Visualizzazione post con etichetta populismo democratico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta populismo democratico. Mostra tutti i post

sabato 2 dicembre 2017

DE MAGISTRIS: QUALE POPULISMO? di Carlo Formenti

[ 2 dicembre 2017 ]

«De Magistris contesta il Fiscal compact tuttavia rifiuta il “sovranismo di sinistra” e ritiene si debba restare nella Ue per riformarla dall’interno — un’illusione drammaticamente liquidata dal disastro di Syriza»


E' appena uscito il libro “Demacrazia”, edito da Fandango, che ripercorre la storia del sindaco: dalle sue inchieste da pm al suo progetto politico nazionale. Sì, perché il Masaniello d'Italia pensa già al dopo Napoli ipotizzando una nuova forza anti Sistema ed alternativa sia a Renzi che al M5S e all'attuale sinistra di D'Alema e Grasso: “Il popolo è il mio partito”. Ma la proposta sarà traducibile al di fuori del contesto napoletano: quali sono le chance reali di raccogliere consenso nel resto del Paese? 


Quando venne trasferito in Calabria, nel 1995, il pm Luigi de Magistris difficilmente avrebbe potuto immaginare che stava compiendo il primo passo di un percorso che lo ha convertito nel leader di una sorta di “zapatismo in salsa partenopea”. A usare tale definizione, e a raccontare le tappe fondamentali di questa mutazione, è Giacomo Russo Spena, autore di un libro nato da una serie di dialoghi con il carismatico sindaco di Napoli (Demacrazia, 177pp, Fandango editore). 

La metamorfosi inizia quando de Magistris, “colpevole” di avere avviato un procedimento sull’uso illecito di fondi europei che coinvolge esponenti di spicco della nomenclatura, come l’allora Guardasigilli Clemente Mastella, si vede trasformare da accusatore in accusato, al punto che il CSM, nel gennaio del 2008, lo allontana da Catanzaro, sede di quella scomoda inchiesta. Disgustato, de Magistris prima si dimette da magistrato per iniziare la carriera politica, poi abbandona anche il Parlamento europeo – dove era stato eletto nelle liste dell’IDV – per candidarsi a sindaco di Napoli (2011).

Pur avendo potuto approfittare della crisi di consenso che penalizza i partiti tradizionali (PD in testa), la sua vittoria appare sorprendente, visto che le sole forze politiche che ne appoggiano ufficialmente la candidatura sono IDV, Rifondazione Comunista e i centri sociali. Ma la sua vittoria è frutto soprattutto della capacità di mobilitare il voto trasversale (soprattutto giovanile) dei napoletani delusi dalla politica, e il modo in cui ci riesce ne mette da subito in luce lo stile populista: batte le periferie girando in scooter e improvvisando comizi volanti che conclude cantando Bella ciao; impersona il ruolo dell’outsider solo contro tutti; fa discorsi di sinistra ma fuori dai canoni ideologici e linguistici delle sinistre tradizionali, raccogliendo consenso in tutti gli strati sociali. 

Segue la breve stagione che lo vede schierato con altri primi cittadini atipici nel cosiddetto “partito dei sindaci”, dal quale prende però ben presto le distanze perché la sua opposizione nei confronti delle politiche renziane ha un piglio decisamente più antagonista. Ma non rompe solo con loro: si allontana anche da Grillo e Di Pietro, che agli inizi della sua avventura politica lo avevano sostenuto. Sempre più isolato, sospeso da sindaco dopo la condanna per abuso d’ufficio nel 2014, sembrerebbe destinato a uscire di scena. Invece tiene duro, fa “il sindaco di strada” conservando il sostegno dei cittadini napoletani, i quali, dopo la sua assoluzione nel processo di appello, gli affidano un secondo mandato con percentuali bulgare. Infine, dopo l’impegno nella campagna referendaria del 2016 contro le riforme costituzionali volute da Renzi, inizia la fase attuale, che coincide con la costruzione di DemA (che sta per Democrazia e Autonomia, oltre a evocare il nome del leader), formazione politica con cui si candida apertamente a conquistare il governo del Paese. 

De Magistris può essere realmente definito populista? L’interrogativo è lecito, considerato l’uso improprio che i media fanno del termine  — divenuto ormai un concetto passepartout che serve solo a “bollare”, senza distinzioni ideologiche, tutti i movimenti che si oppongono alle politiche neoliberiste. Ebbene, dobbiamo riconoscere, raccogliendo gli spunti di analisi che emergono dal libro di Giacomo Russo Spena, che il sindaco di Napoli rappresenta effettivamente un modello quasi archetipico di politico populista. 

Vediamo gli elementi che giustificano tale affermazione: 1) la centralità attribuita alla questione morale: con le quattro parole d’ordine onestà, autonomia, coraggio e passione civica viene evocato un sentimento condiviso da una maggioranza sempre più ampia di cittadini, vale a dire il rifiuto dei vecchi partiti politici, identificati con una casta corrotta e inaffidabile; 2) l’interclassismo: pur schierandosi dalla parte del popolo, dei poveri e degli esclusi, de Magistris rivendica la capacità di ottenere il consenso di tutti gli strati sociali, dai centri sociali alla borghesia illuminata; 3) la demagogia iperdemocraticista, come certificano affermazioni come “il partito è il popolo”, “fare di Napoli una città stato autogestita dal popolo”, “la fase più avanzata della democrazia è l’anarchia”; 4) l’adozione di obiettivi politici di sinistra evitando tuttavia rigorosamente di autodefinirsi come sinistra; 5) la personalizzazione della politica: dalla scelta di DemA come sigla di partito, alla cura con cui gestisce personalmente i suoi profili social. 

Non meno significative le critiche rivolte sia agli ex alleati del M5S, accusati di istituzionalizzazione e imborghesimento (Di Maio che va alla riunione degli industriali a Cernobbio, il legalismo formale, la retorica sulla democrazia diretta dietro cui si nasconde la realtà del “partito azienda” gestito da Casaleggio e Associati; la svolta destrorsa sul tema dell’immigrazione); sia a MDP, espressione di una sinistra “politicista” che non affonda radici nel popolo. Senza dimenticare le tensioni con l’ex amico e collega Ingroia, responsabile della deludente esperienza di Cambiare si può

L’interrogativo di fondo, tuttavia, è se il progetto di de Magistris/Masaniello sia traducibile al di fuori del contesto napoletano: quali sono le chance reali di raccogliere consenso nel resto del Paese? La decisione di non presentarsi alle prossime elezioni politiche (senza concedere il proprio endorsement ad altri partiti o movimenti), rinviando l’esordio di DemA alle europee del 2019, testimonia della consapevolezza in merito alla difficoltà dell’impresa. De Magistris sa che una fetta importante del suo potenziale elettorato oggi guarda al M5S ma, convinto che questa formazione sia destinata a subire in tempi brevi gli effetti delle proprie contraddizioni, si siede sulla riva del fiume ad aspettare che passi il cadavere del suo competitor e, nel frattempo, affila le armi per un esordio in grande stile (dice di non essere interessato alla costruzione di un’ennesima forza minoritaria).

A mio parere, tuttavia, le vere difficoltà di questo progetto stanno altrove: sono, cioè, quelle tipiche delle “rivoluzioni” populiste che aspirano a conciliare l’attacco al sistema con la pretesa di governarlo. Per esempio: de Magistris ritiene legittimi gli atti di chi si riappropria di spazi pubblici e beni comuni sottratti alla sovranità e al godimento popolari — atti che, pur se in conflitto con la legalità formale, considera legittimati dal fatto che obbediscono a principi costituzionali (Giacomo Russo Spena parla di “sovversivismo istituzionale” e “disobbedienza costituzionale”). Ma come si concilia tale atteggiamento con la pretesa di garantire il “buon governo” del sistema esistente (senza distruggerlo!). 

Ancora: il programma politico di DemA, prevede, fra le altre cose, l’abolizione del Fiscal Compact e delle politiche europee di austerità, investimenti pubblici che garantiscano la piena occupazione e la messa in sicurezza dei territori, lotta alla disuguaglianza, ecc. Tuttavia rifiuta il “sovranismo di sinistra” e ritiene si debba restare nella Ue per riformarla dall’interno (un’illusione drammaticamente liquidata dal disastro di Syriza). 

Per farla breve: i populismi di sinistra rappresentano oggi un fondamentale momento di rottura nei confronti dell’egemonia neoliberista ma, se restano impigliati nei sogni di restaurazione socialdemocratica, senza evolvere verso posizioni coerentemente anticapitaliste, sono condannati a farsi riassorbire. De Magistris dice di voler fare una Podemos italiana, ma Podemos, nell’ultima assemblea del movimento che si è tenuta qualche mese fa a Vistalegre, ha non a caso compiuto i primi passi verso l’evoluzione appena evocata. 

* Fonte: Micromega

domenica 2 luglio 2017

PER UNA PATRIA DI LIBERI ED UGUALI di Lorenzo Alfano

[ 2 luglio 2017 ]

Il 24 giugno scorso, a Firenze, gli amici di SENSO COMUNE hanno svolto la loro prima assemblea nazionale. Era presente una delegazione della CLN, inclusi compagni di Programma 101.
Assemblea vivace, dibattito serio, forte volontà di rompere gli indugi per passare da associazione culturale a vero e proprio soggetto politico. E ciò è bene, perché di un nuovo grande soggetto politico c'è bisogno come il pane in questo paese. L'augurio è che, nel rispetto pieno dell'indipendenza di ognuno, contro ogni demenziale settarismo, le diverse forze patriottico-rivoluzionarie possano dare vita presto ad un blocco unitario.
Qui sotto, a beneficio dei nostri tanti  e attenti lettori,  un intervento che non solo fa capire bene cos'è e dove va SENSO COMUNE, ma che si incastra bene nel dibattito in corso su SOLLEVAZIONE sulla unità dei cosiddetti "sovranisti".


NASCE "SENSO COMUNE": CHI CI STA?

«L’assemblea di Firenze del 24 Giugno ha visto nascere una nuova associazione politico-culturale: Senso Comune. Come si può intuire dal nome, l’obiettivo di questo movimento è parlare alle persone comuni. E soprattutto a quelle persone per cui la crisi economica non è una parola astratta ma un’esperienza quotidiana. Non è detto che ci riusciremo ma sta di fatto che il primo passo per cambiare la realtà è comprenderla, e per tornare a comprendere la realtà bisogna tornare a parlare proprio con la gente comune.
Il secondo passo da compiere sta nell’individuare il bersaglio che si vuole colpire. E su questo punto Senso Comune ha le idee molto chiare. I nostri nemici sono le disuguaglianze, la povertà, la disoccupazione e le élites economiche che mangiano a sbafo sulle spalle della maggioranza della popolazioneTerzo ed ultimo passo sta nel proporre una soluzione. E se il nostro obiettivo è la lotta alle disuguaglianze, allora la soluzione sta nel discutere di come dar vita a un partito/movimento che intenda conquistare le istituzioni.
Tutto ciò è necessario perché viviamo in una società tragicamente diseguale in cui gli unici valori sono la competizione e il disprezzo per chi è più povero. Però si sa, odiare chi ha di meno è più facile che prendersela con chi ha di più. Il potere può vendicarsi, i pezzenti no.

La risposta ai nostri problemi non è quindi rappresentata da Salvini e dal suo odio verso qualunque essere umano nato a sud di Bologna. Allo stesso modo non si può che provare disprezzo verso Renzi che ha definitivamente trasformato il PD in un gruppo di servetti di Marchionne e Farinetti. E anche Grillo fa parte del problema: non bastano amministrazioni pubbliche trasparenti. L’essere onesti di per sé non vuol dire difendere gli interessi dei più deboli, dei senza casa, dei disoccupati.
I dati parlano da soli.
La disoccupazione in Italia è al 12% e quella giovanile al 40.
L’uno per cento più ricco della popolazione possiede il 25% della ricchezza nazionale. Mentre il 20% più povero ne possiede lo 0,06%: 415 volte di meno!!
Sapete dire il nome di un partito che in Italia faccia di questi numeri il proprio cavallo di battaglia? Ecco quel partito, quel movimento, va fondato: sono i fatti che ce lo chiedono, punto e basta.
Il nome, il simbolo e i colori non contano niente, quel che conta sono gli obiettivi. Che si chiami «partito x», «movimento y», «populismo z» è irrilevante. Sia chiaro però che per noi la parola populista non è un insulto. E se essere populisti vuol dire stare col popolo, allora sì: siamo fieramente populisti.
E sia altrettanto chiaro che a Senso Comune non interessa parlare di destra e sinistra.
Senso Comune vuole creare uno spazio di emancipazione.
Basta con la destra serva dei potenti e basta anche con la sinistra che è tutta, tutta, tutta asservita al PD.
Solo lo stato può farsi carico di un’emergenza sociale di queste dimensioni. E può farlo solo tramite piani per l’occupazione, difendendo a tutti i costi l’industria nazionale e i suoi posti di lavoro, aumentando gli investimenti in opere pubbliche utili, nazionalizzando il sistema bancario e creando un insieme di garanzie sociali che impediscano che i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Solo così potremo rendere  la società italiana più umana, più razionale, più giusta. Al di fuori di ciò c’è solo la barbarie. E la barbarie ha un nome e un cognome: Libero Mercato.
Ma di fronte a queste affermazioni già si sente risuonare la voce dei signori della terra: «ma la globalizzazione? il debito? l’Europa?». L’Unione Europea, come la globalizzazione, sono strumenti nelle mani dei potenti. L’Unione Europea è il mostro che ha messo volutamente in ginocchio la Grecia, che obbliga gli stati a svendere i servizi pubblici e che con le politiche di austerity ha devastato la vita di decine di milioni di persone. Questa è la tragica realtà, e di fronte a sciacalli come la Merkel e Juncker all’Italia resta una sola risorsa: l’Italia stessa, e il suo PIL che continua ad essere l’ottavo al mondo. Solo un governo che faccia gli interessi dell’Italia salverà l’Italia. Il resto, signore e signori, sono chiacchiere.
Noi siamo qui per costruire una Patria di uomini e donne Liberi ed Uguali: chi ci sta?»

martedì 21 marzo 2017

LA LOTTA DECISIVA È NEL CAMPO POPULISTA di Tommaso Nencioni

[ 21 marzo ]

“Di fronte a un problema , i populisti cercano subito un colpevole, mentre i riformisti, testardi, cercano soluzioni” [dalla mozione di Matteo Renzi per le primarie del Partito Democratico]
Va preso sul serio Matteo Renzi quando traccia questa linea di confine tra “riformisti” e “populisti”. Va preso sul serio perché ha ragione. In questo distico, tratto dalla mozione che accompagna il rignanese nella sua nuova scalata al Partito Democratico, è infatti condensata tutta l’essenza del riformismo dell’ultimo ventennio, e allo stesso tempo la ragione dell’emergere del populismo come risposta necessaria al fallimento di quel riformismo.
Per i riformisti, tanto per cominciare, non esistono conflitti, ma “problemi”. La società non è contraddistinta, pertanto, da contrapposizioni sociali o ideologiche, da rapporti di forza squilibrati tra gruppi sociali, da disegni egemonici. Saltano fuori, ogni tanto, delle disfunzioni – i problemi, appunto – riguardanti gruppi di individui e non blocchi sociali. La politica è il luogo dove vengono elaborate “soluzioni” a questi “problemi”. Queste soluzioni avrebbero un valore oggettivo, così come oggettiva sarebbe la natura dei problemi da risolvere.
Prendiamo la grande restaurazione oligarchica messa in campo dai “riformisti” a partire dal momento in cui essere “riformisti” è diventato un obbligo del personale politico. Questa ha preso le mosse dall’individuazione – del tutto arbitraria, ma fatta passare come oggettiva – di due problemi: un’inflazione troppo alta ed un debito pubblico troppo elevato. Sono state pertanto individuate due soluzioni: politiche monetarie restrittive; privatizzazioni e tagli allo stato sociale. Ed effettivamente, almeno nel corso degli anni Novanta, le “soluzioni” si sono rivelate all’altezza dei “problemi”. Con effetti collaterali dirompenti nella società, tuttavia: crisi finanziarie, esplosione della disoccupazione, impoverimento dei lavoratori, fine del sostegno sociale ai ceti subalterni.
Con un corollario, non secondario: se il compito dei politici è quello di trovare “soluzioni”, queste vanno a loro volta delegate agli “esperti”, perché il popolo ignorante ed egoista non sarebbe strutturalmente in grado di legiferare per il bene comune. E quindi l’oligarchia non solo ha beneficiato delle soluzioni, ma tra le sue fila è stato anche selezionato accuratamente il personale capace di individuarle. Non è certo un caso che la fase più acuta di impoverimento delle classi basse e di maggiore accumulazione di ricchezza e potere da parte di quelle alte si sia verificato in un’epoca in cui a legiferare sono stati chiamati pressoché soltanto gli esponenti di queste ultime. O da queste ultime i politici “riformisti” sono stati largamente remunerati a missione compiuta – i leader riformisti degli anni ’90, da Clinton a Blair a Schroeder, esaurito il loro mandato, si sono tramutati in percettori di cachet astronomici per opere di consulenza alle grandi corporation.
La crisi scoppiata nel 2008, e che dura senza prospettive di uscita, ha fatto pulizia di questa grande illusione oligarchica. Abbasso le “soluzioni”! Non esistono “soluzioni” per “problemi” posti a tavolino dalle élites, che le élites stesse possano poi risolvere a proprio esclusivo vantaggio. Esistono conflitti, e nei conflitti i popoli pongono i loro problemi e mentre si muovono gettano anche le basi per risolverli. Ed esistono anche “colpevoli”, che vanno individuati. Occorre stabilire delle frontiere in un gioco politico democratico, altrimenti sotto le spoglie della tecnica prende campo un nuovo regime elitario. All’ombra della metafora del “siamo tutti sulla stessa barca” è stata compiuta una delle più grandi restaurazioni oligarchiche della storia. Quando il Titanic affondò, a morire furono soprattutto i poveri della terza classe.
Il campo del riformismo è un cumulo di macerie – non solo elettorali. La dicotomia tra riformismo e populismo è una falsa dicotomia. La lotta è tutta nel campo populista, laddove si elaboreranno le risposte di domani ai grandi conflitti di oggi. Accettare la sfida populista significa cogliere l’occasione perché queste risposte siano di natura democratica e inclusiva.
* Fonte: Senso Comune

giovedì 23 febbraio 2017

LE QUATTRO IDEUZZE DELLA SINISTRA “GLOBALISTA” di Carlo Formenti

[ 23 febbraio ]

Correva l’anno 1981 quando il manifesto recensì il mio primo libro (“Fine del valore d’uso”). Era una stroncatura che non ne impedì il successo e, alla lunga, risultò più imbarazzante per il quotidiano che per l’autore. Quel breve saggio, uscito nella collana Opuscoli marxisti di Feltrinelli, analizzava infatti gli effetti delle tecnologie informatiche sull’organizzazione capitalistica del lavoro e, fra le altre cose, prevedeva —cogliendo con notevole anticipo alcune tendenze di fondo— che la nuova rivoluzione industriale avrebbe drasticamente ridotto il peso delle tute blu nei Paesi occidentali, favorendo i processi di terziarizzazione del lavoro, e avrebbe consentito un massiccio decentramento della produzione industriale nei Paesi del Terzo mondo. Il recensore (di cui non ricordo il nome) liquidò queste tesi come una ridicola profezia sulla fine della classe operaia. Sappiamo com’è andata a finire…
Si trattò di un incidente di percorso irrilevante rispetto al ruolo che il Manifesto svolgeva a quei tempi, ospitando un confronto alto fra le migliori intelligenze della sinistra italiana (e non solo). Oggi la sua capacità di assolvere a questo compito si è decisamente appannata, eppure una caduta di livello come quella della “recensione” che Marco Bascetta ha dedicato al mio ultimo lavoro (“La variante populista”, DeriveApprodi) fa ugualmente un certo effetto. Ho messo fra virgolette la parola recensione, perché —più che di questo— si tratta di una tirata ideologica contro i populismi —etichettati come protofascisti—  che incarna il punto di vista d’una sinistra “globalista” schierata al fianco del liberismo “progressista” contro questo nemico comune.
Ma torniamo al libro: anche in questo caso l’intenzione è stroncatoria, ma la disarmante superficialità con cui ne vengono criticate le tesi stride con il notevole spazio dedicato all’impresa: una pagina intera per liquidare un saggio che viene definito confuso, contraddittorio e pretenziosamente ambizioso!? Non sarebbe bastato un colonnino o, meglio ancora, non era semplicemente il caso di ignorarlo? Evidentemente, c’è chi giudica le mie idee pericolose al punto da giustificare tanto impegno, peccato che il “killer” non si sia dimostrato all’altezza del compito, limitandosi a stiracchiare quattro ideuzze che avrebbero potuto stare comodamente in venti righe. Mi sono chiesto se valesse la pena di spendere energie per replicare visto che, da quando è uscito il libro, ho ricevuto tali e tanti attacchi —e insulti— che ormai mi rimbalzano. Alla fine ho deciso di farlo, perché ritengo che le quattro ideuzze di cui sopra incarnino una visione che merita di essere duramente contrastata.

Prima ideuzza: Formenti è cattivo, insiste nell’adottare quello stile corrosivo della polemica politica che è sempre stato —da Marx in avanti— tipico di una certa sinistra anticapitalista, ma questa modalità reattiva (tornerò fra poco sul senso di tale aggettivo) “col passare del tempo” (stiamo parlando di mode letterarie?) ha finito per “prendere di aceto”. Analoga accusa mi era stata rivolta tre anni fa da Bifo, a proposito di un precedente lavoro (Utopie letali): Formenti è “antipatico”, fa le pulci a tutti e così via. È una critica che esprime bene la visione di quei seguaci della “svolta linguistica” che rifiutano a priori la possibilità/necessità di difendere la “verità” di un punto di vista di parte (di classe, politico, culturale): per costoro il conflitto non è mai ontologico, oppone solo opinioni, punti di vista soggettivi, “narrazioni” che non competono per il potere ma per “informare” di sé il mondo (è la concezione “debole” dell’egemonia gramsciana, tipica dei cultural studies angloamericani).  
Seconda ideuzza: a questa modalità reattiva del discorso, corrisponde una pratica politica fondata sul rancore e sul risentimento che “sono il contrario esatto di ogni attitudine costituente”. Purtroppo Bascetta non ci illumina su quale dovrebbe essere questa “attitudine costituente”, in compenso ci fa capire: 1) che l’odio di classe e il rancore per i torti subiti sono incompatibili con qualsiasi progetto di trasformazione sociale; 2) che chi crede perfino di poter indicare i colpevoli dei torti in questione è destinato a finire nelle braccia dei demagoghi fascisti. Questo doppio passaggio è denso di significati impliciti: sul piano filosofico, implica l’abbandono della prospettiva marxista in favore di quella nietzschiana (da cui le pippe contro il risentimento e la natura reattiva dell’odio sociale), sul piano politico implica la negazione dell’esistenza stessa di un nemico di classe (effetto di un foucaultismo sui generis che neutralizza il conflitto fra soggettività antagoniste, sostituendolo con un percorso di autonomizzazione/autovalorizzazione).     
Terza ideuzzaperché la visione antagonista del conflitto sarebbe destinata a portare acqua al mulino dei fascisti? Perché chi ne è sedotto è portato ad affidare il proprio riscatto alla figura di un redentore, a un capo carismatico. Ergo, il populismo è un incubatore del fascismo. Nei giorni precedenti il Manifesto aveva pubblicato un interessante dossier su Podemos, seguito da un bell’articolo di Loris Caruso sul congresso di Vistalegre; invece nell’articolo di Bascetta non vengono fatte sostanziali distinzioni fra populismi di destra e di sinistra, al punto che, anche se ciò non viene esplicitamente detto, il lettore potrebbe dedurne che Trump e Sanders, Marine Le Pen e Podemos, Alba Dorata e M5S vanno considerati tutti sullo stesso piano, a prescindere dalle loro differenze (ivi compreso il ruolo diverso giocato dai rispettivi leader). Del resto, Bascetta si guarda bene dal discutere la mia analisi critica delle teorie sul populismo di Laclau e Mouffe, nonché il mio tentativo di reinterpretarle alla luce sia delle categorie gramsciane di egemonia, blocco sociale, guerra di posizione, ecc. sia delle esperienze pratiche della rivoluzione boliviana, di Podemos, e della campagna presidenziale di Sanders.
Insomma: i rancorosi e gli odiatori, quelli che oppongono alto e basso, popolo ed élite, che cercano a tutti costi il nemico (che se la prendono con le banche, con le multinazionali e con le caste politiche che ne gestiscono gli interessi), quelli che vogliono ricostruire comunità riunificando le disiecta membra di un corpo sociale fatto a pezzi dalla ristrutturazione e dalla finanziarizzazione capitalistiche, invece di godersi la libertà individuale e i diritti civili che la civiltà ordoliberista ci regala (o meglio, regala a un’esigua minoranza di “cognitari” e ai suoi intellettuali organici) non sono altro che una massa indifferenziata di bruti, un popolo bue (“demente” lo ha definito Bifo, riferendosi agli operai e alla classe media impoverita che ha votato Trump in America e Brexit in Inghilterra) pronto a militare sotto le insegne del “nazional operaismo” (altra definizione coniata da Bifo). 

A questo punto manca solo di prendere in esame la quarta e ultima ideuzza, quella relativa all’apologia del globalismo contro le mie tesi sul conflitto fra flussi e luoghi. Ma prima ritengo utile riprendere alcune recenti riflessioni di Nancy Fraser sulle responsabilità delle sinistre “sex and the city”.
Anche se differiscono per ideologia e obiettivi, scrive la Fraser riferendosi alle elezioni americane e alla Brexit, «questi ammutinamenti elettorali condividono un bersaglio comune: sono tutti dei rifiuti della globalizzazione delle multinazionali, del neoliberismo e delle istituzioni politiche che li hanno promossi». Ma la vittoria di Trump, aggiunge, «non è solo una rivolta contro la finanza globale. Ciò che i suoi elettori hanno respinto non era il neoliberismo tout court, ma il neoliberismo progressista».  Ed ecco la definizione che dà di questo termine: «Il neoliberismo progressista è un’alleanza tra correnti mainstream dei nuovi movimenti sociali (femminismo, anti-razzismo, multiculturalismo, e diritti LGBTQ), da un lato, e settori di business di fascia alta “simbolica” e basati sui servizi (Wall Street, Silicon Valley, e Hollywood), dall’altro». Attraverso questa alleanza, scrive ancora facendo eco alle tesi di Boltanski e Chiapello (“Il nuovo spirito del capitalismo”, Mimesis) , le prime prestano involontariamente il loro carisma ai secondi: «Ideali come la diversità e la responsabilizzazione, che potrebbero in linea di principio servire scopi diversi, ora danno lustro a politiche che hanno devastato la produzione e quelle che un tempo erano le vite della classe media».
In questo modo l’assalto alla sicurezza sociale è stato nobilitato da una patina di significato emancipatorio e, mentre le classi subordinate sprofondavano nella miseria, il mondo brulicava di discorsi su “diversità”, “empowerment,” e “non-discriminazione.” L’”emancipazione” è stata identificata con l’ascesa di una élite di donne, minoranze e omosessuali “di talento” (la “classe creativa” celebrata da Richard Florida e dagli altri cantori della rivoluzione digitale) nella gerarchia dei vincenti. «Queste interpretazioni liberal-individualiste del “progresso” gradualmente hanno sostituito le interpretazioni dell’emancipazione più espansive, anti-gerarchiche, egualitarie, sensibili alla classe, anti-capitaliste che erano fiorite negli anni ’60 e ’70».
Ma nemmeno dopo che il Partito Democratico ha scippato la candidatura a Sanders, spianando la strada alla vittoria di Trump, questa sinistra ha aperto gli occhi: continua a cullarsi nel mito secondo cui avrebbe perso a causa di un “branco di miserabili” (razzisti, misogini, islamofobi e omofobi) aiutati da Vladimir Putin (sulle differenti interpretazioni delle cause della vittoria di Trump, vedi il corposo dossiercurato da Infoaut. Nancy Fraser li invita invece a riconoscere la propria parte di colpa, che è consistita «nel sacrificare la causa della tutela sociale, del benessere materiale, e della dignità della classe lavoratrice a false interpretazioni dell’emancipazione in termini di meritocrazia, diversità, e empowerment».  
Invito inutile: Bascetta e soci sono ben lontani dal recitare un simile mea culpa. Se lo facessero, dovrebbero accettare l’invito di Nancy Fraser a riconoscersi nella campagna contro la globalizzazione capitalista lanciata dal populista/socialista Sanders. Vade retro! Per costoro i discorsi sulla necessità che popoli e territori lottino per riconquistare autonomia e sovranità praticando il “delinking” (ricordate Samir Amin: anche lui fascista?) dal mercato globale, sono eresie “rossobruniste”. Questo perché sono incapaci di distinguere fra mondializzazione dei mercati (che è una caratteristica immanente del capitalismo fin dalle sue origini) e globalizzazione, che è la narrazione legittimante (curioso errore per chi vede solo narrazioni…) su cui si fonda l’egemonia ordoliberista; per cui non riescono nemmeno a vedere la crisi della globalizzazione  —della quale il vicepresidente boliviano Alvaro G. Linera invita a prendere atto in un suo recente articolo mentre Toni Negri ne ha negato l’evidenza in una penosa intervista televisiva. Una cecità che arriva al punto di paragonare (vedi l’ultima parte del pezzo di Bascetta) l’apprezzamento di Sanders nei confronti del ripudio dei trattati internazionali TTIP e TTP da parte di Trump, e quello di Corbyn nei confronti della Brexit, al voto dei crediti di guerra da parte dei partiti socialisti della Prima Internazionale (sic!).   
Che altro aggiungere? Mi aspetto a momenti la loro adesione al manifesto con cui Zuckerberg si candida a leader dell’opposizione liberal a Trump e a punto di riferimento del globalismo dal volto umano (a presidente dell’umanità ha ironizzato qualcuno). Un Impero del Bene hi tech e ordoliberista che non mancherà di piacere alle élite cognitarie. Viste le premesse, potremmo perfino vederli inneggiare all’annunciato ritorno di Tony Blair, che minaccia di sfidare Corbyn per rianimare il New Labour e, perché no, aderire alla campagna promossa da media mainstream, caste politiche ed élite finanziarie contro le fake news veicolate dalla Rete infiltrata dai populisti. Così il politically correct assurgerà definitivamente a neolingua e quelli che, come il sottoscritto, spargono l’aceto della polemica, verranno finalmente messi a tacere.   


mercoledì 25 gennaio 2017

ELEMENTI DI STRATEGIA POLITICA POPULISTA di Moreno Pasquinelli

[ 25 gennaio ]
«C'è bisogno un discorso profetico, di simboli forti e, perché no, di miti e nuovi orizzonti di senso. Occorrono un linguaggio e pratiche che sappiano stabilire connessioni emotive e sentimentali con il popolo sofferente, che sappiano rivolgersi al suo cuore e alla sua pancia; che riescano a trasformare in energia creativa le pulsioni annidate nei recessi inconsci della comunità. Se questo è populismo, noi siamo fermamente populisti».


Col referendum del 4 dicembre 2016 la maggioranza dei cittadini non ha solo respinto la pretesa dell’oligarchia capitalista di governare il Paese senza il consenso popolare, ha sconfitto il tentativo di seppellire una Costituzione per sua natura incompatibile col neoliberismo e ogni ipotesi di cessione della sovranità nazionale. Nessuno s’illuda tuttavia: chi sta sopra tornerà all’attacco, forte di grandi sostegni esterni e del fatto che il regime oligarchico, per quanto traballante, resta in piedi.

La divisione del Paese in due campi contrapposti manifestatasi col referendum annuncia l’imminente rotta di collisione tra il blocco sociale della conservazione —capeggiato dalla grande borghesia oligarchica, globalista per interessi e vocazione anti-nazionale—, e il blocco popolare e populista —temporaneamente rappresentato da M5S e Lega Nord— che al contrario, per interessi e aspirazioni, chiede più sovranità nazionale, più Stato, più comunità, più democrazia, più sicurezza. La battaglia decisiva tra questi due blocchi si approssima e occorre esservi preparati. Chi pensa di vincere e rovesciare il regime oligarchico senza mobilitare il popolo, senza una rivoluzione democratica, conduce il popolo dritto alla sconfitta. La posta in palio immediata è il governo del Paese, in prospettiva c’è il destino dell’Italia.

Qui serve svolgere un telegrafico ragionamento su quella che per convenzione semantica è chiamata “sinistra”. La spaccatura già esistente tra la corrente globalista e quella sovranista, diventerà lotta aperta, frontale, irriducibile. La sinistra sovranista, potrà giocare un ruolo in futuro se, dopo aver tagliato il cordone ombelicale con quella globalista (anche rinunciando all’uso dello sputtanato sostantivo “sinistra”), saprà attrezzarsi alla battaglia che verrà —e potrà farlo con successo se e solo se oggi decide di collocarsi nel campo del populismo, oggi presidiato anzitutto da M5S e Lega Nord. Ma questa battaglia non è affatto un mesto commiato, un abbandono del terreno, al contrario. La sinistra è un deposito grande di intelligenze e risorse indispensabili per il futuro dell’Italia, non le lasceremo seppellire dai suoi becchini.

Poi ci sono i problemi del piano strategico e della tattica (qui siamo avanti), del gruppo dirigente (un nucleo c’è già), dei mezzi e delle risorse per lanciare la sfida dell’egemonia (qui siamo tanto indietro) —sfida che va lanciata anzitutto proprio nel campo populista, dato che esso contiene e paralizza indispensabili energie per vincere la guerra. Una guerra, per stare alla metafora militare, che è al contempo rivoluzione democratica interna e guerra di liberazione nazionale. E’ impensabile pensare di vincere disponendosi sul terreno della guerra campale o di posizione (piano su cui il nemico ha già schierate preponderanti truppe), mentre bisogna prepararsi ad una guerra popolare di movimento, ciò che implica raggruppare sin da oggi le disperse bande partigiane già oggi operanti per farne un vero e proprio esercito. In questa prospettiva si colloca il tentativo confederativo che vede P101 tra i protagonisti.

Torniamo all’oggi. Chi sta sopra ha messo nel conto che con le prossime elezioni il governo potrebbe passare nelle mani delle due principali forze oggi all’opposizione: M5S e la Lega Nord. Ove i tentativi già in atto di addomesticare e dividere entrambi dovessero si rivelassero inefficaci, le forze oligarchico-globaliste metteranno in atto ogni forma di sabotaggio per far fallire il nuovo governo e tornare al potere, anche portando all’estremo le tensioni economiche, politiche e sociali —la Grecia insegna. Dipenderà dalle decisioni e dagli atti concreti che questo governo eventuale adotterà, se vorrà resistere a contrattaccare o se, invece, farà come Syriza, se esso meriterà di essere sostenuto o meno. Vano sarebbe oggi perdersi in congetture su alleanze o fronti unitari con M5S e Lega: un’alleanza implica un piano di battaglia, obbiettivi comuni da raggiungere; avere un nemico comune, è fattore necessario ma non sufficiente per fare fronte.

Il fallimento di un governo a guida M5S è altamente probabile, ciò che rischia di avere un effetto boomerang letale per il movimento popolare. M5S e Lega non possiedono un progetto sociale davvero alternativo a quello neoliberista, né un serio programma d’emergenza per mettere in sicurezza il Paese. La ragione è che Movimento 5 Stelle e Lega Nord, il primo occupando una posizione centrista e la seconda collocandosi al su fianco destro (al netto dei rischi sempre in agguato di trasformismo) non vogliono una rottura radicale con la cupola oligarchica poiché gareggiano a chi meglio incarna, in prima istanza, gli interessi di quegli strati di borghesia (media e grande prima ancora di quella piccola proletarizzata) falcidiata sì dalla recessione e dalle politiche neoliberiste ma che non ha nelle sue corde alcuna vocazione democratico-rivoluzionaria. Nessuno dei due attuali dominus del campo populista rappresenta davvero gli interessi e le aspirazioni del popolo lavoratore e precario, degli esclusi, degli emarginati.

Questo ampio spazio sociale è scoperto, urge per questo la costituzione di una nuova forza politica nazionale popolare la quale, indicato nel blocco oligarchico il nemico principale, sia alternativa a M5S e Lega Nord. Una forza patriottica a vocazione socialista che sappia dare voce, organizzare e mobilitare questi corpi sociali, per farne la forza motrice di un’ampia alleanza di blocco costituzionale. Una forza che si liberi dell'illusione fatale che il sociale, dal basso, possa trasmutarsi in soggettività e progetto politici. Al contrario, è il soggetto politico che da forma e finalità alla sfera sociale, ovvero costruisce e plasma il Popolo facendone il protagonista del mutamento sociale. Per queso non basta avare programma e strategia, fare appello alla ragione calcolante. C'è bisogno un discorso profetico, di simboli forti e, perché no, di miti e nuovi orizzonti di senso. Occorrono un linguaggio e pratiche che sappiano stabilire connessioni emotive e sentimentali con il popolo sofferente, 
che sappiano rivolgersi al suo cuore e alla sua pancia; che riescano a trasformare in energia creativa le pulsioni annidate nei recessi inconsci della comunità. Se questo è populismo, noi siamo fermamente populisti.

Ps
Una raccomandazione mi pare necessaria. Occorre evitare di farsi prendere dalle fregole, dalle smanie soggettiviste e dalla fretta. Il 4 dicembre ha sì aperto una fase ed una partita nuove, ma questa avrà diversi tempi. Non abbiamo alcuna possibilità di entrare in gioco nel primo tempo che è appena cominciato. Prepariamoci a scendere in campo almeno nel secondo tempo.

lunedì 9 gennaio 2017

2017: L'ANNO DEL POPULISMO DEMOCRATICO IN ITALIA di Samuele Mazzolini

[ 9 gennaio ]

Il 21 novembre scorso davamo conto dell'uscita del Manifesto per un populismo democratico. Elaborazione del gruppo Senso Comune. Il 7 gennaio, a Vicenza, c'è stato un incontro [vedi foto] in cui questi compagni hanno presentato il Manifesto. Il dibattito è stato denso e istruttivo. Molte le affinità che abbiamo sentito e che ci consentono di sperare in una fruttuosa colaborazione.
Per capire idee e intenti di queso gruppo segnaliamo l'articolo di Paolo Gerbaudo che pubblicammo il 13 dicembre.


Del 2016 ricorderemo una serie di eventi che potrebbero aver sancito la fine del mondo politico così come lo conosciamo. La Brexit el’affermazione di Donald Trump sono l’apripista su scala globale di una tendenza che aveva visto nella vittoria di Tsipras e nel parziale successo di Podemos e del M5S i loro antesignani. Il 2017 promette di non essere diverso.
È il momento populista. Forze e volti politici che escono dal “business as usual” ottengono risultati inaspettati. La loro apparizione riconfigura le geometrie politiche nazionali, mettendo in crisi fedeltà ideologiche apparentemente sedimentate. Si tratta di progetti che fanno dell’antagonismo politico la loro principale caratteristica. ‘Noi’ contro ‘loro’: discorsi polarizzanti che mettono sul banco degli imputati una minoranza sociale che frustra le aspirazioni di una maggioranza. Non è un fuoco di paglia: la possibilità che questa finestra si protragga è data soprattutto dalla durezza della crisi che investe il mondo occidentale. Questa materialità rende improbabile che gli attori politici ‘seri’ e ‘responsabili’ riescano nel breve periodo a riassorbire il malcontento.
In Italia, questa situazione assume dei connotati specifici. Sono in particolare le giovani generazioni a rifiutare di identificarsi con le forze politiche a cui invece continuano ad affidare le proprie sorti nonni e genitori. I conti non tornano più: ragazze e ragazzi cresciuti con l’aspettativa di una vita da classe media vedono lentamente scivolar via quella prospettiva, dovendo ricorrere ai risparmi familiari o all’emigrazione per rimediare alle penose ristrettezze dei voucher o di stage malpagati. Questo conflitto generazionale – che tuttavia non è l’unica chiave di lettura possibile della situazione attuale – ha trovato il suo riscontro nell’esito referendario, in cui il vecchio travestito da nuovo è uscito pesantemente punito dai millenials, insieme al suo perverso disegno di fare dei giovani italiani i camerieri d’Europa e di relegare il nostro paese a uno Stato periferico.
Tuttavia, l’affermazione di progetti populisti che si oppongono allo status quo non è di per sé sufficiente ad assicurare un miglioramento delle condizioni di vita dei settori più vulnerabili. Un esempio viene proprio da Trump: oltre all’indecente repertorio razzista e sessista messo in scena durante la campagna, la sua promessa di mettere il guinzaglio a Wall Street è stata presto smentita dalla nomina dell’investitore targato Goldman Sachs Steven Mnuchin a capo del Tesoro statunitense. Così come resta da capire cosa di buono possa venire da un Segretario di Stato come Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil. La percezione crescente che qualcosa non vada più, rischia perciò di essere veicolata da progetti regressivi. Il fatto è che non c’è uno sbocco populista unico: l’orientamento dipenderà dalle relazioni di forzache si stabiliscono nei diversi contesti e dalle posizioni specifiche di ciascun attore populista.
In tal senso il populismo non è una dottrina politica, bensì una strategia e, al contempo, il campo all’interno del quale si giocano attualmente le chance del cambiamento. In Italia questo campo è presidiato dal M5S. Al soggetto creato da Grillo e Casaleggio vanno concessi dei meriti indubbi: è stato il miglior interprete di quell’umore anti-casta che da qualche decennio rappresenta una sorta di orizzonte salvifico, politicizzando in parallelo una serie di questioni da tempo interdette dalla discussione. Tuttavia, i recenti fatti di Roma riguardanti la giunta Raggi lanciano una seria ombra sulle possibilità del Movimento. L’incerto esordio della sindaca di Roma è infatti rivelatore di una serie di fenomeni che rischiano di replicarsi su una scala più vasta.
In primis, una classe dirigente selezionata come in un concorso di bellezza, catapultata in posti di potere, salvo poi essere commissariataall’ultimo minuto dal grande capo. Per sfidare oligarchie attrezzatissime sotto ogni punto di vista, serve un soggetto che coltivi ossessivamentela formazione e la serietà dei propri affiliati. Così come sono imprescindibili una diagnosi e una prognosi all’altezza della situazione. Sedestra e sinistra hanno certamente smesso di essere metafore utili per orientarsi ai giorni nostri, l’analisi sociologica, il discernimento dei conflitti redistributivi, la comprensione delle dinamiche internazionali sono fondamentali, insieme a programmi di politica fiscale, macroeconomica e internazionale che vadano oltre la boutade. Un programma fatto di ‘buone pratiche’ come quello del M5S non coglie lapoliticità di ogni problema, finendo banalmente per indirizzare la propria avversione esclusivamente alle caste politiche, che sono appena lapunta dell’iceberg di un’oligarchia (nazionale ed estera) che ha invece nel denaro il proprio fulcro.
C’è bisogno di sfruttare al meglio la finestra populista. Per questo, a novembre io ed alcuni colleghi abbiamo dato vita al percorso di ‘Senso comune’ lanciando il manifesto per un populismo democratico. L’intuizione di fondo è che la cornice ‘noi’ contro ‘loro’ sia un potente strumento, ma che questa debba essere riempita da coordinate più sostanziose rispetto a un vago ‘onestismo’. Partendo dagli elementi di senso comune più diffusi, il populismo deve fornire risposte esaurienti a disuguaglianza, sfruttamento e deficit democratico ai quali le oligarchie hanno costretto la popolazione italiana ed europea.
* Fonte: Senso Comune

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)