi sostiene che in questo modo le banche, ritrovandosi bilanci graziosamente abbelliti, avrebbero maggiori possibilità di rilanciare il credito. Tutta l'esperienza di questi anni ci dice però che un meccanismo così concepito non funziona, dato che il credito non riparte semplicemente perché gli investimenti sono in caduta libera.



Ma lasciamo ora da parte gli aspetti tecnici e concentriamoci sulla sostanza politica. Francia ed Italia, sia pure in termini diversi, hanno preso un'iniziativa che la Germania non può accettare. Quella in corso non è dunque una sceneggiata, anche se - possiamo esserne certi - le piroette non mancheranno nelle prossime settimane. Quello che si è aperto è un vero e proprio scontro, del quale ovviamente non possiamo prevedere al momento gli sviluppi. 



Stefano Folli, nel suo editoriale sul Sole 24 Ore (titolo: «Più che un asse con Parigi e Londra Renzi pensa alla politica interna»), sottolinea come Renzi, Hollande e Cameron (che ieri Renzi ha incontrato) siano tutti mossi da diverse esigenze politiche di natura interna. Hollande deve reagire al tracollo dei consensi del suo partito ed alla crescita del Front National, Cameron non può concedere altro terreno al partito di Farage, Renzi sa benissimo che il suo 40,8% delle europee è quanto mai fragile.



C'è però un piccolo dettaglio, che Folli giustamente coglie. Anche la signora Merkel ha i suoi problemi in patria. E si tratta non solo dell'opposizione alla "flessibilità" sui conti da concedere ai paesi dell'area mediterranea, ben rappresentata dal governatore della Bundesbank, Jens Weidmann. Si tratta anche dell'ascesa elettorale della formazione anti-euro Afd (Alternative für Deutschland). Da qui una rigidità semmai rafforzata rispetto al passato.



L'editorialista del giornale della Confindustria ci dice in sostanza che ognuno si sta muovendo per conto proprio. Non solo Cameron, che dell'euro e del fiscal compact può infischiarsene allegramente, è un caso a parte. Ma che perfino Parigi e Roma vanno ognuno per la propria strada, giocando al massimo di sponda. Del resto, egli dice, il governo francese ha deciso di sforare il 3%, quello italiano invece no.



Perfetto. Ammettiamo che la tesi di Folli sia giusta al 100%: non è questo l'annuncio di un incipiente processo di disunione europea? Personalmente penso che questa tesi sia magari giusta solo all'80%, dato che tra Roma e Parigi se è vero che non c'è un asse strategico, c'è comunque una forte convergenza tattica. Ma il risultato non cambia. Il prevalere degli interessi nazionali è netto, altro che spinta verso l'irrealistica «Europa federale» di certa nostrana «sinistra»!



Naturalmente il processo di disunione si presenta in forma altamente contraddittoria. Com'è ovvio, nessuno dei protagonisti vuole e può mettere in discussione al momento la moneta unica ed il suo sistema di dominio. Ed infatti gli stessi obiettivi di bilancio non vengono negati, ma semplicemente rinviati.



Siccome agli annunci dei giorni scorsi dovranno seguire a breve le «Leggi di stabilità» dei vari stati, e siccome la Commissione europea dovrà poi pronunciarsi su di esse - e poi qualcuno ci dice che la questione della «sovranità» è un trascurabile dettaglio - vediamo come Italia e Francia intendono presentarsi agli esaminatori europei.



Il governo francese presenterà il suo piano di tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi entro il 2017. Peccato però che nel frattempo il debito passerà dal 90 al 98% e che il pareggio di bilancio strutturale sia rimandato al 2019. Campa cavallo...



Il governo italiano userà invece tre argomenti: il rispetto del 3% quando la metà dei paesi dell'eurozona sta sopra; le «riforme strutturali», cioè il famoso «scalpo» dell'articolo 18; la clausola di garanzia sull'IVA. Soffermiamoci su quest'ultimo punto, perché si tratta di un impegno gigantesco nascosto nelle pieghe di una manovra che verrà presentata come espansiva. 



In sostanza, al fine di ottenere costi quel che costi il pareggio di bilancio nel 2017, il governo introdurrà nella Legge di stabilità un vincolo ben preciso. In pratica se - come è sicuro che accada - i tagli non basteranno, vi sarà una gigantesca manovra sull'IVA e sulle altre imposte indirette. Questi gli incrementi della tassazione previsti: 12,4 miliardi nel 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. Alla faccia della riduzione della pressione fiscale!



Abbiamo dunque, specie nel caso italiano, un'operazione double face. Da un lato si alleggerisce parzialmente l'austerità (anche se una decina di miliardi di tagli da qualche parte dovranno comunque venir fuori entro 15 giorni), dall'altro si offre a Bruxelles un'austerità futura ancora più forte.



E' la solita tecnica del «prendere tempo», che Renzi usa per ragioni politiche, ma anche come conseguenza della drammaticità dei dati sulla (de)crescita e sulla disoccupazione. Ma è anche la manifestazione di una contraddizione che il Coordinamento della sinistra contro l'euro ha segnalato da tempo.



Vista da Berlino e da Bruxelles la questione si pone però in termini assai diversi. E' evidente infatti che se le dilazioni proposte venissero accettate il fiscal compact diventerebbe una barzelletta che ognuno si aggiusterebbe a proprio uso e consumo. 



Ora, siamo tra quelli che hanno sempre detto e scritto che il fiscal compact è semplicemente insostenibile per le economie del sud Europa. E, tuttavia, siamo altrettanto convinti che dal punto di vista di chi vuol difendere l'euro il fiscal compact sia assolutamente necessario. Il perché è semplice. Dato che la condivisione del debito è esclusa in partenza, e dato che non potrà mai reggere una moneta senza unione fiscale e di bilancio, è chiaro che occorre una convergenza dei vari debiti nazionali al fine di poter giungere all'unione di cui sopra. Il fiscal compact è nato esattamente per questo. Un mostro ma con delle finalità del tutto logiche dal punto di vista di chi l'ha concepito.
Per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it



Dunque, possiamo esserne certi, il blocco eurista a guida tedesca non mollerà la presa. Lo scontro è nei fatti, al di là dell'assoluta pochezza dei vari Renzi ed Hollande. E in questo scontro Draghi è allineato con la Germania, come le decisioni del direttivo della Bce di Napoli dimostrano. A maggior ragione il 25 ottobre saremo a Città della Pieve, laddove egli ha una propria residenza, per manifestare contro Draghi ed il potere oligarchico che rappresenta. 



Se l'Europa comincia a ballare, è questo il momento che anche le forze sovraniste ed anti-euro democratiche e di sinistra, che cioè vedono l'uscita dalla moneta unica come premessa per una svolta politica e sociale, scendano in campo con maggior forza, unità e determinazione.



PS 
Tornando ai conti del governo Renzi si impone una noterella finale. La politica di deficit spending in assenza di sovranità monetaria non è una cosa alla quale allegramente brindare. E' molto probabile che essa porti a nuove crisi del debito, ad una ripresa dello spread, a nuove tempeste finanziarie. In breve: l'allentamento, per quanto parzialissimo, dell'austerità, serve a ben poco se non si esce dall'infernale sistema dell'euro che la rende necessaria. 

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)