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domenica 19 giugno 2016

VENDOLA ED IL COMMERCIO DI BAMBINI....

[ 19 giugno ]

Avemmo modo di dire la nostra sul caso Vendola-Utero in affitto il 7 marzo scorso. 


Il giudizio di Daniela Di Marco —VENDOLA: POCO CRISTIANO E PER NULLA COMUNISTA— era severo, per alcuni compagni anche troppo.

Forse si saranno ricreduti leggendo l'intervista rilasciata da Vendola a Francesco Merlo di Repubblica, pubblicata con grande spazio in prima pagina [a destra].

«MONTRÉAL - Nella villetta di mattoni rossi, nella zona nord di Montréal, Nichi Vendola mi dice che mai, quando era ragazzo a Terlizzi, avrebbe potuto immaginare "di avere un giorno un marito canadese e un figlio americano". Tobia non è nato qui, ma a Sacramento. E l'atto di nascita è stato compilato all'anagrafe californiana dove "la legge consente di scrivere quello che vuoi". Il padre biologico è Ed Testa. "In questo modo Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti". Il cognome? "È Testa e non Vendola". Dunque c'era una volta... "C'era una volta un pezzo di legno e due Geppetto. Ti presento Tobia Antonio Testa, figlio di due papà"».
E questo incipit patetico è solo l'antipasto. QUI l'intera intervista.

Ci sarebbero da dire molte cose, ma Luca D'Elia sulla sua pagina facebook, ha scritto l'essenziale:

«Se fossi in Francesco Merlo mi vergognerei da morire...
Imbarazzante intervista/spot con domande che erano assist...
Senza neppure un minimo di contraddittorio... la Repubblica da cartastraccia qual è si dimostra per l'ennesima volta portavoce del Capitale...
Tutto il pezzo trasuda di un IO straboccante che ignora completamente i vissuti degli altri esseri umani coinvolti...
Ma non è solo qui, nell'esaltazione dell'IO la piena convergenza con il Capitale di cui la "sinistra" si fa ancella...
Mostrandoci l'accattivante vita della surrogante e della sua famigliola, lontana da qualsivoglia sfruttamento, in realtà passa il valore che per un televisore nuovo vale una vita ospitata...
Vale il tuo latte da mandare con il corriere...
Cioè la vita come oggetto di consumo per soddisfare il desiderio dell'IO...
Non è forse questa l'apoteosi del capitale????
Iper classista poi la pratica del commercio di bambini qui ben illustrata da Svendola purché ovviamente riservata solo a chi possiede il denaro per accedervi...
Falso e manipolatorio, in pieno stile La Repubblica, poi, il concetto secondo cui chi si oppone alla commercializzazione della vita odierebbe Tobia, il povero Tobia...
E' esattamente l'opposto...
Lotta per i diritti di Tobia, calpestati dalla Sua creazione artificiale...
In tutta questa storia il primo soggetto di diritto, prima di tutti gli altri è lui, che nasce condannato a non avere una madre, con una confusione in testa fra madre surrogata e donatrice di ovulo...
E per finire quest'ultima, nominata al volo nell'intervista, di striscio, come se non c'entrasse quasi nulla.
Eppure è la vera madre di Tobia....
La violenza del capitale...»

martedì 22 marzo 2016

NO ALL'UTERO IN AFFITTO: BASTA NI di Giuliana Nerla

[ 22 marzo ]

La maternità surrogata non è una novità del nostro tempo, al contrario è una pratica molto antica. Lo scorrere dei secoli ha squadernato a più riprese, sotto i cieli più disparati, casi di donne che hanno portato in grembo figli per le classi più agiate. Nel Vecchio Testamento si narra che Abramo chiese alla serva Hagar, “surrogata ante litteram”, di portare il figlio in vece della moglie Sara. Sono sempre state le donne più povere, o le schiave, a partorire al posto delle più ricche, mai il contrario. Il superamento di questa pratica è stato una conquista di civiltà, non lo è certo legalizzarla.

La surrogazione della maternità oggi consiste nell’impiantare un embrione nel corpo di una donna, che si impegna contrattualmente a portare avanti la gravidanza e a consegnare il figlio ad una coppia committente dopo il parto. Questa pratica è chiamata in vari modi fra i quali “utero in affitto” o “gestazione per altri”; useremo indifferentemente queste espressioni, anche se la locuzione migliore è surrogazione della maternità (non a caso adoperata dallo stesso legislatore nella L. 40/04) perché più fedele a quanto effettivamente avviene. Il periodo della vita della donna interessato è infatti largamente esteso: tutta la gravidanza fino al parto e alle prime cure del neonato dopo la nascita, nonché il recupero post-partum. “Surrogazione di maternità” suona fastidiosa a quanti preferiscono definizioni che fanno riferimento solo alla gestazione o all’utero, per rintracciare un presunto legame con slogan femministi tipo “L’utero è mio...”. Quest’assunto è evidentemente infondato perché non vi è alcun nesso fra le battaglie fatte per l’autodeterminazione, con la mercificazione insita in questo tipo di pratica.

Tutte le attività umane hanno un costo ma, se non altro alla luce della nostra Costituzione, non tutto può essere ridotto a merce come il pensiero iperliberista, oggi dominante, vorrebbe. Non tutto può essere oggetto di un contratto di compravendita, ed è abominevole e pericoloso che lo sia la nascita di un bimbo. Si sono verificati casi di coppie committenti che hanno rifiutato il neonato malato e attribuito la colpa alla gestante, casi finiti sui banchi del tribunale per “ridare indietro il prodotto difettoso”; perdonate la brutalità, ma se si accettano questi contratti, si sappia che ne conseguono tali rischi.

Patetici quanti sostengono che siccome negli Stati Uniti la donna che affitta il suo utero, ha già un lavoro, lo fa per amore, e non vi è mercificazione. Allora un operaio che, per incrementare il suo gruzzoletto, di sera fa il cameriere, lo farebbe per amore? La maternità surrogata è fortemente classista, basti pensare che negli Stati Uniti è molto in auge fra le donne facoltose che anziché affrontare le difficoltà della gravidanza, si rivolgono ad altre in cerca di denaro (che lo cerchino per motivi seri o futili non cambia la questione). Come dice Norberto Fragiacomo: “Portare in grembo un bimbo già venduto è la negazione dell’umanità”.

Attenzione nel dire che in certi paesi la gestazione per altri è gratuita. Nei paesi nei quali è anche determinata una specifica retribuzione, alle donne in questione rimane in tasca di più, ma ovunque sono previsti risarcimenti e indennizzi, necessariamente elevati vista la difficile quantificazione di tutto ciò che ogni gestazione comporta. Anche alla luce dell'estensione del periodo di vita interessato, è impensabile prescindere da una qualsiasi forma di compenso.

Altro infondato argomento: siccome vi è ricorso un omosessuale, ossia Vendola (leader politico che in passato ho avuto modo di apprezzare per battaglie giuste), dovremmo stare zitti per non essere tacciati di omofobia! E pensare che a proposito della stepchild adoption da più parti si è denunciato, senza ancora sapere del caso di Vendola, che questa potrebbe essere usata per legittimare l’affitto dell’utero (il partner del genitore divenuto tale tramite la maternità surrogata, potrebbe diventare a sua volta genitore per mezzo della stepchild adoption). E ancor prima, a dicembre 2015, il gruppo “Se Non Ora Quando – Libere” ha lanciato un appello per mettere al bando questa pratica. E d'improvviso si dovrebbe tacere?Quanta violenza psicologica nelle argomentazioni di chi mette in relazione l’omofobia con la contrarietà alla maternità surrogata …e quanta strumentalità ed ipocrisia! Che il caso riguardi una coppia omosessuale o eterosessuale, il problema resta lo stesso.

Il comma 6 dell’art. 12 della menzionata L. 40/04 recita: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.” Questo divieto è quasi solo formale per una serie di ragioni. I genitori committenti, al rientro in Italia, sono segnalati dal consolato al Ministero dell’Interno ai fini del procedimento giudiziario; generalmente si evita però di passare per il consolato scegliendo paesi nei quali vige lo ius soli (ad es. Usa e Canada). Anche quando i procedimenti giudiziari vengono avviati, solitamente si risolvono senza l’addebito delle sanzioni previste; la giurisprudenza tende infatti a riconoscere la genitorialità quando il bambino nasce con la maternità surrogata in paesi dove questa è legale.

I mezzi di comunicazione mainstream, in ossequio al pensiero unico liberista, hanno già scelto: o si stravolge la Legge 40/04 nel senso di consentire anche in Italia questa pratica, o si è omofobi, retrogradi, bigotti e incivili. Invece il divieto in questione va reso cogente perché è riprovevole che finché nel mondo ci siano bambini da adottare, e quindi da salvare da situazioni difficili, si ricorra alla gestazione per altri. Le adozioni vanno rese più facili, anche abbassando i costi da sostenere.

E’ scontato però che, senza una specifica proibizione, la maternità surrogata si utilizzerà comunque: chi finora vi è ricorso non lo ha fatto certo perché non poteva permettersi l’adozione, visti le maggiori spese della gestazione per altri nonché la complessità della pratica.

Nel momento in cui il potere dominante avrà terminato di convincerci che tutto è merce, il passo verso il baratro iperliberista sarà compiuto. E’ comprensibile che Emma Bonino, esponente di un partito che si è sempre dichiarato liberista, sia favorevole alla maternità surrogata, ma non lo è, nella maniera più assoluta, che lo siano esponenti di sinistra. Chi propone di legalizzare questa pratica in Italia, tatticamente, lo fa in modo soft, affermando ad esempio: “si vogliono solo ammettere i casi di gratuità”. Qualsiasi apertura, però, è rischiosa e azzardata. Ogni indulgenza verso formule ibride o possibiliste schiuderà la strada a questa nuova forma di schiavitù classista. E’ auspicale che eventuali aperture vengano respinte con netti “NO”, in mezzo a tanti inaccettabili “NI”.

giovedì 10 marzo 2016

BECCATEVI STA (S)VENDOLA! di Fiorenzo Fraioli

[ 10 marzo ]

Non mi sono mai appassionato di psicoanalisi, sebbene in alcuni periodi della mia vita sia stato circondato da amici che avevano questo interesse. 

Il principale motivo di dissenso con loro consisteva nel fatto che non consideravo, e non considero in modo assolutamente negativo, l'insieme dei blocchi psichici che è stato necessario costruire per rendere possibile la vita sociale di una specie, l'umanità, che ha sviluppato una straordinaria capacità di pensiero. Per come la vedo, totem e tabù sono indispensabili e necessari per la vita sociale, sebbene si possa discutere sul fatto che determinate combinazioni di essi siano le più efficienti. Ammesso che si possa rispondere alla domanda: a quale fine?

La mia nuova gatta Dimitra, che ha pochi mesi di età, è già in calore, ed esiste un'elevata probabilità che possa accoppiarsi con il suo padre biologico. O forse no: che ne sappiamo dei tabù dei gatti? Mi piacerebbe conoscere l'opinione degli esperti.

Sia quel che sia, è del tutto evidente che tutte le società umane hanno sviluppato un sistema di valori (a partire dal primitivo totemismo) protetto da un insieme di proibizioni, i tabù. Totem e tabù si sono modificati lentamente, nel corso del tempo, sotto l'azione delle mutate condizioni di vita prodotte sia da fattori esogeni, ad esempio i grandi cambiamenti climatici, che endogeni, ovvero i cambiamenti indotti dall'azione umana. L'epoca nella quale viviamo - in attesa dei grandi cambiamenti pseudo-esogeni che saranno determinati dalla rottura dell'equilibrio naturale - è dominata dalle grandi mutazioni endogene conseguenza del progresso tecnologico.

Il dibattito sull'affaire Vendola, a mio parere, dovrebbe concentrarsi su questa domanda: nuovi tabù sostituiranno gli attuali, oppure l'illimitatezza degli orizzonti promessi dalla scienza e dalla tecnologia li renderanno superflui? Detto in altri termini: l'umanità può sperare di riconquistare il paradiso perduto grazie all'illimitatezza della tecnica?

E' davvero alle porte un mondo nel quale sarà vietato vietare, o avremo ancora bisogno, e a lungo, di proibizioni? E' una domanda retorica, ne convengo, la risposta essendo ovvia: avremo ancora bisogno di proibizioni, sebbene diverse da quelle cui siamo abituati. Alla fin fine dobbiamo ancora morire, a dispetto dell'illimitatezza degli orizzonti tecnologici! Che saranno forse illimitati, ma certamente non infiniti.

Sulla differenza tra "illimitato" (privo di limite) e "infinito" (che non ha fine) rimando al classico esempio di un mondo a due dimensioni, piegato sulla terza a costituire una superficie sferica: esso non ha limite ma non è infinito.

Dunque non la fine dei tabù, ma nuovi tabù. E ovviamente nuovi totem. Ora la caratteristica di un tabù è quella di essere una proibizione assoluta, che prescinde dalla possibilità dell'azione. Ad esempio: non si può argomentare, come ha fatto una signora di cui non ricordo il nome durante la trasmissione "Porta a porta" di ieri 1 marzo 2016, che proibire la maternità surrogata aprirebbe le porte a un turismo medico verso i paesi che la consentono, così come è accaduto nel caso dell'aborto. Ciò perché, se si accetta questa impostazione, allora si rinuncia a ogni possibilità di stabilire ciò che è lecito e ciò che non lo è, delegando all'egoismo del guadagno ogni possibile scelta. Sarebbe la fine della società umana e il trionfo dell'individualismo, un ritorno dell'umanità allo stato di orda primitiva, in cui l'unica e sola legge sia quella del più forte.

Stabilire ciò che è lecito e ciò che è proibito, seppure nelle mutate condizioni determinate dal progresso tecnico, resta a mio avviso una necessità. Ciò perché il progresso, ammesso che sia illimitato, certamente non è infinito (esso si dipana in uno spazio ricurvo su una dimensione che non conosciamo).

Stabilita questa banalità, la domanda successiva è cruciale: negli interessi di quali forze sociali saranno stabiliti i nuovi tabù necessari per adeguarsi alle mutate condizioni di "potenza" dell'uomo sulla natura? Inoltre: è possibile sospettare che i nuovi tabù saranno imposti dai gruppi sociali vincenti, in quanto funzionali ai loro interessi?

Per tornare al caso Vendola: acquistare un ovulo, inseminarlo e trapiantarlo nell'utero di un'altra donna, infine acquisire il diritto legale della genitorialità, costituisce senza alcun dubbio una rottura drammatica con qualsiasi ordinamento mai sperimentato nella storia dell'umanità, la quale ha sviluppato gran parte delle proibizioni assolute, i tabù, proprio in relazione al problema della riproduzione. Ebbene, si può consentire che una decisione così grave venga affrontata con criteri sentimentalistici come "il gesto d'amore che permette la nascita di una nuova vita"?

Non è forse il caso di gridare che "il re è nudo", per affermare con forza che il conflitto per la definizione di nuovi tabù, che siano consistenti con la nuova "potenza" dell'uomo sulla natura, è essenzialmente un cruciale conflitto di classe?

Herbert Marcuse, nel suo "Eros e Civiltà" che lessi all'età di diciassette anni, scrisse cose che mi conquistarono. Peccato che alcune specie di "sinistrati anarcoidi", cogliendo di quel saggio solo la denuncia della condizione di repressione dell'uomo, abbiano finito con il dimenticarne la causa prima, l'oppressione di classe, finendo con l'identificarla con l'esistenza stessa della civiltà. Sono gli stessi che si illudono di raggiungere la terra promessa della liberazione attraverso le macchine. Sono i mitici lavoromerceraristi. Alias: il lavoro è una merce rara e sempre più lo sarà, in futuro, grazie al progresso tecnologico. 

Cari lavoromerceraristi: beccateve sta (s)vendola!

Post correlato: Squadristi! Squadristi! [L'ego della rete 1 marzo 2016]
** Fonte: Ego della rete

lunedì 7 marzo 2016

VENDOLA: POCO CRISTIANO E PER NULLA COMUNISTA di Daniela Di Marco

[ 7 marzo 2016 ]

 
«Se Dio  non esiste, tutto è permesso» — Dostoevskij

«Se il  Partito non esiste, tutto è permesso» —anonimo


Nichi Vendola,  per tramite del suo compagno Ed Testa, pur di soddisfare la sua egoistica smania di possedere un figlio, ha deciso di realizzarla “acquistando” un bambino, invece di adottarlo.
Con ciò, Vendola e compagno hanno sborsato migliaia di euro per dotarsi di un cosiddetto “diritto”, quello alla paternità a tutti i costi.
Ed Testa e Nichi Vendola hanno sborsato 135 mila euro.

Che ci hanno fatto con questi soldi?
Hanno  comprato un bambino, una vita, considerandola alla stessa stregua di una merce qualunque.
Stando  alle indiscrezioni, per avere il prodotto finale, Ed Testa ci ha messo lo sperma, una donna californiana ci ha messo gli ovuli.

Il tutto è stato poi assemblato nell’utero di una donna indonesiana, con contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 9 mesi. Il prodotto è stato sfornato “made in USA”, precisamente in una clinica californiana, il 27 febbraio.

Dentro questa depravata civiltà capitalistica con  i soldi si può comprare tutto, persino una vita, e la nascita di un bambino viene trasformata in una “produzione di merce a mezzo di merce”, una transazione mercantile come tante altre, e il figlio (molto probabilmente scelto e selezionato in base a criteri eugenetici) l’oggetto di un desiderio di chi se lo può permettere.

Perché la  scelta di comprare una vita?
Nicki Vendola


Ordinare  un bambino e saldarne il prezzo alla nascita non significa forse concepirlo come una cosa invece che come un essere umano?  Altro che “gesto d’amore”!  Reificazione e mercificazione non furono mai tanto palesi. Ci mancava solo che lo acquistassero su Amazon.

Dire che alla base di tutto questo ci sia “amore” riporta alla mente il mondo mostruoso immaginato da G. Orwell in 1984 —“la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza ”. —, quello dove l’inganno manipolatorio e il capovolgimento della verità sono le letali armi del potere politico per soggiogare i sudditi.

Patetici gli alibi di chi sfodera l’argomento che quella del Nostro sarebbe una scelta meramente personale, privata, quindi non sottoponibile al giudizio pubblico.

Con atto narcisistico d’imperio, lui, leader politico, esponente di spicco di Sinistra Italiana (raccapricciante la standig ovation a lui riservata alla recente “Cosmopolitica”), ha non solo  trasformato questo costituendo partito in una clonazione del Partito radicale, egli vorrebbe portare a compimento la degenerazione neoliberista della sinistra tutta, dando ai cosiddetti “diritti civili” di esigue minoranze un rango sovraordinante rispetto ai diritti sociali delle larghe masse popolari.

Ha  detto il Nostro col suo proverbiale cinismo poetico: «Uso provocatoriamente questo mio sogno contro la pigrizia della politica sul tema dei diritti civili». Provocatore svergognato certo, che col pretesto dei diritti civili si fa paladino di una concezione del mondo tutta liberal-liberista, mai appartenuta allo spirito ed alle tradizioni del movimento operaio e popolare.

Vendola ha infatti posto il proprio Sé, davanti ai diritti degli oppressi, dei tanti lavoratori che tribolano per tirare a campare, delle tante giovani coppie che, causa miseria, disoccupazione e selvaggia precarietà, non possono né metter su famiglia, né tantomeno fare figli.

Non vogliamo poi dimenticare che il Nostro, come governatore della Puglia, circondatosi negli anni di portaborse e carrieristi corrotti, ha lasciato che loschi soggetti vincessero le gare d’appalto della sanità pugliese, ha deliberatamente ignorato le proteste dei suoi concittadini organizzati in comitati popolari contro le sue distruttive politiche ambientali ed energetiche. Né possiamo scordarci che Vendola risulta scandalosamente implicato nel caso Ilva, rinviato a giudizio con l’accusa di concussione aggravata in concorso, per disastro ambientale —e chi parla delle centinaia di tarantini morti per tumore? Chiaro che per lui è meglio parlare del suo “diritto ” ad una paternità ottenuta attraverso l’orribile pratica dell’utero in affitto.

Per questo diciamo che Vendola svela la sua anima profondamente elitaria e borghese, in ciò comportandosi non solo da anticomunista ma anche da anticristiano —lui che pur di raccattare voti, si definiva cattolico.


  

giovedì 3 marzo 2016

UTERO IN AFFITTO: FASSINA CONTRO VENDOLA

[ 3 marzo ]


Con piacere pubblichiamo questa intervista in cui l'amico Stefano Fassina prende le distanze da Nichi Vendola.

«Chiede un minuto di tempo, Stefano Fassina. Non è facile passare dagli incontri nelle borgate romane ad «alte questioni antropologiche». Bisogna mettere in ordine le idee. Anche se, in questo caso, le idee del leader di Sinistra italiana e candidato sindaco nella Capitale (ma soprattutto, in questo caso, padre di tre ragazzi) sono chiare: «Resto stupito, amareggiato, di fronte alla mercificazione del momento più alto e spirituale della vita, la nascita di un bambino. Un figlio non è un diritto e la maternità surrogata è davvero insostenibile. Non appartiene, non può appartenere alla sinistra». 

D. Anche lei, da sinistra, alza una parola forte dopo il caso Vendola? 


R. Vede, per me, e in generale credo per ogni uomo e donna di sinistra, i diritti sono uncontinuum. I diritti civili vanno insieme a quelli economici, sociali e politici. Non si può essere favorevoli al neo-umanesimo sul terreno del lavoro, del welfare e dell’ecologia e poi accettare il paradigma dell’individualismo liberista sui diritti civili. È una contraddizione. Ne voglio parlare con Nichi. 

Si spieghi meglio... 


La dico facile: è contraddittorio voler rimettere la persona al centro del sistema economico e sociale e poi dimenticarla quando si tratta di rispettare la dignità della donna o l’inalienabile diritto del bambino a godere del legame con la mamma. E poi anche il luogo in cui si è svolta questa vicenda, la California, gli Usa, mi sembra paradigmatica: il 'mercato della vita' è possibile o dove ci sono gravi disagi sociali oppure, ed è questo il caso, dove domina l’individualismo proprietario. 

Stanno venendo fuori due diverse anime 'etiche' della sinistra italiana?
 


Io faccio un discorso europeo che tocca almeno gli ultimi 25 anni. Da quando la sinistra è diventata impotente nella rappresentanza del lavoro e si è appiattita sul modello liberista, ha cercato di compensare la sua perdita d’identità battendo la frontiera dei diritti civili. Il modello-Zapatero, per intenderci. Ma i diritti civili e individuali non si esercitano nel vuoto etico, hanno significato solo in presenza di limiti precisi. La maternità surrogata travolge limiti che non possono essere abbattuti. Riconoscere limiti all’individualismo è una battaglia di sinistra, autenticamente di sinistra. 

E cristiana, religiosa, se permette... 


L’Europa ha due grandi matrici culturali: quella cristiana e quella socialista che hanno generato un sistema di welfare basato sulla centralità della persona. L’Ue potrebbe e dovrebbe essere protagonista di una grande iniziativa internazionale contro la mercificazione della vita. L’Italia ancora di più, alla luce della nostra Carta costituzionale. Io vedo affinità culturale tra credenti e una sinistra autentica contro ogni tentativo di comprare e vendere l’uomo e l’ambiente. Penso alla convergenza sull’ecologia integrale della 'Laudato si’'. 

Intanto alla Camera si parla di mettere mano a un testo sulle adozioni. Lei che linea ha?


È un tema da discutere con grande attenzione, facendo riferimento esclusivo al bene del bambino e della bambina. Io non mi nascondo: sono favorevole alla stepchild, che serve a dare diritti a minori che vivono in una coppia omosessuale e rischiano di trovarsi in una sorta di terra di nessuno. Ma proprio la pratica della maternità surrogata, paradossalmente, ha l’effetto di rendere più difficile la tutela di questi bambini che ne avrebbero bisogno. Il legame tra gestazione surrogata e stepchild va scisso partendo da una conferma e un rafforzamento del divieto di ricorrere all’utero in affitto. 

Come giudica l’operato del governo su questi temi? 


Penso che Renzi e molti suoi ministri vivano quella contraddizione che le dicevo prima circa la sinistra europea. Totalmente subalterni al paradigma liberista in economia e poi in piazza per i diritti civili. In fondo è il motivo per cui ho lasciato il Pd. La sinistra ha senso storico e politico se porta avanti un neoumanesimo integrale in alternativa al liberismo: i diritti civili sono fondamentali ma non bastano».


* Fonte: l'Avvenire

martedì 12 gennaio 2016

UTERO IN AFFITTO E MADRI SURROGATE (ma che orrore è mai questo?) di Enea Boria

[ 12 gennaio ]


Libertà civili: il modo migliore per sputtanare una buona causa è sostenerla male.
Sono sempre stato una persona di mentalità molto aperta, quasi spalancata, sul tema libertà civili.
Del resto, agnostico mai neanche battezzato, anticlericale, antiborghese, anticonformista.
Ma scusate, non antibuonsenso.


Ora lasciamo perdere le argomentazioni a mezza via tra il puerile e lo spregevole di un Alphano, del bigottame vario, dei sentinelli in piedi o dei legaioli.

Ma davvero c'è gente convinta che valga la pena di fare una battaglia di principio sulla maternità surrogata aka utero in affitto?

No, dico, a scanso di equivoci qua si sta parlando con uno (il sottoscritto) da sempre favorevole a:

- matrimonio paritario semplicemente togliendo il riferimento al sesso dei due coniugi dal codice civile.
- adozioni a coppie sia etero sia omo ed eventualmente anche a single
- legislazione sul finevita che permetta alla coscienza dei singoli di decidere il "come" ed il "quando" avendo diritto al supporto medico per ridurre al minimo le sofferenze inutili secondo assoluta discrezione del paziente
- abolizione dell'obiezione di coscienza negli ospedali circa l'applicazione della legge 194. La legge quella è, e le pazienti hanno diritto, PUNTO. Obietta 'sto cazzo. Che tu sia ginecologo o anestesista fare proprio quello nella vita non era un obbligo, se non te la sentivi di applicare la legge dovevi cercarti un altro mestiere
- estensione obbligatoria dei congedi parentali, paritari, ai neopapà in misura uguale e obbligatoria alle neomamma.
E tanto altro.

E giusto per sottolineare che quanto al non essere moralista sono addirittura un po' "estremo", sulla prostituzione nei cui confronti sono contemplabili 3 diversi approcci 
(abolizionista, proibizionista, regolazionista ), sono regolazionista purché la forma di regolamentazione sia libera ed associata.
E se questo vi sembra bigottismo o oscurantismo, fate voi.

Ma santo cielo, la trasmissione del proprio patrimonio genetico non può e non deve essere considerato come un diritto inalienabile.

Che tu sia omo o etero, perchè afflitto da una malattia che ti rende sterile o quant'altro, scusate, ma non stiamo parlando di un diritto inalienabile altrimenti a queste condizioni che facciamo, legiferiamo sugli unilaterali atti di egoismo?

Se non puoi generare... bisogna anche farsene una ragione, ci sono gli orfanotrofi pieni e come già detto io estenderei volentierissimo a tutti la possibilità di adottare, senza distinzione alcuna.

Ma la trasmissione del proprio DNA non è un diritto inalienabile per tutelare il quale inserire le gravidanze per conto terzi e previo pagamento regolarmente contrattualizzato, nella legislazione.

Ci rendiamo conto di quale scenario di potenziale sordido sfruttamento si apre?

Se sei povera ma di sana e robusta costituzione.....tra i 20 e i 40 anni puoi sempre fare "lo stampo" per conto terzi —leggo che negli USA si parla di percorsi che costano tra i 75.000 e i 120.000 dollari.

Per cosa?

Per permettere di poter trasmettere il proprio DNA a coppie omo alle quali sarei contento di aprire le porte degli orfanotrofi, spalancando così il campo anche allo sfruttamento delle donne povere da parte delle ricche signore che preferiscono cacciare un po' di denaro che sorbirsi le nausee mattutine, i mal di schiena e le smagliature?
questo?!)

Ma che orrore è mai questo?

I neonati al supermercato con la targhetta del prezzo stampigliata in fronte?
Con la fatica e il dolore fisico del metterli al mondo inserito in un listino-prezzi scritto col sangue delle donne povere che in mancanza di lavoro decente, decoroso e dignitosamente retribuito, sbarcheranno il lunario facendo lo "stampo" per conto terzi?
A questo vogliamo arrivare?
Oh tempora, oh mores.
Concentriamoci sulle cose veramente necessarie.

Trasformare *ANCHE* la causa delle libertà civili in una simile postmoderna macchietta servirà solo ad offrire dei pretesti in più perchè in Italia non si riesca mai ad ottenere nemmeno IL MINIMO SINDACALE, cioè il matrimonio civile per chiunque.

Scusate eh. 

Ma 'sta battaglia sull'utero in *affitto*, a mio modo di vedere, fa veramente schifo.


* Fonte: UNPEZZOUNCULO

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