Visualizzazione post con etichetta governo Renzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta governo Renzi. Mostra tutti i post

sabato 12 novembre 2016

4 DICEMBRE: E DOPO? di Consiglio Nazionale di P101

[ 12 novembre ]

Mai un politicante aveva usato una tale valanga di frottole per abbindolare gli italiani.

A sentirlo avrebbe fatto miracoli. Invece, dopo 33 mesi che occupa abusivamente Palazzo Chigi,  il lavoro non si trova, i soldi mancano,  i giovani emigrano, i diritti sociali calpestati, la scuola va in pezzi, i risparmi vanno in fumo, l’economia  ristagna e la sola cosa che cresce sono i poveri —mentre i ricchi sono sempre più ricchi (e per questo votano SÌ).

Come se non bastasse il Mostro di Firenze ha fatto approvare dal Parlamento una legge elettorale di tipo fascista e una modifica brutale della Costituzione per fondare un regime oligarchico di dittatura della minoranza. Altro che “svolta” e “rottamazione”! Renzi l’ha confessato: “Finalmente realizzo il disegno di chi mi ha preceduto“. Chi lo ha preceduto sappiamo: la P2 di Licio Gelli, i D’Alema e i Berlusconi che sempre hanno inneggiato al presidenzialismo come chiedevano i loro padroni della grande finanza.

Col referendum del 4 dicembre ci giochiamo molto. Votando NO possiamo mandare a casa il Mostro, licenziare il suo governo di servi, dare una sberla alla casta bipolare. Un NO per difendere il principio che la sovranità spetta al popolo.

E dopo? Se vincono i NO che si fa? Si dia finalmente la parola ai cittadini, si vada subito al voto. Qualsiasi Parlamento, sull’onda del NO, sarà più degno di quello attuale di nominati e voltagabbana. Meglio andare subito ad elezioni anticipate che dare ai poteri forti il tempo di riprendersi dalla batosta e di congiurare in segreto per rimpiazzare Renzi con un altro loro fantoccio. 

Ricorda che quello del 4 dicembre è un referendum, si vince anche solo con un voto in più. Il tuo è decisivo!

Il Consiglio Nazionale di P101-Movimento di Liberazione Popolare
7 novembre 2016


giovedì 3 novembre 2016

RENZI HA DIMINUITO LE TASSE. FALSO!

[ 3 novembre ]

Tra le numerose bugie che Matteo Renzi utilizza per conservare il suo consenso calante e quindi vincere la sfida referendaria, c'è quella che "per la prima volta il mio governo diminuisce le tasse".

la tabella accanto, elaborata su dati ISTAT dall'ufficio studi della CGIA mostra proprio il contrario.

Dovendo rispettare il principio ordoliberista del pareggio di bilancio, e dovendo l'Italia rimborsare il debito (che consiste in 4,5% annuo!) anche il governo Renzi non ha fatto altro che tenere altissima la pressione fiscale procedendo per tagli costanti della spesa pubblica.

Nella tabella accanto si mostra la pressione fiscale reale (complessiva) sulle piccole e media imprese, ciò in rapporto ad altri paesi della Ue (O ex-Ue, come il Regno Unito).

Si vedono con chiarezza le enormi differenze, che confermano come, una Pmi italiana non può reggere la concorrenza di una straniera, tanto più di quei paesi dove la pressione fiscale è meno della metà.

Si scrive Unione europea, ma si legge DISUNIONE.
















martedì 1 novembre 2016

DOPO RENZI ARRIVA DRAGHI? di Diego Fusaro

[ 1 novembre ]

Fusaro, ragionando sulla discesa in campo di Mario Monti per il NO, avanza due ipotesi sull'eventuale dopo Renzi.
Corre l'obbligo di segnalare che da tempo, in polemica con chi riteneva che con l'arrivo del "bomba" a Palazzo Chigi si fosse aperta una..."epoca renziana", noi avevamo  scritto un paio di cosette, come dire, "profetiche", la prima nel marzo 2014 [MATTEO RENZI: IL TONFO COL BOTTO PROSSIMO VENTURO
], la seconda nel settembre scorso [DOPO RENZI LA TROIKA? La resa dei conti si avvicina]. Fusaro lascia intendere che proprio in caso di vittoria del NO le euro-oligarchie avrebbero in serbo la soluzione finale: Draghi al governo e protettorato della Troika. Messa così sembra che mandando a casa Renzi facciamo un piacere alle euro-oligarchie. Dissentiamo.
Vincendo il referendum del 4 dicembre (non dire gatto se non ce l'hai nel sacco) si apre una fase nuova, certo aperta a numerose incognite, ma pure alla possibilità di una riscossa popolare.


«Ha destato dubbi e perplessità l’outing, come usa dire, di Mario Monti: l’esponente di spicco del colpo di Stato finanziario gestito dall’Unione europea nel 2011 (e pudicamente chiamato «governo tecnico») ha asserito di votare convintamente per il no al referendum circa la riforma della Costituzione.
L’ha detto in modo fermo e inequivocabile. Senza perifrasi ed esitazioni. Come spiegare questa scelta? Perché mai Monti voterebbe no e perché mai dovrebbe rendere pubblico, con tanta enfasi, il proprio parere personale?


DUE IPOTESI DIVERSE


Avanzo due ipotesi, in maniera telegrafica ma – almeno spero – chiara. Prima ipotesi: si è ormai diffusa ai quattro venti la notizia dell’interesse apertissimo del gruppo finanziario Jp Morgan per la riforma della Costituzione.
Già nel 2013, il gruppo finanziario l’aveva esplicitato: ci vogliono «riforme» delle Costituzioni in Europa, giacché ad oggi esse sono troppo socialiste (diritti dei lavoratori, welfare state, ecc.) e, di più, costituiscono un «ostacolo» per l’economia di mercato del capitalismo assoluto. Occorre rottamarle o, appunto, «riformarle».
La notizia s’è diffusa: e ora tutti sanno che la Riforma propugnata dal Partito democratico vede quest'ultimo come servo e maggiordomo dell’interesse delle grandi banche internazionali.


UN'ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Ecco, allora, l’arma di distrazione di massa: l’amico della finanza e dell’Unione europea Mario Monti dice che voterà no. Si chiamerebbe depistaggio, se fossimo in un giallo. Così ora i più crederanno, ingenuamente, che non è vero che questa riforma sia voluta dalla finanza.
Seconda ipotesi: Matteo Renzi potrebbe essere a fine corsa. Forse, dall’alto, gli stessi che l’hanno messo al potere stanno risolvendosi a toglierlo. O, meglio, a sostituirlo: sì, perché ormai il popolo inizia a protestare seriamente. Ormai il popolo ha capito chi è davvero Renzi e cosa è davvero il Pd. A tal punto che, come a Palermo l’altra settimana, occorre ricorrere al manganello per contenerne gli impeti oppositivi.

SE RENZI CADE, DRAGHI L'ALTERNATIVA 

Ecco, allora, la nuova soluzione: togliere Renzi e sostituirlo con un nuovo maggiordomo della finanza, con un nuovo servitore dei signori neofeudali del globalismo. Di modo che, per un po’, non vi siano più proteste: almeno fino a che il popolo non torni a capire come realmente stanno le cose. E, da lì, si proceda a una nuova sostituzione.
Se questa seconda ipotesi fosse vera, chissà che il sostituto di Renzi non possa essere, prossimamente, Draghi? Così ci troveremmo direttamente con la Troika in casa. Modello Grecia1.

martedì 25 ottobre 2016

LA SCENEGGIATA DELLO ZEROVIRGOLAUNO di Leonardo Mazzei

[ 25 ottobre ]

Brevi note su una Legge di Bilancio elettoralistica e confindustriale

«Eppure ieri perfino il serioso Padoan l'ha sparata grossa: o ci danno quel decimale o l'UE rischia la fine. La fine? Interessante Ma non era l'UE il nostro indiscutibile destino? Ecco, la sparata è finalizzata al 4 dicembre, ma che per far ciccia si sia infranto un simile tabù ci conferma comunque due cose che pensiamo da tempo: che il referendum è davvero decisivo, che il tabù non è più tale neppure negli austeri templi della religione eurista. Prendiamone nota».

Elettoralistica. Se guardata con un minimo di onestà intellettuale, è questa la prima e decisiva definizione che viene a chiunque provi ad esaminare la finanziaria 2017, alias Legge di Bilancio. In palio c'è la vittoria al referendum del 4 dicembre, ed ogni mezzuccio è ritenuto lecito per raggranellare voti qua e là alla causa del ducetto "democratico" (nel senso di piddino).

Si lascino dunque da parte, in questo caso, i ragionamenti di più largo respiro. Come abbiamogià scritto, analizzando i numeri della Nota di aggiornamento del DEF (il documento che prepara la legge vera e propria), sull'economia del Paese «l'impatto sarà molto, ma molto vicino a zero. Non c'è infatti alcun vero intervento in grado di rilanciare in maniera significativa la domanda interna. Idem per quel che concerne gli investimenti. Da questo punto di vista la manovra che si annuncia è la più piatta delle manovricchie che si potessero immaginare».

Scordiamoci dunque un qualche impatto sui principali indicatori macro-economici, che ben altro richiederebbe. Scordiamoci un qualcosa che assomigli ad una ripresa del pil e dell'occupazione. Ma scordiamoci pure, scusate l'ovvietà, uno scontro tra Roma e Bruxelles che non sia solo una modesta sceneggiata il cui unico fine è quello di accreditare il signor Renzi come uno che "sa battere i pugni sul tavolo" del signor Juncker.

Entro la giornata di oggi, o al massimo in quella di domani, arriverà a Roma la letterina dei tecnocrati della capitale eurista, i quali diranno la loro su un deficit ritenuto eccessivo, sull'incertezza di alcune coperture, sulle troppe una tantum.

Al popolo verrà venduto l'epico scontro su un decimale di pil. Uno 0,1 percento! Come se un decimale facesse la differenza tra una politica recessiva ed una espansiva, roba da far ridere anche dal dentista.

Eppure ieri perfino il serioso Padoan l'ha sparata grossa: o ci danno quel decimale o l'UE rischia la fine. La fine? Interessante Ma non era l'UE il nostro indiscutibile destino? Ecco, la sparata è finalizzata al 4 dicembre, ma che per far ciccia si sia infranto un simile tabù ci conferma comunque due cose che pensiamo da tempo: che il referendum è davvero decisivo, che il tabù non è più tale neppure negli austeri templi della religione eurista. Prendiamone nota.

Il fatto che quella in corso con l'UE sia una sceneggiata finalizzata al responso delle urne, non significa che non vi sia sullo sfondo un serio conflitto di interessi sempre più pesante tra l'Italia e l'Unione (la Germania in particolare). Chi ci segue sa quel che pensiamo: questo scontro è un dato di fatto sempre più incombente, ma nel caso di questa Legge di Bilancio, avendo il governo Renzi e la signora Merkel il comune interesse ad una vittoria del SI', i due non sacrificheranno il loro obiettivo di vedere piegato il popolo italiano a qualche decimale di deficit. E' per questo, solo per questo, che parliamo di una sceneggiata.

Ma andiamo avanti. Il fatto che sul piano macro-economico non vi sia alcuna svolta non significa che la Legge di Bilancio non abbia altri significati se non quello di recuperare qualche voto. Quel che va detto con chiarezza è che si tratta di una finanziaria di classe, con quell'inconfondibile marchio confindustriale che spiega assai bene le sperticate lodi dei padroni del vapore.

Costoro in genere non parlano a vanvera. E con Renzi ottengono da anni esattamente quel che vogliono, basti pensare al jobs act. Che sia questo il prezzo del loro sostegno al caro leader alla guida del governo? Sicuramente c'è anche questo, ma c'è pure qualcosa di più e di più grave: la piena adesione del suddetto alla visione neoliberista tanto adorata in tutti i centri del potere economico.

Sta di fatto che con la finanziaria renziana le tasse vengono ridotte solo alle aziende, che il condono fiscale farà felici solo i grandi evasori, che i soldi pubblici andranno tutti a lorsignori con il "superammortamento", mentre ai pensionati al minimo andranno sì e no 10 euro al mese!

Vogliamo i numeri? Dal 2017 le aziende risparmieranno 4 miliardi all'anno per la riduzione dell'Ires, mentre 13 miliardi arriveranno in alcuni anni grazie ad una serie di misure denominateIndustria 4.0. Tra queste spiccano i benefici fiscali del già citato superammortamento, che vale da solo 7,6 miliardi.

Mentre quella che pomposamente viene chiamata "chiusura di Equitalia" si risolverà in un cambiamento di nome e poco più; mentre i beneficiari della "rottamazione delle cartelle", per non parlare della voluntary disclosure (tutta a beneficio di chi detiene illecitamente grandi somme in contanti) saranno i soliti noti; alle classi popolari arriveranno solo slogan, promesse e miraggi di miglioramenti che non ci sono.

Il caso delle pensioni è paradigmatico. Della miseria concessa a quelle più basse si è già detto. Si dirà, meglio di niente. Tante grazie. Se dovessimo ragionare così, anche l'aumento di un centesimo di euro dovrebbe essere considerato positivo. Non scherziamo! L'infamia di pensioni così misere per milioni di persone grida davvero vendetta. Pensare di affrontarla con misure tanto modeste è del tutto inqualificabile. Ed è spregevole che lo si faccia solo perché a dicembre si vota.

Come è spregevole che si venda come una conquista il fatto di poter anticipare la pensione solo se si sono passati i 63 anni e si è disoccupati o disabili (Ape social), oppure accettando una perdita del 4,6% del valore della pensione (per vent'anni) per ogni anno di anticipo (Ape volontaria). Su quest'ultima porcheria si legga l'articolo dello scorso aprile «Andare in pensione o andare in banca?»

Ma a volte i numeri valgono più di tante chiacchiere. Sapete quanto vale in soldoni l'intera partita delle pensioni, dagli aumenti di quelle più basse ai costi delle varie forme di uscita anticipata? Il costo totale per lo stato sarà nel 2017 di 1,9 miliardi, la metà di quanto l'erario perderà con la riduzione dell'Ires!

C'è un altro dato che ci aiuta a capire quanto questa cifra sia misera. Sapete quanto guadagna annualmente lo stato a seguito delle varie controriforme (da Dini a Fornero) che hanno devastato il sistema previdenziale? Trenta miliardi (30)! Ogni anno le casse dello stato sottraggono ai diritti pensionistici conquistati nei decenni precedenti 30 miliardi di euro. Adesso gli autori di questa rapina ne restituiscono due. Nelle loro intenzioni dovrebbero servirgli per vincere il referendum e costruire un regime ancor più sfavorevole per le classi popolari. Un regime che magari - passata la festa, gabbato lo santo - un domani gli toglierà di nuovo le poche briciole oggi concesse.

Questo è il renzismo. Bisogna saperlo ed agire di conseguenza. Smontando le balle del Bombaed intensificando la campagna per il NO. Una campagna che va riempita di contenuti sociali e di classe. Dunque, innanzitutto, una campagna dal basso, che sappia parlare agli strati più umili della popolazione. Quelli che tutti i giorni più che con la costituzione formale debbono fare i conti con quella materiale. E che non ne possono più di un'esistenza rovinata dal dominio dell'oligarchia che governa il nostro tempo, quello di un capitalismo casinò che sta portando l'umanità alla deriva.

domenica 4 settembre 2016

FINANZIARIA 2017: LA FANTASIA AL POTERE? di Emmezeta

[ 4 settembre ]


I "numeri" di Renzi e le cifre dell'Istat

E pensare che qualcuno credeva che Berlusconi fosse insuperabile. La crisi macinava redditi e posti di lavoro e lui vedeva solo ristoranti pieni ed aeroporti troppo affollati. Poi si capì che quando parlava di crescita il suo pensiero andava fisso su quella dei propri capelli. Altri tempi, altri buffoni.

Oggi è la volta del Bomba, ed al posto delle barzellette c'è solo la pura menzogna. L'Istat certifica che dopo qualche asfittico zerovirgola siamo di nuovo alla crescita zero? Ecco il suo commento in diretta: «la ripresa è un dato di fatto». Che si candidi alla presidenza dell'istituto di statistica?


Come tutti i venditori di illusioni la sua capacità di influenzare chi gli sta vicino è però fantastica. «Il Pil è in crescita, questo è il mio commento», ha detto il solitamente serioso Padoan davanti alla solita platea di Cernobbio, riunita in contemporanea con la diffusione dei dati Istat. Secondo un tweet del corrispondente de la Repubblica «a Padoan tremava un po' la voce» mentre pronunciava quella frase, ma l'ordine del principale non era di quelli che si possono discutere.



Vista ieri sul lago di Como la coppia Renzi-Padoan ricordava tanto certi commenti post-elezioni dei segretari dei partiti perdenti di un tempo: sì abbiamo perso, ma meno di quel che pensavamo, e comunque il confronto va fatto con le elezioni che più ci torna comodo, eccetera, eccetera.



Da questo punto di vista Renzi è in una botte di ferro. Facile fare i confronti sulla grande recessione 2008-2009, o su quella più lunga (2012-2014) innescata dall'austerità di Monti e dell'Europa. Meno facile vendere come "ripresa", "svolta", "crescita" il fisiologico rimbalzino dei trimestri precedenti. Un rimbalzino tanto modesto quanto scontato, che nulla ha a che fare con le sue mirabolanti controriforme.



Controriforme realizzate con l'obiettivo di cancellare ogni diritto dei lavoratori (jobs act), di foraggiare in ogni modo i poteri economici che lo sostengono (sgravi contributivi, taglio dell'Ires, eccetera), ma che in termini di crescita valgono un rotondissimo zero. Esattamente quello certificato ieri dall'Istat.



Ora, la protervia degli uomini di potere non è una novità. Tuttavia la gente non è stupida, e ad ogni cosa c'è un limite. A Renzi ed ai suoi capita spesso di superarlo. Come quando - ancora ieri, con il fiorentino c'è questo vantaggio, che per trovare delle autentiche corbellerie non occorre mai andare più indietro di ventiquattrore - ha affermato che la decontribuzione ha portato un milione e mezzo di assunzioni. Peccato che tre giorni fa l'Istat abbia messo il becco anche su questo, precisando che a luglio gli occupati sono calati di 63mila unità... 



Che dire? Se le bugie di chi comanda non sono una novità, il salto di qualità va comunque segnalato. In un certo senso con Renzi la fantasia è finalmente arrivata al potere. Ovviamente non quella gioiosa di chi guarda al futuro volendo trasformare il presente, ma quella truffaldina di chi trova sempre il modo di autocelebrarsi raccontando cose prive di alcun fondamento, alla faccia dei drammi reali della povera gente.



Che però non sembra più tanto propensa a farsi infinocchiare. Il referendum è vicino, ed anche su questo si voterà. Su Renzi e il suo governo. Su quel che ha fatto e sui risultati delle sue promesse. Se alle cifre reali sull'andamento dell'economia egli risponde con i "numeri" di una propaganda grottesca assai, sarà difficile costruire su di essa la "paura" di una crisi di governo dopo il voto referendario.



Ben venga la crisi di governo, ben venga la sua cacciata da Palazzo Chigi. E' solo un nostro pensiero? Non crediamo proprio. Pensiamo, anzi, che sia il desiderio della maggioranza degli italiani. 

domenica 10 luglio 2016

REFERENDUM: VOGLIONO IMBROGLIARE LE CARTE di Leonardo Mazzei

[ 10 luglio ]

Sul referendum il regime trema. Ecco allora l'ipotesi "spacchettamento", un trucco per rimandare il voto sulla controriforma costituzionale al 2017.

Avete in mente il Renzi che già pregustava una vittoria plebiscitaria in autunno? Bene, non c'è più. Avete in mente i commentatori che erano comunque certi della vittoria del Bomba? Spariti come neve al sole. Idem quelli sicuri della tenuta dell'Italicum, la legge che vorrebbe garantire la "governabilità" - cioè gli interessi di lorsignori - per l'eternità.

Certo, Renzi è ancora al suo posto, l'Italicum è in vigore da ben 9 giorni, e perfino i pennivendoli di regime sono ancora a stipendio pieno. Tanto loro sono riciclabili, come la carta igienica.

Il quadro però sta cambiando. 
La Brexit gli ha fatto perdere la testa e le oligarchie sono all'opera per imbrogliare le carte. Volevano vincere a man bassa il referendum, del quale il sì sparato di Confindustria chiarisce assai bene la matrice di classe. Ora si sono accorti che quella vittoria è assai complicata. Certo, potrebbero ancora provarci con l'unica arma che gli è rimasta: la paura. Ma si è visto oltre-Manica che anche quest'arma potrebbe rivelarsi spuntata. Ecco allora la pensata: prendere tempo rimandando il referendum. Già, ma come, visto che la legge prevede una rigida tempistica?

Mai dimenticarsi che siamo nel paese di Azzeccagarbugli. E a libro paga ne hanno diversi. Al Quirinale poi, dove le telefonate dell'erede dei Savoia piovono quotidianamente, ne hanno un bel tot.

Ecco allora la pensata: mettere insieme un po' di parlamentari che presentino alla Cassazione, entro il termine di legge del 15 luglio, una bella richiesta di referendum "spacchettati". Avremmo così non più un referendum unico sulla controriforma, con il suo inappellabile peso politico, ma un numero imprecisato di quesiti, in modo da depotenziare la possibile - forse ormai probabile, altrimenti non si agiterebbero tanto - vittoria del no.

Attenzione però! Tra gli obiettivi di questa trama di Palazzo c'è sì il depotenziamento, ma soprattutto il rinvio del referendum, il prendere tempo per ricompattare le forze sistemiche. E' chiaro che il disegno renziano di un regime basato sostanzialmente sul solo Pd è fallito. E difatti non è il fiorentino a voler "spacchettare", ma semmai una parte dei suoi che potrebbero convergere con la cosiddetta "sinistra" Pd, con i centristi di varia risma, con qualche frattaglia della destra. In quanto ad M5S c'è solo da sperare che l'improvvida dichiarazione di Toninelli, favorevole allo spacchettamento, venga prontamente cestinata.

Chi sono i "suoi" pronti all'operazione è presto detto: sono quelli che hanno capito che la barca del loro "caro leader" sta affondando e si apprestano ad abbandonarla. Difatti, se Renzi non potrà sopravvivere alla fine del suo progetto, molti tra i "renziani" potranno sempre trovare il modo di salvare la pelle, riciclandosi nella nuova fase politica che si aprirà. Parliamo, ad esempio, di un certo Dario Franceschini, un democristiano doc che sembrerebbe avere molto a che fare con le trame in corso.

Otterranno costoro le firme del 20% dei membri di una delle due camere, per poter presentare la loro richiesta in Cassazione? Lo sapremo a breve, ma se le cose hanno un senso vedrete che ci riusciranno. Viceversa non si capirebbe l'intenso lavorio in corso.

Non crediamo che l'idea sgangherata dello "spacchettamento" possa essere accettata dalla Cassazione. Cosa verrebbe proposto all'elettore, un voto articolo per articolo? Non scherziamo. Ovvio che verrà proposta una suddivisione tematica. Ma quale? Citiamo alcuni punti della controriforma: nuovo Senato, elezione del capo dello stato, cancellazione delle province, cancellazione del Cnel, competenze di Stato e Regioni, nuovo sistema di approvazione delle leggi, nuove norme sui referendum e sulle leggi di iniziativa popolare... Bene, saremmo già ad otto schede, giusto per semplificare...

Ma non è neppure così semplice, perché spacchettamento per spacchettamento, cosa fare sul Senato? In teoria ci vorrebbe un voto sulla riduzione dei senatori, uno sulle modalità della sua "elezione", un altro sulle sue competenze, eccetera. E poi? Se la riduzione delle competenze viene bocciata (e dunque il bicameralismo paritario viene ripristinato) come renderlo compatibile con un voto referendario che avesse invece accettato l'elezione indiretta dei senatori? Ovvio che saremmo alla follia pura.

Abbiamo dunque stabilito un punto: lo spacchettamento del tema "Senato" non è possibile, dato che i diversi aspetti della controriforma si tengono ovviamente tra loro. Ma il punto davvero essenziale del progetto autoritario di Renzi riguarda proprio il Senato, visto che una sua sconfitta sul tema provocherebbe la contemporanea morte dell'agognato e decisivo Italicum. Questo semplice ragionamento ci serve a dimostrare che lo spacchettamento, da solo, depotenzierebbe in maniera assai limitata il/i referendum. Insomma, un Renzi sconfitto sul Senato, anche se magari vincitore sulle province o qualcos'altro, dovrebbe comunque andarsene a casa.

Ma abbiamo già detto che l'obiettivo degli "spacchettatori" non è solo il depotenziamento del referendum - depotenziamento che intendono mettere in atto con una mossa successiva, di cui parleremo più avanti - ma soprattutto il rinvio del voto.

Vediamo allora qual è il piano di lorsignori.
Se il 15 luglio la richiesta di spacchettamento avrà i numeri per venire esaminata dalla Cassazione, quest'ultima si troverà di fronte a ben 5 richieste di referendum provenienti dal parlamento, visto che altre 4 (con quesito unico) sono state presentate dalla maggioranza di camera e senato, ed altrettante dalle opposizioni sempre di entrambe le camere.

Cosa deciderà la Cassazione non sappiamo, anche se sembra improbabile un'accettazione dello spacchettamento. Ma forse è proprio questo che si vuole, perché a quel punto potrebbe essere sollevato un conflitto di attribuzione che porterebbe ad un pronunciamento della Corte Costituzionale. Tempi previsti: 5/6 mesi. Solo dopo la sentenza della Consulta l'iter referendario si rimetterebbe in moto. Ma non è detto che tutto ripartirebbe da capo, riportandoci all'attuale situazione.

Se il punto 1 delle trame di palazzo è quello fissato per il 15 luglio, se il punto 2 è quello di ottenere il rinvio, il punto 3 sarà certamente quello della modifica dell'Italicum.

Chi scrive ha sempre sostenuto che un cambiamento dell'Italicum prima del referendum era impensabile. E difatti è così ancora oggi, ma a due condizioni: la prima è che il referendum si tenga in autunno, la seconda è che sia ancora Renzi a dettare le danze. Qualora dovesse venir meno la prima di queste due condizioni anche la seconda cadrebbe. Non che Renzi venga necessariamente costretto alle dimissioni, ma uno scenario come quello disegnato sarebbe ben poco compatibile con le sue ambizioni, con il mito costruito di "rottamatore", con la politica ed il progetto che ha incarnato. In breve: politicamente Renzi sarebbe un uomo morto.

Attenzione! Il capo del governo ha ancora delle carte da giocare. La crisi europea, tremendamente accelerata dalla Brexit, potrebbe giocargli a favore. I recenti articoli di sostegno alla posizione italiana nell'UE, apparsi sul Financial Times e sull' Economist, sono lì a dimostrarlo.

Tuttavia, la manovra in atto ci parla di un'operazione sistemica di largo respiro. Causa lo spavento che lorsignori hanno preso, prima con i ballottaggi del 19 giugno e poi con la Brexit, l'operazione potrebbe essere quella di accelerare quello che era il loro piano B in caso di sconfitta al referendum. E qual era questo piano, da mettersi in atto a Renzi ormai liquidato dopo l'eventuale vittoria del no? Era quello di arrivare ad un governo di larghe intese, con tutti i partiti sistemici uniti per impedire un governo M5S. Ovvio che questo richiedeva una profonda ristrutturazione del sistema politico, nonché una nuova legge elettorale.

Adesso sembra che sia venuto il momento dell'accelerazione. E se il rinvio del referendum ci sarà, ecco che il blocco sistemico si metterà all'opera per cambiare l'Italicum. Già, ma come?

Avanzo una semplice ipotesi: 
1. eliminazione del ballottaggio (che diventerebbe impraticabile in caso di vittoria del no al successivo referendum); 2. premio di maggioranza confermato al 40%, ma attribuibile anche alle coalizioni; 3. ripristino delle preferenze, in modo di andare incontro ad un tema popolare ed alle sentenze della Consulta, ma utile soprattutto per canalizzare una quota non trascurabile di voti verso i partiti sistemici attraverso questo meccanismo.
Direte che un Italicum così è quasi irriconoscibile. Vero, ma fino ad un certo punto, visto che il premio di maggioranza resterebbe comunque in piedi.

In questo modo il blocco sistemico proverebbe a reggere la rivolta contro l'èlite dominante di cui abbiamo parlato tante volte. Costretti alla difensiva, lorsignori hanno probabilmente capito di non poter difendere la linea di sfondamento disegnata da Renzi. Ecco che preferiscono allora una parziale ritirata, che per loro è sempre meglio di una sconfitta campale nel referendum. Un referendum depotenziato a quel punto non per lo spacchettamento dei quesiti, bensì dalla preventiva modifica dell'Italicum.

Il piano sembra essere questo. Che possa riuscire dipende da tanti fattori. Ma se, come crediamo, questo è davvero un progetto pensato nei piani alti dei palazzi del potere, si può star certi che esso contenga un altro punto: un attacco mirato a M5S teso a screditare pesantemente il movimento prima di arrivare al voto. I mezzi per creare ad arte uno scandalo - giudiziario o non - di certo non gli mancano.

Come rispondere ad un simile piano? Aspettiamo intanto il 15 del mese. Se il primo passo delle trame di luglio si concretizzerà, potremo attenderci con ragionevole certezza i successivi sviluppi di cui abbiamo detto. Ovvio che a quel punto la mobilitazione contro il governo, ed a difesa della Costituzione e della democrazia, dovrà essere declinata alla luce della nuova situazione.

Il fatto che il blocco sistemico stia congegnando una risposta così truffaldina e violenta - come possiamo definire altrimenti la messa in campo di un trucco così marchiano per impedire il pronunciamento popolare? - ci dice tre cose: che lorsignori sono davvero in difficoltà, che vista la posta in gioco lo scontro sarà durissimo, che per vincerlo avremo bisogno di raggruppare tutte le forze disponibili.

giovedì 19 maggio 2016

L'IMPOSSIBILE DIETROFRONT DEL BOMBA di Leonardo Mazzei

[ 19 maggio ]

Adesso Renzi non vuol "personalizzare" il referendum. Strano: ci era parso il contrario. Ma nonostante i consigli dei sondaggisti non potrà evitare che il voto sia politico, dunque su se stesso e sul suo governo.


Il Bomba non si smentisce mai. Con la stessa arroganza con la quale ha annunciato per mesi che il referendum di ottobre sarà innanzitutto il decisivo giudizio sulla sua augusta persona, adesso viene a dirci che la personalizzazione non l'ha voluta lui, bensì il "fronte del NO".

Che il fiorentino consideri gli italiani come dei gonzi ai quali si può raccontare tutto ed il contrario di tutto è cosa nota. Che il popolo sia davvero così fesso è una tesi che consideriamo invece piuttosto ardita. In ogni caso i conti si faranno a ottobre.

E il problema sono proprio i conti, che a Renzi cominciano a non tornare più. Qualche mese fa i sondaggi non avevano dubbi: il SI' avrebbe prevalso con un'ampia maggioranza. Intimiditi da quei numeri, anche molti sostenitori del NO paventavano la trasformazione del referendum in un plebiscito a favore di Renzi. Adesso i numeri sono cambiati: alcuni sondaggi danno il NO in vantaggio, ed anche quelli che continuano a stimare la prevalenza del SI' vedono però il NO in recupero rispetto alle precedenti rilevazioni.


Su questo sito non abbiamo mai creduto alla facile vittoria renziana. E già dall'autunno scorso abbiamo iniziato a scriverlo (leggi, ad esempio, QUI e QUI), intravedendo fin da subito la concreta possibilità di assestare una sberla memorabile a Renzi ed al suo governo, oltre che al suo progetto di regime autoritario.

Ed abbiamo detto subito che la politicizzazione - adesso chiamata impropriamente "personalizzazione" - sarebbe stata non solo inevitabile (vista la portata della controriforma costituzionale), ma anche benvenuta, perché Renzi è solo il capo di un partito di maggioranza relativa mentre per vincere il referendum ci vorrà la maggioranza assoluta. E di minoranza, nel corpo elettorale, è pure il governo...

Ricordare questi decisivi "dettagli" è sempre utile, specie a quella parte del fronte del NO che, avendo paura anche della propria ombra, vorrebbe tenere il tema del governo fuori dalla campagna elettorale. Un'idea perdente quanto assurda. E non sarà un caso se con l'avvicinarsi del referendum i sondaggi cominciano a rilevare una certa corrispondenza tra l'orientamento sul voto autunnale e l'«appartenenza» politica degli elettori.

Naturalmente i numeri degli istituti demoscopici a Palazzo Chigi li conoscono meglio di noi. Anche perché il governo dispone pure di sondaggi riservati, quelli fatti cioè dal ministero dell'interno con i soldi di tutti. Che Renzi si agiti, cambiando all'improvviso la stessa strategia comunicativa è dunque una buona notizia. E' il segno che le cose per lui non si mettono affatto bene.

Da qui la polemica contro la "personalizzazione". Polemica doppiamente assurda, non solo perché viene da un deciso fautore della personalizzazione della politica modello americano (e dunque dovrebbe essere l'ultimo a lamentarsene), ma soprattutto perché la persona del capo del governo è di per sé un ovvio bersaglio politico da che mondo è mondo.

Del resto, se sarà vittoria del SI', forse Renzi rinuncerà a proclamarsi urbi et orbi vincitore? Scordiamocelo. E allora perché non dovrebbe valere il contrario in caso di vittoria del NO?

Il tentativo di "spersonalizzare" è dunque goffo assai. Di sicuro glielo avrà consigliato Jim Messina, il cosiddetto "Mago di Obama", essendo stato il consulente del presidente USA alle elezioni del 2012. Adesso costui è stato assoldato - a proposito: chi paga? - da Matteo Renzi. Ma i "maghi" d'oltreoceano hanno sempre portato sfortuna dalle nostre parti: Rutelli, Berlusconi e Monti ne sanno qualcosa...
Anche perché, hai voglia di provare a cambiare discorso, hai voglia di parlare populisticamente di poltrone e di stipendi da pagare in meno. Alla fine i più capiranno l'essenziale: se Renzi vince, la sua permanenza al potere per un'altra legislatura - a meno di eventi davvero traumatici - sarà cosa fatta. Nell'essenziale il voto sarà dunque su Renzi, il renzismo e le sue politiche neoliberiste.

La cosa dispiacerà a Jim Messina, ma è giusto e naturale che sia così. Il progetto autoritario insito nell'accoppiata Legge costituzionale-Italicum è forse cosa disgiunta da queste politiche antipopolari? Ovviamente no, ed i più l'hanno già ben presente. Facciamo allora in modo che questa semplice verità entri nella testa di tutti.

sabato 23 aprile 2016

L'ASPETTO CRIMINALE DELL'AUSTERITÀ PENSIONISTICA di Leonardo Mazzei

[ 23 aprile ]
La nuova beffa firmata Renzi: volete la pensione? Pagatevela. E pure con gli interessi...

Si torna a parlare di pensioni. Stavolta per annunciare "flessibilità", nome in codice che significa fregatura. L'ennesima.
Lorsignori hanno scoperto l'acqua calda: aumentare a dismisura l'età pensionabile porta ad un aumento della disoccupazione giovanile. Strano, avremmo detto tutti il contrario...

Quattro notizie in tre giorni hanno riportato il tema previdenziale alla ribalta. 

La prima: secondo il presidente dell'Inps Tito Boeri i nati nel 1980 rischiano di andare in pensione a 75 (settantacinque) anni. La seconda: a causa dei nuovi scalini scattati per le donne (legge Fornero) e dei calcoli Istat sulla "speranza di vita" (legge Dini), nel primo trimestre 2016 i pensionamenti sono diminuiti (rispetto allo stesso periodo del 2015) del 34,5%. La terza: nello stesso trimestre il valore medio mensile delle pensioni dei lavoratori dipendenti è sceso di ben 72 euro, passando dai 1.236 euro (ovviamente lordi) del 2015 agli attuali 1.164. La quarta, di cui ci occuperemo in questo articolo, è che il governo sta studiando la cosiddetta "flessibilità" in materia pensionistica.


Insomma, si va in pensione sempre più tardi e con un assegni previdenziali sempre più poveri. Dov'è la notizia? Non sapevamo tutti che è esattamente questo il futuro disegnato per gli anziani da un ventennio di controriforme, diciamo da Amato a Monti? Certo che è così, e per la verità il peggio deve ancora venire, come ha dovuto ammettere Boeri parlando della «paura della classe politica» a far conoscere agli italiani —con le cosiddette "buste arancioni"— le stime del loro estratto conto contributivo e la loro prevedibile data d'uscita. 

Andare verso una massa crescente di anziani poveri, in una società che invecchia e sempre più priva delle tradizionali reti di solidarietà familiare, non è solo un crimine, è anche una follia. Che si cominci a prenderne coscienza - peraltro senza riconoscerlo apertamente - con vent'anni di ritardo, grida semplicemente vendetta. Chi, come noi, si è sempre opposto alla logica antisociale delle tante "riforme" taglia-pensioni, ha sempre denunciato non solo le conseguenze immediate, ma ancor di più quelle di una prospettiva futura che definire cupa è troppo poco.

Ma veniamo a quel che bolle in pentola dalle parti di Palazzo Chigi. Anche nei piani alti del potere, da qualche tempo si comincia ad ammettere - ma guarda un po'! —che lo spropositato aumento dell'età pensionabile, decretato in particolare dalle norme della "Legge Fornero", ha come contraltare l'aumento della disoccupazione giovanile. Se gli anziani non escono dal mercato del lavoro, come possono i giovani entrarvi?

Che una simile banalità venga annunciata adesso quasi fosse una scoperta dovuta a lunghi studi, è una cosa che fa solo prudere le mani. Ma, dirà l'ingenuo che è in ognuno di noi: meglio tardi che mai! E invece no. Perché nelle misure in preparazione non c'è nulla, ma proprio nulla di buono. E invece che chiudere un occhio sul passato sarà bene aprirli tutti e due sul presente e sul futuro.

Per ora non c'è nulla di preciso. Secondo una tecnica ben collaudata si fanno uscire ipotesi, si analizzano le risposte, si misurano le reazioni. Poi, passo dopo passo, si arriverà alle misure concrete, da inserirsi con ogni probabilità nella prossima Legge di Stabilità.

L'idea di fondo è quella di permettere, ad una platea di lavoratori attualmente non ancora definita, un'uscita anticipata rispetto alla maturazione del diritto a pensione in base alla legislazione vigente. Secondo alcune ipotesi la misura potrebbe riguardare solo precise categorie (lavoratori in esubero per crisi aziendali, disoccupati over 62, soggetti impiegati in attività usuranti); secondo un'altra ipotesi, invece, la norma potrebbe essere applicata (sembrerebbe quindi su base volontaria) a tutti i lavoratori che si trovano a 2/3 anni dal raggiungimento dell'età pensionabile.

Dice: che bello, finalmente si potrà anticipare un po' il momento della pensione! Peccato che il costo dell'operazione (ed anzi qualcosa di più) sia tutto a carico del lavoratore. 

Oggi la "fantasia al potere" non è quella immaginata nel 1968, bensì quella dei peggiori trucchi della finanza. Esattamente quella evocata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, che ha parlato di «sforzo creativo» per motivare il coinvolgimento delle banche nell'attivazione della mitica "flessibilità". Da notare che il creativo Nannicini sa bene di cosa sta parlando, visto che Renzi lo ha messo alla guida della cosiddetta "cabina di regia" che ha in mano il dossier pensionistico. 

L'idea è molto semplice. Vuoi anticipare la tua pensione? Te la paghi per intero, anzi un bel po' di più, vista la penalizzazione, più il pagamento degli interessi alla banca che ti ha finanziato l'anticipo.

Ecco come ci parla del meccanismo in preparazione la Repubblica del 20 aprile:
«Un lavoratore al quale mancano due o tre anni all'età della quiescenza potrebbe chiedere all'Inps di calcolargli l'importo della pensione con una penalizzazione che —secondo il ragionamento dei tecnici— potrebbe arrivare al 3-4 per cento per ogni anno di anticipo. L'assegno, fino al compimento dell'età per la pensione di vecchiaia, verrebbe erogato da una banca come fosse un prestito. L'Inps agirebbe solo da garante del prestito. Una volta raggiunta l'età pensionabile, l'assegno verrebbe pagato dall'Inps e il lavoratore comincerebbe a restituire a rate il prestito delle banche. Per questa soluzione, che non avrebbe impatto sui conti pubblici, servirebbe preventivamente un accordo tra il governo (o l'Inps) e l'Abi, l'associazione delle banche».
Chiaro? Fin troppo, direi. Primo, il lavoratore che vorrà anticipare la quiescenza si pagherà per intero (restituendolo a rate) il valore della pensione percepita nel periodo di "anticipo" della stessa. Secondo, egli pagherà una pesante penalizzazione (3-4%) per ogni anno di anticipo, più gli interessi dovuti alla banca. Terzo, le banche si ritroverebbero con una massa non disprezzabile di prestiti totalmente garantiti dall'Inps, e dunque a rischio zero. 

Avete capito il capolavoro che si sta preparando?

Da quel che si legge sui giornali non è chiaro se la penalizzazione rappresenti una quota di quanto il pensionato dovrà restituire alla banca, oppure sia invece una decurtazione aggiuntiva a se stante. L'esperienza ci dice che l'ipotesi peggiore è quasi sempre quella più vicina alla realtà, ma anche volendo essere ottimisti i costi per il pensionato "anticipato" si presentano in ogni caso pesantissimi.

Facciamo l'esempio di un lavoratore che voglia lasciare l'attività due anni prima della scadenza legale. Avendo davanti una speranza di vita di circa vent'anni, i due anni di anticipo gli costerebbero una decurtazione del 10% del valore della pensione vita natural durante. Questo senza calcolare gli interessi ed ipotizzando —come detto— che non vi siano ulteriori penalizzazioni. Se invece volessimo calcolare il tutto con gli interessi e le probabili penalizzazioni arriveremmo alla fine ad una pensione tagliata di circa il 20%.

Quanti lavoratori potranno eventualmente permetterselo? Quanti sceglierebbero volontariamente una simile soluzione? Pochi, decisamente pochi. Due sono le categorie di lavoratori che potrebbero fare una simile scelta. In primo luogo, quelli sufficientemente benestanti per potersi permettere un simile taglio. In secondo luogo, quelli spinti da precise esigenze familiari, come ad esempio la necessità di assistere in maniera più o meno continuativa un familiare non più autosufficiente.

Nel primo caso va però tenuto presente che i lavoratori con reddito più alto sono quelli che svolgono lavori meno pesanti e più gratificanti, di conseguenza sono anche quelli meno propensi ad andare in pensione. All'opposto - nel secondo caso - i lavoratori interessati sono quelli che non possono permettersi altre forme di assistenza (ad esempio una badante), e che dunque potrebbero ben difficilmente sopportare un taglio così pesante della propria pensione.

Vedremo alla fine quale sarà la strada scelta, ma in queste condizioni di anticipi volontari ce ne saranno di sicuro pochi. Una "flessibilità" completamente scaricata sulle tasche dei futuri pensionati non può certo funzionare. Il fatto è che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. E dunque la contraddizione tra un riequilibrio dell'età pensionabile - visto con favore anche da lorsignori, altro non fosse perché le aziende non vogliono maestranze troppo anziane - e il rigore delle politiche di bilancio è semplicemente irrisolvibile.

L'aspetto criminale dell'austerità pensionistica sta nel non voler far crescere in alcun modo, cercando semmai di diminuirla, la quota di Pil destinata al sistema previdenziale. Ora, se io destino una quota fissa della ricchezza nazionale ad una platea per motivi demografici irrimediabilmente in crescita, è evidente che i componenti di quella platea non potranno che impoverirsi sempre più. Eppure, il rifiuto di accrescere la suddetta quota è un dogma intangibile per i liberisti di tutte le latitudini. Per quelli europei, visti i precetti della religione eurista, lo è ancor di più.

In questo quadro la "flessibilità" di Renzi non poteva certo fare eccezione. Ma questa rigidità sulle regole di bilancio implica il fallimento sostanziale dell'operazione. Che, anche per questo, si concentrerà probabilmente sulle categorie più deboli che abbiamo già citato (esuberi, disoccupati anziani, addetti a lavori usuranti). Categorie sotto ricatto, impossibilitate a scegliere, costrette ad accettare i costi della trovata renziana.

Netto dev'essere dunque il giudizio politico. Sempre di più, quello attuale si conferma come il governo delle grande finanza. Di fatto Renzi chiede ai lavoratori non di andare in pensione, bensì di andare in banca per ottenere un prestito da restituire con gli interessi. Una porcata che non ha bisogno di altri commenti. Un regalo senza rischi per i banchieri, visto che la rata verrà detratta direttamente dall'Inps.

Ma c'è di più. C'è che si vuol dare un'altra picconata al sistema previdenziale pubblico, per andare sempre più verso una pensione fai da te. Visto che la previdenza integrativa gli ha funzionato solo in parte - i lavoratori non sono cosi stupidi come lorsignori se li immaginano -, ecco che ci riprovano con la "flessibilità".

Il detto dice che "al peggio non c'è limite". E quasi sempre è così. 

Con Renzi e la sua cricca possiamo togliere il "quasi".

venerdì 8 aprile 2016

CHE SUCCEDE IN AUTUNNO SE RENZI PERDE? di Leonardo Mazzei

[ 9 aprile ]

Se perderà il referendum costituzionale, Renzi si dimetterà oppure no?
Con quale legge si andrebbe eventualmente a votare?
Adesso Renzi è davvero in difficoltà. Anche se non sarà per l'oggi, a breve il governo dei "rottamatori" rischia di finire rottamato. Nell'esecutivo guidato dal più giovane dei presidenti del consiglio della storia, sono proprio i ministri (e le ministre) più giovani quelli più invischiati nelle maglie di una diffusa rete affaristica. E quando inizia il conflitto con la magistratura è segno che nel blocco dominante qualcosa si è rotto. Le vicende di Craxi e Berlusconi qualcosa dovrebbero insegnare.
Nel percorso che condurrà alla «madre di tutte le battaglie», cioè il referendum costituzionale previsto per ottobre, avranno la loro importanza diversi passaggi. Tra questi, oltre agli sviluppi delle inchieste in corso, avremo (con un peso oggettivamente limitato) il referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare e, soprattutto, le elezioni comunali nelle principali città d'Italia. Senza dimenticarci, perché sarà invece elemento fondamentale, l'andamento dell'economia ed i margini di flessibilità di bilancio che Renzi vorrà e, più ancora, riuscirà a strappare all'Europa per il 2017.

Dall'insieme di questi fattori sapremo in quali condizioni di forma il fiorentino arriverà sul ring d'autunno, quando - ne siamo convinti - sarà possibile mandarlo al tappeto con la vittoria del no. Naturalmente, ognuna delle questioni citate meriterebbe un'ampia trattazione. Ma non è questo lo scopo del presente articolo. 

Qui vogliamo invece soffermarci su una domanda che circola in diversi ambienti, in particolare tra coloro che sono già mobilitati nei comitati per il NO a difesa della Costituzione. Cosa succederà se Renzi verrà sconfitto? Questa domanda ne contiene immediatamente un'altra: si dimetterà davvero? Ovvio che dalla risposta a questa domanda derivano altre e decisive sotto-domande. Nel caso di dimissioni, come si arriverà alle nuove elezioni? Con quale legge elettorale si voterà? Ed invece, nel caso in cui il Bomba si rimangiasse l'impegno ad andarsene a casa, quali sarebbero le sue mosse?

Farsi queste domande non è esercizio inutile, anche se darsi oggi delle risposte espone certamente a possibili errori. In questi casi non si può che provare a ragionarci su, scartando intanto le ipotesi meno realistiche e procedendo per approssimazioni successive.

Perché non si tratti di un esercizio inutile è presto detto. Perché lo «sconfittismo», questa  potente sindrome che muove i pochi neuroni rimasti della sinistra sinistrata, porta a pensare due cose: 1. che anche in caso di sconfitta Renzi non si dimetterà, 2. che in ogni caso la legge truffa denominata Italicum verrà messa in salvo.

Penso che si tratti di due errori catastrofici. Errori che portano a circoscrivere la portata del referendum al suo contenuto formale, l'approvazione o meno della controriforma costituzionale che sta per essere varata, in ultima lettura, dalla Camera. Ovvio che anche questo contenuto è in sé rilevantissimo. Ma proprio per questo, come si fa a pensare che l'esito del voto referendario non impatti violentemente sul quadro politico? E come si fa a pensare che l'altra controriforma - quella elettorale - legata così com'è all'impianto istituzionale disegnato dal governo, si salverebbe dalla sconfitta di quest'ultimo?

In queste domande retoriche è già contenuta la risposta di chi scrive. Tuttavia, siccome il tema è davvero importante, è giusto confrontarsi con chi la pensa diversamente. Ed il modo migliore è appunto quello di provare a rispondere alle domande elencate, ragionando ordinatamente sui relativi scenari.

Se sconfitto, Renzi si dimetterà oppure no?

Qui i casi sono davvero solo due: o dimissioni, oppure no. Come noto il presidente del consiglio ha già dichiarato urbi et orbi che in caso di sconfitta si dimetterebbe. A differenza del sottoscritto, alcuni pensano che queste dichiarazioni verrebbero immediatamente dimenticate in virtù di un insuperabile attaccamento alla poltrona. Del resto il Bomba è il Bomba, e nuove iperboliche argomentazioni verrebbero messe in campo pur di restare in sella.

Secondo i sostenitori di questa tesi, Renzi - pur sconfitto nella sua opera di definitiva "rottamazione" della Costituzione - punterebbe a salvare quel che più gli interessa, cioè il truffaldino Italicum. Problema: l'Italicum è disegnato per una sola camera, che fare dopo il ripristino del bicameralismo perfetto? Semplice, dicono costoro: Renzi si barrica con i suoi a Palazzo Chigi, dove concepisce un decreto legge di poche parole che estende l'Italicum anche al Senato. Facile a dirsi, difficile a farsi. l'Italicum prevede infatti il ballottaggio, e non si è mai visto al mondo un paese che va ad elezioni con doppio ballottaggio, con la possibilità di due esiti non solo diversi, ma decisamente contrapposti.

Tornerò più avanti su questi aspetti specifici riguardanti la legge elettorale. Qui bisogna invece tagliare la testa al toro: al di là del suo plateale e certificato attaccamento al potere, in caso di sconfitta Renzi sarà costretto alle dimissioni, anche perché il blocco di potere che l'appoggia non potrebbe più sostenerlo.

Per comprendere che così stanno le cose, proviamo ad immaginare che sia giusta la tesi che sto contestando. In quel caso, dopo aver "uniformato" (una uniformazione è in realtà tecnicamente impossibile, ma anche questo lo vedremo più avanti) le leggi elettorali di Camera e Senato, Renzi andrebbe ovviamente ad elezioni. E voi pensate che dopo (1) la batosta referendaria e (2) una simile forzatura delle regole, il Pd vincerebbe le elezioni???

Come sappiamo c'è perfino chi pensa che anche un Renzi vincitore in autunno potrebbe perdere, proprio in virtù delle dinamiche del ballottaggio, le successive elezioni. Non sono per niente d'accordo con questa tesi, ed anche per questo considero di cruciale importanza l'esito del referendum. Ma pensare addirittura che un Renzi bocciato sulla sua controriforma  possa rinascere nelle urne del voto politico è pura fantapolitica.

Proviamo ad immaginarci il day after, il giorno dopo lo scoppio referendario del Bomba. Non solo gli avversari ne chiederebbero ovviamente la testa, ma l'intero Pd andrebbe in bambola. La sua eventuale scelta di barricarsi nel Palazzo ne farebbe un uomo assediato, segnandone di fatto l'isolamento e la sconfitta politica, da certificarsi nelle urne da lì a breve. Nel frattempo, il blocco di potere che lo ha fin qui sostenuto andrebbe alla ricerca di altre soluzioni. Soluzioni, beninteso, non facili, ma tutte da pensarsi nel quadro del "dopo-Renzi". 

La conclusione è che, se battuto, Renzi dovrà giocoforza dimettersi. Non necessariamente la sera del voto, ma certamente da lì a breve. L'obiezione a queste conclusioni è che la debolezza degli avversari, insieme alla difficoltà di trovare soluzioni alternative, potrebbe favorire un suo estremo tentativo di resistenza. Di certo la vittoria del no determinerebbe situazioni piuttosto convulse, con dinamiche che ora sarebbe assurdo pretendere di prevedere fin nei dettagli. Quel che però va escluso è che al Renzi 1 (il "rottamatore" figlio della crisi della seconda repubblica e dei suoi partiti) possa tranquillamente succedere un Renzi 2 in qualche modo rabberciato dopo la sberla referendaria.

Con quale legge si andrebbe a votare?

Abbiamo già esaminato, criticandola, la tesi che ipotizza un Renzi non dimissionario che mette subito mano all'adorato Italicum per estenderlo al redivivo Senato. Naturalmente, con o senza Renzi, nulla vieterebbe in teoria che anche un altro governo possa essere tentato da un decreto in tal senso. Ma, oltre all'assurdità di un doppio ballottaggio, c'è un altro ostacolo che non si vede proprio come possa essere superato.

Ho già accennato al fatto che una semplice estensione della legge della Camera al Senato non è possibile per una banale ragione costituzionale. Così recita infatti l'articolo 57 della Costituzione: «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero». Che significa «base regionale»? Significa che non è possibile un'estensione - sic et simpliciter - dell'Italicum al Senato, a meno di non voler pensare a pittoreschi ballottaggi regione per regione. Con il che non solo si sarebbe superato ogni limite di incostituzionalità, ma pure quello di ogni immaginabile senso del ridicolo.

Diranno i nostri critici che il decreto potrebbe estendere l'Italicum, ma senza ballottaggio. Certo, in teoria tutto si può fare, ma se si riapre la discussione su vari aspetti della legge elettorale vi pare che il governo possa procedere con decreto legge, tanto più in un quadro post-Renzi? Ma ammettiamo invece che questo avvenga: non ritorneremmo così alla situazione del vituperato (e dichiarato incostituzionale) Porcellum? Magari! Arriveremmo invece ad un Porcellum vieppiù incasinato. Bisogna tenere infatti conto del premio di maggioranza con soglia al 40% previsto dall'Italicum. Trasposto così com'è al Senato, questo significherebbe che in alcune regioni, laddove una lista raggiungesse il 40%, si applicherebbe un premio di maggioranza regionale, nelle altre no.

Si farà allora un decreto senza premio di maggioranza al Senato, senza che si riapra una discussione generale? Difficile immaginarlo, ma se anche fosse non si sarebbe così arrivati ad una legge del tutto simile a quella uscita  dalla sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 2014? In questo caso a nulla servirebbe decretare, visto che non di un'estensione dell'Italicum si tratterebbe, bensì della sostanziale applicazione del cosiddetto Consultellum.

Non si vede dunque quale potrebbe essere il senso di un decreto, a meno che non si voglia ipotizzare un testo che riscriva completamente la legge. Ma a quel punto non vedo perché non immaginare un decreto che assegni d'ufficio la vittoria al Pd...

Comunque, decreto o non decreto, con quale legge si andrà a votare?
Immaginiamo di essere già un minuto dopo la vittoria del no. A quel punto avremmo in vigore due leggi: una per la Camera, l'Italicum; l'altra per il Senato, il Consultellum. La prima con il premio di maggioranza ed il ballottaggio, la seconda un sistema proporzionale con soglie di accesso (una soglia del 3% è prevista anche nell'Italicum).

Se, per ipotesi, si andasse alle urne il giorno dopo il referendum è con queste regole che andremmo a  votare, ma è evidente che ci troveremmo in una situazione non solo paradossale, ma anche senza precedenti. 

Non che in un sistema bicamerale non si possa votare con due sistemi diversi tra le due camere. Così è stato nella prima repubblica, dove la differenza era però limitata al mancato riporto dei resti nel collegio nazionale al Senato, un fatto che determinava un maggior effetto di disproporzionalità nell'attribuzione dei seggi rispetto alla Camera. La cosa era ovviamente negativa, ma nemmeno lontanamente paragonabile alla disproporzionalità delle leggi successive. Ad ogni modo, nella storia della prima repubblica, mai si è verificato il caso di maggioranze diverse nelle due camere.
 

Anche con il Mattarellum, entrato in vigore nel 1994, vi erano differenze tra i sistemi elettivi di Camera e Senato, visto che alla composizione dell'aula di Montecitorio, a differenza di quella di Palazzo Madama, concorreva anche una quota proporzionale del 25%. Tuttavia, queste due leggi - sia chiaro, dal punto di vista di chi scrive estremamente negative, perché basate entrambe su un sistema maggioritario - erano sì diverse ma non propriamente opposte.

Poi, a fine 2005, arrivò il Porcellum. Con la legge firmata da Calderoli i due sistemi elettivi si avvicinarono per un verso, in virtù di un comune sistema proporzionale, ma si allontanarono per un altro, a causa del premio di maggioranza: nazionale alla Camera, regionale (proprio in virtù del richiamato art. 57 della Costituzione) al Senato. Ne venne fuori un discreto casino, evidenziatosi in particolare con la vittoria dello schieramento di centrosinistra che sosteneva la candidatura di Prodi nel 2006. In quell'anno il centrosinistra ottenne alla Camera un vantaggio elettorale minimo che però si tradusse in una maggioranza ampia di seggi grazie al premio di maggioranza. Anche al Senato lo stesso schieramento ottenne la maggioranza (si badi, a dispetto di una sconfitta nei voti rispetto alla destra), ma si trattò di una maggioranza debole e risicata che ben presto saltò per aria.

A cosa ci serve questa breve ricostruzione storica? Ci serve a dimostrare che finora si sono avuti sistemi relativamente diversificati tra Camera e Senato, ma sempre dentro una cornice di base unitaria. Diverso è il caso attuale, o meglio quello che si determinerebbe con la vittoria del no in autunno.

Italicum e Consultellum non sono soltanto diversi, sono logicamente incompatibili. E lo si può dimostrare con una sola domanda. Che senso può avere la determinazione di una maggioranza alla Camera, attraverso un premio che scatta al 40% o con il ballottaggio, quando il Senato verrà eletto con un sistema di tipo proporzionale? Nessun senso, dato che i meccanismi premiali sono pensati per ottenere la famosa "governabilità", vero totem delle oligarchie dominanti, ma la combinazione di queste due leggi non può certo garantire automaticamente quel risultato. Lo garantirebbe solo qualora vi fosse realmente una maggioranza assoluta di voti ad un partito o ad una coalizione  - che è poi l'unica condizione che può legittimare democraticamente una maggioranza, concetto semplice che ovviamente non piace ai potenti -, ma il verificarsi di questa condizione renderebbe inutili sia il premio di maggioranza che il ballottaggio.

Abbiamo dunque di fronte due leggi logicamente incompatibili, il che non vuol dire legalmente incompatibili. Dunque non possiamo escludere nulla. E tuttavia appare probabile che una soluzione venga tentata per evitare un simile pastrocchio. Un pastrocchio creato proprio dal sig. Renzi e dai suoi illuminatissimi consulenti costituzionali. Costoro hanno fatto la follia di approvare una legge elettorale per una sola camera, prima ancora che il bicameralismo fosse effettivamente superato. Dilettanti allo sbaraglio? Di certo pasticcioni all'opera.

In teoria vi sono due strade per evitare di andare al voto con due leggi così incompatibili fra loro. Una più tradizionale, ma probabilmente meno efficace. Una meno rituale, ma certamente più risolutiva. 

In cosa consista la prima strada è presto detto. Cosa avviene di solito quando un sistema politico si trova in stallo? Avviene che un'autorità formalmente super partes, depositaria di precisi compiti istituzionali, detta i passaggi per superare l'impasse che si è determinata. Ora, che Mattarella non sia super partes è cosa abbastanza ovvia. E tuttavia (art. 88 della Costituzione) sua sarà la scelta di sciogliere o non sciogliere immediatamente le camere. Ovviamente, nel caso in cui la scelta fosse quella del non scioglimento immediato, essa si motiverebbe solo con la ricerca di un accordo sull'armonizzazione delle due leggi in vigore. A tale scopo (art. 87 della Costituzione) egli potrebbe inviare un apposito messaggio ai due rami del  parlamento.

Difficile valutare l'efficacia di una simile scelta e di un simile eventuale appello. Quel che è certo, però, è che a quel punto la base sulla quale operare la suddetta armonizzazione non potrebbe essere l'Italicum. Legge concepita - lo ripetiamo per la millesima volta - per un sistema mono-camerale, dunque incompatibile con quello bicamerale.

La seconda strada sarebbe sicuramente quella preferibile in termini democratici. Ma sarebbe anche quella più rapida e meno pasticciata. Essa è nelle mani dei membri della Corte Costituzionale.

Come noto, nel febbraio scorso il Tribunale di Messina ha accolto 6 dei 13 motivi di incostituzionalità dell'Italicum, contenuti nel ricorso presentato da un gruppo di avvocati del Coordinamento democrazia costituzionale, coordinati dall'avv. Felice Besostri, già artefice della vincente causa di incostituzionalità contro il Porcellum. 

A questo punto la cosa è di competenza dei giudici costituzionali. Quando si pronunceranno al momento non si sa, ma ben difficilmente la decisione della Consulta potrà prescindere dal quadro generale. In teoria la sentenza potrebbe arrivare prima del referendum, ma proprio in virtù della considerazione di cui sopra è assai difficile che ciò avvenga. Più probabile, del tutto più probabile, che la sentenza arrivi dopo il voto autunnale. E che si orienti in base ad esso.

Un Renzi vincente nelle urne referendarie si vedrebbe bocciare la sua creatura più amata, e soprattutto quella più decisiva per consolidare il suo potere? Tutto può essere, ma non ci credo. All'opposto, a fronte della bocciatura della controriforma costituzionale, potrebbe la Consulta tenere in vita una legge concepita appunto in funzione di quella controriforma? Io penso di no.  

Quel che succederebbe in caso di bocciatura dell'Italicum è del tutto evidente. Poiché i motivi accolti riguardano, tra gli altri il «vulnus causato dalla legge al principio di rappresentanza territoriale», quello «causato al principio di rappresentanza democratica», la «mancata previsione di una soglia minima per accedere al ballottaggio», nonché «l’irragionevolezza di aver varato una legge elettorale per la sola Camera dei deputati quando oggi la Costituzione prevede il bicameralismo paritario tra Camera e Senato», sembrerebbe ragionevole ipotizzare una sentenza in linea con quella di due anni fa.

Detto così può sembrare troppo facile. Ma non siamo così ingenui da immaginare un percorso lineare verso questo esito. Ne esso è scontato. Stiamo parlando di un delicatissimo passaggio nella vita politica nazionale. Lungi da noi il pensare che questo possa avvenire senza scosse. E tuttavia quello delineato è un percorso possibile, a condizione che si vinca la prima decisiva tappa referendaria.

Per vincerla servirà la più ampia mobilitazione e, soprattutto, la massima lungimiranza politica. In gioco non è "solo" la controriforma costituzionale, che se così fosse la vittoria sarebbe assai ardua. In gioco è Renzi e il renzismo. E state certi che è su questo terreno - e solo su questo terreno - che il no potrà vincere. Altro che il non voler trasformare il referendum in uno scontro pro o contro Renzi, come lo stesso Coordinamento democrazia costituzionale si è premurato di scrivere scioccamente in una sua risoluzione!

Cominciare a diradare le nebbie sul dopo-referendum, se da un lato è operazione difficile e necessariamente approssimativa, dall'altro è utile, come ho già scritto in premessa, per sconfiggere lo «sconfittismo», l'idea perniciosa dell'impossibilità di battere i potenti, sempre, ovunque e (come diceva uno scrittore satirico delle mie parti) «perunque e quantunque».   

Certamente non si uscirà da questa forma mentis per un articolo. Certamente i membri della sinistra sinistrata non ammetteranno mai che la loro sconfitta non è quella di ogni lotta democratica e popolare per i secoli a venire. Di sicuro per molti di loro è ormai troppo tardi. Ma il tarlo dello «sconfittismo» va comunque combattuto, perché questa mentalità residuale e perdente rischia di fare grossi danni nell'impostazione della battaglia referendaria.

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)