22 marzo. Si è svolta oggi a Roma, presso Città dell'Altra Economia, organizzato da ReteMMT ed Eurotruffa, un incontro pubblico con Warren Mosler, Stefano Lucarelli ed Emiliano Brancaccio.
Più ancora del titolo, impegnativo —Uscita dall'Euro: quale soluzione? Politiche economiche in un contesto di sovranità monetaria— noi abbiamo deciso di assistere incuriositi dal confronto tra uno dei massimi esponenti della Teoria monetaria moderna e una parte, e due economisti marxisti quali Brancaccio e Lucarelli dall'altra.
[Nella foto da destra verso sinistra: Emiliano Brancaccio, Stefano Lucarelli, e Warren Mosler, seconda da sinistra]
Per sollecitare il confronto dialettico era infatti organizzato l'incontro, con almeno tre giri in cui gli oratori hanno espresso i loro punti di vista.
Un vero e proprio confronto in punto di teoria tra tesi Mmt e tesi marxista, tuttavia, non c'è davvero stato. E' come se lo spirito giustamente unitario nella battaglia contro i comuni nemici liberisti ed euristi avesse inibito i tre protagonisti dallo scendere in polemica aperta.
Noi ne siamo usciti con la sensazione di un'occasione perduta, poiché riteniamo che un confronto dialettico (che per essere ricompositivo dev'essere prima di tutto oppositivo) tra teoria economica della Mmt e teoria economica marxista sia a questo punto assolutamente necessario.
Warren Mosler ha presentato, con l'usuale didattica espositiva che gli è propria, le sue concezioni sulla moneta fiat e la sua decisiva funzione economica. Ha tuttavia evitato di rispondere alle sollecitazioni critiche, svolte con eleganza e in punta di fioretto da Emiliano Brancaccio.
Quest'ultimo, dopo aver lucidamente denunciato l'euro e il mercato unico, responsabile delle crescenti divergenze tra i paesi core e periferici dell'Unione; dopo aver spiegato come le terapie liberiste invece che la crescita causano depressione del ciclo economico; ha messo in guardia dall'illusione che la riconquista della sovranità monetaria sia di per sé sufficiente a farci uscire dal marasma. Brancaccio ha ripetuto che può ben esserci un'uscita "gattopardesca", ovvero liberista dall'euro, che consiste nello scaricare sul lavoro salariato i costi dell'inevitabile shock. Ha infine sommessamente segnalato a Mosler che se non si esce anche dal mercato unico, se non si tiene sotto controllo il movimento dei capitali, se si lascia la valuta nazionale fluttuare liberamente sui mercati dei cambi, la moneta potrebbe subire attacchi speculativi devastanti.
Da parte sua Stefano Lucarelli ha invece sottolineato i punti tangenziali di incontro tra le tesi di Mosler e circuitiste (considerate, al netto delle differenze, keynesiane) e quelle che latu sensu possono essere definite marxiste.
Mosler ha purtroppo seguito il suo tracciato espositivo, e non quindi ha risposto né all'uno né all'altro.
Il dibattito non c'è stato.
Se ci fosse stato avremmo voluto porre a Mosler alcune domande:
(1) Davvero con l'avvento della moneta fiat con la fine del gold standard nel 1971 la moneta ha mutato sostanza, natura e funzione?
(2) Cosa pensa della tesi marxista che il capitalismo ha sue proprie leggi di funzionamento, leggi che conducono per il loro carattere antagonistico, a crisi cicliche sempre più devastanti?
(3) Quali sono le cause della grande crisi sistemica che viviamo? Dipende essa, da errori dei governi e delle banche centrali che hanno emesso in circolazione poca moneta,oppure, come quelle precedenti, anzitutto dalla difficoltà dal capitale a valorizzarsi, ovvero ad ottenere adeguati saggi di profitto?
(4) Ritiene davvero la terapia che suggerisce equipollente a quella proposta a suo tempo da Keynes? Oppure, come ha lasciato intendere, quella era valida solo quando vigeva il gold standard?
(5) Non ritiene che sia un boomerang, una volta che l'Italia sia tornata alla nuova lira, lasciare che i depositi siano conservati in euro e che i dipendenti privati siano anch'essi retribuiti in euro?
(6) Per concludere: quali sono le ragioni per cui un paese come l'Italia, soffocato da un ingente debito pubblico verso banche d'affari e fondi speculativi, dovrebbe continuare a rimborsare i suoi creditori?
(7) Un ulteriore chiarimento avremmo voluto chiedere riguardo alla tesi che ogni esportazione corrisponde ad un costo (impoverimento) mentre le importazioni sono comunque un beneficio (arricchimento).
Altre domande, a dire il vero, avremmo voluto svolgere anche a Brancaccio e a Lucarelli. Speriamo ci saranno nuove occasioni per un confronto dialettico, confronto che non può che essere salutare ed educativo per migliaia di attivisti e cittadini che hanno a cuore le sorti del nostro Paese.
Più ancora del titolo, impegnativo —Uscita dall'Euro: quale soluzione? Politiche economiche in un contesto di sovranità monetaria— noi abbiamo deciso di assistere incuriositi dal confronto tra uno dei massimi esponenti della Teoria monetaria moderna e una parte, e due economisti marxisti quali Brancaccio e Lucarelli dall'altra.
[Nella foto da destra verso sinistra: Emiliano Brancaccio, Stefano Lucarelli, e Warren Mosler, seconda da sinistra]
Per sollecitare il confronto dialettico era infatti organizzato l'incontro, con almeno tre giri in cui gli oratori hanno espresso i loro punti di vista.
Un vero e proprio confronto in punto di teoria tra tesi Mmt e tesi marxista, tuttavia, non c'è davvero stato. E' come se lo spirito giustamente unitario nella battaglia contro i comuni nemici liberisti ed euristi avesse inibito i tre protagonisti dallo scendere in polemica aperta.
Noi ne siamo usciti con la sensazione di un'occasione perduta, poiché riteniamo che un confronto dialettico (che per essere ricompositivo dev'essere prima di tutto oppositivo) tra teoria economica della Mmt e teoria economica marxista sia a questo punto assolutamente necessario.
Warren Mosler ha presentato, con l'usuale didattica espositiva che gli è propria, le sue concezioni sulla moneta fiat e la sua decisiva funzione economica. Ha tuttavia evitato di rispondere alle sollecitazioni critiche, svolte con eleganza e in punta di fioretto da Emiliano Brancaccio.
Quest'ultimo, dopo aver lucidamente denunciato l'euro e il mercato unico, responsabile delle crescenti divergenze tra i paesi core e periferici dell'Unione; dopo aver spiegato come le terapie liberiste invece che la crescita causano depressione del ciclo economico; ha messo in guardia dall'illusione che la riconquista della sovranità monetaria sia di per sé sufficiente a farci uscire dal marasma. Brancaccio ha ripetuto che può ben esserci un'uscita "gattopardesca", ovvero liberista dall'euro, che consiste nello scaricare sul lavoro salariato i costi dell'inevitabile shock. Ha infine sommessamente segnalato a Mosler che se non si esce anche dal mercato unico, se non si tiene sotto controllo il movimento dei capitali, se si lascia la valuta nazionale fluttuare liberamente sui mercati dei cambi, la moneta potrebbe subire attacchi speculativi devastanti.
Da parte sua Stefano Lucarelli ha invece sottolineato i punti tangenziali di incontro tra le tesi di Mosler e circuitiste (considerate, al netto delle differenze, keynesiane) e quelle che latu sensu possono essere definite marxiste.
Mosler ha purtroppo seguito il suo tracciato espositivo, e non quindi ha risposto né all'uno né all'altro.
Il dibattito non c'è stato.
Se ci fosse stato avremmo voluto porre a Mosler alcune domande:
(1) Davvero con l'avvento della moneta fiat con la fine del gold standard nel 1971 la moneta ha mutato sostanza, natura e funzione?
(2) Cosa pensa della tesi marxista che il capitalismo ha sue proprie leggi di funzionamento, leggi che conducono per il loro carattere antagonistico, a crisi cicliche sempre più devastanti?
(3) Quali sono le cause della grande crisi sistemica che viviamo? Dipende essa, da errori dei governi e delle banche centrali che hanno emesso in circolazione poca moneta,oppure, come quelle precedenti, anzitutto dalla difficoltà dal capitale a valorizzarsi, ovvero ad ottenere adeguati saggi di profitto?
(4) Ritiene davvero la terapia che suggerisce equipollente a quella proposta a suo tempo da Keynes? Oppure, come ha lasciato intendere, quella era valida solo quando vigeva il gold standard?
(5) Non ritiene che sia un boomerang, una volta che l'Italia sia tornata alla nuova lira, lasciare che i depositi siano conservati in euro e che i dipendenti privati siano anch'essi retribuiti in euro?
(6) Per concludere: quali sono le ragioni per cui un paese come l'Italia, soffocato da un ingente debito pubblico verso banche d'affari e fondi speculativi, dovrebbe continuare a rimborsare i suoi creditori?
(7) Un ulteriore chiarimento avremmo voluto chiedere riguardo alla tesi che ogni esportazione corrisponde ad un costo (impoverimento) mentre le importazioni sono comunque un beneficio (arricchimento).
Altre domande, a dire il vero, avremmo voluto svolgere anche a Brancaccio e a Lucarelli. Speriamo ci saranno nuove occasioni per un confronto dialettico, confronto che non può che essere salutare ed educativo per migliaia di attivisti e cittadini che hanno a cuore le sorti del nostro Paese.
