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domenica 9 febbraio 2020

IN SARDEGNA? SIAMO COME IN GRECIA di Giancarlo D'Andrea

Buongiorno Italia: qui Sardegna,Grecia !

Mi soffermavo recentemente su Sollevazione —Pastori sardi piove sul bagnato — sulla vicenda delle oltre 5000 aziende agro-pastorali che rischiano il fallimento a causa dei diktat EU, dell’insulsaggine delle amministrazioni regionali e per lo strozzinaggio delle banche , cosa che comporterà a caduta un peggioramento della situazione sociale in Sardegna che sta lentamente , ma inesorabilmente arrivando allo stremo e alla disperazione.

domenica 29 luglio 2018

I SOCIALISTI E IL CAMPO POPULISTA di Giancarlo D'Andrea*

[ 29 luglio 2018 ]

Una presenza socialista: Quando? Dove? Come?

Per un vecchio socialista rivoluzionario come me è stato veramente piacevole incontrare nuovamente, sulle pagine di SOLLEVAZIONE (in questo strano, non solo per motivi meteotologici, mese di luglio) compagni socialisti, più giovani e più brillanti del sottoscritto. Segno che qualcosa si muove dopo il terremoto del 4 Marzo anche in questo campo piccolo e così disastrato.

Mi riferisco ai tre articoli ospitati su Sollevazione il 7 Luglio LA SINISTRA (COMPASSIONEVOLE) ZINGARESCA di Norberto Fragiacomo, dirigente nazionale di Risorgimento Socialista, subito seguito il 9 Luglio da UNIRE I PATRIOTI COSTITUZIONALI  di Giuseppe Angiuli, giovane dirigente socialista patriottico pugliese e, last but not least, il 16 Luglio con IL PUNTO DI NON RITORNO di Riccardo Achilli, socialista economista e fine analista politico.


Ci eravamo incontrati lo scorso anno durante la breve esperienza della Confederazione per la Liberazione Nazionale, l'esperienza senza dubbio più avanzata, a mio avviso, nel campo di quella sinistra italiana popolare e patriottica che in breve tempo, per dissidi interni che andrebbero nuovamente indagati alla luce della situazione dopo il 4 marzo e la formazione del governo M5s-Lega, si è purtroppo arenata e ci ha portato su sponde diverse e con posizioni che andrebbero giusto appunto riconsiderate.

Uno di questi tre giovani compagni è rimasto in Risorgimento Socialista, e ha attraversato l’esperienza della coalizione elettorale Potere al Popolo assieme a Giorgio Cremaschi in Eurostop e quanto in questo momento in questo gruppone stia avvenendo. Un secondo si è impegnato nell’esperienza, non certo di successo, di Lista del Popolo assieme a Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia — nonostante il tradimento del programma originario della lista elettorale. Il terzo, infine, ha scelto di dare un contributo di analisi e approfondimento che risulta sempre acuto e stimolante [Riccardo Achili è tra i firmatari del documento di Fassina e D'Attore in vista del congresso di LeU, NdR].


Ora, all’indomani del voto popolare più importante dal 1948, che ha comportato un terremoto nel panorama politico per come lo abbiamo vissuto per decenni, quindi la nascita della coalizione governativa populista — inedita e impensabile per quanti hanno perduto nel corso degli anni ogni contatto con un popolo e un Paese impoverito e umiliato —, terremoto che prosegue con violente e ripetute scosse telluriche in tutti i campi della vita del Paese; ecco, forse sarebbe giunto il momento di riannodare i fili di un ragionamento politico cercando di comprendere la realtà e le dinamiche sociali che la sottendono.

Leggere le riflessioni, critiche e più spesso autocritiche, dei tre compagni di questa area socialista che in ogni caso, pur tra errori e colpevoli incertezze, non ha portato comunque il cervello all’ammasso, incoraggia a riprendere con la pazienza che contraddistingue chi ha a cuore la possibilità che nel marasma che stiamo attraversando, dentro la battaglia per la riconquista della sovranità nazionale e per l’attuazione della costituzione si faccia strada l’idea di una necessaria prospettiva socialista per il nostro popolo e per la nostra Patria.


Sarebbe sicuramente utile che insieme si riprendesse il confronto rispondendo ognuno per come la vede alle tre domande che sono davanti a noi:

(1) Quando?

Io penso che sia giunta l’ora di rivendicare a testa alta, dentro una battaglia di liberazione nazionale, per la riconquista della sovranità popolare, uno sbocco popolare e socialista dall’ordine turbo capitalista che ha distrutto il Paese, impoverito milioni di persone, e fatto arretrare diritti e dignità fino a livelli insopportabili. Se non cogliamo il momento potrebbe rivelarsi fatale, il tempo è ora!


(2) Dove?

Nel campo del popolo che si ribella come può e con i mezzi e i canali di espressione che riesce a utilizzare, qui, nel campo del popolo contro le élite, nel campo populista con tutte le sue contraddizioni, sporcandoci le mani con la nostra classe, con chi suda e lavora, con chi combatte disperatamente per riconquistare lavoro e dignità: senza esitazione contro le oligarchie e le forze che la sostengono — di destra, di centro e soprattutto della sinistra che ha venduto il popolo e il nostro Paese. 


(3) Come?

Riorganizzando le nostre fila, nella maniera più democratica possibile, con la consapevolezza che la società liquida imposta dalle oligarchie richiede disciplina e militanza organizzata per 
«... affrancarsi definitivamente da una sinistra fellona e traditrice, da decenni posta al servizio permanente del finanz-capitalismo e, in secondo luogo, quello di serrare le fila per ritrovarsi tutti quanti nel progetto ambizioso e non più rinviabile di dare vita ad una nuova area politica del patriottismo costituzionale» 
come ha sostenuto il compagno Angiuli, incamminandosi quindi sulla strada, coraggiosa ma non facile, proposta da Fragiacomo di abbandonare
« ... una sinistra rigidamente anti-sovranista la formazione cui appartengo [Risorgimento Socialista, NdA] dovrà fare tosto o tardi i conti: forse è preferibile abbandonare il gruppone finché si è in tempo forse, cercando in solitudine sentieri nuovi e — si spera — nuovi (o magari “vecchi”) compagni di avventura piuttosto che incamminarsi in corteo verso il burrone dell’irrilevanza e della banale accettazione dell’esistente».
Sono assolutamente convinto che abbiamo bisogno di una forza politica indipendente che stia nel campo populista con chiarezza e senza tentennamenti, che proprio grazie alla sua coesione politica ed organizzativa sia in grado di applicare tattiche flessibili, intelligenti ed audaci, come sostiene il compagno Achilli anche adottando forme di 
«entrismo intelligente e critico dentro il corpaccione del populismo di potere, per lavorarlo dall’interno, cercando di piegarne a sinistra, per quanto possibile, le enormi potenzialitŕ di consenso che presidia».
Si credo sia ormai non più rinviabile, ne andrebbe della coerenza e credibilità di ognuno di noi quattro, che noi si ricominci a tessere la tela…..

* Giancarlo D'Andrea è membro del Comitato centrale di P101

lunedì 15 febbraio 2016

Il "vincolo di mandato" le ammende: se gli M5S hanno ragione Giancarlo D’Andrea*

[ 15 febbraio ]

Roma / Bisceglie , andata e ritorno : Vincolo di mandato ? Ma mi faccia il piacere!

Settimana politica farsesca questa appena trascorsa , i cittadini hanno infatti assistito per metà divertiti e per l’altra metà disgustati , a manifestazioni di crassa ignoranza, di rozzezza e volgarità da un numero impressionante di “onorevoli” alle prese con la lingua inglese in spericolati e ridicoli sproloqui per definire la possibilità per le coppie omosessuali di adottare il figlio di uno dei partner, e a divertenti ,se non fossero tragiche , definizioni della misura per il "salvataggio interno" delle crisi bancarie secondo le direttive europee: chissà perché poi si ostinano ad utilizzare termini anglofoni, “stepchild adoption” e “bail-in “ , che non sanno nemmeno leggere alimentando il blob della settimana e facendo ridere o piangere mezzo mondo, le persone normali non riescono a farsene una ragione.

Mentre appunto si piangeva e alternativamente ci si sbellicava dal pietoso spettacolo di questi “rappresentanti del popolo “ , scoppiava la bomba: il Movimento 5 Stelle varava un codice etico per i propri candidati alle prossime elezioni comunali a Roma che prevede, tra l’altro, una multa di 150.000 euro per chi non rispettando il programma del M5S per Roma potesse causare un “danno d’immagine “ per il Movimento , importo da devolvere in beneficienza.

Apriti cielo! Abbiamo assistito all’immediata e violenta alzata di scudi del PD , seguito da tutti gli altri partiti , in difesa dell’ ART. 67. Della Costituzione “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”….ma di che stanno parlando questi signori ?

I cosiddetti rappresentanti del popolo, nominati dalle segreterie dei partiti, grazie ad una legge dichiarata anticostituzionale, il porcellum, proprio mentre stanno massacrando la Costituzione , fanno appello alla libertà di cambiare opinione rispetto al mandato ricevuto dagli elettori ? Ma a quale libertà di coscienza fanno appello nelle loro dichiarazioni i parlamentari nominati dalle proprie segreterie di partito , protagonisti dei 235 cambi di “casacca” avvenuti negli ultimi 23 mesi ( record durante i governi a guida Enrico Letta e Matteo Renzi) ? Ormai sono 119 alla Camera e 116 al Senato, cifre non aggiornatissime visto passaggi quotidiani ( per chi ne avesse voglia guardatevi questi grafici seppur non aggiornati: Cambi casacca Grafici.

La gente comune assiste a questo spettacolo indecoroso di improvvise, e in alcuni casi ripetute più volte, conversioni , crisi di coscienza, che li ha visti procedere spediti da destra a sinistra, e viceversa, passando ovviamente per il centro e si dà la sola spiegazione possibile: è tutto un magna magna!

La stessa gente che lotta per sopravvivere, che pensa a non perdere il lavoro o lo cerca inutilmente, i giovani che vorrebbero continuare a studiare per un futuro migliore , i malati e gli anziani che cercano di sopravvivere grazie alle “cure Lorenzin” e con pensioni da fame , perfino i risparmiatori scippati dei loro piccoli risparmi di una vita, vedono un ceto politico sempre più arrogante e prepotente, li vedono sfrecciare con le auto blu ( ma non dovevano esserci più? ) , li vedono godersi i lori stipendi , i loro vitalizi, i loro rimborsi dieci, venti volte il salario di un comune mortale, “onorevoli” che non sanno leggere , ridicoli, ignoranti, patetici farsi “i cazzi loro” come dice, con apprezzabile sincerità, il senatore Razzi passando allegramente da un partito all’altro fregandosene persino di quei cittadini che hanno votato i partiti che li hanno nominati: le reazioni sono molteplici c’è chi disgustato si allontana dalla partecipazione democratica, chi si adatta al clientelismo imperante, chi infine , per fortuna, almeno tenta di protestare.

E questi “onorevoli” si inalberano , si ribellano, fanno sfoggio senza vergogna di aver appena riletto l’Art. 67 della Costituzione, si ergono a paladini della “libertà di coscienza” questi “onorevoli” si ergono a “rappresentanti della Nazione che esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato” ? Cioè , secondo la saggezza popolare, liberi di fare tutto e il contrario di tutto , pur di conservare una poltrona o di farsi pagare a suon di milioni la loro conversione al nuovo partito cui approdare?

Questi “onorevoli” si scandalizzano però e danno da matti se il Movimento 5 Stelle stabilisce una multa a chi si comportasse per le elezioni a Roma come loro si comportano quotidianamente !

Roma , così come altre importanti città, si appresta ad eleggere nuove amministrazioni, spesso perché quelle precedenti come appunto ha rischiato , sono state commissariate per mafia, ma non è successo proprio a Roma che è stato proprio il PD a scaricare il proprio sindaco Marino per scontrini non propriamente trasparenti ?

Ma a Roma non c’era una spartizione partitocratica , alla faccia di programmi sbandierati prima delle elezioni , una parentopoli/clientopoli in compartecipazione tra destra e sinistra che ha massacrato il trasporto pubblico , la raccolta dei rifiuti, il piano regolatore , il decoro e l’immagine della sola città al mondo che dal 753 a.c. è ininterrottamente capitale ?

Ma non era a Roma che una organizzazione “fascio mafiosa” da oltre 15 anni ,sotto giunte di destra e di sinistra , era agli ordini dei padrini Buzzi il Rosso e Carminati il Nero , quell’associazione consociativa di stampo mafioso denominata Mafia Capitale che contava sul proprio libro paga Assessori, decine consiglieri, il Presidente del Consiglio Comunale , amministratori di partecipate, banche , e concessioni ?

E questi “onorevoli” si scandalizzano se qualcuno almeno prova a distinguersi da quel “magna magna” , che contribuisce al venir meno, a ogni tornata elettorale, della partecipazione democratica di un popolo demoralizzato e prostrato, privato com’è ormai da molto della propria sovranità , che per la metà non va più a votare , e per l’altra metà si divide in chi vota per protesta e chi si arrende al clientelismo trasformista degli Scilipoti e dei Migliore ?

Non so se la soluzione escogitata dal Movimento 5 Stelle sia la migliore, a me non me ne viene in mente un’altra, sono certo però che se non si vuole essere assimilati dal giudizio popolare all’andazzo di un ceto oligarchico e prepotente , bisogna fare qualcosa di concreto e di comprensibile per la gente comune, e francamente non mi sento di dissentire molto da quello che dice , in questo caso , Luigi Di Maio “Abbiamo sempre sostenuto che in Italia debba esistere il vincolo di mandato. In Portogallo se ti fai eleggere con i gialli e poi passi ai verdi, torni a casa. Io penso che tutti possano cambiare idea ed è un diritto sacrosanto, ma se vuoi cambiare casacca, torni a casa e ti fai rieleggere” e non mi sento lontano da Alessandro Di Battista: “L’attacco al M5S continua. In un Paese dove arrestano un esponente del partito di governo al giorno il problema è sempre tutto quel che fa il M5S. Il dramma è un codice di comportamento a Roma che serve a far rispettare regole e programma. Possiamo rispondere solo mettendoci più impegno” e sono convinto che gran parte del popolo romano condivide , anzi sarebbe ancora più severo.

La cosa ridicola , che la dice lunga sul processo di degrado del partito renziano, è che mentre il PD si scagliava con ferocia contro il M5S, proprio in quelle ore, veniva assegnato l’Oscar del Trasformismo per il più clamoroso cambio di casacca a Francesco Spina, sindaco di centrodestra a Bisceglie, nonché presidente della provincia di Barletta-Andria-Trani, sindaco di una giunta di destra, e ,contemporaneamente , con il ruolo nelle recenti elezioni regionali di coordinatore delle liste PD e sostenitori vari di Emiliano, ora dominus della Regione Puglia, che ne ha compiuta un’altra, l’ennesima giravolta della sua carriera politica. Riuscendo nell’impresa davvero singolare di iscriversi, insieme a tutta la sua giunta e a una lunga serie di dipendenti comunali, al Pd. Convincendo oltre 360 persone a convergere nel centrosinistra.

Libertà di mandato? Un intero consiglio comunale che passa da destra al PD ? Quale caso di “coscienza” ha determinato questo volta faccia clamoroso ? E cosa ne devono pensare gli elettori di destra che lo avevano votato ?

Un caso isolato ? E allora cosa dire del caso Cuffaro passato da Regina Coeli a Via del Nazareno ? Dalla piccola sezione PD di Realmonte, in provincia di Agrigento, è arrivata alla federazione di Palermo l’amara telefonata di un vecchio compagno: “Quelli che stavano con Cuffaro ci stanno sfrattando, si sono tesserati in massa col Pd. Si iscrivono come fanno loro, pacchetti di tessere e moduli fotocopiati. Fate qualcosa: compagni come me hanno paura per questo andazzo, se ne vanno”.

Agrigento e la sua provincia sono la culla del cuffarismo, i cuffariani sono stati berlusconiani, centristi, si sono contaminati e riciclati per lustri pur di stare al governo dell’Isola. Ora aderiscono in massa al Pd di Matteo Renzi, con la regia di Davide Faraone, il potente sottosegretario che prepara così la sua candidatura al dopo Crocetta. Fu proprio Faraone ad annunciare trionfante l’adesione di Michele Catanzaro, delfino agrigentino di Cuffaro, all’associazione renziana Big Bang: “È con immenso piacere – dichiarò Faraone - che comunichiamo l’adesione al movimento Big Bang del giovane Michele Catanzaro, del suo gruppo politico e di quei rappresentanti delle istituzioni locali che a loro si ispirano” alla faccia della libertà di mandato…..e ormai sono centinaia, sono più i cuffariani che sbarcano nel PD siciliano dei profughi che arrivano in Sicilia.

Consiglierei quanti criticano con tanta violenza peraltro con poche argomentazioni concrete , e soprattutto comprensibili dalla gente comune , la decisione del Movimento 5 Stelle di tentare di arginare un fenomeno che lo ha colpito anche nei suoi gruppi parlamentari, di rileggersi , anzi di stamparsi bene in mente e magari di difendere con la stessa foga con cui condannano il vincolo di mandato, anche Art. 54 della Costituzione che recita: ”Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” , e questo anche alla luce delle decine e decine di parlamentari che hanno disonorato e disonorano le istituzioni e la Repubblica condannati per reati comuni ( tanto per averne un’idea consiglio di scorrere l’elenco su L’incredibile Parlamento italiano.

Certo non si esaurisce qui lo studio e l’approfondimento di un fenomeno tutto italiano che si manifesta dalla prima metà dell’800, il trasformismo, ma per favore lasciamo al Movimento 5 Stelle la libertà di prendere le proprie precauzioni e magari sforziamoci di fare meglio , prima che la nostra Repubblica non degeneri ulteriormente in un regime oligarchico asservito alle elite turbo liberiste eurocratiche che vogliono archiviare le Costituzioni democratiche post seconda guerra mondiale, perché hanno bisogno di Parlamento, di amministrazioni, di apparati dello Stato, fatti di burattini che fanno ridere o piangere a seconda dei casi , costituito da “dis-onorevoli” e da corrotti sempre pronti a vendersi al miglior offerente.

Per concludere la mia compagna mi ha suggerito di rileggere al riguardo quanto Gramsci scriveva alla mamma il 10 Maggio 1928 : “non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini”

Già , altri tempi , altri uomini e donne , altri Partiti!

I nostri tempi sono popolati da altri partiti, altri uomini e donne , quelli che pretendono di rappresentare la Nazione e il Popolo oggi si chiamano PD, NCD, Forza Italia,SEL ,Lega coi loro Scilipoti, Migliore, Faraone, Cuffaro , Salvini ,Berlusconi , Boschi , Alfano , Renzi…..purtroppo !

Roma 13 febbraio 2016

* Fonte: Programma 101
** Giancarlo D’Andrea è membro del Consiglio nazionale di P101





















lunedì 5 gennaio 2015

GRECIA AL VOTO: E SE L'ANELLO DEBOLE SI SPEZZASSE? di Giancarlo D’Andrea

5 gennaio

Mentre aggiorniamo il blog non sappiamo se i compagni greci della sinistra no-euro (Piano B, Antarsya, Iniziativa per un fronte di sinistra) ed EPAM presenteranno liste elettorali o se, come ci auguriamo, faranno una lista unitaria.
Nel frattempo la Merkel è stata costretta a smentire le indiscrezione di Der Spiegel, per cui Berlino avrebbe preferito far uscire la Grecia dall'eurozona piuttosto che accettare una rinegoziazione del debito.
L'avvertimento è stato tuttavia lanciato, ed ora la palla è passata a Tsipras, che invece ancora tace.

La Grecia andrà al voto il prossimo 25 Gennaio, come ampiamente prevedibile l’elezione a Presidente del tecnocrate Dimas è fallita. Samaras ha fortemente deciso di drammatizzare lo scontro per ribaltare i sondaggi elettorali che attualmente prevedono la vittoria di Syriza, con l’accordo della Troika , oppure qualcuno pensa che una tale rischiosissima scommessa sia frutto del solo pupazzo alla guida della martoriata Grecia ?

In fondo il margine tra Syriza Nea Dimokratia  è assai limitato, Samaras, che sarà sostenuto come non mai dall'Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale, pensa di poter recuperare lo svantaggio che i sondaggi segnalano, la cosa è possibile, e se alla fina vincesse Samaras sarebbe la legittimazione dei sacrifici imposti dalla Troika e si scatenerebbe una violenta offensiva neo-liberista sul disgraziato popolo greco, con ripercussioni in tutta l’Europa del sud.

Naturalmente ci auguriamo, al contrario, che Syriza vinca le elezioni e costituisca un governo di svolta l'unico modo per invertire in Grecia i disastri e la macelleria sociale della Troika.

A questo proposito ci piacerebbe pensare che Syriza non approfitti della inevitabile polarizzazione che il passaggio elettorale drammatico imporrà: appelli al “voto utile“ di veltroniana memoria, potrebbero avere per conseguenza la desertificazione della sinistra greca, la scomparsa delle altre forze di sinistra peserebbe sulla possibilità di dar vita dopo le elezioni ad un governo di emergenza delle forze popolari.
Così come ci piacerebbe pensare che le altre forze della sinistra greca , in particolare il KKE, abbandonino una politica ultrasettaria e si preparino unitariamente ad uno scontro che sarà senza esclusione di colpi.
Forse, purtroppo, questi rimarranno solo auspici di buon senso …

Ma cosa accadrebbe se Syriza vincesse le elezioni (con il conseguente premio di maggioranza di 50 parlamentari previsto dalla legge elettorale)? E se Tsipras riuscisse a formare un governo di emergenza popolare?

Innanzi tutto bisognerà vedere se l'oligarchia tecnocratica e la Troika accetteranno l’esito di elezioni democratiche in una Grecia così vicina ai confini russi , con una tradizione autoritaria ancora forte delle forze armate e dei corpi di polizia, e con una estrema destra pericolosamente in ascesa? Gli ingredienti per una Maidan ellenica ci sarebbero tutti …

Ma ammettiamo che l’Europa accetti il verdetto delle urne, la Troika si farebbe convincere dal governo Tsipras a valutare la possibilità di una “trattativa” per l’attuazione del programma di Syriza che certo non è il socialismo, ma che è il programma più avanzato di una forza che ha buone possibilità di andare al governo di un paese europeo?

Ve lo immaginate il primo incontro a Bruxelles tra Tsipras , primo ministro e La Merkel e Juncker? Come reagirebbe la Troika quando il governo greco esporrà il suo programma?
«Aumento immediato degli investimenti pubblici di almeno € 4 miliardi; graduale inversione di tutte le ingiustizie del Memorandum; graduale ripristino di stipendi e pensioni in modo da far aumentare i consumi e la domanda; ricostruzione dello stato sociale» , anche attraverso misure sociali quali “l'elettricità gratis per le famiglie più povere, i sussidi pasto per chi è senza reddito, il programma di garanzia abitativa, il ripristino della tredicesima, l'assistenza sanitaria gratuita per i disoccupati privi di assicurazione, un sistema fiscale più equo grazie ad una maggiore progressività delle aliquote”… «Cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico in modo che diventi sostenibile nel contesto di una "Conferenza europea del debito"». Ed ancora: «Includere una "clausola di crescita" nel rimborso della parte restante in modo che tale rimborso sia finanziato con la crescita e non attraverso leggi di bilancio». Ed infine: «Includere un periodo significativo di grazia ("moratoria") del pagamento del debito per recuperare i fondi per la crescita».
E’ meglio che ci fermiamo qui! La contraddizione tra il programma di Tsipras e la dinamica in atto in Europa è solare ! O qualcuno pensa che Schulz e l’intera “socialdemocrazia “ si converta sulla via di Atene ed abbracci la prospettiva di un “ New Deal Europea “?

Proprio questo suscita fortissime perplessità e preoccupazioni, dice il programma di Syriza: 
«Siamo pronti a negoziare e stiamo lavorando per costruire le più ampie alleanze possibili in Europa. L’attuale governo Samaras è di nuovo pronto ad accettare le decisioni dei creditori. L’unica alleanza che si preoccupa di costruire è con il governo tedesco. Questa è la differenza tra di noi e questo è, alla fine, il dilemma: negoziazione europea di un governo di Syriza, o accettazione dei termini dei creditori sulla Grecia da parte del governo Samaras. Negoziazione o non-negoziazione. Crescita o austerità. Syriza o Nuova Democrazia».
Per negoziare veramente bisogna essere in due, ci domandiamo: l'Europa vuol davvero negoziare con un governo greco di sinistra ? E perché dovrebbe fare concessioni che fin’ora non ha fatto a nessuno dei governi europei , nemmeno a nessuno dei fedeli lacchè della Troika?

Sono convinto che tutti stiamo dando le stesse risposte a questi interrogativi, perché in fondo tutti pensiamo che il “sistema di dominanza” della finanza globale, il “sistema di dominio eurista”, in particolare, sia incompatibile con l’ipotesi di “trattare” con un governo che voglia applicare non solo un programma articolato , come nel caso di Syriza, ma anche su singole misure socialmente avanzate perché si aprirebbe un immenso problema politico :altri paesi e altri governi potrebbero seguire la via di Atene,determinando un rompete le righe che metterebbe fine alla moneta unica e al sistema di dominio su di essa costruito .

Ora chi scrive ha l’intelligenza media di un militante di Syriza, qualcuno forse crede che nell’imminenza della battaglia elettorale decisiva, i militanti di Syriza non si pongano gli stessi nostri interrogativi? Non sarebbe stato meglio aprire per tempo un grande dibattito popolare su questi interrogativi dicendo la verità anche se piena di incognite?
Il rischio delle conseguenze di una delusione delle masse popolari greche è enorme e facilmente intuibile!

Ma ormai ci siamo,la cosa più importante ora è il processo politico che potrebbe svilupparsi col successo di Syriza, in fondo la partita è tutta da giocare. Ora dobbiamo batterci , proprio come fossimo in Grecia, perchè Syriza vinca le elezioni e Tsipras possa essere il prossimo capo del governo.

Il 27 Settembre 2014, poco più di tre mesi fa, scrivevo proprio su Bandiera Rossa a proposito della possibilità di elezioni anticipate: ”..a quel punto la mobilitazione popolare e , internazionale , mi permetto di aggiungere, saranno fattori decisivi, senza una forte mobilitazione popolare e per di più concentrata nei primi 100 giorni di un ipotetico governo popolare, Tsipras non potrà farcela e allora tutto sarebbe possibile.
La catena dell’Europa dei padroni oligarchici e turbo liberisti, ha la forza pari a quella del suo anello più debole perché ne è il punto di rottura: la Grecia è vicina.“

E chissà che le elezioni del 25 gennaio non preludano a quell’ ”Aprile“ che aspettiamo in Grecia, in Italia e nel Sud Europa!

* Fonte: Bandiera rossa in movimento

lunedì 24 novembre 2014

UN PASSO AVANTI, UNA MARCIA COMPLICATA

24 novembre.
Si è svolto ieri a Roma, il previsto incontro “La sinistra e la trappola dell’euro“. Sala gremita, come speravamo.  Il dialogo tra i relatori, malgrado l’assenza di Stefano Fassina (dovuta ad un impedimento improvviso e di forza maggiore) è stato di ottimo livello, a tratti vibrante e intenso. Pur con diverse letture, condivisa da tutti i relatori la critica ai trattati su cui l’Unione europea è stata edificata, e dunque quella alla moneta unica, considerata un fattore decisivo della crisi senza precedenti in cui versano le economie italiane ed europee. Comune la considerazione che il regime della moneta unica, oltreché sull’orlo del collasso, è per sua natura oligarchico, antipopolare e antidemocratico.
Diverse tuttavia le ricette per venir fuori dal marasma. Sul piano delle misure economiche, non temiamo di sbagliare se affermiamo la soatanziale sintonia tra quelle avanzate da Brancaccio, Giacché e Mazzei: l’uscita dall’eruozona, anche unilaterale, è un atto decisivo e preliminare, ma dovrà essere accompagnata da non meno importanti misure quali il controllo pubblico sulla Banca d’Italia, la nazionalizzazione del sistema bancario, una ristrutturazione del debito pubblico, un piano per la piena occupazione, misure di protezione dei salari e di salvaguardia dell’economia italiana dall’assalto delle forze che guidano la globalizzazione. Quella che noi, definiamo un’uscita da sinistra dall’euro.
Dissonanti, da questo punto di vista, le proposte avanzate da Enrico Grazzini e Paolo Ferrero. Entrambi ritengono che l’euro sia “insostenibile”, ma siccome l’agonia della moneta unica potrebbe durare a lungo vista la potenza delle forze che lo difendono, invece di puntare sull’uscita, occorre avanzare proposte “più realistiche” e “mediane”.
Grazzini, Brancaccio, D'Andrea, Mazzei, Giacchè, Ferrero
Grazzini, ritenendo che “l’uscita unilaterale è difficilmente praticabile, e avrebbe comunque esiti molto incerti, per non dire pericolosi e negativi”, ha quindi difeso la proposta dei “Certificati di credito fiscale”, idea che per primo avanzò Marco Cattaneo nell’ottobre 2012, ed oggi rilancita e precisata da un appello sottoscritto assieme, oltre aCattaneo, a Luciano Gallino e Stefano Sylos Labini. Per i dettagli vedi anche qui.
Paolo Ferrero, anche lui sottolineando i “gravi rischi di un’uscita unilaterale”, ha difeso la prospettiva, secondo Ferrero non solo più “realistica” ma dal punto di vista politico “capace di costruire consenso egemonico”, della “disobbedienza ai trattati”, a partire dal Fiscal compact. Così fara Syriza, ha affermato Ferrero, se, come è auspicabile, andrà al governo prossimamente in Grecia. In quest’ottica, ci permettiamo di ricordare la cantonata che Ferrero ha preso con Hollande, che salutò come “disobbediente”.
Al netto del successo dell’incontro, sul piano della partecipazione e della qualità degli interventi, è emerso un dato evidente, quanto sia difficile e arduo conformare una forza politica no-euro di sinistra che abbia un peso ed una taglia tali da giocare un ruolo decisivo nel marasma che vive il nostro Paese. La consapevolezza della necessità dell’uscita dall’eurozona, come pure la condivisione delle misure economiche che andrebbero prese contestualmente alla riconquista della sovranità monetaria, non paiono un “collante” sufficiente per rendere possibile l’unità politica, pur pluralistica. Pesano, e come, differenze di natura politica e teorica che vengono da molto lontano, due nodi vengono anzitutto al pettine, quello delle alleanze, eventuali o necessarie, nonché il giudizio sulla “questione nazionale”, o della sovranità.
Da questo punto di vista sono da segnalare le dissonanze tra Emiliano Brancaccio da una parte, e dall’altraGiacché e Mazzei. Ma su questo dovremo tornare. Insomma, si diceva che non c’era una “sinistra no-euro”. Anche grazie al nostro Coordinamento quest’idea è stata smentita. Anche troppo, visto che di sinistre no-euro ce n’è più d’una.

* Fonte: Coordinamento sinistra contro l'euro

sabato 4 ottobre 2014

GRECIA: "Una catena è tanto forte quanto il suo anello più debole" di Giancarlo D'Andrea

4  ottobre.

Nonostante nessuno parli più della Grecia tutto mi fa pensare che la chiave della situazione dell’eurozona posso essere proprio lì.

Il fallimento della costruzione di una Europa oligarchica a disposizione della borghesia tecnocratica e del turbo capitalismo è ormai un fatto evidente , e il rischio di una implosione è all’ordine del giorno.
E’ sempre più evidente che l’introduzione dell’euro, la svalutazione del valore del lavoro e la svendita del Welfare , avendo imposto di non poter svalutare la moneta, stia mettendo in crisi l’intero progetto dell’unione Europea: se procedono queste dinamiche sociali, la situazione si aggraverà in tutt’Europa, con punte di insostenibilità per i paesi del sud Europa.

Anni di macelleria sociale che ha comportato un generale impoverimento della società a scapito delle classi lavoratrici e drammatiche conseguenze per la classe media e l’azzeramento del welfare, per non parlare delle conseguenze della crisi sociale sul piano della rappresentanza democratica e della conseguente profonda ristrutturazione della geografia dei partiti politici, la Grecia sembra prossima a diventare la protagonista di una svolta drammatica e dagli esiti imprevedibili che non potrà non avere conseguenze per i paesi del Sud Europa.

Un Paese distrutto da una guerra combattuta con le armi del debito , divorata dagli interessi , letteralmente in mano alle oligarchie del capitalismo finanziario , con un tessuto sociale ridotto in povertà e sull’orlo della disperazione, in presenza di una crisi alimentare , abitativa e sanitaria che non accenna a migliorare , questo lo scenario che si presenta agli occhi dei militanti della sinistra .

Eppure , dopo un periodo di fortissima protesta sociale , dopo innumerevoli scioperi generali che hanno scandito lo scorrere degli scorsi anni , in questo momento , e nonostante i mille esempi di generosa e coraggiosa lotta popolare, si vive un momento di stallo , quasi di “pace sociale” , un momento di riflusso del movimento operaio e giovanile : Perché ? Possibile che paradossalmente le responsabilità siano a sinistra?

La grande e velocissima crescita di Syriza, nelle elezioni del 2012 , il nuovo successo alle recenti elezioni europee, hanno definitivamente confermato il partito di Tsipras come il primo partito della sinistra , archiviato il Pasok e certificato che lo schieramento di sinistra ha i numeri per governare la Grecia , determinando , però , uno stato di stallo e di attesa tra le masse popolari che potrebbe rivelarsi fatale.

La responsabilità è sicuramente dalla linea assunta da Syriza negli ultimi mesi .
Da sempre vicino per tradizioni familiari alla Grecia, alla cultura , alla lingua , alla musica , allo spirito ellenico, quasi una seconda Patria per me, non da oggi vicino alla sinistra greca, sono stato nell’ultimo anno uno dei più sinceri simpatizzanti di Syriza e del suo giovane Leader , riservando come molti militanti speranze e fiducia in Alexis Tsipras. In più ll mio impegno durante la campagna elettorale per le europee, e la mia indole fortemente unitaria e pluralista, allontanano il sospetto , almeno lo spero fortemente , di esprimere giudizi viziati di settarismo o di presunzione che troppo spesso caratterizzano la sinistra italiana .

La posizione di Syriza negli ultimi mesi assomiglia per certi versi , se mi si concede il paragone , a quella del Movimento 5 Stelle in Italia: “ dateci la forza per andare noi al governo del Paese, apriamo le istituzioni come una scatoletta di tonno, rivoltiamo i rapporti di forza con le caste oligarchiche e imprimiamo una svolta al Paese , tutto si risolve nelle istituzioni …“

Si rischia di privilegiare l’azione parlamentare , la presenza istituzionale, a scapito della mobilitazione popolare , a danno dell’organizzazione vigile e attenta delle masse .
E’ quanto sta avvenendo in Grecia, Tsipras e Syriza che pure sono stati il canale principale che ha dato spazio all’irrompere della resistenza popolare contro le politiche del capitalismo casinò , stanno ingenerando un momento di aspettativa nel movimento popolare, quasi di freno della mobilitazione, nel tentativo di accreditarsi come responsabile e affidabile forza di governo verso le elite oligarchiche europee, moderando non solo i toni ma anche la linea politica .In questo senso vanno letti , a mio avviso , le aperture verso la socialdemocrazia europea che è responsabile della politica della Trioka in Grecia , tanto quanto la Merkel e i popolari europei .

Tutto ci fa pensare che i prossimi mesi vedranno il peggioramento della situazione nell’eurozona con conseguenze ancora più dure per i popoli in particolare dei paesi del Sud Europa, e in Grecia , in particolare , si approssima il momento in cui si porrà il problema del governo del paese, perché le elezioni si avvicinano e perché il governo greco ha una maggioranza risicatissima e sempre più precaria.

Gli scenari a questo punto sono due : il riflusso momentaneo e la disillusione ingenerata da una politica attendista di Syriza consentirà ai partiti della grande coalizione che governano il Paese al servizio delle oligarchie turbo liberiste di riprendere fiato , e allora le condizioni delle masse peggioreranno ulteriormente con nuove misure di macelleria sociale, e a quel punto la protesta popolare potrebbe trovare altri pericolosi canali di espressione a destra , Oppure , nonostante la politica di freno Syriza e la sinistra vinceranno le elezioni e formeranno un governo di sinistra.

Ma un governo di sinistra , un governo espressione delle forze popolari che misure prenderà a fronte di una situazione di così grave crisi economica, sociale e democratica ? Adotterà le stesse politiche di austerità richieste dalla Troika , sul modello del PD italiano , oppure varerà una politica per il rilancio dell’occupazione , per risollevare sanità , istruzione e assistenza sociale ridotta ai minimi termini ? Persisterà nelle politiche di austerità per pagare l’enorme debito pubblico e gli interessi che stanno strangolando la vita sociale e democratica , perdendo , così , rapidamente il sostegno popolare , oppure denuncerà il debito ?

E come farà il Governo di Tsipras senza poter stampare la propria moneta ? Cercherà una improbabile negoziazione con la BCE oppure stamperà moneta , decidendo di uscire dall’euro e denunciando i trattati mai votati dai greci ( Papandreu cadde solo per aver ventilato un referendum popolare al riguardo ) e così rifiutare di saldare il debito ?

A quel punto la mobilitazione popolare, e internazionale , mi permetto di aggiungere , sarà il fattore decisivo , senza una forte mobilitazione popolare e per di più concentrata nei primi 100 giorni di un ipotetico governo popolare , Tsipras non potrà farcela e allora tutto sarebbe possibile ….

La catena dell’Europa dei padroni oligarchici e turbo liberisti , ha la forza pari a quella del suo anello più debole, perché è lì il punto di rottura: la Grecia è vicina !

PS : Suggerisco la visione integrale degli interventi dei compagni greci al recente Forum di Assisi per avere una visione più organica e per acquisire dati indispensabili per comprendere cosa succede in Grecia .



giovedì 25 settembre 2014

DOPO LA LISTA TSIPRAS IL VUOTO di Giancarlo D'Andrea

24 settembre. 
CONTINUA IL DIBATTITO SULLE SINISTRE DI FRONTE ALLA QUESTIONE DELL'EURO E ALLA CRISI EUROPEA. Anche D'Andrea, sulla falsa riga di Michele Berti, commenta l'intervento di Zaffarano.

Bandiera Rossa in movimento, il blog per il quale collaboro , ha pubblicato lo scorso 21 settembre un articolo di Maurizio Zaffarano dal titolo "Una critica al Sovranismo", già pubblicato lo scorso 10 Agosto dal blog "Verità e Democrazia" .
La pubblicazione avviene significativamente dopo il Forum di Assisi , cui un autorevole membro della redazione di "Bandiera Rossa in movimento" ha preso parte contribuendo , per quanto possibile , al successo indiscutibile dell’iniziativa .
L’articolo di Zaffarano e la decisione della sua pubblicazione su Bandiera Rossa in movimento, rappresentano un fatto significativo nel dibattito che anima questo blog, di per se caratterizzato da una scelta decisamente pluralista ,che spesso si è concretizzata in autentiche “ provocazioni “ politico – culturali nel tentativo di animare un dibattito che spesso ristagna nel panorama desolato della sinistra italiana. Ultima , ma non per importanza, credo sia stata proprio la discussione e la battaglia ingaggiata molti mesi prima delle ultime elezioni europee per la presentazione della Lista Tsipras.

LA LISTA TSIPRAS

Fermo restando e fatte le dovute proporzioni , posso affermare di essere stato tra i primi militanti della sinistra in Italia , subito seguito da gran parte della redazione di Bandiera Rossa e da altri compagni di strada , a perorare la causa della presentazione della Lista Tsipras alle recenti elezioni europee con la speranza che il processo di presentazione della lista, la campagna elettorale e il risultato finale , potessero innescare un processo dinamico di superamento della crisi in cui da molti anni versa la cosiddetta “ sinistra radicale “ e promuovere un indispensabile movimento verso la costruzione di un nuovo soggetto politico popolare, unitario , anticapitalista e socialista sull’onda di fenomeni quali quelli cui abbiamo assistito in Grecia con Syriza e in Spagna , più recentemente e con una velocità quasi imprevedibili , con Podemos.

Oggi credo sia necessario che proprio sulle pagine di Bandiera Rossa , sia il caso di cominciare a trarre un bilancio da quest’esperienza e riprendere il nostro infaticabile dibattito sulle prospettive .

Il compagno Zaffarano , con il suo articolo "Una critica al Sovranismo" mi offre questa possibilità , anzi mi è grato ricordare che fu proprio lui a suggerire la proposta di “elezioni primarie “ su programmi politici , anche diversi , per la conformazione delle liste dei candidati della Lista Tsipras , modalità che avrebbe consentito un confronto democratico tra le diverse posizioni e opzioni , e ,allo stesso tempo, consentito un dibattito di massa come il miglior auspicio di un avvio di una campagna elettorale che partiva , è bene ricordarlo ,con un primo sondaggio che dava la lista addirittura al 7,2 % , confermando l’esistenza di uno spazio politico delle dimensioni di quello conquistato poi da Podems in Spagna.
In quel periodo, Gennaio di quest’anno , ci trovavamo io e altri due compagni della redazione a Chianciano per il Convegno proprio dei sovranisti , antesignano del Forum Europeo di Assisi di fine Agosto .
Avanzai con forza la proposta delle “ primarie “ invitando i sovranisti a partecipare alla tenzone per la formazione delle liste dei canditati della Lista Tsipras e la risposta di Moreno Pasquinelli fu : “ la vostra proposta è troppo intelligente perché la sinistra radicale , avvinghiata in una spirale identitaria senza uscita e nella permanente battaglia dei piccoli ceti politici - burocratici falliti che la dominano, per poter essere accettata “.
E’ andata proprio così : la gestione della lista da parte degli intellettuali , da una parte della redazione di Repubblica , e dalla miriade di piccole burocrazie auto referenziali che non si rassegnano al proprio fallimento , hanno prima disperso lo slancio che pure aveva portato alla raccolta di quasi 250.000 firme, sgonfiato i primi incoraggianti sondaggi , e con essi la voglia di mobilitazione di migliaia di militanti , noi fra questi ,e dobbiamo dirlo con franchezza , le spesso meschine polemiche post elettorali , e la conduzione della lista ad oggi , stanno distruggendo anche le possibilità aperte da un risultato miracoloso che ha consentito il superamento di un soffio dello sbarramento del 4% .
Perché non si è prodotto quanto abbiamo fortemente sperato ?
L’encefalogramma della cosiddetta sinistra radicale è più piatto di prima , la delusione prevale in molti compagni che pure si sono impegnati nella campagna elettorale, e le posizioni recenti della Lista Tsipras a livello internazionale, accompagnate da prese di posizioni a mio avviso poco felici della stesso leader Greco ,arrivano sino a lambire la possibilità di alleanze contro natura col PD in vista di possibili posticini per le regionali che si avvicinano .

Italia : EMERGENZA SOCIALE
Cari compagni , io credo che la Grecia, primo esperimento di macelleria sociale imposto dalla Troika , sia più vicina di quanto immaginiamo.
Alcuni dati ISTAT sono impressionanti :
“Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila).
Tra il 2012 e il 2013, l'incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7 al 12,6%) in tutte le ripartizioni territoriali; la soglia di povertà relativa, pari a 972,52 euro per una famiglia di due componenti, è di circa 18 euro inferiore (-1,9%) al valore della soglia del 2012.
L'incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9% (per effetto dell'aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all'anno precedente.
La povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 6,6 all'8,3%), quattro (dall'8,3 all'11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore.
Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012).
L'incidenza della povertà assoluta cresce tra le famiglie con persona di riferimento con titolo di studio medio-basso (dal 9,3 all'11,1% se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1% se con al massimo la licenza elementare), operaia (dal 9,4 all'11,8%) o in cerca di occupazione (dal 23,6 al 28%); aumenta anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%): i poveri assoluti tra gli ultrasessantacinquenni sono 888 mila (erano 728 mila nel 2012).
Nel Mezzogiorno, all'aumento dell'incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell'intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%”
In Italia , qui, oggi , abbiamo tanti poveri quanta l’intera popolazione della Grecia, e la situazione peggiora di anno in anno !
Ancora Istat:
“A febbraio 2014 la disoccupazione in Italia sale e il tasso si assesta al 13%. Quella giovanile, che riguarda le persone tra i 15 e i 24 anni, è pari al 42,3 per cento. Renzi, in visita a Londra, definisce il dato “sconvolgente”.
Per l’Istat si tratta del tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, che si rilevano dal 1977. A febbraio infatti il numero di disoccupati ha superato la soglia dei 3,3 milioni, arrivando a 3 milioni 307mila persone in cerca di lavoro, in aumento di 8mila unità su gennaio (+0,2%) e di 272 mila su base annua (+9%). La disoccupazione cresce per gli uomini (+1,6%) ma diminuisce per le donne (-1,4%). Per quanto riguarda i giovani, invece, il tasso di disoccupazione è in diminuzione di 1,4 punti percentuali su gennaio, quando aveva toccato il picco, ma in aumento di 3,6 punti su base annua.
In tutto, i giovani che cercano attivamente lavoro e non lo trovano sono 678mila. Peggiora anche il dato sugli occupati, che a febbraio sono 22 milioni 216mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39mila) e dell’1,6% su base annua (-365mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,2%, risulta stabile su gennaio ma diminuisce di 0,8 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima”.
Naturalmente potrei portare ulteriori dati ufficiali su sanità , istruzione, assistenza sociale, ecc….e anche questi sono dati sconvolgenti. Per non parlare del crollo della produzione e dei consumi, di interi settori come l’ediliziae la piccola impresa, del picco eccezionale della cassa integrazione, del blocco dei salari dei dipendenti pubblici , ma altri compagni molto più autorevoli di me sul piano dell’interpretazione dei dati economici potrebbero approfondire questi aspetti drammatici .
Credo che possiamo affermare che siamo tutti concordi nel valutare la situazione sociale del paese come di gravissima emergenza sociale.
Dice nel suo articolo il mio amico Zaffarano :

“Le ultime dichiarazioni di Mario Draghi nelle quali 'auspica' che i Paesi dell'Eurozona cedano la propria sovranità all'Unione Europea anche sulle riforme strutturali (che in soldoni significherebbe il definitivo smantellamento della presenza del 'Pubblico' nell'economia, l'ulteriore riduzione della spesa sociale - sanità, pensioni, istruzioni, assistenza - e dei diritti dei lavoratori in termini di retribuzione e di stabilità dell'occupazione) rafforzano evidentemente le convinzioni dei sovranisti.
Ora mi sembra che gli elementi da cui partono i sovranisti siano fatti incontrovertibili: l'adozione dell'euro e dunque la rinuncia alla possibilità di ricorrere a svalutazioni competitive ha influito in modo determinante nella perdita di capacità concorrenziale dell'economia italiana; l'obbligo di ricorrere esclusivamente ai mercati finanziari per fare fronte alla spesa pubblica (regola in realtà già in vigore dagli ottanta con la separazione tra Tesoro e Banca d'Italia) è all'origine dell'esplosione del debito pubblico italiano e alla sua insostenibilità “.

Mi permetto solo di aggiungere che la situazione critica non riguarda solo l’Italia , e le sue peculiari caratteristiche storiche che ne hanno influenzato la conformazione e le dinamiche sin dall’unità del paese, ma sono un dato generalizzato nell’euro zona , in maniera particolare nei paese del sud europa dove la situazione di emergenza sociale è più o meno sui livelli italiani , ma si affacciano nubi anche sulla forte e beneficiata , almeno fin’ora, Germania.

A me sembra che l’introduzione dell’euro, e la svalutazione del valore del lavoro e la svendita del Welfare , non potendo svalutare la moneta, stia mettendo in crisi l’intero progetto dell’unione Europea: se procedono queste dinamiche sociali, la situazione si aggraverà in tutt’Europa, con punte di insostenibilità per i paesi del sud Europa.
Potremmo trovarci nelle condizioni di affrontare le conseguenze derivanti dal fatto che le oligarchie prendano atto del fallimento e decidano , indipendentemente dalla nostra volontà , di adottare un “Piano B “.
Scenari che faremmo bene a considerare e a non esorcizzare , potremmo trovarci nella condizione che la potente borghesia tedesca, per evitare il rischio di essere trascinata nel baratro, per difendere i suoi interessi imperialistici —ancorati alla coppia della politica mercantilistica che sorregge la sua industria e della moneta forte vitale al suo sistema bancario—, consideri un male minore liberarsi della “zavorra” dei recalcitranti paesi “periferici” del Sud; ciò che sarebbe una maniera per costringerli ad adottare ancor più violente politiche di macelleria sociale, indebolirli, e quindi chiuderli definitivamente come satelliti nella sua orbita.

Perché non considerare la possibilità a fronte del protrarsi della crisi deflattiva dell’intera eurozona una uscita a destra nelle forme ultraneoliberiste o addirittura reazionarie ?
Allora si che a pagare sarebbero solo le masse popolari , questo è indubbio !
Ma se questo è possibile perché rifiutarsi di vedere la realtà e porsi il problema di come , in che modo concreto uscire dalla drammatica crisi sociale da sinistra ? Perché non considerare la possibilità di contendere alle oligarchie turbo capitaliste la partita?
Perché non impugnare quindi, da sinistra, la questione della “sovranità”? Perché mai lasciarla in mano alle destre ed ai liberisti, col rischio che le sinistre vengano seppellite una volta per tutte?

Italia : EMERGENZA DEMOCRATICA
Spero che la valutazione dei compagni mi conforti quando sostengo che stiamo vivendo una emergenza democratica in Europa e in Italia in maniera devastante.
Trattati mai votati , la Troika e la sua conformazione, il ruolo della BCE ecc…pongono seriamente il problema di una entità sovranazionale che non è uno stato federale ( il sogno di Spinelli ) , che non affronta in termini solidaristici il problema del debito , che rafforza alcune economie a scapito di altre , senza che i cittadini possano incidere . Eppure il recente referendum scozzese ha mobilitato tutte le oligarchie eurocratiche scosse dal solo fatto dell’irrompere sulla scena della volontà popolare ..
E in Italia ?
Un parlamento di nominati eletti con una legge anticostituzionale, 3 governi non eletti , l’assalto alla costituzione in nome della volontà delle oligarchie europee di far fuori le costituzioni nate dalle resistenze popolari alla fine della seconda guerra mondiale. Una legge elettorale, l’Italicum peggiore della Legge Acerbo che spianò la strada al fascismo. E ancora la fine del bicameralismo perfetto , lo squilibrio tra i poteri dello stato , l’uso della decretazione d’urgenza che mette seriamente in discussione lo stesso regime parlamentare. lo smantellamento in corso della pubblica istruzione, della sanità pubblica. La distruzione del diritto del lavoro che si approssima.
Come si fa a non vedere che siamo in piena emergenza democratica ?
Scrive il mio amico Zaffarano:
“Anzitutto ritenere che abbattendo il 'Tiranno', l'Unione Europea, si realizza la condizione necessaria e sufficiente per riconquistare la sovranità perduta. L'Unione Europea non agisce in virtù di una sua forza intrinseca, non ha imposto il suo potere con le armi ma l'ha ricevuto dalle classi dominanti nazionali. E solo questo rende lo spread, la propaganda ideologica che essa diffonde, le sue direttive fatti cogenti nel nostro Paese. L'Unione Europea, così come è andata configurandosi, è conseguenza dell'evoluzione del capitalismo ed il suo ruolo va collocato nel quadro della globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia degli ultimi decenni.

La priorità dunque è rovesciare i rapporti di forza politici, sociali, economici in Italia e a livello internazionale: è questa la condizione indispensabile per cambiare o cancellare il ruolo dell'Unione Europea”.

Ma i processi in atto di profonda modificazione della sovrastruttura in atto , la progressiva cessione di sovranità a entità sovranazionali non federaliste e non sottoposte al controllo democratico dei cittadini, e quella ulteriore che richiede Draghi con il consenso attivo di Padoan e dello sbruffone fiorentino, le “riforme” istituzionali e quella elettorale , non sono forse funzionali ed indispensabili ai progetti , alla gestione, al comando delle oligarchie che comandano l’Europa e il nostro paese proprio per attuare senza che i cittadini disturbino i manovratori della “globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia degli ultimi decenni”?

Allora dovremmo rispondere a questa semplice domanda : l’Europa e le sue politiche turbo liberiste sono riformabili ?
Si forse, ma solo a scapito delle masse popolari ,in caso le oligarchie optassero , come è possibile, per una accelerazione dei loro progetti e delle loro politiche prendendo atto del fallimento dell’Unione Europea così come la conosciamo .

CHE FARE ?

Naturalmente non ho la presunzione di avere una ricetta, ma credo che l’interrogativo i militanti della sinistra disponibili a prendere atto che non vale la pena di investire su “ditte fallite”, debbano cominciare a porsi quest’interrogativo.

Tutti gli indicatori internazionali dipingono un aggravamento della crisi dell’eurozona.
Si prepara in Italia , in una situazione di emergenza sociale e democratica senza precedenti, il braccio di ferro tra Renzi e il suo gruppo dirigente, saldamente alleato con Berlusconi , e settori di oligarchie che sentono il terreno franare sotto i loro piedi: Camusso , Dalema , Bersani e soci , sanno che il loro destino è legato o al raggiungimento di una accordo con renzi e i poteri che rappresenta oppure sono destinati a combattere per la loro sopravvivenza, non certo per i diritti dei lavoratori .

Si approssima un autunno dove potrebbe finalmente irrompere il conflitto sociale su larga scala , un autunno che noi ci auguriamo caldo .

Allora la mia esperienza e sono sicura di tutti i militanti della sinistra ci dovrebbe dire che :
- è meglio prepararci a possibili cambiamenti di scenari politici : che faremmo se fosse messo in discussione l’euro in uno o più paesi dell’eurozona ?
- è meglio lottare in un paese dove vigano la sovranità popolare e istituzioni democratiche da cittadini piuttosto che da sudditi in una oligarchia autoritaria?
E ancora se un grande movimento popolare dovesse irrompere sulla scena nei prossimi mesi dovremmo sostenerlo adoperandoci per una grande alleanza popolare la più vasta possibile che ponga il problema del governo del paese ?
E un governo che nascesse sulla spinta di un grande movimento popolare che programma di emergenza dovrebbe affrontare per risolvere le emergenze sociali e democratiche del Paese ‘
Dovrebbe attuare o no una politica di fortissimo intervento nell’economia per rilanciare l’occupazione, e salvare lo stato sociale ?
Se la risposta è si , allora come farebbe coi trattati internazionali , la BCE e La Troika che ci stanno strangolando ? Senza stampare denaro ??

Arriverà il momento in cui bisognerà dare queste risposte ,ce lo chiederanno i popoli lavoratori d’europa, ce lo chiederanno i lavoratori , i giovani , le donne e gli anziani di questo nostro Paese , e allora saremo tutti sovranisti !

* Fonte: Bandiera Rossa

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