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lunedì 10 febbraio 2020
domenica 26 gennaio 2020
BOLDRIN: "ABOLITE IL LATINO"! di M-48
Michele Boldrin, l’economista liberista, si presente alla seconda conferenza del movimento “Liberi, oltre le illusioni” con una volontà di fondo ben precisa, ossia distruggere l’impianto educativo dell’istruzione italiana a favore di un impianto mirato a sfornare “imprenditori di se stessi” drogati di competizione e scentismo spicciolo.
lunedì 20 gennaio 2020
martedì 3 dicembre 2019
GENOVA: DEDICA A QUATTROCCHI NO di Giovine Italia
[ martedì 3 novembre 2019 ]
Presidio a favore del partigiano Firpo, contro l’assegnazione del ponte a Fabrizio Quattrocchi. [nella foto accanto]
Genova, 2 novembre 2019
Oggi alcuni patrioti si sono recati al ponte Firpo, il quale doveva essere ridenominato Fabrizio Quattrocchi. Si doveva perché il comune (sollecitato dalla sorella del famigerato contractor che combatté in Iraq a fianco degli occupanti americani) ha fatto un passo indietro e ha deciso che il ponte restasse intitolato a Firpo, partigiano comunista fucilato dalle Brigate Nere nel 1945.
Chiunque abbia partecipato al presidio odierno ha rimarcato come sulla controversa figura del Quattrocchi sarebbe necessario indagare meglio: quest’ultimo infatti lavorava per un’agenzia privata, che forniva supporto all’esercito imperialista americano in Iraq il quale, come è noto, si è macchiato di crimini contro il popolo che resisteva.
Al presidio hanno partecipato il PC, il Fronte della Gioventù Comunista, l’ANPI e Movimento 48 (Giovine Italia) accompagnati dall’immancabile bandiera della Brigata Garibaldi.
Presidio a favore del partigiano Firpo, contro l’assegnazione del ponte a Fabrizio Quattrocchi. [nella foto accanto]
Genova, 2 novembre 2019
Oggi alcuni patrioti si sono recati al ponte Firpo, il quale doveva essere ridenominato Fabrizio Quattrocchi. Si doveva perché il comune (sollecitato dalla sorella del famigerato contractor che combatté in Iraq a fianco degli occupanti americani) ha fatto un passo indietro e ha deciso che il ponte restasse intitolato a Firpo, partigiano comunista fucilato dalle Brigate Nere nel 1945.
Chiunque abbia partecipato al presidio odierno ha rimarcato come sulla controversa figura del Quattrocchi sarebbe necessario indagare meglio: quest’ultimo infatti lavorava per un’agenzia privata, che forniva supporto all’esercito imperialista americano in Iraq il quale, come è noto, si è macchiato di crimini contro il popolo che resisteva.
Che
Quattrocchi, sequestrato dalla Resistenza irachena, sia morto con “onore” non toglie il fatto che i neofascisti inneggiano al Quattrocchi perché pare che prima di essere ucciso fece il saluto romano; così ci spieghiamo il motivo per cui questa notte la targa è stata sostituita con il suo nome da Azione Frontale, fascisti “cattolici”, nonostante il dietrofront del Comune.
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| I militanti di Movimento 48 al presidio di ieri |
Suona giustamente come una provocazione e la sua figura, in questo modo, è ancor più inaccettabile.
Al presidio hanno partecipato il PC, il Fronte della Gioventù Comunista, l’ANPI e Movimento 48 (Giovine Italia) accompagnati dall’immancabile bandiera della Brigata Garibaldi.
mercoledì 13 novembre 2019
"LA FACCIO FINITA AFFINCHÉ QUESTA MERDA FINISCA" di Giovine Italia
[ mercoledì 13 novembre 2019 ]
DUE GIORNI FA UNO STUDENTE FRANCESE, ANAS K., SI È DATO FUOCO CONTRO MACRON E L'UNIONE EUROPEA...
Di seguito quanto scritto dai compagni di Movimento 48, di cui Giovine Italia è ora la testata telematica.
È incredibile come un ragazzo che si dia fuoco, incolpando esplicitamente il capitalismo come causa delle proprie condizioni economiche, possa passare inosservato dai media e dalla Popolazione in generale.
Tutti ricorderanno probabilmente Jan Palach, il ragazzo Cecoslovacco che si diede alle fiamme per esprimere contrarietà verso l’occupazione Sovietica in atto in quel periodo.
Pochi sanno, altrettanto probabilmente, che quel ragazzo ora preso come simbolo anti-comunista o addirittura come esempio dall’estrema destra, era in realtà socialista.
Pochi sanno che le proteste che avvennero in quei periodi nacquero come proteste contro il riformismo messo in atto da Kruscev dopo la morte di Stalin, continuate senza sosta anche durante la presidenza di Breznev, costringendo purtroppo quest’ultimo ad intervenire militarmente sul territorio Cecoslovacco.
Le dichiarazioni di un compagno di Palach ne sono la testimonianza:
Chiudendo questa piccola parentesi sul perenne revisionismo storico che continuiamo a lottare, ritorniamo sulla questione del ragazzo Francese 22enne che si è dato fuoco a Lione di fronte ad un ristorante il pomeriggio dell’8 novembre.
Le notizie cominciano a girare ora, 10-11 novembre, probabilmente per via della cassa di risonanza di internet, anche se in maniera più velata possibile. Non sono riusciti a far trattenere questa notizia scioccante.
Nella lettera-testamento il ragazzo incolpa, senza girarci intorno, il sistema neoliberista, i suoi mezzi e i suoi burattini. Che sono appunto l’unione europea e il presidente francese. Ma non si ferma solo a Macron: accusa i suoi predecessori Hollande e Sarkozy, ed anche Marine Le Pen, che seppure non sia ancora stata eletta presidente viene accusata dal ragazzo come una leader di estrema destra che sfrutta la paura e la disperazione della Popolazione per conquistarsi consensi e quindi voti.
Il ragazzo è ancora in vita, “salvato” dai pompieri; ma ha ustioni sul 90% del proprio corpo.
Sicuramente non ci sono parole per descrivere il nostro dispiacere verso il ragazzo, che ha combattuto per quel che poteva militando per il sindacato studentesco “Solidaires Etudiant” ed essendone addirittura il segretario federale oltre che attivista.
Un ragazzo con delle idee ben precise, che sa chi sia il colpevole che l’ha costretto alla miseria.
Vi lasciamo la lettera tradotta oltre a quella originale in Francese [vedi sotto] .
Riflettete.
DUE GIORNI FA UNO STUDENTE FRANCESE, ANAS K., SI È DATO FUOCO CONTRO MACRON E L'UNIONE EUROPEA...
Di seguito quanto scritto dai compagni di Movimento 48, di cui Giovine Italia è ora la testata telematica.
È incredibile come un ragazzo che si dia fuoco, incolpando esplicitamente il capitalismo come causa delle proprie condizioni economiche, possa passare inosservato dai media e dalla Popolazione in generale.
Tutti ricorderanno probabilmente Jan Palach, il ragazzo Cecoslovacco che si diede alle fiamme per esprimere contrarietà verso l’occupazione Sovietica in atto in quel periodo.
Pochi sanno, altrettanto probabilmente, che quel ragazzo ora preso come simbolo anti-comunista o addirittura come esempio dall’estrema destra, era in realtà socialista.
Pochi sanno che le proteste che avvennero in quei periodi nacquero come proteste contro il riformismo messo in atto da Kruscev dopo la morte di Stalin, continuate senza sosta anche durante la presidenza di Breznev, costringendo purtroppo quest’ultimo ad intervenire militarmente sul territorio Cecoslovacco.
Le dichiarazioni di un compagno di Palach ne sono la testimonianza:
“Il gesto di Jan Palach non era soltanto un modo di protestare contro l’infondatezza morale della censura e contro i politici, che stavano tradendo una riforma dietro l’altra, per rimanere più a lungo al governo ma anche contro il pericolo, che ognuno di noi correva, di riconciliazione con la situazione di allora»,ricorda Jan Kavan, uno dei leader del movimento studentesco praghese.
Chiudendo questa piccola parentesi sul perenne revisionismo storico che continuiamo a lottare, ritorniamo sulla questione del ragazzo Francese 22enne che si è dato fuoco a Lione di fronte ad un ristorante il pomeriggio dell’8 novembre.
Le notizie cominciano a girare ora, 10-11 novembre, probabilmente per via della cassa di risonanza di internet, anche se in maniera più velata possibile. Non sono riusciti a far trattenere questa notizia scioccante.
Nella lettera-testamento il ragazzo incolpa, senza girarci intorno, il sistema neoliberista, i suoi mezzi e i suoi burattini. Che sono appunto l’unione europea e il presidente francese. Ma non si ferma solo a Macron: accusa i suoi predecessori Hollande e Sarkozy, ed anche Marine Le Pen, che seppure non sia ancora stata eletta presidente viene accusata dal ragazzo come una leader di estrema destra che sfrutta la paura e la disperazione della Popolazione per conquistarsi consensi e quindi voti.
«Combattiamo contro l’ascesa del fascismo, che non fa altro che dividerci… e il liberalismo che crea disuguaglianze», scrive. «Accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’Ue di avermi ucciso, creando incertezze sul futuro di tutti, e accuso anche Le Pen e i media di generare paura».
Il ragazzo è ancora in vita, “salvato” dai pompieri; ma ha ustioni sul 90% del proprio corpo.
Sicuramente non ci sono parole per descrivere il nostro dispiacere verso il ragazzo, che ha combattuto per quel che poteva militando per il sindacato studentesco “Solidaires Etudiant” ed essendone addirittura il segretario federale oltre che attivista.
Un ragazzo con delle idee ben precise, che sa chi sia il colpevole che l’ha costretto alla miseria.
Vi lasciamo la lettera tradotta oltre a quella originale in Francese [vedi sotto] .
Riflettete.
“Oggi, commetteró l’irreparabile. Se punto, dunque, all’edificio del CROUS a Lione, non è per caso: miro ad un luogo della politica, il ministero dell’educazione superiore e della ricerca e, per estensione, al governo.
Quest’anno, frequentando “la terza l2”, non avevo borse(di studio),e, anche quando ne avevo, 450 euro al mese, erano abbastanza per vivere?
Ho avuto la fortuna d’avere delle persone formidabili intorno a me, la mia famiglia e il sindacato, ma dobbiamo continuare a sopravvivere come facciamo oggi?
E dopo questi studi, per quanto tempo dovremo lavorare per una pensione decente?
Potremo pagare i contributi con una disoccupazione di massa?
Mi approprio oggi , dunque, di una rivendicazione della mia federazione dei sindacati , come studente lavoratore ma trattando anche di un tema più generale, chi ha uno stipendio a lungo termine , affinché non perdiamo questa rivendicazione.
Dobbiamo passare a 32 ore alla settimana di lavoro, per evitare l’incertezza di un faccia a faccia con la disoccupazione, che conduce ogni anno persone come me a questa situazione, le quali muoiono nel silenzio più assordante (completo).
Lottiamo contro la salita (al potere) del fascismo, che non fa che dividerci, ed il liberalismo che crea diseguaglianze.
Io accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’UE di avermi ucciso, creando incertezza nell’avvenire di tutti, accuso anche la Le Pen e gli editorialisti di aver creato delle paure più che secondarie.
La mia ultima speranza è che i miei compagni continuino a combattere, per farla finita con tutto ciò definitivamente.
Quest’anno, frequentando “la terza l2”, non avevo borse(di studio),e, anche quando ne avevo, 450 euro al mese, erano abbastanza per vivere?
Ho avuto la fortuna d’avere delle persone formidabili intorno a me, la mia famiglia e il sindacato, ma dobbiamo continuare a sopravvivere come facciamo oggi?
E dopo questi studi, per quanto tempo dovremo lavorare per una pensione decente?
Potremo pagare i contributi con una disoccupazione di massa?
Mi approprio oggi , dunque, di una rivendicazione della mia federazione dei sindacati , come studente lavoratore ma trattando anche di un tema più generale, chi ha uno stipendio a lungo termine , affinché non perdiamo questa rivendicazione.
Dobbiamo passare a 32 ore alla settimana di lavoro, per evitare l’incertezza di un faccia a faccia con la disoccupazione, che conduce ogni anno persone come me a questa situazione, le quali muoiono nel silenzio più assordante (completo).
Lottiamo contro la salita (al potere) del fascismo, che non fa che dividerci, ed il liberalismo che crea diseguaglianze.
Io accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’UE di avermi ucciso, creando incertezza nell’avvenire di tutti, accuso anche la Le Pen e gli editorialisti di aver creato delle paure più che secondarie.
La mia ultima speranza è che i miei compagni continuino a combattere, per farla finita con tutto ciò definitivamente.
Viva il socialismo, l’autogestione e la SECU(Sicurezza sociale in Francia).
E sono veramente dispiaciuto di dovermi sottoporre a questa prova
E sono veramente dispiaciuto di dovermi sottoporre a questa prova
Arrivederci.”
* Fonte: Giovine Italia
sabato 2 novembre 2019
SPAGNA E CATALOGNA di Giovine Italia
[ domenica 2 novembre 2019]
Le immagini che si susseguono dalla Catalogna dovrebbero far molto riflettere su quanto il governo spagnolo sia antipopolare e antidemocratico, impregnato tutt’ora dell’eredità franchista che non è stato possibile spazzar via con un semplice passaggio dinastico. Le forze dell’ordine ricalcano il ruolo dei militari golpisti, reprimendo e massacrando una popolazione che dovrebbero invece difendere. Tutto ciò non è un fatto isolato bastino le prese di posizione del governo spagnolo, a partire da quello che pensa riguardo all’attacco fatto a danno dei Curdi, e per cui l’UE è rimasta indifferente, al supporto del governo liberista di Moreno e l’appoggio ai terroristi in Venezuela.
Giovine Italia si schiera al fianco di tutti gli iberici che sognano un altro modello di stato e di società, un modello che sia sì fondato sull’unità, ma da liberi uomini e popoli, in seno ad una repubblica democratica, popolare e federale. La Spagna può e deve andare avanti unita, con un popolo raccolto sotto un’unica bandiera, che crede nell’unità del proprio Paese e nel suo riscatto, ma tutto questo non può partire da questo governo e soprattutto da una monarchia. Giovine supporta il modello repubblicano, dove per esso non si intende solamente una forma politica, ma una dimensione morale, economica e sociale diametralmente opposta a quella vigente tanto in Spagna quanto nel resto dell’Occidente. Dunque il popolo spagnolo deve lasciarsi alle spalle la monarchia e i Borboni e guardare a questa nuova forma di governo. La strada non sarà facile, ma il primo passo da fare, ed è quello che ogni popolo europeo dovrebbe fare se crede nella libertà e nella gloria della propria Patria, è quello di distruggere l’UE che non unisce ma anzi divide.
La battaglia, giusta e sacrosanta, per la sovranità popolare e democratica non sia presa come paravento da forze reazionarie per nascondere dietro belle parole d’ordine la propria semina di zizzania fra e dentro ai popoli. Il nemico del barcellonese non è il madrileno, pensare questo è o sintomo di ignoranza o indizio di manifesta malizia. Ad ogni popolo la sua sovranità, ma che nessuno si frapponga all’unità di questi in seno all’Umanità.
Abbasso tutti i padroni, viva popoli europei che lottano per la loro libertà!
+ Fonte: Giovine Italia
sabato 5 ottobre 2019
QUELLO CHE CI FA INCAZZARE di Giovine Italia
[ sabato 5 ottobre 2019 ]
È così che è necessario iniziare questo piccolo testo: siamo incazzati.
Ed è colpa dell’ipocrisia moderna; no, non Salvini. O meglio non solo. Un’ipocrisia generalizzata a tutti i politici, di tutte le posizioni ed idee.
È così che è necessario iniziare questo piccolo testo: siamo incazzati.
Ed è colpa dell’ipocrisia moderna; no, non Salvini. O meglio non solo. Un’ipocrisia generalizzata a tutti i politici, di tutte le posizioni ed idee.
Quando si sente elogiare la Resistenza, la si chiama (coerentemente) il secondo RISORGIMENTO si dovrebbe essere solo che orgogliosi del percorso fatto dai patrioti e socialisti, quelli veri, dal 1861 passando per il 1943 sino alle lotte per il lavoro degli anni, tanto elogiati, della prima repubblica.
Ma chi osa nominarli? Personaggi che ci costringeranno ad un terzo risorgimento! Uomini “politici” che ci portano ad avvicinarci, a mischiarci, anche con chi (in una futura guerra di liberazione) ha idee avverse alle nostre ma che, in un modo o nell’altro, è resistente al sistema eurocratico e tardocapitalista moderno.
Sentire parlare di “patriottismo” da personaggi emeriti della repubblica odierna è ripugnante, una blasfemia pari all’elogio della nazione durante il Ventennio.
Ma non finisce qui! Sono incazzato perché a scuola, quando si affronta l’ottocento, si elogiano i movimenti operai che portarono avanti le prime lotte. Con un sentimento quasi di pena, poverini questi lavoratori sfruttati. Però, guarda caso, i movimenti socialisti e comunisti non vanno più bene nel novecento. Servono solo ad alcuni per pulirsi dalla coscienza le vittime fatte dai precursori passate. Nel novecento “si è esagerato”; si banalizza dicendo che “hanno fatto troppe vittime, hanno portato ad un disastro, ad anni di tensione”.
Qualcuno si è mai messo a conteggiare i morti sul lavoro nel periodo post rivoluzione industriale, le cui condizioni sono ben descritte da Engels? No. Non interessa, semplice.
Sono incazzato perché oggigiorno non gli interessa a nessuno dei rider, magari (non è neanche detto, forse questo potrebbe essere l’ultimo secolo di lotta, alcuni lo hanno già ipotizzato vedi Fukuyama) si faranno gli stessi discorsi moralisti che facciamo oggigiorno nei luoghi del sapere sui poveri lavoratori dell’ottocento.
Ed ancora i nuovi colonialismi, le ingerenze in Africa moderne: a scagliarci contro le campagne coloniali dell’ottocento e novecento siamo subito pronti; pronti, però, a chiamare anche dei "semiterroristi" i patrioti del nord Africa che commettevano attacchi contro il governo autoritario di De Gaulle.
Questo è un grido di rabbia, da cui deve nascere una voce dissidente forte che riecheggi nei secoli a venire.
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sabato 28 settembre 2019
FRIDAY FOR FUTURE TUTTA MERDA? di Piemme
[ sabato 28 settembre 2019 ]
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| Genova, lo striscione dei compagni di Giovine Italia alla manifestazione di ieri |
Vero? vero!
Il piccolo problema è che la giornata di ieri, segnata dallo sciopero anzitutto delle medie superiori, ha avuto un successo di partecipazione enorme. E' presto per dire se si tratti solo di un fuoco di paglia o se la enorme mobilitazione di ieri (che in Italia è stata più massiccia che altrove) preceda qualcosa di più profondo, il segnale di un generale risveglio politico delle giovani generazioni.
Sia come sia le piccole minoranze creative (una volta si chiamavano "avanguardie") debbono prendere parte a questo movimento, malgrado esso sia sorto sotto gli auspici delle élite dominanti. Se fosse un fuoco di paglia pace!, ma se fossimo davanti ai primi vagiti di un nuovo movimento di radicalizzazione giovanile, ognuno capisce che sarebbe un errore politico fatale autoescludersi o assumere un contegno spocchioso.
Non solo dovrebbero farne parte, dovrebbero costituire al suo interno, con le giuste modalità, una corrente organizzata che non si limiti soltanto a smascherare l'ambientalismo di regime, che si batta per epurarlo dalle tante illusioni sulla "green economy", per connettere la questione ambientale a quella sociale e quindi alla battaglia contro la globalizzazione e la gabbia eurocratica; dando quindi vita a nuclei e ad una corrente ambientalista patriottica e anticapitalista.
Non sarà facile. Niente è facile in tempi in cui c'è da rialfabetizzare politicamente i giovani. Un'impresa che avrà successo solo stando dentro la mobilitazione, e non fuori.
In questi casi vale ricordare l'esempio della grande rivoluzione russa del 1905, che iniziò dopo l'eccidio del 22 gennaio 1905 a San Pietroburgo. Allora decine di migliaia di operai scesero in piazza per presentare allo Zar una petizione invocando la concessione di elementari diritti democratici. Alla testa di quella manifestazione vi fu un prete, pope Gapon, che si scoprirà era un agente della Okrana, la polizia politica zarista. Malgrado ciò, e nonostante gli operai manifestavano ostentando croci, icone dei santi, nonché dello stesso Zar e della Zarina, essi vennero massacrati e da lì prese il via una grande rivoluzione alla cui testa ben presto ascesero le correnti rivoluzionarie.
* * *
Comunicato in occasione della seconda mobilitazione globale
contro il cambiamento climatico
Alla vigilia della seconda chiamata globale di sciopero per il cambiamento ci sentiamo di dire che pur essendo lee osservazioni portate avanti da Greta Thumberg nei fatti giuste esse peccano, magari non per colpa sua, di mancanza di cognizione di causa. Dire “cambiamo il sistema, non il clima” serve a pochissimo se non si specifica quale sistema si stia cercando di cambiare e in che modo. Stiamo assistendo al dirottamento di una protesta che si basa su situazioni reali e rivendicazioni sacrosante da parte della classe politico-economica liberista, assolutamente intenzionata a trasformare ogni terreno fertile per una critica al sistema in una contestazione controllata ed inserita nei binari del sistema stesso.
Obama, Junker e la Von der Leyen stringono le mani alla alla Thumberg col preciso intento di propagandare il loro sistema come amico della causa ambientale, e questa falsissima nozione viene rimbalzata dai media al loro soldo e dai loro vari vassalli inseriti a mo’ di quinte colonne all’interno della società civile. Un ambientalismo serio deve guardare alle cause, non al decoro urbano, deve guardare ad un cambiamento sistemico identificando il sistema nemico, che è quello capitalista, non spingere per un’economia di mercato “ecosostenibile”. Se non abbiamo la forza di agire per controllare la protesta dall’alto dobbiamo inserirci dal basso, portando all’interno dei loro cortei un pensiero critico capace di mettere in difficoltà gli organizzatori dei loro orwelliani eventi. Invitiamo pertanto tutti i nostri Amici a partecipare alle mobilitazioni indette da Fridays for future col preciso scopo di ostacolare il giardinaggio liberista ed europesita spacciato per ambientalismo.
Genova 26 settembre 2019
Genova 26 settembre 2019
martedì 17 settembre 2019
DICIAMO A TE, PADANO DI PONTIDA di Giovine Italia
[ martedì 17 settembre 2019 ]
Per anni ti hanno detto che il tuo nemico, il tuo vero nemico, stava a Roma.
Per anni ti hanno detto che il tuo nemico, il tuo vero nemico, stava a Roma.
A Roma sedevano politici e burocrati desiderosi di succhiarti il sangue, sottraendoti quei soldi guadagnati con fatica risparmiati magari per una gita con la famiglia, per comprare la macchina al figlio, o anche semplicemente le incognite del futuro.
Per anni ti hanno indicato come mali per te i meridionali, gli extracomunitari, lo stato centrale con le sue imposte, le regioni “parassite” contrapposte a quelle “virtuose”. Tu hai ascoltato tutto questo, e hai dato loro ragione, perché tu, alla fine, vivi afflitto. Ti senti solo, ti senti perseguitato da enti che sono vicini solo per chiedere e mai per dare, ti senti con l’intero mondo scaricato sulle tue spalle, ed è vero, ma non nei modi e coi motivi che ti hanno insegnato. Guardati bene intorno, guarda bene il mondo che ti circonda: tu, operaio, condividi la sorte di milioni di italiani. Guarda negli uffici di chi ti comanda: vedrai gli stessi sorrisi, le stesse sardoniche e viscide espressioni di cui sono pregni i palazzi romani.
Guardatevi da chi dice di fare i vostri interessi ma la sera non è tormentato dagli spettri di debiti da saldare o dalla precarietà della sua condizione. Guardatevi bene da chi confonde il suo privilegio come vostro interesse. Cambierete nome e capitale all’oppressore, per voi la vita rimarrà la medesima.
E i tuoi soldi, da chi sono primariamente sottratti? Le tasse sono troppo alte, e non corrispondono ai servizi, ma la colpa di questo non sono i vaghi sprechi di cui si riempiono la bocca furbi politicanti. Lo stato non è fatto per sostenersi con le tasse, le quali devono essere esclusivamente uno strumento di controllo della circolazione del denaro, ma attraverso l’emissione di denaro, attraverso il lavoro compiuto dai cittadini. Guarda al tuo lavoro, guarda alla tua paga, guarda ai tuoi diritti elisi progressivamente per le esigenze del mercato, e poi guarda l’opulenza di quei pochi oligarchi che estromettendo i loro concorrenti più deboli stanno riducendo la tua vita a quella di un servo.
Tu cosa pensi, che loro, resi forti da questo sistema, l’abbandonerebbero per dare a te, servo dei servi, un vantaggio? Loro al contrario lo rafforzerebbero. Le tasse esisterebbero ancora, e anzi sarebbero per te, plebeo, ben più alte, a modello dell’uso dell’Antico Regime. E anche se queste dovessero essere più basse per la privatizzazione della Cosa Pubblica ne saresti ben ripagato dalla fine dello stato di diritto, dal regno dell’arbitrio e della forza, il che si tradurrebbe in servizi costosissimi e scadenti retti da monopoli mantenuti dalla forza dell’oro e delle armi.
Tu, che rinneghi l’Italia perché ad essa associ i mali che derivano invece dai suoi oppressori, non comprendi quanto i tuoi desideri di benessere e di tranquillità siano osteggiati in primis dagli stessi che si pongono come tua guida. Pensi forse che gente come Zaia, Giorgetti e Salvini possano migliorare la tua condizione? Ti rispondono loro, citando colei che ridusse in ginocchio il popolo inglese, Margaret Thatcher, e affermando che “l’euro conviene al nord”, dove per nord non si intende il muratore bergamasco, o lo straniero irregolare schiavizzato nei campi, o l’anziano delle campagne friulane, ma il grande imprenditore esportatore, colui che stipa nei suoi capannoni centinaia di disperati, impossibilitati a fare altro, esposti ad ogni genere di pericolo e di privazione. L’assenza di uno stato democratico non significa assenza dall’oppressione, ma anzi il suo contrario. Il capannone che vi cade sulla schiena per l’avidità del padrone che lo porta a risparmiare sulla manutenzione non sarà certo seguito da una dura condanna per i colpevoli se i progetti liberisti e secessionisti di certi ingannatori dovessero avere successo, ma da un cordoglio esteriore e pieno di boria, lo stesso che ostentavano i signori alla morte dei loro servi.
Il vostro nemico non è chi sta più a sud di voi, o più a nord o ad est o a ovest, ma chi sta sopra di voi, ed è in questa posizione grazie ai vostri sacrifici ed al vostro lavoro. Non rinnegate lo Stato, perché dello Stato non avete esperienza. Lottate invece per crearlo, per dare vita assieme a tutti gli oppressi d’Italia e del mondo ad un grande progetto democratico di pace e giustizia.
Guardatevi da chi dice di fare i vostri interessi ma la sera non è tormentato dagli spettri di debiti da saldare o dalla precarietà della sua condizione. Guardatevi bene da chi confonde il suo privilegio come vostro interesse. Cambierete nome e capitale all’oppressore, per voi la vita rimarrà la medesima.
* Fonte: Giovine Italia
domenica 1 settembre 2019
IL 12 NON IL 19 di Giovine Italia
[ domenica 1 settembre 2019]
Il prossimo governo ultra-eurista giallo-rosa: sempre più chiara in questi giorni appare la notizia che il tanto esorcizzato “inciucio” è fatto quasi compiuto.
La manifestazione leghista del 19 ottobre: il “governo del cambiamento” è stato fatto cadere da Salvini, che ora tenta di farsi passare da oppositore dell’Unione Europea risfoderando le antiche felpe “basta euro” che gli permisero una miracolosa crescita nei sondaggi.
La necessità di dar vita ad un movimento popolare di Liberazione
Tre buone ragioni per essere a Roma il 12 ottobre
Il prossimo governo ultra-eurista giallo-rosa: sempre più chiara in questi giorni appare la notizia che il tanto esorcizzato “inciucio” è fatto quasi compiuto.
I vertici del Movimento 5 Stelle, in sfregio alla base militante sincera che credeva veramente in una possibile rivoluzione politica, stanno decidendo per un governo assieme al Partito Democratico, lo stesso partito del Jobs Act, della Fornero e della Buona Scuola, partito di riferimento, seppur oramai morente, del padronato franco-tedesco.
La manifestazione del 12 ottobre deve quindi essere intesa anche come violentissimo attacco a questo governo, nato per tutelare il dominio indiscusso delle oligarchie ordoliberiste della Mitteleuropa.
Molto probabilmente il nuovo governo godrà di un “trattamento di favore”, la mano con loro sarà piuma, come suggerito da Oettinger. Questo perché i gruppi di potere ora egemoni in Europa temono un cambio della guardia a favore di altri concorrenti, come la borghesia esportatrice del nord-est appoggiata dalla Lega. Conte, marionetta nelle mani dei poteri euristi, è da osteggiare e da boicottare. Il suo tono istituzionale e la sua cultura nascondo la sua natura collaborazionista. Il discorso da lui pronunciato il 20 agosto, per quanto pregno di colte citazioni e formalmente bello, è stato un discorso puramente europeista, in perfetta sintonia con le direttive europee per quanto riguarda istruzione, economia e subordinazione dello stato nazionale.
La manifestazione leghista del 19 ottobre: il “governo del cambiamento” è stato fatto cadere da Salvini, che ora tenta di farsi passare da oppositore dell’Unione Europea risfoderando le antiche felpe “basta euro” che gli permisero una miracolosa crescita nei sondaggi.
Salvini è un bluff: ne ha dato la prova al governo, dove distraendo gli italiani con il fantasma dell’immigrazione e ponendosi come guardiano dell’identità italiana, per lui fatta di presepi e padri pii, ha proposto provvedimenti del tutto in linea con le direttive europee, accontentandosi delle briciole, come quel ridicolo 2,04 di deficit.
L’Italia ha bisogno di chiarezza, di radicalità, di coerenza, tutte cose che non troverà mai nei discorsi del pifferaio magico ultra-liberista e secessionista Matteo Salvini. Moltissimi cittadini in buonafede sperano in lui e lo votano. Questa volontà di cambiamento è legittima e più che giustificata, ma loro sono stati ingannati e sono ingannati tutt’ora dal Renzi padano. I suoi obbiettivi sono i medesimi delle forze europeiste, cambia solamente il nome di chi si vorrebbe a capo del mostro totalitario di Bruxelles.
La necessità di dar vita ad un movimento popolare di Liberazione
All’interno del panorama parlamentare, da destra a sinistra, non vi è una sola persona che persegua gli interessi del popolo lavoratore. Le nostre camere sono state infiltrate in maniera certosina da una malvagia compagine di araldi del libero mercato, del liberismo sfrenato, della tecnocrazia totalitaria. In questi gruppi non si deve riporre fiducia, sarebbe illogico e assolutamente contrario alla ragione.
Occorre guardare al popolo e al popolo solo, che vuole tornare a sentirsi tale, che chiede di avere sovranità su se stesso, di aver riconosciuto il proprio diritto ad esistere e ad autodeterminarsi. L’unica strada è la mobilitazione popolare attraverso, per e grazie al popolo stesso. Da esso deve sorgere un movimento di liberazione che sappia con un colpo di scopa spazzar via ogni collaborazionista, ogni potere corporativo e camoristico, ogni interesse di parte e in contrasto con quello generale.
Il 12 ottobre, lungi da rappresentare il punto d’arrivo, deve invece essere l’inizio di tale movimento, il primo atto di una liberazione nazionale che sarà ad un tempo politica, economica e morale.
* Fonte: Giovine Italia
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martedì 27 agosto 2019
GIUSEPPE MAZZINI UN RIVOLUZIONARIO di Giovine Italia
[ martedì 27 agosto 2019 ]
Un popolo non può emanciparsi e liberarsi dalle catene dell'oppressione se dimentica le sue radici, se non difende le sue migliori tradizioni politiche.
Non è necessario condividere tutto quanto Giuseppe Mazzini ha detto e fatto per ricordare che egli fu, per i suoi tempi, un rivoluzionario.
Mazzini, lotta di classe ed interclassismo
Giuseppe Mazzini, come da noi ricordato in un precedente articolo, si rendeva benissimo conto tanto della necessità di un programma che raccogliesse le istanze e gli interessi della classe operaia quanto della mancanza di questo. Questi interessi, nella visione mazziniana, non dovevano però rispondere unicamente ad un bisogno materiale, ma all’applicazione di una più ampia legge morale. “Senza morale non vi è Rivoluzione”. Una mero cambio della guardia, la variazione delle persone detentrici della sovranità non è sufficiente. Quello che occorre è l’imposizione di una Legge, che Mazzini fa discendere da Dio, non unicamente economica, ma totalmente umana. Questa legge può essere da chiunque intesa, e chiunque può battersi a suo favore, da qui il suo “interclassismo”, ben diverso da quello corporativo che vorrebbe far conciliare le opposte istanze delle classi padronali e salariate. La società deve avviarsi verso un avvenire di giustizia, dove ognuno sia “padrone della totalità della ricchezza da lui prodotta”, ma anche dove lo scopo ultimo non sia la sopravvivenza, ma il miglioramento, il progresso, in un’ottica tanto individuale quanto comunitaria. La lotta di classe fondata puramente su conflitti d’interesse di natura economica non risulta quindi lo strumento più sicuro, in quanto il bisogno materiale porta l’individuo a mettere se stesso al primo posto, anche anteponendosi alla propria classe. La lotta dev’essere condotta al sistema classista in sé, ai suoi principî e ad ogni sua manifestazione, portando avanti le istanze di giustizia sociale, eguaglianza e fraternità ma scongiurando la tirannide sottomettendo la lotta ad uma direttrice profondamente morale. Strumento per questo è l’Associazione, ossia unione frsterna avente il Progresso come scopo. Si badi bene: non associazione fra padroni e sudditi, ma fra uomini liberi.
Mazzini peccó indubbiamente di idealismo nel ritenere che il suo messaggio potesse essere non solo accettato, ma addirittura compreso, dalla stragrande maggioranza del tessuto sociale italiano, in special modo la medio-piccola borghesia, che mai avrebbe rinunciato ai propri privilige in nome di una giustizia che a loro non avrebbe arrecato altro che una perdita di potere politico. Detto questo, è bene sottolineare come anche l’eccesso opposto, il materialismo economicista, non abbia che portato alla soppressione di qualsiasi istanza rivoluzionaria in nome di un caduco miglioramento della situazione materiale di pochi “capipopolo”. Come negare ciò guardando il mondo attuale, dove sono i sindacati a bloccare gli scioperi, come avvenne a Genova nel 2013, per paura delle conseguenze della lotta, dove le organizzazioni autoproclamatesi “socialiste” se non addirittura “comuniste” fungono da quinta colonna per le organizzazioni padronali neo-feudali come l’Unione Europea, o guardando ad ogni rivolta sedata da un “piatto di minestra”, da Giolitti a Tsipras. La giusta via sta nel mezzo, nell’analisi pragmatica della situazione materiale e nella guida di una direttrice morale ed ideale, via che anche se sottaciuta è stata alla base di ogni esperienza rivoluzionaria vittoriosa. I cuori non si conquistano con le discussioni sulle variazioni del saggio del profitto, né da queste sono rassicurati se stretti in un cella o difronte alla morte, né allontanati dalle possibilità di corruzione. È la bellezza di un’Idea a tener saldi i corpi davanti al fuoco nemico, a spronare verso l’incorruttibilità, il radicalismo e la coerenza.
Un popolo non può emanciparsi e liberarsi dalle catene dell'oppressione se dimentica le sue radici, se non difende le sue migliori tradizioni politiche.
Non è necessario condividere tutto quanto Giuseppe Mazzini ha detto e fatto per ricordare che egli fu, per i suoi tempi, un rivoluzionario.
* * *
Mazzini, lotta di classe ed interclassismo
di Giovine Italia
Mazzini peccó indubbiamente di idealismo nel ritenere che il suo messaggio potesse essere non solo accettato, ma addirittura compreso, dalla stragrande maggioranza del tessuto sociale italiano, in special modo la medio-piccola borghesia, che mai avrebbe rinunciato ai propri privilige in nome di una giustizia che a loro non avrebbe arrecato altro che una perdita di potere politico. Detto questo, è bene sottolineare come anche l’eccesso opposto, il materialismo economicista, non abbia che portato alla soppressione di qualsiasi istanza rivoluzionaria in nome di un caduco miglioramento della situazione materiale di pochi “capipopolo”. Come negare ciò guardando il mondo attuale, dove sono i sindacati a bloccare gli scioperi, come avvenne a Genova nel 2013, per paura delle conseguenze della lotta, dove le organizzazioni autoproclamatesi “socialiste” se non addirittura “comuniste” fungono da quinta colonna per le organizzazioni padronali neo-feudali come l’Unione Europea, o guardando ad ogni rivolta sedata da un “piatto di minestra”, da Giolitti a Tsipras. La giusta via sta nel mezzo, nell’analisi pragmatica della situazione materiale e nella guida di una direttrice morale ed ideale, via che anche se sottaciuta è stata alla base di ogni esperienza rivoluzionaria vittoriosa. I cuori non si conquistano con le discussioni sulle variazioni del saggio del profitto, né da queste sono rassicurati se stretti in un cella o difronte alla morte, né allontanati dalle possibilità di corruzione. È la bellezza di un’Idea a tener saldi i corpi davanti al fuoco nemico, a spronare verso l’incorruttibilità, il radicalismo e la coerenza.
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venerdì 26 luglio 2019
LA NOSTRA VISIONE, IL NOSTRO RUOLO di Giovine Italia
[ venerdì 26 luglio 2019 ]
Prima di tutto occorre definire cosa si intende realmente per “istanze rivoluzionarie” vista la continua inflazione di questo aggettivo ad opera di forze tutt’altro che ribelli, anzi fondamentalmente prone al sistema. Rivoluzione significa radicale cambiamento dei paradigmi sociali, economici e morali. Significa chiudere le porte della Storia dietro di sé per andare verso il futuro, spesso anticipando, seppur per un breve periodo, interi secoli. Rivoluzione significa capovolgimento, sottrarre il potere a i gruppi che ne erano i detentori per darlo al suo unico legittimo proprietario, il popolo nella sua interezza. Sono rivoluzionarie le istanze che a ciò mirano, sono invece reazionarie quelle che procedono nella direzione opposta. Spesso istanze del primo tipo convivono nello stesso soggetto con alcune del secondo. Ciò è dovuto non solo a semplificazione e ad interpretazioni errate della situazione globale, ma anche la parzialità dell’osservazione, che porta a propagandare come rivoluzionaria un’istanza che invece, guardando la situazione generale, si configura pienamente come reazionaria. Si può fare un esempio di questo parlando di quanti attaccando il mondo fondamentalmente egoista e narcisista del capitalismo gli contrappongono un ritorno ad una società fondata su valori sì comunitari ma anche religiosi. Costoro non si accorgono che pur essendo la fede esercitata adogmaticamente e in maniera aperta una valida barriera morale, la restaurazione di dogmi fortunatamente ora obsoleti non sarebbe la negazione del sistema, quanto un mutamento interno ad esso, un’involuzione temporale.
Chiunque può farsi portatore di istanze rivoluzionarie, a prescindere dalla propria situazione personale e dal contesto nel quale agisce. La vera Rivoluzione non è portata solo dalla volontà di migliorare una brutale situazione materiale, ma dal voler piegare l’essere al dover-essere, dal voler liberare il mondo dalle catene dell’ingiustizia fisica ed ideale e consacrarlo ad una maggiore idea di Giustizia. La rivoluzione deve essere tanto economica quanto morale quanto sociale. Se una sola di queste tre componenti manca si sarà ottenuto, presto o tardi, unicamente un misero cambio della guardia, risultato indegno dei sacrifici a cui sono stati sottoposti i generosi che si sono cimentati in un tentativo rivoluzionario.
Fra quelli che si fanno portatori di istanze rivoluzionarie si possono distinguere essenzialmente due gruppi: coloro che sentono sulla propria pelle la necessità di un cambiamento radicale e coloro che la intuiscono senza una necessità diretta.
Il primo gruppo è composto dalla massa internazionale dei lavoratori stipendiati ed indipendenti che ogni giorno sono battuti ed umiliati dal mercato e dalle sue esigenze, le cui aziende vengono delocalizzate, i cui settori vengono distrutti dalla competizione spietata, la cui vita si regge esclusivamente sul lavoro, avendo dovuto questi abdicare al demone della produttività la loro vera essenza umana, i loro rapporti, i loro sentimenti e le loro relazioni sociali. A questi vanno aggiunte le rispettive famiglie. mogli, mariti, parenti, figli e nipoti che risentono per questi legami doppiamente gli effetti criminali e dispotici del sistema. Tanto un lavoratore, quanto uno studente quanto un o una casalinga, se coscienti della situazione che è loro imposta, possono sentire il bisogno di portare avanti istanze rivoluzionarie. Inoltre, anche quella vasta schiera di micro e piccoli borghesi proletarizzati dalle varie crisi cicliche e dalla globalizzazione sono capaci, per la loro nuova situazione e se ben indirizzati, di portare avanti istanze progressiste, essendo loro oramai passati ad una posizione di subalternità totale nel contesto del sistema capitalista. Ci sono poi anche movimenti e scuole di pensiero che, più o meno a seconda del territorio, organizzati fungono da antitesi allo status quo. Stiamo parlando dei movimenti per la riconquista della sovranità democratica e per la salvaguardia dell’ambiente. Sarebbe da aprire un discorso a parte per confutare l’ipocrita retorica dei vari tirannucoli mascherati da capipopolo quali il Ministro Salvini, Donald Trump e via dicendo, o dei fenomeni mediatici ad uso e consumo della borghesia liberal quali “fridays for future”, ma ci limiteremo a far notare come il capitalismo sia l’unica vera causa materiale dell’inquinamento e della degradazione degli ecosistemi, così come gli stati nazionali e la democrazia siano fondamentalmente una minaccia per l’autoritarismo dei mercati e la libera circolazione delle merci assunta a dogma metafisico.
Il secondo è ben più ristretto, e comprende quelli che, anche se non toccati dagli svantaggi e dalle contraddizioni del sistema attuale, vuoi per empatia vuoi per spiccate capacità mentali riescono a squarciare la gabbia del loro privilegio di classe e a vedere il mondo per come è realmente. Questi pochi sono essenzialmente i “borghesi illuminati”, spesso borghesi per nascita ma cresciuti a contatto con ambienti popolari, e gli intellettuali non omologati al sistema. Possono certo esistere intellettuali d’estrazione proletaria, ma il loro numero è sicuramente minore rispetto a quelli che hanno potuto studiare anche per la propria agiatezza economica. Queste persone sono da ammirare se coerenti e radicali nelle loro scelte, poiché le istanze rivoluzionarie sono per loro natura contrapposte all’interesse egoistico della classe borghese, e quindi lesive nei confronti dei loro privilegi.
Come abbiamo già detto, le possibili istanze rivoluzionarie vengono espresse spesso in una forma impura, spesso confuse fra altre reazionarie oppure non completamente sviluppate. Per far fronte a questo occorre un’avanguardia rivoluzionaria, ossia un’organizzazione collettiva che, da un punto di vista anti-narcisista ed umile, si ponga da pari alla guida del popolo e come catalizzatore delle varie aspirazioni. L’avanguardia dev’essere composta dagli individui politicamente più preparati, consci dei meccanismi del sistema e profondamente convinti della necessità imperativa della sua sovversione, ma sopratutto di uomini pronti ad ogni sacrificio, ad ogni privazione e a qualsiasi rinuncia in nome di un ideale di maggiore Giustizia. L’avanguardia rivoluzionaria non dev’essere un monolito politico, può e anzi deve essere variegata, vivace, viva. Il dogmatismo sta alla rivoluzione come il Sole cocente sta alle piante di un giardino: al giardiniere inesperto può sembrare che il Sole nutra le piante in maniera assoluta, ma un suo eccesso le renderà unicamente secche e morte. Sta a chi ha compreso la natura di questo sistema organizzarsi per essere lui stesso avanguardia, in ogni quartiere e in ogni città, a scuola come al posto di lavoro. La Rivoluzione si incarna ogni giorno.
Volentieri pubblichiamo questo contributo di Giovine Italia.
Un messaggio che non si adatta al tempo corrente è destinato a morire. Poco importa se sarà riscoperto da un’altra generazione: anni si sono persi per l’incapacità di quelli che avrebbero dovuto esserne gli apostoli. Occorre riflettere sulla situazione contingente per comprendere e definire quali siano le classi, quali i gruppi di individui che oggi, in una società pienamente globalizzata dove il capitalismo regna incontrastato, in grado di portare avanti istanze rivoluzionarie.
Rivoluzione, reazione ed Avanguardia
Un messaggio che non si adatta al tempo corrente è destinato a morire. Poco importa se sarà riscoperto da un’altra generazione: anni si sono persi per l’incapacità di quelli che avrebbero dovuto esserne gli apostoli. Occorre riflettere sulla situazione contingente per comprendere e definire quali siano le classi, quali i gruppi di individui che oggi, in una società pienamente globalizzata dove il capitalismo regna incontrastato, in grado di portare avanti istanze rivoluzionarie.
Quali istanze sono rivoluzionarie?
Prima di tutto occorre definire cosa si intende realmente per “istanze rivoluzionarie” vista la continua inflazione di questo aggettivo ad opera di forze tutt’altro che ribelli, anzi fondamentalmente prone al sistema. Rivoluzione significa radicale cambiamento dei paradigmi sociali, economici e morali. Significa chiudere le porte della Storia dietro di sé per andare verso il futuro, spesso anticipando, seppur per un breve periodo, interi secoli. Rivoluzione significa capovolgimento, sottrarre il potere a i gruppi che ne erano i detentori per darlo al suo unico legittimo proprietario, il popolo nella sua interezza. Sono rivoluzionarie le istanze che a ciò mirano, sono invece reazionarie quelle che procedono nella direzione opposta. Spesso istanze del primo tipo convivono nello stesso soggetto con alcune del secondo. Ciò è dovuto non solo a semplificazione e ad interpretazioni errate della situazione globale, ma anche la parzialità dell’osservazione, che porta a propagandare come rivoluzionaria un’istanza che invece, guardando la situazione generale, si configura pienamente come reazionaria. Si può fare un esempio di questo parlando di quanti attaccando il mondo fondamentalmente egoista e narcisista del capitalismo gli contrappongono un ritorno ad una società fondata su valori sì comunitari ma anche religiosi. Costoro non si accorgono che pur essendo la fede esercitata adogmaticamente e in maniera aperta una valida barriera morale, la restaurazione di dogmi fortunatamente ora obsoleti non sarebbe la negazione del sistema, quanto un mutamento interno ad esso, un’involuzione temporale.
Chi sono i portatori di queste?
Chiunque può farsi portatore di istanze rivoluzionarie, a prescindere dalla propria situazione personale e dal contesto nel quale agisce. La vera Rivoluzione non è portata solo dalla volontà di migliorare una brutale situazione materiale, ma dal voler piegare l’essere al dover-essere, dal voler liberare il mondo dalle catene dell’ingiustizia fisica ed ideale e consacrarlo ad una maggiore idea di Giustizia. La rivoluzione deve essere tanto economica quanto morale quanto sociale. Se una sola di queste tre componenti manca si sarà ottenuto, presto o tardi, unicamente un misero cambio della guardia, risultato indegno dei sacrifici a cui sono stati sottoposti i generosi che si sono cimentati in un tentativo rivoluzionario.
Fra quelli che si fanno portatori di istanze rivoluzionarie si possono distinguere essenzialmente due gruppi: coloro che sentono sulla propria pelle la necessità di un cambiamento radicale e coloro che la intuiscono senza una necessità diretta.
Il primo gruppo è composto dalla massa internazionale dei lavoratori stipendiati ed indipendenti che ogni giorno sono battuti ed umiliati dal mercato e dalle sue esigenze, le cui aziende vengono delocalizzate, i cui settori vengono distrutti dalla competizione spietata, la cui vita si regge esclusivamente sul lavoro, avendo dovuto questi abdicare al demone della produttività la loro vera essenza umana, i loro rapporti, i loro sentimenti e le loro relazioni sociali. A questi vanno aggiunte le rispettive famiglie. mogli, mariti, parenti, figli e nipoti che risentono per questi legami doppiamente gli effetti criminali e dispotici del sistema. Tanto un lavoratore, quanto uno studente quanto un o una casalinga, se coscienti della situazione che è loro imposta, possono sentire il bisogno di portare avanti istanze rivoluzionarie. Inoltre, anche quella vasta schiera di micro e piccoli borghesi proletarizzati dalle varie crisi cicliche e dalla globalizzazione sono capaci, per la loro nuova situazione e se ben indirizzati, di portare avanti istanze progressiste, essendo loro oramai passati ad una posizione di subalternità totale nel contesto del sistema capitalista. Ci sono poi anche movimenti e scuole di pensiero che, più o meno a seconda del territorio, organizzati fungono da antitesi allo status quo. Stiamo parlando dei movimenti per la riconquista della sovranità democratica e per la salvaguardia dell’ambiente. Sarebbe da aprire un discorso a parte per confutare l’ipocrita retorica dei vari tirannucoli mascherati da capipopolo quali il Ministro Salvini, Donald Trump e via dicendo, o dei fenomeni mediatici ad uso e consumo della borghesia liberal quali “fridays for future”, ma ci limiteremo a far notare come il capitalismo sia l’unica vera causa materiale dell’inquinamento e della degradazione degli ecosistemi, così come gli stati nazionali e la democrazia siano fondamentalmente una minaccia per l’autoritarismo dei mercati e la libera circolazione delle merci assunta a dogma metafisico.
Il secondo è ben più ristretto, e comprende quelli che, anche se non toccati dagli svantaggi e dalle contraddizioni del sistema attuale, vuoi per empatia vuoi per spiccate capacità mentali riescono a squarciare la gabbia del loro privilegio di classe e a vedere il mondo per come è realmente. Questi pochi sono essenzialmente i “borghesi illuminati”, spesso borghesi per nascita ma cresciuti a contatto con ambienti popolari, e gli intellettuali non omologati al sistema. Possono certo esistere intellettuali d’estrazione proletaria, ma il loro numero è sicuramente minore rispetto a quelli che hanno potuto studiare anche per la propria agiatezza economica. Queste persone sono da ammirare se coerenti e radicali nelle loro scelte, poiché le istanze rivoluzionarie sono per loro natura contrapposte all’interesse egoistico della classe borghese, e quindi lesive nei confronti dei loro privilegi.
Il ruolo di un’avanguardia rivoluzionaria
Come abbiamo già detto, le possibili istanze rivoluzionarie vengono espresse spesso in una forma impura, spesso confuse fra altre reazionarie oppure non completamente sviluppate. Per far fronte a questo occorre un’avanguardia rivoluzionaria, ossia un’organizzazione collettiva che, da un punto di vista anti-narcisista ed umile, si ponga da pari alla guida del popolo e come catalizzatore delle varie aspirazioni. L’avanguardia dev’essere composta dagli individui politicamente più preparati, consci dei meccanismi del sistema e profondamente convinti della necessità imperativa della sua sovversione, ma sopratutto di uomini pronti ad ogni sacrificio, ad ogni privazione e a qualsiasi rinuncia in nome di un ideale di maggiore Giustizia. L’avanguardia rivoluzionaria non dev’essere un monolito politico, può e anzi deve essere variegata, vivace, viva. Il dogmatismo sta alla rivoluzione come il Sole cocente sta alle piante di un giardino: al giardiniere inesperto può sembrare che il Sole nutra le piante in maniera assoluta, ma un suo eccesso le renderà unicamente secche e morte. Sta a chi ha compreso la natura di questo sistema organizzarsi per essere lui stesso avanguardia, in ogni quartiere e in ogni città, a scuola come al posto di lavoro. La Rivoluzione si incarna ogni giorno.
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sabato 20 luglio 2019
12 OTTOBRE: NOI CI SAREMO di Giovine Italia
[ sabato 20 luglio 2019 ]
Crescono ogni giorno che passa le adesioni alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE che si svolgerà a Roma il 12 OTTOBRE promossa da 200 cittadini italiani, lavoratori, studenti, intellettuali. Sul sito comitato promotore potete trovare l'appello e firmarlo, oltre ad ogni altra informazione.
Tra i promotori della manifestazione i ragazzi di GIOVINE ITALIA, che ci spiegano le ragioni del loro impegno.
«E’ stata indetta da parte del comitato “Liberiamo l’Italia” una manifestazione nazionale contro l’Unione Europea e a favore della sovranità democratica dei popoli per il 12 ottobre a Roma. Giovine Italia da subito risponde a questa chiamata promuovendo e supportando questa iniziativa.
L’azione vale più di mille parole, e sarebbe da ipocriti tirarci ora indietro adducendo ridicole scuse dal piglio aristocratico, buone forse per professori e dottrinari ma in netto contrasto con la natura del nostro movimento e gli scopi che per questo ci siamo prefissati. E’ il nostro stesso periodo storico, segnato dai continui attacchi ai danni della libertà dei popoli, ad imporre una prassi radicale che sappia sfruttare ogni occasione per restituire alle oligarchie padronali i colpi.
Tra i promotori della manifestazione i ragazzi di GIOVINE ITALIA, che ci spiegano le ragioni del loro impegno.
«E’ stata indetta da parte del comitato “Liberiamo l’Italia” una manifestazione nazionale contro l’Unione Europea e a favore della sovranità democratica dei popoli per il 12 ottobre a Roma. Giovine Italia da subito risponde a questa chiamata promuovendo e supportando questa iniziativa.
L’azione vale più di mille parole, e sarebbe da ipocriti tirarci ora indietro adducendo ridicole scuse dal piglio aristocratico, buone forse per professori e dottrinari ma in netto contrasto con la natura del nostro movimento e gli scopi che per questo ci siamo prefissati. E’ il nostro stesso periodo storico, segnato dai continui attacchi ai danni della libertà dei popoli, ad imporre una prassi radicale che sappia sfruttare ogni occasione per restituire alle oligarchie padronali i colpi.
Per questo, in nome della comune battaglia contro il sistema capitalista e la sua emanazione politico-finanziaria che prende il bugiardo nome di “Unione Europea”, siamo pronti a collaborare attivamente con qualsiasi altra forza che si riconosca nella Costituzione della Repubblica così come ci è stata trasmessa dai Padri Costituenti, e che si dimostri solerte nella lotta per la conquista delle libertà fondamentali e della sovranità popolare.
Il 12 ottobre ogni affiliato alla Giovine Italia sarà a Roma in qualità di italiano, chiediamo ad ogni nostro simpatizzante, sostenitore o lettore di fare altrettanto, in modo da contribuire, con la sua forza, alla creazione di un grande movimento di contestazione che possa difendere il popolo da attacchi e soprusi».
Il 12 ottobre ogni affiliato alla Giovine Italia sarà a Roma in qualità di italiano, chiediamo ad ogni nostro simpatizzante, sostenitore o lettore di fare altrettanto, in modo da contribuire, con la sua forza, alla creazione di un grande movimento di contestazione che possa difendere il popolo da attacchi e soprusi».
Usciamo dalla gabbia della UE! Riprendiamoci la sovranità monetaria! Riconquistiamo la democrazia! Applichiamo la Costituzione del 1948! Lavoro e dignità per tutti!
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