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mercoledì 13 novembre 2019

SOLIDARIETÀ CON GAZA E IL JIHAD ISLAMICO di Campo Antimperialista

[Giovedì 14 novembre 2019]

Ci segnalano e volentieri pubblichiamo
Un nuovo “omicidio mirato” sionista. Con un missile lanciato da un aereo le forze armate israeliane hanno ucciso Baha Abu al-Ata, uno dei capi militari delle Brigate al-Quds, braccio militare del Jihad Islamico Palestinese a Gaza. Dopo HAMAS il movimento più forte e combattivo nel campo della resistenza palestinese. Con lui sono periti sua moglie e uno dei figli. “Una bomba ad orologeria perché si accingeva a compiere attentati terroristici contro Israele”, così ha giustificato l’assassinio Benyamin Nethanyau.
Il capo di stato maggiore dell'IDF, Ten. Gen. Aviv Kochavi ha precisato che l'uomo "ha minato la quiete nel sud di Israele" e che "ha agito in tutti i modi per sabotare i tentativi di quiete con Hamas. Era una bomba vivente e fino ad oggi ha funzionato e pianificato attacchi. Era responsabile della maggior parte degli attacchi avvenuti nell'ultimo anno”... “La sua abitazione è stata attaccata in una operazione congiunta delle nostre forze armate e dei servizi segreti... La sua uccisione, è stata decisa per sventare una minaccia immediata".

“Oggi Hamas non è più la minaccia numero uno nella Striscia di Gaza. Jihad Islamico è stato responsabile di numerosi attacchi violenti contro le truppe IDF durante le proteste della "Grande Marcia del Ritorno" lungo la recinzione del confine di Gaza, inclusa la prima morte di un soldato nel 2014”. [the Jerusalem Post del 12 novembre 2019]

Un’azione di vendetta a lungo preparata. Infatti Abu al-Ata è sopravvissuto a numerosi tentativi di assassinarlo e i sionisti giustificano l’omicidio definendo la vittima pericolosa quanto il generale iraniano Soleimani o il libanese Nasrallah. I media israeliani sottolineano poi che per l’intelligence israeliano il Jihad Islamico Palestinese, a causa delle innumerevoli e spesso vincenti azioni di resistenza e sabotaggio, è il movimento più pericoloso in circolazione.
Baha Abu al-Ata

Gli israeliani non lo dicono ma lasciano capire che il loro attacco è anche un messaggio all’Iran. La rottura dei rapporti tra Tehran ed il Jihad Islamico Palestinese — determinata dal rifiuto di quest’ultimo nel 2015 di sostenere il fronte anti-saudita nel conflitto in Yemen — è oramai acqua passata. Essi precisano infatti che Jihad Islamico non solo è il principale responsabile delle azioni di resistenza messe in atto da Gaza nell’ultimo periodo (violando la tregua sottoscritta da HAMAS), ma che è un braccio dell’Iran, e da questi finanziato. Una vicinanza, quella tra Jihad Islamico e l’Iran che gli israeliani non ritengono solo strategica ma spirituale. Malgrado il movimento sia sorto nel 1979 come scissione del sunnita HAMAS, aperte sono sempre state le sue simpatie per la rivoluzione iraniana. Ne è prova il famoso libro del fondatore del movimento, Fathi Shaqaqi — assassinato nell’ottobre 1995 a Malta da una micidiale operazione israeliana — Khomeni: la rivoluzione islamica e l’alternativa.

I sionisti, Israele e le potenze imperialiste senza il cui appoggio strategico non sopravviverebbe a lungo, considerano non solo Jihad Islamico ma tutte le organizzazione combattenti palestinesi come terroristiche a causa dei mezzi che usano e dei fini che si pongono. Se questo metro di misura è valido che dire dei metodi e dei fini degli israeliani, della politica da essi seguita verso Gaza — un grande campo di concentramento sotto assedio — e i palestinesi delle zone occupate, veri e propri paria, vittime di ogni tipo di sopruso?

I palestinesi non fanno che rispondere pan per focaccia. Quello che fa la differenza, decisiva per gli antimperialisti, che quello palestinese è un popolo oppresso mentre quello israeliano è un popolo oppressore.

Per questo sosteniamo e continueremo a sostenere la causa della liberazione della Palestina fino alla vittoria finale.

13 novembre 2019

giovedì 28 agosto 2014

ALBERTO, HAI VISTO MAGDI? di Marxista dell'Illinois n.2

28 agosto. DI SCARPE E SASSOLINI...

Il 31 luglio scorso segnalai, tra i compagni di merende di Alberto Bagnai, il sicofante islamofobo e finto-Cristiano Allam che inneggiava al genocidio israeliano in atto a Gaza.
Il pezzo suscitò un vespaio di polemiche. Il Bagnai rispose, in stile fascistoide: "Me ne frego!", mentre alcuni suoi adepti dissero che quella era una polemica pretestuosa. 

Ebbene, è notizia di oggi che Magdi Allam subirà un provvedimento disciplinare da parte dell'ordine dei giornalisti, per le sue invettive ferocemente anti-islamiche pubblicate su Il Giornale tra il 22 aprile e il 5 dicembre 2011, quando per altro era ancora eurodeputato. L'accusa, appunto, "islamofobia".

Ne danno notizia le agenzie e numerosi quotidiani, cartacei e on-line. Il Giornale di oggi, 28 agosto [vedi foto], sbraita e ci fa un'apertura a caratteri di scatola e lancia l'hashtag #IostoconMagdi. Non frequentiamo Twitter, e non sappiamo se il Bagnai solidarizzerà col sicofante. Chi può ci tenga informato.

L'ordine contesta ad Allam di: «... aver pubblicato nel periodo compreso tra il 22 aprile e il 5 dicembre 2011 sul quotidiano Il Giornale articoli caratterizzati da islamofobia, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione italiana all'articolo 19 1° comma e dalla Carta dei doveri del giornalista»; «di avere violato l'obbligo di esercitare la professione con dignità e decoro»; «di non aver rispettato la propria reputazione e di aver compromesso la dignità dell'Ordine professionale; e «di non avere, in tal modo, rafforzato il rapporto di fiducia tra la stampa e i lettori».
La delibera è del 1 agosto. Allam ha 30 giorni di tempo per presentare documenti e memorie difensive. Quindi ci sarà il processo. Allam potrà deporre, difeso da un avvocato patrocinante in Cassazione».
Ci sarà da ridere...

E vedremo chi esprimerà pubblica solidarietà al sicofante. Alcuni lo faranno di sicuro: il fascista Borghezio, qualche leghista pittoresco, alcuni cristianisti invasati, qualche rottame berlusconiano. Scommettiamo che Bagnai, non sarà tra loro. Si farà i cazzi suoi, che lui sta con quelli che immagina saranno i vincitori, non con gli sfigati come l'Allam.
Se Pietro rinnegò tre volte, figuriamoci uno che sa qual'è la differenza tra la megalomania e il dono della santità.

Ricordate cosa rispondeva Bagnai agli adepti che scalpitano per dare vita al Partitone sul Bagnai-pensiero fondato?
«Cosa possiamo fare? Stare calmi... L'unica cosa che possiamo fare è ... portare il dibattito in sedi sempre più prestigiose, accettando, evidentemente, di confrontarsi con interlocutori di livello scientifico e di statura morale discutibili, ma ben visibili nel dibattito, senza aggredirli».
Abbiamo il sospetto che Bagnai menta, che dica una cosa per farne un'altra. Che si sia cioè messo in testa e trami per scendere in pista allo scopo di fondare un partito-unico-no-euro-un-pò-sì-un-pò-no, post-ideologico, insomma, né-di-destra-né-di-sinistra

Davvero, ci sarà da ridere!

Allam sarà anche lui arruolato nel partitone notabilare post-democristiano Bagnai leader supremo come sembrava? Forse no, che il sicofante non solo ha "statura morale discutibile" ma "livello scientifico" alquanto scarso.

venerdì 15 agosto 2014

CHE C'ENTRA IL SIONISMO CON L'ECONOMETRIA? di Marxista dell'Illinois n.2

15 agosto. Non mi aspettavo che il mio intervento su Magdi Allam, Alberto Bagnai e la tragedia palestinese avrebbe avuto tanta eco. Si vede che ho messo il dito su una delle piaghe.
Mentre l'Allam tace (dev'essere impegnato in qualche ritiro spirituale coi druidi lefebvriani), il Bagnai ha invece prontamente risposto con un pistolotto interminabile e sconclusionato, rivendicando tuttavia le sue frequentazioni ma tacendo sul genocidio di Gaza. E questo, l'omertà sulla tragedia palestinese, questo me lo aspettavo. Meglio tacere se si cerca nel prossimo futuro di salire sul carro del prossimo vincitore, tanto più se si ritiene che verrà fuori dalla cerchia di quelli che oggi comandano, e che sono tutti amici di Israele —chi ha orecchie per intendere intenda. 

I brocchi della setta del cavajere nero si sono scatenati: "che c'entra Gaza? perché mai un "geniale economista" dovrebbe esprimere le sue opinioni sulla vicenda palestinese?" 
Un distillato clamoroso di questa ignavia, dell'idea che se uno si occupa di econometria non è tenuto ad esecrare dei crimini contro l'umanità, che anzi debba estraniarsi e tacere su una tragedia (compiuta anche con armi fornite dal governo italiano) che da un mese è sulle prime pagine dei media mondiali, è ben espresso in questo post:

ANKYN SCRIVE:
14 agosto 2014 16:37
«Ma perché mai un professore di economia dovrebbe esprimersi pubblicamente su Gaza?Potrà coltivare la sua opinione in santa pace senza per forza dover fare il tuttologo?
Altrimenti a questo punto rimproveriamo a chiunque qualsiasi cosa: a Bagnai di non dire nulla su Gaza e Ucraina, a Sollevazione di non esprimersi sul disastro ambientale, a mia sorella di tacere sul massacro dei cavallucci marini nella Nuova Guinea (sì, è ironia), e via strumentalizzando.Sì, STRUMENTALIZZANDO: è questa l'operazione messa in atto da articoli del genere.Rimproverare ad un esperto di X di non occuparsi di Y significa semplicemente trovare scuse per criticarlo, probabilmente perché non si è in grado di farlo sul terreno di cui è esperto».
Che la scuola italiana fosse diventata una cloaca era noto, non che fosse un'opificio di imbecilli per di più immorali...  L'idea che la scienza non abbia una base etica, che gli scienziati non debbano prendere posizione e siano al di sopra delle lotte sociali, non è solo reazionaria, è smentita dalla storia della scienza. La scienza non è infatti né neutrale né autonoma, è eteronoma invece. Non solo perché lo scienziato è guidato da una qualche concezione del mondo, la sua ricerca, salvo rare eccezioni, ubbidisce agli interessi delle classi dominanti. 

"Strumentale" denunciare l'omertà davanti a tragedie enormi? E' come se dopo Hiroshima e Nagasaki si fosse considerato inammissibile chiedere ai fisici di esprimere condanna di quelle inaudite ecatombi. Ciò che in effetti il potere americano cercò di impedire. Senza esito, visto che lo stesso Oppenheimer, subito dopo il successo dell'esperimento che ha visto esplodere la prima bomba atomica a Los Alamos dichiarò: «I fisici hanno conosciuto il peccato e questa è una conoscenza che non potranno perdere».

Ove il fisico Oppenheimer non fosse familiare ai fanatici seguaci della Dea scienza, ricordiamo quanto affermò un altro Alberto (è solo un caso di omonimia), tale Einstein. Conoscono essi la sua pugnace battaglia politica e non solo morale per metter al bando la bomba atomica? Ne dubitiamo, altrimenti non vomiterebbero simili bestialità.

Non conosceranno nemmeno quanto Einstein scrisse della destra sionista, equiparandola ai fascisti. L'occasione gli fu fornita dalla strage di Deir Yassin del 9 aprile 1948. I sionisti trucidarono 240 tra uomini, donne e bambini inermi.
A Gaza le vittime della macchina bellica israeliana sono più di duemila,  tra cui 432 bambini e 243 donne. 9886 i feriti, tra cui 2878 bambini. Deir Yassin è nulla in confronto, e ciò richiederebbe una rivolta morale da parte di tutti, anzitutto degli intellettuali e del mondo della cultura. Prevalgono invece ignavia e silenzio, ovvero la complicità morale col sionismo e le loro potenti lobbi occidentali.

Ed ora,  nel tentativo di rinfrescare la memoria a certi ottenebrati, leggiamo quanto Einstein scrisse, con la Arendt e gli altri, davanti ad uno dei tanti crimini sionisti:

«AGLI EDITORI DEL NEW YORK TIMES:

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nella organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti Nazista e Fascista. E’ stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, una organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.

L’odierna visita di Menachem Begin, capo del partito, negli USA è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione che l’America sostenga il partito nelle prossime elezioni israeliane, e per cementare i legami politici con elementi sionisti conservativi americani. Parecchi americani con una reputazione nazionale hanno inviato il loro saluto. E’ inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo nel mondo, a meno che non sia stati opportunamente informati sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento da lui rappresentato.

Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di Begin, e alla creazione di una immagine di sostegno americano ad elementi fascisti in Israele, il pubblico americano deve essere informato delle azioni e degli obiettivi del Sig. Begin e del suo movimento.

Le confessioni pubbliche del sig. Begin non sono utili per capire il suo vero carattere. Oggi parla di libertà, democrazia e anti-imperialismo, mentre fino ad ora ha apertamente predicato la dottrina dello stato Fascista. E’ nelle sue azioni che il partito terrorista tradisce il suo reale carattere, dalle sue azioni passate noi possiamo giudicare ciò che farà nel futuro.

Attacco a un villaggio arabo

Un esempio scioccante è stato il loro comportamento nel villaggio Arabo di Deir Yassin. Questo villaggio, fuori dalle strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti agli Ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva allontanato bande di arabi che lo volevano utilizzare come una loro base. Il 9 Aprile, bande di terroristi attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare, uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro come trofei vivi in una parata per le strade di Gerusalemme. La maggior parte della comunità ebraica rimase terrificata dal gesto e l’Agenzia Ebraica mandò le proprie scuse al Re Abdullah della Trans-Giordania. Ma i terroristi, invece di vergognarsi del loro atto, si vantarono del massacro, lo pubblicizzarono e invitarono tutti i corrispondenti stranieri presenti nel paese a vedere i mucchi di cadaveri e la totale devastazione a Deir Yassin.

L’accaduto di Deir Yassin esemplifica il carattere e le azioni del Partito della Libertà.

All’interno della comunità ebraica hanno predicato un misto di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale. Come altri partiti fascisti sono stati impiegati per interrompere gli scioperi e per la distruzione delle unioni sindacali libere. Al loro posto hanno proposto unioni corporative sul modello fascista italiano. Durante gli ultimi anni di sporadica violenza anti-britannica, i gruppi IZL e Stern inaugurarono un regno di terrore sulla Comunità Ebraica della Palestina. Gli insegnanti che parlavano male di loro venivano aggrediti, gli adulti che non permettavano ai figli di incontrarsi con loro venivano colpiti in vario modo. Con metodi da gangster, pestaggi, distruzione di vetrine, furti su larga scala, i terroristi hanno intimorito la popolazione e riscosso un pesante tributo. La gente del Partito della libertà non ha avuto nessun ruolo nelle conquiste costruttive ottenute in Palestina. Non hanno reclamato la terra, non hanno costruito insediamenti ma solo diminuito la attività di difesa degli Ebrei. I loro sforzi verso l’immigrazione erano tanto pubblicizzati quanto di poco peso e impegnati principalmente nel trasporto dei loro compatrioti fascisti.

Le discrepanze

La discrepanza tra le sfacciate affermazioni fatte ora da Begin e il suo partito, e il loro curruculum di azioni svolte nel passato in Palestina non portano il segno di alcun partito politico ordinario. Ciò è, semza ombra di errore, il marchio di un partito Fascista per il quale il terrorismo (contro gli Ebrei, gli Arabi e gli Inglesi) e le false dichiarazioni sono i mezzi e uno stato leader l’obbiettivo.

Alla luce delle soprascritte considerazioni, è imperativo che la verità su Begin e il suo movimento sia resa nota a questo paese. E’ maggiormente tragico che i più alti comandi del Sionismo Americano si siano rifiutati di condurre una campagna contro le attività di Begin, o addirittura di svelare ai suoi membri i pericoli che deriveranno a Israele sostenendo Begin. I sottoscritti infine usano questi mezzi per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti che riguardano Begin e il suo partito, e per sollecitare tutti gli sforzi possibili per non sostenere quest’ultima manifestazione di fascismo.

Firmato:
ALBERT EINSTEIN, ISIDORE ABRAMOWITZ, HANNAH ARENDT, ABRAHAM BRICK, RABBI JESSURUN CARDOZO, , HERMAN EISEN, M.D., HAYIM FINEMAN, M. GALLEN, M.D., H.H. HARRIS, ZELIG S. HARRIS, SIDNEY HOOK, FRED KARUSH, BRURIA KAUFMAN, IRMA L. LINDHEIM, NACHMAN MAISEL, SEYMOUR MELMAN, MYER D. MENDELSON, M.D., HARRY M. OSLINSKY, SAMUEL PITLICK, FRITZ ROHRLICH, LOUIS P. ROCKER, RUTH SAGIS, ITZHAK SANKOWSKY, I.J. SHOENBERG, SAMUEL SHUMAN, M. SINGER, IRMA WOLFE, STEFAN WOLFE»

New York, Dec. 2, 1948

martedì 12 agosto 2014

RELAZIONI PERICOLOSE E PROPRIETÀ TRANSITIVA di Pasquinelli Moreno

12 agosto. Alberto Bagnai si è adirato perché gli sono state fatte notare le sue indecenti frequentazioni. Ha scritto una risposta di ben 33mila e passa battute, ovvero di 5.347 parole. Troppa grazia Sant'Antonio! 
Bastava molto meno per dire che lui frequenta chi gli pare e piace e che, siccome con l'euro "Dio è morto", dostoevskianamente tutto diventa lecito — in parole povere che della tragedia dei palestinesi non gliene importa un fico secco. 
Tirato in ballo dico la mia, ma sarò decisamente più breve.

Che "in democrazia" uno possa frequentare chi gli pare e piace, non è in dubbio. Berlusconi ad esempio, non frequentava solo mignotte e tossici ma pure mafiosi. 
Nel caso in questione sorge una domanda: vi fidereste di uno che mentre si erge a fustigatore di politici euristi responsabili del massacro sociale di cui milioni di italiani sono vittime, non solo non batte ciglio per il genocidio in atto a Gaza, ma difende le sue "frequentazioni"con uno reazionario razzista che inneggia al genocidio in atto a Gaza e sostiene che gli israeliani si stanno solo difendendo dai razzi che partono da quel lager a cielo aperto?
A chi legge la risposta.
Erano molti quelli che, nel 1943, mentre veniva annientata la rivolta del Ghetto di Varsavia, tacevano, sostenendo che le SS Heinrich Himmler o Adolf Eichmann agivano per autodifesa contro le bottiglie molotov degli ebrei insorti. 
3mila e passa battute, 5.347 parole, nemmeno una che Bagnai abbia speso per dissociarsi dalle posizioni infami di Allam sulla tragedia di Gaza. Le lobbi sioniste saranno contente, e noi ne prendiamo atto.
Dice: "Ma Allam è contro l'euro". Sti cazzi! 
Come ha scritto Marxista dell'Illinois n.2, "non c'è solo l'euro a questo mondo", il che, detto in altre parole significa che non si possono mettere assieme il diavolo con l'Acqua santa. L'allegoria del bar di guerre stellari, che Bagnai usa come una clava contro MPL, vale giustappunto per lui, che pensa che in nome della lotta all'euro, "né di destra né di sinistra" (non si finga di non capire di che si tratta), si debbano mettere assieme cani e porci.
MPL non solo sostiene che va costruito il fronte più ampio, sostiene, come del resto tutto il Coordinamento della sinistra contro l'euro, che per battere il blocco eurista va edificato un Comitato di Liberazione nazionale (CLN), non cani e porci quindi, ma un'unione sulla base della difesa della Costituzione italiana. Il che significa un'alleanza sovranista e democratica, dove non c'è posto né per nostalgici del fascismo, né per gli adoratori del capitalismo-casinò, né per cristianisti razzisti.
Qui sta la vera divergenza con Bagnai, che gli adepti della sua setta non riescono a capire ed altri fanno finta di non comprendere.
E qui mi appresto a concludere.
Nella sua zoppicante autodifesa Bagnai sostiene che non avremmo diritto, noi di MPL, a contestargli le sue frequentazioni indecenti, tra cui quella con Magdi (anti)Cristiano Allam, dal momento che sarei tra i soci fondatori di RISCOSSA ITALIANA, tra cui si annovera anche Antonio Rinaldi, a sua volta amico del sicofante.
In modo alquanto maldestro Bagnai traspone sul piano politico la regola della proprietà transitiva, quella per cui, se A è uguale a B e B è uguale a C, allora si può affermare che A è uguale a C. A sarebbe uguale a B? Non mi risulta che Rinaldi abbia le posizioni criminogene di Allam. 

Di una cosa chi legge può stare certo: mai farei parte di un'associazione assieme a dei mascalzoni e se avessi trovato l'Allam alla riunione fondativa di certo non avrei aderito, e avrei spiegato seduta stante le mie ragioni, spiegando che il sicofante i principi costituzionali se li mette sotto i piedi.
Ho invece trovato persone per bene, disposte sì a lottare contro l'euro ma sulla base dei principi della Costituzione.
Non vi ho trovato, né Allam né Alberto Bagnai.

lunedì 4 agosto 2014

CHE C'ENTRA BAGNAI CON GAZA? di Marxista dell'Illinois n.2

31 luglio. 
La natura è matrigna, la scienza no. Nel campo scientifico chi compie una scoperta, prima o poi gli viene riconosciuto.
Com'è noto Alberto Bagnai è un megalomane narcisista e sguaiato. Lui stesso lo ammette, e se ne fa vanto. La sua smisurata autostima non dipende tuttavia da qualche straordinaria scoperta.
Lui non è infatti uno scopritore di nuove verità o leggi nel campo dell'economia. Al massimo è un modesto archeologo. Uno che, di contro alla vulgata del mainstream liberista ed eurista, ha riportato alla luce, come lui stesso nei rari momenti in cui non perde il senso di misura ha ammesso, un'ovvietà da manuale del primo anno di Economia politica: «Unioni monetarie fra paesi diversi sono sempre fallite, per cui il problema non è essere pro o contro l'euro. Contro l'euro è la storia, la logica dei fatti» [sottolineatura nostra]. Tutto qui? Quasi.

La seconda cosa scoperta nel retrobottega e che il Nostro strombazza come un'autentica chicca teorica è questa qui: la crisi economica più profonda che il capitalismo occidentale abbia conosciuto non dipenderebbe "... dai debiti pubblici, ma da quelli privati".

Per avergli detto, poco più di un anno fa, che questa seconda tesi è una cazzata sesquipedale; per aver noi affermato che i debiti (pubblici o privati), sono l'effetto e non la causa della crisi sistemica; per esserci cioè permessi di ricordare che anche questa grande crisi, mutatis mutandis, dipende dalle leggi stesse del modo capitalistico di produzione —quelle già scoperte da gente del calibro di Ricardo, Malthus, Marx e successivamente rivisitate da Keynes— è andato letteralmente fuori dai gangheri. 

Sta di fatto che, in preda alle sue compulsioni ossessive, non perde occasione per lanciarci le sue contumelie, senza tuttavia mai rispondere nel merito. L'ultima delle sue accuse, sintomatica della sua megalomania, ci fa addirittura tenerezza: noi l'avremmo..."tradito". Ci vien da dire: ma lei professore dov'era negli anni '70 quando come parte della sinistra rivoluzionaria contrastavamo la marcia verso lo Sme? Dov'era lei negli anni '80 quando noi si combatteva contro il passaggio dalla comunità all'Unione? Dov'era negli anni '90 quando noi si combatteva contro il Trattato di Maastricht? E negli anni successivi quando contestavamo l'arrivo dell'euro? Di sicuro, nel settembre 2002, come passacarte di Romano Prodi, si trovava a Lisbona a difendere l'euro in occasione del tredicesimo congresso della Associazione Economica Internazionale. Che lei si sia ricreduto ci fa piacere, ma come ogni parvenus non ha titoli per salire.. in cattedra.

Così si spiega, col fenomeno della immedesimazione, la piaggeria dei seguaci che il Prof. ha raccolto attorno a sé. Dei borghesi piccoli piccoli i quali, fino a che la ruota del benessere girava se ne stavano tranquilli a fare i cazzi loro, contemplando le magnifiche e progressive sorti del capitalismo. Una volta che il collasso economico ha ferito, prima ancora che la loro coscienza, le loro tasche, questi avevano bisogno di un vate, —malattia congenita quella della piccola borghesia italiana, la stessa che a suo tempo consegnò il Paese al Duce— e l'hanno trovato nel professore pescarese; il quale racconta a questi piccoli borghesi, esattamente ciò che essi vogliono sentirsi dire: che la causa del marasma sociale non è il sistema capitalistico stesso, e nemmeno la metastasi dell'iper-finanziarizzazione, bensì... l'euro. Togliamolo di mezzo et voilà, tutto andrà bene madama la marchesa.


Anzi non dobbiamo sbatterci per toglierlo di mezzo poiché, come detto sopra "il problema non è essere pro o contro l'euro. Contro l'euro è la storia, la logica dei fatti". Ieri ha ripetuto ai suoi seguaci che la sola cosa da fare è accettare l'atarassia, che le cose facciano il loro corso: 
«Cosa possiamo fare? Stare calmi... L'unica cosa che possiamo fare è ... portare il dibattito in sedi sempre più prestigiose, accettando, evidentemente, di confrontarsi con interlocutori di livello scientifico e di statura morale discutibili, ma ben visibili nel dibattito, senza aggredirli».

Qui cade un'altra volta l'asino.

Abbiamo altre volte denunciato (qui, qui, qui e qui) i compagni di merende di Bagnai. E' noto che alle recenti elezioni europee egli ha fatto campagna elettorale per la Lega Nord. Ed è anche risaputo che nello specifico il Nostro, avendo invitato a votare nella circoscrizione centro il suo sodale Borghi Aquilini, ha contribuito a far rieleggere il fascista Borghezio. Quello che chiama Stefano Delle Chiaie "comandante", lo stesso Borghezio che addirittura Nigel Farage ha dovuto espellere dal gruppo Efd al Parlamento di Strasburgo.

La prossimità col sudiciume politico italiano non finisce tuttavia qui. 


Uno dei più infami compagni di merende dei Bagnai è il sicofante Magdi Allam. Il finto musulmano che finse di convertirsi al cristianesimo, con tanto di battesimo da parte di Ratzinger. Un cristianista a tal punto reazionario ed integralista che appena arrivato al soglio pontificio Bergoglio ha pubblicamente abbandonato la Chiesa cattolica colpevole a suo dire di "progressismo".  Lo stesso che ha presentato una vergognosa petizione per le dimissioni dell'ex-ministro Cecile Kyenge. Il crociato che sbraita per un'Europa intergralmente cristiana e anti-islamica. Lo stesso Magdi "Cristiano" Allam che in occasione delle elezioni del 2013, con una lista fai da te "Io amo l'Italia" schiantò al suolo ottenendo 43mila voti in tutto il Paese. Lo stesso Allam a cui il fascista Borghezio fa i suoi salamelecchi.
Martedì 3 dicembre 2013. Parlamento Europeo, Bruxelles

Forse Allam è uno di quelli a cui Bagnai si riferisce quando parla di "interlocutori di livello scientifico e di statura morale discutibili". Tuttavia, invece di starne alla larga, e quando era a tutti noto di che pasta fosse il sicofante, non esita ad andarci a braccetto, anche nelle sedi più prestigiose.

Questa promiscuità in nome del NO EURO ha tuttavia un limite. Questo limite oggi si chiama Gaza, dov'è in atto una vera e propria mattanza, ovviamente di civili, bambini compresi. Mentre le stesse Nazioni Unite parlano di ingiustificabile genocidio dei palestinesi, Magdi Allam, tenendo fede alla sua isteria anti-islamica, non si limita a difendere gli stragisti israeliani, si augura la loro piena vittoria, costi quel che costi.

Che il grafomane Bagnai si guardi bene dall'esprimere anche solo una parola di condanna dei crimini indicibili degli israeliani, o di compassione per le vittime palestinesi, per quanto vergognoso, non stupisce. Egli pensa di star coi frati e zappar l'orto. Ma che d'ora in avanti vada ancora a braccetto con un farabutto come Allam (non per caso protetto da una scorta) non è tollerabile. Non c'è solo l'euro a questo mondo, e c'è un limite alle frequentazioni con personaggi "di statura morale discutibili". Prima o poi ci si mette in grossi pasticci. Uomo avvisato, mezzo salvato.

lunedì 28 luglio 2014

LA FINTA TREGUA DEI BANDITI ISRAELIANI di Campo Antimperialista*

28 luglio. Le menzogne di Netanyahu. Svelate anche le falsità sui tre coloni rapiti ed uccisi a giugno
«Israele non si ferma. Il genocidio deve continuare. Dopo alcune ore di relativa tregua, durante le quali in realtà l’esercito sionista ha proseguito le sue attività militari all’interno della Striscia di Gaza, sono ripresi anche i bombardamenti. Intanto, con i 147 corpi recuperati solo ieri dalle macerie, il totale delle vittime palestinesi è salito a 1.058.

In realtà non si può parlare neppure di una vera e propria tregua. Quella di Israele è stata semmai una finta tregua, con il dichiarato intento di continuare a colpire la Resistenza (specie i tunnel), pretendendo al tempo stesso il cessate il fuoco da parte palestinese.

Insomma, per dirla con altre parole, questi farabutti non si accontentano di aver raso al suolo il campo di concentramento in cui hanno rinchiuso 1 milione e ottocentomila persone. Pretendono anche l’annichilimento totale dell’avversario, che dovrebbe solo subire senza reagire.

Ovviamente questa pretesa è stata respinta dalle organizzazioni della Resistenza. Hamas ha detto chiaramente che non può esservi tregua senza il ritiro dei carri armati israeliani dalla Striscia, senza che gli sfollati possano fare ritorno nelle loro case, senza che i mezzi di soccorso possano operare in sicurezza,

Come sempre, l’arroganza sionista non ha limiti. Così Netanyahu accusa addirittura Hamas di «violare persino il proprio cessate il fuoco», e la stampa occidentale riprende belante una simile affermazione. Il proprio di chi? Ma che razza di «cessate il fuoco» è, quello che pretenderebbe di continuare a lasciare il diritto di sparare solo agli aggressori?


La verità, come chiarisce Haaretz, è che il governo Netanyahu ha respinto sdegnosamente perfino la proposta di tregua americana, presentata da John Kerry. Il governo sionista, al gran completo, si è così permesso di sbattere la porta in faccia addirittura al grande protettore di sempre. In breve, Kerry è stato accusato di aver preso in considerazione alcune richieste di Hamas, come l’apertura dei valichi e l’afflusso dei beni nella Striscia. Questioni sulle quali il governo sionista non intende neppure discutere.

Ma c’è di più: ad aver indispettito Netanyahu ed i suoi c’è un altro aspetto. Mentre gli Usa vorrebbero coinvolgere nella trattativa la Turchia ed il Qatar, paesi considerati vicini ad Hamas, per Israele c’è una sola iniziativa valida, quella egiziana. Una ulteriore dimostrazione di quanto sia marcio il regime del Cairo, applaudito da tanti sinistrati occidentali per aver deposto l’islamico Morsi. Un regime che partecipa attivamente, sul lato sud, a rendere ancora più duro l’assedio del popolo di Gaza.

Ma se il mix di arroganza e menzogna non può stupire, dato che è da sempre lo standard abituale dei governi sionisti, c’è una questione ancora più importante. Qual è stato l’innesco propagandistico che ha portato all’ennesimo attacco a Gaza? Tutti ricorderanno che la crisi attuale è iniziata con la vicenda dei tre giovani israeliani, appartenenti a famiglie di coloni, rapiti ed uccisi nel mese di giugno.

Bene, ma chi li ha rapiti? Né Hamas, né altre organizzazioni della Resistenza hanno mai rivendicato quell’atto. Ed ora, citato dalla BBC, ecco che perfino il portavoce della polizia israeliana, Rosenfeld, ammette che «Hamas non è stata in nessun modo coinvolta» nel rapimento e nell’uccisione dei tre coloni.

Ovviamente il governo Netanyahu seppe fin da subito che Hamas era estranea, ma il pretesto era troppo comodo per lasciarlo cadere. E’ a partire da questa accusa menzognera ad Hamas che siamo arrivati alla strage attuale. E’ possibile che nessuno in occidente ne chieda conto al governo israeliano, libero di uccidere quanto di mentire come nessun altro al mondo?

Purtroppo su questo non possiamo farci troppe illusioni. L’offensiva sionista può essere fermata solo dalla capacità di resistenza del popolo palestinese. E questa volta la resistenza armata si sta dimostrando più efficace del passato. Secondo alcune stime, i soldati israeliani caduti sono già più di cento, altre centinaia i feriti. Israele ammette la perdita di 45 soldati, ma come si è visto in passato queste cifre vengono sempre tagliate ed addomesticate per tenere compatto il fronte interno.

Viva la Resistenza agli aggressori sionisti!»

mercoledì 23 luglio 2014

GAZA VIVRÀ! Manifestazione a Perugia

23 luglio. Riceviamo e pubblichiamo da Marcia della Dignità

Perugia non ha mai fatto mancare la sua solidarietà alla causa palestinese, soprattutto quando Israele sferra i suoi attacchi.
Saremo in tanti a manifestare la nostra indignazione contro il genocidio in atto a Gaza.

- Conferenza stampa dei promotori, giovedì 24 luglio h. 12:00, presso la Consulta degli Immigrati, via Imbriani 2, Perugia
- Corteo di solidarietà, sabato 26 luglio, h. 17:30, Piazza della Repubblica, Perugia

IL TESTO DELL'APPELLO

«Dopo 10 giorni di martellanti bombardamenti, nella notte tra il 17 e il 18 luglio, l’esercito israeliano, ancora una volta in aperta violazione del diritto internazionale, ha dato il via all’invasione della Striscia di Gaza.

E’ così che Gaza, un lager a cielo aperto visto l’assedio a cui è sottoposta dal 2006, è stata trasformata in un inferno.

Il numero dei morti palestinesi è salito a 500, oltre 3.000 i feriti, la maggior parte civili innocenti, tra cui bambini, donne e anziani inermi. Il numero delle vittime è destinato a crescere.

Occorre fermare questo massacro disumano.

Noi condanniamo con fermezza l’aggressione israeliana e, per obbligo morale, siamo solidali con le vittime palestinesi. Chiediamo a gran voce
- l'immediato cessate il fuoco;
- la fine dell'assedio di Gaza, e l'apertura dei valichi per portare viveri e medicinali alla popolazione martoriata;
- la liberazione dei prigionieri politici palestinesi;
- che il governo italiano e l'Unione europea si adoperino in prima persona affinché Israele cessi immediatamente l'aggressione;
- che la comunità internazionale fornisca immediatamente gli indispensabili aiuti umanitari per i cittadini di Gaza;
- il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione».

I promotori:

Cittadini umbri con la Palestina, Comunità palestinese di Perugia, Comunità araba di Perugia, comunità islamiche di Perugia e dell’Umbria. 

Per informazioni e adesioni:

Centro Islamico Culturale Perugia Umbria (C.I.C.P.U.) 338.6914575
Daniela Di Marco (Marcia della Dignità) 339.2071977

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