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giovedì 27 giugno 2019

MINIBOT: UNA FURBATA ALL'ITALIANA? di Eros Cococcetta

[ giovedì 27 giugno 2019 ]


Abbiamo già scritto e detto dei MiniBoT. Volentieri pubblichiamo questo contributo di Cococetta, segnalando tuttavia due cose. Il nostro difende la tesi che i MiniBoT non saranno a corso forzoso bensì "titoli ad accettazione facoltativa". Abbiamo avuto modo di segnalare QUI e QUI perché questa facoltatività sarebbe un pericoloso vulnus.
Infine. Cococcetta conclude affermando che ove non si introducesse una moneta parallela l'uscita dall'euro sarebbe impossibile poiché "per uscire dall’Euro bisogna PRIMA avere già in circolazione (da almeno 6 mesi) un’altra moneta nazionale". Un'affermazione (quella che occorrerebbero 6 mesi) che a quanto risulta a noi non poggia su alcuna evidenza fattuale ed empirica.


*  *  *

Il ragionamento che fa Marco Mori è completamente sbagliato, sia sotto l’aspetto giuridico che economico, e stranamente pro UE e pro BCE anche se fatto da un leader politico che H24 si dichiara contro l’Euro e la UE.
La discussione sui Minibot ha ormai raggiunto livelli di propaganda incredibili. I contrari, con Draghi in testa, dicono che se sono moneta sono illegali, ma si guardano bene dal menzionare quali siano le norme violate, oppure se sono titoli di stato sono più debito, mentre invece si tratta di regolare un debito già esistente. 



Cerchiamo di fare il punto


I MINIBOT CERTAMENTE NON SONO MONETA perché sono titoli ad accettazione facoltativa, mentre la caratteristica principale della moneta è il corso forzoso, il che significa che la moneta deve essere accettata da chiunque e per questo è anche definita a corso legale.
Ricordiamo che lo Stato ha piena facoltà di emettere titoli di stato del taglio ritenuto più opportuno (grande, medio o piccolo). 

I MINIBOT sono dei TITOLI DI STATO DI PICCOLO TAGLIO, con alcune caratteristiche particolari: non hanno scadenza, non danno interessi, sono di accettazione facoltativa e sono di piccolo taglio per favorirne la circolazione anche per i piccoli pagamenti. E questa ultima caratteristica, anche per la grafica, le fa assomigliare alle banconote o più precisamente ai biglietti di Stato (come le vecchie 500 Lire di Aldo Moro), ma non sono banconote né biglietti di Stato perché di accettazione facoltativa. Ma per questa caratteristica del piccolo taglio i MINIBOT all'occorrenza potrebbero essere facilmente trasformati in MONETA SOVRANA e questo certamente terrorizza Draghi e la Commissione Europea. 

Ma i MINIBOT NON SONO NEPPURE DEBITO perché 
«sono titoli di pagamento a valere su debiti già maturati e contabilizzati dalla pubblica amministrazione. Quindi si tratta solo di dare luogo all’erogazione: è un problema di liquidità, non di debito ….. I minibot sono stati congegnati come mezzi di pagamento fiduciari: chi li riceve lo fa di propria volontà ….. Sicuramente ci potrà pagare le tasse, perché l’emettitore – lo Stato – dovrà accettare i minibot come pagamento delle tasse…. Quindi non è che lo Stato si indebita di più perché riceve meno tasse in euro, essendo stato pagato il suo credito in minibot. Si è semplicemente regolata, parzialmente, la problematica della liquidità …»  [ Nino GALLONI a Draghi: i minibot non sono né valuta né debito ] 
- Su debito pubblico e MiniBoT: Carlo BOTTA: audio intervista a "Non è la Radio 

Diciamo che i MINIBOT sono una GENIALATA perfettamente legale, UNA FURBATA ALL'ITALIANA, su cui la Commissione Europea e Draghi non possono farci nulla, oltre che sbraitare, perché capiscono perfettamente il pericolo che nascondano: la CADUTA DELL’EURO....
Sulla MONETA quasi tutti gli esperti si sono dimenticati dell'art. 117 della COSTITUZIONE: 
«LO STATO HA LEGISLAZIONE ESCLUSIVA NELLE SEGUENTI MATERIE: lett. e) MONETA, TUTELA DEL RISPARMIO E MERCATI FINANZIARI; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; ....»
 Questo è il testo vigente anche dopo le modifiche apportate da Monti sul pareggio di bilancio (legge cost. 1/2012). Può un Trattato europeo approvato dal Parlamento con una legge di ratifica (il Trattato di Lisbona del dic. 2007 è stato approvato con legge 2.8.2008 n. 130) annullare o vanificare una norma costituzionale? DIREI PROPRIO DI NO, anzi anche le leggi di esecuzione dei Trattati europei possono essere assoggettate al giudizio della Corte Cost. se in contrasto con i principi fondamentali della nostra Costituzione o con i diritti inalienabili della persona umana (v. sentt. nn. 183 del 1973, 170 del 1984). E non c’è dubbio che i trattati europei violano il diritto al lavoro spettante a tutti i cittadini e il dovere dello Stato di garantire la piena occupazione (artt. 1, 3 e 4 Costituzione).


E’ bene sottolineare che gli Stati dell'Eurozona, ai sensi dell’art. 128 TFUE, emettono monete metalliche in Euro ma non possono emettere banconote in Euro, poiché tale facoltà è riservata alla BCE e alle Banche Centrali Nazionali; e la POLITICA MONETARIA che fa capo alla BCE (artt. 2, 3 e 127 TFUE) riguarda soltanto l’Euro e gli aspetti finanziari connessi all’Euro (e certamente non l'emissione dei titoli di stato che rientra nella competenza esclusiva degli Stati): essenzialmente la quantità di banconote in Euro in circolazione e l’acquisto di titoli di stato già in circolazione, cioè sul mercato secondario (QE), dato che la BCE non può avere alcun rapporto finanziario diretto con gli Stati UE — art.123 TFUE, la norma più assurda dei trattati europei, che svela in modo evidente le intenzioni anti statali di chi ha redatto i trattati, ossia le élite finanziarie. 

Ma la BCE non può decidere nulla sulle monete dei n. 9 Stati UE che hanno mantenuto la propria valuta rinunciando all’Euro (una scelta molto felice dato che i 9 Stati ribelli presentano incrementi annuali di PIL quasi sempre superiori rispetto agli Stati Eurozona). L’aspetto importante da sottolineare è che la competenza della BCE riguarda soltanto l’Euro, in particolare le banconote in Euro e la moneta elettronica in Euro; cioè la BCE ha il monopolio dell’Euro e non della moneta in generale e gli artt. 2, 3 e 127 vanno letti insieme all’art.128. 

Perciò gli Stati Eurozona possono benissimo emettere BIGLIETTI DI STATO (emessi dalla Zecca) in un’altra valuta valida soltanto sul territorio nazionale (almeno inizialmente). Questo perché anche nell’Unione Europea vige il PRINCIPIO DI LEGALITA’, per cui quello che non è espressamente vietato dalla legge o dai trattati, o comunque non è regolato da tali norme, è consentito. 

I mercati ci attaccherebbero? Pazienza, un motivo in più per stampare a manetta la nuova moneta sovrana. Ricordiamoci che noi abbiamo POSTE ITALIANE presente in tutto il territorio nazionale, che è la banca della CASSA DEPOSITI E PRESTITI. E non dimentichiamo che esiste anche l’ART. 114-bis del Testo Unico Bancario concernente la facoltà di emettere MONETA ELETTRONICA, che riguarda: le banche e «la BCE, le banche centrali comunitarie, LO STATO ITALIANO e gli altri Stati comunitari, LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI STATALI, REGIONALI E LOCALI, nonché POSTE ITALIANE». 

Un’ultima notazione: qualora si ritenesse (anche se erroneamente, per quanto sopra chiarito) che non sia possibile introdurre una MONETA PARALLELA SOVRANA NAZIONALE sarebbe di fatto impossibile uscire dall’Euro. Questo perché per uscire dall’Euro bisogna PRIMA avere già in circolazione (da almeno 6 mesi) un’altra moneta nazionale, per l’evidente motivo tecnico che uscendo dall’Euro da oggi a domani ci troveremmo senza Euro e senza la moneta nazionale, che sarebbe un disastro finanziario assoluto.
Quindi possiamo concludere dicendo: avanti con i Minibot, poi con i Certificati di credito fiscale e poi con la Moneta sovrana nazionale.



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mercoledì 12 giugno 2019

IL GAY PRIDE E LA SCOMPARSA DI RIFONDAZIONE di Eros Cococcetta

[ mercoledì 12 giugno 2019 ]

Il recente articolo Micaela Bartolucci sul “gay pride” di Roma dell’8 giugno mi ha fatto ricordare qual è stato, a mio parere, il principale motivo della scomparsa dal Parlamento nazionale di Rifondazione Comunista, di cui Fausto Bertinotti era leader indiscusso. 

Un po' di cronistoria: Alle politiche del 2001 R.C. ottenne il 5%, ma alle politiche del 2006 (vittoria dell'Ulivo di Prodi su Berlusconi) aumentò i voti sia alla Camera (5,84%) che al Senato (7,37%), appoggiando l’Ulivo dall’esterno con i famosi “patti di desistenza”. Tra i 41 deputati eletti da R.C. c'era anche VLADIMIR LUXURIA (eletto nella circoscrizione Lazio 1). 

Dal momento della sua elezione e per i due anni successivi (la XV legislatura durò esattamente 2 anni dal 28.4.2006 al 28.4.2008), Luxuria era di fatto onnipresente nei mezzi d'informazione. Non era raro sentire di giorno una sua intervista al TG e la sera dello stesso giorno vederla come ospite in qualche programma serale, politico o di intrattenimento. In poche parole VLADIMIR LUXURIA era diventata L'IMMAGINE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA e della sinistra in generale. Come poteva l'operaio di Marghera o dell'ILVA di Taranto, l'elettricista di Terni o il disoccupato della periferia di Roma accettare come suo riferimento politico un transgender? IMPOSSIBILE. 

Non credo che Bertinotti all'epoca si sia reso conto di questo grave danno d'immagine, altrimenti lo avrebbe corretto. Così Rifondazione Comunista, già oggetto di pesanti critiche per i Rolex al polso e le giacche di cashmere, alle successive elezioni politiche del 14 aprile 2008 ricevette il colpo di grazia non superando neppure la soglia di sbarramento del 3%, mentre Berlusconi e i suoi alleati fecero il pieno di voti. 

Morale della favola, se la sinistra si occupa soltanto dei diritti civili e delega l'economia e la tutela dei diritti dei lavoratori ai neoliberisti e alle élite finanziarie che controllano l'Unione Europea — le quali ovviamente perseguono i loro interessi cioè gli interessi dei ricchi, che da quando esiste il mondo sono contrari a quelli del popolo — è destinata non solo a perdere sempre di più ma proprio ad estinguersi. E mi sembra giusto che vada così.


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mercoledì 27 febbraio 2019

EURO: DISASTRO PER L'ITALIA (lo dicono i tedeschi) di Eros Cococcetta

[ 27 febbraio 2019 ]


CON L’EURO, NEL PERIODO 1999-2017, OGNI ITALIANO HA PERSO CIRCA 73.600 EURO E L’ECONOMIA NAZIONALE NEL SUO INSIEME HA ACCUMULATO PERDITE PER COMPLESSIVI 4.325 MILIARDI DI EURO.

Un importante articolo di Fabio LUGANO è stato pubblicato su “Scenari Economici”: scioccante ricerca del Cep: ogni italiano ha perso 73.600 euro con l’introduzione dell’euro e su Youtube: Euro-Truffa: Italia e Germania dopo 20 anni.

L’articolo in questione riprende un importante studio del Cep – “Centre for European Policy”, con sede a Friburgo (Germania). Il Cep è un gruppo di esperti di politica europea della fondazione senza scopo di lucro Stiftung Ordnungspolitik. E’ un centro di eccellenza indipendente per l'esame, l'analisi e la valutazione della politica della UE. Lo studio è stato effettuato dal Dr. Matthias KULLAS, capo del Dipartimento di economia e politica fiscale, e Alessandro GASPAROTTI, analista politico presso il Dipartimento di economia e politica fiscale.

Nello studio è stato calcolato quale è stato l’incremento o il decremento di reddito dovuto all’Euro per diversi Stati Eurozona e pro capite nell’anno 2017 e nel periodo dal 1999 (anno in cui furono adottati i cambi fissi) al 2017. I risultati sono a dir poco disastrosi per Italia e Francia mentre, invece, risultano estremamente positivi per Germania e Olanda, come risulta dalle seguenti tabelle e relativi commenti ripresi e tradotti dall’articolo del Cep, di cui si riportano alcuni passi principali:

Per ciascuno dei paesi esaminati della zona euro, la tabella 1 indica in euro quanto più alto o più basso il loro PIL pro-capite sarebbe stato nel 2017 (colonna 2) e nel complesso (colonna 3), se non avessero introdotto l'euro.

Nel 2017 solo la Germania e i Paesi Bassi hanno guadagnato dall’Euro.

In Germania, il PIL è aumentato di € 280 miliardi e il PIL pro capite di € 3.390.

L'Italia ha perso di più. Senza l'euro, il PIL italiano sarebbe stato più alto di 530 miliardi di euro, che corrisponde a 8.756 euro pro capite.

Anche in Francia l'euro ha comportato significative perdite di benessere per 374 miliardi di euro complessivi, che corrisponde a € 5.570 pro capite.

La tabella 2 mostra gli effetti dell'introduzione dell'euro sulla prosperità, pro capite (colonna 2) e nel complesso (colonna 3), per l'intero periodo dall'anno dell'introduzione - 1999 in tutti i paesi, tranne la Grecia (dal 2001 al 2017).




In Italia, quindi, l'introduzione dell'euro ha comportato un calo della prosperità di circa 74.000 euro pro capite o 4,3 trilioni di euro per l'economia nel suo insieme, nel periodo 1999-2017.

Per la Francia, la perdita è pari a quasi € 56.000 pro capite o € 3.6 trilioni rispettivamente.

La Germania ha conseguito un aumento della prosperità di € 23.000 pro capite e € 1.9 trilioni rispettivamente.

Il fatto che gli effetti dell'euro sulla prosperità in Grecia siano ancora positivi si spiega perché la Grecia ha guadagnato enormemente dall'euro nei primi anni dopo la sua introduzione. Questo è cambiato nel 2011 dopo la bolla, creata negli anni precedenti, scoppiata nel 2009. Da allora, l'euro ha avuto un’influenza negativa sulla prosperità greca.

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Conclusione: ad eccezione del 2004 e del 2005, la Germania ha beneficiato ogni anno dell’introduzione dell'euro, soprattutto dopo la crisi dell'euro nel 2011. Nel periodo 1999 - 2017, l'euro ha portato ad un aumento della prosperità in Germania di € 1.9 trilioni complessivi o € 23.116 pro capite.

Quindi, tra i paesi esaminati, la Germania ha guadagnato di più dall'euro.







Conclusione: in nessun altro paese di quelli esaminati l'euro ha portato a perdite così elevate di prosperità come in Italia. Le perdite sostenute dall'introduzione dell'euro ammontano a 4,3 trilioni di euro complessivi o 73.605 euro pro capite. Ciò è dovuto al fatto che il PIL pro capite italiano è rimasto stagnante dall'introduzione dell’euro.

L'Italia non ha ancora trovato un modo per diventare competitivo all'interno dell'eurozona. Nei decenni prima dell'introduzione dell'euro, l'Italia svalutava regolarmente la propria valuta per questo scopo. Dopo il introduzione dell'euro ciò non fu più possibile. Invece, erano necessarie riforme strutturali. La Spagna mostra come le riforme strutturali possono invertire la tendenza negativa di perdite sempre crescenti nella prosperità.


 *  *  *
Qualche commento a questi dati impressionanti. Senza queste perdite annuali, pro capite e complessive, quale sarebbe stato ora il PIL dell’Italia, ma anche l’occupazione, il reddito delle famiglie, il livello dei servizi pubblici, delle infrastrutture, della cura del territorio, della ricerca, ecc.? Sicuramente come PIL non avremmo raggiunto il Giappone (PIL 2017 = $ 4.872 Mld), ma forse la Germania si, considerati anche i vantaggi di cui ha beneficiato con l’euro (PIL 2017 = $ 3.677 Mld). Il PIL dell’Italia nel 2017 è stato di $ 1.935 Mld (€ 1.725 Mld).

Qui è disponibile un grafico, molto significativo, sull’andamento della bilancia commerciale dell’Italia e della Germania 16 anni prima e 16 anni dopo l’entrata in vigore dell’euro nel 2002 (dal sito www.ernestopreatoni.com). I danni prodotti dall’euro sono stati così gravi e duraturi che sembra quasi che l’Italia ha combattuto e perso una terza guerra mondiale.

Poi c’è il capitolo delle “riforme strutturali”, un argomento che sta molto a cuore a Mario Draghi (guarda caso). Lo studio del Cep, nel commentare i dati dell’Italia, definisce la Spagna un paese virtuoso perché avrebbe attuato “le riforme”, a differenza dell’Italia. Ma alla Spagna, dopo la crisi del 2008, è stato consentito di effettuare dei deficit mostruosi: 11% nel 2009, e poi in media il 10% nei 3 anni successivi (fino al 2012), senza disdegnare il 7 – 6 - 5,3 e 4,5% dal 2013 al 2016. Cioè le manovre strutturali della Spagna sono stati i deficit elevati, guarda caso proprio quelli che servirebbero ora all’Italia. Qualcuno potrebbe obiettare che la Spagna nel 2008 aveva un DP al 35%, molto basso, quindi poteva aumentarlo senza problemi (ora infatti è intorno al 100% del PIL). Una logica molto strana: se uno Stato sta bene ha diritto a stare meglio, mentre se uno Stato ha problemi seri non può fare nulla e deve, anzi, scivolare rapidamente verso il fallimento e, soprattutto, verso la svendita dei suoi beni alle élite finanziarie ed economiche. Sembra proprio che nella UE domini la logica degli avvoltoi.

La svalutazione della moneta non è una furbizia, come molti vogliono far credere, ma un adeguamento monetario assolutamente opportuno e legittimo nei rapporti commerciali con l’estero. E’ come mettere un dazio sulle importazioni e il volano alle esportazioni. In uno Stato sovrano che vuole tutelare gli interessi nazionali è una misura del tutto appropriata e legittima. E’ per questo che la Germania e la Francia ci tenevano tanto a farci entrare nell’euro, per legarci le mani dietro la schiena. E i nostri inqualificabili politici dell’epoca glielo hanno pure consentito. Ma per fare le svalutazioni competitive occorre avere la MONETA SOVRANA, da introdurre subito, visti gli effetti nefasti dell’euro.


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giovedì 3 gennaio 2019

MONETA SOVRANA NON A DEBITO di Eros Cococcetta

[ 3 gennaio 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


In attesa della EUROEXIT, che sarebbe la soluzione ottimale ma ancora molto lontana (a causa della latitanza del Governo), c'è una cosa molto importante che il Governo potrebbe fare subito, prima delle prossime elezioni europee: introdurre la MONETA SOVRANA NON A DEBITO nelle varie modalità proposte dagli economisti: 

- BIGLIETTI DI STATO (Nino Galloni), emessi dalla Zecca-Poligrafico di Stato, e MONETA ELETTRONICA DI STATO (ormai più del 90% della moneta in circolazione è elettronica) gestita direttamente dal Ministero dell'economia, che con un semplice click potrebbe finanziare tutti i Ministeri. 

- CERTIFICATI DI CREDITO FISCALE (Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi), da assegnare gratuitamente a cittadini e imprese (200 Mld in tre anni) utilizzabili anche per pagare le tasse al terzo anno ma che intanto potrebbero circolare come moneta; nel loro libro ("La soluzione per l'Euro") al capitole 3 c'è anche una bozza di proposta di legge già pronta. I due economisti hanno calcolato che la ripresa economica conseguente all’introduzione dei CCF porterebbe in tre anni il PIL a superare i 2.000 Mld, il tasso di disoccupazione scenderebbe al 5% e l’inflazione salirebbe ad un contenuto 1,9% (vedi QUI e QUI ). 

- MINIBOT (Claudio Borghi), con cui pagare i 60 Mld di debiti che lo Stato ha verso i suoi fornitori e che, comunque, potrebbero circolare come moneta. 

Pensiamo a come un utilizzo contestuale di queste soluzioni “sovraniste” (che comunque non violano i Trattati UE che si occupano solo dell’Euro) cambierebbe la situazione economica nazionale, ma anche la ventata di ottimismo e fiducia di cui beneficerebbero tutti gli italiani. 

Senza contare che i due partiti di governo avrebbero un grosso beneficio elettorale dall’adozione di queste misure, se attuate o quantomeno seriamente preannunciate nel programma elettorale per le europee. GOVERNO SVEGLIATI dal torpore europeista, altrimenti diventerai l’ennesima delusione per gli italiani.

Ciò senza contare che l’adozione di queste misure monetarie porterebbe automaticamente alla caduta dell’Euro perché gli italiani, finora ingannati dalle menzogne mainstream, vedrebbero chiaramente gli effetti positivi della moneta sovrana.

mercoledì 10 ottobre 2018

IL PRESIDENTE MATTARELLA E L'ART. 97 di Eros Cococcetta

[ 10 ottobre 2017 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Il poco loquace Presidente Mattarella stavolta ha parlato in modo chiaro lo scorso 29 settembre, dinanzi a molti microfoni, sulla manovra economica del Governo: 
«La Costituzione italiana - la nostra Costituzione – all’articolo 97 dispone che occorre assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico. Questo per tutelare i risparmi dei nostri concittadini, le risorse per le famiglie e per le imprese, per difendere le pensioni, per rendere possibili interventi sociali concreti ed efficaci. Avere conti pubblici solidi e in ordine è una condizione indispensabile di sicurezza sociale, soprattutto per i giovani e per il loro futuro». 
Queste chiare parole mi hanno fatto sorgere, però, diverse domande che ipoteticamente vorrei rivolgere al Presidente Mattarella, soprattutto per quello che non dicono:

1) Come mai non ha citato gli articoli 1, 3 e 4 della Costituzione che prevedono il diritto al lavoro per tutti, la piena occupazione e il dovere per lo Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il raggiungimento di tali obiettivi? In proposito vorrei ricordarle il discorso pronunciato nel 1955 dal grande giurista Piero Calamandrei sull’art. 3.

2) Secondo Lei gli articoli 1, 3 e 4, che rientrano tra i principi fondamentali della Costituzione, possono essere aggirati o vanificati dagli artt. 81 e 97, come modificati dal Governo Monti con la legge costituzionale 20.4.2012 n. 1, intitolata “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”? La Corte Costituzionale ha più volte ribadito che anche le leggi di revisione della Costituzione possono essere dichiarate incostituzionali se in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione (v. sentt. nn. 30 del 1971, 12 del 1972, 175 del 1973, 1 del 1977, 18 del 1982 e 1146 del 1988), così come le leggi di esecuzione dei Trattati europei possono essere assoggettate al giudizio della Corte Cost. se in contrasto con i principi fondamentali della nostra Costituzione o con i diritti inalienabili della persona umana (v. sentt. nn. 183 del 1973, 170 del 1984). Lei esclude che questa modifica sul pareggio-equilibrio di bilancio sia incostituzionale?

3) E’ a conoscenze delle motivazioni che hanno portato il Governo Monti ad inserire il pareggio di bilancio addirittura in Costituzione? A tale proposito L’ex Ministro Andrea Orlando in un incontro pubblico del 3 settembre 2016 ha dichiarato: 
«L’obbligo del pareggio di bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese, fu il frutto del fatto che a un certo punto la BCE, più o meno ora la brutalizzo, disse o mettete questa clausola nella vostra Costituzione o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese. Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più di aver fatto. Io penso che sia stato un errore approvare quella modifica …».
 Lei conosce queste dichiarazioni? Secondo Lei si è trattato semplicemente di una ingerenza indebita da parte della BCE oppure siamo di fronte ad un colpo di stato strisciante?

4) Come commenta la seguente frase pronunciata da Giuliano Amato in un’intervista del 13 luglio 2000 rilasciata a “La Stampa”:
«Non penso che sia una buona idea rimpiazzare questo metodo lento ed efficace – che solleva gli Stati nazionali dall’ansia mentre vengono privati del potere – con grandi balzi istituzionali … Perciò preferisco andare lentamente, frantumando i pezzi di sovranità poco a poco, evitando brusche transizioni dal potere nazionale a quello federale. Questa è il modo in cui ritengo che dovremo costruire le politiche comuni europee»?
E cosa ne pensa delle altre considerazioni dello stesso Giuliano Amato sul fallimento dell’euro (qui e qui)?

5) Nel 2017 il Giappone ha raggiunto un debito pubblico pari a 10.272 Mld di Euro con un PIL pari a 4.060 Mld di Euro (4.872 Mld $) e quindi un rapporto DP/PIL al 253% (per l’Italia gli stessi parametri al dic. 2017 sono: 2.263/1.725 Mld € = 131,2%); in altri termini il Giappone ha un debito pubblico 4,5 volte superiore a quello dell’Italia e un PIL pari a 2,4 volte quello italiano. Per non parlare del famoso rapporto deficit/PIL (quello su cui il nostro Governo sta litigando con Bruxelles per ottenere il 2,4%) che in Giappone nel 2009 era al 9,5% e poi e sceso gradualmente fino al 4,5% del 2017. In poche parole il Giappone — verrebbe da dire lo Stato più keynesiano del pianeta — (che nel 2011 e 2012 ha realizzato un PIL di circa 6.200 Mld di dollari), ha dei parametri economici (debito pubblico e deficit) che farebbero impallidire la Commissione europea, Draghi, la Merkel e Macron. Eppure, proprio grazie ai massicci investimenti pubblici in deficit effettuati dal Governo, il Giappone con il suo Yen è la terza economia del Mondo; con una popolazione di 127 milioni di abitanti ha un tasso di disoccupazione al 2,4% (quello dell’Italia a fine 2017 è all’11,2%, con una disoccupazione giovanile al 35% e 18 milioni di italiani a rischio povertà, cioè un italiano su tre). Anche l’inflazione nel Sol Levante è bassa (in media lo 0,5% nel 2017 e l’1% nel 2018), una riprova che finché il sistema economico non arriva alla piena occupazione dei fattori produttivi l’inflazione resta bassa anche in presenza di abbondanza di moneta. Insomma il Giappone è la prova provata che il debito pubblico e il deficit, anche se molto elevati, non solo non sono un problema ma sono la leva fondamentale per ottenere un’economia forte e la piena occupazione. Un modello da seguire per tutto il Mondo.

Secondo Lei il Giappone ha ottenuto questi eccellenti risultati economici nonostante l’elevato indebitamento o invece proprio grazie a questo elevato indebitamento?

6) Autorevoli economisti (tra cui mi limito a citare Sapelli, Galloni, Bagnai e Malvezzi) sostengono, in linea con la comprovata teoria Keynesiana (che consentì al Presidente Roosevelt di superare la grave crisi americana del 1929 con il New Deal), che un’economia impostata sull’austerity e il pareggio di bilancio spinge lo Stato verso la catastrofe perché in una situazione di crisi, stagnazione economica e disoccupazione è necessario che lo Stato effettui massicci investimenti pubblici in deficit per rilanciare l’economia e l’occupazione. Del resto tutti possiamo vedere quali sono gli effetti dell’austerity sugli Stati eurozona. Secondo Lei tra la teoria keynesiana e quella neoliberista chi ha ragione?

7) L’art. 123 del Trattato sul funzionamento UE vieta alla BCE e alle Banche Centrali nazionali di intrattenere qualsiasi tipo di rapporto finanziario con gli Stati membri (prestiti, finanziamenti, scoperti di c/c ecc.) come anche l’acquisto diretto di titoli di Stato (cioè di nuova emissione). Questa norma ha avuto l’effetto, assolutamente voluto, di costringere gli Stati Eurozona, privati della sovranità monetaria, a reperire la moneta vendendo i titoli di Stato alle banche e alle grandi finanziarie, ossia alla finanza speculativa. Per l’Italia ciò ha comportato un costo di 70 – 80 Mld di euro all’anno in termini di interessi sui titoli di Stato a partire dal 2002. Peraltro l’Italia era già caduta rovinosamente in questa trappola degli interessi nei precedenti 20 anni a causa del “divorzio” del 1981 della Banca d’Italia dal Min. Tesoro, imposto autonomamente da Ciampi e Andreatta. In sostanza l’art. 123 ha realizzato un gigantesco trasferimento di risorse finanziarie dagli Stati Eurozona verso le élite bancarie e finanziarie, sottraendole così alle molteplici necessità degli Stati e dei cittadini, solo a motivo del divieto stabilito dall’art. 123.

Infatti la BCE ha due compiti principali: 1°) quello di fornire liquidità alle banche mediante finanziamenti o prestiti (a tasso zero dal marzo 2016 - quindi una sorta di bancomat delle banche) oppure acquistando i titoli di Stato detenuti dalle banche stesse, quindi sul mercato secondario (il famoso QE - Quantitative Easing). 2°) di tenere l’inflazione al di sotto del 2%.

In sostanza la BCE è la banca delle banche e non interagisce con gli Stati se non indirettamente acquistando dalle banche i titoli di Stato già in circolazione, fornendo così liquidità al sistema bancario.

Secondo Lei non sarebbe opportuno modificare l’art. 123 TFUE, attribuendo alla BCE il compito di finanziare direttamente gli Stati UE e di acquistare i titoli di Stato al momento dell’emissione – cioè di diventare realmente la Banca Centrale degli Stati eurozona - in modo da ridurre al minimo se non azzerare gli interessi sul DP?

8) Per quanto finora detto, le sembra normale e condivisibile che il benessere di uno Stato e di un popolo dipenda dallo spread e dai mercati finanziari (speculativi o meno che siano) quando basterebbe cambiare i compiti delle BCE per evitare queste problematiche?

Finora la BCE ha tutelato soltanto le banche, ma ora è giunta l’ora di cambiare registro e di pensare al benessere degli Stati e ai popoli. Se invece la UE continua a seguire le teorie ordoliberiste - neoliberiste basate sull’austerity, il pareggio di bilancio e l’attuale assetto della BCE la strada verso la povertà degli Stati e dei popoli dell’Eurozona è irreversibile.

In tal caso restano due opzioni: 1°) Uscire dall’Euro a gambe levate ed emettere immediatamente una nuova moneta nazionale (il famoso piano B o “cigno nero”). 2°) Rimanendo nell’Euro dovremmo riscrivere l’art. 1 della nostra Costituzione come segue: l'Italia è una Repubblica fondata sulle agenzie di rating. La sovranità appartiene ai mercati che la esercitano nelle forme e nei limiti del trattato di Maastricht. Peccato per i neoliberisti che l’art. 1 non può essere modificato poiché rientra tra i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

Vorrei concludere riportando una importante frase pronunciata dal grande Presidente americano Abramo Lincoln, che 150 anni fa aveva già capito tutto:


mercoledì 16 maggio 2018

GIALLO-VERDI E MONETA SOVRANA di Eros Cococcetta

[ 16 maggio 2018 ]

Il sempre silenzioso Presidente Mattarella ha parlato: i trattati UE e l’euro non si toccano.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri (art. 92 Cost.). Ma "nominare" non vuol dire scegliere e poi nominare, vuol dire nominare e basta. E' la maggioranza parlamentare che ha vinto le elezione (che ha la necessaria investitura del "popolo sovrano") che sceglie il premier e i ministri. Il Capo dello Stato si può rifiutare di firmare la nomina? Direi proprio di no. Se il premier scelto e i ministri proposti sono incensurati come può il Capo dello Stato rifiutarsi? Non è richiesto neppure che siano laureati. Tuttavia se il Capo dello Stato dovesse rifiutarsi per motivi politici ci sarebbe uno scontro istituzionale gravissimo e, secondo me, valutabile anche ex art. 90 (alto tradimento o attentato alla Costituzione). E' anche chiaro che Salvini e Di Maio, alla prima esperienza di governo, cercheranno di evitare un tale scontro e i nomi saranno concordati.

Ma il sempre silenzioso Mattarella questa volta si è pronunciato: no a governi anti euro e anti trattati, alla faccia del voto del 4 marzo e dell'interesse nazionale. Il problema è che mentre la Lega si è pronunciata in modo chiaro contro l'euro e i trattati (Salvini, Bagnai e Borghi), il dubbioso Di Maio prima del voto si è pronunciato chiaramente sia a favore dell'euro che dei trattati. Intanto il leader pentastellato dovrebbe riflettere sul fatto che è l'attuale governance europea ad essere contro l'Europa e i popoli europei (ma il discorso qui sarebbe troppo lungo). In breve possiamo dire che la modifica dei trattati UE e il superamento dell'euro è una questione di interesse nazionale e, quindi, tutti i partiti, di destra, di centro o di sinistra, dovrebbero in teoria essere favorevoli a questo recupero di sovranità, assolutamente fondamentale per il futuro del nostro Paese.

E risulta paradossale che la destra sia sovranista mentre la sinistra parlamentare (che di sinistra non ha più nulla) da più di 20 anni ha rinunciato a difendere i lavoratori, aumentando il precariato e schierandosi in modo sempre più smaccato con le imprese e le banche. 
Peraltro non sarebbe neppure necessario uscire subito dall'euro. Quello che è fondamentale è l'introduzione di una moneta nazionale sovrana valida sul territorio nazionale, cosa fattibile ex art. 128 TFUE (QUI e QUI) che vieta agli Stati di emettere monete valide in ambito UE ma nulla vieta che uno Stato emetta una moneta valida nell’ambito del territorio nazionale (ognuno è padrone a casa sua). La Lega per iniziare cautamente pensa ai mini-bot. La nuova moneta sovrana consentirebbe allo Stato di finanziare in deficit (come diceva il grande Keynes) i servizi pubblici, di pagare i debiti verso imprese e cittadini e, in sostanza, di rilanciare l’occupazione e l’economia nazionale. 

Ma anche la moneta sovrana non basterebbe, perché i trattati UE e l’attuale art. 81 Cost. bloccherebbero qualsiasi tentativo di effettuare spesa in deficit. Senza dubbio i neoliberisti l’hanno studiata bene: prima ci hanno tolto la moneta (più esattamente i nostri politici incapaci o corrotti se la sono fatta togliere) e poi hanno creato un sistema di regole congegnate in modo da bloccare il più possibile la spesa pubblica, a tutto vantaggio delle multinazionali e della grande finanza che possono scorrazzare indisturbate e acquisire beni, aziende e servizi pubblici a prezzi di saldo. Quindi le due cose, introduzione della moneta sovrana e modifica dei trattati, dovrebbero necessariamente procedere di pari passo. 

Anche perché, diciamolo chiaramente, se il nascente governo giallo-verde (ammesso che vedrà la luce) non farà nulla sul fronte della moneta sovrana, della modifica dei trattati e dell’art. 81, non avrà i fondi per realizzare quasi nulla di quanto annunciato in campagna elettorale: abolizione della legge Fornero, reddito di cittadinanza, flat tax, sostegno alle famiglie, più fondi per infrastrutture, sanità, scuola e i servizi pubblici in generale. In questo caso Lega e 5 stelle farebbero la figura dei quaquaraquà con gli elettori e sicuramente alle prossime elezioni sarebbero puniti pesantemente. 

In sostanza i due partiti vincenti alle scorse elezioni non hanno scampo: o si scontrano con i difensori del neoliberismo, in casa e in Europa, oppure sono destinati a una pesante figuraccia e a un notevole ridimensionamento elettorale. 

Staremo a vedere se questo governo nascerà, cosa che al momento sembra alquanto difficile.

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