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lunedì 10 aprile 2017

CRISI DEMOGRAFICA E "MSNA" (Minori Stranieri Non Accompagnati) di Alessandro Chiavacci

[10 aprile ]

L'articolo di Chiavacci affronta una questione delicata e controversa, quella dei tanti minori che, su imbarcazioni di fortuna gestiti da trafficanti senza scrupoli, con traversate pericolosissime, riescono a raggiungere il nostro Paese. Una specifica legge è stata di recente approvata dal Parlamento italiano. C'è dietro alla sacrosanta pietas, un disegno politico e sociale? Il Chiavacci, con una conclusione catastrofistica che somiglia come una goccia d'acqua a quella di Maurizio Blondet, sostiene che ci sarebbe addirittura un piano diabolico per "sterminare gli italiani". Di sicuro i dominanti, pur di insistere con le politiche antipopolari e neoliberiste, puntano sull'immigrazione per far fronte al problema demografico.

Ci sono molti elementi dai quali dobbiamo dedurre che l’ Italia, intesa come sistema economico, giuridico, sociale e nazionale è vicina alla sua distruzione. In primo luogo le politiche dell’ Unione Europea, dove, come per la Grecia, si capisce che il debito pubblico è usato come strumento di sottomissione e di distruzione. Le centinaia di migliaia di imprese chiuse dal 2008, il crollo della produzione industriale, la distruzione dei diritti dei lavoratori e del welfare sono abbastanza evidenti e noti perché mi ci soffermi. Il secondo elemento è l’uso della immigrazione di massa in un paese ad altissima disoccupazione specie giovanile, finalizzato alla creazione di un esercito industriale di riserva, alla distruzione del welfare, alla sostituzione dei lavoratori italiani, alla creazione di una massa plebea priva di diritti e resistenze e infinitamente manipolabile. Il terzo sono le politiche catastrofiche del governo italiano. Gentiloni per esempio propone di trasformare l’ Italia in un paradiso fiscale per i milionari stranieri, chiedendo a costoro di versare un obolo pressoché simbolico se trasferiranno la loro residenza in Italia; il job act cancella le residue tutele dei lavoratori dipendenti; dal 2018 si avrà la liberalizzazione totale dei servizi pubblici consistente nella abolizione del servizio a maggior tutela per energia elettrica e gas. Il quarto è rappresentato dalle crescenti pressioni del capitale internazionale per la liberalizzazione /distruzione di ogni regolazione normativa di ogni aspetto del mercato. Dalle vicende di Uber, a quelle di Airbnb, alle richieste di applicare la direttiva Bolkestein al commercio ambulante e alle concessioni balneari, quello che si prospetta è la sostituzione di ogni aspetto normativamente regolato, e probabilmente anche necessitante riforme, con la più semplice anarchia “come viene viene” gestita dalle multinazionali.

Un aspetto che viene spesso ignorato è il saccheggio che è già cominciato di quella che è forse la più importante industria italiana, l’industria turistica. Già alcuni anni fa i motori di ricerca internazionali (Trivago, Germania, Expedia e Trip Advisor, Stati Uniti) si prendevano circa il 15% (il dato mi proviene da un esperto del settore) del valore della prenotazione alberghiera effettuata tramite loro. Oggi Airbnb (Stati Uniti) usufruisce di oltre 200.000 alloggi in Italia- per molti milioni di pernottamenti all’anno- questo, come i motori di ricerca sopra indicati- senza aver investito una lira in nessuna struttura ricettiva.

Contemporaneamente il ministro Lorenzin (chissà se c’è stato il suggerimento di qualche manina) autorizza l’uso-in Italia-di farmaci vietati in Italia, qualora siano destinati all’uso “personale” (tutti infatti sappiamo che molti anziani si dedicano allo spaccio di farmaci di contrabbando…). E la Corte di Giustizia Europea condanna il governo italiano perché ha impedito all’agricoltore Fidenato la coltivazione di sementi Ogm.

Mi impossibile soffermarmi su ciascuno di questi elementi, voglio invece portare l’attenzione su un evento recente, cioè l’approvazione della legge sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (per i quali i media già propongono la sigla “MSNA”, e fare alcune considerazioni di tipo demografico.

La legge, si è detto, impedisce il rimpatrio di questi minorenni; il permesso di soggiorno andrà pressoché automaticamente rinnovato anche dopo il raggiungimento delle maggiore età; e coloro che prima della maggiore età avranno intrapreso un percorso di studio dovranno avere la possibilità di terminarlo, cosa che spesso è impossibile anche per i coetanei italiani. Si omette spesso di considerare quanto possa essere attraente questa possibilità per molte famiglie africane. Ogni anno, in Africa, nascono 40 milioni di bambini. La grande maggioranza di loro ha prospettive di vita decisamente precarie. Quanto può essere attraente per molte di queste la possibilità che qualcuno dei loro figli, venendo in Italia, abbia sopravvivenza, sanità, istruzione e un permesso di soggiorno senza limiti in Italia…? Dal 2015 al 2016 i “minori stranieri non accompagnati” pervenuti in Italia sono raddoppiati, passando da 12500 a 25800. Mi sembra facile prevedere, con le nuove norme, un ulteriore raddoppio nel 2017.

La cosa curiosa è che la legge non prevede NESSUNA COPERTURA FINANZIARIA. All’articolo 21 si dice semplicemente che “la legge non deve comportare nessun altro onere per le finanze dello Stato”. “NON DEVE…?” E che significa??? L’art. 81 della Costituzione, anche senza pensare al pareggio di bilancio che qualcuno ha inserito in Costituzione, prevede che OGNI LEGGE che comporta nuovi oneri per le finanze dello Stato DEVE indicare i mezzi per farvi fronte. In più, il Patto di Stabilità interno (legge 24/12/2012 n.243) impedisce agli enti locali di aumentare le spese ANCHE QUALORA AVESSERO IL BILANCIO IN PAREGGIO. C’entra qualcosa con la legge sui minori stranieri…? Un sindaco di un paesino toscano lamentava tempo fa che “se fra i rifugiati ci sono due minori, sballa il bilancio del Comune”.

In effetti le spese dell’accoglienza per i minori immigrati sono molto elevate. A quelle solite per i migranti adulti si aggiungono le spese per assistenti sociali, interpreti, psicologi, mediatori culturali. Le stime che ho sentito a tal proposito, e che non sono in grado di controllare, oscillano fra i 90 e i 200 euro al giorno per ogni minore ospitato. A queste, con la nuova legge, si aggiungono le spese per l’istruzione. La finanziaria per il 2017 prevede 170 milioni per l’accoglienza ai minori, che sono già insufficienti per quelli immigrati nel 2015 e 2016. Ora, anche in una ipotesi minimalistica che non veda nessun aumento dei minori non accompagnati per il 2017 (ipotesi improbabile, ricordiamo), assumendo un valore mediano fra quelli indicati per il costo dell’assistenza ai minori (non considerando cioè il costo aggiuntivo dell’istruzione) un calcolo rapido fa salire a 1,4 miliardi all’anno il costo annuo DEI SOLI MINORI IMMIGRATI NEL 2017. Dove si trovano queste risorse? Non è dato saperlo.

Pare insomma che i limiti di spesa previsti dalla Costituzione valgano “ora sì, ora no”. Ci sono esigenze “supercostituzionali”, e qualcuno, non è dato sapere chi, ha deciso quali sono.

Il giorno dopo l’approvazione della legge un servizio della Rai presentava una coppia di ultra 65 enni senza figli che aveva accolto in famiglia un giovane afgano. L’uomo, un tipo sessantottino un po’ invecchiato, e la donna, ancora vivace e con qualche luce negli occhi, trattavano e consideravano il giovane come un figlio adottivo. Il significato è evidente: ci vogliono imporre l’adozione obbligatoria, di Stato o familiare, dei minori immigrati. Come ha detto la Zampa, relatrice del progetto di legge, “Tanto gli italiani non fanno più figli”, e questo è il segno inequivocabile che ci vogliono sterminare. Chi non ci sta, chi comprende la mostruosità dei progetti fatti contro L’ Italia e gli italiani, si adoperi anche contro questa legge.

mercoledì 8 giugno 2016

I MIGRANTI E IL CONTO TRAGICO DELLA STORIA di Alberto Negri

[ 8 giugno ]

«Per affrontare i flussi migratori bisogna capire il problema. Se il Mediterraneo continuerà a essere una tomba liquida dei profughi la colpa non sarà soltanto delle guerre e delle disastrose condizioni dei Paesi africani e del Medio Oriente. Questa è una parte della storia, al momento preponderante, ma non è tutta la storia. È una questione politica e di sicurezza che investe tutta l’Europa e l’Occidente, Stati Uniti e Nato compresi.

La tragedia ha la misura devastante di un conflitto di portata epocale che rimanda non solo a cifre ma anche a dimensioni umanitarie che non si vedevano dalla seconda guerra mondiale, con una violenza enorme esercitata su esseri umani indifesi. Questa non è soltanto una fuga dalle guerre e dalla povertà: è il conto che ci presenta il fallimento della redistribuzione delle ricchezze a livello globale, è l’ingiustizia mondiale che bussa alle porte di casa.

Sigillata la rotta balcanica, dal Sud arrivano gli africani: tra il 2010 e il 2015 ne sono sbarcati due milioni con un incremento del 10% rispetto ai cinque anni precedenti. Da dove vengono? Da un continente che è un sorta di rebus demografico ed economico. Da qui al 2050 la popolazione potrebbe raddoppiare raggiungendo i 2,4 miliardi di persone prima di assestarsi nel 2100 intorno ai quattro miliardi.


Queste proiezioni dell’Onu sconvolgono le prospettive di sviluppo. Il rapporto dell’African Development Bank prevede che il tasso medio di crescita del Pil quest’anno si manterrà intorno al 4,5 per cento. A prima vista una performance notevole ma se si guarda al Pil pro capite la crescita scende all’1,6% nell’Africa subsahariana, dove oltre alla povertà si estende la destabilizzazione del terrorismo islamico e una violenza urbana diffusa.

Non basta la missione Eunavfor, non sono sufficienti le dichiarazioni del presidente della Commissione europea Juncker sugli Stati che non collaborano alla redistribuzione dei profughi e le reprimende all’Italia. «Non riesco a credere che un continente come l’Europa di 500 milioni di abitanti non sia in grado di accogliere 2 milioni di profughi», ha detto qualche giorno fa.

Eppure è così che stanno le cose, anzi peggio, perché i numeri potranno essere a breve molto più alti.
Cosa vogliamo fare? L’anno scorso in Italia sbarcarono 150mila profughi, i luoghi di accoglienza sono sottodimensionati e lo stesso quadro legislativo non è adeguato, soprattutto quando sono i minori ad arrivare, sempre di più: un aumento del 170% rispetto all’anno scorso. Ci dobbiamo mettere a regime per affrontare la gestione di migliaia di persone ma anche l’Unione europea non può continuare a voltare la testa dall’altra parte.


Non siamo di fronte a un’emergenza, anche se ne ha tutte le caratteristiche, ma a una crisi di lungo periodo e non illudiamoci che si possa esportare domattina lo sviluppo per limitare le migrazioni: è un’idea vecchia, balzana quasi quanto l’export della democrazia con la guerra di Bush junior. L’Africa, 54 nazioni, conta per meno del 2% del commercio mondiale e per l’uno per cento della produzione industriale globale. Se vogliamo sostenere gli africani abbassiamo i dazi sulle importazioni, il che significa dare più del fondo fiduciario da 1,8 miliardi proposto al vertice di Malta, in discussione a Bruxelles con il migration compact italiano.

Se si sono varate risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu per fare la guerra a destra e manca, formando nel tempo coalizioni di “volonterosi” per abbattere questo o quel regime, si dovrebbe costituire anche una “grande alleanza umanitaria”. Serve un summit operativo sulle migrazioni al quale devono partecipare anche la Nato, gli Usa e gli alleati dell’Occidente, Onu inclusa, dove i leader escano con impegni precisi: chi si rifiuta deve essere colpito da sanzioni non da procedure che fanno ridere i polli. I Paesi dell’Est sono i più riottosi: smettano di chiedere di spostare la Nato per contrastare la Russia e pensino alla vera emergenza che abbiamo di fronte.


E non bisogna storcere troppo il naso quando i libici di Tripoli si mostrano disponibili a rimettere in vigore l’accordo del 2009 con l’Italia: si è negoziato con Erdogan, bisogna farlo con la Libia se si vuole fermare i traffici umani. Francesi, egiziani, Emirati, sostengono il generale Khalifa Haftar in concorrenza con il governo di Tripoli che boicottano costantemente: si prendano dunque le loro responsabilità anche per i morti in mare.

Una rilievo geografico che è pure politico: i migranti non muoiono soltanto nel Canale di Sicilia ma anche sulle coste libiche. Affermare che le tragedie avvengono sempre nel Canale di Sicilia appare strumentale a circoscrivere il dramma e a darne una connotazione locale: l’Europa e gli Stati Uniti, con la loro potenza militare ed economica, devono capire che questa non è la nostra vasca da bagno dove affogano essere umani».

giovedì 10 settembre 2015

NAZIONI UNITE: 120 MILIONI DI IMMIGRATI IN ITALIA ENTRO IL 2050 (leggere per credere)

[ 10 settembre ]

Diamo in pasto ai nostri lettori la traduzione in italiano del capitolo relativo all'Italia del famigerato documento della Nazioni Unite Replacement Migration: Is It a Solution to Declining and Ageing Populations?*



* * * 

«Migrazione di sostituzione: è la soluzione per il declino e l'invecchiamento della popolazione?"


3. Italia(a) Il trend passato.Il tasso di fertilità totale in Italia aumentò dal 2,3% del periodo 1950-1960 al 2,5% del periodo 1960-1970 ma da allora ha iniziato a declinare. Si è mantenuto sotto il livello di sostituzione dal 1975 e, tra il 1995 e il 2000 era stimato di 1,20 figli per donna, uno dei più bassi del mondo.
Dal 1950 la mortalità generale è andata sensibilmente declinando, portando l'aspettativa di vita media per entrambi i sessi dai 66 anni del periodo 1950-1955 ai 77,2 del periodo 1990-1995.Nonostante un tasso stimato di immigrazione annuale netto di 70.000 unità nel periodo 1995-2000, la popolazione italiana è andata allo stesso tempo diminuendo.Tra le conseguenze di questi cambiamenti demografici vi è stato il raddoppio proporzionale della popolazione di età uguale o superiore a 65 anni, dall'8,3% della popolazione nel 1950 al 16,8% nel 1995. Come risultato di questi cambiamenti, il rapporto tra popolazione giovane ed anziana è sceso dalle 7,9 persone di età tra i 15 e i 64 anni per ogni ultrasessantacinquenne del 1950 ai 4,1 nel 1995.
 
b) Scenario IQuesto scenario, che rappresenta la variante media stabilita dalle Nazioni Unite nel 1998, assume che vi siano 660.000 immigranti netti in Italia tra il 1995 e il 2020, dopodiché non vi sia più immigrazione.In questo scenario, la popolazione italiana diminuirebbe del 28%, passando dai 57,3 milioni del 1995 ai 41,2 milioni nel 2050. La popolazione tra i 15-64 anni diminuirebbe del 44%, mentre gli over 65 aumenterebbero del 49%; dai 9.6 milioni ai 14.4 milioni. Gli anziani sopra i 65 anni costituirebbero più di un terzo della popolazione italiana nel 2050.Come risultato, il tasso di supporto potenziale scenderebbe del 63%; dal 4,1 del 1995 all'1,5 nel 2050. 
(c) Scenario II
Lo scenario II, che rappresenta la variante media con zero immigrazione, assume che sia la fertilità che la mortalità cambino secondo le proiezioni medie stabilite dalle N.U nel 1998 ma che non vi sia alcuna immigrazione in Italia dopo il 1995. I risultati sono simili a quelli dello scenario I.
La popolazione italiana nel 2050 sarebbe di 40.7 milioni, ovvero di solo 475.000 persone in meno rispetto alle cifre previste dallo scenario I. Ovvero 21,6 milioni di abitanti tra i 15-64 anni e 14,2 milioni di ultrasessantacinquenni. Come nello scenario I, il tasso di supporto potenziale scenderebbe del 63%; dal 4,1 nel 1995 all'1,5 nel 2050.
 
(d) Scenario III
E' previsto, per questo scenario, che tra il 1995 e il 2050 la popolazione totale italiana si mantenga costante sui 57,3 milioni di persone del 1995. Per ottenere questo scopo sarebbe necessario un afflusso totale di 12,9 milioni netti di migranti tra il 1995 e il 2050.
L'immigrazione netta aumenterebbe costantemente dalle 75.000 unità nel 1995-2000 alle 318.000 nel 2045-2050.In questo scenario, nel 2050, un totale di 16,6 milioni di persone, ovvero il 29% della popolazione generale, sarebbe costituita da immigrati post 1995 e dai loro discendenti.
 
(e) Scenario IV
Questo scenario assume che la popolazione italiana di età tra i 15 e i 64 anni rimanga costante ai suoi livelli del 1995, ovvero alla cifra di 39,2 milioni, arrestando il declino di questo gruppo d'età.Per ottenere l'obiettivo, sarebbero necessari 19,6 milioni di immigrati tra il 1995 e il 2050.
Il numero medio annuale di migranti varierebbe, raggiungendo un picco di 613.000 persone all'anno tra il 2025 e il 2030, per poi diminuire a 173.000 per anno tra il 2045 e il 2050.In questo scenario, la popolazione italiana aumenterebbe del 16%, dai 57,3 milioni del 1995 ai 66,4 milioni del 2050. Per quell'anno, il 39% della popolazione sarebbe rappresentata da migranti post 1995 o dai loro discendenti. Il tasso di supporto potenziale scenderebbe dal 4,1 del 1995 al 2,2 nel 2050.
 
(f) Scenario VLo scenario V non presume che il tasso di supporto potenziale scenda al di sotto del valore del 3%. Per ottenere ciò, l'immigrazione non sarebbe necessaria fino al 2010 e 34,9 milioni di immigrati sarebbero necessari tra il 2010 e il 2040, con una media di 1,2 milioni all'anno nel periodo in oggetto.Per il 2050, su una popolazione totale di 87,3 milioni, 46,6 milioni, ovvero il 53% di inidividui sarebbe costituito da immigrati o dai loro discendenti. 
(g) Scenario VI
Lo scenario VI prevede di mantenere il tasso di supporto potenziale ai livelli del 1995, ovvero al 4,08.
Per mantenere costante il tasso, sarebbe necessario un totale di 120 milioni di immigrati tra il 1995 e il 2050, corrispondente ad una media di 2.2 milioni di immigrati all'anno. La popolazione italiana risultante nel 2050, in questo scenario, sarebbe di 194 milioni, più di tre volte la popolazione italiana del 1995. Di questa popolazione, 153 milioni, o il 79% sarebbe rappresentato da immigrati post 1995 o dai loro discendenti.
 
(h) Ulteriori considerazioni.Nel periodo 1995-2000, il tasso di crescita della popolazione italiana fu stimato al –0.01%. Tale declino era previsto, nonostante un'immigrazione netta di 70.000 persone l'anno.
Il numero di stranieri in Italia è pressoché raddoppiato, dagli 821.000 del 1965 (1,6% della popolazione totale) agli 1,5 milioni nel 1995 (2,7% della popolazione). Secondo lo scenario III, per evitare il declino della popolazione rispetto alla sua entità, il flusso annuale migratorio dovrebbe essere, in media, di tre volte maggiore tra il 1995 e il 2050 di quanto fu tra il 1990 e il 1995. Per evitare la diminuzione della popolazione in età lavorativa, sarebbe necessario un flusso migratorio annuale più di cinque volte maggiore di quello del periodo 1990-1995. .In più, riguardo agli scenari III e IV, nel 2050 il rapporto tra nativi (29%) e immigrati e loro discendenti (39%) sarebbe dieci volte maggiore del rapporto tra nativi e stranieri registrato nel 1995.La figura 13 mostra, per gli scenari I, II, III e IV, la popolazione italiana nel 2050, e indica la percentuale di immigrati post 1995 e loro discendenti.
I cambiamenti demografici sono ancora più evidenti nello scenario VI, che richiede più del raddoppio degli immigrati tra il 1995 e il 2050. Inoltre, 4/5 della popolazione risultante nel 2050 di 194 milioni di persone sarebbero costituiti da immigrati post 1995 e loro discendenti.
Senza immigrazione le cifre mostrano che sarebbe necessario aumentare l'età lavorativa fino ai 74,7 anni per ottenere un tasso di supporto potenziale al 3.0 nel 2050. Per mantenere nel 2050 il rapporto di 4,1 perone in età lavorativa per ciascun anziano, sarebbe necessario aumentare ulteriormente a 77 anni l'età massima lavorativa. Aumentare le quote di attività della popolazione lavorativa, qualora possibile, rappresenterebbe solo un palliativo al declino dovuto all'anzianità. Se la produttività di tutti gli uomini e le donne tra i 25 e i 64 anni aumentasse del 100% nel 2050, influirebbe solo sul 30% della perdita di tasso di supporto attivo risultante dall'aumento dell'invecchiamento della popolazione».

mercoledì 9 settembre 2015

#IO NON LEGGO REPUBBLICA di Beppe Grillo*

[ 9 settembre ]

Accanto la Repubblica di ieri

«Questo è un titolo di Repubblica dell’8 settembre 2015. Ed è una tale collezione di assurdità, condita da un tale livello manipolatorio, da meritare l’analisi quasi lettera per lettera.

“Lavorano e fanno figli” è la frase d'apertura. Allude -senza parere- ad una differenza tra i migranti e i cittadini europei: i primi “lavorano”, come se i secondi non lo facessero. In realtà, oltre alla indiscutibile realtà della disoccupazione nei Paesi del Sud Europa (che porta al triste fenomeno della migrazione interna), quel “lavorano” ammicca a ciò che non si può dire: ovvero che gli immigrati sono disponibili a lavorare come schiavi dei caporali al sud e per un pugno di noccioline al nord, e soprattutto non hanno pretese su quei diritti dei lavoratori che ormai fanno parte del DNA degli europei. Insomma, lavorano e basta ed è ciò che serve al capitale.
Inoltre, “fanno figli”. Diventa un merito: essi “fanno figli” a differenza degli europei, e si trascura che in molti casi il calo della natalità europea sia dovuto a politiche economiche insensate che impediscono ai nostri giovani persino di metter su casa, figuriamoci figliare. Ne consegue che le famiglie occorra importarle già fatte, particolarmente gradite quelle di poche pretese che con un piatto di minestra crescono frotte di bambini.

Proseguendo nell’esame di questo interessantissimo titolo, troviamo il “PIL dei migranti”. Ovviamente ci si riferisce al PIL eventualmente prodotto da questi, che sarebbe “una risorsa per finanziare l’Europa”. La frase non ha senso alcuno: i migranti non si presentano portandosi il PIL da casa, né consentono in alcun modo di aumentare un PIL che potrebbe essere ugualmente aumentato assumendo personale locale. Questa frase, del tutto assurda, sembra intendere che in Europa ci sia una carenza di forza lavoro e solo importandola si potrà aumentare la produzione. Sarebbe bello sapere cosa pensano i milioni di disoccupati europei di tali farneticanti asserzioni: probabilmente si sentono un filino presi per il culo.

Siamo solo a metà del titolo, e il bello arriva adesso. “Per salvare le nostre pensioni”: qui la propaganda si fa sfacciata, coinvolgendo quella parte dell’opinione pubblica più indifesa alle manipolazioni. E cioè i pensionati, a cui si comunica che le pensioni sarebbero “da salvare” da chissà quale incombente pericolo, per renderli così disponibili a qualsiasi soluzione. Soluzione rappresentata appunto dai migranti, anzi per l’esattezza da “250 milioni di rifugiati”: l’apoteosi del ridicolo. I “rifugiati” sono principalmente i profughi di guerra, e se si auspica l’arrivo di ben 250 milioni di essi - un numero sbalorditivo - evidentemente in qualche modo bisogna pur produrli: a quante guerre dobbiamo andare incontro per creare tutta questa enorme manodopera a basso costo? Perché di manodopera si tratta, visto che è stata usata la parola “servono”. Ma naturalmente non è così, è semplicemente la solita sostituzione (ultimamente obbligatoria su tutti i media) della parola “immigrati” con “rifugiati”, in spregio a qualunque logica e persino alla lingua italiana.

Qualcuno potrebbe stupirsi dell’uso di decine di righe per esaminare un titolo di sole quattro righe. Ma qui non si tratta di un semplice titolo di giornale: questo è un manifesto politico, la summa degli eventi delle ultime settimane, l’uscita allo scoperto delle intenzioni dei governi riguardo all’immigrazione e al futuro economico del continente, e soprattutto il risultato dell’immensa manipolazione mediatica a cui siamo stati sottoposti. D’altronde, è un progetto dell’ONU che risale a qualche anno fa: l’Europa dovrà accogliere centinaia di milioni di persone come “immigrazione di rimpiazzo” (definizione ONU) per fronteggiare il calo delle nascite.
Per i governi, evidentemente, sovrappopolazione e disoccupazione non sono più un problema: e dove ce n’è per 350 milioni, ne dovrà bastare per 600. La stampa, come sempre, ottempera»...

* Fonte: Beppe Grillo

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