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venerdì 26 ottobre 2018

DDL PILLON: MOLTO RUMORE PER NULLA di Daniela Di Marco

[ 26 ottobre 2018 ]



Il 20 settembre scorso, con un articolo dedicato al cosiddetto "DDL Pillon", intervenivamo su "affido condiviso e bigenitorialità". Anche viste le durissime critiche al DDL da parte di pressoché tutta la sinistra, liberal e radicale, proponevamo si aprisse una "discussione seria". Dieci giorni dopo pubblicavamo il primo intervento di M. Micaela Bartolucci, quindi, il 12 ottobre quello di Claudia Z., che invece stroncava il Disegno di Legge. Daniela Di Marco* torna sulla questione con un'analisi puntuale del "DDL Pillon". Ne viene fuori che gran parte dei giudizi negativi sono capziosi e inconsistenti, alcuni addirittura privi di fondamento.

Premessa

Il Disegno di Legge n. 735, chiamato giornalisticamente “DDL Pillon” dal nome del suo primo firmatario, ha suscitato un vespaio di polemiche e si è tirato addosso una grande quantità di accuse e critiche sin dalla sua presentazione in Senato. Si dice che il DDL sia classista, maschilista, patriarcale, contro le donne e i minori di cui annullerebbe i diritti.
Pressoché unanimi in tal senso sono le opinioni a sinistra, divulgate urbi et orbidai media di regime, si veda Repubblica, il Manifesto & Co.
Ebbene, ho letto integralmente il DDL e mi sono fatta la chiara idea che, sebbene questo possa risultare poco chiaro in alcune parti, e sebbene alcune criticità ci siano, le accuse lanciategli contro sono faziose, esagerate e in qualche caso risibili.
Mi chiedo quanti nel variegato mondo sinistrato e fra i media di regime, lo abbiano veramente letto, la mia impressione è che molti si siano limitati a far da megafono a certe isterie di un certo femminismo di parte, senza verificare la veridicità di quanto affermato.
Probabilmente si è colta al volo la possibilità di attaccare il governo in carica anche su questo versante.
Capisco bene che Simone Pillon, antiabortista (sia detto en passant, chi scrive, non lo è), organizzatore del Family Day e difensore della famiglia tradizionale, sia il nemico perfetto per tanti e tante, gli si deve comunque dare atto di essersi detto più volte disposto a modificare ed emendare il testo sulla base delle indicazioni e dei suggerimenti che gli arriveranno dalle forze politiche e dalle associazioni.

Antecedenti

Prima di entrare in medias res, voglio chiarire alcune cose e parimenti contestualizzare l’ambito normativo da cui tale disegno di legge prende forma. Perché in effetti, non è che Pillon e tutti gli altri estensori del DDL siano impazziti all’improvviso, ciò che propongono ha avuto una lunga gestazione.

Intanto precisiamo che il DDL 735, impropriamente definito leghista, è di iniziativa di 9 senatori, di cui, si badi bene, 5 del Movimento 5 Stelle, di cui 4 donne, e 4 della Lega, e fra l’altro rispetta il contratto di governo (si veda il punto che riguarda il diritto di famiglia) [ 1 ].

Poi ricordiamo che il DDL in questione non introduce l’affido condiviso né il principio della bigenitorialità (diritto naturale del figlio ad avere rapporti continuativi con entrambi i genitori, in caso di separazione e divorzio), essendo questi già sanciti dalla Legge 8 Febbraio 2006, n. 54, costata la fatica di ben 4 legislature, con un solo voto contrario in sede di approvazione.

Ora ci si domanderà perché, dal momento che la legge già c’è, si vuole intervenire per modificarla.
Vasto è il materiale informativo e la letteratura che svelano come dall’entrata in vigore della 54/2006 dodici anni fa, essa sia stata disapplicata in quasi tutti i tribunali della Repubblica per prassi e stereotipi culturali duri a morire, lo dimostra anche la giurisprudenza maturata.
A fronte di ciò, i tentativi di modifica della 54/2006 sono partiti già due anni dopo il varo della stessa. Abbiamo 11 disegni di legge in materia delle due legislature precedenti l’attuale. Ne consiglio la lettura e segnalo i link in nota, perché si prenda consapevolezza della direzione intrapresa da tempo in merito al diritto di famiglia [ 2 ].

Aggiungiamo – e questo non lo ha scritto nessuno – che il DDL 735 è solo uno dei quattro DDL tutti normanti l’affido condiviso presentati dall’inizio di questa XVII Legislatura; in nota i link ai testi integrali, pubblicati sul sito del Senato [ 3 ].
I 4 DDL sono in fase di analisi, studio e discussione alla 2° Commissione permanente (Giustizia).
Il DDL 45 e il 768 sono del gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente. Il 735, come detto, è del M5S-Lega. So che è stato presentato un DDL n. 782, ma ad oggi non è stato ancora pubblicato sul sito del senato.
Contestualmente al DDL 735 in Commissione verranno discussi anche dei disegni di legge che si occupano della mediazione familiare, ovvero il 118 e il 282.
Quello che un domani sarà legge, molto verosimilmente, non sarà il “DDL Pillon” così com’è, ma un testo che verrà elaborato a seguito della discussione e del confronto comparato fra tutti questi DDL che nella sostanza sono molto simili.

Voglio aggiungere ancora un punto.
L’Unione europea ha condannato diverse volte l’Italia per la violazione dell’art. 8 Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) e del diritto ad un sano rapporto parentale della prole con entrambi i genitori. Inoltre, nel 2015 è arrivata laRisoluzione 2079 del Consiglio d’Europa, recepita molto bene dal DDL 735, così come da altri [ 4 ].
Ferma restando la nostra opposizione al criterio che il diritto europeo possa sovraordinare quello nazionale, viene spontaneo da chiedere a certa élite liberale europeista (Repubblica & Co.) che si accanisce contro il DDL 735: ma qui non vale il “ce lo chiede l’Europa”?

Il DDL 735

E vediamo finalmente queste «Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità».
La visione che sta dietro alle norme, scritta nell’introduzione, è quella della progressiva de-giurisdizionalizzazione nel tentativo di rimettere al centro la famiglia.
A me il presupposto non sembra sbagliato.
In tempi di globalizzazione dispiegata, di liberismo sfrenato, di crisi, di “società liquida” sotto l’egemonia di una cultura iperindividualista e consumista, è di fronte ai nostri occhi l’indebolimento sino alla distruzione della famiglia tradizionale, come di ogni forma associata stabile.
I mutamenti intercorsi negli anni sono parecchi, anche l’istituto familiare è cambiato e non è più quello “dei tempi di mia nonna”.
Non si tratta quindi oggi di difendere la famiglia patriarcale qual era, ma proteggere, cercando di ricomporlo, quel nucleo fondante comunitario, base di vincoli solidaristici, affettivi e relazionali, luogo dove non operano le leggi mercantili fondate sul valore di scambio.
Ovviamente qui si potrebbe innescare una diatriba riguardo alla legge sulle unioni civili e la realtà delle famiglie arcobaleno.
Questo DDL fa valere gli stessi diritti anche per i figli delle famiglie arcobaleno? E’ un primo punto oscuro.

Vediamo ora i criteri introdotti da questo “vituperato” DDL:

-       mediazione familiare nelle separazioni in cui sono coinvolti figli minorenni;
-       tempi di partecipazione;
-       mantenimento diretto;
-       contrasto all’alienazione genitoriale.

Mediazione familiare

Come si sa, il diritto codifica sempre a posteriori i fatti sociali, sempre più veloci della giurisprudenza. La mediazione familiare (nata in America negli anni ’70), esiste in Italia dagli anni 80, ed è quindi un istituto in uso da 3 decenni. Abbiamo oggi corsi di alta formazione, master, corsi regionali per diventare mediatori, molti istituti pubblici e privati prestano il servizio.
Ma non esiste un albo professionale, né un ordine dei mediatori, per cui già da tempo si sono poste delle esigenze normative.
Il DDL 735 istituisce e regolamenta la funzione pubblica e sociale della professione del mediatore familiare, stabilendo il percorso di studi da compiere, con obbligo di riservatezza per segreto professionale, e i cui compensi, secondo quanto scrittovi, dovranno essere decisi con decreto dal Ministro della Giustizia.

Su questo punto, i critici del DDL 735 si sono scatenati perché la mediazione in questione è resa obbligatoria e a pagamento, quindi siccome aumenterebbero i costi a detrimento delle fasce deboli, il DDL 735 sarebbe classista.
Sull’obbligatorietà faccio notare che essa è condizione di procedibilità solo in presenza di minori, e che all’art. 3 comma 3, il DDL recita: «La partecipazione al procedimento di mediazione familiare è volontariamente scelta dalle parti e può essere interrotta in qualsiasi momento», ovvero si lascia anche la possibilità di interromperla e quindi rimettere tutto nelle mani del giudice, come è stato finora. Si legga a conferma anche quanto scritto nelle parti finali degli articoli 11 e 13.
Come detto sopra, sulla mediazione familiare interviene anche il DDL 282, di iniziativa della senatrice del Pd Vanna Iori, che introduce disposizioni in materia [ 5 ].
Cosa ci dice il DDL 282?

Dopo aver citato la normativa europea e aver sostenuto l’importanza dell’istituto della mediazione familiare per sostenere la genitorialità, all’art. 4 comma 1, abbiamo che «le parti congiuntamente hanno l’obbligo (…) di adire ad un organismo di mediazione familiare, pubblico o privato, o un mediatore familiare».
Dunque, se di obbligo parlano i 5 Stelle –Lega, è uno scandalo; se lo dice una senatrice del Pd, va bene?
Voglio anche far notare che l’Ordine degli Psicologi, nel 2011, nel fornire un proprio parere sul DDL 957 (del 2008, simile nei contenuti al DDL 735), diede parere favorevole proprio per l’obbligo della mediazione e non per la scelta volontaria.
Tornando ai costi, il DDL 735, come il 282 e il 118, prevede l’istituzione del servizio di mediazione familiare tanto nel ramo pubblico quanto in quello privato, si veda il comma f) dell’art. 1.
Gridare allo scandalo di una mediazione a pagamento, a detrimento delle fasce deboli, perciò classista, è veramente risibile.
Si è obiettato che il settore pubblico non funziona. Chiedo: deve essere una legge sull’affido condiviso a farlo funzionare?

Sul presunto aumento dei costi di separazione, pongo un’ulteriore riflessione: annose questioni portate davanti al giudice per alta conflittualità, con o senzamediazione familiare, che prezzo/costo hanno ed hanno avuto negli anni? E chi lo ha dovuto pagare?
Probabilmente sono maturi i tempi per una gestione del contenzioso diversa da come è stato fatto fino ad oggi e contro una visione tribunalcentrica secondo la quale i magistrati sono gli unici deputati a dispensare giustizia.
Ad ogni modo, il DDL 735 prevede l’istituzione del Piano Genitoriale, un documento scritto con l’aiuto del mediatore, in cui viene illustrata la situazione del minore al momento della separazione e le proposte in ordine al suo mantenimento, istruzione, educazione e assistenza morale a divorzio attuato.
In casi di separazioni consensuali, non sarebbe necessaria la mediazione e i genitori potrebbero benissimo redigere il piano genitoriale da soli.
In caso di non consensualità e di fallimento della mediazione, viene introdotta un’altra figura, quella del Coordinatore genitoriale, che si caratterizzerà per una modalità fortemente direttiva nell’elaborazione del piano genitoriale.
Penso che il DDL 735 non sia sufficientemente chiaro nel distinguere le due figure di Mediatore e di Coordinatore e nel determinare rispettivi ruoli e compiti.

Tempi di partecipazione

Il DDL 735 introducendo il concetto della “bigenitorialità perfetta”, stabilisce che il minore passerà, salvo che non sia contrario al suo interesse, periodi di permanenza pressoché paritetici con ciascuno dei genitori, col venir meno quindi della figura del “genitore collocatario” (quello con cui i figli stanno per la maggior parte del tempo e presso il quale viene fissata la residenza anagrafica).


Specifichiamo subito che l’articolo 337-ter del codice civile, come sostituito dal DDL 735, prevede tempi paritetici o equipollenti «salvi i casi di impossibilità materiale, (…) salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore in caso di: 1) violenza; 2) abuso sessuale; 3) trascuratezza; 4) indisponibilità di un genitore; 5) inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore».
Per cui si evince che i casi dell’abuso sessuale e della violenza sono tenuti in considerazione e visti come ovviamente ostativi. Altra è la legge che deve trattare e punire violenze e abusi, per un disegno di legge che normi l’affido condiviso, mi sembra sufficiente che la questione sia presa in considerazione e vista contraria al “superiore interesse del minore”.
Fra l’altro, il DDL 735, nel “superiore interesse del minore” non esclude l’affido esclusivo deciso da parte del giudice, cosa che è facile desumere, varrà in caso di violenza e abusi sessuali.
Nell’esprimere ferma condanna verso la violenza contro le donne, specifico che non posso annoverarmi fra coloro che considerano la violenza come un dato costitutivo del rapporto relazionale uomo-donna, non appartengo dunque a quella categoria di femministe che considerano il maschio in quanto tale unmonstrum.

Avanzo quindi un’altra riflessione.
Sappiamo che da sempre il lavoro di cura e di assistenza verso i figli ha gravato sulle spalle della donna. Le femministe più accanite, lo hanno sempre denunciato.
Quindi, una equa ripartizione nella gestione dei figli fra entrambi i genitori, non sarà un ulteriore passo verso l’emancipazione femminile, sgravando la donna dal pesante e solitario fardello?

Tornando alla questione dei tempi paritetici, l’accusa lanciata in questo caso contro il DDL 735 è quella di esprimere una visione “adultocentrica” e di guardare ai minori come a “pacchi postali”.
Personalmente, non vedo nel DDL 735 automatismi di sorta, anzi mi sembra che si lasci la possibilità agli ex coniugi di adattare i tempi in base alle esigenze del minore.
Poi non bisogna confondere il domicilio con la residenza.
Il doppio domicilio presso ciascun genitore all’art. 11 è stabilito ai fini delle comunicazioni scolastiche, amministrative e relative alla salute, così che entrambi i genitori siano informati sul minore.

Il caso di impossibilità materiale di vivere nelle due case dei genitori è previsto, e lo si supera con meccanismo di recupero durante i periodi di vacanza.
Dove possibile l’equa alternanza, credo che a giovarne sia proprio il minore.
E segnalo che i tribunali di Perugia e Brindisi hanno preceduto il DDL 735, con la promulgazione di protocolli e linee guida ispirate alla custodia paritetica con ottimi risultati, partendo dagli studi che testimoniano del superiore benessere del bambino quando beneficiario di un affidamento concretamente condiviso, che quindi solo una certa stampa faziosa continua a definire “pacco postale” [ 6 ].
Ciò che mi lascia perplessa riguarda le fasce d’età dei figli. Non si può paragonare un bambino in fasce, che auspicabilmente dovrebbe essere allattato dalla madre, ad un adolescente. Quindi una maggiore chiarezza del DDL 735 sul punto, ci sta.

Mantenimento diretto

Qui le critiche al DDL sono piovute a raffica, per via di una presunta abolizione dell’assegno di mantenimento, e a causa dell’assegnazione della casa familiare.
Dalla stampa è stata deliberatamente fatta molta confusione. L’assegno di mantenimento verso il coniuge da cui ci si separa, che in termini giuridici si chiama assegno divorzile, non è minimamente toccato da questo disegno di legge, quindi per esso vigono le attuali normative che se ne occupano.
Ricordando che il mantenimento diretto è già previsto dalla legge 54/2006, bisogna vedere come lo modifica il DDL 735.
Anche qui sono state scritte e dette delle scorrettezze.

Il mantenimento diretto, come previsto dal DDL 735 non sarà realizzato dividendo in due parti uguali le spese, ovvero al 50%, ma i capitoli di spesa saranno divisi su base proporzionale e chi guadagna di più, spenderà di più per il figlio.
Verrà tutto scritto e stabilito nel piano genitoriale di cui sopra.
Nel suddetto piano devono essere indicate le misure e modalità con cui ciascun genitore provvede al mantenimento diretto dei figli, considerando sia le spese ordinarie che le straordinarie, attribuendo a ciascun genitore capitoli di spesa in misura proporzionale al proprio reddito, guardando anche alla valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Si legga l’art. 11 in proposito, che fra l’altro specifica che: «Il giudice stabilisce, ove strettamente necessario e solo in via residuale, la corresponsione a carico di uno dei genitori, di un assegno periodico per un determinato periodo di tempo in favore dell’altro a titolo di contributo al mantenimento del figlio minore».
E’ chiaro ora che l’assegno divorzile non è toccato, e che se un genitore si trova al momento della separazione in difficoltà, e quindi non in grado di provvedere al mantenimento diretto dei figli, è previsto l’assegno di contributo dall’altro genitore? Spero di si.

Passiamo alla questione casa.
La legge 54/2006 stabilisce che nell’assegnazione della casa il giudice deve tenere conto del titolo di proprietà.
Il DDL 735 non cambia di molto la cosa.
Supera la questione in considerazione dei previsti tempi paritetici, quindi slegando la questione casa dalla collocazione del minore, prevede che l’assegnazione segua le regole del diritto civile in materia di proprietà e comunione dei beni.
Chi resta nella casa, se non ne è il proprietario, pagherà un canone d’affitto all’ex coniuge proprietario.

Ad ogni modo non si avrà il temuto sfratto di tutte le donne, perché c’è sempre la possibilità della supervisione del giudice.

Alienazione genitoriale

Sono infine piovute moltissime critiche al DDL 735 in merito allasindrome di alienazione genitoriale, la cui sigla in lingua inglese è PAS, e che è stata elaborata dal discusso medico statunitense R. A. Gardner [ 7 ].
Ho una buona notizia per i terrorizzati della PAS. Il DDL 735 non ne parla, non prende in considerazione nessuna sindrome né patologie varie.
Ciò di cui si occupa il DDL 735 - rinunciando completamente ad entrare nell’asperrimo dibattito circa l’esistenza e la validità scientifica di suddettaPAS - è l’alienazione genitoriale intesa come il processo secondo cui un genitore utilizza il figlio per negargli “il diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo” con l’altro genitore, oppure come il semplice rifiuto senza concorso diretto dell’adulto, messo in atto dal minore stesso per esautorazione del conflitto vissuto.
Non mi si dica che è un astuto stratagemma e che il DDL 735 allude in verità alla PAS di Gardner.
Forse vale la pena di dare un’occhiata alla vasta letteratura e ai dati statistici sulle condotte di certi genitori indirizzate all’allontanamento fisico e morale del figlio minorenne dall’altro genitore.
E si tengano in considerazione anche le sentenze di primo, secondo e terzo grado che la riconoscono già.
Faccio comunque notare che a parlare espressamente di PAS e a citare R. A. Gardner è il DDL 45. Le critiche sulla questione attribuite al DDL 735 vanno quindi indirizzate al DDL 45.


Spero di aver contribuito ad una corretta comprensione del DDL 735 e quindi chiarito perché tante delle critiche che ha ricevuto sono inconsistenti se non prive di fondamento.

Daniela Di Marco è membro di Programma 101

NOTE

[ 1 ] Il DDL 735 porta le firme di Pillon (Lega), Ostellari (Lega), Candura (Lega), Pellegrini (Lega), Piarulli (M5S), D’Angelo (M5S), Evangelista (M5S), Giarrusso (M5S), Riccardi (M5S)
[ 2 ] Legislatura XV:
DDL 957, 29 luglio 2008 (i DDL successivi sono molto simili a questo); DDL 43, 29 aprile 2008; DDL 2454, 16 novembre 2010;DDL 2800, 29 giugno 2011; DDL 3289, 8 maggio 2012
Questi DDL vennero congiunti nel giugno 2012 adottando il testo base n. 957, ma il progetto non seguì l’iter parlamentare, restando fermo in Commissione.
Legislatura XVI:
DDL 409, 10 aprile 2013; DDL 1163, 4 novembre 2013; DDL 1187, 27 novembre 2013; DDL 1141, 9 aprile 2014; DDL 1756, 2 febbraio 2015, DDL 2421, 25 maggio 2016
Questi sono stati congiunti nel luglio 2015, rimasti anch’essi fermi in Commissione Giustizia.

[ 3 ] Le legislature XV e XVI hanno fallito l’obiettivo di riformare la Legge 54/2006. Il compito passa alla XVII Legislatura in corso. Questi i DDL presentati fino al momento:
DDL 45, 23 marzo 2018; DDL 735, 1 agosto 2018; DDL 768, 7 agosto 2018.
Alla data odierna, il DDL 782 non è stato pubblicato.

[ 4 ] La Risoluzione 2079 del Consiglio d’Europa invita gli Stati membri ad adottare normative che assicurano l’effettiva parità dei genitori nei confronti dei figli, consiglia l’introduzione del principio della doppia residenza o del doppio domicilio dei figli in caso di separazione, limitando le eccezioni ai casi di violenza domestica, abuso sessuale, trascuratezza e indisponibilità di un genitore oppure per inadeguatezza degli spazi; incoraggia, in ogni caso, la mediazione all’interno delle procedure giudiziarie in materia familiare relativamente ai minori.

[ 5 ] Dopo aver presentatoil suo DDL il 16 aprile 2018, cosa alquanto singolare, la senatrice Iori lo ha ritirato il 26 settembre 2018. Pur ritirato, il testo è in discussione alla Commissione. Curiosità del tutto personale è capire perchéla Iori ha ritirato il testo, forse è segno di un conflitto molto forte in seno al Pd, se la collega della Iori, la senatrice Valeria Valente ha dichiarato: «la mediazione famigliare introdotta in modo obbligatorio, appesantisce e rende più gravoso per tutti il già lungo e difficile percorso della separazione».


[ 7 ] Secondo R. A. Gardner, la PAS sarebbe una controversa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti tanto in contesti di separazione e divorzio dei genitori, definiti conflittuali, quanto in contesti di presunta violenza intradomestica.

venerdì 12 ottobre 2018

NO AL DDL PILLON di Claudia Zeta

[ 12 ottobre 2018 ]


Il 20 settembre scorso, dando nota del Disegno di legge Pillon sul cosiddetto "affido condiviso" chiedevamo di aprire una discussione seria, che cioè entrasse nel merito della proposta di legge.
Il 30 settembre abbiamo pubblicato l'intervento di M.Micaela Bartolucci, militante di Programma 101, che come temevamo non è piaciuto alle femministe di sinistra. 
Volentieri pubblichiamo questo contributo che invece stronca la legge in questione.

*  *  *

Il 4 ottobre scorso, il consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione del leghista Alberto Zelger in cui si attacca frontalmente il diritto all'aborto, si proclama Verona "città a favore della vita", e si stabiliscono dei finanziamenti alle associazioni cattoliche antiabortiste.

Mozione votata persino dalla capogruppo PD Carla Padovani.

A difendere la mozione anche il senatore leghista Simone Pillon: 
"Dopo aver letto la delibera, posso dire che non capisco davvero perché indignarsi per questa decisione. A norma di legge dovrebbero farlo tutti i comuni. Sbaglio? A me pare chiaro che l'articolo 1 della 194/1978 sancisce che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità, e tutela la vita umana dal suo inizio." [1]
Queste posizioni non sono estemporanee, bensì il frutto di una cultura profondamente radicata nel dna di una parte consistente della Lega. Lo stesso Salvini nel dicembre 2017 in un'intervista radiofonica ha definito l'aborto come omicidio. [2]

Non parliamo poi delle numerosissime iniziative promosse da gruppi ultracattolici e da organizzazioni dell'estrema destra sulle tematiche della famiglia tradizionale, dell'aborto e della procreazione, a cui hanno partecipato esponenti leghisti, in primis il ministro Fontana.

Nella foto accanto il Ministro Fontana al Verona Family Pride del 2015 accanto a Luca Castellini  coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia      


Non è un caso se l'unico volume pubblicato da Simone Pillon, riguardante il diritto di Famiglia nella repubblica di San Marino, è edito da "Il Cerchio", casa editrice di Adolfo Morganti noto esponente romagnolo dell'ala rautiana del MSI, che da tempo opera per promuovere una sintesi culturale tra le posizioni del cattolicesimo conservatore e della destra radicale.

Pillon si è espresso in modo chiaro in un'intervista alla Stampa del 12 settembre sul fatto che vorrebbe introdurre una forma di matrimonio indissolubile come il "convenant
Il volume cofirmato da
Pillon edito da Il Cerchio
marriage" americano, che è un tipo di matrimonio legalmente riconosciuto in Arizona, Arkansas e Louisiana, in cui i coniugi sposati accettano motivi estremamente limitati per arrivare al divorzio (ad es. una violenza domestica accertata).


C'è il fondato sospetto che queste convinzioni abbiano inciso nella formulazione del Disegno di Legge N.735 presentato in Senato il 01 agosto 2018 che ha come primo firmatario lo stesso Senatore Pillon.

Al di là delle intenzioni dichiarate, cioè da un lato correggere alcune storture della legislazione attuale, che in alcuni casi ha penalizzato i padri separati, e dall'altro arrivare ad una responsabilizzazione "paritaria"di entrambi i genitori nella cura dei figli, il DDL 735 rischia di produrre storture ancora peggiori rispetto a quelle che vorrebbe correggere.

Analizziamo ora alcuni dei punti più controversi.

Nell'articolo 3 viene introdotta la mediazione obbligatoria nei casi di separazioni in cui siano coinvolti figli minorenni. Concetto ribadito nell'articolo 7: "I genitori di prole minorenne che vogliono separarsi devono a pena di improcedibilità iniziare un percorso di
Stralcio dell'intervista a Pillon
su La Stampa del 12/09/2018
mediazione familiare". Questa obbligatoria fase di mediazione (che a mio avviso, dovrebbe invece essere sempre spontanea e mai imposta) appesantisce i tempi, frena le procedure e aumenta i costi per arrivare a concludere il percorso di separazione.


Nell'articolo 4 si afferma che 
«entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia, con proprio decreto, stabilisce i parametri per la determinazione dei compensi professionali per i mediatori familiari, prevedendo in ogni caso la gratuità del primo incontro". A questo proposito Loredana Taddei, responsabile politiche di genere della CGIL, sottolinea che "la decisione di imporre a pagamento la mediazione familiare nei casi di separazioni con minori fa crescere enormemente i costi rendendo per i soggetti più deboli difficilmente praticabile la richiesta di separazione". [3]
La disparità economica colpisce anche all'articolo 11 dove si afferma che i tempi paritetici o equipollenti che i figli dovrebbero trascorrere con entrambi i genitori, non valgono in alcuni casi tra cui "l'inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore". In pratica il genitore che non si trovi nelle condizioni economiche di potersi permettere una casa sufficientemente spaziosa, ad esempio perché vive in un monolocale o peggio perché può permettersi solo una stanza in un appartamento condiviso con altri coinquilini rischia di avere minore diritto a trascorrere il tempo con il figlio.

Veniamo quindi al cuore del DDL. 

Questo disegno di legge si fonda sulla teoria della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) inventata dallo psichiatra statunitense Richard Gardner (autore che come si legge nella sentenza della Corte di Cassazione I Sez. Civ. Pres Luccioli n.7041/2013, giustificava la pedofilia). [4] Gardner sosteneva che un figlio che rifiuta il padre accusandolo di maltrattamenti o abusi sessuali è in verità manipolato dalla madre che gli ha fatto il lavaggio del cervello. Tale teoria, secondo la maggioranza degli psicologi e psicoterapeuti priva di conforto scientifico, è usata spesso dal genitore abusante per crearsi un alibi nei casi di incesto e maltrattamenti in famiglia. [5]

Il Dottor. Fabio Roia, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, voce tra le più autorevoli nel panorama del contrasto alla violenza di genere, afferma che: 
"Si tratta di una falsa sindrome, nel senso che sotto il profilo di patologia non ha avuto nessun tipo di riconoscimento scientifico perché non è mai stata inclusa nei manuali delle malattie psichiatriche che è il Dsm". [6]
A tal proposito il Movimento per l'Infanzia sostiene che: 
"Genera sconcerto e grande preoccupazione che un modello di scienza spazzatura a favore di padri accusati di incesto e maltrattamento sia addirittura proposta in una Legge dello Stato italiano. Il tema dell'alienazione parentale è posto quando un figlio rifiuta un genitore anche quando (e questa ipotesi riguarda la maggioranza dei casi) giustifica la paura raccontando episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale o assistita. Tutta l'ideologia legata alla PAS si sviluppa proprio sul tema delle false accuse di violenze e maltrattamenti [...] e quindi i bambini rifiuterebbero il padre in quanto manipolati da madri criminali". [7]
Seguendo la logica delle "false accuse", nell'art.11 per escludere un genitore dall'affidamento condiviso è richiesto un "comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore". Si rende quindi necessario un supplemento di indagine volto a dimostrare in maniera giuridicamente inoppugnabile (“comprovata”, appunto) l'esistenza di un pericolo o di una violenza subita. Questa che in apparenza potrebbe sembrare una norma di buon senso, in realtà finisce per obbligare da un lato il figlio alla convivenza con il genitore potenzialmente pericoloso, dall'altro l'ex coniuge o ex convivente a dover forzatamente mediare con il potenziale autore degli abusi. Tutto ciò fino a che non si arrivi ad una sentenza definitiva che in Italia come sappiamo prevede tre gradi di giudizio, e procedimenti giudiziari che durano anni. A differenza della versione attuale degli artt. 337-ter e 337-quater del codice civile in cui il giudice già basandosi sulle denunce e sulle consulenze degli psicologi può intervenire prima che vi sia una sentenza penale definitiva passata in giudicato, evitando così da subito il protrarsi dei maltrattamenti.

Inoltre va tenuto conto che i processi per pedofilia e incesto sono i più difficili da celebrare perché si tratta di provare l’abuso, nell’assenza di elementi esterni di riscontro, con la sola testimonianza diretta di un bambino, spesso traumatizzato e spaventato, testimonianza da contrapporre a quella di un adulto.

Le cose peggiorano ulteriormente analizzando gli art. 17 e 18 del DDL Pillon.

L'articolo 17 recita: 
«Quando in fase di separazione dei genitori o dopo di essa la condotta di un genitore è causa di grave pregiudizio ai diritti relazionali del figlio minore e degli altri familiari, ostacolando il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore e la conservazione rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, il giudice, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui agli articoli 342-ter e 342-quater. I provvedimenti di cui a quest’ultimo articolo possono essere applicati , nell’esclusivo interesse del minore, anche quando, pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi».
Mentre nell'articolo 18 è scritto: 
«Con il decreto di cui all’articolo 342-bis il giudice ordina al genitore che ha tenuto la condotta pregiudizievole per il minore la cessazione della stessa condotta; può inoltre disporre con provvedimento d’urgenza la limitazione o sospensione della sua responsabilità genitoriale. Il giudice può applicare in tali casi anche di ufficio e inaudita altera parte uno dei provvedimenti previsti dall’articolo 709- ter del codice di procedura civile. Il giudice, nei casi di cui all’articolo 342- bis, può in ogni caso disporre l’inversione della residenza abituale del figlio minore presso l’altro genitore oppure limitare i tempi di permanenza del minore presso il genitore inadempiente». 
In pratica mentre il genitore che ha un rapporto positivo con il figlio può essere allontanato dal domicilio anche se non ha posto in essere alcuna condotta pregiudizievole, diventando inspiegabilmente colpevole, confinato fuori dalla famiglia e di conseguenza punito solo per il fatto di non essere stato rifiutato; d'altra parte il figlio, sarà costretto a vivere esclusivamente proprio con il genitore temuto e rifiutato.

Ma per non farsi mancare nulla il DDL, in caso di inidoneità di entrambi i genitori, colloca i figli presso famiglie affidatarie, e nei casi più estremi prevede addirittura, nell’ultimo comma dell’art. 18, il “collocamento provvisorio del minore presso una struttura specializzata, previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della struttura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità”.


In altre parole se un bambino rifiuta un genitore, anche motivando le paure con accuse di violenza e abusi, il giudice, solo a causa di questo rifiuto, può mettere in una casa di ri-educazione il figlio perché impari ad accettare il genitore "falsamente" accusato, ove la falsità dell’accusa viene presupposta per legge.

Riguardo alla bigenitorialità, il Forum delle Associazioni Familiari, la più ampia piattaforma di rappresentanza dell'associazionismo cattolico in Italia, sostiene che questo DDL 
«crea un non meglio specificato diritto individuale alla genitorialità che rende i bambini oggetto dei diritti dei genitori"». [8]

Mentre il Coordinamento italiano per i servizi maltrattamento all'infanzia (Cismai) esprime "viva preoccupazione" per il Ddl 735, 
«fortemente orientato a tutelare gli interessi degli adulti a discapito di quelli dei bambini". [...] " La divisione a metà del tempo e la doppia residenza dei figli ledono fortemente il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità e alla protezione, per quanto possibile, dalle scissioni e dalle lacerazioni che inevitabilmente le separazioni portano nella vita delle famiglie. Questo articolo teorizza la possibilità applicativa della divisione a metà di un figlio, ma questo significa considerare i minori alla stregua di beni materiali». [9]
Concetti analoghi vengono sostenuti anche dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca): 
«Il testo in discussione rischia di ledere alcuni diritti fondamentali dei figli minorenni, che devono sempre avere la precedenza rispetto a quelli dei genitori. In particolare, la norma che prevede il diritto dei figli a trascorrere con i genitori tempi paritetici o equipollenti non tiene conto del diritto dei minorenni alla stabilità e alla protezione, per quanto possibile, dalle scissioni e dalle lacerazioni della separazione. La cosiddetta ‘bigenitorialità’ si esprime, a nostro avviso, in un pari grado di assunzione di responsabilità nei confronti della crescita dei figli, non nella misurazione dei tempi che questi ultimi trascorrono con i loro genitori. Non è accettabile la prefigurazione della norma che tratta i figli come fossero beni materiali e quindi divisibili a metà». [10]
E' impossibile citare nello spazio di un articolo tutte le altre organizzazioni e comitati contrari al DDL Pillon, dalle principali associazioni di avvocati specializzati (AIAF, AMI, UNCMI, Cammino), gli psicologi che si sono espressi sia attraverso il loro Ordine Nazionale, sia tramite l'Associazione Italiana di Psicologia e la Conferenza della Psicologia Giuridica, fino ad arrivare alle varie associazioni femministe, al Telefono Rosa ed alle ACLI.

Lo stesso Pillon, che in un primo tempo si era detto fiducioso in una rapida approvazione del DDL, ha dovuto aprire alle audizioni con tutte queste realtà contrarie o fortemente critiche alla sua ipotesi di riforma, mentre il Movimento 5 Stelle, tramite il sottosegretario Vincenzo Spadafora, ha preso ufficialmente posizione per una radicale modifica del Disegno di Legge [11], con buona pace di chi lo aveva difeso a spada tratta, finendo grottescamente per essere più realista del re ovvero a destra dei clerico reazionari.

NOTE

[1] https://www.repubblica.it/politica/2018/10/06/news/verona_la_lega_difende_la_mozione_anti-aborto_un_modello_per_tutte_le_citta_-208305066/

[2] http://www.dire.it/15-02-2017/106190-aborto-salvini-un-omicidio-al-governo-riduciamo-interruzioni/

[3] "Ddl Pillon, Cgil: la norma non va bene" http://www.rassegna.it/articoli/ddl-pillon-cgil-la-norma-non-va-bene

[4] http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/9073.pdf

[5] Alla pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Gardner si legge: "La proposta sindrome da "Alienazione genitoriale" non ha trovato consenso tra psichiatri, psicologi e terapeuti; anche scienziati e giuristi sono contrari a introdurre il concetto di "alienazione genitoriale" in campo forense. Neppure il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) riconosce o menziona la PAS come sindrome o malattia, né nella sua edizione più recente né nella sua integrazione del 2000. I tentativi di chiederne l'ammissione nel DSM-5, uscito nel 2013, sono stati rigettati; il portavoce del gruppo di lavoro che si è occupato della revisione del Manuale, dott. Darrel Regier, ha detto che riguardo alla PAS «non vi sono sufficienti prove scientifiche che ne giustifichino l'ammissione nel DSM». Controversa è anche la terapia proposta da Gardner per la PAS: egli riteneva che fosse necessario affidare il bambino al genitore «alienato» (ovvero al genitore che era stato messo in cattiva luce dal genitore alienante), e che il bambino dovesse essere curato in una struttura chiusa fin quando non veniva meno il rifiuto verso quel genitore. Egli sosteneva che le critiche alla sindrome da lui proposta venissero da coloro che in qualche maniera avevano interesse a che questa cosa non avvenisse. In generale, però, il riconoscimento giudiziale di presunta PAS e l'affidamento forzato contro la volontà dei figli al genitore non desiderato, nelle cause in cui questo è occorso, è stato giudicato rovinoso per i figli, e condannato da numerose associazioni di tutela dei minori; Richard Ducote, avvocato specializzato in cause familiari e che coinvolgono i minori, tra gli ultimi ad avere affrontato in tribunale Gardner, sostenne che gli unici tribunali che avevano vagliato la PAS al test Frye (che vuole che una teoria sia ammissibile qualora accettata e consolidata) la rigettarono; in una causa di affido in Florida in cui lo stesso Ducote era una delle parti, e l'oggetto del contendere era un padre che sosteneva il proprio figlio essere affetto da PAS, quando la corte dispose che le teorie di Gardner fossero preventivamente vagliate secondo gli standard Frye al fine di ammetterle come prova lo stesso Gardner non si presentò"

[6] Profondo conoscitore del fenomeno, ha seguito il tema della tutela dei soggetti deboli prima in procura, poi dal 1991 come presidente di collegio. Suo il lavoro “Crimini contro le donne, politiche, leggi e buone pratiche” (Franco Angeli, 2017), un volume che raccoglie anni di studio e di esperienza in tribunale. Roia, il giudice anti-violenza: “Il ddl Pillon è incostituzionale” https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/10/03/roia-il-giudice-anti-violenza-il-ddl-pillon-e-incostituzionale/

[7] http://www.movimentoinfanzia.it/ddl-7352018-protegge-violenti-gli-abusanti/

[8] http://www.vita.it/it/article/2018/09/13/il-forum-famiglie-boccia-il-ddl-pillon-crea-un-diritto-individuale-al-/149006/

[9] http://cismai.it/comunicato-cismai-sul-ddl-735-del-senatore-pillon/

[10] https://www.agensir.it/quotidiano/2018/9/21/affido-condiviso-cnca-modificare-il-testo-del-ddl-pillon-per-garantire-il-rispetto-dei-diritti-dei-figli-minorenni/

[11] "Sono allarmato dai dati del rapporto Terre des Hommes - ha detto - perchè presentano in generale un aumento dei reati nei confronti dei bambini e delle bambine. Mi ha colpito molto tra questi reati in aumento, oltre quello preoccupante legato alla pedopornografia, l'altro è quello legato ai maltrattamenti in famiglia. Questo reato l'ho collegato alla proposta del senatore Pillon perchè è una proposta complessa che rivede tutto il sistema di affidamento dei bambini in casi di separazioni delle coppie e soprattutto che non tiene conto di tutta una serie di cose, come può essere il caso minori maltrattati, per cui è un decreto che di fatto è come se dividesse il bambino in due parti uguali, come se fosse un oggetto. Credo che il nostro dovere sia rivedere in Parlamento la proposta come così è stata formulata perchè dal mio punto di vista - ha sottolineato - non è assolutamente possibile approvarla. Intanto stiamo lavorando con i senatori del M5s e poi vedremo - ha concluso - come ci muoveremo se attraverso un emendamento o tutto quello la prassi parlamentare consente".

https://www.huffingtonpost.it/2018/10/10/i-5-stelle-fermano-il-ddl-pillon-sullaffido-condiviso-cosi-non-va_a_23556630/


sabato 29 settembre 2018

DDL PILLON: UN GIUDIZIO SENZA REMORE di M. Micaela Bartolucci

[ 30 settembre 2018 ]

Giorni addietro chiedevamo di aprire un dibattito sul Disegno di legge presentato da Simone Pillon. Volentieri pubblichiamo questo articolo di M. Micaela Bartolucci,* la quale da un giudizio che non piacerà a certo femminismo di sinistra.




*  *  *


STORIA DI ORDINARIA IPOCRISIA 

ovvero LA MALAFEDE COME PRATICA POLITICA 

La legge lo prevede dal 2006 ma, in Italia, l’affido condiviso è tale solo sulla carta, solo il 4% dei minori ha infatti visto riconosciuto e sancito questo elementare diritto: trascorrere almeno il 30% del tempo presso il genitore meno coinvolto. Questo, al di là di casi specifici che lo impediscano, vuol dire che i genitori non sono uguali di fronte alla legge. Non è una iperbole, è un dato di fatto assolutamente indiscutibile e chi lo mette in dubbio o ignora totalmente la realtà, quindi dovrebbe tacere, oppure è in perfetta malafede. Il minore è, di fatto, trattato come una merce, spesso di scambio, usato, bisfrattato, alienato…il bene dei figli? Ma quando mai! Le reali logiche che soggiacciono all’argomento sono ben lontane dal considerare i figli un bene prezioso da tutelare; l’egoismo genitoriale e la cecità sono le norme che regolano le separazioni e distruggono la vita dei minori coinvolti. La separazione in Italia è un iter pazzesco, costosissimo e non prevede nessun supporto psicologico né per i genitori né per i figli coinvolti. L’abolizione del Tribunale dei minori è una prova tangibile del valore che questi dotti uomini di legge attribuiscono alle future generazioni. Orwellianamente questo va di pari passo con la distruzione delle istituzioni preposte all’educazione sociale ed alla trasmissione del sapere, dai nidi all’università. Quando mi esprimo sulle tematiche relative a separazioni con figli minori, non lo faccio da tecnico, ma come persona molto ben informata sui fatti, parlo con immensa cognizione di causa.

E’ in atto un imbarazzante attacco pseudo intellettuale a questo governo, sorvolo perché mi sono già espressa in proposito e tutta una serie di patetici buffoni servi sciocchi di un potere economico conclamato e ben noto, non merita cinque secondi in più del mio prezioso tempo. Mi limiterò a consigliare di usare certi giornali per foderare la lettiera del gatto o per pulire i vetri. Però oltre a questa campagna idiota di bassissimo profilo, poiché diverse associazioni di donne, stanno cavalcando la tigre del cervello all’ammasso e si sono accodate al coro dei semianalfabeti politici, degli opportunisti mediatico culturali e dei fenomeni da baraccone, mi preme fare chiarezza. Transeat sull’ignoranza ma la presa per il culo no!

Esaminiamo il DDL Pillon, tenendo conto di due caposaldi:

1 il diritto non è un obbligo

2 i casi di abusi, violenza o negligenza verso un minore sono trattati separatamente

Queste due precisazioni, apparentemente banali e facili da capire per chiunque, servono a tappare la bocca a chi, in assoluta e totale stupidità cerca di mistificare la realtà per ottenere facili consensi, gridando allo scandalo, al maschilismo…che cazzo dite? Di cosa farneticate brutta congrega di ignoranti? Perché vi beffate dell’intelligenza degli altri?

Negare che oggi la genitorialità piena, nei casi di separazione, sia affidata alla buonafede di uno dei genitori, è negare la realtà. Di fatto i figli sono affidati, prevalentemente, alla cura della madre che, salvo appunto rare eccezioni, di norma, risiede con loro nella casa familiare, gestisce le comunicazioni con il padre, comprese quelle scolastiche e mediche, riceve un assegno di mantenimento per i minori e gestisce il cosiddetto diritto di visita. Rare, come ripeto, le eccezioni a questa norma. Il padre è di fatto messo in un angolo, ridotto a puro ornamento, quasi fosse incapace di assolvere la sua funzione ed il suo ruolo, infantilizzato, ridotto a compagno di giochi del figlio, escluso per l’appunto, dal suo ruolo fondamentale: quello di educatore ed accuditore, al pari della madre, della prole.

Lo dico senza alcuna remora: la mediazione dovrebbe essere non un diritto ma un obbligo per tutti coloro che intendono separarsi, soprattutto in presenza di minori, così come dovrebbe essere un obbligo, sempre e sancito per legge, che il nucleo familiare venga sostenuto e seguito da uno psicologo o altra figura equivalente, qualora sorgano contrasti al momento della separazione. E’ necessario che le figure di psicologi dell’età evolutiva, terapeuti e consulenti familiari siano coinvolti in questo processo e che i genitori ed i figli vengano aiutati a vivere in modo consapevole questo momento.

La separazione non può più essere considerata un dramma, avviene ed è perfettamente normale! Le storie d’amore finiscono, non è la fine del mondo, cazzo E’ NORMALE!!! Affermo con forza questo lapalissiano concetto, difficile, tuttavia, da far capire alla maggioranza degli esseri umani. Purtroppo, poiché l’ipocrisia è l’unico sub-valore che regni sovrano, occorre parlare di come la fine di un rapporto vada gestita, quali norme la regolino e quali diritti.

Il DDL in questione è probabilmente perfettibile ma rappresenta un passo avanti essenziale rispetto alla legislazione attuale, per esempio prende in considerazione, per la prima volta, alcuni concetti come l’alienazione parentale, l’importanza della mediazione e la bi-genitorialità. Rimando alla lettura dello stesso, perché è fondamentale che chiunque voglia esprimersi faccia lo sforzo, che ha fatto la sottoscritta, di conoscere informandosi direttamente. E’ senz’altro tecnico ma dei 24 articoli che lo compongono solo alcuni sono davvero di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. Non leggete gli articoli di giornale di ciarlatani che vi considerano solo dei poveri imbecilli ignoranti, leggete il testo, andate direttamente alla fonte, non è una missione impossibile. http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/50388_testi.htm#

I figli si mettono al mondo in due ed in due vanno cresciuti, educati, guidati… indipendentemente dal fatto che i genitori vivano insieme o meno, garantire questo contro ogni egoismo, ipocrisia, opportunismo insito nel dolore di una separazione, è di basilare importanza. La prole non può essere considerata una scusa per lo status quo di una relazione finita, non può essere abbassata a ricatto emotivo né, tantomeno, a merce di scambio. Giù le mani dai bambini!

Allora il mediatore familiare deve aiutare genitori e figli a vivere nel modo più sereno e normale possibile la separazione, atto naturale ed altrettanto normale nella vita di due esseri umani. Nessuna tragedia! Si tratta altresì di garantire che i figli continuino ad avere rapporti stabili con tutta la famiglia, mantenendo quelle relazioni che hanno sempre vissuto con nonni, zii, cugini ecc

I figli hanno il diritto di amare entrambi i genitori, non c’è un genitore cattivo che distrugge la famiglia, c’è che l’amore finisce tra due persone ma resta assolutamente immutato quello per i figli. Naturale!

Entrambi i genitori devono occuparsi materialmente ed emotivamente dei figli, secondo le proprie disponibilità, come chiaramente espresso, assumendo entrambi la responsabilità genitoriale. Anche un padre è perfettamente in grado di occuparsi materialmente dei figli e deve farlo! Dovrebbe scomparire l’dea del padre compagno di giochi o bancomat, le responsabilità vanno condivise totalmente.

Chiariamo ulteriormente: non scompare l’assegno di mantenimento, ma è eliminato qualora ci sia la perfetta condivisione del tempo genitoriale e le condizioni economiche siano equipollenti. Normale direi! Dov’è lo scandalo? Dov’è il maschilismo?

Il figlio avrà la doppia residenza: vuol dire che tutte le comunicazioni, scolastiche o mediche per esempio, relative al minore, saranno inviate ad entrambi i genitori. Semplice ed efficace, come si fa a parlare di schizofrenia?

Assegnazione della casa: se c’è co-intestazione, è previsto il versamento di un corrispettivo da parte del comproprietario che utilizzi il bene in via esclusiva. Norma semplice, indiscutibile già in atto in altri ambiti. Altrimenti, in casi diversi da quello citato, si applicheranno le norme vigenti già in uso.

Allora questo polverone idiota sollevato dai soliti rompicoglioni è semplicemente espressione di un vuoto pneumatico celebrale. Questo governo, che pure io non ho votato e che critico, non sarà il “governo del cambiamento” ma è certamente il governo dei passi avanti. Ed è già qualcosa.

* M. Micaela è membro di Programma 101

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