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domenica 21 giugno 2015

SE USCIAMO DALL'EUROZONA PERDIAMO I FINANZIAMENTI? di Filippo Abbate

[ 21 giugno ]

Sono diverse la ragioni per cui la permanenza nell'eurozona rappresenta per il nostro Paese una palla al piede. Una di queste è che per restarci l'IItalia deve pagare dazio. Gli euristi ci vorrebbero invece terrorizzare sostenendo che se usciamo dall'euro perderemmo, tra l'altro un importante canale di finanziamento. 
Filippo Abbate, in questa seconda puntata della sua intervista, numeri alla mano, dimostra che è esattamente il contrario.

giovedì 18 giugno 2015

L'Italicum è incostituzionale: come affossarlo?

[ 18 giugno ]

Domani a Roma, presso il Centro Congressi, con inizio alla ore 17:30, ci sarà l'importante incontro "NO ALLA DITTATURA DELLA MINORANZA. Contro l'italicum difendiamo la Costituzione".

Dopo l'introduzione di Giancarlo D'Andrea, interverranno: Alfiero Grandi, Luciano Barra Caracciolo, Alfredo D'Attorre e Francesco Campanella.
Alle Ore 21:00 avremo la proiezione in anteprima assoluta del documentario LASCIATECI FARE ideato e prodotto da Vox Populi.


Lunedì si è svolta, sempre a Roma, presso la sede della CGIL, una riunione nazionale sempre contro l'italicum. Qui un resoconto dell'assemblea del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

Si è tenuta il 15 giugno, a Roma, l'assemblea del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. Al centro della discussione le iniziative per contrastare con tutti i mezzi l'effettiva entrata in vigore dell'Italicum, la nuova legge elettorale truffa voluta da Renzi.

Il Coordinamento, che vede al suo interno numerosi giuristi e costituzionalisti di primissimo piano, ha espresso da subito una chiara valutazione su questa legge, giudicandola «un gravissimo danno all’assetto democratico della Repubblica». Un giudizio netto, in virtù del totale stravolgimento dei principi di rappresentanza ed uguaglianza del voto.

Così scriveva infatti il Coordinamento dopo il passaggio della legge alla Camera:
«Come già il “Porcellum”, la nuova legge “Italicum” trasforma una minoranza in una maggioranza, che potrebbe essere smisurata rispetto ai voti effettivamente ottenuti al primo turno e aggrava il peso del premio attribuendolo a un solo partito invece che a una coalizione. Così il principio costituzionale dell’eguaglianza del voto è demolito».

E' su queste basi che è stata convocata l'assemblea dell'altro ieri, allo scopo di individuare le iniziative più utili per impedire questo nuovo scempio dei principi costituzionali.

I lavori sono stati introdotti da Alfiero Grandi che, dopo aver inquadrato la battaglia contro l'Italicum nel più ampio contesto politico e sociale, ha proposto una campagna referendaria per la prossima primavera. Non ci sono infatti le condizioni per effettuare la raccolta delle firme entro il 30 settembre 2015, termine ultimo per arrivare al voto già nel 2016. In questo modo la proposta abrogativa della nuova legge elettorale verrebbe così ad incrociarsi con il voto al referendum "confermativo" sulla contro-riforma costituzionale.

Inoltre, al referendum abrogativo dell'Italicum potrebbero affiancarsene altri (principalmente sulla scuola ed il Jobs Act, ma nel dibattito qualcuno ha proposto analoga iniziativa anche sullo "Sblocca Italia"). Grandi ha però sottolineato che tali iniziative spettano soltanto ai soggetti politico-sociali "titolati" a farlo, non al Coordinamento in quanto tale.

Subito dopo Gianni Ferrara ha illustrato i quesiti da sottoporre a referendum. Essi riguardano l'abolizione del ballottaggio, del premio di maggioranza al primo turno, dei capilista bloccati.

E' poi intervenuto l'avvocato Felice Besostri - l'autore del ricorso alla Corte Costituzionale che ha portato alla nota sentenza di bocciatura del Porcellum - che ha spiegato le modalità per portare avanti i ricorsi contro l'Italicum in sede giudiziaria, investendo tutto il territorio nazionale che è suddiviso in 26 distretti di Corte d'Appello.

Si sono poi susseguiti altri interventi tecnico-politici, riguardo alla connessione tra la legge elettorale e la contro-riforma costituzionale che tornerà a breve all'esame del Senato.

La discussione che ne è seguita ha registrato una forte convergenza sui contenuti e sulla valutazione della grande rilevanza della battaglia democratica contro l'Italicum e contro le modifiche costituzionali volute da Renzi.

Intervenendo nel dibattito, a nome di "ORA", abbiamo sostenuto che se, da un lato, tutte le iniziative volte al raggiungimento dello scopo sono utili e da appoggiare; dall'altro è importante capire quale possa essere davvero la battaglia decisiva. E questa - a nostro avviso - è quella che si combatterà al referendum "confermativo" delle modifiche costituzionali. E' chiaro che una vittoria del no in quel referendum porterebbe di fatto alla caduta dello stesso Italicum, dato che questa legge è stata disegnata per un sistema mono-camerale, e che comunque un doppio ballottaggio per Camera e Senato sarebbe evidentemente insostenibile oltreché palesemente incostituzionale.

Al di là dei numerosi aspetti tecnici - ad esempio: il referendum "confermativo" sarà valido anche senza il raggiungimento del quorum dei votanti (50% + 1 degli elettori), mentre in quello abrogativo tale quorum va raggiunto pena l'invalidazione del referendum - c'è, alla base del nostro ragionamento, una precisa valutazione politica.

Essa sta nel fatto che mentre sulla legge elettorale sappiamo purtroppo come il principio antidemocratico della "governabilità" sia ampiamente penetrato in tutti gli strati della società, assai meno popolare è la scelta della non eleggibilità del Senato. Sappiamo bene che si tratta di due aspetti ugualmente antidemocratici, dei quali quello rappresentato dalla legge elettorale è in definitiva quello davvero decisivo. Ma dobbiamo saper scegliere il terreno più favorevole, perché bisogna puntare alla vittoria, cioè alla piena sconfitta del disegno autoritario di Renzi.

Pubblicheremo il documento conclusivo dell'assemblea non appena sarà disponibile, ma possiamo già dire che l'assemblea di Roma è stata un momento molto importante, sia per la chiarezza degli obiettivi proposti, che per il forte spirito unitario che l'ha animata. Abbiamo già tenuto alcune iniziative pubbliche insieme ad alcune delle figure più rappresentative del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, ed altre ne terremo a breve. 

SE USCIAMO DALL'EURO FAREMO LA FINE DELL'ARGENTINA? MAGARI! di Filippo Abbate*

[ 18 giugno]

Da anni i media terrorizzano i cittadini che la nostra eventuale uscita dall'eurozona causerebbe un cataclisma molto, molto più devastante di quello che già soffriamo. E da anni gli stessi medi, a simboleggiare questo cataclisma portano ad esempio quanto accaduto all'Argentina dopo il default del 2002 e il contestuale sganciamento dalla parità fissa col dollaro (situazione molto simile alla nostra condizione nell'eurozona). E' la stessa pistola che stanno puntando alla tempia del popolo greco. 
Filippo Abbate spiega perché questa pistola è scarica e, numeri alla mano, mostra che proprio grazie allo sganciamento dalla parità col dollaro l'economia argentina ha conosciuto una prolungata fase di crescita economica.


mercoledì 17 giugno 2015

«LASCIATECI FARE» Proiezione in anteprima del documentario - Roma 19 giugno

[ 17 giugno ]

L'appuntamento più importante della settimana 

Venerdì 19 giugno a ROMA, presso il Centro Congressi Cavour (Via Cavour 50/a; zona Termini).

Nello stesso luogo due appuntamenti da non perdere.

Il primo inizia alle ore 17:30. Una conferenza pubblica contro Italicum e contro-riforma istituzionale. 

Introduce: Giancarlo D'Andrea
Intervengono:
Alfiero Grandi, Luciano Barra Caracciolo, Alfredo D'Attorre, Francesco Campanella


Alle ore 21:00 verrà proiettato in anteprima il documentario LASCIATECI FARE ideato e prodotto da Vox Populi.

Per gli autori sarà presente Ruggero Arenella
Intervengono: Nino Galloni e Antonio Maria Rinaldi


 IL TRAILER DEL DOCUMENTARIO


sabato 13 giugno 2015

L'INTOLLERABILE ED IL CORAGGIO DI PASSARE AI FATTI di Michele Berti*

[13 giugno ]

«Sanno che in Anatolia non c’è mai stato un inverno senza neve, né un’estate in cui gli animali non siano morti per la siccità, né un movimento dei lavoratori senza repressione. Le utopie esistono solo nelle discussioni. Sanno però anche che ciò che hanno dovuto subire nel corso delle loro vite è intollerabile. E nominare l’intollerabile è di per se un atto di speranza. Una volta che si è detto che qualcosa è intollerabile, non si può che passare ai fatti. I fatti sono soggetti a tutte le vicissitudini della vita. Ma la speranza allo stato puro sta innanzitutto nella capacità di dare all’intollerabile il suo nome; e questa capacità viene da lontano, dal passato e dal futuro. Ecco perché politica e coraggio sono inevitabili».
John Berger

L’intollerabile è un limite tra il sopportabile e l’insopportabile, che una volta oltrepassato impone uno scatto di livello, il passaggio dalla riflessione all’azione, dal lamento senza efficacia ai fatti concreti. Il dispiegarsi di una volontà di forzare un cambiamento reale e percepibile come traguardo di un processo migliorativo della nostra vita che prima non c’era.
Ogni forma di resistenza, intesa come opposizione attiva ad un sopruso, si basa infatti sul riconoscimento del sopruso stesso e l’elaborazione della situazione come oggettivamente e soggettivamente insostenibile che apre la via ad un nuovo momento di conflitto e spesso anche a nuovi ambiti di lotta.
Al giorno d’oggi la percezione dell’intollerabile è però portata sottotraccia, attutita dall’incapacità di condivisione, dalla mancanza di legami solidali, nascosta da una narrazione diversa che ci confonde. Mai come oggi infatti esiste una profonda divaricazione tra lo stato mentale delle persone e lo stato delle cose. La realtà che abbiamo sotto gli occhi pare avere meno importanza della sua narrazione che ci arriva rivestita della luce azzurra di un televisore.
L’intollerabile esiste ancora, ma non siamo più in grado di nominarlo, di circoscriverlo, di analizzarlo, di capirlo. Forse ci hanno sequestrato anche il linguaggio e condannato al silenzio. Ordine, Democrazia, Giustizia, Libertà oggi vengono usati nel loro significato contrario. Caos, Manipolazione, Regressione, interessi truccati e potere d’acquisto questi sono i significati reali di queste parole.
Senza parola e senza significato, tutto diventa passivo. Quando invece la prima parola dà forma alla nostra disobbedienza, ecco che tutto allora diventa chiaro ed improvvisamente davanti a noi si erge la sfida con un nemico ben definito, la causa del nostro sopruso e il nostro motivo di vita. L’atto di resistenza è rifiuto dell’assurdità dell’immagine del mondo che ci è offerta e la sua denuncia. Quando un inferno viene denunciato dall’interno, smette di essere inferno.
Quando si formarono le formazioni partigiane, l’intollerabile era la violenza fascista, la dittatura, gli invasori tedeschi. C’era un nemico chiaro e netto da affrontare con il mitra spianato, senza dubbi. C’era un nemico da combattere. Il concetto di intollerabile e nemico sono infatti intrecciati a doppia corda come passi di uno stesso cammino, ma l’evoluzione da un concetto all’altro può essere tanto rapida quanto lenta, veloce in presenza di avvenimenti violenti ma lenta invece in processi culturali più ampi.
Ricominciare a pensare in modo nuovo le dinamiche della lotta è uno dei compiti di qualsiasi forza politica abbia il desiderio di imporsi come alternativa. L’inizio del processo di ribellione individuale scaturisce quindi dal mormorio di un “Adesso Basta” che ci porta alla consapevolezza dell’azione. Viviamo tempi drammatici, tempi in cui l’erosione lenta di valori un tempo intoccabili stanno portando ad una deriva culturale e sociale senza precedenti con il pericolo sempre maggiore di scivolare in una post-democrazia dominata dalla dittatura del mercato in cui, ogni giorno sempre più, si confonde il concetto di consumatore e quello di cittadino. Ma cosa è oggi intollerabile?
Possiamo tollerare che un primo ministro mai eletto da nessuno, legato a poteri esterni al paese, attorniato da un manipolo di mediocri cortigiani, complice un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale, possa decidere di manomettere la nostra Carta Costituzionale andando a distruggere i fragili equilibri che i nostri Padri Costituenti avevano finemente costruito?
La riforma costituzionale del titolo V e del Senato, permettendo “il superamento del bicameralismo paritario e la modifica della ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni allo scopo di aumentare la capacità decisionale della democrazia parlamentare” in realtà sarà una pugnalata mortale agli assetti istituzionali democratici come li abbiamo in mente fin dal 1948. Un nuovo abuso che renderà più agevole alle oligarchie controllare i vari livelli istituzionali e l’attività del Parlamento.
Possiamo tollerare che una legge elettorale come l’Italicum porti al ballottaggio due partiti e assegni un premio di maggioranza spropositato e tale da rendere la nostra democrazia monopartitica? La legge elettorale è il fondamento di ogni democrazia in quanto definisce le modalità con cui il popolo elegge i propri rappresentanti e non può essere quindi un modo per garantire il controllo di una maggioranza da parte di una minoranza. La politica è confronto e compromesso, non solo governabilità.
Possiamo tollerare il predominio della finanza e del denaro sulla vita delle persone, il proprio diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa?
Possiamo tollerare che un governo filo-statunitense fino al midollo possa firmare un Accordo di Libero Scambio che ci lascerà alla mercede di normative al ribasso in molti ambiti (tra cui l’alimentazione) e vincolerà giuridicamente le decisioni di soggetti democratici agli interessi delle grandi multinazionali?
L’approvazione finale del TTIP sarà un’imposizione illegittima che, oltre a mettere a rischio i nostri diritti, metterà in discussione la legalità democratica, ovvero il sigillo ad un patto sociale ormai abusato e stuprato da ogni interesse dominante. Nessuno di noi potrà più parlare di rispetto della legge perché una nuova legalità dovrà essere ristabilita a tutti i costi e con tutti i mezzi a disposizione.
Ecco davanti a questa devastante triade formata da riforma costituzionale, Legge Elettorale e TTIP, io interrogo tutte le coscienze ad un momento di riflessione, affinché si percepisca la gravità della situazione e ognuno nel proprio profondo avverta quella voce sussurrare “Adesso Basta” per poi cercarla negli occhi di chi ci circonda. Saremo pochi, ma non siamo soli.
* Michele Berti è membro del Consiglio nazionale di "ora-costituente"
** Fonte: ora-costituente

mercoledì 10 giugno 2015

NO ITALICUM, NO ALLA DITTATURA DELLA MINORANZA Roma, incontro pubblico con...

[ 10 giugno ]

ROMA 
Venerdì 19 giugno, ore 17:30
Centro Congressi Cavour
Via Cavour 50/a (zona Termini)

Assemblea pubblica contro Italicum e contro-riforma istituzionale del governo Renzi

Introduce: Giancarlo D'Andrea

Intervengono:
Alfiero Grandi, Luciano Barra Caracciolo, Alfredo D'Attorre, Francesco Campanella

Ore 21:00
Proiezione in anteprima assoluta del documentario LASCIATECI FARE ideato e prodotto da Vox Populi

Ci sono voluti secoli di lotte per affermare il principio, scolpito nella nostra Costituzione, che il popolo è sovrano e che esso esercita questa sovranità attraverso il libero voto ed un libero parlamento. Con la nuova legge elettorale (Italicum) ed la cosiddetta “riforma” istituzionale il governo Renzi ci riporta al passato, ai tempi in cui tutto il potere era nelle mani del sovrano, in questo caso del primo ministro. E’ l’inveramento del disegno autoritario delle destre e infine di Berlusconi, quello della fondazione del regime presidenzalista. La società civile verrebbe silenziata, i cittadini diventerebbero sudditi, lo Stato di diritto uno stato di polizia, il Parlamento un “bivacco”. 

Fermare il governo Renzi è doveroso e possibile. 
La sua protervia non dipende dal consenso dei cittadini, ma dalla forza dei suoi mandanti, di quei poteri economici e finanziari euro-liberisti che vogliono governi stati nazionali deboli, governi ubbidienti e parlamenti servili.

Promuove: ora-costituente
Info e contatti: ora@email.com


lunedì 18 maggio 2015

NO ALL'ITALICUM! DIFENDERE LA COSTITUZIONE! Incontro a Perugia il 26 maggio

[ 18 maggio ]

«Vi sembra giusto che grazie ad una legge elettorale truffaldina, un partito che rappresenta un terzo dei cittadini possa prendere tutto il potere? 

Questo accadrà con la legge elettorale “Italicum” nata dal patto mafioso tra Renzi e Berlusconi. E’ con un simile sistema elettorale che si aprì la strada alla dittatura fascista.

Non basta. Il Partito (anti)Democratico vuole accompagnare a “Italicum” una (contro)riforma istituzionale che, proprio come fece Mussolini, darà pieni poteri al Primo ministro, trasformando il Parlamento in un “bivacco”. Questa è l‘ennesima schifezza che vuole imporci l’euro-Germania. 

Come ai tempi della Resistenza, uniamo le forze in difesa della sovranità popolare


Ne parliamo con:

Franco Russo (Coordinamento Democrazia Costituzionale)
Leonardo Mazzei (ORA costituente)

Hanno assicurato la loro partecipazione: 

i parlamentari M5S Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella, Mauro Volpi (costituzionalista), Stefano Vinti, (Sinistra Lavoro) Sanni Mezzasoma (L'Umbria per un'altra Europa), Amato J. De Paulis (Alternativa riformista) e Guido Grossi.

Martedì 26 maggio ore 17:30 a PERUGIA 
presso la Sala della Partecipazione del Palazzo del Consiglio regionale (Piazza Italia)

Promuove: ora-costituente
(ora.umbria@gmail.com)

venerdì 1 maggio 2015

NO EXPO (le nostre ragioni) di Enea Boria*

[ 1 maggio ]

[nella foto un momento della manifestazione in corso oggi, 1 maggio, a Milano]

Due date nella storia della Repubblica Italiana sono, tra loro, intimamente connesse: 25 Aprile e 1 Maggio.

Entrambe queste date sono indissolubilmente legate ad una città: Milano.
La data della Liberazione è, infatti, coincidente con la data della proclamazione da parte del CLNAI ( Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ) della insurrezione di tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.
Sempre a Milano finirono a tutti gli effetti la guerra ed il regime, tre giorni dopo il 25 Aprile ‘45, facendo giustizia per la strage di piazzale Loreto del 10 agosto 1944 nella quale la locale legione della RSI prelevò 15 Partigiani tenuti prigionieri nel carcere di san Vittore.
Li fucilarono in piazza e come monito li lasciarono scomposti sul selciato, sotto il sole e la calura di agosto.

I fascisti sorvegliarono in armi i caduti, insultarono i cadaveri definendoli mucchi di immondizia ed insultarono i familiari accorsi.
Mussolini, informato dal prefetto delle modalità della strage disse « Il sangue di piazzale Loreto lo pagheremo molto caro ».
I milanesi non dimenticarono e meno di un anno dopo Milano e l’Italia ebbero, nello stesso luogo, Giustizia e Libertà.

Adesso, a pochi giorni dal 70° anniversario della Liberazione, nella città medaglia d’oro per la Resistenza che non ha dimenticato Giovanni Pesce, il Comandante Visone a capo della III brigata “Rubini” dei Gruppi di Azione Patriottica milanesi, nel giorno della festa dei lavoratori mentre in parlamento si approva con una forzatura istituzionale mai vista prima la “legge Acerbo bis”, nell’anno I del regime renziano, il potere celebra sé stesso con l’inaugurazione di Expo 2015 e contestualmente celebra lo sfregio supremo nei confronti del valore del lavoro perché Expo 2015 non è altro che schiavitù.
Negli ultimi giorni abbiamo dovuto assistere ad una stucchevole e menzognera polemica alimentata da Aldo Grasso dalle pagine del Corriere della Sera.
“I giovani non hanno voglia di lavorare”, dicono, perché in molti hanno rifiutato la chiamata da parte delle agenzie interinali che approvvigionano di lavoro precario e poco o per nulla retribuito, questa vetrina di multinazionali del junk food, del neocolonialismo attraverso il sovrasfruttamento estensivo dei terreni agricoli in particolare dei paesi poveri, di un modello predatorio, iniquo e non sostenibile di agricoltura e di industria alimentare.
“Non hanno voglia di alzarsi dal letto neanche per 1300€/mese”, proclamano i giornali governativi.

Poi, scendendo nel merito, tale somma non è realistica, nemmeno al lordo, ed è spesso correlata a contratti bisettimanali.
In una città dove l’affitto di un monolocale può facilmente arrivare a costare anche 600-700€ al mese è chiaro che una persona che deve venire a lavorare da fuori città, accettando simili contratti, avrebbe dovuto lavorare pesantemente in perdita non riuscendo nemmeno a coprire le spese per avere un tetto sopra la testa.
Pagare le bollette, coprire spese di trasporto, mangiare, sperare di poter col proprio lavoro guadagnare abbastanza per cercare di costruirsi un futuro?
Che aspirazioni tremendamente antimoderne, che sterile passatismo!
Oggi bisogna essere smart: non vorrete mica sembrare dei poveracci che non possono permettersi di pagare le multinazionali per godere del privilegio di poter scrivere nel proprio curriculum di aver lavorato per loro nella grande vetrina dell’Expo?
A tutto questo si deve aggiungere lo squallore predatorio di faccendieri dei politicanti già conosciuti da 30 anni e della già lunga sequela di inchieste sugli appalti intorno ai quali, come avvoltoi, volteggiano.

In aggiunta ai motivi ideali per i quali essere contrari ad Expo 2015, vi sono i problemi correlati al fatto che domani verrà inaugurato ciò che di fatto è ancora un cantiere e che tra 6 mesi, ad Expo finito, rimarrà solo nella forma di scheletro di un gigantesco ecomostro.
Scheletro che come è facile immaginare verrà ulteriormente smembrato attraverso lottizzazioni, speculazioni edilizie e cementificazioni.
Per tutti questi motivi segnaliamo con piacere questa lodevole iniziativa delle rete NoExpo:
http://www.noexpo.org/mayday/
Una occasione per celebrare il Primo Maggio, nei giorni del 70° della Liberazione, riportandolo al suo reale e profondo significato, un significato ben lontano dalle passerelle musicali di CGILCISLUIL.
Segnaliamo anche la lodevole iniziativa dell’esposto presentato da Giorgio Cremaschi e sostenuto con forza dal gruppo milanese di Ross@, cui va il nostro appoggio morale e politico.

Expo 2015, le multinazionali che se ne servono come vetrina, rappresentano un modello di sfruttamento del pianeta e di gestione della produzione e del commercio, ben rappresentato anche dal TTIP in approvazione presso la UE dopo trattativa segretata al pubblico, e della impostazione del mercato unico europeo e della moneta unica improntate al liberoscambismo puro.
Attraverso le istituzioni ( UE, €, Fmi, TTIP ), che sovraimpongono ai Paesi ed ai Popoli questa impostazione economica e commerciale simbolizzata da Expo 2015, le multinazionali e la finanza mettono i lavoratori di tutto il mondo gli uni contro gli altri, perchè la competizione sul prezzo si scarica in maniera incomparabilmente più diretta sul costo del lavoro.

Non dobbiamo accettare di combattere la loro battaglia, dobbiamo combattere la nostra, che comincia strappando di mano a questi poteri le loro armi istituzionali, e ripudiandole.
Niente più UE, niente più €, niente più TTIP, niente più ricatto del debito, niente più Expo.
Costruire solidarietà tra i lavoratori di ogni paese partendo dal ricostruire democrazia in ogni singolo paese.
Tale impostazione economico commerciale liberoscambista rende infine vuoto il concetto di autodeterminazione e di sovranità democratica perché, posti i principi del liberismo al di sopra del possibile condizionamento democratico da parte dei popoli attraverso i propri parlamenti, le persone e l’interno mondo nel lavoro non hanno più alcuno spazio per scegliere quale modello sociale vogliano costruire. L’economia non è più una risorsa al nostro servizio, a secondo di come liberamente sceglieremo di usarla; siamo noi risorse indefinitamente al servizio degli operatori di mercato.
Da tutto questo dobbiamo, ancora una volta, Liberarci.
E lo faremo!


* Enea Boria è membro del Consiglio Nazionale di ORA

Contatta il Consiglio nazionale: ora@email.com

mercoledì 29 aprile 2015

ITALICUM: UNA LEGGE DI REGIME di Consiglio nazionale di ORA

[ 29 aprile] 

Il 14 aprile scorso informavamo i lettori che, sulla scia del Coordinamento nazionale della sinistra contro l'euro, ha preso il via la fase costituente di un nuovo movimento politico.
Pubblichiamo d'appresso la risoluzione approvata dal Consiglio Nazionale 

Un sistema elettorale truffa per garantire il governo delle oligarchie

OPPONIAMOCI CON OGNI MEZZO ALLA LEGGE CHE RENZI VUOLE IMPORRE AL PARLAMENTO
Quella in discussione in questi giorni alla Camera non è solo una legge elettorale truffaldina. Essa è il grimaldello per costruire un regime personalistico e mono-partitico. Un regime disegnato su misura per Renzi e per un Pd che è sempre più il suo partito personale.

La posta in gioco è davvero alta. L'Italia sta per cambiare la forma di governo, in spregio assoluto al dettato costituzionale. Se la legge voluta dal duo Renzi-Verdini verrà approvata, il nostro diventerà di fatto un sistema presidenziale. Un sistema che accentrerà, prima di fatto e poi di diritto, tutti i poteri nelle mani del presidente del consiglio.

Nessuno aveva mai osato tanto. Il fatto poi che il presidenzialismo venga introdotto surrettiziamente, fa sì che non si discuta neppure dei naturali contrappesi che esistono normalmente nei sistemi presidenziali. Al contrario, il parlamento che uscirà dall'Italicum - peraltro mutilato con l'abolizione dell'elettività del Senato - sarà completamente dominato dal partito vincente, e quest'ultimo sarà a sua volta del tutto controllato dal suo leader anche grazie al sistema che gli consente di nominare 100 capilista bloccati, cioè eletti senza le preferenze.  

Grazie al doppio turno senza apparentamenti anche un partito del 20% potrebbe ritrovarsi con una maggioranza di seggi del 53%. Esattamente come con il Porcellum di Calderoli e Berlusconi. Peggio, molto peggio della Legge Truffa del 1953, e peggio addirittura della Legge Acerbo voluta nel 1925 da Mussolini.

E' inaccettabile che la Costituzione venga stravolta da un parlamento di nominati pronti ad ogni porcheria pur di salvare la poltrona, un parlamento sostanzialmente illegittimo perché eletto con una legge dichiarata illegittima dalla Consulta. Con quale diritto un simile parlamento viene oggi chiamato a varare una nuova legge altrettanto antidemocratica ed incostituzionale? E con quale diritto il capo del governo userà - per la prima volta nella storia in materia elettorale - il "voto di fiducia" per piegare la minoranza del suo stesso partito?

Questa legge, però, non è voluta solo da Renzi. Essa è il modello ideale per le oligarchie finanziarie - nazionali e internazionali - che dominano la politica italiana. E' la legge voluta dai signori dell'euro e dell'austerità. Costoro non hanno più il consenso, e dunque debbono truccare le regole del gioco. Come ci insegna anche la vicenda greca, essi non tollerano la democrazia. 

Nel denunciare la gravità di questo disegno autoritario, facciamo perciò appello a tutte le forze che intendono contrastarlo, affinché ogni mezzo a disposizione venga utilizzato per impedire che l'Italia scivoli verso un regime autoritario e potenzialmente fascistoide.

- No alla legge truffa di Renzi!
- Mandiamo a casa questo parlamento!
- Eleggiamone uno nuovo con la legge proporzionale in vigore dopo la sentenza della Consulta! 

Consiglio nazionale di «ORA» [
ora@email.com]

martedì 14 aprile 2015

ORA! Prende forma il nuovo movimento politico

[ 14 aprile ]


«Nato sull'onda del grande Convegno di Chianciano Terme del gennaio 2014, il Coordinamento della sinistra contro l’euro ha esaurito la sua funzione politica».

Con questa perentoria premessa iniziava la lettera con la quale il Comitato operativo nazionale del Coordinamento invitava alcune decine di attivisti a partecipare all’assemblea (svoltasi sabato 11 e domenica 12 aprile) e che ha dato finalmente via al processo costituente di un movimento politico nuovo.

Quando nacque nel febbraio dell’anno passato, il Coordinamento si era posto due obbiettivi principali: (1) elaborare il programma per l’uscita “di sinistra” dal marasma sociale e alla gabbia dell’euro e (2) mostrare che esisteva un polo sovranista  alternativo alle forze no-euro reazionarie e neoliberiste.
Questi due compiti sono stati sostanzialmente raggiunti.

Mentre cresceva la coesione interna al Coordinamento, da diverse parti, ci giungeva tuttavia una richiesta: superare la forma di coordinamento e fondare un nuovo movimento politico che, raggruppate nuove realtà associative, fosse capace di rivolgersi alla maggioranza dei cittadini, diventando quindi uno strumento per la loro mobilitazione e liberazione dalla tirannia neoliberista.

Dopo l’inizio accidentato del sabato pomeriggio, la nostra casa comune ha preso forma: si è unanimemente deciso di avviare il processo costituente per fondare questo nuovo movimento politico.

L’assemblea ha approvato per acclamazione un Manifesto del costituendo movimento politico —che alleghiamo qui sotto.
Questo Manifesto è stato riscritto d’accapo nella notte tra sabato e domenica allo scopo di tenere conto delle voci, dei suggerimenti e delle critiche emerse alla bozza inizialmente proposta (ben 118 sono stati gli interventi nelle diverse sessioni di lavoro).

L’Assemblea ha quindi eletto un Consiglio nazionale (nella foto qui sotto) e votato un

Ordine del giorno finale che fissa il congresso fondativo entro la fine di dicembre del 2015 e che impegna il Consiglio nazionale, come tutti i gruppi locali, a dare massima diffusione al Manifesto, a raccogliere il più vasto numero di adesioni, e quindi a promuovere incontri con tutte le associazioni ed i soggetti a noi affini per sottoporre al loro giudizio la nostra proposta, nella speranza che anch’essi partecipino a questo processo costituente.

Questo il Manifesto approvato per acclamazione.


Contatta il Consiglio nazionale: ora@email.com
 
ORA!
Sovranità popolare – Democrazia – Lavoro – Diritti Sociali.


Il paese è in una crisi sociale economica e morale senza precedenti. Ci vogliono far credere che sia ineluttabile, irreversibile e senza via d'uscita.
Sembra il destino crudele a cui siamo condannati da un processo storico “naturale” e inarrestabile.
L'unica soluzione sembra doversi arrendere o adattarsi.
È falso!
In realtà questo processo è stato prodotto dal capitalismo finanziario globale che ha ingannato i popoli attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione e che ormai, dopo averle asservite a sé, tiene in ostaggio le classi politiche svuotando gli Stati Nazionali della propria sovranità.
In particolare nell'Unione Europea sono state delegate alle istituzioni comunitarie oligarchiche fondamentali prerogative di governo degli Stati, senza nessuna possibilità di controllo democratico e usando l'Euro come chiave di volta nella costruzione neoliberista.
In Italia questo ha comportato il tradimento dei principi fondanti della Costituzione che vedeva nello Stato il garante del benessere collettivo e della dignità delle persone.
Per attuare quei principi lo Stato si dotava di fondamentali strumenti economici, ovverosia il controllo totale della Banca Centrale e del sistema bancario potendo così intervenire direttamente sullo sviluppo e sulla gestione dell'economia.
Questo, malgrado i conflitti e le disuguaglianze, ha permesso all'Italia di avere un'industria statale sviluppatissima nei settori strategici accelerandone lo sviluppo socio-economico.

Quindi, in questa situazione, non partiamo da zero. Noi ripartiamo da una liberazione di 70 anni fa che ha prodotto una Costituzione in cui il primo articolo stabiliva che il lavoro non avrebbe mai più dovuto essere una merce, ma lo strumento principe per l'elevazione sociale culturale economica e morale dei cittadini.

Siamo convinti che oggi come ieri siamo obbligati a liberarci da un'occupazione, questa volta di natura economico-finanziaria, che ha seppellito i fondamenti della nostra democrazia frantumando i diritti dei lavoratori e riportando indietro di secoli la storia.
Per questo processo di liberazione occorre riappropriarsi della sovranità nazionale
Sovranità che la costituzione assegna al popolo, di cui lo Stato deve essere strumento e che non poteva essere ceduta.

Oggi nel panorama politico anche chi fa opposizione non ha un progetto paese organico alternativo al dominio neoliberista. Nel frattempo assistiamo a un pericoloso agguato all'assetto istituzionale democratico, attraverso le riforme elettorali e costituzionali in corso.

È quindi urgente la costruzione di un nuovo movimento politico che sia il lievito di un risveglio popolare che riconsegni all'Italia la sovranità politica e monetaria liberandoci dalla gabbia del neoliberismo e dei suoi viceré; che promuova la più vasta alleanza che includa le forze democratiche già oggi all'opposizione e quelle destinate a sorgere.
Vogliamo costruire un Paese in cui la disoccupazione, la precarietà e la povertà, non lo Spread, siano considerati i mali peggiori; un Paese in cui lo Stato, in nome e per conto del popolo, salvaguardi l'ambiente e i beni comuni, e si riprenda il controllo dei settori strategici, industriali e bancari, sottraendoli alle logiche inumane del mercato e del profitto a tutti i costi.
La tecnologia e le scienze devono essere sostenibili e al servizio del benessere collettivo. Vogliamo una società in cui si consumi il giusto e si produca il necessario, mettendo al centro le persone, la sostenibilità e non certo il Profitto.
Questo nuovo movimento politico va costruito qui e ora! Prima che sia troppo tardi, prima che prenda forza il mostro in agguato, quello di forze reazionarie che, travestite da anti-sistema, vorrebbero portarci dalla padella del disordine neoliberista alla brace di dittature neofasciste.
Abbiamo deciso di metterci in marcia convinti che il futuro sia ancora aperto.
Per riuscire è necessario svegliarsi dall'ipnosi neoliberista e diventare protagonisti del cambiamento. Per partire non chiederci di offrirti uno strumento politico perfetto: questo progetto potrà maturare solo con il contributo diretto di tutti quelli che ne condividono gli obiettivi.


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