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lunedì 9 luglio 2018

VERONESI CI METTE IL CORPO... NEL POSTO SBAGLIATO di Sandokan

[ 9 luglio 2018 ]

Sandro Veronesi, scrittore e romanziere notissimo, consacrato nel 2006 col Premio Strega per il suo Caos Calmo, ha scritto una straziante lettera a Roberto Saviano.
Ne siamo facilmente entrati in possesso visto che per inviarla non ha usato il postino o una mail bensì il CORRIERE DELLA SERA.

Veronesi, detto che la morte dei migranti davanti alle coste libiche è "atroce" e gli "provoca rabbia, e un'angoscia, che gli toglie il sonno e che fatica a sopportare", ha deciso di "rompere gli indugi" per rivolgere una proposta temeraria a Saviano:
«Andiamo laggiù dove lo scempio ha luogo, e mettiamoci direttamente il nostro corpo... caro Roberto, la nostra civiltà sta andando a picco laggiù».
Propone dunque, dato che in ballo "c'è la differenza tra la vita e la morte", di imbarcarsi
«su una nave delle Ong che incrociano al largo della acque libiche, facendo salire i corpi più importanti del nostro Paese —cioè quelli più valorosi, più ammirati, più amati, più belli, più dotati, più preziosi, più popolari, più desiderati».
Fa quindi alcuni nomi di questi "corpi più importanti, valorosi, ammirati, amati, preziosi, popolari belli e più desiderati": Totti, Checco Zalone, Claudio Baglioni, Federica Pellegrini, Jovannotti, Sofia Goggia, Celentano, Monica Bellucci, Chiara Ferragni, Giorgio Armani.

Non so a voi ma al sottoscritto questa accurata cernita di corpi, questa selezione suscita una certa indignazione. Tutto il rispetto per il sentimento di pietas del Veronesi verso le vittime dei naufragi della bagnarole che partono dalle coste libiche e che faccio mio MA... 

Che col motivo di contrastare l'incontinente Salvini l'appello sia rivolto esclusivamente ad esponenti dell'alta società, al fior fiore del bel mondo, a membri dell'alta società... ciò rivela una mentalità al contempo razzista e classista. Come minimo un atteggiamento elitario, di casta. Un vero e proprio tic dell'intellighentia di sinistra, che non considera e non si rivolge più agli umili, ai semplici, ai proletari i quali, si deve dedurre, non essendo "più belli, più dotati, più preziosi",  non sono quelli "desiderati, ammirati e popolari".

C'è poi un secondo MA.

Lo scopo della missione (beninteso umanitaria e non violenta) è davvero quello di salvare vite umane? In questo caso non è sulle navi delle Ong che occorre salire, visto che intervengono o quando le barche affondano o stanno per affondare. A rigor di logica Il posto in cui andare a "mettere i corpi" sarebbe a terra, sulle coste libiche, per far sì che quelle bagnarole non partano affatto. E' infatti evidente che i migranti vengono stipati all'inverosimile su gommoni e battelli fatti apposta per affondare dopo poche miglia — evidentemente proprio facendo affidamento sui dovuti soccorsi. 
Altrimenti come spiegare che i migranti, con tanto di donne incinte e mamme con bambini, accettano di salire su questi carri funebri galleggianti? Si tratterebbe di pazzi o che essi siano vittima di pulsioni suicide di massa. Evidentemente non è così, di qui il sospetto che il traffico di morte avvenga e funzioni bìnecessariamente da due lati, con la correità della stesse Ong, vuoi che comunichino la loro posizione al largo per poter raccogliere i migranti, o che siano appostate in zone prestabilite. Ma questo non si deve dire, sarebbe politicamente scorretto visto che andrebbe a farsi friggere tutta la commovente retorica umanitaria con cui l'élite addobba le Ong e inonda il mondo dell'informazione. 

Ma sorvoliamo e torniamo alla domanda: perché Veronesi non propone lo sbarco sulla costa per fermare la morte al momento della partenza così da evitare il rischio del naufragio? Egli forse mi risponderà che sulle coste la fanno da padrona criminali muniti di Ak47 e che dunque occorrerebbe opporre loro una resistenza armata, che in questo caso non se ne parla poiché lui e gli altri corpi "più valorosi, ammirati, amati, preziosi, popolari belli e più desiderati", sono convintamente buonisti e non-violenti.

Qui il dubbio che l'appello non sia sincero, che sia solo uno stratagemma per fare scena, per sputtanare Salvini. Il che mi può anche star bene. Quello che non mi sta bene essere preso per il culo.

sabato 12 agosto 2017

"EMILIÀ, MA TU TI RIFERISCI A NOI?" di Piemme

[ 12 agosto 2017 ]

«L'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due»

Chi ci segue sa quanto alta sia la stima che nutriamo per  Emiliano Brancaccio. Si tratta di uno dei più brillanti economisti eterodossi che circolino nel nostro Paese. Chi ci segue sa anche che difendemmo la tesi della "uscita da sinistra dall'euro" —tanto bistrattata da Alberto Bagnai per il quale, siccome l'euro è un "regime nazista", qualsiasi uscita sarebbe salvifica, a prescindere da chi la determina e pilota.

Brancaccio tuttavia non è solo un ottimo economista, è anche un fine intellettuale politico marxista. E qui sta il problema. La sua saggezza nell'arte della politica sembra essere inversamente proporzionale alla sua sapienza nel campo della scienza economica. Ma cos'è la saggezza in politica? Per chi detiene il potere la capacità di conservarlo, neutralizzando le spinte eversive. Per chi invece vuole sovvertire l'ordine di cose esistente è la destrezza con cui sa trasformare una moltitudine eterogenea tenuta in stato di sudditanza in un potente movimento in grado di prendere e conservare il potere.

Ma veniamo a noi. Il numero in edicola de L'ESPRESSO ospita un intervento di Brancaccio dal titolo La sinistra è malata da quando imita la destra.  Il discorso si può facilmente riassumere come segue: le idee socialiste sono entrate in crisi quando governi di sinistra hanno applicato in economia le regole dei liberisti. E ora i progressisti rischiano di scomparire nel tentativo di emulare un'altra destra, quella xenofoba.

Sulla prima asserzione inutile sprecare fiato quanto è autoevidente. E' la seconda quella che ha attirato la nostra attenzione. Quale sarebbe la sinistra "progressista" che rischia di sparire perché emulerebbe la destra xenofoba? Sentiamo:
«La tendenza a scimmiottare l’avversario politico tuttavia non si esaurisce nella emulazione dei liberisti. C’è infatti una nuova tentazione che caratterizza la più recente propaganda della sinistra europea di governo e che a sprazzi sembra affiorare anche tra gli slogan delle forze emergenti guidate da Corbyn e da Melenchon, apertamente critiche verso le vecchie apologie del libero mercato. E’ la tentazione di emulare un’altra destra, quella xenofoba, proprio sul tema dell’immigrazione.
Segnali di questa forma inedita di camaleontismo si rintracciano anche in Italia, dove sempre più frequentemente il Partito democratico sbanda nella direzione delle più triviali rivendicazioni securitarie contro l’immigrazione, e dove in alcune frange della cosiddetta sinistra radicale montano istanze xenofobe che si pretende di giustificare con l’idea secondo cui gli immigrati contribuirebbero ad abbassare i salari e le condizioni di vita dei lavoratori nativi. Anche in tal caso, a nulla valgono le evidenze scientifiche sull’assenza di legami causali tra immigrazione e criminalità e sui controversi e modesti effetti dei flussi migratori sulle dinamiche salariali. Considerato che anche la tesi opposta secondo cui gli immigrati sarebbero essenziali per la sostenibilità del sistema previdenziale presenta varie inconsistenze logiche ed empiriche, si deve giungere alla conclusione che a sinistra in tema di migrazioni non si fa che saltare da una mistificazione all’altra.
Se al guinzaglio della destra liberista la sinistra è entrata in crisi, in coda alla destra xenofoba la sinistra rischia di sparire dal quadro politico internazionale. La sinistra può prosperare solo se radicata nella critica scientifica del capitalismo, nell’internazionalismo del lavoro, in una rinnovata idea prometeica di modernità e di progresso sociale e civile».
Lasciamo stare il biasimo di striscio al Pd. Brancaccio nella sua censura tira in ballo, come filo-xenofobi, sia Corbyn che Melenchon —di passata, ci risulta che solo questo blog abbia dato risalto alle loro giuste posizioni contro l'immigrazione di massa e l'accoglientismo indiscriminato. Un'accusa molto grave e del tutto sballata. Viene da chiedere al Nostro: risulta forse che il Labour di Corbyn o France Insoumise stiano rischiando di sparire? Le evidenze ci dicono esattamente il contrario: mentre loro godono di ottima salute, stanno sparendo e spariranno le sinistre dell'accoglienza indiscriminata, le sinistre transgeniche che hanno abbracciato il filantropismo umanitario e la metafisica dei valori morali, coi gregari "no border" che rifiutano per principio ogni sovranità nazionale —quella "sovranità nazionale", che a Brancaccio fa venire l'orticaria...

Quindi il Nostro, con postura pontificale, lancia la scomunica contro presunte "frange della cosiddetta sinistra radicale montano istanze xenofobe". 

"EMILIÀ, MA TU TI RIFERISCI A NOI?" 

Non ci risulta infatti che oltre a questo blog e a Programma 101 ci siano a sinistra organizzazioni che ritengono l'immigrazione di massa foriera di disastri sociali, quindi insostenibile, e che rifiutino il filantropismo accoglientista.  Per questo saremmo "xenofobi" Emilià? Suvvia, siamo seri!

Rivelatrice la conclusione della paternale:
«La sinistra può prosperare solo se radicata nella critica scientifica del capitalismo, nell’internazionalismo del lavoro, in una rinnovata idea prometeica di modernità e di progresso sociale e civile».
La sinistra può "prosperare" (sic!) non solo "se radica nella critica scientifica al capitalismo ma se fa sua un'idea prometeica di modernità e di progresso sociale e civile"?

In due righe Brancaccio esibisce il suo intellettualismo, ma un'intellettualismo scolastico, che è un'altra prova che ben poco resta a sinistra del patrimonio gramsciano, del Gramsci che scrisse dell'Ottobre '17 che si trattava di una "rivoluzione contro il capitale" (quello di Marx). Lenin, Mao, Ho Chi Minh vinsero in virtù della "critica scientifica al capitalismo"? Vinsero (non "prosperarono") grazie alla loro capacità di agire sulle contraddizioni reali e non quelle immaginarie, al saper parlare al cuore delle masse, alla maestria con cui seppero usare parole d'ordine e obbiettivi che la vecchia dottrina non contemplava, grazie dunque alla loro creatività politica e al loro senso pratico.
Come non notare, infine, come il Nostro mostri la sua subalternità ai paradigmi progressisti e modernisti che hanno portato la sinistra alla consunzione —che è in nome loro se vennero accettate tutte le porcherie liberiste.
Altro che di modernismo prometeico l'umanità oggi necessita. Qui c'è bisogno invece di tirare il freno a mano di un "progresso" che ci conduce nell'abisso.






mercoledì 24 maggio 2017

MIGRANTI: OLTRE LA PIETAS di Piemme

[ 24 maggio 2017 ]

Leggiamo sul Corriere della Sera di oggi, 24 maggio:
«Soltanto ieri pomeriggio nel Mediterraneo centrale ne sono stati salvati mille, accalcati su sei gommoni e due barchini intercettati dalla nostra Guardia Costiera. Migranti. Sempre più numerosi e sempre più disperati.
I numeri raccontano che, esclusi i mille di queste ultime ore, fino a ieri mattina ne sono approdati sulle nostre coste 50.039, il 46 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando gli arrivi ammontavano a 34.236.
Siamo al record assoluto. In testa alle nazionalità degli stranieri sbarcati ci sono i nigeriani (6.516), seguiti dai bengalesi (5.650), guineani (4.712), e ivoriani (4.474).
I bambini o i ragazzini senza famiglia che rispondono alla definizione di "minori non accompagnati" sono saliti a 6.242 mentre i ricollocamenti di profughi verso altri stati europei sono stati finora 5.715 negli ultimi due anni, a fronte di un accordo che ne prevedeva almeno 40mila».
Davanti a questo dramma il primo sentimento che ci viene è quello della pietas, di un'empatica vicinanza verso questi esseri umani vittime di quella che non può essere diversamente chiamata che "nuova tratta degli schiavi".
La modernità borghese fece dell'abolizione del commercio degli schiavi, anche allora africani, fra il XVI e il XIX secolo, una sua bandiera di civiltà.
Oggi questo commercio, miracoli dell'ipocrita ideologia cosmopolitica e umanitaria, viene definita "migrazione". La deportazione viene chiamata "diritto al futuro".

La sostanza è tuttavia la medesima: la mercificazione dell'essere umano, che questa economia porta alle sue estreme, più brutali conseguenze. Ieri gli schiavi venivano deportati in catene per portarli a lavorare nelle piantagioni dei colonialisti. Oggi i migranti si auto-deportano per venire a fare gli schiavi nelle metropoli occidentali.

Davanti a questo esodo biblico, epocale, la pietas rischia di diventare la foglia di fico dell'imperialismo umanitario, di una economia capitalistica che usa i migranti come merce, come strumento supplementare delle politiche neoliberiste di pauperizzazione generale e di distruzione dei demos e delle comunità nazionali.

La pietas deve lasciare il posto alla politica, e politica, se non è demagogia (di qualunque marca essa sia, xenofoba o umanitaristica) implica una visione del mondo, della società, dello Stato.

Nella nostra visione socialista non c'è posto alcuno per la barbarie globalista.


Ps
Sul tema dell'immigrazione vedi questi contributi:

IMMIGRAZIONE: ANTICRITICA , 28 settembre 2015
IMMIGRAZIONE DI MASSA E SUICIDIO A SINISTRA, 4 maggio 2016



martedì 15 marzo 2016

244 MILIONI DI MIGRANTI: i dati secondo l’ultimo International Migration Report delle Nazioni Unite

[ 15 marzo ]

244 milioni, sono i migranti nel mondo

47 milioni, sono gli immigrati negli Stati Uniti

5,8 milioni, sono i migranti in Italia nel 2015


Clicca per ingrandire


A fine 2015, lo scenario globale dei flussi migratori mostra che tre abitanti su cento sono nati in un Paese diverso da quello di residenza. In totale i migranti sono 244 milioni (il 41% in più dal 2000). Secondo i dati dell’ultimo International Migration Report delle Nazioni Unite, i migranti nel mondo provengono in maggioranza dall’India (con 16 milioni di indiani emigrati), dal Messico (12 milioni), dalla Russia (11 milioni) e dalla Cina (10 milioni). Sono invece di origine siriana circa 5 milioni di migranti.

L’american dream è, evidentemente, una chimera irresistibile per i migranti di tutto il mondo, tanto che gli Usa sono l’area geografica dove si concentra il numero più alto di stranieri (47 milioni). 

A seguire, tra i Paesi più attrattivi, troviamo la Germania e la Russia con 12 milioni e ancora l’Arabia Saudita (10 milioni) e il Regno Unito (9 milioni). 

L’Europa è il continente con il più alto numero di migranti, 76 milioni nel 2015 (mentre nel 2000 erano 56 milioni). Al suo interno i Paesi del Nord e dell’Europa Occidentale sono quelli più quotati, con una percentuale rispettiva del 13% per i primi e del 14% per i secondi, mentre l’Italia, anche se ha visto più che raddoppiare la sua quota dal 2000 al 2015, si mantiene su una percentuale del 10% (5,8 milioni di migranti).

* Fonte: Il Sole 24 Ore

giovedì 7 gennaio 2016

GERMANIA: NEL 2015 ENTRATI OLTRE 1 MILIONE DI MIGRANTI

[ 7 gennaio ]

«La Germania ha accolto nel 2015 poco meno di 1,1 milioni di profughi, di cui il 40% dalla Siria (428.468 persone), un dato quintuplicato rispetto al 2014. 
Lo ha annunciato il ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maiziere, riportando i dati pubblicati dall'Ufficio federale per i migranti e i profughi (Bamf) e spiegando che il numero è, comunque “gonfiato” da registrazioni doppie e uscite degli stessi profughi verso altri Paesi, in particolare la Scandinavia.

Lo stesso ministero degli Interni aveva stimato a fine estate l'arrivo di 800mila persone quest'anno ma già nel corso del 2015 era diventato chiaro che il numero sarebbe stato più elevato. Dopo la Siria, gli arrivi più numerosi sono quelli dall'Afghanistan (154.046 persone pari al 14%) e dall'Iraq (11% pari a 121.662 persone) ma anche Albania, Kosovo, Iran, Pakistan, Eritrea, Serbia e Macedonia.


Nel solo mese di dicembre le domande di asilo in Germania sono state 127.320, in calo da 206.101 in novembre e 181.166 in ottobre ma de Maiziere si è detto preoccupato che, sempre in dicembre, i richiedenti dal Marocco, Paese non toccato da guerre e conflitti, siano saliti al quinto posto tra i vari Paesi.

La Germania, ha ricordato de Maiziere, si era già confermata come uno dei Paesi preferiti dall'immigrazione dall'estero nel 2014 con un numero di immigrati (da tutti i Paesi) in aumento del 19,4% a 1,46 milioni di persone, un nuovo record dal 1992, e nel 2015 il bilancio finale, secondo il ministro tedesco, sarà un record dall'inizio della serie storica nel 1950. Il ministero ha preannunciato di voler assumere 4mila nuovi collaboratori quest'anno per fare fronte «all'enorme afflusso» di gente nel Paese e di voler sostenere le casse di Comuni e Regioni con un sostegno aggiuntivo di 670 euro al mese per richiedente asilo».

* Fonte: Il Sole 24 Ore del 7 gennaio

giovedì 17 settembre 2015

MIGRANTI: ORBAN È UN INFAME, I VENDOLIANI SONO RIDICOLI

[ 17 settembre ]

COME SOSTITUIRE IL BECERO NAZIONALISMO CON IL SUPER-NAZIONALISMO DI MARCA EURO-IMPERIALE


Nell'immagine accanto un fotogramma che non immortala un anarchico greco, o un antagonista italiano che protesta contro il neoliberismo.
Si tratta di un migrante che tira sassi contro la polizia ungherese che non gli consente di raggiungere l'agognato "paradiso" tedesco.
Forse si tratta di un afghano, e ammiriamo la sua combattività, che tuttavia preferiremmo fosse scagliata contro le truppe imperialiste che dall'ottobre 2001 occupano e martoriano il suo paese —le operazioni hanno preso il via 13 anni fa e sono costate 21mila morti tra i civili, 13 mila tra le forze armate fantoccio afghane, 35oo tra le truppe NATO-ISAF occupanti, non è noto il numero dei combattenti della resistenza uccisi e feriti.

Drammatiche le notizie che giungono dal confine tra Serbia e Ungheria:
«Almeno 300 persone sono rimaste ferite oggi negli scontri al confine tra Serbia e Ungheria di Horgos. Secondo fonti mediche la metà ha riportato conseguenze per il lancio dei lacrimogeni mentre un’altra metà ha riportato ferite da taglio. Tra i feriti anche 20 poliziotti ungheresi. E sono 316 finora i migranti arrestati dalla polizia dopo l’entrata in vigore ieri delle nuove norme più restrittive in fatto di immigrazione. Gli incidenti scoppiati a Horgos sono avvenuti davanti al muro al confine con la Serbia. Gruppi di migranti esasperati hanno cercato di abbattere il filo spinato e hanno lanciato pietre contro i poliziotti. Dura la reazione delle forze di sicurezza, con lancio di lacrimogeni e intervento dei cannoni ad acqua. In un clima di grande tensione, i migranti hanno lanciato coperte sul filo spinato cercando poi di abbatterlo tirandole. La polizia ha rafforzato il presidio indossando tenute antisommossa». [LA STAMPA del 16 settembre]
Non ci vuole molto a capire che l'atteggiamento aggressivo deciso dal governo ungherese di Viktor Orban è infame, dettato solo dall'esigenza di inseguire sul suo terreno l'avanzante estrema-destra xenofoba e nazistoide di Jobbik, e quindi dall'impellenza di tenere in piedi il suo regime.


Al posto di frontiera di Horgos, tra Serbia e Ungheria
Perché lo diciamo? Eccolo il perché:
«Quasi nessuno dei migranti intende farsi registrare in Ungheria né tantomeno chiedere asilo, avendo tutti l’obiettivo di proseguire verso la Germania e gli altri Paesi del Nord Europa. La polizia ha reso noto che i profughi che hanno presentato domanda di asilo sono stati finora solo 70 e 40 domande sono state già respinte. Dall’inizio dell’anno sono stati circa 200.000 i profughi e migranti che hanno attraversato il Paese in marcia lungo la rotta balcanica. Le autorità di Belgrado stanno cercando di contattare i responsabili ungheresi per convincerli a sbloccare il confine e lasciar passare i profughi». [LA STAMPA, ibidem]
Se questi migranti vogliono andare nel "paradiso tedesco" ad occupare il ruolo di moderno schiavo, se ne sono stati fatti passare già circa 200mila, perché non continuare a farli passare invece di fare tutto questo casino? Perché l'Ungheria non continua a fare come Turchia, Grecia [la quale, lo diciamo ai tanti pietisti di sinistra ultras di Tsipras, non "accoglie" appunto, perché semplicemente impossibile, ma fa transitare i migranti], Macedonia e Serbia?
Orban preferisce fare dei migranti un casus belli piuttosto che passare la patata bollente a Berlino. E questo, appunto, la dice lunga sulle reali finalità politiche di Orban.

Di lato a questo spettacolo indecoroso —anche dal lato dei migranti beninteso, che da giorni innalzano cartelli furbetti inneggianti alla Merkel— ne dobbiamo segnalare un'altro a dir poco patetico, quello dei deputati di Sinistra e Libertà (Sel), che questa mattina hanno inscenato in Parlamento una protesta contro il governo ungherese.

Fosse solo questo, nulla da eccepire.

Il fatto è che i deputati di Sel han chiesto ufficialmente l'espulsione dell'Ungheria dall'Unione europea. 

Questa è davvero bella! Anzi bruttissima.

Non ci stupisce oramai che i sellini si atteggino a paladini di quest'Unione indifendibile, ci indigna che chiedano l'espulsione dell'Ungheria perché non rispetterebbe i Trattati mentre, solo due mesi fa, nel contesto della tragedia greca, urlarono a squarciagola contro il governo tedesco, e Wolfgang Schäuble in particolare quando, proprio con l'accusa di violare gli stessi Trattati, veniva proposto di cacciare Atene dalla zona euro.

I sellini bollarono la proposta tedesca di far tornare la Grecia alla sua moneta nazionale come "inaudita" e "intollerabile", "un'offesa distruttiva allo spirito europeista!". E' nota la posizione eurista di Sel per cui ogni ritorno alla sovranità monetaria è respinta in linea di principio come "rigurgito nazionalista".

Anche volendo sorvolare sul fatto che lo stesso loro compagno di viaggio Stefano Fassina sosteneva che la proposta di Schäuble "era meglio della resa di Tsipras", l'appello di Sel è patetico. 

Proprio loro, loro che auspicano la dissoluzione di tutti gli Stati-nazione, che vogliono abbattere tutte le frontiere ed ogni muro (tra cui appunto quello fatto costruire da Orban ai confini con la Serbia); proprio loro che non perdono occasione per distinguere i popoli dai loro governanti del momento; proprio loro propongono ora di erigere un muro per sigillare gli ungheresi ripristinando i posto di frontiera tra l'Ungheria e la Unione europea.

La madre degli imbecilli è sempre gravida, si dirà. Ed è vero, poiché se davvero la Ue facesse quel che sostiene Sel, non solo si farebbe di Orban un eroe nazionale, ma si sarebbe costruito il più spettacolare precedente, non della dissoluzione delle nazioni ma, al contrario, della gabbia dell'Unione.

Lasciando da parte le mamme ignare degli atti dei propri figli, si vede qui fino a che punto possono condurre: (1) la difesa incondizionata della "patria" europea (al nazionalismo si sostituisce un super-nazionalismo imperiale) e (2) la posizione pietista e insostenibile dell' "accogliamo tutti".

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