Venerdì scorso ho avuto modo di organizzare assieme all’amico Thomas Fazi un incontro/dibattito con Bill Mitchell, uno dei massimi esponenti mondiali della Modern Monetary Theory (Mmt), teoria macroeconomica di cui sempre più si stanno affermando gli spunti e gli strumenti per uscire dal fanatico rigore neoliberista incistato nei trattati europei. Di Mmt ne hanno discusso recentemente sia Mario Draghi (che in quanto “allievo” di Federico Caffè conosce bene la dottrina di Keynes, che sta alla base del postulato Mmt), sia colei che ne ha preso il posto alla Bce, Christine Lagarde.
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mercoledì 12 febbraio 2020
martedì 31 maggio 2016
UNIONI CIVILI ED UNIONE EUROPEA: OVVERO LA FONDAMENTALE DIFFERENZA TRA LIBERALISMO E LIBERISMO di Domenico Rondoni*
[ 31 maggio ]
* Domenico Rondoni è un attivista della Me-Mmt
«L’organizzazione è indispensabile, perché la libertà sorge e acquista senso solo dentro una comunità che sappia regolarsi da sé, composta da individui liberi e cooperanti. Ma l’organizzazione, seppur indispensabile, può anche essere letale. L’eccessiva organizzazione trasforma gli uomini in automi, soffoca lo spirito creativo, toglie ogni possibilità di liberazione.
Come sempre, la via di mezzo è quella sicura: fra l’estremo del laissez-faire da una parte e il controllo totale dall’altra».
Aldous Huxley – Ritorno al Mondo Nuovo (1958)
«Il liberismo è un concetto inferiore e subordinato a quello di liberalismo. E in Italia si può essere liberali senza essere liberisti».
Benedetto Croce
Si parla tanto in questi giorni dell'argomento unioni civili.
Se ne parla così tanto che l'argomento crisi economica e disoccupazione è passato quasi totalmente in secondo piano in quasi tutti i media nazionali.
Tuttavia credo che anche il dibattito sulle unioni civili possa essere utile per capire qualcosa in più di economia, sopratutto in relazione al periodo storico che stiamo vivendo. Ed in questo articolo cercherò di spiegare perchè.
Ma prima, per comprendere e valutare a pieno questi argomenti, credo sia fondamentale partire dalle basi e dal significato di alcuni termini, in particolare dagli importantissimi concetti di liberalismo e liberismo.
Il virgolettato seguente è preso da Wikipedia:
«Il liberalismo è un insieme di dottrine, definite in tempi e luoghi diversi durante l'età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all'intervento dello stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà (orientamento religioso, sessuale, politico, etc etc n.d.a) e, di conseguenza, promuovere l'autonomia creativa dell'individuo oltre che la sua indipendenza politica».
«Per liberismo si intende, essenzialmente, la libertà economica, ossia la libertà del mercato, della concorrenza fra industrie, aziende, semplici lavoratori, in qualsiasi condizione storica, geografica, sociale.
Padri nobili del liberismo sono i liberali alla Adam Smith, tutti coloro che fra Settecento e Ottocento propugnarono, contro i privilegi della nobiltà, dell'alto clero, dell'antico regime, la libera iniziativa economica».
«Solo la lingua italiana pone una distinzione tra liberalismo e liberismo: mentre il primo è una teorizzazione politica e sociale, il secondo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello Stato dall'economia: perciò un'economia liberista pura è un'economia di mercato non temperata da interventi esterni.
La lingua francese parla di libéralisme politique e libéralisme économique (quest'ultimo chiamato anche laissez-faire, letteralmente lasciate fare), lo spagnolo di liberalismo social e liberalismo económico.
La lingua inglese parla di free trade (libero commercio) ma usa il termine liberalism anche per riferirsi al liberismo economico.
Neo-liberalism (in italiano neoliberismo) è il termine usato dagli oppositori del liberismo per indicare la politica sostenuta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan.
Sebbene i neoliberisti si proclamino talvolta i veri eredi del liberalismo classico molti hanno contestato questa pretesa e ritengono (ed a mio parere a ragione n.d.a.) che i neoliberisti possano piuttosto essere collocati tra i conservatori (al Partito Conservatore inglese apparteneva infatti la Thatcher)».
Tornando all'attuale periodo storico, è bene notare come il MinCulPop di stampo europeista proponga sempre di più all'opinione pubblica il paradigma dell'Unione Europea come baluardo dei diritti civili e delle libertà individuali: “L'Europa dei Popoli e delle Libertà” si sente spesso affermare.
Basta ricordare i contenuti degli spot di qualche tempo fa intercalati dal tormentone “Perchè di Europa si deve parlare.. DLIN!” Ricordate?
Questa presentazione dell'Europa come baluardo delle libertà individuali era in realtà rilevabile fin dalle origini del processo di integrazione europea, e prendeva principalmente spunto dalle società civili dei paesi “core” della UE (Benelux, Francia, Germania) dove la legislazione stava già accogliendo e regolamentando le richieste di alcune minoranze che si sentivano discriminate.
La mirata operazione di manipolazione culturale ha inizio laddove all'interno di tale difesa dei diritti individuali ci si è inserito forzatamente, ed in maniera assolutamente non disinteressata, il concetto di libertà economica, considerandola anch'essa come una delle fondamentali libertà individuali, e portandola all'estremo limite di ridurre all'osso il fondamentale ruolo dello Stato. Con tutto il disastro che ne è conseguito dagli anni '80 in poi.
Tenendo in mente i concetti appena descritti di liberalismo e liberismo, risulta quanto mai evidente quanto questa operazione mediatica e culturale sia meschina ed intellettualmente disonesta.
Infatti il Minculpop europeista gioca furbescamente sul doppio binario della libertà individuale secondo il diritto naturale e della libertà economica secondo il liberismo classico.
La differenza è sostanziale, ed il neoliberismo, versione moderna e perversa del liberismo, si alimenta molto grazie a questo equivoco sapientemente cavalcato.
Per capire quanto questo accostamento sia del tutto fuori luogo, tanto dal punto di vista filosofico-concettuale quanto dal punto di vista storico, basti ricordare che lo stesso Beveridge, autore del famoso Piano Beveridge, considerato il fondatore del welfare moderno, fosse un convinto liberale non socialista.
I punti fondamentali del suo piano erano la lotta alla povertà, disoccupazione, ignoranza, malattie.
E proprio lui, ripeto liberale non socialista, individuava nello stato moderno il soggetto che doveva farsi carico di questa missione, attraverso una sanità pubblica, un sistema pensionistico equo, istruzione pubblica e il perseguimento della piena occupazione.
Le libertà individuali sono delle conquiste che la società moderna sta gradatamente facendo, e vanno perseguite, ampliate e ove necessario regolamentate.
Ed ogni collettività che ha il potere di esercitare l'attività democratica dovrebbe avere la possibilità di decidere se e come regolamentare tali libertà individuali.
Ma la macroeconomia, quella seria e lontana da interessi economici di parte, ci insegna che nel momento in cui il cittadino opera come soggetto economico all'interno delle società moderne, egli dovrebbe essere consapevole del fatto che l'economia moderna è innanzitutto una disciplina SISTEMICA, e il raggiungimento del suo benessere non potrà mai prescindere dalla corretta gestione della politica economica.
In quest'ottica uno Stato che interviene bene in una economia mista pubblico-privato, indirizzando l'allocazione di risorse e garantendo il welfare, crea in realtà i presupposti per un maggiore benessere diffuso, e quindi non provoca un restringimento bensì un ampliamento delle libertà e delle potenzialità individuali.
Il liberalismo può contenere in sé una parte di liberismo. Ma non può e non deve appiattirsi sul liberismo stesso. Vi possono essere momenti della storia in cui il liberalismo, cioè l'affermazione e la difesa delle libertà individuali, passa proprio per la limitazione del potere del libero mercato.
E questo è uno di questi periodi storici.
Per concludere vi riporto un dibattito che mi è capitato di avere in rete con una persona che si dichiarava di scuola economica austriaca (si vedano Von Hayek et al.).
Dopo qualche scambio di opinioni abbastanza acceso, in cui lui continuava a ripetere che lo Stato è cattivo perchè limita le libertà individuali, gli pongo la seguente domanda secca:
«fammi capire, un ragazzo disabile che nasce in una famiglia disagiata, come vivrebbe nel vostro sistema?»
E la sua testuale risposta è stata: «grazie a qualche benefattore che si prende a cuore il suo destino» (Sic..)
Ecco svelati i diritti che l' “Europa dei Popoli e delle Libertà” fondata sulle dottrine neoliberiste garantirà alle future generazioni.
Indipendemente da condizione sociale, orientamento religioso, orientamento sessuale o politico, nelle future generazioni tutti i cittadini europei saranno uguali ed avranno lo stesso diritto.
Il diritto di mendicare per la sopravvivenza.
* Domenico Rondoni è un attivista della Me-Mmt
«L’organizzazione è indispensabile, perché la libertà sorge e acquista senso solo dentro una comunità che sappia regolarsi da sé, composta da individui liberi e cooperanti. Ma l’organizzazione, seppur indispensabile, può anche essere letale. L’eccessiva organizzazione trasforma gli uomini in automi, soffoca lo spirito creativo, toglie ogni possibilità di liberazione.
Come sempre, la via di mezzo è quella sicura: fra l’estremo del laissez-faire da una parte e il controllo totale dall’altra».
Aldous Huxley – Ritorno al Mondo Nuovo (1958)
«Il liberismo è un concetto inferiore e subordinato a quello di liberalismo. E in Italia si può essere liberali senza essere liberisti».
Benedetto Croce
Si parla tanto in questi giorni dell'argomento unioni civili.
Se ne parla così tanto che l'argomento crisi economica e disoccupazione è passato quasi totalmente in secondo piano in quasi tutti i media nazionali.
Tuttavia credo che anche il dibattito sulle unioni civili possa essere utile per capire qualcosa in più di economia, sopratutto in relazione al periodo storico che stiamo vivendo. Ed in questo articolo cercherò di spiegare perchè.
Ma prima, per comprendere e valutare a pieno questi argomenti, credo sia fondamentale partire dalle basi e dal significato di alcuni termini, in particolare dagli importantissimi concetti di liberalismo e liberismo.
Il virgolettato seguente è preso da Wikipedia:
«Il liberalismo è un insieme di dottrine, definite in tempi e luoghi diversi durante l'età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all'intervento dello stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà (orientamento religioso, sessuale, politico, etc etc n.d.a) e, di conseguenza, promuovere l'autonomia creativa dell'individuo oltre che la sua indipendenza politica».
«Per liberismo si intende, essenzialmente, la libertà economica, ossia la libertà del mercato, della concorrenza fra industrie, aziende, semplici lavoratori, in qualsiasi condizione storica, geografica, sociale.
Padri nobili del liberismo sono i liberali alla Adam Smith, tutti coloro che fra Settecento e Ottocento propugnarono, contro i privilegi della nobiltà, dell'alto clero, dell'antico regime, la libera iniziativa economica».
«Solo la lingua italiana pone una distinzione tra liberalismo e liberismo: mentre il primo è una teorizzazione politica e sociale, il secondo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello Stato dall'economia: perciò un'economia liberista pura è un'economia di mercato non temperata da interventi esterni.
La lingua francese parla di libéralisme politique e libéralisme économique (quest'ultimo chiamato anche laissez-faire, letteralmente lasciate fare), lo spagnolo di liberalismo social e liberalismo económico.
La lingua inglese parla di free trade (libero commercio) ma usa il termine liberalism anche per riferirsi al liberismo economico.
Neo-liberalism (in italiano neoliberismo) è il termine usato dagli oppositori del liberismo per indicare la politica sostenuta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan.
Sebbene i neoliberisti si proclamino talvolta i veri eredi del liberalismo classico molti hanno contestato questa pretesa e ritengono (ed a mio parere a ragione n.d.a.) che i neoliberisti possano piuttosto essere collocati tra i conservatori (al Partito Conservatore inglese apparteneva infatti la Thatcher)».
Tornando all'attuale periodo storico, è bene notare come il MinCulPop di stampo europeista proponga sempre di più all'opinione pubblica il paradigma dell'Unione Europea come baluardo dei diritti civili e delle libertà individuali: “L'Europa dei Popoli e delle Libertà” si sente spesso affermare.
Basta ricordare i contenuti degli spot di qualche tempo fa intercalati dal tormentone “Perchè di Europa si deve parlare.. DLIN!” Ricordate?
Questa presentazione dell'Europa come baluardo delle libertà individuali era in realtà rilevabile fin dalle origini del processo di integrazione europea, e prendeva principalmente spunto dalle società civili dei paesi “core” della UE (Benelux, Francia, Germania) dove la legislazione stava già accogliendo e regolamentando le richieste di alcune minoranze che si sentivano discriminate.
La mirata operazione di manipolazione culturale ha inizio laddove all'interno di tale difesa dei diritti individuali ci si è inserito forzatamente, ed in maniera assolutamente non disinteressata, il concetto di libertà economica, considerandola anch'essa come una delle fondamentali libertà individuali, e portandola all'estremo limite di ridurre all'osso il fondamentale ruolo dello Stato. Con tutto il disastro che ne è conseguito dagli anni '80 in poi.
Tenendo in mente i concetti appena descritti di liberalismo e liberismo, risulta quanto mai evidente quanto questa operazione mediatica e culturale sia meschina ed intellettualmente disonesta.
Infatti il Minculpop europeista gioca furbescamente sul doppio binario della libertà individuale secondo il diritto naturale e della libertà economica secondo il liberismo classico.
La differenza è sostanziale, ed il neoliberismo, versione moderna e perversa del liberismo, si alimenta molto grazie a questo equivoco sapientemente cavalcato.
Per capire quanto questo accostamento sia del tutto fuori luogo, tanto dal punto di vista filosofico-concettuale quanto dal punto di vista storico, basti ricordare che lo stesso Beveridge, autore del famoso Piano Beveridge, considerato il fondatore del welfare moderno, fosse un convinto liberale non socialista.
I punti fondamentali del suo piano erano la lotta alla povertà, disoccupazione, ignoranza, malattie.
E proprio lui, ripeto liberale non socialista, individuava nello stato moderno il soggetto che doveva farsi carico di questa missione, attraverso una sanità pubblica, un sistema pensionistico equo, istruzione pubblica e il perseguimento della piena occupazione.
Le libertà individuali sono delle conquiste che la società moderna sta gradatamente facendo, e vanno perseguite, ampliate e ove necessario regolamentate.
Ed ogni collettività che ha il potere di esercitare l'attività democratica dovrebbe avere la possibilità di decidere se e come regolamentare tali libertà individuali.
Ma la macroeconomia, quella seria e lontana da interessi economici di parte, ci insegna che nel momento in cui il cittadino opera come soggetto economico all'interno delle società moderne, egli dovrebbe essere consapevole del fatto che l'economia moderna è innanzitutto una disciplina SISTEMICA, e il raggiungimento del suo benessere non potrà mai prescindere dalla corretta gestione della politica economica.
In quest'ottica uno Stato che interviene bene in una economia mista pubblico-privato, indirizzando l'allocazione di risorse e garantendo il welfare, crea in realtà i presupposti per un maggiore benessere diffuso, e quindi non provoca un restringimento bensì un ampliamento delle libertà e delle potenzialità individuali.
Il liberalismo può contenere in sé una parte di liberismo. Ma non può e non deve appiattirsi sul liberismo stesso. Vi possono essere momenti della storia in cui il liberalismo, cioè l'affermazione e la difesa delle libertà individuali, passa proprio per la limitazione del potere del libero mercato.
E questo è uno di questi periodi storici.
Per concludere vi riporto un dibattito che mi è capitato di avere in rete con una persona che si dichiarava di scuola economica austriaca (si vedano Von Hayek et al.).
Dopo qualche scambio di opinioni abbastanza acceso, in cui lui continuava a ripetere che lo Stato è cattivo perchè limita le libertà individuali, gli pongo la seguente domanda secca:
«fammi capire, un ragazzo disabile che nasce in una famiglia disagiata, come vivrebbe nel vostro sistema?»
E la sua testuale risposta è stata: «grazie a qualche benefattore che si prende a cuore il suo destino» (Sic..)
Ecco svelati i diritti che l' “Europa dei Popoli e delle Libertà” fondata sulle dottrine neoliberiste garantirà alle future generazioni.
Indipendemente da condizione sociale, orientamento religioso, orientamento sessuale o politico, nelle future generazioni tutti i cittadini europei saranno uguali ed avranno lo stesso diritto.
Il diritto di mendicare per la sopravvivenza.
mercoledì 9 dicembre 2015
"LA FRANCIA? DIVENTERÀ IL PRIMO PAESE FASCISTA EUROPEO“ di Alain Parguez*
[ 9 dicembre ]
Sono molti i fessi negli ambienti a vario titolo "sovranisti". Quelli che dicono che contro l'euro... "tutto fa brodo".
Sembra che nella cloaca maxima che è facebook è tutto un gaudio masochistico per l'avanzata del Front National.
Noi abbiamo detto la nostra QUI e QUI. I fessi, tra quelli che lo sono sul serio e quelli che ci fanno, ci puntano l'indice: "Ecco! Allora voi state con la sinistra marcia e Hollande".
Abbiamo invece scritto proprio il contrario, accusando il governo francese di essere "social-fascista", ovvero di applicare proprio le misure liberticide tanto care ai lepenisti. Non vogliono capire, i fessi, che a destra come a sinistra, imperano trasformismo e opportunismo, che per salire al potere la Le Pen è pronta a vendere non solo suo padre ma pure sua madre.
Tra questi fessi ce ne sono alcuni che in questi anni si sono spesi per diffondere le proposte della MMT. Ci voleva Parguez [ a destra nella foto] per aprirgli gli occhi?
Dal sito degli amici della Rete MMT prendiamo questa telegrafica ma programmatica intervista in cui l'economista esprime il suo allarmato giudizio. Riflettete fessi, riflettete!
Sono molti i fessi negli ambienti a vario titolo "sovranisti". Quelli che dicono che contro l'euro... "tutto fa brodo".
Sembra che nella cloaca maxima che è facebook è tutto un gaudio masochistico per l'avanzata del Front National.
Noi abbiamo detto la nostra QUI e QUI. I fessi, tra quelli che lo sono sul serio e quelli che ci fanno, ci puntano l'indice: "Ecco! Allora voi state con la sinistra marcia e Hollande".
Abbiamo invece scritto proprio il contrario, accusando il governo francese di essere "social-fascista", ovvero di applicare proprio le misure liberticide tanto care ai lepenisti. Non vogliono capire, i fessi, che a destra come a sinistra, imperano trasformismo e opportunismo, che per salire al potere la Le Pen è pronta a vendere non solo suo padre ma pure sua madre.
Tra questi fessi ce ne sono alcuni che in questi anni si sono spesi per diffondere le proposte della MMT. Ci voleva Parguez [ a destra nella foto] per aprirgli gli occhi?
Dal sito degli amici della Rete MMT prendiamo questa telegrafica ma programmatica intervista in cui l'economista esprime il suo allarmato giudizio. Riflettete fessi, riflettete!
«Abbiamo raggiunto telefonicamente Alain Parguez a Grenoble, dove si trovava per la conferenza post-keynesiana internazionale, per avere un suo breve commento sul recente successo elettorale di Marine Le Pen e del suo Front National.
D. Alain, qual è la tua lettura del contesto politico attuale in Francia?
R. Siamo in uno stato di dittature, l’economia crolla, il governo si rifugia dietro a legislazioni degne del Terzo Reich… sono distrutto.
D. Mi dicevi che il FN ha rinunciato alla critica all’euro…
R Il FN ha bisogno dell’appoggio della classe dirigente.
D Cosa intendi per classe dirigente?
R. L’estabilshment capitalista e la sua armata di manager tecnocrati.
Lasciami dire che la Francia diventerà il primo paese europeo a tornare apertamente fascista».
D. Alain, qual è la tua lettura del contesto politico attuale in Francia?
R. Siamo in uno stato di dittature, l’economia crolla, il governo si rifugia dietro a legislazioni degne del Terzo Reich… sono distrutto.
D. Mi dicevi che il FN ha rinunciato alla critica all’euro…
R Il FN ha bisogno dell’appoggio della classe dirigente.
D Cosa intendi per classe dirigente?
R. L’estabilshment capitalista e la sua armata di manager tecnocrati.
Lasciami dire che la Francia diventerà il primo paese europeo a tornare apertamente fascista».
* Fonte: Rete MMT 8 dicembre
lunedì 22 settembre 2014
TEORIA MONETARIA MODERNA: LA CRITICA DI EMILIANO BRANCACCIO, LA DIFESA DI GIACOMO BRACCI
22 settembre
Ruggero Arenella (Vox Populi) ha intervistato Emiliano Brancaccio chiedendogli il suo giudizio sulla Teoria monetaria moderna (MMT). Un giudizio amichevolmente critico, soprattutto per quanto concerne la questione del cosiddetto"protezionismo".
Per Brancaccio, un paese che si trovasse ad uscire dall'euro si vedrebbe obbligato ad adottare misure di salvaguardia della sua economia, quindi provvedimenti di contrasto alla libera circolazione di capitali e merci.
Risponde, a difesa delle tesi della Monetaria monetaria moderna, Giacomo Bracci.
PARLA EMILIANO BRANCACCIO
RISPONDE GIACOMO BRACCI
Ruggero Arenella (Vox Populi) ha intervistato Emiliano Brancaccio chiedendogli il suo giudizio sulla Teoria monetaria moderna (MMT). Un giudizio amichevolmente critico, soprattutto per quanto concerne la questione del cosiddetto"protezionismo".
Per Brancaccio, un paese che si trovasse ad uscire dall'euro si vedrebbe obbligato ad adottare misure di salvaguardia della sua economia, quindi provvedimenti di contrasto alla libera circolazione di capitali e merci.
Risponde, a difesa delle tesi della Monetaria monetaria moderna, Giacomo Bracci.
PARLA EMILIANO BRANCACCIO
RISPONDE GIACOMO BRACCI
lunedì 11 agosto 2014
COSA SONO E A COSA SERVONO I TITOLI DI STATO? di Riccardo Tomassetti*
11 agosto. Riccardo Tomassetti (nella foto) è uno degli esponenti di punta in Italia della Teoria Monetaria Moderna (Me-Mmt).
Sarà con noi al Forum Europeo in Assisi, precisamente nella giornata di sabato 23 agosto.
In questa scheda Riccardo ci spiega cosa sono i Titoli di stato, e la loro diversa funzione a seconda che lo Stato abbia o non abbia la sovranità monetaria.
Si definiscono Titoli di Stato (d’ora in avanti tds) quelle obbligazioni emesse dal Ministero dell’Economia per conto dello Stato. Le obbligazioni sono dei “pacchetti”, contenenti una promessa di pagamento, emessi da società o enti pubblici che attribuiscono al loro possessore il diritto al rimborso, alla scadenza, del capitale investito, più un interesse su tale somma.
In altre parole, acquistando un titolo di Stato, la banca centrale apre un conto corrente a vostro nome, che ha una durata pattuita (1, 5 o 10 anni per esempio), e vi accredita la somma che avete speso per acquistare il titolo più gli interessi dovuti.
Di questo credito si potrà disporre solo alla scadenza prestabilita.
A cosa servono i tds?
Anche in questo caso è necessario fare un distinguo in base alla differenza, già trattata in precedenza, tra Stato a moneta sovrana e Stato utilizzatore di moneta. Questo perché i tds assolvono funzioni completamente diverse nei due casi.
Uno Stato che non ha il pieno controllo della propria moneta è costretto ad emettere obbligazioni per finanziare la propria spesa. Cosa succede, cioè, se uno Stato non può stampare la moneta al momento dell’occorrenza ed è rimasto a corto di denaro? E’ obbligato a prendere soldi in prestito che dovrà però restituire con gli interessi e lo fa, per l’appunto, utilizzando lo strumento dei tds. Un investitore che acquista tds emessi da uno Stato a moneta NON sovrana non fa altro che prestare dei fondi per un certo periodo di tempo ricevendone un guadagno.
Quando un paese opera con una moneta sovrana invece, non ha bisogno di ricorrere ai tds per trovare denaro necessario alla propria spesa, perché può crearlo dal nulla. Non deve chiederlo in prestito preventivamente e la spesa che effettua non è mai vincolata alle entrate! In questo caso, dunque, l’emissione di tds diventa un’operazione volontaria che ha due scopi ben precisi:
1) dare la possibilità ai privati di investire i propri risparmi in un conto corrente detenuto presso la Banca Centrale che matura interessi. In altri termini è una politica di spesa a favore dei privati;
2) controllo e regolazione del tasso di interesse interbancario (prestiti overnight) che è un fondamentale tasso di interesse di riferimento per molti altri importanti tassi, tra cui mutui, prestiti, etc..etc.. La complicata spiegazione del procedimento attraverso il quale uno Stato può controllare i tassi di interesse con l’emissione dei tds esula dagli obiettivi di questo lavoro che ha come scopo la massima semplificazione dei concetti espressi. Ci basti sapere che la possibilità per una banca di investire una parte del proprio patrimonio in tds ricavandone un utile, permette ad un governo di mantenere il controllo sui tassi di interesse.
Quest’ultimo argomento è di fondamentale importanza e ci permette di capire, ancora una volta, quale differenza cruciale comporti, per uno Stato, la possibilità o meno di avere piena sovranità monetaria. Infatti, nel secondo dei due casi citati, l’emissione dei tds non è frutto della necessità di finanziare la spesa pubblica ed essendo un’azione volontaria ne permette il pieno controllo. Sarà quindi lo Stato a fissare il valore (tasso) dei suoi tds in base agli obiettivi finanziari e fiscali che si propone.
Nel secondo caso invece, per un governo che non ha il monopolio di emissione di una moneta, ricorrere a prestiti di denaro diventa un’operazione imprescindibile. Il risultato è disastroso perché, avendo necessità di vendere i suoi tds, è costretto a sottostare agli interessi privati dei mercati di capitali. I tassi di interesse saranno fissati dalle dinamiche di mercato e non più dallo Stato, ma non è tutto, perché perdendo la possibilità di creare moneta dal nulla e trovandosi costretto a chiederla in prestito, uno Stato corre il rischio di rimanerne a corto. Questa labilità finanziaria induce i privati che prestano il denaro a perdere la fiducia nel fatto che quello Stato possa ripagare i debiti, in fondo per ripagarli avrà bisogno di altri prestiti che a loro volta andranno ripagati con altri prestiti e così via..
Per questo motivo chi presta i soldi chiederà interessi sempre maggiori come garanzia, inducendo lo Stato ad indebitarsi sempre più e in questo caso si tratta di un debito VERO e molto pericoloso. L’unica via di uscita per uno Stato utilizzatore e non emettitore di moneta, che si ritrova con l’acqua alla gola, sta nella possibilità di spendere sempre meno operando tagli al settore pubblico e aumentando a dismisura le entrate fiscali. Ciò creerà disoccupazione.
Ancora una volta cedere la propria sovranità monetaria ha portato una sola conseguenza certa: tagli e tasse. Un disastro.
In altre parole, acquistando un titolo di Stato, la banca centrale apre un conto corrente a vostro nome, che ha una durata pattuita (1, 5 o 10 anni per esempio), e vi accredita la somma che avete speso per acquistare il titolo più gli interessi dovuti.
Di questo credito si potrà disporre solo alla scadenza prestabilita.
A cosa servono i tds?
Anche in questo caso è necessario fare un distinguo in base alla differenza, già trattata in precedenza, tra Stato a moneta sovrana e Stato utilizzatore di moneta. Questo perché i tds assolvono funzioni completamente diverse nei due casi.
Uno Stato che non ha il pieno controllo della propria moneta è costretto ad emettere obbligazioni per finanziare la propria spesa. Cosa succede, cioè, se uno Stato non può stampare la moneta al momento dell’occorrenza ed è rimasto a corto di denaro? E’ obbligato a prendere soldi in prestito che dovrà però restituire con gli interessi e lo fa, per l’appunto, utilizzando lo strumento dei tds. Un investitore che acquista tds emessi da uno Stato a moneta NON sovrana non fa altro che prestare dei fondi per un certo periodo di tempo ricevendone un guadagno.
Quando un paese opera con una moneta sovrana invece, non ha bisogno di ricorrere ai tds per trovare denaro necessario alla propria spesa, perché può crearlo dal nulla. Non deve chiederlo in prestito preventivamente e la spesa che effettua non è mai vincolata alle entrate! In questo caso, dunque, l’emissione di tds diventa un’operazione volontaria che ha due scopi ben precisi:
1) dare la possibilità ai privati di investire i propri risparmi in un conto corrente detenuto presso la Banca Centrale che matura interessi. In altri termini è una politica di spesa a favore dei privati;
2) controllo e regolazione del tasso di interesse interbancario (prestiti overnight) che è un fondamentale tasso di interesse di riferimento per molti altri importanti tassi, tra cui mutui, prestiti, etc..etc.. La complicata spiegazione del procedimento attraverso il quale uno Stato può controllare i tassi di interesse con l’emissione dei tds esula dagli obiettivi di questo lavoro che ha come scopo la massima semplificazione dei concetti espressi. Ci basti sapere che la possibilità per una banca di investire una parte del proprio patrimonio in tds ricavandone un utile, permette ad un governo di mantenere il controllo sui tassi di interesse.
Quest’ultimo argomento è di fondamentale importanza e ci permette di capire, ancora una volta, quale differenza cruciale comporti, per uno Stato, la possibilità o meno di avere piena sovranità monetaria. Infatti, nel secondo dei due casi citati, l’emissione dei tds non è frutto della necessità di finanziare la spesa pubblica ed essendo un’azione volontaria ne permette il pieno controllo. Sarà quindi lo Stato a fissare il valore (tasso) dei suoi tds in base agli obiettivi finanziari e fiscali che si propone.
Nel secondo caso invece, per un governo che non ha il monopolio di emissione di una moneta, ricorrere a prestiti di denaro diventa un’operazione imprescindibile. Il risultato è disastroso perché, avendo necessità di vendere i suoi tds, è costretto a sottostare agli interessi privati dei mercati di capitali. I tassi di interesse saranno fissati dalle dinamiche di mercato e non più dallo Stato, ma non è tutto, perché perdendo la possibilità di creare moneta dal nulla e trovandosi costretto a chiederla in prestito, uno Stato corre il rischio di rimanerne a corto. Questa labilità finanziaria induce i privati che prestano il denaro a perdere la fiducia nel fatto che quello Stato possa ripagare i debiti, in fondo per ripagarli avrà bisogno di altri prestiti che a loro volta andranno ripagati con altri prestiti e così via..
Per questo motivo chi presta i soldi chiederà interessi sempre maggiori come garanzia, inducendo lo Stato ad indebitarsi sempre più e in questo caso si tratta di un debito VERO e molto pericoloso. L’unica via di uscita per uno Stato utilizzatore e non emettitore di moneta, che si ritrova con l’acqua alla gola, sta nella possibilità di spendere sempre meno operando tagli al settore pubblico e aumentando a dismisura le entrate fiscali. Ciò creerà disoccupazione.
Ancora una volta cedere la propria sovranità monetaria ha portato una sola conseguenza certa: tagli e tasse. Un disastro.
* Fonte: Me-MMT
sabato 22 marzo 2014
BRANCACCIO E MOSLER
22 marzo. Si è svolta oggi a Roma, presso Città dell'Altra Economia, organizzato da ReteMMT ed Eurotruffa, un incontro pubblico con Warren Mosler, Stefano Lucarelli ed Emiliano Brancaccio.
Più ancora del titolo, impegnativo —Uscita dall'Euro: quale soluzione? Politiche economiche in un contesto di sovranità monetaria— noi abbiamo deciso di assistere incuriositi dal confronto tra uno dei massimi esponenti della Teoria monetaria moderna e una parte, e due economisti marxisti quali Brancaccio e Lucarelli dall'altra.
[Nella foto da destra verso sinistra: Emiliano Brancaccio, Stefano Lucarelli, e Warren Mosler, seconda da sinistra]
Per sollecitare il confronto dialettico era infatti organizzato l'incontro, con almeno tre giri in cui gli oratori hanno espresso i loro punti di vista.
Un vero e proprio confronto in punto di teoria tra tesi Mmt e tesi marxista, tuttavia, non c'è davvero stato. E' come se lo spirito giustamente unitario nella battaglia contro i comuni nemici liberisti ed euristi avesse inibito i tre protagonisti dallo scendere in polemica aperta.
Noi ne siamo usciti con la sensazione di un'occasione perduta, poiché riteniamo che un confronto dialettico (che per essere ricompositivo dev'essere prima di tutto oppositivo) tra teoria economica della Mmt e teoria economica marxista sia a questo punto assolutamente necessario.
Warren Mosler ha presentato, con l'usuale didattica espositiva che gli è propria, le sue concezioni sulla moneta fiat e la sua decisiva funzione economica. Ha tuttavia evitato di rispondere alle sollecitazioni critiche, svolte con eleganza e in punta di fioretto da Emiliano Brancaccio.
Quest'ultimo, dopo aver lucidamente denunciato l'euro e il mercato unico, responsabile delle crescenti divergenze tra i paesi core e periferici dell'Unione; dopo aver spiegato come le terapie liberiste invece che la crescita causano depressione del ciclo economico; ha messo in guardia dall'illusione che la riconquista della sovranità monetaria sia di per sé sufficiente a farci uscire dal marasma. Brancaccio ha ripetuto che può ben esserci un'uscita "gattopardesca", ovvero liberista dall'euro, che consiste nello scaricare sul lavoro salariato i costi dell'inevitabile shock. Ha infine sommessamente segnalato a Mosler che se non si esce anche dal mercato unico, se non si tiene sotto controllo il movimento dei capitali, se si lascia la valuta nazionale fluttuare liberamente sui mercati dei cambi, la moneta potrebbe subire attacchi speculativi devastanti.
Da parte sua Stefano Lucarelli ha invece sottolineato i punti tangenziali di incontro tra le tesi di Mosler e circuitiste (considerate, al netto delle differenze, keynesiane) e quelle che latu sensu possono essere definite marxiste.
Mosler ha purtroppo seguito il suo tracciato espositivo, e non quindi ha risposto né all'uno né all'altro.
Il dibattito non c'è stato.
Se ci fosse stato avremmo voluto porre a Mosler alcune domande:
(1) Davvero con l'avvento della moneta fiat con la fine del gold standard nel 1971 la moneta ha mutato sostanza, natura e funzione?
(2) Cosa pensa della tesi marxista che il capitalismo ha sue proprie leggi di funzionamento, leggi che conducono per il loro carattere antagonistico, a crisi cicliche sempre più devastanti?
(3) Quali sono le cause della grande crisi sistemica che viviamo? Dipende essa, da errori dei governi e delle banche centrali che hanno emesso in circolazione poca moneta,oppure, come quelle precedenti, anzitutto dalla difficoltà dal capitale a valorizzarsi, ovvero ad ottenere adeguati saggi di profitto?
(4) Ritiene davvero la terapia che suggerisce equipollente a quella proposta a suo tempo da Keynes? Oppure, come ha lasciato intendere, quella era valida solo quando vigeva il gold standard?
(5) Non ritiene che sia un boomerang, una volta che l'Italia sia tornata alla nuova lira, lasciare che i depositi siano conservati in euro e che i dipendenti privati siano anch'essi retribuiti in euro?
(6) Per concludere: quali sono le ragioni per cui un paese come l'Italia, soffocato da un ingente debito pubblico verso banche d'affari e fondi speculativi, dovrebbe continuare a rimborsare i suoi creditori?
(7) Un ulteriore chiarimento avremmo voluto chiedere riguardo alla tesi che ogni esportazione corrisponde ad un costo (impoverimento) mentre le importazioni sono comunque un beneficio (arricchimento).
Altre domande, a dire il vero, avremmo voluto svolgere anche a Brancaccio e a Lucarelli. Speriamo ci saranno nuove occasioni per un confronto dialettico, confronto che non può che essere salutare ed educativo per migliaia di attivisti e cittadini che hanno a cuore le sorti del nostro Paese.
Più ancora del titolo, impegnativo —Uscita dall'Euro: quale soluzione? Politiche economiche in un contesto di sovranità monetaria— noi abbiamo deciso di assistere incuriositi dal confronto tra uno dei massimi esponenti della Teoria monetaria moderna e una parte, e due economisti marxisti quali Brancaccio e Lucarelli dall'altra.
[Nella foto da destra verso sinistra: Emiliano Brancaccio, Stefano Lucarelli, e Warren Mosler, seconda da sinistra]
Per sollecitare il confronto dialettico era infatti organizzato l'incontro, con almeno tre giri in cui gli oratori hanno espresso i loro punti di vista.
Un vero e proprio confronto in punto di teoria tra tesi Mmt e tesi marxista, tuttavia, non c'è davvero stato. E' come se lo spirito giustamente unitario nella battaglia contro i comuni nemici liberisti ed euristi avesse inibito i tre protagonisti dallo scendere in polemica aperta.
Noi ne siamo usciti con la sensazione di un'occasione perduta, poiché riteniamo che un confronto dialettico (che per essere ricompositivo dev'essere prima di tutto oppositivo) tra teoria economica della Mmt e teoria economica marxista sia a questo punto assolutamente necessario.
Warren Mosler ha presentato, con l'usuale didattica espositiva che gli è propria, le sue concezioni sulla moneta fiat e la sua decisiva funzione economica. Ha tuttavia evitato di rispondere alle sollecitazioni critiche, svolte con eleganza e in punta di fioretto da Emiliano Brancaccio.
Quest'ultimo, dopo aver lucidamente denunciato l'euro e il mercato unico, responsabile delle crescenti divergenze tra i paesi core e periferici dell'Unione; dopo aver spiegato come le terapie liberiste invece che la crescita causano depressione del ciclo economico; ha messo in guardia dall'illusione che la riconquista della sovranità monetaria sia di per sé sufficiente a farci uscire dal marasma. Brancaccio ha ripetuto che può ben esserci un'uscita "gattopardesca", ovvero liberista dall'euro, che consiste nello scaricare sul lavoro salariato i costi dell'inevitabile shock. Ha infine sommessamente segnalato a Mosler che se non si esce anche dal mercato unico, se non si tiene sotto controllo il movimento dei capitali, se si lascia la valuta nazionale fluttuare liberamente sui mercati dei cambi, la moneta potrebbe subire attacchi speculativi devastanti.
Da parte sua Stefano Lucarelli ha invece sottolineato i punti tangenziali di incontro tra le tesi di Mosler e circuitiste (considerate, al netto delle differenze, keynesiane) e quelle che latu sensu possono essere definite marxiste.
Mosler ha purtroppo seguito il suo tracciato espositivo, e non quindi ha risposto né all'uno né all'altro.
Il dibattito non c'è stato.
Se ci fosse stato avremmo voluto porre a Mosler alcune domande:
(1) Davvero con l'avvento della moneta fiat con la fine del gold standard nel 1971 la moneta ha mutato sostanza, natura e funzione?
(2) Cosa pensa della tesi marxista che il capitalismo ha sue proprie leggi di funzionamento, leggi che conducono per il loro carattere antagonistico, a crisi cicliche sempre più devastanti?
(3) Quali sono le cause della grande crisi sistemica che viviamo? Dipende essa, da errori dei governi e delle banche centrali che hanno emesso in circolazione poca moneta,oppure, come quelle precedenti, anzitutto dalla difficoltà dal capitale a valorizzarsi, ovvero ad ottenere adeguati saggi di profitto?
(4) Ritiene davvero la terapia che suggerisce equipollente a quella proposta a suo tempo da Keynes? Oppure, come ha lasciato intendere, quella era valida solo quando vigeva il gold standard?
(5) Non ritiene che sia un boomerang, una volta che l'Italia sia tornata alla nuova lira, lasciare che i depositi siano conservati in euro e che i dipendenti privati siano anch'essi retribuiti in euro?
(6) Per concludere: quali sono le ragioni per cui un paese come l'Italia, soffocato da un ingente debito pubblico verso banche d'affari e fondi speculativi, dovrebbe continuare a rimborsare i suoi creditori?
(7) Un ulteriore chiarimento avremmo voluto chiedere riguardo alla tesi che ogni esportazione corrisponde ad un costo (impoverimento) mentre le importazioni sono comunque un beneficio (arricchimento).
Altre domande, a dire il vero, avremmo voluto svolgere anche a Brancaccio e a Lucarelli. Speriamo ci saranno nuove occasioni per un confronto dialettico, confronto che non può che essere salutare ed educativo per migliaia di attivisti e cittadini che hanno a cuore le sorti del nostro Paese.
martedì 12 novembre 2013
CHI DEVE EMETTERE MONETA? UNA CRITICA ALLA MMT di Alessandro Trinca
12 novembre. Come ogni teoria che pretenda di fornire soluzioni definitive alla crisi sistemica che viviamo, anche la Mmt (Teoria monetaria moderna) ha le sue criticità. Tra queste una riguarda il perno stesso attorno a cui ruota ogni teoria sulla moneta: a chi deve spettare la titolarità di emetterla? La Mmt, pur condannando i principi monetaristi adottati dall'Unione europea —per cui la Bce deve anzitutto seguire il dogma dell'inflazione zero— difende infatti il modello anglosassone, nelle sue due principali varianti, quella inglese e quella americana — BoE e Fed sono pur sempre espressione di banchieri e azionisti privati.
Da questo primo punto ne deriva evidentemente un secondo —che solleva la questione del debito pubblico e della sua origine. Se l'emissione monetaria spetta ad una banca centrale privata, ne consegue che lo Stato è obbligato a farsi prestare da quest'ultima, al prezzo di un qualche interesse, la moneta necessaria al suo fabbisogno.
Trinca, nel contributo che qui pubblichiamo, contesta alla radice questa tesi e avanza quella che la creazione della moneta debba essere esclusivo monopolio dello Stato.
«Non sono totalmente d’accordo quando si afferma che “il debito pubblico è solo un fatto contabile” e provo a spiegare perché. Innanzitutto dobbiamo comprendere la differenza esistente tra uno stato che emette direttamente la sua moneta e uno stato in cui il potere di creare il denaro è attribuito ad una banca centrale sul modello FED, la Banca d’Italia di un tempo, ecc.
Tralascio volutamente sia la condizione dei paesi dell’area Euro, che sappiamo tutti essere la più deleteria possibile, sia la distinzione tra Banca Centrale pubblica e privata poiché, pur comprendendo molto bene la differenza tra le due circostanze, ai fini del mio discorso questa differenza è in questa fase “trascurabile” in quanto in entrambi i casi esisterebbe ciò che oggi comunemente è chiamato “debito pubblico” e che se anche ridefinissimo con un altro nome, non cambierebbe la sua sostanza.
Veniamo al dunque: affermare (seppur correttamente) come fa la Mmt che se la banca centrale svolge un ruolo di sostegno diretto della al governo tramite la funzione di acquirente residuale dei titoli di stato, spariscono tutti i problemi, a mio avviso non è sufficiente perché in realtà se ne risolve solo una parte (quella legata al potenziale default dello stato e quella legata alla possibilità di spesa dello stesso), ma ne rimane un'altra altrettanto importante, e cioè quella legata:
- da un lato alla concentrazione di denaro e di potere;
- dall'altro all'obbligo implicito di continua espansione della base monetaria, che quindi di fatto viene sottratta al controllo governativo.
Questo perché, se da un lato è vero che lo stato potrà sempre onorare i propri pagamenti, è altrettanto vero che ciò potrà avvenire esclusivamente mediante la continua emissione di nuovo debito, che va ad aggiungersi al precedente —quando viene creato nuovo denaro tramite l'emissione di titoli di stato, la quota necessaria a coprire l'interesse su tali titoli non viene creata contemporaneamente e ciò comporta necessariamente che l'offerta di moneta dovrà sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l'interesse dovuto sul denaro già esistente.
La prima conseguenza di questo meccanismo è esattamente quello che è accaduto negli Stati Uniti sia l’anno scorso che un mese fa e che probabilmente accadrà di nuovo a febbraio e cioè la possibilità di operare un ricatto politico da parte del Congresso che, come ben sappiamo, è super infiltrato dai poteri finanziari. Questo significa che, anche se per ipotesi riuscisse a diventare Presidente un "uomo etico" che si ponesse come obiettivo il risanamento della società, avrebbe le mani legate. Diverso sarebbe se l’emissione monetaria avvenisse senza debito perché questo darebbe pieno potere decisionale al Governo, eliminando possibili ricatti.
La seconda conseguenza è che, seppur è vero che uno stato potrebbe ipoteticamente decidere di non porsi un tetto al debito, è altrettanto vero che, poiché il denaro è creato dalla Banca Centrale, l'offerta di moneta dovrà necessariamente sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l'interesse dovuto sul denaro già esistente.
Prendendo sempre l’esempio degli USA, le cifre della Federal Reserve confermano che dal 1959, anno in cui la Fed ha iniziato a fornire i dati, l'M3 è raddoppiato, e anche più, ogni 14 anni. Ciò significa che, ogni 14 anni, le banche convogliano in interessi tanto denaro quanto ne era presente nell'intera economia 14 anni prima.
Questo genera un arricchimento spropositato dei banchieri internazionali. Infatti ogni anno centinaia di miliardi di dollari di profitti vengono fatti dagli istituti bancari prestando denaro ai governi (tramite la compravendita di titoli di stato). Ad esempio, è notizia recente che La BCE ha tagliato il costo del denaro al livello storico dello 0,25%. Ebbene, questo denaro verrà ceduto a banche private (appunto ad un costo irrisorio) e verrà utilizzato prevalentemente per acquistare titoli di stato che rendono circa il 4,10% e questo dal mio punto di vista è inaccettabile!!!
Pertanto, anche se è giusto e doveroso spiegare che da un punto di vista tecnico un debito di questo tipo non rappresenta un problema in termini di solvibilità, è altrettanto giusto e doveroso comprendere le implicazioni in termini di potere (con potenziali ricatti politici) e concentrazione di denaro che questo sistema comporta.
Il problema del debito pubblico semplicemente è quello di non poter essere fermato con il sistema corrente. Il debito pubblico è stato matematicamente progettato per espandersi per sempre!
Vediamo invece come sarebbe un sistema nel quale la proprietà della moneta appartiene realmente allo Stato e quindi l’emissione avviene completamente senza debito, così da poter valutare se si tratta solo di sottigliezze o se veramente ci sono delle differenze sostanziali:
Vengo ora ad un altro aspetto che ritengo strettamente collegato a quanto detto finora e altrettanto cruciale: la gestione dell’intero sistema bancario.
Per farmi capire, parto dall’affermazione di Mathew Forstater : «Una volta raggiunta la piena occupazione non si dovrebbe permettere al deficit di aumentare. Quando l’economia è a regime di piena occupazione ogni ulteriore incremento della domanda aggregata non migliora la produttività ma anzi crea inflazione». Sottoscrivo pienamente!
E proprio per questo affermo con molta convinzione che deve assolutamente essere eliminata la possibilità per qualsiasi soggetto diverso dallo Stato di inventare moneta dal nulla! Mentre oggi le banche cosiddette commerciali hanno questo potere (ogni volta che concedono un prestito inventano nuovo denaro)!
Pur trattandosi di un tipo di denaro diverso da quello creato dallo stato —dal punto di vista del cittadino quest'ultimo è moneta ad alto potenziale, mentre l'altro è un credito bilanciato da un debito, in quanto i prestiti vanno restituiti—, ciò comporta in ogni caso l'aumento di liquidità in circolazione il quale sottrae il controllo della base monetaria allo Stato, che quindi avrà molta difficoltà a gestire la spesa pubblica senza generare inflazione.
Immaginiamo la situazione descritta da Forstater, in cui in un determinato momento lo Stato valuti che la moneta in circolo è sufficiente a garantire la piena occupazione e che quindi decida di non fare ulteriore deficit. Il sistema bancario potrebbe decidere di elargire una massiccia quantità di prestiti inondando di liquidità il paese (ed è molto probabile che metterebbe in atto una strategia del genere per contrastare uno stato che stia tentando di riprendersi la propria sovranità!!).
Ciò inoltre contribuisce enormemente al meccanismo di concentrazione di capitale e potere: il potere di creare denaro concesso al sistema bancario, infatti, ha contribuito fortemente alla costituzione delle multinazionali, che invece avrebbero avuto per lo meno qualche difficoltà in più se tutto il meccanismo di creazione del denaro stesso fosse gestito dal potere pubblico.
Quindi, premesso che l’attività di concessione del credito è fondamentale nell’economia di un paese (oggi il cosiddetto credit crunch oggi sta soffocando tantissime attività produttive), va ridefinito tutto il sistema bancario, innanzitutto reintroducendo la legge che separi le banche commerciali dalle banche d'affari e speculazione, per tutelare i risparmi dei cittadini, ma prevedendo anche l’eliminazione del potere di creare denaro dal nulla per gli istituti bancari privati.
In virtù del principio sopraesposto, secondo il quale lo Stato deve essere l’unico monopolista legale di creazione/emissione del denaro, le banche commerciali potranno concedere prestiti solo mediante l’utilizzo di capitale proprio, avendo quindi l’obbligo di mantenere una riserva del 100% o sottoscrivendo accordi con i propri correntisti che decidessero di partecipare all’attività di concessione del credito tramite i propri risparmi.
L’attività di prestito attraverso nuova creazione di denaro (ad. esempio la concessione di mutui o le aperture di credito alle imprese ecc.) verrà svolta direttamente dallo Stato, attraverso Istituti pubblici.
In questo modo lo Stato stesso potrà coordinare questa attività con quella di emissione primaria, evitando pericolosi rischi in termini di inflazione, concentrazione di denaro e di potere.
In conclusione affermo che non può e non deve esistere un meccanismo che permetta ad alcuni soggetti di interferire con la piena sovranità monetaria dello Stato, perché altrimenti questi soggetti comanderanno il mondo».
Da questo primo punto ne deriva evidentemente un secondo —che solleva la questione del debito pubblico e della sua origine. Se l'emissione monetaria spetta ad una banca centrale privata, ne consegue che lo Stato è obbligato a farsi prestare da quest'ultima, al prezzo di un qualche interesse, la moneta necessaria al suo fabbisogno.
Trinca, nel contributo che qui pubblichiamo, contesta alla radice questa tesi e avanza quella che la creazione della moneta debba essere esclusivo monopolio dello Stato.
«Non sono totalmente d’accordo quando si afferma che “il debito pubblico è solo un fatto contabile” e provo a spiegare perché. Innanzitutto dobbiamo comprendere la differenza esistente tra uno stato che emette direttamente la sua moneta e uno stato in cui il potere di creare il denaro è attribuito ad una banca centrale sul modello FED, la Banca d’Italia di un tempo, ecc.
Tralascio volutamente sia la condizione dei paesi dell’area Euro, che sappiamo tutti essere la più deleteria possibile, sia la distinzione tra Banca Centrale pubblica e privata poiché, pur comprendendo molto bene la differenza tra le due circostanze, ai fini del mio discorso questa differenza è in questa fase “trascurabile” in quanto in entrambi i casi esisterebbe ciò che oggi comunemente è chiamato “debito pubblico” e che se anche ridefinissimo con un altro nome, non cambierebbe la sua sostanza.
Veniamo al dunque: affermare (seppur correttamente) come fa la Mmt che se la banca centrale svolge un ruolo di sostegno diretto della al governo tramite la funzione di acquirente residuale dei titoli di stato, spariscono tutti i problemi, a mio avviso non è sufficiente perché in realtà se ne risolve solo una parte (quella legata al potenziale default dello stato e quella legata alla possibilità di spesa dello stesso), ma ne rimane un'altra altrettanto importante, e cioè quella legata:
- da un lato alla concentrazione di denaro e di potere;
- dall'altro all'obbligo implicito di continua espansione della base monetaria, che quindi di fatto viene sottratta al controllo governativo.
Questo perché, se da un lato è vero che lo stato potrà sempre onorare i propri pagamenti, è altrettanto vero che ciò potrà avvenire esclusivamente mediante la continua emissione di nuovo debito, che va ad aggiungersi al precedente —quando viene creato nuovo denaro tramite l'emissione di titoli di stato, la quota necessaria a coprire l'interesse su tali titoli non viene creata contemporaneamente e ciò comporta necessariamente che l'offerta di moneta dovrà sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l'interesse dovuto sul denaro già esistente.
La prima conseguenza di questo meccanismo è esattamente quello che è accaduto negli Stati Uniti sia l’anno scorso che un mese fa e che probabilmente accadrà di nuovo a febbraio e cioè la possibilità di operare un ricatto politico da parte del Congresso che, come ben sappiamo, è super infiltrato dai poteri finanziari. Questo significa che, anche se per ipotesi riuscisse a diventare Presidente un "uomo etico" che si ponesse come obiettivo il risanamento della società, avrebbe le mani legate. Diverso sarebbe se l’emissione monetaria avvenisse senza debito perché questo darebbe pieno potere decisionale al Governo, eliminando possibili ricatti.
La seconda conseguenza è che, seppur è vero che uno stato potrebbe ipoteticamente decidere di non porsi un tetto al debito, è altrettanto vero che, poiché il denaro è creato dalla Banca Centrale, l'offerta di moneta dovrà necessariamente sempre crescere esponenzialmente solamente per coprire l'interesse dovuto sul denaro già esistente.
Prendendo sempre l’esempio degli USA, le cifre della Federal Reserve confermano che dal 1959, anno in cui la Fed ha iniziato a fornire i dati, l'M3 è raddoppiato, e anche più, ogni 14 anni. Ciò significa che, ogni 14 anni, le banche convogliano in interessi tanto denaro quanto ne era presente nell'intera economia 14 anni prima.
Questo genera un arricchimento spropositato dei banchieri internazionali. Infatti ogni anno centinaia di miliardi di dollari di profitti vengono fatti dagli istituti bancari prestando denaro ai governi (tramite la compravendita di titoli di stato). Ad esempio, è notizia recente che La BCE ha tagliato il costo del denaro al livello storico dello 0,25%. Ebbene, questo denaro verrà ceduto a banche private (appunto ad un costo irrisorio) e verrà utilizzato prevalentemente per acquistare titoli di stato che rendono circa il 4,10% e questo dal mio punto di vista è inaccettabile!!!
Pertanto, anche se è giusto e doveroso spiegare che da un punto di vista tecnico un debito di questo tipo non rappresenta un problema in termini di solvibilità, è altrettanto giusto e doveroso comprendere le implicazioni in termini di potere (con potenziali ricatti politici) e concentrazione di denaro che questo sistema comporta.
Il problema del debito pubblico semplicemente è quello di non poter essere fermato con il sistema corrente. Il debito pubblico è stato matematicamente progettato per espandersi per sempre!
Vediamo invece come sarebbe un sistema nel quale la proprietà della moneta appartiene realmente allo Stato e quindi l’emissione avviene completamente senza debito, così da poter valutare se si tratta solo di sottigliezze o se veramente ci sono delle differenze sostanziali:
(1) se il governo emettesse moneta senza debito, potrebbe esserci un debito pubblico pari a zero;
(2) se il debito pubblico non ci fosse, non esisterebbe neanche la spesa per gli interessi passivi sullo stesso che, come ben sappiamo, è la parte di spesa più negativa perché non è legata a beni e servizi reali. Sempre con riferimento agli USA, il governo ha speso oltre 413 miliardi di dollari in interessi sul debito nazionale durante il solo anno fiscale 2010. Questo denaro è stato trasferito a ricchi banchieri internazionali e di altri governi stranieri. È inoltre in fase di proiezione che il governo degli Stati Uniti pagherà 900 miliardi di dollari solo in interessi sul debito nazionale entro l’anno 2019.
(3) se il governo potesse emettere moneta senza debito, non ci sarebbe nemmeno bisogno di un dibattito sul “tetto del debito” e quindi non sarebbe possibile ricattare il governo!!!
(4) se il monopolio della creazione del denaro fosse nelle mani dello Stato anziché in quelle delle banche centrali, le grandi banche commerciali non potrebbero arricchirsi a dismisura in brevissimo tempo come accade ora. Sappiamo bene infatti che negli ultimi anni la Federal Reserve ha dato enormi quantità di denaro quasi senza interessi alle grandi banche di Wall Street, che hanno poi cominciato a prestarlo al governo ad un tasso molto più elevato di rendimento (un po’ quello che avveniva in Italia ai tempi di Spaventa, episodio che ha portato lo stesso Mosler ad interessarsi al nostro paese!). La cosa mi sembra molto simile a quello che accade in Europa ora che la BCE ha ridotto il costo del denaro quasi a zero!;
(5) l’emissione di moneta a debito, come ho detto prima, comporta obbligatoriamente una parte di spesa (quella relativa agli interessi passivi) non collegata a beni e servizi reali e ciò comporta un’inflazione quasi automatica o per lo meno aumenta notevolmente il rischio di inflazione progressiva; mentre nel caso di moneta emessa senza debito l’inflazione dipenderebbe quasi esclusivamente dalle scelte governative in merito alla qualità della spesa, eliminando così la componente inflattiva quasi automatica, come dovrebbe giustamente essere in uno stato sovrano.
Vengo ora ad un altro aspetto che ritengo strettamente collegato a quanto detto finora e altrettanto cruciale: la gestione dell’intero sistema bancario.
Per farmi capire, parto dall’affermazione di Mathew Forstater : «Una volta raggiunta la piena occupazione non si dovrebbe permettere al deficit di aumentare. Quando l’economia è a regime di piena occupazione ogni ulteriore incremento della domanda aggregata non migliora la produttività ma anzi crea inflazione». Sottoscrivo pienamente!
E proprio per questo affermo con molta convinzione che deve assolutamente essere eliminata la possibilità per qualsiasi soggetto diverso dallo Stato di inventare moneta dal nulla! Mentre oggi le banche cosiddette commerciali hanno questo potere (ogni volta che concedono un prestito inventano nuovo denaro)!
Pur trattandosi di un tipo di denaro diverso da quello creato dallo stato —dal punto di vista del cittadino quest'ultimo è moneta ad alto potenziale, mentre l'altro è un credito bilanciato da un debito, in quanto i prestiti vanno restituiti—, ciò comporta in ogni caso l'aumento di liquidità in circolazione il quale sottrae il controllo della base monetaria allo Stato, che quindi avrà molta difficoltà a gestire la spesa pubblica senza generare inflazione.
Immaginiamo la situazione descritta da Forstater, in cui in un determinato momento lo Stato valuti che la moneta in circolo è sufficiente a garantire la piena occupazione e che quindi decida di non fare ulteriore deficit. Il sistema bancario potrebbe decidere di elargire una massiccia quantità di prestiti inondando di liquidità il paese (ed è molto probabile che metterebbe in atto una strategia del genere per contrastare uno stato che stia tentando di riprendersi la propria sovranità!!).
Ciò inoltre contribuisce enormemente al meccanismo di concentrazione di capitale e potere: il potere di creare denaro concesso al sistema bancario, infatti, ha contribuito fortemente alla costituzione delle multinazionali, che invece avrebbero avuto per lo meno qualche difficoltà in più se tutto il meccanismo di creazione del denaro stesso fosse gestito dal potere pubblico.
Quindi, premesso che l’attività di concessione del credito è fondamentale nell’economia di un paese (oggi il cosiddetto credit crunch oggi sta soffocando tantissime attività produttive), va ridefinito tutto il sistema bancario, innanzitutto reintroducendo la legge che separi le banche commerciali dalle banche d'affari e speculazione, per tutelare i risparmi dei cittadini, ma prevedendo anche l’eliminazione del potere di creare denaro dal nulla per gli istituti bancari privati.
In virtù del principio sopraesposto, secondo il quale lo Stato deve essere l’unico monopolista legale di creazione/emissione del denaro, le banche commerciali potranno concedere prestiti solo mediante l’utilizzo di capitale proprio, avendo quindi l’obbligo di mantenere una riserva del 100% o sottoscrivendo accordi con i propri correntisti che decidessero di partecipare all’attività di concessione del credito tramite i propri risparmi.
L’attività di prestito attraverso nuova creazione di denaro (ad. esempio la concessione di mutui o le aperture di credito alle imprese ecc.) verrà svolta direttamente dallo Stato, attraverso Istituti pubblici.
In questo modo lo Stato stesso potrà coordinare questa attività con quella di emissione primaria, evitando pericolosi rischi in termini di inflazione, concentrazione di denaro e di potere.
In conclusione affermo che non può e non deve esistere un meccanismo che permetta ad alcuni soggetti di interferire con la piena sovranità monetaria dello Stato, perché altrimenti questi soggetti comanderanno il mondo».
venerdì 7 dicembre 2012
venerdì 18 maggio 2012
MMT E SOVRANITÀ MONETARIA
Born in the USA
Una critica (keynesiana) alle tesi neokeynesiane della Modern Money Theory
di Sergio Cesaratto*
Ci dividono, dal compagno Cesaratto, due punti. Uno di dottrina, l'altro politico. Noi non pensiamo che il sistema capitalistico possa risolvere o addirittura evitare le sue crisi con cure massicce di tipo keynesiano. Politicamente ci divide il giudizio sull'Unione europea. Cesaratto ne vede i limiti, ma ne apprezza le presunte finalità "progressiste". Ma Cesaratto ha ragione da vendere nella sua critica alla MMT. La sua conclusione, che la MMT si accalzi solo agli Stati Uniti (o ad una grande entità statuale imperialisitica la cui moneta sia predominante) va nella stessa direzione di quanto affermammo noi nel febbraio scorso. Consigliamo quindi vivamente la lettura. Non spaventatetevi per gli inevitabili tecnicismi.
giovedì 1 marzo 2012
MMT? NO GRAZIE (PER ORA)
![]() |
| Alberto Bagnai |
La scoperta dell'acqua calda, i profeti e le vere priorità
«Ma voi pensate che veramente sia più efficace, come metodo, andare dal piddino di turno, intriso di luoghi comuni, e sbattergli in faccia che è vittima di un complotto ordito da tre persone, e che però altre tre persone sono venute, come i Re magi, portando dall'Ovest anziché dall'Est la formula magica che ci può salvare tutti dalla catastrofe? Cioè: a voi questo sembra veramente un buon esercizio di comunicazione? Forse perché con voi ha funzionato»?
Cerchiamo di capirci una volta per tutte, così evitiamo equivoci, delusioni, e perdite di tempo.
Cerchiamo di capirci una volta per tutte, così evitiamo equivoci, delusioni, e perdite di tempo.
martedì 28 febbraio 2012
QUELL'AMERICANATA DELLA MMT (2)
Una teoria economica imperialistica?
La Modern Money Theory o il mito della Cornucopia
(seconda parte)
di Moreno Pasquinelli
La Modern Money Theory o il mito della Cornucopia
(seconda parte)
di Moreno Pasquinelli
«Potevamo andare al summit di Rimini a dire queste cose? Meglio di no. E comunque non sarebbe stato possibile, visto che il Barnard l’ha organizzato alla stregua di un simposio di sacerdoti gnostici, quasi si trattasse di un rito per seguaci o iniziati».
lunedì 27 febbraio 2012
venerdì 24 febbraio 2012
TEORIA MONETARIA MODERNA?
«La MMT ci salverà dalla Grande Contrazione»?
di Federico Rampini*
Siamo alle porte del "grande evento". Promosso da Paolo Barnard, dal 24 al 26 febbraio, si svolgerà a Rimini l'atteso SummitModern Money Theory 2012.
Venerdì pubblicheremo un pezzo in cui spieghiamo perché la Teoria Monetaria Moderna non ci convince, a partire dal concetto di denaro che essa sottende. Ci pare importante tuttavia discuterne seriamente. Per questo offriamo ai lettori un intervento della nota penna obamiana di Repubblica il quale, pur se con piccole sbavature, spiega cos'è la MMT e chi sono i suoi teorici.
sabato 14 gennaio 2012
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Mario Monti
(72)
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(72)
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(70)
Libia
(66)
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(65)
capitalismo casinò
(63)
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Rivoluzione Democratica
(61)
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(61)
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(59)
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