[ 26 novembre 2017 ]
IL
MESTO TRAMONTO DI NOSTRA SIGNORA DEI POPULISMI
L’addio al Front
National, poche persone agli eventi, fuori dai radar dei dibattiti.
E adesso anche i
conti bloccati. E’ il declino dopo la sconfitta alle presidenziali.
di Anais Ginori
Il tramonto di
Nostra Signora dei populismi è crudele. «Fate tutti le stesse domande», «ho già
parlato abbastanza». Marine Le Pen è tornata a mostrare il volto più cattivo.
Parafrasando Gloria Swanson potrebbe dire: «Io sono ancora grande, è la
politica che è diventata piccola». La presidente del Front National è accolta
da poche centinaia di fedeli in una delle tante riunioni per «rifondare» il
partito. Dopo la sconfitta, non si è ancora ripresa. Prima un lungo silenzio,
adesso un mesto Tour de France tra i militanti delusi. Continua a sorridere, lo
sguardo perso dietro ai nuovi occhiali.
«Abbiamo davanti
un’avventura entusiasmante»,
ripete ai cronisti, quasi cercando di autoconvincersi.
Fino a qualche
mese fa, ovunque andasse, era assediata da fotografi e telecamere, presentata
come il pericolo numero uno per la Francia e l’Europa. Il lepenismo era
diventato un modello per altri movimenti.
Oggi è scomparsa
o quasi dai radar, all’estero nessuno la cita più, in patria non accende
passioni, nel ruolo mediatico di tribuno e oppositore si vede solo Jean-Luc
Mélenchon, che pure ha preso meno voti di lei. «La campagna elettorale è stata
di rara violenza», commenta il compagno Louis Aliot. «Marine sta cercando di
ricostruirsi, serve del tempo», ci racconta il numero due del partito. Le Pen
soffre di mal di schiena, dovrà forse operarsi ed è affetta da emicranie
oftalmiche che ha cominciato ad avere nei giorni prima del voto.
Raccontano che
abbia pianto la mattina del duello televisivo contro Emmanuel Macron, il 3
maggio. Si è svegliata con la vista annebbiata, ha dovuto chiamare in emergenza
un medico. Il suo staff ha tentato invano di spostare la trasmissione. Alla
fine è stata una débâcle. Lei sempre così sicura, si è confusa più volte, non
ha saputo spiegare come uscire dall’euro, ha farfugliato cose incomprensibili.
«L’ambiguità sull’euro ha spaventato molti elettori», riconosce Aliot dando la
colpa a Florian Philippot, l’altro ex numero due del partito. «Ci ha portato
allo sbaragli, ho provato ad allertare - ricorda – eppure Marine non mi
ascoltava, diceva che ero geloso».
Philippot è
stato l’ombra di Le Pen per quasi sei anni, cervello della “dédiabolisation”,
lo sdoganamento del partito teorico della svolta sociale che ha portato alla
conquista del nord operaio. Secondo lui la responsabilità della sconfitta è
soltanto di Le Pen. Nella disastrosa performance davanti a Macron, ha
calcolato, sono stati bruciati due milioni di potenziali voti. Quella sera si è
rotto un incantesimo. La regina è rimasta nuda. «Era stanca e non sufficientemente
preparata», spiega Philippot che ha sbattuto la porta dopo che Marine ha
cambiato idea sul Frexit. «Marine non è mai stata una donna di convinzioni»,
chiosa l’ex braccio destro che intanto ha fondato il suo movimento, “les
Patriotes”. Anche la nipote Marion ha abbandonato il Titanic, ufficialmente per
tornare a studiare e lavorare nel settore privato.
Oltre alle
vendette personali, Le Pen deve affrontare i guai giudiziari, con le inchieste
sugli assistenti fittizi all’europarlamento, e nuovi problemi finanziari. Ieri
ha denunciato una «fatwa bancaria» contro il partito dopo che le sono stati
improvvisamente chiusi i conti sia da Hsbc che da Société Générale. «Ne abbiamo
viste tante in passato, rappresentiamo pur sempre 10,5 milioni di elettori», commenta
Aliot, alludendo a quel 33,9% del ballottaggio: comunque un record. E in
politica, si sa, dopo la morte c’è spesso la resurrezione.
In vista del
congresso di marzo, il Front National ha mandato ai militanti un questionario
con 80 domande a risposte multiple. Cancellato lo spauracchio dell’uscita
dall’euro, la linea politica si concentra su immigrazione, frontiere, Islam.
Papà Jean-Marie,
con cui la figlia continua a non parlare, sarebbe stato contento. Anche il tabu
delle alleanze è saltato. Aliot fa un vago riferimento a Matteo Salvini. «Mi
sembra che si sia mosso piuttosto bene, no?». Le Pen ha cominciato a corteggiare, per ora rifiutata, il
prossimo leader Laurent Wauquiez, che sposterà ancora più a destra il
baricentro dei Répubblicains.
Al congresso,
poi, ci sarà l’addio al nome Front National. Basterà? Il politologo Pascal
Perrineau ha dei dubbi: «Chiamarsi Le Pen non è più un vantaggio ma un
handicap». Finora la leadership non è contestata, eppure la prima a dubitare è
lei. «Marine potrebbe non ripresentarsi alle presidenziali», confessa Aliot.
«Non è attaccata
alla poltrona, se qualcuo vuole farsi avanti…».
Tratto da la
Repubblica, del 23 novembre 2017














