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venerdì 15 dicembre 2017

BUTTIAMO FUORI RYAN AIR di Sandokan

[ 15 dicembre 2017 ]

“Venerdì nero per chi viaggia in aereo". Così le agenzie. Uno sciopero combinato del trasporto aereo, quello di oggi, promosso da diverse sigle. In Alitalia, dove le cose van sempre peggio, è stato indetto dalla C.U.B. Trasporti — viva la C.U.B.!

Ma la vera novità è che incroceranno le braccia per quattro ore, mi risulta per la prima volta in assoluto, piloti e assistenti di volo della Ryan Air. Malgrado sia indetto da Fit Cisl (sic!) e Anpac, mi auguro che sia un grande successo. E se questo accadesse sarebbe un fatto di enorme importanza.

Il perché è presto detto. Lo dico senza peli sulla lingua: il regime interno nella compagnia low cost irlandese è FASCISTA, con le maestranze schiavizzate e senza tutele. Ryan Air è infatti un esempio di matrimonio perfetto tra liberismo sfrenato e tirannia padronale, una compagnia-zona-franca a cui è stato permesso, per battere la concorrenza, di calpestare diritti sindacali e umani di chi ci lavora.

Detto fatto. Appena ricevuto l'avviso dello sciopero la direzione di Ryan Air ha minacciato i piloti di cancellare gli aumenti salariali (irrisori) previsti. Un fatto gravissimo, com'è evidente, a clamorosa conferma di quanto ho detto.


Anche politici di governo e d'opposizione, come la bella addormentata nel bosco, sono stati costretti ad esecrare l'atteggiamento della compagnia. Come se non fosse a loro stessi noto il regime tirannico e disumano a cui sono sottoposte le maestranze Ryan Air. 

Condanna, pensate un po', anche da parte dei ministri Calenda, Poletti e quindi Del Rio.

Già, del Rio e Calenda, quelli che hanno fatto i salti mortali per vendere Alitalia alla compagnia irlandese —anche dopo il patatrac del settembre scorso con la cancellazione di oltre 700 voli. 
Del Rio, Calenda e servi vari, coloro che oltre a voler "risanare" Alitalia consegnando le maestranze al dispota Michael O'Leary, gli hanno consegnato slot dappertutto, anche a Fiumicino, a danno della stessa Alitalia; che solo un anno fa han concesso 44 nuove rotte. Che hanno acconsentito, con i cosiddetti "accordi di comarketing", che la compagnia irlandese ricevesse sussidi per 40 milioni di euro.

E' ora di imporre a Ryan Air un cambio di registro, il rispetto dei diritti sindacali e umani costituzionalmente garantiti. Altrimenti la si butti fuori dall'Italia, la qual cosa sarebbe necessaria per porre fine al far west dei cieli italiani, i più "liberalizzati" d'Europa.

E noi cittadini, oramai considerati consumatori decerebrati, sarebbe ora che ci diamo una svegliata. Se fossimo cittadini consapevoli non dovremmo mai più volare con Ryan Air.

Non vi pare?












giovedì 5 ottobre 2017

RYAN AIR: IL RE È NUDO di Carlo Formenti

[ 5 ottobre 2017 ]

Dopo la débâcle di Ryanair, costretta a cancellare centinaia di voli con gravi perdite economiche e di immagine, la verità è sotto gli occhi di tutti: il re (cioè quell’economia low cost coccolata da media, economisti e politici) è nudo. 

Com’è noto, a provocare il collasso sono state le conseguenze della politica di super-sfruttamento della forza lavoro (niente ferie, turni massacranti, bassi salari, personale viaggiante costretto a svolgere umilianti compiti da piazzista, ecc.) che hanno causato la fuga di molti piloti e una serie di sentenze che impongono alla compagnia di rispettare le regole del diritto del lavoro.

Ma il caso Ryanair non è isolato: altri campioni dell’economia low cost sono al centro di disavventure provocate dalle loro pratiche ai margini della legalità: dalla “espulsione” che Uber, il controverso servizio alternativo di taxi, ha recentemente subito da parte dell’amministrazione cittadina di Londra (dovuto alla violazione delle regole per la sicurezza dei clienti) alle sempre più frequenti grane giuridiche cui va incontro Airbnb, la piattaforma online che gestisce il mercato degli affitti a breve/brevissimo termine.

I corifei dell’ideologia liberista difendono a spada tratta queste imprese, presentandole come vittime della mentalità arretrata —nemica delle innovazioni tecnologiche— di amministrazioni pubbliche che (per biechi motivi elettorali) tendono a difendere gli interessi di quelle corporazioni (taxisti, sindacati del settore del trasporto aereo, albergatori, ecc.) che cercano in ogni modo di sottrarsi alla concorrenza. Un atteggiamento che non danneggia solo le imprese innovative ma anche e soprattutto i consumatori.

La realtà è tutt’altra: l’economia low cost nel settore dei servizi è la replica della Wal Mart Economy, cioè del dispositivo che ha permesso alle imprese americane di tagliare i salari dei dipendenti grazie al fatto che costoro possono acquistare le merci a basso costo (e di pessima qualità) che la grande catena discount importa dalla Cina: un infernale intreccio fra salari da fame, tempi di lavoro massacranti e spaccio di prodotti scadenti. Analogamente, gli utenti dei servizi low cost (oltre a essere spesso costretti a svolgere parte del lavoro che prima spettava ai dipendenti del servizio) si “godono” prodotti scadenti, livelli inferiori di sicurezza, dialoghi con operatori di call center che non capiscono la loro lingua, ecc. Del resto, l’utente è spesso un lavoratore che, a sua volta, opera in imprese simili a quelle dalle quali acquista il prodotto o il servizio. Un circolo vizioso che, oltre a generare sovraprofitti, ha il merito collaterale di far credere ai membri d’una classe media impoverita di poter ancora accedere a beni “di lusso”.

Questo giochino sta andando in crisi proprio laddove è stato inventato: non è un caso se negli Stati Uniti i colossi dell’industria hi tech (cioè quelli che hanno favorito —direttamente o indirettamente— la nascita e lo sviluppo delle imprese di cui sopra), incensati per anni per il loro ruolo di innovatori, facilitatori di vita, produttori di nuove forme di socialità, ecc. sono oggi al centro (vedi Massimo Gaggi sul Corriere della Sera del 23 settembre: “Se quelli del Big Tech diventano i cattivi”) di dure critiche per le loro pratiche monopolistiche, l’eccessiva concentrazione di potere, il contributo alla crescita delle disuguaglianze e alla riduzione dei livelli di occupazione.

Come prevedibile la provincialissima Italia, patria di ideologi liberisti di serie B, non se ne è ancora accorta, per cui, nel numero del Corriere appena citato, troviamo altri due articoli che contengono, rispettivamente, una canonica difesa d’ufficio di Uber (il sindaco di Londra preferisce sostenere i tassisti contro le ragioni dell’innovazione e della concorrenza) e una malinconica considerazione sul fatto che Milano, non essendo una città americana, non può candidarsi a ospitare il secondo quartier generale di Amazon. Del resto Riccardo Franco Levi (autore del secondo articolo) non ha torto: una delle peggiori imprese del mondo in fatto di trattamento dei propri dipendenti (vedere in merito le vertenze sindacali in Germania e altri Paesi) si troverebbe certamente bene nella città italiana che più di ogni altra ha imboccato via di un liberismo senza regole.

* Fonte: Micromega

martedì 20 giugno 2017

SE LO SCIOPERO FA PAURA (A LORSIGNORI ) di Carlo Formenti


[ 20 giugno 2017 ]

Dedicando due pagine piene – la due e la tre – allo sciopero dei trasporti del giorno precedente, il Corriere della Sera di sabato 17 giugno lancia l’ennesima crociata contro il diritto di sciopero e di associazione sindacale. 

Decodificare il messaggio di fondo – cosa aspettiamo a metterli fuorilegge? – è facile, ma vale la pena di leggere fra le righe per approfondirne alcuni aspetti. Partiamo dai titoli. Il pezzo di sinistra, quello che fa la cronaca degli effetti dello sciopero, inalbera sopra il titolo a effetto “Città in coda aerei a terra”, un occhiello che apre così: “Lo sciopero delle sigle minori blocca i mezzi pubblici”, frase che contiene un evidente paradosso: se le sigle sono “minori”, come mai riescono a bloccare i mezzi pubblici e a raccogliere elevate percentuali di adesione da parte dei lavoratori (che a Palermo, rivela lo stesso articolo, hanno toccato il 78%)? Identica considerazione vale per il titolo della pagina di destra, che ospita una lunga intervista al presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi, Giuseppe Santoro Passarelli: “Bisogna impedire che un sindacatino fermi tutta l’Italia” (sindacatino? Ma allora come fa a fermare tutta l’Italia?).


Il vero problema, sul quale il Corriere glissa, è che “sigle minori” e “sindacatini”, a mano a mano che i lavoratori prendono atto dell’incapacità delle centrali confederali di difenderne gli interessi, tendono a rivolgersi a Cobas, Cub e Unione Sindacale di Base, tanto per citare le sigle più conosciute. Tutto ciò non si traduce direttamente in una massiccia trasmigrazione di iscritti dalle confederazioni storiche ai sindacati di base, ma fa sì che una percentuale significativa di iscritti alle prime – ma anche di lavoratori non iscritti ad alcuna sigla – rispondano agli appelli di lotta dei secondi. Un processo che, se da un lato autorizza Giorgio Cremaschi (ex dirigente nazionale Fiom passato alla Usb) a sperare nella rinascita di un vero sindacato di classe, dall’altro lato terrorizza i sacerdoti del pensiero unico liberista che monopolizzano le pagine del Corriere (e degli altri media di regime).

Costoro avevano sperato, grazie alla “domesticazione” di CGIL CISL e UIL e al loro allineamento agli interessi aziendali e alle politiche economiche dei governi liberisti, di poter ottenere con mezzi pacifici quell’annientamento totale della resistenza sindacale che la Tatcher ha realizzato attraverso un feroce scontro frontale. Ma ora che il discorso rischia di riaprirsi, non esitano a chiamare alle armi, e il presidente dell’Autorità “garante” (garante di chi?!) per gli scioperi risponde subito all’appello. Lo sciopero di ieri era legittimo, dichiara, perché rispettava le regole. E quindi? Quindi bisogna cambiare le regole in modo che non sia più tale! Il giornalista gli chiede se uno strumento per evitare gli scioperi “indisciplinati” potrebbe essere un referendum preventivo fra i lavoratori, ma Santoro Passarelli replica che così si rischia di “complicare le cose” (già: dopo il referendum Alitalia, per tacere di quello sulle riforme costituzionali, l’establishment non nutre più alcuna simpatia per questo strumento!). La soluzione? “Va stabilito il principio che non tutte le sigle sindacali possono proclamare lo sciopero, ma soltanto quelle che hanno una certa consistenza”.

Ma quale consistenza? Numero di iscritti o seguito reale? Vedrete che una formula per rendere gli scioperi di fatto (anche se non formalmente) illegali si troverà. Auspicabilmente con l’appoggio delle sigle confederali, a partire da quella CISL la cui segretaria, come ricorda compiaciuto Dario Di Vico nel commento a fianco dell’intervista, ha sprezzantemente liquidato come “populismo sindacale” il voto dei lavoratori Alitalia. CGIL e UIL prendano esempio dalla Furlan e, abbandonata ogni “pigrizia”, si facciano parte attiva per stroncare le iniziative dei “sindacatini”. Un vero grido di guerra, condito da un appello demagogico agli “interessi dei più deboli” vale a dire di precari e partite Iva che sono i più danneggiati da questi scioperi. Di Vico ci ammannisce questa litania un giorno sì e l’altro pure, come se i precari non fossero il prodotto – e le prime vittime - delle politiche economiche di cui proprio lui è uno dei più solerti piazzisti. Infatti, nello stesso articolo, gli scioperi contro le privatizzazioni vengono bollati come “ideologici”, dimenticando che l’ideologia delle privatizzazioni a ogni costo è quella che ci ha regalato i disastri di Ilva e Alitalia, servizi sempre più cari e inefficienti, disoccupazione, povertà e precarietà di massa. Ecco perché si vuole ridurre all’impotenza chi denuncia queste verità e incita alla ribellione.

Ps. All’atto di consegnare il pezzo leggo (“Diritto di sciopero, serve una norma contro la dittatura delle minoranze”, Corriere del 19 giugno) che l’ineffabile Pietro Ichino — assiduo promotore di una versione italiana del New Labour, nonché acerrimo nemico dei diritti dei lavoratori — difende, a differenza del garante, la soluzione del referendum preventivo che, assieme alla limitazione del diritto di assemblea sindacale, è un punto qualificante della sua “riforma degli scioperi” datata 2015 e finita su un binario morto. Cambiano le proposte tecnico giuridiche, ma l’obiettivo resta lo stesso: imitare l’Inghilterra del duo Tatcher-Blair (se possibile prima che Corbyn riesca a liquidare la loro eredità forcaiola).

sabato 17 giugno 2017

SCIOPERO DEI TRASPORTI / ALITALIA: IL BILANCIO DEI SINDACALISTI (DEGNI DI QUESTO NOME)

[ 17 giugno ]

Lo sciopero dei trasporti svoltosi ieri è riuscito a macchia di leopardo. L'adesione è stata massiccia in ALITALIA, soprattutto a Fiumicino. Ma è riuscito anche nel settore del trasporto tubano: adesioni in massa all'ATAC di Roma. Diversi i dati del trasporto su rotaia. Se molti eurostar hanno viaggiato tantissimi i regionali e gli interregionali fermi ai depositi.
Di seguito il comunicato della CUB Trasporti di Roma.
Vi ricordiamo di firmare l'appello ALITALIA ALL'ITALIA  sulla  piattaforma Change.org



Dopo lo Sciopero Generale dei Trasporti del 16.6.2017
IL CORO STROZZATO DEI SERVI E DEI MODERNI SQUADRISTI

I LAVORATORI LOTTANO CONTRO I LICENZIAMENTI,  I TAGLI SALARIALI E NORMATIVI, LA PRECARIZZAZIONE DILAGANTE, L’ABBATTIMENTO DELLE TUTELE SULLA SICUREZZA, PER UN SERVIZIO DI QUALITÀ E PUBBLICO

MA GOVERNO, PRESIDENTE DELLLA COMMISSIONE DI GARANZIA, SINDACATI E SEGRETARIO DEL PD PRETENDONO DI IMBAVAGLIARLI

Non si sa se fa più pena o rabbia il coro che si è sollevato ieri da parte di chi si è affrettato ad invocare ulteriori restrizioni al diritto di sciopero in Italia, a fronte della giornata di lotta effettuata in tutto il comparto dei trasporti e proclamata dalla Cub Trasporti e da numerose altre OO.SS. di base ed autonome.

Renzi, il Ministro dei Trasporti Delrio, il Presidente della Commissione di Garanzia Passerelli, la Segretaria Generale della Cisl Furlan e tanti altri invocano un giro di vite delle norme relative all’esercizio del diritto di sciopero: UN CORO STROZZATO DI SERVI E MODERNI SQUADRISTI!

La Segretaria della Cgil Camusso nel dichiarare l’incomprensibilità dello sciopero in Alitalia “visto che bisogna pensare al suo risanamento” (…la “compagna” Susanna fa finta di non sapere che proprio ieri i Commissari AZ hanno definitivamente “certificato” e imposto il taglio di 1400 dipendenti in Alitalia, da gestire con la Cigs anche a rotazione e a zero ore per 317 dipendenti!), ha invocato addirittura l’approvazione di una legge sulla rappresentanza da articolare con la norma sulle limitazioni del diritto di sciopero, per limitarne l’esercizio al suo e pochi altri sindacati e per negarlo al sindacalismo di base.

ALTRO CHE “SINDACATINI”..: SI MOBILITA L’INTERA CATEGORIA
Tutto questo è inaccettabile. Possibile che nessuno dei suddetti rappresentanti istituzionali e sindacali si ponga il problema di capire come mai alcuni presunti “sindacatini” riescano a mobilitare le masse su piattaforme chiare e condivise? VERGOGNA!

CGILCISLUILUGL, GOVERNO E ALCUNI PARTITI ALL’ASSALTO DEI LAVORATORI
La realtà è che ormai in Italia (…e non solo!) esiste una vera crisi di rappresentanza politica, istituzionale e sindacale da parte di CgilCislUilUgl: ormai è insostenibile quanto il Governo, i principali partiti (PD in testa…ma anche altri!) e ”i soliti noti” sindacati concertano insieme ai padroni, per smantellare diritti, salari e democrazia. BASTA!

EMBLEMATICO QUANTO SUCCEDE IN ALITALIA E NEL TRASPORTO AEREO
Da questo settore è partito l’appello per tutto il comparto dei trasporti (…presto sarà formulato all’intero mondo del lavoro!) per respingere l’assalto alle condizioni di chi lavora: il Trasporto Aereo non è in crisi ma da anni la categoria è chiamata a pagare un prezzo elevatissimo in termini occupazionali (22 mila lavoratori licenziati!), salariali, normativi e di precarizzazione diffusa, oltre che in termini di abbattimento delle clausole di sicurezza e tutela della salute degli addetti.

ANCHE IL PRESIDENTE PASSERELLI SI SCHIERA CON I PADRONI

E’ significativo il vergognoso intervento del Presidente della Commissione di Garanzia che, nulla ha detto, seppur sollecitato dalla Cub Trasporti, in merito alle illegali comandate AZ per circa 2300 lavoratori in occasione dello sciopero del 16.6.2017 (…il triplo del numero consentito dalla legge 146/90 e dalla lege 83/00), né sui comportamenti liberticidi e discriminatori messi in atto da parte del management della ex-Compagnia di Bandiera, pur di boicottare la mobilitazione.

Il Presidente Passerelli si è affrettato invece ad invocare il legislatore affinché metta mano alla norma e inasprirla pur di bloccare i tentativi di alzare la testa da parte dei lavoratori: ASSURDO, VERGOGNOSO E INACCETTABILE.
Ecco il compito del “Garante” sugli Scioperi…si esprime per sollecitare una stretta sul diritto di sciopero!!!
Il “difensore” con la scusa del diritto alla mobilità dei cittadini, promuove e tutela le istanze istituzional-padronali. VERGOGNA !!!!

I “SOLITI NOTI” SINDACATI, PALADINI DELLA CROCIATA ANTI-SCIOPERO
Altresì paradossale è il pronunciamento dei “soliti noti” leader sindacali, che non si limitano a prendere atto di aver perso il consenso tra i lavoratori per quanto fatto finora, anche in occasione della pessima figura sul Referendum in Alitalia e al conseguente ripensamento rispetto ai contenuti dell’Accordo da loro sottoscritto il 14.4.2017 al Mise (…in particolare la Camusso!), poi bocciato dalla categoria, ma si propongono suggeritori di un restringimento delle libertà sindacali.

SCOPRIAMO I “GIOCHETTI”: SI PUBBLICHI IL BILANCIO DI ALITALIA DEL 2016
Per restare alla vertenza Alitalia, che nella sua emblematicità ha favorito che detonasse lo sciopero di ieri nei trasporti, le esternazioni sindacal-istituzionali-politiche assumono un aspetto ancor più sinistro dopo l’articolo pubblicato il 17.6.2017 sul sito www.ilsussidiario.net, a firma del prof. Ugo Arrigo, peraltro intervistato in pari data da Radio24, in ordine alla mancata pubblicazione del bilancio del 2016 della ex-Compagnia di Bandiera e la poco chiara decisione del Tribunale di Civitavecchia che ha stabilito lo stato di insolvenza della stessa Alitalia.

A questo punto sono diverse le domande che necessitano di una risposta tempestiva: come è stato accertato lo stato di insolvenza di Alitalia? Perché non viene pubblicato il bilancio del 2016? Cosa ha prodotto l’eventuale dissesto finanziario in Alitalia? Perché i Commissari insistono con il taglio dei costi del personale che con tutta evidenza non è il problema? Questa situazione a chi giova?

QUANTI SONO QUELLI CHE RECITANO LA STESSA PARTE IN COMMEDIA? OLTRE A GOVERNO, SINDACATI E AZIONISTI, ORA SI AGGIUNGE LA MAGISTRATURA ?

I 3 Commissari, su mandato del Governo, si ostinano a tentare di realizzare lo stesso piano respinto dalla categoria e dettato da interessi speculativi dannosi per i lavoratori ed i cittadini: il Trasporto Aereo ed Alitalia sono beni collettivi e non possono essere liquidati per favorire le privatissime tasche di pochi.

CGILCISLUILUGL PRIVI DI INIZIATIVA E CONTROPROPOSTE 

In tale contesto, comunque, appare sempre più colpevole la mancanza di una strategia sindacale da parte di CgilCislUilUgl in grado di formulare una controproposta credibile e praticabile al ridimensionamento di Alitalia ed alla pretesa datoriale di scaricare, per la terza volta in 10 anni, la ristrutturazione della ex-Compagnia di Bandiera sulle casse pubbliche, mentre impiega i naviganti assorbendo i loro riposi in contrasto con le normative comunitarie e nazionali, dichiara esuberi e chiede ammortizzatori usando denaro pubblico. 

NON BASTA “NON” FIRMARE LA CIGS..: SERVE UNA RISPOSTA NETTA E DECISA
 
Come già successo nel 2014, quando la Cgil non firmò gli accordi di licenziamento, non basta il sindacato non avalli lo scempio: è urgente una presa di posizione forte e determinata anche da chi finora è rimasto a guardare !!! Non esistono scorciatoie. Solo il coinvolgimento totale della categoria può dare prospettive diverse al disastro industriale annunciato. 

LA STRADA È TRACCIATA E STAVOLTA INDIETRO NON SI TORNA: PRESTO I LAVORATORI SI RIPRENDERANNO QUANTO È STATO LORO SCIPPATO !!!

Roma 17.6.2017 CUB TRASPORTI - AIRCREWCOMMITTEE

mercoledì 7 giugno 2017

SICILIA: LA GERMANIA SI PRENDE GLI AEROPORTI COME IN GRECIA? di Giulio Ambrosetti

[ 7 giugno 2017 ]

L’interrogativo è tutt’altro che campato in aria. Già alla fine degli anni ’80 del secolo passato i tedeschi hanno ‘opzionato’ i giacimenti di potassici di Enna, Caltanissetta e Agrigento che – misteriosamente – fino ad oggi non sono stati sfruttati (a parte Pasquasia, chiusa qualche anno prima di Tangentopoli). Con gli aeroporti della Grecia, acquisiti con il più classico dei ‘piatti di lenticche’, i tedeschi guadagneranno una barca di soldi, trasformando i greci in ‘sudditi’. Ora potrebbe toccare all’Italia. A cominciare, appunto, dalla Sicilia dove sono già in corso ‘operazioni’ austro-tedesche…

Se qualcuno aveva ancora dubbi sulla gestione ‘banditesca’ e truffaldina dell’Unione Europea, il blitz con il quale la Germania si è impossessata, per 40 anni, di 14 aeroporti della Grecia dovrebbe avere chiarito definitivamente le idee anche ai più incalliti europeisti. Quello che sta succedendo è di una semplicità sconvolgente. L’Unione Europea ha preso al cappio la Grecia lucrando sul debito della stessa Grecia e sulla differenza dei tassi di interesse (come potete approfondire qui). Costretta a indebitarsi, la Grecia, ormai, per pagare gli interessi sui prestiti ha cominciato a vendere ‘pezzi’ del proprio Paese. Con molta probabilità, ora toccherà all’Italia e, in particolare alla Sicilia.

Grazie alle scelte adottate dal Governo Renzi – e grazie all’ascarismo del Governo regionale siciliana a trazione PD (ovvero o stesso partito di Renzi), la Sicilia si trova, oggi, in una condizione drammatica: Regione siciliana al default non dichiarato ma in atto, Comuni senza soldi, Province senza soldi, una sanità pubblica allo sbando, la disoccupazione alle stelle, mentre più della metà delle categorie sociali che dipendono dalla spesa pubblica sono retribuite a singhiozzo.

I dati economici della Sicilia dopo la ‘cura’ Renzi-Crocetta-PD sono impietosi, come ha scritto il candidato alla presidenza della Regione siciliana, Franco Busalacchi:

“Tra il 2007 e il 2016 la nostra Isola ha perso il 13% del PIL. Il valore della produzione industriale è crollato del 54%. L’agricoltura ha perso oltre il 15% della produzione. L’attività edilizia segna una flessione del 43%. Pure il commercio è andato giù, con una perdita del 7%”. (qui potete leggere il suo intervento per esteso).

La Sicilia ormai è fragilissima. Pronta per essere ulteriormente ‘colonizzata’ dai tedeschi. Che, come detto all’inizio, non hanno perso tempo a impossessarsi degli aeroporti greci.

Questa mossa, attenzione, non è stata portata a termine da un gruppo privato tedesco, ma dal Governo della stessa Germania. Il gruppo Fraport, infatti, non è una società interamente privata, se è vero che la maggioranza (il 51 per cento) fa capo al Land dell’Assia e alla città di Francoforte. In pratica, come ha scritto Il Fatto quotidiano, è come se la Regione Lombardia e il Comune di Milano avessero acquistato gli aeroporti di una capitale europea!

Quanto è costata l’operazione ai tedeschi? E cosa ci guadagneranno i greci? Alla fine, la Fraport ha versato un miliardo e 234 milioni di euro, più una quota di 23 milioni di euro che erogherà ogni anno Atene. In pratica, per 40 anni i tedeschi gestiranno gli aeroporti della Grecia, mentre lo stato greco incasserà meno di un terzo dei guadagni, ma senza avere alcun ruolo nella gestione.

Per la cronaca, la Grecia, per pagare i ‘debiti’ deve ancora vendere circa 50 miliardi di propri beni. Non è difficile capire chi li acquisterà. Di fatto, con l’Unione Europea dell’Euro, i greci sono diventati i ‘camerieri’ dei tedeschi in casa loro. E Tsipras, l’uomo che voleva “un’altra Europa?”.

Tace. Lo hanno messo lì per tacere e acconsentire. Un esponente del sempre più ridicolo ‘Socialismo europeo’ messo a capo di un Paese – in questo caso la Grecia – per consentire ai tedeschi di prendersi, pezzo dopo pezzo, la Grecia. Per chi non l’avesse ancora capito, a questo serve oggi il PSE: un partito-scendiletto al servizio dei tedeschi.

Hitler, negli anni ’30 del secolo passato, perseguiva, alla fine, con le armi gli stessi obiettivi della Germania di oggi.

Oggi, invece, la Germania utilizza la ‘presunta’ Unione Europea e una moneta unica gestita in modo criminale. E’ cambiato l’ordine degli addendo, ma il prodotto è immutato.

Tutti siamo d’accordo sull’Europa dei popoli: ma questa non è l’Europa dei popoli sognata dal socialisti e dai liberali europei degli anni ’50 e ’60 del secolo passato. L’Europa ‘unita’ di oggi è un ‘lager’ gestito da banchieri e finanziari dove alcuni Paesi (Germania e Paesi del Nord Europa) stanno massacrando alcuni Paesi del Sud Europa (Grecia e Italia).

Attenzione: non siamo solo noi a preoccuparci di questo: anche un grande scienziato tedesco – Matthias Rath – ha messo in guardia i suoi concittadini dai pericoli di una Germania tutta proiettata sugli interessi meramente economici, come potete leggere e approfondire qui di seguito:

L’Europa dell’Euro è un progetto criminale: le parole del grande scienziato tedesco, Matthias Rath (video)

Per certi versi – torniamo a ribadirlo – quello che sta succedendo oggi è molto simile a quanto succedeva negli anni ’30 del secolo passato, quando la Germania si preparava alla guerra. Anche allora, come oggi, in tanti sottovalutavano il pericolo. Tutti sappiamo come andò a finire. Insomma, per dirla in breve: l’operazione aeroporti è solo un primo passo della Germania odierna: di passi ne arriveranno altri…

Da cosa lo deduciamo? Per esempio, dalle grandi manovra sulla Banca Centrale Europea (BCE). Leggiamo, a tal proposito, sul sito Un’Europa diversa:

“Un’Europa definitivamente ‘berlinizzata’ e un’Italia kaputt: quello che avremo dal novembre del 2019, se la Merkel riuscirà a portare Jens Weidmann, suo ex consigliere e oggi numero uno della Bundesbank, sulla poltrona di Draghi 8Mario Draghi, attuale numero uno della BCE ndr). Finora la presidenza della BCE non è mai andata a un tedesco, proprio per evitare che il Paese economicamente e politicamente più forte avesse in mano anche la leva della Banca Centrale. Una regola non scritta, che però è diventata obsoleta nel nuovo ordine europeo, dove chi comanda non intende più nascondersi. Così a Berlino hanno rotto gli indugi”.

“La nomina di Weidmann – prosegue l’articolo – è un pezzo essenziale del mosaico e le probabilità che vada in porto sono alte. Olanda, Francia e Italia hanno già avuto un uomo ai vertici BCE e dunque sono fuori gioco; la Spagna a questo giro pare accontentarsi della vicepresidenza e i Paesi del Nord Europa fanno blocco con la Germania. Per l’Italia è iniziato così il conto alla rovescia. I messaggi che Weidmann ha inviato in questi anni non lasciano illusioni. Ha detto che le aspettative sul risanamento dei nostri conti pubblici dopo l’entrata nell’euro sono ‘andate deluse’. Che abbiamo violato il patto di stabilità più volte. In aperta polemica con Draghi ha sostenuto che il quantitative easing è stato un trucco per aiutare Roma”.

“Nel 2011 la Merkel – leggiamo sempre su Un’Europa diversa – forzò la mano per imporlo alla guida della Bundesbank per garantirsi il controllo della Banca Centrale. Il settimanale Der Spiegel lo dipinse come «un leale, efficiente e silenzioso servitore della cancelliera». Anche da banchiere, ha riservato la sua rigidità in esclusiva all’Italia e a pochi altri Paesi. Molto più accomodante nei confronti delle banche tedesche. L’Italia, debole e indebitata, non avrà la forza di opporsi. Ci dovremo rassegnare ad un’altra ondata di sacrifici con l’inizio della prossima legislatura. Un dubbio a questo punto: è casuale il fatto che stiamo per adottare la stessa legge elettorale di Berlino? O è un modo per attenuare le differenze e consentire una colonizzazione più immediata?”.

A chi toccherà dopo la Grecia? Con molta probabilità all’Italia e, in particolare, come già accennato, alla Sicilia. E’ noto che Renzi è legato a doppio filo alla Germania della signora Merkel. E da lì che arrivano gli ‘input’.

E’ per questo che Renzi ha massacrato le finanze regionali? La domanda è legittima. Chi ha un po’ di memoria sa che la Germania, subito dopo la caduta del Muro, lanciò una sorta di ‘Opa’ sulla Sicilia. In quel periodo, stranamente, le miniere di sali potassici della nostra Isola vennero chiuse. Un grande regalo alla Germania, che in questo settore è uno dei leader mondiali.

Qualche anno dopo Tangentopoli – periodo oscuro del nostro Paese con, ancora, l’ombra della Germania dietro – distrusse l’IRI e ridimensionò l’ENI, che in quel momento erano – come ricorda l’economista Nino Galloni – le partecipazioni statali più potenti e più organizzate d’Europa.

In quegli anni la Germania imponeva, attraverso un gruppo austriaco, il sostanziale blocco delle miniere di sali potassici della Sicilia, a cominciare dalla miniera di Pasquasia, in provincia di Enna, e dei giacimenti di sali di potassio – ancora oggi intatti – custoditi nelle ‘viscere’ dei territori della provincia di Agrigento.

Anche in questo caso, questa non è farina del nostro sacco: il ruolo di un noto gruppo tedesco in Sicilia venne denunciato da un vibrante discorso tenuto a Palazzo Reale – sede del Parlamento siciliano – dall’onorevole Guido Virzì, in quegli anni esponente di spicco di Alleanza nazionale.

Oggi gli austriaci ritornano in Sicilia: e ritornano, guarda che caso, in provincia di Agrigento con una speculazione targata ADLER a Torre Salsa, in un splendido tratto di costa che fa capo al Comune di Siculiana, con la ‘benedizione’ della sinistra siciliana e degli ambientalisti a ‘corrente alternata’.

Tutto si tiene, nella Sicilia governata dagli ascari…


* Fonte: Time Sicilia

martedì 2 maggio 2017

ALITALIA: ECCO PERCHÉ LA NAZIONALIZZAZIONE È L'UNICA SOLUZIONE di Filippo Burla

[ 2 maggio 2017 ]

Qualche mese di commissariamento sotto l’egida del ministero dello Sviluppo, l’ennesimo prestito-ponte e poi la cessione o, peggio, la liquidazione degli attivi. 

Qualunque sia la strada scelta per Alitalia, nella migliore delle ipotesi si tratterà di una svendita. A carico del contribuente peraltro, dato che dopo i 2 miliardi di cui lo Stato si è fatto carico nel 2008 (per tacere dei precedenti) arrivano nuove risorse per traghettare la compagnia verso lo smembramento. E a pagare, alla fine, è sempre pantalone anche la proprietà pubblica non é più tale da quasi 10 anni.

Si potrebbe liquidare così tutta la faccenda, non fosse per un piccolo particolare: Alitalia non è una società “qualsiasi”, per cui dopo il minimo sindacale del sostegno pubblico è lecito – in caso di oggettive difficoltà nel proseguire l’attività – lasciarla al proprio destino. Non la è perché dà lavoro, fra diretto e indotto, ad oltre 20mila persone. Non la è perché le ricadute positive (le cosiddette esternalità) dell’attività di una compagnia aerea sono talmente delicate ed al contempo economicamente rilevanti da non poter considerare Alitalia in sé e per sé, ma necessitando allo scopo di una visione d’insieme.

Ragioniamoci. Parigi e Londra cosa hanno da offrire dal punto di vista turistico e culturale? Molto, è vero, ma anche mettendole insieme non faranno un quinto di ciò che può offrire Roma. Eppure, la città eterna fa rispettivamente la metà dei turisti rispetto alla City e il 40% in meno rispetto alla capitale francese, che pure sconta un calo legato al terrorismo. Solo una questione di decoro urbano ed efficienza delle infrastrutture? Anche, ma la colpa non può essere scaricata esclusivamente sulle spalle delle ultime amministrazioni, da Alemanno alla Raggi passando per la parentesi Marino. Sarebbe comodo, ma porta fuori strada. Il problema, o uno dei tanti, sta in realtà più a monte. E ha a che fare con l’inaccessibilità internazionale dell’Italia, che non ha un hub aeroportuale paragonabile a quelli di altre grandi capitali europee. Risultato? Se un turista dell’altra parte del mondo deve far scalo a Parigi o Londra per arrivare a Roma, è più che probabile che per comodità resti nelle prime due.

A questo, fra le altre cose, ha portato la dissennata gestione di Alitalia. Etihad doveva rappresentare la svolta, con centinaia di milioni pronti per investire laddove la gestione precedente non aveva osato, vale a dire nelle rotte a lungo raggio. La flotta è stata sì potenziata, ma con soli tre nuovi aerei per voli intercontinentali, che dovevano essere rimpinguati dal nuovo piano industriale. Il quale parlava di 8 velivoli aggiuntivi, numero poi diventato 14 per un “errore di battitura” (testuali parole) sulle diapositive della presentazione. L’impressione è che la cifra fosse in realtà più vicina al primo numero, dato che i miliardi messi sul piatto per a ricapitalizzazione erano due e a voler essere generosi è dura scendere sotto i 250 milioni di euro per un Airbus 330 (o superiori) o un Boeing 777. Poi non c’è da meravigliarsi se i lavoratori votano contro, dato che le prese in giro fatte di promesse mirabolanti negli ultimi anni – ultima quella dopo l’ingresso di Etihad, che parlava di ritorno all’utile nel 2017 – ormai non si contano più.

Passata dunque la sbornia da privatizzazione con un risveglio brusco e finita alle ortiche anche l’opzione capitali stranieri (che solo in quanto tali sembrano debbano possedere virtù taumaturgiche che invece quelli nazionali non hanno), cosa resta? Resta che senza un intervento diretto dello Stato non solo lasciamo a casa 20mila persone – che in tempi di disoccupazione stabilmente ben oltre il 10% è un ulteriore colpo alla nostra economia – ma cediamo in mani straniere un’altra, l’ennesima realtà industriale italiana, senza alcuna garanzia sul futuro e rinunciamo contestualmente ad un asset che definire strategico è quasi riduttivo. Poi certo, va ripensata globalmente una strategia fino ad oggi fallimentare e che anche senza sindacati, raccomandazioni e clientelismi, tagliando tutti i rami secchi e pure con il prezzo del carburante a zero mai avrebbe pagato. Ma questo, come si suol dire, è un altro discorso.


* Fonte: il primato nazionale

venerdì 10 marzo 2017

VICENDA ALITALIA: CONFERENZA PUBBLICA A ROMA IL 14 MARZO

[ 10 marzo ]

I precedenti articoli sulla lotta in Alitalia:

- «NAZIONALIZZARE ALITALIA!»
GRANDE SUCCESSO DELLO SCIOPERO A FIUMICINO
- ALITALIA: «La cosa più bella che ho visto in 9 anni di aeroporto» di Daniele Moretti
- L'intervento di Fabio Frati e la posizione della CUB Trasporti


Qui sotto la grafica dell'importante conferenza pubblica di Martedì 14 marzo a RomaALITALIA




martedì 29 luglio 2014

VERTENZA ALITALIA: ECCO LA VERITÀ! di Cub Trasporti

29 luglio. Riceviamo e volentieri pubblichiamo. 

ARROGANTE CON I LAVORATORI E DEBOLE CON I “PATRIOTI” RENZI RICATTA LA CATEGORIA E MINACCIA IL FALLIMENTO: un armamentario di ridicole argomentazioni, usato per nascondere la volontà di COLPIRE I LAVORATORI ANCHE IN UN COMPARTO OVE LA CRISI NON ESISTE.

Azienda e Governo non vogliono proprio lasciarsi sfuggire l’occasione di licenziare, tagliare i salari e precarizzare ulteriormente l’occupazione anche nel comparto aereo-aeroportuale-indotto.

ALTRO CHE PIANO DI DIFESA E DI TUTELA DEI LAVORATORI!

Alitalia è diventata il banco di prova in cui misurare la prepotenza di questo Governo nell’imporre, a “spese” della categoria e dei salari-diritti-occupazione, ulteriori privatizzazioni e la svendita del nostro Paese agli speculatori “nostrani” e “stranieri”.

PATETICO IL BALLETTO DEI SINDACATI FIRMAIOLI

CislUilUgl e i sindacati di Piloti e AA.VV. firmano migliaia di esuberi e le esternalizzazioni mentre Cgil ed Usb, pur non sottoscrivendo l’Accordo Quadro, restano immobili ed in silenzio per non disturbarne l’applicazione (...la Cgil ha revocato lo sciopero e l’Usb lo ha mantenuto “segreto”).
Subito dopo però, in risposta alla pretesa padronale di fare cassa sulle spalle dei lavoratori, CgilCislUgl ed Usb, diventando “paladini della miseria” e sottoscrivono un pesante taglio salariale fino a dicembre 2014 nonchè un rinnovo del CCNL dal 2015 senza un euro di arretrati (...dopo tre anni e mezzo di mancato rinnovo del contratto!).
Tutto ciò mentre mentre la Uil e le Ass. di Piloti e AA.VV., pur non aderendo all’intesa della “miseria”, restano immobili, richiedendo una consultazione solo sui tagli salariali!.

REFERENDUM BOICOTTATO: UNA CHIARA RISPOSTA DALLA CATEGORIA


ù Ridicoli i commenti di CgilCislUgl ed Usb sull’esito di un referendum boicottato e respinto dall’intera
categoria (volo e terra)...un BOICOTTAGGIO totale come proposto e indicato nei comunicati distribuiti in categoria dalla Cub Trasporti, unica sigla a scioperare il 20 luglio 2014!.
CgilCislUgl, dopo aver ubbidito al diktat di Del Torchio-Colaninno (...che meraviglia vedere ai seggi i sindacalisti insieme ai rappresentanti della gestione del personale “spuntare” le liste degli aventi diritto al voto!), tentano di ribaltare l’esito delle votazioni e si inventano la scusa del referendum ”abrogativo”: UN ESPEDIENTE INUTILE E RISIBILE, in contraddizione con quanto cgilsisluil- confindustria hanno definito all’inizio dell’anno in materia di rappresentanza (...un’altra pagina oscura della storia del movimento sindacale italiano!).
L’Usb, invece, rifiuta l’esito della consultazione denunciandone la parzialità ma, pur di confermare la validità della firma apposta sull’intesa della “miseria”, indice le assemblee dei soli iscritti (sic!).

LA DEMOCRAZIA CALPESTATA

La vicenda del referendum Alitalia segue solo di pochi giorni quanto successo in Sea Handling, presso gli aeroporti di Linate e Malpensa: dopo che i lavoratori hanno bocciato tramite un referendum un accordo sottoscritto da CgilCisluilUgl e Usb (...tagli ai salari ed ai diritti a chi, verrà “traslocato” nella nuova società!), l’intesa è stata invece confermata da quelle stesse sigle che, a braccetto con l’azienda, hanno proceduto ad una fantomatica raccolta di firme per smentire l’esito delle stesse votazioni e la bocciatura referendaria dell’accordo!!!
Una vicenda squallida ed emblematica..Alitalia: prosegue il gioco delle parti aziendal-sindacali-istituzionali
ma a pagare sono i lavoratori: VERGOGNA!

PERCHE’ FIRMANO TUTTO? 

PERMESSI E DISTACCHI SINDACALI: PER LORO SONO UN VERO TESORO!
Licenziamenti, tagli salariali e normativi per i lavoratori, permessi per i sindacalisti compatibili. Mentre il lavoratore sgobba, la CASTA DEI PARASSITI se la gode... Mentre chi lavora sputa il sangue questi signori passeggiano... Mentre c’è chi fa turni impossibili, questi “rappresentanti”, che hanno concordato quei turni infami con l’azienda, si alzano dal letto quando gli va...
Qualsiasi sindacalista che osi contrastare l’azienda e i propri vertici sindacali viene rimesso subito in produzione..: ECCO PERCHE’ FIRMANO TUTTO !!!

NO AL SINDACATO DEI TAGLI E DELLA MISERIA: LA RAPINA IN CIFRE


A maggio 2015, un lavoratore al III livello, quando partirà l’erogazione della prima trance di aumento contrattuale di 50 Euro, sarà costretto a rinunciare a circa 6.800 euro lordi di arretrati maturati dal 2012 e dovrà accontentarsi di un misero aumento, ben al di sotto dei quasi 180 Euro mensili che gli indici governativi sull’inflazione avrebbero previsto. Un danno enorme a cui si aggiunge la beffa del “prelievo forzoso” sulle retribuzioni del 2014: per la prima volta invece di percepire gli arretrati del contratto dovremo pure versare un obolo.

ETIHAD ULTIMA SPIAGGIA? 
SI DRAMMATIZZA SOLO PER LICENZIARE E TAGLIARE I SALARI

La Cub Trasporti ha sempre sostenuto che per Alitalia, come per l’intero Trasporto Aereo, UN ALTRO PIANO ERA ED È POSSBILE: sarebbe necessario che l’investitore pubblico tornasse ad esercitare la propria funzione, tutelando un settore strategico, nonché l’occupazione, evitando invece di fare “terrorismo da operetta” e di porre dei ridicoli ed inutili ultimatum.
Peraltro è chiaro che non sarà colpa dei lavoratori se il passaggio nelle mani di Etihad fallirà: ci sono scaramucce tra gli azionisti, con l’annessa pretesa di nazionalizzazione i debiti da parte delle banche! Questo si denaro pubblico sperperato senza alcun ritorno sociale ed industriale ma a tutela di privatissimi interessi.
IL TRASPORTO AEREO NON È IN CRISI ED È UN INVESTIMENTO REDDITIZIO!
E’ però altrettanto legittimo che una categoria che opera in un comparto florido ed in espansione
(+10,3% traffico pax e +16,6% traffico merci nel periodo 2009-2013, nonchè +3,5% traffico pax e +5,1% traffico merci nei primi 6 mesi del 2014 su 2013) tenti di respingere “i sacrifici” richiesti, peraltro propedeutici alla svendita di un settore strategico per il nostro paese.

E’ SOLO SFRUTTAMENTO!!!

Alitalia non ha personale in esubero. A giugno 2014 Alitalia ha utilizzato circa 1300 precari, da anni in attesa di una stabilizzazione che non si è ancora concretizzata, pur di continuare a mantenere sotto ricatto un esercito di giovani e meno-giovani lavoratori senza diritti e sottopagati.
La Cub Trasporti a breve organizzerà in Alitalia e nell’intero Trasporto Aereo ulteriori iniziative contro la PRECARIETÀ, i licenziamenti ed i tagli salariali e normativi.
In Alitalia monitorerà l’applicazione dei recenti accordi, dando mandato ai propri avvocati di preparare le iniziative legali necessarie per recuperare l’indebito saccheggio salariale e per difendere il personale che verrà colpito da inaccettabili discriminazioni.

Passa dalla tua parte. Organizzati con la Cub Trasporti!
Fiumicino 29 luglio 2014

Cub Trasporti – via Cavour 101 tel 0648029250 fax 064828857 email: cub_trasporti@libero.it 3881118557 – 3939103997 – 3939054780 – 3381049862 - 3281913419

PASSA DALLA TUA PARTE...ORGANIZZATI CON LA CUB TRASPORTI

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