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lunedì 19 novembre 2018

CON I FORCONI FRANCESI

[ 19 novembre 2018 ]

La Francia è scossa dalla protesta dei "Gilet gialli", a cui questa redazione rivolge la propria solidarietà.
Un movimento spontaneo, cioè sorto dall'iniziativa — petizione on line — di centinaia di cittadini "senza partito" per cancellare il rialzo dei prezzi dei carburanti. Con generale sorpresa il movimento si è subito allargato a macchia d'olio (2mila azioni e blocchi sabato scorso!), con roccaforti, non è un caso, nelle zone economicamente depresse — anche la Francia ha il suo Mezzogiorno.

In parallelo all'estensione geografica il movimento ha radicalizzato la sua protesta, diventando squisitamente politica e anti-sistema: contro il governo, contro Macron, contro la globalizzazione.



All'ultimo momento anche le forze politiche populiste, di destra e sinistra, l'ex Fronte Nazionale della Le Pen e La France Insoumise di Mélenchon, hanno tentato di mettere il cappello. Il primo ministro Edouard Phlippe ha affermato che il governo non farà marcia indietro, nella speranza che la protesta si sgonfi, come accaduto con i "berretti rossi" nel gennaio 2013 , e "nuit debout" nell'aprile 2016.

Vedremo.


Nel frattempo i media di regime francesi (ed a ruota quelli europei) hanno lanciato (come poteva essere diversamente?) una campagna di sputtanamento. Così vengono ingigantiti alcuni incidenti accaduti nei blocchi: l'insulto ad una, dicasi una!, automobilista di colore, oppure il caso di una donna costretta a togliersi il velo, ed infine (poteva mancare?) il "sessismo" — insulti a Macron considerato gay. Dulcis in fundo, l'accusa al movimento di essere retrogrado perché antiecologico.

Che nel fiume in piena del movimento popolare di protesta confluiscano i mille rivoli del disagio sociale, quindi, se non proprio rivendicazioni, anche sentimenti e atteggiamenti sbagliati e reazionari, è fisiologico, tanto più dopo decenni di lobotomizzazione delle menti, di annientamento della coscienza socialista, di culto dell'individualismo qualunquista e antipolitico.



Un fenomeno simile a quello dei "gilet gialli" lo avemmo in Italia col "Movimento 9 dicembre" del 2013. Anche allora la protesta nacque pressoché spontaneamente sulla spinta di quello siciliano dei "Forconi" del gennaio 2012, di cui adottò la modalità di lotta dei blocchi stradali. E anche allora, come per i "gilet gialli" nel fiume della protesta confluirono tanti rivoli, alcuni anche contaminati. Allora non solo la sinistra politicamente corretta (leggi liberista) si scagliò contro la protesta satanizzandola, ma pure la gran parte di quella radicale e antagonista. Era quello il segnale del suicidio delle sinistre, sempre più arroccate nei loro fortilizi identitari e sempre più distanti dalla realtà.

Un errore clamoroso che La France Insoumise per fortuna non ha fatto..







mercoledì 14 dicembre 2016

"FORCONI": UN GESTO FASCISTA?

[ 15 dicembre ]

No, nemmeno. Quello del simulato arresto di Osvaldo Napoli —per altro nemmeno più parlamentare— è un gesto goliardico, è una pagliacciata. 

Ma una pagliacciata politica, compiuta da quel cripto-fascista pontino Danilo Calvani che fu una delle cause della frattura prima e dell'implosione del Movimento 9 dicembre del 2013 —che tentò malamente di seguire la strada dei Forconi siciliani.

Noi, che a nostro modo sostenemmo la mobilitazione del 9 dicembre 2013, con l'inquietante personaggio Calvani facemmo i conti ben presto. Un movimento che senza dubbio subì tentativi fascisti di infiltrazione e di cui il Calvani fu consapevole vettore.
Ma, appunto, Danilo Calvani era una cosa, il Movimento del 9 dicembre che raccolse l'eredità dei Forconi siciliani, un'altra. Non ci fu facile spiegarlo a tanti che lanciarono contro tutto quel pezzo di cittadini incazzati l'anatema: "Fascisti!".

Ma per quanto pagliacciata, quella avvenuta ieri nei pressi di Montecitorio è, come detto, di natura politica. 

I primi commenti della stampa di regime la riducono all'azione dimostrativa di qualche "svitato", sottovalutano però ( o fan finta di farlo) ciò di cui l'azione è spia. Spia di un malessere sociale profondo, che sta diventando rabbia dilagante, e che prima di diventare sollevazione, rivolta di massa, potrebbe essere preceduta da gesti di "svitati", di "folli".
Una scintilla che incendi la prateria verrà, statene certi.
Chi ha sale in zucca si dia da fare affinché questa scintilla non sia accesa da sicofanti come Danilo Calvani.

giovedì 15 maggio 2014

TORINO: ANCORA ARRESTI PER IL 9 DICEMBRE

15 maggio. Il 13 Maggio, a Torino, sono scattati quattro arresti domiciliari e un obbligo di firma. Si tratta di misure cautelari eseguite dalla polizia di Torino nei confronti di cinque giovani ritenute responsabili degli incidenti avvenuti lo scorso 9 dicembre, in occasione della protesta, dilagata in tutto il paese e definita dai media dei Forconi.

Le accuse sono di resistenza e lesioni aggravate. Le misure, eseguite dalla DIGOS,  hanno colpito due compagni del Centro sociale Askatasuna, mentre gli altri sono ultrà della Juventus (tifoseria notoriamente di estrema destra). Si tratta di  Tommaso Rebora, 23 anni, Simone Crapa, 22 anni, Giuseppe Fico, 23 anni e Simone Graziani di 20 anni. Una quinta persona, di 38 anni, accusata di violenza privata in concorso, è stato sottoposto all'obbligo di presentazione bisettimanale alla polizia giudiziaria.

Contrariamente a quanto affermato da alcuni babbei —gli stessi che liquidarono la protesta del 9 dicembre come "fascista" e "reazionaria"—, queste non sono né le prime né le uniche misure vendicative e repressive messe in atto per colpire quello che è stato il 9 dicembre.
9 dicembre: il blocco a Soave

A parte i recenti, scandalosi arresti di Patrizia Badii e Lucio Chiavegato, esponenti di spicco del Movimento 9 dicembre, secondo un'accusa giudiziaria interamente montata e costruita ad arte, ricordiamo anche le 20 misure cautelari avvenute tra Barletta e Andria nel gennaio scorso  —per non parlare delle diverse denunce in diverse città e di inchieste tutt'ora aperte.


Noi riteniamo che il 9 dicembre sia stata una prima avvisaglia, una prima, timida spallata al regime, e che la prossima sarà più potente, meglio organizzata, e sbirri e magistrati non potranno fermarla.

Volentieri pubblichiamo il comunicato del Collettivo Universitario Autonomo di Torino, il collettivo di cui fa parte Tommaso Rebora. Lo leggano, e imparino la lezione, i babbei. Che considerino "fascisti" pure i compagni di Askatasuna? Esageriamo a qualificare certi sinistrati dei babbei? Leggere per credere 
a quali contorsioni possono ricorrere i dogmatici pur di non ammettere di non aver capito un'acca, non solo del 9 dicembre, ma della realtà sociale del nostro Paese.
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Il comunicato stampa dei compagni torinesi

Tommi libero subito! Liberi tutti!
«A cinque mesi dal 9 dicembre polizia e magistratura hanno confezionato una risposta repressiva a quei giorni di rabbia e ribellione che hanno bloccato la città e fatto tremare diverse poltrone del potere torinese. Dopo la notizia di un paio di giorni fa della condanna a sei mesi ad un manifestante che aveva partecipato ai blocchi stradali di quei giorni di dicembre, questa mattina sono scattate le denunce per altre sei persone, quattro delle quali con misura cautelare degli arresti domiciliari e una con obbligo di firma. Tra di loro in particolare c’è Tommaso, militante del Collettivo Universitario Autonomo, che da anni si spende generosamente nelle lotte degli studenti ed ora è sottoposto agli arresti domiciliari con il divieto di comunicazione con l’esterno.
Il 9 dicembre e le giornate successive migliaia di torinesi (da diversi quartieri, lavoratori, disoccupati e studenti) hanno partecipato ai blocchi, hanno assediato il palazzo della Regione contro i politici che pensano solo alla loro poltrona e a fare favori ai loro amici potenti. Le strade di Torino sono state invase da una composizione eterogenea che ha gridato la rabbia di chi vive in una città che si impoverisce, di chi perde il lavoro o è strozzato dalle tasse, dei giovani che vedono nel futuro solo disoccupazione e miseria. Nella
Torino 9 dicembre: gioventù proletaria protagonista
difficoltà di affrontare una situazione tanto estesa e variegata, la questura ha colpito solo un numero relativamente piccolo di persone riconducibili a collettivi, all’area antagonista o al mondo dello stadio, con l’intento di rappresentare quelle giornate come frutto di forze organizzate o della prevedibile natura criminogena di minoranze devianti e pericolose. D’altra parte proprio leggendo l’ordinanza di custodia cautelare si vede che cinque indagati su sei sono giovanissimi nati tra il 1990 ed il 1994, provenienti da diversi quartieri di Torino o dalla sua cintura, a testimoniare il ruolo di protagonisti avuto da tanti giovani che vivono un presente di merda e non vedono un futuro migliore. Non saranno queste misure cautelari che potranno fermare la voglia di lottare e lo dimostreremo l’11 Luglio in occasione del vertice europeo per la disoccupazione giovanile.
Non possiamo che esprimere solidarietà a chi è stato colpito da questi provvedimenti per aver espresso la propria rabbia ed aver lottato per cambiare le cose in un paese che sembra immobile di fronte allo schifo che politici, banche e potenti stanno facendo sulla nostra pelle!».
Tommi libero subito!
Liberi tutti!
Collettivo Universitario Autonomo – Torino

lunedì 10 marzo 2014

MOVIMENTO (9 DICEMBRE) IN PEZZI

10 marzo. Chi ci segue assiduamente sa che come Movimento Popolare di Liberazione sostenemmo la rivolta dei Forconi siciliani del gennaio 2012. E sa anche che abbiamo partecipato alle proteste iniziate il 9 dicembre. Che fine hanno fatto i Forconi? Che fine ha fatto il Movimento 9 dicembre? Dopo la forte spinta iniziale, senza aver portato a casa alcun risultato tangibile, esso ha subito l'inevitabile rinculo. Quest'ultimo ha fatto poi letteralmente esplodere le contraddizioni al suo interno e alla fine è andato in pezzi. I diversi leader sono andati ognuno per la sua strada. Lo spaccone Calvani, dopo le sue fallite marcette velleitarie su Roma, è sparito. Il veneto Chiavegato si è costruito la sua parrocchietta per poi finire a braccetto coi fascisti di Forza Nuova. Il siciliano Mariano Ferro insiste nel presentarsi al potere col cappello in mano ad elemosinare qualche regalia. La grande maggioranza degli attivisti non ha seguito né gli uni né gli altri.


Nel frattempo, il 16 febbraio, si svolse una partecipata assemblea autoconvocata in cui si tentò di dare a ciò che restava del Movimento, un più chiaro indirizzo politico e, possibilmente, una direzione nazionale democratica e rappresentativa. Da quell'assemblea emerse un gruppo nazionale di lavoro che si sperava avrebbe avuto la capacità di salvare il salvabile. Un tentativo che non sembra avere successo. Proprio in quell'assemblea emerse la proposta di un'iniziativa congiunta di protesta, ovvero l'occupazione simultanea del più vasto numero di sedi del Partito democratico. 
Perugia: delegazione del 9/12 affronta Leonelli segretario regionale del Pd

La proposta venne fatta quando ancora c'era lo sputtanato governo Letta. Poi è arrivato Matteo Renzi. Siccome il bersaglio era cambiato, visto che tanti cittadini in cuor loro sono caduti nella trappola di Renzi (l'illusione che il nuovo primo ministro cambierà davvero musica), si era davanti al bivio: confermare l'iniziativa di protesta? Posticiparla? annullarla? Il gruppo nazionale di lavoro ha deciso di confermarla per venerdì 7 marzo. Ma si doveva rimodularla. Così è stato deciso di "andare a trovare il Pd" consegnando una Lettera aperta a Matteo Renzi (che pubblichiamo qui sotto). 

La Lettera aperta costituisce un documento di grande valore politico. Purtroppo l'iniziativa di protesta verso le sedi del Pd non ha avuto l'ampiezza sperata. Si pensava che almeno una quindicina di città capoluogo sarebbero state coinvolte. Purtroppo sono state coinvolte solo Varese, Bergamo, Perugia e Salerno.

Lettera aperta a Matteo Renzi, Presidente del Consiglio
«Ci vediamo costretti ad occupare in diverse città le sedi del suo partito per far sentire la voce di milioni di italiani che il vostro sistema economico e politico ha gettato sul lastrico

Lei ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Non ha la nostra.

Il buon giorno si vede infatti dal mattino. Lei aveva assicurato che non sarebbe mai andato al governo senza elezioni. Invece è diventato Primo ministro grazie al più sordido e antidemocratico inciucio di palazzo. Se ciò è stato possibile è perché Lei ha l’appoggio dei poteri oligarchici europei e italiani, gli stessi che hanno portato il Paese allo sfascio.

Tuttavia Lei, all’atto di chiedere la fiducia alle Camere ha ripetuto più volte che il suo sarà il governo della “svolta radicale”. Dobbiamo prenderla in parola, visto che di una “svolta radicale” il Paese ha bisogno come il pane. Una “svolta”, tanto più se “radicale”, significa cambiare strada, anzi invertire la rotta rispetto alle politiche di sterminio economico sin qui seguite.

Una “svolta radicale” implica, nello spirito della nostra Costituzione, adottare subito alcune misure d’emergenza per sostenere i cittadini che sono stati abbandonati e per porre fine alla catastrofe economica e sociale.

Noi chiediamo che nei primi cento giorni che il Suo governo adotti queste 7 misure:

1) Lanciare un Piano nazionale per il lavoro contro il dissesto idrogeologico, per il risanamento anti-sismico e di edilizia scolastica e popolare, per l’energia da fonti rinnovabili;

2) Avviare un Piano di assunzioni nei settori pubblici sotto organico: anzitutto sanità e scuola;

3) Istituire un reddito minimo garantito di 700 €, con un assegno mensile ai 6 milioni di disoccupati e adeguando le pensioni di coloro che sono attualmente al di sotto di questa soglia;

4) Ridurre del 50% le tasse antipopolari come l’Iva e quelle sulla prima casa e sugli immobili strumentali alla produzione (Tasi, Tari e Imu);


5) Congelare le cartelle Equitalia per chi è in difficiltà economica, bloccare tutte le esecuzioni forzate, sancire l’impignorabilità della prima casa e degli strumenti di lavoro;

6) Promuovere un Piano per la protezione dell’agricoltura nazionale, se necessario adottando dazi protettivi sulle importazioni, anzitutto dei prodotti Ogm;

6) Istituire una banca pubblica per erogare crediti alle piccole imprese artigiane, industriali e dei servizi.

Quante risorse occorrono? E dove reperirle?

Secondo i nostri calcoli occorrono all’incirca 150 miliardi di euro.

Possono e debbono essere reperiti:

(1) Dichiarando una moratoria sul debito pubblico verso la finanza speculativa e bancaria, con un risparmio annuo immediato sugli interessi di circa 80 Mld ;

(2) Con una imposta del 2,5% sui grandi e medi patrimoni mobiliari.

Non ci risponda anche Lei che “l’Europa non ce lo consente”!

Sono proprio i vincoli europei che ci hanno portato nell’abisso. Siamo stanchi di fare la fame per tenere in piedi una moneta unica traballante e un’Unione in mano alle grandi banche d’affari.

Se Lei, come chi l’ha preceduto, agirà come una marionetta dei poteri forti, si faccia da parte, e lasci che il popolo italiano riconsegni al Paese la sua sovranità, economica, monetaria, politica e democratica».

Gruppo 9 dicembre -Marcia della Dignità – Popolo Sovrano 


Qui sotto le immagini della protesta a Varese

venerdì 7 febbraio 2014

FUOCO DI PAGLIA? Che fine ha fatto il Movimento 9 Dicembre?

Torino, 10 dicembre
7 febbraio.  
Ogni movimento popolare, se non ottiene la vittoria, simbolica se non sostanziale, dopo il suo picco, è destinato al riflusso. Quello del 9 dicembre non poteva fare eccezione. Abbiamo sottolineato il suo punto di forza: la sua natura di movimento politico che metteva in discussione non solo il governo ma l'intero sistema. Diversi i suoi punti di debolezza, tra cui tre in particolare: (1) che esso non è riuscito a mobilitare il mondo del lavoro dipendente, (2) che si è illuso di poter "mandare tutti a casa e subito"e (3) una direzione nazionale "fai da te" del tutto inadeguata a sostenere una simile sfida.

Era velleitario pensare che sarebbe scattata "la rivoluzione italiana". Nessun popolo insorge se non considera maturi i tempi, se non ritiene di avere una nuova classe dirigente da mettere alla guida del paese.

Così, mentre il gruppo di coordinamento nazionale è andato presto in pezzi —il primo casus belli fu la manifestazione del 18 dicembre a Roma indetta per conto suo dal losco Danilo Calvani e aperta ai rottami fascisti—, dopo almeno due settimane di agitazione, i 130 e passa presidi smobilitavano inesorabilmente.

In questo contesto il presidio di Perugia già il 16 dicembre, metteva in guardia dai rischi di sfascio e proponeva agli altri comitati di svolgere un'assemblea nazionale allo scopo di fare il punto, e di eleggere un nuovo coordinamento nazionale.

Dopo aver sentito attivisti di altri presidi quello di Perugia, l'8 gennaio, rompeva gli indugi lanciava ufficialmente l'idea di un'ASSEMBLEA nazionale autoconvovata. La data inizialmente proposta per svolgere l'assemblea era quella del 9 febbraio. Siccome nel frattempo l'ala calvaniana indiceva per lo stesso giorno una manifestazione nazionale (cosiddetto "Cammino per la libertà"), l'assemblea autoconvocata è stata spostata al 16 febbraio.

Proprio in merito a questa nuova imminente iniziativa di Danilo Calvani il Comitato di Perugia, confermando l'assemblea nazionale del 16 febbraio, ha emesso questo giudizio politico spiegando perché non aderisce:

«Il Comitato 9 dicembre di Perugia non aderisce al cosiddetto “Cammino per la Libertà” che si concluderà a Roma il 9 febbraio. Spieghiamo perché:

(1) non è un’iniziativa concordata unitariamente dal basso ma solo dalla cosiddetta “ala calvaniana”;

(2) mentre c’è bisogno ti tenere unito il Movimento, quello del 9 febbraio è un atto che lo divide e quindi lo indebolisce;

(3) politicamente parlando si tratta di un’iniziativa velleitaria: si illudono i cittadini che sia possibile qui e ora “mandarli tutti a casa”, mentre la battaglia è ancora lunga e non si vince coi proclami roboanti e con le spacconate;

(4) dal punto di vista organizzativo quella del 9 febbraio è come minimo strampalata che rischia di risolversi in un fiasco;

(5) circolano infine strane voci che la manifestazione possa essere strumentalizzata da forze che si muovono dietro le quinte per torbidi disegni.

In queste condizioni noi preferiamo presidiare i nostri territori, tenere le trincee, rafforzare i legami coi cittadini che ci seguono. Sappiamo che la maggioranza dei comitati locali farà altrettanto.

Ed a tutti loro ci rivolgiamo affinché partecipino all’Assemblea Nazionale che si svolgerà, come previsto, il 16 febbraio a Firenze (Via Giampaolo Orsini, n.44, inizio alla ore 10:00).

Non vogliamo dare vita ad un’altra corrente del Movimento. Vogliamo invece tenerlo unito, battendo frazionismi, personalismi e leaderismi che tanti danni hanno fatto.
Ciò è possibile tenendo fede alla piattaforma originaria del 9 dicembre e sottolineando il suo spirito antagonista ma democratico, e formando un Coordinamento Nazionale unitario ma rappresentativo.
Ciò è possibile solo coinvolgendo tutti gli attivisti ed eleggendo democraticamente un nuovo Coordinamento.

Per questo c’è bisogno di ragionare, di confrontarsi, mettendo quindi fine alle forzature ed ad ogni avventuristica fuga in avanti».

Comitato 9 Dicembre-Perugia

lunedì 9 dicembre 2013

OLTRE IL 9 DICEMBRE

Torino: 9 dicembre 2013
9 dicembre. Possiamo già tirare un primo bilancio di questa giornata di lotta, partita in sordina, autorganizzata, prima silenziata e poi sputtanata e additata al pubblico ludibrio come "mafiosa", "golpista", ed infine "fascista" (la repubblica in prima fila). Nelle cento e passa mobilitazioni sono scesi in strada non meno di 20-30mila cittadini. Un fatto enorme se si considera che queste non avevano alle spalle apparati di alcun tipo, che sono state autorganizzate in poche settimane e con l'aperto boicottaggio dei mezzi di comunicazione.
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Mafiosi, golpisti e fascisti non si sono visti. Ecco quindi che trombettieri di regime tacciono, limitandosi a scarni dispacci, ovviamente stile cronaca nera. Il loro lavoro sporco l'avevano già fatto. Sono pagati per questo.

Che dire di certa sinistra che per giorni, in perfetta sintonia con i media di regime, ha vomitato merda pur di far fallire la giornata di lotta che si è appena conclusa? Quelli di sinistra con un minimo di onestà intellettuale stanno zitti. Forse gli frulla per la testa il dubbio che è stato demenziale condannarla a priori, prendendo a preteso il tentativo disperato di Forza Nuova di parassitare la mobilitazione. Un giorno non lontano capiranno l'errore, quello di aver rischiato di servire ai demagoghi fascisti, su un piatto d'argento, la possibilità di mettersi alla testa della protesta.

Milano 9 dicembre 2013
Questo non è avvenuto. Ed è, in sede di bilancio, il primo dato che emerge e che occorre gridare forte in faccia ai sinistrati che, pur di confermare il loro demenziale rifiuto a gettarsi nella mischia, stanno facendo le pulci alla protesta e, dopo accurata e sbirresca indagine, hanno scoperto che qua e là (un presidio a Roma in particolare) c'erano in piazza esponenti fascisti. E perché non c'eravate a sbarrargli la strada? Che razza di antifascismo è il vostro se, invece di contrastare le pulsioni reazionarie, ve ne state a casa a scrutarvi il naso impotenti?

E questo è il secondo elemento di bilancio. Dalla separazione consensuale tra la sinistra organizzata e la sua base sociale si registra il definitivo divorzio tra quella e la protesta popolare che monta. Una sinistra che non sa più ragionare, che non sa più leggere la realtà sociale, che parla di crisi sistemica ma si rifiuta, prigioniera di consunti miti operaisti, di organizzare e dare voce ai milioni di cittadini che dalle diverse classi sociali sono stati precipitati nella miseria e nella disperazione. Questa sinistra ha deciso per la propria eutanasia, di suicidarsi pur di non farsi "contaminare" da una ribellione che sfugge ai suoi schemi. Lenin si rivolta nella tomba.

Terzo elemento di bilancio. I giovani sono stati la prima linea della giornata nella maggior parte dei presidi e dei cortei, in molti dei cento e passa presidi e cortei. Non i figli di papà che spesso animano le  liturgiche sfilate di sinistra, piuttosto disoccupati, precari, esclusi. I figli di un ceto medio che la crisi sistemica ha proletarizzato. Giovani destinati a mendicare per ottenere un reddito per tirare a campare, ma giovani che hanno deciso di opporsi a questo destino di morte. Giovani che si sono svegliati dal letargo, che han capito che con un potere golpista non ci può più essere alcuna mediazione, che han compreso l'inganno della narrazione europeista. Figuratevi se noi potevamo voltare le spalle a questa nuova generazione!

Quarto elemento di bilancio. I giovani sono stati la prima linea, ma la forza motrice della mobilitazione sono stati i settori della piccola imprenditoria e degli artigiani che l'austerità ha colpito crudelmente. Si poteva in effetti temere che questa tipo di umanità, cascami politici del berlusconismo e del leghismo avrebbe più facilmente abboccato ai discorsi demagogici, reazionari e xenofobi. Inutile negare che queste pulsioni esistono. Ma non sono state questa ultime a dare il segno della protesta, che anche con nostra sorpresa si è svolta all'insegna (come del resto era nei proclami dei promotori) della democrazia e della Costituzione, calpestati da un regime di zombi che oramai obbedisce al più predatorio dei capitalismo globali, quello finanziario e bancario.
Perugia, 9 dicembre 2013

Quinto elemento di bilancio. Lo si può esprimere in poche parole: è stata la prima protesta pubblica, di massa, che ha rivendicato apertamente l'uscita dall'euro e la riconquista della sovranità monetaria. Fino ad ora questa rivendicazione era avanzata solo da alcuni cenacoli internettari, discussa in convegni per addetti ai lavori. La richiesta fuori dall'euro ma anche quella della cancellazione del debito, quelle del rifiuto del pareggio di bilancio e del Fiscal compact,  sono finalmente uscite dalle catacombe, stanno iniziando a circolare in mezzo ai cittadini, che le stanno facendo proprie. Un passo avanti di grande importanza, la cui portata si capirà nel prossimo futuro.

Per concludere. Non ci aspettavamo più di quanto è avvenuto. Non ci illudevamo che sarebbe scattata la "rivoluzione". E' ancora troppo presto. Nessuna "rivoluzione" potrà esserci fino a quando il lavoro dipendente non dissotterrerà l'ascia di guerra. Il momento non è ancora venuto. Verrà. Verrà quando oltre il tunnel ci sarà solo il baratro, quando in osservanza del Fiscal compact si dovranno tagliare gli stipendi di milioni di lavoratori pubblici, e poi di nuovo le pensioni. La sollevazione è inevitabile. Oggi c'è stato solo un primo, timido sussulto. Diamogli continuità.


domenica 8 dicembre 2013

9 DICEMBRE: LO STATO GETTA LA MASCHERA: colpiti da diffida i dirigenti dei Forconi siciliani

8 dicembre. In base alla Circolare del Ministero degli Interni, quella che vieta blocchi e presidi in prossimità di svincoli autostradali, strade, stazioni ferroviarie, porti e valichi di frontiera, alcune questure —sulla base delle particolareggiate ordinanze di divieto emesse dalla prefetture—, hanno addirittura recapitato ad alcuni responsabili della mobilitazione del 9 dicembre (anzitutto quelli che avevano chiesto le autorizzazioni per i presidi), provvedimenti di diffida.

Di che si tratta? Alle vittime del provvedimento è fatto divieto, dalle ore 22:00 di questa sera in poi, di recarsi in numerosi luoghi. Quali? praticamente tutti quelli che prefetture e questure considerano "sensibili", ovvero dove potevano svolgersi assembramenti. Nota bene: ai provvedimenti di diffida si deve fare immediato ricorso al T.A.R. eccependo la violazione degli artt. 7 e 8 L.241/1990 (è la Legge sulla trasparenza amministrativa).

Vittime di queste diffide di questa mattina anzitutto i fratelli del Movimento dei Forconi, quelli che conoscemmo durante la rivolta sicialiana del gennaio 2012: Franco Crupi di Paternò, Giuseppe Scarlata di San Cataldo, Carlo Siena di Catania, Massimiliano Drago di Messina, Sandro Tinirello di Tremestieri Etneo. Ci sono altri diffidati a Ragusa e Siracusa, in pratica tutti i responsbaili del Movimento dei Forconi della Sicilia orientale.

Diffidati anche in Campania, di sicuro i coordinatori di San giuseppe Vesuviano e Ottaviano.
Cercheremo di avere informazioni più precise nelle prossime ore.

Intanto proviamo a riflettere.

Sono legittimi questi provvedimenti unilaterali? Secondo noi non lo sono, sono anzi illegali. Tali eventuali provvedimenti debbono essere infatti circostanziati e motivati, e lo sono nel caso che chi ne è vittima sia considerato recidivo, ovvero abbia compiuto in precedenza atti considerati "illegali" ovveero "Delitti" contro lo Stato, l'ordine pubblico, il buon costume ecc.. Non è questo il caso dei fratelli dei Forconi come Crupi, Scarlata, Siena e gli altri.

Che significano hanno queste diffide?


In quanto dievieti preventivi essi ci riportano alla mente quelli del ventennio fascista. La prassi consueta era che in occasione di cerimonie di regime, o delle festività proibite come il primo maggio, le autorità fasciste "diffidavano" i presunti sovversivi dal recarsi in prossimità dell'evento, o di uscire di casa. Chi contravveniva veniva arrestato.

C'è infatti il fermo di polizia se non l'arresto anche oggi per chi non ottemperi al provvedimento.

Lo scopo di questi soprusi è duplice: (1) decapitare la protesta popolare immobilizzando i suoi organizzatori; (2) intimidire la cittadinanza, dissuadarla dal partecipare alla lotta.

Come dobbiamo rispondere a queste minacce? 

Con sangue freddo, senza perdere lucidità, dimostrando nei fatti che non abbiamo paura. Non si può fare la frittata senza rompere le uova. Le autorità costituite rispondono agli interessi di una plutocrazia parassitaria, era prevedibile che davanti alla nostra avanzata agitassero lo spaventapasseri della repressione. Che ci riescano dipende dalla nostra determinazione, dal nostro coraggio e anzitutto dai rapporti di forza. Se saremo non tanti, ma tantissimi, non c'è repressione che tenga. Nei presidi in cui saremo pochi non dobbiamo tirare la corda, ma dove saremo in tanti allora dovremmo sfidare i divieti. Sempre rispettando la consegna che la nostra rivolta è non-violenta.

Intanto esprimamo subito ai militanti dei Forconi di Mariano Ferro la nostra incondizionata solidarietà. Ci riconosciamo nel messaggio inviato loro da Lucio Chiavegato, uno dei coordinatori nazionali:
«Massima solidarietà per l'abuso di potere che state subendo da parte di uno stato che non esiste, da parte di uno stato mafioso che vi impedisce la protesta pacifica. Siamo tutti solidali con voi e se occorrerà verremo noi da voi». 
Come questo ne stanno circolando centinaia. Facciamo sì che siano migliaia e migliaia! 
Ricordiamoci che il 9 dicembre è solo il primo passo di una lunga marcia. Un nuovo movimento si sta mettendo in cammino. Non giochiamoci tutto ora, consolidiamoci, conquistiamo consenso in settori sempre più ampi della popolazione. 

Ogni sollevazione popolare la comincia un'avanguardia che da l'esempio, ma questa da sola non può vincere. Cuore e testa, passione civile e intelligenza politica, debbono restare sempre collegati.

E ricordiamo ad ognuno il motto: «Chi non ha il coraggio di ribellarsi, non ha il diritto di lamentarsi!».




venerdì 6 dicembre 2013

9 DICEMBRE: ELENCO E MAPPA DEI PRESIDI: SIAMO A 96!

6 dicembre. Domenica sera, alle ore 22:00, iniziano i giochi, scatta la mobilitazione ad oltranza. Il grosso si muoverà da lunedì mattina. In tanti ci chiedono, dalle più diverse zone del Paese, come partecipare, dove si svolgeranno i presidi. A questa sera abbiamo censito 96 tra blocchi, presidi e manifestazioni. Più sotto la mappa e le città. Come ognuno può vedere tutta Italia è investita. Anzitutto al centro-nord.

Molti si lamentano per la deficenze organizzative e  comunicative. Critica giusta, ma si deve capire che questa lotta non ha dietro sindacati o partiti, né  apparati di alcun tipo. La mobilitazione del 9 dicembre è partita, sulla scia del Movimento dei Forconi di Mariano Ferro, da un manipolo di esponenti di categorie sociali in rotta con le loro rappresentanze sindacali e politiche ufficiali, attivisti che poi si sono autorganizzati e federati, camminando sulle loro gambe. da un paio di settimane si vanno aggiungendo altri settori sociali, quelli del lavoro precario e marginale, dei giovani disoccupati, degli esclusi, dei nuovi poveri.

La novità, una strordinaria novità, è che l'appello che indice la mobilitazione non è una lista di rivendicazioni sindacali o categoriali. Si tratta di un manifesto politico che chiama a raccolta il
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popolo massacrato dalla crisi e dalle politiche austeritarie per CACCIARE IL GOVERNO, anzi PER ROVESCIARE IL REGIME oligarchico. Ma non ci si limita ad un NO, si chiede la difesa della Costituzione democratica, la riconquista della sovranità popolare, nazionale e monetaria, l'uscita dall'euro.

Solo un anno fa un simile fenomeno sarebbe stato impensabile. E' non solo il sintomo di un primo salto di coscienza (sulle cause e i responsabili del disastro sociale, sulla via per venirne fuori), è anche la consapevolezza che senza una sollevazione da questo marasma non se ne esce.

La miscela tra questi due fattori è la base su cui si fonda il nostro ottimismo, la miscela che può innescare a sollevazione generale.

Non ci facciamo illusioni, la strada è in salita. Un popolo ipnotizzato e rimbambito non si risveglia in un colpo solo, ma con una serie di colpi successivi. Quello del 9 dicembre speriamo sia forte, esemplare, contagioso. 

ELENCO DELLE CITTA' IN CUI SI SVOLGERANNO I PRESIDI E I BLOCCHI
per i punti di ritrovo e di concentramento andare su facebook digitando "9 dicembre 2013: il popolo si ribella! (elenco)"

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sabato 27 ottobre 2012

LA SCIVOLATA DI GRILLO, I FORCONI E LO TSUNAMI SICILIANO

Il simbolo dei Forconi
[ 27 ottobre 2012 ]

Siciliani nemici dei siciliani

di Daniela Di Marco 

Ieri, giorno di chiusura della campagna elettorale, in Sicilia sono andati in scena i big della politica. La parata è iniziata con il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano, a sostegno di Nello Musumeci; il leader dell’Udc Pierferdinando Casini a Enna, Caltanissetta e Agrigento, insieme al segretario regionale del partito Gianpiero D’Alia a sostegno del candidato Rosario Crocetta. 
Il leader Idv Antonio Di Pietro, che sostiene la candidata Giovanna Marano, in mattinata era a Messina. Nel pomeriggio Dario Franceschini (Pd) ha tenuto la sua conferenza stampa a Palermo. Il leader di Fli e presidente della Camera Gianfranco Fini, è stato a Palermo e Trapani per sostenere Gianfranco Miccichè. Dulcis in fundo, di sera hanno sfilato a Palermo il leader dei Verdi Angelo Bonelli e il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, per sostenere la candidata Giovanna Marano.

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