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sabato 14 dicembre 2019

"SALVARE" ALITALIA? NO RILANCIARE! di Fabio Frati

[ sabato 14 dicembre 2019 ]

L'appassionato e lucido intervento in video di Fabio M Frati, sindacalista Alitalia e membro del Coordinamento nazionale di Liberiamo l'Italia, durante il Consiglio Comunale straordinario della città di Fiumicino, convocato all'interno dell'aeroporto, per discutere della drammatica situazione Alitalia.

lunedì 18 novembre 2019

ALITALIA ALL'ITALIA di Fabio Frati

Fabio Frati
[ martedì 19 novembre 2019 ]

La mannaia delle forzate privatizzazioni e svendita dei settori strategici del nostro Paese, ha colpito da tempo anche l’Alitalia, una volta compagnia di bandiera fiore all’occhiello del Paese.

Il cosiddetto Piano di salvataggio prevede un (ennesimo) ridimensionamento dell’azienda, e migliaia di licenziamenti.

Si è svolto oggi il Consiglio Comunale straordinario della città di Fiumicino, convocato all’interno dell’aeroporto, per discutere della drammatica situazione Alitalia.

Erano presenti il sindaco Montino, deputati, senatori, dirigenti sindacali e lavoratori.

Pubblichiamo l’intervento di Fabio M Frati, sindacalista Alitalia e membro del Coordinamento nazionale di Liberiamo l’Italia


lunedì 4 novembre 2019

(DIS)INTERESSE NAZIONALE di Leonardo Mazzei

[ martedì 5 novembre 2019 ]

Fiat ed Alitalia: altri due colpi all'occupazione ed all'economia italiana (e adesso arriva l'Ilva)

Per alcuni è una parolaccia, per altri uno slogan gridato senza coerenza alcuna. L'interesse nazionale, che in questi casi è soprattutto interesse del popolo lavoratore, sembra non interessare più a nessuno. Meglio litigare, invece, su plastic e sugar tax, nomi inglesi di italiche tasse raschia-bidone.

Eppure i temi non mancherebbero: Fiat (od Fca, come ora si chiama) ed Alitalia in primo luogo.

Cosa dice il governo, cosa dicono i partiti ed i commentatori su queste due vicende? Nulla, normale amministrazione di un Paese che muore. Che si vuol far morire.

Alitalia


Per l'Alitalia è giunta l'ora - ma guarda un po' - di Lufthansa. La compagnia tedesca si "offre" di entrare nella società per l'iperbolica cifra di 150-200 milioni, contro i 100-120 di Delta. Ma i tedeschi vanno al sodo. I loro spiccioli arriveranno solo ad alcune condizioni: meno aerei, meno spese e soprattutto meno occupazione, con un taglio che sembrerebbe quantificato in circa 5mila posti di lavoro da sopprimere.

Cinquemila occupati in meno non sono bruscolini, ma per l'Italia non è questo l'unico aspetto negativo. Con il piano di Lufthansa, sponsorizzato dalla solita Atlantia dei noti benefattori Benetton, Alitalia scadrebbe al ruolo di compagnia regionale, mero tassello della strategia e del business del gigante tedesco con sede a Colonia. La riprova di tutto ciò sta nella condizione più pesante posta nella lettera arrivata dalla Germania: Alitalia dev'essere privata, il Ministero del Tesoro dovrebbe cedere la sua quota entro tre anni!

Il fatto che il governo taccia di fronte ad una simile sfacciataggine - quattro spiccioli in cambio del pieno controllo della società! - la dice lunga su quanto il ceto politico italiano sia venduto ai grandi potentati economici d'oltralpe, quelli tedeschi in questo caso.

Negli anni lo Stato ha speso molto per Alitalia, ma mai per rilanciarla, che altri dovevano essere i dominus dei cieli europei: British Airways, Air France ed appunto Lufthansa. Così fu deciso a suo tempo dall'Unione Europea. I soldi pubblici sono quindi serviti non a rilanciare l'azienda, bensì a smantellarla lasciandola morire. Ed il compito coscientemente assegnato dal governo ai "commissari straordinari" è stato proprio questo: non fare nulla per migliorare la situazione aziendale allo scopo di favorirne la solita svendita ai soliti noti.

Ma che oggi si discuta di offerte da 100-200 milioni di euro, come potessero risultare decisive, è oltremodo offensivo. Molti non lo sanno, ma nelle scorse settimane lo Stato - attraverso il Fondo strategico italiano (Fsi), controllato da Cdp, dunque dal Tesoro - ha trovato il modo di mettere oltre 166 milioni di euro nella società farmaceutica Kedrion, di proprietà della famiglia Marcucci, quella dell'attuale capogruppo del Pd al Senato (i conflitti di interesse sono tanti...). Piccola ingenua domandina: non sarebbe stato meglio utilizzarli per rafforzare il controllo pubblico su Alitalia, anziché svenderla per 200 milioni dopo aver speso un miliardo e 300milioni negli ultimi 18 mesi?

Fca (Fiat Chrysler Automobiles)


Se la vicenda Alitalia grida vendetta, quella di Fca non è da meno. La fusione con la francese Psa (Peugeot e Citroen) è stata annunciata come una necessità, il modo per competere con i gruppi più grandi del settore, quello di entrare davvero nel campo dell'auto elettrica.

La stampa ha presentato questa fusione come un'operazione alla pari senza vincitori né vinti. Ma che sia così non ci crede proprio nessuno. E' vero, il capitale della nuova società sarà suddiviso al 50% tra gli azionisti di Fca e quelli di Psa, ma nel consiglio d'amministrazione Psa avrà la maggioranza (6 membri su 11) e l'amministratore delegato sarà quello stesso Carlos Tavares che guida il gruppo francese dal 2014.

La verità è che i francesi hanno acquistato Fca, tant'è che al gruppo italo-americano è stato pagato un premio di 6,4 miliardi (da qui il boom del titolo in borsa), dei quali ben 5 finiranno in una maxi-cedola agli azionisti, di cui 1,6 miliardi andranno ad Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli. Morale: gli azionisti Fca (gli Agnelli in primis) hanno incassato i soldi, i francesi di Psa hanno preso il controllo del gruppo. Amen.

Quali le conseguenze di questo passaggio? Secondo il professor Giuseppe Berta, storico dell'industria e grande esperto delle strategie di Fca, le cose sono chiare. «E' inevitabile che ci saranno tagli agli impianti e all’occupazione nel medio e nel lungo termine», ha dichiarato al Fatto Quotidiano. Fin qui fin troppo ovvio, quando mai le fusioni industriali non portano a tagli occupazionali? Ma dove avverranno con ogni probabilità? Semplice, risponde Berta: «Nell’azionariato di Psa c’è lo Stato francese (13%, ndr) e Opel è un pezzo del sistema industriale tedesco. E’ un pensiero fin troppo positivo quello secondo cui in Italia non succederà niente».

Chiaro? Fin troppo direi. D'altronde le voci sono che in Italia resterebbero solo le produzioni delle auto di lusso, mentre il resto andrebbe in Francia. Già oggi le fabbriche italiane di Fca producono 700mila autoveicoli all'anno a fronte di una capacità di un milione e 400mila, ma in futuro le cose non potranno che peggiorare. E così, dopo la beffa del trasferimento della sede legale ad Amsterdam (il fisco ha le sue ragioni, ma non scordiamoci mai di onorare San Marchionne!), l'Italia sarà chiamata nei prossimi anni a pagare un nuovo prezzo in termini di posti di lavoro.

Ma non si dica a Conte, né ai suoi amici piddini e pentastellati. Costoro, da tanto che contano, pare non fossero neppure informati dell'operazione. E se lo erano tanto peggio. Sta di fatto che le prime parole del Presidente del consiglio sono consistite nell'inqualificabile:  «È un’operazione di mercato». Sottinteso, trattandosi di «un'operazione di mercato», cioè del nuovo Dio di questi pezzenti, nulla si può dire, meno ancora si può fare.

Alitalia ed Fca: cos'altro ci vuole per capire che la difesa dell'interesse nazionale è oggi una priorità assoluta per chi vuol tutelare gli interessi dei lavoratori? E che per praticarlo bisogna mandare a casa il prima possibile questo governo del massimo (dis)interesse nazionale?

PS - Mentre chiudo questo articolo, arriva il ricatto di ArcelorMittal sull'Ilva di Taranto. Ecco cosa succede a mettersi nelle mani delle multinazionali e del "mercato" tanto caro a Conte. Ecco cosa succede ad uno Stato privo, anche a causa dei vincoli europei, di una politica economica ed industriale degna di questo nome. Altro che sugar tax!

lunedì 22 luglio 2019

ALITALIA DÉJÀ VU... di Antonio Amoroso (C.U.B. Trasporti)

[ lunedì 22 luglio 2019 ]

UNA NAZIONALIZZAZIONE BIDONE



Dopo oltre 2 anni dal commissariamento dell’Ali-Etihad voluto da Calenda per rappresaglia contro l’opposizione dei lavoratori all’ennesima richiesta di sacrifici occupazionali, salariali e normativi, l’ipotesi, formulata dal Governo attuale, di definizione di una cordata di investitori pubblici e privati in grado di salvare e rilanciare Alitalia svanisce.

La scadenza del 15.7.2019 fissata da Di Maio per la presentazione delle offerte vincolanti da parte di FS e dei papabili investitori privati, nei fatti viene svuotata e tutto si rimanda ancora una volta.

In aggiunta, quanto sta emergendo sul contenuto del Piano AZ redatto da FS e Delta è un assoluto déjà vu: un progetto di ridimensionamento della flotta, di licenziamenti, tagli salariali e peggioramento normativo.

Un Piano in assoluta continuità con quelli falliti ed archiviati che hanno attuato i “Capitani Coraggiosi” che intervennero dopo la privatizzazione nel 2008 e che hanno redatto i cavalieri bianchi di Etihad nel 2014.

A peggiorare la situazione c'è che, se il Piano AZ non sarà cambiato, ad attuarlo sarà un CdA espressione dell’investitore pubblico che deterrà la maggioranza del capitale della “Nuova Alitalia”, composto al 37% da FS (controllata al 100% dal Tesoro), 15% dal Mef (convertirà parte del prestito ponte di 900 mln erogati dal precedente Governo per la gestione commissariale), 10-15% da Delta Airlines e il restante circa 40% affidato ad uno dei concorrenti manifestatisi di recente (Toto, l’azionista di Avianca, Lotito e Atlantia).

La circostanza che il capitale sarà a maggioranza pubblica, se da una parte rende merito all’azione del Governo per la scelta coraggiosa che ha saputo attuare, dall’altra rappresenta un rischio per la sopravvivenza di Alitalia se l’intera operazione dovesse fallire.

Il fallimento di tale operazione darebbe fiato ai detrattori dell’intervento pubblico che tanto hanno fatto e continuano a fare per impedire una soluzione di completa nazionalizzazione di Alitalia: la liquidazione rappresenterebbe l’approdo certo e non ritengo possa esserci prova di appello se fallisse tale ultima chance.

Di fatto, però, il Piano AZ di cui come Cub Trasporti abbiamo ampiamente dato risalto e che molti quotidiani hanno ripreso e confermato nelle linee generali, costituisce una gravissima minaccia, in quanto fallimentare e senza alcuna prospettiva di riuscita.

Seppure “emendabile” nelle intenzioni di Fs e Delta che l’hanno redatto, è altamente improbabile che possa essere rivoluzionato se il gestore politico non impone lo stravolgimento delle linee cardine del progetto stesso.

D’altra parte Atlantia, che sembra essere in pole-position tra i candidati a rilevare parte o tutta la quota di azioni rimaste senza acquirenti (…e pensare che solo 15 giorni fa Di Maio la definiva azienda decotta e pericolosa per il futuro di Alitalia), ha comunque partecipato alla stesura del Piano stesso e non sembra finora averne preteso lo stravolgimento e/o un miglioramento

A quanto sembra Toto, pur non godendo del favore di Battisti e di FS, sembrerebbe intenzionato a intervenire in AZ per ampliare la flotta e ridurre l’impatto sociale ma di visibile non c’è molto visto che anche l’investitore abbruzzese non ha ancora scoperto le carte.

Meno probabile la partecipazione di Efromovich di Avianca nel capitale AZ, come anche si allontana l’ipotesi Lotito ma neppure per questi ultimi due “concorrenti” si ha alcuna visibilità sulle loro concrete intenzioni e sui loro progetti reali.

Ciò che manca nel Piano AZ preparato da FS e Delta, in cui non si intravede neppure come possa essere realizzato il preventivo risanamento, è il progetto di rilancio, senza il quale il destino della Compagnia di Bandiera resta segnato.

Certo è che gli impegni pre-elettorali su Alitalia assunti dalle forze politiche che oggi compongono la maggioranza dell’Esecutivo non sono rintracciabili nelle 35-40 pagine del Piano AZ.

Salvini, prima di ripensarci e tifare per Lufthansa eppoi per Atlantia, era un sostenitore della nazionalizzazione di Alitalia. Di Maio sosteneva un progetto, a conduzione pubblica, che realizzasse un vero rilancio di Alitalia, senza alcun pedaggio per i lavoratori che avevano gà dato nel corso degli anni precedenti ed un ritorno progressivo al controllo dei flussi turistici da e per l’Italia.

La situazione è molto delicata. Non c’è assoluta chiarezza sul patrimonio netto dell’attuale compagnia commissariata e a quanto pare il prestito ponte sembra essere in via di esaurimento, al punto di non garantire l’operatività di Alitalia oltre la fine dell’anno, se non addirittura prima.

E’ dunque necessario che il Governo, con uno scatto di reni imperioso, sappia imporre una svolta e, scongiurando soluzioni posticce e senza futuro, ridefinisca gli assunti di Piano, in modo da assicurare ad Alitalia risanamento e sviluppo, scongiurando tagli e licenziamenti.

Per fare questo non vedo altre soluzioni che una Nazionalizzazione di Alitalia, con l’intervento di una ricapitalizzazione adeguata che consenta lo sviluppo di un piano che ridia speranze ai lavoratori e tuteli gli interessi della collettività.

Se è vero che, giustamente, per avere un servizio ferroviario adeguato alle esigenze del nostro Paese, le FS beneficiano di un investimento di circa 10 mld l’anno di denaro pubblico da oltre 35 anni, non si capisce per quale motivo un investimento di 2 MLd, destinato alla crescita e allo sviluppo del Trasporto Aereo, possa costituire un problema per le casse dello Stato che avrebbe ben altri benefici.

Si ricordi che dei circa 8 MLD spesi in Alitalia negli ultimi 20 anni, oltre 4 MLD sono stati sperperati nella privatizzazione, per ridimensionare Alitalia e per lasciare a casa oltre 12.mila lavoratori diretti e più del doppio indiretti: è ora di fare investimenti per la crescita e non certo continuare a rimanere prigionieri di scelte miopi e pericolose.

Il ricco mercato del Trasporto Aereo consente la profittabilità degli investimenti, visti gli alti tassi di crescita del traffico passeggeri e la tendenziale prospettiva di aumento del traffico merci: è necessario ribaltare le logiche che in Europa hanno confinato da 20 anni Alitalia a ruolo di cenerentola, assediata dal mercato low-cost più che in ogni altro paese del vecchio continente, generando asimmetrie che penalizzano la crescita e lo sviluppo di una vera Compagnia di Bandiera italiana.

E’ ora di cambiare rotta. In fretta e con lucidità. Altrimenti si precipita.




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venerdì 29 marzo 2019

ALITALIA: LA FINE O UN NUOVO INIZIO?

[ 29 marzo 2019 ]

Della importantissima vicenda Alitalia molte volte ci siamo occupati negli anni.
Una via crucis per la maestranze, una telenovela dalle infinte puntate (per la politica ed i media) che rischia di giungere molto presto alla fine, diciamo dopo le elezioni europee.

Ma come sarà l'epilogo? Tragico o bello?
Oggi il Corriere della Sera pubblica un'indagine molto dettagliata scoprendo l'acqua calda, ovvero che la compagnia di bandiera spende una montagna di soldi per il leasing degli aeromobili, per l'esattezza il 60% in più dei prezzi medi di mercato.

Ma torniamo alla questione di come si potrebbe concludere la saga.

L'altro ieri i commissari hanno lanciato una specie di ultimatum: "E' fondamentale che le Ferrovie prendano una decisione finale", in caso contrario ci sarà "la liquidazione
dell'azienda". Essi avvertono che ci sarà tempo fino a Pasqua per chiudere la trattativa, altrimenti ci sarebbero solo due strade: svendere la compagnia a Lufthansa (come preferirebbero il Ministero dell'Economia e certi ambienti della Lega) oppure la liquidazione. In altre parole, se ferrovie non conferma la sua disponibilità ad entrare nella compagnia, due modi di uccidere Alitalia.

Ferrovie e Delta — che insieme dovrebbero avere il 45% della nuova società, con l'apporto del Tesoro si arriva al 60% — sembra stiano cercando altri partner tra cui Fincantieri.
Inutile menare il can per l'aia, la decisione finale spetta al governo.
L'augurio è che prevalga la decisione di prendere in mano e rilanciare, con un serio piano d'investimenti, la compagnia. 
E' nelle mani del governo la facoltà di spingere Ferrovie a compiere il passo annunciato, coinvolgendo CdP e se serve anche Fincantieri.
Affidarsi a Lufthansa significherebbe tagli enormi ai livelli occupazionali e trasformare la compagnia in una rachitica succursale tedesca.

I lavoratori non possono restare inermi davanti a questo bivio. Dovrebbero mobilitarsi affinché il governo si decida perché Alitalia viva e diventi una grande compagnia a proprietà pubblica di trasporto aereo.

I Cinque stelle, per bocca dello stesso Di Maio, nel febbraio scorso, si erano impegnati per questa seconda opzione.

TENGANO FEDE A QUESTA LORO PROMESSA, IMPEDENDO A TRIA ED AGLI ESPONENTI PIU' NORDISTI DI LEGA, DI SVENDERE A LUFTHANSA!


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venerdì 15 febbraio 2019

DUE BELLE UNA BRUTTA di Sandokan

[ 15 febbraio 2019 ]

Iniziamo da quella brutta.

Ieri presso il Ministro degli interni, Matteo Salvini, accompagnato dal suo ministro dell’agricoltura Centinaio, ha incontrato una delegazione dei pastori sardi in rivolta. Com’è noto i pastori chiedono che il loro latte gli venga pagato almeno un euro al litro. Nessun accordo e i pastori han dichiarato che non fermeranno né blocchi né mobilitazioni.
E così il minestrone dell’interno ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, e la sua ennesima invasione di campo è andata a farsi friggere. Ed ecco che allora che Salvini ha fatto la voce grossa: “non posso tollerare oltre che le strade sarde siano bloccate ancora”.
Eh sì perché in base al suo sbirresco Decreto sicurezza lui dovrebbe spedire in galera centinaia di pastori e cittadini che stanno bloccano le vie di comunicazione dell’isola.
Vallo a fare se hai coraggio!

 Passiamo quindi alla prima bella notizia.


Su iniziativa della compagine penta stellata, malgrado i mugugni leghisti, il governo ha annunciato quella che di fatto è la nazionalizzazione di Alitalia. Decisione tanto attesa dalla maestranze. Certo, occorrerà vedere il piano industriale, ovvero se e come avverrà il rilancio della compagnia (il che chiede congrui investimenti), ma è un fatto che tutti i giornalini di regime di fede neoliberista sbraitano e imprecano contro ritorno dello Stato imprenditore. Dal dire al fare c’è di mezzo il mare, e vedremo gli sviluppi. Intanto Di Maio ha ufficialmente dichiarato che nessuno perderà il posto di lavoro. Un passo avanti grande se si pensa che fino a poco fa si parlava si svendere Alitalia ai francesi con tagli di migliaia di addetti. E vale la pena segnalare che i leghisti, che strizzavano l’occhiolino a Lufthansa, se la sono presa in quel posto.


Seconda bella notizia.

Ancora una volta per iniziativa dei ministri cinque stelle il Consiglio dei ministri ha fermato la macchina (lanciata dai leghisti a tutta velocità in vista delle europee) del cosiddetto “regionalismo differenziato” —ovvero prima tappa della secessione. 
Di fatto i penta stellati hanno messo il veto.


Ben fatto!



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giovedì 4 ottobre 2018

ALITALIA: MOBILITAZIONE PER LA NAZIONALIZZAZIONE

[ 4 ottobre 2018 ]

Domani, 5 ottobre, dalle ore 10:00, si svolgerà un presidio di protesta dei lavoratori Alitalia, promosso dalla C.U.B. Trasporti e dall'Air Crew Committee.

QUI SOTTO IL COMUNICATO STAMPA

*  *  *


Purtroppo non va bene per Alitalia e per migliaia di lavoratori ancora incombe l’incertezza del domani.

Per ora le aspettative di cambiamento hanno solo lastricato i sogni dei dipendenti AZ ma non si sono concretizzate nè in una reale ristrutturazione, propedeutica ad un vero rilancio, nè in un piano industriale in grado di assicurare la salvaguardia della Compagnia di Bandiera italiana e la necessaria sua solidità.

A 7 mesi dalla definitiva archiviazione del Governo che, in continuità con il passato, aveva condannato Alitalia all’ennesimo ridimensionamento e la categoria ad ulteriori licenziamenti e tagli salariali/normativi, ancora non è chiaro se e come si vuole girare pagina.

Non si capisce se davvero ci sia una volontà di cambiamento, visto che gli esecutori del progetto di cessione, smembramento e ridimensionamento di Alitalia, cioè gli attuali Commissari AZ, sono ancora al loro posto, dopo essere stati nominati da un Governo che aveva deciso di regalare il ricco mercato del trasporto aereo italiano ai concorrenti.

Nè è chiaro il modo in cui si vuole cambiare visto che non è stato reso pubblico un progetto di risanamento, nè di rilancio, nè quali investimenti l’Esecutivo voglia fare.

Il tempo però non è una variabile insignificante visto che la realtà non sembra proprio delle più rosee, nonostante i Commissari AZ alla Camera dei Deputati il 26.9.2018 abbiano corroborato il racconto sulle loro prodezze con numeri tutt’altro che chiari (vedi il Fatto Quotidiano del 3.10.2018) e da cui non emergono i debiti accumulati (...a proposito quand’è che Alitalia deciderà di versare al Fondo di Solidarietà del Trasporto Aereo gli oltre 40 mln trattenuti da Febbraio 2018, considerando che, peraltro, migliaia di dipendenti sono in attesa delle prestazioni da parte del Fondo stesso?)

C’è un fatto che più di altri evidenzia l’assurdità di una vicenda che deve segnare una svolta: in un mercato fioerente com’è quello del trasporto aereo italiano, in continua crescita con tassi da industria cinese, è paradossale che la Compagnia aerea italiana continui ad fruire della Cigs (...peraltro di dubbia legittimità come presto emergerà!) per un taglio di circa 2000 posti di lavoro!

In Alitalia in 10 anni già oltre 12.000 persone hanno perso l’occupazione e migliaia sono i precari lasciati ad aspettare una stabilizzazione che non arriva (...per la stabilizzazione in Alitalia servono 72 mesi di precariato!), con un costo devastante per la collettività ed un danno sociale enorme: 

È ORA CHE GLI INVESTIMENTI DI DENARO PUBBLICO SIANO UTILIZZATI PER CREARE OCCUPAZIONE E SVILUPPO, NELL’INTERESSE DEL PAESE, DELLA COLLETTIVITÀ E DEI LAVORATORI.

È ORA CHE IL GOVERNO BATTA UN COLPO

CHIARENDO COSA VUOLE FARE E COME VUOLE INTERVENIRE PER RISANARE E RILANCIARE ALITALIA

4 SETTEMBRE 2018 
CUB TRASPORTI – AIRCREWCOMMITTEE

CUB Trasporti – via Ponzio Cominio 56 – 0676960856 – 0676968412 – fax 0676983007 – cub_trasporti@libero.it – cub.romaeprovincia@legalmail.it – facebook/CubTrasporti fco – www.cub.it – www.cubregionelazio.it

AirCrewCommittee – via Giuseppe Botti 56 – www.aircrew.it – info@aircrew.it

mercoledì 25 aprile 2018

ALITALIA: È L’ORA DELLA LIBERAZIONE!

[ 25 aprile 2018 ]
 

Incredibile ma vero: I confederali hanno firmato ieri un altro accordo infame...

Qui sotto il comunicato Cub Trasporti - AirCrewCommittee




*  *  *


ALLA VIGILIA DELL’ALTA STAGIONE,  MENTRE CRESCE IL TRASPORTO AEREO,  SENZA CHE SIA RESO NOTO UN PIANO INDUSTRIALE E SENZA ALCUNA TRASPARENZA SUI CONTI AZ I COMMISSARI DI ALITALIA E LE “LORO” OO.SS. CONFERMANO IL TAGLIO DI 1480 POSTI DI LAVORO E RILANCIANO IL BUSINESS DEI LICENZIAMENTI CON L’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE PER I DIPENDENTI A ZERO ORE

INTANTO LA COMMISSIONE ALLA CONCORRENZA DELLA UE, A FRONTE DELLA “DISINTERESSATA” PRESSIONE DI LUFTHANSA E RYANAYR, APRE L’INDAGINE SUL PRESTITO PONTE EROGATO AD ALITALIA

Anche i simboli hanno un loro significato nella vertenza Alitalia.
Ad un anno esatto dal Referendum (24.4.2017) che bocciò il “Verbale di Intesa” sottoscritto al Mise, CgilCislUilUgl, AnpacAnpav ieri hanno firmano un altro Accordo della Miseria e la UE, pur di esercitare una indebita pressione sulla futura cessione di Alitalia, su mandato delle Compagnie concorrenti che vogliono definitivamente espropriare il ricco mercato del trasporto aereo italiano, sempre ieri, ha aperto ufficialmente l’indagine sul prestito erogato alla Compagnia di Bandiera italiana.

UNA EMBLEMATICA PARABOLA PER UN PAESE PRIVO DI UNA ADEGUATA CLASSE POLITICA, SINDACALE E MANAGERIALE

Quello che appare un vero e proprio bollettino di guerra scatenato contro i lavoratori AZ, colpevoli di non aver assecondato i tagli ai salari e agli organici, nonchè la liquidazione di Alitalia, non trova alcuna spiegazione dai dati di crescita del traffico passeggeri e merci: è la prova dell’insipenza di Calenda&Soci, dei sindacati della miseria e di un management incapace e in malafede.

UN TRAFFICO PASSEGGERI E MERCI IN GRANDE CRESCITA

Ieri il Direttore Generale di Enac, Alessio Quaranta, dichiarava sul quotidiano Il Tempo che il 2018 “sarà un anno boom per il turismo in Italia” , che “sarà una stagione estiva eccellente” e che “preannuncia il tutto esaurito”, dopo che nel 2016 e nel 2017 “il traffico complessivo nel nostro Paese è cresciuto del 7,1% contro il 4,5% degli altri Paesi”, nonchè che in Italia “nei prossimi 12 anni i passeggeri saranno 280 mln contro gli attuali 160 mln (+75%)”.

Inoltre è di oggi la dichiarazione dell’AD di AdR, sul quotidiano Il Messaggero che, riferendosi all’aeroporto di Fiumicino, esalta le sue “performaces anche sulle destinazioni di lungo raggio“, nonchè il “consolidarsi dei mercati cinesi e coreani che fanno registrare volumi di crescita a 2 cifre (21,1%)”

Nonchè il quotidiano Milano Finanza di oggi sottolinea che da gennaio a marzo 2018 a Fiumicino si è registrato un + 7% di passeggeri e che il traffico sul lungo raggio ha conseguito un +17,9%, arrivando addirittura a +57,4% nel mese di marzo u.s nella direttrice da e verso il Nordamerica.

Per non parlare di quanto pubblicato da Avionews oggi stesso che, solo a titolo di esempio, sottolinea come Alitalia non abbia partecipato alla gara per i collegamenti aerei in regime di continuità da/per Pantelleria e Lampaedusa da/per Palermo, Trapani e Catania, aggiudicatasi da Danish Air Trasport per il periodo 1.7.2018 al 30.6.2021: avrebbero fatto comodo alle casse AZ oltre 38,5 mln di euro (circa 13 mln di euro all’anno!) per un servizio da assicurare con 2 Atr-72 ma inspiegabilmente i Commissari AZ hanno preferito proseguire, con il plauso dei “loro” sindacati, con la politica dei tagli a loro ordinata da Gentiloni&Co.

NON VEDONO, NON SENTONO E NON PARLANO E FANNO DANNI
Alla vigilia della “summer” e mentre ancora non è stata assunta una decisione sul futuro di Alitalia, CgilCislUilUgl+AnpacAnpav hanno ratificato 1480 “eccedenze di personale” da gestire con la Cigs per altri 6 mesi, fino al 30.10.2018: un credito ai Commissari AZ, dopo quello concesso loro sull’iper-sfruttamento dei precari, che ben si guardano dal pubblicare i dati ufficiali sui conti AZ.
Aberrante è il vanto sbandierato dai soliti noti di aver imposto uno sconto alle pretese aziendali per 120 unità in meno del semestre precedente: 90 comandanti, 360 assistenti di volo, 1030 personale di terra.

L’ENNESIMA FIRMA A NOME E PER CONTO DI CHI?
Le altre OO.SS. continuano a firmare senza neppure indire una assemblea e mentre hanno la assoluta certezza che ogni sacrificio effettuato in passato dalla categoria è stato bruciato dall’aumento indiscriminato dei costi: ogni 100 euro di risparmio sul costo del lavoro è aumentata la spesa per altri capitoli di 200 o 300 euro, vanificando quanto reso disponibile dai lavoratori.

E’ incredibile che la categoria, dopo che ha bocciato l’ennesima miserabile intesa sui licenziamenti e sui tagli salariali, non sia più stata consultata: CgilCislUilUgl e gli altri sindacati si guardano bene dall’indire un confronto con i lavoratori (...alla faccia dei falsi impegni sulle consultazioni decantati nei pericolosi accordi interconfederali!) per avere un mandato ad agire ma continuano a riservare le decisioni alle segreterie nazionali, di fatto smentite e delegittimate anche dai loro iscritti.

UNA LINEA DA ARCHIVIARE E BATTUTA DAL VOTO DI 2 CONSULTAZIONI
In realtà nell’accordo di ieri sono contenuti assunti industriali (revisione ed ottimizzazione del network, adeguamento del dimensionamento dell’organico, ecc.) che, oltre a restare sconosciuti ai lavoratori (pure ai sindacati firmatari?), non dovrebbero essere nella disponibilità nè dei Commissari AZ, nominati da un Governo sconfitto dal voto alle elezioni politiche, nè dei sindacati che, dopo la sconfitta referendaria, si sono trincerati in un rancoroso autoritarismo, in contrasto con la categoria.

ESPULSIONI E BUSINESS DEI LICENZIAMENTI
Anche nell’ultimo Accordo sulla Cigs non esiste una sola parola sui criteri di applicazione della cassintegrazione, lasciando i lavoratori esposti alle scorribande aziendali, come sicuramente emergerà anche dall’inchiesta della Procura di Civitavecchia sia in tema di utilizzo della Cigs (un bancomat per la ristrutturazione!), sia di cessione di attività mentre si sospendono i dipendenti.

In compenso si annuncia che riparte il Business dei licenziamenti con gli assegni di ricollocazione per i cassintegrati: una nuova sperimentazione che non costituisce un augurio a chi è stato messo a zero ore, visti anche i fallimentari risultati raggiunti con le politiche attive sia per i 2251 dipendenti AZ licenziati a fine 2014 e per i 1666 lavoratori Almaviva espulsi ad inizio del 2017.

D’altra parte per evitare la Cigs a zero ore per 320 dipendenti sarebbe bastato spalmare su tutti la riduzione ottenuta del taglio dei posti di lavoro complessivo da 1600 a 1480 f.t.e., senza accettare di sacrificare qualcuno in ossequio alle malsane pretese dei Commissari AZ.

ECCO L’ASSALTO DELLA UE DA RESPINGERE CON DETERMINAZIONE
Mentre si infliggono ad Alitalia altri tagli, pur di tentare di stroncare qualsiasi intenzione di tutelare gli interessi dei lavoratori, del Paese e della collettività, è stata avviata l’inchiesta della Commissione UE sulla congruità del prestito ponte con le prescrizioni sugli aiuti di Stato.

Tale iniziativa che non si concluderà a breve termine, come tutti sanno, è scatenata dalla rapacità di Lufthansa e Ryanair (quest’ultima beneficia di ingenti aiuti di Stato indiretti da parte del nostro Paese): una pretesa che il futuro Governo dovrà respingere con determinazione, facendo anche appello alla LEGITTIMA FACOLTÀ DELL’ITALIA DI NAZIONALIZZARE la Compagnia di Bandiera.

Cub Trasporti - AirCrewCommittee

Roma 24.4.2018 

lunedì 23 aprile 2018

SALVARE ALITALIA O L'UNIONE EUROPEA?

[ 23 aprile 2018 ]

Come temevamo (e i neoliberisti in cuor loro speravano) l'Unione europea ha ri-messo il becco sulla vicenda Alitalia. 
Recita il comunicato diffuso da Bruxelles dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager:
«È compito della Commissione europea garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato. Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia è̀ conforme a tali norme».

Ricordiamo che il governo Gentiloni concesse alla compagnia aerea un prestito di circa 900 milioni —bazzecole rispetto ai "salvataggi" di banche e comparti industriali compiuti da altri Paesi Ue, Germania anzitutto. Pare che la Commissione si sia mossa sotto la pressione di alcuni concorrenti di Alitalia. Questa pesante intrusione negli affari italiani, finalizzata ad accelerare la svendita di Alitalia ai suoi concorrenti va respinta al mittente. Non solo lo Stato, per conto della collettività nazionale, può, ma deve, salvaguardare la natura pubblica del trasporto, ed il carattere strategico di quello aereo.

Pubblichiamo qui sotto l'ultimo comunicato della C.U.B.-trasporti.

* * * 

MENTRE CALENDA RIBADISCE  SUOI ANATEMI SUGLI ESUBERI AZ 

ANCHE LA IATA CONFERMA CHE IN ALITALIA: I LAVORATORI SONO POCHI  E LA PRODUTTIVITÀ È ALTA 

ALTRO CHE FIRMARE CIGS ED ESUBERI 




 LA SOLITA BUGIA PER NASCONDERE SCELTE IRRESPONSABILI 

Ancora una volta il quasi ex-Ministro Calenda non perde l’occasione per affliggerci con le sue esternazioni su Alitalia, nonostante i danni inferti al sistema produttivo italiano e i risultati elettorali del 4 marzo u.s.: evidenze che non possono essere cancellate neppure dalla sua arroganza e saccenza. 
Eppure i dati, emersi anche nel Convegno organizzato da Cub Trasporti ed ACC il 10.4.2018, confermano che il trasporto aereo nazionale continua a crescere e che Alitalia ha un personale il cui costo è il più basso dei principali concorrenti e la cui produttività è superiore a quella di Lufthansa e altre blasonate compagnie aeree, ovvero che il problema non è determinato dai dipendenti AZ e che la soluzione non può comportare altri sacrifici per i lavoratori. 

Ma Calenda e Gentiloni, come Renzi e Delrio, nonchè Berlusconi e il suoi Ministri ma anche Prodi ed i suoi collaboratori, hanno puntato a ridimensionare Alitalia, pur di regalare ad altri il controllo del ricco mercato del Trasporto Aereo italiano: una sequenza di scelte dall’inequivocabile intento liquidatorio.

La cortina di fumo utilizzata per nascondere l’insipienza e l’irresponsabilità dei Governi, grazie anche alla costante complicità delle OO.SS., sempre pronte a ratificare tagli e dannose ristrutturazioni, è sempre stata la stessa: inenarrabili bugie sul presunto alto costo del lavoro, su inesistenti privilegi del personale AZ e, soprattutto, sulla scarsa produttività di una categoria spremuta ormai oltre ogni limite (in AF e LH i lavoratori scioperano addirittura per consistenti aumenti!). 

LA VERITÀ È CONTENUTA NEI DATI E NELLE ANALISI DEGLI ESPERTI 

Finalmente, però, la verità è venuta a galla e le analisi di organismi indipendenti, come quella pubblicata dalla Iata di recente, raccontano un’altra storia: il piombo nelle ali di Alitalia non sono i dipendenti ma una realtà su cui è urgente intervenire, voltando pagina e imponendo scelte che tutelino il futuro di decine di migliaia di lavoratori (AZ ed indotto), il Paese e la collettività. 
Infatti, ALITALIA È ASSEDIATA DA BEN ALTRI PROBLEMI e la cui soluzione impone un impegno lungimirante, in grado di rilanciare un settore strategico per l’Italia: 
il ridimensionamento subito, spesso causato dal saccheggio dei presunti partner, ha privato la Compagnia di Bandiera di un gran numero di rotte intercontinentali e la difficoltà ad avere un network adeguato per assicurare la sostenibilità e lo sviluppo di un vettore all’altezza delle esigenze e possibilità del nostro Paese; le spaventose asimmetrie di trattamento rispetto ai concorrenti, in particolare ai vettori low-cost (..a.lla faccia di Delrio e dei suoi sorridenti selfies con O’Leary, presto, ne scopriremo delle belle, vista la recente sentenza che impone la pubblicazione dei contratti di yanair con alcuni gestori aeroportuali); l’ingiustificato peso di extracosti dovuti ad una gestione irresponsabile e talvolta allegra (...a proposito ma i Commissari AZ denunceranno mai i responsabili?) che, a fronte di 450 mln di spese ingiustificate, ha privato nel 2016 di chiudere in attivo il bilancio AZ, tuttora rimasto segretato. 

INTANTO GUBITOSI&CO CONFERMANO GLI ESUBERI E 
CONVOCANO A CORTE I SINDACATI PER RATIFICARE ALTRI TAGLI 


Quando ancora non è dato sapere quale sarà il destino di Alitalia e non è stato definito alcun Piano industriale per Alitalia, GubitosiCo, dopo aver incassato il vergognoso accordo sui precari, hanno ribadito la loro richiesta di Cigs per la gestione di presunte eccedenze di personale che, però, non esistono nella Compagnia di Bandiera italiana. 


A quanto pare, però, le OO.SS. firmatarie il 30.10.207 del precedente Verbale di Accordo sulla Cigs sia a zero ore che a rotazione, anche stavolta sembrano accingersi a tradire l’esito del Referendum di aprile 2017, ratificando altri esuberi invidiuati dai Commissari AZ solo in funzione della vendita e dello smembramento della Compagnia di Bandiera italiana. 

ALTRI TAGLI ED ESUBERI DEVONO ESSERE RESPINTI 

Sembra che neppure l’indagine della Procura della Repubblica sull’utilizzo inappropriato e forse illegittimo degli ammortizzatori sociali da parte di Alitalia indica un più adeguato atteggiamento da parte delle OO.SS. convocate a corte: come sempre si accingono a sventolare una rattoppata vittoria fatta di esuberi e inaccettabili tagli a una categoria a cui si chiede di rinunciare ai riposi e sostenere carichi di lavoro enormi, oltre ad una precarietà che nega qualsiasi prospettiva di stabilità a intere generazioni di giovani e meno giovani lavoratori. 

SERVE TRASPARENZA E VISIBILITÀ: ALTRO CHE OMISSIS E RITARDI 

Nel frattempo i Commissari AZ ben si son guardati di rendere visibili le reali cause dell’insolvenza di Alitalia e sul Programma di ristrutturazione: i documenti pubblicati (Programma di ristrutturazione e Relazione sulle cause di insolvenza) sul sito dell’amministrazione straordinaria di Sai, a seguito della richiesta presentata dalla Cub Trasporti sia al Tribunale Fallimentare di Civitavecchia sia al Mise, sono densi di censure che non fanno alcuna chiarezza, né sulla situazione della Compagnia di Bandiera, né sulle responsabilità del disastro di Ali-Etihad. 

VOLTARE PAGINA PER NON PERDERE ANCORA: UN ATTO DOVUTO 

E’ omai chiaro a tutti che il rilancio di Alitalia e dell’intero comparto aereo-aeroportuale non è solo un auspicio ma un doveroso obiettivo, alla portata di un Governo che non voglia, come i precedenti, perdere il controllo su un Bene Comune e liquidare una ricchezza dell’intero Paese. 

UN INVESTIMENTO PER CREARE RICCHEZZA 

Continuare a sostenere, come fanno Gentiloni&Calenda&Delrio che il rilancio di Alitalia comporta un aggravio per le spese collettive è una litania insopportabile, soprattutto dopo che il precedente Governo ha speso oltre 20 MLD di euro pubblici per salvare il sistema bancario italiano e oltre 80 MLD di euro pubblici per assicurare alle aziende sgravi e ammortamenti, senza pretendere alcun beneficio per i lavoratori. 
Al contrario uno sforzo economico oggi, rappresenta un investimento per il Paese. 

E’ IRRESPONSABILE NON VEDERE, NON SENTIRE E NON PARLARE 

Le altre OO.SS. non possono continuare a fingere di non vedere e non sentire: interrompendo il rancoroso silenzio è ora che si pronuncino a sostengno di misure ed interventi in difesa di una categoria che bene ha fatto a respingere con il Referendum l’Accordo della Miseria del 14.4.17 

LA NAZIONALIZZAZIONE È L’UNICA SOLUZIONE: 
è ora di tutelare l’interesse dei lavoratori, del Paese e della collettività 
21.4.2018 
Cub trasporti - AirCrewCommittee 

sabato 14 aprile 2018

CONVEGNO ALITALIA (C.U.B.): TUTTI GLI INTERVENTI

[ 14 aprile 2018 ]

ALITALIA: BENE DI TUTTI O BOCCONCINO PER POCHI?

Tutti gli interventi che si sono succeduti al CONVEGNO svoltosi a Roma il 10 aprile scorso.





*  *  *

1. INTRODUZIONE DI FABIO FRATI (C.U.B. TRASPORTI) 
3. Prof. UGO ARRIGO 5. On. AGNESE CATINI (M5S)
6. On. ESTERINO MONTINO (SINDACO FIUMICINO)
7. Sen. ALBERTO BAGNAI (LEGA NORD)
8. Sen. GIULIA LUPO (M5S)
9. NATALE BRUNETTO (AVIONEWS)
10. EGIDIO PEDRINI (EX-DIRIGENTE ALITALIA) 12. GIANNI DRAGONI (IL SOLE 24 ORE)
13. ANTONIO AMOROSO (C.U.B. TRASPORTI)
14. MASSIMILIANO MATTIUZZO (COMITATO FUORIPISTA)
15. Prof. CESARE POZZI16. FABIOLA VELLI  
(consigliere comunale di Fiumicino)
 GIANCARLO BORRIELLO  (Comitato Precari Alitalia-60 mesi)
e CONCLUSIONI DI FABIO FRATI (C.U.B. TRASPORTI)



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