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sabato 4 gennaio 2020

IL DILEMMA DI PARAGONE E DI BATTISTA di Moreno Pasquinelli

Il sottoscritto non ha mai condiviso l'idea che Movimento 5 Stelle sia stato fin dall'inizio concepito da qualche diabolica testa d'uovo in seno alle élite dominanti come specchietto per le allodole per deviare e sterilizzare il diffuso disprezzo delle classi subalterne verso centro-sinistra e centro-destra. Quel che si dice, con odioso anglicismo, movimento gatekeeper.

venerdì 23 agosto 2019

DI BATTISTA SULLA LUNA di Sandokan

[ venerdì 23 agosto 2019 ]

E' iniziato il negoziato...

Tra 5 Stelle e Partito democratico per dare vita ad un nuovo governo e sventare le temute elezioni anticipate.

Ieri Di Maio ha tirato fuori dal cappello, in risposta a cinque di Zingaretti, i DIECI PUNTI programmatici "insindacabili" del Movimento 5 Stelle. Quanto siano insindacabili vedremo. Di sicuro essi indicano, dopo l'alleanza coi leghisti e fatta eccezione per questo sciagurato "taglio dei parlamentari", una apparente virata a sinistra, un riallacciarsi alle radici ed alle fasi iniziali del Movimento.  Che renziani e piddini, euristi e liberisti convinti possano accettarle è impossibile. A maggior ragione sono indigeribili per la Lega.

La sensazione che ho è che siccome la cupola a 5 stelle ritiene che il PIANO A (governo col Pd) sia difficile a farsi, coi Dieci Punti hanno indicato il loro PIANO B in caso di elezioni. 

Questa mia sensazione è confermata dal posto che Di Battista ha pubblicato stamattina sulla sua pagina facebook.

Leggiamo:

«Il Movimento 5 Stelle ha oggi un potere contrattuale immenso. Tutti ci cercano. Un potere del genere è essenziale sfruttarlo nell’esclusivo interesse dei cittadini. Il mio pensiero è questo, è la prima volta che scrivo da giorni e ciò che penso nulla ha a che vedere con le ricostruzioni di giornalisti sempre più confusi.
Io sono convito che andando al voto adesso, presentandoci compatti e facendo una grande campagna elettorale, prenderemmo valanghe di consensi. Perché Salvini è molto più debole di quanto appaia e perché se si andasse al voto il PD ci arriverebbe spaccato in 2,3 o 4 pezzi.
Ciononostante, e lo dico da cittadino, non vorrei mai che la prossima legge di bilancio la scrivesse l’Unione Europea e tale rischio è altissimo votando a fine ottobre. E ancor di più pretendo due cose: 1. il taglio dei parlamentari 2. la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton. Sono convinto che questi due obiettivi si possano raggiungere in questa legislatura, nella prossima sarebbe molto più difficile.
Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa. Soprattutto perché non mi dispiacerebbe un Presidente del Consiglio del Movimento 5 Stelle. Ho visto inoltre porte spalancate da parte del PD. Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realtà ha il terrore che Renzi spacchi il PD.
Ripeto, tutti ci cercano. Alziamo enormemente la posta sulle nostre idee e soluzioni per il Paese. Via 345 parlamentari e via i Benetton dalle nostre autostrade. Chi ci sta? La vaghezza lasciamola ai professionisti del nulla assoluto. Il Movimento, proprio come ha fatto ieri Luigi, bada al sodo».
Ora, che se si va a votare i 5 Stelle "prenderanno valanghe di consensi" è la cosa più incredibile che mi sia capitato di ascoltare in questi giorni. Ma dove vive il Di Battista? Mi pare ovvio che lui sia il primo a non crederci. 

Ma il succo è un altro. E' che il "potere contrattuale immenso" non è altro che la politica dei "due forni": si apre al Pd ma tenendo la porta aperta alla Lega.

Se questo non è il classico doppio gioco dei politicanti cos'altro è?



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venerdì 21 giugno 2019

LA MOSSA DEL DI BATTISTA di Sandokan

[ venerdì 21 giugno 2019 ]


Domenica la redazione titolava il mio commento ad un post di Alessandro Di Battista: "SPIEGATI MEGLIO". 
Non era una domanda retorica. Davvero non mi sapevo spiegare — appena giunto il siluro della procedura d'infrazione da Bruxelles e mentre Salvini pare quello più deciso a tenere la posizione —  il perché di quell'attacco virulento alla Lega e cosa esso potesse nascondere. 
Un'attenta lettura del suo libello POLITICAMENTE SCORRETTO, pubblicato non a caso da Il Fatto Quotidiano aiuta, oltre a farsi u 'idea sulla caratura del personaggio, a dare qualche sensata risposta.
Sorvolo sulla caratura del personaggio. Ognuno si legga il libretto, e si faccia un'idea. Ad un certo punto (Pagina 43) Di Battista scrive che 
«La politica va amata, rispettata sostenuta. E questo lo deve fare il popolo. Lo dobbiamo fare noi cittadini informandoci, partecipando, spegnendo, quanto occorre, la Tv per aprire un libro». 
Forse sarà che io sono sono un po' troppo di bocca buona, ma non è certo il suo libro che suscita "amore per la politica". Non ci sono idee originali e nuove, nessuna grande visione, figurarsi utopie. Non c'è nessuna seria spiegazione della cocente sconfitta elettorale. C'è, è vero, un'autocritica ("ci siamo burocratizzati, chiudendoci troppo nei ministri, mentre Salvini è stato in campagna elettorale permanente"), ma a favore di una riproposizione dei tratti tipici di certo grillismo prima maniera (onestà, dagli addosso ai partiti, furore giustizialista, ecc.). Non si fa che riproporre la narrazione che tre anni di governo a Roma un anno di governo nazionale hanno fatto a pezzi. 

Un'autocritica che, malgrado il Dibba lo neghi, si presenta come un affondo contro Di Maio e a come egli ha gestito gli affari di governo ed i rapporti con la Lega. Ma se cercate il merito, quale siano stati gli errori commessi — Di Maio ha sbagliato seguire Salvini sulla sicurezza, sulla Diciotti, ecc? —, non troverete nulla. Non troverete una parola chiara contro Tria che occupa il Mef per nome della eurocrazia, né tantomeno su Conte, e nemmeno su Mattarella che di fatto tiene sotto scacco il governo.

Di qui si è tentati di dare ragione ai giornaloni di regime che vedono in questa incursione di Di battista un modo per candidarsi a successore di Di Maio, considerato oramai un pesce bollito. Non voglio banalizzare la crisi del Movimento 5 stelle. E' certo però che l'uscita del Dibba apre ufficialmente la lotta per la successione, corroborando il sospetto che ai piani alti del M5s si dia per scontato che il movimento andrà in pezzi, con la possibilità che ci sia una fratturazione in due pezzi principali: l'ala fichiana che andrà a comporre con il Pd un nuovo centro-sinistra, e un'ala che andrà con un nuovo centro-destra a guida salviniana. E quindi? E quindi Dibba che si pone come terzo campo, un grillismo delle origini che punta a tornare all'opposizione e conservare il M5s come terzo campo.

Non ci sarebbe niente di male in questo riorientamento, non fosse che esso si presenta come un "travaglismo ortodosso", appoggiato su un giudizio unilaterale del salvinismo che potrebbe rivelarsi sbagliato.

Il modesto libricino è infatti un attacco durissimo a Salvini. Questo si basa su un teorema. Leggiamo a pagina 118:
«Salvini, forte del trionfo alle europee, si sta già, forse inconsciamente, rifugiando nel più becero berlusconismo».
Dibba da dunque per scontato che Salvini voglia tornare all'ovile sistemico del centro-destra, ed è sicuro che egli voglia far cadere il governo per andare al voto anticipato in autunno — di qui la sua autocandidatura a guidare le sconfortate truppe grilline.

Morale: basandosi su un giudizio del salvinismo (e delle intenzioni di Salvini) che potrebbe rivelarsi del tutto fasullo — all'atto pratico Salvini sembra essere quello più deciso a non capitolare ai poteri forti eurocratici — Dibba, invece di fare quadrato attorno al governo mentre è sotto attacco da parte della Ue, ha insomma sferrato un al governo il suo siluro, obiettivamente indebolendolo, con ciò facendo un favore all'eurocrazia, che è il vero e più pericoloso nemico del governo.



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domenica 16 giugno 2019

DI BATTISTA, SPIEGATI MEGLIO di Sandokan

[ domenica 16 giugno 2019 ]

Questa mattina, sulla sua pagina facebook, Di Battista ha scritto un post che voglio segnalare ai lettori di SOLLEVAZIONE. Potete leggerlo qui sotto.


Dopo che in premessa viene svolto un j'accuse durissimo contro l'Unione europea, le sue politiche neoliberiste ed i suoi diktat anti-italiani e anti-popolari, Di battista va giù durissimo contro la Lega, bollato come "partito di sistema".

L'accusa fa il paio con quella rivolta da certi sovranisti duri e puri ( e complottisti) contro lo stesso Movimento 5 stelle, che per loro sarebbe una forza gatekeeper — un movimento costruito ad arte dai dominanti per deviare e controllare la protesta dei dominati.  A sentire gli uni e gli altri, quindi, saremmo già bell'e fritti. E cioè: non avremmo un governo che pur con tante esitazioni e cazzate prova a disobbedire ed a resistere all'eurocrazia, ma una congrega di attori che fanno finta di farlo così da facilitare la definitiva colonizzazione e sottomissione del Paese e del nostro popolo.

Ma veniamo al Di Battista: mi chiedo perché questo attacco virulento alla Lega e cosa esso può nascondere.

Di Battista pare non fare nessuna differenza tra Salvini (e la sua Lega) ed i notabili di quella vecchia. Ma allora perché farci un governo assieme — la giustificazione che non è un'alleanza ma un "contratto" non regge. Se è un partito del sistema come si può pensare di resistere alla Ue e bloccare Quisling-Mattarella? 

Di qui il dubbio terribile che mi assale: non sarà che anche Di Battista, dando una mano al settore filo-piddino, vuole far cadere il governo? E in questo caso, non gli viene il dubbio che ciò è proprio quello che desiderano a Bruxelles e Francoforte e al Quirinale?


*  *  *

«Il Movimento deve ripartire dal coraggio. Non dobbiamo avere paura di urlare la verità. L’Europa di oggi è una dittatura finanziaria che utilizza il ricatto dello spread per bloccare sul nascere politiche che vanno contro i suoi interessi. Interessi che mai coincidono con quelli dei popoli. L’Europa di oggi detesta quei governi che provano a garantire, per esempio, più diritti ai pensionati. L’Europa di oggi lavora per la privatizzazione dei diritti, anche del diritto alla pensione. L’Europa di oggi è schiava di banche e di chi gestisce i fondi pensione privati. L’Europa di oggi ci spinge all indebitamento, distrugge il pubblico per costringere tutti noi a rivolgerci al privato. Non dobbiamo avere paura di dire che i parametri usciti fuori con il Patto di Stabilità e crescita vanno abbattuti. Quei parametri sono stati decisi nel 1997, 22 anni fa. Un’era fa. Fino a che saremo schiavi di quei parametri non potremo mai garantire libertà e sviluppo ai cittadini. È la verità è va detta.

E va detto che la Lega è un partito di sistema. A chiacchiere incendiario ma nella realtà oscenamente conservatore. Ci abbiamo fatto un contratto di governo perché non avevamo altra scelta (guardate che cloaca c’è dall’altra parte) ma sempre partito di sistema è. La
Lega ci distrae con l’abbassamento delle tasse (cosa sacrosanta per carità) ma al posto di lavorare per trovare i soldi e ridurre per davvero il carico fiscale in questi giorni sta lavorando per mettere il bavaglio alla stampa che pubblica le intercettazioni. Esattamente come il PD e Forza Italia. E come il PD e Forza Italia sta pensando a come reintrodurre i vitalizi (guardate in Sardegna cosa succede) o a come foraggiare con denari pubblici radio private come Radio Radicale. È la verità. Non dobbiamo avere paura di dirlo.

Dobbiamo abbattere i poteri forti in questo paese e non so più i partiti. Governare è un mezzo per farlo. Tra poco sarà il 14 agosto, il giorno della tragedia del Ponte Morandi. I morti non si possono piangere e basta. Vanno onorati con la giustizia. È giusto togliere ai Benetton le concessioni autostradali. Loro faranno battaglia. Pagheranno grandi avvocati. È prevedibile. Ma è giusto farlo. Sono potenti. Hanno finanziato tutti i partiti, hanno investito in giornali e TV decine di milioni di euro in pubblicità e produzioni. È vero o no tutto questo? Bene va detto, senza paura. Arriveranno le rappresaglie mediatiche. E allora? Quando mai le abbiamo temute? La Lega su questo punto tace perché è partito di sistema. Noi dobbiamo insistere. Ho scritto tutto questo in un libricino che uscirà domani in edicola e in libreria. Si chiama “Politicamente scorretto”. È ciò che penso. Sono le mie idee. Buona giornata».


* Fonte: QUI

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mercoledì 29 maggio 2019

AL POSTO DI DI MAIO... di Sandokan

[ 29 maggio 2019 ]

NON POTEVA ESSERE DIVERSAMENTE.


La DRAMMATICA disfatta elettorale del Movimento 5 stelle sta provocando un terremoto che tocca i suoi vertici politici.
Domani gli iscritti sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per dire sì o no alle dimissioni di Di Maio come "capo politico".

Tante MALELINGUE già dicono che sarà una consultazione truccata, che tanto decideranno i capoccia in camera caritatis. Voglio sperare che non sarà così.

Dico subito che le dimissioni di "giggino" sono auspicabili. Della batosta infatti, dato che grazie ai suoi "super-poteri" e letteralmente saltando da una Tv all'altra è APPARSO l'unico simbolo del M5S, egli ne porta le principali (non certo esclusive) responsabilità.

Domanda: chi sarà eventualmente il successore di Di Maio come capo politico?
Non so voi ma io vedrei bene, come "capo politico", Gianluigi Paragone. Improbabile, mi suggeriscono i maligni, poiché troppo intelligente a verace antieuro.
Gira la notizia che Di Maio sarà rimpiazzato da Di Battista, col che il Movimento darebbe un segnale di ritorno alla radicalità delle origini. Come subordinata potrebbe andare bene.Ma Di battista si candida davvero? e che dice?
Per sapere quel che dice si deve andare alla sua pagina facebook di oggi.
Tra le pieghe del discorso leggiamo:
«Abbiamo fatto un mucchio di cazzate evidentemente. Cazzate politiche, strategiche, comunicative, di atteggiamento».
Esatto! Il problema è che resta sul vago e si guarda bene dal dirci quali siano state queste "cazzate". Insomma, non scopre le sue carte. Prima o poi, più prima che poi, sarà costretto a farlo ove Di Maio facesse l'auspicato un passo di lato. In questo caso gli attivisti del M5S saranno tenuti a scegliere chi prenderà il suo posto. E allora vedremo quale sarà, tra le due principali anime (quella radicale e quella moderata), quale avrà la meglio.

Una cosa però Di Battista, alla fine — chi ha orecchie per intendere intenda —, la dice:
«Siamo sempre stati impertinenti e sfrontati di fronte al potere. Continuiamo ad esserlo anche se al potere ci siamo noi. E un'ultima cosa. Provate a pensare che non abbiamo nulla da perdere. Nè ruoli, né poltrone, né carriera. Sono gli altri i politici di professione, non noi. Perché è proprio quando non si ha più nulla da perdere che si ricomincia a vincere.»
Solo una dichiarazione d'intenti, direte voi. Meglio comunque del gattopardismo (europeista) del Di Maio.



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lunedì 27 agosto 2018

IMMIGRAZIONI E NAZIONALIZZAZIONI di Alessandro Di Battista

[ 27 agosto 2018 ]

Ci segnalano, dalla pagina Facebook di Di Battista, e volentieri pubblichiamo, due suoi messaggi.
Il primo del 21 agosto sulla vicenda di Autostrade, il secondo, di ieri, sulla psico-commedia della nave Diciotti.

«Non ti piace il 5 stelle? Legittimo, ma esattamente cosa non ti piace dell’idea di tornare ad essere proprietari delle nostre autostrade? Cosa c’è di sbagliato nel togliere le concessioni a chi si è arricchito in modo vergognoso a discapito delle tasche e spesso anche della vita di quei cittadini che con le loro tasse hanno permesso la costruzione della rete stradale?

Ci ho pensato molto e ho capito che quel che non ti piace è che a proporre la nazionalizzazione delle autostrade sia stato proprio il MoVimento 5 stelle. Questa è la ragione della tua avvelenata frustrazione. Avresti voluto che questa posizione l’avesse assunta il partito erede di Berlinguer, ma quel partito non esiste più e Berlinguer si sta rivoltando nella tomba. E allora tu che fai? Al posto di prenderne atto e di sostenere quello che in cuor tuo hai sempre sostenuto, diventi esperto di titoli azionari, di perdita in borsa per Atlantia, quando la sola cosa che dovrebbe allarmarti è la perdita della tua onestà intellettuale. Sei diventato come un Brunetta qualsiasi anche se citi Gramsci.


Dove ti porta tutto questo? A restare suddito. Non di un partito o dei Benetton, ma della tua stessa chiusura mentale. Se ciò nuocesse soltanto a te me ne starei zitto, ma tale atteggiamento non nuoce soltanto a te: nuoce al Paese intero. Un Paese che ha urgente bisogno di riprendersi fette di sovranità, ma a te questa parola non piace più. “Sovranità” è una parola presente nella Costituzione, ma tu ormai la rigetti. Perché a rispolverarla è stato il 5 stelle.

Vuoi odiarci? Fai pure. Contrasta il 5 stelle, critica, attacca, indignati per un verbo sbagliato da Di Maio, continua a scrivere che mi sto pagando la vacanza con l’assegno di fine mandato - anche se sai che non è vero. Ma quando il 5 stelle lotta per qualcosa che conviene anche a te, sostienilo. Ne hai il dovere. Se non per te per chi verrà dopo di te, perché è diritto del Popolo vivere in un Paese dove non sia tutto privatizzato.

Si deve andare diritti con la revoca delle concessioni autostradali. Punto. Anche se fai finta di non essere d’accordo, anche se pare che per te il mercato conti più degli esseri umani, la finanza più della Politica, il prezzo dell’oro più del sudore degli uomini. Si deve andare diritti con la revoca delle concessioni autostradali. Punto. Anche se tale intransigenza ormai ti fa paura perché non sei più abituato. Fortunatamente per milioni di italiani l’intransigenza è tornato ad essere un valore. Oggi più che mai».


*  *  *

«Esiste un’Africa che soffre ed è purtroppo infinitamente più grande della Diciotti. Quest’Africa dovrebbe essere innanzitutto raccontata tuttavia viene sistematicamente ignorata.

È ignorata dalla stragrande maggioranza dei mezzi di informazione i quali se ne ricordano una volta all’anno, magari in occasione della giornata contro la fame nel mondo. Per lavarsi la coscienza fanno sempre il solito macabro giochino: ci ricordano quanti bambini muoiono di fame o di diarrea ogni 10 minuti. Ma non si degnano quasi mai di raccontare cosa e chi sia causa di tale povertà. Andrebbe contro gli interessi di molti editori, campioni di globalismo e di capitalismo finanziario.


Quest’Africa “Vera” viene ignorata dall’Unione Europea, un’associazione di burocrati senza nome e senza volto corresponsabili della povertà africana per via di scelte prese da quegli uffici dei grattacieli di Bruxelles dove i condizionatori raffreddano ogni cosa, cuori compresi.

Quest’Africa viene ormai da anni sostanzialmente ignorata dalla sinistra italiana, le cui frattaglie preferiscono ipocrite passerelle sui ponti delle navi piuttosto che prendere posizioni coraggiose sui ponti crollati. Costoro sono i peggiori nemici dell’Africa perché si fingono amici ma hanno avallato scelte da carnefici, guerre di invasione mascherate da missioni di pace, reati di corruzione internazionale e questa stramaledettissima globalizzazione che nelle zone più povere del pianeta ha trasformato la povertà in miseria.

Quest’Africa ha 1000 diritti disattesi ma il primo è quello a restare! Il diritto a restare nella comunità in cui si è nati ed avere la possibilità di farla prosperare con il proprio lavoro è il diritto più negato nell’epoca moderna. Viene negato in Africa ma anche in Centro America. Viene negato in Europa e soprattutto nel sud Italia. Un governo di cambiamento ha il dovere di occuparsi di tale diritto. Tutto il resto è distrazione di massa».

lunedì 11 dicembre 2017

"MEGLIO LIBERI": UN LIBRO DI UNA NOIA MORTALE di Alice Olivieri

[ 12 dicembre 2017 ]

Cosa dalle nostre parti si pensi del Di Battista lo abbiamo ribadito QUI e QUI. Ci torniamo su pubblicando una recensione del suo libro MEGLIO LIBERI, pubblicato recentemente per i tipi della Rizzoli.
Pensavate di comprarlo? 
Non buttate via i vostri soldi....




IL LIBRO DI DI BATTISTA RACCONTA LA NASCITA 
DI TUTTE LE DECISIONI PEGGIORI DEL M5S


«Ammetto di aver sempre subito il fascino acqua e sapone di Alessandro Di Battista: un parlamentare giovane, bello, telegenico, che gira il mondo spinto da una travolgente joie de vivre in sella al suo scooterone. Un moderno Che Guevara con la dizione di Dawson Leery, un personaggio politico molto distante da quelli che ero abituata a vedere negli studi di Santoro. Niente a che vedere con polverosi segretari di partito, anziani brizzolati che parlano una lingua da Prima Repubblica e non hanno fatto il DAMS. Alessandro è
diverso, perché non è un politico, è un cittadino che fa politica. O almeno, così si presentano lui e il suo MoVimento. Ecco, l’unica cosa di Ale Di Battista che non mi entusiasma tanto quanto la sua capacità di rendere la politica italiana una sorta di serie tv americana – di quelle doppiate che andavano in onda su Italia Uno dopo pranzo, per intenderci – è il fatto che sia uno dei vertici del MoVimento5stelle. Un piccolo dettaglio che ho scelto di lasciare da parte, perché per me Alessandro non fa politica, fa puro intrattenimento. Potevo dunque lasciarmi sfuggire l’occasione succulenta di addentrarmi nella sua ultima performance letteraria, Meglio liberi, pubblicato da Rizzoli lo scorso 23 novembre? Alessandro però, questa volta, mi ha profondamente delusa, perché mi ha tirata con l’inganno verso la sua creatura editoriale, illudendomi di poter godere dell’ennesima prova del suo talento scenico. E invece ci ho trovato ben altro. Il libro alterna i deliri di un neogenitore e le descrizioni accurate delle funzioni fisiologiche del nuovo arrivato alle accese digressioni politiche in difesa del MoVimento. Io mi aspettavo di trovarci dello spettacolo, Alessandro mi ha dato un manifesto elettorale, con l’aggravante di aver sfruttato l’occasione offerta del lieto evento per farsi largo nel cuore dei suoi fedeli supporter.

Se dovessimo tracciare una mappa semantica di Meglio liberi, i nuclei più grandi sarebbero questi: “la politica dei Palazzi”, “i pannolini di Andrea”, “il seno quintuplicato di Sahra”, “il carattere forte di mio padre”, “le malefatte del PD e di Napolitano” e dulcis in fundo “le ricette di Ale” (tra le pagine ci sono almeno una decina di descrizioni accurate dei suoi pasti disseminate). Povera illusa, io che mi aspettavo una versione dibbattistiana di Father and son mi sono invece sorbita 183 pagine d’incomprensibili voli pindarici tra culetti da impomatare (i termini sono presi in prestito dal testo), invettive agguerritissime contro vari esponenti del Partito Democratico – anche quelli meno criticati e apparentemente più innocui come Alessandra Moretti, che racconta di aver dolcemente consolato tra i corridoi del Parlamento – e melense retoriche sul valore del viaggio come metafora di libertà.


A metà tra un episodio lunghissimo e abbastanza noioso di Dawson’s Creek, in cui il giovane Dibba entra nel mondo degli adulti diventando padre e raccontando al mondo cosa vuol dire amarsi quando ci si conosce da soli tre mesi e nonostante ciò si “rimane incinti” (altra espressione presa in prestito dalla penna di Alessandro), e un libretto di propaganda in cui si affrontano i temi più disparati – dal Porcellum all’incompreso ruolo di patriota di Beppe Grillo (lo descrive così a pagina 14) – Meglio liberi è la prova che non basta un buon editor a fare un buon libro, nemmeno quando si va sul sicuro con la carta vincente del neo papà che si emoziona davanti all’ecografia del suo “fagiolino”. Il tutto poi è condito da una meticolosa scelta del tono, confidenziale, attraverso espressioni giovaniliste come “stramaledetto” e “dannatissimo”, giusto per rimanere nell’immaginario da ballo studentesco. “Ebbene io ho provato a fare lo scrittore e, forse, ci sto riuscendo” (pagina 159): per fortuna Dibba ci va cauto con le autoproclamazioni e mette quel “forse” a separare la sua intenzione dalla certezza.

Dunque, per restare al testo, mi sembra di capire che il progetto di Alessandro Di Battista, come recita il sottotitolo della copertina – “lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare” – sia quello di porgere al suo giovane erede appena nato una guida alla vita. Immaginiamo la scena: Andrea Di Battista, ormai adolescente in età di grandi lezioni, prende in mano il libro del padre per cercarci dentro insegnamenti densi di saggezza, la chiave di lettura del mondo. Immaginiamolo mentre sfoglia il suo piccolo manuale dell’uomo libero e ci trova una descrizione accurata del seno di sua madre che, letteralmente, “scoppia”: “Dice di sentirsi come una mucca, ma io la trovo bellissima” (e quello a pagina 71 non è l’unico momento in cui se ne parla).

Immaginiamolo mentre cerca di afferrare il segreto dell’emancipazione dalla società opprimente e invece trova nero su bianco un elogio ai suoi bisogni corporei: “i suoi angelici escrementi erano piuttosto appiccicosi ma era roba di mio figlio” (pagina 45). Bene, io non so se il piccolo Andrea deciderà mai di leggere quello che promette di essere solo il primo di una serie di successi letterari del padre parlamentare, viaggiatore, scrittore, esploratore e chef. Ma se così fosse, non oso immaginare il brivido che percorrerà la schiena del Di Battista Junior quando si troverà sotto gli occhi una rappresentazione dettagliata del suo cordone ombelicale che pulsa (Andrea, nel caso volessi evitarti questa parte, ti suggerisco di non andare a pagina 177).

È risaputo che quando si diventa genitori anche un cosa insignificante come la pipì del proprio figlio può diventare degna di essere ricordata negli anni a venire. E Alessandro Di Battista, come ha già dimostrato più volte, è un animo gentile, per non dire puro: non è difficile immaginarlo sensibile ai tanti momenti colmi di emozioni che la nascita di un pargolo regala. Insomma, non è una sorpresa che si sia spinto ancora più in là con il suo spirito romanticamente retorico da zaino in spalla in viaggio per il Mondo, e non è nemmeno un caso che con l’arrivo del figlio abbia deciso di non ricandidarsi nel MoVimento per passare alla politica fuori dai Palazzi (ho perso il conto delle volte in cui viene usata questa parola nel libro), quella della gente per la gente. Ok, Andrea potrà pure comprendere che alla fine il papà Dibba stava solo esprimendo pubblicamente la sua gioia per la nascita di un “cucciolo d’uomo” e che l’entusiasmo fosse tanto forte da non riuscire a trattenersi dallo scriverci un libro. E tutto il resto? I fiumi di parole dedicati al culto della sua persona, alla propaganda anti-PD, alla demolizione di Napolitano dipinto come il “nemico pubblico numero uno” della nostra Repubblica, ai dialoghi surreali avvenuti in Parlamento riportati come una sceneggiatura di qualche commedia romantica (“Guarda che qua non è mica una gara, qua si tratta di eleggere un buon presidente della Repubblica”, si dice nel dialogo colmo di buonsenso tra il buono Di Battista e la cattiva Moretti a pagina 89)? Cosa penserà Andrea quando leggerà che suo padre ha infilato tra le lettere che gli ha scritto anche il racconto di quando, per “prendere una decisione politica” in merito alla candidatura di Roma alle Olimpiadi, chiamò in raccolta un summit con Massimo, il suo meccanico, e un think tank composto da “l’edicolante, il fruttivendolo del quartiere, un paio di parenti, un pensionato”, poi decretare che “la stragrande maggioranza dei romani sta dalla nostra parte”?

La verità è che Meglio liberi è un libro di una noia mortale perché è non è nient’altro che un racconto imbevuto di retorica grillina. Non so quali siano i piani subdoli del MoVimento5stelle riguardo alla candidatura di Di Maio, né cosa significhi veramente da un punto di vista politico la ritirata di Di Battista – che ufficialmente è motivata dalla sua irrefrenabile voglia di mordere la vita come quella famosa “famiglia danese” citata nel libro, quella che viaggia per il mondo con il bambino in spalla (del resto, come astenersi da un po’ di sana retorica sulla civiltà dei Paesi scandinavi?). Non mi sento di fare illazioni su possibili piani futuri legati a questa faccenda. Una cosa però è certa: Ale, mi hai deluso. Ti sei servito della metafora della tua paternità per raccontarti come il personaggio politico più integerrimo e incorruttibile che abbiamo in Italia, e con te tutti i tuoi colleghi pentastellati, compreso Casaleggio, “l’intellettuale disinteressato”. Hai usato la scusa del racconto tenero e goffo della tua scapestrata vita sentimentale, tra terapie di coppia e pranzi coi parenti, per servire su un piatto d’argento una lunghissima sviolinata di “controinformazione”.

Non mi pare leale, Ale, anzi direi proprio che è di pessimo gusto, molto più dei tuoi racconti stucchevoli sulle pipì, sui sederini arrossati, sulle coliche e sulle tue rustiche alle zucchine».

* Fonte: The Vision

martedì 28 novembre 2017

DI BATTISTA TRADITORE di Sandokan

[ 28 novembre 2017 ]

"Morale della favola: Di Battista stia attento dalle parti dell'aeroporto di Fiumicino, che qualche malintenzionato potrebbe mettergli le mani addosso".


Non so chi di voi abbia assistito alla puntata di OTTO e MEZZO di ieri sera, 27 novembre.

Ospite in studio, assieme all'onnipresente Alessandro Di Battista, c'era l'attore Riccardo Scamarcio.

Sorvolo per carità di patria sulla stucchevole telenovela del bebé e del secondo mandato su cui vi ho già detto la mia —in sintesi: Di Battista bluffa.
E sorvolo pure sulla maschera da piacione-bamboccione che Di Battista esibisce ogni volta che va in Tv —ho sempre la stessa vaga fastidiosa sensazione che ci pigli tutti per il culo.

Non l'avete vista la trasmissione? ECCOLA QUI.

Perché ve la segnalo? Semplice, per rinfrescarvi la memoria sulla vicenda ALITALIA e su quanto sia ignobile la posizione del Movimento 5 Stelle.

Andate al minuto 5:29.
Per favore, fatelo! Capirete tante cose. 
Aggiungi didascalia

L'attore Scamarcio [nella foto a destra], interrogando l'interlocutore denuncia, in modo impeccabile, le privatizzazioni catastrofiche di ALITALIA e perora la giusta causa della ri-nazionalizzazione, causa che questo blog ha avuto il merito di sostenere —vedi il successo della petizione ALITALIA ALL'ITALIA
La Gruber è costretta a questo punto a chiedere al Di Battista: "Ri-nazionalizziamo ALITALIA?". Scamarcio: "Di Battista, dimmi di sì!"

Il Di Battista, dopo aver tentato di svicolare, inchiodato, risponde: 
«Noi abbiamo già preso posizione su ALITALIA, è complicato mettere altri soldi su ALITALIA, per cui quel che dovrebbe fare il governo è trovare degli acquirenti seri». 
E subito dopo abilmente ma vergognosamente, ovviamente spalleggiato dalla compiacente Gruber, la ributta sulla storiella dei "due mandati".

Sostanza: M5S è per la privatizzazione, quindi per la soluzione liberista come il Ministro calenda —e che i costi li paghino i lavoratori con licenziamenti in massa, bassi salari, precarizzazione selvaggia e abolizione delle tutele sindacali e dei diritti umani dei dipendenti.

La cosa di ieri sera sta facendo il giro tra i dipendenti (furiosi) ALITALIA, sia tra il personale di volo che quello di terra. Vi risparmio le contumelie sulle diverse chat dei lavoratori.

Morale della favola: Di Battista stia attento dalle parti dell'aeroporto di Fiumicino, che qualche malintenzionato potrebbe mettergli le mani addosso. 

Una cosa è sicura: se M5S fece il pieno dei voti tra i dipendenti ALITALIA ed in genere tra i lavoratori dello scalo di Fiumicino, la prossima volta prenderà una batosta di proporzioni oceaniche.

Aprano gli occhi quelli che hanno creduto al Di Battista come un "guerriero", come uno che rappresenta l'ala "radicale" di Cinque Stelle, quindi come alternativa al borghesuccio doroteo Di Maio. Errore! Questi due gaglioffi sono come i due carabinieri della barzelletta, che uno fa il buono e l'altro la parte del cattivo, ma entrambi per turlupinare e soggiogare il malcapitato cittadino.

Non ci credete? guardate un po' qui sotto che ti combinano i Cinque Stelle su ALITALIA. 
Il lavoratore che ci segnala il convegno scrive:
«Vi invio la locandina del convegno che questi infami faranno a Roma...hanno invitato tutti i "gestori" del settore, proprio gli attori dello sfascio della compagnia e NESSUNO di noi che lavoriamo in Alitalia...
Queste saccenti teste di cazzo che nulla sanno di trasporto aereo, dopo che li abbiamo portati in giro in mezzo alla gente che lavora e che sa, non hanno chiamato nessuno di noi, nessuno a nome dei lavoratori, nessuno, e questo la dice molto lunga e conferma tutto quello che noi temiamo di loro.
Li stiamo attaccando sul web come lavoratori Alitalia e sta succedendo un casino...pare che per pararsi il culo dovranno far uscire una rettifica a nome Lombardi/Dibba...
Come siamo ridotti...»














martedì 21 novembre 2017

DI BATTISTA: "NON MI RICANDIDO (PER ADESSO)" di Sandokan

[ 21 novembre 2017 ]

L'annuncio che Alessandro Di Battista non si ri-candiderà alle prossime elezioni è stata ieri tra le prime notizie battute dalle agenzie e quindi ripresa da tutti i media mainstream.

Perché Di Battista non si ricandida, malgrado sia, tra i grillini, il leader più popolare dopo Grillo medesimo? Ci sarà qualche frattura in seno al blindato gruppo dirigente che si raccoglie attorno alla Casaleggio?

Neanche per sogno, ha detto il "Dibba": "Per me il Movimento è come una seconda pelle". 
E allora perché questa scelta? Di Battista ha tirato in ballo la nascita del figlio. Come dire, fare il buon papà viene prima del dovere politico. I grillini doc andranno in brodo di giuggiole: "Questo sì che è un bravo, sincero e onesto cittadino, uno che non vuole fare il politicante di mestiere"...

Ma sarà vero? O è piuttosto un coup de théâtre? 

Che si tratti del secondo caso ce lo dice, apertis verbis, proprio il Nostro:
«Chi mi conosce sa che qualche tempo fa avevo detto già pubblicamente che non mi sarei ricandidato, per adesso, per un secondo mandato. Era una decisione che avevo già un po' maturato. Ciò nonostante, la nascita di mio figlio ha dato ancora più benzina ad un'idea che avevo preso. Anche per questo, non soltanto per questo, ho preso questa decisione».
"Per adesso" dice Di Battista, il che sta per "salto il giro e mi ricandiderò alla tornata elettorale successiva" —che è molto probabile che sia molto presto.

Il figlio non c'entra quindi un fico secco. C'entra che in M5S vale la regola di ferro che dopo due mandati si va a casa. Ecco quindi l'astuzia di saltare il giro per prendere il posto di Di Maio, dato che quest'ultimo non potrà a sua volta candidarsi alle elezioni che ci saranno dopo quelle della prossima primavera.

Et voilà, linea di successione assicurata. La qual cosa, beninteso, ha un suo perché. Quel che non va bene per niente è ricorrere, nel più classico stile politicante, alla bugia.











martedì 6 dicembre 2016

DI BATTISTA, BENE COSÌ di Piemme

[ 6 dicembre ]

Il 12 novembre, sicuro di una vittoria rotonda del NO, il Consiglio nazionale di Programma 101, chiedendosi quale strada si sarebbe dovuta prendere dopo il 4 dicembre, dichiarava:
«E dopo? Se vincono i NO che si fa? Si dia finalmente la parola ai cittadini, si vada subito al voto. Qualsiasi Parlamento, sull’onda del NO, sarà più degno di quello attuale di nominati e voltagabbana. Meglio andare subito ad elezioni anticipate che dare ai poteri forti il tempo di riprendersi dalla batosta e di congiurare in segreto per rimpiazzare Renzi con un altro loro fantoccio». [ 4 dicembre: e dopo? ]
Alcuni ci avevano preso per visionari. Prendiamo atto con soddisfazione che la proposta di andare subito alle elezioni, di non dare tempo a chi comanda di complottare per spegnere la spinta alla svolta politica venuta dalle urne, è stata raccolta ufficialmente dal Movimento 5 Stelle. Qui sotto quello che ha scritto ieri Di Battista nella sua pagina Fb. Di Battista chiude quindi  il suo intervento alludendo alla necessità di una mobilitazione popolare di piazza nel caso chi comanda voglia evitare di dare la parola ai cittadini. Bene così!
Proprio per aiutare la mobilitazione popolare su questo sito si proponeva ai parlamentari 5 Stelle che avrebbero dovuto promuovere, in segno di protesta in caso di inciucio, un'azione eclatante, dirompente: abbandonare assieme alle altre opposizioni le aule parlamentari.

Ecco quanto scritto ieri da Di Battista:

«Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. 
Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più. Li conosciamo ormai. 

Gli interessano due cose: la prima è soddisfare i poteri di cui sono prestanome. Ed ecco spiegate le leggi pro-petrolieri, i decreti salva-ILVA, le norme a favore delle banche etc, etc. La seconda è ostacolare in ogni modo il M5S. Per riuscirci hanno rieletto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (mai successo nella storia d'Italia); il PD, un partito che viene da Berlinguer, ha fatto governi con Berlusconi, Monti, Alfano e Verdini; hanno pugnalato Letta perché debole e messo Renzi perché credevano che ci avrebbe contrastato (e si è dimesso anche lui); hanno fatto ignobili forzature dei regolamenti; hanno applicato la ghigliottina per fermarci; poi hanno fatto una legge elettorale contro il M5S e adesso che si sono resi conto che non ci sfavorirebbe come pensavano vogliono correre ai ripari. 

Ripeto, noi li conosciamo. 
Non gli interessa fare una legge elettorale migliore per i cittadini, gli interessa un “anticinquestellum”, una legge elettorale contro il Movimento. E noi che cosa dovremmo fare? Sederci al tavolo con questi “ladri di democrazia”? Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! 

Noi vogliamo occuparci dei problemi reali, vogliamo un reddito di cittadinanza e vogliamo sostenere le piccole e medie imprese. Vogliamo una vera legge anti-corruzione e una vera abolizione di Equitalia. Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. 

Per noi l'Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l'ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). 

A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. 

E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese. Perché dopo Monti, Letta e Renzi, non ne possiamo più di governi scelti altrove. 
Ci vediamo in piazza, molto presto. Non vediamo l'ora!»

lunedì 17 ottobre 2016

CHE SUCCEDE DAVVERO NELLE SEGRETE STANZE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE?

[ 17 OTTOBRE ]

Riportiamo queste in discrezioni su LA STAMPA di oggi, 17 ottobre. Se sono puttanate dovranno essere smentite. Temiamo proprio di no.

«“Io vorrei sapere - accusa un deputato del nord - una cosa: Luigi ha mai informato qualcuno dei suoi incontri? Li organizza a titolo personale? Chi lo aiuta? Questo non è il Movimento, è diventato un trampolino di lancio personale…”». Un altro parlamentare si sfoga, raccontando che ormai imbarazza anche il gruppo parlamentare il livello di acquiescenza di tanti media verso i cinque stelle: «Ma è possibile che prima avevamo tutti i giornalisti che ci criticavano e adesso nessuno dice niente di fronte certe cose?».

La rivolta M5S contro Di Maio

Fico guida i 70 parlamentari che stanno processando il vicepresidente della Camera: “Comunque vada, non mi ricandido. Non ho fatto l’attivista dal 2005 per vedere il Movimento trasformarsi in questo modo. Devo fare il possibile”. Le rivelazioni nel nuovo capitolo del libro dei due ex collaboratori di Casaleggio

di JACOPO IACOBONI

Incredibile: c’è vita su Marte. Nel Movimento cinque stelle è in corso la Rivolta contro Luigi Di Maio; la prima vera rivolta organizzata dentro il gruppo parlamentare, cioè con delle truppe, dei colonnelli, anche se di aree interne differenti, forse un po’ troppo tra loro, e un capo: Roberto Fico. Che tra i due, il napoletano e il giovane di Pomigliano d’Arco, le distanze politiche fossero ormai enormi era chiaro, ma i contenuti, i personaggi, le frasi sprezzanti, e tantissimi dettagli inediti della rivolta in corso sono adesso rivelati nel terzo e ultimo capitolo di lancio di Supernova. Come è stato ucciso il Movimento cinque stelle(il libro di Nicola Biondo e Marco Canestrari, il primo per un anno e mezzo capo della comunicazione M5S alla Camera, e assai stimato da Gianroberto Casaleggio, il secondo web developer che ha lavorato 4 anni in Casaleggio, e era l’uomo che accompagnava fisicamente Grillo nei primi Vday. Il libro uscirà tra due mesi e si finanzia in crowdfunding sul sito www.supernova5stelle.it). 

Insomma, per la prima volta è in corso un’operazione politica che vorrebbe riportare il Movimento a qualcosa dei suoi esordi e della sue premesse. L’apparente ritorno in campo di Grillo - dalla kermesse di Palermo in poi - è stato solo una recita, che provava a ricompattare truppe ormai molto divise. Sono tante, le facce della rivolta, anche di aree politiche molto diverse e quasi incompatibili, all’apparenza; da Fico, il leader integro, alle ex talebane Paola Taverna e Roberta Lombardi, messe da parte e accantonate, alla pasionaria Carla Ruocco, di fatto una portavoce informale di Grillo, molto delusa per gli andazzi e i comportamenti del giro Di Maio. Soprattutto, la Rivolta anima tanti parlamentari del nord, alcuni tra i più seri militanti e tra i parlamentari più competenti. Il punto debole è la loro eterogeneità: cosa li tiene insieme? Hanno un disegno?

Processo a Di Maio

Secondo Biondo e Canestrari, Grillo è ormai «solo una statuina di questo presepe, ma la trinità è un’altra». Ossia: Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista (che, nonostante l’apparente differenza caratteriale da Di Maio, opera ormai in simbiosi totale con lui) e Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto che ha ereditato le chiavi dell’azienda e, soprattutto, fonda (a suo nome) e gestisce l’Associazione Rousseau, alla quale è intestato il blogdellestelle (che non è più, neanche terminologicamente, il blog di Beppe Grillo). Di fronte a questa triade e alla sua smania di potere, scrivono i due autori, «per la prima volta succede che nel Movimento vengono a galla malumori. E non sono lamentele solitarie. Molti parlamentari, anche agli antipodi tra loro, cominciano a vedersi e a riunirsi, scoprendo di avere in comune un malessere che non può essere più taciuto».

Il «Gallo Cedrone»

Nell’ex direttorio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia praticamente non si parlano più con Di Maio e Di Battista (che, leggiamo in Supernova, si conquista il soprannome di Gallo Cedrone da parte dei suoi colleghi parlamentari). Nel mirino finiscono gli incontri di Di Maio con ambasciatori, direttori, lobby. «“Io vorrei sapere - accusa un deputato del nord - una cosa: Luigi ha mai informato qualcuno dei suoi incontri? Li organizza a titolo personale? Chi lo aiuta? Questo non è il Movimento, è diventato un trampolino di lancio personale…”». Un altro parlamentare si sfoga, raccontando che ormai imbarazza anche il gruppo parlamentare il livello di acquiescenza di tanti media verso i cinque stelle: «Ma è possibile che prima avevamo tutti i giornalisti che ci criticavano e adesso nessuno dice niente di fronte certe cose?».

Il caso Spadafora

Il riferimento, spiegano gli autori, è al caso clamoroso di Vincenzo Spadafora, uno degli uomini per cui Di Maio è più attaccato: «Ma chi è questo Spadafora, chi lo ha portato qui? L’avete letta l’intercettazione che lo riguarda? In altri tempi Grillo questi personaggi qui li prendeva per il culo sul palco e adesso invece ce li prendiamo noi…», sbottano i rivoltosi. Spadafora era spuntato intercettato, anche se non indagato, anche con Balducci ai tempi delle indagini sulla Cricca. E Di Maio che fa? Lo prende e ne fa uno degli uomini più potenti del suo staff. Nella Rivolta c’è chi critica i soldi usati dal vicepresidente della Camera, apprendiamo dal libro: «E i centomila euro in tre anni rendicontati da Luigi come “eventi sul territorio”? Questa è costruzione di una corrente altro che attività politica, e pure con i soldi pubblici…”».

Cene e riunioni

Cene, riunioni quasi assembleari ma anche al chiuso delle stanze dei rivoltosi. Dentro il gruppo parlamentare M5S Di Maio è in un momento di massima debolezza. Leggiamo nel libro: «Troppe bugie, troppe fughe in avanti per continuare a fare da semplici comparse. Luigi che non condivide nulla dei suoi incontri e delle sue conoscenze. Luigi che non affronta i problemi territoriali, da Quarto a Pizzarotti. Luigi con una struttura di comunicazione parallela e uno staff personale. Ecco perché il Direttorio va in frantumi. Perché quando arrivano le difficoltà, quelle vere, il patto del silenzio viene meno e i nodi vengono al pettine».

Tutti guardano a Roberto Fico, perché lui è il Movimento originario, è uomo disinteressato, un militante vero, antico, e con un rapporto diretto con Grillo. Ma Fico è scorato, perché già si è rivolto a Grillo, ma ottenendo questo magrissimo e elusivo contentino: «Sapete cosa mi ha risposto Beppe? —confessa agli amici più cari— Ci riuniamo in una stanza tu io e Luigi, voi vi dite le cose che vi stanno sullo stomaco e poi riprendiamo a lavorare». Eppure Roberto è deciso ad andare avanti, scrive Supernova. Non vuole vedere il Movimento trasformarsi in quello che diceva di non essere: un partito, e nelle mani di comportamenti arrivisti e gruppi di pressione esterni, e opachi. È così che il presidente della Vigilanza Rai, in una delle riunioni della Rivolta, si spinge a dire: «Comunque vada, non mi ricandido. Non ho fatto l’attivista dal 2005 per vedere il Movimento trasformarsi in questo modo. Devo fare il possibile...», confessa ai suoi. E in ogni caso, chiarisce, «qui dopo due mandati andiamo tutti a casa». Segno che c’è stato eccome —scrivono Biondo e Canestrari— chi ha pensato e tentato di mettere in discussione quella regola, che è il totem del Movimento.

Grillo diventa ago della Bilancia. Certo, le foto in cui si mostra al funerale di Dario Fo accanto solo alla triade Di Maio-Davide Casaleggio-Di Battista non sembrano un viatico incoraggiante per i rivoltosi M5S. Il capitolo si chiude così: «Fino a che prezzo Grillo è disposto a tollerare questa “rivoluzione a metà”, per usare le parole di Fico? Quanto è prigioniero della leadership di Luigi Di Maio? Da quale parte si schiererà?»

sabato 14 marzo 2015

COME USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'EURO? Conferenza promossa da M5s a Roma di Contropiano*

[ 14 marzo ] 
Si è svolta ieri a Roma una conferenza pubblica promossa dal Movimento 5 Stelle. Ci pare importante renderne conto. Possiamo essere d'accordo sull'idea di "Alba Mediterranea", cioè di una futura alleanza tra paesi del sud europa. A patto che non diventi l'ennesimo alibi per non battersi per un'uscita unilaterale dalla gabbia rappresentata dall'eurozona.

«Una platea composita e affollata ha seguito oggi con estrema attenzione l’iniziativa organizzata dal Movimento 5 Stelle presso l’Auditorium Sandro Pertini della Camera dei Deputati. L'incontro ha visto la partecipazione di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle come Di Stefano e Di Battista, del giornalista Gianni Minà, di alcuni intellettuali militanti – come Luciano Vasapollo e Joaquin Arriola - e di numerose rappresentanze delle ambasciate paesi dell’Alba.

Una iniziativa che a partire dal processo di rottura avvenuto in America Latina nei decenni scorsi rispetto all’asfissiante dominazione economica statunitense e alla dollarizzazione delle economie, propone un processo di rottura all’interno dell’Unione Europea che liberi i Pigs – i paesi “maiali” oggetto di quasi un decennio di politiche di austerity – dall’ormai intollerabile gabbia rappresentata da una moneta – l’Euro – e da alcune istituzioni – la Ue, la Bce, la Troika – che i partecipanti all’iniziativa hanno esplicitamente contestato.

Introducendo i lavori, il parlamentare del M5S Manlio Di Stefano ha sottolineato "L'insostenibilità del sistema-euro per i paesi europei con condizioni diverse tra loro e gli effetti della globalizzazione". A questo punto si può fare altro? A questa domanda Di Stefano ha risposto citando l'esempio dei paesi dell'Alba Latino americana. "Quindi i cittadini italiani possono discutere anche di altre ipotesi possibili". Importante il passaggio quando ha affermato che il M5S vuole tradurre tutto questo in atti legislativi.

Ad aprire il dibattito è stato Gianni Minà, che ha attaccato e messo alla gogna una politica e una informazione continentali che a lungo ci hanno presentato le rivoluzioni latinoamericane dal punto di vista degli interessi politici ed economici dominanti,
descrivendo i leader e i processi di liberazione in quel continente come folkloristici nel migliore dei casi o più spesso populisti o addirittura dittatoriali. “Sono qui per imparare” ha detto Minà, riferendosi alla proposta della creazione nell’area del Mediterraneo di una alleanza di paesi che si sganci della dominazione del capitale franco-tedesco ripetendo un processo già compiuto in America Latina ai tempi della rottura con l’Alca che gli Stati Uniti volevano imporre al tradizionale ‘cortile di casa’. Minà ha efficacemente ricordato che se nel Mediterraneo è la troika europea – Bce, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale - a dettare legge e a imporre l’interesse del più forte, prima della coraggiosa ed efficace formazione dell’Alba in America Latina era un’altra troika – costituita da Washington, dalla Banca Mondiale e dal FMI – a devastare le economie di quei paesi.

Dopo Minà è toccato a Luciano Vasapollo, docente di Economia all’Università La Sapienza ed esponente del Centro Studi Trasformazioni Economiche e Sociali. Vasapollo ha rivendicato l’inizio, ormai cinque anni fa, di un dibattito scientifico e politico su una area euromediterranea alternativa all'Unione Europea e all'Eurozona, agganciato alle dinamiche del sindacalismo di base e dei movimenti sociali. Nel libro "Il risveglio dei maiali", scritto con Joaquim Arriola e Rita Martufi (tradotto e pubblicato ormai in diverse lingue) e insieme a pochi altri intellettuali militanti a livello europeo, hanno cominciato a proporre la rottura dell’Unione Europea e la formazione di ‘un’Alba euromediterranea’ come via d’uscita radicale ma credibile ad una crisi del modo di produzione capitalistico che ha ormai carattere sistemico. Una proposta che considera necessaria una fuoriuscita dall’euro non di un singolo paese, la cui economia sarebbe immediatamente danneggiata dagli attacchi speculativi, e non per tornare alla vecchia moneta nazionale, il che avrebbe effetti disastrosi. Ciò che si propone è un’alleanza di paesi – quelli della sponda sud del Mediterraneo, quelli maggiormente indeboliti dall’euro e dalle politiche rigoriste imposte dalla Germania in questi anni e orientate a costruire una periferia interna all’Ue che fornisca al centro manodopera a basso costo e assorba i prodotti esportati da Berlino – che rompa con la moneta unita europea e con il meccanismo di dominazione economico-politica dell’Unione Europea per costruire un altro aggregato di paesi, con una propria moneta comune e un sistema basato sulla complementarietà e l’equilibrio. Occorre, ha spiegato Vasapollo, che le banche vengano nazionalizzate così come altri settori chiave dell’economia come le telecomunicazioni, l'energia o i trasporti, in maniera da ridare al settore pubblico e allo stato la capacità di intervenire in campo economico per contrastare gli effetti della crisi e gli interessi dei poteri forti.

Sullo stesso tema è intervenuto Joaquin Arriola, docente di economia dell’Università del Pais Vasco e coautore del saggio sui Pigs e l'Alba euromediterrranea, il quale ha ricordato che le storture economico-sociali provocate dall’introduzione dell’euro erano già note prima ancora che la moneta unica entrasse in vigore. Arriola ha citato un episodio risalente al 1996, quando il premio Nobel Modigliani a Bilbao nel corso di una conferenza pubblica lanciò un veemente allarme sulle conseguenze nefaste provocate dall’introduzione di quella che chiamò “la moneta tedesca”, cioè l’euro. In molti, anche a sinistra, pensarono che la moneta unica avrebbe accelerato un processo di creazione e rafforzamento di una Europa federale, democratica e progressista che in realtà non è mai nata, lasciando il posto a una matrigna aggressiva e autoritaria nei confronti di alcuni dei popoli che la conformano. Oggi l’Ue è un “organismo costruito sulla base degli interessi delle classi e dei paesi dominanti e dell’egoismo dei potenti” ha accusato Arriola, secondo il quale la moneta unica è stata utilizzata da Francia e Germania per rafforzare le proprie economie e il proprio potere. In particolare la Germania ha utilizzato il processo di unificazione europeo e l’introduzione della moneta unica per assorbire e socializzare i costi dell’assimilazione della Germania e della sua espansione nell’Europa orientale dopo la caduta del blocco socialista. Da anni Berlino utilizza una sfacciata politica di dumping per favorire i propri prodotti e le proprie esportazioni desertificando così le economie dei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo finalizzate alla mera importazione di merci e di macchinari tedeschi. D’altronde la Germania è l’unico paese tra i più importanti dell’Ue che in questi anni non ha visto diminuire il suo tessuto industriale. In riferimento al duro braccio di ferro in corso tra la troika e Atene, Arriola ha affermato che Syriza sbaglia a pensare che sia possibile contrastare l’austerità e ridurre gli effetti delle politiche imposte dalla troika senza mettere in discussione la propria permanenza all’interno dell’Eurozona e senza bloccare del tutto processi di privatizzazione stoppati solo in parte dal nuovo esecutivo.
I protagonisti della Conferenza


A chiudere la sessione della mattinata ci ha pensato Alessandro Di Battista, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera per il Movimento Cinque Stelle, che ci ha tenuto a rivendicare il carattere ‘postideologico’ dell’identità del suo movimento, sottolineando però la possibilità di portare avanti una battaglia comune su una proposta in grado di costruire nel nostro paese e nel resto dell’Europa un’alternativa alla sottomissione alla troika e all’austerity. Anche Di Battista, tra gli applausi in sala, ha esordito affermando che la pur importante vittoria di Syriza in Grecia potrebbe risolversi in un nulla di fatto se il nuovo governo non prenderà atto dell’impossibilità di rispettare il suo programma elettorale all’interno dei vincoli posti dall’Eurozona. “Stampa e politica affermano – ha ricordato Di Battista – che se i nostri paesi abbandonassero la moneta unica le nostre economie crollerebbero: la disoccupazione aumenterebbe, le esportazioni collasserebbero, il debito schizzerebbe in alto... Esattamente ciò che sta succedendo da anni nei Pigs integrati nella zona Euro”.

Secondo Di Battista, che ha attaccato il Jobs Act e il Ttip che danno mano libera alle imprese a danno dei lavoratori, l’Europa del Sud deve ‘fare cartello’ come hanno fatto a suo tempo i paesi dell’America Latina e costruire una nuova aggregazione di paesi che funzioni con parametri economici e politici completamente diversi da quelli imposti finora dall’Ue. “Dov’è Sel, dove sono le minoranze del Pd, quelle dove c’è un Fassina che prima ha fatto il consulente dell’Fmi e ora dice di essere contro la troika e a favore del governo greco?” ha chiesto Di Battista, il quale ha difeso la proposta di un reddito di cittadinanza criticando chi definisce la misura populista negando che possa esistere una copertura economica per garantirla. “Come mai quando bisogna comprare gli F35 la copertura finanziaria si trova sempre e invece quando proponiamo di dare un reddito ai precari e ai disoccupati ci accusano di essere degli assistenzialisti?”. Applausi per Di Battista anche quando ha affermato che serve «una banca pubblica nazionalizzata che emetta e stampi moneta. E' un modo per dare a un popolo, a un governo, un potere: una politica monetaria, fiscale, valutaria. Sono degli strumenti per uscire dalla crisi, giocarci, tutti lo fanno, ma oggi non abbiamo questo potere». Nella seconda sessione del convegno hanno preso la parola le ambasciate dei paesi latinoamericani che hanno dato vita all'Alba.

Insomma, con il convegno di oggi si è aperto uno spazio politico importante e che può diventare il percorso concreto di una battaglia da giocare a tutti i livelli - dalle piazze al parlamento, dai posti di lavoro ai territori - intorno ad una ipotesi di rottura della gabbia dell'Unione Europea e dell'Eurozona e alla costruzione di una area alternativa euromediterranea. L'assunzione di responsabilità su questo del M5S non è un particolare secondario. Vogliamo dirla riproponendo un illuminante osservazione di Perry Anderson: "I movi­menti di destra non hanno dif­fi­coltà a riven­di­care aper­ta­mente l’uscita dall’Euro come dal giogo mone­ta­rio dell’austerità che il neo­li­be­ri­smo ora esige. Anche i movi­menti di sini­stra denun­ciano gli effetti della moneta unica, ma sull’Euro soli­ta­mente tem­po­reg­giano, sug­ge­rendo nel migliore dei casi varie mac­chi­na­zioni per alle­viarne i rigori. Que­ste ten­dono tut­ta­via a sof­frire di due svan­taggi poli­tici: sono tec­ni­ca­mente troppo com­pli­cate per essere intel­le­gi­bili ai più e non hanno pra­ti­ca­mente alcuna chance di accet­ta­zione da parte di Bru­xel­les o Fran­co­forte. In con­fronto, le riso­lute chia­mate a disfarsi dell’Euro sono non solo pron­ta­mente com­pren­si­bili da tutti, ma, rea­li­sti­ca­mente par­lando, più plau­si­bili come sce­na­rio pos­si­bile. Dun­que la sini­stra è svan­tag­giata anche qui". 

Se la sinistra in Italia e in Europa non vuole rimanere eternamente svantaggiata, è tempo che acquisisca il necessario coraggio politico per diventare essa - e non la destra - il punto di riferimento popolare e generazionale della rottura con la gabbia dell'Unione Europea».

* Fonte: Contropiano

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