Visualizzazione post con etichetta informatica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta informatica. Mostra tutti i post

mercoledì 20 dicembre 2017

NAZIONALIZZARE FACEBOOK di Sandokan

[ 20 dicembre 2017 ]

Lo so, ora mi prenderete per matto. Ma io vi dico che uno stato sovrano, certo nel pieno rispetto dell'art.21 della Costituzione — «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»— dovrebbe assumere il pieno controllo della rete. 

Non dico che devono diventare di proprietà pubblica tutti i server, dico che lo dovrebbero diventare tutti i diversi provider che rifiutano di attenersi all'art. 41 della Carta:

«L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». 
Qui sta il punto con internet: che grandi monopolisti a stelle e strisce (anzitutto Facebook, Google, Twitter e Amazon per altri versi) svolgono la loro attività violando la Costituzione in quanto contrastano "con l'utilità sociale e recano danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Aggiungo: alla salute ed alle capacità cognitive ed intellettuali dei cittadini.
Sui danni letali, psicologi, biologici e antropologici che questi mostri americani di internet stanno causando alle nuove generazioni, vi consiglio di leggere con molta attenzione quanto scriveva ieri in un editoriale sul Corriere della sera  l'insospettabile Massimo Gaggi.


*   *   *


INTERNET SOTTO ACCUSA
I pentiti dell’utopia digitale

di Massimo Gaggi


La missione fallita di Twitter nelle parole del cofondatore, Evan Williams: «Credevo che dare più libertà alla gente di scambiare idee e informazioni in rete bastasse di per sé a creare un mondo migliore. Sbagliavo, Internet è a pezzi». Poi l’ex presidente di Facebook, Sean Parker, che si definisce obiettore di coscienza dei social media dopo aver visto come «Facebook e gli altri hanno costruito il loro successo sullo sfruttamento della vulnerabilità della psicologia umana: Dio solo sa cosa stanno facendo al cervello dei nostri figli».

In mezzo pentimenti e denunce di molti manager che hanno partecipato alla costruzione del mondo digitale nel quale viviamo: da Tristan Harris, ex design ethicist di Google («i tecnici che hanno creato la tecnologia che ti spinge a consultare in continuazione il cellulare tra loro la chiamano brain hacking », hackeraggio del cervello) a Roger McNamee: «Ho investito e guadagnato molto con Google e Facebook nei primi anni, ma oggi mi rendo conto che, come nel caso del gioco d’azzardo, della nicotina, dell’alcol e dell’eroina, Facebook e Google (quest’ultima soprattutto attraverso YouTube) producono felicità di breve periodo con pesanti conseguenze negative nel lungo termine: gli utenti non si accorgono dei segnali di dipendenza fino a quando non è troppo tardi. La giornata ha solo 24 ore e queste compagnie competono per conquistarne la maggior parte possibile. Il capo di Netflix dichiara che il suo principale concorrente «non è Amazon ma il sonno dei suoi spettatori».


Poi Antonio Garcia Martinez che confessa: «Per due anni ho avuto l’incarico di trasformare i dati di Facebook in denaro, usando qualunque strumento legale. Se fate ricerche su Internet o comprate oggetti in un negozio e poi trovate su Facebook delle pubblicità legate alle vostre ricerche e ai vostri acquisti, prendetevela con me: ho partecipato alla creazione di questa tecnologia». Oggi si dice pentito e legge con angoscia le notizie che arrivano dall’Australia: Facebook in una riunione con gli inserzionisti pubblicitari che doveva restare riservata ha detto di avere la capacità di individuare i teenager più vulnerabili «perché tristi, stressati, depressi, insicuri, sconfitti».

Ultimo, qualche giorno fa, Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente di Facebook per la crescita degli utenti: ha confessato di sentirsi «tremendamente in colpa» per aver sviluppato le tecnologie che «stanno distruggendo il tessuto sociale». Per essere più chiari: a forza di like e pollici all’insù, «abbiamo creato un sistema di feedback alimentato dalla dopamina che distrugge il funzionamento della società. Niente più discorso civico, niente cooperazione. Invece disinformazione. E stravolgimento della realtà».

Denunce ormai numerose e impressionanti che non vengono da esterni con gli occhi rivolti al passato, ma dagli stessi protagonisti di una rivoluzione digitale che ha regalato progressi e novità entusiasmanti a tutti noi, ma dotata, al suo interno, di un enorme potenziale distruttivo: una materia da gestire con una saggezza che fin qui è mancata. Accuse a raffica che fanno riflettere, ma non vanno prese a scatola chiusa: vengono da «pentiti» che, dopo aver lasciato la Silicon Valley, si sono messi a fare altro e possono avere interesse a ripudiare le loro esperienze precedenti. Come il Palihapitiya della riscoperta della dimensione etica: le sue riflessioni morali trasformate in sonori atti d’accusa sembrano sincere, ma forse servono anche a dare lustro a Social Capital, la sua nuova società d’investimenti «dal volto umano».

C’è dell’altro, però: le prime risposte di Big Tech. Dopo aver opposto per anni un ostinato silenzio alle accuse degli scienziati e dei media, Facebook è uscita allo scoperto riconoscendo le sue responsabilità politiche e promettendo un’efficace autoregolamentazione solo quando, nel clamore del Russiagate, ha temuto che le regole arrivassero per legge. Poi un sorprendente comunicato per rispondere al suo ex vicepresidente nel quale la società non sostiene che Palihapitiya dica il falso. Solo che «quando Chamath era con noi eravamo un’azienda focalizzata sulla crescita. Allora eravamo una compagnia diversa. Ma lui è andato via sei anni fa. Oggi siamo cresciuti e siamo consapevoli delle nostre responsabilità». Insomma: errori di gioventù, siamo cambiati, fidatevi di noi.

E i danni sociali fatti finora? Anche qui, dopo un lungo silenzio, quattro giorni fa da Facebook è venuta un’ammissione attraverso un post del capo della ricerca del gruppo, David Ginsberg e della ricercatrice Moira Burke: passare troppo tempo sui social media fa male. Per i maliziosi è solo una finta ammissione: i due poi spiegano che a far male è l’uso passivo dei social, mentre se uno è attivo, se interagisce con like, cuoricini e commenti, i danni non ci sono. Ma intanto il muro è stato infranto: si riconosce il valore di studi scientifici fin qui ignorati.

E la ricerca delle debolezze psicologiche dei ragazzi australiani che non è storia di 6 anni fa ma di oggi? In un’altra nota Facebook non nega, ma dice che le notizie pubblicate sono fuorvianti: «Non offriamo (agli inserzionisti) strumenti per bersagliare gli utenti sulla base del loro stato emotivo». Controreplica di Martinez: e allora perché «offrite sistemi di targeting basati su tecniche psicometriche per delimitare, nell’audience, dei sottoinsiemi più suscettibili al messaggio di un inserzionista?». Per la prima volta, dunque, qualcosa si muove nella Silicon Valley, ma è difficile che queste società, tenute a puntare soprattutto al profitto, riescano a trasformare i social in prodotti dotati di una coscienza. L’esempio più significativo della «sbadataggine etica» arriva dal fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman. I social media creano dipendenza? Bè, sì, un pò, ammette.

E poi minimizza: «È già successo altre volte, ad esempio con lo zucchero». Hoffman dimentica (o forse non sa) che mezzo secolo fa, ai tempi dell’esplosione del consumo dello zucchero negli Usa, media e scienziati che ne sottolineavano i pericoli furono messi a tacere dalla lobby dei dolciumi e delle bibite. Risultato: oggi l’America è un Paese di obesi con un’epidemia di diabete, anche infantile, senza precedenti. Aspetteremo passivamente anche l’arrivo di un’epidemia di diabete digitale?


* Fonte: CORRIERE DELLA SERA del 19 dicembre

venerdì 17 novembre 2017

PRISM: INCHIESTA SULLA SORVEGLIANZA E LA MANIPOLAZIONE DIGITALE

[ 17 novembre 2017 ]

Nell'agosto del 2000 si svolse ad Assisi l'annuale Campo Antimperialista. Uno degli ospiti fu il neozelandese Nicky Hager, che scoprì e denunciò il gigantesco sistema di spionaggio ECHELON.
Fu uno scoop assoluto. 

Da allora di acqua sotto i ponti della sorveglianza digitale ne è passata molta. ECHELON impallidisce davanti a PRISM, il programma denunciato da Snowden, frutto dell'accordo tra NSA e numerose giganti del mondo digitale come Google, Microsoft, AOL e Skype....
 * * * 

di GIAN PIERO SIROLI e DOMENICO BOCHICCHIO


L’invasione della privacy è un male forse necessario ed inevitabile, almeno entro certi limiti, per circoscrivere gli abusi che derivano inevitabilmente dall’anonimato completo. Ma questa concessione deve essere regolamentata in modo coerente ed efficace. Se ciò non avviene, come hanno dimostrato la vicenda Snowden e tanti altri casi emersi dopo, questa dinamica si può trasformare in un rischioso strumento di manipolazione e controllo politico, sociale ed economico, con derive molto preoccupanti. 

Giugno 2013: gli scoop pubblicati sul Washington Post1 e sul The Guardian2rendono nota per la prima volta l’esistenza di un ampio programma di sorveglianza cibernetica statunitense di nome PRISM, grazie alle rivelazioni di un certo Edward Snowden, esperto di sicurezza informatica ed ex-consulente della National Security Agency (NSA) statunitense fino ad allora sconosciuto. Attività e procedure della NSA nel contesto dello spazio digitale sono così rese di pubblico dominio, evidenziando capacità di intercettazione e raccolta dati fino a quel momento insospettate e svelando un esteso sistema di intercettazione, massiva e prolungata nel tempo, di numerosi leader politici ed alte cariche statali in tutto il mondo, incluse quelle di paesi amici ed alleati; unico esempio per tutti, Angela Merkel, primo ministro tedesco, le cui comunicazioni erano già state messe sotto controllo fin dal 20023, quindi ancor prima che diventasse cancelliere, e che in seguito mostrerà decisamente di non apprezzare questa particolare attenzione nei suoi confronti. Secondo successivi articoli di Der Spiegel4 la vastità delle intercettazioni si estende ad organizzazioni internazionali come l’ONU e l’Unione Europea, a grandi reti di telecomunicazione e network protetti e sensibili, con una attitudine estremamente aggressiva di penetrazione su numerosissimi obiettivi in svariate dozzine di nazioni in tutto il mondo. Snowden afferma che la raccolta di informazioni, a volte in parte condivisa tra differenti paesi, sia una attività necessaria ed utile per i servizi di intelligence di tutti i paesi, ma dichiara di voler denunciare l’accesso abusivo alle infrastrutture digitali e l’automatizzazione delle operazioni di raccolta,
immagazzinamento ed analisi dei dati, che complessivamente vanno a delineare un sistema di sorveglianza globale di dimensioni gigantesche e senza precedenti nella storia.

L’equilibrio tra sicurezza nazionale e privacy individuale è estremamente difficile da raggiungere e, considerata la scala del fenomeno, Snowden ha ritenuto necessario svelarne l’esistenza per aprire un dibattito pubblico al riguardo, anche perché, afferma5, buona parte dei documenti e del materiale raccolto non ha strettamente a che fare con attività di terrorismo o di sicurezza nazionale ma con aspetti di competizione
Nicky Hager
internazionale di natura economico-finanziaria o con valenza politica. Si tratterebbe dell’equivalente cibernetico di una rete a strascico insomma, che potrebbe rappresentare una importante invasione della privacy individuale e dei diritti civili e che necessita di una opportuna regolamentazione. Un ultimo aspetto da tenere in considerazione è che le rivelazioni stesse mostrano un rapporto molto intricato ed interdipendente tra le attività della NSA (e la CIA come si scoprirà in seguito), e la sfera economico-industriale, e quindi tra un progetto geopolitico ed una “guerra” economica, con una certa confusione di ruoli tra interesse pubblico e privato.

PRISM

Nel 2008 una speciale Corte USA (FISA, Foreign Intelligence Surveillance Court) approvava formalmente il programma PRISM che configura un accordo tra NSA e numerose giganti del mondo digitale, come Google, Microsoft, AOL e Skype, molte delle quali in tempi diversi smentirono formalmente il coinvolgimento e la collaborazione con l’agenzia di intelligence. Raccogliendo dati direttamente dai sistemi e dalle reti di questi provider, PRISM permetteva di intercettare comunicazioni ed accumulare una grande mole di informazioni su cittadini statunitensi e non, realizzando così un esteso sistema di sorveglianza approfondita su comunicazioni in tempo reale o dati immagazzinati in email, chat video, foto, file e social network. Apparentemente anche il GCHQ, l’equivalente britannico della NSA, oltre a raccogliere dati tramite un proprio programma di sorveglianza (Tempora6), attraverso l’intercettazione del flusso di traffico di numerose connessioni a fibra ottica costituenti la dorsale di Internet, raccoglieva informazioni di intelligence dalle stesse compagnie sopra citate proprio attraverso un accordo con la NSA, forse aggirando le procedure legali richieste in Gran Bretagna per raccogliere quel tipo di materiale al di fuori del paese.
Edgar Snowden

Le rivelazioni di Snowden gettano luce anche su una parte degli strumenti interni di NSA, dei quali un catalogo “classificato” finisce addirittura online7; il catalogo in questione contiene non solo strumenti “passivi” di intercettazione ma anche “attivi” di attacco
cibernetico8 consistenti nell’installazione di malware persistente, per uso futuro, anche nelle infrastrutture di paesi alleati. Questo sistema di sorveglianza globale di NSA sfrutta le vulnerabilità del software su ogni tipo di dispositivo (server, desktop, laptop, firewall, routers, reti telefoniche e di controllo industriale), spesso iniettando nuove vulnerabilità a livello di firmware o di BIOS. Tutto ciò configura di fatto una vera e propria “rete ombra” mondiale adibita alla sorveglianza ma non solo, dimostrando così, se ancora sussistessero dei dubbi, che Internet è “militarizzato” ormai da tempo.
Dalle informazioni divulgate da Snowden si evince inoltre come la NSA faccia ricorso ad un uso estremamente esteso di personale esterno nelle sue attività di outsourcing, presumibilmente varie migliaia di persone, allo scopo di accrescere le proprie capacità operative. Tale personale fa capo a molte imprese del settore privato, spesso multinazionali molto note nel campo delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni, che collaborano con l’agenzia per assicurare supporto tecnico, partecipare alla ricerca o per semplice formazione. Purtroppo la conseguenza quasi inevitabile di questa numerosissima schiera di collaboratori esterni, è l’alto rischio di perdita di controllo del personale (proprio come nel caso di E.Snowden appunto), e degli strumenti informatici utilizzati. A partire dall’estate del 2016 ad esempio, un gruppo di hacker, denominatosi “Shadow Brokers”, ha iniziato a rilasciare in rete a più riprese porzioni di un vasto arsenale software appartenente alla NSA9, con la immediata conseguenza di una diffusione immediata di tali strumenti tra i tecnici del settore. Questo evento ha inciso profondamente anche sulla sicurezza cibernetica internazionale a livello globale, poiché’ il materiale divulgato ha consentito a individui dotati delle competenze tecniche necessarie di elaborare a punto malware di varia natura in grado di penetrare anche sistemi aggiornati e protetti. L’arsenale messo a disposizione dagli Shadow Brokers è stato alla base di almeno due ondate di attacchi nel 2017 (WannaCry a maggio, e Petya a fine giugno) con importanti gravi conseguenze a varie infrastrutture informatiche anche critiche, come ad esempio quella del Sistema Sanitario Nazionale Britannico (NHS)10.

SICUREZZA E PRIVACY

In sostanza il problema alla radice di tutto si può riassumere con una frase: chi custodirà i custodi? Se poniamo la nostra sicurezza, e la nostra fiducia e la nostra privacy, nelle mani di “guardiani” invisibili che operano da posizioni di assoluto potere (si suppone nell’interesse del bene collettivo), c’è effettivamente modo di assicurarsi dell’effettiva bontà del loro operato? E’ un interrogativo affascinante, che qualcuno ha pensato di porsi per la prima volta circa 1900 anni fa (nello specifico, Giovenale, retore romano, nelle sue “Satire”11). E quasi due millenni più tardi, a riportare in auge la questione cruciale è proprio Edward Snowden che, lasciandosi alle spalle relazioni personali, aspirazioni professionali ed ogni altro aspetto della sua vita precedente, “per il bene della libertà”12 decide di portare alla luce un vastissimo sistema di sorveglianza, una vera e propria invasione della privacy dei cittadini su una scala mai vista prima, invasione la cui portata ha lasciato sgomento chiunque avesse le conoscenze tecniche per comprenderla appieno.

Appare ormai evidente che la produzione di informazioni personali da parte di ognuno di noi, anche involontaria ed inconsapevole, sembra quasi inevitabile nelle moderne società connesse, permettendo la generazione quasi automatica e sempre più precisa della cosiddetta “digital footprint”, cioè “l’impronta digitale” di un individuo, creata durante la sua attività sulla rete. La raccolta di dati e informazioni personali di milioni di cittadini tramite messaggistica privata, e-mail, ricerche internet, pubblicazioni su social network, l’acquisizione di comunicazioni vocali ed ogni forma possibile di dato identificativo personale, mette a serio rischio la privacy individuale. Ogni telefono cellulare, smartphone o PC connesso in rete o ad un sistema GPS può essere sfruttato per rendere il proprietario rintracciabile o per indagare abitudini e comportamenti (si pensi, banalmente, ai servizi di geolocalizzazione o alla cronologia delle ricerche su Google, a cui tanti servizi pubblicitari dichiarano di voler accedere e che potrebbero essere messi in vendita). Scalando e amplificando questo fenomeno apparentemente inevitabile e di poca importanza, si possono cogliere alcune delle implicazioni di quanto portato alla luce da Edward Snowden.

La domanda è: cosa diventa possibile se invece di dati pubblicamente disponibili o informazioni che possiamo apparentemente decidere di divulgare o meno, diventassero di uso comune tecnologie necessarie per raccogliere ogni tipo di comunicazione e messaggio prodotto da un individuo senza bisogno di alcun consenso? La risposta è che, tramite una approfondita e dettagliata analisi dei dati raccolti diventa possibile una profilazione digitale, di fatto una descrizione comportamentale, estremamente accurata di chiunque, quasi senza alcuna eccezione, e sicuramente senza alcuna possibilità di difesa o protezione per chiunque non abbia conoscenze e competenze tecniche estremamente specifiche.

Sorge spontaneo a questo punto chiedersi se sia realistico che tali operazioni siano realmente possibili dal punto di vista tecnico. Oltre alla mole spaventosa di dati da acquisire e gestire (si parla del tracciamento di decine di milioni di utenti) e alle difficoltà oggettive di accedere a sistemi informatici senza lasciare tracce evidenti, molto spesso le comunicazioni private sono protette da sistemi di cifratura (encryption) che oscurano il traffico dati rendendolo incomprensibile ad un attaccante esterno. E proprio questo è il primo punto su cui le rivelazioni di Snowden hanno sconvolto il mondo.
Il sopracitato PRISM e altri programmi di sorveglianza globale emersi (ad esempio X-Keyscore13), utilizzano una combinazione di più risorse per aggirare tali misure protettive: per esempio, “falle” di sicurezza presenti nel codice delle applicazioni più frequentemente utilizzate, oppure accordi con le aziende che mettono a disposizione il canale di comunicazione (gli Internet Service Provider) e stessi produttori di hardware, che vengono persuasi a compromettere la sicurezza di ciò che vendono al consumatore finale (noi). Oppure ancora veri e propri estesi “campi” di sensori per l’intercettazione delle telefonate, o attacchi di “forza bruta” che invalidano le tecniche di cifratura grazie ad una potenza di calcolo disponibile soltanto a chi dispone di risorse ingenti. Questi sono alcuni dei metodi emersi dai documenti pubblicati e descritti in grande dettaglio, a riprova che la presunzione che i metodi tradizionali di protezione riescano a difendere le nostre comunicazioni o il nostro traffico in rete di ogni giorno, ad oggi, sia spesso un’illusione.

Ma rinunciare alla segretezza può essere utile per innalzare il livello di sicurezza generale? In altri termini, il concetto può essere così riassunto: “non ho nulla da nascondere, non mi disturba che mi osservino”. Alcuni dei documenti pubblicati, ad esempio, spiegano come grazie all’accurata attività di monitoraggio del solo programma XKeyscore fosse stato possibile catturare circa 300 terroristi in un solo anno14.
I documenti diffusi da Snowden chiariscono anche questo punto. I dati acquisiti tramite i mezzi appena descritti, infatti, non solo includono moltissimi individui mai connessi ad indizi di natura criminale o terroristica (Glenn Greenwald parla di 1.2 milioni di cittadini nella “watchlist” di uno dei programmi di sorveglianza15) ma spesso tocca ambiti assolutamente scollegati dalla sicurezza: competizione internazionale, finanza, dati sensibili relativi a multinazionali ed usati per avvantaggiare o sfavorire determinate compagnie, inibizione della libertà di espressione (ad esempio chiunque usi Tor16).
Un altro esempio storico rilevante a questo proposito è l’attività di FVEY17(Five Eyes, un’organizzazione di sorveglianza globale risalente al periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale di cui facevano parte USA, UK, Australia, Canada a Nuova Zelanda), la cui esistenza era stata già resa di pubblico dominio negli anni ‘90.
La FVEY viene descritta da Snowden come un’entità “super-nazionale”18, non sottostante ad alcuna legge dei paesi che la compongono. Molti dei documenti pubblicati nel 201319 implicano pesantemente che alcuni componenti della FVEY abbiano effettuato attività illegali di spionaggio su cittadini degli altri paesi membri. Le attività di raccolta dati della FVEY sono relative a realtà molto note (Al Jazeera, MasterCard, Visa, la stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite e giganti come Google o Yahoo!20) e include l’intercettazione di numerose importanti personalità.

Naturalmente, come già menzionato, la stragrande maggioranza delle attività di sorveglianza, spionaggio e profilazione venute alla luce con le rivelazioni del 2013, sono al limite della legalità. E’ per questo che, nonostante la maggior parte delle agenzie implicate nella divulgazione si sia trincerata dietro ai “no-comment” di rito, la pubblicazione dei documenti è stata seguita da feroci dibattiti riguardanti la questione privacy. A questo proposito vale la pena sottolineare un altro dei punti evidenziati da Snowden all’epoca della sua decisione di condividere il contenuto dei documenti secretati: il suo obiettivo, come lui stesso afferma nel reportage, non è stato quello di ergersi a difensore della privacy o di apparire come un eroe, anzi. Lui stesso dichiara che uno dei rischi maggiori a cui pensava di andare incontro non era soltanto quello comportato dalla sua azione (Snowden è stato infatti costretto a rendersi anonimo e chiedere successivamente asilo politico in Russia, nonché sottoposto ad una caccia all’uomo da parte del governo USA in quanto reo di aver divulgato segreti di stato) ma di personalizzare la vicenda e dare l’impressione di essere una fonte inaffidabile in quanto non imparziale per via delle proprie idee, un tentativo di delegittimare così alla base il dibattito stesso.
Il suo scopo è stato piuttosto accendere una discussione su un argomento molto delicato, fino ad allora rimasto in ombra, nonostante la vasta portata dello stesso.
Questo operare delle agenzie coinvolte spesso agli estremi limiti delle normative vigenti (ove ne esistano), quando non oltre, a volte al di fuori di ogni controllo in particolare sulla questione privacy, è inquietante. Ed è qui che si torna alla questione iniziale. Se da un lato è giusto e perfino legittimo che si possano verificare intrusioni nella privacy di individui quando le motivazioni lo richiedano21 e può essere assolutamente giustificabile che alcune attività di sorveglianza siano mirate a infrangere l’anonimato per intercettare e neutralizzare reti criminali, cellule terroristiche o combattere l’illegalità in generale, dall’altro lato il diritto alla privacy è altrettanto importante.
Solo per fare un esempio a questo proposito, molto concreto, TOR22 (The Onion Router, acronimo derivante dalla sua struttura di funzionamento) è un’applicazione liberamente disponibile in pubblico dominio che, usata nel modo corretto, dovrebbe23 garantire la quasi totale anonimità e non tracciabilità in rete, ed è usato frequentemente anche da chi desideri esprimersi liberamente contro i regimi oppressivi, specialmente quando viene esercitato un forte controllo sulla rete internet nazionale. Senza un tale strumento, sarebbe impossibile per qualunque dissidente manifestare il proprio dissenso o
semplicemente comunicare. Dall’altro lato tuttavia, TOR è sicuramente anche uno degli strumenti più usati per facilitare commerci o attività illegali di vario tipo, quali scambio e vendita di materiale pedopornografico, narcotraffico, vendita illegale di armi, denaro contraffatto e molto altro24.

CHI SORVEGLIA I CUSTODI?

In definitiva, se da un lato l’invasione della privacy è un male forse necessario ed inevitabile, almeno entro certi limiti, per circoscrivere gli abusi che derivano inevitabilmente dall’anonimato completo, dall’altro questa concessione deve essere regolamentata in modo coerente ed efficace, anche se il tentativo di disciplinare questo dominio risulta sicuramente di difficile attuazione. Se ciò non avviene, come hanno dimostrato i documenti pubblicati nel 2013 e in tanti altri casi emersi da allora, questa dinamica si può trasformare in un rischioso strumento di manipolazione e controllo politico, sociale ed economico, con possibili derive molto preoccupanti.
Se poi gli organi di sorveglianza non rendono pubbliche le vulnerabilità che identificano sfruttandole segretamente per aiutarsi nel difficile compito appena descritto, senza neanche informare almeno le compagnie produttrici interessate, viene di fatto impedita la correzione ed eliminazione di tali vulnerabilità, e ciò rende di conseguenza più insicuro l’intero ecosistema cibernetico mondiale, con gravi ed estese conseguenze a tutti i livelli. Gli attacchi derivati dall’attività del gruppo Shadow Brokers, descritti nell’articolo, costituiscono una prova evidente di ciò.

Mai come oggi la questione della privacy dei dati personali è scottante. Nell’era dell’interconnessione digitale più gli sviluppi delle tecnologie di informazione e comunicazione diventano pervasivi e apparentemente irrinunciabili, più l’intrusione nello spazio digitale individuale risulta invasiva e pericolosa. Sebbene la questione sia effettivamente sfaccettata e molto complessa, urge una presa di coscienza collettiva sull’argomento, prima che sia troppo tardi. La consapevolezza pubblica in questo dominio è terribilmente carente. Se è necessario delegare la gestione dei nostri dati privati e la tutela della nostra privacy ad organismi relativamente opachi che agiscano da “custodi” super partes (a causa della natura stessa delle informazioni trattate), che sia. Ma scegliamo consapevolmente e saggiamente tali custodi, e soprattutto i meccanismi di controllo per delimitare l’attività dei custodi stessi.
Le rivelazioni di E.Snowden costituiscono un affaire multidimensionale, con conseguenze a livello internazionale, sia a livello politico che strategico. In primo luogo vengono rese manifeste la valenza e le potenzialità della dimensione cibernetica e lo spazio che essa occupa nelle nostre vite quotidiane, sollevando in modo particolare la rilevanza nelle attività di intelligence. Come già sottolineato, tali operazioni costituiscono da sempre, ed inevitabilmente, una attività statuale opaca ma indispensabile degli stati-nazione, tuttavia l’attuale ampiezza dei mezzi mobilizzati e l’universalità dei bersagli costituiscono una “rottura” rispetto al passato. Riguardo a quest’ultimo aspetto si pone inoltre in modo diretto la questione delle libertà personali e dei diritti civili, in particolare in rapporto alla sicurezza nazionale ed internazionale, questione che forse in Italia meriterebbe un dibattito pubblico di approfondimento a livello politico e sociale. In questo contesto appare necessario mettere in opera efficaci meccanismi di controllo formali e sostanziali, a vari livelli, poiché l’intrusione nella privacy individuale deve essere attentamente regolamentata, potendo risultare potenzialmente dirompente dal punto di vista sociale e politico. Dove tracciare la linea tra sicurezza e privacy? Come regolamentare un argomento tanto delicato? Il dilemma è di importanza assolutamente primaria. Senza diritto alla privacy si rischia di porre seri limiti alla libertà di parola e di pensiero, con un possibile serio rischio per la democrazia.

NOTE

1  "US, British intelligence mining data from nine U.S. Internet companies in broad secret program", B.Gellman, L.Poitras, The Washington Post, 7 giugno 2013,  https://www.washingtonpost.com/investiga...
2  “NSA Prism program taps in to user data of Apple, Google and others”, G.Greenwald e E.MacAskill, The Guardian, 7 giugno 2013,  https://www.theguardian.com/world/2013/j...
3  “The NSA's Secret Spy Hub in Berlin”, Der Spiegel, 27 ottobre 2013,  http://www.spiegel.de/international/germ...
4  “Documents Reveal Top NSA Hacking Unit”, Der Spiegel, 29 dicembre 2013,  http://www.spiegel.de/international/worl...
5  Le rivelazioni note come NSALeaks sono documentate nel reportage “Citizenfour”, diretto da L. Poitras, disponibile pubblicamente online, https://www.youtube.com/watch?v=E8lW4_tp...
6  “A simple guide to GCHQ's internet surveillance programme Tempora”, Wired, 24 giugno 2013,  http://www.wired.co.uk/article/gchq-temp.... “Operation Tempora, massive tapping program conducted by Britain’s GCHQ”, Security Affairs, 23 giugno 2013,  http://securityaffairs.co/wordpress/1549.... Con PRISM e Tempora gran parte delle comunicazioni pubbliche su Internet era filtrata ed analizzata, senza particolari sospetti su mittenti e destinatari o specifiche indicazioni di organi legali o di indagine
7  “Catalog Advertises NSA Toolbox”, Der Spiegel, 29 dicembre 2013,  http://www.spiegel.de/international/worl.... Si veda anche “NSA’s ANT Division Catalog of Exploits for Nearly Every Major Software/Hardware/Firmware”,  https://leaksource.wordpress.com/2013/12...
8  “A close look at the NSA's most powerful internet attack tool”, Wired, 13 marzo 2014, https://www.wired.com/2014/03/quantum/
9  "NSA leaking: Shadow Brokers just dumped its most damaging release yet” , D. Goodin https://arstechnica.com/security/2017/04/nsa-leaking-shadow-brokers-just-dumped-its-most-damaging-release-yet/ , 4 aprile 2017
10  “WannaCry laid bare the NHS' outdated IT network – and it's still causing problems”, J. Medeiros http://www.wired.co.uk/article/nhs-cyberattack-it-ransomware , 24 maggio 2017. Si veda anche “The NHS trusts and hospitals affected by the Wannacry cyberattack”, V. Woollaston  http://www.wired.co.uk/article/nhs-trust... , 15 maggio 2017
11  “Quis custodiet ipsos custodes?”, Giovenale, Satire VI
12  “Man behind NSA leaks says he did it to safeguard privacy, liberty”, B. Starr, H. Yan http://edition.cnn.com/2013/06/10/politics/edward-snowden-profile/index.html , 10 giugno 2013
13  “XKeyscore”, M. Marquis-Boire, G. Greenwald, M. Lee  https://theintercept.com/2015/07/01/nsas...
14  “XKeyscore: NSA tool collects 'nearly everything a user does on the internet'“, G. Greenwald  https://www.theguardian.com/world/2013/j...
15  “Second leaker in US intelligence, says Glenn Greenwald”, E. MacAskill  https://www.theguardian.com/us-news/2014...

16  “Privacy tools used by 28% of the online world, research finds”, J. Kiss  https://www.theguardian.com/technology/2...

17  “The Five Eyes”, https://www.privacyinternational.org/nod...
18  “NSA Not Spying On Canadians, But The 'Five Eyes' Are”, D. Tencer http://www.huffingtonpost.ca/2014/07/04/nsa-spying-canada_n_5558336.html , 4 luglio 2014
19  “NSA files: what's a little spying between old friends?”, J. Borger https://www.theguardian.com/world/2013/dec/02/nsa-files-spying-allies-enemies-five-eyes-g8 , 2 dicembre 2013
21  Ad esempio nel caso recente dell’iPhone di uno dei responsabili dell’attacco terroristico del Dicembre 2015 a San Bernardino, e la disputa FBI-Apple che ha seguito la vicenda


23  “NSA and GCHQ target Tor network that protects anonymity of web users” , G. Greenwald
https://www.theguardian.com/world/2013/oct/04/nsa-gchq-attack-tor-network-encryption , 4 ottobre 2013
24  Per approfondire: “How Much Of Tor Is Used For Illegal Purposes?”, A.Woodward https://www.profwoodward.org/2016/02/how-much-of-tor-is-used-for-illegal.html , 9 febbraio 2016

* Fonte: Micromega

sabato 20 maggio 2017

ESTRARRE, MERCIFICARE E SORVEGLIARE di Dario Guarascio

[ 20 maggio ]

«La trasformazione in atto è visibile anche guardando ai dati economici. In pochissimi anni, una manciata di multinazionali del capitalismo digitale - Amazon, Google, Facebook, Microsoft, Apple, per citare le più rilevanti – è divenuto il blocco di potere globale più significativo dal punto di vista del valore economico e della capacità d’influenza politica». 


Dario Guarascio sarà ospite, assieme a Marco V. Passarella, del convegno "LAVORO E AUTOMAZIONE", che si svolgerà il prossimo 3 giugno a Perugia (vedi grafica sotto)

Per sapere di più del convegno di Perugia clicca QUI


«Nella Londra di 1984 (Penguin, 2008 p. 326), il solo luogo dove Winston Smith può nascondersi per sfuggire allo sguardo inquisitorio di Big Brother è una piccola intercapedine della sua casa. Asserragliarsi in quel rifugio è l’unica strategia per pensare in modo autonomo fuggendo dall’eterno presente in cui sono costretti gli abitanti di Oceania. La sorveglianza ininterrotta e la sistematica distruzione di tutto ciò che è esperienza e storia annichilisce l’arbitrio, erigendo il riflesso condizionato a norma comportamentale. Nel 1984, lo stato d’emergenza permanente giustifica ogni forma di repressione e rende accettabili le più odiose condizioni sociali. Una comunicazione di massa cacofonica e martellante inverte e mortifica il reale, ad uso e consumo dei governanti. Guerra è pace. Ignoranza è forza. Libertà è schiavitù. Più si dimostra contraddittoria e priva di coerenza e più la cultura dominante stringe il giogo al collo delle masse, conformando i pensieri nei loro meandri più profondi. 

A sessantotto anni dalla pubblicazione del visionario romanzo di George Orwell, il modo di produzione capitalistico sta attraversando una profonda trasformazione che, a tratti, ricorda lo scenario distopico governato dalla IngSoc. 
Secondo la sociologa Shoshana Zuboff (1988, 2015), il regime di accumulazione che va oggi consolidandosi ha nella sorveglianza uno dei suoi tratti essenziali. E nella capacità di catturare informazioni riguardanti i dettagli più intimi dell’individuo una fondamentale fonte di potere economico e politico. Analizzando con cura le tesi recentemente esposte da Hal Varian (2010, 2014), capo economista di Google e tra i padri della microeconomia contemporanea, Zuboff ha identificato i tratti salienti di quello che definisce il “capitalismo della sorveglianza”. 

Estrazione

Che le regole lo prevedano o meno, che vi sia o non vi sia il consenso da parte degli interessati, per le imprese del capitalismo digitale è vitale poter acquisire masse di informazioni sempre più grandi, sempre più intime e sempre più aggiornate. Tutto questo, seguendo Varian, avrebbe solo implicazioni positive in quanto “…le persone sono ben contente di vedere la loro privacy invasa…purché ricevano in cambio quello che desiderano…uno sconto su una polizza assicurativa o sanitaria, un mutuo ad un tasso più conveniente…tutti sono pronti ad essere tracciati e monitorati poiché i vantaggi attesi in termini di risparmio, efficienza e sicurezza sono enormi…” (Varian, 2014: 30). Chi denuncia i problemi etici ed i rischi per la privacy impliciti in un monitoraggio permanente di questo tipo è rapidamente liquidato da Varian. Quest’ultimo propone un inquietante parallelismo tra Google ed il proprio medico di fiducia. Se ci si “fida” di Google, sostiene Varian, se si è disposti ad affidarle la nostra esistenza in formato elettronico, proprio come si fa con il medico quando ci affidiamo a lui “senza avere segreti”, lei disegnerà attorno a noi un Eden. Un Eden dove i desideri sono anticipati ed esauditi da assistenti personali che, nutrendosi dei nostri dati più intimi, arriverebbero a conoscerci meglio di quanto effettivamente conosciamo noi stessi. Questi profili individuali, informatizzati e in continuo aggiornamento, costituiscono il filone aurifero su cui soggetti economici come Google, che guadagnano vendendo identità digitali a chi poi bombarda le controparti umane con iniziative commerciali di ogni genere, vorrebbero l’esclusiva. Questi profili digitali sono la base del nuovo regime di accumulazione, quelli che Zuboff chiama i “beni sorveglianza”. 

Mercificazione

I miliardi di soggetti che “si fidano” di Google e delle altre imprese che mettono a valore i “beni sorveglianza” vengono immediatamente risucchiati in un processo di aggregazione e decontestualizzazione. Se, da un lato, meccanismi quali la trasparenza radicale e la pornografia emotiva (Anime elettriche. Jaca Book, 2016 p.118) spingono gli individui a rivelare tutto di se stessi fino al più imbarazzante dei particolari contribuendo così ad arricchire il filone aurifero dei Big Data, dall’altro, per le corporation come Google o Facebook, i dati individuali non sono altro che dei bit da trasformare in profitti. Ecco, quindi, che le soggettività nascoste dietro i trilioni di informazioni su relazioni, spostamenti, preferenze, reazioni emotive, vengono rielaborate, combinate e mercificate con finalità del tutto avulse da ciò che ha originariamente spinto l’agire di quelle stesse soggettività. Da questo punto di vista, le imprese che accumulano “beni sorveglianza” guardano alla popolazione di fornitori di soggettività come ad una massa indistinta. Le caratteristiche e le intenzioni individuali sono irrilevanti, ciò che conta è trasformare queste ultime, strappandole dalle soggettività che le hanno originate, in profili informatizzati vendibili sul mercato. Il capitalismo della sorveglianza, dunque, sembra spingere il processo di mercificazione oltre ciò che già Marx aveva preconizzato. Lungo la catena di montaggio, la mercificazione del lavoro e l’estrazione del plusvalore avvengono entro un perimetro ove il conflitto tra soggettività individuale e condizione sociale sono ben riconoscibili. Nell’acquario dove nuotano i fornitori inconsapevoli di “beni sorveglianza”, al contrario, viene meno la capacità di cogliere la propria alterità rispetto al rapporto di produzione in cui si è immersi. 

Controllo

Se ci si fida delle corporation dei Big Data, cosa c’è di male nel portare sempre con se dispositivi capaci di tracciare ogni dettaglio del nostro essere? La chiave della trasformazione in atto sta nel grande equivoco che accompagna il processo di digitalizzazione delle relazioni socio-economiche: l’equivoco della neutralità tecnologica. Quando si manda una mail tramite un account Google o si accede ad un profilo social mediante un dispositivo mobile per esprimersi, raccontarsi, pubblicare una foto, si ritiene di compiere innocui e neutrali atti di comunicazione. Quando si accetta che dei cookies di profilazione siano introdotti nel proprio pc, si pensa a delle banali procedure per migliorare i servizi online. Quando si assiste alla sempre più intensa informatizzazione di parti della società come i servizi pubblici o la finanza si spera semplicemente di avere un futuro guadagno in termini di tempo e denaro risparmiato (Weapons of math destruction. Allen Lane, 2016). Ma non è così. Il combinato disposto di algoritmi capaci di processare enormi masse di dati, dispositivi in grado di tracciare un numero sempre maggiore di caratteri individuali e tendenze culturali per cui le relazioni tra identità digitali sembrano sovrastare per importanza quelle tra gli esseri in carne ed ossa coincide con l’operare di un enorme macchina della sorveglianza. Mentre nel processo di mercificazione gli individui divengono una massa indistinta di profili da valorizzare e le informazioni che li riguardano sono esclusivamente strumentali all’ottenimento di beni da commerciare, quelle stesse informazioni si trasformano in formidabili strumenti di controllo quando l’obiettivo è sorvegliare e, se del caso, reprimere. 

La trasformazione in atto è visibile anche guardando ai dati economici. In pochissimi anni, una manciata di multinazionali del capitalismo digitale - Amazon, Google, Facebook, Microsoft, Apple, per citare le più rilevanti – è divenuto il blocco di potere globale più significativo dal punto di vista del valore economico e della capacità d’influenza politica. Un blocco di potere fortemente interconnesso al suo interno: la pervasività dei servizi di Google e Facebook è tale perché aziende come Apple forniscono i dispositivi per potervi accedere e perché quelle come Microsoft garantiscono interfacce immediate e intellegibili per usarli. Vi sono, però, differenze sostanziali che rendono i dominus del capitalismo digitale differenti dai giganti che primeggiavano nelle fasi tecnologiche precedenti. A dispetto della mole di ricavi che queste imprese continuano ad accumulare, la loro attività ha un impatto occupazionale risibile se comparato a quello di una qualsivoglia grande azienda manifatturiera o dei servizi (confrontando le dimensioni occupazionali di Google e Facebook rispetto al gigante dei servizi WalMart la differenza è impressionante: le prime occupano, rispettivamente, 50.000 e 25.000 persone mentre la seconda circa 1.300.000). In secondo luogo, il modello di business delle imprese dei Big Data smantella l’equilibrio su cui si è sin qui costruito il patto sociale proprio delle economie liberali. Già con Henry Ford, il riconoscimento di salari e condizioni di vita superiori al livello di sussistenza veniva identificato come un elemento strategico per garantire, alle stesse imprese capitalistiche, la capacità riproduttiva. La mancanza di masse dotate dei mezzi utili a consumare in linea con le necessità riproduttive del sistema, infatti, avrebbe pregiudicato la capacità di vendere i beni prodotti e dunque di ottenere una realizzazione economica. Per le imprese che macinano profitti accumulando beni sorveglianza, tuttavia, le condizioni di vita di utenti e lavoratori divengono un dato marginale in ragione della loro bassa intensità occupazionale, del fatto che i dati personali vengono “donati” e della radicale a-territorialità di questi soggetti economici. Nel capitalismo digitale, in altre parole, sembrano rarefarsi gli elementi di reciprocità che hanno sin qui temperato il carattere intrinsecamente conflittuale e caotico della società capitalistiche. 
La gestazione delle tecnologie digitali oggi più diffuse è avvenuta in una fase storica caratterizzata da acute diseguaglianze economiche e sociali e da una crescente atomizzazione delle relazioni, personali e lavorative. Il consolidamento di queste tecnologie sembra approfondire queste tendenze con conseguenze i cui tratti è ancora difficile delineare. La preminenza di un regime di accumulazione basato sull’estrazione di dati personali e, in ultima analisi, sulla sorveglianza pone seri interrogativi circa la compatibilità di democrazia e proprietà privata di tecnologie che consentono l’estrazione, l’archiviazione e la vendita di dati personali». 



* Fonte: l’Indice dei Libri, maggio 2017

Riferimenti bibliografici

Ippolita (2016). Anime elettriche, Jaca book

O’Neil (2016) Weapons of math destruction. Allen Lane – Penguin books

Orwell, G. (2008) 1984, Penguin books, prima edizione Secker & Warburg 1949

Varian, H.R. (2010).

domenica 11 ottobre 2015

LA FAVOLA CHE LA TECNOLOGIA CI LIBERERÀ DAL CAPITALISMO di Lelio Demichelis

[ 11 ottobre ]
«Il nesso tecnologia/capitalismo è tornato recentemente alla ribalta, interpretato in termini ottimistici, nel fortunato libro di Paul Mason, "Postcapitalism" (che a breve uscirà anche in Italia). L'errore è pensare che la tecnologia abbia il potere di liberarci dal capitalismo. È piuttosto il contrario: è la tecnologia che permette al capitalismo di sopravvivere ai suoi problemi.»


E’ arrivato un nuovo profeta che promette un postcapitalismo meraviglioso, umano, collaborativo, intellettuale, gratuito. Un postcapitalismo che sta nascendo dal capitalismo stesso e che, come il proletariato di Marx cancellerà questo capitalismo e ci porterà gioia, felicità, condivisione libera, la liberazione dalla fatica, eccetera eccetera. 

Perché si compia il passaggio al postcapitalismo basta confidare nella potenza rivoluzionaria e salvifica delle nuove tecnologie, confidare nel loro potere liberatorio e liberante nonché libertario, nella loro capacità di diffondere nuovi modi di lavorare e di consumare liberando il tempo dal lavoro e permettendo a noi mortali attività in rete finalmente libere e quindi non capitalistiche. Basta credere che il web sia la nuova fabbrica e che svolga la stessa funzione delle fabbriche del XIX° secolo e che il suo proletariato digitale, diverso da quello industriale perché più informato e più connesso, possa abbattere questo capitalismo.


Tutto bello e affascinante. 
Dimenticando però che se il vecchio proletariato —che era classe in sé ma anche per sé avendo una propria coscienza di classe capace di fare contrasto al capitalismo— è stato ormai in-corporato nel (è parte del corpo politico e culturale del) sistema capitalista, si è progressivamente sciolto nel capitalismo e ne condivide l’egemonia, questo proletariato digitale è nato invece già antropologicamente capitalista, non ha alcuna idea di una possibile alternativa, ha assunto in sé l’imperativo della propria integrazione nel sistema (il dover essere connessi) e pur essendo forse ancora classe in sé (mai così tanti lavoratori precari, della falsa conoscenza, della sharing economy, taylorizzati e fordizzati in rete o uberizzati ovunque) non è classe per sé né potrà mai esserlo perché incapace di una coscienza comune e di una progettualità politica alternativa (perché è ormai convinto che: non ci sono alternative) in quanto ciascun componente di questo metaforico proletariato digitale è stato ormai separato, isolato dagli altri e messo in competizione con gli altri. Difficile immaginare la realizzazione di un postcapitalismo se ormai l’essenza della stessa società è il capitalismo più la tecnica. Difficile immaginare un’alternativa se ogni giorno il sistema ci educa ad essere capitalisti, se la rete stessa è oggi diventata puro capitalismo (in versione non 2.0 ma 0.0).

Eppure oggi circola questa nuova versione aggiornata – da Paul Mason, autore di quel Postcapitalismo che sta occupando le pagine di media pronti a dare voce ai tecno-entusiasti sempre e comunque e mai abbastanza —della vecchia favola del postcapitalismo che verrà. 


In realtà, leggendo Mason —che pure offre proposte decisamente interessanti e intriganti, come un mondo senza mercato, i banchieri centrali eletti democraticamente, il potere nelle mani della società civile, un reddito di cittadinanza, l’azzeramento (o quasi) del tempo di lavoro, la produzione di macchine beni e servizi a costi marginali nulli— sembra di fare un salto indietro nel tempo, a quando la rete era agli inizi ma già dimostrava la sua sconfinata potenza nel produrre retoriche per sé e per la sua accettazione di massa; a quando la rete era soprattutto una macchina capace di generare uno sconfinato e inarrestabile storytelling capace di abbattere ogni pensiero critico, ogni analisi razionale, ogni anticonformismo tecnologico; a quando la rete si trasformava da mezzo di comunicazione in mezzo di connessione di ciascuno nella rete, in modi simili alla vecchia catena di montaggio anche se globali e virtuali.

Leggere Mason fa l’effetto di un tempo che si è bloccato alle promesse della new economy degli anni ’90 del secolo scorso (che favoleggiava di fine dei fastidiosi cicli economici, prometteva la liberazione dalla fatica e un lavoro immateriale e intellettuale per tutti), alla fine del lavoro (1995) e all’Era dell’accesso (2000) di Rifkin, alla Wikinomics di Tapscott e Williams (2007), al Punkcapitalismo di Matt Mason (2009), passando per l’Howard Rheingold della Rete che ci rende intelligenti (2012), al Rifkin (ancora) della Società a costo marginale zero (2014), ovvero all’internet delle cose, all’ascesa del commons collaborativo e quindi dell’eclissi del capitalismo.

Senza dimenticare Negri e Hardt del Comune (2010). Per non citare che alcuni dei componenti di questo variegato mondo di profeti, di guru del post, abili nell’immaginare il nuovo regno di Dio-tecnica in terra, ma incapaci di fare preliminarmente una doverosa e foucaultiana archeologia dei poteri e dei saperi dominanti nelle società tecno-capitaliste. Quindi, incapaci di vedere come la soluzione da loro proposta per arrivare al postcapitalismo —più tecnologia che, da sola permetterebbe condivisione e libera circolazione delle idee— sia in contraddizione con l’essere la tecnologia ormai strettamente integrata al capitalismo (sono una cosa sola), la tecnologia permettendo al capitalismo di sopravvivere alle sue contraddizioni, il capitalismo essendo la benzina che permette alle nuove tecnologie di essere ciò che sono.



Paradossale è dunque immaginare che quella tecnologia che sostiene il capitalismo e che lo ha reso globale (e globale e totalitaria la sua evangelizzazione) e che si serve del capitalismo per accrescere se stessa, possa giocare contro se stessa liberando se stessa (e gli uomini) dal capitalismo che la sostiene.

Curioso: le ideologie o le religioni secolari del ‘900, che credevamo morte, sono in realtà più vive che mai e producono incessantemente nuove favole collettive, nuovi tecno-fideismi/tecno-integralismi che si offrono per dare un senso a un mondo apparentemente senza senso perché liquido, in realtà pesantissimo di connessioni obbligatorie, di incessanti pedagogie di adattamento non solo al mercato quanto alle nuove tecnologie. Che come le nuove tecnologie di vent’anni fa ci affascinano e ci promettono molto e continuamente cediamo alla loro richiesta di fede. Sanno di non avere mantenuto le promesse (meno lavoro, meno fatica, più libertà) e provano a rinnovare la promessa, chiedendoci di recitare nuovamente il loro Credo.  

Ma cosa scrive Paul Mason, giornalista economico di simpatie laburiste, autore di libri di successo e ora di questo Postcapitalism, in uscita in traduzione italiana nei prossimi mesi? Che il capitalismo finanziario di questi ultimi anni —erede di quello industriale e di quello mercantile— avrebbe i giorni contati, posto che i mutamenti portati dalla rivoluzione informatica determinerebbero una modifica sostanziale dei modi di produzione e di consumo, metterebbero in discussione il sistema basato sulla legge della domanda e dell’offerta, della proprietà e dello scambio e lascerebbero progressivamente spazio ad una economia basata su tempo libero, attività in rete e gratuità.

Scrive Mason: 
«La tecnologia ha creato una nuova via d’uscita. Quello che resta della vecchia sinistra —e di tutte le forze che ne sono state influenzate— si trova di fronte a una scelta: imboccare questa strada o morire. Il capitalismo non sarà abolito con una marcia a tappe forzate ma grazie alla creazione di qualcosa di più dinamico, che inizialmente prenderà forma all’interno del vecchio sistema, passando quasi inosservato, ma che alla fine aprirà una breccia, ricostruendo l’economia intorno a nuovi valori e comportamenti. Lo chiameremo postcapitalismo».
Questo processo sarebbe già iniziato, grazie a tre grandi cambiamenti:

1) le nuove tecnologie «hanno ridotto il bisogno di lavoro, rendendo meno netto il confine tra lavoro e tempo libero e meno stringente il rapporto tra lavoro e salario». 

Vero, ma questo non ha liberato il lavoro, semmai lo ha reso indistinguibile dalla vita (quindi siamo meno liberi), ha moltiplicato ritmi e intensità del lavorare e ha favorito forme di lavoro e di sfruttamento (quasi) senza retribuzione mentre, cancellando la distinzione tra vita e lavoro (effetto diretto delle nuove tecnologie) ha prodotto una società a mobilitazione tecno-economica totale e permanente;
2) l’informazione «sta erodendo la capacità del mercato di determinare i prezzi in modo corretto. I mercati si basano sulla scarsità, mentre l’informazione è abbondante. Il meccanismo di difesa del sistema è formare monopoli —le grandi multinazionali tecnologiche di oggi— su una scala che non ha precedenti negli ultimi duecento anni. Ma questo non può durare (…) perché contrasta con il bisogno fondamentale dell’umanità di usare le idee liberamente». Assolutamente falso: il mercato sa benissimo come determinare i prezzi in modo corretto (per i propri profitti), grazie a delocalizzazioni, precarizzazione, sfruttamento, espropriazione della conoscenza altrui e condivisa, taylorismo digitale e rete e usa proprio le nuove tecnologie per farlo, come è altrettanto falso credere che l’informazione e la conoscenza siano abbondanti (siamo piuttosto in una società della semplificazione, non della conoscenza), la conoscenza e l’informazione sono sempre meno libere e sempre più controllate dai motori di ricerca, oltre ad essere fonte (Big Data) di alti profitti per pochi, mentre monopoli sempre più grandi sono sempre più grandi proprio perché noi permettiamo loro di esserlo sempre di più e perché è nella natura di un capitalismo non controllato;
3) stiamo assistendo «a una crescita spontanea della produzione condivisa: nascono beni, servizi e organizzazioni che non rispondono più ai principi del mercato e della gerarchia manageriale»; 
ma anche questo è falso, ormai il mercato è ovunque e in ogni relazione umana (il neoliberismo vive in ognuno di noi come una consolidata disciplina dentro una consolidata biopolitica), il lavoro è sempre più merce e sempre più sfruttato —a meno di considerare produzione condivisa la sharing economy, l’uberizzazione del lavoro, il dover essere imprenditori di se stessi. 
Certo, ancora Mason: «Quasi inosservati, nelle nicchie e negli angoli più nascosti del sistema di mercato, interi settori economici stanno cominciando a prendere un’altra strada. Monete parallele, banche del tempo, cooperative e spazi autogestiti sono spuntati come funghi»;
ma in verità sono anni che ci raccontiamo questa bella storia e ciò che è nascosto e inosservato resta nascosto o ai margini, non riesce a scalfire la potenza di fuoco del tecno-capitalismo, oppure si fa parte del sistema come le banane del commercio equo e solidale al supermercato. Intanto i beni comuni vengono aggirati dalle logiche di mercato (come in Italia per l’acqua, nonostante il referendum) e la sharing economy è comunque sotto forma di impresa e agisce secondo il mercato, socializzandolo.

Mason si rifà a Marx e al suo Frammento sulle macchine, all’idea di un intelletto generale, 
«una sorta di mente collettiva collegata attraverso la conoscenza sociale, in cui ogni progresso va a beneficio di tutti. In breve, Marx ha immaginato qualcosa di molto simile all’economia dell’informazione in cui viviamo oggi. E aggiunge che la sua venuta farà saltare in aria il capitalismo». 
Ma è evidente —dovrebbe essere evidente— che l’intelletto generale di Marx non è qualcosa di simile all’economia dell’informazione e soprattutto non farà saltare in aria il capitalismo proprio perché l’economia dell’informazione e della conoscenza è basata anch’essa sulla suddivisione/individualizzazione del lavoro e poi sulla sua integrazione/totalizzazione in qualcosa che è sempre e comunque alienato dal lavoratore stesso e alienante il lavoratore, sia esso uberizzato o lavoratore della conoscenza e dell’informazione.

Ci vuole ben altro, allora, per uscire dal tecno-capitalismo. Occorre una destrutturazione di tutti i meccanismi eteronomi e anti-democratici di messa al lavoro degli uomini (mercato e tecnica); una liberazione dai vincoli di connessione (di rete e mercato) e di alienazione; un anticonformismo digitale;  una laicizzazione della società contro l’integralismo religioso del tecno-capitalismo; una separazione netta (ma decisa dagli uomini, non dalle macchine posto che la loro logica è quella dell’uso esaustivo del tempo e della produttività da accrescere sempre e comunque), tra tempi di vita e tempi di lavoro. Ma occorre soprattutto una riconsiderazione radicale (un rovesciamento) dei rapporti tra economia (che deve tornare ad essere un mezzo) e società (che deve tornare ad essere il fine).

Bibliografia essenziale

Demichelis L. (2015), La religione tecno-capitalista, Mimesis, Milano.
Formenti C. (2011), Felici e sfruttati, Egea, Milano.
Hardt. M.- Negri A. (2010), Comune. Oltre il privato e il pubblico, Rizzoli, Milano.
Ippolita (2014), La Rete è libera e democratica. Falso!, Laterza, Roma-Bari.
Mason M. (2009), Punkcapitalismo, Feltrinelli, Milano.
Mason P., Postcapitalismo (in uscita da il Saggiatore nel 2016)
Morozov E. (2014), Internet non salverà il mondo, Mondadori, Milano.
Rampini  F. (2014), Rete padrona, Feltrinelli, Milano.
Rheingold  H. (2013), Perché la rete ci rende intelligenti, Cortina, Milano.
Rifkin J. (1995), La fine del lavoro, Baldini&Castoldi, Milano.
Rifkin J. (2000), L’era dell’accesso, Mondadori, Milano.
Rifkin J. (2014), La società a costo marginale zero, Mondadori, Milano.
Tapscott  D. (2011), Net generation, FrancoAngeli, Milano.
Tapscott D. - Williams A. D. (2007), Wikinomics, Rizzoli-Etas, Milano.
(8 ottobre 2015)

* Fonte: Micromega

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)