[ 13 marzo ]
ULTIM'ORA
Mentre pubblichiamo apprendiamo che Maurizio Landini ha lanciato ufficialmente il suo partito sotto le vesti della "coalizione sociale". Primo incontro sabato prossimo nella sede nazionale della FIOM.
Alle elezioni europee dell'anno scorso la lista "L'Altra Europa per Tsipras", con i suoi 1.108.457 voti (4,03%), superò per il rotto della cuffia lo sbarramento elettorale ed elesse tre eurodeputati. Ci fu, tra le file della "sinistra radicale", chi pensò che quello scampato pericolo, avrebbe posto fine alla diaspora e al declino, che sull'onda di quel pur modesto successo le litigiose aree avrebbero fatto pace ed avrebbero imboccato il sentiero della rinascita.
ULTIM'ORA
Mentre pubblichiamo apprendiamo che Maurizio Landini ha lanciato ufficialmente il suo partito sotto le vesti della "coalizione sociale". Primo incontro sabato prossimo nella sede nazionale della FIOM.
Alle elezioni europee dell'anno scorso la lista "L'Altra Europa per Tsipras", con i suoi 1.108.457 voti (4,03%), superò per il rotto della cuffia lo sbarramento elettorale ed elesse tre eurodeputati. Ci fu, tra le file della "sinistra radicale", chi pensò che quello scampato pericolo, avrebbe posto fine alla diaspora e al declino, che sull'onda di quel pur modesto successo le litigiose aree avrebbero fatto pace ed avrebbero imboccato il sentiero della rinascita.
Fummo facili profeti a dire che essi si illudevano.
A quasi un anno di distanza è evidente, malgrado non manchino i tentativi di rianimazione che quel progetto è morto e defunto.
Il decesso è stato di fatto sancito dall'assemblea nazionale svoltasi a Bologna il 17 ed il 18 gennao scorsi, che ha confermato ed anzi approfondito le divisioni interne alla "sinistra radicale". QUI il reticente comunicato finale.
Per i non addetti ai lavori è difficile comprendere le ragioni della spaccatura. Provate ad esempio a leggere l'intervento di Guido Viale del 21 gennaio. Il pomo della discordia sembra tutto vertere sulla forma da dare all'eventuale soggetto politico unitario.
Sentiamo Viale:
«Complessivamente il testo del manifesto non mi piace: lo trovo poco incisivo, tale da non “scaldare i cuori” (cosa necessaria se si conta di ottenere decine di migliaia di adesioni), troppo pieno di espressioni in “politichese” nonostante la ripulitura a cui è stato sottoposto. In particolare non mi piaceva l’espressione “soggetto unico della sinistra e dei democratici” (poi corretto in “casa comune della sinistra e dei democratici”; ma il termine “soggetto unico” ricompare poche righe dopo) che già ricorreva nel documento originario di Revelli su cui abbiamo dibattuto per due mesi.
Non mi piaceva sia per le implicazioni politiche di quell’aggettivo – ”unico”, a cui era stato chiesto, senza risultati, di sostituire “unitario” – sia per i termini “sinistra e dei democratici”, che trovo entrambi troppo generici per indicare alcunché di significativo (anche Renzi si proclama di sinistra e nessuno, o quasi, si dichiara antidemocratico)».
Guido Viale
Viale da voce ai tanti che chiedono ai "piccoli partiti" come Sel, Prc ed altri di farsi da parte, di sciogliersi per mischiarsi in una palingenesi movimentista. Sel, Prc ed altri gruppi invece respingono lo squagliamento cercando di far valere ciò che resta del loro insediamentosociale e della loro presenza istituzionale.
Lo scontro tra le diverse "anime" si manifesta dunque come un bizantino accapigliarsi sulla forma da dare all'eventuale nuovo soggetto politico: unico ma plurale? una casa comune della sinistra? una coalizione sociale come ora ripete Landini? una federazione tipo SYRIZA? Oppure, come recentemente alcuni propongono una cosa liquida stile PODEMOS?
Vi chiederete: e sul piano del programma politico? Ci sono serie divergenze sui grandi temi politici? A ben vedere no. Tutti d'accordo sulle questioni di fondo, tra le altre non vengono minimamente messi in discussione né il dogma dell'europeismo (quindi teniamoci l'euro), né il tabù della sovranità nazionale e monetaria. Ciò da la misura di quanto distanti siano tutte queste anime della "sinistra radicale" dal "comune sentire", di quanto profonda sia la loro distanza dalla concreta realtà.
La stessa vittoria di SYRIZA in Grecia non sembra essere d'aiuto agli tsiprioti italiani. Al contrario li mette in grave sofferenza, visto che la linea dura euro-tedesca mostra quanto sia illusoria l'idea di poter "cambiare l'Europa".
La stessa vittoria di SYRIZA in Grecia non sembra essere d'aiuto agli tsiprioti italiani. Al contrario li mette in grave sofferenza, visto che la linea dura euro-tedesca mostra quanto sia illusoria l'idea di poter "cambiare l'Europa".
La tensione sulla "forma" nasconde in realtà il vero e proprio vuoto sul piano della complessiva proposta politica. Come sottolineavamo QUI e QUI l'europeismo ideologico di queste sinistre le incatena ad una posizione subordinata al Partito democratico e spiega il loro impantanamento.
Nelle diverse regioni, ai livelli locali, il dissidio la paralisi della "Lista Tsipras" è pressoché totale. Le elezioni regionali che bussano alle porte approfondiranno le diverse linee di fratturazione. La confusione e l'opportunismo regnano sovrani. Sel ha già deciso che correrà col Pd renziano in diverse regioni. Il Prc, da parte sua, sancita la scissione con la componente grassiana (anch'essa è per l'alleanza col Pd) proporrà liste alternative unitarie al Pd (ma non dappertutto).
Vedremo come andrà a finire. Di certo tanti elettori di sinistra faranno come in Emilia-Romagna, si terranno alla larga dalle urne.




