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martedì 3 settembre 2019

M5S ED IL MITO DELLA SINISTRA CHE NON C’E’ di Inessa Armand

[ martedì 3 settembre 2019 ]

Volentieri pubblichiamo questo duro intervento che ci ripropone la tesi della scomparsa della dicotomia destra-sinistra. Tesi che viene da lontano e che abbiamo avuto modo di contestare. Ci permettiamo di segnalare: 



- DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: TRAMONTO O ECLISSI? sulle tesi di Preve e Fusaro?
- DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA: critica a Giulietto Chiesa,  
- SOVRANISMI (DI SINISTRA, DI DESTRA... E DI CENTRO)

*  *  *

RIFLESSIONI SUI PERICOLI DELLA NOSTALGIA E
SULLA POTENZA DELLE ALLUCINAZIONI




Esaminando l’attuale situazione politica è necessario, quanto inevitabile, che il termine “sinistra”, parafrasando Trotsky, venga definitivamente gettato nella raccolta differenziata, tra i rifiuti altamente tossici, più esattamente tra quelli radioattivi.
Che ci si riferisca alle mutazioni genetiche del PCI o alle diverse scorie prodotte dalla deflagrazione di organizzazioni post sessantottine, il risultato non cambia, si tratta ormai, mutatis mutandis, esattamente della stessa melma.
 Per anni, la sinistra “radicale” e quella “canonica” si sono scontrate, caratterizzate da una diversa prassi politica che rendeva possibile fare dei distinguo; ora tutto è cambiato e, in questa fase di importanti trasformazioni sociali, si ritrovano accomunate da inqualificabili prese di posizione: dalla difesa della teoria gender, alla ”illusione del multiculturalismo” ( la cui massima espressione è il Global Compact che giustifica e garantisce un’immigrazione totalmente incontrollata), dalla scienza teorizzata come nuova teologia (per far passare l’obbligatorietà di 12 vaccini ed una mostruosità come la Triptorelina) fino alla difesa della legge sulle impronte digitali o quella sulle fake news (ovvero l’ultima frontiera, almeno per ora, del controllo sociale).
Conseguentemente, ora più che mai, proprio alla luce di quanto accade, appare chiaro che il vocabolo “Sinistra” è un significante vuoto ovvero privo di significato.
Ne consegue che quel che le élites neoliberali hanno sbandierato come la sparizione della dicotomia destra/sinistra è, pertanto, semplicemente, un’ipocrisia, un’invenzione ideologica prima che politica. 
 E’ necessaria la mera presa di coscienza di questo inganno per iniziare a ragionare sul presente; affermare quanto sopra non vuol dire negare le differenze di analisi e, di conseguenza, ideologiche tra le diverse teorie sulla prassi politica, vuol dire, anzi, liberarle dalle grottesche generalizzazioni a cui si è arrivati a causa di un ristagno teoretico, di un lunghissimo riflusso e di un’immobilità concettuale senza precedenti. In tale situazione, avvalersi ancora del lemma “Sinistra” è qualcosa che, politicamente, non ha più senso.
Nei secoli precedenti, il contesto storico politico ha originato fondamentali dottrine economico-filosofiche: si parlava di marxismo, leninismo, trotskismo, lambertismo, bordighismo... Pur esistendo il termine Sinistra, questo designava un concetto talmente vago da essere solo parzialmente utilizzabile, un’idea geografica prestata alla politica; la Sinistra, come blocco ideologico, non esisteva e, forse, non è mai esistita.
Tra la metà dell’800 e gli inizi del ‘900, sono state elaborate teorie, creati strumenti di interpretazione di quella realtà e rivoluzionato il corso degli eventi. Parliamo di una fase storica precisa.
Ora però siamo nel 2019 e la fase storica è cambiata radicalmente, la situazione politica, economica e sociale non è più, neanche lontanamente, paragonabile a quella dei secoli scorsi, per dirla tecnicamente, siamo in un altro ciclo di accumulazione capitalistico.
Una diversa realtà ha, conseguentemente, bisogno di essere interpretata con nuovi strumenti e necessita di una nuova teoria politica. Continuare a decodificare il momento attuale servendosi della concezione, degli strumenti interpretativi e delle categorie socio-economiche create tra il 1848 ed il 1940 sarebbe come combattere i missili, di cui dispongono oggi le forze neoliberali, con i cannoni ed i fucili a scoppio. Sarebbe assurdo, oltreché assolutamente stupido. Sarebbe un inutile massacro, la cronaca di una morte annunciata e, peggio ancora, una follia anacronistica.
Ancora fino agli anni ’70 la realtà era diversa: analizzando la situazione sociale è possibile affermare che ci fossero un grande partito di massa, il PCI, e grandi sindacati di massa, un blocco sociale enorme incanalato e tenuto insieme affinché le istanze e le semplici rivendicazioni non potessero, in alcun modo, sfociare in un movimento che avrebbe rischiato di diventare ingestibile.
Che cos’era la sinistra in Italia e che cosa è diventata? Ci sono state moltissime organizzazioni partitiche, dal PCI al PSI o DP (solo per citarne alcune) fino ad arrivare al PRC e tutto quel che dalla scomparsa del PCI è fuoriuscito, PD compreso, ma c’era anche una così detta sinistra rivoluzionaria, una miriade di organizzazioni molto prolifiche intellettualmente ma solo parzialmente radicate sul territorio, spesso poco più che dei circoli culturali, dei centri studi.
Molte di quelle organizzazioni esistono ancora ma sono rimaste intrappolate nel loro pensiero pensante, come in una bolla dalla quale vedono lo scorrere del tempo ma non i cambiamenti sociali. Peggio ancora esse hanno completamente aderito alla propaganda neoliberale della globalizzazione e, paradossalmente, gli stessi che avevano partecipato al movimento No global, ora si trovano impastoiati, impantanati nella grande narrazione.
La sinistra canonica (PD, PRC ecc) non è stata da meno: ha aderito a Maastricht ed agli altri trattati, con le disastrose conseguenze che ben conosciamo, ha abbattuto la produzione manufatturiera avallando la delocalizzazione, ha distrutto il lavoro salariato grazie al mortale colpo del Job Act, ha tagliato drasticamente le pensioni mediante la legge Fornero, ha dato il colpo di grazia alla sanità pubblica ed ha portato avanti la demolizione della scuola e delle università e l’hanno chiamata “Buona scuola”.
Ha portato a termine o ha dato il colpo di grazia perché il percorso era iniziato prima: senza fare archeologia politica, è possibile affermare che l’era della distruzione è iniziata dopo mani pulite con i diversi governi tecnici e con Berlusconi (la complicità delle sinistre è stata comunque determinante), poi, come è noto, le élites hanno visto in Renzi un candidato promettente. Ha fatto un gran bel lavoro di smantellamento mentre un’altra parte della sinistra si impegnava alacremente, e si impegna tutt’ora, in arcobaleni ed in una acritica “accoglienza” senza minimamente rendersi conto che la maggioranza della popolazione si sta ribellando a questa visione perversa, sta vivendo una situazione sociale di estrema difficoltà: periferie sempre più impraticabili, salari abbassati, lavoro nero in aumento, disoccupazione ai massimi storici, impoverimento, degrado sociale, aumento della violenza… Chi prende posizione contro questa visione delirante è considerato un fascista, un razzista.
La sinistra è ormai inappellabilmente condannata ad allontanarsi dalle masse, non ne difende più gli interessi perché non è più in grado di comprenderne né le priorità, né le problematiche. E’ quella che ha tradito i lavoratori, è quella che difende l’immigrazione di massa, è quella che non difende la parità di diritti ma propaga la teoria gender, è quella che insulta ed accusa, è quella della giustizia rossa che non protegge, è quella della corruzione, della malasanità, degli appalti truccati, delle cooperative rosse… E’ Tutto questo.
Leggendo, senza pregiudizi e, soprattutto senza vuoti sentimentalismi, ciò che è accaduto in questi anni, la situazione italiana, appare assolutamente chiara, se poi estendessimo questa analisi a quanto è successo negli ultimi mesi, considerando non solo l’esito delle elezioni politiche, ma quello delle elezioni europee e locali, regionali e comunali, la veridicità di quanto affermato, diventa inoppugnabile.
I blocchi sociali, così come li conoscevamo ed erano rappresentati, almeno fino agli anni ’60, non esistono più; sono radicalmente mutati, scompaginati.
In Italia, un coacervo di istanze sociali, “sezionali e prepolitiche” ha cercato la sua espressione politica nelle urne ed ha affidato le sue richieste al governo che è seguito alle votazioni del 4 marzo: La Lega ed il Movimento 5 Stelle.
Fin dall’inizio, sia i mass media (ed in genere, il pensiero dominante) che le oligarchie eurocentriche, hanno aspramente avversato questo governo, ma, paradossalmente, proprio queste critiche hanno contribuito a tenerlo in vita ed a far sì che venisse percepito come qualcosa di diverso, un elemento di rottura con i precedenti.  
Sappiamo come è andata a finire: i “deplorevoli” sono stati delusi anche perché, ciò che per troppi non è ancora evidente, è la reale natura dei “Criceti di Satana”, quel buco nero che è il Movimento 5 Stelle, l’apoteosi della normalizzazione neoliberale.
Una disamina, di questo fenomeno politico da baraccone, appare necessaria ed urgente.
Il problema vero è costituito da coloro che, pur conoscendone la genealogia ed il successivo sviluppo, perseverano nel considerare il M5S qualcosa di diverso da quel che è.
Il M5S è un movimento creato a tavolino in guisa di contenitore, nel senso più stretto del termine: contenere! Convogliare e contenere il malessere sociale, canalizzandolo in un ambito istituzionale. La fede in una fantasiosa distopia tecno-scientifica è il pilastro che soggiace a sgangherate posizioni politiche di circostanza. Per provarlo, oltre ogni ragionevole dubbio, è sufficiente analizzare il modo in cui hanno normalizzato certe espressioni chiare di istanze sociali, di malcontento. Due esempi fattuali: il reddito di cittadinanza, il cui progetto originale avrebbe potuto segnare un passo avanti nell’ambito delle conquiste sociali, svilito e deturpato in modo da farlo diventare una sorta di Hartz 4 tedesco e la legge Lorenzin peggiorata nel DDL 770. Questi erano due dei loro cavalli di battaglia pre-elettorali, hanno preso voti per questo; poi la montagna ha partorito il miserabile topolino. L’inganno è stato svelato dai fatti.
Altra prova a suffragare tale valenza normalizzatrice: all’indomani del colpo di mano di Mattarella ne avevano chiesto l’impeachment, idea difendibile, l’intromissione era insopportabile, chiunque se ne è reso conto; Di Maio annuncia una grande manifestazione di protesta, tempo ventiquattr’ore e tutto è finito con funambolico passo indietro: una possibile manifestazione di massa, trasformata in una pacifica ed innocua, quanto inutile, scampagnata post elettorale al circo Massimo.
Il M5S non ha nessuna intenzione, prima ancora che la capacità, di “tenere una piazza”, non gli interessa: è stato creato con l’intento opposto. Se non basta ciò che è accaduto in Italia, analizziamo quel che è successo in Francia, altrettanto emblematico: Di Battista e Di Maio incontrano una delegazione di GJ a Nizza e ciò che ne segue è una listaccia per le elezioni europee che ha solo emarginato i quattro gatti che vi hanno aderito.
Spazzatura neoliberale ma ammantata dell’uso di un altro termine (per altro altrettanto svuotato di significato) “onestà” che loro hanno trasformato in parola d’ordine, mantra scriteriato che ripetono mentre vorrebbero ridurre lo spazio democratico ratificando la diminuzione del numero dei parlamentari (che ricorda il referendum renziano), il taglio degli stipendi dei parlamentari, l’abolizione delle provincie, l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti.
 Analizzando, non è difficile vedere quel che si cela dietro queste richieste: sono tutte applicazioni di direttive europee, sebbene abbiano cercato di travestirle da innovativi punti programmatici (presenti nel loro Programma Elettorale insieme ad altre preoccupanti quanto aberranti derive tecnocratiche), cascami europeisti dissimulati come scelta politica contro gli sprechi.
Il loro europeismo è, de facto, inequivocabile, tanto che certe dichiarazioni di Di Maio, come quella “noi non siamo contro i vicoli europei” (FQ 07/05/2019) suonano quasi ridondanti, al pari della rivendicazione del Salario minimo orario europeo (dovremmo parlare di circa 9,00 Euro lordi), ancora una volta di renziana memoria!
Ogni possibile dubbio è stato infine dissipato dal voto alla Von der Leyen, perfettamente in asse con le altre forze europeiste, tra le quali spicca il PD.
A voler pensar male, si potrebbe evincere che le oligarchie finanziarie europeiste avevano deciso di affidare a questo magma, che è il M5S, il ruolo che, precedentemente, avevano conferito a Renzi che era riuscito, solo in parte, a portare avanti il progetto. Il suo delirio di onnipotenza lo aveva convinto ad usare il Referendum come mezzo, gli italiani hanno reagito compattamente mandando un chiaro segnale. Il M5S sta cercando di perseguire lo stesso fine, con altri mezzi, molto più pericolosi perché surrettizi.
Questi “Criceti di Satana”, con una fede cieca nella tecnologia e nella scienza, pronti ad asserire e poi negare qualsiasi assunto, non si sono dimostrati altro se non utili idioti al servizio di poteri più grandi di loro.
La base elettorale se ne sta rendendo conto, l’illusione è ormai stata ampiamente svelata ed è per questa ragione che hanno iniziato a perdere consensi ovunque, un’emorragia che parrebbe confermata dalle ultime consultazioni elettorali. Avevano promesso, hanno tradito, hanno perso voti.
Pochi non ne hanno ancora preso atto, evidentemente, vittime di un abbaglio politico-sociale o di un errore di valutazione: ignorano le origini di questo movimento e ne ignorano la natura, ovvero si barricano dietro ad una perversa, quanto fallace, giustificazione, ciò è dire e sostenere che il M5S sia meno liberista della Lega: questo è l’assunto politico più inquietante! Eppure era Von Hayek che teorizzava che “uno vale uno” ma forse gli è sfuggito… E, se gli è sfuggito questo, gli sono sfuggite molte altre posizioni indifendibili: gli è sfuggito che Il reddito di cittadinanza è uno Hartz4, che la Ministra Grillo ha fatto passare la Triptorelina, che il personale scolastico e medico potrebbe essere sottoposto ad un numero indefinito di vaccini, che l’ecotassa colpisce gli strati più deboli della popolazione, che la digitalizzazione è controllo sociale, che la tutela del Made in Italy è la svendita all’imperialismo sub-umano cinese, che il 5G è un potenziale pericolo per la salute, che ridurre il numero dei parlamentari riduce i margini della democrazia…
Tutto inutile. Vedere questo significa analizzare e condannare, senza appello, le scelte politico-sociali di un’organizzazione che millanta novità, non vederlo vuol dire appellarsi ad una sorta di surrealismo magico.
Le ombre delle ombre della caverna di Platone.
Non si intravede, neppure analizzandolo al microscopio elettronico, nel M5S, alcun blocco sociale di riferimento a cui ci si possa appellare, a meno che non sia per smascherare il loro opportunismo elettorale ed il loro totale asservimento all’Unione Europea. Il fatto è che costoro non hanno accumulato nulla di tangibile: ciò che fanno balenare, come blocco sociale, è volatile, evanescente ed accessibile senza essere costretti a stipulare alcun contratto o legame.
Ciò che si evince, guardando la realtà e quindi anche il substrato elettorale di questo governo (cioè di entrambe le forze che lo compongono), è una congerie di istanze sociali diverse, espressioni eterogenee di una diffusa insoddisfazione sociale, che ha consegnato le proprie aspettative a coloro che hanno dato ad intendere di rappresentare, e poter attuare, il cambiamento. Legarsi politicamente, a chi ha fatto dell’infingimento la sola pratica politica, è suicidio inutile ed una lettura diversa può essere solo frutto di un fallace pregiudizio ideologico.
Questa ostinata miopia, al pari del vagheggiamento di un’altra “sinistra” come qualcosa di diverso dall’accozzaglia realmente esistente, appare come un inganno della ragione, un’ineffabile quanto patetica nostalgia che ha a che fare più con la psicoanalisi che con la politica.
Continuando ad essere prigionieri di questo incantesimo, il rischio è quello di ritrovarsi o fermi ad aspettare invano Godot o, peggio ancora, a non avere il coraggio politico di fare il passo necessario verso una consapevole emancipazione da ogni forma di nostalgia e dal pregiudizio.
Quel che occorre è, innanzi tutto, intercettare le variegate sollecitazioni sociali e dargli una risposta politica precisa e non dissimulata, semplice e non fuorviata da anacronismi ideologici inadeguati, una risposta in grado di coalizzarle intorno ad una visione chiara del momento attuale e delle strategie per uscire da questo impasse politico, economico e sociale.
Dissolvere il fumo propagato da questi mendaci venditori, servitori sciocchi dell’Unione Europea, e ripulire l’aria mostrando la gabbia in cui siamo finiti, “la tela di ragno” in cui siamo intrappolati da vent’anni.  Il resto appare come un’assoluta perdita di tempo che mostra un totale disprezzo per l’urgenza di assunzione di responsabilità che la rapida mutevolezza degli eventi richiede.
 Non è possibile continuare a correre dietro a tutto ciò che accade, prestando attenzione ad ogni abbaiar di cane, occorre aver chiara la meta, sapere dove andare, avere delle priorità ed affinare una strategia per raggiungere lo scopo.
Non servono mirabolanti previsioni astrologiche sul futuro, peraltro puntualmente ribaltate dai fatti perché, qualsiasi cosa accada, chi fa politica fuori dalle organizzazioni partitiche esistenti, deve essere attento, deve sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità e deve essere assolutamente credibile; appellarsi ad una fantomatica “sinistra”, di qualsivoglia tipo, è un errore tattico, terminologico politicamente indifendibile, occorre prenderne atto. Non è una strada percorribile e la nostalgia non aiuta, il cordone ombelicale va troncato di netto, nessun sentimentalismo è possibile, ancor peggio ogni sentimentalismo è destinato al naufragio.

 E’ necessario, al contrario, leggere, senza preconcetti, la realtà, fornirne adeguati strumenti interpretativi ed elaborare, sulla base dei risultati di questa lettura, una teoria che soggiaccia ad una strategia che diventi pratica politica.  

* Fonte: FRONTIERE

lunedì 13 maggio 2019

SOVRANISTI DI TUTT'ITALIA UNIAMOCI di Ines Armand

[ 13 maggio 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo «Contributo teorico per la costruzione di un Coordinamento per la sovranità nazionale e la de-globalizzazione».

Due precisazioni, da parte nostra sono necessarie. 

[1] L'intento unitario è lodevole ma ha un difetto, l'astrattezza — accentuato dalla precisazione che suddetto Coordinamento sovranista dovrebbe avere carattere "trans-ideologico". L'esperienza insegna, anzitutto quella nostra, che per metter su coordinamenti ci siamo svenati. Ogni tentativo è fallito, oltre tutto anche perché erano fin troppo "trans-ideologici". Chi propone l'unità ha il dovere, rubricate le forze in campo e il loro posizionamento, di indicare a chi si rivolge: a quali forze politiche? a quali correnti? a quali associazioni? a quali mondi? O si rivolge alla nebulosa instabile dei tanti cani sciolti, il più dei quali scorbutici e impazienti? Il solo criterio che emerge pare essere il seguente:
«una coalizione tra tutte quelle forze che abbiano un carattere trans-ideologico, che abbiano preso la necessaria distanza storica dalla presunta caratterizzazione bipolare del dualismo destra/sinistra».
Di conseguenza noi, in quanto Sinistra Patriottica ne saremmo fuori, poiché di sinistra e rivoluzionari noi eravamo, siamo e resteremo. L'idea della fine delle dicotomia, ove non sia un capriccio intellettualistico, è un dispositivo tipico del pensiero postmodernista e neoliberale. L'idea che basti riferirsi alla Costituzione del '48, con l'aggiunta di una lista di rivendicazioni tattiche, a nostro modesto avviso, anche vista l'esperienza, è una pia illusione.

[2] C'è poi per noi un punto di dissenso molto serio con la proposta: il giudizio sul governo giallo-verde. Secondo la Armand
«anche questo governo, sta dando prova di un quasi totale asservimento al vincolo esterno europeo, senza presentare alcun elemento di reale rottura».
Ecco la prova provata di come dividere invece di unire. Anche questa sentenza inappellabile escluderebbe noi dal "Coordinamento" e, quel che è peggio, pregiudicherebbe la simpatia di qualche milionata di cittadini che invece ancora sperano che questo governo resista e il "cambiamento" lo faccia. Sorvoliamo sul contrasto logico e politico con la formulazione molto più sfumata  due righe prima:  «il governo non si sta dimostrando all’altezza del ruolo di cui il voto “populista” lo aveva investito» — delle due l'una: un conto è dire che il governo giallo-verde non "è all'altezza", tutt'un altro è asserire che da prova di "un quasi totale asservimento al vincolo esterno europeo". Un governo "non all'altezza" va, come diciamo noi, "incalzato", un governo "asservito" va combattuto su tutta la linea. Un giudizio così duro e inesorabile è sbagliato, come minimo prematuro. La tregua con l'Unione europea è stata solo momentanea visto che solo nei prossimi mesi sapremo se questo governo capitola (alla Tsipras) e quindi va combattuto, o se invece resisterà disubbidendo — e allora va difeso con le unghie e coi denti. La prova del fuoco l'abbiamo davanti, non alle spalle, e Dio ce ne scampi dal tuttosubitismo.

La Armand ci perdonerà per questa lunga premessa, siamo certi che come i tanti lettori che ci seguono capirà che non stiamo "spaccando il capello in quattro", che le questioni sono di sostanza. Il tutto con l'auspicio che il dibattito sull'unità prosegua.

*  *  *

«Contributo teorico per la costruzione di un 
Coordinamento per la sovranità nazionale e la de-globalizzazione»


Un coordinamento trans-ideologico


La fase che stiamo vivendo ci impone una piena assunzione di responsabilità nei confronti dell’attuale situazione nazionale che presenta forti criticità e peculiari caratteristiche sociali, politiche ed economiche. Così come accadde nel ‘45, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, c’è bisogno di creare una coalizione tra tutte quelle forze che abbiano un carattere trans-ideologico, che abbiano preso la necessaria distanza storica dalla presunta caratterizzazione bipolare del dualismo destra/sinistra, che sappiano creare degli strumenti di lettura della realtà adeguati e che si propongano di agire avendo come principale finalità la lotta per l’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro, per il ritorno ad una totale sovranità, ad una nazione che si rinsaldi attorno alle linee guida della Costituzione e che torni a scelte politiche autonome e non imposte dal vincolo esterno della dittatura neoliberale europeista.

Un coordinamento, quindi e non un partito: uno strumento che possa connettere tutte le forze, le organizzazioni, i movimenti che vedono nell’UE il nemico principale; l’UE non è riformabile, non può essere cambiata dall’interno, questo deve essere detto chiaramente, non è per questo che è nata e non v’è alcuna possibilità di modificarne né la natura né la struttura. L’UE va combattuta fino ad arrivare ad una totale emancipazione, all’uscita dal suo sistema.

Il primo passo di questa, che si annuncia come una vera e propria guerra politica, economica e, soprattutto, sociale, è smascherare la tela di ragno che il neoliberalismo europeo ha tessuto, con la complicità e la cooperazione dei diversi poteri e di quei governi che con essa hanno collaborato in Italia come nei diversi paesi. Una tela di ragno formata da direttive europee, esterne e senza alcun legame con la reale situazione dei diversi stati membri, che hanno eroso, in modo spesso sottaciuto, surrettizio ma ineluttabile, fino a cancellarla totalmente, la sovranità e, di conseguenza, l’indipendenza politica degli stati membri. Questi poteri, si sono serviti di differenti strumenti, non solo dei trattati ma di governi tecnici, di incomprensibili quanto inutili diktat economici, di normative, di delibere e, per l’appunto, di direttive: un vincolo esterno che, come un nodo scorsoio, si è stretto intorno alle istituzioni, erodendone il potere decisionale fino ad esautorarle.

I trattati sono solo il fenomeno più eclatante di questo vincolo, ben più pericolose sono le direttive perché difficilmente identificabili, per i non addetti ai lavori, come imposizioni; queste leggi, travestite da consigli e ricche di “si chiede”, “si auspica”, “sarebbe necessario” ecc., trovano il loro riscontro in quello che è chiamato Semestre europeo: durante questo periodo si accerta il modo in cui ogni paese abbia effettivamente portato avanti e realizzato ciò che l’Unione Europea chiedeva. Non è una banale semplificazione, è semplicemente chiamare le cose con il loro nome e mostrare ciò che accade senza inutili tentativi di imbiancare i sepolcri.



Cultura, diritti sociali, sanità e territorio 


Ogni passo compiuto dai diversi governi che si sono succeduti è stato un semplice ratificare precise risoluzioni europee; ogni legge, ogni decisione presa era conforme ad esse:

Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti - Aumento del prezzo del carburante - Chiusura degli ospedali di zona - Direttive agro-alimentari - Ecotassa - Fattura elettronica  - Global compact (immigrazione) - Legge sulle Fake news - Jobs Act - Macroregioni - Normative sulle vaccinazioni - Rete di trasporto europeo - Riduzione del numero dei parlamentari - Riforma delle pensioni - Triptorelina - Unione bancaria. 
Questi sono solo alcuni macroscopici esempi di disposizioni europee fatte passare come decisioni politiche governative.

Questo governo, il governo così detto del cambiamento, per ora non si sta dimostrando tanto diverso dai precedenti. Non si sta dimostrando all’altezza del ruolo di cui il voto “populista” lo aveva investito.

“Ce lo chiede l’Europa!” E’ vero, ma all’Europa voi avreste dovuto opporvi, siete stati scelti ed eletti per questo. Avreste dovuto, nei fatti, rappresentare il cambiamento auspicato, l’inversione di rotta.



Bilancio di un anno di governo 


A distanza di un anno, invece, anche questo governo, sta dando prova di un quasi totale asservimento al vincolo esterno europeo, senza presentare alcun elemento di reale rottura. Ha trasformato in legge direttive europee già avallate dai precedente governi, dalla normativa sulla Fatturazione Elettronica all’inserimento della Triptorelina tra i farmaci a carico del SSN, passando per il peggioramento della Legge Lorenzin e per la trasformazione del Reddito di cittadinanza in uno Hartz IV.

Ha, di fatto, amministrato senza governare, mantenendo inalterati quei poteri che da decenni gestiscono le sorti del paese: istruzione, sanità e trasporti sono ancora in mano al vecchio apparato, neoliberale e convinto europeista, rappresentato in primo luogo dal PD. Ciò che è avvenuto all’ISS ed all’AIFA ne è un eloquente esempio.

Il 4 marzo 2018, il “popolo” non chiedeva una rivoluzione socialista, chiedeva semplicemente di accogliere delle istanze sezionali espressione di un crescente malcontento, chiedeva di difendere i propri diritti sociali ed economici con scelte politiche responsabili.

Non più marionette mosse dall’esterno, non più tecnici spacciati come al di sopra delle parti, ma politici che assumessero la responsabilità di operare scelte, per l’appunto politiche, che difendessero gli interessi e portassero avanti le necessità ed i bisogni dei cittadini.

È, oggi più che mai, necessario ripensare una reale ed effettiva azione politica autonoma, che non agisca in base alle direttive di un governo sovranazionale come quello dell’Unione Europea e dettate da poteri economici transnazionali ma si adoperi per il ripristino e la difesa della sovranità, di quell’indipendenza politica decisionale che fa di un’espressione geografica uno stato. 

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giovedì 9 maggio 2019

NON SONO DI SINISTRA di Ines Armand

[ 9 maggio 2019 ]

Ieri abbiamo pubblicato il Comunicato con cui il Comitato centrale di Programma 101 — Un voto contro l'unione europea — ha spiegato la posizione elettorale dell'organizzazione nelle prossime elezioni europee del 26 maggio. 
C'è chi non è d'accordo. 
Malgrado il dissenso volentieri pubblichiamo questo intervento.


*  *  *


IL MITO DELLA SINISTRA CHE NON C’È, LA LEGA ED IL MOVIMENTO 5 STELLE: OVVERO RIFLESSIONI SUI PERICOLI DELLA NOSTALGIA, SULL’INGANNO DEL PREGIUDIZIO E SULLA POTENZA DELLE ALLUCINAZIONI


Parafrasando Trotsky direi che sia ormai inevitabile che la sinistra venga definitivamente gettata nella raccolta differenziata, tra i rifiuti altamente tossici, più esattamente tra quelli radioattivi. Io, per formazione, vengo da quella generazione che non si è mai definita di sinistra e che, anzi, ha sempre considerato questa espressione geografica, prestata alla politica, come un insulto.

Non sono stata e non sarò mai di sinistra.

Ciò che le élites neoliberali hanno sbandierato come la sparizione della dicotomia destra/sinistra è semplicemente un falso ideologico, prima che politico. Che ci si riferisca alle mutazioni genetiche del PCI o alle diverse scorie prodotte dalla deflagrazione di organizzazioni post sessantottine, per quanto mi riguarda, è, mutatis mutandis, esattamente la stessa cosa. Si sono scontrate per anni ed ora, eccole lì, accomunate da inqualificabili prese di posizione: dalla difesa della teoria gender per giustificare diritti sociali, alla ”illusione del multiculturalismo”, la cui massima espressione è il Global Compact, per giustificare un’immigrazione disgraziata ed incontrollata, dalla Scienza teorizzata come nuova teologia per far passare l’obbligatorietà di 12 vaccini fino alla difesa della legge sulle impronte digitali per far passare il controllo sociale… E’ necessaria la mera presa di coscienza di qualcosa che non ha mai avuto senso di esistere. La sinistra non esisteva, la sinistra non esiste. Non sono pertanto orfana di niente e di nessuno, la mia progenie politica è, anzi, di illustre lignaggio: si chiamano Karl Marx, Fredrich Engels, Vladimir Ilich Ulianov, Lev Davidovic Bronstein, il loro pensiero, ha generato i filamenti che formano il mio DNA ideologico. Non sono un Credo, sono la base della mia formazione, non divinità infallibili e non criticabili.

Tra la metà dell’800 e gli inizi del ‘900, questi miei avi, hanno elaborato teorie economico-politiche, creato strumenti di interpretazione di quella realtà e rivoluzionato il corso degli eventi. Parliamo di una fase storica precisa. Ora però siamo nel 2019 e la fase storica è cambiata radicalmente, la situazione politica, economica e sociale non è più, neanche lontanamente, paragonabile a quella a cui essi si riferivano. Per dirla tecnicamente,” il ciclo di accumulazione capitalistico è un altro”. Una diversa realtà ha bisogno di essere interpretata con nuovi strumenti e necessita di una nuova teoria politica. Continuare ad interpretare il momento attuale servendosi della teoria, degli strumenti interpretativi e delle categorie socio-economiche create tra il 1848 ed il 1940 sarebbe come combattere i missili, di cui dispongono oggi le potenze neoliberali, con i cannoni ed i fucili a scoppio. Sarebbe assurdo, oltreché assolutamente stupido. Sarebbe un inutile massacro, la cronaca di una morte annunciata, una follia anacronistica.

Quei blocchi sociali a cui essi si riferivano non esistono più, sono radicalmente mutati, scompaginati.

Un coacervo di istanze sociali, “sezionali e prepolitiche” hanno cercato la loro espressione politica nelle urne ed hanno affidato le loro richieste al governo che è seguito alle votazioni del 4 marzo: La Lega ed il Movimento 5 Stelle. Sappiamo come è andata a finire: i “deplorevoli” sono stati delusi da entrambi.

Molti di loro avevano riposto le speranze, quelle di un possibile cambiamento, affidandosi a ciò che veniva concepito come una sorta di nuovo: la presenza di due noti antieuropeisti nelle fila della Lega aveva nutrito questa fiducia. Le urne li hanno premiati ma, schermandosi dietro alla critica del tuttosubitismo, del “meglio questo che Cottarelli” e delle penali, il risultato è stato un asservimento alla maggioranza, sebbene sprazzi di interventi davvero impeccabili, abbiano, per qualche tempo, contribuito ad alimentare l’illusione.

La Lega potrà ancora continuare, forse, a guadagnare consensi e voti grazie a tematiche come immigrazione e sicurezza ma, prima o poi, dovrà fare i conti con il suo endemico pressapochismo e la sua esiguità culturale.

La Lega è un partito, a tutti gli effetti, neoliberale, questo è certo né ha mai lontanamente pensato di essere altro, lo sappiamo benissimo; in essa convivono diverse anime tra cui quella cattolica-conservatrice e quella post forza-italiota dei rampanti industrialotti della Padania. Conosciamo bene tutto questo, nessun mistero da svelare, ecco perché, dell’epiteto di fascioleghisti, non parlo neppure, lo lascio al pattume di sinistra: non ho mai rovistato nella spazzatura, men che meno se radioattiva! 


Ma se la natura della Lega è chiara e non ritengo meriti un approfondimento ulteriore, ciò che mi turba è che ancora, non lo sia, per molti, quella dei “Criceti di Satana”: quel buco nero che è il Movimento 5 Stelle, l’apoteosi della normalizzazione neoliberale. Una disamina, di questo fenomeno politico, per me, da baraccone, è necessaria ed urgente. 

Il problema vero è che ci si ostini a considerare il M5S qualcosa di diverso da quel che è.

E’ un movimento creato a tavolino in guisa di contenitore, nel senso più stretto del termine: contenere! Convogliare e contenere il malessere sociale, canalizzandolo in un ambito istituzionale. La fede in una “fantasiosa distopia tecno-scientifica” è il pilastro che soggiace a sgangherate posizioni politiche di circostanza. Per provarlo, oltre ogni ragionevole dubbio, è sufficiente analizzare il modo in cui hanno normalizzato certe espressioni chiare di istanze sociali, di malcontento. Il reddito di cittadinanza, il cui progetto originale avrebbe potuto segnare un passo avanti nell’ambito delle conquiste sociali, svilito, deturpato e normalizzato in modo da farlo diventare una sorta di patetico scimmiottamento dello Hartz IV tedesco (devo riconoscere che chi me lo aveva detto, in tempi non sospetti, aveva ragione. Io l’ho capito solo dopo), la legge Lorenzin peggiorata nella 770: questi erano due dei loro cavalli di battaglia pre-elettorali. Hanno preso voti per questo; poi la montagna ha partorito il miserabile topolino. L’inganno è stato svelato dai fatti. Altro esempio: all’indomani del colpo di mano di Mattarella ne avevano chiesto l’impeachment, idea difendibile, l’intromissione era insopportabile, chiunque se ne è reso conto, Di Maio annuncia una grande manifestazione di protesta, tempo ventiquattr’ore e tutto è finito con una pacifica ed innocua quanto inutile scampagnata post elettorale al circo Massimo.

Il M5S non ha nessuna intenzione, prima ancora che la capacità, di tenere una piazza, non gli interessa: è stato creato con l’intento opposto. Se non basta ciò che è accaduto in Italia, guardiamo quel che è successo in Francia, altrettanto emblematico: Di Battista e Di Maio incontrano una delegazione di GJ e ciò che ne segue è una listaccia per le elezioni europee che ha solo emarginato i quattro gatti che vi hanno aderito. E’ assolutamente una fortuna che ciò non sia avvenuto in Italia, durante la nostra manifestazione del 12 gennaio: lo sputtanamento sarebbe stato nazionale!

Spazzatura neoliberale anche loro ma ammantati da questa onestà che usano come parola d’ordine, come mantra che ripetono mentre vorrebbero far passare la riduzione del numero dei parlamentari (non vi ricorda il referendum del fiorentino?), la riduzione degli stipendi dei parlamentari, l’abolizione delle provincie, l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti…. Tutte applicazioni di direttive europee, travestite da innovativi punti programmatici (presenti nel loro Programma Elettorale insieme ad altre preoccupanti quanto aberranti derive tecnocratiche), schifezze europeiste dissimulate come politica contro gli sprechi…

Sono talmente antieuropeisti che Di Maio ha dichiarato, non solo: ”noi non siamo contro i vicoli europei” (FQ 07/05/2019) ma addirittura di voler far approvare il salario minimo orario europeo (dovremmo parlare di circa 9,00 Euro LORDI), lo stesso che a Renzi piaceva tanto!

Menziono la questione della loro presunta ed ostentata opposizione al progetto TAV, parte del progetto RTE europeo, solo come l’ultima esemplificazione macroscopica del più becero opportunismo politico elettorale pre-europee.

«E’ così che sullo schermo della burocrazia, l’ombra di un uomo inesistente può sembrare qualcuno». [cit. da Ma vie, l.D Bronstein detto Trotsky]

Eppure neanche per loro mi servo dell’idiota espressione sinistrata di Pentasvastiche, altrettanto inadeguata e sciocca: sono solo degli utili idioti al servizio di poteri più grandi di loro. La base elettorale ne sta prendendo atto, l’illusione è svelata e stanno perdendo consenso ovunque, un’emorragia che sembra confermata, altro che tattica salviniana per farli scomparire!

Chi non ne prende atto deve essere stato incantato da un potente sortilegio o da una allucinazione; se non si tratta di questo, allora il problema è più serio. L’illusione è più potente: ignoriamo le origini di questo movimento, ne ignoriamo la natura e ci barrichiamo dietro un supposto sinistrismo, ciò è dire e sostenere che il M5S sia meno neoliberale della Lega: questo è l’assunto politico più inquietante! eppure “era Von Hayek che teorizzava che uno vale uno” o vi è sfuggito? E se vi è sfuggito questo vi è sfuggito pure che Il reddito di cittadinanza è uno Hartz4 e che la Ministra Grillo ha fatto passare la Triptorelina e che il personale scolastico e medico sarà sottoposto a 12 vaccini e che l’ecotassa colpisce gli strati più deboli e che la digitalizzazione è controllo sociale e che le auto elettriche sono in realtà molto inquinanti e che la tutela del Made in Italy è la svendita all’imperialismo sub-umano cinese e che il 5G è un pericolo immane per la salute…ma allora di cosa stiamo parlando? Io parlo di politica, costoro di surrealismo magico.

Le ombre delle ombre della caverna di Platone.

Non ho mai considerato il Movimento 5 Stelle, neanche per sbaglio, come un’entità anche solo lontanamente votabile, la sua natura, la struttura e le loro finalità mi sono chiare. Non intravedo, nel modo più assoluto, nessun blocco sociale di riferimento a cui ci si possa appellare, se non per smascherare il loro opportunismo elettorale ed il loro totale asservimento all’Unione Europea. Ciò che invece si evince, guardando la realtà e quindi anche il substrato elettorale di questo governo (cioè di entrambe le forze che lo compongono), è una congerie di istanze sociali diverse, di espressioni eterogenee di un diffuso malcontento che ha delegato le proprie speranze a coloro che hanno dato ad intendere di rappresentare il cambiamento. Una lettura diversa può essere solo frutto di un fallace pregiudizio ideologico. E questa ostinata miopia, al pari del vagheggiamento di una “sinistra” come qualcosa di realmente esistente mi appaiono come un inganno della ragione, un’ineffabile quanto patetica nostalgia che ha a che fare più con la psicoanalisi che con la politica. Mi torna in mente una canzoncina degli anni ’40 portata al successo da Achille Tajani: «Illusione dolce chimera sei tu…quando d’un sogno rimane la sola visione e ci sentiamo morir di nostalgia, tu ci fai credere ancora, signora illusione, che questo amor durerà l’eternità…» [cit. da Signora Illusione, Aurelio Fierro]

Continuando ad essere prigionieri di questo incantesimo ci ritroveremo o fermi ad aspettare invano Godot o, peggio ancora, a non avere il coraggio politico di fare il passo necessario verso una consapevole emancipazione non solo, dall’immobilismo in cui ci vogliono costretti le forze neoliberali, ma anche da quello in cui noi stessi avremo scelto di essere ed a legarci, in una sorta di matrimonio di convenienza a decrepiti rottami politici, sperando di avere accesso, alla loro morte, ad una parte del loro presunto patrimonio ereditario. 

Il fatto è che costoro, la così detta sinistra, sovranisti compresi, Lega o Movimento 5 Stelle che sia, non hanno accumulato nulla di tangibile, ciò che fanno balenare, come blocco sociale, è volatile, evanescente ed accessibile senza essere costretti a stipulare alcun contratto o legame, men che meno elettorale. Quel che occorre è intercettare le variegate sollecitazioni sociali e dargli una risposta politica precisa e non dissimulata, semplice e non fuorviata da anacronismi ideologici inadeguati, una risposta in grado di coalizzarle intorno ad una visione chiara del momento attuale e delle strategie per uscire da questo impasse politico, economico e sociale. Dissolvere il fumo propagato da questi mendaci venditori, servitori sciocchi dell’Unione Europea e ripulire l’aria mostrando la trappola in cui siamo finiti. Il resto mi appare come un’assoluta perdita di tempo (che a chi più sa più spiace) che mostra un totale disprezzo per l’urgenza di assunzione di responsabilità che la rapida mutevolezza degli eventi richiede. Non possiamo continuare a correre dietro a tutti gli eventi o a prestare attenzione ad ogni abbaiar di cane, dobbiamo sapere dove andare ed affinare una strategia per raggiungere lo scopo. Legarsi a chi ha fatto dell’infingimento una pratica politica è suicidio inutile. Non servono mirabolanti previsioni astrologiche sul futuro, peraltro normalmente ribaltate dai fatti, ma leggere senza preconcetti la realtà. 

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