Visualizzazione post con etichetta italicum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italicum. Mostra tutti i post

venerdì 10 febbraio 2017

CONSULTA: UNO SCHIFO DI MOTIVAZIONE di Leonardo Mazzei

[ 10 febbraio]

«Quanto è costituzionale la Corte Costituzionale?». 

Questo l'incipit del mio commento alla sentenza della Consulta del 25 gennaio scorso sull'Italicum. «Uno schifo di sentenza» scrivemmo due settimane fa. Altri preferirono invece un giudizio sostanzialmente positivo sulle decisione della Corte, ma su costoro è stato già scritto l'essenziale.
Ora sono arrivate le motivazioni (qui il testo completo) di quell'obbrobrio di sentenza. Inutile bearsi dei nobili motivi che hanno condotto all'eliminazione del ballottaggio. In quella decisione non c'è nulla di giuridico, c'è solo la presa d'atto - diremmo "tecnica" - dell'impossibilità di applicare il doppio turno ad un sistema bicamerale. Dunque il ballottaggio renziano l'hanno fatto fuori gli elettori il 4 dicembre non certo i giudici costituzionali, la cui maggioranza l'avrebbe quasi certamente vistato nel caso di una vittoria del "sì".


Ora costoro si fanno belli sul punto, notando che il ballottaggio avrebbe costituito una lesione del principio della rappresentatività. Ma a questa concessione gratuita ai nobili principi, segue l'ignobile motivazione del mantenimento del premio di maggioranza. Secondo la Consulta il premio è legittimo perché il 40% dei voti sarebbe «una soglia di sbarramento non irragionevolmente elevata che non determina, di per sé una sproporzionata distorsione della rappresentatività dell’organo elettivo».

Avete capito? Trasformare il 40% dei voti nel 55% dei seggi (regalandone così una novantina alla lista vincente)  sarebbe una sproporzione accettabile. E in base a quale principio? Ovvio, a quello della "governabilità", che però - piccolo particolare - nella Costituzione proprio non c'è.

Il bello è che nelle motivazioni depositate ieri ci si spinge anche oltre, ripetendo il mantra sistemico dell'«omogeneità» delle leggi di Camera e Senato, a giusta conferma del carattere tutto politico delle decisioni prese. La Corte scrive infatti che la Costituzione «non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all'esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee».

Quanta disonestà intellettuale in questo componimento! I giudici costituzionali sanno infatti benissimo due cose: la prima, assolutamente banale, è che i sistemi elettorali delle due camere non possono essere in nessun caso perfettamente identici, vista l'elezione su base regionale del Senato prevista dall'art. 57 della Costituzione; la seconda è che se la Consulta voleva dare un contributo alla mitica "omogeneità" aveva una decisione molto semplice da prendere, quella di sbarazzarsi del premio di maggioranza e di lasciare così un sistema largamente proporzionale in entrambe le camere. Esattamente com'era nella Prima Repubblica, che qualcosa di più a che fare con la Carta del 1948 di certo aveva.

Si è fatto invece l'esatto contrario, e con questo è detto tutto. Del resto ad uno schifo di sentenza non potevano che corrispondere motivazioni altrettanto disgustose. Motivazioni nelle quali ci si arrampica sugli specchi anche per giustificare il mantenimento dei capilista bloccati. Questi sarebbero legittimi, al contrario delle liste bloccate del Porcellum, perché mentre con la legge calderoliana tutti gli eletti sarebbero stati dei nominati, con quella renziana gli elettori potranno sceglierne forse 200 su 630! Ovviamente gli altri 430 resteranno invece dei nominati: ammazzate che cambiamento! Che dobbiamo dire: viva la sovranità popolare sancita nella Costituzione; abbasso, mille volte abbasso, i giudici che la dovrebbero tutelare!

Ma torniamo alla questione dell'«omogeneità» per spiegarci un po' meglio. Nella Prima Repubblica i sistemi di Camera e Senato erano sì diversi, ma essendo entrambi proporzionali quasi non ci si accorgeva della differenza. E le maggioranze che uscivano dal voto erano sempre omogenee. Dunque, se il problema fosse stato davvero quello dell'«omogeneità», sarebbe bastato cancellare il premio uniformando così il sistema della Camera a quello in vigore al Senato dopo la sentenza 1/2014. Viceversa, come si è visto con il Porcellum, con i premi di maggioranza questa «omogeneità» non può essere in alcun modo assicurata. La contraddizione dell'operato della Corte è dunque evidente.

A questo punto dovrebbe esser chiaro a tutti che quello dell'omogeneità è solo un pretesto, un modo per lasciar libero un parlamento illegittimo di confezionare ulteriori imbrogli che garantiscano il sistema oligarchico. Che poi ci riescano è tutto da vedere, dato che l'imbroglio lo vogliono quasi tutti, ma ognuno ha il suo preferito...

giovedì 26 gennaio 2017

IL LEGALICUM: UNO SCHIFO DI SENTENZA di Leonardo Mazzei

[ 26 gennaio ]

Una vergogna che resterà nella storia di una Corte che di costituzionale sembra avere ormai ben poco, scritta per i poteri oligarchici e per favorire gli inciuci della casta

Quanto è costituzionale la Corte Costituzionale?

Ecco una bella domanda alla quale dovrebbero applicarsi tutti. La sentenza di ieri ci offre materiale sufficiente per la risposta. E siccome detestiamo il politicamente corretto che recita che "le sentenze non si commentano", lo diciamo subito con chiarezza: il verdetto di ieri sull'Italicum fa semplicemente schifo! E le sentenze si commentano eccome!

Fa schifo perché mantiene un premio di maggioranza simile a quello del Porcellum, bocciato dalla stessa Consulta 3 anni fa. 
Fa schifo perché conserva l'aberrazione dei capilista bloccati, dopo che in quella sentenza ci si era espressi per il ripristino delle preferenze. 
Fa schifo perché preserva pure le candidature multiple, per far felici Renzi e Berlusconi.
Fa schifo, ancor di più, per aver agito con motivazioni squisitamente politiche, nel senso di partitiche, e più precisamente di "sistemiche". Motivazioni che nulla hanno da spartire con il diritto, del quale la Corte dovrebbe essere in teoria il custode.

Entriamo brevemente nel dettaglio.

Il premio di maggioranza al 40% non è qualitativamente diverso dal meccanismo premiale del Porcellum. Come ho già scritto la scorsa settimana, la scusa per essersi rimangiati la famosa sentenza 1/2014 sarà certamente l'esistenza di una soglia (il 40%), che nel Porcellum non c'era. Ma il premio di un 14% in più di seggi (pari a 88 deputati) come si concilia con i principi di rappresentanza ed uguaglianza del voto richiamati dalla Consulta 3 anni fa? Lasciamo perdere... 
Anzi non lasciamo perdere affatto, perché legittimare costituzionalmente un premio del genere è un vero e proprio stupro costituzionale. Magari nelle prossime elezioni nessuno raggiungerà il 40%, ma premio e sentenza di legittimità resteranno.


Sui capilista bloccati c'è poco da dire. Si tratta di un'autentica presa in giro. Da un lato, alla Camera, si avrà il teorico diritto al voto di preferenza, nella pratica più di 400 deputati su 630 (questo ci dicono le simulazioni) saranno eletti senza bisogno di preferenze, in quanto nominati direttamente dalle segreterie di partito. Almeno avessero il coraggio di abolirle di nuovo, le preferenze! Invece no, si manterrà in piedi questa scandalosa finzione. Anche qui nessuna coerenza con il pronunciamento di tre anni fa. Più forte è stato il desiderio di favorire un futuro governo di "larghe intese". Di nuovo, alla faccia del diritto!

Sulle candidature multiple siamo addirittura alla farsa. Ci vuol molto a capire che il "combinato disposto" di questo meccanismo con la regola dei capolista bloccati è il massimo di esproprio del diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti? Evidentemente no. Ma anziché fare la cosa più lineare —l'eliminazione della norma in quanto incostituzionale— si è arrivati alla decisione del sorteggio per la scelta del collegio di elezione. Su questo ogni ulteriore commento sarebbe davvero superfluo.

A questo punto dovrebbe essere chiaro anche ai bambini —vedremo se, e fino a che punto, lo sarà anche a certi costituzionalisti di nostra conoscenza— il totale disprezzo della Consulta per i principi costituzionali che pure dovrebbe tutelare.

E' evidente che siamo di fronte ad una sentenza politica, nel peggior senso del termine. Il che non ci sorprende, come abbiamo già avuto modo di scrivere a proposito di quella sull'articolo 18, ma ugualmente ci indigna.

E' una sentenza dettata dalle esigenze sistemiche delle oligarchie. Vediamo il perché.

In primo luogo perché, con il premio di maggioranza alla Camera, si tenta di rilanciare il bipolarismo. Di questi tempi la cosa appare un po' folle, dato che il bipolarismo è morto in Spagna ed in Francia e gode pessima salute pure in Germania e Gran Bretagna. Di altri paesi, dove pure albergava fino a qualche anno fa, come la Grecia, non merita neppure parlare. Riusciranno a risuscitarlo in Italia? Poco probabile, ma ci provano. Evidentemente è questo il loro piano A.

Si dirà che le cose non tornano, perché al Senato il premio non c'è. Vero, ed abbiamo spiegato tante volte come lì questo potrebbe essere riproposto solo come premio regione per regione. Ma siccome un simile meccanismo potrebbe portare i vari premi regionali ad annullarsi tra loro, ecco che si preferisce agire sulle soglie. Visto che al Senato sono altissime (8% per le singole liste e 3% per i coalizzati solo se la coalizione raggiunge il 20%), e peraltro sempre su base regionale ed in assenza di un recupero dei resti a livello nazionale, è questa la via per ottenere un forte effetto maggioritario. Anche in questo caso non è detto che il trucco funzioni, ma non per questo rinunciano a provarci.


In secondo luogo, proprio perché il piano A non ha grandi possibilità di successo, è già pronto il piano B, quello che punta alle "larghe intese". In questo caso parliamo di A e B non in ordine di probabilità, bensì in ordine di preferenza da parte dei principali centri di potere del sistema. La soluzione A rimane quella preferita dalle oligarchie, ma lorsignori sono pur sempre realisti e sanno che l'ipotesi di dover ricorrere al piano B è quella più probabile. Che si inventa allora la Corte Costituzionale? Si inventa l'obbrobrio, di cui abbiamo già parlato, del mantenimento dei capolista bloccati e (nella sostanza) delle stesse pluricandidature. Che sia stato questo il prezzo da pagare per aver la certezza del sostegno di Berlusconi alle larghe intese con il Pd renziano, più i vari cespuglietti centristi o sinistrati raccolti da quest'ultimo? A pensar male si fa peccato ma ci si prende, diceva un intenditore...

Ora, tutti sappiamo che il parlamento potrebbe pur sempre procedere alla scrittura di una nuova legge elettorale. Questo è il sogno di tanti peones interessati più che altro al vitalizio. Una pancia profonda delle Camere che, assieme a Mattarella ed a settori significativi dell'establishment vorrebbero intanto tirare a campare fino al 2018. Un po' perché confidano nella loro buona sorte, un po' perché non sanno bene a quale santo votarsi. Ma un po' anche per provare a disarcionare definitivamente Renzi, per presentare un volto in qualche modo più potabile.

Sarà forse proprio per l'assenza di questo volto
—peraltro la crisi sistemica se li divora uno dietro l'altro— che questa ipotesi del rinvio (alla quale chi scrive non ha mai creduto) sta perdendo quota. Da notare il fatto che la Consulta abbia voluto sottolineare esplicitamente l'applicatività della legge residuata dalla sentenza di ieri. Sottolineatura davvero superflua, dato che non avrebbe potuto essere diversamente. Dunque un segnale, che si fa peraltro beffe dei tanti discorsi sull'omogeneità delle leggi di Camera e Senato.

Abbiamo scritto più volte che questa omogeneità non è mai esistita. Né può esistere in generale, vista la norma costituzionale sul carattere regionale dell'elezione del Senato. Tuttavia, questo dell'omogeneità è stato il refrain delle scorse settimane. E senza dubbio i giudici della Consulta avrebbero potuto in effetti andare in quella direzione eliminando sia il premio di maggioranza che i capolista bloccati. Hanno invece fatto l'esatto contrario: un motivo ci sarà...

Adesso, con la stessa sicumera tipica degli ignoranti e dei servi, la stampa scrive che le leggi sarebbero nella sostanza omogenee.

Omogenee? Alla Camera c'è il premio di maggioranza, al Senato no. Ma qui ci sono le coalizioni, alla Camera no. Al Senato ci sono le liste bloccate, alla Camera "solo" i capilista lo sono. Non solo. Come abbiamo già visto enorme è la differenza per le soglie di accesso. Come omogeneità niente male! 

Il fatto è che, a dispetto di tanti commentatori tanto ben informati quanto poco avveduti, sta prevalendo il partito del "fare presto". E di questo bisogna domandarsi il perché.

Per farlo bisogna capire due cose: la prima è che Renzi non è ancora in esilio a Pontassieve, ed egli ha ben presente che le sue carte o le gioca ora o mai più; la seconda è che il blocco sistemico sa che il rinvio potrebbe solo giocargli contro.

La prima cosa è chiara, Renzi ha un solo modulo di gioco e non può stare un anno in panchina. La seconda va spiegata meglio.

Il fatto è che lorsignori hanno a mente almeno tre fattori che spingono ad accelerare il voto. Un fattore politico, un fattore economico, un fattore economico-politico.

Il primo fattore è rappresentato dalla crisi dell'intero sistema politico, ma in modo particolare da quella parte schierata apertamente con le oligarchie. La rivolta contro le élite è in corso e nulla —almeno per il momento— sembra in grado di arrestarla. Neppure le rocambolesche idiozie di una Raggi, tanto per intendersi. Che vantaggio avrebbe il blocco dominante da un rinvio? Per quel che si può dire oggi, nessun guadagno e tutto da perdere. E questo è un calcolo che sanno fare.

Ma c'è di più, ed è che (secondo fattore) la crisi bancaria potrebbe precipitare con tutte le conseguenze del caso. Ma se questa è solo una possibilità, c'è invece la certezza (terzo fattore) che per la Legge di bilancio 2018 l'Unione Europea chiederà un bagno di sangue.

Vi immaginate le elezioni politiche nel febbraio 2018 con un simile scenario? Se le immaginano anche loro, ed agiscono di conseguenza.

Questi sono i calcoli che stanno dietro non solo alla sentenza della Consulta, ma anche al modo assai strano (si pensi ai discorsi sulla finta omogeneità) con il quale è stata presentata.

Con questo non dico che i giochi per le elezioni a giugno siano già fatti con matematica certezza. Ma la strada è stata tracciata con evidente determinazione. Ora ci sarà una fase tattica che servirà anche a precisare i vari posizionamenti. Già oggi Renzi dice "o questa legge o il Mattarellum", ben sapendo che quest'ultimo ha (e fortunatamente) possibilità di riesumazione vicine allo zero. Intanto si lavora al "listone" renziano (Pd più centristi e il maggiordomo Pisapia). Difficile dire quanto gli aggiungano e quanto gli tolgano simili alleati, ma resta anche qui l'evidente imbroglio da un sistema che non ammette coalizioni, ma che può essere ovviamente aggirato con "listoni" di vario tipo.

Al di là di tutto questo rimane in ogni caso lo schifo della sentenza di ieri. 
Una vergogna che resterà nella storia di una Corte che di costituzionale sembra avere ormai ben poco.

-->

sabato 21 gennaio 2017

I PROSSIMI IMBROGLI (ancora a proposito della legge elettorale) di Leonardo Mazzei

[ 21 gennaio ]

Alcune ipotesi prima della sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum
Il 24 gennaio è alle porte. Quel giorno si terrà l’attesa udienza della Consulta per esaminare 14 profili di incostituzionalità dell’Italicum. Non è detto però che la sentenza arrivi subito. La Corte potrebbe infatti prendere un altro po’ di tempo prima della decisione. Siamo comunque ormai prossimi ad uno snodo che potrebbe risultare decisivo per arrivare alla nuova legge elettorale.

In ballo i quattro pilastri della legge renziana: il premio di maggioranza, il ballottaggio, i capilista bloccati e la pluralità delle candidature. Lasciamo qui perdere questi ultimi due aspetti, che pure stanno tanto a cuore sia a Renzi che a Berlusconi per avere praticamente in pugno la nomina dei rispettivi parlamentari. 
Concentriamo invece sul cuore della questione, che è poi il grado di maggioritario  —o,se preferite, di disproporzionalità— che la Consulta vorrà ammettere.

Questione assolutamente decisiva, perché sono questi i meccanismi che disegneranno il sistema politico prossimo venturo. Che poi si arrivi ad un sistema “stabile”, come vorrebbero le oligarchie, è cosa in ogni caso assai dubbia, perché questo obiettivo è reso comunque più arduo dalla crisi, dall’attuale fragilità delle forze politiche, dalla difficoltà ad immaginare un quadro di solide alleanze.

Resta tuttavia il disegno di lorsignori, basato sul desiderio di scenari stabili, atti a non disturbare i loro insindacabili affari. Torniamo dunque alla legge elettorale. Qui le decisioni cruciali della Consulta saranno due: ammissibilità o bocciatura del ballottaggio, ammissibilità o bocciatura del premio di maggioranza.

Le possibilità teoriche sono dunque quattro: 
1. la bocciatura di entrambi questi due meccanismi maggioritari, 2. la loro approvazione (magari con una sentenza che respinga in blocco i ricorsi presentati, in quanto la legge non è stata ancora applicata), 3. la bocciatura del ballottaggio ma non del premio di maggioranza, 4. la cancellazione del premio ma non del ballottaggio.
Tralasciamo qui le eventuali motivazioni di ognuna di queste possibili decisioni e concentriamoci invece sulle conseguenze di queste quattro ipotesi:

Ipotesi 1
La Corte cancella premio e ballottaggio

In questo caso –—per noi certamente il migliore— resterebbe una legge proporzionale con sbarramento al 3%. Si tratterebbe di un potente stop ai nuovi tentativi di arrivare a qualche altra forma di maggioritario, onde favorire il blocco sistemico. Con questo non dico che sarebbe chiusa la porta a qualche nuovo trucco (lo vedremo più avanti), ma certo l’impresa diventerebbe assai più difficile. Con una sentenza di questo tipo resterebbe semmai da “omogeneizzare” le soglie di sbarramento di Camera e Senato, visto che per quest’ultimo sono ancora in vigore due soglie differenziate per gli apparentati (3%) e per i non apparentati (8%).

Ipotesi 2 
L’Italicum rimane così com’è 

E’ difficile credere a questa possibilità dopo il terremoto politico del 60% di NO. Tuttavia alcuni giuristi (causa la motivazione cui abbiamo già accennato) non escludono affatto questa eventualità. A quel punto la palla passerebbe al parlamento, e sarebbe un assist formidabile a chi vuol portare a termine la legislatura a tutti i costi. Dato che avremmo una marchiana disomogeneità tra Camera e Senato —attuale chiodo fisso del Quirinale— forti sarebbero le spinte per arrivare ad una nuova legge. Quale non sappiamo, ma qualche ipotesi la faremo più avanti.

Ipotesi 3
Resta il “premio” ma non il ballottaggio

Anche in questo caso avremmo la questione della disomogeneità tra Camera e Senato. Ma qui, come del resto nel caso precedente, si aprirebbe pure la questione di come eventualmente applicare il premio al Senato, visto che l’articolo 57 della Costituzione ne prevede l’elezione su base regionale. E’ un quadro che potrebbe portare di fatto ad una riedizione del Porcellum, con premi di maggioranza regione per regione. Operazione che potrebbe completarsi con il ripristino del sistema delle coalizioni. A cosa servirebbe, infatti, un meccanismo che prevede il premio al 40%, se nessuna lista è ragionevolmente in grado di arrivarci? Conclusione: lo sviluppo più logico dell’ipotesi 3 è quello di un neo-Porcellum. E pensare che tutto è iniziato proprio con la bocciatura della legge calderoliana da parte della Corte Costituzionale nel dicembre 2013. Vorrà la Corte smentire se stessa fino a questo punto? Chissà, nel frattempo la sua composizione è cambiata… e la scusa potrebbe essere che questa volta (a differenza del Porcellum) una soglia minima per conquistare il premio è prevista.

Ipotesi 4
Via il premio e (a sorpresa) mantenimento del ballottaggio

Questa ipotesi si baserebbe da un lato sulla conferma del giudizio di incostituzionalità sul premio della Legge Calderoli, che dunque verrebbe cancellato; dall’altro sul concetto (tanto caro allo “zio dell’Italicum” Roberto D’Alimonte) del ballottaggio come elezione a se stante. Un modo per cercare di nascondere l’effetto disproporzionale del ballottaggio. Un trucco al quale però non pare abbiano creduto gli elettori del referendum costituzionale. Ma poi, come omogeneizzare in questo caso —ecco che il tema torna fuori di continuo— i sistemi delle due camere? Un doppio ballottaggio non esiste in alcuna parte del mondo, e questo dovrebbe essere sufficiente a chiudere ogni discorso. Ma addirittura un ballottaggio diversificato —su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato— sarebbe cosa da far ridere i polli. Eppure, nel cosiddetto “dibattito politico”, ancora si parla del ballottaggio come di un’opzione possibile.

Fin qui le ipotesi sul pronunciamento della Corte Costituzionale. Sul dopo restano in ogni caso parecchie incertezze. La sentenza dovrà —dovrà, non potrà— essere comunque auto-applicativa. Dunque i discorsi sulla necessità di un passaggio parlamentare non si reggono in piedi. Certo, un intervento per omogeneizzare le soglie di sbarramento al 3%, qualora ve ne fosse la volontà politica, potrebbe risolversi in un paio di giorni. Idem per la questione delle preferenze.


Di sicuro la Corte si troverà di fronte ad un dilemma squisitamente politico: emettere una sentenza che consegni un sistema sostanzialmente omogeneo (ipotesi 1) od uno invece assai disomogeneo (ipotesi 2-3-4)?

Il dilemma è tutto politico, perché nel primo caso la legge elettorale ne uscirebbe scritta nella sostanza, ed il ruolo del parlamento diverrebbe assai marginale; nel secondo, invece, la legge sarebbe sì applicabile, ma gli spazi per l’intervento parlamentare sarebbero assai ampi.

Non si pensi, però, che questo dilemma riguardi più di tanto il rispetto dei diversi ruoli del Parlamento e della Corte Costituzionale. Dietro vi è invece un interrogativo assai più pesante: è in grado questo parlamento di arrivare ad una nuova legge elettorale sufficientemente condivisa, che non sia cioè (come è stato per l’Italicum) semplicemente il frutto dell’arroganza di una maggioranza risicata, che nel Paese maggioranza non è?

Siccome chi scrive non pensa proprio che la sentenza avrà prevalentemente una natura giuridica, bensì politica (come del resto avvenuto nella recente decisione sul jobs act), la questione avrà di sicuro un peso non indifferente.

E qui veniamo alle difficoltà in cui si dibattono i palazzi del potere politico nel tentativo di assicurare a tutti i costi una maggioranza alle forze sistemiche. Operazione che significa —vista la manifesta improponibilità dello schema renziano di un partito solo al comando— il tornare a ragionare su un’alleanza tra tutte queste forze, mettendo dunque in piedi una coalizione Pd-Forza-Italia-centristi.

Difficilmente una coalizione di questo tipo potrebbe costituirsi formalmente prima del voto. Troppe le controindicazioni, dato che sia il Pd che Forza Italia finirebbero per perdere una quota del loro elettorato tradizionale. Ma se così stanno le cose risultano inutilizzabili sia il Mattarellum, sia un qualsivoglia neo-Porcellum come quello di cui abbiamo parlato a proposito della “ipotesi 3”. Che fare dunque? L'ex Cavaliere lo dice apertamente: se l’obiettivo è quello della “larga” (“grande” non direi proprio) coalizione, non resta che il sistema proporzionale… Ovviamente con qualche correzione.
Lorsignori hanno infatti un altro problema. Siccome sono da tempo finiti i fasti del bipolarismo, siccome il Berluska ha sì e no la metà dei voti di un tempo, siccome anche i consensi del Pd si vanno assottigliando, mentre quelli delle frattaglie centriste all’uopo riunite arrivano forse al 3%, si fa presto a dire “larga coalizione”, salvo poi accorgersi che tanto larga nell’elettorato non è!

Ecco allora i “correttivi” immaginati dai probabili contraenti (Renzi, Berlusconi ed Alfano) del prossimo accordo. Di Berlusconi si sa. Se proporzionale dev’essere si adotti il sistema tedesco, che per questi furfanti ha il discreto vantaggio di prevedere uno sbarramento al 5%. Questa soglia è un problema per gli appetiti del dentuto Alfano? Si potrà forse rimediare con un nuovo contenitore della cosiddetta destra “moderata”, cioè quella pronta a far blocco con il Pd contro il “populismo”. Un contenitore che raccoglierebbe il grosso di Forza Italia, una parte di dissidenti della Lega ed appunto i preoccupati centristi.

Ma anche questo escamotage non darebbe la sicurezza della maggioranza. Ecco allora un’altra carta da giocare: il modello greco. Questo modello —che tanto piace ai cosiddetti “giovani turchi” del Pd— entrerà di sicuro in gioco qualunque sia la decisione della Consulta. E’ questo un sistema che prevede un premio di “governabilità”, che non è necessariamente un premio di maggioranza. Questo significa che chi se lo aggiudica, arrivando primo, ottiene un tot di seggi in più, che può farlo arrivare al 50%+1 dei seggi come no.

Proprio per questa sua caratteristica, questo sistema è stato pensato dai suoi proponenti come l’ennesima furbata in grado di aggirare anche un’eventuale bocciatura del premio di maggioranza da parte della Consulta. Tuttavia, nell’idea di questi galantuomini dall’imbroglio pronto, il premio dovrebbe avere comunque una consistenza tale (almeno il 10% dei seggi) da assicurare la maggioranza per governare all’allegra combriccola che si va organizzando.

Oltre alla solita questione del Senato, c’è però un problema: come essere sicuri che quel premio non venga conquistato invece da M5S?
E’ chiaro che, per quanti imbrogli possano fare, una certezza assoluta non potranno mai averla. La soluzione, per loro, potrebbe essere quella di consentire l’attribuzione del premio ad una coalizione anziché ad una singola lista, ma abbiamo già visto quali sono gli inconvenienti di un matrimonio tra Arcore e Pontassieve prima del voto.

Dunque, niente è facile per i lestofanti che conducono le danze. E quanto più grande sarà il prossimo imbroglio, tanto più forte sarà lo sdegno che provocherà. Son finiti i tempi in cui le leggi elettorali si potevano aggiustare senza pagarne il conto in termini di consenso. L'operazione non sarà facile anche perché il voto del 4 dicembre è ancora caldo e tutti hanno capito come le oligarchie vogliano invece andare avanti come nulla fosse successo.

Non gli sarà facile, ma possiamo essere certi che ci proveranno. E volendo avanzare una previsione, teniamo soprattutto sott'occhio la variante greca. Forse è proprio lì che andranno a parare per mettere a segno il prossimo imbroglio.

Su questo tema —denunciare per tempo, per stopparlo, il nuovo tentativo di raggiro della volontà popolare— ci sarebbe stato bisogno di una vera mobilitazione prima della sentenza della Consulta. Invece, mentre il Comitato nazionale per il NO ha deciso di nicchiare, della grande manifestazione annunciata dai Cinque Stelle (andati in palla per le vicende romane ed europee) non sì è saputo più nulla.

Domani e dopodomani si terranno a Roma due importanti incontri: dei comitati per il NO sabato, per l'attuazione della Costituzione domenica. Speriamo che non sia troppo tardi per organizzare una risposta all'altezza della posta in palio.

lunedì 19 dicembre 2016

FACCE COME IL CULO di Emmezeta

[ 19 dicembre ]

Mattarellum bis, come previsto. E' questo il nuovo imbroglio all'orizzonte. Fermiamoli con la mobilitazione di massa: subito alle urne con la legge che uscirà dalla Consulta!
Tutto come da copione. Lorsignori non hanno intenzione di arrendersi. Ma siccome i consensi sono quelli che sono, rilanciano col trucco: ecco allora la riesumazione del Mattarellum in funzione anti-M5S.
L'avevamo previsto in questo articolo del 12 dicembre, nel quale fra l'altro si leggeva:
«Ma come vorranno confezionare l'ennesimo imbroglio? Al punto in cui siamo arrivati non c'è molta scelta: il ballottaggio no perché è rimasto il bicameralismo e comunque potrebbe avvantaggiare M5S; il premio di maggioranza forse nemmeno, perché ci sarà magari la bocciatura della Consulta e comunque non offrirebbe certezze al pari del ballottaggio. Che resta dunque? Ma che diamine! Resta la riesumazione della legge che porta il nome di colui che sta al Quirinale, cioè il Mattarellum del 1993. Da rivedere e correggere, beninteso, ma da quel che si vocifera lo schema sarà quello. Naturalmente chi scrive ha soltanto le informazioni di pubblico dominio, ma vedrete che cercheranno di andare a parare proprio lì».

Quel che si vociferava è adesso notizia ufficiale. Nell'assemblea nazionale del Pd, tenutasi oggi a Roma, Renzi ha lanciato la sua proposta: Mattarellum, appunto, è questa la nuova frontiera del sistematico imbroglio ai danni della democrazia.

Intervenendo in questa sede, con il tipico ceffo provocatorio di chi sa di stare con chi comanda, il renziano Giachetti ha detto che Roberto Speranza «ha la faccia come il culo». Ora la domanda è: perché questa sarebbe la faccia del solo Roberto Speranza e non di tutta (TUTTA, compresa la minoranza, beninteso) l'assemblea nazionale piddina a partire da Renzi e dallo stesso Giachetti?

Il fatto che il referendum abbia detto un clamoroso NO alle loro pretese, non ha ridotto l'arroganza di costoro. La Corte Costituzionale ha cassato il Porcellum perché contraddice il principio democratico della rappresentanza? «Ecchisenefrega!». Questo è stato il loro motto, che li ha portati a congegnare l'Italicum. E adesso che anche questa legge dovrà essere abbandonata, dopo la bocciatura delle urne? «Ecchisenefrega» un'altra volta. Altro che facce come il culo!
Renzi all'assemblea di ieri del Pd

Il NO della Consulta, come quello degli elettori, è stato un no alla pretesa maggioritaria di garantirsi un'ampia maggioranza disponendo solo dei voti di una minoranza. Ma a loro il principio democratico "una testa, un voto" proprio non va giù. Ed eccoli ad insistere, ancora, con la "nuova" idea maggioritaria. Che è poi il ritorno a quell'orribile legge da cui prese le mosse la Seconda Repubblica: il Mattarellum, appunto.

Sul perché vadano a parare proprio lì è sufficiente quanto scritto nell'articolo già citato. Ma stamane Dario Franceschini, che rappresenta al meglio l'anima democristiana (di più, dorotea) del Pd, ha confermato quanto da noi scritto. Ecco quel che ha detto:
«Credo che la proposta del Mattarellum deve essere condivisa dal partito, che dovremo provarci. Non sarà facile convincere gli interlocutori ma se non li convincessimo non dobbiamo rassegnarci al proporzionale puro che potrebbe uscire dalle sentenze della Corte costituzionale... Attraverso lo strumento della legge elettorale dobbiamo evitare che la destra italiana si ricompatti sotto le bandiere del populismo di Salvini o Meloni, ma che resti in quello spazio del post Berlusconi, uno spazio per una destra moderata, europea, che un giorno se i numeri lo costringeranno potrebbe vedere il proprio destino incrociato con il nostro». 
Il disegno è chiaro: primo, avanti tutta con il Mattarelum che è il miglior modo per fregare i Cinque Stelle; secondo, se fallissimo bisognerà escogitare qualcos'altro pur di evitare la democrazia, cioè la proporzionale; terzo, questa legge dovrà servirci non solo contro Grillo, ma anche per dividere la destra, perché la prospettiva per la prossima legislatura ha da essere quella di un'alleanza tra il Pd e le forze berlusconiane.

E bravo Franceschini! E' così che si fanno le leggi elettorali, altro che democrazia e Costituzione! 

Ecco, dopo una simile confessione di arroganza - gli elettori hanno  deciso diversamente, ma noi ce ne freghiamo bellamente! - quale risposta dare, se non quella di una mobilitazione popolare che si accompagni ad un gesto clamoroso delle opposizioni? Aventino abbiamo detto e Aventino confermiamo. Perché solo un gesto di così vigorosa delegittimazione avrebbe la forza di chiamare a raccolta tutto il popolo del NO, di assediare i palazzi del potere, di far capire che non sono ammessi nuovi imbrogli, di andare subito al voto con la legge che uscirà dalla Consulta (che se non sarà certo come la vorremmo, di sicuro sarà migliore dell'imbroglio a cui stanno lavorando).

C'è insomma bisogno di un altro NO. No alle manovre di palazzo, no alle leggi truffaldine, no ad un sistema politico che vuol impedire - costi quel che costi - il cambiamento. E già che ci siamo, usando per una volta il decoroso linguaggio del vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, anche un bel NO a tutte le facce come il culo (a partire dalla sua) convenute oggi a Roma (mai se ne sono viste tante tutte assieme) nell'assemblea del Pd.

mercoledì 7 dicembre 2016

LEGGE ELETTORALE: PROVIAMO A FARE CHIAREZZA di Leonardo Mazzei

[ 7 dicembre]
Molti ci chiedono cosa accadrà adesso con la legge elettorale. Sul tema la confusione è pari soltanto alla chiacchiera in politichese che gli ruota attorno. Conviene perciò provare a fare chiarezza, anche al fine di sostenere l'unica linea efficace contro l'attuale tentativo di surplace delle èlite: andare subito alle elezioni.
Prima di spostarsi sul "tecnico" è necessaria una breve premessa per afferrare bene la portata della questione. Dietro ad ogni legge elettorale c'è una precisa visione della democrazia, potremmo dire un diverso tasso di democrazia, generalmente in stretta relazione con i rapporti di forza nella società.

Venendo all'attualità, non abbiamo mai avuto dubbi che nel disegno autoritario di Renzi l'Italicum fosse in un certo senso ancora più importante della stessa modifica della Costituzione. Con quella legge si cambiava infatti la costituzione materiale a tutto vantaggio delle oligarchie dominanti, nonché (ma questo è fin troppo ovvio) a favore del ristretto gruppo di potere renziano.

Con la straordinaria vittoria del NO - di cui noi non abbiamo mai dubitato - i nodi stanno venendo al pettine. Così come la morte della Prima Repubblica fu decretata dal referendum del 18 aprile 1993 che spianò la strada al sistema maggioritario, la fine della Seconda è ben rappresentata dalla sonora sconfitta del blocco dominante di domenica scorsa.

Di certo c'è che l'Italicum è morto anche se non è ancora sepolto. E' morto politicamente, in quanto non applicabile ad un sistema bicamerale - e noi l'abbiamo sempre detto che sarebbe stato il referendum  costituzionale ad abbatterlo - ma non è ancora sepolto formalmente, dato che se si votasse domani mattina sarebbe quella la legge con la quale si voterebbe per la Camera. Ma siccome domani mattina non si voterà comunque, l'Italicum nella sua struttura attuale è solo una legge in attesa di (rapido) decesso. 

Il vero problema è un altro: quale legge ne prenderà il posto? E chi la farà, il parlamento o la Corte Costituzionale?

Entriamo dunque nel merito, cercando di chiarire cinque cose: 1. il funzionamento delle due leggi attualmente in vigore (Italicum per la Camera e Consultellum per il Senato); 2. chi cambierà a breve l'Italicum; 3. come lo potrà modificare la Consulta; 4. come lo potrebbe cambiare invece l'attuale parlamento; 5. perché l'unica parola d'ordine giusta è quella delle elezioni subito.

Nell'affrontare il tema, seguendo questo elementare ordine logico, dirò cose che appariranno scontate a buona parte dei nostri lettori. Me ne scuso in anticipo, ma so per esperienza quanto sia ostico per molti il tema delle leggi elettorali.


1. Le due leggi attualmente in vigore

Dal primo luglio di quest'anno è in vigore l'Italicum, una legge valida per la sola Camera dei deputati. Il Bomba fiorentino aveva infatti dato per certa l'abolizione del Senato elettivo, ma domenica gli è andata piuttosto male. Il Senato rimane elettivo, e per eleggerlo una legge già c'è. Si tratta di quella uscita dalla sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale con la quale la legge precedente (il cosiddetto Porcellum) era stata dichiarata incostituzionale. Questa legge di risulta è stata definita Consultellum, proprio perché scaturita dalla Consulta.

Come funzionano queste due leggi?

L'Italicum è un sistema a base proporzionale, con sbarramento al 3% a livello nazionale, che prevede un premio di maggioranza del 54% dei seggi alla lista che raggiunga eventualmente il 40% dei voti. Se nessuna lista raggiunge tale soglia si va al ballottaggio. Chi lo vince ottiene anche in questo caso il 54% dei seggi.

Il Consultellum è sempre un sistema a base proporzionale, ma senza premi di maggioranza e senza ballottaggio. Le soglie di sbarramento (qui da calcolarsi a livello regionale) sono due: del 3% per le liste inserite in coalizioni che superano il 20%, dell'8% per le liste non coalizzate o inserite in coalizioni che non raggiungono il 20%.

Non si dica dunque che non si può andare a votare perché non c'è la legge. La legge, anzi le leggi, ci sono eccome. Si dice però che si tratta di due leggi diverse. Vero, ma non è questo il punto. I sistemi elettorali di Camera e Senato sono sempre stati diversi. Lo erano nella Prima Repubblica, quando lo stesso sistema proporzionale era applicato in maniera diversa alle due camere (su base nazionale alla Camera, su base regionale e con collegi uninominali al Senato). Lo erano con il Mattarellum, che prevedeva una quota proporzionale del 25% alla Camera ma non al Senato. Lo erano con il Porcellum, che assegnava un premio di maggioranza su base nazionale alla Camera ed uno regione per regione al Senato.

Il problema dell'incompatibilità delle due attuali leggi elettorali non è dunque in una generica "diversità", che a Costituzione vigente non potrà non esservi anche in futuro, visto quanto scritto nell'articolo 57 che così recita: «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero». E' chiaro che questa «base regionale» implica giocoforza un sistema elettorale diverso da quello della Camera, a meno che non si voglia adottare l'aberrante ed antidemocratico maggioritario dei collegi uninominali secchi all'inglese.

L'incompatibilità - sostanziale, non formale - risiede invece nella norma che il piccolo Bonaparte fiorentino aveva ben pensato di disegnare per sé e per i suoi fidi: il ballottaggio. Che senso avrebbe infatti il ballottaggio per una sola camera? E, d'altronde, si potrebbe mai fare un doppio ballottaggio per la Camera e per il Senato? Ovvio che no, ed è questa la ragione per la quale abbiamo sempre detto che il NO al referendum avrebbe rappresentato la fine dell'Italicum.


2. Chi cambierà a breve l'Italicum (la prossima sentenza della Corte Costituzionale)

Da quanto detto sin qui ben si comprenderà come se c'è un punto dell'Italicum che verrà sicuramente cancellato questo è il ballottaggio, che di quella legge era l'aspetto peculiare e decisivo. L'arma di ultima istanza che Renzi si era riservato per costruirsi un potere personale senza pari in Europa. E' vero che negli ultimi tempi, ed in maniera assai netta dopo la sconfitta del Pd nelle amministrative del giugno scorso, questa sicumera piddina stava già venendo meno. In ogni caso il referendum ha chiarito la questione: il ballottaggio non ci sarà.

Da ieri sappiamo anche la data di questa cancellazione. Il prossimo 24 gennaio la Corte Costituzionale si riunirà per esprimersi sui ricorsi di incostituzionalità dell'Italicum ed a questo punto - al di là degli aspetti squisitamente giuridici - è chiaro che il ballottaggio verrà cassato.

Spero si capisca dunque il perché gli allarmi su "un voto con l'Italicum", che girano in diversi ambienti, siano o demenziali o fin troppo interessati. I tempi della crisi di governo, e quelli previsti per la convocazione delle elezioni anticipate, non consentono di certo di arrivare al voto prima del 24 gennaio. Dunque non si voterà in nessun caso con l'Italicum nella sua struttura originaria.

Se il ballottaggio verrà dunque sepolto, il vero nodo resta quello del premio di maggioranza al 40%. Verrà cancellato anche quello, oppure no?


3. Cosa farà la Corte Costituzionale?

Entriamo così nel merito del punto più delicato della decisione della Corte Costituzionale. Con la già citata sentenza 1/2014 la Corte aveva bocciato il premio di maggioranza previsto dal Porcellum. Logica vorrebbe dunque un'identica bocciatura anche dell'attuale premio. Sul punto non c'è tuttavia certezza. In primo luogo perché la composizione della Corte è nel frattempo cambiata. In secondo luogo perché l'appiglio giuridico per una sentenza diversa sta nella fissazione di una soglia minima (il 40%) per l'assegnazione del premio, soglia invece non esistente nel Porcellum.

Se le ragioni del diritto non dovrebbero lasciare spazi al mantenimento di quella norma, dato che con il premio di maggioranza lo stravolgimento dei principi di rappresentanza e di uguaglianza del voto (richiamati tre anni fa dalla Consulta) rimarrebbe comunque, la ragion politica potrebbe suggerire invece soluzioni diverse.

E chi scrive ha pochi dubbi sul fatto che a prevalere sarà proprio la ragion politica. E, tuttavia, anche questa convinzione non ci dà ancora la soluzione del problema. Sempre per ragioni politiche, la Corte potrebbe cancellare il premio di maggioranza per aprire la strada alle elezioni anticipate; così come con il suo mantenimento fornirebbe invece al parlamento (e dunque al nuovo governo) un formidabile assist per continuare a vivacchiare rimaneggiando la legge in modo da danneggiare il più possibile il Movimento Cinque Stelle.

Nel primo caso la Corte avocherebbe di fatto a se la riscrittura della legge, nel secondo (eccezion fatta per il ballottaggio) la demanderebbe invece al parlamento. 

Perché affermiamo questo con tanta nettezza? E' presto detto, perché la cancellazione del premio di maggioranza stroncherebbe sul nascere ogni possibilità di nuovi trucchetti (vedi il Provincellum proposto dal renziano Parrini), come ogni riproposizione di un premio assegnato alle coalizioni anziché alle singole liste. Viceversa, la non cancellazione aprirebbe la strada a nuove porcate di un parlamento da sempre illegittimo, ma reso ancor più abusivo dalla sonora bocciatura della sua riforma costituzionale.


4. Cosa potrebbe invece tentare l'attuale parlamento

Con questo credo di avere spiegato il perché la parola a questo parlamento di fuorilegge - se ci pensate bene è questa la definizione più giusta - la potrebbe ridare solo una sentenza complice della Consulta.

Naturalmente noi non possiamo sapere cosa accadrà il 24 gennaio. Ma sappiamo invece, se questa complicità si concretizzasse, cosa si metterebbero a fare i fuorilegge di cui sopra il giorno dopo: una legge ancora una volta maggioritaria e dunque truffaldina. Di più, e qui la truffa raddoppierebbe: una legge pensata anche, se non soprattutto, in funzione anti-M5S. 

Abbiamo già accennato alla proposta Parrini (quella che prevede collegi uninominali pensati per far pesare al massimo i boss della politica locale), come possibile sbocco del disperato tentativo di una casta politica sconfitta nelle urne del 4 dicembre per restare in sella. Ma c'è di più: sarebbe questo l'estremo tentativo delle oligarchie per mantenere il controllo del sistema politico, bloccando le istanze di cambiamento che sono state il vero motore della vittoria del NO.


5. Perché diciamo: "elezioni subito"

Spero che a questo punto si sia capito perché diciamo "elezioni subito".
Subito non significa domani mattina. Dunque dire subito non vuol dire votare con l'Italicum così come Renzi ce l'ha consegnato. Questo, vista l'imminenza del pronunciamento della Consulta, non potrà avvenire in nessun caso.

Ma dopo quella sentenza, qualunque essa sia, si dovrà andare al voto subito.

Nel caso della cancellazione del premio di maggioranza avremmo infatti una legge sostanzialmente proporzionale. Dunque, perché non andare immediatamente alle urne?

Nel caso invece il premio di maggioranza restasse, questo sarebbe il segnale che sul punto le oligarchie non mollano, il via libera al parlamento per confezionare l'ennesima porcata. Perché allora glielo dovremmo consentire?

Per primi abbiamo detto "elezioni subito". Oggi lo dice M5S, ed a destra lo dicono la Lega e Fratelli d'Italia. Ma ancor di più dovrebbe dirlo l'intero popolo del NO.

Agli sfasciatori della Costituzione, ai congiurati contro la democrazia, agli svenditori della sovranità nazionale e popolare non deve essere concesso altro tempo.

Magari non si voterà con la miglior legge elettorale - noi vorremmo il proporzionale puro senza sbarramenti - ma di certo si voterà con una legge più democratica di quella che verrebbe confezionata da un nuovo inciucio parlamentare.

C'è qualcuno che può far finta di non vederlo? Noi crediamo proprio di no.


PS - Vedo che la data del 24 gennaio fissata dalla Consulta pare a molti un inaccettabile prender tempo. In effetti, vista la situazione d'emergenza prodotta dagli azzardi del fiorentino, i giudici della Corte Costituzionale se la prendono un po' troppo comoda. Il che, visto da chi sgobba tutti i giorni per mandare avanti la baracca, è del tutto insopportabile. 

Ma davvero il gioco vincente sarà quello di mettere in campo una lunga sequenza di passaggi al rallentatore pur di spostare le elezioni il più avanti possibile? Difficile dirlo in questo momento. Nel blocco dominante è in atto uno scontro tra il gruppo renziano, che molti vorrebbero ormai mollare, ed i fautori più convinti di un piano B che prevede un governicchio purchessia per arrivare al 2018.

Forse l'odierna direzione del Pd ci dirà qualcosa di più sull'effettivo controllo del partito da parte di Renzi dopo la scoppola del referendum. In ogni caso non bisogna lasciare tempo alle trame di lorsignori: elezioni subito! 

domenica 6 novembre 2016

TESTA DI CUPERLO! di Emmezeta

[ 7 novembre ]

Italicum: la pagliacciata di un accordo che non vale niente, ma dice già troppo

Ragazzi, è arrivata l'arma finale. Quella decisiva. Un missile atomico. A testata multipla? No a testa di Cuperlo.

Il 4 dicembre si avvicina ed il Bomba deve spararne una al giorno. Ieri, in occasione della settima edizione della Leopolda, il grande annuncio: abbiamo spaccato la minoranza Pd! Ammazzate! Ma non erano questi tutti concentrati sul governo del Paese? E invece la notizia è stata quella di aver colpito Bersani, come se uccidere un uomo (politicamente) morto potesse essere motivo di gran vanto.

Tutto per il tradimento di Cuperlo. Cuperlo, capite! Ma Cuperlo chi? Certo, per una volta il grigio triestino ha avuto il suo giorno di notorietà, ma ventiquattrore sono davvero brevi. Gli resterà probabilmente la consolazione di un posto di parlamentare in quota "riserva indiana". Quel posto che aveva detto di voler abbandonare se fosse stato costretto a votare no al referendum. Chissà, forse sarà per evitare questa "costrizione" che si è affrettato a sottoscrivere un accordo che non vale neppure l'inchiostro con cui è stato scritto...

Nel nostro piccolo gli resterà anche qualcos'altro, un nomignolo guadagnato sul campo che vale più di mille discorsi: testa di Cuperlo.

Ma cosa ha firmato il transfugo di una minoranza la cui maggioranza voterà comunque no?

Comico ma rivelatore il titolo della solita Repubblica: «PD riforma l'Italicum. Cuperlo firma». Avete capito? Il PD, che si era fatto l'Italicum a proprio uso e consumo, oggi lo "riformerebbe". Il bello è che lo farebbe con un accordo interno. La legge elettorale è tutta roba piddina? E il parlamento? Chi se ne frega, pensano i piddini, tanto con il 25% dei voti abbiamo la maggioranza dei seggi alla Camera e qualche mercenario al Senato lo raccattiamo sempre.

Ma quanto vale l'accordo che - immaginiamo sofferente come sempre - Cuperlo ha sottoscritto?

Dalla lettura del testo, scritto in un italiano traballante come il futuro politico dell'ex segretario della Fgci, ben poco si capisce. Quel che conta per i renziani è fare finta di essere disponibili al cambiamento, in modo di poter dire che il 4 dicembre non si vota sulla legge elettorale.

Ma leggiamo il passo centrale dello storico accordicchio di ieri:
«Sul piano dei contenuti si è riaffermato il perno di un sistema elettorale fondato sull'equilibrio tra i due principi della governabilità e della rappresentanza.
A tale scopo le verifiche realizzate rendono possibile: * La preferenza per un sistema di collegi inteso come il più adatto a ricostruire un rapporto di conoscenza e fiducia tra eletti ed elettori.

* la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio».


Proviamo a tradurre dal politichese particolarmente degenerato di questa banda di imbroglioni:

Primo, essi ci dicono che il premio di maggioranza dovrà comunque esserci. Sai che novità! C'era nel Porcellum e c'è nell'Italicum. La Corte Costituzionale l'ha bocciato? E chissenefrega!

Secondo, essi ci dicono che forse il ballottaggio va superato e che magari si può tornare alle coalizioni. Eh già, in caso contrario il M5S potrebbe vincere le elezioni e questo va impedito in tutti i modi. E così - con un meccanismo elettorale contra partitum - avremmo sistemato per sempre il principio dell'astrattezza della legge.

Terzo, essi ci dicono (meglio, lasciano intendere) che forse bisognerebbe adottare un sistema a collegi uninominali del tipo di quelli delle vecchie elezioni provinciali. Buffo! Dopo aver abolito l'elettività dei consigli provinciali (le province, invece, esistono ancora!), essi ci propongono di riesumare il sistema elettorale con il quale venivano eletti. Lo fanno per due motivi: per danneggiare anche per questa via M5S (visto che quel sistema favorirebbe i vari boss locali), per aggirare la sentenza della Consulta sulle preferenze. Ma su questi dettagli torneremo magari più avanti.

Adesso il punto è un altro: quanto vale questo accordo?

Su questo dobbiamo tornare a quanto abbiamo sempre scritto in materia. Decisivo sarà solo il referendum. Se vincerà il SI', Renzi se ne infischierà delle prudenze dei suoi. Consulta permettendo si terrà l'Italicum ed andrà di fretta alle elezioni. Ce lo vedete un Renzi vincitore il 4 dicembre, che perde invece il ballottaggio con un Di Maio?

Se invece vincerà il NO, l'Italicum decadrà di fatto e si aprirà uno scenario del tutto inedito. Una situazione nella quale il PD (lasciamo qui perdere la questione del futuro personale di Renzi) sarà fortemente indebolito. A quel punto servirà a qualcosa l'accordicchio di ieri? Nelle speranze del notabilato piddino certamente sì, ma dubitarne è più che lecito: i terremoti (anche quelli politici) mutano tante cose del paesaggio preesistente.

L'unica cosa certa è dunque la porcata cuperliana. Un aiutino a colui che tanto lo disprezza contro i suoi stessi compagni di corrente. Quelli che l'avevano contrapposto a Renzi alle primarie, tanto la partita era persa in partenza.

Chiudiamo con una domanda: quanto peserà nelle urne la mossa renziana, messa a segno grazie alla insuperabile genialità di testa di Cuperlo? La mia personale risposta è che peserà un rotondissimo zero. Non è su questi trucchi di bassa lega che si disporranno i due eserciti elettorali del SI' e del NO.


Renzi, lo sappiamo, le prova di tutte. Ma se è già alla carta Cuperlo, tanto bene non è messo.

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)